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Elogio della complessità: alla Biennale con Audemars Piguet

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La maison di Le Brassus continua l’impegno nel mondo dell’arte: ora ha iniziato a collaborare con il visual artist giapponese. Che, grazie al suo supporto, ha realizzato la trilogia audio-visiva “data-verse”. Esposta alla Biennale di Venezia

May you live in interesting time
Gli artisti sono in genere ottimi interpreti dello zeitgeist, ovvero lo spirito dei tempi a loro contemporanei. E le Biennali d’arte sono ottimi collettori delle loro intuizioni e visioni, che talvolta risultano inquietanti come la voce di Cassandra. Per questo vale la pena di dedicare attenzione al tema della Biennale d’arte, in corso a Venezia fino al 24 novembre. Curata da Ralph Rugoff, si articola attorno a un augurio (o memento) non banale: May You Live In Interesting Times.

«Il titolo di questa Mostra può essere letto come una sorta di maledizione», ha dichiarato il Presidente Paolo Baratta. «Nella quale l’espressione “interesting times” evoca l’idea di tempi sfidanti e persino minacciosi. Ma può essere anche un invito a vedere e considerare sempre il corso degli eventi umani nella loro complessità. Un invito che ci appare particolarmente importante in tempi nei quali troppo spesso prevale un eccesso di semplificazione, generato da conformismo o da paura».

Un’opera sperimentale all’Arsenale
L’invito alla complessità, in quest’epoca dominata dal mantra della accessibilità falsamente democratica a tutti i contenuti, anche a quelli meno decifrabili, risulta decisamente indigesto per i palati grossolani. Ma sicuramente appetitoso per quelli sofisticati dell’orologeria haute de gamme, il cui primario valore aggiunto è, appunto, la complicazione. È complicato infatti il legame concettuale che lega gli esemplari di Audemars Piguet all’artista Ryoji Ikeda, autore di “data-verse”.

Un’opera sperimentale esposta all’Arsenale e realizzata con il supporto della maison orologiera, in cui l’artista esplora le caratteristiche essenziali del suono e della luce attraverso la precisione matematica e l’estetica. Utilizza cioè frequenze e scale difficili da percepire dall’orecchio e dalla mente dell’uomo, visualizzando i suoni e raffigurando l’impercettibile per mezzo di sistemi numerici e grafiche computerizzate. Orchestrando suoni e immagini, fisica e matematica, va oltre il concettuale per addentrarsi nel campo dell’estremo e dell’infinito, mettendo alla prova i limiti dei sensi umani e della tecnologia digitale.

Tra musica, arti visive e tecnologia
Cresciuto in Giappone negli anni ’70 e ’80, Ikeda racconta di aver respirato e assorbito la cultura postmoderna dell’orizzontalità culturale in cui tutto contaminava il resto. Una realtà in cui non esistevano barriere né specializzazioni e la mente doveva essere flessibile, capace di metabolizzare positivamente ogni stimolo. «In particolare,  nei club underground gli alti volumi musicali (allora concessi nei luoghi pubblici), e l’uso creativo del piatto (del giradischi) da parte dei Dj con graffiature e altri artifici gestuali, produceva una reazione psico-fisica che mi fece entrare in un mondo diverso, ancora più della musica elettronica di Stockhausen».

I suoi studi sono partiti proprio da quelle suggestioni sonore – analizzate con la maniacale cura del dettaglio e l’attenzione per i fenomeni più estremi della mente umana (anche soprannaturali), che solo un intellettuale giapponese può avere. Così Ikeda ha trovato nelle onde sinusoidali e nel “rumore bianco” (white noise) – caratterizzato dall’assenza di periodicità nel tempo e da ampiezza costante su tutto lo spettro di frequenze -, la risposta più interessante alla sua ricerca. La quale ha prodotto quindi sviluppi anche in campo tecnologico e matematico, per arrivare a raffigurazioni visive multisensoriali. Proprio come le installazioni create per la Biennale veneziana, tanto difficili da spiegare e comprendere a livello astratto, quanto magnetiche a livello percettivo. Ma qui si deve fermare ogni possibile descrizione di queste opere, che vanno viste e ascoltante, o meglio vissute, di persona.

Una commissione artistica per promuovere l’eccezionale complessità e l’abilità manifatturiera
La presentazione dell’ultimo lavoro di Ikeda sul palcoscenico mondiale della Biennale Arte 2019 a Venezia porta avanti la missione di Audemars Piguet. Che nel 2014 ha costituito una speciale commissione artistica per promuovere nuove collaborazioni artistiche. Cioè per produrre e presentare opere di artisti la cui pratica rispecchia l’eccezionale complessità, precisione e abilità manifatturiera della Casa. L’alto livello artistico del lavoro di Ikeda, con cui Audemars Piguet collaborerà per il 2019 e 2020, si allinea perfettamente con l’artigianalità, la creatività e la spinta all’innovazione della maison stessa. Il cui motto è “To break the rules, you must first master them“: niente di semplice, quindi, e tantomeno di semplicistico.

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