Approfondimenti

Tudor, la lunga strada per il futuro. Parte terza

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“Si completa il tutto con una personalità giovane e vivace…”. La collezione di subacquei Tudor Black Bay 2019, rivolta (soprattutto) alle nuove generazioni, urla a gran voce maturità e indipendenza. E conclude il nostro focus sulla marca

Che l’aspirazione a possedere un orologio di qualità sia sempre legittima è un concetto importante. Perché si riallaccia alla filosofia del “diritto alla felicità” – che non è un diritto assoluto (“Qualcuno deve darmi la felicità” o “Qualcuno è una brutta persona che mi sta derubando della felicità”, appunto); ma un diritto alla speranza: cioè che lavorando duro, costruendo giorno per giorno, il tuo sforzo verrà riconosciuto e premiato. E cosa caspita c’entra Tudor?, mi dirai.

Tudor, come altre marche di orologi e come altri buoni produttori di settori diversi, rappresenta un tipo di oggetto onesto. Nel quale il marketing non serve per travestire da giovane gnocca una vecchia cariatide, ma piuttosto per farti capire due concetti che un pezzettino di felicità possono darti. Uno, che c’è una buona qualità in ogni fascia di prezzo; e, due, che questa qualità in relazione al prezzo non è mai una seconda scelta, ma piuttosto il trampolino verso la qualità massima. È la tappa di un percorso verso il desiderio non di “quello che costa di più”, ma di quello “che vale (e costa, è vero) di più”.

Tudor oggi centra in pieno questo concetto: la qualità che offre è sempre più che adeguata al prezzo e il marketing non ti racconta balle. Un esempio su tutti: forse il mio Tudor preferito è l’Advisor, un bell’orologio con movimento meccanico di base a carica automatica sul quale è montato un modulo svegliarino – ovviamente meccanico – progettato dalla stessa Tudor. Se andate sul sito Tudor, scoprirete che il movimento viene definito come “meccanico a carica automatica, calibro 2892, con meccanismo aggiuntivo per la funzione sveglia sviluppato in esclusiva da Tudor”. Non ci vuole molto per capire che – alla faccia delle bugie raccontate da alcune marche – Tudor arriva persino a dichiarare l’origine Eta (il 2892, appunto) del calibro.

Se aggiungete questa dimostrazione di trasparenza alle altre relativamente ai movimenti, credo possiate concludere – come me – che possiamo fidarci di Tudor. E la fiducia, insieme ad un rapporto giusto fra prezzo e qualità, è un bel valore aggiunto. Se poi – come non è difficile prevedere – fra qualche anno il modulo svegliarino verrà montato sul movimento di manifattura (quindi con l’aggiunta della sigla MT, Manufacture Tudor), potete scommettere che ancora una volta la cosa verrà indicata a chiare lettere. Incidentalmente, 5.700 euro per un orologio con svegliarino, cassa in titanio (impermeabile fino a 10 atmosfere) e cinturino in vero alligatore non sarà un prezzo basso in assoluto, ma è il prezzo da battere.

Quest’anno, però, Tudor si è concentrata sulla collezione di subacquei Black Bay, con risultati di grande interesse. Premetto che già di solito sono poco incline a esprimere i miei gusti personali: potrei essere malato di gravissime perversioni estetiche e sarebbe ingiusto contagiarvi. Preferisco sempre indicare dettagli qualificanti da verificare, poi, con i vostri stessi occhi; e comprendere così se – l’argomento ritorna – potete aver fiducia o meno. In questo caso poi la storia si complica per l’evidente “conflitto d’interessi” fra la mia età – prossima a quella che alcuni definiscono “veneranda”  – e quella delle persone cui Tudor si rivolge, come mi confermano alcuni giovani negozianti che utilizzo come riferimento.

