Attualità

Impermeabilità, questo mondo sconosciuto (si fa per dire…)

Impermeabilità degli orologi

Sul Giornale degli Orologi ce ne siamo già occupati, più volte, fin dalle prime uscite (per esempio qui e qui). Eppure l’impermeabilità continua a rimanere nella mente di molti un concetto vago, se non incomprensibile. Almeno a quanto risulta dai commenti sui nostri social, che rivelano (in tanti casi) poche idee confuse. Allora cerchiamo di nuovo di spiegare la questione. Con parole chiare, a costo di ripeterci. E ci scusiamo con quei lettori che queste cose le conoscono già. Resistete. Come dice il vecchio adagio: “la pazienza è la virtù dei forti”…

In effetti la cosa è piuttosto ingarbugliata. L’impermeabilità degli orologi è un argomento sul quale bisogna fare parecchi distinguo. A partire dal concetto di “immersione”, che assume significati diversi a seconda di chi ne parla, ma riserva anche sorprese che solo pochi considerano nella giusta luce.

Metri o atmosfere?

Partiamo da un concetto di base. Per regolamento (altrimenti ti sbattono la marca fuori dalla Federazione Svizzera dell’Orologeria), ogni orologio deve essere impermeabile fino alla pressione di 3 atmosfere. Calcolate secondo una normativa internazionale (ISO 228109) che di solito è facoltativa, ma che la Svizzera degli orologi ha reso obbligatoria, appunto, inserendola fra la condizioni per entrare a far parte della Fédération de l’Industrie Horlogère Suisse (FHS).

Mica male, vien subito da dire. Quasi, dico io, perché c’è una pratica di marketing molto discutibile che confonde metri e atmosfere (o bar). Per cui sul fondello e spesso anche sul quadrante trovate scritte che parlano di impermeabilità a tot metri (generalmente 30). Ora, è vero che 3 atmosfere corrispondono alla pressione che troveremmo a circa 30 metri sott’acqua (il “circa” dipende da alcune caratteristiche dell’acqua stessa), ma è terribilmente fuorviante mescolare le due cose. Ci provo da più di trent’anni, a far chiarezza (atmosfere o bar, ma mai mai mai metri!) senza però cavare (quasi) un ragno dal buco.

Ma perché su questo dato è importante far chiarezza, se solo pochissime persone scendono a 30 metri di profondità?

Perché 3 atmosfere sono poche

Faccio due esempi: il mio contratto con il fornitore d’acqua in casa specifica che la pressione al rubinetto potrebbe spingersi fino a 9 bar. Che sono molte più di 3, e ho appena messo un dito in acqua. Oppure immaginate la situazione in cui restate stesi al sole per un’abbronzatura da invidia selvaggia. Il quadrante nero assorbe i raggi del sole e causa, all’interno dell’orologio, temperature molto elevate. E già l’aria calda si espande. Dopodiché decidete di rinfrescarvi con un tuffo in acqua. L’escursione termica, per il vostro surriscaldato orologio, è da brividi. Da circa 80°C, in certi casi, a zone di maggior conforto per tutti, ma con metalli e guarnizioni che soffrono ad adeguarsi rapidamente.

Soffrono una volta, due volte, tre volte: soffrono per un’estate intera, chissà quante volte al giorno, senza che voi abbiate fatto nulla che nemmeno somigli ad una “vera” immersione. Tutto questo con buona pace del popolo di Internet. Come quel follower, che dopo aver fatto confusione fra 300 atmosfere e 300 metri, a spiegazione replica – evidentemente soddisfatto della propria ignoranza – che, bravo, ha vinto un cornetto alla crema. La cosa si commenta da sé, chiudiamola qui…

Dobbiamo poi considerare l’impermeabilità anche in funzione del tempo che l’orologio passa in acqua. Non è un calcolo facile perché questo parametro va messo in relazione con l’impermeabilità “di targa” e, ovviamente, la profondità cui l’orologio deve “scendere”.

L’impermeabilità dipende dagli O-ring

Ma non basta. Ormai da molti anni la tenuta stagna degli orologi è affidata a guarnizioni O-ring, che hanno una storia strana e interessante. Cito da Wikipedia: “Il primo brevetto dell’O-ring, datato 12 maggio 1896, fu depositato in Svezia da J. O. Lundberg. Il brevetto statunitense dell’O-ring fu registrato nel 1937 dal settantaduenne danese Niels Christensen, un tornitore giunto in America nel 1891 che registrò anche il brevetto di un freno ad aria per i tram. Nonostante i suoi sforzi legali, la proprietà intellettuale passò da una compagnia all’altra fino alla Westinghouse. Durante la Seconda guerra mondiale il governo statunitense dichiarò l’O-ring fondamentale per la strumentazione, consentendone la produzione ad altre compagnie. Christensen ricevette un pagamento di 75mila dollari e, dopo la sua morte e molte cause legali, un ulteriore risarcimento di 100mila dollari ai suoi discendenti”.

Come a dire che se finisci fra i “segreti militari” statunitensi non puoi sperare in alcun guadagno, o quasi.

Questa esclusiva militare è durata molto a lungo. La leggenda (perché non risultano prove insindacabili) dice che ad interromperla sia stata Rolex con l’Explorer mandato in spedizione sull’Everest. Pare che agli ardimentosi scalatori si diedero in dotazione orologi di “normale” produzione accanto ad alcuni impermeabilizzati con “proibiti” O-ring, che dimostrarono così la propria superiorità. Da quel momento in poi Rolex decise di estendere l’uso di queste guarnizioni (per altro realizzate in un materiale quasi eterno come il neoprene) man mano a tutta la produzione. A quel punto altre marche seguirono l’esempio e la storia dell’impermeabilità degli orologi cambiò totalmente.

Oggi l’uso degli O-ring consente ottimi risultati in quasi tutte le condizioni fino a 30 atmosfere, ossia la pressione che troveremmo a circa 300 metri sott’acqua. Sostanzialmente il prezzo dell’orologio non muta perché la pressione non rende ancora necessario cambiare la struttura della cassa, ma solo le dimensioni degli O-ring e del solco in cui lavorano. Solco che richiede una precisione elevata, certo, ma non tale da influire molto sul prezzo. Le cose cambiano radicalmente quando l’impermeabilità deve essere superiore, rendendo necessario modificare in maniera più o meno sostanziale la costruzione della cassa. Allora i prezzi possono davvero aumentare in modo notevole e perfettamente giustificato. Ma questa degli orologi subacquei “tecnici” è un’altra storia.