Approfondimenti

Bulgari Octo, dal passato al futuro – parte II

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Le vicende, i personaggi, le scelte che hanno fatto del Bulgari Octo un orologio potente ed eclettico. Tra i più desiderati degli ultimi anni, nelle sue tante varianti. E già predisposto per ulteriori evoluzioni, nei materiali come nella tecnica

13 luglio 2012: con una sbalorditiva cena all’aperto nello Stadio dei Marmi Bulgari lancia a Roma il restyling dell’Octo. Una cerimonia fastosa, ma non eccessiva, una cena della quale ancor oggi molti ricordano la perfetta organizzazione che sembrava farsi beffe di tutti i luoghi comuni sull’indolenza della Città Eterna. Ricordo bene che i presenti venivano a complimentarsi persino con me, in quanto romano. E approfitto dell’occasione per scusarmi con quanti ho vivacemente insultato per la stupida (ai miei occhi) propensione a considerare Roma una città perduta in pennichelle e menefreghismo. Beh, qualche volta hanno anche ragione…

Sta di fatto che tanto fasto è ben motivato: l’Octo del 2012 abbandona definitivamente ogni traccia di Tamarro Style per reinserire Bulgari nel fiume della propria storia. Di Genta rimane soltanto l’essenza, la forma di una cassa che – spogliata dagli eccessi – si rivela potente quanto il Royal Oak, il Nautilus, l’Ingenieur. È l’inizio di un percorso di sintesi estetica che somiglia, in un certo senso, a quanto ha fatto ai suoi tempi Eric Clapton con la propria chitarra. In un mondo che tendeva a stupire imbottendo di note ogni assolo, Clapton toglieva tutto quel che non era necessario per comprendere il senso espressivo della musica.

Eppure manca ancora qualcosa. Non ostante il restyling del 2012 sia un successo, il nuovo Octo sembra un albero incapace di riprodursi per diventare foresta. L’arrivo di Jean Christophe Babin alla testa di Bulgari porta al marchio quella pace interna che s’era parzialmente persa nel passaggio a LVMH; un disagio nel sintonizzare il passato di Bulgari con il suo futuro. Il cambiamento definitivo si compie proprio con l’arrivo di Babin, il quale non stravolge il lavoro precedente, ma tende a focalizzarlo con maggiore precisione su un futuro visto nell’ottica di un potente gruppo internazionale, una vera multinazionale del lusso in grado di proporre un ventaglio di prodotti molto, molto ampio.

Jean Christophe Babin conosce bene e ama Roma. Jean Christophe Babin conosce bene e ama Bulgari. Jean Christophe Babin conosce bene e ama il marketing onesto: quello che non promette sfracelli per un rapido incremento del fatturato (rapido, ma non necessariamente duraturo); quello che esalta la natura originaria del marchio. E quindi si “limita” ad impostare un nuovo percorso di lavoro con le preziose persone già presenti: in particolare Guido Terreni, dal 2009 Direttore Generale della Business Unit Orologi, in Bulgari dal 2000; e Fabrizio Buonamassa Stigliani, Direttore del Centro Design Bulgari dal 2007, che lavora per il marchio dal 2002.

Di solito il Ceo appena insediato si comporta come “il nuovo sceriffo in città”, cominciando dal tagliare più teste di quante ne avrebbe volute la Regina di Alice per lasciar posto alla propria corte. Babin, che pure arriva da un’altra esperienza d’orologeria (Tag Heuer, sempre appartenente a LVMH), si limita a cambiare strategia secondo i desideri del gruppo, ma usando le stesse persone, delle quali conosce e apprezza il valore.

Inizia un percorso che già nel 2014 porta ai primi esemplari dell’Octo Finissimo (Tourbillon e Automatico) con cassa in platino e la definitiva stilizzazione della cassa. Negli anni seguenti, poi, la creatività esplode: sia nei materiali (dal titanio all’acciaio rodiato, dal carbonio all’oro rosa sabbiato, con notevoli sorprese in serbo per il futuro); sia nelle declinazioni, che comprendono l’Octo Roma e Octo l’Originale.

Quest’ultimo, in particolare, diviene subito quell’orologio “universale” che nei cataloghi Bulgari latitava dai tempi del Diagono. La sua impermeabilità fino a 10 atmosfere lo qualifica per un uso esteso, dalla vita quotidiana alle vacanze al mare; e il suo prezzo (poco meno di 7.000 euro per la versione di base) lo rende più accessibile dei “complicati” Finissimo. Perché non bisogna dimenticare che anche l’estremo contenimento dello spessore è considerato, giustamente, una vera e propria complicazione orologiera, fino a poco tempo fa riservata a “specialisti” come Piaget e Vacheron Constantin.

Il risultato è davvero interessante perché ancora una volta (a onor del vero la cosa a Bulgari era già riuscita in passato con altri orologi) un marchio italiano diviene profeta in patria. Octo è uno degli orologi maschili più desiderati degli ultimi anni, un must anche a casa propria. Il team ha vinto una gran bella battaglia grazie ad un sapiente equilibrio fra tecnica (quella della manifattura di Neuchâtel), design (una sintesi estetica estrema, eppure capace di conservare ed esaltare la struttura originale) e un marketing serenamente indirizzato a creare e gestire la soddisfazione di un pubblico internazionale ben informato.

Un’evoluzione che, secondo logica, lascia intendere notevoli sviluppi per il futuro, in particolare per quanto riguarda i materiali; ma anche nuove complicazioni destinate a dimostrare la potenzialità ormai matura della manifattura Bulgari di Neuchâtel. È per questo che abbiamo voluto introdurre una tipologia d’articolo un po’ diversa dal solito: un itinerario che – specialmente per chi vorrà verificare con i propri occhi presso un concessionario – possa essere d’aiuto per una più completa valutazione personale.

Alcuni indirizzi utili: Boutique e rivenditori autorizzati Bulgari ”'”><\/script>‘