Attualità

Khaki Pilot Pioneer. Rivive la passione per il volo di Hamilton

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Lo stile neo-vintage colpisce ancora. Questa volta arriva dritto al cuore di Hamilton, che guarda indietro alla propria storia e fa rivivere un orologio creato per la Raf negli anni Settanta. Ecco quindi il nuovo Khaki Pilot Pioneer Mechanical Chronograph, lanciato proprio ieri sul mercato e in arrivo nei prossimi giorni nei negozi (e online) a 1.995 euro. Sviluppato all’interno della collezione Khaki Aviation, è il classico cronografo utilizzato dall’aeronautica militare del passato nei Paesi anglosassoni.

Un po’ di storia

Del resto, il marchio fondato a Lancaster (Pennsylvania), nel 1892, ha sempre avuto un rapporto stretto con le truppe di terra, di mare e di cielo. Fin dalla Prima Guerra Mondiale, infatti, ha fatto da fornitore ufficiale dell’Esercito degli Stati Uniti d’America. Si dice che il Generale Pershing sia riuscito a organizzare la logistica dei contingenti militari grazie appunto al proprio Hamilton. Ma di certo si sa che con la realizzazione di grandi quantità di orologi, destinati soprattutto agli ufficiali, l’azienda ha contribuito al passaggio dai modelli da tasca a quelli da polso. Anche se questi ultimi si affermarono definitivamente solo decenni dopo.

Al termine del conflitto, comunque, un Hamilton fu impiegato nel primo servizio di posta aerea americana che faceva la spola tra Washington e New York. Mentre altri esemplari della Casa cronometrarono nel ’26 il primo volo compiuto dall’Ammiraglio Byrd sulla rotta per il Polo Nord; e nel ’27 la prima trasvolata dalla California alle Hawaii. Ancora, negli anni ’30, il Marchio ha continuato a essere partner delle principali linee aeree a stelle e strisce: dalla Twa alla United Airlines, dalla Eastern alla Northwest Airlines. Ed è diventato cronometrista ufficiale anche nel primo servizio postale “coast to coast”, da New York a San Francisco.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, poi, Hamilton sospese addirittura l’attività commerciale nel mercato civile per dedicare l’intera produzione alle forze armate. Produsse allora più di un milione di esemplari, fra orologi da polso e cronometri da marina. Nacque proprio così il Khaki, ancora oggi uno dei modelli di maggior successo del Brand; apprezzato all’epoca tanto per la solidità quanto per la presenza di alcune funzioni, come il “fermo macchina” (il cosiddetto hacking del secondi), che permetteva ai soldati di sincronizzarsi per effettuare azioni coordinate.

Il Khaki Pilot Pioneer Mechanical Chronograph

Comunque il tradizionale legame con le forze armate non è venuto meno neanche in tempi di pace. Lo conferma appunto la fornitura di cronografi alla Royal Air Force negli anni ’70, da cui prende ispirazione il Khaki Pilot Pioneer Mechanical Chronograph. Tipico orologio da aviatore nelle caratteristiche essenziali: robustezza, leggibilità, affidabilità. La cassa in acciaio misura 40 mm di diametro e ha una costruzione asimmetrica: più accentuata e di spessore maggiore sul lato sinistro, a protezione della corona e dei pulsanti crono.

Il quadrante nero risulta ben visibile anche in condizioni di scarsa luce, grazie a un abbondante uso di materiale luminescente sugli indicatori orari. Le lancette, i grandi numeri arabi e gli indici puntiformi presentano infatti una tonalità anticata che ricorda il radio utilizzato ancora . E l’effetto cromatico “datato” accentua l’aspetto vintage dell’esemplare, insieme al vetro zaffiro bombato. Che però – utile concessione alla modernità – ha subito un doppio trattamento antiriflesso, così da offrire una visione ancora più nitida.

Infine la meccanica. Il Khaki Pilot Pioneer Mechanical Chronograph monta il calibro H-51-Si, a carica manuale – come vuole la tradizione. Un movimento, tuttavia, tecnicamente avanzato, come rivelano la spirale in silicio e l’autonomia di 60 ore, che insieme garantiscono una buona costanza di marcia. La presenza del silicio, oltretutto, lo rende del tutto amagnetico – altra qualità apprezzata dagli esploratori dei cieli. A dimostrare che la passione per il volo di Hamilton non è affatto un’operazione nostalgia. E, sebbene affondi le radici nel passato, è una questione di assoluta attualità.