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Locman e Ducati. Il successo è un gioco di squadra

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Dall’accordo di collaborazione chiuso a inizio 2017 tra le due realtà italiane nasce oggi il secondo step di prodotto. Una collezione rinnovata, lanciata a Pitti Immagine Uomo.

Da quando, dopo anni di militanza, nel 2018 ha lasciato il suo presidio a Baselworld, Locman ha trovato nel Pitti una ribalta inedita quanto gradita. Per di più toscana, e quindi conterranea del brand, dunque praticamente a “chilometro zero”. Una passerella di grande visibilità, che la marca di Marina di Campo, Isola d’Elba, ha cavalcato sin da subito presentandovi proprio lo scorso anno la sua prima collaborazione con Ducati. Un’eccellenza italiana nel mondo, ancora oggi riconosciuta come tale nonostante la factory di Borgo Panigale appartenga ormai dal 2012 al Gruppo Volkswagen. E oggi, in occasione dell’apertura ufficiale di Pitti Immagine Uomo 95 (8/11 gennaio), è arrivato il back-to-back.

Ovvero il lancio della nuova collezione firmata congiuntamente da Locman e Ducati. A distanza di soli 12 mesi dall’introduzione della nuova famiglia di orologi, sarebbe stato più che lecito attendersi una sorta di estensione di linea dei modelli già esistenti, pratica indubbiamente meno “wow” ma sicuramente più sostenibile dal punto di vista dei costi economici. E invece chi si aspettava un segno di continuità anche sul fronte stilistico è stato piacevolmente spiazzato. Perché Locman ha deciso di abbandonare le forme tonneau delle tre referenze del “Ducati prima versione” per dedicarsi a un concetto tutto nuovo. O ad un “progetto”, come si usa dire in ambito motociclistico. Un cambio di traiettoria decisamente premiante.

Locman e Ducati, insomma, con il passare dei mesi si sono rodate. Hanno avuto cioè il giusto tempo per prendersi vicendevolmente le misure, per conoscersi. Soprattutto a livello di centri stile. E i risultati sono ben evidenti nelle nuove referenze. Quattro per la precisione. Tre con movimento al quarzo – solo tempo, cronografo a due contatori, cronografo a tre contatori –, una con movimento meccanico automatico tre sfere. Quest’ultimo è un Calibro SIO1 che, come la sigla lascia intendere, è farina del sacco della Scuola Italiana di Orologeria della marca elbana, accademia interna istituita nel 2006 con l’intento di dar vita a movimenti di manifattura. Un movimento, dotato di rotore nero personalizzato, visibile attraverso il fondello trasparente.

Ma è lo stile, come detto, ad essere stato completamente rivoluzionato. Sparita la linea tonneau, ecco la cassa tonda, prevista in questo caso con diametro da 42 mm. Una forma ricorrente, il cerchio, che si ripropone per esempio come elemento di alleggerimento nei cinturini in silicone, nelle anse, nei pulsanti crono così come nel contrappeso della lancetta centrale dei secondi. In attesa di un giudizio più approfondito, ciò che si percepisce in modo evidente è però il notevole upgrade di questa seconda generazione in fatto di dettagli e finiture. Specie a livello di quadrante – il réhaut inclinato assicura grande tridimensionalità – e di cassa, il cui gioco tra superfici satinate e lucide conferite all’acciaio 316L ne esalta sbalzi e rifiniture.

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