Giornale Degli Orologi
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Tag: Favre Leuba

  • Latest. Le novità delle ultime settimane – 01/06/2026

    Latest. Le novità delle ultime settimane – 01/06/2026

    È trascorso quasi un mese da quando abbiamo pubblicato le ultime Latest. Un periodo denso di uscite: sono almeno una quarantina le novità che abbiamo ricevuto in redazione. Troppe, per poterle pubblicare tutte… Nostro malgrado, quindi, abbiamo dovuto fare una drastica selezione. Prima di tutto via le edizioni “troppo” limitate, cioè inferiori ai 10 esemplari: non perché non siano interessanti, tutt’altro, ma non volevamo correre il rischio di segnalare orologi già diventati introvabili. Perlomeno non in questa Vetrina, fatta proprio per invogliare all’acquisto.

    Poi, eliminati anche i marchi più difficili da reperire, quelli che magari non sono distribuiti in Italia: certo, si possono comprare in Rete, ma magari hanno costi tale da non essere così invitanti per l’acquisto on-line. E, ancora, via gli orologi “a tempo”, quelli disponibili in vendite flash o prenotabili solo in un breve intervallo di giorni, ormai scaduti. Fatta l’opportuna scrematura, ecco il risultato: le Latest di oggi comprendono una decina di esemplari, che coprono un ampio range di prezzo e appartengono a numerose tipologie.

    Tranquillo, qualche chicca è rimasta, per accontentare chi ha comunque voglia di esclusività. Dai un’occhiata qui sotto e scoprirai cosa c’è di nuovo sul mercato. Prenditi qualche minuto per leggere i testi, non sono poi così lunghi. Se vuoi comunque saperne di più, puoi sempre andare sul sito ufficiale dell’orologio che ti interessa. Magari scrivici e facci sapere cosa ti è piaciuto di più. E soprattutto se hai intenzione di comprare qualcosa…

    Latest oltre 30mila euro

    H. MOSER & CIE Endeavour Flyback Chronograph Dual Time Date Come dice il nome: cronografo flyback, secondo fuso orario e datario, ben tre complicazioni racchiuse in un’estetica essenziale. Merito del nuovo movimento a carica manuale sviluppato da Agenhor, il calibro HMC 730. Il cronografo rinuncia ai soliti contatori per centralizzare le informazioni: la lancetta rossa misura i secondi crono, quella rodiata i minuti crono. A, centro, un disco con la freccia bianca riporta la funzione GMT. Altre caratteristiche: ruota a colonne a innesto orizzontale, doppio bariletto, 3 giorni di autonomia da monitorare con l’indicazione sul fondello. La cassa in acciaio misura 42 mm. 59mila franchi svizzeri (Iva esclusa).

    JAEGER-LECOULTRE Reverso Tribute Monoface “Or Déco Solo Tempo” Presentato lo scorso anno in versione XL, torna ora con una taglia ridotta – 24,4 x 40,1 mm -, praticamente perfetta su tutti i polsi. La cassa in oro rosa, il quadrante grené e il bracciale in maglia milanese lo rendono trasversale ai generi. Il movimento, meccanico a carica manuale, ne garantisce la sottigliezza: solo 7,56 mm di spessore. Il fondello si può personalizzare con un’incisione o una decorazione a smalto. 44.900 euro.

    VACHERON CONSTANTIN Historique Americain 1921
    Inedita versione di uno degli esemplari più rappresentativi della Maison ginevrina, per la tipica cassa coussin con la corona all’1.30 e il quadrante ruotato di 45 gradi. Rispetto alle referenze già in catalogo, le novità stanno nel materiale – l’oro rosa – e nelle indicazioni blu, che si stagliano sullo sfondo grené. Due i formati: 36,5 o 40 mm di lato. In entrambi i casi, il movimento meccanico a carica manuale è il Calibro 4400 AS, con 65 ore di aautonomia. Da 37.400 euro.

    Latest da 30mila a 10mila euro

    GRAND SEIKO Evolution 9 Spring Drive U.F.A. Ushio 300 Diver Il nome in giapponese significa marea e ben si presta per un subacqueo con il quadrante ispirato al mare per colori e pattern. Realizzato in titanio, con la cassa di 40,8 mm impermeabile fino a 30 atm, monta un nuovo Spring Drive: il calibro 9RB1, con 3 giorni di autonomia e uno scarto di +/- 20 secondi all’anno (l’acronimo sta per Ultra Fine Accuracy). Un risultato raggiunto grazie al fatto che il quarzo è stato “pre-invecchiato” per tre mesi per stabilizzarne la frequenza, e poi sigillato sottovuoto in una capsula protettiva, per eliminare gli effetti dell’umidità e dei cambi di temperatura. 12.500 euro

    GLASHÜTTE ORIGINAL Sixties Chronograph Annual Edition Un insolito colore viola, vibrante e psichedelico in omaggio agli anni ’60: ecco la caratteristica dell’edizione 2026 svelata dalla Manifattura tedesca. Per di più il quadrante è realizzato in modo particolare: il disco in bronzo è inciso con una goffratura e fresato con sottili scanalature parallele che evocano la texture dei vecchi dischi in vinile. Poi un trattamento galvanico lo riveste d’oro e quindi riceve una mano di una lacca viola traslucida, cotta in forno. La cassa in acciaio lucido misura 42 mm di diametro e ospita il Calibro 39-34, a carica automatica, costruito con tutti i sacri crismi dell’orologeria sassone. 10.100 euro.

    Latest a meno di 5mila euro

    ORIS Hölstein Edition 2026
    L’amata serie speciale, lanciata ogni anno il 1° giugno per festeggiare l’anniversario della fondazione del Marchio, questa volta si basa sul design del nuovo Artelier. Cassa di 39,5 mm in acciaio e quadrante grigio chiaro, si distingue per il contatore dei piccoli secondi, dalla finitura a specchio e con lancetta rossa, quasi a sottolineare l’importanza di ogni istante. Il movimento automatico è il Calibro 401, di manifattura, con 5 giorni di autonomia, proprietà antimagnetiche e una precisione superiore ai parametri del Cosc. Sul fondello la silhouette iridescente dell’Oris Bear spicca grazie a una lavorazione al laser brevettata insieme all’università ETH di Zurigo. In 250 esemplari, 3.800 euro.

    TAG HEUER Aquaracer Professional Solargraph
    Il brand lancia la nuova generazione di subacquei alimentati a energia luminosa, suddivisa in due linee. In acciaio, con cassa da 28 mm impermeabile fino a 10 atm, quadrante soleil blu o nero oppure madreperla bianca, con indici di diamanti. Oppure in acciaio con cassa da 40 mm impermeabile fino a 20 atm, quadrante blu, nero o verde; oppure in titanio grado 5, sempre impermeabile fino a 20 atm, con quadrante grigio. Due le versioni del movimento al quarzo: il calibro TH 50-00 o TH 51-00. Una carica completa garantisce un’autonomia fino a 10 mesi (oppure 8), la batteria è garantita 15 anni. Da 3.050 euro.

