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Tag: orologi subacquei

  • Mido Ocean Star 200: il diver definitivo sotto i 1.000 euro

    Mido Ocean Star 200: il diver definitivo sotto i 1.000 euro

    Succede sempre. Quando il caldo si fa sentire, e la mente inizia a vagare verso spiagge deserte o immersioni più serie del solito tuffo dal pedalò, la tentazione di infilarsi al polso un diver “puro e duro” è forte. Per fortuna. Perché la categoria degli orologi subacquei – lo dico con assoluta franchezza – soffre spesso di due grandi mali: quelli che vorrebbero fare i professionisti e pesano quanto un’ancora da piroscafo, oppure i loro opposti, quelli “da marinaio della domenica” che andrebbero in crisi al primo schizzo. Poi pensi a Mido e ti ricordi che c’è chi il mestiere delle immersioni lo mastica da un po’. Dagli anni Trenta, per essere precisi, quando la Casa di Le Locle inventò il sistema Aquadura. Poi, nel 1944, realizzò la prima collezione Ocean Star, un bestseller ancora ai nostri giorni. Tant’è: oggi la storia si rinnova con il nuovo Ocean Star 200. L’ho visto “dal vivo” in anteprima lo scorso inverno, l’ho studiato con attenzione e devo ammetterlo: ispira quella fiducia che in estate non guasta mai.

    41 mm di puro equilibrio al polso

    Se provi a guardare da vicino l’Ocean Star, la prima sensazione che ti trasmette è quella dell’equilibrio formale. Niente estetica “muscolare” che sembra pompata, niente eccessi da bodybuilder, soltanto le “giuste” proporzioni. La cassa in acciaio satinato e lucido ha un diametro di 41 mm e uno spessore di 11,7 mm. Grande e robusta quanto basta per affrontare gli abissi, ma senza esagerare. Ha un formato ideale, che non sparisce su un polso generoso e non sembra una padella su chi ha un’anatomia più esile. La lunetta girevole unidirezionale fa il suo dovere con un inserto in alluminio e numeri argento ben leggibili, utilissimi in profondità. Fondello e corona serrati a vite garantiscono un’impermeabilità fino a 20 bar.

    L’identità del nuovo Ocean Star 200 si gioca però tutta nel quadrante blu. Non la solita finitura lucida che sotto il sole riflette anche l’invisibile, ma una texture granulata (quasi contenesse granelli di sabbia) che cattura la luce senza accecare. Vi campeggiano gli indici ben definiti riempiti di Super-LumiNova®, la finestrella per giorno e data al 3 e un réhaut che dona una notevole profondità tridimensionale anche a costo di rimpicciolire un po’ il quadrante. E poi c’è il marchio di fabbrica: quel tocco di arancione Mido. Lo si trova discretamente laccato sulla punta della lancetta dei secondi e nella scritta Caliber 80 che preannuncia ciò che muove le lancette.

    Meccanica Swatch Group: antimagnetica e con 80 ore di autonomia

    Quindi arriviamo alla sostanza, perché un bell’orologio da immersione deve anche essere affidabile. Oltre il fondello serrato a vite, che sfoggia con orgoglio la storica stella marina in rilievo, l’Ocean Star 200 monta appunto il Calibro 80 (su base ETA C07.621). Un movimento ormai celebre, che appartiene alla famiglia del Powermatic 80 di Tissot, derivata dagli studi per il Sistem51 effettuati nel reparto Ricerca & Sviluppo di Swatch Group. Nelle didascalie trascrivo tutte le informazioni in merito ai dati tecnici.

    Qui mi soffermo solo su un paio di caratteristiche che influiscono sull’uso quotidiano. Prima di tutto, l’autonomia di 80 ore. Traduzione: potete toglierlo il venerdì sera, dimenticarvelo per tutto il weekend e lunedì mattina sarà ancora lì a scandire i minuti, come se niente fosse. Non solo. Avere un’autonomia così lunga significa che la molla di carica rilascia una tensione costante e omogenea per un periodo prolungato, il che garantisce un flusso di energia continuo ed equilibrato allo scappamento anche dopo due giorni sul comodino.

