Attualità

Reine de Naples 8938: l’alta gioielleria del Breguet trasformista

{"autoplay":"false","autoplay_speed":"3000","speed":"300","arrows":"true","dots":"true","loop":"true","nav_slide_column":5}
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image

Se c’è una cosa che mi ha sempre colpito nel femminile più famoso di Breguet è la capacità di trasformarsi. Ne ho avuto (l’ennesima) conferma appena ho visto il Reine de Naples 8938, l’ultima versione gioiello uscita la settimana scorsa. Molto diversa da tutte le altre referenze di gioielleria che si sono susseguite nel tempo, da quando è stato presentato al pubblico, nel 2002. Eppure così inconfondibile, così… “lui”, senza ombra di dubbio, da lasciare senza parole.  

Vent’anni (quasi) di Reine de Naples

In effetti non so come spiegarmi. In questi decenni ho visto il Reine de Naples declinato in tantissimi modelli. Realizzati in metalli nobili o in semplice acciaio; di taglia media, grande, piccola; solo tempo o complicati: con fasi di luna, funzione giorno/notte, con suoneria al passaggio, perfino con lancetta “mutevole”. Con quadranti essenziali (comunque elegantissimi) in smalto, oppure più preziosi: arricchiti di intarsi di madreperla, incisi da cammei floreali, incastonati di pietre preziose, diamanti o gemme policrome. E ogni volta sembra un orologio diverso.

Per capirci, date un’occhiata al sito ufficiale: troverete solo gli esemplari in collezione (in passato ce ne sono stati altri, ormai fuori catalogo), ma il concetto vi sarà subito chiaro. Il Reine de Naples può essere ornato di fiocchi, piume, alghe, petali: cambia aspetto, vocazione, mood, ma risulta sempre, in tutti i casi, ben riconoscibile. Fin dalla prima occhiata. Merito certo di quella forma particolare, unica: la cassa ovale, fissata al cinturino con una sola ansa semisferica, la corona al 4, le piccole lancette decentrate…

Un orologio “di carattere”

Potenza del design. Di un design ben riuscito, capace di infondere carattere – lo stesso carattere – a ogni referenza, al di là delle proporzioni, dei materiali e dello stile adottato. Che sa di eleganza ricercata e mai banale, di inclinazione per il lusso più autentico, di classe condita con un pizzico di eccentricità, tipica di certe donne. Mi piace immaginare che così fosse la Regina di Napoli, quella Carolina Bonaparte in Murat cui la collezione è dedicata.

Un’indole che si ritrova anche nel nuovo esemplare, il Reine de Naples 8938. Anzi, nei nuovi esemplari, perché in realtà sono due: la cassa, di medie dimensioni, è in oro bianco oppure rosa, e si allaccia al polso con un cinturino in pelle di alligatore azzurro o arancione. Colori opposti, che però emanano un’identica energia “estiva”: perché uno richiama il mare e il cielo limpido, l’altro ricorda il sole e la frutta più dolce e succosa. E poi credo che entrambi risaltino alla grande sulla pelle abbronzata.

Il quadrante serti neige

La caratteristica principale dei Reine de Naples 8938 è comunque il quadrante interamente tempestato di diamanti, che rivestono tutta la superficie dell’oro – eccetto il disco decentrato delle ore in madreperla e l’ovale del logo, sempre in madreperla. A renderlo ancora più speciale però è la particolare tecnica di “montaggio” delle pietre: l’incastonatura “a neve” (se siete appassionate di alta gioielleria, forse serti neige o snow setting potrebbero essere definizioni più familiari).

In pratica si tratta di rivestire con le pietre preziose, collocate in modo irregolare, l’intero supporto, così da coprire il più possibile il metallo e renderlo del tutto invisibile. Per questo si adoperano pietre di dimensioni diverse – alcune più piccole altre più grandi -, che sono montate vicinissime tra loro, accostate l’una all’altra con un apparente disordine. In effetti però solo i maestri incastonatori più esperti sono in grado di creare questa sorta di “tappeto” di pietre, che sprigiona bagliori proprio come una coltre di neve al sole.  

Nel quadrante del Reine de Naple 8938 si contano qualcosa come 384 diamanti, che hanno richiesto ore di paziente lavoro artigiano perché ciascuno è (ovviamente e rigorosamente) montato a mano. Ma più importante del numero delle gemme è la loro caratura: qui ci sono 0.94 ct (quasi un carato) solo sul quadrante, cui si devono aggiungere i diamanti incastonati sul réhaut, sulla lunetta e sull’ansa, il diamante briolette sulla corona e infine quelli sulla fibbia. In totale oltre 3 carati di diamanti (3.18, per essere precisi) impreziosiscono l’orologio.

Il movimento del Reine del Naples 8938

Nulla da eccepire anche a proposito della meccanica. Il Reine de Naples 8938 racchiude un movimento a carica automatica già noto, perché ricorrente in molti esemplari Breguet: non solo nella stessa collezione ma anche in altri femminili, per esempio della linea Classique. Si tratta del calibro 537/3, realizzato “in casa”: di piccole dimensioni (8 linee ¾), proporzionate a quelle della cassa, e con ottime prestazioni, grazie alle peculiarità costruttive che lo distinguono.

Il calibro 537/3 può contare infatti su componenti in silicio – spirale, ruota di scappamento e àncora svizzera (in linea) -, che contribuiscono a garantire una costanza di marcia ottimale, immune agli scarti termici e ai campi magnetici. Quindi la massa oscillante in platino, un metallo pesante dall’inerzia elevata, che assicura un’autonomia di 45 ore. E l’(abbastanza) insolita frequenza del bilanciere, che lavora a 25.200 alternanze/ora (3,5 Herz): una relativa “lentezza” che va intesa come conseguenza della miniaturizzazione del movimento. Impeccabili infine le decorazioni, visibili dall’oblò in vetro zaffiro sul fondello.

E il prezzo al pubblico?

Mixate il tutto – prestigio della Casa, alta caratura, meccanica sopraffina, qualità ineccepibile – e troverete la motivazione del prezzo. Ci vogliono 50.100 euro per il Reine de Naples 8938 in oro bianco, mille in meno per la versione in oro rosa. D’accordo, non sono pochi, ma non crediate che per questo non abbia mercato. So per certo di un negoziante italiano che ne ha ordinati 8 in un colpo solo. E un po’, vi dico la verità, l’invidia mi rode. Almeno fino alla prossima versione: il Reine de Naples è trasformista, ricordiamolo…