    FAVRE LEUBA Deep Raider Revival Orange
    L’estetica vintage prende ispirazione dagli anni ’60/’70, le prestazioni però sono contemporanee. La cassa in acciaio da 39 mm mantiene le proporzioni dell’originale del 1964, ma è impermeabile fino a 30 atm. La lunetta girevole unidirezionale ha l’inserto in zaffiro, gli accenti arancione del quadrante soleil richiamano la tradizione degli strumenti professionali, in cui il colore favorisce la visibilità sott’acqua. Monta un movimento automatico, calibro FLD01, con autonomia di 68 ore. Il bracciale in acciaio a cinque maglie si sostituisce facilmente con il cinturino in tessuto arancione, incluso nel packaging. 2.900 euro.

    Seiko Presage Classic Series “Craftsmanship”
    Il Marchio giapponese spegne 145 candeline. E festeggia l’anniversario con 6 serie limitate delle diverse collezioni in catalogo (Prospex, King Seiko Vanac, Astron…), colorate di dettagli in “Seiko Blue”. Tra tanti esemplari, abbiamo scelto questo perché amiamo la porcellana di Arita con cui è realizzato il quadrante. Quanto al resto, la cassa in acciaio misura 39,6 mm, mentre il movimento automatico è il Calibro 6R51 con 3 giorni di autonomia. Edizione limitata di 1500 esemplari, in vendita da luglio nelle boutique Seiko, 1.800 euro.

    BULOVA Super Seville Ladies
    L’estetica è quella degli anni Settanta, con la tipica forma a televisore. Rispetto alle referenze già in catalogo, però, la cassa è stata ristudiata nelle proporzioni per adattarsi ai polsi femminili: ora misura 25 x 29 mm (ed è sottile solo 7,6 mm). Realizzato in acciaio, anche bicolore o interamente color oro, ha la lunetta zigrinata, il bracciale integrato a tre file, dalle finiture lucido-satinate, e il quadrante in madreperla bianca oppure rossa (la nostra versione preferita). Il movimento è al quarzo. Da 399 euro.

  • Dubai Watch Week: 10 novità avvistate al salone degli Emirati

    Dubai Watch Week: 10 novità avvistate al salone degli Emirati

    Si è conclusa ieri la Dubai Watch Week, 7a edizione della fiera che ha trasformato la città degli Emirati in una meta imprescindibile per gli amanti dell’orologeria. Il salone, organizzato con cadenza biennale, quest’anno si è tenuto dal 19 al 23 novembre al Burj Park (Downtown Dubai). E ha visto la partecipazione di oltre 59mila persone e più di 90 marchi internazionali, con un aumento del 46% rispetto all’edizione precedente. Tra gli espositori si potevano incontrare marche indipendenti o che fanno capo a grandi gruppi, comunque celeberrime – da Rolex a Audemars Piguet, da Girard-Perregaux a Van Cleef & Arpels e fino a TAG Heuer, tanto per citarne alcune. Ma anche brand artigianali o di recente formazione – come Studio Underd0g, Ming, Biver, Norqain…

    La Dubai Watch Week: un po’ di storia

    Voluta da Ahmed Seddiqi & Sons nel 2015, in questo 2025 la Dubai Watch Week ha festeggiato dunque il 10° compleanno, insieme al 75° anniversario del retailer più potente degli Emirati. In origine un piccolo negozio nella Old Dubai, cresciuto a ritmo con la città, Seddiqi oggi è una holding nelle mani di un’unica famiglia, con 50 boutique e un centinaio di marchi in portafoglio. Gestita da membri della seconda/terza/ quarta generazione, nel tempo è riuscita non solo a espandersi commercialmente, ma anche a creare una vera e propria cultura dell’orologeria nei Paesi del Golfo. Proprio in quest’ottica va vista la Dubai Watch Week, nata come piattaforma no-profit dedicata all’orologeria e all’artigianato.

    Fin dagli esordi, infatti, i visitatori (all’epoca 2500 persone) potevano non solo accedere agli stand dei marchi partecipanti (solo 14), ma anche assistere a lectio magistralis per coltivare le proprie conoscenze. E ancora oggi, alla manifestazione appena conclusa, gli ospiti hanno potuto partecipare a masterclass, forum dedicati, tavole rotonde con i Ceo dei brand espositori. In particolare, nello spazio della Collectors Lounge, gli appassionati hanno potuto approfondire l’arte orologiera attraverso specifiche sessioni e mostre a tema. Anche questo modo di “coltivare il mercato” ha contribuito a rendere la Dubai Watch Week uno degli eventi più attesi nel calendario mondiale dell’orologeria, seguito tanto dagli addetti ai lavori quanto dai collezionisti.

    Estetica all’occidentale

    Ciò che quest’anno è risultato evidente, comunque, è l’evoluzione del gusto degli orologi esposti. Sarà perché Dubai è sempre più frequentata e abitata dagli Italiani e dagli europei in senso lato. O sarà la globalizzazione culturale, che attraverso internet e i media internazionali ha affermato l’adesione a stili e stilemi comuni, condivisi a tutte le latitudini. Sta di fatto che chi segue l’orologeria da decenni non può non aver notato l’impronta estetica tipicamente occidentale. Dimenticate gli stereotipi degli “orologi da sceicchi” dominati da bracciali d’oro giallo e diamanti, dimenticate le pacchianerie del passato (neppure tanto remoto). Le case di orologeria hanno proposto anche qui esemplari che colpiscono per la sobrietà, l’equilibrio formale, se non perfino l’eleganza.

    Ci sono, è vero, alcune personalizzazioni in chiave culturale: per esempio nell’uso della grafia araba per i numeri sul giro delle ore o come decorazione, creata da artisti calligrafi. Ma nella maggior parte dei casi si tratta di modelli che potrebbero tranquillamente essere venduti anche nei nostri negozi. L’unica differenza, a ben guardare, sta nel più diffuso utilizzo di materiali pregiati, come le pietre dure o l’oro rosa, che danno tocchi di maggiore preziosità. E alzano l’asticella sia del prezzo che del percepito (ovvero il senso della qualità e della ricercatezza). Due indici che ci fanno intendere quanto ci si trovi in un contesto di mercato più prospero rispetto a quello della Vecchia Europa.

    10 orologi esposti alla Dubai Watch Week 2025

    Quando abbiamo selezionato i 10 modelli presentati alla Dubai Watch Week da pubblicare in questa vetrina, abbiamo quindi privilegiato proprio quelli capaci di rivelare maggiormente l’uniformità – o se preferite l’omogeneizzazione, come dicono i sociologi – del gusto. Abbiamo volutamente tralasciato le complicazioni e gli exploit tecnici non perché non siano importanti, ma in quanto poco funzionali al nostro discorso. Ecco dunque le nostre scelte, come sempre in ordine di prezzo.

