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Startimer Pilot Automatic, l’aviatore di Alpina diventa “civil”

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Dal rilancio in Italia, negli ultimi due anni, Alpina ha messo sul mercato una serie di esemplari interessanti. Non solo dal punto di vista commerciale, per l’ottimo rapporto qualità/prezzo, ma anche in senso (diciamo così) “culturale”, perché puntano fortemente sull’eredità del Marchio e ne ribadiscono l’identità. Orologi come il Tropic-Proof, uscito lo scorso anno, o il nuovo Startimer Pilot Automatic, presentato all’ultimo Watches and Wonders, permettono di approfondire la storia della Maison ginevrina ancora poco nota a tanti appassionati.

D’altronde, Alpina ha in catalogo una collezione Heritage interamente dedicata alle riedizioni più fedeli dei modelli d’epoca, come appunto il Tropic-Proof. Ma anche nel caso dello Startimer Pilot Automatic, che non appartiene a quella serie ma alla collezione omonima, le ultime novità permettono di ripercorrere parte delle vicende della Casa fondata nel 1883. In particolare consentono di tornare indietro nel tempo, a un secolo fa: sin dal 1921, infatti, Alpina comincia a realizzare orologi da aviatore.

Le origini dello stile “Flieger”: Alpina e l’era pionieristica del volo

A partire dagli anni ’20, e per tutta la Golden Age dell’aviazione, Alpina divenne uno dei principali produttori e fornitori ufficiali di strumenti per la misura del tempo dei piloti militari e delle forze aeree europee. Tant’è che nella narrazione della Marca si incontra la figura del generale James Harold “Jimmy” Doolittle (1896/1993), uno dei pionieri dell’aeronautica statunitense ed eroe della Seconda Guerra Mondiale. Per calcolare rotte, tempi di volo e consumo di carburante, lui e i piloti suoi contemporanei si affidavano a cronometri di bordo e a orologi da polso simili a quelli prodotti da Alpina.

Si trattava di esemplari rigidamente codificati nello stile e nella costruzione, proprio per rispondere a precise necessità d’uso. Estrema leggibilità, resistenza agli urti, al magnetismo delle cabine di pilotaggio e ai forti sbalzi di temperatura erano i requisiti fondamentali. Che si traducevano in caratteristiche essenziali: casse massicce e di grande diametro per essere indossate sopra le tute di volo, quadranti neri opachi con numeri bianchi sovradimensionati e rivestiti di radio per la lettura notturna, corona anch’essa sovradimensionata per essere regolata perfino con gli ingombranti guanti di pelle. Poi, durante la Guerra, anche cassa interna in ferro dolce per schermare il movimento dai campi magnetici.

Dalla rinascita del 2011 al calibro Bumper: la nascita dello Startimer

Certo, all’epoca il nome Startimer non esisteva ancora, ma è proprio in quel periodo che Alpina definisce il codice genetico della collezione. Il lancio ufficiale avviene nel 2011 – dopo la rinascita del Marchio ad opera di Aletta e Peter Stas (i fondatori di Frederique Constant), che lo hanno acquisito nel 2002 e ne valorizzano il passato aeronautico. L’aspetto riprende fedelmente lo stile Flieger, la cassa presenta dimensioni importanti (da 44 o 42 mm) e incassa movimenti robusti, costruiti su basi Sellita. In anni più recenti arrivano anche i movimenti al quarzo Swiss made.

Dal 2018 al 2023, in particolare, escono alcune chicche. Alpina introduce le varianti Startimer Pilot Heritage, che esplorano il design degli anni ’50 e ’70, come la cassa di forma, “a cuscino”. E per i collezionisti sviluppa un exploit tecnico: il calibro AL-709, un movimento di manifattura che reinterpreta il sistema di carica “a martelletto” (bumper), tipico proprio degli anni ’50. In cui la massa oscillante non ruota a 360° attorno al proprio asse, ma solo a 330°; e, una volta giunta a fine corsa, rimbalza contro una molla. Appare anche qualche piccola complicazione utile, come il GMT.

Il nuovo Startimer Pilot Automatic: la svolta “civil” da 40 mm

L’ultima generazione dello Startimer Pilot Automatic, presentata appunto al Salone di Ginevra della scorsa primavera, segna una netta evoluzione di tutta la linea di orologi. Perché non si limita a semplificare l’estetica, ma trasforma profondamente l’essenza. Non ci troviamo più di fronte a uno strumento militare, ma a un orologio “da civile”, sofisticato ed ergonomico. A cominciare dalla cassa in acciaio, che assume un diametro di 40 mm, adatto praticamente a tutti i polsi, e uno spessore ridotto di 10,14 mm, perfetto sotto il polsino della camicia.

Il quadrante, declinato in nero, khaki o blu petrolio, adotta una particolare finitura grené e grandi numeri arabi applicati e tridimensionali. Ricavati da blocchi di Super-LumiNova, in assenza di luce si illuminano con diverse tonalità: Old Radium, verde o verde-blu a seconda della versione. Quattro le referenze in totale, con il modello di punta che si distingue per la cassa annerita da un trattamento di superficie e il cinturino Nato color cuoio. Rimando alle didascalie per ulteriori informazioni.

Il cuore La Joux-Perret: un calibro weekend-proof sotto i 1.300 euro

Qui preferisco soffermarmi sul movimento, meccanico a carica automatica: il calibro AL525. Sviluppato con la manifattura La Joux-Perret – che fa parte del Gruppo Citizen come la stessa Alpina -, vanta un’autonomia di 68 ore. Il che lo rende non solo “a prova di weekend”, come sottolineano i documenti ufficiali, ma ne migliora anche l’affidabilità cronometrica, dato che l’energia trasmessa al bilanciere rimane stabile più a lungo. E soprattutto rappresenta un netto vantaggio competitivo, capace di posizionare l’orologio a un livello superiore rispetto agli altri esemplari della stessa fascia di prezzo. Lo Startimer Pilot Automatic costa 1.295 euro (1.395 quello all black). Non credo servano commenti.


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