Giornale Degli Orologi
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Tag: Richemont Group

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 19/04/2023

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 19/04/2023

    Eccoci di nuovo con le nostre ricorrenti Cronache dell’orologeria. Realizzate come sempre per tenervi informati sulle novità più recenti nell’industria delle lancette, riguardano in gran parte azioni di marketing, fra ambasciatori e celebrazioni. Ma non solo. Le nostre Cronache dell’orologeria riportano anche fatti e notizie che in genere hanno poca o nessuna risonanza, visto che non provengono dai soliti noti o non sono promossi con lanci in grande stile. Ma noi, da bravi insider, ve le raccontiamo lo stesso. Perché è proprio questo lo scopo delle Cronache dell’orologeria… Buona lettura!

    14 secondi epici

    Omega ricorda l’anniversario dell’Apollo 13, la missione spaziale fallita per un’esplosione che mise in pericolo gli astronauti a bordo. Come? Con un video in cui i suoi ambasciatori raccontano in 14 secondi come lo Speedmaster fu decisivo in quell’occasione: permise infatti di riallineare la navicella alla rotta, evitando che l’equipaggio finisse per sempre nello spazio. Tra i narratori ci sono George Clooney, Kaia Gerber, Cindy Crawford e Nicole Kidman. Un modo ironico per celebrare una storia drammatica e gloriosa.

    Family affair

    Foto Dylan Buell/Getty Images courtesy Richard Mille

    Jessica Korda è la nuova ambasciatrice di Richard Mille. Appassionata di golf fin dall’adolescenza, professionista nella Lpga (Lady Professional Golf Association) dal 2011, la trentenne ha già un palmarès di tutto rispetto, conquistato con talento e disciplina. Ma pare che il suo successo più grande sia stato partecipare alle Olimpiadi di Tokyo, dove si è qualificata con i fratelli Sebastian (tennista) e Nelly (anche lei golfista). I quali, per la cronaca, sono sempre partner della Maison. Lo abbiamo sempre detto che quella di Richard Mille è una grande famiglia…

    Il tempo delle Muse

    Tre donne, tre storie, tre ambasciatrici di Chanel. Penélope Cruz, Margot Robbie e Zhou Xun sono protagoniste della nuova campagna J12, seguito ideale di quella uscita qualche anno fa e come la precedente dedicata ai “secondi che contano”. Nei relativi video le tre muse si mettono alla prova e si divertono a raccontare i momenti decisivi delle proprie vite, in uno scambio di battute ed emozioni tra amiche e icone di stile. E non hanno paura di mettersi in gioco, tutt’altro. Si mostrano a cuore aperto e senza risparmiare nemmeno un filo di mascara.

    Rarità online

    Se siete collezionisti “veri”, non perdete la prossima asta online di Christie’s Middle East (24 aprile/4 maggio). Troverete rarità come l’RM 69 Erotic Tourbillon di Richard Mille, un gioiellino di meccanica e malizia che vi svelerà le sue fantasie più hot (se avete un milione di dollari da spendere). E poi i Patek Philippe più preziosi, come il Nautilus Ref. 5711 con zaffiri; i mitici Daytona, come un. 6265 nero e oro da sballo; e complicazioni uniche come il Parmigiani Fleurier Tonda PF Split Seconds, inedito sotto il martelletto. A voi la scelta…

    App antifurto

    Se avete perso un orologio o un gioiello di valore, non temete: ad aiutarvi ci pensa il Gruppo Richemont. Il colosso del lusso ha creato Enquirus, una piattaforma online che coinvolge marchi di prestigio, forze dell’ordine, compagnie di assicurazione e ovviamente il pubblico finale. Un database in cui trovare informazioni su furti e smarrimenti, e che permette di registrare e proteggere i propri oggetti preziosi in modo anonimo e sicuro. Sono già migliaia i clienti registrati e oltre 28.000 i pezzi scomparsi denunciati. Un servizio… impagabile!

    Mécanique mon amour

    Dopo quasi 30 anni di silenzio, la Manufacture France Ebauches (FE) torna a far parlare di sé. Salvata dal Gruppo Festina nel 2017, la Manufacture riprenderà il proprio glorioso passato dando nuova vita a due calibri storici, ovviamente ottimizzati dal punto di vista meccanico. Così il tipico logo a “nido d’ape” si vedrà di nuovo sotto i fondelli trasparenti. Una bella notizia per la Franche-Comté, patria dell’orologeria d’Oltralpe, e per le marche dell’Esagono, che finalmente possono montare un cuore francese nei propri pezzi. Chapeau!

