Giornale Degli Orologi
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Tag: Pisa Orologeria

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 4/12/23

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 4/12/23

    Tornano le Cronache dell’orologeria. Questa settimana più o meno tutte improntate (seppur in modi diversi) sull’argomento preferito dal pubblico italiano: lo sport. Ecco allora i testimonial (vecchi e nuovi), gli eventi speciali, la filosofia aziendale e perfino un insolito excursus nell’outwear più tecnico… Tanto per farvi capire come un unico tema possa essere interpretato con tante sfaccettature diverse. Buona lettura!

    Lifeproof

    Annunciata allo scorso Salone Nautico di Genova, adesso è una realtà tangibile. Si chiama Scafojacket ed è il risultato dell’inedita partnership fra Eberhard & Co. e Murphy & Nie. Un giubbotto tecnico waterproof e windproof: in nylon blu traspirante, a tre strati e con interno in pile “4 stagioni” dall’imbottitura in Thermore®, è pensato per uscire in barca ma è perfetto anche nella vita quotidiana. Per lui o per lei, si trova in vendita sul sito ufficiale. E dimostra la storica passione per il mare della Maison de l’Aigle in un modo del tutto nuovo.

    Cronache dell’orologeria… di nicchia

    Pisa Orologeria amplia la propria offerta di brand artigianali indipendenti. E diventa vetrina per Singer Reimagined, brand ginevrino diventato famoso per i cronografi ispirati agli anni ’60/’70: come gli esemplari della collezione 1969, Timer e Chronograph, ora esposti nel flagship store di via Verri 7, a Milano. Per chi non lo sapesse, Singer Reimagined è nato nel 2017 dall’incontro tra Rob Dickinson, fondatore di Singer Vehicle Design, e l’imprenditore Marco Borraccino. Che si dice orgoglioso della collaborazione: certo, è un milanese doc…

    L’irrefrenabile Shelly-Ann

    È piccola ma corre come un razzo. Ecco perché la chiamano Pocket Rocket, al secolo Shelly-Ann Fraser-Pryce: è lei, la velocista più premiata dell’ultimo decennio, il “nuovo acquisto” del team di campioni di Richard Mille. Un metro e 52 di muscoli, grinta e determinazione, la sprinter giamaicana ha tutte le doti che piacciono al Marchio, compreso l’impegno nella beneficenza. E a 36 anni non ha la minima intenzione di appendere la tuta al chiodo: anzi, si sta già preparando per le Olimpiadi di Parigi 2024 con l’RM 07 Automatic Sport al polso.

    Adrenalina pura

    Proprio oggi, Baume&Mercier ha annunciato un nuovo friend of the Brand: il giovane campione dell’automobilismo Marzio Moretti. Che, dopo aver corso in campionati monomarca come il Porsche Carrera Cup Italia, lo scorso anno ha debuttato nel Lamborghini Super Trofeo Europe e quest’anno si è piazzato terzo classificato. A dispetto dell’età – 21 anni! – tutti ne parlano come di un concentrato di maturità ed esperienza. Di sicuro ha le idee chiare: da mettere al polso ha scelto un nuovo Riviera blu. E dice che lo indosserà in pista e nel privato…

    Sotto i riflettori

    Foto James Gasperotti/Ciancaphoto Studio/Getty Images courtesy IWC

    I più attenti davanti alla tv se ne saranno accorti. Domenica 26 novembre, al termine del Gran Premio di Formula1 di Abu Dhabi, George Russell è salito sul terzo gradino del podio con indosso un IWC Double Chronograph Top Gun Ceratanium®. Bella forza, dirà qualcuno: la Casa di Sciaffusa e Mercedes-AMG Petronas sono partner da tempi immemorabili, quindi è ovvio che i piloti del team ne siano ambasciatori. Vero, però di solito è il sette-volte-campione-del-mondo Lewis Hamilton a salire agli onori della cronaca. Rivalità? Chi ha parlato di rivalità?!

    Festa dello sport

    Si è tenuto il 30 novembre, a Milano, il Garmin Beat Yesterday for Charity 2023. L’ormai consueto evento che promuove i valori fondanti dello sport, questa volta era focalizzato sull’altruismo. E ha riunito grandi sportivi noti per il fair-play, come Simone Moro o Emilia Rossatti, e tante celebrities: da Linus a Ghemon, da Vincenzo Nibali a Filippo Ganna fino a Kristian Ghedina… Tra i talk e la staffetta su smartbike, un aiuto concreto è andato a Obiettivo3, società sportiva voluta da Alex Zanardi per supportare gli atleti con disabilità.

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Il bilancio di Pisa Orologeria per il 2022

    Il bilancio di Pisa Orologeria per il 2022

    PISA OROLOGERIA CHIUDE IL 2022 CON RICAVI COMPLESSIVI PER OLTRE 90 MLN DI EURO

    Una nuova boutique, un’offerta ampliata e una valorizzazione costante del capitale umano

    L’esercizio 2022 si è chiuso con ricavi complessivi che hanno superato i 90 milioni di euro; la Società ha confermato il trend di crescita degli ultimi anni e superato di circa il 17% il volume complessivo di ricavi del 2019. Un risultato che si pone in linea con l’andamento brillante del settore, in cui il valore dell’export di orologi dell’industria elvetica l’anno scorso ha toccato i 23,7 miliardi di CHF. Un dato in netto aumento rispetto al 2021 (+11,6%) ma anche rispetto al 2019 (+9%).

    In generale, la crescita aziendale registra un + 6.3% rispetto all’anno precedente per l’orologeria e un +68.26% per la gioielleria, una divisione del business Pisa che, seppur recente, mostra costanti sviluppi di rilevanza.

    Gli investimenti degli scorsi anni hanno contribuito a un aumento delle quote di mercato e al consolidamento della posizione di Pisa, anche grazie all’espansione del network retail con l’apertura della Boutique Hublot e il restyling della Boutique Rolex in via Montenapoleone 24. La coesistenza di boutique monomarca e multimarca nell’ecosistema PISA è una formula vincente, capace di un’osmosi commerciale di cui proprio il Flagship Store si è reso protagonista con una crescita del 39% sugli orologi venduti nei 12 mesi di riferimento. La Via del Tempo si arricchisce, nel 2023, della boutique A. Lange & Söhne e di un Flagship Store che verrà ridisegnato per offrire ai clienti un’esperienza ancora più immersiva nel mondo dell’alta orologeria.

    Oltre alle importanti crescite delle boutique monobrand (Hublot, Patek Philippe, Rolex e Vacheron Constantin) grandi soddisfazioni arrivano anche dalle altre partnership. Il 2022 ha visto infatti l’inserimento di due nuovi brand all’interno del portfolio del Flagship Store: Hyt che rappresenta la perfetta combinazione tra virtuosismo meccanico e tecnologia fluidica; e Krayon, molto apprezzato dagli amanti delle complicazioni legate al movimento dei corpi celesti per la sua semplice fruibilità.

    L’anno si è concluso con la presentazione dell’edizione limitata (15 orologi) “Bulgari Octo Finissimo per Pisa Orologeria”, una partnership d’eccellenza che unisce l’ispirazione della Città Eterna all’intraprendenza e al dinamismo della “Milano industriale”.

    La solida fiducia della clientela si evince anche dagli importanti flussi che hanno coinvolto il servizio post-vendita: la formazione del personale, la pronta capacità di assistenza e le opportunità offerte dalla presenza di laboratori interni ai negozi aperti al pubblico risultano caratteristiche vincenti che hanno portato a un aumento importante del numero degli interventi, che segna un + 19% sul 2021.

    Non solo orologi. Dal 2018 Pisa propone oltre alla vendita delle lancette anche quella di gioielli provenienti da alcune delle migliori Maison internazionali (Boucheron, Chaumet, Chopard, Messika, Palmiero e Piaget) a cui si affianca il Marchio aziendale, Pisa Diamanti.

    L’Azienda ha continuato a investire sui propri valori fondanti: attenzione al cliente e crescita del capitale umano, nuove assunzioni (oltre il 13% rispetto al 2021, con una continuità che si registra anche all’inizio del 2023), formazione continua e sviluppo di un sistema di welfare aziendale sono asset intangibili ma nondimeno utili a consolidare la struttura in vista delle sfide dei prossimi anni. Sempre in quest’ottica, l’organigramma è stato arricchito di due nuove funzioni: compliance e dpo, con cui la Società ha voluto imprimere un ritmo ancor più deciso al monitoraggio di ogni processo e alla protezione dati dei clienti.

    Il 2022 si è quindi concluso positivamente, con ottimi risultati che sono il frutto di un percorso coerente e condiviso con tutta l’Azienda e i partner commerciali che continuano a credere nella storia e nell’esperienza di Pisa.

  • Cronache dell’orologeria. Musica, business, sostenibilità – 19/05/2023

    Cronache dell’orologeria. Musica, business, sostenibilità – 19/05/2023

    Eccoci di nuovo con le Cronache dell’orologeria, che questa settimana hanno come filo conduttore la musica e lo spettacolo. Sono tanti i brand dell’orologeria che amano legarsi a volti noti dello star system, non solo per diffondere la conoscenza del marchio, ma anche per parlare alle nuove generazioni. Ossia a nuovi, potenziali e – sperano – ricchi clienti. Ma c’è spazio anche per il business, per i nuovi indirizzi dello shopping orologiero, per l’arte e per la sostenibilità, tema carissimo a tanti marchi e ormai non più solo un argomento di marketing. Insomma, anche questa settimana con le Cronache dell’orologeria non c’è da annoiarsi.

    Due vite, un orologio

    Il 2023 è l’anno di Marco Mengoni. Il re matto del pop italiano festeggia 13 anni di successi e si prepara a un tour da record, dopo aver vinto Sanremo 2023 con “Due vite” e aver conquistato anche il cuore dell’Europa con il suo quarto posto all’Eurovision Song Contest. Ma Mengoni non è solo voce: è anche stile ed eleganza. Il trentaquattrenne è entrato a far parte della famiglia Omega sfoggiando sul palco uno Speedmaster in oro Moonshine 18 carati, con un quadrante verde spettacolare. Concedeteci un bel “noi l’avevamo detto”…

    Dalla Sassonia a Milano

    Milano ha una nuova attrazione per gli appassionati di orologi di lusso: la boutique monomarca di A. Lange & Söhne in collaborazione con Pisa Orologeria, nel cuore del Quadrilatero della moda. La Maison sassone di alta orologeria ha trasformato il suo punto vendita esistente all’interno di Pisa Orologeria in un ambiente accogliente, in cui un’installazione a parete con centinaia di componenti di movimenti rifiniti a mano illustra la ricerca della perfezione tecnica e del massimo livello manifatturiero. Fateci un salto: merita.

    L’arte del tempo

    Confermata per il secondo anno la collaborazione con Frieze, Breguet partecipa all’edizione newyorkese che si tiene fino al 21 maggio nel centro culturale The Shed, a Manhattan. Dove, nello stand all’8° piano, accanto ai propri maître horloger, ospita un’installazione intitolata Orbital Time: la prima di un progetto sulla percezione del tempo ideato con Somi Sim, curatrice indipendente che lavora fra Seoul e Parigi. Le altre opere, realizzate da artisti internazionali, saranno esposte nelle diverse tappe della fiera d’arte. Ne vedremo delle belle.

