Attualità

Thomas Mercer e i cronometri da marina del XXI secolo

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Lo storico marchio britannico rinnova la tradizione. Aggiorna le meccaniche del passato e le fa evolvere. Fino a trasformare la ricerca della precisione in una forma d’arte

A bordo del Gipsy Moth di Sir Francis Chichester…

Perché diavolo Gloucester si pronunci Glòster e Chichester invece Cicèster è uno di quei misteri della lingua inglese che nemmeno un druido sarebbe in grado di risolvere. Fatto sta che Francis Chichester (1901/1972) è stato il primo uomo a fare il giro del mondo “in solitaria”; peraltro a bordo di una barca (Gipsy Moth IV) che pare avesse imbarcato, fra le riserve alimentari, più gin che acqua dolce. Perché, come diceva Chichester, poi insignito del titolo di Sir: “Qualunque scemo è capace di fare il giro del mondo a vela, ma per farlo da sbronzi ci vuole un marinaio con due palle così”. E un cronometro da marina, direi. Perché a quei tempi il GPS era un sogno per appassionati di fantascienza. Un buon cronometro da marina, tenendo conto che Chichester era uno specialista di navigazione, aerea prima ancora che nautica. Il suo era un Thomas Mercer.

… e del Britannia di Sua Maestà

E Thomas Mercer era targato anche il cronometro del Britannia, lo yacht della Famiglia Reale britannica. 126 metri di yacht varati nel 1953, quindi ancora in epoca da cronometro da marina per poter navigare consapevoli della propria posizione in mare. Oggi il Britannia è stato trasformato in museo galleggiante ed è ormeggiato nell’Ocean Terminal, il porto storico di Leith, vicino Edimburgo. E il suo Thomas Mercer congelato sulle 3 e 1 minuto, l’ora in cui la Regina Elisabetta lasciò per l’ultima volta l’amatissima imbarcazione, nel 1997.

Beh, dopo quarant’anni di onorato servizio, ormai molte cose erano obsolete. E fra queste, duole dirlo, il meraviglioso cronometro da marina, sostituito dal sistema di posizionamento satellitare: il GPS, appunto. Sviluppato nel 1973, poi diventato pienamente operativo nel 1994 sotto l’assoluto controllo statunitense, che per usi civili consente l’uso di una versione un po’ più approssimativa di quella militare; e comunque così preciso da mandare definitivamente in pensione anche il migliore dei cronometri da marina.

Lo stato dell’arte

Che senso ha, oggi, la Thomas Mercer e la sua produzione di cronometri da marina? La parola giusta è arte. Se volete un ritratto di una moglie, di un figlio, di un’amante fate una fotografia. Se volete una gran bella foto chiamate un fotografo ritrattista. Un dipinto, se l’obiettivo è cristallizzare il ricordo di una persona, non ha più senso pratico. Se cercate la cristallizzazione di una persona nell’interpretazione di un artista, allora chiamate un artista dell’obiettivo o, meglio ancora, un buon pittore, un ottimo pittore. Una volta il pittore era l’unica strada possibile; oggi la fotografia ha mandato in pensione i ritrattisti così così, salvando quelli davvero, davvero, davvero bravi.

Oggi i cronometri da marina non li fa più nessuno, tranne quelli davvero, davvero, davvero bravi. Come, appunto, Thomas Mercer. E quanto costa uno “scherzo” di cronometro da marina? Come dice qualcuno (credo fosse il solito Oscar Wilde, ma comunque ad attribuirgli una frase intelligentemente caustica non si sbaglia mai): “Se vuoi sapere il prezzo, allora si tratta di qualcosa che non puoi permetterti”. In realtà il punto è che Thomas Mercer ormai produce quasi esclusivamente su richiesta, per cui ogni esemplare varia non solo in base al movimento (che comunque da solo costa quanto un tender to), ma anche – e lì possono essere dolori – in base ai materiali.

Massima espressione tecnica

Comunque chi passasse per Milano troverà alcuni modelli da Pisa Orologeria, in via Verri, che è l’unico concessionario italiano. Vale la pena vederli, perché sono orologi che fanno ben comprendere come si sarebbero evoluti i cronometri da marina e astronomici se avessero conservato l’indispensabilità di un tempo. I Thomas Mercer sono oggi essenzialmente un oggetto di vanità, da esporre su uno yacht (ma produce anche notevoli orologi da tavolo). Da un punto di vista tecnico però sono ancor oggi la massima espressione possibile; e per giunta in evoluzione: proprio qualche anno fa è stato introdotto un nuovo tipo di bilanciere che il marchio stava studiando fin dagli anni Settanta.

Non si parla, quindi, di un ramo secco pronto a cadere, ma di una pianta rigogliosa e pronta a crescere, sia pure distaccata dalla pressione dello stato di necessità. Per gli appassionati una bella lezione di orologeria storica per comprendere meglio i concetti di trasmissione a catena, conoide e altri dispositivi che solo di rado troviamo sugli orologi da polso. Per chi possiede una barca, una barca bella, una barca vera quasi come il Britannia, per loro un’opera d’arte indispensabile; ponte fra mare e ingegneria di precisione.

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