Giornale Degli Orologi
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Tag: The Hour Glass

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 11/11/2024

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 11/11/2024

    Le Cronache dell’orologeria di questa settimana sono incentrate in particolare sulle nuove fiere internazionali. O, per meglio dire, piattaforme per appassionati, esposizioni organizzate da privati, eventi rivolti alle community di collezionisti. Comunque occasioni di incontro fra i produttori – soprattutto marchi indipendenti, ma non solo – e il loro pubblico, momenti di contatto diretto utili tanto per il business quanto per la passione. Il luogo giusto per vendere gli orologi già in catalogo e lanciare nuovi modelli, certo. Ma anche per conoscersi reciprocamente, scambiarsi opinioni, informarsi, approfondire la propria cultura, visto l’ormai immancabile contorno di lezioni, tavole rotonde, conferenze. Poi, certo, all’interno di queste Cronache dell’orologeria si trova anche altro: notizie sportive, attività corporate, curiosità… Buona lettura.

    Shopping a Taiwan

    Lo scorso 7 novembre, Chanel ha inaugurato una nuova boutique a Taipei. All’interno del Taipei 101, uno dei grattacieli più alti del mondo nonché un punto di riferimento per lo shopping extra-lusso, è il primo flagship store nella regione dell’Asia Pacifico dedicato interamente agli orologi e ai gioielli della Casa. Come sempre progettato dall’architetto Peter Marino, l’ambiente è un tripudio di nero, oro e cristallo di rocca, con pezzi di antiquariato e una collezione di arte contemporanea. E perfino un’identità olfattiva unica.

    A proposito di longevità

    Vacheron Constantin ha annunciato il proprio programma di usato certificato, anche detto CPO (l’acronimo sta per Certified Pre-Owned). Che riguarda gli orologi di secondo polso realizzati dalla Maison: ispezionati accuratamente e sottoposti a manutenzione, sono dotati di passaporto digitale (tecnologia blockchain), documento cartaceo e garanzia minima di due anni. Il servizio, svolto in collaborazione con Watchfinder, sarà presto esteso ad altri partner e, in futuro, anche alle case d’asta. Quando si dice sfidare il tempo…

    Cronache dell’orologeria… indipendente 1: lusso anticonformista

    Il 2 e 3 novembre scorso, allo Space42 Arena di Abu Dhabi, si è svolta la prima edizione di Mavericks of Time. Un evento che ha riunito 15 brand artigianali di alta orologeria: da Bovet ad HYT, da De Bethune a MB&F. Organizzato da Ahmed Seddiqi & Sons, il principale retailer di orologi e gioielli degli Emirati, con l’ente governativo Abu Dhabi Investment Office, ha poi fatto il bis lo scorso weekend al Museum of the Future di Dubai, sotto l’egida dello sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum. Giusto per far le cose in grande…

    Cronache dell’orologeria… indipendente 2: meeting fra amici

    Andiamo indietro di qualche settimana: lo scorso ottobre, a Singapore, si è tenuta IAMWATCH. Una manifestazione di 4 giorni voluta da The Hour Glass e dedicata ai collezionisti “panasiatici”: con una quarantina di ospiti celebri – tipo: Biver, Pruniaux, Chaykin, Sarpaneva, Rexhepi, Bacs, Picciotto, Emchs, Pagés… – , una selezione di orologi, nonché sessioni interattive e didattiche sull’orologeria. Chi c’era ha definito eccelsa l’organizzazione e ottimi gli scambi tra marchi, clienti e stampa. Però col nome si poteva fare meglio.

    Cronache dell’orologeria… di gruppo: nuovi arrivi in settimana

    Annunciati in anteprima, nei giorni scorsi, luogo e date della LVMH Watch Week 2025. Che si terrà a Los Angeles, California, dal 21 al 24 gennaio prossimi. Ma la vera novità sta nel fatto che quest’anno saranno nove le marche del Gruppo a partecipare, tre in più rispetto a Miami 2024. Louis Vuitton, Tiffany & Co. e L’Epée 1839 si sono infatti aggiunti ai soliti Bulgari, Hublot, Tag Heuer e Zenith, e a Gérald Genta e Daniel Roth che erano arrivati l’anno scorso. Come sempre, l’occasione vedrà il lancio di nuovi prodotti. Ne riparleremo.

    Prestazioni da manuale

    Si è conclusa ieri la 126a edizione di Fieracavalli, la storica manifestazione che dal 7 al 10 novembre ha trasformato Verona nella capitalen equestre internazionale. Clou dell’evento, la Longines FEI Jumping World Cup™, unica tappa italiana della Coppa del mondo di salto ostacoli, di cui la Casa della clessidra alata è appunto title sponsor e official timekeeper. Gara vinta per la prima volta da una donna: Sophie Hinners, in sella a Iron Dames my Prins. Premiata anche dal Brand manager Matteo Sovera con un bel Conquest.