    Star in campagna

    Che cosa hanno in comune Lenny Kravitz e Anya Taylor-Joy? Oltre a essere due star del mondo della musica e del cinema, sono anche ambasciatori di Jaeger-LeCoultre. E in quanto tali sono i volti della nuova campagna The Watchmaker of Watchmakers. Nel video, i due artisti mostrano il loro talento in una performance minimalista e suggestiva, che svela il lavoro nascosto dietro la loro creatività. Proprio come quello degli orologiai della Grande Maison che realizzano i celebri Reverso ai loro polsi. Ma c’è bisogno di dirlo?

    Italians do it better

    Colpo grosso per il management di Bremont. Il Brand inglese ha infatti nominato Ceo Davide Cerrato. Il direttore creativo italiano ha un curriculum da far invidia, con esperienze in Panerai, Montblanc, Tudor e Hyt. Il suo sogno è fare di Bremont il top del top, mixando il savoir-faire britannico con il suo gusto e la sua fantasia. Cerrato è un amante delle auto d’epoca e dei voli acrobatici, due passioni che lo ispirano nel suo lavoro: siamo curiosi di vedere cosa ci riserverà questa sua nuova avventura professionale. Vai, Davide, fagli vedere chi sei!

    Con te stupirò

    Non solo una voce da brividi, ma anche un look da urlo. Andrea Bocelli, il tenore italiano più amato al mondo, ha incantato il pubblico al concerto per l’incoronazione di re Carlo III, tenutosi al Castello di Windsor lo scorso 6 maggio. Per l’occasione, il cantante ha indossato un orologio Chopard da sogno, in oro rosa etico e Lucent Steel. A fargli battere il cuore, però, c’era la splendida moglie Veronica Berti Bocelli, che ha sfoggiato un paio di orecchini Chopard a forma di cuore, sempre in oro bianco etico e con diamanti certificati. Una coppia da favola!

    Robusta o arabica?

    Se pensate che il caffè sia solo una bevanda, vi sbagliate di grosso. Grazie alla collaborazione tra Hublot e Nespresso, due marchi svizzeri impegnati nella sostenibilità, il caffè è diventato anche un orologio de luxe. Il Big Bang Unico Nespresso Origin è il primo esemplare al mondo realizzato con scarti di caffè riciclati: l’alluminio delle capsule ha dato vita alla cassa, i fondi del caffè al cinturino. Un esempio di economia circolare che trasforma un rifiuto in una risorsa preziosa. Un modello talmente eco-friendly… da leccarsi i polsi.

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai. Continuate a seguire il nostro appuntamento settimanale per non perdervi nessuna chicca.

  • MDW23: gli appuntamenti orologieri tra Salone e Fuorisalone

    MDW23: gli appuntamenti orologieri tra Salone e Fuorisalone

    Ci siamo: nella City è arrivata la settimana più attesa dell’anno. Ha preso il via ieri la Milano Design Week 2023, definita dagli addetti ai lavori con la più pratica sigla MDW23. Che (fino al 21 aprile) porterà ovunque uno straordinario fermento, nella sede del Salone del Mobile ma ancor più con migliaia di eventi del Fuorisalone. Fra i numerosissimi appuntamenti mondani e culturali che animano la città, a noi interessano però quelli che coinvolgono i marchi di orologeria.

    Ormai da tempo infatti il mondo delle lancette si è appassionato alla manifestazione che trasforma il capoluogo lombardo nella capitale internazionale del design e dell’arredamento. E contribuisce alla sua riuscita con modi e forme diverse: ospitando in via eccezionale mostre e installazioni nei punti vendita, ma anche aprendo appositamente nuove location. Così, boutique e spazi espositivi diventano poli d’arte e di cultura, a sottolineare i valori condivisi con l’orologeria stessa. Emblematico il caso di Pisa Orologeria, che nella boutique Rolex di via Montenapoleone 24 ospita una monografica dedicata allo scultore pugliese Vincenzo Del Monaco, come si può leggere qui.

    I “cronometristi ufficiali” della MDW23

    Da citare prima di tutto Panerai, nominato Official timekeeper di questa 61a edizione del Salone del Mobile. Lo storico marchio fiorentino rafforza così il legame con la Milano Design Week, cui ha partecipato più volte con iniziative realizzate da artisti e designer di fama mondiale. In occasione della MDW23, dunque, Panerai ha allestito uno speciale pop-up store di 80 metri quadri, in corso Italia a Rho – Fiera Milano. Dove presenta in anteprima alcune novità ed espone le collezioni di punta del momento (Radiomir soprattutto, ma anche Submersible e Luminor). Realizzato con gli stessi materiali dei negozi monomarca, tutto in marmo e legno, lo shop effimero si pone anche come inedito punto di incontro, con un lounge-bar improntato al “bel vivere” italiano. E coinvolge in un gioco di rimandi la boutique di via Montenapoleone 1, che fa da cassa di risonanza in centro città.

    Official timekeeper del Fuorisalone e del Brera Design District è invece per la prima volta Grand Seiko. Ecco quindi il tempo secondo la filosofia nipponica (o, meglio, secondo la visione del Marchio, The Nature of Time). Per saperne di più basta entrare a Casa Grand Seiko: l’inedito spazio esperienziale allestito in via Palermo 16 e chiamato Alive in Time. Un progetto fra arte e design, in cui il pubblico si può immergere nella cultura del Sol Levante e assaporarne le suggestioni, passando attraverso diverse stanze che ne scandiscono l’anima: dal Giardino Zen alla Cerimonia del tè, dalle performance artistiche fino ai tanti workshop per imparare la scrittura Shodo, l’arte degli Ikebana e quella degli Origami. Non ultima, la mostra Grand Seiko con le collezioni attuali del Brand esposte in 14 vetrine. E un temporary store realizzato con Verga 1947 appositamente per questa MDW23.

    Da vedere al Fuorisalone

    Intanto, in corso Matteotti 3, il flagship store di Breitling diventa una wunderkammer del design, con l’esposizione Design your Time che riunisce pezzi di home décor firmati da marchi noti e innovativi. L’atmosfera rimane quella tipica del marchio, informale, inclusiva e sostenibile. Ma nel loft industriale (il più grande a livello europeo), tra il bancone del Watch Bar e gli scaffali espositori, si ritrovano insolite presenze. Ecco quindi i cuscini realizzati da Atelier Des Réfusés in collaborazione con Stratis, prodotti con pregiati tessuti di recupero e decorati con la stampa 3D. Gli oggetti d’uso quotidiano (vasi, taglieri, lampade) trasfigurati da Bettisatti in piccole architetture domestiche di marmo e legno. E ancora gli arredi immersivi e modernissimi di Luxio, che qui presenta due librerie con schermi Led integrati che diventano elementi strutturali a sostegno delle mensole.

    Non lontano, nella boutique Van Cleef & Arpels di via Montenapoleone 10, è invece protagonista il cielo, anzi lo zodiaco. Si chiama Zodiac infatti la mostra realizzata dalla Creative Academy (la Scuola internazionale di design del Gruppo Richemont) in collaborazione con la Fondazione Cologni. In cui 20 giovani designer hanno guardato fra le stelle e le costellazioni per dar libero sfogo alla propria creatività, poi tradotta in forme concrete sotto la guida del maestro ceramista lodigiano Tonino Negri. Le loro installazioni nascono nell’ambito dell’esposizione Arts & Crafts & Design nella Sala Azzurra di Palazzo Litta, in corso Magenta 24, dove si trovano 12 maestose sculture. Altre 6 invece popolano lo spazio della Maison parigina, in dialogo con la collezione di gioielli Zodiaque.

    Mentre Seiko rilancia il Power Design Project. Un progetto sperimentale, attivo dal 2001 al 2009, rivolto dall’azienda ai propri designer interni sulla base di un tema ogni anno diverso. L’intento era quello di portarli a riflettere sul futuro del Marchio, a investigare forme insolite, a progettare esemplari con nuovi stili. In quest’edizione rinnovata, dal titolo Rebirth (rinascita), 8 designer hanno rivisitato in ottica moderna celebri modelli della lunga storia Seiko. Durante la MDW23, i loro orologi trovano posto nella boutique di via della Spiga 52 in una speciale installazione, che permette ai visitatori non solo di vederli, ma anche di prenderli in mano e soprattutto provarli. La mostra itinerante, già ospitata presso il Seiko Seed (Seiko Experience Engineering and Design) di Tokyo, tocca la capitale meneghina come prima tappa di un tour europeo. Da non perdere.

  • Anywhere: l’alba e il tramonto secondo Krayon

    Anywhere: l’alba e il tramonto secondo Krayon

    A sei anni dalla fondazione della Casa, arrivano in Italia gli orologi Krayon. Creata dal giovane ingegnere progettista Rémi Maillat nel 2016, la marca di Neuchâtel è cresciuta rapidamente sia nei consensi del pubblico sia nello staff. A fianco del fondatore operano attualmente due decoratori e tre orologiai, ospitati da un atelier più grande di quello degli inizi. Ciò che non cambia è la filosofia produttiva: tradurre calcoli matematici in meccanica orologiera ricercata.

    Sempre e Ovunque

    Venduto in esclusiva da Pisa Orologeria, Krayon si presenta al pubblico del nostro Paese con la novità svelata durante i Geneva Watch Days 2022: Anywhere (Ovunque), secondo atto del viaggio creativo dedicato all’alba e al tramonto. Il suo predecessore, battezzato Everywhere (Dappertutto) – vincitore nel 2018 del premio dell’innovazione al GP di Ginevra -, indicava l’ora dell’alba e del tramonto in tutti i fusi orari del mondo. Anywhere percorre una strada diversa, semplificata e personalizzata.

    Oltre alle lancette centrali delle ore e dei minuti, presenta il simbolo del Sole che si muove su un anello periferico graduato a 24 ore, diviso in due parti: una per il giorno e una per la notte. Le dimensioni di queste ultime variano continuamente a seconda del periodo dell’anno, indicato a sua volta dal calendario analogico a ore 6, con le lancette che indicano la data e il mese. Il dispositivo richiede la correzione manuale al termine di ogni mese con meno di 31 giorni.

    Un Anywhere personalizzato

    I confini tra il giorno e la notte indicano costantemente le ore dell’alba e del tramonto sull’anello delle 24 ore. Tali informazioni dipendono dalla latitudine: per questo Krayon ha ideato un sistema meccanico dotato di rastrelli e bascule che permette di adattare le indicazioni al luogo scelto dall’utilizzatore di Anywhere. I parametri sono modificabili a volontà e in qualunque momento, rivolgendosi a un tecnico della Casa.

    Disponibile nelle varianti d’oro bianco con quadrante azzurro/blu e d’oro rosa con quadrante avorio/champagne/blu, Anywhere riprende i codici estetici di Everywhere. Al centro del quadrante troviamo la decorazione rabescata (guilloché) che richiama i paralleli e i meridiani di un globo terrestre. Gli indici applicati di forma piramidale a base triangolare ricordano il logo Krayon. Gli anelli di vetro zaffiro con le zone del giorno e della notte sono dipinti a mano.