    Poi, la spirale in Nivachron™. In questo caso la tecnologia ci dà una (grande) mano contro i campi magnetici quotidiani – dai tablet agli smartphone – e contro gli urti meno simpatici delle vacanze, per evitare che le insidie quotidiane alterino l’isocronismo dell’organo regolatore. Ma autoinomia di 80 ore e spirale in Nivachron™ non servono solo a fare bella figura sulla scheda tecnica: sono proprio loro a garantire la costanza di marcia dell’orologio, in ogni situazione, dentro e fuori dall’acqua. E a farci godere le giornate estive senza l’ansia di doverlo continuamente rimettere all’ora.

    Mido Ocean Star 200: ultimi dettagli (che apprezzerete)

    Un plauso ai progettisti va anche per la costruzione del bracciale. In acciaio satinato, con maglie centrali lucide, non solo ha la classica e utilissima estensione subacquea per poterlo indossare sopra la muta, ma integra anche l’esclusivo sistema di cambio rapido. Basta solo un gesto per toglierlo e sostituirlo con un cinturino in gomma o in tessuto. Perché in vacanza, si sa, anche l’orologio ha il diritto di cambiare look per l’aperitivo o la cena.

    Insomma, niente fronzoli, tanta sostanza e la certezza di una Casa elvetica che fa sul serio. Tutto questo a un prezzo accessibile a tanti, se non proprio a tutti: 950 euro. Se cercate il subacqueo “definitivo” per accompagnarvi al mare (o semplicemente per sognarlo dalla scrivania), prendetelo in considerazione: l’Ocean Star 200 merita decisamente un giro di prova al polso.

  • Scafograf 200 MCMLIX: Eberhard & Co. lancia il diver neo-vintage

    Scafograf 200 MCMLIX: Eberhard & Co. lancia il diver neo-vintage

    Nel 2020 Eberhard & Co. ha presentato lo Scafograf 300 MCMLIX, con la cassa da 43 mm di diametro impermeabile fino a 30 bar. Versione celebrativa dello Scafograf 100, il primo subacqueo che aveva lanciato proprio nel 1959, negli anni successivi ha conosciuto diversi allestimenti – fino a comporre una collezione di una decina di modelli, tuttora in catalogo. Quest’anno è quindi la volta dello Scafograf 200 MCMLIX, ispirato allo stesso esemplare d’epoca. Fin da subito però è declinato in dodici varianti, per offrire massima versatilità e personalizzazione su una cassa più compatta da 39 mm di diametro e un’impermeabilità fino a 20 bar.

    Le caratteristiche dello Scafograf 200 MCMLIX

    L’estetica è quella vintage dello storico predecessore, frutto di accurate ricerche d’archivio tradotte dai designer in tratti contemporanei. La caratteristica lancetta delle ore a freccia, composta da tre triangoli, si abbina a un’alternanza di indici triangolari e di indici tondi, “a bicchierino“. Tutte le indicazioni sono rivestite di abbondante materiale luminescente, per rispondere a precise esigenze di leggibilità sott’acqua.

    Stesso discorso per la lunetta girevole unidirezionale, con inserto in ceramica, materiale inscalfibile e resistente agli urti e ai raggi Uv, su cui si legge la scala sessagesimale utile per calcolare i tempi durante la fase di emersione. Per la gioia dei puristi dell’orologeria, il quadrante è privo di datario.
    Riguardo alla meccanica, l’orologio monta un movimento automatico, calibro Sellita SW200.1 accuratamente personalizzato, rifinito e regolato “in casa”.

    La vocazione tecnica è sottolineata anche dalla valvola di decompressione. Un elemento fondamentale durante le immersioni in saturazione perché permette all’elio eventualmente penetrato nella cassa di defluire all’esterno. Gas pericoloso per gli orologi, l’elio si espande durante la risalita e provoca un aumento di pressione all’interno della cassa, rischiando di far saltare il vetro dell’orologio come un tappo di champagne.

    Altre caratteristiche: la corona a vite, il cristallo zaffiro bombato e il fondello avvitato, decorato con un’incisione della stella marina. Il simbolo della collezione Scafograf fin dagli esordi della collezione e del legame della Maison de l’Aigle con il mondo della subacquea.