    Shopping in Brianza

    In arrivo a Monza uno spazio de luxe che farà girare la testa a gli amanti della bella orologeria e delle pietre preziose. Aprirà presto i battenti in centro città la Gioielleria Colombo, vetrina di brand noti in tutto il mondo. La boutique, progettata dallo studio 1Unicum, promette di offrire una customer experience unica nel suo genere, con un percorso sensoriale improntato alla bellezza. Compresi, ai piani superiori, l’alta gioielleria, il laboratorio di assistenza Rolex e i salottini per le trattative riservate. Non vediamo l’ora di andare a curiosare.

  • Dietro le quinte. Gli orologi “di lusso”, la Cina e la Grande Paura

    Dietro le quinte. Gli orologi “di lusso”, la Cina e la Grande Paura

    Comincio da lontano, ma la faccio corta, giuro. Ok, quasi corta.
    Gli orologi “di lusso”? Sono quasi tutti svizzeri. Ma quanti sono? Pochi, se consideriamo il mondo intero come mercato. Prendiamo il 2014, anno magico per l’orologeria svizzera. Le esportazioni arrivarono a 28.585.650 orologi, dei quali 8.130.679 con movimento meccanico e 20.454.971 al quarzo. Le cifre sono sempre quelle – ufficialissime – della Federazione Svizzera dell’Orologeria. Che almeno sotto questo punto di vista fa un ottimo lavoro, fornendo dati interessanti, seppur da interpretare sempre con un po’ di saggezza.

    Ora lasciamo perdere il 2020, che non fa testo, e guardiamo al 2019, che oggi tutti prendono come riferimento. I “meccanici” erano scesi a 7.238.509, i quarzi a 13.407.161 e il totale delle esportazioni, in unità, a 20.645.070. Ma se guardiamo al valore, scopriamo che nel 2019 la Svizzera ha esportato “solo” 1.668.000 orologi di costo superiore ai tremila franchi svizzeri. Definiti abitualmente orologi “di lusso”. Sono cifre dette “al confine”, si badi bene. I tremila franchi sono al netto delle tasse nel Paese di destinazione, ma al netto anche del giusto guadagno della catena commerciale. Nel 2019 il fatturato di questo segmento era superiore ai 14 miliardi (sempre di franchi svizzeri) rispetto ad un totale esportato di 20 miliardi. La Svizzera, in pratica, incassa molto, ma davvero molto dalla produzione di orologi “di lusso”.

    A luglio del 2021 la Svizzera ha già esportato oltre un milione di orologi “di lusso”. Il che fa ben sperare per il proseguimento dell’anno. Eppure in questa folle fine d’agosto le borse sono entrate in sbattimento e i grandi gruppi finanziari fanno registrare perdite notevoli. Mentre inizio a scrivere, 19 agosto, a Parigi Lvmh perde il 5 per cento e Kering l’8 per cento; mentre a Zurigo Richemont scende del 5,8 per cento. E con questo la smetto di snocciolare cifre per passare alla domanda vera: perché? Perché le multinazionali del lusso stanno tremando? E cosa c’entra tutto questo con l’orologeria di lusso? La risposta è: paura della Cina e del suo immenso mercato, punto di riferimento per le esportazioni del lusso. Paura che questo mercato (quasi metà degli orologi svizzeri più pregiati finisce in Cina) collassi.

    Cina: più ricchi e meno ricchissimi

    Anche qui la faccio breve. Annunciando il programma economico per i prossimi cinque anni, il Presidente cinese Xi Jinping ha detto che bisogna dare un taglio ai patrimoni dei ricchissimi, quelli che superano ogni immaginazione. Un 10 per cento di persone che attualmente guadagna praticamente il 50 per cento del reddito nazionale. Xi Jinping vuole quindi riequilibrare la ricchezza, distribuendola con maggiore intelligenza. Questo è bastato a scatenare il terrore nei confronti dei comunisti che, si sa, odiano i ricchi.

    Una emerita sciocchezza (ma chi opera in Borsa è maestro nel giocare su queste paure) perché tutto lascia supporre che in realtà l’obiettivo sia quello di rafforzare una classe media molto più ampia e articolata. Il che sembra non piacere alle multinazionali del lusso. Non tanto per gli orologi, che sono una parte piuttosto piccola del loro mercato, quanto per tutto il resto. La paura, ne sono certo, lascerà il posto all’entusiasmo per la più che probabile crescita di una classe media che comprerà con grande impegno oggetti costosi. Oggetti di lusso discutibile, ma costosi. Il guadagno sarà ancor più consistente.