    Sottigliezze

    Ideato da Rémi Maillat, il movimento meccanico a carica manuale è il calibro CO-30, che si distingue per un’insolita costruzione: bariletto, organo regolatore e treno del tempo dislocati nella parte superiore, mentre in quella inferiore è localizzata la complicazione. Il dispositivo che gestisce le indicazioni del giorno e della notte è visibile a ore 6. Vi si nota l’intreccio dei rastrelli e delle bascule e, al centro, le viti che consentono all’orologiaio di intervenire sulla regolazione.

    Formato da 432 componenti, il calibro CO-30 ha un’autonomia di 86 ore. I ponti presentano superfici decorate a onde e bordi lavorati a smusso nei numerosi angoli sporgenti e rientranti. Lo spessore complessivo di appena 5 millimetri consente di limitare l’altezza della cassa a 9 millimetri: dettaglio che ricorda come, nella tradizione del passato, la qualità di un orologio si identifichi anche con l’ingombro ridotto.

    Matite e indirizzi

    Un paio di curiosità per concludere. Il nome Krayon è un omaggio al vocabolo francese crayon, cioè “matita”, e dunque allo strumento principe del disegnatore. I tre segmenti che compongono la Y del logo ricordano, appunto, tre matite.

    Come accennato in apertura, la Casa di Neuchâtel ha cambiato indirizzo. Per la precisione, si è trasferita dal numero 5 al numero 13 di rue de l’Evole. Questo ha suggerito una modifica nell’incisione leggibile sul movimento degli orologi: non più “Evole 5” ma il semplice “Evole”. Nei prossimi anni il dettaglio permetterà di identificare l’origine esatta di un Krayon e l’arco temporale della sua creazione. Una strizzata d’occhio ai collezionisti del futuro…      

  • News & previews – 26/03/2022. Una selezione di novità

    News & previews – 26/03/2022. Una selezione di novità

    Tornano le notizie dal mondo delle lancette. Ecco gli eventi e le partnership che hanno catturato la nostra attenzione questa settimana: novità di vario argomento, dalla vela al rock ai rendez-vous, che abbiamo selezionato per voi. Un mondo sempre in movimento.

    Provaci ancora Alan!

    Alan Roura è il nuovo ambasciatore Hublot. Che sosterrà il velista ginevrino nella conquista della Vendée Globe 2024. Sarà la terza volta dello skipper alla regata delle regate, una prova durissima, considerata l’Everest dei mari: la gara oceanica prevede un giro del mondo in solitaria, senza soste e senza assistenza. A 29 anni, Roura è il più giovane finalista della Vendée Globe. E Hublot lo accompagnerà in tutte le gare in calendario, fra cui quattro transatlantiche, prima di ripartire nel 2024 per il giro del mondo.

    Octo fa dieci

    Foto Ernesto S. Ruscio/Getty Images courtesy Bulgari

    Bulgari ha celebrato il 10° anniversario della collezione Octo. L’evento si è svolto a Roma, nella leggendaria piazza della Rotonda che ospita il Pantheon. Non a caso. La maison romana ha scelto proprio la Città Eterna perché è qui che nel luglio 2012 ha presentato al mondo la celebre collezione, diventata nel frattempo un’icona dell’orologeria del XXI secolo. Per l’occasione, ha lanciato una novità con la cassa ipersottile, 1,8 mm di spessore (come un foglio di carta): l’Octo Finissimo Ultra, che segna un nuovo record nel mondo degli ultrapiatti.

    Il gioiello della Corona

    Riapre la boutique Rolex di Pisa Orologeria. Nello storico palazzo di via Montenapoleone, gli appassionati del lusso potranno riavere il loro punto di riferimento: 300 metri quadri di spazio distribuiti su tre livelli, dedicati all’esposizione, alla vendita e al servizio assistenza. Il restyling ha coinvolto l’intero edificio, dal piano interrato fino alla terrazza, ma ha conservato lo scalone curvo principale, ora rivestito di pannelli in vernice dorata. Così, la prima boutique Rolex in Italia – aperta con Pisa nel 2008 -, rinasce a nuova vita. Per la gioia degli appassionati.

    Dal polso di Slowhand

    Va all’asta il Rolex Daytona “Crazy Doc” di Eric Clapton. Acquistato dal grande chitarrista in Italia nel 1990, sarà battuto da Phillips nella vendita Geneva Watch Auction: XV, prevista per il 7/8 maggio. Interamente in oro giallo, la referenza 6239 è l’unica conosciuta con la scala pulsometrica sul quadrante. Stima: 1,5 milioni di franchi svizzeri. L’orologio di Mr. Slowhand finirà sotto il martelletto assieme ad altri highlight milionari: come un Patek Philippe Grande Complicazione Ref. 1518 e un altro Rolex Daytona Paul Newman John Player Special.

    Novità per collezionisti

    Un’iniziativa da segnalare. Time Unique, primo sito italiano a coniugare e-commerce e informazione, per debuttare sul mercato degli orologi ha siglato una partnership con echo/neutra. Il risultato è un Cortina 1956 Cronografo Bronzo Blu, una serie limitata di 50 esemplari con la cassa di 40 mm di diametro e un calibro a carica manuale Sellita SW510M rielaborato. D’ispirazione vintage, dedicato come tutta l’omonima collezione ai Giochi olimpici invernali del ’56, ha il fondello personalizzato Time Unique.

    Appuntamento a Monaco

    Foto courtesy Messe München GmbH

    Torna finalmente in presenza Inhorgenta Munich, il tradizionale salone tedesco. Previsto per lo scorso febbraio, poi posticipato per ovvie ragioni, si tiene dall’8 all’11 aprile come sempre nella Messe München. E si svilupperà attorno a due temi: “Innovazione e futuro del retail” e “Ispirazione e sostenibilità”. Parecchi seminari, dibattiti e tavole rotonde in programma renderanno Inhorgenta Trendfactory un’utile piattaforma per conoscere le attuali sfide che l’industria degli orologi, dei gioielli e delle pietre preziose deve affrontare.

  • News & previews – 13/11/2021. I tanti aspetti dell’orologeria

    News & previews – 13/11/2021. I tanti aspetti dell’orologeria

    Consueto aggiornamento dal mondo delle lancette. La rassegna di oggi tocca argomenti eterogenei ma estremamente attuali: aste, testimonial, sponsorizzazioni, beneficenza, premi, curiosità… Come sempre, le notizie e le anticipazioni delle nostre brevi di cronaca rimandano alle tante sfaccettature dell’orologeria contemporanea, impegnata su numerosi fronti. Fra marketing, storia e sostenibilità.

    Speedmaster da primato

    Foto courtesy Phillips

    Asta da record per Omega: lo scorso 5 novembre, Phillips Ginevra ha battuto uno Speedmaster CK2915 del 1957 per 3.115.500 franchi svizzeri. Il cronografo, ricercatissimo dai collezionisti, è stato il primo ad avere la scala tachimetrica sulla lunetta anziché sul quadrante e a montare il celebre calibro 321 con ruota a colonne. Questo esemplare, in buone condizioni, ha il quadrante “Tropical” color cioccolato, virato dal tempo come il materiale luminescente delle lancette Broad Arrow, e una grafica unica, con la O del logo ovale. Chissà chi è l’acquirente…

    Batman parcheggia in via Verri

    Pisa Orologeria è diventato distributore esclusivo per l’Italia e per l’Europa della 1989 Batmobile X Kross Studio. Un fedele modellino dell’esclusiva supercar di Batman così com’era nel film di Tim Burton, ma in versione orologio da tavolo, con ore e minuti riportati su due cilindri. La Batmobile in miniatura, ma con tanto di ruote funzionanti, è realizzata in alluminio e al posto del motore ha un calibro a carica manuale con 30 giorni di autonomia. Gli appassionati potranno trovarla nel flagship store milanese. Info: Pisa Circle.

    Il SeaQ, la scelta di Ryan

    Ryan Pyle è il nuovo global ambassador di Glashütte Original. Personaggio eclettico (fotografo, regista, scrittore, scalatore, conduttore e produttore tv), l’avventuriero canadese è entrato perfino nel Guinness dei primati per aver compiuto (con il fratello) il viaggio in moto più lungo in un solo Paese, la Cina. Da bravo globetrotter, si è messo al polso come compagno di viaggi un Senator Cosmopolite. Ma, dopo aver visitato la Manifattura, a settembre, lo ha sostituito con un più robusto SeaQ. Subito testato nel Parco Naturale della Svizzera Sassone.

    Hublot di nuovo in pista

    Anche la famiglia di ambasciatori di Hublot si allarga. New entry, la star dello sci alpino Corinne Suter. Una fuoriclasse, che ha debuttato in Coppa del mondo a 17 anni e ha conquistato titoli e premi in discesa libera e Super G. «Scio per me stessa e non contro qualcun altro. Non voglio essere più veloce degli altri, ho solo voglia di migliorarmi», spiega la campionessa mondiale di velocità. «Proprio come Hublot, che rende ogni orologio, ogni nuovo materiale un’opportunità per migliorare sé stesso e spingere oltre i propri limiti». Così parlò Corinne.

     

    Sempre in sella

    Dal 4 al 7 novembre scorso, in occasione della 123a edizione di Fieracavalli, all’interno di Jumping Verona si è svolta come di consueto l’unica tappa italiana della Longines Fei World Cup, la Coppa del mondo di salto ostacoli. Di cui la Casa della clessidra alata è al contempo title sponsor, cronometrista e orologio ufficiale, grazie all’accordo siglato illo tempore con la Federazione Internazionale Equestre. L’appuntamento, attesissimo, quest’anno ha puntato i riflettori sulla nuova Longines Master Collection. Per la gioia delle signore presenti.

    Auto d’epoca, che passione

    Si è tenuto sabato 9 ottobre il 15° Trofeo Milano. Evento ricorrente per gli amanti dei motori d’antan, la gara di regolarità – organizzata dal Club Milanese Automotoveicoli d’Epoca (CMAE) – quest’anno ha riunito 78 vetture e una quarantina di moto, per il piacere di innumerevoli curiosi. Sponsor: Breitling. Che nel cortile del Castello Sforzesco ha schierato la sua squadra di dream cars: una Shelby Cobra, una Chevrolet Corvette e una Ford Mustang. Fonte di ispirazione per la nuova capsule collection di cronografi Top Time Classic Cars.

    Arte di carta… e da polso

    Eberhard & Co. è di nuovo a fianco di WopArt, la fiera d’arte internazionale dedicata alle opere su carta. Organizzata “in presenza” dal 18 al 21 novembre al Centro Esposizioni di Lugano, ma affiancata da una versione digitale, prevede mostre, conferenze e dibattiti. Da visitare anche la lounge aperta da Eberhard & Co. e dall’Orologeria Mersmann, dove sarà esposto il nuovo Chrono 4 21-42. Che festeggia 20 anni di vita della collezione creata da Palmiro Monti, nella cornice dei lavori dell’artista Francesco Guerzoni e del suo Museo ideale.

    Aiuti alla Ricerca

    Il Paris Brain Institute è un centro internazionale di ricerca scientifica e medica, all’interno dell’Ospedale Pitié-Salpêtrière. Ha come scopo lo studio del cervello e lo sviluppo di trattamenti per le malattie neurologiche. Richard Mille ne promuove i lavori dal 2012, ma ora ha raddoppiato l’impegno con la creazione di un “Club dei Sostenitori”. Perché schierarsi a favore del progresso scientifico è davvero importante. (Accanto. Jean Todt, il Presidente dell’Istituto Gérard Saillant e Richard Mille. Foto Emmanuel Fradin courtesy Richard Mille).

