Attualità

Le cronache di PDV: in Giappone con Seiko, la “casa della precisione”

{"autoplay":"false","autoplay_speed":"3000","speed":"300","arrows":"true","dots":"true","loop":"true","nav_slide_column":5}
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image

Paolo De Vecchi è stato l’unico italiano invitato alla prima “Seiko Media Experience”. Un viaggio per conoscere da vicino la storica marca nipponica, ma anche un’occasione per riflettere sull’orologeria Made in Japan

Sul finire dello scorso anno, un viaggio di lavoro in Giappone proposto da Seiko è stato un’occasione unica per ampliare gli orizzonti non solo geografici e culturali, ma anche strettamente legati all’orologeria. Il che, pur in mezzo a molti altri interessi, è il mio mestiere: quindi ben venga ogni genere di aggiornamento. Oltretutto, proprio in quest’inizio di anno nuovo, appassionati e addetti ai lavori sono appena tornati dal Salone di Ginevra, tripudio dell’orologeria elvetica orientata al lusso. E la cosa mi ha portato a riflettere – con ancora i bagliori del Sol Levante negli occhi e con rispetto parlando – sul fatto che non esiste solo lo Swiss Made e il resto della produzione che passa in secondo piano.

Anzi, nel caso specifico verificato sul campo, esiste un importante Made in Japan che, sia pur su parametri differenti, niente ha da invidiare ai prodotti della Confederazione. Anche se, in un certo qual modo – complice una forma di consuetudine, la mai tramontata visione eurocentrica e, non ultima, l’intensa propaganda d’Oltralpe a fronte della proverbiale riservatezza dell’arcipelago nipponico – la produzione giapponese viene come sottovalutata e messa in ombra, relegata a pura tecnologia a basso costo. Su questo mi sono dovuto ricredere, piacevolmente e con sorpresa. E qui cercherò di raccontarlo brevemente, senza pretesa di convincere nessuno, ma solo a onore della curiosità.

Tra l’altro ho anche scoperto, comunque la si voglia vedere, che c’è un’interessante coincidenza di date e percorsi storici tra Giappone e Svizzera. E la cosa potrebbe significare una sorta di comune orientamento dell’arte e nella scienza della misurazione del tempo: una via obbligata – almeno da quando, per conoscere l’ora, si adottano appositi strumenti -, al di là delle differenti posizioni culturali e geografiche. Entrando nel merito della recente e prima “Seiko Media Experience” (una decina di giornalisti invitati, uno per paese, tra Europa, Stati Uniti e Singapore), la storica marca ha aperto le porte della sede di Tokyo, del museo e dei siti produttivi di Morioka (il quartier generale), di

Condividi l'articolo