    La rotta attorno al mondo

    Foto Vincent Curutchet courtesy Hublot

    A proposito di marche LVMH, Hublot l’aveva detto e ora lo fa. Per la prima volta partecipa alla Vendée Globe, per sostenere il velista Alain Roura, Brand ambassador dal 2022. Così, gli ha messo al polso il Big Bang Unico Sailing Team in fibra di carbonio e ha supersponsorizzato il suo 60 piedi Imoca Hublot. Ricordiamo che la regata, partita proprio ieri dal porto francese di Les Sables d’Olonne, prevede la circumnavigazione del Globo in solitaria, senza attracco né assistenza. Ed è così dura da meritarsi il soprannome di “Everest del mare”…

    Buon vento!

    Partner e cronometrista ufficiale alla Vendée Globe 2024, per la seconda volta, è di nuovo Ulysse Nardin. Che ha sposato questo ruolo anche per i risvolti “eco” della regata, in cui le barche partecipanti raccoglieranno dati sulla salute degli oceani. E l’impegno ambientale, si sa, per la Marca è importante. Tant’è che il Diver NET Vendée Globe, realizzato ad hoc, è l’orologio più sostenibile mai prodotto dalla Maison: fatto con materiali riciclati (acciaio, carbonio, nylon, perfino il silicio dello scappamento..), in 300 esemplari.

    L’arte della scrittura

    L’ultimo nato in casa Locman? No, non è un orologio, è una penna. O meglio, una collezione di stilografiche e roller: si chiama Mia ed è frutto della collaborazione con il designer Cristian Visentin. Con il corpo in alluminio anticorodal (una lega di alluminio, magnesio, manganese e silicio) anodizzato, è disponibile in diversi colori e finiture. E si distingue per la forma: che ricorda le antiche penne, quelle dei set da scrittura del passato, con tanto di calamai. Così particolare da essere stata scelta per concorrere al Compasso d’Oro.

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • “The persistence of memory”: l’orologeria indipendente in mostra. Online

    “The persistence of memory”: l’orologeria indipendente in mostra. Online

    Pittori che hanno sostituito i colori con l’acciaio e le tele con l’oro. Esperti di micromeccanica. Al tempo stesso custodi della tradizione artigianale e pionieri nelle innovazioni tecnologiche. Gli orologiai indipendenti sono protagonisti assoluti della mostra virtuale The persistence of memory. Un titolo che evoca “gli orologi molli” di Salvador Dalí (protagonisti del dipinto The persistence of memory, appunto), che ci ricordano la relatività della percezione temporale e il potere creativo dei sogni. Una rappresentazione tangibile del sogno rincorso dagli orologiai indipendenti.

    Fino all’ultimo quarto del XX secolo, quegli artigiani tecnici hanno dedicato la loro intera carriera alle migliori case di orologeria, perseguendo la perfezione. Poi si sono messi in gioco personalmente, agendo in maniera del tutto indipendente, realizzando marchi propri e mettendo a punto le proprie creazioni e il proprio stile. The Hour Glass, rivenditore specializzato di orologi con sede a Singapore e 45 boutique nell’area del Pacifico asiatico, ha voluto dedicare a loro uno spazio virtuale, per sua natura privo di limiti temporali.

    Mezzo secolo di storia in mostra

    La persistenza della memoria ripercorre gli ultimi cinquant’anni di orologeria artigianale, a partire dal 1970. Un racconto che comincia esattamente nel 1969 quando, agli albori della crisi degli orologi al quarzo, George Daniels firmò il suo primo esemplare da tasca. E, da allora, è stato consacrato come il padre dell’orologeria artigianale contemporanea, che ha ispirato generazioni di altri orologiai.

    Infatti, la prima stanza virtuale che si incontra scorrendo racconti e immagini nel sito internet della mostra è dedicata proprio a George Daniels. E ricorda che, come molti colleghi prima e dopo di lui, il Maestro è stato ispirato (nell’estetica e nella sostanza) da Abraham-Louis Breguet, forse il più grande orologiaio di tutti i tempi. Ad esempio, il suo scappamento Co-Axial, poi venduto a Omega, era ispirato all’echappement naturale di Breguet. Non solo. ll suo capolavoro, lo Space Traveller (cui Daniels lavorò dal 1979 al 1982), aveva un design basato su quello di tre orologi da tasca Breguet del XIX secolo (N° 2807, 3862 e 3863), dal layout simile: simmetrico, a doppio display.

