Giornale Degli Orologi
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Tag: Chanel J12

  • Il J12 di Chanel: la nuova, imperdibile campagna

    Il J12 di Chanel: la nuova, imperdibile campagna

    Ancora una volta, una nuova campagna punta i riflettori sul J12 di Chanel. Presentata qui in anteprima – sarà online a partire da domenica 1° marzo -, riporta l’orologio alle origini e ne mette in luce l’essenza più autentica. Ma senza alcun effetto nostalgia: anzi, con una connotazione fortemente attuale. Interpretata da due supermodelli – Gisele Bündchen, volto della Maison dal 2013, e Clément Chabernaud, icona delle passerelle maschili -, restituisce all’esemplare la dimensione no-gender che lo caratterizza.

    Non solo. Lo immerge in quell’universo acquatico che ne è da sempre l’elemento naturale. Lei – la Venere brasiliana – lo sfoggia in mare, mentre governa una barca con le vele bianche. Invece lui – l’Adone francese – lo indossa mentre sta vogando su una canoa da competizione. C’è bisogno di ricordare che dall’anno scorso Chanel è partner nonché cronometrista ufficiale di The Boat Race? La storica regata di canottaggio che si tiene annualmente sul Tamigi, tra le università di Oxford e Cambridge, è una delle tradizioni sportive più sentite di tutto il Regno Unito.

    Il J12 di Chanel, un orologio rivoluzionario

    Già, anche il J12 di Chanel appartiene alla tradizione sportiva – almeno nelle intenzioni del suo creatore, Jacques Helleu. Per disegnarlo, l’allora Direttore Artistico della Maison per gli orologi aveva preso ispirazione dagli yacht da regata. Il nome stesso fondeva due gloriose classi della Coppa America appartenute a epoche diverse. La classe J, elegantissimi velieri giganti, lunghi anche 135 piedi, in voga negli anni ’40; e la classe 12 metri (in cui il termine “metri” indica un complesso rapporto matematico fra lunghezza, superficie velica e bordo libero): barche a vela più agili e facili da manovrare, lunghe 20/23 metri, costruite fra la fine degli anni ’50 e gli anni ’80. Come “la nostra” Azzurra, per intenderci…

    Helleu dunque aveva immaginato un esemplare sportivo che doveva essere il primo maschile della Casa: lo voleva leggero, indistruttibile ma confortevole al polso. E lo voleva nero, il colore preferito di Mademoiselle Coco: un nero profondo, assoluto, monocromatico. All’epoca, c’era un solo materiale in grado di riassumere tutte queste qualità: la ceramica. Nacque così, nel 2000, il J12 di Chanel. Un subacqueo interamente in ceramica nera, elevata al rango di materiale nobile, con la cassa impermeabile fino a 20 bar e il bracciale a tre file che regala al polso sensazioni soft. Seguito poi dalla versione in ceramica bianca. Ed è così che si dimostra rivoluzionario. Perché scompagina gli stereotipi di genere: il nero piace anche alle donne, il bianco è indossato dagli uomini. Ha un impatto dirompente.

    Il J12 secondo Chastaingt

    In questi due decenni e oltre, il J12 di Chanel si è moltiplicato in innumerevoli versioni, anche complicate e di gioielleria. Ma è rimasto comunque uguale a se stesso. Perfino quando il Direttore del Watches Creation Studio di Chanel, Arnaud Chastaingt – che ha raccolto il testimone di Helleu – lo ha sottoposto a un completo restyling, nel 2019. Rinnovato integralmente con tocchi sapienti e precisi in ogni dettaglio del design, dalle proporzioni alla metrica della minuteria chemin de fer, l’orologio non ha perso nulla della propria personalità, del proprio stile e del look inconfondibile. Oltretutto ha subito una profonda trasformazione meccanica: ha adottato un nuovo movimento di manifattura, realizzato ad hoc da Kenissi (di cui Chanel possiede una quota societaria). Ad alte prestazioni ed elevati standard qualitativi.

    Per concludere, niente è meglio delle parole dello stesso Arnaud Chastaingt al riguardo: «Il J12 è nato da un atto di creazione radicale. Senza compromessi né permessi, ha preso piede come una rivoluzione, sfidando i codici tradizionali dell’orologeria. Questa creazione sfrenata ha letteralmente cambiato la mia percezione degli orologi ed è stata per me fonte di ispirazione. Molto più di un’icona, il J12 è un manifesto di emancipazione e audacia: resiste a tutto, soprattutto alle tendenze».

  • J12 “Dripping Art”: il cofanetto Chanel fra make-up e mestieri rari

    J12 “Dripping Art”: il cofanetto Chanel fra make-up e mestieri rari

    Quella dell’anno scorso si chiamava Couture O’Clock. La precedente, Chanel Interstellar. Invece la capsule collection presentata in questi giorni a Watches and Wonders Geneva dalla Casa della Doppia C s’intitola Blush. Un nome sintetico ma rivelatore, perché rimanda immediatamente al mondo del beauty. Per i meno esperti di trucchi e belletti, il blush – detto fard, in passato – è il cosmetico che si applica su gote e zigomi per avere un aspetto sano e radioso (bonne mine, lo definiscono). Lanciata ora in anteprima, la Collection Capsule Horlogerie Chanel Blush uscirà in settembre e sarà composta da tanti esemplari delle diverse linee di orologi Chanel. Qui mi concentro su un modello solo, il J12: o meglio cinque J12, tante sono le referenze racchiuse nel cofanetto J12 “Dripping Art“. Un box a sua volta replicato in cinque pezzi, che – c’è da scommetterci – i collezionisti si aggiudicheranno in tempi record.

    La Bellezza secondo Chanel

    A quanti non colgono il nesso fra l’orologeria, la beauté, l’arte e Chanel, cerco di chiarire le idee. Mademoiselle Coco è stata un’antesignana del concetto di lifestyle applicato alla moda. Già negli anni Venti esordisce con le linee di accessori Chanel, cui dedica una boutique nel ’29. Nel 1932 crea la prima collezione di alta gioielleria, nel ’34 inaugura l’atelier dei bijoux… E in parallelo estende l’attività anche nella sfera della cosmesi.

    Nel 1921 lancia il mitico N° 5, una fragranza rivoluzionaria sviluppata con Ernst Beaux e composta da 83 componenti, tuttora il profumo più famoso al mondo. Seguito, negli anni successivi, da altre essenze: Gardenia, Bois des Iles, Cuir de Russie… Intanto, nel 1924, istituisce la Societé des Parfums Chanel per mettere in commercio non solo i profumi, ma anche i prodotti di bellezza, che esprimono la sua personale concezione di cura del viso e del maquillage.

    In primis il rossetto, prodotto nello stabilimento di Pantin. (“Se siete tristi, se avete un problema d’amore, truccatevi, mettetevi il rossetto rosso e andate all’attacco…”: è una sua celebre esortazione rivolta alle donne). Lei stessa se ne faceva preparare uno per uso personale, color vermiglio intenso (si dice che, dopo averlo messo sulle labbra, lo tamponasse con un velo di cipria per conferirgli maggiore tenacia).

    Ma la società riguarda anche tutti gli altri elementi del trucco, che Mademoiselle tratta alla stregua dei complementi di moda, in ogni aspetto. Così, nel ’34, inventa un ombretto color oro. E l’anno dopo adotta la bachelite – usata all’epoca per fabbricare i cruscotti delle automobili – per le confezioni dei cosmetici, piccoli astucci neri che evocano lusso ed esclusività. Dai quali deriva il packaging di oggi: più che scatoline, scrigni in miniatura, laccati neri e personalizzati dalla doppia C intrecciata, al centro di un vero e proprio feticismo.

    La capsule collection Blush

    Ancora ai nostri giorni, profumi, skincare e make-up sono categorie fondamentali nel patrimonio culturale e nell’economia della Maison. Formano un universo complesso e affascinante, in cui l’alta tecnologia s’incontra con la ricerca scientifica, per mettere a punto texture ed emulsioni innovative, mix di oli, cere e principi attivi, pigmenti policromi rivoluzionari, balsami pastosi e idratanti, polveri illuminanti o metallizzate…

    Così, palette di rosa, di rossi, toni neutri e colori della terra, sfumature dall’indaco all’azzurro ghiaccio, tinte cangianti e sfaccettate (anche derivate dalle cartelle tessuti della Couture) danno vita a infinite collezioni per gli occhi, le labbra, le mani, la pelle… Un po’ giochi, un po’ coccole per le donne che li usano, gli oggetti beauty di Chanel sono invece diventati per Arnaud Chastaingt, Direttore dello Studio de Création Horlogerie, una fonte di ispirazione per la capsule collection Blush.

    Ma il Creativo della Maison non si è limitato a riprendere i componenti del trucco – la cipria, il rossetto l’ombretto… – per riproporli sui quadranti. Li ha invece trasformati. Talvolta ne ha ricavato semplici suggestioni cromatiche, altre autentiche trasposizioni artistiche. Fantasiose metamorfosi in cui il materiale originario si trasfigura in forme, tecniche e correnti ripescate dalla storia dell’arte, subito riconoscibili da parte di chi ha abbastanza cultura personale da coglierne i riferimenti.