    Orologeria tra lusso e riciclo

    Panatere ha vinto il “Responsibility and Sustainability” Award al Luxury Innovation Summit, il 21 ottobre scorso, a Ginevra. Il raduno, organizzato da Luxury Venture Group, Porsche Schweiz e Vontobel giovani, rivolge i premi ai marchi emergenti e alle startup che sviluppano soluzioni innovative per l’industria del lusso. Non solo. L’azienda di Saignelégier, specializzata nella produzione di acciaio riciclato destinato (anche) all’orologeria, ha annunciato di aver iniziato la costruzione di una fornace solare regionale nel cuore della Watch Valley.

  • Campi magnetici e orologi. Magnetismo sadico

    Campi magnetici e orologi. Magnetismo sadico

    Ogni tanto un po’ di sadismo non guasta. Intendo dire che è divertente inventare test “casalinghi” per verificare alcune affermazioni relative agli orologi. Come l’effetto negativo dei campi magnetici. Dicevamo che alcune parti degli orologi rischiano di magnetizzarsi permanentemente (che vuol dire fin quando non si interviene per smagnetizzarli) con effetti disastrosi per la costanza di marcia, ossia la precisione.

    Che i campi magnetici facciano molto male agli orologi è cosa ben risaputa da molto tempo: è per questo che dal ferro usato per le platine degli orologi antichi si è passati all’ottone, immune, appunto, agli effetti negativi dei campi magnetici. Gli studi più interessanti sul tema vennero condotti in Francia fra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Il periodo, guarda caso, in cui operavano grandissimi orologiai come Abraham-Louis Breguet ed altri, che compresero come si dovesse limitare al massimo l’uso di materiali ferrosi. Limitare, ma non eliminare: perni, assi e molle non avevano alternative. Di questi aspetti storici, che implicano persino un Nobel per la Fisica nel 1920, parleremo in futuro. Per ora vorrei limitarmi ad un semplice esperimento condotto con l’imprescindibile aiuto dei tecnici di Pisa Orologeria, a Milano.

    Gli ingredienti di base sono semplici: un orologio di buona qualità e un magnete potente, ma non potentissimo, di quelli usati per fissare al frigo qualche foglio di appunti. Se ne trovano facilmente nelle vendite online a prezzi molto contenuti, ma regolarmente privi di qualsivoglia indicazione sull’entità del campo magnetico generato. Si parla del peso che sono in grado di sostenere, ma niente espresso nei consueti sistemi scientifici di misura. Però questi magneti sono comunque più che sufficienti per quel che abbiamo in mente.

    Faccio una prima verifica con una bussola. Dopo aver stabilizzato l’indice che punta a nord, avvicino il magnete e l’indice – come è naturale – devia vistosamente. Prendo magnete, orologio e bussola (tenendoli ben lontani fra loro) e vado all’appuntamento con i tecnici di Pisa Orologeria.

    L’orologio in questione è lo splendido solo tempo S1 Automatic, disegnato da Giorgio Galli per una sua collezione realizzata da Timex. I tecnici restano piacevolmente sorpresi dalla qualità del design, dal prezzo (450 euro) e dalla tutto sommato buona finitura del movimento Miyota, fabbrica appartenente al gruppo Citizen.

    La sorpresa diventa aperta ammirazione quando piazziamo l’S1 sul cronocomparatore. Lo scarto medio su due posizioni è di appena -4/+5 secondi al giorno. Su più posizioni è ragionevole considerare che lo scarto sarebbe inferiore e che il movimento potrebbe persino meritare il certificato di cronometro del Cosc (Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres), rilasciato dopo una serie di test effettuati per 15 giorni su 5 posizioni e diverse temperature.

    Il nostro controllo al cronocomparatore, insomma, dimostra che il Timex S1 di Giorgio Galli è un orologio oggettivamente eccellente in relazione al prezzo. Qualche tempo fa scrivevo (l’articolo lo trovate qui) che l’S1, con il suo design, la sua qualità e il suo prezzo, è un precedente “pericoloso”. Confermo.

    A questo punto estraggo l’arma, ossia il magnete, e sotto lo sguardo perplesso dei tecnici lo appoggio sul fondello trasparente dell’orologio. E l’S1 si ferma. Si ferma: resta immobile. Poi, quando dopo qualche secondo allontano il magnete, l’orologio sembra riprendersi. Non esce sangue, ma l’S1 è gravemente ferito. Lo scarto al cronocomparatore – sempre per due posizioni – è passato a ben 540 secondi, in media. Da 9 a 540: sessanta volte lo scarto originario! In pratica, dopo essere stato esposto ad un campo magnetico forte sì, ma nemmeno tanto, l’orologio magnetizzato farebbe registrare quotidianamente un errore pari a quello che l’orologio non magnetizzato restituirebbe dopo due mesi di funzionamento ininterrotto. Siamo tutti a bocca aperta. Non possiamo certo considerarlo un esperimento scientifico, ma l’entità della differenza fra prima e dopo il magnete è davvero impressionante.

    Apriamo una parentesi. Deve essere ben chiaro che “giochi” come il nostro devono riguardare esclusivamente orologi con movimento meccanico. I movimenti elettronici al quarzo sono in genera quasi totalmente paramagnetici. Si magnetizzano temporaneamente, spesso fino ad arrestare la marcia; ma quando vengono strappati alle grinfie dei campi magnetici tornano a lavorare normalmente. Chiusa parentesi.

    E adesso, pover’uomo? Questa frase (titolo di un triste romanzo di Hans Fallada, scrittore tedesco nato nel 1893 e morto nel 1947) sembra descrivere bene la situazione del nostro Timex, ma noi conosciamo il rimedio. Si chiama smagnetizzatore.

    È una vecchia storia. Chi ricorda le registrazioni su nastro magnetico (bobine o cassette che fossero) sa bene come periodicamente fosse necessario smagnetizzare le testine di lettura/registrazione. Bastava semplicemente lo scorrere del nastro (ricoperto di ossido di ferro) per causare nel tempo una magnetizzazione che causava un udibile restringimento dello spettro di frequenze. Una diminuzione ben percepibile dalle qualità originali del registratore. Altrettanto avviene con gli orologi. Al di là del nostro esperimento, consapevolmente provocatorio, resta il fatto che anche i deboli campi magnetici in cui ogni orologio si imbatte causano alterazioni della costanza di marcia. Che si sommano, giorno dopo giorno, fino a diventare ben percepibili.

    Abbiamo smagnetizzato l’orologio con uno strumento professionale (ricordiamo che lo smagnetizzatore non deve essere utilizzato sugli orologi con movimento al quarzo), e dopo un doppio passaggio l’orologio è tornato quasi ai valori iniziali e comunque ampiamente migliori rispetto alle specifiche onestamente dichiarate. Ma è anche vero che nel nostro esperimento avevamo sottoposto il Timex S1 di Giorgio Galli ad una vera e propria tortura di martellate “magnetiche”. Una terza smagnetizzazione ha riportato tutto a posto.

    Sento già qualcuno chiedermi se è possibile far da sé. Sì, anche se gli strumenti professionali, i più efficaci, costano intorno ai 500 euro. Forniscono buoni risultati anche quelli semiprofessionali (circa 350 euro), mentre qualcosa di buono ci si può comunque aspettare da smagnetizzatori con prezzi intorno ai 20 euro. Sempre che non vi accaniate sadicamente sull’orologio come abbiamo fatto noi… 😊

  • Pisa Circle, la vetrina digitale per gli appassionati più curiosi

    Pisa Circle, la vetrina digitale per gli appassionati più curiosi

    Sei rimasto abbagliato/a da un orologio che non hai più rivisto? Puoi cercarlo, guardarlo, ingrandire l’immagine… Scoprirne i dettagli leggendo la scheda tecnica. Tutto in pochi click. A casa tua. Dal tuo pc, dal tuo tablet o smartphone, puoi fissare un appuntamento con un esperto che ti racconterà tutto, ma proprio tutto, del tuo oggetto del desiderio. Con un incontro dal vivo, a Milano; una conversazione telefonica oppure in videoconferenza. Si chiama Pisa Circle la novità della storica orologeria di via Verri, che rompe tutte le barriere tra negozio e clienti. E debutta oggi.

    Pisa Circle è una nuova sezione del sito internet www.pisaorologeria.com. Una vetrina digitale che permette di visionare in qualsiasi momento, da ogni dispositivo e ovunque nel mondo, oltre duemila prodotti tra orologi, gioielli e accessori di trenta brand diversi. Tutti i marchi di cui Pisa Orologeria è rivenditore autorizzato, con la sola eccezione di Rolex e Patek Philippe, che hanno scelto di tenere sul sito della boutique un bottone di rinvio online alle loro vetrine ufficiali.

    Pisa Circle è un’esperienza completamente nuova per l’impresa nata come laboratorio di assistenza e riparazione di orologi e pendole, che oggi occupa quasi tutta la prima metà di via Verri. Abbiamo già raccontato le strategie della Presidente Maristella Pisa e di sua figlia Chiara, Amministratore delegato, per trasformare la crisi epocale che stiamo vivendo in un’occasione di rinnovamento. La rivoluzione digitale ne è una delle leve. E l’esperienza del lockdown, che ha costretto noi tutti a restare in casa e i negozianti a tenere le serrande abbassate, ha certamente accelerato la spinta. Così potremo non rinunciare più a una passeggiata tra le vetrine di via Verri, seppure virtuale. Ma non pensiamo al negativo. Possiamo non rinunciarci neppure quando siamo lontani da Milano, magari per una piacevole pausa in riva al mare.

    La scelta di Pisa Orologeria è però netta: nessuna rinuncia neppure al valore aggiunto della competenza, della professionalità, del contatto umano. Pisa Circle non è un sito di e-commerce. Consente di visionare e selezionare i “preziosi” disponibili nelle boutique, suddivisi per marchi e per famiglie di prodotti. Per poi chiedere una consulenza. Fissando un appuntamento in una delle boutique milanesi, una consulenza telefonica oppure una videocall (disponibile su tutte le piattaforme oggi utilizzate).

    Se la scheda tecnica di ogni orologio descrive, ad esempio, le particolarità tecniche, i materiali utilizzati, il movimento montato e le varianti di cinturini disponibili, la consulenza scenderà molto più nel dettaglio. Non mancheranno gli aneddoti e le curiosità che impreziosiscono il lussuoso manufatto. Esclusivo appannaggio di chi vanta un’esperienza pluri-generazionale con il mondo dell’orologeria. Ecco anche perché Pisa Circle è stato un complesso progetto di squadra, che ha coinvolto il team marketing di Pisa Orologeria, il personale commerciale e la società esterna che ha sviluppato la sezione del sito. In aggiornamento costante – ed è questo il bello – con le reali disponibilità di prodotti in stock.

