Giornale Degli Orologi

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  • WAGE Milano 2026: l’omaggio di Patek Philippe all’Italia

    WAGE Milano 2026: l’omaggio di Patek Philippe all’Italia

    Peccato non potervi raccontare nel dettaglio la magnificenza della Watch Art Grand Exhibition Milano 2026. La mostra che Patek Philippe apre al pubblico domani, al Palazzo delle Scintille – oggi CityOval – è una delle più sontuose e complete che abbia mai visto. E non lo dico per piaggeria. Nella WAGE Milano 2026 (chiamiamola così per comodità), la Maison ha dato il meglio di sé per portare la propria anima ginevrina nel capoluogo lombardo. E ha ricostruito scorci e suggestioni della città sul Lemano, insieme ai propri luoghi del cuore – complice anche l’enorme cupola dell’edificio Liberty appena restaurato, che amplifica le suggestioni.

    Quindi sì, peccato non potervi descrivere nel dettaglio la scenografia dell’intera esposizione. Nel grande atrio ovale, Patek ha ricreato la celeberrima spirale della manifattura di Plans-les-Ouates; ha ricostruito la facciata della sede storica di rue du Rhône e riprodotto le atmosfere ovattate di quelle sale vista lago. E con una miriade di gocce di cristallo (prodotte da vetrai italiani con forme irregolari, quasi biomorfe), ha evocato il famoso Jet d’Eau – che però, visto dal lato posteriore, sembra quasi il tacco a stiletto di una femminilissima décolleté.

    Il che, a ben guardare, rimanda all’artigianalità, al buon gusto e alla moda che fanno parte del Dna del nostro Paese. E quindi prefigura l’omaggio all’Italia che è il tema conduttore della stessa mostra. Ma no, noi non siamo un giornale di design, quindi lasciamo perdere il curatissimo allestimento della WAGE Milano 2026 per parlare finalmente di orologi. Avevo già spiegato la struttura del percorso espositivo nella presentazione che ho scritto qualche settimana fa. Fra gli oltre trecento pezzi esposti, qui di seguito mi concentro sui sette modelli della Milano Special Collection: la serie di edizioni limitate realizzate apposta per questa mostra. Che vi racconto brevemente, in ordine di tiratura limitata, dai numeri più elevati (si fa per dire) a quelli più piccoli.

    1. Aquanaut 5167A

    Versione iper-sportiva del modello introdotto nel 2007 per il 10° anniversario dell’omonima collezione, ha un’estetica giocata sui contrasti cromatici. Il quadrante soleil, dal ben noto motivo goffrato (“a granata” per i collezionisti) sfuma dal blu centrale al nero periferico, su cui spicca la minuteria stampata in rosso. La cassa è in acciaio (per la gioia degli appassionati) e blu anche il cinturino in materiale composito dal tipico decoro Aquanaut. Il movimento automatico è il calibro 26-330 S C: un concentrato di innovazioni che include due brevetti, presentato nel 2019. Per scoprirne genesi e novità, vi rimando al pezzo scritto da Augusto Veroni per il Calatrava Calendario Settimanale Ref. 5212A. La tiratura di questo orologio è limitata a 250 esemplari.

    2. Calatrava 7007G

    Si basa sul Calatrava 6007G, lanciato dalla Maison nel 2020 per festeggiare l’inaugurazione della nuova manifattura di Plans-les-Ouates e poi entrato in collezione  nel 2023. La nuova referenza si distingue per il total look bianco, immacolato, coerente nei diversi materiali: la cassa in oro bianco, il quadrante laccato decorato dal caratteristico pattern a fibra di carbonio (realizzato direttamente nella lacca), il cinturino in pelle di alligatore lucido. È animato sempre dal calibro 26-330 S C con secondi centrali e funzione stop secondi per una rimessa all’ora di precisione. Una particolarità che lo accomuna agli altri esemplari della Milano Special Collection sono le impunture bianco-rosso-e-verde della bandiera nazionale vicino alla fibbia. E sempre il Tricolore è di ritorno se si affianca questo Calatrava ad altri due della stessa collezione, che vedremo poi. L’edizione è limitata a 200 esemplari.

    3. Grande Complicazione 5978P

    In assoluto è la novità più importante della WAGE Milano 2026. Per la prima volta Patek Philippe abbina la funzione del cronografo al calendario perpetuo istantaneo. Nella cassa in platino, stile Calatrava, monta il calibro CH-535 PS QI che integra il movimento cronografico a carica manuale della Manifattura – dall’architettura tradizionale, dotata di ruota a colonne a innesto orizzontale (con ruote dentate), ma arricchito da sei brevetti – al modulo del calendario perpetuo istantaneo protetto da altri due brevetti. Che non solo vanta la capacità di visualizzare tutte le informazioni del calendario perpetuo tramite finestrelle, ma effettua un salto delle indicazioni in 30 millisecondi.