    Lo dichiara lui stesso nel comunicato ufficiale: «In orologeria, queste tavolozze, matite, pennelli, pigmenti e texture mi hanno portato a fare collegamenti con movimenti artistici come la Dripping Art e la Pop Art. Perché non “truccare” il tempo per renderlo più bello? Così, ho operato questa mise en beauté su tutta la collezione».

    ll coffret J12 “Dripping Art”

    Nel caso del coffret J12 “Dripping Art”, l’idea deriva dallo smalto per unghie – che nella realtà si chiama Le Vernis de Chanel. Fatto con una formula ad alta concentrazione di pigmenti arricchita con eco-ceramidi di camelia (un ingrediente di origine naturale, sviluppato in esclusiva), lo smalto crea sulle unghie un film sottile e resistente, perfettamente coprente e uniforme, dall’effetto lacca ultra-brillante. Ed è naturalmente declinato in tantissimi colori vibranti.

    Chastaingt ha scelto cinque nuance di rosa/rosso (dal nudo al mattone) per simularne l’applicazione su lunetta e quadrante del J12. Ma non ha steso il colore in maniera ordinata e precisa, con pennellate regolari e omogenee. Piuttosto ha seguito la tecnica dell’Action Painting americano, il dripping appunto, in cui la vernice è fatta sgocciolare dall’alto o lanciata sulle superfici con pennelli, bastoni o semplicemente con le dita.

    Un po’ come Pollock, de Kooning o, più tardi, Rothko e gli altri pittori dell’espressionismo astratto, Chastaingt sembra aver messo in fila, allineati per bene uno accanto all’altro, gli esemplari del J12 per dipingerli con tratti continui, casuali, gocce e sovrapposizioni cromatiche. Ha raggiunto quindi un risultato finale di massima libertà espressiva, che trasmette quel senso di movimento, di spontaneità e imprevedibilità, tipici dell’arte contemporanea.

    Solo che nel coffret J12 “Dripping Art” non c’è alcuna tela. Ci sono invece cinque esemplari in ceramica nera ad alta resistenza – prodotta “in casa” nella Manifattura di La Chaux-de-Fonds -, impreziositi con smalti policromi. Ma mettere a punto un processo efficace di decorazione della ceramica con la tecnica dello smalto Grand Feu non è stato affatto facile. I tecnici della Maison hanno impiegato più di 200 ore di ricerca per fondere i materiali e hanno dovuto realizzare un centinaio di prove colore per ottenere le tonalità desiderate. Ma alla fine ci sono riusciti.

    Le caratteristiche del J12 “Dripping Art”

    Il risultato è sotto gli occhi di tutti e non c’è bisogno di essere critici d’arte per valutarlo. Io mi limito ancora a raccontare in breve le caratteristiche principali degli orologi. Che sono quelle ben note dei J12 già in collezione: come i 38 mm di diametro della cassa, il quadrante e l’inserto della lunetta in ceramica, come il bracciale leggermente rastremato, a tre file, chiuso dalla tripla fibbia déployante – ormai un “classico” della collezione.

    Quanto alla meccanica, il J12 “Dripping Art” monta il consueto Calibre 12.1: il movimento a carica automatica sviluppato in collaborazione con Kenissi. Che si può definire in-house perché Chanel possiede una quota di partecipazione della società di Le Locle. Il Giornale degli Orologi se n’è occupato a tempo debito, quindi non entro nei dettagli. Mi limito a scrivere che si tratta di un movimento di moderna concezione, capace di rispondere alle esigenze del pubblico attuale, dalle prestazioni cronometriche attestate dal Cosc.

    L’esclusività del cofanetto J12 “Dripping Art”, implicita nella tiratura estremamente limitata, trova conferma anche nel prezzo: 300mila euro. Solo per pochi, in tutti i sensi.

  • J12 Couture Workshop Automaton Caliber 6, la storia animata di Chanel

    J12 Couture Workshop Automaton Caliber 6, la storia animata di Chanel

    Ancora una volta l’orologeria Chanel rende omaggio a Mademoiselle Coco. Ma questa volta non si limita a prendere ispirazione grafica dalla biografia, dal mestiere o dalle passioni della fondatrice della Maison. Tocca invece livelli di virtuosismo tecnico estremi, mai raggiunti finora. Con il nuovo J12 Couture Workshop Automaton Caliber 6 anima letteralmente sul quadrante la figura della grande couturière. Come si intuisce dal nome, infatti, si tratta di un orologio da polso con automi. Che interpreta quindi una tradizione secolare, ma non solo: la rende più attuale. La trasforma con il gusto di oggi attraverso una serie di riconosciute capacità. Un cocktail che ha come ingredienti l’estro creativo, la maestria orologiera, il ricorso ai mestieri d’arte, le competenze gioielliere, il tutto condito dalle suggestioni derivate dalla moda e da uno spiccato senso dell’ironia, divertente e divertito.

    Il quadrante istoriato

    A prima vista il J12 Couture Workshop Automaton Caliber 6 potrebbe essere scambiato per un “normale” Coco Watch (si fa per dire: tanto normale questo genere di “quadrante istoriato” poi non è…). Ovvero uno di quegli esemplari in cui l’immagine di Mademoiselle Coco è protagonista in vari modi e forme, presenti nel catalogo Chanel fin dal 2017. Ma in questo caso basta una leggera pressione sul pulsante a ore 8, per vedere il quadrante – e Mademoiselle per prima – prendere vita.

    La scena si svolge nell’atelier di una sartoria, non molto diverso probabilmente dall’ambiente in cui Gabrielle Chanel trascorreva le giornate. C’è Mademoiselle al lavoro, sorridente ma risoluta, con la mano sul fianco: vestita di tutto punto – indossa uno dei suoi tipici (mitici) tailleur in tweed, la paglietta in testa, le scarpe bicolori ai piedi -, brandisce le forbici, intenta a tagliare una giacca sul manichino. Un’immagine che sembra uscita dalle foto scattate da Douglas Kirkland nei primi anni ’60.

    A rendere il tutto più realistico, il cartello affisso alla porta recita “Mademoiselle Privé”. Proprio come quello che si ritrova al secondo piano di rue Cambon, nel suo studio/appartamento tuttora esistente al civico 31 (l’unica differenza è che lì il cartello è appeso fuori dalla porta, non all’interno: ma una licenza poetica ci sta). Bene, non appena si attiva l’animazione, ecco che Mademoiselle oscilla la testa, dondola i fianchi, alza e abbassa il braccio che tiene le forbici, mentre il manichino si solleva sul treppiedi.

    Non mi soffermo oltre sull’esecuzione del quadrante. Chi volesse conoscere più in dettaglio com’è fatto, trova tutto nelle didascalie. Qui aggiungo solo che è disposto su cinque livelli e che ha comportato massima precisione non solo nella creazione di ogni singolo elemento, ricco di dettagli, ma anche nell’assemblaggio. La difficoltà realizzativa ovviamente è accentuata dalle dimensioni ridotte di tutti componenti. Ma il risultato è spettacolare, quasi ipnotico: ci si ritrova incantati a guardarlo, e si è tentati di rivederlo, ancora e ancora. Date un’occhiata al video, figuratevi dal vivo…

    Il calibro di manifattura

    Alla base della magia del J12 Couture Workshop Automaton Caliber 6 c’è appunto il Calibre 6. Chiaramente il sesto movimento di manifattura della Maison, è però il primo con automi. Come i precedenti, è stato ideato dai progettisti dello Studio de Création Horlogerie Chanel guidato da Arnaud Chastaingt. Quindi realizzato con componenti prodotti nell’atelier artigianale di Romain Gauthier, di cui Chanel possiede una partecipazione societaria. E infine assemblato dai maestri orologiai della Manifattura G&F Châtelain, storica sede di Chanel Horlogerie.

    C’è da dire però che il Calibre 6 vanta una diretta discendenza dal Calibre 1, uscito nel 2016 e montato nella collezione Monsieur de Chanel. A carica manuale, il Calibre 1 nasceva però con le complicazioni (ore saltanti e minuti retrogradi) integrate. Di conseguenza è stato completamente riprogettato: sia per dover eliminare i componenti che presiedono le funzioni aggiuntive, sia per dover ridurre il formato (da 32 mm a 28,4 mm). Lo spazio di incassaggio qui è infatti inferiore, dato che il diametro della cassa è di 38 mm mentre nel Monsieur è di 40 mm.

    In più è stato aggiunto il modulo degli automi. Invisibile dal fondello, è posto direttamente sotto il quadrante ed è un gioco di ruote circolari eccentriche, un insieme di leve e ingranaggi studiati ad hoc per riprodurre le azioni delle figure semoventi. L’energia relativa al loro moto (che si attiva, lo ricordo, su richiesta) proviene dai due bariletti di cui è corredato il calibro, che permettono quindi di fornire l’impulso necessario al momento giusto, senza inficiare la regolarità di marcia delle lancette.

    Ultimi dettagli sul J12 Couture Workshop Automaton Caliber 6

    Ancora qualche informazione sull’habillage. Come tutti gli esemplari dell’omonima collezione, anche il J12 Couture Workshop Automaton Caliber 6 è interamente realizzato in ceramica ad alta resistenza. Un materiale, vale la pena ricordarlo, prodotto in casa nella “Manifattura Chanel” a La Chaux-de-Fonds – oggetto, in passato, di un nostro reportage. E sul quale in oltre vent’anni i tecnici hanno maturato una lunga esperienza, fino a raggiungere ormai una totale maestria in tutti i passaggi di lavoro, dai processi di fabbricazione alle fasi di finitura.

