Giornale Degli Orologi
Menu
Menu

Tag: orologi da aviatore

  • Startimer Pilot Automatic, l’aviatore di Alpina diventa “civil”

    Startimer Pilot Automatic, l’aviatore di Alpina diventa “civil”

    Dal rilancio in Italia, negli ultimi due anni, Alpina ha messo sul mercato una serie di esemplari interessanti. Non solo dal punto di vista commerciale, per l’ottimo rapporto qualità/prezzo, ma anche in senso (diciamo così) “culturale”, perché puntano fortemente sull’eredità del Marchio e ne ribadiscono l’identità. Orologi come il Tropic-Proof, uscito lo scorso anno, o il nuovo Startimer Pilot Automatic, presentato all’ultimo Watches and Wonders, permettono di approfondire la storia della Maison ginevrina ancora poco nota a tanti appassionati.

    D’altronde, Alpina ha in catalogo una collezione Heritage interamente dedicata alle riedizioni più fedeli dei modelli d’epoca, come appunto il Tropic-Proof. Ma anche nel caso dello Startimer Pilot Automatic, che non appartiene a quella serie ma alla collezione omonima, le ultime novità permettono di ripercorrere parte delle vicende della Casa fondata nel 1883. In particolare consentono di tornare indietro nel tempo, a un secolo fa: sin dal 1921, infatti, Alpina comincia a realizzare orologi da aviatore.

    Le origini dello stile “Flieger”: Alpina e l’era pionieristica del volo

    A partire dagli anni ’20, e per tutta la Golden Age dell’aviazione, Alpina divenne uno dei principali produttori e fornitori ufficiali di strumenti per la misura del tempo dei piloti militari e delle forze aeree europee. Tant’è che nella narrazione della Marca si incontra la figura del generale James Harold “Jimmy” Doolittle (1896/1993), uno dei pionieri dell’aeronautica statunitense ed eroe della Seconda Guerra Mondiale. Per calcolare rotte, tempi di volo e consumo di carburante, lui e i piloti suoi contemporanei si affidavano a cronometri di bordo e a orologi da polso simili a quelli prodotti da Alpina.

    Si trattava di esemplari rigidamente codificati nello stile e nella costruzione, proprio per rispondere a precise necessità d’uso. Estrema leggibilità, resistenza agli urti, al magnetismo delle cabine di pilotaggio e ai forti sbalzi di temperatura erano i requisiti fondamentali. Che si traducevano in caratteristiche essenziali: casse massicce e di grande diametro per essere indossate sopra le tute di volo, quadranti neri opachi con numeri bianchi sovradimensionati e rivestiti di radio per la lettura notturna, corona anch’essa sovradimensionata per essere regolata perfino con gli ingombranti guanti di pelle. Poi, durante la Guerra, anche cassa interna in ferro dolce per schermare il movimento dai campi magnetici.

    Dalla rinascita del 2011 al calibro Bumper: la nascita dello Startimer

    Certo, all’epoca il nome Startimer non esisteva ancora, ma è proprio in quel periodo che Alpina definisce il codice genetico della collezione. Il lancio ufficiale avviene nel 2011 – dopo la rinascita del Marchio ad opera di Aletta e Peter Stas (i fondatori di Frederique Constant), che lo hanno acquisito nel 2002 e ne valorizzano il passato aeronautico. L’aspetto riprende fedelmente lo stile Flieger, la cassa presenta dimensioni importanti (da 44 o 42 mm) e incassa movimenti robusti, costruiti su basi Sellita. In anni più recenti arrivano anche i movimenti al quarzo Swiss made.

    Dal 2018 al 2023, in particolare, escono alcune chicche. Alpina introduce le varianti Startimer Pilot Heritage, che esplorano il design degli anni ’50 e ’70, come la cassa di forma, “a cuscino”. E per i collezionisti sviluppa un exploit tecnico: il calibro AL-709, un movimento di manifattura che reinterpreta il sistema di carica “a martelletto” (bumper), tipico proprio degli anni ’50. In cui la massa oscillante non ruota a 360° attorno al proprio asse, ma solo a 330°; e, una volta giunta a fine corsa, rimbalza contro una molla. Appare anche qualche piccola complicazione utile, come il GMT.

    Il nuovo Startimer Pilot Automatic: la svolta “civil” da 40 mm

    L’ultima generazione dello Startimer Pilot Automatic, presentata appunto al Salone di Ginevra della scorsa primavera, segna una netta evoluzione di tutta la linea di orologi. Perché non si limita a semplificare l’estetica, ma trasforma profondamente l’essenza. Non ci troviamo più di fronte a uno strumento militare, ma a un orologio “da civile”, sofisticato ed ergonomico. A cominciare dalla cassa in acciaio, che assume un diametro di 40 mm, adatto praticamente a tutti i polsi, e uno spessore ridotto di 10,14 mm, perfetto sotto il polsino della camicia.

    Il quadrante, declinato in nero, khaki o blu petrolio, adotta una particolare finitura grené e grandi numeri arabi applicati e tridimensionali. Ricavati da blocchi di Super-LumiNova, in assenza di luce si illuminano con diverse tonalità: Old Radium, verde o verde-blu a seconda della versione. Quattro le referenze in totale, con il modello di punta che si distingue per la cassa annerita da un trattamento di superficie e il cinturino Nato color cuoio. Rimando alle didascalie per ulteriori informazioni.

    Il cuore La Joux-Perret: un calibro weekend-proof sotto i 1.300 euro

    Qui preferisco soffermarmi sul movimento, meccanico a carica automatica: il calibro AL525. Sviluppato con la manifattura La Joux-Perret – che fa parte del Gruppo Citizen come la stessa Alpina -, vanta un’autonomia di 68 ore. Il che lo rende non solo “a prova di weekend”, come sottolineano i documenti ufficiali, ma ne migliora anche l’affidabilità cronometrica, dato che l’energia trasmessa al bilanciere rimane stabile più a lungo. E soprattutto rappresenta un netto vantaggio competitivo, capace di posizionare l’orologio a un livello superiore rispetto agli altri esemplari della stessa fascia di prezzo. Lo Startimer Pilot Automatic costa 1.295 euro (1.395 quello all black). Non credo servano commenti.

  • Type XX Chronographe 2075: due flyback per i 250 anni di Breguet

    Type XX Chronographe 2075: due flyback per i 250 anni di Breguet

    Il 2025 è un anno di importanti novità per Breguet. È l’anno del 250° anniversario della Casa che – prima a Parigi con il Classique Souscription, poi a Shanghai con il Tradition Seconde Rétrograde 7035 – amplia il catalogo con modelli celebrativi, pensati per ripercorrere le principali tappe della propria storia. Il terzo lancio, quello di giugno, si è tenuto a New York e ha introdotto due varianti del nuovo Breguet Type XX Chronographe 2075 – quinta generazione dell’omonima linea nata nei primi anni ‘50. Entrambi cronografi con funzione flyback, si ispirano fortemente alla collezione del 2023, apportando novità inerenti i materiali impiegati, i calibri e i diametri della cassa. Le due nuove referenze si distinguono nei quadranti, nel contatore dei minuti cronografici posto a ore 3 e, anche se di poco, nel movimento meccanico a carica manuale.

    Breguet e il volo, un rapporto non soltanto commerciale

    Tutt’e due gli orologi sono di chiara ispirazione aeronautica. D’altronde, il legame dell’azienda svizzera con il volo aereo è noto – e non è solo di tipo commerciale. Come Abraham-Louis Breguet ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo delle lancette, suo nipote Louis Charles Breguet (1880/1955) lo ha fatto nel settore dell’aviazione. Ingegnere aeronautico, fondò nel 1911 la Breguet Aviation, azienda dalla quale uscirono biblani e monoplani d’avanguardia: uno dei quali era il Breguet 19, bombardiere da ricognizione utilizzato per voli a lunga distanza.

    Tant’è che due aviatori francesi – Dieudonné Costes e Maurice Bellonte – nel 1930 se ne servirono per attraversare l’Atlantico ed effettuare la tratta Parigi-New York senza scalo. Un’impresa in risposta alla traversata in solitario di Charles Lindbergh di tre anni prima sulla stessa rotta ma in direzione opposta. Tenetelo a mente perché ne riparleremo dopo.

    Per darvi un’idea della capacità produttiva di quell’azienda, sappiate che la Breguet Aviation costruì per l’aviazione francese, durante la Prima Guerra Mondiale, circa 55mila velivoli. E fu per la stessa aviazione che, nei primi anni ’50, Breguet propose i Type XX. I quali, attraverso quattro successive generazioni (gli anni di presentazione sono stati rispettivamente il 1971, il 1995 e il 2023) ci portano ai nostri giorni. E ai due esemplari oggetto di questo articolo, che adesso vi descrivo un po’ più nel dettaglio.

    L’estetica dei Type XX Chronographe 2075

    Il primo dei due nuovi orologi, la referenza 2075BH/99/398, ricorda assai da vicino il Type XX del 1955. Ha il quadrante nero in alluminio anodizzato, o meglio in Duralluminio, una lega di alluminio temprata. Segni particolari: il contatore dei 15 minuti cronografici al 3 più grande di quello dei secondi al 9 e la relativa lancetta a foglia. Personalmente trovo che il quadrante “big-eye” dei 15 minuti con la lancetta dalla forma differente rappresentino elementi estetici molto efficaci.

    Il secondo orologio, la referenza 2075BH/G9/398, è in edizione limitata a 250 esemplari (numerati sulla lunetta posteriore). Esibisce un quadrante in argento spazzolato, con contatori dei piccoli secondi e dei 30 minuti cronografici (anziché 15) simmetrici e di uguali dimensioni. A ore 6 si legge la scritta in corsivo retour en vol che ne sottolinea la funzione specifica, mentre la scala tachimetrica sul réhaut rimanda al calcolo della velocità.

    Tutt’e due gli esemplari vantano cassa, pulsanti, lancette e fibbia ad ardiglione in oro Breguet: una lega d’oro a 18 carati che la Casa de L’Abbaye ha sviluppato apposta per celebrare i 250 anni dalla fondazione. Oltre all’elemento chimico oro, presente per il 75%, l’oro Breguet contiene anche argento, rame e palladio. Ne deriva una lucentezza e una colorazione metallica unica.

    E tutt’e due hanno poi la cassa di 38,5 mm di diametro, a conferma della tendenza degli ultimi tempi a contenerne l’ampiezza. A giovare di questa caratteristica non saranno solo gli uomini dal polso sottile, ma anche quelle signore attratte dai cronografi in stile militare. La corona non è avvitata e questo spiega la limitata impermeabilità all’acqua: 5 bar per tutt’e due i modelli. Per approfondire gli aspetti estetici e costruttivi, vi suggerisco di leggere le didascalie a corredo della galleria di immagini soprastante.

    Il Breguet Type XX Chronographe 2075 e i calibri 7279 e 7278

    E siamo ai due calibri alloggiati all’interno della cassa, il cui spessore è in ambedue i casi di 13,2 mm. I movimenti derivano dal Breguet 728 del 2023 e differiscono fra loro di un solo componente. Il calibro 7279 dell’esemplare con quadrante nero conta 258 componenti, il calibro 7278 di quello con quadrante argento 257. Che evidentemente riguarda il diverso conteggio dei contatore dei minuti crono.

    Nell’aspetto sono pressoché identici: tutt’e due sfoggiano, attraverso il vetro zaffiro sul fondello, decorazioni e incisioni realizzate a mano nei laboratori della Manifattura. Si tratta, per essere precisi, del bombardiere da ricognizione Breguet 19 cui accennavo prima, del percorso di volo seguito nell’andare dall’Europa all’America, e di parte delle coste dei due continenti. In quanto ad artigianalità e capacità creative, Breguet ha ben poco da imparare.

    Come ho già fatto notare nell’introduzione, i due calibri sono a carica manuale: il che, secondo me, ne accresce il fascino. E tutt’e due dispongono della funzione flyback che per un orologio nato per gli aviatori è, anzi era più di mezzo secolo fa, una complicazione irrinunciabile. Basata su una ruota a colonne (visibile osservando il movimento lato fondello), la funzione flyback permette di azzerare il cronografo e farlo ripartire istantaneamente premendo il pulsante a ore 4.

    Una complicazione assai raffinata e di non facile realizzazione, ma di effettiva utilità. Permette, nel caso in cui debbano essere misurati intervalli di tempo parziali in serie, di non fermare, azzerare e far ripartire il cronografo per pressioni successive dei due pulsanti. Chiudo con un riferimento alla (alta) frequenza di funzionamento: 5 Hz, pari a 36.000 alternanze l’ora. Una soluzione tecnica che assicura un movimento estremamente fluido alle lancette dei secondi e una precisione cronografica superiore.

    Conclusioni e prezzi

    Non sappiamo cos’altro ci riserverà il 2025 di Breguet. Finora abbiamo assistito al lancio di modelli di pregio indiscutibile, in grado di coniugare storia, tradizione e capacità di rivisitare entrambe in chiave attuale. I due Breguet Type XX Chronographe 2075, grazie all’uso di materiali “nobili” (l’oro Breguet, l’alluminio e l’argento) e di calibri dotati della complicazione flyback, sono un’ulteriore conferma.