    Sì, mi dirai tu, ma cosa c’entra ’sto discorso con l’orologeria e con gli orologi di lusso in particolare? C’entra eccome, ti rispondo. Perché dall’inizio di questo secolo le multinazionali finanziarie del lusso si sono tuffate nell’orologeria. Con risultati discutibili per loro e per l’intero settore.

    Orologi “di lusso”?

    Il colpaccio lo aveva fatto nel 2000 Richemont, comprando in un solo boccone Jaeger-LeCoultre, IWC e A. Lange & Söhne. E diventando la maggior concentrazione mondiale di marche d’Alta Orologeria. Fatta eccezione per Baume & Mercier, che comunque realizza orologi di ottima qualità ad ottimi prezzi, parliamo di leggende come Vacheron Constantin, Piaget, la sezione orologeria di Cartier (che da sola rappresenta la terza marca svizzera d’orologi, in esemplari venduti); per arrivare a Panerai, Montblanc (con Minerva) e Roger Dubuis. Nessun altro ha tanta storia dell’orologeria in portafoglio.

    Peccato che l’operazione si basasse su un presupposto non fondato: l’idea era quella di svegliare i dormienti svizzeri dell’orologeria e invadere il mondo di orologi “di lusso” e quasi lusso. Un po’ come prima e seconda linea nella moda. Marca e sottomarca. Una roba del genere. Poi si è scoperto che questo non è possibile. Non ostante un bell’aumento della produzione – dovuto al progresso tecnologico –, i colli di bottiglia sono tali che più di tanto non si può fare. E tutti di dirigenti “commerciali puri”, spesso provenienti dal settore della grande distribuzione (dalle patatine fritte ai cosmetici), hanno sbattuto la testa contro questo muro.

    Gli orologi “di lusso” devono innanzitutto avere un ottimo movimento meccanico, fatto più o meno in casa e con determinate caratteristiche. Sempre e senza eccezioni. Non puoi rovinare la reputazione di una marca alternando il meglio all’andante. E invece è proprio quello che alcuni dirigenti Richemont hanno fatto e continuano a fare. Forse a causa della pressione degli investitori, certo, ma sta di fatto che la strada è sbagliata.

    Il “caso Panerai”

    Un esempio recente? La serie limitata di cronografi Panerai per celebrare la sponsorizzazione di Luna Rossa, la barca di Prada. Orologio davvero bello e ben fatto. Esternamente. All’interno monta il “nuovo calibro P.9200”, meccanico a carica automatica. Come altri recenti cronografi Panerai. Il marchio ha da tempo lo status di “manifattura” perché progetta da sé i propri movimenti, che poi realizza con l’aiuto della ValFleurier, la fabbrica di movimenti del Gruppo Richemont.

    Tutto bene? Beh, quasi, perché il calibro P.9200 è in realtà un Eta 2824 (ottimo calibro prodotto da Swatch Group, ma nessuno lo definirebbe alta orologeria) sul quale è stato sovrapposto un modulo cronografico. Panerai, sia ben chiaro, non ha raccontato bugie: si è limitata a glissare sulla reale provenienza del movimento. Un peccato d’omissione, insomma. Ma a questo punto chi ama il marchio come diavolo deve fare per essere certo che il proprio orologio monti davvero un movimento esclusivo? Anche perché il prezzo non è certo da Eta 2824, a confrontarlo, ad esempio, con un Bell & Ross.

    E questo è solo il più recente esempio di una strategia che può avere motivazioni commerciali certamente comprensibili, ma non giustificabili. Perché infrangono sia l’etica dell’orologeria di lusso, sia quelle del lusso – quello vero. Quello che non decentra la produzione per contenere i prezzi e/o aumentare i ricavi. Quello che non traveste da Ferrari una pur ottima Skoda. Auto che prendo ad esempio perché ne sono soddisfattissimo. Ma conosco la differenza.

