Giornale Degli Orologi
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  • Pixel Watch 2: l’essenza di Google (e di Fitbit)

    Pixel Watch 2: l’essenza di Google (e di Fitbit)

    A un anno di distanza dal lancio del primo smartwatch della serie Pixel, Google ne ha svelato il successore: il Pixel Watch 2. L’obiettivo è chiaro: creare un orologio che non sia solo esteticamente gradevole, dal design modernissimo, ma anche un dispositivo potente e versatile. Grazie all’utilizzo del sistema operativo per smartwatch Wear OS, giunto alla quarta major release e prodotto da Google stessa, il Pixel Watch 2 mira a fornire un’esperienza utente il più completa possibile.

    Design e prestazioni

    Il Google Pixel Watch 2 è stato progettato per essere indossato 24 ore su 24. Ha un guscio realizzato in alluminio riciclato al 100%, il che lo rende, con i suoi 31 grammi senza cinturino, circa il 10% più leggero del modello precedente. Il design curatissimo e la corona più grande e più integrata con la silhouette circolare inoltre fanno sì che l’orologio risulti ancora più confortevole al polso, specialmente durante il riposo notturno.

    Ma non di sola apparenza vive l’uomo… Ecco quindi che il Pixel Watch 2 ospita un processore quad-core Qualcomm Snapdragon Wear 5100, garanzia di prestazioni fluide e potenti. Inoltre, grazie a un ulteriore nuovo co-processore a basso consumo, l’orologio assicura una durata della batteria di 24 ore, anche con il display sempre acceso. La capacità di ricarica rapida è notevole: solo 30 minuti sono necessari per ricaricare oltre il 50% della batteria da 306 mAh in dotazione.

    Le funzionalità di Pixel Watch 2: per la salute…

    Il Pixel Watch 2 è dotato di tre nuovi sensori che forniscono informazioni più dettagliate sulle condizioni fisiche dell’utente. Un algoritmo migliorato, che utilizza l’intelligenza artificiale per monitorare la frequenza cardiaca, permette una lettura estremamente accurata, supportata da un rinnovato sensore a LED. Google dichiara un miglioramento del 40% per le attività che richiedono un maggiore dispendio energetico, come lo spinning e il canottaggio.

    È stata introdotta anche la funzione Body Response di Fitbit, Brand storico da tempo parte del portfolio di Google. Grazie a un nuovo sensore di attività elettrodermica continua (cEDA), è possibile rilevare eventuali segnali di stress utilizzando un algoritmo di apprendimento automatico che incorpora la frequenza cardiaca, la sua variabilità e la temperatura della pelle. Quando l’algoritmo rileva indicatori fisici di stress positivo o negativo, la funzione Body Response invia una notifica all’utente, che lo invita a riflettere sul proprio stato emotivo o a intraprendere azioni per ridurre la tensione, come esercizi di respirazione guidata o sessioni di mindfulness.

    Infine, il nuovo sensore di temperatura cutanea fornisce informazioni sul sonno e monitora i cambiamenti nel benessere generale durante il giorno e le ore notturne.

    …per lo sport…

    Le possibilità di allenamento sono state potenziate. Le nuove funzioni Heart Rate Zone Coaching e Pace Training possono aiutare a mantenere gli obiettivi di allenamento. Per esempio segnalando i cambiamenti della zona di frequenza cardiaca durante una sessione o fornendo feedback in tempo reale sugli obiettivi di ritmo durante una corsa. Per alcuni esercizi, come il running e il ciclismo all’aperto, promemoria automatici per l’inizio e la fine dell’allenamento aiutano a rispettare il proprio programma.

    …e per la sicurezza personale

    La seconda versione del Pixel Watch poi offre funzionalità di sicurezza personale notevoli. Oltre al rilevamento delle cadute e al messaggio SOS di emergenza, già presenti sul modello precedente, è infatti dotato di ulteriori funzioni di sicurezza proattive, che possono fornire assistenza anche in assenza del telefono.

    Come la funzione Safety Check, che – se lo si desira – assicura che i propri cari siano informati sulle proprie attività. Impostando un timer che prevede un orario massimo entro cui l’attività dovrebbe essere completata, se non si effettua il check-in una volta scaduto il timer, i contatti di emergenza selezionati riceveranno un messaggio con la posizione corrente su Google Maps.

    È anche possibile visualizzare le informazioni mediche sull’orologio quando è bloccato, o condividerle con i soccorritori durante una chiamata per fornire informazioni mediche importanti – tipo allergie, gruppo sanguigno e condizioni patologiche preesistenti.

    Connettività e Software

    In quanto prodotto Google, è ovvio che il Pixel Watch 2 si interfacci perfettamente con gli smartphone che utilizzano l’ecosistema Android del produttore americano. Per esempio, è possibile ottenere informazioni sulla salute e sulla forma fisica semplicemente chiedendo all’assistente vocale di Google: “Come ho dormito la scorsa notte?” per ottenere il punteggio giornaliero del sonno, servendosi del microfono e della cassa audio integrati.

