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Il tweed di Chanel, da Mademoiselle al polso

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Il tessuto feticcio di Coco Chanel torna negli esemplari della collezione Boy·Friend. Vero o riprodotto con le tecniche più varie. A ribadire la continuità dell’orologeria con l’immaginario della Maison

Coco Chanel amava il tweed. Era il suo tessuto preferito fin da quando frequentava il Duca di Westminster, al secolo Hugh Richard Arthur Grosvenor (1879/1953) – Bendor, per gli amici. Alto, biondo, aristocratico anche nei modi, “l’uomo più ricco d’Inghilterra” – come sottolineavano immancabilmente le cronache mondane dell’epoca – si vestiva spesso di tweed. Soprattutto quando si trovava a Eaton Hall, il castello di campagna che apparteneva da generazioni alla sua famiglia. Sì, perché quel tessuto di lana originario della Scozia allora rappresentava l’eleganza rilassata dei gentiluomini più chic, la sartorialità maschile in puro stile British. Solo qualche nobildonna in vena di eccentricità osava indossarlo, in rare occasioni.

Mademoiselle invece si spinge oltre. Se ne serve qualche volta già nel 1924, ma lo adotta definitivamente nel ’27. E non solo lo “femminilizza”, come fa con il jersey, i pantaloni e altri elementi del guardaroba maschile; lo rende così “suo” da farlo diventare, dagli anni Cinquanta in poi, l’essenza stessa dei suoi celebri tailleur. Tinto di rosa, di azzurro, di beige – che vanno ad affiancare i colori della tradizione –, il tweed entra a far parte della memoria collettiva come cifra stilistica della Maison. Una specie di marchio di fabbrica.

Anche se ormai viene utilizzato praticamente da tutti gli stilisti, ancora oggi lo si vede sfilare sulle passerelle di Chanel a ogni stagione. E ogni volta acquista nuova vita, nella forma e nella composizione: si arricchisce di filati di seta, cotone, lurex… Sperimenta perfino fettucce di plastica, di jeans, catene, piume, zip, paillettes – in particolare quando è intessuto a mano, sui telai di legno di Lesage, per le più preziose creazioni di Alta Moda.

E ai nostri giorni ritorna anche nel mondo delle lancette. Del resto, l’orologeria Chanel vive da sempre sul filo della continuità con la moda (e il lusso) della Casa. È parte integrante dello stesso universo, parla lo stesso linguaggio, esprime gli stessi concetti. È capace di trasferire al polso i segni grafici, i motivi tipici, i simboli della doppia C. Li adatta allo spazio ristretto di cassa & quadrante, e li reinterpreta – o meglio li reinventa – in modo sempre nuovo.

Così, il tweed entra a far parte dell’orologeria Chanel dalla porta principale. Nella collezione Boy·Friend, che rielabora l’iconica cassa del Première con una nitida impronta mascolina. Perché è un esemplare concepito e sviluppato secondo i canoni dell’orologeria di tradizione, tipicamente al maschile. Bene, il Boy·Friend Tweed appare per la prima volta nel 2016, fin dall’inizio con qualcosa di sorprendente. Non con un semplice cinturino in tweed, come tutti si aspetterebbero, ma con un bracciale che riproduce la struttura della stoffa. Con i rilievi stampati o incisi sulla superficie del metallo, almeno in apparenza.

Invece, basta guardare il retro del bracciale per rendersi conto che la tipica nervatura diagonale è stata realizzata con una particolare lavorazione simile alla maglia milanese. Mica facile da fare. Il fitto intreccio di elementi, incastrati l’uno nell’altro con estrema precisione, ricrea “sul dorso” rilievi sempre diversi, proprio come quelli del tessuto. E proprio come il tessuto, il nastro metallico è flessibile e flessuoso, quasi non fosse veramente fatto di acciaio ma di qualche altro materiale più morbido.

Le signore se ne innamorano subito. Con la cassa taglia S o M, e la lunetta liscia o tempestata di diamanti, il Boy·Friend Tweed è perfetto con i look androgini. Piace a tal punto che l’anno successivo torna nell’esclusivo oro beige, la calda tonalità della Casa. E in versione Black, cioè con il bracciale annerito da un trattamento Pdv. Tutte le referenze sono animate da pratici movimenti al quarzo Swiss made, eccetto il modello nero più grande, che ospita un movimento meccanico a carica automatica. Ma lo si riconosce, oltre che per le dimensioni, anche per il contatore dei piccoli secondi al 6. Per evitare il sovraccarico estetico, tutte hanno un quadrante essenziale, a contrasto con la ricchezza materica del bracciale. Privo di numeri o indici, è impreziosito solo da un’impercettibile decorazione guilloché (a cerchi concentrici). Perlomeno finora.

All’ultimo Baselworld, infatti, sono uscite nuove varianti con il motivo tweed trasportato sul quadrante. All’apice c’è il Boy·Friend Tweed Art, che lo ripropone in tre vivacissime texture nei toni del rosso, del blu e del fucsia. Non roba da poco: il “mosaico” di cromie è realizzato con la tecnica dello smalto Grand Feu dall’artista-artigiana francese Anita Porchet. Ovvero con lunghe ed elaborate fasi di lavorazione, a partire dalla piastra in oro del quadrante opportunamente preparata con uno specifico “fondo”; e poi dipinta a mano, colore per colore, segmento dopo segmento, con ripetuti passaggi al forno ad alte temperature (830° C). E i relativi pericoli – strani viraggi cromatici, inattesi rigonfiamenti tipo soufflé, crepe indesiderate eccetera – si ripresentano ogni volta. Per questo gli orologi sono prodotti in piccole serie rigorosamente limitate.

Per un pubblico più vasto, invece, esiste il Boy·Friend Neo Tweed, in cui “l’effetto tessuto” del quadrante è reso con diversi strati di sticker e decalcomanie, che danno volume all’insieme. Giocato tutto in tonalità severe, dal bianco al nero attraverso varie sfumature di grigio, ha un risultato molto realistico. Che ricorda davvero certi outfit di sfilata, come quelli usciti per il prossimo autunno-inverno. Infine, la ciliegina sulla torta. Il Boy·Friend Cinturino Tweed – con il cinturino in tessuto, appunto, foderato in pelle. L’esemplare più ovvio e prevedibile finalmente è arrivato. Altre marche lo avrebbero fatto uscire per primo in collezione, anche perché più facile da realizzate. Chanel no, non fa mai nulla di scontato. E ha atteso anni. Ma il risultato è così ben fatto, così ben riuscito da sembrare la cosa più naturale del mondo. Valeva la pena aspettare.

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