    La supercomplicazione merita sicuramente un approfondimento futuro per la sapiente gestione dell’energia in grado di governare un simile exploit tecnico. Ad ampliarne l’appeal, l’estetica modernissima. I colori sono quelli dell’Aquanaut di cui sopra, mentre il quadrante ha una texture materica e tocchi di colore rosso per la cronografia (nella lancetta centrale dei secondi e in quella del contatore dei 30 minuti) che lo rendono decisamente sportivo. All’interno dei contatori si trovano anche le finestrelle della funzione giorno/notte e degli anni bisestili. Altri dettagli: la lunetta concava, le anse scanalate e il piccolo diamante taglio brillante a ore 6 – segno distintivo per la produzione in platino della Casa. L’orologio è realizzato in una tiratura di 120 esemplari.

    4. Calendario Perpetuo 7147G

    Nuova veste per un altro “classico” per eccellenza della Manifattura ginevrina. Anche questo prende ispirazione dal Calatrava Ref. 6007 del 2020, creato in edizione limitata in acciaio, poi entrato in collezione tre anni dopo in oro bianco. E ha sempre la cassa in oro bianco, rigorosamente lucidato a mano, che va a spezzare la monocromia verde dominante. Sul quadrante laccato, al centro, spicca quindi il motivo fibra di carbonio, mentre nel contatore dei giorni della settimana si trova l’indicazione delle 24 ore, a creare una perfetta simmetria con l’anno bisestile nel contatore dei mesi. È equipaggiato dal calibro 240 Q, a carica automatica, con micro-rotore decentrato in oro 22 ct che ne garantisce la sottigliezza (3,88 mm) a dispetto delle complicazioni. Insieme alle Ref. 7007G descritta sopra, e 7047G, di cui ci occuperemo dopo, forma la triade dedicata al Tricolore. Edizione limitata a 100 esemplari.

    5 e 6. Grande Complicazione 5531G

    Un modello, anzi due, in cui la Ripetizione minuti – rinomata specialità Patek Philippe – è abbinata alle Ore universali. La referenza è stata presentata per la prima volta alla  WAGE New York 2017 ed è entrata in collezione l’anno dopo. Ma qui è personalizzata dallo smalto Grand Feu cloisonné che riproduce la mappa del centro storico di Milano, vista di giorno oppure di notte. Incredibili i dettagli, come la pianta del Duomo in smalto pailloné o il verde del Parco Sempione. La cassa in oro bianco ha le anse traforate, la carrure e il cursore decorati a Clou de Paris. Racchiude il calibro R27 HU, con micro-rotore decentrato in oro 22 ct, un movimento automatico in grado di suonare l’ora locale. Vale a dire, quella del fuso orario selezionato in corrispondenza della città a ore 12 (da notare il nome di Milano in rosso). Ciascun modello è realizzato in 5 esemplari.

    7. Ripetizione Minuti 7047G

    Infine, l’ultimo orologio “del Tricolore”, cui accennavo prima, è un modello presentato a Watches and Wonders Geneva e reinterpretato in esclusiva per la WAGE Milano 2026. Lo stile grafico, attualissimo, qui assume un look interamente rosso, con il centro del quadrante effetto fibra di carbonio – anche in questo caso realizzato nella lacca -, mentre la luminescenza delle lancette e dei numeri arabi a rilievo, applicati, ne conferma la vocazione sportiva. La cassa in oro bianco ospita il calibro R27 PS, un automatico con micro-rotore decentrato in oro 22 ct, dalla lavorazione guilloché. La ripetizione minuti, a due timbri classici, batte le ore con tonalità grave, i quarti con una doppia tonalità grave-acuta e i minuti con tonalità acuta. Anche questa edizione è di 5 esemplari al mondo.

    Per concludere

    Ok, la Milano Special Edition è solo un assaggio di quello che si può vedere alla WAGE Milano 2026, se andrete a visitarla nei prossimi giorni. Ma rende già l’idea di quello che Patek Philippe è riuscita a fare con questa mostra. Vale a dire, mettere in scena un grande spettacolo in cui rivela la propria essenza: il carico della lunga storia, le capacità di restare fedele ai canoni della tradizione, di eccellere in determinate complicazioni, di perpetuare le tecniche dell’alto artigianato… E allo stesso tempo costruire meccaniche d’avanguardia, interpretare l’alta orologeria per renderla sempre più attuale, perfino di innovare i mestieri d’arte. Ma di questi parleremo in un’altra occasione.

  • “Diptyques”: in mostra le collaborazioni eccellenti di Vacheron

    “Diptyques”: in mostra le collaborazioni eccellenti di Vacheron

    Diptyques, in francese, significa dittici. Il dittico, nell’antica Roma, era una specie di taccuino per i conti o gli appunti, formato da due assicelle rivestite di cera e tenute insieme da corde o fermagli, su cui si scriveva con uno strumento a punta, lo stilo. Per estensione, nel Medioevo, il termine indicava due dipinti su legno, uniti da una cerniera (come il famosissimo doppio ritratto dei duchi di Urbino, di Piero della Francesca). Tant’è che nella storia dell’arte si parla di dittico quando si tratta di due tavole, di trittico se i pannelli sono tre, di polittico quando sono tanti.