    Le diverse declinazioni

    Chiarite le impostazioni comuni a tutti i modelli, entriamo nel vivo della collezione. In questo caso Eberhard & Co. non ha creato 12 modelli diversi: ha applicato invece un’efficace strategia che moltiplica le opzioni, incrociando due colori di base e due configurazioni di quadrante con tre tipologie di bracciale/cinturino. La famiglia del nuovo Scafograf 200 MCMLIX si divide equamente tra due tonalità classiche della tradizione subacquea: il nero e il blu.

    Per ogni colore, la Maison de l’Aigle ha studiato due grafiche differenti che cambiano l’impatto estetico dell’orologio al polso. Da un lato c’è un quadrante dégradé dalla finitura opaca, che sfuma gradualmente verso il centro più chiaro. Dall’altro un quadrante con fascia perimetrale argenté – in pratica l’anello della minuteria color argento con satinatura circolare – che dona un look più tecnico e rétro.

    Quindi le tre opzioni per bracciale e cinturino. Ciascun esemplare può adottare infatti tre diversi “supporti” – chiamiamoli così, per comodità. In primis il bracciale in acciaio a maglia milanese, assoluta novità nell’intera collezione Scafograf: un “nastro” metallico dalla trama fitta ma flessibile, che regala all’orologio un look più urbano ed elegante, naturalmente old style.

    Poi il classico bracciale Chassis®, dalla struttura sportiva, con maglie satinate e fibbia déployante 2Click®. In alternativa un cinturino in pelle idrorepellente: un accessorio tecnico, trattato già in fase di concia per non assorbire né l’acqua né il sale, così da mantenere la propria morbidezza anche dopo l’asciugatura. In una calda tonalità marrone con impunture a contrasto, rimanda naturalmente e con coerenza ai diver di fine anni Cinquanta.

    I prezzi dello Scafograf 200 MCMLIX

    Ed è proprio la presenza del bracciale o del cinturino il discrimine che definisce il prezzo dei diversi modelli, già disponibili presso i rivenditori autorizzati. Le versioni con cinturino in pelle costano 2.950 euro. Quelle con il bracciale Chassis 3.590 euro. Infine quelle con bracciale in maglia milanese 3.790 euro. Di poco superiori saranno invece i prezzi delle edizioni speciali in bronzo, di cui i soliti ben informati preannunciano l’uscita. Un’evoluzione matura per lo Scafograf 200 MCMLIX, delle quali attendiamo il debutto.

  • Tissot Seastar 2000: prezzo pop e specifiche da alto di gamma

    Tissot Seastar 2000: prezzo pop e specifiche da alto di gamma

    Mi ha sempre colpito “l’orologeria democratica” di Tissot. E con “orologeria democratica” intendo la capacità di proporre esemplari dai prezzi accessibili, ma con caratteristiche tecniche che di solito si trovano nei segmenti di mercato di fascia alta. Il merito va alle economie di scala del Gruppo Swatch, certo, sinergie di cui beneficia anche Tissot. Ma il punto è che mi ci imbatto periodicamente e ogni volta rimango piacevolmente stupita. Non perché sia una sprovveduta, ma perché la casa di Le Locle spesso e volentieri alza l’asticella. Lo abbiamo già visto nell’evoluzione dell’entry-level del Tissot Gentleman 38 mm. E lo vediamo ancora nel nuovo Tissot Seastar 2000 Professional, che riduce il formato del subacqueo professionale già in catalogo e ne mantiene tutte le peculiarità.

    Il Tissot Seastar 2000 da 46 mm e i test delle norme ISO 6425

    Uscito nel 2021, il Tissot Seastar 2000 ha la cassa di 46 mm di diametro (uso il tempo presente perché è ancora in produzione) e gli elementi distintivi di uno strumento studiato per immersioni in saturazione. Vale a dire: impermeabilità fino a 60 atm, valvola di decompressione, un affidabile movimento Powermatic 80 con spirale in Nivachron e i tanti requisiti strutturali richiesti dalle norme ISO 6425 che definiscono proprio gli standard internazionali per gli orologi subacquei professionali. Riassumo qui, in breve, almeno quelli principali, per chi se li fosse dimenticato o non sapesse proprio di cosa sto parlando. Insieme ai test di laboratorio cui gli orologi devono essere sottoposti per garantire la conformità agli standard.

