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Nixie. La storia degli orologi elettronici – seconda uscita

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Quando al polso andavano di moda i “tubi a vuoto”. Ma i Nixie sono tornati alla ribalta negli ultimi anni

In questa seconda puntata continuiamo la storia degli orologi elettronici parlando di quelli con tubi Nixie. Sconosciuti a chi è nato nel nuovo millennio, visto che sono venuti alla luce a fine anni ’50. Siamo in quello che possiamo considerare come anno zero degli orologi elettronici, prima da tavolo poi da polso.

Che cosa sia un dispositivo Nixie, senza addentrarci troppo nei meandri della fisica, è presto detto. Parliamo di un piccolo tubo a vuoto al cui interno una scarica di gas attiva le dieci cifre numeriche, usato fin dall’inizio in tutti i sistemi elettronici dove era necessario contare pezzi e misurare il tempo. Così apparve su radio sveglie, macchine utensili e i primi registratori di cassa. Il punto debole erano gli oltre 150 volt per alimentarlo, necessari per innescare la scarica che con luce giallo-arancione illuminava le cifre. Dunque la batteria interna poteva essere attivata solo al momento della lettura dell’ora. Negli altri casi il quadrante restava rigorosamente scuro. Cose del passato? Niente affatto.

I Nixie oggi

Un valido esempio di quanto stiamo dicendo arriva da Metro Titanium. I patiti del settore lo trovano online e per chi volesse cimentarsi si tratta di un “orologiao meravigliao” venduto in un’elegante scatola di montaggio in legno. Da assemblare seguendo le istruzioni. La cassa, da 63 mm di diametro e 80 grammi di peso, è in titanio e ottone. Contiene i quattro Nixie completi di elettronica di comando e sistema con batterie di alimentazione, queste ultime dotate di ricarica attraverso porta Usb. Vetro zaffiro con sistema di controllo della luminosità per ridurre al massimo i consumi energetici. Si acquista online nel sito etsy.com a 1400 euro.

Migliore funzionalità la offre Artem di Metrowatch. Un orologio elettronico da 45 mm, spessore 13 mm, che usa quattro display arancioni al posto dei tubi Nixie. Un netto miglioramento per durata delle batterie da ricaricare tramite cavetto Usb. Il quadrante a vista, con elettronica in bella mostra, e il cinturino verde in stile Nato gli conferiscono il giusto design rétro. Si acquista (già assemblato) online al prezzo di 485 euro.

Fra Steampunk e nostalgia russa

L’elettronica degli orologi anni ’60 ha influenzato anche arte e cultura. Come nel caso dello Steampunk: un filone della narrativa fantastica e fantascientifica che adatta tecnologie anacronistiche in ambientazioni storiche. Riferite spesso a una Londra vittoriana del XIX secolo, dove orologi e segnatempo rivestono il ruolo di fantastiche macchine elettro-meccaniche. Tra i film più rappresentativi, L’uomo che visse nel futuro del 1960, adattamento di un romanzo di fine ’800, La macchina del tempo.

Qualcuno, di questi strani dispositivi, ne ha fatto un’arte. È il caso di Frank Buchwald, design tedesco di Hannover. Dopo gli studi all’Università delle Arti di Berlino ha iniziato a realizzare “macchine della luce” con elementi metallici e lampade Nixie. Sembra incredibile: ma al tempo degli smartwatch di ultima generazione, la moda rétro degli orologi a tubi imperversa sul web. Tanti gli esemplari proposti, la maggioranza su siti russi e dei paesi dell’Est. Da quelli con design spartano, diremmo bulgaro, ai più sciccosi e kitsch. I prezzi partono da poche centinaia di euro per i primi, fino a superare le migliaia per i secondi. Nel caso vi interessino, prima dell’acquisto, ricordate di controllare le caratteristiche delle batterie: la tenuta energetica resta il punto debole di questi digital-clock.

Nella prossima uscita: gli strani orologi tuttofare anni ’80