    Provate a divertirvi a scorrere l’elenco dei pezzi, cliccando sulle foto che vi attirano. Troverete i modelli più richiesti del momento, le novità, i “classici” imprescindibili. Comprese tante edizioni limitate e alcune esclusive. Come l’Iwc Portugieser Annual Calendar Edition “Pisa”, realizzato per il 75esimo compleanno della boutique meneghina. Un calendario annuale, appunto, animato dal calibro 52850 di manifattura: 326 componenti montati su 36 rubini, con sistema di ricarica Pellaton e ben 7 giorni di autonomia. Caratterizzato dall’arancione cangiante dei dettagli sul quadrante e all’interno del cinturino: richiamo alla tonalità da sempre presente nelle boutique Pisa. Arancione come il cocciopesto, un materiale edilizio nobile e antico che già i romani utilizzavano per la costruzione di opere architettoniche prestigiose come il Pantheon.

    L’architettura simbolo della città di Milano, il Duomo, è invece protagonista di un altro pezzo che potete ammirare su Pisa Circle e acquistare esclusivamente nel negozio di via Verri: il Jaquet Droz Petite Heure Minute della collezione Atelier d’Art. Realizzato espressamente per Pisa, è equipaggiato da un calibro di manifattura 2653P. Un movimento meccanico a carica automatica, montato su 28 rubini, con autonomia di 68 ore, componenti in silicio, massa oscillante in oro rosso 18 carati. Ma soprattutto arricchito dalla pittura a smalto sul quadrante che riproduce in miniatura la piazza del Duomo a Milano.

    Andate a curiosare su Pisa Circle, troverete delle vere e proprie chicche.

  • Maristella Pisa: la crisi, per l’orologeria, può essere occasione di rinnovamento

    Maristella Pisa: la crisi, per l’orologeria, può essere occasione di rinnovamento

    «Tenere sempre un po’ di fieno in cascina». Non semplice, e neppure banale la formula anti-crisi di Maristella Pisa, Presidente di Pisa Orologeria. Un’impresa nata a Milano 80 anni fa come laboratorio di assistenza e riparazione di orologi e pendole, che oggi occupa quasi tutta la prima metà di via Verri, con il flagship store al civico 7, le boutique Vacheron e Patek al civico 9. E il civico 24 di Montenapoleone dedicato a Rolex.

    Di crisi dell’orologeria ne ha viste e superate tante la padrona di casa, all’interno delle orologerie e gioiellerie di famiglia nel Quadrilatero milanese. «L’anno scorso, con un party a tema Beatles, ho festeggiato 70 anni e 55 di lavoro», racconta. «Avevo 15 anni quando mio padre mi mise dietro al banco e mi disse “Questo è il tuo futuro. Vedi tu”. Ne avevo 21 quando morì, lasciando me e mia sorella alla guida di Pisa Orologeria». Due giovani donne, agli albori degli anni Settanta, al timone di una boutique di alta orologeria, diventata una vera e propria azienda.

    Oggi guidata da un’altra giovane donna, Chiara, cui mamma Maristella ha affidato il ruolo di Amministratore delegato. «Se c’è un tocco tipicamente femminile nella nostra gestione aziendale? Bisognerebbe chiedere a produttori e distributori. Sicuramente noi donne siamo più abituate, rispetto agli uomini, al multitasking», afferma Maristella Pisa. «E abbiamo un spiccata sensibilità nei rapporti con i nostri collaboratori, che consideriamo la nostra grande famiglia».

    Ai collaboratori e alle loro famiglie è andato il pensiero quando la pandemia ha costretto ad abbassare le saracinesche. «All’annuncio del lockdown è seguito un momento di disorientamento e sconforto. Ho pensato che la malattia avrebbe portato per tutti anche danni economici molto pesanti. Noi non potevamo permetterci», sottolinea la signora Pisa, «di lasciare a casa 75 dipendenti. Abbiamo usufruito di tutto l’usufruibile: ferie, permessi, cassa di integrazione». Non è mancato neppure il guizzo femminile: pensare di alleviare la quarantena dei più piccoli. Con uno spunto di evasione. «Abbiamo proposto ai figli dei nostri dipendenti di disegnare l’orologio o il gioiello che avrebbero desiderato. Un invito a lasciarsi andare all’immaginazione e a far lavorare la creatività. Si sono divertiti tanto».

    Si sono divertiti, durante il lockdown, anche i clienti di Pisa Orologeria. «A loro abbiamo offerto attraverso i canali social piccole pillole di orologeria», racconta Maristella Pisa. «Per stimolare la curiosità verso il nostro mondo che ha tantissimo da raccontare, dalla storia alla meccanica, dagli modelli iconici alle novità delle case. Tutti i giorni, alle ore 14, sulla piattaforma Zoom c’era “Il caffè di Antonio”, con un nostro storico collaboratore in pensione. Su Instagram, abbiamo intrattenuto i nostri follower in maniera leggera con “Chi vuol’essere orologiaio”, piccoli quiz a risposta multipla».

    Il rapporto umano con i clienti, spesso amici, di casa Pisa, sono alla base del suo successo. «La base solida di clienti nazionali e internazionali fidelizzati da 40 anni è il nostro patrimonio», conferma la Presidente. Alla ricerca di un nuovo modo di tenere caldo quel rapporto, ora che gli strumenti di protezione rischiano di intaccarne la spontaneità. «Certo, accogliere i clienti con la mascherina, misurargli la temperatura e far loro disinfettare le mani all’ingresso, crea un attimo di sbandamento», confida. 

    «Oggi è tutto rallentato e filtrato rispetto all’accoglienza di prima, con grandi abbracci e strette di mano. Ma, in questo momento critico, prioritari sono la sicurezza e il bene di tutti. Faremo un grande sforzo per non perdere quel tocco umano e professionale che ci ha sempre contraddistinti. Tutti i nostri collaboratori sanno che il sorriso e la gestualità, al di là della mascherina, sono caposaldo della nostra attività». E su questo, niente è cambiato dal 22 marzo al 18 maggio 2020, giorno in cui anche Pisa Orologeria ha rialzato le saracinesche.

    «Chiunque entri da noi, lo fa perché vuole esplorare il mondo dell’orologeria, che non è un bene primario. Che intenda acquistare, informarsi o semplicemente chiedere una consulenza in uno dei nostri laboratori, vuole regalarsi un momento di gratificazione», sottolinea la signora. Non mancano gli imprevisti. Come la coppia di stranieri rimasta bloccata a Milano per il lockdown. «Erano entrati in negozio con l’intenzione di acquistare un orologio Hublot. Sono tornati due mesi dopo, alla riapertura, per comprarlo».

    Una vendita “eccezionale”, rispetto alla normalità post-Covid: modelli accessibili in acciaio, per tutti i giorni. «Ma già durante il periodo di chiusura», riferisce Maristella, «siamo stati contattati da molti clienti italiani intenzionati ad acquistare gli anelli da uomo della nuova collezione Unique Piece – Pisa Diamanti, realizzata insieme a Fabio Lissi, e lanciata a inizio marzo. Un bel segnale vedere che anche l’interesse per la gioielleria non è venuto meno».

    L’orgoglio di aver superato brillantemente altre crisi è punto di forza in questo momento epocale. «Ricordo crisi finanziarie più o meno importanti, come quella del 2008. Ora stiamo affrontando qualcosa che non avevamo mai ipotizzato. Sappiamo che il nostro settore può essere considerato voluttuario. E che per chissà quanto tempo non rivedremo quella clientela internazionale che era diventata zoccolo duro della nostra attività. Nessuno di noi era preparato. E secondo me ci vorrà più tempo per tornare alla normalità. Ma abbiamo un’indole positiva, che ci permette di guardare al futuro con serenità. E affrontarlo».

    Ottimista per natura, Maristella Pisa confessa di essere stata qualche volta incosciente, a buttare il cuore oltre l’ostacolo. «Siamo nati con un piccolo negozio di 20 metri quadrati, e da quel momento siamo cresciuti sempre, negli spazi e nei collaboratori. Oggi», ribadisce, «mi trovo a essere a Milano con le più grandi boutique monomarca d’Italia, forse d’Europa. E un negozio multimarca che copre un’area di più di mille metri quadri, dove rappresento un numero infinito di brand, coniugandone il pensiero e facendone vivere la filosofia».

    «Ovunque», continua, «il nostro sforzo è far capire che dietro il mondo dell’orologeria ci sono alta professionalità e artigianalità. Non un omino che stampa orologi, ma un lavoro di design e ingegneria», precisa. «Perciò, al cliente che compra per mera speculazione, preferisco chi acquista un modello ricercato nella convinzione che manterrà il suo valore nel tempo. E lo fa per se stesso e per lasciare un valore dopo di sé».

    Maristella Pisa ora guarda alla crisi procurata dalla pandemia come un’occasione di rinnovamento. Pure nei rapporti con le case produttrici. Anche loro, come l’alta moda, hanno compreso che il lusso non può essere “usa e getta”. Ma va gustato. «Sfornare novità su novità rende obsoleto tutto quello che è stato già presentato. Invece, il cliente deve capire che la novità non è migliore: è solo diversa». Ottimi segnali sono arrivati nell’emergenza. «Con le fiere annullate, le case hanno presentato poche novità. E sicuramente hanno capito che nessuno si salva da solo. È ora necessario mettere in campo una sinergia sistemica tra produttori, distributori e dettaglianti. È il momento di stabilire un rapporto quotidiano per capire cosa succede al di là del banco».

    La pandemia e tutte le conseguenze negative possono allora diventare occasione di rinnovamento per l’orologeria. «Dovremmo approfittare di ciò che è stato questo brutto momento, che ha messo tanti in difficoltà. Spero», auspica Maristella Pisa, «che nella mentalità dei produttori e nella nostra si fortifichi l’idea che non possiamo guardare al futuro senza pensare a quello che di anomalo può succedere. Tenendoci pronti, come se i momenti di magra fossero sempre dietro l’angolo. Facciamo le cose, facciamole in modo ragionato. Con un buon assortimento ponderato». È questo il fieno nella cascina di Pisa Orologeria.

  • Da Pisa, la boutique Patek Philippe è (anche) online

    Da Pisa, la boutique Patek Philippe è (anche) online

    Abbiamo ricevuto questa e-mail da Pisa Orologeria. E la diffondiamo con piacere, certi che possa essere di interesse comune.

    Gentile Cliente,
    ci auguriamo che Lei e i Suoi cari stiate bene e allo stesso tempo di poterci rivedere presto, non appena sarà possibile.

    In questo periodo particolare ci siamo adoperati per trovare un modo sicuro e a distanza per mantenere il rapporto con la nostra clientela, che da sempre incarna la nostra passione.

    È con piacere quindi che La informiamo che da oggi, la nostra Boutique Patek Philippe sarà presente e contattabile online, al link
    https://www.pisaorologeria.com/it/marchi/patek-philippe/.

    In questa sezione potrà visionare una selezione dei nostri prodotti e in qualsiasi momento contattare il nostro personale che sarà a disposizione per richieste, supporto o per qualsiasi informazione Lei necessiti.

    Sarà come aprire la porta della Boutique, ma a distanza. In attesa di poter tornare presto ad accoglierLa in Via Verri.
    Buona navigazione!
    A presto.