    La resistenza costruttiva della cassa, prima di tutto, che deve poter sopportare pressioni elevate senza deformarsi o indebolirsi. E deve anche essere fornita di corona e fondello serrati a vite, per una perfetta tenuta stagna. La ghiera girevole unidirezionale, per evitare rotazioni accidentali, con scala dei minuti dalle indicazioni chiare dei 5 minuti per monitorare il tempo di immersione. Ancora, una completa visibilità al buio: quadrante, lancette e indicazioni sulla lunetta devono essere leggibili a una distanza di 25 cm nell’oscurità totale. Un indicatore di marcia: la lancetta dei secondi deve essere luminescente per confermare a colpo d’occhio che l’orologio sta funzionando correttamente anche al buio.

    La normativa prevede quindi anche le “prove sul campo”. Esami severi come la sovrapressione del 25%: l’esemplare cioè deve resistere a una pressione idrostatica superiore del 25% rispetto a quella dichiarata. Se è garantito per 60 atm, in realtà è testato in realtà a 75 atm. Oppure lo shock termico: immerso alternativamente in acqua calda (circa 40°C), fredda (circa 5°C) e ancora calda, l’orologio non deve mostrare infiltrazioni o condensa sotto il vetro. Poi le proprietà antimagnetiche: il movimento deve mantenere un’ottimale costanza di marcia anche se esposto a forti campi magnetici. Quindi la resistenza chimica e meccanica: si verificano le proprietà anti-shock, la resistenza alla corrosione da acqua salata, la solidità del cinturino/bracciale alle trazioni.

    Nuova collezione Seastar 2000 44 mm: il compromesso perfetto al polso

    Come scrivevo sopra, il nuovo Tissot Seastar 2000 presenta le stesse qualità costruttive di quel predecessore, ma le concentra nella cassa di dimensioni più contenute: 44 mm di diametro per 15,29 mm di spessore (rispetto ai 16,25 mm del precedente). Ora, 44 mm non sono pochi. Del resto, come abbiamo visto, l’architettura massiccia è una conditio sine qua non per uno strumento professionale. Tuttavia, quei due millimetri in meno, al polso, fanno davvero la differenza e rendono l’orologio decisamente più portabile da un pubblico più ampio. Sempre all’interno di una platea necessariamente ristretta, perché limitata a quanti hanno veramente bisogno di un’impermeabilità così elevata. In sintesi, diciamo quindi che si tratta di un ottimo compromesso fra indossabilità quotidiana e prestazioni professionali.

    Cinque le nuove referenze del Tissot Seastar 2000 da 44 mm entrate in catalogo. Tre hanno la cassa in acciaio e il quadrante nero, blu, oppure arancione. Colore che – meglio sottolinearlo – durante le immersioni a profondità ridotta (entro i 15 metri) o in acque particolarmente torbide, offre un contrasto eccezionale rispetto allo sfondo scuro dell’acqua. Altre due versioni hanno invece la cassa in acciaio annerito da un trattamento Pvd e il quadrante blu o nero. A seconda del modello, la lunetta girevole unidirezionale con inserto in ceramica è blu oppure nera.

    E poi c’è il cinturino Tropical, in gomma nitrilica idrogenata (Hnbr). Per chi non mastica la chimica dei materiali, si tratta di un elastomero sintetico noto per l’eccezionale resistenza agli oli, ai carburanti e a molte sostanze chimiche, dall’elevata resistenza termica e notevole robustezza meccanica. Risulta cioè eccezionalmente resistente alla trazione, alla lacerazione e soprattutto all’usura da abrasione. In alternativa, il Tissot Seastar 2000 da 44 mm si allaccia al polso con un bracciale in acciaio, facile da regolare e pratico da usare perché dotato di una nuova fibbia da sub con blocco di sicurezza e sistema di estensione. In entrambi i casi, bracciale e cinturino sono intercambiabili.