    I prezzi sono quindi allineati al blasone, alla qualità delle lavorazioni artigianali, al prestigio che la collezione Type XX mantiene invariato da 70 anni. Cioè 43.400 euro per il Type XX Chronographe 2075 con quadrante nero; 45.200 euro per il Type XX Chronographe 2075 con quadrante argento. Il lieve incremento di prezzo che si riscontra in quest’ultimo è ampiamente giustificato sia dal diverso materiale del quadrante sia dal valore collezionistico che l’orologio in tiratura limitata può assumere nel tempo.

  • Spirit Zulu Time 1925, i 100 anni di Longines tra i fusi orari

    Spirit Zulu Time 1925, i 100 anni di Longines tra i fusi orari

    Agli inizi del secolo scorso, conoscere l’ora in due diversi fusi orari era un’esigenza esclusiva (o quasi) di piloti e aviatori. Oggi, la domanda “che ore sono a…?” ce la poniamo in tanti e sempre più di frequente. Perché, se è vero che non tutti siamo piloti di professione o per spirito di avventura, siamo però viaggiatori. E, una volta saliti su un aereo, passare da un fuso orario all’altro è facile. Per cui, giunti a destinazione dopo un lungo volo, ci si proietta in un’ora diversa da quella del luogo di partenza. Se poi sbarchiamo ai Caraibi, le ore di differenza sono tante e un orologio GMT può davvero risultare utile. Come il nuovo Longines Spirit Zulu Time 1925, oggetto di questo articolo.

    La collezione Longines Spirit Zulu Time esiste dal 2022, ma la referenza L3.803.5.53.6 appena introdotta, che risponde appunto al nome commerciale Spirit Zulu Time 1925, vuole celebrare il primo orologio da polso con doppio fuso orario della storia. Che, guarda caso, proprio Longines ha sviluppato e prodotto un secolo fa. Correva infatti l’anno 1925 quando, per soddisfare le richieste dei primi piloti, la Casa della Clessidra Alata creava lo Zulu Time, un orologio dallo stile spiccatamente Art Déco, quindi con cassa di forma e seconda lancetta delle ore indipendente da quella principale.

    Perché “Zulu”? Il legame di Longines con il mondo dell’aviazione

    Se vi siete appena imbattuti negli Spirit Zulu Time di Longines, potreste attribuire l’uso del termine Zulu all’omonima, leggendaria tribù. Che esiste davvero, e risponde a un gruppo etnico oggi stanziato nella provincia KwaZulu-Natal del Sudafrica. Vista la distanza che ci separa (per ironia della sorte ci troviamo nello stesso fuso), l’associazione di idee non sarebbe neanche così sbagliata. In realtà, l’uso del termine “Zulu” da parte di Longines ha tutt’altra spiegazione.

    In ambito militare, aeronautico e marittimo, ai nostri giorni Zulu sta per UTC, il Tempo Coordinato Universale istituito nel 1972 e basato sul tempo medio di rotazione della Terra. Mentre in passato si riferiva al Greenwich Mean Time, che fa riferimento al Sole, il cui utilizzo si affermò proprio con l’adozione dei fusi orari, nel 1884. La pronuncia inequivocabile della lettera Z è sinonimo di zero, zero gradi di longitudine, e indica proprio l’orario fissato al meridiano fondamentale (GMT+0) di Greenwich, in Inghilterra. Ecco perché la rappresentazione grafica della lettera Z, sotto forma di bandiera del Codice Nautico Internazionale, è stata adottata già nel 1925, sul quadrante del primo esemplare da polso con secondo fuso orario di cui vi ho parlato poco fa.

    Insomma, anche gli orologi della serie Spirit Zulu Time sottolineano e ricordano il legame consolidato in oltre un secolo fra Longines e l’aviazione. Se vi piacciono gli orologi da pilota e volete conoscere alcune tappe di questo importante legame, potete per esempio leggere l’articolo che abbiamo dedicato al Pilot Majetek Pioneer Edition, sempre di Longines. O andare avanti a scorrere le righe qui di seguito.

    Dal 1925 a oggi fra i cieli del mondo

    Dopo quel 1925, l’evoluzione GMT di Longines passa per il Longines Weems del 1930, che prende nome dall’ufficiale della Marina degli Stati Uniti Philip van Horn Weems. Istruttore e inventore, mise a punto nuovi metodi di navigazione astronomica per determinare la posizione geografica con l’ausilio di un orologio da osservazione, un sestante e le stelle – il celebre Weems Angolo Orario. Con doppie lancette delle ore e minuti e cassa da 47,5 mm, fu progettato per consentire ai piloti in volo di calcolare con precisione la longitudine in tempo reale.

    Continuando a seguire i fili della storia, devo sicuramente citare l’orologio del 1931, da 90,5 mm di diametro, disegnato per il quadro di comando del velivolo che avrebbe consentito a Clyde Pangborn e Hugh Herndon di volare senza scali dal Giappone agli Stati Uniti. Un volo effettuato in buona parte con temperature così basse da far ghiacciare l’acqua nelle borracce, senza però compromettere il corretto funzionamento dell’esemplare di bordo.

    O, ancora, l’orologio da pilota ref. 3775 che per la prima volta integrava nel réhaut una seconda scala graduata delle ore girevole, quindi protetta dal vetro. Una soluzione nuova e innovativa per l’epoca, a firma Longines, che sarebbe stata sviluppata e utilizzata negli anni successivi, oltre che nel Longines Legend Diver, anche da altre case orologiere. Fino a un secondo orologio per cabina di pilotaggio, il Longines Cockpit Clock, da 82,5 mm di diametro, doppie lancette per ore e minuti, lunetta interna girevole e indicatore fluorescente.

    L’essenza del Longines Spirit Zulu Time 1925

    La serie Longines Spirit Zulu Time del 2022, di cui il Longines Spirit Zulu Time 1925 fa parte, è invece dedicata alla britannica Amy Johnson. Allieva di Weems – come il più celebre Charles Lindbergh, del resto -, fu la prima donna ad aver effettuato in solitaria e su 12 tappe, nel 1930, la rotta transcontinentale Croydon-Darwin, dall’Inghilterra all’Australia.

    Per approfondire le caratteristiche tecniche dell’orologio e del movimento – il collaudato Longines L844.4 – vi rimando alle didascalie a corredo della galleria di immagini che trovate sopra. Qui voglio però fornirvi una descrizione sommaria che ne evidenzi le particolarità. Certro, l’estetica è quella dell’ormai nota collezione, con il secondo fuso orario indicato dalla lancetta a punta sulla lunetta bidirezionale girevole. Ma alcuni dettagli mettono in evidenza l’intento celebrativo di questo esemplare del centenario. Prima di tutto i dettagli in oro rosa: la coiffe della lunetta, il profilo delle lancette e dei numeri arabi, e la massa oscillante rivestita in Pvd del movimento.

    A proposito del calibro L844.4, devo sottolineare i 3 giorni di autonomia e la presenza della spirale in silicio, resistente ai campi magnetici. Ma soprattutto il fatto che lo si possa vedere: il fondello infatti è eccezionalmente in vetro zaffiro, fissato alla cassa con sei viti. Eccezionalmente, perché lo Spirit Zulu Time 1925 è l’unico esemplare della collezione a distinguersi per questa soluzione. Tutte le altre referenze sono caratterizzate da un fondello “chiuso” in acciaio opaco, sempre serrato con sei viti, personalizzato dall’incisione della Clessidra Alata sovrapposta al Globo terrestre. Devo menzionare inoltre la certificazione Cosc (Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres) che accompagna il calibro Longines, a garanzia della costanza di marcia e dell’affidabilità.

    “Che ore sono a…?”

    Ho introdotto l’argomento con la stessa domanda che fa da titolo a questo paragrafo: “Che ore sono a…?”. Oltre a essere forse la più scontata dopo aver perso la concezione del tempo del luogo di partenza, fa anche da claim al nuovo Longines Spirit Zulu Time 1925, il cui lancio è stato affidato a un testimonial di eccezione, nonché Ambasciatore di eleganza della Casa: l’attore britannico Henry Cavill. Noto ai più per aver vestito i panni di Clark Kent nel film del 2013 L’uomo d’acciaio, al secolo Superman, Cavill sostiene l’importanza dell’orologio chiamato a rappresentare non solo per una questione tecnico-costruttiva, ma anche per la capacità intrinseca di connettere.

    «Per me», recita la sua dichiarazione ufficiale, «il Longines Spirit Zulu Time 1925 non significa solo precisione, ma anche connessione». Il concetto, se ci pensate, ha un suo perché ed è riscontrabile nell’esperienza di ogni giorno. «Capita spesso che i nostri cari o i nostri colleghi», continua Cavill, «si trovino dall’altra parte del mondo. Con il mio Spirit Zulu Time 1925, mi basta un’occhiata per ristabilire la connessione con loro». È una questione mentale, lo ribadisco. Sapere infatti che ore sono, là dove vivono i nostri cari, a migliaia di chilometri di distanza, significa immedesimarsi in loro per qualche attimo e immaginarli intenti a svolgere le loro azioni quotidiane. È un modo per sentirsi più vicini. Connessi, appunto.

    Il prezzo del Longines Spirit Zulu Time 1925

    Se volete vestire il vostro polso con il pezzo di storia orologiera e aeronautica di cui vi ho appena parlato, sono necessari 4.550 euro. C’era da aspettarsi un prezzo superiore a quello medio della collezione, vuoi per il significato di cui lo Spirit Zulu Time 1925 si fa carico, vuoi per l’integrazione della coiffe in oro rosa nella lunetta. Ma dovete considerare anche il valore aggiunto dell’oblò in vetro zaffiro sul fondello: il quale, ogni volta che ne avrete voglia, vi permetterà di ammirare come è fatto “dentro” l’orologio. Vi piacerà il contrasto fra il colore argentato di ponti e platina e la tonalità oro rosa della massa oscillante. Che reca inciso, oltre alla scritta “Longines Zulu Time”, un suggestivo planisfero con l’indicazione del meridiano di Greenwich.

  • Airain Type 20: torna il pilot dell’aviazione francese

    Airain Type 20: torna il pilot dell’aviazione francese

    Non solo Lebois. C’è un altro marchio, poco noto al pubblico italiano, che merita attenzione: Airain. Basta guardare l’Airain Type 20 per capirne il motivo. Fedele riedizione di un leggendario cronografo flyback degli anni Cinquanta, è un esemplare che mantiene tutto il fascino del vintage, ma è meglio dell’originale. Per materiali, meccanica, finiture – come vedremo fra poco. Prima però è opportuno fare una breve presentazione del Brand.

    Airain: cenni storici

    Oggi il termine airain è caduto in disuso. Ma nel francese antico significava bronzo, ottone o comunque una lega metallica a base di rame. E in senso lato stava anche a indicare tutto ciò che usciva dalle fucine – fossero armi, monete, statue, campane o, appunto, orologi.

    La scelta di attribuire questo nome al Marchio, fondato dalla famiglia Dodane nel 1934, potrebbe quindi essere una sorta di “dichiarazione di intenti”: un modo per sottolineare la vocazione tecnica dell’intera produzione, composta proprio da esemplari-strumento. Un’ipotesi, questa, che è solo mia e non si trova nella storia ufficiale di Airain. Ma mi sembra più che plausibile, vista la corrispondenza logica fra il nome del Brand e la destinazione d’uso degli orologi prodotti.

    Da notare che la famiglia Dodane appena citata è la stessa di Lebois. E in effetti fra le due marche sembra esserci un destino comune. Entrambe conobbero dapprima un certo successo e poi restarono a lungo silenti. Ed entrambe sono state riportate a nuova vita dal manager olandese Tom van Wijlick, che le riacquistò nel 2014 dallo stesso imprenditore francese.

    Come nel caso di Lebois, poi, Airain mantiene ben salde nel passato le radici per gli sviluppi futuri. E non solo riedita i modelli di culto di 60/70 anni fa, come appunto “l’aviatore” Type 20 o “il subacqueo” Sous-Marine, i cui originali ora sono oggetto del desiderio dei collezionisti. Ma li realizza con la formula del CoLab: si confronta cioè con la propria community di fan e appassionati per creare versioni che incontrano fin da subito i gusti del pubblico.

    Il passato dell’Airain Type 20

    Riguardo all’Airain Type 20, c’è da dire che è un “classico” degli anni Cinquanta, quando Airain era uno dei fornitori ufficiali – insieme a Breguet e a Dodane – dell’Armée Française. Come si legge sul magazine Horological Herald realizzato dalla Compagnie des Montres Lebois et Cie (Cdmlec), all’epoca, il Ministero della Difesa redasse un capitolato per l’acquisto di cronografi affidabili da fornire ai piloti.

    La caratteristica principale doveva essere la funzione flyback, estremamente utile in volo perché permetteva di iniziare un nuovo conteggio per il calcolo della rotta con un’unica pressione del pulsante. Altri requisiti erano poi il diametro di 38 mm e i 14 circa di spessore; il quadrante nero con indici e lancette luminescenti; il movimento meccanico a carica manuale, con almeno 35 ore di autonomia e uno scarto massimo di 8 secondi al giorno; pulsanti di stop e reset del cronografo garantiti per un uso di almeno 300 volte.