  • Chiara Pisa, l’eredità            del passato e il futuro dell’orologeria

    Chiara Pisa, l’eredità del passato e il futuro dell’orologeria

    L’eco delle liti furibonde dei tre fratelli Pisa, impegnati a decidere come riparare un pezzo o lucidare le viti, risuona ancora tra le mura di via Verri. L’affabile aplomb di Chiara, la più giovane delle donne che hanno raccolto la loro eredità, smonta molti pregiudizi sulle differenze di genere. Perché conferma che l’alta orologeria non è (solo) un affare da uomini. E che le donne, quanto o più degli uomini, sanno lavorare assieme (anche senza litigare) cooperando per la crescita di un’impresa familiare. E, perché no, richiamando altre donne.

    Chiara Pisa, nata a Milano 39 anni fa, dopo la laurea in Economia aziendale all’università Bocconi e un anno di tirocinio come assistente alla direzione di Lvmh Watch and Jewelry, nel 2006 ha iniziato ad affiancare la mamma Maristella e la zia Grazia nella gestione di Pisa Orologeria. Nel 2013 ne è diventata Direttore generale, nel 2018 Amministratore delegato. Nel frattempo, lo storico punto di riferimento per l’alta orologeria nel Quadrilatero milanese ha seguito – e in parte anticipato – la rivoluzione del settore.

    Sicuramente di buon auspicio il nome del fondatore dell’attività: Divino Pisa, secondo di 13 fratelli, che negli anni Trenta del Novecento fondò la prima Scuola di orologeria italiana. «Divino è stato fondamentale per la storia della nostra famiglia e per quella di Milano: è stato un grande luminare dell’arte orologiera. E il suo orologio a magnetismo terrestre ha fatto la storia nel nostro campo: per anni è stato esposto al Museo della scienza e della tecnica; mentre ora è nel nostro multibrand ed è motivo di interesse per molti dei nostri clienti. L’importanza di Divino è tale che gli abbiamo dedicato una sala all’interno del flagship store», racconta Chiara, terza generazione titolare di Pisa Orologeria, fondata 80 anni fa in via Verri come laboratorio di assistenza e riparazione di orologi e pendole.

    «Tutto è cambiato, perché della vecchia bottega avviata da mio nonno Ugo nel 1940 è rimasto solo qualche pezzo d’arredo. Ora Pisa si espande lungo quasi tutta la prima metà di via Verri, con il flagship store al civico 7 e le boutique Vacheron e Patek al civico 9, oltre a quella di Rolex in via Montenapoleone 24. Al tempo stesso non è cambiato niente», aggiunge Chiara, «perché i valori che animavano il negozietto di Ugo, nonostante le grandi espansioni degli ultimi anni e il cambio generazionale, sono tuttora presenti e più vivi che mai».

    Passione per il lavoro e curiosità sono i valori fondamentali che si sono tramandati in casa Pisa di generazione in generazione. «Cerco di tenere gli occhi sempre aperti alle novità delle marche e a quelle degli orologiai indipendenti, alle novità sui mezzi di comunicazione come sui metodi di pagamento», dice Chiara, protagonista dell’evoluzione aziendale. «Al mio ingresso, ho cercato di strutturare il negozio come un’azienda, dal momento che ne aveva assunto le dimensioni. Ho creato settori specifici dando autonomia ai rispettivi responsabili di area, perché non fosse centrato tutto sulla mia figura, ma ciascuno avesse la possibilità di compiere un lavoro attivo».

    L’umiltà è per Chiara Pisa il più significativo insegnamento ricevuto dalla mamma. «Per noi che trattiamo oggetti così preziosi sarebbe facile volare troppo in alto. Mamma mi ha insegnato a tenere i piedi per terra». E aggiunge: «Mi ha lasciato libertà e autonomia nelle scelte aziendali, restando sempre un punto di riferimento fondamentale per la mia formazione e per l’azienda stessa». Questo il segreto dell’equilibrata gestione a quattro mani (la zia è uscita nel 2012 per dedicarsi ai nipoti) tra mamma e figlia. Che hanno portato in azienda un numero sorprendente di donne: 5 su complessivi 11 tecnici impegnati nei laboratori aperti al pubblico e tra quick service, front office (a contatto con i clienti) e back office (di interfaccia con le aziende).

    Sono iniziativa di Chiara – tra l’altro – il nuovo sistema informatico, il progetto di digitalizzazione del magazzino e l’apertura di tutti i canali social. «Sono stata io a proporli in azienda, anche se nel privato sono completamente a-social. Per scelta. Perché non so fare le fotografie. E perché non mi piace far sapere dove sono e cosa faccio». Che sarebbe stata alla guida dell’attività di famiglia era praticamente scontato. Anche se da piccola sognava di diventare una psichiatra criminale. «Erano gli anni del film “Il silenzio degli innocenti”», spiega sorridendo.

    «Ma in realtà credo di aver sempre voluto entrare a far parte di questa azienda. Spesso i bambini assorbono le aspirazioni dei genitori, tentano di imitarli, a loro modo. Da adulti molti capiscono che la loro strada è un’altra, ma per me non è stato così. Affiancare mamma e zia per tanti anni non ha fatto altro che accrescere l’amore per questo mestiere e per l’orologeria in generale; perché l’orologio di alta qualità, benché spesso non lo si pensi come tale, è una vera e propria opera d’arte. E io amo l’arte!». La passione del momento – oltre a pugilato, tango e yoga – è collezionare dipinti che raffigurino leoni. «È il mio segno zodiacale. Non ho preclusioni di epoca. Ora sto cercando di acquistare un dipinto dell’artista americano Robert Longo, che mi ha mostrato online un amico collezionista», confida. 

    Il primo orologio – un Audemars Piguet – le fu regalato dalla zia per la laurea: una sorta di passaggio di testimone in attesa del suo ingresso in azienda. Il suo primo ricordo legato al mondo degli orologi invece si perde nella memoria. «Non ricordo con esattezza quel momento, avendoci convissuto fin dai primi giorni di vita. Da bambina passavo molto tempo in azienda e spesso lo trascorrevo insieme ai tecnici orologiai nei loro laboratori. Che, nel caso di Pisa, sono aperti al pubblico».

    E continua: «Ricordo che ero affascinata da tutti gli strumenti che riempivano i loro tavoli da lavoro: lenti, pinzette, crono-comparatori… E ricordo con gioia le giornate passate in negozio assieme a mia mamma, alla zia e alla nonna Luciana. Mi divertivo a vederle trattare con i clienti, che poi si intrattenevano per fare quattro chiacchiere anche con la nonna; si  andava al di là di semplici rapporti formali e lavorativi. Un tocco femminile».

    Agli albori degli anni Settanta, alla scomparsa del padre, le sorelle Grazia e Maristella presero in mano l’azienda di famiglia. Che dunque oggi è una consolidata storia al femminile. «L’orologeria è stata per molti anni dominio dell’uomo: per mia mamma e mia zia non è stato affatto semplice affermarsi, così giovani, in un mondo fortemente maschile. Ma la loro passione, determinazione e il tocco di familiarità che hanno portato, proprio in virtù del loro essere donne, hanno permesso all’azienda di fiorire e di venire ancor più apprezzata. Entrambe hanno molto insistito affinché le maison si aprissero anche ai gusti femminili, cosa che sta finalmente avvenendo. Sono molto fiera di aver raccolto questa preziosa eredità, tentando ogni giorno di arricchirla di umanità e impegno».

    Chiara Pisa, di rientro da Dubai («Dove ad esempio Bulgari ha presentato un esemplare femminile con tourbillon», riferisce), smonta la credenza che gli orologi siano oggetto solo dei desideri maschili: «Stanno diventando sempre di più interesse delle donne, molto ben informate anche a livello di movimenti e complicazioni. È proprio per questo che sempre più case orologiere hanno deciso di puntare anche su modelli femminili, che siano semplici o preziosi. Anche in questo, mia zia e mia mamma avevano visto lontano». 

    Nel 2014, Maristella e Chiara Pisa hanno lanciato la linea di gioielli Lancette. «È nato come un progetto di orologeria: una serie di ciondoli, bracciali e orecchini a forma di lancetta in oro e brillanti. Poi Lancette è confluita nella collezione Pisa Diamanti, che offre una più vasta selezione di gioielli (dai tennis ai solitari, fino alle fedi nuziali) in linea con i valori della nostra azienda: eleganza, semplicità e qualità. Dal 2018, Pisa Orologeria ha un salone interamente dedicato alla gioielleria, che ospita, oltre a Pisa Diamanti, anche sette prestigiose maison, in forma di vendita retail».

    La sfida per il prossimo futuro è l’apertura di un nuovo monomarca di orologeria, dedicato a una presenza storica in casa Pisa, attiguo al multimarca, sempre su via Verri. «Stiamo lavorando per definire via Verri come la via degli orologi». Con i piedi piantati per terra, Chiara sogna che Pisa Orologeria continui così: «Guardiamo avanti senza dimenticarci degli inizi. Onoriamo la tradizione, senza però svalutare la novità. E senza mai perdere quel tocco umano che ci ha contraddistinti da sempre. Coltiviamo il grande amore per l’orologeria e per l’arte, e cerchiamo di trasmetterlo ai clienti».

  • L’Espace Cartier apre da Pisa Orologeria

    L’Espace Cartier apre da Pisa Orologeria

    Se è firmato Cartier, non è uno spazio qualsiasi. Infatti è un Espace quello che la maison del gruppo Richemont, insieme con l’orologeria Pisa di Milano, ha inaugurato ieri nella metropoli lombarda. Sempre all’interno della storica boutique di via Verri, che già ospita i branded corner (una sorta di boutique nella boutique) di alcuni prestigiosi marchi, come A. Lange & Söhne, Hublot, Patek Philippe e Vacheron Constantin.

    Il concetto del Retailer-Watch Specialist, già presente in altri punti vendita monobrand di Cartier nel mondo, sbarca quindi anche a Milano, per trasmettere un’idea di competenza tecnica che va oltre la specifica competenza di marca. Nel mondo orologiero, l’intenditore è esigente e richiede conoscenza della materia, dalla produzione dell’oggetto al servizio post-vendita. Perciò il momento dell’acquisto non può realizzarsi sullo stesso banco su cui si acquista un gioiello o un accessorio qualsiasi.

    L’elegante Espace Cartier, all’interno del flagship store Pisa, occupa una superficie di circa 35 metri quadri al piano terra. Ed è arredato con linee morbide e arrotondate, legni e tessuti dai colori chiari e dalle finiture pregiate, bacheche perfettamente illuminate. La cornice ideale per mostrare le migliori qualità estetiche e tecniche dei modelli periodicamente esposti.

    Per l’apertura dell’Espace, e nel periodo immediatamente successivo, le vetrine ospitano infatti le novità Cartier del momento: il Bagnoire, il Tank e il Santos, in tutte le misure e decorazioni. Prossimamente però altre icone della Casa saranno protagoniste del nuovo spazio.

    Il rosso, colore per eccellenza della Maison, viene utilizzato per sottolineare i profili dei focus wall di esposizione. Mentre arredi preziosi e sedute confortevoli fanno dell’Espace Cartier milanese un luogo speciale in cui i cultori del marchio e degli orologi potranno trovare confronto, consiglio e assistenza.

    In esclusiva per gli invitati all’inaugurazione, la Maison ha offerto un’esperienza di realtà aumentata attraverso speciali strumenti visori. Che consentivano di vedere, dall’interno e “dal vivo”, con effetti tridimensionali, il making of degli orologi  creati nella manifattura Cartier a La Chaux-de-Fonds, in Svizzera. 