    Prezzi senza rivali

    Le didascalie in alto contengono altre informazioni più dettagliate sia riguardo all’estetica che alla meccanica. Qui concludo con un altro dei punti di forza del Tissot Seastar 2000 Professional: il prezzo. L’orologio con il cinturino costa 975 euro, che salgono a 995 se si preferisce il bracciale e arrivano al massimo a 1025 per le versioni Pvd nere. In pratica, 1.000 euro per uno strumento professionale mi sembra davvero un prezzo molto, molto concorrenziale…

  • Tutima M2 Seven Seas S: il diver made in Sassonia

    Tutima M2 Seven Seas S: il diver made in Sassonia

    Sono passati poco più di otto mesi da quando abbiamo dedicato un approfondimento a Tutima sul nostro giornale. Era dicembre, e allora scrivemmo del cronografo da aviatore Grand Flieger Airport. Oggi torniamo sul marchio tedesco: siccome siamo ad agosto, di che cosa si può scrivere se non di orologi subacquei? Viva l’originalità, penserete. E avete ragione. Ma il Tutima M2 Seven Seas S è un diver che ha qualcosa da raccontare, soprattutto perché viene da un marchio che è al di fuori dei giri soliti dei subacquei.

    Un diver senza il mare

    Per sapere qualcosa in più sulla storia di Brand e sul suo rapporto con l’aviazione, vi invito a cliccare sul link relativo al Grand Flieger che ho inserito sopra. Già il fatto che il Tutima M2 Seven Seas S sia nato a Glashütte, patria dell’orologeria teutonica, dovrebbe essere una garanzia. Anche se parliamo di un diver fabbricato in una cittadina della bassa Sassonia, a due passi dal confine ceco, dove il mare non lo vedono neanche con il telescopio.

    Del resto, nemmeno la Vallée de Joux è nota per il mare cristallino, eppure da lì sono usciti ed escono fior di modelli subacquei. Questo per dire che quanti pensano alla Casa di Glashütte come a un brand eminentemente da aviatori, di fronte al Tutima M2 Seven Seas S avranno modo di cambiare prospettiva.

    Cura dei dettagli per il Tutima M2 Seven Seas S

    Con questo orologio abbiamo infatti un diver nell’accezione più pura, in termini di estetica, meccanica e funzionalità. Un diver per il quale Tutima ha scelto una dimensione di cassa contenuta, pensando alla comodità al polso oltre che alle prestazioni. Parlo di un diametro di 40,2 mm per uno spessore di 12,5 mm; misure interessanti, che non sacrificano la leggibilità del quadrante a scapito della vestibilità, agevolata anche da anse praticamente assenti.

    Ciò è reso possibile dal fatto che la ghiera girevole unidirezionale, pur riportando in modo chiaro gli indici ai 10 minuti e il punto luminoso a ore 12, ha una larghezza contenuta che dà al quadrante del Tutima M2 Seven Seas S un’impressione di maggiore ampiezza. Ulteriore nota di merito per la lunetta: la finitura opaca della superficie contrasta con quella lucida degli indici e del profilo – con una scanalatura imponente – e richiama quella della cassa in acciaio.

    Ben curato è anche il quadrante. Tutima ne definisce la decorazione “a prismi concavi”, in sostanza una sorta di clous de Paris rovesciato. Gli indici sono essenziali, tutti uguali e quadrati, senza distinzione di forma o di dimensione tra quelli principali dei quarti d’ora e gli altri. Sono ben riempiti di Super-LumiNova, così come le grandi lancette a bastone di ore e minuti. Quella dei secondi centrali, con punta a “lollipop”, differisce nel colore a seconda del quadrante.

    Per il Tutima M2 Seven Seas S, i progettisti hanno scelto tre varianti: verde oliva, bianco e nero. Su quest’ultimo, la lancetta dei secondi spicca per il colore, rosso vivo, mentre nelle altre due versioni è argento, in tinta con quelle di ore e minuti.

    Tutima M2 Seven Seas S, qualità al giusto prezzo

    Riguardo alla meccanica, la manifattura si è affidata al calibro Tutima 330, un movimento automatico che incassa in diversi solo tempo in produzione. Sviluppato su base ETA 2836-2, offre prestazioni consuete: 28.800 alternanze/ora e 38 ore di autonomia, come da copione. La massa oscillante è rodiata e impreziosita dal sigillo Tutima in oro rosa. A differenza di altre referenze nelle quali è visibile attraverso il fondello trasparente, qui è occultata da un fondello chiuso e avvitato, decorato con un veliero a rilievo.