    Lo dimostra anche il nuovo J12, nel quale la ceramica nera di cassa e bracciale è rifinita ovunque con un trattamento opaco, su cui spiccano però i profili smussati, bisellati a mano con una tecnica ancestrale che li rende perfettamente regolari e privi di rigature. Lucidi quanto basta per alleggerire l’effetto estetico dell’orologio, e far risaltare ancora di più la “morbidezza” e la sensazione vellutata della ceramica stessa. Leggera, anallergica e piacevole al tatto già di suo, qui sembra ancora più confortevole. Immaginatevi l’orologio al polso.

    Infine i consueti dettagli pratici. Il J12 Couture Workshop Automaton Caliber 6 costa 250mila euro ed è realizzato in un’edizione limitata di 100 esemplari, dedicata ai grandi collezionisti e ai più facoltosi Chanel-addicted. Ma voglio aggiungere un ultimo commento. Il quadrante, in fondo, racconta una storia vera. Perché Mademoiselle Coco non disegnava mai, né faceva bozzetti preparatori delle sue creazioni. Non usava cartamodelli, trasportava in modo diretto l’idea dalla mente alla stoffa, la tagliava a istinto sui manichini e poi si preoccupava di sistemarla con piccoli ritocchi dove necessario. Era una sarta, non una stilista. Una grande couturière…

  • Couture O’Clock, Chanel e il tempo della sartoria

    Couture O’Clock, Chanel e il tempo della sartoria

    Si chiama Couture O’Clock ed è una delle collezioni meglio riuscite (e divertenti) non solo dell’orologeria Chanel ma di tutto il Salone di Ginevra 2024. L’ho pensato appena l’ho vista nelle teche di Watches and Wonders, lo scorso aprile – e lo credo ancora, a distanza di mesi, dopo averci riflettuto più a fondo. Perché è creativa, coerente e del tutto originale. Non ha paragoni né precedenti nel mondo delle lancette, di ieri o di oggi.

    Motivi e ispirazioni di Couture O’Clock

    Più volte ho ripetuto che l’orologeria Chanel prende ispirazione dalla figura e dalle passioni della fondatrice della Casa di moda. Con la collezione Couture O’Clock, Arnaud Chastaingt e il team di progettisti dello Studio de Création Horlogerie Chanel hanno trovato un modo nuovo di celebrare Mademoiselle Coco. Hanno reso omaggio all’obiettivo da lei perseguito con impegno per tutta la vita: il suo lavoro.

    Couture O’Clock interpreta infatti gli strumenti del mestiere di Gabrielle Chanel in chiave orologiera. Aghi, forbici, ditali, rocchetti da cucito, metri da sarta, spille da balia, puntaspilli, manichini… Tutti gli oggetti, grandi e piccoli, che si ritrovano in un laboratorio di sartoria – usati anche del suo atelier parigino di rue Cambon – sono trasposti in questi esemplari, con fantasia e ironia (perdonatemi la rima, ma non trovo parole migliori).

    Couture O’Clock, una capsule molto vasta

    Tra l’altro Couture O’Clock è un insieme composito in cui concorrono elementi di alta orologeria, alta gioielleria e mestieri d’arte. Una collezione ricchissima, con pezzi unici, iper-preziosi riservati solo alle più fortunate, ed esemplari più accessibili, benché sempre millesimati. Sì, perché si tratta comunque di una capsule collection, i cui orologi in produzione limitata saranno in vendita solo per un certo periodo di tempo nelle boutique monomarca.

    Dato che è impossibile descriverli tutti in una sola occasione, per il momento ho deciso di concentrarmi solo su alcuni. Per gli altri, riprenderemo il discorso in futuro. Ho scelto quindi i modelli meno impegnativi, sia nel senso del costo che della portabilità: non perché non mi piacciano i diamanti (tutt’altro!), ma perché preferisco offrire a più persone possibili la possibilità di partecipare al sogno…

    I J12 Couture

    Comincio allora dal J12 Couture 38 mm, forse il modello più emblematico. Dimostra come l’immaginazione sia in grado di trasformare un orologio solo attraverso la modifica di dettagli chiave. Al posto delle lancette di ore e minuti ci sono infatti un paio di forbici, quella dei secondi centrali ha la forma di un ago, il lay-out del quadrante riprende la carta quadrettata dei cartamodelli e la lunetta ricorda un metro da sarta.

    Oltre alla versione di taglia M, in ceramica nera, c’è anche il J12 Couture 33 mm in ceramica bianca. Identico nell’estetica, se non per il colore e le dimensioni ridotte, si differenzia dal precedente anche per il movimento – lì automatico, qui al quarzo. Ma per non appesantire il racconto, troverete tutte le specifiche tecniche degli orologi (anche di quelli descritti in seguito) nelle didascalie della gallery in alto.

    I Première Couture

    Nella collezione Couture O’Clock, il primo orologio di Chanel in senso temporale (è uscito nel 1987) si “sdoppia” in due referenze. Da un lato c’è il Première Ruban Couture, in cui il caratteristico cinturino a doppio giro, di solito simile alla catena della 2.55, lascia il posto a un metro da sarta (sempre double tour). Alla piccola cassa è appeso un ciondolo con il volto di Mademoiselle Coco che fa l’occhiolino e manda un bacio.

    Dall’altra parte c’è il Première Charms Couture, in cui il tipico cinturino a catena intrecciata con un nastro di pelle nera (doppio, nel senso di sovrapposto) fa da supporto a numerosi charms. Oltre alla cassa dell’orologio, s’incontrano così un piccolo ditale, una spilla da balia, l’etichetta di un outfit Chanel, un rocchetto di filo, il busto di un manichino Stockman e, di nuovo, il volto affettuoso di Mademoiselle.

    Il Boy∙Friend Couture e il Code Coco Couture

    E concludo con due ulteriori esemplari. Il Boy∙Friend Couture riprende il motivo della giacca Chanel di tweed. La celeberrima e stra-desiderata little black jacket – già apparsa nel Mademoiselle Privé Pique-Aiguille dello scorso anno – con tanto di punti di imbastitura e con i bottoni dorati, incastonati di diamanti. Da notare la catena che incornicia la lunetta (applicata nella realtà dalle sarte Chanel all’interno delle giacche per assicurarne il perfetto aplomb) e il cinturino in pelle effetto gros-grain.

    Infine il Code Coco Couture, in cui il cinturino in pelle nera e oro è interamente decorato con gli attrezzi da sartoria: non solo quelli già elencati sopra, ma anche bottoni, grucce appendiabiti o aghi col filo, accostati a simboli della Casa come la camelia o il numero 31. Per chi non lo sapesse, quest’ultimo è il civico di rue Cambon dove hanno sede il flagship store, i saloni e lo studio/appartamento di Gabrielle Chanel, che acquistò l’edificio nel 1918 per aprirvi il proprio atelier di moda. Tanto può raccontare un solo numero, chez Chanel…

  • Pink Edition: il rosa secondo Chanel

    Pink Edition: il rosa secondo Chanel

    Non solo bianco o nero: anche il rosa è un colore Chanel. Nella moda come in orologeria. Nel mondo delle lancette firmate dalla doppia C, il rosa ha già fatto qualche fugace apparizione in alcune edizioni limitate. Per esempio nei J12 Tourbillon Joaillerie del 2005, nel J12 42 mm del 2007 o nel J12 Chronographe Joaillerie del 2009, tutti con la lunetta incastonata di zaffiri rosa; o ancora nel 2016 con il Première Rock, corredato di bracciale a triplo giro la cui tipica catena era intrecciata a un nastro di pelle fucsia.

    Ma quei precedenti non sono nulla in confronto alla nuova Pink Edition: una capsule collection di quattro esemplari alto di gamma, accomunati da una particolare sfumatura di rosa. Due J12 e due Boy∙Friend, per essere precisi: la prima coppia modulata su armoniose cromie in ton-sur-ton e la seconda dominata da un total look rosa deciso. Comunque risultato delle sinergie fra le tante maestranze che concorrono alle creazione degli orologi della Maison.

    Un lavoro di squadra

    Prima di tutto il team di progettisti guidati da Arnaud Chastaingt, lo Studio de Création Horlogerie de Chanel che non solo li ha ideati ma ne soprintende la realizzazione. Poi gli artigiani specializzati che lavorano per gli atelier di G.F. Châtelaine, ovvero la manifattura di Chanel a La Chaux-de-Fonds, con i suoi maestri orologiai e incastonatori. Per arrivare ai fornitori esterni, dai tecnici che fabbricano il vetro zaffiro fino ai pellettieri che producono il cinturino. Un lavoro di sinergie, coordinate per comporre l’immagine coerente degli esemplari della Pink Edition.

    Tratto comune ai quattro esemplari è proprio la nuance di rosa, che nei J12 si ritrova solo nei dettagli, mentre è più diffusa nei Boy∙Friend. Un rosa carico, caldo e pastoso, che potrebbe ricordare il rosa Barbie, protagonista del film di Greta Gerwig con Margot Robbie – “musa” di Chanel –, ancora impresso nell’immaginario collettivo a distanza di mesi dall’uscita. Ma non è così. In realtà si tratta di un colore che affonda le radici nella storia della Maison e rimanda alla figura di Mademoiselle Coco. Come sempre, del resto, nell’orologeria Chanel.