    Rimanda proprio al concetto di “opera creata da due elementi diversi” il titolo della mostra di Vacheron Constantin Diptyques: A History of Collaborations. Organizzata nella boutique ginevrina della casa (place de Longemalle, 1), è stata inaugurata durante il SIHH, ma resterà aperta fino al 26 marzo. E vale davvero la pena di andarla a visitare, se ci si trova a Ginevra – oppure sperare che il tour con cui andrà in giro per il mondo dalla prossima primavera comprenda qualche tappa italiana. Chissà se toccherà anche la boutique di Milano…

    Perché Diptyques riunisce una serie di modelli storici (17, per l’esattezza) provenienti dalla raccolta privata della maison e difficilmente esposti al pubblico tutti insieme. Esemplari che raccontano le tante, proficue collaborazioni intessute dalla manifattura con grandi orologiai, scienziati, progettisti, artisti, gioiellieri… Personaggi più o meno celebri, ma che in qualche modo hanno segnato la storia dell’orologeria con le proprie idee e i propri studi, talvolta protagonisti di innovazioni o progressi per l’intero settore.

    Per esempio Georges-Auguste Léchaut (1800/1884), pioniere della meccanizzazione. Louis Cottier (1894/1966), inventore degli orologi con ore universali. Ferdinand Verger (1851/1928), allievo di Lépine e fondatore della gioielleria Verger Frèrs, cui si devono tanti capolavori Art Déco. Ma anche l’astronomo Emile Plantamour (1815/1882), il tecnico Albert Pellaton (1898/1966) e altri ancora. Del resto, uno dei meriti della mostra sta proprio nel puntare i riflettori (anche) su personalità poco note ma che meriterebbero un approfondimento. Per i più curiosi, quindi, Diptyques diventa un’occasione per ampliare la propria cultura orologiera.

    In particolare, però, voglio segnalare due “collaborazioni eccellenti”. La prima, recente, con Anita Porchet: un’artista-artigiana esperta di smalti, che nel 2010 replicò sul quadrante di un Vacheron parte del soffitto dell’Opéra Garnier di Parigi, dipinto da Marc Chagall. La seconda, invece, molto più in là nel tempo: quella fra Jacques-Barthélémi Vacheron (1787/1864) e François Constantin (1788/1854), da cui la maison prende nome. Una coppia ben assortita (orologiaio l’uno, businessman l’altro), che iniziò a lavorare insieme nel 1819 – e di cui quest’anno si festeggia quindi il bicentenario. Dimostrazione di quanto le sinergie possano funzionare bene. Certo non un caso isolato, in orologeria, ma una strada battuta ancora oggi. Frequentata anche dai marchi più giovani, quando si incontrano menti geniali, può anche sfociare in grandi risultati.

  • Vacheron Constantin in mostra a Parigi tra nomi&soprannomi

    Vacheron Constantin in mostra a Parigi tra nomi&soprannomi

    Il soprannome è un appellativo affibbiato generalmente sulla base di una caratteristica distintiva e, a suo modo, unicizzante. Se particolarmente azzeccato, finisce spesso col sostituirsi letteralmente al nome di battesimo, legandosi indissolubilmente alla persona in questione. O all’oggetto. Perché un bel nomignolo non si risparmia a nessuno. Al punto che la pratica ha finito per diffondersi persino nel mondo, spesso troppo serio, dell’orologeria. Gli esempi si sprecano ma, tanto per andare sui grandi classici conosciuti da tutti, è sufficiente pensare a Paul Newman, Moonwatch e Jumbo. Pseudonimi riservati, rispettivamente, ad un particolare Rolex Daytona, all’Omega Speedmaster e al primo Royal Oak di Audemars Piguet.

    Una pratica divertente, nata non certo a fini di scherno, che ha contribuito anzi al successo dei modelli in questione. Rinominati magari per via della loro correlazione con un determinato personaggio, per il ruolo giocato in un fatto storico o, semplicemente, per i loro dettagli qualificanti. A tal proposito, per chi durante queste vacanze si dovesse ritrovare a passare per Parigi, è meritevole di segnalazione l’originale mostra “Nicknames”, allestita da Vacheron Constantin all’interno della boutique monomarca di Rue de la Paix. Visitabile fino al 31 agosto (dalle ore 11.00 alle 19.00), stupirà i visitatori con pezzi storici della marca dal grande valore collezionistico, divenuti famosi oltre che per la loro bellezza, proprio per i loro soprannomi.

    Modelli vintage dal design evocativo, subito ribattezzati dai connoisseur Cornes de Vaches (corna di mucca), Batman piuttosto che con un italianissimo Cioccolatone. Pronti a raccontare, oltre alla propria storia, anche quella celata dietro ai propri “Nicknames”: 19 referenze provenienti dal museo storico di una maison che, anche attraverso questa intelligente modalità di condivisione del proprio patrimonio, punta ad evolvere i classici monomarca trasformandoli in spazi di condivisione culturale. Un format che, da qualche settimana, è possibile toccare con mano anche a Milano, dove Vacheron Constantin ha aperto la propria boutique in partnership con Pisa Orologeria. E dove, giusto per stare in tema di rassegne, sarà possibile apprezzare una piccola retrospettiva dedicata ai modelli sportivi della marca, dal “222” fino al contemporaneo Overseas.