    Dettaglio interessante, perché identifica il Tutima M2 Seven Seas S non solo come un orologio subacqueo (è impermeabile fino a 50 atmosfere), ma in senso lato come uno strumento adatto alla vita di mare, sopra o sotto la superficie. 

    Ora è tempo di dare un’occhiata alle immagini, se volete qualche dettaglio in più. Mi rimane solo di chiudere, come spesso faccio, con il vil denaro. Il Tutima M2 Seven Seas S ha lo stesso prezzo per le tre versioni di colore: 1.900 euro. Personalmente odio quando i colleghi parlano di “soglia psicologica”, perché è un’espressione abusata e impiegata in modo sconsiderato e fuori contesto. Però, se qui vogliamo evocarla per un orologio che sta sotto i 2.000 euro, evochiamola. Perché stare entro quella cifra con un pezzo siffatto, di questi tempi, è tanta roba.

    Del resto, Tutima deriva da tutus, aggettivo latino che a sua volta viene dal participio passato del verbo tueor, ossia “proteggere, difendere”. Alla cassa robusta che proteggeva il movimento pensò Ernst Kurz quando, nel 1927, scelse il nome per la manifattura. Forse non pensava che oggi, nel 2025, questo orologio avrebbe anche protetto e difeso il portafogli dell’appassionato che lo acquista.

  • Defy Extreme Diver e Revival, i subacquei “shadow” di Zenith

    Defy Extreme Diver e Revival, i subacquei “shadow” di Zenith

    La collezione Defy (letteralmente “sfida”) è una delle più ampie dell’intero catalogo Zenith. Un insieme di orologi che traina il marchio facendogli strada in un mercato non facile – quello degli orologi sportivi -, in cui i grandi nomi (e sapete a chi mi riferisco) la fanno da padrone. Come confermato in un’intervista rilasciata da Julian Tornare, ex Ceo di Zenith, i modelli Defy – dal 2017, anno in cui la collezione è stata riportata in vita – sanno perfettamente come farsi valere. Lo si capisce dalla varietà delle referenze, dalle complicazioni presenti, tourbillon compresi, dalle funzionalità pensate per intercettare un’ampia platea di appassionati. Gli orologi al centro di questo articolo, lo Zenith Defy Extreme Diver e lo Zenith Defy Revival Diver, non fanno eccezione.

    I precedenti e l’antenato

    I due nuovi Zenith abbinano a un design storico, già sperimentato dalla Marca di Le Locle, prestazioni subacquee da primato, oltre a un particolare colore acceso che li rende riconoscibili da lontano. Riprendono infatti quasi in tutto i modelli omonimi del 2024, nati dalla rivisitazione di uno degli orologi subacquei vintage più desiderati della Casa di Le Locle: il Defy Diver A3648 del 1969.

    Noto anche come Defy Plongeur, aveva caratteristiche costruttive peculiari dovute all’impermeabilità, che raggiungeva le 60 atmosfere, incredibile per l’epoca. La cassa ottagonale, con la corona a vite al 4, era dotata di un vetro minerale bombato e spesso 3 mm, con una speciale ghiera di bloccaggio che non solo garantiva un’efficace tenuta stagna ma soprattutto lo manteneva in sede nelle fasi di risalita. Un sistema antiurto (brevettato nel ’70) teneva sospeso l’intero movimento con una boccola in gomma. Completava il tutto un bracciale Guy Frères, oggi particolarmente ricercato dai collezionisti.

    Un nuovo abbinamento fra titanio microsabbiato e giallo

    Rispetto agli omonimi esemplari lanciati lo scorso anno, però, i nuovi Defy Extreme Diver e Revival presentano sostanziali differenze. Innanzitutto il materiale: perché sostituiscono l’acciaio della cassa e del bracciale con il titanio microsabbiato. L’aspetto più “cupo” che ne deriva – il titanio è infatti più scuro dell’acciaio inossidabile – li rende fascinosi e “ombrosi”, tanto da spingere Zenith a definire le due new entry shadow (ombra).

    Le nuove referenze (la 97.9600.3620/21.I300 per il Defy Extreme Diver, la 97.A3648.670/21.M3648 per il Revival) sono poi caratterizzate da una tonalità di giallo molto viva. Che per il primo si limita al solo réhaut della minuteria; per il secondo si estende all’inserto in vetro zaffiro della lunetta e alle tre lancette. In entrambi i casi, la luminescenza è affidata a un generoso trattamento con Super-LumiNova bianco (perlopiù a emissione verde).