    La costruzione dell’Airain Type 20 rispettava perfettamente queste specifiche tecniche. In particolare, era animato da un Valjoux 222 e usava il radio per rendere visibili al buio indici e lancette. L’orologio fu adottato dai piloti dell’Esercito, in particolare dagli elicotteristi delle unità Alat (Aviation Légère de l’Armée de Terre). Rimase parte dell’equipaggiamento militare fino agli anni Novanta, poi cadde in disuso. E divenne un pezzo raro, ricercatissimo sul mercato antiquario.

    L’Airain Type 20 ai nostri giorni

    Nel 2020 l’Airain Type 20 riappare, nella riedizione contemporanea. Conserva ancora il design originario, con poche modifiche concesse al gusto attuale, e rispecchia le peculiarità costruttive d’antan. La cassa è solo leggermente più grande – ora raggiunge i 39,5 mm di diametro – ma mantiene la stessa estetica rétro. Quindi ha il vetro zaffiro bombato, i pulsanti a pompa, il quadrante nero bicompax con i numeri arabi luminescenti. Trovate tutti i dettagli nelle didascalie.

    Dal punto di vista meccanico, monta sempre un movimento a carica manuale con funzione flyback: all’inizio un La Joux-Perret, poi sostituito dal calibro AM2. Ovviamente di nuova concezione, è stato concepito e sviluppato appositamente insieme alla Manufacture AMT, il dipartimento interno a Sellita specializzato in movimenti d’alta gamma e personalizzazioni. Fornito di ruota a colonne per la gestione delle funzioni cronografiche, ha un’autonomia di 63 ore, a vantaggio sia della praticità d’uso sia della costanza di marcia.

    Un cronografo versatile

    Un’ulteriore particolarità del nuovo Airain Type 20 è che si presta a essere rielaborato in progetti speciali. Accanto alle referenze “di serie”, conosce quindi una serie di versioni messe a punto con specifiche collaborazioni. Come quella con Ace Jewelers, caratterizzata dal quadrante bianco. O la limited edition realizzata con seconde/seconde, che mira a “riportare l’Airain Type 20 al posto giusto e in Francia”, e perciò intitolata Up in the Air.

    Da citare anche l’Airain Type 20 Ehra 3, che trasferisce di nuovo il cronografo al polso dei piloti francesi di elicottero: perché è stato prodotto in partnership con l’Escadrille d’Hélicoptères de Reconnaissance et d’Attaque n°3, la Terza squadriglia di ricognizione e d’attacco dell’Aviazione militare francese, erede dell’Atlas. E merita almeno un cenno il Type 21, la variante aggiornata del Type 20 richiesta dal Ministero della Difesa francese nel 1956. Per vedere questi esemplari, date un’occhiata alla gallery in alto.

    Qui concludo con le immancabili informazioni sul prezzo. L’Airain Type 20 costa 3.250 euro, poco di più le edizioni speciali o le tirature limitate: 3.450 euro. Si può acquistare online, sulla piattaforma del Marchio, oppure fisicamente da Portanuova Gioielli di Bergamo, per ora l’unico rivenditore autorizzato. Confidiamo in una diffusione più ampia in un prossimo futuro.

  • Grand Flieger Airport e il ritorno di Tutima in Italia

    Grand Flieger Airport e il ritorno di Tutima in Italia

    Prima di occuparci dell’orologio di oggi, il Tutima Grand Flieger Airport, devo fare una premessa.
    Ci sono interi capitoli di storia dell’orologeria che con la Svizzera hanno poco a che fare. Una buona parte di questi parla tedesco e racconta storie e vicissitudini di marche più o meno note, legate, tutte o quasi, alla Sassonia. Anzi, a Glashütte, un centro con poco meno di 7mila abitanti non lontano da Dresda, noto per la lunga tradizione orologiera.
    Aziende come A. Lange & Söhne, Nomos Glashütte, Moritz Grossmann, Mühle-Glashütte, Glashütte Original e Union Glashütte, hanno sede – l’avrete immaginato – proprio in quel piccolo borgo della Germania Orientale.

    Orologi per aviatori della Seconda Guerra Mondiale

    Perché questa introduzione? Perché l’orologio di cui parliamo in questo articolo, il Tutima Grand Flieger Airport, nelle versioni “solo tempo” e cronografo, nasce proprio a Glashütte. Come tutti i modelli della casa produttrice, Tutima per l’appunto. Lo so, il nome non è familiare come quello delle aziende tedesche appena citate. Tutima, benché fondata nei primi anni ’30 del secolo scorso, ha vissuto fasi alterne, con interruzioni nella diffusione internazionale e nuovi inizi.

    Non per questo i suoi orologi meritano meno attenzione di altri, anzi. Se vi piacciono gli esemplari da aviatore, Tutima Glashütte – questo è il nome completo – ha tanto da raccontarvi. Ai pilot prodotti per la Luftwaffe, l’Aeronautica Militare Tedesca ai tempi del Secondo Conflitto Mondiale, è legato per esempio parte del suo passato.

    In Italia un nuovo distributore per gli orologi Tutima

    Le origini di Tutima non sono legate all’estro creativo o commerciale di qualche artigiano, né alle intuizioni di un famoso orologiaio. Tutima nasce dall’unione di due aziende, la Urofa (Uhren-Rohwerke-Fabrik Glashütte AG) e la Ufag (Uhrenfabrik Glashütte AG), fondate a Glashütte a partire dal 1927, sotto la guida dell’avvocato Ernst Kurtz. Due realtà costruite per fronteggiare la crisi che travolse la Germania alla fine della Prima Guerra Mondiale.

    Erano quelli gli anni in cui le aziende di orologi vedevano migrare la loro produzione dai modelli da tasca a quelli da polso. Tutima lo fece con passione e attenzione al dettaglio. Tanto da conquistare la fiducia del Reich, che nel 1938 affidò alle due aziende l’incarico esclusivo di sviluppare orologi per i piloti dell’Aeronautica Militare Tedesca.

    Il famoso Tutima Fliegerchronograph 1941, cronografo mosso dal Calibro 59 di manifattura, è stato indossato dagli aviatori tedeschi in tutte le spedizioni della Seconda Guerra Mondiale. Indossare oggi un orologio militare Tutima significa quindi mettere al polso un esemplare con alle spalle una storia degna di essere raccontata. La cosa potrebbe riuscirvi più facile da ora in poi. Dopo anni di assenza sul nostro mercato, gli orologi Tutima possono di nuovo avvalersi di un canale distributivo dedicato all’Italia.

    Tutima Grand Flieger Airport, cronografo e “solo tempo”

    Il Tutima Grand Flieger Airport, disponibile nelle versioni “solo tempo” e cronografo, e in due varianti cromatiche sfumate – Military Green e Classic Blue -, eredita il fascino dei modelli militari che l’hanno preceduto. Si distingue dalla serie Tutima Grand Flieger Classic per l’aggiunta di una lunetta in ceramica con rotazione bidirezionale e per l’uso di lancette delle ore e dei minuti a bastone. Nella versione Classic, riprendendo gli stilemi estetici dei modelli del secolo scorso, la lunetta è scanalata e le lancette sono a cattedrale. Otto le referenze in tutto: quattro per la versione a tre lancette, quattro per la versione cronografica.

    Partiamo proprio da quest’ultima, che colpisce per la forte personalità. Per quanto i gusti siano soggettivi, l’uso di tre contatori diversi per diametro e stile rende il quadrante più originale e funzionale. I secondi continui sono a ore 9 e si avvalgono di un piccolo contatore a croce. Bellissimo. Il contatore dei minuti cronografici, da 0 a 30, è a ore 12 e dei tre è quello più tradizionale. Quello delle ore cronografiche invece, con scala da 0 a 12, a ore 6, spicca per la circonferenza e per i numeri arabi di colore rosso. La lancetta centrale dei secondi crono è pure in rosso.

    Gli indici delle ore, di generose dimensioni, sono applicati. Con una scelta stilistica di questo tipo, per leggere l’ora e consultare la misurazione dei tempi brevi bastano davvero pochi attimi. Il Tutima Grand Flieger Airport in versione cronografo risponde pienamente ai requisiti di ogni orologio da pilota che si rispetti. Completano il quadro delle indicazioni due finestrelle a ore 3: quella della data e quella del giorno della settimana. La corona a vite non è protetta da spallette, per facilitarne l’uso anche con i guanti.

    Un segmento rosso accompagna l’indice circolare della lunetta a ore 12. Lo scopo è sempre lo stesso: rendere immediata la consultazione dell’orologio mentre si è impegnati a pilotare un aeroplano. La lunetta girevole in entrambe le direzioni permette, dopo aver posizionato l’indice rotondo sulla lancetta dei minuti, di misurare la durata di un qualsiasi evento (che siate in volo, in fase di allenamento o seduti alla vostra scrivania).

    Stessa lunetta, stesse lancette e stessi indici caratterizzano l’altra versione del Tutima Grand Flieger Airport, quella a tre lancette. Che esibisce però un quadrante più pulito, privo di contatori e interrotto solo dalla finestrella a ore 3 che mostra la funzione day-date e dalla scritta “Automatic – 20 atm” a ore 6, simmetrica al logo. Nella versione cronografo, le indicazioni sul carattere automatico del movimento e sulla impermeabilità sono assenti per via del quadrante affollato. La resistenza all’acqua resta comunque invariata a 20 atmosfere.

    A proposito dei movimenti

    Tutima Glashütte, nel corso dei decenni, ha inserito nei propri orologi movimenti di manifattura e di fornitura. Il Lemania 5100 utilizzato con la referenza Tutima 798 dedicata ai piloti Nato dei primi anni ’80 è un esempio di questi ultimi. Il già citato Calibro 59 del Fliegerchronograph del 1941 rappresenta i primi, con i suoi due anni di sviluppo e perfezionamenti continui. Sui calibri incassati nei Grand Flieger Airport, l’azienda non si sbilancia. Li chiama Tutima 310 per la versione cronografica e Tutima 330 per la versione “solo tempo”, descrivendone le principali caratteristiche.

    A carica automatica, sono costruiti su 25 rubini e accumulano un’autonomia di 38 ore (circa una giornata e mezza) per il tre lancette, di 48 ore per il cronografo. Tutt’e due vedono il rotore di carica impreziosito da un sigillo in oro rosa 18 carati con il logo Tutima. Le finiture dei movimenti si possono osservare grazie all’oblò in vetro zaffiro del fondello a vite. Non serve tuttavia molto, dopo una semplice ricerca in Internet, per individuare la derivazione di entrambi. Il Tutima 310 si basa sull’Eta 7750, fra i calibri cronografici più apprezzati e diffusi. Il Tutima 330 è realizzato partendo dall’Eta 2836-2, anch’esso molto conosciuto.

    Prezzi e conclusioni

    Come ultima informazione, faccio un po’ d’ordine a proposito delle referenze introdotte sul mercato italiano e i relativi prezzi. Il Tutima Grand Flieger Airport a tre lancette con cinturino in Cordura costa 2.210 euro, sia con quadrante blu (ref. 6107-01) sia con quadrante verde militare (ref. 6107-03); con bracciale in acciaio costa invece 2.520 euro, per entrambe le versioni di quadrante (ref. 6107-02 e 6107-04). Mentre per il Tutima Grand Flieger Airport crono con cinturino in Cordura ci vogliono 3.700 euro, indifferentemente dal colore del quadrante (blu, ref. 6407-01, o verde, 6407-03); con bracciale in acciaio 4.000 euro (idem, 6407-02 e 6407-04).

    I prezzi di listino non sono propriamente popolari ma sono tipici del segmento medio di mercato. Il Brand, almeno da noi, è poco noto al grande pubblico, se si eccettuano gli addetti ai lavori, gli esperti e gli appassionati di case tedesche e di orologi militari. Il nuovo distributore per l’Italia si occuperà quindi di promuovere la Marca e far percepire la qualità dei suoi orologi. Che, va detto, oltre a essere gradevoli alla vista, vantano una storia che ha poco da invidiare a quella delle maison orologiere, almeno nel nome, più familiari e blasonate.

  • Type XX Chronographe 2067, in volo con Breguet

    Type XX Chronographe 2067, in volo con Breguet

    Presentata al pubblico poco più di un anno fa, la nuova linea dei Breguet derivati dai modelli nati per il mondo dell’aviazione si amplia con il Type XX Chronographe 2067, mix di stile e azione. Già a prima vista il contrasto tra il blu vibrante del quadrante e l’oro rosa della cassa, che potrebbe sembrare un accostamento azzardato, si rivela essere una combinazione straordinaria. L’eleganza e il coraggio nelle scelte estetiche sono da sempre nel Dna della Maison – il cui fondatore, Abraham-Louis Breguet, aveva precorso di oltre un secolo con i propri quadranti essenziali l’Art Déco.

    Dietro a una sigla

    Se Abraham-Louis ha rivoluzionato l’universo dell’orologeria, i suoi discendenti hanno indissolubilmente legato il nome di Breguet al mondo dell’aviazione, in qualità di produttori di velivoli militari. Come abbiamo già ricordato in un precedente articolo, a partire dai primi anni ’50 l’aviazione francese decise di dotare i piloti di cronografi con caratteristiche di qualità, precisione, robustezza e semplicità di utilizzo.