    Rosa Chanel

    Il riferimento, evidente per chiunque abbia un minimo di familiarità con lo stile della grande couturière, è ai celebri tailleur di tweed – declinati in tanti colori pastello, comprese tutte le sfumature di rosa: dal confetto al cipria, dal lilla al lampone. Inventato già negli anni Venti, ma diventato celebre dal 1956, dopo il ritorno sulle scene fashion di Mademoiselle, il tailleur divenne simbolo di status sociale e di femminilità indipendente. Lo sfoggiavano tutte le dive e divine dell’epoca: Romy Schneider, Gina Lollobrigida, Brigitte Bardot, Marilyn Monroe…  

    Anche se il tailleur rosa più famoso fu quello di Jacqueline Kennedy, che lo indossava a Dallas il 22 novembre 1963, il giorno dell’assassinio del marito, il Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. Quel tailleur dalle linee misurate e dallo stile perbene, coordinato al cappellino a tamburello, nel tempo ha assunto diversi valori e significati. E oggi è considerato non tanto un semplice capo d’abbigliamento, piuttosto un emblema del costume degli anni Sessanta e più ancora un pezzo di storia americana.

    Senza dimenticare poi che il rosa è stato protagonista di innumerevoli outfit anche nei decenni successivi. Penso per esempio alle rivisitazioni degli abiti in tweed operate da Karl Lagerfeld, anima di Chanel per decenni, e in tempi più recenti alle creazioni di Virginie Viard. Basta guardare le passerelle dell’ultima stagione di Autunno/Inverno 23/24 – dall’Haute Couture ai Métiers d’Art, dalla Cruise al Prêt-à-Porter – per ritrovare il rosa puntuale in tutte le collezioni.

    Un materiale problematico

    Ma torniamo agli orologi. E cominciamo dal J12 X-Ray Pink Edition, che – come si intuisce dal nome – è uno sviluppo del J12 X-Ray uscito nel 2020. L’esperienza di quell’esemplare realizzato interamente in vetro zaffiro (o cristallo zaffiro, per essere più corretti) è stata fondamentale per risolvere i numerosi problemi insiti nella fabbricazione di questo materiale sintetico. Sui quali ho già scritto tanto in passato: invito chi volesse approfondire ad andare a rileggere la recensione di quell’orologio.

    Semplifico per riassumere i termini della questione. Il vetro zaffiro è una sostanza a base di ossido di alluminio (Al2O3), la cui polvere è fusa ad alte temperature e poi lasciata raffreddare per permettere la formazione dei cristalli. I blocchi così ottenuti sono soggetti a lunghi processi di taglio e finiture, in cui si possono impiegare solo attrezzi diamantati (mole, sospensioni, paste). Perché lo zaffiro sintetico è un materiale leggero ma estremamente duro: raggiunge il valore 9 della scala di Mohs, inferiore solo al diamante che ha valore 10.

    Per intenderci, la cassa dell’X-Ray è ricavata da un unico blocco di vetro zaffiro, sottoposto a 1600 ore di lavorazione prima di poter essere pronta per l’assemblaggio. Ogni singolo pezzo, oltretutto, dev’essere perfetto: privo di difetti, bolle, fessurazioni. E poi c’è il problema del colore. Per raggiungere il rosa della Pink Edition, ci sono voluti 5 anni di sviluppo: necessari per ottenere non solo la giusta tonalità, quella desiderata dai tecnici, ma anche una colorazione uniforme ovunque.

    La trasparenza del J12 X-Ray Pink Edition

    Caratteristiche che si riscontrano nel J12 X-Ray Pink Edition, il cui habillage è appunto interamente realizzato in vetro zaffiro rosa. Un orologio che perciò risulta essere leggerissimo e confortevole al polso, eppure resistente ai graffi e agli urti, destinato a rimanere immutabile al trascorrere del tempo. Tuttavia l’insieme rosa tenue, delicato e trasparente, di cassa e bracciale è acceso dalla tonalità intensa della lunetta in oro beige, tempestata di baguette di zaffiri rosa. In oro beige anche la corona, sormontata da un altro zaffiro rosa taglio brillante, mentre ulteriori baguette di zaffiri rosa, lunghe e sottili, si trovano incastonate agli indici sul quadrante trasparente: un disco in vetro zaffiro (incolore) come l’oblò sul fondello.

    All’interno della cassa, con i ruotismi e i componenti dorati negli stessi toni dell’oro beige – che, dimenticavo, è una lega esclusiva della Maison -, risalta il Calibro 3.1. Un movimento di manifattura, completamente scheletrato, sviluppato a partire dal Calibro 3, a sua volta creato nel 2018 per il Boy-Friend – di cui mi occuperò tra poco. Rispetto al suo predecessore, il Calibro 3.1 è ugualmente scheletrato, ma è costruito attorno a un unico ponte centrale, che sul lato quadrante riporta la minuteria. Il risultato è un orologio dall’estrema leggerezza, anche visiva, dal diffuso effetto di trasparenza. Riporto le relative informazioni tecniche nelle didascalie.

    Però devo dare ancora qualche numero. Il J12 X-Ray Pink Edition conta in totale 93 zaffiri rosa che raggiungono, sommati tutti insieme, 8.28 carati. È realizzato in 12 esemplari e costa un milione di euro.

    L’esclusività del J12 Pink Edition

    Sono invece 55 gli esemplari del J12 Pink Edition, dal look più consueto: in questo caso infatti cassa e bracciale sono in ceramica ad alta resistenza. Il materiale caratteristico della collezione J12 è prodotta “in casa” all’interno degli atelier di La Chaux-de-Fonds, con un processo di fabbricazione del quale i tecnici Chanel hanno ormai raggiunto una totale maestria. La ceramica bianca qui è impreziosita dal giro di zaffiri rosa taglio baguette incastonati sia sulla lunetta in oro beige sia sul quadrante, anch’esso in ceramica, per un totale di 4.26 carati.

    L’estetica a dire il vero rimanda ad altri esemplari del passato – se non fosse per il colore, saturo e deciso, degli zaffiri rosa. Provenienti dal Mozambico, sono stati attentamente selezionati dai gemmologi di Chanel proprio in funzione di questa capsule collection, in cui rappresentano un segno ricorrente almeno per tre esemplari su quattro. E ovviamente incidono sul prezzo finale, che per questo orologio è di 125mila euro.

    Per passare al movimento, il J12 Pink Edition monta il Calibro 12.2. Disegnato dal team di Arnaud Chastaingt e prodotto in esclusiva da Kenissi, di cui Chanel è comproprietaria, può essere definito senza dubbio “di manifattura”. Ne ho già scritto abbondantemente in passato, basta andare a questo link. Qui mi limito quindi a ricordare che non si tratta di una semplice miniaturizzazione del Calibro 12, in quanto tutti i componenti sono stati ridisegnati ex novo. Lo si vede attraverso il fondello in vetro zaffiro, in cui risalta ben evidente per il trattamento Nac nero che ne riveste i principali componenti.

    La preziosità del Boy∙Friend Skeleton (X-Ray) Pink Edition

    Per passare all’altra famiglia di esemplari, i due Boy∙Friend si distinguono essenzialmente per la cassa. Che nel Boy∙Friend Skeleton X-Ray Pink Edition è realizzata in vetro zaffiro rosa, mentre nel Boy∙Friend Skeleton Pink Edition è in oro beige decorata da zaffiri rosa. Nel primo caso, quindi, le difficoltà esecutive sono le stesse del precedente J12 X-Ray Pink Edition, con la differenza che qui la cassa è tripartita e ha richiesto un centinaio di ore di lavorazione. Mentre nel secondo il segno distintivo è rappresentato proprio dalle pietre preziose: perfettamente allineate sulla lunetta ci sono 33 baguette, cui se ne aggiungono altre 5 più piccole sulla corona e 23 sulla fibbia pieghevole, per un totale di 3 carati.   

    La meccanica, comune a entrambi i modelli, è il Calibro 3. Terzo movimento di manifattura dell’orologeria Chanel, come accennavo prima, è stato messo a punto proprio per la collezione Boy∙Friend e montato in diversi esemplari. Ma qui, rispetto alle versioni precedenti, presenta alcune unicità: prima di tutto platina e ponti sono colorati di rosa, coordinati agli elementi dell’habillage; e poi è privo del ponte superiore, quello in corrispondenza del bariletto, così da risultare esteticamente (ancora) più leggero e mostrare con maggior evidenza i componenti dorati.

    Merita un cenno infine il cinturino in pelle di vitello matelassé, perfettamente abbinato alla cromia del movimento e degli zaffiri rosa, foderato di tessuto color oro. Concludo con la tiratura limitata, di 55 esemplari per ciascuna referenza, e con i prezzi: il Boy∙Friend Skeleton X-Ray Pink Edition costa anch’esso 125mila euro, mentre il Boy∙Friend Skeleton Pink Edition 160mila euro.

