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“Diptyques”: in mostra le collaborazioni eccellenti di Vacheron Constantin

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Da Verger Frères a Louis Cottier, da Albert Pellaton ad Anita Porchet. I lavori realizzati da Vacheron Constantin in sinergia con grandi tecnici, artisti, gioiellieri sono oggetto di una mostra. Da vedere nella boutique monomarca di Ginevra

“Diptyques”, in francese, significa dittici. Il dittico, nell’antica Roma, era una specie di taccuino per i conti o gli appunti, formato da due assicelle rivestite di cera e tenute insieme da corde o fermagli, su cui si scriveva con uno strumento a punta, lo stilo. Per estensione, nel Medioevo, il termine indicava due dipinti su legno, uniti da una cerniera (come il famosissimo doppio ritratto dei duchi di Urbino, di Piero della Francesca). Tant’è che nella storia dell’arte si parla di dittico quando si tratta di due tavole, di trittico se i pannelli sono tre, di polittico quando sono tanti.

Rimanda proprio al concetto di “opera creata da due elementi diversi” il titolo della mostra di Vacheron Constantin “Diptyques: A History of Collaborations”. Organizzata nella boutique ginevrina della casa (place de Longemalle, 1), è stata inaugurata durante il SIHH, ma resterà aperta fino al 26 marzo. E vale davvero la pena di andarla a visitare, se ci si trova a Ginevra – oppure sperare che il tour con cui andrà in giro per il mondo dalla prossima primavera comprenda qualche tappa italiana (chissà se toccherà anche la boutique di Milano…).

Perché “Diptyques” riunisce una serie di modelli storici (17, per l’esattezza) provenienti dalla raccolta privata della maison e difficilmente esposti al pubblico tutti insieme. Esemplari che raccontano le tante, proficue collaborazioni intessute dalla manifattura con grandi orologiai, scienziati, progettisti, artisti, gioiellieri. Personaggi più o meno celebri, ma che in qualche modo hanno segnato la storia dell’orologeria con le proprie idee e i propri studi, talvolta protagonisti di innovazioni o progressi per l’intero settore.

Per esempio Georges-Auguste Léchaut (1800/1884), pioniere della meccanizzazione. Louis Cottier (1894/1966), inventore degli orologi con ore universali. Ferdinand Verger (1851/1928), allievo di Lépine e fondatore della gioielleria Verger Frèrs, cui si devono tanti capolavori Art Déco. Ma anche l’astronomo Emile Plantamour (1815/1882), il tecnico Albert Pellaton (1898/1966) e altri ancora. Del resto, uno dei meriti della mostra sta proprio nel puntare i riflettori (anche) su personalità poco note ma che meriterebbero un approfondimento. Per i più curiosi, quindi, “Diptyques” diventa un’occasione per ampliare la propria cultura orologiera.

In particolare, però, voglio segnalare due “collaborazioni eccellenti”. La prima, recente, con Anita Porchet: un’artista-artigiana tuttora attiva, esperta di smalti, che nel 2010 replicò sul quadrante di un Vacheron parte del soffitto dell’Opéra Garnier di Parigi, dipinto da Marc Chagall. La seconda, invece, molto più in là nel tempo: quella fra Jacques-Barthélémi Vacheron (1787/1864) e François Constantin (1788/1854), da cui la maison prende nome. Una coppia ben assortita (orologiaio l’uno, businessman l’altro), che iniziò a lavorare insieme nel 1819 – e di cui quest’anno si festeggia quindi il bicentenario. Dimostrazione di quanto le sinergie possano funzionare bene. Certo non un caso isolato, in orologeria, ma una strada battuta ancora oggi. Frequentata anche dai marchi più giovani, quando si incontrano menti geniali, può anche sfociare in grandi risultati.

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