    Fu Breguet ad aggiudicarsi l’appalto, creando una famiglia di cronografi, i Type 20, riservati ai militari. Ma nel contempo ottenne anche l’autorizzazione per produrre modelli analoghi destinati all’uso civile, designati con la sigla Type XX.
    Nell’arco di settant’anni, periodicamente, la Casa della Vallée de Joux ha rivisitato questi esemplari, dalla spiccata personalità. L’ultimo nato, nella quarta linea Type XX, adotta e coniuga oro e ceramica, pur restando fedele a quei tratti che la rendono inconfondibile.

    Il colore della notte

    Il Type XX Chronographe 2067 presenta per la prima volta, in questa famiglia di orologi, un quadrante blu soleil su cui sono collocati i contatori dei 15 minuti a ore 3, quello delle 12 ore a ore 6 e quello dei secondi continui, a ore 9, di diametro diverso – un classico dell’estetica della collezione Type XX. A tutt’e tre la decorazione azuré conferisce un senso di profondità. Tra ore 4 e ore 5, si colloca la finestrella per l’indicazione della data, che tanto ha fatto discutere gli appassionati. Cifre orarie e lancette in oro sono evidenziate da un trattamento luminescente di colore bianco, che ne esalta la leggibilità.

    Per racchiudere il quadrante, una lunetta in ceramica: altra grande première del Type XX Chronographe 2067. La lunetta a contrasto era stata adottata fin dagli anni ’70, con la seconda generazione dei Type XX. La novità è invece nell’adozione del materiale ceramico, di colore blu, su cui sono tracciati i numeri in oro. I diversi toni di blu di lunetta, quadrante e totalizzatori si fondono sapientemente, esaltati dalla luminosità della cassa.

    Type XX Chronographe 2067: la tradizione rinnovata

    Dopo i modelli Type XX e Type 20 in acciaio, della quarta generazione – disponibili anche nella versione con bracciale -, la scelta dell’oro rosa per il Type XX Chronographe 2067 potrebbe sembrare quasi una concessione edonistica, per un orologio dal carattere militare. Si tratta, invece, di una sapiente rivisitazione di un’idea presente fin dai primissimi modelli, anche se solo in forma embrionale.

    Nella collezione del Museo Breguet, infatti, si conserva uno dei soli tre esemplari di questa famiglia che negli anni ’50 furono dotati di cassa in oro. Due di essi erano dei Type 20 e uno un Type XX. Considerati sperimentali, non furono mai commercializzati.
    Sarà con la terza generazione che l’oro – nelle tre versioni bianco, giallo e rosa – verrà proposto per questi cronografi, insieme al platino. Dobbiamo però riconoscere che, in questo nuovo modello, l’abbinamento tra la cassa in oro rosa e l’effetto notte di quadrante e lunetta è assolutamente impareggiabile.

    Il Type XX Chronographe 2067 è consegnato con due cinturini che, grazie al sistema di intercambiabilità adottato, possono essere facilmente sostituiti senza richiedere attrezzatura. Per le occasioni più eleganti, un cinturino in alligatore blu notte; per le situazioni meno formali, un cinturino Nato dai profili bianchi, molto meno impegnativo. Per entrambi, chiusura logata in oro rosa, ad ardiglione.

    Raffinatezza meccanica

    Dopo le considerazioni di carattere estetico, passiamo all’analisi del movimento di questo crono. Breguet ha ideato, progettato e realizzato completamente al proprio interno il calibro 728, presentato sul mercato per la prima volta nel 2023 e adottato anche da questo modello.

    È un cronografo dalla costruzione integrata e con funzione flyback, a tre registri, innovativo sia per le soluzioni che garantiscono una maggior robustezza anche in condizioni di utilizzo intenso, in termini di sollecitazioni meccaniche, sia per aver semplificato la funzionalità del flyback. Che permette – credo sia opportuno ricordarlo – di azzerare il cronometraggio in corso e riavviare all’istante un’altra misurazione, così da monitorare uno o più eventi brevi in successione.

    La scelta di un bariletto importante e di una molla di carica ad alta densità energetica ha consentito di portare l’autonomia del Type XX Chronographe 2067 a 60 ore. Altre caratteristiche degne di nota: componenti in silicio, che rendono il movimento insensibile ai campi magnetici e agli sbalzi di temperatura; un bilanciere che lavora ad alta frequenza (36mila alternanze orarie); nonché la ruota a colonne, il dispositivo più raffinato per lo smistamento delle funzioni cronografiche.

    Impeccabili, come sempre quando parliamo di Breguet, le finiture. L’uso sapiente delle lavorazioni, l’anglage, il perlage, le lavorazioni soleil e a spirale sono immediatamente apprezzabili attraverso il fondello trasparente in vetro zaffiro. Risaltano all’interno del movimento sia la ruota a colonne dal colore nero creato dal trattamento superficiale, che migliora le caratteristiche di accoppiamento in termini di attrito, sia la massa oscillante, in oro brunito, la cui forma ricorda il profilo di un’ala. Un’altra citazione del mondo dell’aeronautica per cui queste serie sono nate.

    Il Type XX Chronographe 2067 in sintesi

    Un concentrato di eleganza, savoir-faire, meccanica di alta classe e personalità. Il Type XX Chronographe 2067 in oro rosa non passa certo inosservato, pur rimanendo fedele a una sobrietà che da sempre contraddistingue Breguet e chi sceglie le sue creazioni. Vale a dire un pubblico di grande cultura orologiera e altospendente, come conferma anche il prezzo di questo esemplare: 41.700 euro.

  • Longines Pilot Majetek Pioneer Edition, dall’acciaio al titanio

    Longines Pilot Majetek Pioneer Edition, dall’acciaio al titanio

    Ci sono oggetti che regalano emozioni. Altri, come gli orologi, che alle emozioni aggiungono storie. Storie talvolta importanti, che tutti dovremmo conoscere e che, in casi come questo, affondano le proprie radici agli inizi del secolo scorso. La storia che Longines riporta ai giorni nostri, con una nuova versione di uno dei suoi orologi da pilota più iconici, il Longines Pilot Majetek Pioneer Edition, è strettamente legata a quella dell’aviazione civile e militare.

    Indossare infatti la nuova referenza Longines (L2.838.1.53.2), che amplia la collezione dei Longines Pilot Majetek dello scorso anno con una variante in titanio grado 5, significa riflettere sull’importanza che le tecniche di misurazione del tempo hanno avuto nella evoluzione della nostra società.

    Non so voi, ma io, ogni volta che mi trovo di fronte a un orologio militare con origini nel passato, provo una curiosità indomabile. Longines, la cui fondazione risale al lontano 1832, ha infatti legato – negli anni ’20 del secolo scorso – i suoi primi orologi da polso proprio alle più importanti imprese ed esplorazioni dei cieli. Come quella (rinomata) dell’aviatore statunitense Charles Augustus Lindbergh che nel 1927 attraversò in solitaria l’Oceano Atlantico, volando da New York a Parigi, senza effettuare alcuno scalo, in “appena” 33 ore e 32 minuti. Lindbergh portò a compimento l’impresa con al polso un orologio progettato proprio da Longines, il famoso e complesso “Hour Angle” (in italiano “Angolo Orario”).

    Dall’aviazione cecoslovacca ai nostri giorni

    Ancora pochi anni e sarebbe nato il Longines Pilot Majetek, predecessore dell’orologio di cui vi sto parlando in questo articolo, il Longines Pilot Majetek Pioneer Edition per l’appunto. Fu progettato nel 1935 per i piloti dell’aviazione cecoslovacca. Oggi, di sicuro, le forze armate ceche non rappresentano nell’immaginario collettivo un simbolo indiscusso di potenza militare. Ma, in quegli anni, erano fra le meglio equipaggiate, sia in termini di armi, sia di tecnologia.

    Il nome “Majetek” traeva infatti origine dall’espressione in lingua incisa sul fondello: Majetek Vojenské Správy, ossia “di Proprietà dell’Esercito Cecoslovacco”. Era la referenza 3582, il cui design la casa di Saint-Imier registrò, nello stesso anno, presso l’International Bureaux for the Protection of Intellectual Property di Berna.

    Starting Time Indicator, prerogativa del Longines Pilot Majetek

    Esteticamente quel Longines Pilot Majetek non era molto diverso da quello attuale. Aveva infatti la stessa cassa a cuscino (coussin), ma un diametro inferiore: 40 mm di allora contro i 43 mm attuali. Le lancette differivano per forma: squelettes nel 1935, a bastone oggi.

    Presente anche il contatore dei piccoli secondi a ore 6 e l’indice a freccia con punta rovesciata in abbinamento alla lunetta zigrinata girevole in entrambe le direzioni. Un modo immediato per fissare, anche con i guanti da aviatore, un punto temporale di partenza (Starting Time Indicator). Nel Longines Pilot Majetek del 1935 il triangolo rovesciato ruotava insieme al vetro. Oggi il vetro resta invece fisso, contribuendo all’impermeabilità dell’orologio che si attesta sui 10 bar.

    Materiali e movimenti, sì, quelli erano diversi. Il radio come riempimento luminescente delle lancette, della punta di freccia e dei numeri arabi nel 1935; il Super-LumiNova grigio ma con emissione di luce blu oggi. Un vetro definito “infrangibile” nel 1935; una più robusta e performante lamina in zaffiro sintetico con trattamento interno ed esterno antiriflesso oggi.

    Una rivisitazione moderna e in edizione limitata

    Spiegata la discendenza del Longines Pilot Majetek Pioneer Edition, conviene fare una sintesi delle sue specifiche tecniche. A iniziare dal calibro L893.6 realizzato su base Eta A31.501, che la Casa della clessidra alata incassa anche in altre referenze. Un calibro a carica automatica, montato su 26 rubini, il cui bilanciere (con spirale in silicio anti-magnetica) oscilla alla frequenza di 25.200 alternanze orarie (3,5 Hz) e la cui autonomia tocca le 72 ore (3 giorni).

    In più, è certificato Cosc (Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres) come l’incisione “Chronometer Officially Certified” sul fondello ricorda non appena si ruota l’orologio per osservarlo sul retro. Sempre dal fondello si apprende un’altra importantissima informazione. Il Longines Pilot Majestic Pioneer Edition è un’edizione limitata a 1.935 esemplari. Non si tratta di appena 100 o 200 esemplari, ma – vista l’importanza storica dell’orologio – la produzione limitata ne accresce senza dubbio il valore collezionistico. Ciò giustifica anche il prezzo di 5.400 euro.

    Un Longines Pilot Majetek in titanio

    Come dicevo, il nuovo Longines Pilot Majetek Pioneer Edition si distingue dalle referenze introdotte lo scorso anno (ne abbiamo parlato qui in modo diffuso) per la cassa, la corona a vite e la fibbia con chiusura ad ardiglione in titanio grado 5. Trattasi di una lega più raffinata e dalle caratteristiche fisiche ben superiori a quelle dell’acciaio inossidabile. Contiene, oltre al titanio, il 6% di alluminio, il 4% di vanadio e piccole parti di ferro e ossigeno. Una combinazione di elementi chimici che dà vita a un materiale leggero, resistente dal punto di vista meccanico (alla trazione in particolare), termico e alla corrosione (pensate all’acqua di mare).

    Per intenderci, le sue proprietà sono talmente nobili da farne la lega metallica di elezione nel settore aeronautico, biomedico e automobilistico di alto livello. Per capirci meglio, una cassa in titanio grado 5, a parità di forma e grandezza, pesa quasi la metà di una forgiata in acciaio 316L, ma vanta una resistenza alla trazione quasi doppia. 1.000 MPa del titanio contro i 570 MPa dell’acciaio. Il simbolo MPa indica il megapascal, ossia la forza per unità di superficie necessaria per deformare o strappare un materiale. Va da sé che ogni lega metallica tende a graffiarsi se trattata senza la giusta cautela, e il titanio non fa eccezione. Per cui, se tenete all’estetica del vostro orologio, usate la giusta accortezza affinché resti impeccabile nel tempo.

  • Calatrava Alarm Travel Time: la complicazione semplice di Patek Philippe

    Calatrava Alarm Travel Time: la complicazione semplice di Patek Philippe

    Se siete lettori affezionati delle nostre pagine, sapete probabilmente che del Patek Philippe Calatrava Travel Time abbiamo scritto più e più volte. Sia perché l’orologio in questione è un pezzo che ci piace molto, sia perché ogni volta che Patek Philippe ne lancia una referenza nuova, troviamo sempre cose nuove da dire. 
    Al recente Watches and Wonders Geneva, la Maison ha portato una nuova variante dell’orologio, la referenza 5520RG-001, che è un Calatrava Alarm Travel Time. Abbina dunque alla complicazione “da viaggiatore” del doppio fuso orario, quella della suoneria. In un design che prima dal 2015 (anno di introduzione del Travel Time) e poi dal 2019 (arrivo della versione Alarm) rende questo orologio incredibilmente riconoscibile.