Tutti e tre i Black Bay 2019 sono evidentemente ispirati a modelli del passato. Il più evidentemente attuale è il Tudor Black Bay Bronze, un orologio subacqueo che sarebbe piuttosto classico non fosse per il metallo usato per l’ampia cassa (43 mm). Che però, noto, ha il fondello in acciaio reso color bronzo da un trattamento PVD. Un’accortezza per venire incontro alle esigenze di persone con il sudore particolarmente acido che potrebbe causare fastidi alla pelle del polso. Una scelta intelligente, come intelligente è la conformazione della corona, particolarmente facile da gestire. Una corona che, per altro, ritroviamo nel cronografo e in altri modelli della collezione.

Mi lasciano un po’ perplesso (e qui entriamo nel discorso sull’età…) i cinturini, che però, mi confermano i miei giovani “opinionisti”, costituiscono un punto di forza. Comunque, apprezzo il fatto che il cinturino in tessuto non sia di quelli sottili che fanno penzolare l’orologio come una pera matura, che oscilla dove la porta il vento prima di cadere. Ottima la leggibilità, ben identificabili come Tudor le lancette e piacevole la spazzolatura usata come finitura principale. Il movimento montato è quello di manifattura, un MT. In relazione alla qualità complessiva (3.860 euro) il prezzo è molto aggressivo.

Altrettanto – cioè ottimo rapporto fra prezzo e qualità – si può dire del Tudor Black Bay Chrono S&G, ossia Steel & Gold, acciaio e oro. Qui sbatto nuovamente il naso contro il muro dell’età. Per la mia generazione le versioni acciaio-e-oro di quasi tutti gli orologi sono “anche basta”, mentre per i “ggiovani” sono quasi una piacevole novità. 41 mm di diametro, 6.500 euro (di oro ce n’è parecchio, soprattutto nel bracciale), movimento imparentato con il B01 di Breitling; ma come abbiamo visto Tudor cambia l’intero organo regolatore e, si direbbe, anche la forma dei denti della ruota a colonne. È un bell’orologio che diventa un best buy (il prezzo scende a 5.350 euro) con il cinturino in pelle o in tessuto.

Per me un’altra facciata contro il muro dell’età… Sembra piacere di più l’aspetto da “ho una lunga esperienza di vita, io” del cinturino in pelle, specialmente nella versione con polsiera che la mia generazione guarda con fiera diffidenza. I vecchietti propendono in genere per la più lineare versione con cinturino in tessuto, più adatta fra l’altro per un uso in mare. Perché il Tudor Black Bay Chrono S&G ha i pulsanti crono serrati a vite: non possono essere usati sott’acqua e garantiscono quindi contro pericolosi cronometraggi in immersione.

Il terzo subacqueo è il Tudor Black Bay P01 (42 mm per 3.760 euro), quello sul quale le opinioni si sono più divise. L’orologio è diretto discendente di un progetto per la US Navy, la Marina Militare statunitense, che non vide mai la luce. E il P01 sta proprio per “Prototipo numero 1”. La particolarità sta nella lunetta girevole bidirezionale (tipica dei tempi: parliamo della seconda metà degli Anni Sessanta) che viene bloccata da una maglia bombata centrale, in alto; e che si chiude su quella che sembra una decorazione perimetrale, ma in realtà è una parte funzionale dell’orologio. Una soluzione ingegnosa, ma meno sicura della lunetta girevole unidirezionale che comincerà a diffondersi più o meno in quei tempi.

Molto funzionale e avveniristica, per i tempi, la soluzione della corona posta al 4 (serrata a vite, ovviamente). Quel che ha diviso i pareri, anche con una certa vivacità di discussione, è il cinturino, composto da una maglia mobile iniziale che prosegue con un listello in pelle e caucciù, e chiusura pieghevole. Ai “vecchi” questo cinturino ha causato decise reazioni avverse, mentre i “ggiovani” sembra proprio essere piaciuto. Confesso avrei preferito anch’io una versione con il cinturino in tessuto o in caucciù, ma da bravo incontentabile avrei persino sognato una versione in bronzo… Comunque, in generale dei tre subacquei è il modello che trovo più interessante – cinturino a parte.

Segnalo, infine, che fra le novità c’è anche un restyling del Black Bay “classico”. Ma di questo modello (spoiler!) speriamo di poter fare un approfondimento con qualcuno di Tudor, per spiegare perché e come nascono i restyling.