    Non per tutti

    LAURENT FERRIER Classic Origin Beige
    Nuova versione di un modello nato 5 anni fa, è improntato proprio sull’equilibrio più “classico”, lontano da mode e tendenze. La cassa (40 mm) in oro rosso 5N ricorda come di consueto un ciottolo levigato dall’acqua, priva com’è di asperità e angoli vivi. La calda tonalità del quadrante opalino è completata da una minuteria a chemin de fer marrone, con croce centrale, lancette Assegai in oro, indici stampati e il contatore dei piccoli secondi di grande formato. Il movimento, calibro LF116.01 a carica manuale, è dotato del celebre cricchetto a lunga lama per la ricarica, 80 ore di autonomia e superbe finiture. 43mila franchi svizzeri (tasse escluse).

    PARMIGIANI FLEURIER Tonda PF Minute Rattrapante Acciaio Artic Rose Lanciata nel 2023, la complicazione del minuto sdoppiante, inventato dalla Maison, si veste di una nuova tonalità. Il rosa pallido del quadrante si rifà alla tradizione del XVIII secolo, che lo voleva come colore tipicamente maschile, ma qui è ricco di riflessi cangianti grazie al guilloché grain d’orge. Quanto al resto, rimane immutato: la cassa (40 mm) in acciaio con bracciale integrato, la lunetta zigrinata in platino, le lancette scheletrate. Il movimento è il noto calibro PF052 di manifattura, a carica automatica, con micro-rotore decentrato in oro rosa e finiture d’alta gamma. 29.700 franchi svizzeri.

    CYRUS GENEVE Dominion Jawhar
    Il nome – che in arabo significa “essenza” – riflette la filosofia dell’orologio, sintesi di design contemporaneo, tradizionale savoir-faire e identità culturale araba. Nella cassa (42 mm) in titanio grado 5 monta il calibro automatico CYR708, di manifattura, con platina in oro rosso 5N, ponte superiore color antracite a forma di palma e 55 ore di autonomia. Il quadrante interamente scheletrato riporta le cifre in arabo su un disco in vetro zaffiro, l’indicazione del secondo fuso orario con lancetta ad andamento retrogrado (sempre con le cifre in arabo) e i piccoli secondi a forma di logo. Edizione limitata di 28 esemplari, 24.800 franchi svizzeri (tasse escluse).

    BVLGARI Mattar bin Lahej x Octo Finissimo
    Pittore, scultore, fotografo, calligrafo, l’artista emiratino – che ha realizzato la facciata del Museo del Futuro di Dubai – reinterpreta il best-seller della Maison romana. Il risultato è un orologio in titanio sabbiato con la cassa (40 mm), il quadrante e il bracciale incisi al laser. Il movimento di manifattura, come di consueto, è il calibro BVL 138, a carica automatica e ultrapiatto (2,23 mm di spessore), con micro-rotore decentrato in platino e 60 ore di autonomia. Edizione limitata di 70 esemplari. 23mila euro.

    RESSENCE Type 1 Round Rose Gold
    Versione essenziale e “pura” (perché di forma rotonda) dell’omonima collezione, è impreziosito dal trattamento in oro rosa 4N del quadrante convesso, dalla finitura soleil. Come di consueto, i tre dischi a filo rotanti riportano ore, secondi e giorno della settimana, con indicazioni incise e luminescenti, ma dalla lavorazione guilloché, che enfatizza l’aspetto caldo e “organico”. Ormai celebre il movimento, calibro ETA 2892 a carica automatica, reso unico dal modulo ROCS 1.3 (Ressence Orbital Convex System). 18.150 franchi svizzeri (tasse escluse).

    A meno di 6mila euro

    PERRELET x DIAA ALLAM
    In occasione della Dubai Watch Week, la storica Maison collabora con uno degli artisti più quotati degli Emirati, noto per le mega-installazioni (calligraffiti, li chiamano gli addetti ai lavori) di grande impatto sul paesaggio urbano. In questo caso ha realizzato un’opera ad hoc, ben visibile durante la rotazione della turbina: di dimensioni contenute, è ispirata al vimini, ricreato con scritte e colori che creano particolari rilievi e profondità. La cassa (41 mm) in titanio grado 2 Dlc nero ospita un movimento automatico di manifattura, il calibro P-331-MH, certificato Chronofiable® e Cosc. L’orologio, ora in pre-ordine, sarà in consegna ad aprile 2026. 5.180 franchi svizzeri.

    FREDERIQUE CONSTANT Highlife Chronograph Automatic
    Bamford Special
    Segna l’esordio della collaborazione del brand elvetico con il laboratorio londinese. Come spiega George Bamford, non si tratta di un semplice restyling, ma di una vera “riprogrammazione” dello storico modello, che si affranca dalla tradizione per acquisire un’estetica all black con flash cromatici. La cassa (41 mm) è in titanio grado 2 con motivo cristallizzato ottenuto tramite trattamento termico e rivestimento Dlc nero. Il movimento è il calibro FC-391 realizzato da La Joux-Perret, con 68 ore di autonomia. Edizione limitata di 100 esemplari, 4.445 euro.

    TUDOR Ranger
    Referenza inedita della collezione lanciata tre anni fa, progettata per resistere a tutto (o quasi), si distingue per il formato della cassa (39 o 36 mm di diametro) e per il colore del quadrante (Dune White). Realizzato in acciaio satinato per evitare fastidiosi riflessi, monta un movimento automatico, di manifattura. Anzi due, a seconda del diametro: il calibro MT5400 o il calibro MT5402, entrambi con spirale in silicio, autonomia di 70 ore e certificato ufficiale di cronometro emesso dal Cosc. 3.160 euro.

    ORIS ProPilot Desert Edition
    Ispirato ai paesaggi delle dune a perdita d’occhio, come dichiara la Maison, presenta la cassa (41 mm) ridisegnata, con linee più nette e marcate. Ultraleggera, è realizzata in fibra di carbonio con una tecnica di manifattura additiva e stampaggio, perfezionata negli anni dagli ingegneri Oris. Lunetta, corona e fondello sono invece in acciaio Pvd grigio, mentre il quadrante sand beige riprende il colore e la texture della sabbia nella finitura grené. Il movimento automatico è il calibro Oris 733 (base Sellita SW200-1 con rotore personalizzato). In vendita da gennaio 2026, 2.850 euro.

    FAVRE LEUBA Deep Raider Renaissance Malachite
    L’estetica deriva dal Deep Blue del 1964, reinterpretata con successo lo scorso anno. Ma per la prima volta (nella storia non solo della collezione, ma dell’intero brand) il quadrante è in pietra dura: in questo caso malachite, ma esiste anche in meteorite. La vocazione subacquea comunque resta immutata: la cassa (40 mm) in acciaio è sempre impermeabile fino a 30 atm e ha la ghiera unidirezionale girevole in ceramica. Anche il movimento automatico rimane il calibro FLD02 (base La Joux-Perret G100), con 68 ore di autonomia. Con bracciale in acciaio costa 2.800 franchi svizzeri.