  • Margot Robbie, Chanel e la questione di un istante

    Margot Robbie, Chanel e la questione di un istante

    Chanel prosegue la campagna It’s all about seconds dedicata al J12 con una nuova musa: Margot Robbie. L’attrice e produttrice australiana va così ad aggiungersi all’ampia galleria di celebrities che hanno interpretato il famoso orologio in ceramica. Star del grande schermo o delle passerelle come Keira Knightley e Naomi Campbell, Claudia Schiffer e Anna Mouglalis, tanto per citarne alcune – ma l’elenco completo lo trovate qui.

    Magistrale interprete di film come Tanya e Bombshell (per i quali ha ricevuto due nomination agli Oscar), la Robbie è arrivata al successo con The Wolf of Wall Street, diretta da Martin Scorsese. Ha lavorato anche con Quentin Tarantino in C’era una volta… a Hollywood, accanto a Brad Pitt e Leonardo Di Caprio. Ma è nota al grande pubblico soprattutto per la serie del DC Extended Universe, in cui ha recitato nel ruolo di Harley Queen, ex psichiatra pazza nonché fidanzata di Jocker.

    Entrata a far parte della famiglia Chanel nel 2018, da poco Margot Robbie presta volto e polso anche all’orologio bestseller della casa. E, come protagonista della campagna del J12, incarna l’idea del momento decisivo, dell’istante cruciale che può cambiare la vita. Quello che colpisce, anche in questo caso come nelle clip precedenti, è l’aspetto soggettivo della percezione del tempo, filtrato attraverso le esperienze personali. Nel “corto” emerge quindi una sorta di micro-autoritratto, che svela almeno in parte il temperamento dell’attrice.

    Nei video in bianco e nero infatti Margot Robbie parla di sé con spontaneità e un pizzico di ironia. «Sono nata alle 7 e 45 del mattino», racconta per esempio, «ed è probabilmente la sola volta nella vita in cui mi sono alzata così presto. Tranne che per andare a lavorare”, si corregge subito. Oppure: «Sono le 11 e 11. Esprimete un desiderio». E ancora: «Le decisioni più importanti le prendo in meno di un secondo». Ma non voglio svelare altro: potete scoprire tutti i contenuti sul sito ufficiale di Chanel. E da lunedì 24 anche sui social network della casa della doppia C.

  • Chanel rivela la nuova musa J12: Margot Robbie

    Chanel rivela la nuova musa J12: Margot Robbie

    Da sempre tutto ruota intorno ai secondi, per una Maison creata da una donna che ha saputo seguire il proprio istinto. L’istinto di quel momento in cui tutto si decide.

    Che si tratti del secondo più lungo di una vita, il giorno di una decisione importante o di preparare un uovo alla coque a regola d’arte, di prendere un aereo o perdere un taxi, la nostra esistenza è un susseguirsi di incontri che non sono un caso.

    Il J12 è l’orologio di questi incontri e il compagno perfetto per ogni secondo. In questa campagna per il più iconico orologio CHANEL, nove donne iconiche condividono le loro esperienze personali riguardo quel secondo che ha cambiato le loro vite.

    È tutta una storia di secondi per una donna che è in contatto con la sua vita e con questo cronometro che può cambiare il destino in pochi secondi.
    Il J12 è l’orologio per questa donna.

    Nel 2021 Margot Robbie si unisce ai volti dell’iconica campagna dell’orologio J12 CHANEL iniziata nel 2019.

    «È incredibilmente speciale essere al fianco di donne così ispiratrici, in questa campagna. Incarnare l’orologio J12 significa per me riconoscere e apprezzare il tempo».

  • I vent’anni del J12 di Chanel, una storia di ricordi

    I vent’anni del J12 di Chanel, una storia di ricordi

    Il 2020 sta per finire. Immagino il coro di “meno male, non se ne poteva più” di chi sta leggendo, misto a “speriamo che l’anno prossimo sia meglio” con gesti scaramantici di vario tipo. Eppure quest’anno terribile ha segnato anche qualche tappa importante nel mondo delle lancette. Ricorrenze degne di nota, come l’anniversario del J12. I vent’anni del J12. Festeggiati da Chanel Horlogerie con una serie di lanci particolari: special edition e campagne dedicate di cui Il Giornale degli Orologi si è puntualmente occupato, con l’attenzione del cronista.

    Per i vent’anni del J12 sono usciti infatti esemplari speciali come il J12 X-Ray, il primo orologio interamente in vetro zaffiro (movimento e bracciale compreso). Il J12 Paradoxe, con la cassa in ceramica ad alta resistenza “tagliata”, bianca e nera. Il J12-20, decorato con i doodle della Casa. E la serie di video J12 Turns 20, interpretati da muse/ambasciatrici quali Naomi Campbell, Vanessa Paradis, Ali McGraw e tante altre. Inutile ripetersi: per approfondirli vi rimando ai pezzi pubblicati nei mesi scorsi.

    Una retrospettiva personale

    Qui preferisco piuttosto concentrarmi sul passato. E ripercorrere i vent’anni del J12 attraverso i miei ricordi: non per lucidare il mio ego, ma per offrire un punto di vista soggettivo. Quello di chi i vent’anni del J12 li ha seguiti e vissuti come testimone, in prima persona. Prova ne sia la gallery qui sopra, in cui ho riunito alcune immagini “datate” che sono andata appositamente a ripescare nei miei vecchi archivi fotografici. Per integrare (anche se in effetti non ce n’era bisogno) il già ricco materiale fornito dall’ufficio stampa con nostri “reperti” d’epoca.

    Mi scuso, quindi, se il mio racconto non sarà sempre lineare, se farò salti temporali, se sarò approssimativa. Spero di riuscire a tracciare comunque del J12 un ritratto organico e compiuto – anche se andrò a braccio. Seguirò il filo dei ricordi e le tracce del mio archivio.

    I vent’anni del J12: l’esordio

    Anno 2000. Esce appunto il J12, un’assoluta novità presentata però senza squilli di tromba né rulli di tamburi (il clamore arriverà dopo). Creato da Jacques Helleu e dal team di progettisti riuniti attorno a lui, era il primo orologio sportivo, da uomo, di Chanel – che fino a quel momento aveva prodotto solo esemplari femminili. Ricordo che l’allora Direttore artistico della Divisione orologi e gioielli della casa, nelle interviste di quegli anni, spiegava di essersi ispirato all’automobilismo e alla nautica. Un mondo, quest’ultimo, che all’epoca interessava anche me.

    Helleu aveva una passione per il design, amava le auto d’epoca – circolava un suo ritratto al volante di una Facel Vega HK 500 – e la vela. Raccontava di aver preso il nome dell’orologio dai 12 metri di stazza richiesti un tempo per la Coppa America. E di essersi lasciato influenzare dalla barca del barone Bich, che vedeva veleggiare a Hyerès, e da quella dell’avvocato Agnelli, che aveva scafo, albero, vele e tender tutti neri. Il nero, per lui, era un punto di riferimento estetico, onnipresente nelle sue creazioni.

    E in effetti il primo J12 è un orologio interamente in ceramica nera, ad alta resistenza (high-tech, si diceva allora). A dire il vero non è il primo esemplare a essere realizzato in ceramica (Rado la utilizzava fin dal 1986), ma è quello che riuscirà a elevarla al rango di materiale nobile. E a diffonderne l’uso in orologeria (negli anni successivi divenne una vera e propria moda). Anche se le forme curve della cassa e le piccole maglie del bracciale avevano creato non pochi problemi tecnici di costruzione: tant’è che c’erano voluti ben sette anni di studi dall’ideazione definitiva al primo prototipo.

    Fra una Basilea e l’altra

    2002. Il J12 diventa cronografo, con movimento meccanico a carica automatica, certificato cronometro dal Cosc.
    2003. Chanel approda per la prima volta al salone di Basilea, che da quell’anno prende il nome di Baselworld. Nel grande stand bianco e nero, disegnato dall’architetto Peter Marino, propone il J12 bianco. Non solo per le signore, ma anche per il pubblico maschile. E fa scalpore: fino ad allora nessun uomo aveva mai osato mettere al polso un orologio di quel colore. Candido, immacolato. Se ne parla ovunque, si fanno battute feroci sulla dubbia virilità di chi lo indossa, i tradizionalisti gridano allo scandalo.

    Eppure il J12 bianco piace. Piace a tanti: è un vezzo inusuale e trasgressivo, ma è assolutamente ben fatto. Un conversation piece, direbbero gli inglesi. Ed è un successo. Ovviamente riceve il plauso anche da parte di molti uomini, quelli privi di preconcetti, con mente aperta e idee chiare. Se lo compra anche Augusto Veroni e non esita un istante a sfoggiarlo divertito. Lo ricordo mentre lo mostra sorridendo ai tanti conoscenti che incontra nei corridoi della fiera, mentre prende in giro chi cerca di sfotterlo.

    2005, altra Baselworld. Chanel è di nuovo sotto i riflettori, questa volta per il J12 Tourbillon. L’esordio nell’alta orologeria: un passo inatteso per i più, un azzardo per i soliti tromboni, una dichiarazione d’intenti per chi sa guardare lontano. La platina in ceramica è fabbricata con una precisione al centesimo di millimetro, la gabbia del tourbillon è in vetro zaffiro, l’autonomia di 100 ore. Realizzato in un’edizione limitata di 12 esemplari (bianchi, e altrettanti neri), va subito sold-out nei primi giorni di fiera.