    La nuova versione 4.0 di Wear OS arricchisce la piattaforma con nuove app come Gmail e Calendar, che ora permettono di accettare o rifiutare eventi e aggiornare la posta in arrivo direttamente dal polso. Molte app esistenti sono state migliorate: ora è possibile ascoltare i podcast su YouTube Music e controllare le informazioni sui luoghi vicini su Google Maps. Sono presenti anche app dedicate per la messaggistica WhatsApp e per l’ascolto di audiolibri su Audible.

    Info pratiche sul Pixel Watch 2

    Quattro le varianti attualmente disponibili: cassa in alluminio argento lucido con cinturino sportivo (in gomma) azzurro cielo; cassa in alluminio nero opaco con cinturino nero ossidiana; cassa in alluminio oro champagne con cinturino grigio verde; infine, cassa in alluminio argento lucido con cinturino grigio creta.

    Il Pixel Watch 2 è distribuito in Italia nella versione WiFi. E può essere acquistato nei punti vendita Unieuro, Amazon e nello Store di Google, a partire da 399 euro. Un prezzo competitivo per un prodotto che sembra rappresentare la maturità raggiunta da Google nel settore degli smartwatch.

  • Smartwatch. La storia degli orologi elettronici – Quinta uscita

    Smartwatch. La storia degli orologi elettronici – Quinta uscita

    Dopo i tentativi iniziali del 2010 esce il primo smartwatch. Made by Samsung, scatta foto e prende appuntamenti

    Nel secondo decennio del 2000 arriva il web 3.0. Così, dopo l’internet 2.0 dei social è l’ora dello Iot (Internet of things), l’internet degli oggetti. Una rivoluzione hi-tech destinata a pervadere, assieme alla nuvola informatica del Cloud computing, ogni aspetto della vita quotidiana. Il mondo degli orologi elettronici non poteva rimanere indenne a questi mutamenti, così all’Ifa di Berlino nel settembre 2013, Samsung presenta il primo smartwatch.

    Orologio con fotocamera alla James Bond

    Galaxy Gear il nome scelto dal colosso coreano, da subito in vendita a 299 euro in 140 paesi del mondo, Italia inclusa. Come giornalista l’ho provato tra i primi. Ecco le impressioni. Cassa in acciaio minimal con display a colori da 1,6 pollici Super Amoled. Chiara lettura dei messaggi in arrivo e scorrimento del testo come in un normale touch screen. Progettato per vivere in simbiosi col telefonino, grazie all’app, scambiava dati e notifiche via Bluetooth. Scopro subito che il microfono vivavoce lo hanno posizionato sulla clip di chiusura, basta appoggiare il polso vicino all’orecchio. Operazione un po’ goffa e complessa da compiere in ambienti rumorosi.

    A stupirmi però è la micro-fotocamera da 1,9 Megapixel sul cinturino. Un gadget che trasformava il Galaxy Gear in action camera alla James Bond, per scattare foto e registrare video fino a 15 secondi. Funzionava anche da telecomando per selezionare brani musicali. Il tutto gestito dal sistema Tizen, proprietario Samsung. Nel 2014 l’azienda coreana mette in vendita il rettangolare Fear Fit, con misuratore di passi e pulsazioni cardiache. Due modelli degni precursori di una lunga serie di smartwatch, migliorati in autonomia e funzioni d’uso. Fino all’odierno Watch 3.

    Lo smartwatch come personal trainer da polso

    Nello stesso periodo Fitbit, neonata startup californiana, ha l’intuizione che lo smartwatch possa andare oltre all’estensione del telefonino. Nascono quindi i primi modelli fitness. Merito dell’accelerometro: un sensore in grado di rilevare gli spostamenti, dunque contare passi e movimenti di chi lo indossa. Tra i primi a vedere la luce Fitbit One: un tracker non da polso, bensì da portare tramite clip su calzoni e indumenti.

    Seguono i primi Flex e Charge da mettere al polso con cinturino plastico. Fino all’avvento nel 2015 di Pure Pulse, lo smartwatch che apre la strada dei dispositivi per la salute. Quella serie felice di orologi health in grado di misurare le pulsazioni e la qualità notturna del sonno. Modelli prodotti fino allo scorso autunno, in piena pandemia, con Fitbit Sense. Ed ecco che, dopo il personal trainer, arriva il “medico digitale da polso” capace di tenere sotto controllo attività cardiaca e saturazione del sangue. Come Huawei Watch Fit, con ben 10 giorni di autonomia.

    La guerra del software

    A questo punto la sorte degli smartwatch si sposta sulla scelta del sistema operativo da mettere a bordo. È Google a fiutare il business dei dispositivi indossabili: e nel 2014 lancia Android Wear, seguito negli anni da Wear Os. Allora produttori come Motorola e la stessa Samsung, trovando pronto il “motore”, si lanciano su design e “carrozzeria”.

    Seguono finalmente i grandi dell’orologeria. Che non possono perdere il treno digitale e mettono sul mercato i loro primi esemplari connessi. La tendenza è trasversale: escono allo scoperto marchi famosi come Tag Heuer, Hublot, Montblanc, Louis Vuitton, Fossil, Emporio Armani, Hugo Boss e numerosi altri. Per ora, fra tutti questi attori, manca la “Mela morsicata” di Cupertino. Ma non ci siamo dimenticati di Apple: ne parleremo diffusamente nella prossima puntata.

    Nella prossima uscita: scende in campo l’Apple Watch