    Dire pane al pane e vino al vino

    Ecchecaspita! Mi dirai. Ma tu ce l’hai a morte con Richemont! Esattamente il contrario, ti rispondo. Proprio in questo sito ho difeso allo spasimo – tanto per fare un esempio – l’orologeria di Cartier, prendendomi badilate d’insulti da parte di haters campioni solo di preconcetti sbagliati. Ma comincio ad essere stanco di questi mezzucci che nascono dalla mancanza di un coordinamento della sezione orologeria di Richemont. Come del resto ho già scritto nello scorso luglio. E ho il cuore pieno di speranze.

    È solo un caso, ma dopo che ho parlato di affidare ad un dirigente anziano il coordinamento di un settore, Johann Rupert – che sa quel che fa – ha affidato la pelletteria ad un mito (anziano, persino più di me) proveniente da Hermès. È questa, la strada. E spero che Rupert faccia presto altrettanto con l’orologeria. Ce n’è davvero bisogno per l’intero settore. Bisogna dire pane al pane, vino al vino e lusso al lusso. Continuare con bassi trucchi di marketing, col dico e non dico, spacciando per arte quel che pure è onesto lavoro – ma non arte – può rovinare definitivamente la reputazione a marchi assolutamente straordinari come quelli che Richemont ha in portafoglio.

    Sarebbe un male per tutti: non solo per l’estinzione di nomi gloriosi, ma soprattutto perché nessuno ha voglia di spendere un sacco di soldi per un orologio che tradisce le aspettative. L’orologeria svizzera si basa su una reputazione sicura, diffusa e ben riconosciuta. Costruita in secoli di storia. I trucchi di bassa lega lasciamoli ad altri. Altrimenti scapperà la Cina, scapperà il resto del mondo e l’arte dell’orologeria rischierà l’estinzione.

  • Richemont Group, la finanziaria con il pallino dell’orologeria

    Richemont Group, la finanziaria con il pallino dell’orologeria

    Richemont Group (Compagnie Financière Richemont) è una holding finanziaria, quotata alla borsa di Zurigo e con sede a Ginevra. Detiene quindi un portfolio di imprese di cui possiede la totalità (o anche solo una parte) del capitale. Si tratta di marchi che non appartengono solo al mondo dell’orologeria e della gioielleria, ma anche a quello della moda e degli accessori, dalla pelletteria agli strumenti da scrittura, fino al settore delle vendite online. Fanno capo al gruppo anche istituti di formazione (per esempio la Creative Academy di Milano o L’Ecole des Métiers Artisans de Haute Horlogerie di Ginevra); e fondazioni per la cultura, l’arte e la filantropia (come la Fondation de la Haute Horlogerie o la Laureus Sport for Good Foundation).

    La politica di acquisizioni di Richemont Group è iniziata nel 1988 e prosegue tuttora*. Per la creazione del comparto orologiero, è stato strategicamente importante l’acquisto, nel 2000, delle marche del gruppo siderurgico Mannesmann: A. Lange & Söhne, IWC e Jaeger-LeCoultre. Le tre manifatture (una sassone e due elvetiche) possedevano infatti know-how e capacità produttiva per realizzare movimenti meccanici. E andavano così ad affiancare la produttività di altre case (Piaget, Vacheron Constantin), già parte del gruppo.

    All’iniziale autonomia di ogni singola marca (riguardo a progettazione, forniture, assemblaggio e distribuzione), Richemont Group ha poi sostituito una graduale verticalizzazione. Che è tesa allo sviluppo progressivo di una produzione integrata, grazie alla quale ciascun marchio dovrebbe avere la capacità industriale di progettare e fabbricare i propri calibri. Ma intanto, per supplire alle necessità di quanti non hanno ancora il totale controllo della filiera produttiva, Richemont Group ha istituito una serie di aziende. Qui basti citare almeno Donzé-Baume (habillage), Procadrans (quadranti), Val Fleurier (componenti e movimenti). A tutt’oggi però – soprattutto per alcune marche – buona parte dei movimenti proviene ancora da fornitori esterni come Eta o Soprod.

    * N.B. Per alcune marche riportate qui sotto, l’acquisizione è avvenuta progressivamente, con la partecipazione di quote diverse e in tempi diversi. Per questo evitiamo di riportare per ognuna la data di acquisto.

