Giornale Degli Orologi
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  • VO Vintage settembre 2025: storia e prospettive

    VO Vintage settembre 2025: storia e prospettive

    Nato nel 2020 come primo passo nel rilancio dell’orologeria all’interno delle manifestazioni di VicenzaOro, il salone VO Vintage intende diventare appuntamento prioritario e trainante del settore, a partire dalla prossima edizione di gennaio 2026. Qui, intanto, un breve approfondimento sull’attuale edizione 2025, che si è svolta dal 5 all’8 settembre.

    Passato e presente di Vicenzaoro

    C’era una volta la Fiera di Vicenza che, tra la fine anni ’80 e tutti gli anni ’90, aveva contribuito a quel “rinascimento” dell’industria del tempo meccanica che tanto coinvolgeva – da quel felice momento in poi – appassionati, collezionisti e addetti ai lavori della “bella orologeria” da polso.

    Per chi non era sul campo all’epoca, sembrerà quanto meno paradossale il mio ricordo non solo di numerosi stand dei più blasonati marchi del lusso – Cartier, Jaeger-LeCoultre e Vacheron Constantin, tanto per citarne solo qualcuno -, ma anche la loro rappresentanza da parte di distributori italiani. All’epoca erano infatti marchi indipendenti. Cioè non ancor entrati nel giro dei grandi gruppi industriali e finanziari che oggi sono una realtà acquisita e consolidata (tra gli altri, Richemont e Swatch Group).

    In seguito, i molti accadimenti della nostra contemporaneità, compresa la globalizzazione dei mercati e l’accentramento sui grandi eventi espositivi mondiali con Watches & Wonders a farla da padrone (a Ginevra, in Asia e negli Usa), portarono le case di orologeria ad allontanarsi dall’attività fieristica di Vicenza. Nel frattempo gestita dal colosso Italian Exibition Group e arroccata sul settore della gioielleria, cui deve origine e fama.

    Il ritorno degli orologi

    Si torna poi a ragionare un po’ anche in termini orologieri subito dopo il difficile periodo del Covid 19. Sarà una coincidenza, ma la nascita di VO Vintage condivide con le altre moltissime iniziative una ritrovata vitalità, proprio in seguito alla drammatica stasi del periodo pandemico. Un evento legato al mercato collezionistico, notoriamente sempre molto attrattivo e con un programma aperto al pubblico, che si biforca fin da subito. Da una parte prevede la presenza di commercianti specializzati nell’orologio d’epoca e di secondo polso, e dall’altra organizza incontri su vari temi di cultura orologiera con professionisti del settore.

    In questo modo VO Vintage ha immediatamente fatto da traino a un’altra iniziativa: quel VoClock Privé impostato sulla stessa formula insieme commerciale e formativa, ma solo per addetti ai lavori e tutto dedicato al contemporaneo. Il quale, in prima battuta, aveva portato a Vicenza molti storici protagonisti del settore: tra gli altri, Eberhard & Co., Locman, Timex, Wyler Vetta e Zenith.

    L’opinione del manager

    Personalmente ho raccolto voci secondo cui, in futuro, quanto seminato in questi 5 anni sarebbe stato raccolto e messo a frutto unicamente sotto la dizione – nella forma e nella sostanza ritenuta più invitante – di VO Vintage. Quindi ho verificato la veridicità della notizia con chi di dovere: Matteo Pollini, Exhibition Manager di VO Vintage.

    «Fin dall’inizio, l’obiettivo di tutte le nostre iniziative era quello di andare oltre la semplice presenza espositiva degli orologi, per avvicinare invece e soprattutto le comunità dei loro appassionati. Così abbiamo visto che il format collezionistico e di secondo polso permetteva di soddisfare esattamente questo obiettivo», commenta il manager fugando ogni dubbio. «Una piattaforma già rodata e in grado di accogliere anche gli elementi presenti nel VoClock Privé, in particolare la necessità di coinvolgere il pubblico attraverso elementi culturali e interattivi».

    Quindi continua: «Mi preme però sottolineare che non sarà il vintage a prendere il sopravvento e nemmeno sarà eliminato il contemporaneo: semplicemente terremo vive tutte le opzioni. E se molti marchi rispondono bene alle comunità di soli operatori intercettando tutte le opportunità di visitatori professionali, parallelamente l’apertura al pubblico per gli appassionati del vintage può essere uno sbocco anche per quei brand contemporanei che vogliano proporre contenuti esperienziali o di cultura».

    VO Vintage 2025 in sintesi

    Tra le molte situazioni, tre hanno in particolare suggerito che il nuovo corso di VO Vintage in pratica è già avviato. In primis Locman, che all’esposizione in “zona vintage” della propria collezione storica (dai primi modelli tradizionali in radica ai recenti sportivi tonneau e scheletrati in titanio) ha fatto corrispondere in “zona contemporanea” produzioni con materiali innovativi.

    E poi una conversazione sull’attualissimo tema “vintage e pre-owned alla resa dei conti”, con figure di riferimento come i comunicatori Michele Mengoli, Jacopo Giudici, Bruno Bergamaschi e i commercianti ed esperti Andrea Foffi, Marco Cesari, Antonio Nocco. Non ultima, Giorgia Mondani, figlia d’arte presente per la prima volta a VO Vintage con i libri specializzarti dell’omonima casa editrice. Ma anche con l’attrattiva forza del proprio network, fatto di relazioni, competenza e interazioni tra gli attori del variegato mondo delle lancette.  