  • Latest: 10 novità presentate ai Geneva Watch Days – 04/09/2025

    Latest: 10 novità presentate ai Geneva Watch Days – 04/09/2025

    Puntata speciale delle Latest, dedicata alle prime novità comunicate dalle case di orologeria, fra quelle esposte in questi giorni a Ginevra

    Al via oggi i Geneva Watch Days, il “salone diffuso” attesissimo da molti appassionati. Nato nel 2020 per mantenere viva l’orologeria in un periodo “buio” in cui le grandi fiere erano state cancellate (causa Covid, ovviamente), negli anni è notevolmente cresciuto per numero di “espositori” e afflusso di pubblico (fino a raggiungere i 14mila visitatori dell’anno scorso). Questa sesta edizione, che animerà la città sul Lemano fino al 7 settembre, riunisce infatti 66 brand (contro i 17 degli esordi), di tutti i segmenti di mercato. Fra i partecipanti si incontrano marchi indipendenti e che fanno capo ai grandi gruppi, marchi industriali e artigianali, marchi famosi e sconosciuti ai più.

    Soprattutto, i Geneva Watch Days sono diventati l’appuntamento autunnale che fa da contraltare a Watches and Wonders, l’evento primaverile per eccellenza. Insieme, queste due manifestazioni concorrono a rendere Ginevra l’indiscussa e riconosciuta capitale dell’industria delle lancette. Tant’è che i Geneva Watch Days ormai rappresentano un momento di lancio importante sia per gli orologi “in pronta consegna”, sia per quei pezzi che arriveranno sul mercato nell’ultimo trimestre. Nelle Latest di oggi trovate quindi una nostra prima selezione di novità, di tutti i generi e di tutte le fasce di prezzo.

    Un elenco di 10 esemplari che non ha alcuna ambizione di essere esaustivo, non intende riunire i modelli più rappresentativi né pretende di identificare nuove tendenze. Le Latest di oggi vogliono semplicemente darvi l’idea di quanto è esposto ai Geneva Watch Days, proporvi qualche assaggio, restituirvi qualche suggestione. Poi, al termine di questi quattro giorni di incontri, visite private e sessioni di touch & try, la prossima settimana, riprenderemo i fili del discorso. Partecipiamo ai Geneva Watch Days con il nostro inviato, Sergio Galanti. Che ci racconterà quale atmosfera si respirava in riva al lago, quello che lo ha colpito particolarmente, cosa che gli è piaciuto di più. Restate sintonizzati…

    Latest… in ordine alfabetico

    BVLGARI Bronzo Chronograph e Bronzo Gmt
    In pratica un Aluminum, ma in bronzo. Anzi due: un Cronografo e un Gmt. In entrambi la cassa resta quella di sempre: rispettivamente di 41 e 40 mm di diametro, impermeabile fino a 10 atm, con la consueta lunetta personalizzata dal doppio logo. Mentre il movimento automatico nel primo caso è il calibro B381 (base Sellita e modulo Dubois-Depraz), nel secondo il calibro B192 (in-house). Certo fa una certa impressione non vedere il solito contrasto fra il metallo algido e il caucciù, ma ci faremo l’abitudine. A quando la versione “solo tempo”?

    CZAPEK & CIE Antartique Rattrapante “R.U.R.”
    L’acronimo nel nome sta per Rossum’s Universal Robots, il dramma scritto dell’intellettuale ceco Karel Čapek nel 1920 che ha ispirato questa revisione del modellodel 2021. Il nuovo cronografo sdoppiante è infatti decorato dalla testa di un robot (minuziosamente incisa al laser e con gli occhi che cambiano colore), parte integrante della meccanica sfoggiata lato quadrante. Interamente realizzato in acciaio, l’orologio ha la cassa di 42,5 mm e il movimento automatico, calibro SXH6 (sviluppato in esclusiva), con autonomia di 60 e doppia ruota a colonne. Edizione limitata di 77 esemplari.

    FAVRE LEUBA Chief Skeleton
    In assoluto, il primo orologio scheletrato nei 288 anni di storia del marchio. La cassa è quella tipica della collezione: a cuscino, misura 40 mm di diametro ed è relizzata in acciaio, anche Adlc antracite. Il movimento di manifattura è stato progettato in collaborazione con AMT e studiato proprio per offrire un’architettura “aperta”, dalla massima trasparenza. Due le versioni, entrambe a carica automatica: calibro FLS01 con finitura color oro, e FLS02 con finitura antracite. Ciascuna è sviluppata in diverse referenze, sette in tutto. A partire da 4.000 euro.

    FREDERIQUE CONSTANT Classics Première
    La Marca ginevrina arricchisce la celebre collezione di due inedite variazioni sul tema, fra loro distinte per il colore del quadrante: salmone o “blu nuvola”. Ambedue con cassa di 38,5 dall’impronta gender-free, interpretano un gusto molto più attuale rispetto alle referenze già in catalogo: forse per il quadrante con i numeri arabi, forse per il bracciale in acciaio a cinque file, tipo Jubilée. Riguardo alla meccanica, monta un movimento automatico basato sul calibro G100 di La Joux-Perret, con autonomia di 68 ore. 2.095 euro.

    FURLAN MARRI Disco Onyx Diamonds
    Presentato in anteprima a Ginevra la scorsa primavera, ora è fisicamente pronto. In tutta la sua essenzialità, valorizzata dai materiali preziosi. La cassa di 38 mm in acciaio, con lunetta a gradini, corona integrata e minuscole anse nascoste, ora accoglie un quadrante in onice con indici incastonati di diamanti (sintetici), taglio baguette. Il movimento è sempre il calibro Eta/Peseux 7001, a carica manuale, rieborato “in casa” e accuratamente rifinito a mano. Il bracciale in acciaio, dalla texture intrecciata, sembra planato dagli anni ’70. Per il 2025 la produzione è limitata a 100 esemplari. 3.500 franchi svizzeri.

    GERALD CHARLES Masterlink Gem-Set
    L’idea è quella di perseguire la visione di “creatività artistica, maestria tecnica” affermata da Gérald Charles Genta. Per questo il Marchio che porta il suo nome ha si è fatto ispirare dal Sarawak, un pezzo unico creato dal Maestro nel 2007. E ha creato questo esemplare-gioiello con la lunetta tempestata di baguette di zaffiri blu, zaffiri rossi o tzavoriti (tagliati su misura) e indici coordinati. Realizzato in acciaio, ha la cassa di 38 mm dal design esclusivo e il bracciale integrato realizzato in-house. Il movimento automatico, ultrapiatto, è il calibro 1.0 con microrotore decentrato. In 10 esemplari per tipo di gemma.

