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Il J12 di Chanel: la nuova, imperdibile campagna

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Ancora una volta, una nuova campagna punta i riflettori sul J12 di Chanel. Presentata qui in anteprima – sarà online a partire da domenica 1° marzo -, riporta l’orologio alle origini e ne mette in luce l’essenza più autentica. Ma senza alcun effetto nostalgia: anzi, con una connotazione fortemente attuale. Interpretata da due supermodelli – Gisele Bündchen, volto della Maison dal 2013, e Clément Chabernaud, icona delle passerelle maschili -, restituisce all’esemplare la dimensione no-gender che lo caratterizza.

Non solo. Lo immerge in quell’universo acquatico che ne è da sempre l’elemento naturale. Lei – la Venere brasiliana – lo sfoggia in mare, mentre governa una barca con le vele bianche. Invece lui – l’Adone francese – lo indossa mentre sta vogando su una canoa da competizione. C’è bisogno di ricordare che dall’anno scorso Chanel è partner nonché cronometrista ufficiale di The Boat Race? La storica regata di canottaggio che si tiene annualmente sul Tamigi, tra le università di Oxford e Cambridge, è una delle tradizioni sportive più sentite di tutto il Regno Unito.

Il J12 di Chanel, un orologio rivoluzionario

Già, anche il J12 di Chanel appartiene alla tradizione sportiva – almeno nelle intenzioni del suo creatore, Jacques Helleu. Per disegnarlo, l’allora Direttore Artistico della Maison per gli orologi aveva preso ispirazione dagli yacht da regata. Il nome stesso fondeva due gloriose classi della Coppa America appartenute a epoche diverse. La classe J, elegantissimi velieri giganti, lunghi anche 135 piedi, in voga negli anni ’40; e la classe 12 metri (in cui il termine “metri” indica un complesso rapporto matematico fra lunghezza, superficie velica e bordo libero): barche a vela più agili e facili da manovrare, lunghe 20/23 metri, costruite fra la fine degli anni ’50 e gli anni ’80. Come “la nostra” Azzurra, per intenderci…

Helleu dunque aveva immaginato un esemplare sportivo che doveva essere il primo maschile della Casa: lo voleva leggero, indistruttibile ma confortevole al polso. E lo voleva nero, il colore preferito di Mademoiselle Coco: un nero profondo, assoluto, monocromatico. All’epoca, c’era un solo materiale in grado di riassumere tutte queste qualità: la ceramica. Nacque così, nel 2000, il J12 di Chanel. Un subacqueo interamente in ceramica nera, elevata al rango di materiale nobile, con la cassa impermeabile fino a 20 bar e il bracciale a tre file che regala al polso sensazioni soft. Seguito poi dalla versione in ceramica bianca. Ed è così che si dimostra rivoluzionario. Perché scompagina gli stereotipi di genere: il nero piace anche alle donne, il bianco è indossato dagli uomini. Ha un impatto dirompente.

Il J12 secondo Chastaingt

In questi due decenni e oltre, il J12 di Chanel si è moltiplicato in innumerevoli versioni, anche complicate e di gioielleria. Ma è rimasto comunque uguale a se stesso. Perfino quando il Direttore del Watches Creation Studio di Chanel, Arnaud Chastaingt – che ha raccolto il testimone di Helleu – lo ha sottoposto a un completo restyling, nel 2019. Rinnovato integralmente con tocchi sapienti e precisi in ogni dettaglio del design, dalle proporzioni alla metrica della minuteria chemin de fer, l’orologio non ha perso nulla della propria personalità, del proprio stile e del look inconfondibile. Oltretutto ha subito una profonda trasformazione meccanica: ha adottato un nuovo movimento di manifattura, realizzato ad hoc da Kenissi (di cui Chanel possiede una quota societaria). Ad alte prestazioni ed elevati standard qualitativi.

Per concludere, niente è meglio delle parole dello stesso Arnaud Chastaingt al riguardo: «Il J12 è nato da un atto di creazione radicale. Senza compromessi né permessi, ha preso piede come una rivoluzione, sfidando i codici tradizionali dell’orologeria. Questa creazione sfrenata ha letteralmente cambiato la mia percezione degli orologi ed è stata per me fonte di ispirazione. Molto più di un’icona, il J12 è un manifesto di emancipazione e audacia: resiste a tutto, soprattutto alle tendenze».


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