Approfondimenti

Ladybird Colors, il nuovo gioiello meccanico di Blancpain

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Il Blancpain del momento? Un femminile, il Ladybird Colors. Versione riveduta e corretta della storica collezione, reinterpreta l’idea dell’orologio-gioiello in chiave attuale. Lo sdrammatizza e lo trasforma in un accessorio giovane ed effervescente, per quanto prezioso e di qualità – comme il faut. Sopraffino anche dal punto di vista meccanico, di certo sarebbe piaciuto alla donna che lo ha inventato, quella Betty Fiechter che fu alla guida di Blancpain per buona parte del Novecento. Un personaggio che vale la pena di ricordare.

Betty Fiechter

Entrata in Blancpain nel 1915, a 19 anni, Betty Fiechter (all’anagrafe Berthe Marie) lavorò a lungo a fianco di Frédéric-Emile Blancpain, l’ultimo discendente della famiglia proprietaria. Fu lui a formarla, e ad affidarle il ruolo di dirigente della fabbrica, di supervisore dell’intera produzione. Quando Frédéric-Emile morì – improvvisamente, nel 1932, senza lasciare eredi nella successione della manifattura –, il passaggio delle redini dell’azienda nelle sue mani fu quindi del tutto naturale. Betty Fiechter acquistò Blancpain nel giugno del 1933, insieme al direttore commerciale André Léal, e la ribattezzò Rayville-Blancpain (Rayville è un anagramma fonetico di Villeret).

Gli anni successivi alla Grande Depressione non furono facili per l’orologeria svizzera. Ma Betty riuscì a superare la crisi con l’apertura del mercato americano, sia con l’esportazione di orologi con il proprio marchio sia con la fornitura di movimenti ai produttori locali – Hamilton, Gruen, Elgin. Dopo la scomparsa del socio, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, proseguì imperterrita da sola. Soltanto nel 1950 arrivò ad affiancarla il nipote, Jean-Jacques Fiechter, altra figura chiave nella storia di Blancpain. Con lui Betty riuscì a portare la produzione, nel 1959, oltre i 100mila esemplari l’anno.

Per trovare nuove risorse, nel 1961, i Fieschter operarono una fusione con la Société Suisse pour l’Industrie Horlogère (Ssih), di cui facevano parte anche Omega, Tissot e Lemania. La società divenne poi uno dei nuclei costitutivi del futuro Swatch Group, fondato da Nicolas Hayek agli inizi degli anni Ottanta… Ma non voglio divagare. All’interno della Ssih, la Rayville-Blancpain dei Fiechter si rafforzò ulteriormente: costruì nuovi impianti e raggiunse i 220mila esemplari l’anno entro il 1969. Divenne insomma una vera potenza produttiva.

La meccanica del Ladybird

Betty morì nel ’71, ma nei vent’anni precedenti, insieme al nipote, aveva ottenuto una serie di successi. E sono almeno due i modelli entrati di diritto nella storia dell’orologeria. Uno, il Fifty Fathoms: il primo orologio subacqueo “moderno”, lanciato nel 1953 – e di cui ci siamo già occupati più volte. E due, il Ladybird appunto: presentato nel 1956, era un esemplare da donna dal formato quasi lillipuziano, come si usava allora; ed era animato dal movimento rotondo più piccolo dell’epoca. Il calibro R550 aveva infatti un diametro di 11,85 mm e un’autonomia di 40 ore. E a quel tempo segnava un riconosciuto traguardo tecnico.

Del resto il Ladybird ha sempre avuto un’attenzione particolare per la meccanica. Per esempio, nel 2016, in occasione del 60° anniversario della collezione, ricordo che è uscito in un’edizione limitata con il calibro automatico 6150, di 15,7 mm di diametro (altra dimensione da record). Degno erede dei suoi predecessori, il nuovo Ladybird Colors monta un altro movimento di manifattura: il calibro 1153. Variazione del più celebre 1150, senza il datario, è un ultrapiatto che misura 3,25 mm di spessore, a dispetto dei due bariletti che assicurano un’autonomia di oltre 4 giorni.

Un movimento comunque di estrema robustezza e precisione. Non a caso è alloggiato – in altri allestimenti – anche all’interno di alcune versioni del Fifty Fathoms Bathyscaphe (un’altra creazione dei Fiechter di fine anni Cinquanta) e del Barakuda. Che, in quanto subacquei, hanno bisogno di garantire la massima sicurezza durante le immersioni. In più il bilanciere monta una spirale in silicio. A conti fatti si tratta di particolarità costruttive che la dicono lunga sulla meccanica Blancpain. Betty Fiechter, ne sono certa, ne sarebbe fiera.

Le scelte di stile del Ladybird Colors

Tecnica a parte, il Ladybird Colors offre alle donne un’estetica del tutto nuova. La cassa in oro bianco o rosa misura 35 mm di diametro: una taglia né troppo grande né troppo piccola, ma di certo pensata espressamente per le donne. E coerente con il gusto di una femminilità contemporanea. In più è impreziosita dai diamanti – altra caratteristica imprescindibile dell’orologeria al femminile di questo Millennio -, incastonati sulla lunetta, sulle anse e sul quadrante, per un totale di oltre due carati. Il colore e la lucentezza delle pietre, così come i riflessi e l’iridescenza della madreperla, rivelano la scelta di materiali di prima qualità. Da notare anche la numerazione delle ore, scandita da cifre di grandi dimensioni, in carattere corsivo, aggraziate ma non leziose.

Infine il cinturino colorato, che definisce la particolarità del Ladybird Colors e dà il nome alla collezione. Realizzato in pelle di alligatore, è declinato in sette cromie: tonalità vivide ma non scontate, anzi originali se si eccettua il “classico” bianco (indispensabile, perché “di tendenza” ormai da anni). A chi si chiede come mai Blancpain abbia preferito creare tante versioni del Ladybird Colors con i diversi cinturini, anziché dotare l’orologio di un sistema di intercambiabilità, rispondo con estrema franchezza. Questione di serietà.

I vari dispositivi – pulsantini, levette e quant’altro – sono sì pratici e di immediato utilizzo; ma lungo andare, da un lato o dall’altro, si scassano, si indeboliscono, o comunque rischiano di non poter più garantire la tenuta in sede del cinturino in tutta sicurezza. Il che non si confà a un orologio che costa 27.400 euro. La stessa Betty non lo avrebbe approvato.