    LEROY Osmior Bal du Temps
    Dopo anni di assenza, riappare sul mercato un nome altisonante, di quelli che hanno fatto la storia dell’orologeria. E torna con questa grande complicazione in cui sono riuniti ripetizione minuti e tourbillon, in omaggio alla tradizione orologiera di cui il Marchio è stato protagonista. Monta però un movimento di nuova concezione: il calibro L610SQ, a carica manuale e con autonomia di 90 ore. La cassa a tamburo, di 43 mm di diametro, è disponibile in tre versioni: titanio grado 5 con giro delle ore rodiato soleil, oro rosa con giro delle ore antracite soleil, oppure platino con giro delle ore Adl blu soleil. Di altissimo livello le finiture.

    ORIS x BWD ProPilot Altimeter “Mission Control”
    Realizzato in collaborazione con Bamford Watch Department, un Pro-Pilot Altimeter come non s’è mai visto. La cassa di 47 mm è leggerissima ma super-resistente, perché realizzata in un composito di fibra di carbonio, con lunetta e fondello in titanio Pvd grigio. Il display assume vivacissimi accenti cromatici – giallo, lime e rosso – a sottolineare le funzioni. In primis l’altimetro sul réhaut, che misura la pressione dell’aria e l’altitudine fino a 19.700 piedi, da impostare con la corona al 4. Il movimento automatico è il calibro Oris 793, con 56 ore di autonomia. Edizione limitata di 250 esemplari, 6.500 euro.

    PERRELET Joséphine
    La storica Maison si serve dell’esclusiva tecnologia del Doppio Rotore per rendere omaggio a due grandi donne del passato: Joséphine de Beauharnais, la moglie di Napoleone Bonaparte, e Cleopatra, la regina dell’Antico Egitto. Qui la tecnologia brevettata assume quindi la forma di una pioggia di diamanti simili a fuochi d’artificio o di un ventaglio con inserti in madreperla e diamanti, ma mantiene inalterata la funzionalità e concorre alla ricarica. Le tante referenze in titanio, con la cassa di 36,5 mm di diametro e il movimento di manifattura, si distinguono per il colore dei quadrante e per la lunetta, liscia o incastonata di diamanti. Da 6.000 euro.

    ULYSSE NARDIN Freak [X Crystalium]
    Uno degli orologi più innovativi di sempre tiene fede al proprio buon nome. E torna in versione X con un inedito quadrante in Crystalium, un materiale a base di rutenio che viene sottoposto a un processo lento e controllato di cristallizzazione per deposizione di vapore. Il risultato è una struttura di cristalli naturali simili a frattali, sempre diversa, che qui è trattata con un Pvd oro rosa. La cassa è in titanio Dlc nero, il movimento automatico è il calibro UN-230 di manifattura. Edizione limitata di 50 esemplari. L’orologio è interessante e meriterebbe un approfondimento: intanto potete leggere qui…

    p.s. Contrariamente a quanto facciamo di solito, in queste Latest abbiamo inserito solo alcuni prezzi, i più accessibili. Sarà nostra premura completare le informazioni con quelli mancanti, non appena saranno comunicati dalle case.

  • Il calibro GP-350: il quarzo di Girard-Perregaux detta legge

    Il calibro GP-350: il quarzo di Girard-Perregaux detta legge

    Come ho già scritto altrove, si racconta che l’orologio al quarzo sia stato inventato otto volte in tre diversi continenti. Una di queste volte sicuramente è dovuta a Girard-Perregaux: e la cosa curiosa è che alla Casa di La Chaux-de-Fonds sono stati sufficienti 5 anni e 5 persone per arrivare a confezionarlo in forma definitiva. Si chiamerà calibro GP-350 e racchiuderà tutti i componenti tipici di un quarzo come lo intendiamo ai nostri giorni. Ma partiamo dall’inizio.

    L’idea di Virchaux

    A metà degli anni Sessanta del secolo scorso, l’Amministratore delegato di Girard-Perregaux è Charles-Edouard Virchaux, uno dei generi di Otto Graef, che aveva comprato l’azienda nel 1928 dagli eredi dei fondatori. In quel decennio, lo abbiamo visto in altre occasioni, più o meno tutte le marche elvetiche sono impegnate a fondo nell’orologeria elettrica. Era attivo già da qualche anno il CEH, il consorzio che avrebbe realizzato il calibro Beta 21, il cui lavoro era però avvolto nel segreto più totale – neppure i soci sapevano cosa stavano facendo gli ingegneri.

    Virchaux intuisce che i progettisti del CEH stanno lavorando a un calibro al quarzo. Crede però che lo si possa realizzare anche senza andarsi a impegolare nel consorzio, in quel periodo simile a un buco nero capace solo di inghiottire quattrini senza produrre niente di concreto. Virchaux infatti è convinto di poter raggiungere lo stesso risultato con una spesa minima, realizzandolo in casa. E nell’intento coinvolge altre due manifatture che erano rimaste fuori dal consorzio: Jaeger-LeCoultre e Favre-Leuba. Il tempo gli darà ragione.

    I primi tentativi di Vuffray

    Virchaux si dà da fare. E nel settembre 1966 assume Georges Vuffray, all’epoca un giovane ingegnere elettrico di 26 anni alla ricerca del primo impiego. Gli mette a disposizione una piccola équipe e un discreto laboratorio elettronico, impiantato negli anni precedenti dal “collega” Jean-Pierre Jeanneret. Vuffray, del tutto digiuno di orologeria, ci si mette di buzzo buono, del tutto privo di preconcetti ma armato dell’energia e dell’entusiasmo dell’età. Anni dopo racconterà che non avrebbe mai accettato un simile compito se solo avesse saputo che sarebbe stato così “orrendamente difficile”.

    Vuffray segue un programma concordato con l’azienda in tre fasi essenziali. 1) Realizzare un orologio madre al quarzo. 2) Realizzare una pendulette al quarzo. 3) Realizzare un orologio da polso al quarzo. In pratica comincia con la messa a punto di un esemplare sovradimensionato, utilizzando un risonatore di quarzo destinato all’orologeria industriale. Poi, una volta capito come funziona, si applica alla miniaturizzazione. A questo punto, anche a lui si ripropongono gli stessi problemi che affliggevano gli altri sette inventori di orologi elettronici: dimensioni e consumi di motori e chip, delicatezza e forma del taglio delle pietre di quarzo.

    Soprattutto la questione dei consumi era quella su cui i progettisti del CEH si stavano arrovellando il cervello, convinti da Max Hetzel, l’inventore del diapason, che nessun motore passo-passo avrebbe mai avuto consumi nell’ordine dei microwatt. Tant’è che nel Beta 21 installano un risonatore concettualmente simile a un diapason. Per poter avere dei motori con consumi altrettanto bassi si dovrà attendere le decisive innovazioni di Seiko.

    Vuffray intanto va avanti per la propria strada. Sviluppa e brevetta un motore passo passo con bobina fissa cilindrica e rotore magnetico, di dimensioni contenute: 6 mm di diametro per 5 di altezza. Non ancora misure ideali, ma ci siamo quasi. Con questi componenti, Girard-Perregaux realizza i prototipi Elcron I e II, alimentati da 2 batterie, con una frequenza di 8.192 Hz e uno scarto di soli 0,02 secondi al giorno.