    Patek Philippe Calatrava a chi?

    Se oggi gli orologi da pilota hanno ormai trovato il loro “posto nel mondo” all’interno del catalogo attuale del Brand, quando nel 2015 il Patek Philippe Calatrava Pilot Travel Time ref. 5524 entrò sul mercato suscitò più di una semplice curiosità: fu una specie di terremoto. Colse molti di sorpresa, perché ritenevamo che quell’orologio si discostasse dall’estetica tipica di Patek Philippe. Vero, ma non troppo.

    Il design era indubbiamente del tutto diverso da quello degli orologi senza tempo della serie Calatrava e metteva in discussione quanto gli appassionati si aspettavano dalla tradizione del Marchio ginevrino. Gli scettici allignano ancora oggi, nonostante sia ormai accertata, spiegata ed evidente l’ispirazione tratta dalla storia di Patek Philippe, che negli anni Trenta produceva orologi da pilota “ad angolo orario”, o siderometri, per usi militari.

    In ogni caso, la referenza 5524 divenne in breve un successo commerciale di Patek Philippe, tanto che nel 2018 il modello subì una cura dimagrante per adattarsi ai polsi più piccoli: la referenza 7234R, in oro rosa, aveva la cassa da 37,5 mm e nel 2020 fu seguita da una versione in oro bianco. Nel mezzo, il Calatrava Alarm Travel Time 5520P in platino, tuttora in catalogo.

    Anche se il nome “Pilot” è stato abbandonato, l’essenza della collezione è rimasta inalterata. Quell’orologio ha infatti mantenuto il design e la funzionalità distintivi della ref. 5524, introducendo però una complicazione aggiuntiva: un dispositivo di allarme di 24 ore con indicazione digitale dell’ora della sveglia. Esattamente quello di cui stiamo parlando oggi.

    Sfide tecniche ed ergonomiche

    La nuova referenza 5520RG-001 ha i suoi punti di forza nell’estetica (l’ho scritto sopra e ci torno più avanti) e nella meccanica da leccarsi i baffi. Che significa essenzialmente il calibro AL 30-660 S C FUS, lo stesso che anima la versione in platino del 2019 e che, racconta Patek Philippe, ha comportato circa cinque anni di studio e sviluppo prima di essere portato in produzione. 

    Perché la necessità di mettere a punto un nuovo meccanismo di suoneria e di combinarlo con la complicazione dei due fusi orari pone diverse problematiche. In primis lo spessore. Così, per mantenere la cassa la più sottile possibile, la Maison ha sviluppato un movimento integrato, invece di inserire un modulo per la suoneria sopra a un movimento esistente. L’altro obiettivo degli ingegneri di Patek Philippe era quello di creare un orologio facile da usare. Non una banalità e, spesso, nemmeno una priorità quando si sviluppa un pezzo di Alta Orologeria come il Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time. 

    Il risultato è il calibro automatico AL 30-660 S C FUS, composto da 574 parti, tra cui il bilanciere Gyromax brevettato da Patek Philippe, dotato di una spirale Spiromax in Silinvar. Pur non essendo stato comunicato quanti di questi componenti ci siano nella suoneria, è stato specificato che il calibro è coperto da quattro brevetti.

    Il primo è un meccanismo anti-contraccolpo per la programmazione dell’ora della sveglia, che compensa il gioco meccanico consentendo di impostare la suoneria con una precisione di un minuto al quarto d’ora successivo. Ad esempio, alle 12:14, la sveglia può essere impostata alle 12:15. Altri due brevetti riguardano le funzioni logiche dell’allarme e la sua visualizzazione digitale. Ultimo, il meccanismo che disattiva il dispositivo di avvolgimento della molla dell’allarme quando il display dell’allarme stesso mostra che è inserito.

    Diamoci una svegliata!

    Come la data, anche la sveglia di 24 ore è abbinata all’indicazione dell’ora locale. Quando si attiva, un martello colpisce un gong che gira intorno al movimento, come se fosse una ripetizione minuti ma ridotta a una singola nota. L’attivazione del martello dura circa 35 secondi, a una frequenza di 2,5 Hz pari a 2,5 colpi al secondo, per un totale di un’ottantina di colpi. Un regolatore centrifugo assicura una cadenza regolare e sostenuta della suoneria, come in una ripetizione minuti.

    Se il proprietario desidera interrompere in anticipo la suoneria, basta che prema il pulsante a ore 2. Se preferisce lasciare che la sveglia completi il proprio ciclo, questa si spegnerà automaticamente. La transizione dall’attivazione allo spegnimento è segnalata dall’indicatore a forma di campana posto sul quadrante a ore 12: quando diventa nero, significa che la sveglia ha completato il suo processo.

    L’energia necessaria ad alimentare il meccanismo della suoneria è fornita da un bariletto a molla separato, messo in tensione attraverso la corona posizionata a ore 4. Una frizione incorporata impedisce che si possa applicare una tensione eccessiva. Il movimento è dotato di un meccanismo di arresto dei secondi che consente di regolare con precisione l’ora. Certificato dal Sigillo Patek Philippe, ha una tolleranza di -3/+2 secondi al giorno e un’autonomia compresa tra 42 e 52 ore.

    La complessità del meccanismo è del tutto nascosta dalla semplicità di utilizzo dell’orologio. Una volta individuata la lancetta che corrisponde all’ora locale o all’ora di casa, le indicazioni sui pulsanti forniscono una chiara guida per un uso corretto, per la quale vi rimando alle didascalie. Inoltre, i blocchi di sicurezza impediscono le impostazioni accidentali, aggiungendo un ulteriore livello di rassicurazione.

    Perché amiamo il Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time

    La novità della referenza 5520RG del Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time è principalmente estetica. Sta nel quadrante bicolore grigio soleil e nero ebano, con cifre arabe applicate e lancette a gladio in oro bianco antracite, sottolineate da un rivestimento luminescente. L’anello della data a ore 6 e l’anello della minuteria chemin-de-fer sono neri, una tonalità che si estende al contorno dei grandi numeri arabi luminescenti applicati e alle lancette dell’ora locale. La lancetta dell’ora di casa è antracite e scheletrata, priva di luminescenza. La lancetta centrale dei secondi e la lancetta della data a ore 6 sono invece colorate di bianco.

    Al platino della versione già in collezione, si affianca in questa referenza l’oro rosa. Un materiale molto caldo, che in abbinamento con il colore del quadrante e soprattutto con il cinturino in pelle di vitello marrone con finitura vintage dà all’orologio un aspetto seducente e contemporaneo.

    Oltre che ulteriori dettagli tecnici, potete trovare nelle didascalie anche qualche informazione più precisa per potere leggere il quadrante dell’orologio in maniera consapevole. Una consapevolezza necessaria anche per acquistare il nuovo Patek Philippe Calatrava Alarm Travel Time, visto il prezzo: 261.360 euro. L’eccellenza ha un costo, perché la Maison ha inserito questo orologio nella categoria Grandi Complicazioni, con una scelta che non ha trovato tutti d’accordo. 

    Personalmente non ci trovo nulla di strano. Le grandi complicazioni non sono solo legate all’astronomia, alle ripetizioni minuti, ai calendari perpetui. Abbinare una funzione di allarme così raffinata a una complicazione travel time è tutto fuorché banale, ve lo garantisco. E non perché io sia un guru dell’orologeria, ma perché a Watches and Wonders ho visto e provato l’orologio e confermo: l’eccellenza ha un costo, ma regala anche emozioni senza pari.

  • Breitling Navitimer 36 e 32, un “cult” in formato ridotto

    Breitling Navitimer 36 e 32, un “cult” in formato ridotto

    La storia dell’orologeria è fatta da referenze mitiche ma, soprattutto, dal genio di chi le ha create, capace non di rado di anticipare le tendenze e le dinamiche storiche. Prendiamo il Breitling Navitimer come esempio perfetto.

    Negli anni ’50 del Novecento l’aviazione commerciale era in pieno sviluppo, dopo aver fatto capolino tra gli anni ’20 e ’30 ed essere stata frenata dalla Seconda Guerra Mondiale. Un settore promettente, i cui professionisti avevano bisogno di strumenti efficaci da affiancare a quelli dei velivoli. E Willy Breitling che cosa combina? Si inventa il Navitimer, uno dei primissimi orologi tecnici sviluppati per i piloti professionisti.

    Roba da uomini

    Era il 1952 e oggi, a distanza di oltre 70 anni, il Breitling Navitimer è ancora in collezione. Non sto a riscrivere qui la genesi di questo orologio: lo potete leggere in questo articolo. Quello che conta, pensando alla sua nascita, è l’idea di Willy Breitling di inserire in un orologio da polso uno strumento professionale come il regolo logaritmico. Realizzato negli anni ’40 per il Chronomat, nel Breitling Navitimer era integrato in una lunetta girevole circondata da piccole perle, che ne agevolavano la manipolazione.

    Insieme alla semplicità d’uso, l’altro fattore determinante era la facilità di lettura. Per questo motivo i primi orologi avevano una cassa da 41 mm, gigantesca per quegli anni. Una scelta che garantiva la lettura immediata di tutte le informazioni presenti sul quadrante, grazie anche ai numeri arabi sovradimensionati al radio, a contrasto sul quadrante nero.

    Un orologio, il primo Breitling Navitimer, decisamente maschio. Sia per le dimensioni, sia per il fatto che, per decenni, i piloti professionisti dell’aviazione civile, commerciale e militare sono stati per la quasi totalità uomini. Dimensioni che sono andate anche crescendo nel corso del tempo, come testimoniano le referenze da 46 mm attualmente in collezione.

    La donna di Breitling

    Ecco perché i nuovi Navitimer da 32 e 36 mm appena presentati dal Marchio sono, a mio avviso, un’interessante operazione di estensione della gamma. Se il 41 mm lanciato lo scorso anno era, nell’idea di Breitling, interessante anche per le donne, con queste nuove referenze non ci sono ambiguità. E la scelta è in linea con la direzione presa da Breitling.

    Di recente, pezzi come il Chronomat, il Super Chronomat, il Superocean – anche se si tratta di collezioni che nascono maschili – presentano un numero incredibile di referenze sviluppate per i polsi e per i gusti femminili. Che non sono semplici trasposizioni in scala minore, con l’aggiunta di qualche brillocco e di metalli preziosi; basta considerare i movimenti meccanici, ai quali le clienti di oggi dedicano sempre maggiore attenzione.

    Il Breitling Navitimer da 36 o da 32

    Per questo motivo Breitling ha introdotto nella collezione Navitimer due nuove misure di cassa. E, come spesso accade, il marchio guidato da Georges Kern non si è risparmiato: e ha sviluppato ben 20 referenze, 10 per il 32 mm e 10 per il 36 mm.

    Ciò che le distingue in prima battuta è il materiale della cassa. Ciascuno dei due formati ha sei referenze in acciaio, due in acciaio e oro rosso, due in oro rosso. Per ciascuno di essi è disponibile sia la versione con il cinturino in alligatore, sia quella con il bracciale in materiale abbinato alla cassa. Totale 20, appunto.

    Tra le due misure, quella del Breitling Navitimer 36 parla anche a un appassionato uomo che non ama gli orologi troppo grandi. Che sia per una questione di polso sottile o di understatement, la preferenza per diametri tra i 35 e i 39 mm da parte dei maschietti è una tendenza in atto da alcuni anni. Ecco perché con il 36 mm Breitling strizza l’occhio anche a loro.

    Lo fa principalmente scegliendo colori di quadranti più unisex come il verde menta, l’argento e l’antracite, almeno sulle referenze in acciaio. Su quelle più preziose compaiono invece la madreperla e i diamanti incastonati agli indici (anche nel Navitimer 32), spostando decisamente il tiro sulla clientela femminile.

    Attitudine sostenibile

    Sarà per coinvolgere anche i Millennials, sarà perché le donne sono tendenzialmente più sensibili a certi temi, sta che di fatto che la nuova collezione ha a cuore anche la sostenibilità sociale e ambientale. I diamanti utilizzati nei Breitling Navitimer 36 e 32 sono infatti coltivati in laboratorio. Niente sfruttamento delle miniere, niente rischi di finanziare conflitti e corruzione nel Sud del mondo. In linea con la “Mission to do better” che si è data Breitling, le pietre sono anche tracciabili poiché provengono da produttori accreditati che hanno ottenuto lo standard SCS 007, il primo protocollo a fornire parametri di riferimento sulla sostenibilità dei diamanti.

    Stesso discorso per l’oro rosso. È il cosiddetto “oro migliore”, riconducibile a miniere artigianali e su piccola scala che soddisfano i criteri della Swiss Better Gold Association. L’associazione senza scopo di lucro fondata da imprese svizzere proprio per fornire all’industria orafa e orologiera catene di approvvigionamento responsabili, tracciabili e sostenibili.

    Scelte di continuità

    Dal punto di vista del design, i codici estetici del Navitimer ci sono tutti – a parte i contatori cronografici, visto che si tratta di un orologio solo tempo. Ecco quindi le piccole perle sulla lunetta – che da Breitling chiamano “a goccia” – e il regolo calcolatore analogico posto fra la lunetta stessa, il réhaut girevole e il quadrante. 

