A chi ha studiato economia, sono familiari i concetti di concorrenza e libero mercato. Quanto vale un bene? In caso di monopolio, se il bene è desiderato, l’offerente farà il bello e il cattivo tempo. Quando, invece, non sussistono condizioni di “forzatura”, il prezzo diventa solo funzione del rapporto domanda/offerta. Da questo punto di vista, non esiste miglior scenario che la vendita all’asta, soprattutto ai nostri giorni, in cui – grazie a Internet – la platea si manifesta su scala planetaria.
Negli ultimi periodi, nelle aste di orologi, accanto ai soliti Rolex, Patek Philippe o Audemars Piguet, si sono affermati sempre più spesso marchi indipendenti, con una serie di esemplari che hanno superato la soglia psicologica del milione di euro. Dopo questo lungo preambolo, che sottolinea come l’altissima qualità non conosca flessioni, vorrei richiamare l’attenzione su quello che ormai possiamo definire “il fenomeno Journe“. Ovvero le ottime performance di F.P.Journe in asta.
Valutazioni: il divario fra stime e prezzi reali
Sull’originalità e sulla qualità di quanto è realizzato nell’atelier di François-Paul Journe, non è necessario dover spendere parole. È importante però sottolineare che, nel corso degli ultimi anni, il mercato sembra riconoscergli sempre più un’indiscussa superiorità, che si riflette – com’è naturale – nelle quotazioni raggiunte. Senza la pretesa di essere esaustivi, proviamo allora a ripercorrere velocemente gli esiti di alcune aste che hanno battuto alcuni dei pezzi più importanti realizzati dal maître horloger.
Ciò che emerge anche da un’analisi superficiale è il divario tra le stime, cioè le valutazioni di possibile valore di mercato formulate dagli esperti prima della messa in asta, e i risultati effettivamente raggiunti dai pezzi. Questa differenza non indica, sia chiaro, che chi li ha valutati abbia sbagliato: piuttosto mette in evidenza la grande desiderabilità dei lotti. Se più acquirenti, in tutto il mondo, desiderano aggiudicarsi i pezzi, avviene una vera e propria gara, con valori crescenti, fino a raggiungere l’offerta più alta.
I primi modelli da record
Del resto, gli osservatori più accorti del mercato degli orologi, già da tempo si erano accorti degli ottimi risultati di F.P.Journe in asta. Era una chiara manifestazione del “fenomeno Journe” per esempio la quotazione di 7,3 milioni di franchi svizzeri raggiunta dal Tourbillon Souverain à Remontoire d’Égalité del 1993, che io stessa avevo recensito illo tempore sulle pagine di questo Giornale.
La vendita, organizzata da Phillips a Ginevra l’8 e 9 novembre 2024 e intitolata Reloaded: The Rebirth of Mechanical Watchmaking 1980-1999, aveva generato un’energia incredibile e parecchio scalpore nella comunità dei collezionisti. Ma a ben guardare, le prime avvisaglie c’erano state in precedenza, con le charity auction di Only Watch del 2017 e 2019.
Comunque, uno dei casi più eclatanti è stato l’FCC, l’esemplare con automa creato per Francis Ford Coppola, già apparso come prototipo proprio nell’edizione 2021 di Only Watch, svoltasi a Ginevra il 21 novembre sotto la gestione di Christie’s. Proposto all’epoca senza riserva – tanto, con un nome come Journe non si corrono certo rischi – a fronte di una stima di 3/400.000 franchi svizzeri, era arrivato a 4.500.000 franchi. Oltre dieci volte la valutazione formulata in catalogo.
Bene. Prodotto in seguito in soli due esemplari in platino – uno di proprietà di Journe e l’altro del grande regista –, l’inverno scorso l’FCC è tornato di nuovo sotto il martelletto, per volontà dello stesso Coppola. Battuto da Phillips all’interno dell’asta The New York Watch Auction: XIII e stimato genericamente “oltre un milione di dollari”, ha avuto un’aggiudicazione di ben 10.755.000 dollari.
F.P.Journe in asta nel 2026
Certo, i valori di aggiudicazione di uno o due pezzi possono essere attribuiti a contese specifiche: chiunque gestisca una vendita all’incanto sogna sempre che almeno due ricchi offerenti perdano la testa per un medesimo lotto. Ma ogni dubbio scompare se si analizzano gli esiti di tornate che hanno proposto più pezzi di Journe.