    Ancora 2005. Esce anche il J12 Superleggera, realizzato in ceramica nera e alluminio anodizzato – ispirato all’omonima tecnica messa a punto nel 1936 dalla carrozzeria milanese Touring: pannelli di alluminio sostenuti da un’intelaiatura tubolare in acciaio. Un orologio che mi colpì tantissimo per il peso piuma. E che l’anno dopo fu realizzato in una versione ancora più leggera (per quanto possibile), con cassa in ceramica nera opaca e cinturino articolato in caucciù. Peccato che oggi non sia più in produzione…

    Le collaborazioni

    2007. Esce il J12 GMT (con secondo fuso orario, appunto).
    2008. È la volta del J12 Calibre 3125. Nato dalla partnership fra Chanel Horlogerie e Audemars Piguet, si basa sul calibro 3120 della manifattura di Le Brassus, ridisegnato però dai tecnici della maison della doppia C. Che hanno inserito il ponte del bilanciere traversant e il rotore in ceramica e oro 22 carati, rodiato e lucidato a specchio. Per me all’epoca quell’orologio ha rappresentato una conferma della strada ambiziosa intrapresa da Chanel. Oggi, col senno di poi, capisco che la casa già seguiva un percorso ben delineato. Tuttora valido.

    2010. Lancio del J12 Marine, il primo subacqueo professionale della maison (l’impermeabilità, che di solito è fino a 20 atm, qui raggiunge le 30).
    Ancora 2010. Prosegue la collaborazione con A.P. O, meglio, in questo caso con APRP, il dipartimento di ricerca che fa capo a Renaud et Papi. Ne scaturisce un pezzo speciale, creato per festeggiare i dieci anni della collezione: il J12 Rétrograde Mystérieuse. Un super-complicato con dispositivo tourbillon, dieci giorni di autonomia, lancetta dei minuti ad andamento retrogrado, doppia visualizzazione analogico-digitale, corona verticale retrattile. Spero di non dimenticare nulla…

    È lo stesso Giulio Papi a raccontarcelo, in un incontro privato durante il tradizionale appuntamento a Baselworld. Lo spiega a me e ad Augusto con parole semplici, comprensibili anche da un bambino. E si rivela un grande perché rendere facili le cose difficili non è cosa da poco. (Tra l’altro il perfido Veroni mi fa fare una figuraccia, al momento di prendere in mano l’orologio. Mi dice: «Sta attenta a non farlo cadere, come al tuo solito», anche se sa benissimo che non ho mai fatto una cosa simile. Papi mi guarda come fossi una mentecatta, Veroni ride e io avvampo di vergogna – e di rabbia… Meno male che in quell’angolo dello stand Chanel le luci erano basse).

    I lanci nella Ville Lumière

    2011. Esce il J12 Chromatique. Chanel mi invita, con un gruppo di colleghi, a Parigi per la presentazione alla stampa. A illustrarcelo questa volta è Nicolas Beau, all’epoca Global Head dell’orologeria della casa, estremamente efficace nel descrivere la ceramica di titanio di cui è fatto l’orologio. Un materiale innovativo, ancora più leggero della consueta ceramica (che già di suo pesante non è), ma che unisce alle doti tipiche di questo materiale una caratteristica peculiare: riflettere la luce e i colori dell’ambiente circostante in una sorta di “mimetismo cromatico”.

    2013. Presentazione del J12 Moonphase, che riporta appunto le fasi di luna.
    2014. È la volta del J12-G10. È incredibile quanto un cinturino (tipo Nato, in questo caso), possa cambiare l’estetica di un orologio. Sempre nel 2014, Chanel presenta il J12 Tourbillon Volante, anche questo sviluppato con l’équipe di APRP. Sopra la gabbia del tourbillon ruota una stella incastonata di diamanti: non pensavo che il tourbillon potesse essere poetico. Da notare che nel 2015 lo stesso esemplare esce in versione squelette, precursore dei successivi calibri di manifattura della maison.

    2016. Altro viaggio a Parigi, per il lancio del J12-XS. Il più fashion dei J12, con la cassa mini incastonata in alti bracciali rigidi, in guanti e mezzi guanti, perfino in un anello. Li definisco “objets de vertu del Terzo Millennio”, talmente forti sono per me i riferimenti alla storia dell’orologeria (ma forse li vedo solo io). Nella boutique di place Vendôme Nicolas Beau ne parla con stile inappuntabile. Un’esperienza quasi mistica è però la gita a Pantin, da Lesage: un immenso scrigno di tesori, un deposito sterminato di tessuti rebrodé, pizzi, organze e voile, fili d’oro e d’argento, canottiglie e passamanerie, bottoni e cristalli di ogni forma, colore e dimensione, perline di vetro, jais e Swarovski… Da perderci la testa.

    In quegli atelier dove si ricamano gli abiti di Alta Moda – che richiedono giorni, settimane, mesi di lavoro –, ho il privilegio di assistere alla creazione di un bracciale del J12-XS, uno di quelli in tiratura limitata. Lo spettacolo di mani giovani eppure esperte che con pazienza e sicurezza infilano paillettes dopo paillettes, microbead, sassolini di resina… non lo dimenticherò mai.

    I vent’anni del J12: l’altro ieri

    2017. Esce il J12 Mademoiselle. Ne abbiamo già parlato (leggi qui).
    2018. A Baselworld Chanel presenta il J12 Untitled. Come dire… il J12 si veste d’arte: il cofanetto racchiude 12 pezzi unici con lunetta e quadrante in marqueterie di ceramica. Chissà chi avrà la fortuna di comprarlo! A noi comuni mortali rimangono però le versioni con intarsio in ceramica (bianca o nera) e acciaio. Mica male comunque.
    2019. Di nuovo a Parigi, Nicolas Beau e Arnaud Chastaing spiegano a piccoli gruppi di giornalisti l’affaire Kenissi e l’evoluzione del J12, con movimento di manifattura.
    E siamo a oggi, a quanto raccontavo all’inizio.

    Ecco, ho ripercorso i vent’anni del J12, ho speso migliaia di parole, ma non ho detto tutto. Non ho citato le innumerevoli versioni di gioielleria, più o meno tempestate di diamanti, pietre preziose e incredibili baguette di ceramica. Né ho parlato di quelle con dettagli colorati, rosa e azzurri perlopiù, serie limitate che hanno fatto la gioia dei collezionisti. Ma non posso approfittare oltre del tempo e della pazienza dei lettori. Ringrazio chi ha avuto la bontà e l’energia di arrivare fin qui. E faccio gli auguri a Chanel per i vent’anni del J12. Che hanno segnato, mi sembra chiaro ormai, anche un pezzo della mia vita.

  • J12 Turns 20: la nuova campagna Chanel online

    J12 Turns 20: la nuova campagna Chanel online

    Il J12 di Chanel compie 20 anni. E li festeggia con una nuova campagna, intitolata proprio J12 Turns 20. Seguito ideale della precedente It’s All About Seconds, ne segue il concetto, le dinamiche, l’essenza. Anche in questo caso, il tema è interpretato da alcune “muse” (ambasciatrici della maison) che si lasciano andare a piccole confidenze giocate sul filo dei ricordi. Stessa ambientazione in studio, stesso suggestivo bianco e nero, e la personalità di ciascuna che buca l’obiettivo. Ognuna con al polso (ovviamente) il proprio J12.

    Icona della produzione Chanel e insieme simbolo dell’intera orologeria del Terzo millennio, il J12 ha attraversato gli ultimi decenni restando sempre uguale a se stesso. È stato profondamente rinnovato dal recente restyling, è vero, ma non ha perso nulla della propria identità. Testimone perfetto delle due decadi appena trascorse, ora è pronto per quelle a venire. Tant’è: l’orologio degli istanti decisivi – quelli che ti cambiano la vita -, diventa così un “ponte” ideale fra passato e futuro. 

    «Il J12 compie vent’anni? Proprio come me», dice Lily-Rose Depp nel primo video della serie J12 Turns 20 diffuso in queste ore, a sottolineare la curiosa coincidenza di età con l’orologio. Il momento speciale della propria vita che le piacerebbe ripetere, spiega poi, è quando ha indossato l’abito da sposa sulla passerella di Haute Couture della primavera-estate 2017. Avvolta in una nuvola di tulle rosa, al braccio di Karl Lagerfeld – aggiungiamo noi. Ma confessa anche che la cosa più bella sarebbe trascorrere il tempo al meglio con i propri affetti, la famiglia e gli amici. 

    Ma la figlia di Johnny Depp e Vanessa Paradis non è la sola a raccontare i propri desideri. Dopo di lei, protagonista del video di oggi, altre cinque muse si alterneranno nei prossimi episodi del J12 Turns 20. Che, come già successo lo scorso autunno, saranno messi online sui canali social di Chanel a partire dal 2 maggio. A seguire, toccherà quindi ad Ali McGraw e successivamente sarà la volta di Claudia Schiffer. Infine il 14 maggio, gran finale con Naomi Campbell, Vanessa Paradis e Liu Wen. Stay tuned: vi terremo aggiornati. D’ora in poi, ogni volta che ci arriverà in redazione il nuovo materiale, interverremo sui contenuti di questa pagina per farvi sapere tutto in anteprima.