    Per il movimento, Breitling ha scelto di andare sul sicuro affidandosi al calibro 17 ND. Un “trattore”, robusto e preciso, certificato cronometro dal COSC, versione senza datario del calibro 17 del quale è una elaborazione. La base è un ETA 2824-2, movimento automatico fornito anche da Sellita, con massa oscillante bidirezionale su cuscinetto a sfere. Lavora a 28.800 alternanze/ora ed è accreditato di un’autonomia di 38 ore. Il fondello dell’orologio è chiuso, per cui il movimento non è a vista.

    Il volto prezioso del Breitling Navitimer

    Per il Navitimer 32, Breitling ha invece scelto un’estetica più spiccatamente femminile. Tanto per cominciare, sparisce il regolo calcolatore tipico della referenza. Una scelta dettata dall’esigenza di semplificare il design, adattandolo al diametro ridotto dell’orologio. In effetti, se già sul 36 mm non è facilissimo leggere le informazioni del regolo, sul 32 sarebbe un’impresa.

    Inoltre, la madreperla fa la sua comparsa anche nei quadranti delle referenze in acciaio e si colora, oltre che del classico bianco, anche di rosa cipria e di azzurro. Dei diamanti e dell’oro ho già scritto e, nel 32 mm, assumono ancora di più una connotazione femminile.

    Sul Breitling Navitimer 32 il calibro meccanico lascia il posto al quarzo che però, quando parliamo di questo Brand, non è un quarzo qualsiasi. Il calibro Breitling 77 che anima questo orologio è infatti un movimento SuperQuartz ultra-preciso e certificato COSC. Che cosa renda speciale il SuperQuartz, lo potete leggere qui. Di sicuro, con i suoi 3-4 anni di autonomia, toglie alle signore il pensiero di ricaricarlo ogni mattina.

    Per concludere

    Un’ultima occhiata ai prezzi. Per il Navitimer 32 si va da 4.100 a 21.000 euro, a seconda delle referenze. Per il Navitimer 36 il pendolo oscilla tra i 4.900 e i 32.000 euro. Georges Kern, Ceo di Breitling, dice che «puoi individuare una persona dall’altra parte della stanza e sapere che indossa un Navitimer. È così riconoscibile». Il fatto che questa frase sia vera anche con dimensioni così contenute, significa che la Marca ha lavorato bene, perché tradire il Dna di un simbolo è facile e rischioso. Pur ritoccando uno dei suoi tratti più riconoscibili, la misura della cassa, Breitling non è caduta nel tranello. Onore al merito.

  • Spirit Zulu Time 39mm, l’aviatore Longines in formato ridotto

    Spirit Zulu Time 39mm, l’aviatore Longines in formato ridotto

    Il triplo fuso orario di Longines cambia formato. A chi si chiede come mai un orologio uscito poco più di un anno fa sia già oggetto di un restyling, rispondo che è inutile farsi tanti film mentali e immaginarsi chissà che. Dare una rinfrescata a una collezione non è mai una cosa negativa, anzi. A volte rivela la capacità di un’azienda di essere agile: di sapersi adattare velocemente ai gusti del mercato, di poter adeguare con tempestività la produzione alle mutate esigenze estetiche. Altre volte ne dimostra le competenze, la lungimiranza di aver progettato fin dall’inizio una collezione completa e diversificata, in grado di soddisfare le richieste di diversi segmenti del mercato con lanci specifici distribuiti nel tempo. Nel caso del nuovo Spirit Zulu Time 39mm entrambe le ipotesi potrebbero essere valide, anche se io propendo per la seconda. Vediamo perché.

    Le dimensioni contano

    Lo Spirit Zulu Time originale ha la cassa di 42 mm di diametro (per saperne di più, qui c’è la recensione). Una dimensione che ben risponde al carattere “tecnico” dell’orologio e alla vocazione aeronautica dell’intera collezione. Però è vero anche che negli ultimi tempi si è affermata sempre più una domanda di esemplari dalla taglia ridotta, che in certi casi raggiunge addirittura i 36 mm di diametro. Esemplari più portabili, più discreti, perfino più comodi, proprio perché meno ingombranti. Riflesso di uno stile tradizionale, concreto e rassicurante, lontano dalla sbornia dell’apparire d’inizio Millennio.

    La nuova versione invece misura appunto 39 mm di diametro. Quei 3 millimetri in meno – poca roba, sembrerebbe –, in realtà fanno la differenza. Perché lo Spirit Zulu Time 39mm può essere indossato da un pubblico più ampio, che comprende gli uomini dal polso più snello. Cosa che, considerati i parametri della fisicità delle diverse popolazioni, in un’ottica di mercato globale non guasta proprio. E certo include anche le signore, alle quali in linea di massima i 42 mm restano preclusi in quanto oggettivamente troppo grandi. Ma i riferimenti alle grandi aviatrici del passato protagoniste delle campagne della collezione, da Amelia Earhart a Amy Johnson a Elinor Smith, fa intendere che Longines da sempre pensa anche alle donne…

    Il top di gamma

    A riprova che lo Spirit Zulu Time 39mm si rivolge a molte più persone, c’è anche l’inedito esemplare bicolore, dall’estetica più formale e preziosa. Realizzato interamente in acciaio come i precedenti, ha la lunetta girevole bidirezionale e la corona in oro giallo. La sfumatura calda del metallo ben si abbina all’inserto in ceramica color cioccolato, su cui si stagliano le indicazioni dorate delle 24 ore. Color oro sono anche i profili delle lancette, dei numeri arabi e della minuteria, rivestititi da Super-LumiNova old radium che accentua il sapore vintage dell’orologio. Una simile configurazione oltretutto ne rende lo stile immune dal susseguirsi delle mode, quasi atemporale.

    Da notare, sul quadrante antracite dalla finitura sabbiata, la presenza a ore 6 della finestrella del datario. Caratteristica imprescindibile per molti, sebbene poco amata dai puristi della bella orologeria, in questo caso mi sembra del tutto indolore (perfino benefica). Lo sfondo nero e i numeri dorati della data non solo si integrano nella successione dei numeri, ma ne alleggeriscono la sequenza – anche in vista delle scritte e delle cinque stellette sovrastanti. Dettagli, è vero, però significativi della cura nella progettazione dell’esemplare. Logico quindi che Longines metta questa referenza al top di gamma.

    La collezione Spirit Zulu Time 39mm

    Per il resto, gli altri modelli ricalcano i precedenti da 42 mm in produzione. Il Longines Spirit Zulu Time 39 mm è declinato sempre in 6 versioni: con il quadrante e la lunetta neri, con il quadrante e la lunetta blu, o con il quadrante antracite e la lunetta verde scuro. Ciascuna variante esiste sia con il bracciale in acciaio, sia con il cinturino in pelle, marrone o blu, sia con il cinturino Nato in tessuto. Un pratico sistema di intercambiabilità comunque ne consente la sostituzione in qualsiasi momento, senza bisogno di particolari attrezzi.

    Riguardo ai prezzi dei nuovi Spirit Zulu Time 39mm, si passa dai 3.350 euro delle referenze con cinturino ai 3.450 di quelle con bracciale. Il modello in acciaio e oro costa invece 4.550 euro con cinturino e 4.700 con bracciale. L’acquisto prevede esemplari in consegna immediata e altri disponibili su ordinazione, quindi è sempre opportuno un controllo sull’e-commerce ufficiale. A titolo informativo, poi, aggiungo che le versioni da 42 mm rimangono comunque in catalogo. Anzi, il lancio dei nuovi Spirit Zulu Time 39mm è anche occasione per ampliare la linea di ulteriori versioni – tra cui spicca un modello “grande” in acciaio e oro allo stesso prezzo del 39 mm. Rimando di nuovo al sito ufficiale per prenderne visione.

    Il calibro L844.4

    Al di là delle dimensioni di cassa e delle varianti cromatiche, tutti gli esemplari montano lo stesso movimento meccanico a carica automatica, su cui vale la pena spendere in conclusione qualche riga. Si tratta sempre del calibro L844.4, fabbricato in esclusiva da Eta per la Casa della Clessidra Alata. La base è il calibro A31.411, a sua volta una variazione del 2892-A2, con l’aggiunta della lancetta centrale a regolazione rapida, tramite la corona, per l’indicazione di un secondo fuso orario. Ricordo che – volendo – la visualizzazione di un terzo fuso orario si può impostare con la lunetta.

    Tra le caratteristiche principali del movimento, è importante citare almeno l’autonomia di 3 giorni e la spirale in silicio. La prima permette per esempio di ritrovare ancora in marcia l’orologio anche se non lo si indossa durante il weekend. La seconda consente una resistenza ai campi magnetici fino a 800 gauss (norma Iso764), quelli più diffusi nella quotidianità, e alle variazioni di temperatura. Entrambe contribuiscono alla costanza di marcia del calibro, che non a caso ha ottenuto il certificato ufficiale di cronometria rilasciato dal Cosc. Per le altre informazioni tecniche vi rimando alle didascalie.

  • Classic Avi & Co. Torna l’aviatore di Breitling

    Classic Avi & Co. Torna l’aviatore di Breitling

    Il lancio dei nuovi Breitling Classic Avi è l’occasione per inquadrare la collezione all’interno della storia del Marchio. In una prospettiva che guarda sia alle epoche più lontane sia ai tempi più recenti

    A cavallo del cambio di secolo, alla Fiera di Basilea, lo stand di Breitling attirava l’attenzione dei visitatori perché ospitava sospeso in alto un piccolo aereo, che sembrava in procinto di atterrare. Pochi anni più tardi, legandosi alle collezioni dei nuovi Superocean, fu sostituito da un’enorme vasca colma di pesci, che suscitò le proteste degli animalisti. Furono in molti a rimpiangere quell’aereo: era un simbolo, connesso alla passione di Léon Beitling per la precisione e a quella del figlio Gaston e poi del nipote Willy per la produzione di strumenti aeronautici di bordo e cronografi.

    Le premesse del passato

    Léon nacque nel 1860 e a 24 anni aprì a Saint-Imier il suo laboratorio. In breve il successo delle sue invenzioni e la qualità degli orologi lo portarono a La Chaux-de-Fonds, dove il laboratorio si trasformò in un’industria, la Breitling S.A.
    Gaston – dopo aver lavorato a fianco del padre, che morì improvvisamente a 54 anni – assunse la direzione dell’impresa nel 1914, dedicandosi agli orologi da polso e in particolare modo ai cronografi. Ma anche lui se ne andò giovane.

    Willy rappresentava la terza generazione dei Breitling, ma aveva 14 anni quando nel 1927 morì suo padre. Cinque anni più tardi però fu in grado di assumere il ruolo di Direttore dell’impresa, lanciandola con successo nel campo della strumentazione di bordo sugli aerei (era anche proprietario di un aereo) e nella produzione di orologi da polso di grande precisione. Negli anni Trenta l’aviazione si era lentamente trasformata, da militare (spesso legata a eventi di propaganda) a civile.

    E già nel 1938 Willy aveva fondato un reparto, l’Huit Aviation, per studiare e produrre strumentazioni di bordo, la cui carica era appunto di 8 (Huit) giorni. Quando i venti della II Guerra Mondiale si fecero più minacciosi, nel 1938 fece un accordo con la R.A.F. al quale, anche in pieno conflitto, riuscì a tener fede. Consegnava gli orologi di notte ad aerei che atterravano su campi d’aviazione illuminati dai fari di un paio di automobili coinvolte. Una era quella di Willy, che poi si faceva notare in locali pubblici della vicina Neuchâtel per sviare qualsiasi sospetto.

    Nei primi anni ’50 Willy realizzò il Navitimer, che permetteva ai piloti in volo di eseguire facilmente diversi calcoli. Progettò anche un cronografo molto robusto, adatto ai piloti degli aerei militari e a chi pilotava a livello amatoriale. Nasceva così il cosiddetto Co-Pilot, un nome che ne spiegava l’utilità: facilissimo da leggere, aveva la lunetta girevole che indicava il tempo trascorso o anche un secondo fuso orario. Proprio la referenza 765 Avi del Co-Pilot ha dato origine oggi ai nuovi Breitling Avi Classic del 70° Anniversario.

    Ritorno al presente

    Dal 2017 alla guida di Breitling, Georges Kern ha compiuto da allora un’interessante rilettura dei modelli storici della Marca, riproponendoli con il giusto equilibrio fra estetica neo-vintage, carica emozionale e un opportuno aggiornamento meccanico. E lo ha fatto anche con il Co-Pilot 765 AVi del 1953, che un paio d’anni fa ha dato vita alla collezione Breitling Super Avi. Disegnata dal Direttore creativo Sylvain Berneron, prendeva spunto da quattro velivoli leggendari dell’epoca. Ma non sto qui a ripetere quello che aveva scritto Augusto Veroni al momento del lancio e vi invito piuttosto a rileggere il suo articolo.