  • A VicenzaOro 2021, in scena l’orologeria indipendente. E il vintage

    A VicenzaOro 2021, in scena l’orologeria indipendente. E il vintage

    Dal 10 al 14 settembre, si è svolta l’edizione estiva di VicenzaOro, tradizionale manifestazione centrata sul comparto della gioielleria italiana con il consueto occhio di riguardo per l’orologeria.

    Un evento che ha luogo da oltre mezzo secolo, sebbene lo scorso anno abbia inevitabilmente accusato una battuta d’arresto per l’emergenza sanitaria. Nel complesso, dunque, questa edizione ha fatto notare il convinto gradimento degli operatori in quanto fiera “in presenza” (nonostante gli oggettivi e grandi vantaggi di tutto quello che di “virtuale” si è organizzato e sviluppato in questo periodo).

    Tant’è che l’affluenza di visitatori e addetti ai lavori ha quasi raggiunto i livelli precedenti la pandemia. Ha riunito infatti 800 espositori, rappresentativi di un settore che in Italia conta circa 7mila aziende, impiega oltre 30mila addetti e muove un export di circa 8 miliardi di euro. Dati alla mano, quest’anno sono state registrate l’80 per cento delle visite del 2019, di cui il 30 per cento provenienti dall’estero e con una massiccia presenza (praticamente tre/quarti) di europei.

    VoVintage a VicenzaOro

    Oltre all’oreficeria e ai gioielli, a VicenzaOro ci sono stati anche spazi dedicati ai macchinari, allo sviluppo tecnologico o al design. Si sono tenuti convegni, incontri, tavole rotonde. Per i patiti delle lancette, particolare rilievo ha avuto la sezione Vo’Clock, dedicata all’orologeria contemporanea; che ha riunito 23 marchi indipendenti, tra cui qualche artigiano di alto livello, come Cyrus Watches e alcuni membri dell’Ahci. Dall’11 al 13 settembre si è svolta anche la seconda edizione di VoVintage, manifestazione rivolta ai collezionisti e agli amanti d’orologeria d’epoca curata da Michele Mengoli. Anche in questo caso con fini sia commerciali, con stand di vendita, sia culturali, con eventi dedicati.

    Molti i nomi noti ad appassionati e addetti ai lavori che hanno tenuto conferenze e dibattiti su vari argomenti. Con Dody Giussani (direttore de L’Orologio) in veste di moderatrice, e gli interventi – tra gli altri – di Mario Peserico (Amministratore delegato di Eberhard Italia e Presidente di Assorologi); Bruno Bergamaschi (fondatore di Forum Watchouse); Jacopo Corvo (Amministratore delegato di Gmt Italia); Cesare Cerrito (Amministratore delegato di Meccaniche Veloci) e Jacopo Giudici (fondatore di Watchinsanity). 

    In generale i temi di maggior interesse, inseriti nell’attualissimo scenario di post-pandemia, si sono focalizzati sulla riscoperta del consumatore locale e la rinascita dei negozi di provincia; il cambiamento dell’esperienza di vendita accompagnata dal vertiginoso aumento dell’online; la nascita di nuove tendenze dominanti (una per tutte, il colore); una maggior richiesta di nomi di nicchia e/o d’alta gamma e la valorizzazione dei marchi indipendenti (per grandi o piccoli che siano, ricchi d’intrinseche qualità).

    Particolarmente rilevante e seguita la conferenza di Ugo Pancani, professore d’orologeria e ambasciatore della Fondation de l’Haute Horlogerie. Che ha affrontato con tutta la competente dialettica lo straordinario mercato del vintage, dallo stato di conservazione al restauro degli esemplari d’epoca, passando per la loro cura.

    Vincent Calabrese e il sistema Calasys

    Dulcis in fundo, la presenza di orologiai-costruttori del calibro di Giulio Papi e Vincent Calabrese. Riguardo a quest’ultimo, per i pochi che non lo conoscessero, ricordiamo in breve la biografia: nato a Napoli nel 1944, autodidatta e apprendista a 13 anni, emigrato in Svizzera nel 1961, è noto per le molte straordinarie creazioni. Una per tutte: il Golden Bridge di Corum.

    Il maestro orologiaio ha colto la bella occasione del palcoscenico di VicenzaOro per l’anteprima mondiale della sua ultima invenzione: il sistema Calasys. Si tratta di un’inedita alternativa alla spirale (un componente dell’organo regolatore ideato dall’olandese Huygens e in uso da ben cinque secoli senza sostanziali modifiche); con la conseguente eliminazione dei difetti che questo delicato dispositivo comporta nella marcia di un movimento meccanico.

    Calabrese ha modificato l’architettura del consueto organo regolatore, molto sensibile soprattutto alla gravità – tanto inevitabile quanto dannosa per la costanza di marcia degli orologi. E ha ottenuto un nuovo dispositivo “utilizzabile in ogni tipo di scappamento”, di “rendimento superiore” e “facile manutenzione”.

    Un annuncio che è passato dalla teoria alla pratica durante la presentazione stessa. Quando Calabrese ha sostituito la spirale di un Eta 2892 con il proprio dispositivo Calasys; collegandolo allo scappamento, mantenendo il resto del meccanismo invariato e dimostrandone seduta stante l’ottima funzionalità.

    E, a domanda pertinente, Calabrese ha infine risposto che non venderà l’invenzione al miglior offerente, ma la condividerà con tutta quella parte dell’industria del tempo che si dimostrerà interessata. Ne riparleremo.