    Oltre 150 orologi (dai pezzi storici a quelli contemporanei) sono visibili fin nei minimi dettagli nelle stanze virtuali, ciascuna dedicata appunto a un orologiaio. E sono 21 gli “artisti”, veri protagonisti della mostra. «Prima di un marchio, c’è una persona», ha detto durante una videointervista al New York Times Michael Tay, Amministratore delegato del gruppo The Hour Glass e curatore di The persistence of memory. «In effetti non sono soltanto orologiai, ma anche imprenditori, esperti di marketing, direttori delle vendite», ha aggiunto Tay. Che ha voluto così creare online un archivio “vivente” dei membri chiave dell’orologeria artigianale contemporanea.

    “The Persistence of Memory” in 21 stanze

    Ogni stanza virtuale include la biografia del creatore, una cronologia del suo lavoro e collegamenti a saggi di altre pubblicazioni. Alcune includono anche video (da vedere un film degli anni ’70 sul maestro britannico George Daniels). E comprendono curiosità divertenti, citazioni memorabili e perfino i segni astrologici di ogni artigiano (tra cui abbondano gli Ariete e i Pesci). Ciascuna ha un proprio titolo che ben riassume la personalità dell’artista / artigiano. Per esempio: “Il Gran Maestro” Philippe Dufour, “Il finlandese senza pretese” Kari Voutilainen o “L’hotshot degli anni Ottanta” Franck Muller. E, soffermandosi su immagini, racconti e didascalie, si scopre quanto questi titoli siano davvero allusivi.

    Questa mostra, insomma, ci consente di recuperare il tempo perduto ogni qualvolta non abbiamo potuto visitare una galleria d’arte. E ci permette di entrare in un vero e proprio museo dell’orologeria, completo di libro degli ospiti e negozio di articoli da regalo. Con la possibilità di scrutare ogni singolo pezzo da tutte le angolazioni, grazie alle immagini ad alta risoluzione che possono essere scaricate e ingrandite. «Quante volte per le persone è stato possibile esaminare i dettagli di orologi come quelli? Valutare la qualità della finitura, la qualità dell’incisione sui quadranti o la smussatura sui ponti del movimento?», ha detto Mister Tay.

    L’idea di una mostra sugli orologiai artigianali era nata nel 2018. «Quando abbiamo iniziato a renderci conto che qualcosa di molto serio stava accadendo nel mondo e stava per influenzare il modo in cui vivevamo, abbiamo immaginato di sviluppare questa sala di visualizzazione online», ha raccontato Tay. Che aggiunge: «Fin dall’inizio, abbiamo scelto di non esporre nulla che non potessimo fotografare fisicamente a Singapore. È stato uno sforzo enorme, ci è voluto molto coordinamento con la spedizione e l’assicurazione. Ma era importante avere una coerenza con le immagini».

    Una raccolta inestimabile di immagini

    Lo staff ha stimato che il progetto ha richiesto 3.000 ore, 500 delle quali spese solo per la fotografia. Dieci persone hanno scritto la maggior parte dei saggi e delle didascalie, oltre ad avere aiutato a selezionare gli orologi. Esemplari provenienti per lo più da collezionisti; solo alcuni – come l’orologio di laurea di Rexhep Rexhepi e il primissimo orologio che Voutilainen abbia mai realizzato – provenivano dagli stessi orologiai. Che, in un arco temporale lungo 50 anni, vanno da George Daniels e dall’amico Derek Pratt, fino a Rexhep Rexhepi, Denis Flageollet e Maximilian Büsser. Un percorso che, non a caso, si chiude con un sognatore.

    Il sogno realizzato con The persistence of memory è stato quello di esaminare le creazioni degli artigiani indipendenti come oggetti storici e culturali, mostrando evoluzioni e influenze nell’arco di cinque decenni. «L’orologeria artigianale è ancora quello che è sempre stata: tecnologia e artigianato si intrecciano in un modo difficile da trovare altrove. Inoltre, un orologio è qualcosa che puoi indossare», sottolinea Tay. Aggiungendo che, come accadde durante la crisi del quarzo degli anni ’70, e poi in tempi molto più recenti, con la prima diffusione degli smartwatch, siamo davanti a una nuova vita dell’orologio da polso meccanico.

    Se volete conoscere la storia dei creatori indipendenti “viaggiate” sul sito dedicato. The Persistence of Memory è aperta dalla primavera scorsa, ma conserva immutata la propria rilevanza. E merita davvero. Anche perché Michael Tay ha annunciato che alla mostra virtuale non seguirà alcuna versione cartacea. Non sarebbe coerente con il progetto. Grazie, Mister Tay.