    Il viaggio Oltreoceano

    E siamo nel 1970. In aprile, alla Fiera di Basilea, il CEH lancia il Beta 21. Pur di non presentarsi proprio a mani vuote, Girard-Perregaux porta una fotografia (manipolata) di un calibro Elcron (non funzionante). Vuffray e il suo team si rendono conto di essere finiti in un cul-de-sac perché non riescono a miniaturizzare a sufficienza i componenti. Fino ad allora avevano avuto fornitori francesi, ma in quegli anni lo Stato transalpino aveva deciso che l’orologeria era un settore strategico. Era intervenuto in modo massiccio con molti mezzi finanziari alle imprese, ma aveva chiesto in cambio di non condividere tecnologia con gli svizzeri.

    Come altri prima di lui, anche Vuffray è quindi costretto a volare negli States per l’ormai consueto Grand Tour fra i produttori di componenti elettronici. Visita una ventina di società e alla fine trova Motorola, alla quale non par vero di trovare uno sbocco commerciale in Svizzera. La Marca dell’omonima autoradio sviluppa in men che non si dica il chip in cui riesce a infilare l’oscillatore, il divisore a 15 passi e il controllo del motore.

    La tappa succesiva, in Pennsylvania, procura a Vuffray un accordo con Reeves-Hoffman per la fornitura dei cristalli di quarzo. I componenti meccanici invece sono prodotti da Jaeger-LeCoultre almeno fino al 1978. Da quella data in poi sarà la stessa Girard-Perregaux a realizzarli in casa.

    Il calibro GP-350

    Dopo lo shopping americano, finalmente il lavoro riparte. L’anno seguente la Manifattura ha pronta una seconda generazione di orologi al quarzo, in cui il cui quarzo oscilla per la prima volta a 32.768 Hz. Frequenza che sarà poi assunta universalmente come standard universale. Alla fiera di Basilea del 1972 quindi c’è il lancio ufficiale del calibro GP-350. A pensarci col senno di poi, stupisce il fatto che il progetto, partito da zero con a capo una persona senza esperienza pregressa, presenti tutti i componenti tipici di un orologio al quarzo di oggi.

    Ne troviamo la descizione in un comunicato stampa di Girard-Perregaux di parecchi anni fa: «Il calibro GP-350 è dotato di un circuito integrato prodotto da Motorola che riunisce l’equivalente di 300 transistor in un’area di soli 5 mm quadrati. Il consumo è ridotto a 4 micro-ampere e consente una sufficiente autonomia delle batterie. La differenza di marcia è di un solo minuto l’anno. Per testare questo sviluppo all’avanguardia, Girard-Perregaux lo sottopone all’Osservatorio di Neuchâtel. Per la prima volta, degli orologi da polso al quarzo superano con successo i test statici e dinamici (urti, magnetismo, temperature differenti, ndr). Dopo 38 giorni di prove, nel 1971-1972, gli orologi al quarzo Girard-Perregaux sono certificati dall’Osservatorio di Neuchâtel, dimostrando la loro eccezionale precisione e affidabilità».

    Gli sviluppi successivi

    Le revisioni successive, ossia i calibri GP-351, 352, 353 e 354, saranno solo affinamenti. I tecnici lavoreranno infatti sulla diminuzione sia dei consumi, grazie a versioni migliorate del chip Motorola e del motore, sia delle dimensioni, grazie a pile più piccole. Intanto provvedono anche al montaggio in orizzontale dell’ingombrante tubo del quarzo, che ancora non era di tipo fotolitografico, successivamente sostituito da quarzi Ndk di produzione giapponese.

    La capacità della Manifattura di industrializzare il calibro-350 a un prezzo competitivo porta gli orologi al quarzo Girard-Perregaux a conoscere un grande successo commerciale. In particolare negli Stati Uniti, dove la presentazione al congresso del 24 Carat Club nel gennaio del 1972 riunisce l’élite degli orologiai americani a New York che lo approvano senza riserve.

    Così, oltre che nei Girard-Perregaux Quartz, il calibro GP-350 è montato all’interno di altri esemplari: i Master Quartz di Jaeger-LeCoultre, i Quartz 32768 Hz di Favre-Leuba così come i Chronomat Quartz di Breitling. Il costo finale è di notevolmente più basso di quello del Beta 21, per via della costruzione senza rubini e della presenza di alcune ruote in teflon, che lo rendono molto robusto sebbene non bellissimo a vedersi. Un GP-352 in acciaio arrivava nei negozi a 480 franchi, contro gli 8.500 di un IWC Beta 21 in oro e i 45.000 di quello in platino.

    Alla fine Girard-Perregaux produrrà più di 20.000 esemplari del calibro GP-350, per il proprio catalogo e per altre marche. Oggi non è relativamente facile trovarne esemplari funzionanti. Le origini principali dei guasti riguardano il modulo elettronico, montato su un foglio di Pvc, e la rottura del cristallo di quarzo. Qualche anno più tardi, nel 1975, la Manifattura poi deciderà di dedicare ai progressi nel settore del quarzo una nuova creazione: il Laureato. Ma questa è un’altra storia.

  • Best of GWD: i 10 orologi che ci sono piaciuti di più

    Best of GWD: i 10 orologi che ci sono piaciuti di più

    Terminati i Geneva Watch Days 2024, è il momento dei bilanci. No, niente numeri sull’affluenza o sul giro d’affari: noi preferiamo andare “al sodo” e parlare di orologi. Non di tutti, ovvio, ma solo di quelli che ci hanno colpito in modo particolare, dieci esemplari – ma anche qualcuno in più – che ci sono arrivati dritti cuore (svincolati da qualsiasi logica inserzionistica o favoritismo clientelare). Concordati con il nostro inviato, Sergio Galanti, ecco allora i nostri Best of GWD. Scelte discutibili, certo, perché personali e soggettive. Ma sempre e solo dettate dalla passione…

    I Geneva Watch Days (GWD) di quest’anno si sono conclusi con un successo significativo, rafforzando lo status di evento di punta dell’industria orologiera di lusso, a fianco del salone di Watches & Wonders. Vi hanno partecipato oltre 50 marchi prestigiosi, tra cui nomi affermati e artigiani indipendenti altrettanto celebri.