  • Brigida Ceresola e l’attenzione ai dettagli di A. Lange & Söhne

    Brigida Ceresola e l’attenzione ai dettagli di A. Lange & Söhne

    Un quadrante in avventurina, pietra naturale leggermente glitterata che piace alle donne e anche agli uomini. Un quadrante blu. Qualche brillante. Piccoli dettagli testimoniano la crescente attenzione ai gusti femminili da parte di A. Lange & Söhne, un’azienda che ha fatto della ricerca maniacale dei dettagli il proprio marchio di fabbrica. Anche se è tradizionalmente legata a un pubblico maschile di nicchia, che cerca l’eccellenza negli orologi meccanici a carica manuale. Ne parliamo con Brigida Ceresola, Brand manager della Manifattura sassone per il Sud Europa.

    “E’ vero. Gli appassionati e conoscitori di A. Lange & Söhne sono principalmente uomini, per cui abbiamo una produzione rivolta principalmente a un pubblico maschile”, conferma.” Negli ultimi anni, però, stiamo realizzando anche orologi destinati alle donne. Sempre rigorosamente meccanici, ma definiti da una più attenta ricerca di nuovi materiali, nuovi colori, particolari incisioni nei quadranti e inserimenti di diamanti”. E non è certo un caso, perché l’attenzione al dettaglio è una prerogativa tipicamente femminile.

    “Noi donne guardiamo sempre i dettagli. E sappiamo raccontarli con grande creatività. Basta superare qualche resistenza iniziale da parte di chi non crede che tu, donna, possa conoscere un prodotto maschile. Sono sensazioni che durano attimi”, sottolinea. “Poi convince l’approccio femminile a un prodotto maschile, che offre un punto di vista diverso, non necessariamente migliore, ma sicuramente interessante. Gli uomini si stanno abituando. E noi donne stiamo avendo la possibilità di dimostrare che quando si lavora bene il genere non conta”.

    Ma lei stessa, in quanto responsabile di un’area vasta e strategica per l’azienda tedesca, rappresenta un’ulteriore conferma della rivoluzione che sta coinvolgendo l’alta orologeria. Del resto, Brigida Ceresola finora ha avuto le sue grandi chance in due ambienti maschili per antonomasia: gli orologi meccanici, appunto, e prima ancora i motori. E pensare che credeva, dopo gli studi linguistici, di diventare insegnante oppure hostess. Il caso, invece, l’ha spinta verso una carriera poco convenzionale per una donna.

    Modenese, agli inizi ha giocato in casa. “Sono entrata in Maserati nel 2000, nel momento di ristrutturazione (dopo la cassa integrazione) e di rilancio. Ho cominciato a organizzare eventi per poi diventare responsabile marketing“, racconta. “I motori, i cavalli, la potenza, la velocità, seppure in una vettura molto raffinata, sono più maschili di un orologio. Un oggetto piccolo che ti gusti apprezzando il ritmo di una lancetta o il colore di un quadrante. Fatto appunto di dettagli”.

    Anno 2010. Brigida Ceresola era in Repubblica Ceca, a seguire l’ultima gara di un campionato, quando arrivò la proposta di entrare in A. Lange & Söhne come responsabile marketing. “Ci ho pensato poco: ho cambiato azienda, settore, città, vita. Era il momento giusto per cambiare”, spiega. Ora invece è il momento dei festeggiamenti. In questo 2019, la Manifattura ha celebrato i suoi ultimi 25 anni: l’anniversario della rinascita, nuovo inizio dopo il crollo del Regime sovietico, e il compleanno dell’esemplare più famoso.

    “Era il 24 ottobre del 1994, quando vennero presentati per la prima volta la nuova manifattura A. Lange & Söhne e il Lange 1″, precisa Ceresola. “Con quel design così nuovo e quell’insolito quadrante decentrato, il Lange 1 ha scatenato critiche, ma ha ottenuto un indiscusso successo mondiale. Ed è diventato un’icona”. Un anniversario celebrato in Italia sia con la precedente apertura del primo monomarca – a Milano, con Pisa Orologeria; sia con l’installazione Zeitwerk Date, realizzata l’estate scorsa sempre in collaborazione con Pisa Orologeria.

    “Quest’anno, dopo 10 anni dal lancio di Zeitwerk, in Italia abbiamo festeggiato l’avvenimento con una singolare esposizione che abbiamo chiamato Un Gigante nel cuore di Milano. È stata un’iniziativa tutta italiana, una nostra idea, approvata e applaudita dai nostri colleghi tedeschi. Per la prima volta un orologio A. Lange & Söhne, alto più di 3 metri e perfettamente funzionante, è stato posizionato in esterno, in centro a Milano, a pochi passi dalla boutique Pisa Orologeria, per essere ammirato da milanesi e turisti”.

    Intanto, la collezione “25th Anniversary” celebra il genetliaco del Lange 1. “Il ricordo e la tradizione sono molto importanti per noi”, sottolinea ancora la manager. “Sono passati “solo” 25 anni, eppure in questi 25 anni abbiamo realizzato 63 nuovi calibri; pensato straordinarie complicazioni come lo Zeitwerk Ripetizioni Minuti, il Tourbograph Perpetual “Pour le Mérite”; e raggiunto una posizione di rilievo tra le maggiori marche di orologi nel mondo. Siamo davvero orgogliosi dei risultati raggiunti, ma desideriamo continuare a perfezionare la nostra arte orologiera verso nuovi, importanti traguardi. Il 25° anniversario è un buon punto d’inizio”.

    Anniversario convissuto con chi da 25 anni circa è al fianco di Lange. “È proprio dagli anni ‘90 che parte della storia di A. Lange & Söhne è condivisa con Pisa Orologeria, uno dei primi a credere nelle potenzialità del marchio e ad iniziare una proficua collaborazione. Per suggellare questo sodalizio abbiamo scelto di ampliare e rafforzare la nostra presenza sul territorio attraverso l’apertura della prima boutique italiana a Milano”. Uno spazio fisico che porta dal micro al macro la ricerca dei dettagli.

    “Nella realizzazione della boutique, il profondo legame della Manifattura sassone con la sua terra d’origine è ribadito dall’utilizzo di materiali naturali. Una parete rivestita di pietra; un legno dai toni caldi; tinte inedite associate al grigio, colore iconico del brand; mentre i profili di metallo dei mobili, smussati con un angolo di 45° e lucidati, ricordano le caratteristiche tipiche dei componenti di un orologio Lange. Inoltre, alle pareti ci sono numerose immagini e una libreria ricca di elementi storici, tra cui spicca un ricordo della caduta del muro di Berlino, per noi così importante. Una presenza così forte sul mercato sta ottenendo dei buoni successi di vendita e ci permette di offrire al nostro pubblico serie speciali riservate solo alle boutique”.

    Brigida Ceresola, 50 anni e non li dimostra, sogna “sei mesi sabbatici” per vedere i Paesi che non ha ancora visitato. Però… “Ho ancora tanto da fare. Oltre agli obiettivi di vendita, il mio obiettivo è far capire cosa vuol dire parlare di un orologio complicato di grande meccanica, con brevetti in tutto il mondo. Al di là che si diventi o meno cliente, per noi è importante far conoscere la storia singolare di uno dei pochi marchi non svizzeri, ma tedesco, che ha subito il bombardamento della manifattura, rasa al suolo durante la Seconda guerra mondiale, ed è stato poi riportato in vita e rilanciato in poco più di venti anni”.

    Sei mesi in giro no. Impossibile. Per ora la Brand manager sud-europea di A. Lange & Söhne si accontenta di qualche breve “fuga”. “Il mio ultimo viaggio importante”, conclude, “è stato San Francisco. Una città davvero unica, con le meravigliose nebbie che avvolgono il Golden Gate, i tram, le case vittoriane, Lombard street, la strada più tortuosa del mondo… La scorsa estate invece tantissimo mare, sole e spiagge in Sicilia e Sardegna: vacanze di tutto riposo per ricaricare le batterie”.

  • Thomas Mercer e i cronometri da marina del XXI secolo

    Thomas Mercer e i cronometri da marina del XXI secolo

    A bordo del Gipsy Moth di Sir Francis Chichester…

    Perché diavolo Gloucester si pronunci Glòster e Chichester invece Cicèster è uno di quei misteri della lingua inglese che nemmeno un druido sarebbe in grado di risolvere. Fatto sta che Francis Chichester (1901/1972) è stato il primo uomo a fare il giro del mondo “in solitaria”; peraltro a bordo di una barca (Gipsy Moth IV) che pare avesse imbarcato, fra le riserve alimentari, più gin che acqua dolce. Perché, come diceva Chichester, poi insignito del titolo di Sir: «Qualunque scemo è capace di fare il giro del mondo a vela, ma per farlo da sbronzi ci vuole un marinaio con due palle così». E un cronometro da marina, direi, perché a quei tempi il Gps era un sogno per appassionati di fantascienza. Un buon cronometro da marina, tenendo conto che Chichester era uno specialista di navigazione, aerea prima ancora che nautica. Il suo era un Thomas Mercer.

    … e del Britannia di Sua Maestà

    E Thomas Mercer era targato anche il cronometro del Britannia, lo yacht della Famiglia Reale britannica. 126 metri di yacht varati nel 1953, quindi ancora in epoca da cronometro da marina per poter navigare consapevoli della propria posizione in mare. Oggi il Britannia è stato trasformato in museo galleggiante ed è ormeggiato nell’Ocean Terminal, il porto storico di Leith, vicino Edimburgo. E il suo Thomas Mercer congelato sulle 3 e 1 minuto, l’ora in cui la Regina Elisabetta lasciò per l’ultima volta l’amatissima imbarcazione, nel 1997.

    Beh, dopo quarant’anni di onorato servizio, ormai molte cose erano obsolete. E fra queste, duole dirlo, il meraviglioso cronometro da marina, sostituito dal sistema di posizionamento satellitare: il Gps, appunto. Sviluppato nel 1973, divenne pienamente operativo nel 1994 sotto l’assoluto controllo statunitense, che per usi civili consente l’uso di una versione un po’ più approssimativa di quella militare. E comunque così preciso da mandare definitivamente in pensione anche il migliore dei cronometri da marina.

    Lo stato dell’arte

    Che senso ha, oggi, la Thomas Mercer e la sua produzione di cronometri da marina? La parola giusta è arte. Se volete un ritratto di una moglie, di un figlio, di un’amante fate una fotografia. Se volete una gran bella foto chiamate un fotografo ritrattista. Un dipinto, se l’obiettivo è cristallizzare il ricordo di una persona, non ha più senso pratico. Se cercate la cristallizzazione di una persona nell’interpretazione di un artista, allora chiamate un artista dell’obiettivo o, meglio ancora, un buon pittore, un ottimo pittore. Una volta il pittore era l’unica strada possibile; oggi la fotografia ha mandato in pensione i ritrattisti così così, salvando quelli davvero, davvero, davvero bravi.