La recente Geneva Watch Auction: XXIII, che si è tenuta in due tornate il 9 e 10 maggio scorsi, ha visto ben nove pezzi firmati Journe, di cui quattro hanno superato in aggiudicazione il milione di franchi svizzeri, mentre tutti insieme hanno raggiunto la ragguardevole somma di oltre 13 milioni di franchi. Highlight dell’asta, il Chronomètre à Résonance “Souscription n. 18” (di 20) in platino e oro rosa, che ha acceso i desideri dei collezionisti. A fronte di una valutazione tra i 450 e i 900mila franchi svizzeri, ha raggiunto i 4.875.000 franchi in aggiudicazione.
Ancora, sempre Phillips, all’asta Hong Kong Watch Auction: XXII del 31 maggio, ha disperso 15 lotti di F.P.Journe che hanno raggiunto quasi 10 milioni di dollari in totale. In testa un Tourbillon Souverain “Chine 2010 38” edizione boutique di Pechino, indicato con la vaga stima iniziale di “oltre un milione di dollari americani”, ma infine aggiudicato per 4,2 milioni.
Ancora, proprio nei giorni scorsi, Phillips ha gestito New York Watch Auction: XIV, una vendita che ha proposto ben 17 pezzi di Journe. Recentissima, quindi, la notizia dell’aggiudicazione del lotto 10, un Chronomètre à Résonance, Souscription n. 7 (di 20), anch’esso valutato genericamente “oltre un milione di dollari”, ma che si è assestato infine sui 13.922.000 dollari, la cifra più alta mai raggiunta da un orologio di Journe. Un autentico record.
Il fenomeno Journe tra rarità, complessità ed eredità
L’analisi dei risultati di F.P.Journe all’asta mostra come fattori premianti siano sempre, a fronte di un grande nome e di una indiscussa qualità, la rarità e la complessità. Il Maestro francese, che ha fondato la propria marca nel 1999, ha sempre avuto una produzione limitata: assestata all’inizio attorno ai 4/500 esemplari all’anno, ma tuttora non oltre il migliaio.
Con quasi un trentennio di attività alle spalle, gli orologi invenit et fecit da Journe risultano quindi sufficientemente noti da infondere una certa sicurezza ai potenziali acquirenti, ma al contempo abbastanza rari da suscitare la cupidigia dei collezionisti, soprattutto i modelli degli esordi. Se poi ci proiettiamo nel futuro, è presumibile pensare che chi ha acquistato simili pezzi da record, difficilmente li metterà presto sul mercato. Quindi i prezzi potrebbero ulteriormente salire.
Riguardo infine alla complessità, F.P.Journe coniuga in molte delle proprie creazioni una meccanica straordinaria a scelte di design originali, nel solco di una tradizione che possiamo far risalire ad Abraham-Louis Breguet. Dal lay-out dei quadranti e dalle scelte di carattere estetico, fino alla ricerca di soluzioni tecniche del tutto originali e diverse, F.P.Journe ha certamente fatto propri i criteri o, se vogliamo, la visione dell’orologeria che il grande orologiaio settecentesco ha perseguito per tutta la vita.
Oltre Journe
Per concludere, vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che i risultati ottenuti da F.P. Journe in asta non sono il risultato di un’infatuazione per un brand, per quanto di indiscussa eccellenza. Ci sono altri due fenomeni che meritano di essere presi in considerazione e che riguardano i marchi indipendenti, in generale.
Il primo è che il mercato riconosce agli indipendenti eccellenti il loro ruolo e la loro importanza. Naturalmente, si tratta di livelli cui possono accedere solo collezionisti molto forti, in termini economici. D’altronde, la vera esclusività – per definizione – è cosa per pochi.
Il secondo fenomeno è molto interessante: i compratori veramente competenti ben conoscono ciò che è indice di qualità, al di là della specifica firma. L’asta di Phillips del 9 e 10 maggio scorsi ha visto grandi esiti non solo per i Maestri la cui fama è consolidata da anni, ma anche per i loro allievi. Una seconda generazione di orologiai, formatisi presso grandi e divenuti a propria volta stelle di prima grandezza.
Volendo restare in casa Journe, troviamo per esempio Rexhep Rexhepi, suo allievo e ora affermato indipendente a propria volta. In quell’asta il lotto 36, l’Akrivia AK-06 in acciaio – Akrivia, in greco precisione, è il nome del brand da lui creato – inizialmente stimato tra 350 e 400.000 franchi svizzeri, ha raggiunto i 3 milioni di franchi. A dimostrazione che la grande orologeria, al di là del marketing e delle operazioni di lancio di nomi noti al più vasto pubblico, ha degli estimatori che sanno percepire la qualità vera e che le tributano ciò che merita.