    Il formato decentralizzato dell’evento, con i brand che hanno esposto le loro novità in varie sedi in giro per la città – dalle suite in hotel alle boutique monomarca fino ai pop-up store -, ha creato un’atmosfera rilassata ma esclusiva, apprezzata tanto dagli addetti ai lavori quanto dagli appassionati. Unica nota negativa: il caldo. Che ha imperversato durante l’evento – 30°! – e ha reso a volte faticosi gli spostamenti tra le varie sedi. Ma, si sa, gli amanti degli orologi hanno resistenza, oltre che passione…

    I GWD hanno confermato alcune delle tendenze già avvistate lo scorso aprile a Watches & Wonders: come l’uso di colori vivaci per i quadranti o le dimensioni più compatte della cassa (attorno ai 39 mm). Sono rimasto a Ginevra per tutta la durata della manifestazione e devo dire di aver visto tanti pezzi di alto livello artistico, tecnico… e di bella orologeria. La scelta è stata dura, ma qui di seguito vi presento una selezione delle novità che mi sono piaciute di più. Un elenco di quello che per me e per la redazione è il Best of GWD, rigorosamente organizzato in ordine alfabetico. Per non far torto a nessuno.

    Armin Strom: risonanza in miniatura

    Apro questa rassegna di Best of GWD con il nuovo Dual Time GMT Resonance First Edition che celebra il 15° anniversario di Armin Strom. Una reinterpretazione del Dual Time Resonance Masterpiece 1 lanciato nel 2018 – che proponeva una tecnologia di risonanza esclusiva insieme alla funzionalità di doppio fuso orario –, con il quale il Marchio mostrò il proprio approccio innovativo all’orologeria. Ma la First Edition è un orologio ripensato e sviluppato ex novo.

    Claude Greisler, co-fondatore e maestro orologiaio, l’ha definito «un movimento completamente nuovo, con nuovi bariletti, nuovi treni di ingranaggi, nuovi scappamenti, e la molla del meccanismo di risonanza posizionata ora a ore 12». Rispetto all’originale Masterpiece 1, il Dual Time GMT Resonance First Edition è un exploit di miniaturizzazione, in quanto i numerosi componenti di questa super-complicazione sono ora racchiusi in una cassa di 39 mm di diametro e con uno spessore di soli 9,05 mm.

    Tenendo in mano l’orologio, e osservando il quadrante e il movimento, ho apprezzato la maestria nel far apparire semplice qualcosa di così complesso e il livello di maestria delle finiture a mano. «Qualcosa per cui Armin Strom è ben noto», ha ricordato Greisler durante il nostro incontro. Ho avuto modo di provare (e contemplare) per qualche minuto l’orologio, e non ho potuto fare a meno di immaginare la pazienza, la diligenza, la disciplina e la competenza che gli orologiai di Armin Strom devono possedere per creare un capolavoro del genere. Con la First Edition si smette di pensare alla micromeccanica orologiera come a un concetto astratto.

    Czapek & Cie: avventurina protagonista

    Czapek & Cie ha presentato l’evoluzione della linea Antarctique con due nuovi esemplari in edizione limitata: i modelli Antarctique Polar Sky e Antarctique S Polar Sky, caratterizzati da splendidi quadranti in vetro avventurina. Disponibile con un formato di 40,5 o 38,5 mm, il vetro d’avventurina (ri)assume da solo la bellezza del quadrante. Per chi desidera un tocco più prezioso, comunque, l’Antarctique Flying Diamonds e l’Antarctique S Flying Diamonds hanno gli indici incastonati di diamanti dal taglio esclusivo, e diamanti opzionali anche sulla cassa e bracciale.

    L’Antarctique Polar Sky è una bella presenza al polso. “Si sente” piacevolmente ma risulta molto confortevole grazie al bracciale integrato e rastremato: dal design esclusivo, ha un’esecuzione curatissima, con quell’alternanza di superfici lucide delle maglie centrali a C e satinate tutt’attorno. Il quadrante in avventurina poi rende l’orologio in qualche modo più “magico” del solito e ne accentua l’aspetto elegante, già di per sé sport-chic. Non mi stupisce che sia andato esaurito durante la manifestazione: evidentemente è rientrato nei Best of GWD di varie persone…

    De Bethune: meteorite e micromeccanica

    Andiamo avanti e continuiamo con De Bethune. Che ha proposto due nuove varianti del modello DB28: il DB28xs Steel Wheels e il DB28xs Aérolite. Entrambe con proporzioni contemporanee: la cassa misura circa 39 mm per uno spessore non superiore agli 8 mm. Il DB28xs Aérolite, in particolare, merita un plauso per il quadrante dal motivo guilloché casuale ma armoniosamente contrastato dalle linee geometriche del meteorite Muonionalusta. Il DB28xs Steel Wheels è una meraviglia perché dimostra le capacità di De Bethune nella micromeccanica orologiera, dato che miniaturizza il più grande DB28 Steel Wheels originale, lanciato nel 2018.

    I dettagli qualificanti di questi orologi sono numerosi e scoprirli è stato emozionante: ciascuno conduce a un altro e tutti sono organizzati con coerenza per fornire informazioni in modo semplice e suscitare sensazioni di stupore (non esagero). Avrei voluto più tempo dei 30 minuti a mia disposizione… Ho ammirato le finiture delle superfici metalliche del quadrante dello Steel Wheels e del movimento dell’Aérolite, simili in entrambi i casi. Piacevolissimi i riflessi quando si inclinano gli orologi in diverse angolazioni. Li ho provati tutt’e due e sono rimasto particolarmente colpito da come si adattano comodamente al mio polso, grazie al profilo sottile ed ergonomico.

    Doxa: un anno in verde

    Per passare a un altro marchio nel nostro tour fra i Best of GWD, Doxa ha introdotto in catalogo un nuovo SUB 300T Professional Aristera con una configurazione “lefty”, cioè con la corona posizionata sul lato sinistro della cassa. I codici tecnici ed estetici sono quelli classici della Casa, con un’eccellente leggibilità sott’acqua, profondità e resistenza all’acqua: un subacqueo ben disegnato insomma.

    Tuttavia, nel mio Best of GWD preferisco dare spazio al nuovo SUB 300 Carbon “Sea Emerald”, che sfoggia un bellissimo (a mio parere) quadrante verde smeraldo con motivi a raggi di sole. Si tratta di un orologio che prosegue l’introduzione di questo colore in diverse collezioni Doxa, iniziata all’inizio dell’anno. La cassa in carbonio, il quadrante verde intenso e il cinturino in caucciù nero gli conferiscono una potente combinazione di colori.

    Sono stato felice di vedere questo SUB 300 con la cassa di 39 mm, che si adatta perfettamente al mio polso. Una volta indossato, regala al polso sensazioni piacevoli. Questo è forse il subacqueo meno appariscente della Marca, più adatto a un desk diver come me, ed è indubbiamente un orologio che si può indossare in tante occasioni.

    Favre Leuba: reloaded

    Favre Leuba è tornato (anche se non se n’era mai andato). Ricordo che è stato fondato nel 1737 ed è il secondo marchio elvetico più antico, dopo Blancpain. Durante i GWD, ho incontrato il Presidente Patrik Hoffmann, che mi ha illustrato il rilancio del Brand e il suo ambizioso piano di introdurre 22 nuove referenze e diverse migliaia di orologi all’anno nel prossimo futuro. Hoffmann mi ha anche mostrato la sua collezione di Favre Leuba del secolo scorso, creati in co-branding con case blasonate come Rolex e Jaeger-LeCoultre, a dimostrazione dell’importanza rivestita da Favre Leuba all’inizio del XX secolo, quando era ancora indipendente.