    Giovedì 30 aprile. Come da programma, ecco quindi l’uscita del video di Ali McGraw. Che, a dispetto della chioma candida, rivela una prorompente vitalità: «Vent’anni non bastano per fare tutto quello che voglio fare», dichiara. Ma l’attrice americana esprime anche il desiderio di vedere la natura rifiorire rigogliosa in tutto il Pianeta: un messaggio ambientalista che evidentemente ha un valore trans-generazionale. Consapevole oltretutto della relatività insita nella percezione del tempo: «Vent’anni sono un periodo di tempo inimmaginabile, per me», ammette. «E non sono niente, lo so bene».

    Lunedì 4 maggio. Il nuovo episodio della campagna J12 Turns 20 vede davanti all’obiettivo Claudia Schiffer. Che si lascia andare a una mini-confessione molto personale. «Quando avevo 20 anni non c’era differenza tra sogni e realtà», dichiara. «Vivevo i miei sogni». E racconta che, se potesse, vorrebbe rivivere il momento in cui Matthew (Vaughn, il marito nonché padre dei 3 figli) le ha messo al dito l’anello di fidanzamento. Ed è sempre la sua famiglia la centro dei suoi 20 anni più belli. Romantica sì, ma anche prosaica.

    Giovedì 14 maggio. «20 anni senza cioccolata, non è possibile», scandisce Naomi Campbell. Poi ride e dichiara: «20 anni in un solo secondo, pieno di colore». Accanto alla Venere Nera, una solare Liu Wen aggiunge: «A me 20 anni non bastano per niente». Ed evoca le cose belle della vita: la felicità, sorridere, scherzare… Ma a chiudere l’ultimo capitolo della saga J12 Turns 20 c’è Vanessa Paradis: «20 anni sono troppo pochi per amarsi», sussurra con voce bassa e profonda. Ma la musa di Chanel da oltre tre decadi è già proiettata nel futuro: «Se dovessi vivere un secondo di questi ultimi 20 anni, preferirei vivere il prossimo», conclude. E fa riflettere…

  • J12 Paradoxe: l’inedito Chanel con la cassa “tagliata”

    J12 Paradoxe: l’inedito Chanel con la cassa “tagliata”

    Osare. Sfidare le convenzioni. Inventare di continuo soluzioni originali. Credo siano i tratti salienti dell’orologeria Chanel, o perlomeno quelli che mi sembrano costanti nel tempo. Probabile retaggio della natura ribelle di Mademoiselle Coco, sempre pronta ad andare contro l’opinione comune, a fare scelte audaci e inaspettate, a intraprendere strade inesplorate. Per questo il J12 Paradoxe, pur nel suo essere del tutto nuovo, perfino sorprendente, risulta così tipicamente Chanel da non stupire affatto. Un paradosso, appunto.

    Presentato di recente e in arrivo a giugno nei negozi, l’ultimo erede della famosa collezione di orologi è qualcosa di mai visto prima. E sì che, nei 20 anni festeggiati in questo 2020, il J12 ha conosciuto moltissime versioni. Piccolo, grande, esclusivo, per tutti, maschile o femminile, essenziale o full pavé, perfino con dettagli colorati a spezzare il rigore della monocromia. Ma è sempre stato o bianco o nero. Ora invece il J12 Paradoxe è bianco e nero insieme.

    No, non metà bianco e metà nero, come sarebbe stato ovvio. Chanel non fa mai niente di scontato. La cassa del J12 Paradoxe è per tre/quarti bianca e solo per un quarto nera. Con un limite ben definito fra le due parti, una linea di demarcazione precisissima – quasi fosse realizzato con un taglio netto. E in effetti è così davvero. La cassa bicolore nasce dall’unione di due pezzi di cassa differenti, per colore e dimensioni, che sono state opportunamente tagliate e poi ri-assemblate.

    Il che potrebbe anche non sembrare chissà che, se non fosse che la cassa in questione è fatta di ceramica ad alta resistenza. Un materiale estremamente duro, quindi difficile da lavorare e ancor più da tagliare. Per ottenere nella ceramica un taglio perfetto al micron, senza scheggiarla né rovinarne la superficie in alcun modo, bisogna usare frese ad alta velocità; applicate però alla giusta pressione, con grande attenzione al calore e alle vibrazioni, per evitare micro-fratture, deformazioni plastiche o usura da intaglio. Si tratta insomma di un’ulteriore dimostrazione di quanto i tecnici di G&F Châtelain siano in grado di padroneggiare la ceramica.

    Una volta tagliate, le due parti di colore diverso sono quindi montate insieme in un supporto metallico, in cui verrà poi inserito anche il fondello in vetro zaffiro. Si passa poi agli altri componenti della cassa: il quadrante, i numeri arabi e l’inserto della lunetta – anch’essi bicolori. Mentre i numeri arabi sono realizzati in ceramica nera, ad eccezione del 3 che è bianco, il quadrante e la lunetta sono dipinti con stampa a tampone. In particolare, il quadrante è colorato interamente di bianco, quindi ridipinto di nero nella sezione di destra.

    L’anello della lunetta è invece colorato prima di nero e poi ridipinto di bianco, con la parte nera ridotta in modo da creare un perfetto allineamento con l’ansa nera e il bracciale bianco. Di conseguenza, la lunetta del J12 Paradoxe è fissa, anziché unidirezionale girevole come di consueto per gli altri J12. E del resto diversa è anche l’impermeabilità dell’orologio: che ora è garantita fino a 3 atmosfere, mentre di solito raggiunge le 20 atmosfere.

    Immutato rimane invece il movimento, il Calibro 12.1 a carica automatica, di manifattura. Ne abbiamo già abbondantemente parlato altrove, quindi qui mi limito a riassumerne le caratteristiche essenziali: 191 componenti montati su 28 rubini; un singolo bariletto in grado di assicurare un’autonomia di 70 ore; bilanciere a inerzia variabile con sistema anti-urto; massa oscillante in tungsteno; ponti con finitura satinata e angoli lucidati al diamante. Certificato cronometro dal Cosc.

    Ciò che conta sottolineare, comunque, è che per ottenere una cassa in realtà se ne devono realizzare due. Il che significa avere uno scarto pari al 50 per cento di quanto prodotto. Sia chiaro, il materiale non utilizzato presumibilmente non verrà gettato via, ma rientrerà nel ciclo di lavorazione con un recupero pressoché totale. Ma l’intero processo ha costi di produzione tali da andare a influire sul prezzo finale. Il J12 Paradoxe costa infatti 7.900 euro, contro i 6.100 di un J12 monocolore.

  • I segreti di G&F Châtelain e la ricetta della ceramica Chanel

    I segreti di G&F Châtelain e la ricetta della ceramica Chanel

    Chanel ha un modo tutto suo di fare le cose. Che si tratti borse, tailleur, profumi, trucchi oppure orologi, la filosofia è sempre la stessa: alla clientela si offre solo il meglio. Anche se, per ottenere certi standard qualitativi, si finisce per acquistare la manifattura che è in grado di garantire “quel meglio”. È successo più volte nel segmento moda, dove Chanel ha comprato alcuni tra i più prestigiosi atelier in cui si preservano rare tecniche di lavorazioni per la haute couture. Ma lo stesso è accaduto quando la Maison è entrata nel mondo delle lancette.

    Nel 1987 debutta il modello Première, realizzato per conto della Casa della doppia C nei laboratori di G&F Châtelain. Un’azienda fondata nel 1947 a La Chaux-de-Fonds, nel cuore del distretto svizzero orologiero, specializzata nella costruzione di casse e bracciali haute de gamme e con particolari competenze nell’incastonatura. Ma già nel 1993 Chanel la rileva: le permette di mantenere la propria autonomia ma intanto si assicura un bravo partner e una solida base per il futuro.

    Passano altri 7 anni e sul mercato arriva il J12, ideato dall’allora direttore creativo Jacques Helleu. Non è certo il primo orologio sul mercato con cassa, lunetta e bracciale in ceramica high-tech; ma è il primo a fare tendenza. O, meglio, a rendere la ceramica un materiale di tendenza. E il successo è in parte dovuto proprio alla qualità di quella ceramica, creata direttamente “in casa”, nei laboratori G&F Châtelain. Che oggi – ormai ampliati su una superficie di 16mila metri quadri, dagli 8mila precedenti – ci aprono le porte per permetterci di accedere ai segreti di produzione.

    Il nostro è un drappello compatto e disciplinato, perché nel varcare la soglia dello stabilimento si percepiscono all’istante un ordine e una precisione che incutono rispetto. Osserviamo attenti le fasi di progettazione al computer, dove gli ingegneri traducono in oggetti le intuizioni di Arnaud Chastaingt, il Direttore di Chanel Watch Creation Studio. Ci soffermiamo di fronte alla perfidia a fin di bene con cui l’addetto al controllo qualità tormenta ogni orologio per verificarne la resistenza agli urti, agli sbalzi di temperatura, al sudore, ai campi magnetici, alla sabbia e agli agenti atmosferici. Ma è quando arriviamo alla realizzazione della ceramica che ci incantiamo come bambini davanti a un pasticcere intento a preparare una torta.