    Ricordo solo che i Super Avi, tuttora in catalogo, hanno una cassa impegnativa, massiccia (48 mm di diametro), che in pochi possono permettersi d’indossare. Se n’è reso conto anche lo stesso Kern, che ha dichiarato: «A molti piace l’aspetto robusto e sobrio del Super Avi, ma non tutti hanno un polso adatto a sfoggiare la dimensione extra-large che dà la sensazione di un vero e proprio orologio funzionale. Il Classic Avi scambia alcune funzioni per ottenere il formato ridotto richiesto dalla nostra clientela. I modelli Classic e Super vivranno ora fianco a fianco, garantendo ancora più scelta».

    I Classic Avi Chronograph 2023 da 42 mm

    Anche le referenze dei nuovi cronografi Classic Avi si affiancano a quegli storici aeroplani. Due esemplari sono dedicati al North American Aviation P-51 Mustang, con cassa da 42 mm rispettivamente in acciaio o in oro rosso, entrambi con quadrante nero e disponibilità di bracciale in metallo o cinturino in pelle. Un altro cronografo invece si ispira al Vought F4U Corsair, sempre con la cassa in acciaio di 42 mm e la scelta fra bracciale e cinturino, ma con il quadrante blu. Infine un ulteriore modello rende omaggio al Curtiss Warhawk: simile al precedente per metallo e dimensioni, ma con quadrante verde.

    Riguardo alla meccanica, tutte le referenze dei Classic Avi Chronograph 42 – nelle diverse versioni P-51 Mustang, Tributo al Vought F4U Corsair e Curtiss Warhawk – montano lo stesso movimento. Un semplice cronografo, alleggerito della funzione Gmt presente nei suoi predecessori. Si tratta del calibro automatico Breitling 23, basato sull’Eta Valjoux 7753 ma appositamente modificato con la sostituzione del bilanciere Glucydur e della spirale Nivarox. In più alla configurazione tri-compax (3-6-9) è stata eliminata la funzione del cambio data rapido. Robusto e affidabile, il Calibro B23 ha ricevuto la certificazione ufficiale di cronometro dal Cosc. Trovate le altre caratteristiche tecniche essenziali dei vari esemplari nelle didascalie in alto.

    Gli altri modelli

    Ma la collezione Classic Avi non è finita qui. Ci sono altri due modelli che celebrano il de Havilland DH.98 Mosquito (la “meraviglia di legno”, cui Breitling aveva già dedicato nel 2020 l’Aviator 8 B01 Mosquito). Il primo appartiene alla serie di cui sopra, quindi: cassa in acciaio di 42 mm, calibro B23, quadrante nero con contatori bianchi, cinturino o bracciale. A quest’ultimo si unisce la versione di 46 mm di diametro del nuovo Super Avi 804 Gmt 46 Mosquito Night Fighter, con cassa in ceramica nera che accoglie il Calibro Breitling B04. Un movimento di manifattura sviluppato dal B01, e come quello fornito di ruota a colonne a innesto verticale e 70 ore di autonomia, ma dotato – di nuovo – di secondo fuso orario.

    Infine c’è una riedizione “filologica” della Ref. Avi 765 uscita nel 1964 e realizzata in una tiratura limitata di 164 esemplari. Con cassa in acciaio di 41 mm di diametro e quadrante nero Panda reverse dal sapore rétro, monta un altro movimento prodotto “in casa”, il Calibro B09. Una scelta meccanica azzeccata, in quanto è un calibro a carica manuale, coerente con la vocazione vintage dell’orologio. L’originale conobbe un particolare successo, quando uscì, e fu indossato da numerose celebrità e campioni sportivi. Lo aveva al polso per esempio lo sciatore francese Jean-Claude Killy quando vinse tre medaglie d’oro (discesa libera, slalom gigante e slalom speciale) ai Giochi olimpici invernali del 1968.

    I prezzi dei Classic Avi

    A conti fatti la nuova collezione Classic Avi va a completare l’offerta di Breilting su un segmento di mercato che le appartiene per tradizione. E ne rivela la capacità di creare con coerenza modelli accattivanti, ora adatti a un pubblico più vasto. Condivido anche la scelta di adottare in molti casi il calibro B23 perché permette di non far lievitare troppo i prezzi. I Classic Avi Chronograph 42, nei diversi allestimenti con cassa in acciaio e cinturino in pelle, costano infatti 5.800 euro, per poi aumentare a 6.100 euro per le varianti con bracciale e arrivare ai 19.000 per il Mustang con cassa in oro.

    Altro discorso ovviamente per gli esemplari con i calibri di manifattura. L’Avi ref. 765 1964 Re-edition ha un prezzo di 8.300 euro e rimane quindi appetibile per i collezionisti. Mentre il Super Avi 804 Gmt 46 Mosquito Night Fighter costa 11.950 euro, che di per sé non sono pochi… Ma risultano in linea con gli equivalenti orologi da “grande viaggiatore” presenti nei negozi.

  • L’orologio di “Top Gun: Maverick”. Porsche Design torna a volare

    L’orologio di “Top Gun: Maverick”. Porsche Design torna a volare

    Immarcescibile Tom Cruise. A 36 anni di distanza dall’uscita di Top Gun, torna sul grande schermo con il sequel, Top Gun: Maverick, distribuito proprio da oggi nelle sale italiane. E insieme a lui, ora come allora al suo polso, ritorna anche l’orologio di Top Gun, un cronografo all black di Porsche Design. Presente praticamente in tutte le scene o quasi, accessorio inseparabile del leggendario pilota della US Navy Pete “Maverick” Mitchell. Non più semplice tenente dell’aviazione navale degli Stati Uniti, ora promosso a capitano di vascello (grado equivalente più o meno a colonnello). Forse più umano e romantico, ma spericolato e ribelle tanto quanto prima.

    Davvero l’orologio di Top Gun è sempre lo stesso?

    Diciamo subito che qui in redazione ci siamo stupiti non poco nel leggere che il protagonista avrebbe indossato lo stesso-identico orologio, tanto più che il Porsche Design by Orfina 7176s apparso nel primo Top Gun è fuori produzione ormai da parecchio tempo. Possibile che nessuno dei marchi con il catalogo ricco di modelli da aviatore – e ce ne sono tanti – si sia fatto avanti per realizzare un’operazione di product placement ben riuscita? E sì che il film promette di fare scalpore fin dal 2020, quando ne è stata annunciata l’uscita, poi posticipata per ovvie ragioni di pandemia. E a Cannes, la scorsa settimana, abbiamo visto tutti cosa è successo, con tanto di Palma d’oro “onoraria” a sorpresa…

    A metterci un carico da undici, poi, c’è Lady Gaga. Che firma il tema ufficiale della colonna sonora, quel singolo Hold my hand che è stato fin da subito un successo annunciato. Un brano così potente non solo da sostenere il confronto con il mitico Take my breath away dei Berlin; ma anche, a detta della critica, da far volare la star dritta verso l’Oscar. Oltretutto nel videoclip della canzone, interpretato e prodotto dalla stessa Lady Gaga, l’orologio si vede benissimo. In almeno un paio di inquadrature.

    Non per fare a tutti i costi il San Tommaso della situazione, e nemmeno per mancanza di fiducia nei confronti di quanto scritto da altri. Ma siamo andati a guardare con attenzione le sequenze dei trailer e abbiamo visto che sì l’orologio di Top Gun è un Porsche Design, ma non è detto che sia proprio lo stesso Orfina 7176s. Prima di tutto perché l’esemplare del primo film aveva un trattamento di superficie tutt’altro che uniforme: in molti punti del bracciale era rovinato, consumato, quasi smangiato. Mentre quello del nuovo film è in condizioni perfette, di un nero assoluto. Ed è strano che un pezzo vintage sia ancora così ben conservato, del tutto privo di graffi. Che sia stato “rigenerato” dalla Schifferle & Schifferle Gmbh, la società legata a Orfina che si occupa di restauro? Tutto è possibile, ma ne dubitiamo fermamente.

    Da Porsche Design… a Porsche Design

    Escluso che sia proprio lo stesso esemplare, è lecito chiedersi se sia comunque lo stesso modello. Quel che è certo che l’orologio di Top Gun del 1986 – il Porsche Design by Orfina 7176s – era un cronografo in acciaio Pvd nero alimentato da un Eta Valjoux 7750. Probabilmente il movimento automatico più famoso (e diffuso) di sempre, nel suo allestimento migliore – con funzione day-date. E non un Lemania 5100, come scritto altrove. I due calibri si distinguevano per l’indicazione nel contatore crono al 12: scandita nel primo con la successione numerica 10/20/30, che invece diventa 6/12/18/24 nel secondo. E le riprese del film dell’epoca sono inequivocabili.

    Il Porsche Design che si intravvede nel nuovo Top Gun: Maverick è sempre un cronografo tricompax dal look completamente nero, con indicazione del giorno e della data circondata dal logo e dal marchio. Ma solo un’analisi attenta dei frame del film permetterà di capire esattamente di cosa si tratta.

    Per gli appassionati del genere, comunque, ricordiamo che proprio all’inizio di quest’anno Porsche Design ha rieditato il Chronograph 1 creato da Ferdinand Alexander Porsche nel 1972, in una serie limitata di 500 esemplari. Non più realizzato in acciaio come l’originale d’antan, ma in un leggerissimo titanio: un materiale derivato dall’automotive, che proprio “Butzi” introdusse per primo in orologeria. Un orologio con cassa e bracciale anneriti da un più resistente rivestimento in carburo di titanio e animato da un movimento automatico di manifattura, il calibro WERK 01.140 certificato Cosc.

    In conclusione

    Ci resta un’ultima cosa da aggiungere. Assodato che si tratta appunto di un cronografo Porsche Design, è strano che il brand austriaco non abbia dato alcuna comunicazione al riguardo. Anzi, che abbia proprio passato la cosa sotto silenzio. Una spiegazione possibile è che la scelta del nuovo orologio di Top Gun derivi direttamente dalla produzione. Del resto l’intera trama è costruita sulla continuità ideale e visiva con il primo film. E quindi anche i costumisti devono aver lavorato con questo senso di coerenza col passato che arriva fin nei minimi dettagli. Come l’orologio al polso del protagonista, appunto: un dettaglio non da poco.

  • Khaki Pilot Pioneer. Rivive la passione per il volo di Hamilton

    Khaki Pilot Pioneer. Rivive la passione per il volo di Hamilton

    Lo stile neo-vintage colpisce ancora. Questa volta arriva dritto al cuore di Hamilton, che guarda indietro alla propria storia e fa rivivere un orologio creato per la Raf negli anni Settanta. Ecco quindi il nuovo Khaki Pilot Pioneer Mechanical Chronograph, lanciato proprio ieri sul mercato e in arrivo nei prossimi giorni nei negozi (e online) a 1.995 euro. Sviluppato all’interno della collezione Khaki Aviation, è il classico cronografo utilizzato dall’aeronautica militare del passato nei Paesi anglosassoni.

    Un po’ di storia

    Del resto, il marchio fondato a Lancaster (Pennsylvania), nel 1892, ha sempre avuto un rapporto stretto con le truppe di terra, di mare e di cielo. Fin dalla Prima Guerra Mondiale, infatti, ha fatto da fornitore ufficiale dell’Esercito degli Stati Uniti d’America. Si dice che il Generale Pershing sia riuscito a organizzare la logistica dei contingenti militari grazie appunto al proprio Hamilton. Ma di certo si sa che con la realizzazione di grandi quantità di orologi, destinati soprattutto agli ufficiali, l’azienda ha contribuito al passaggio dai modelli da tasca a quelli da polso. Anche se questi ultimi si affermarono definitivamente solo decenni dopo.

    Al termine del conflitto, comunque, un Hamilton fu impiegato nel primo servizio di posta aerea americana che faceva la spola tra Washington e New York. Mentre altri esemplari della Casa cronometrarono nel ’26 il primo volo compiuto dall’Ammiraglio Byrd sulla rotta per il Polo Nord; e nel ’27 la prima trasvolata dalla California alle Hawaii. Ancora, negli anni ’30, il Marchio ha continuato a essere partner delle principali linee aeree a stelle e strisce: dalla Twa alla United Airlines, dalla Eastern alla Northwest Airlines. Ed è diventato cronometrista ufficiale anche nel primo servizio postale “coast to coast”, da New York a San Francisco.

    Durante la Seconda Guerra Mondiale, poi, Hamilton sospese addirittura l’attività commerciale nel mercato civile per dedicare l’intera produzione alle forze armate. Produsse allora più di un milione di esemplari, fra orologi da polso e cronometri da marina. Nacque proprio così il Khaki, ancora oggi uno dei modelli di maggior successo del Brand; apprezzato all’epoca tanto per la solidità quanto per la presenza di alcune funzioni, come il “fermo macchina” (il cosiddetto hacking del secondi), che permetteva ai soldati di sincronizzarsi per effettuare azioni coordinate.

    Il Khaki Pilot Pioneer Mechanical Chronograph

    Comunque il tradizionale legame con le forze armate non è venuto meno neanche in tempi di pace. Lo conferma appunto la fornitura di cronografi alla Royal Air Force negli anni ’70, da cui prende ispirazione il Khaki Pilot Pioneer Mechanical Chronograph. Tipico orologio da aviatore nelle caratteristiche essenziali: robustezza, leggibilità, affidabilità. La cassa in acciaio misura 40 mm di diametro e ha una costruzione asimmetrica: più accentuata e di spessore maggiore sul lato sinistro, a protezione della corona e dei pulsanti crono.