    Quindi ho avuto la possibilità di provare i prototipi di due novità: il Chief Chronograph e il Deep Blue Revival. Entrambi hanno un ottimo rapporto qualità/prezzo, che per tutte le collezioni sarà compreso tra 2.250 e 4.375 franchi svizzeri. Dato che ho un debole per il vintage e le re-interpretazioni d’epoca, sono rimasto particolarmente colpito dalla bellezza del Revival Deep Blue e dalla sua presenza al polso: questa versione mantiene l’80% del design originale del Diver datato 1964.

    H. Moser & Cie × Studio Underd0g: passione comune

    Il frutto della passione è stato il motivo ispiratore (fisico e metaforico) di H. Moser & Cie. e Studio Underd0g, alla loro prima collaborazione. Ciascuno ha declinato con questa “chiave” il proprio esemplare più rappresentativo: uno l’Endeavour Calendario Perpetuo, l’altro il Cronografo Monopulsante. Entrambi con risultati eccezionali.

    L’Endeavour Calendario Perpetuo Passion Fruit di Moser presenta un doppio quadrante: quello inferiore laccato viola a raggiera abbinato a quello superiore in smalto “Maracuja” Grand Feu. Il classico minimalismo di Moser è evidente, ma l’inedita soluzione cromatica sdrammatizza ancora di più il mostro sacro delle complicazioni. D’altro canto, lo 03Series Passi0n Fruit Studio Underd0g ha un quadrante multistrato Coarse Dégradé Amber e Royal Purple. E per la prima volta, è alimentato da un movimento cronografico svizzero – una novità assoluta nella linea di questo Marchio, che di solido utilizza meccaniche orientali.

    Una curiosità, o meglio una constatazione. Gli orologi non sono venduti singolarmente, ma solo in coppia: in un cofanetto realizzato in 100 pezzi, dedicati ad altrettanti collezionisti. Il prezzo si aggira sui 60mila franchi e il 90% rappresenta il valore dell’esemplare di H. Moser. Per quanto mi riguarda ho trovato l’operazione ben riuscita. Non ho potuto fare a meno di notare le finiture eccellenti e ho capito che si è trattato di un gioco divertente sì, ma molto, molto serio…

    HYT: il fascino della tecnologia

    HYT ha presentato la Serie T1 Millésime Edition in tre nuovi colori: cioccolato (titanio 5N Gold), viola e verde (entrambi in titanio). Si tratta di una serie limitata nel tempo e non nella quantità: gli orologi saranno disponibili da questo mese, ma solo fino a Watches and Wonders Geneva 2025. Con un diametro di 45 mm e un design che privilegia l’ergonomia, la nuova Serie T1 Millésime Edition offre uno stile distintivo e contemporaneo.

    Al polso, il nuovo orologio ha carattere ed è gradevole da indossare: l’ho sentito compatto e con una cassa ben rifinita. Il meccanismo fluidico di indicazione dell’ora – il tubo con il liquido rosso che indica le ore e i minuti – è perfettamente integrato nel quadrante. Girando l’orologio sul fondello, si vede la tecnologia HYT, con i due soffietti al centro della scena. Ruotando la corona per cambiare l’ora, si può osservare in tempo reale il liquido rosso che avanza o si ritira nel tubo. Ed è un vero spettacolo.

    Laurent Ferrier: tempo ed eleganza

    Laurent Ferrier ha lanciato il nuovo Classic Auto Sandstone in un’edizione limitata di 20 esemplari numerati. Si riconoscono immediatamente i codici estetici della Maison: come l’iconica cassa a forma di ciottolo, dal design discreto ed elegante, o il movimento automatico di manifattura, dotato di micro-rotore decentrato.

    Durante la mia visita allo showroom, allestito all’interno dell’Hôtel Beau Rivage, il Maestro orologiaio in persona mi ha spiegato il nuovo modello. E mi ha portato alla finestra per mostrarmi la danza della luce creata dai riflessi del quadrante rosato, satinato verticalmente, che trae ispirazione dai colori della sabbia e della terra. Inclinandolo in diverse posizioni, si può osservare un’alternanza di sfumature nei toni del beige, dalla più chiara alla più scura, dalla più calda alla più fredda. Roba da restare incantati.

    MB&F: il desiderio raggiungibile

    Sempre al Beau Rivage, ma da MB&F, ho incontrato Charris Yadigaroglou, Responsabile marketing e comunicazione, che si è presentato con un Legacy Machine Sequential Evo al polso. Non ho resistito e gli ho chiesto di farmelo provare. Questo bellissimo orologio, vincitore del premio’“Aiguille d’Or” al Grand Prix d’Horlogerie de Genève (GPHG) del 2022, è letteralmente una meraviglia. E ha rubato la scena per qualche minuto alle novità del momento, tra cui spiccava uno spettacolare esemplare da tavolo realizzato con L’Epée.

    Ma nella mia lista di Best of GWD preferisco soffermarmi sul nuovo M.A.D.1: il M.A.D.1S. La “S” nel nome sta a indicare la cassa più sottile, “solo” 15 mm di spessore, che ospita il display monocilindrico e un nuovo movimento svizzero, La Joux-Perret G101. Il design aerodinamico è caratterizzato da anse più sottili e dal rotore di carica ripensato. Il diametro della cassa è rimasto di 42 mm, ma la presenza al polso rimane voluminosa. Quando l’ho visto mi sono detto: al prezzo a cui viene offerto, in molti saranno tentati di compiere il passo finanziario e concedersi la gloria di possedere, e indossare, un MB&F. E così è stato: la disponibilità è già svanita.

    Konstantin Chaykin: l’ultrapiatto da record

    Konstantin Chaykin ha presentato un pezzo unico in titanio chiamato Wristmon ThinKing che misura solo 1,65 mm di spessore. Batte il record stabilito da Bulgari la scorsa primavera con il suo Octo Finissimo, sottile 1,70 mm. Ma, al di là della gara che si è creata fra i protagonisti dell’ultrapiatto in cerca di primati sempre nuovi, l’esemplare è una meraviglia di ingegneria e micromeccanica orologiera.

    Il ThinKing utilizza “il format” Wristmons che caratterizza le opere del Maestro orologiaio russo. Gli esemplari di questa collezione sono noti per i loro quadranti giocosi e fantasiosi che ricordano i volti, con occhi in movimento (che indicano ore e minuti) e la complicazione simile alla bocca. Nel ThinKing il design monocromatico consente comunque la raffigurazione del volto, ma è il movimento che lascia tutti senza parole. Anche se nulla si sa sul futuro commerciale dell’orologio, è certo che il discorso meriterebbe un approfondimento…