    A. LANGE & SöHNE – Lange 1 Time Zone Cassa (41,9 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica manuale, calibro L.141.1 di manifattura, con spirale realizzata in-house, indicazione dell’autonomia di 3 giorni, secondo fuso orario con funzione giorno/notte, ora legale e scelta della città, piccoli secondi con dispositivo d’arresto, grande datario. Quadrante in argento massiccio satinato con guilloché circolare, lancette, numeri e indici applicati in oro rosa, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. 50.400 euro

    BAUME&MERCIER – Clifton Baumatic Day-Date/Moon-phase Cassa (42 mm) in oro rosa, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Baumatic BM14 1975 AC2 di manifattura, con 5 giorni di autonomia, fasi lunari, funzione day-date a lancetta e Certificato ufficiale di cronometro (Cosc). Quadrante laccato sfumato, indici applicati, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. In vendita da ottobre. 11.900 euro

    BUCCELLATI – Tulle collection Bluebell Watch Cassa (36 mm) in oro bianco. Movimento al quarzo Swiss made. Quadrante in smalto con diamanti, lunetta con diamanti, vetro zaffiro, bracciale in oro bianco con smalto e diamanti (11.35 ct in totale). 140mila euro

    CARTIER – Pasha de Cartier
    Cassa (41 mm) in oro giallo, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 1847 MC di manifattura, resistente ai campi magnetici, con datario. Quadrante flinqué, lancette azzurrate, vetro zaffiro anche sul fondello, corona con spinello blu cabochon, cinturino in pelle di alligatore, intercambiabile. In vendita da settembre. 17mila euro

    IWC – Portugieser Automatic
    Cassa (40,4 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 82200 di manifattura, con sistema di ricarica Pellaton, 60 ore di autonomia, piccoli secondi con dispositivo di arresto. Quadrante soleil, indici applicati, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. 7.250 euro

    Jaeger-LeCoultre – Master Control Memovox Timer
    Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 956 di manifattura, con sveglia, timer e datario. Quadrante soleil con anello inciso a bassorilievo, numeri e indici applicati, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 250 esemplari, esclusiva boutique. 16.500 euro

    MONTBLANC – 1858 Geosphere Cassa (42 mm) in titanio grado 5, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro MB 29.25 di manifattura, con ore universali, doppio fuso orario, emisferi girevoli con scala delle 24 ore, funzione giorno/ notte e datario. Quadrante satinato, indici, lancette ed emisferi luminescenti, ghiera bidirezionale in acciaio e ceramica blu, vetro zaffiro, fondello inciso, bracciale in titanio e acciaio. 6.100 euro

    PANERAI – Luminor Marina Carbotech™ Cassa (44 mm) in Carbotech™ (composto da strati di fibra di carbonio sovrapposti), impermeabile fino a 30 atm. Movimento automatico, calibro P.9010 di manifattura, con 3 giorni di autonomia, piccoli secondi e datario. Quadrante a sandwich, lancette, indici e numeri luminescenti, vetro zaffiro, fondello in titanio Dlc nero, cinturino in Panerai Sportech e addizionale in caucciù. 12.500 euro

    Piaget – Limelight Gala Precious Sapphire Gradient Cassa (32 mm) in oro bianco. Movimento al quarzo, calibro 690P realizzato in casa.  Quadrante in oro bianco inciso con decoro Palace e smalto Grand Feu, lunetta con brillanti taglio diamante (1.46 ct. circa) e 22 zaffiri blu degradé  (4.01 ct. circa), vetro zaffiro, bracciale in oro bianco. Esclusiva boutique.

    Roger Dubuis – Excalibur Spider Huracán Cassa (45 mm) in titanio DLC nero, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro RD630, con bilanciere inclinato di 12°, massa oscillante periferica, 60 ore di autonomia e datario. Quadrante traforato che richiama le barre duomi del motore V10 della Lamborghini Huracán, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in caucciù e alcantara, intercambiabile.

    Vacheron Constantin – Fiftysix Calendario Completo
    Cassa (40 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 2460 QCL/1 di manifattura, con massa oscillante in oro rosa 22 carati, calendario completo, fasi lunari e dispositivo di arresto secondi. Quadrante opalino e soleil , cifre arabe e luna applicate in oro bianco, indici applicati e lancette luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Certificato dal Punzone di Ginevra. 23.700 euro

    Van Cleef & Arpels – Frivole Secrète Montre-à-secret con cassa (31 mm) in oro giallo e diamanti. Movimento al quarzo Swiss made. Quadrante (10 mm) con pavé di diamanti, a scomparsa grazie a una “cupola” di petali in oro giallo lucidato a specchio con diamanti, bracciale rigido in oro giallo e diamanti (1.39 ct in totale). 44.000 euro