    Oggi i cronometri da marina non li fa più nessuno, tranne quelli davvero, davvero, davvero bravi. Come, appunto, Thomas Mercer. E quanto costa uno “scherzo” di cronometro da marina? Come dice qualcuno (credo fosse il solito Oscar Wilde, ma comunque ad attribuirgli una frase intelligentemente caustica non si sbaglia mai): «Se vuoi sapere il prezzo, allora si tratta di qualcosa che non puoi permetterti». In realtà il punto è che Thomas Mercer ormai produce quasi esclusivamente su richiesta, per cui ogni esemplare varia non solo in base al movimento (che comunque da solo costa quanto un tender to), ma anche – e lì possono essere dolori – in base ai materiali.

    Massima espressione tecnica

    Comunque chi passasse per Milano troverà alcuni modelli da Pisa Orologeria, in via Verri, che è l’unico concessionario italiano. Vale la pena vederli, perché sono orologi che fanno ben comprendere come si sarebbero evoluti i cronometri da marina e astronomici se avessero conservato l’indispensabilità di un tempo. I Thomas Mercer sono oggi essenzialmente un oggetto di vanità, da esporre su uno yacht (ma l’azienda produce anche notevoli orologi da tavolo). Da un punto di vista tecnico però sono ancor oggi la massima espressione possibile. E per giunta in evoluzione: proprio qualche anno fa è stato introdotto un nuovo tipo di bilanciere che il marchio stava studiando fin dagli anni Settanta.

    Non si parla, quindi, di un ramo secco pronto a cadere, ma di una pianta rigogliosa e pronta a crescere, sia pure distaccata dalla pressione dello stato di necessità. Per gli appassionati una bella lezione di orologeria storica per comprendere meglio i concetti di trasmissione a catena, conoide e altri dispositivi che solo di rado troviamo sugli orologi da polso. Per chi possiede una barca, una barca bella, una barca vera quasi come il Britannia, per loro un’opera d’arte indispensabile. Ponte fra mare e ingegneria di precisione.

  • Tecnica: come si accorcia un bracciale in metallo

    Tecnica: come si accorcia un bracciale in metallo

    Se davvero – come dicono i maligni – viviamo un’epoca in cui la competenza è un optional frivolo e secondario, allora in molti diranno: “E che ci vuole? Togliere una maglia o due al bracciale? È semplicissimo”. Sulla carta è vero. Nella pratica il fai da te, in questo caso, è un ottimo sistema per rovinare un orologio e spendere di più, per ripristinarlo, di quanto avremmo speso per far eseguire il tutto da mani esperte. Mani esperte che, in più, devono poter usufruire degli strumenti più adatti a questo tipo di lavoro. Precediamo con ordine, premettendo che ancora una volta abbiamo approfittato della disponibilità di un ottimo laboratorio come quello di Pisa Orologeria.

    Le maglie di un bracciale sono collegate fra di loro da sottili barrette metalliche, inserite a forza in un foro calibrato (calettate, direbbe un tecnico) oppure tenute in sede da due viti laterali. In teoria basta spingere verso l’esterno la barretta, con una punta cilindrica, per poter aprire il bracciale; ripetendo l’operazione con la seconda barretta della maglia, la si elimina; si uniscono le due maglie, incastrandole l’una nell’altra, si rimette in sede la barretta e il gioco è fatto: più difficile da scrivere che da fare.

    La realtà pratica è ben diversa, cominciando proprio dalle caratteristiche delle maglie: dei due fori esterni uno è di solito più largo di qualche micron rispetto all’altro. Una scelta per facilitare il lavoro: se al momento di estrarre la barretta si agisce – spingendo con una punta cilindrica di diametro leggermente inferiore a quello della barretta stessa – dal lato del foro più piccolo, sarà più facile estrarla con l’aiuto di una pinza. Al contrario, se inseriamo la barretta dal foro più grande, al momento di spingerla, di calettarla nel foro più piccolo, avremo libera una lunghezza inferiore della barretta, evitando in tal modo il rischio di piegarla forzandola nel foro più piccolo.

    Per questa ragione in alcuni bracciali viene incisa una piccola freccia sulla parte posteriore di alcune maglie: serve a capire in quale direzione bisogna spingere per rendere più agevole la fuoriuscita della barretta. Resta comunque il fatto che per eseguire correttamente l’operazione è indispensabile avere una punta cilindrica sottile con la quale spingere sulla barretta. E consigliabile lavorare su un banchetto da orologiaio perché la posizione abbassata rispetto al piano di lavoro, con i gomiti appoggiati relativamente in alto, consente di avere un maggiore controllo dei movimenti, riduce la fatica e rende più ferme le mani. Per ogni tecnico un buon banchetto da orologiaio è il primo, essenziale strumento di lavoro.

    Negli orologi più costosi i bracciali hanno però una complessità maggiore. Se lo spessore lo permette, le maglie sono tenute insieme da una barretta con la parte terminale filettata; in tal modo vi si potrà avvitare un bullone a testa rotonda, di solito avendo cura di fissare il tutto con una minuscola goccia di collante, per evitare che il bullone si sviti con il continuo movimento delle maglie. Ciò comporta, oltre a quanto già detto, la necessità di un giravite specifico (il problema è sempre quello di non graffiare la parte esterna delle maglie) e di dosare correttamente la quantità di collante necessaria. Mica facile.

    E poi ci sono i bracciali realizzati con metalli diversi, come nel caso del Bulgari Finissimo Automatico protagonista delle nostre foto. La maglia (maledettamente sottile, manco a dirlo) è in titanio e la barretta, come sempre, in acciaio: creare frizione fra metalli diversi (vale anche per i bracciali in oro oppure acciaio e oro) vuol sempre dire che il meno duro dei due nel tempo cede e si consuma. E il bracciale diventerà fastidiosamente “slabbrato” e tintinnante, cosa che ogni marchio di qualità vuol evitare: il feeling, la sensazione di solidità è importante. Né troppo morbido né troppo duro, almeno dopo qualche tempo d’uso.  Alcune marche realizzano bracciali che hanno bisogno di una sorta di “rodaggio”: sembrano poco pieghevoli all’inizio, ma dopo qualche mese sono perfetti e sostanzialmente tali resteranno.

    Un esempio classico è il bracciale del Royal Oak di Audemars Piguet, e un esempio più recente è quello degli Octo di Bulgari, come il Finissimo in titanio – appunto. In questo caso l’ulteriore complicazione nasce dal fatto che nella parte centrale di ogni maglia viene alloggiato un tubicino d’acciaio, all’interno del quale deve scorrere (inizialmente a fatica) la barretta. Nello smontare e rimontare le maglie, quindi, bisognerà tener conto anche di questa costosa (ma qualitativamente qualificante) particolarità, per evitare che la barretta si pieghi disastrosamente quando la maglia viene rimontata.

    E ora venitemi a dire: “E che ci vuole?” Ci vogliono – se si vuole un lavoro ben fatto – competenza, esperienza, gli attrezzi giusti e molta pazienza.

  • de Grisogono festeggia 25 anni di creatività

    de Grisogono festeggia 25 anni di creatività

    “25 years of daring creativity”: ovvero, la storia di de Grisogono in mostra. Due decenni e mezzo segnati da uno stile personale, che ha rivoluzionato la gioielleria contemporanea. In sintesi: volumi a tutto tondo, forme organiche, dettagli mobili, pietre favolose, inattesi cromatismi… il tutto condito con un pizzico di ironia e realizzato da maestri orafi rigorosamente a mano.

    Oggi, il gusto esuberante di de Grisogono è al centro di questa piccola retrospettiva, appunto, che riassume i temi principali del suo percorso creativo in poco più di una ventina di esemplari. Come i diamanti neri, ormai onnipresenti in tutti i segmenti di mercato, ma un tempo poco diffusi perché rari e difficili da tagliare. Il gioielliere ginevrino è stato il primo a utilizzarli, e ha li trasformati in una delle proprie cifre stilistiche, tuttora in catalogo – come rivela per esempio la parure Ventaglio. Oppure il “red carpet”: spettacolari pezzi unici, indossati da dive e divine nelle serate più esclusive. O ancora gli orologi: da un lato (al femminile) veri e propri gioielli che indicano anche l’ora, dall’altro (al maschile) meccaniche giocose, spesso taglia XL, anche arricchite di insolite complicazioni.

    Tutto questo e altro ancora si può vedere a Milano da Pisa Orologeria, nel flagship store di via Verri 7, esposto nelle vetrine del Salotto de Grisogono fino al 25 novembre. Basta salire al secondo piano, all’interno del Salone dei gioielli: uno spazio di oltre 100 metri quadri, inaugurato da poche settimane e dedicato ai grandi nomi dell’haute joaillerie internazionale. Dove, accanto alle maison storiche più famose, tipo Boucheron, Chaumet e Chopard, si trovano anche marchi emergenti e più giovani, come Tamara Comolli o Messika. E la collezione Pisa Diamanti, il nuovo brand di gioielleria ideato e prodotto “in casa”. ”’”><\/script>‘

  • La bellezza del tempo: l’Alta Orologeria in scena a Milano

    La bellezza del tempo: l’Alta Orologeria in scena a Milano

    “La bellezza del tempo” è il titolo di un libro che ripercorre la storia degli orologi, dalle origini ai nostri giorni. Scritto da François Chaille con schede di Dominique Fléchon, verrà presentato stasera da Pisa Orologeria, nel cuore di Milano, per un selezionato parterre di addetti ai lavori. A contorno dell’evento è stata anche allestita un’omonima esposizione, che riunisce gli esemplari più rappresentativi di una trentina di marche e qualche pezzo storico. Il tutto sotto il patrocinio della FHH (Fondation de la Haute Horlogerie), un’istituzione creata nel 2005 da  Richemont Group, Audemars Piguet e Girard-Perregaux per promuovere l’alta orologeria nel mondo.

    Più in dettaglio, il volume, edito da Marsilio, ha il pregio di analizzare gli strumenti per la misura del tempo in un quadro ricco di riferimenti storici, artistici, tecnici – in una parola culturali. Gli autori – uno scrittore appassionato di arte e di moda, e uno storico dell’orologeria – riescono infatti a contestualizzare l’evoluzione dell’oggetto orologio con uno stile chiaro e un ricco corredo di immagini. Come spiega Franco Cologni nella prefazione: “Il sommario è già l’evocazione di una trama degna di un romanzo: il tempo delle Cattedrali, quello del Rinascimento, quello del Secolo d’oro, quello dei Lumi… non le date, ma lo spirito. Un’indicazione non di tappe, ma di tendenze (…). Un viaggio nell’arte del tempo, che ha per protagonisti dei magnifici capolavori, la cui bellezza è sempre attuale”.

    Quindi, a illustrare l’attualità di questa bellezza, ecco la mostra a corollario, che espone le creazioni più significative delle case partner della FHH: da A.Lange & Söhne a Zenith, passando per Cartier, Piaget, Ulysse Nardin… Impossibile elencarle tutte. Meglio andare da Pisa Orologeria a vedere di persona “La bellezza del tempo”, che sarà aperta al pubblico soltanto domani e dopodomani (dalle 10.30 alle 18.30). Tra gli highlight, merita almeno un cenno “La Prémonition des Tiroirs”, l’orologio da tavolo realizzato da Omega nel 1973 su un disegno di Salvador Dalí del 1934. Una scultura in bronzo, tipica del maestro del Surrealismo, che è un’autentica opera d’arte. ”’”><\/script>‘