Approfondimenti

Omega Railmaster, per i professionisti della precisione – parte I

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Nasce per i ferrovieri e torna in una versione che piacerà soprattutto ai puristi della micromeccanica. Il Railmaster di Omega è un orologio per appassionati molto, molto esigenti

Ci sono cascato come un pollo, lo ammetto. Anche io, all’inizio, ho pensato che l’Omega Railmaster fosse un’operazione di marketing per addolcire la pillola di un “primo prezzo” con qualche rinuncia. Ma gli orologi vanno letti con pazienza e solo dopo una lettura attenta si può trarre qualche conclusione.
Eccoci, allora, premettendo che divideremo questa analisi in due parti: una – questa – più orientata sul piano estetico; e poi una seconda un po’ più tecnica, per chi desidera entrare nella grande micromeccanica di Omega. Come orologio di riferimento prenderemo l’Aqua Terra, il best seller della collezione Seamaster cui anche il Railmaster fa capo.

Da un punto di vista estetico il Railmaster è nipote di un modello del 1957. Sembrerebbe un’operazione di marketing anche un po’ furbetta, non fosse per le caratteristiche particolari dell’originale: una impermeabilità notevole per l’epoca (6 atmosfere) e la resistenza ai campi magnetici (900-1.000 gauss) ottenuta con il classico sistema della contro-cassa interna in ferro dolce, destinata a dirottare i campi magnetici per evitare influssi negativi sui principali organi del movimento. Ecco: superato il primo sguardo ci si rende conto che il vero obiettivo dei tecnici e dei dirigenti di Omega non è quello di creare una semplice riedizione, ma un orologio che trasporti ad oggi – traducendole in tecnica contemporanea – le motivazioni di base. Che sono quelle di creare un orologio solido, affidabile nel tempo e preciso quanto è tecnicamente possibile.

Cassa e bracciale (ma ci sono anche versioni con cinturino: consigliabile dare un’occhiata a quelli in tessuto Nato) sono in acciaio e ricordano molto quelle del Seamaster Aqua Terra. Ad un esame un po’ più attento si scopre che mutano le dimensioni (40 mm per il Railmaster, 41 per l’altro – anche a catalogo in versione da 38) e scompare lo scasso che ha il compito di offrire una certa protezione alla corona. Una scelta filologica che non dovrebbe avere troppi effetti sulla vita dell’orologio, che non è certamente destinato agli sport estremi. Senza considerare che la corona serrata a vite è già di per sé una protezione notevole.

Cambia totalmente la finitura: nell’Aqua Terra troviamo un’alternanza di lucido e satinato, nel Railmaster solo una bella satinatura verticale, anche per quanto riguarda il bracciale. La scelta, è chiaro, è stata fatta per togliere ogni riflesso fastidioso, pur se viene meno un certo glamour che piace a chi soffre del complesso della gazza ladra. Trovo che nel Railmaster la scelta sia perfettamente in linea con lo spirito tecnico dell’orologio. Scelta che viene ribadita nel quadrante: via gli indici applicati, via le lancette a freccia, il Railmaster toglie ogni fronzolo in favore della leggibilità. Molto curata anche quella notturna, come dimostrano i grandi indici in Superluminova di un colore definito “vintage”. Anche la semplice finitura spazzolata del quadrante contribuisce a migliorare la leggibilità in ogni condizione di luce; a finitura spazzolata anche le lancette, che quindi non tenderanno a scomparire sotto i riflessi di una luce viva. Può piacere, può non piacere, ma la logica è indiscutibile: questo è innanzitutto un orologio tecnico.

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