    Forse non tutti sanno che la ceramica è un composto ottenuto amalgamando con acqua diversi materiali. In un processo che per molti aspetti ricorda le dinamiche di una cucina. Ossido di zirconio – Polvere di Ittrio – Pigmenti – Polimero legante, da rimuovere prima della cottura – Acqua – Sapone – Polvere di diamante abrasiva. Sono questi grosso modo gli ingredienti usati dai tecnici per costruire il J12 e gli altri modelli in ceramica (di Chanel, ma non solo). Probabilmente c’è qualche altro componente nella lista che viene tralasciato; ma l’impressione è che non sia tanto una norma anti-spionaggio, quanto una gentilezza verso noi visitatori, assai curiosi e altrettanto inesperti in fatto di chimica.

    Proprio come uno chef seleziona le materie prime migliori per preparare i suoi piatti, così da G&F Châtelain si sceglie una buona polvere a base ossido di zirconio, cui si aggiungono dei pigmenti chiari o scuri per garantire il bianco e il nero. A quel punto entra in gioco un elemento chiave per la prima fase della lavorazione, quel polimero indispensabile a legare gli elementi tra loro. Ciò che si ottiene è una pasta simile a un dentifricio, modellabile a caldo, che viene iniettata a pressione all’interno di stampi, dove viene lasciata raffreddare e rapprendere.

    L’irrigidimento del composto però è solo di facciata perché, prima della cottura, l’agente legante deve essere dissolto in acqua; e in quella fase la ceramica è estremamente friabile. Quindi avviene il passaggio in forni che arrivano fino a mille gradi, seguito da un successivo raffreddamento in tempi lunghi; tutto viene calcolato nel dettaglio, senza possibilità di errore (uno stadio spinoso, per esempio, è il restringersi della massa durante l’esposizione al calore). E il segreto, se esiste, sta proprio in questo procedimento di cottura e raffreddamento, cruciale per i tempi e quindi per i costi.

    Si arriva così agli step finali. Ovvero la lucidatura, realizzata aggiungendo a un mix di acqua e sapone della polvere di diamante; l’unica sostanza in grado di levigare alla perfezione l’ormai fortissima ceramica all’interno di un tamburo rotante. O al contrario le operazioni di finitura, con trattamenti che la rendono opaca. Quindi il duplice controllo qualità, per cui quello che un occhio umano ha validato con attenzione viene sottoposto a un ulteriore check. Le diverse componenti ora sono pronte per l’assemblaggio, fino al montaggio del movimento nella cassa. Nel caso del J12 si tratta del Calibro 12.1, sviluppato in esclusiva per la Maison da Kenissi, la manifattura ginevrina nel cui capitale Chanel ha fatto il suo ingresso nel gennaio scorso.

    Il personale racconta con un misto di timidezza e orgoglio quanto siano delicate le fasi di mescola e di cottura. Di come ci siano voluti tempo e pazienza per arrivare a padroneggiare perfettamente l’intero processo produttivo della ceramica di qualità. Un materiale che, a ben guardare, ha quasi dell’incredibile: è estremamente leggero ma duro; resistentissimo alle variazioni di temperatura e ai raggi Uv; inscalfibile, anti-graffio e anti-usura; inalterabile al trascorrere degli anni e dei decenni; e allo stesso tempo del tutto biocompatibile, anche dalle epidermidi più sensibili.

    I tecnici di G&F Châtelain spiegano che sono state messe in atto circa cento ricette di prova, per arrivare alla formulazione attuale – che va comunque soppesata di volta in volta, dato che a diverse parti dell’orologio corrispondono indicazioni specifiche di lavorazione. Sono tutti addetti ultra-qualificati, eppure dai loro occhi traspare l’emozione di creare qualcosa di speciale. Qualcosa in cui la precisione di formule e macchine è condita con un ingrediente fondamentale: la sensibilità dell’uomo.

  • Vite da star: è tutta una questione di secondi

    Vite da star: è tutta una questione di secondi

    È in arrivo in questi giorni la campagna di Chanel Horlogerie “It’s all about seconds” – in italiano, “È tutta una questione di secondi”. Dedicata al J12, è interpretata da dieci celebrities che hanno un legame personale con la casa della doppia C. “Muse” di ieri e di oggi che hanno prestato volto e corpo alla moda, agli accessori o ai profumi della maison.

    Top model come Naomi Campbell e Claudia Schiffer, attrici come Ali MacGraw e Carole Bouquet, Anna Mouglalis e Keira Knightley. Ma anche Vanessa Paradis (indimenticabile uccellino in gabbia nel commercial di Jean-Paul Goude degli anni 90), con la figlia Lily-Rose Depp. Senza dimenticare la modella Liu Wen e il cantante William Chan, poco noti da noi ma osannati in Cina.

    Ognuna di loro è protagonista di un video di un minuto in cui racconta i momenti importanti della propria vita, professionale e privata. Le scelte, gli avvenimenti, gli incontri, gli istanti decisivi del passato e del presente. Gli attimi che hanno cambiato il corso delle cose e quelli che contano di più ogni giorno. Perché la vita, appunto, è tutta una questione di secondi. Un messaggio a metà fra il Carpe Diem e la consapevolezza del qui e ora. Quasi “mindfulness”.

    Girata in un suggestivo bianco e nero dalla fotografa francese Brigitte Lacombe, con estrema sensibilità, la campagna è stata ideata da Thomas du Pré de Saint-Maur, Direttore generale delle risorse creative Profumi Bellezza e Orologeria Gioielleria Chanel. Che ha voluto così rappresentare l’esperienza soggettiva del “tempo”, vissuta da ogni persona in modo diverso. Scandita comunque dal J12, strumento di misurazione oggettiva ma dallo stile unico, molto francese, molto de luxe. Tipicamente Chanel.

    Quello che stupisce però, in questi “corti d’autore”, è la spontaneità delle donne e delle loro dichiarazioni. Evidentemente la maison ha lasciato a tutte massima libertà di esprimersi, di parlare di sé, di spiegare le proprie storie e i propri pensieri. Da qui il risultato: brevi ma intensi autoritratti, fatti di sincere confessioni e riflessioni profonde, da cui emergono non solo la visione e la filosofia di vita, ma soprattutto la personalità di ciascuna. Evidente, senza filtri, al naturale. Vedere per credere.

    I dieci video infatti si possono trovare facilmente sul sito ufficiale di Chanel o su youtube. Ma saranno anche trasmessi in loop – insieme a interviste e contenuti extra – sulle pareti della speciale installazione organizzata in Galleria Vittorio Emanuele, a Milano, dal 1° al 7 luglio. Un’opportunità da non perdere per chi vuole scoprire l’universo del J12: oltre a esaminare dal vivo quattro modelli della collezione, si potrà infatti andare a provarli fisicamente in boutique (o presso i rivenditori autorizzati) e scegliere il proprio esemplare preferito.

    Un’ultima nota di costume. La campagna è stata presentata all’inizio di maggio a Parigi, con un evento cui hanno partecipato le dieci star – suddiviso in due momenti. Prima il cocktail nella boutique di place Vendôme, con il pianterreno trasformato in un ambiente marino fra piscine e barchette. Poi la cena al vicino Hôtel Ritz, riservatissima (ovvio). Tanta la folla accorsa in piazza per fotografare i personaggi, ma pochi i fortunati ospiti della serata, che hanno avuto la chance di averli vicino, anche solo per brevi momenti. A loro è rimasta una certezza: è tutta una questione di secondi.

    Alcuni indirizzi utili a Milano: Boutique Chanel – via Sant’Andrea 10/A

    Cielo 1914 – piazza del Duomo, 19

    Great Masters of Time – corso Magenta, 11

    Great Masters of Time c/o The Brian&Berry Building San Babila – via Durini, 28

  • Chanel “Suis-Moi…”. Il J12 in due mini-video “à la française”

    Chanel “Suis-Moi…”. Il J12 in due mini-video “à la française”

    Lei è forte ma tenera, impavida e imprevedibile. Che provochi situazioni buffe e imbarazzanti, o che faccia gesti estremi e finisca in circostanze assurde, è comunque spiazzante. E lascia attonito il fidanzato, o chiunque sia quel pover’uomo innamorato che le sta accanto, e più divertiti noi del pubblico, che la guardiamo sul monitor.

    Lei è la protagonista dei clip di Chanel “Suis-moi…” (seguimi, in francese), realizzati per l’iconico J12, l’orologio in ceramica high-tech, bianca o nera. Due brevi filmati che evocano l’idea di femminilità dei giorni nostri: un ritratto di donna – a dire il vero molto parigina, nella figura e nello stile – ricca di contraddizioni, ma proprio per questo unica e speciale. Quindi ancor più desiderabile.

    I due “corti” (45 secondi ciascuno) sono girati in bianco e nero, con ironia e leggerezza, tutti al femminile: l’interprete è l’attrice francese Camille Cottin, la regia è firmata da Eloïse Lange e la colonna sonora, “La Grenade”, è cantata da Clara Luciani. Anche il J12 co-protagonista qui è nella versione da donna – lucido, essenziale e modernissimo nei suoi 38 mm di diametro. E scandisce con un movimento automatico ritmi e tempi (pieni di sorprese) nella vita della protagonista. Impermeabile e inscalfibile, fortunatamente è pronto a tutto.

    Usciti in Rete in anteprima sui siti di orologeria, e poi sui social media di Chanel, i due mini-video meritano di essere visti – anche solo una volta. Per sorridere un po’ alla vita.