    Il quadrante nero risulta ben visibile anche in condizioni di scarsa luce, grazie a un abbondante uso di materiale luminescente sugli indicatori orari. Le lancette, i grandi numeri arabi e gli indici puntiformi presentano infatti una tonalità anticata che ricorda il radio utilizzato in passato. E l’effetto cromatico “datato” accentua l’aspetto vintage dell’esemplare, insieme al vetro zaffiro bombato. Che però – utile concessione alla modernità – ha subito un doppio trattamento antiriflesso, così da offrire una visione ancora più nitida.

    Infine la meccanica. Il Khaki Pilot Pioneer Mechanical Chronograph monta il calibro H-51-Si, a carica manuale – come vuole la tradizione. Un movimento, tuttavia, tecnicamente avanzato, come rivelano la spirale in silicio e l’autonomia di 60 ore, che insieme garantiscono una buona costanza di marcia. La presenza del silicio, oltretutto, lo rende del tutto amagnetico – altra qualità apprezzata dagli esploratori dei cieli. A dimostrare che la passione per il volo di Hamilton non è affatto un’operazione nostalgia. E, sebbene affondi le radici nel passato, è una questione di assoluta attualità.

  • Blu, il colore dell’anno. Anche per gli orologi (sai che novità!)

    Blu, il colore dell’anno. Anche per gli orologi (sai che novità!)

    Il colore dell’anno? Per questo 2020 sarà il blu, lo ha decretato Pantone. O meglio, per essere più precisi, il Classic Blue 19-4052. “Una sfumatura intramontabile  e senza tempo, elegante nella sua semplicità”, spiega il Pantone Color Institute, che lo associa al cielo all’imbrunire: “Le qualità rassicuranti di questo colore stimolante mettono in evidenza il nostro desiderio di una base stabile da cui partire, mentre ci apprestiamo a varcare la soglia di una nuova era”.

    Al di là delle motivazioni e dei significati, per i quali rimandiamo al sito dell’azienda americana, è importante sottolineare che il Pantone Color of the Year “da oltre 20 anni influenza lo sviluppo dei prodotti e le decisioni in materia di acquisti in svariati settori; tra cui moda, arredamento di interni, design industriale, imballaggio dei prodotti e graphic design”. Orologi compresi.

    Ma per una volta il mondo delle lancette è stato un vero e proprio precursore di tendenza, perché l’ha anticipata con ampio margine di tempo. Da anni infatti l’orologeria ha eletto il blu come colore di punta, trasversale ai generi e ai segmenti di mercato. Anche se non ha preso in considerazione sempre e solo il Classic Blue, anzi. Ha fatto ricorso a infinite sfumature cromatiche: dall’avio al cobalto, dal marina all’indaco, dal notte all’oltremare…   

    Per questo qui sotto trovate tante tonalità diverse nella serie di “solo tempo” che abbiamo riunito per voi. Alcuni sono più recenti, altri più datati ma sempre in collezione, proprio per evidenziare l’importanza del blu nell’ultimo decennio. È vero, si è trattato di una selezione arbitraria, quindi discutibile. Ma è stata dettata dalla necessità di circoscrivere la scelta a una singola tipologia. Perché gli esemplari offerti dalle marche sono molto, molto numerosi.

    Non si creda infatti che il blu sia adatto solo agli esemplari più eleganti, con l’impeccabile abbinamento quadrante soleil e cinturino in pelle. Tutt’altro: veste anche i modelli più sportivi, con il cinturino in caucciù o il bracciale in metallo. A cominciare dai subacquei, forse per l’ovvia attinenza con il Big Blue e le profondità marine. Ma anche gli orologi da aviatore (idem con il cielo), i cronografi e vari tipi di complicati, con le fasi di luna in prima fila.

    Vi invitiamo quindi ad andarli a cercare dal vostro rivenditore di fiducia o nel catalogo delle vostre marche predilette. E poi scriveteci sui social, per dirci qual è il vostro orologio blu preferito. Poco importa se è al di fuori della vostra portata. Del resto non è proprio il blu il colore dei sogni?

  • Orologi da aviatore, strumenti di volo per appassionati

    Orologi da aviatore, strumenti di volo per appassionati

    Chiariamo subito una cosa: gli orologi da aviatore si affermano negli anni ‘20/’30 del Novecento, non prima. I pionieri del volo infatti si orientavano “a occhio”. Usavano gli orologi solo per conoscere l’ora – non per tracciare la rotta, almeno all’inizio. Certo, si facevano costruire appositamente dei nuovi esemplari, per evitare di dover tirar fuori l’orologio dal taschino. Perché quella era un’operazione oltremodo scomoda, mentre si trovavano ai comandi di quei primi trabiccoli volanti.

    Il cronometro Vacheron & Constantin del 1903 che i fratelli Orville e Wilbur Wright si legavano alla coscia con una lunga cinghia. Il Santos de Cartier commissionato da Alberto Santos-Dumont all’amico Louis Cartier nel 1904. Lo Zenith indossato da Louis Blériot quando per primo attraversò la Manica, nel 1909. Portati sopra il giubbotto o sulla gamba, questi esemplari servivano esclusivamente a mostrare l’orario.

    Il problema si fece sentire con urgenza solo quando si iniziarono a fare le traversate atlantiche. Proprio come era successo in mare, con il calcolo della longitudine, i piloti dovevano conoscere la propria posizione in un determinato momento. Ma, a complicare le cose, ci si metteva anche la velocità, che li obbligava a confrontarsi con lassi di tempo molto più brevi.

    Nacque così l’orologio ad angolo orario, inventato all’inizio degli anni Venti dal comandante dell’U.S. Navy Philippe van Horn Weems. Del suo sistema di funzionamento parleremo in un’altra occasione. Qui invece è opportuno ricordare che venne messo in produzione da una serie di manifatture di orologeria: da Longines, che poi ne sviluppa il sistema su domanda di Charles Lindbergh, a IWC, da Jaeger-LeCoultre a Vacheron Constantin, da Laco fino a Lange & Söhne.

    E furono proprio alcune di queste manifatture a specializzarsi negli esemplari dedicati alla navigazione aerea. IWC, in particolare, nel 1936 mise a punto il Mark IX, il primo “Orologio speciale per aviatori”: con lancette e numeri luminescenti e protezione antimagnetica del movimento, è di fatto l’archetipo di tutti gli orologi da aviatore successivi.

    Sì perché, complici anche i militari che ne dettarono le specifiche, gli orologi da aviatore dovevano rispettare determinate caratteristiche costruttive. 1) Costanza di marcia imprescindibile. Montavano quindi dei precisissimi movimenti da tasca, all’epoca molto, molto più affidabili e accurati di quelli da polso – in cui la miniaturizzazione dei componenti aveva creato parecchi problemi. Ecco perché avevano di conseguenza la cassa di grandi dimensioni.

    2) Cassa di grandi dimensioni significava anche costruzione robusta, in grado di resistere a urti accidentali, sbalzi termici, cambiamenti di pressione. E con una corona proporzionata, cioè anch’essa di grande formato, in modo tale da risultare maneggevole perfino con gli spessi guanti da aviatore.

    3) Una buona resistenza ai campi magnetici, molto elevati nelle cabine di pilotaggio di quei tempi. E l’unico sistema allora conosciuto era la cassa interna in ferro dolce, che proteggeva il movimento almeno fino a una certa intensità.

    4) Ottima leggibilità in tutte le condizioni di luce. Per questo, numeri, indici e lancette erano in genere sovradimensionati e rivestiti di abbondante materiale luminescente. Quindi via via il radio, il trizio, e poi gli altri composti meno dannosi per la salute. E sempre per lo stesso motivo di solito il quadrante era nero, o comunque scuro, proprio per creare un contrasto e offrire una migliore visibilità.

    Meritano almeno un cenno, a questo punto, anche i B-Uhren, contrazione di Beobachtungsuhren. Cioè gli orologi da osservazione che la Luftwaffe assegnava ai tecnici di volo o ai navigatori di bordo, e i cui requisiti costruttivi erano stati regolamentati dal Ministero della difesa tedesco fin dal 1934. Ne è un esempio il Grande Orologio da aviatore 52.S.C. realizzato da IWC dal 1940, ispirato alla strumentazione dell’aereo da trasporto Junkers Ju 52. E con un dispositivo di arresto dei secondi centrali (altra specifica richiesta dai militari), per poter essere sincronizzato facilmente con l’orario ufficiale.

    Tutte queste caratteristiche identificano tuttora gli orologi da aviazione. Che, ovvio, oggi hanno ormai perso la loro funzionalità primaria, ma continuano ad avere un seguito di appassionati (esistono perfino collezionisti che creano intere raccolte dedicate). Qui di seguito, ecco allora una selezione di esemplari presenti sul mercato, più o meno filologicamente corretti. Scelti però nel rispetto dell’essenzialità originaria.

    BELL & ROSS BR 03-92 MA-1
    Cassa in ceramica (42 mm Ø), impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro BR-CAL.302, con secondi centrali e datario. Quadrante a sandwich in ceramica opaca, lancette, numeri e indici luminescenti, vetro zaffiro, cinturino reversibile in pelle bicolore. Edizione limitata di 999 esemplari.  3.500 euro 

    BREITLING Aviator 8 Automatic 41 Curtiss Warhawk
    Cassa in acciaio Dlc nero (41 mm Ø) , impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Breitling 17, con secondi centrali e datario, certificato ufficiale cronometro (Cosc). Quadrante satinato, lancette, numeri e indici luminescenti, ghiera bidirezionale, vetro zaffiro, cinturino in tessuto. 3.900 euro

    BREMONT Broadsword
    Cassa in acciaio (40 mm Ø), impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, su calibro 11 1/2’’’ BE-95-2AV modificato, con piccoli secondi e datario, certificato cronometro conforme allo standard ISO 3159. Quadrante satinato, lancette, numeri e indici luminescenti, vetro zaffiro, cinturino in tessuto. Incisione sul fondello dei simboli delle Forze Armate reali britanniche, autorizzata dal Ministero della Difesa. 2.595 sterline

    HAMILTON Khaki Aviation Pilot Day Date
    Cassa in acciaio (42 mm Ø), impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro H-40, con 80 ore di autonomia, secondi centrali e datario giorno/data. Quadrante opaco, lancette, numeri e indici luminescenti, vetro zaffiro, cinturino in pelle. 845 euro

    IWC Pilot’s Watch Automatic Spitfire
    Cassa in acciaio (39 mm Ø), impermeabile fino a 6 atm e con cassa interna in ferro dolce per la protezione dai campi magnetici. Movimento meccanico a carica automatica, calibro IWC 32110, con 72 ore di autonomia, secondi centrali con dispositivo di arresto e datario. Quadrante opaco, lancette, numeri e indici luminescenti, vetro zaffiro, fondello inciso, cinturino in tessuto. Per la prima volta i Pilot’s Watch integrano un movimento automatico di manifattura della famiglia dei calibri 32000. 4.960 euro

    LACO Wien Erbstück
    Cassa in acciaio invecchiato (42 mm Ø), impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Laco 24 (su base Eta 2824.2) con dispositivo stop-second. Quadrante e lancette luminescenti, vetro zaffiro, fondello con incisione B-UHR, cinturino in cuoio. Ispirato all’originale orologio da aviatore Flieger-Beobachtungsuhr prodotto dalla Casa negli anni ’40. 2.032 euro

    LONGINES Heritage Military
    Cassa in acciaio (38,5 mm Ø). Movimento meccanico a carica automatica, calibro L888.2 (su base ETA A31.L01), con 64 ore di autonomia e secondi centrali. Quadrante argenté con polverizzazione vintage, lancette azzurrate, vetro zaffiro, cinturino intercambiabile in pelle e in tessuto NATO. Ispirato ad un modello militare degli anni ’40 creato per le Forze Aeree dell’esercito britannico. 1.830 euro

    ORIS Big Crown Pointer Date
    Cassa in acciaio (36 mm Ø) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 754 (su base Sellita), con secondi centrali e indicatore della data a lancetta. Quadrante satinato, lancette, numeri e indici luminescenti, lunetta zigrinata in bronzo, vetro zaffiro, fondello trasparente, cinturino in cuoio. 1.650 euro

    VICTORINOX SWISS ARMY Airboss Mechanical
    Cassa in acciaio Pvd nero (42 mm Ø), impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica (ETA 2824-2), con secondi centrali e datario. Quadrante su due livelli opaco, lancette e numeri luminescenti, ghiera girevole bidirezionale, vetro zaffiro con stampa delle ora militare su lato interno, fondello trasparente, cinturino in tessuto. 920 euro

    ZENITH Pilot Type 20 Adventure
    Cassa in bronzo (45 mm Ø), impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, El Primero 4069 calibro 13¼“`, 36.000 alternanze orarie, con 50 ore di autonomia e secondi centrali. Quadrante grené, lancette e numeri luminescenti, vetro zaffiro, fondello in titanio decorato con il logo degli strumenti d’aviazione Zenith, cinturino intercambiabile in cuoio e in pelle di alligatore con stampa camouflage. 7.300 euro