    Come’è evidente dal nome, si tratta di due subacquei professionali con tanto di valvola di decompressione ad azionamento automatico. Testati anch’essi per resistere a una pressione dell’acqua di 60 atmosfere, quindi per inabissarsi teoricamente fino a profondità estreme, vantano indici e lancette di dimensioni generose, necessarie a rendere i tempi di immersione leggibili anche in condizioni di luce scarsa o assente.

    Nonostante l’elevato livello di impermeabilità, le capacità costruttive dei maestri orologiai Zenith hanno permesso di utilizzare su tutt’e due gli orologi il fondello a vista. Una scelta non casuale, ma dettata dalla volontà di mostrare la bellezza dei calibri di manifattura che danno loro vita: l’El Primero 3620 per il Defy Extreme Diver; l’Elite 670 per il Defy Revival Diver. Se lascio il compito di descrivere le forme geometriche, le lunette girevoli unidirezionali, i bracciali integrati e i due cinturini in dotazione alle didascalie che trovate sopra, dei due movimenti vorrei dirvi invece qualcosa nel paragrafo seguente.

    Il movimento leggendario del Defy Extreme Diver

    El Primero 3620. Il mondo dell’orologeria ha già fatto la conoscenza con questo innovativo calibro quando Zenith, a febbraio 2022, ha presentato il Defy Skyline. È quell’orologio, unico al mondo, ad avere un contatore dei decimi di secondo a ore 9. Una piccola lancetta che compie un giro completo in appena 10 secondi e dimostra le prestazioni di un calibro a 5 Hz, cioè con una frequenza di 36.000 alternanze l’ora.

    Nello Zenith Defy Extreme Diver, a far compagnia alle lancette di ore e minuti e al datario, c’è però una più “classica” sfera dei secondi centrali che sfrutta quei 5 Hz per avanzare con una fluidità impressionante. Se la guardassimo al rallentatore, la vedremmo scattare infatti 10 volte ogni secondo. Un bell’effetto, ve lo assicuro, anche nella cassa da 42,5 mm.

    Più d’uno di voi a questo punto si starà chiedendo come mai un “El Primero a tre sole lancette”. Domanda più che lecita, visto che il calibro El Primero nasce nel 1969 come cronografo e tale resta fino ai nostri giorni. Non un cronografo qualsiasi, ci tengo a sottolinearlo, ma una vera e propria leggenda: che nei decenni successivi ha animato non solo orologi a marchio Zenith, ma anche di altre case blasonate.

    La risposta la trovate proprio nell’articolo di Davide citato sopra, in cui potete leggere delle modifiche apportate all’El Primero per dar vita al Defy Skyline. E, ancora prima – nel 2012 -, un altro El Primero “semplificato”, ad alta frequenza e con secondi centrali, era apparso alla collezione un po’ meno fortunata Zenith Espada.

    Guardate le immagini sopra e lasciatevi ammaliare dai tanti dettagli qualificanti. Come la massa oscillante a forma di stella con finiture satinate, simbolo di Zenith, che assicura al Defy Extreme Diver un’autonomia di circa 60 ore.

    Il calibro Elite dello Zenith Defy Revival Diver

    Altro valore storico ha il più semplice movimento Elite 670 incassato dallo Zenith Defy Revival Diver. Nasce in prima versione nel 1994 e, sulla scia del successo commerciale ottenuto a livello mondiale dell’El Primero, migliora di variante in variante fino a dar vita all’omonima collezione Zenith tuttora in catalogo. Montato nella cassa di dimensioni più contenute (37 mm di diametro), garantisce un’autonomia di 50 ore e altrettanta bellezza da ammirare attraverso l’oblò in vetro zaffiro sul fondello.

    Qui la stella di Zenith è più piccola ma ugualmente visibile sul rotore di carica, decorato da un motivo a Côtes de Genève, dalla scritta che ne identifica il calibro, “Zenith Elite” per l’appunto, e quella che ricorda la produzione in-house (“Manufacture Le Locle”). Non ha la stessa frequenza del più famoso El Primero, ma si difende bene con i 4 Hz delle sue 28.800 alternanze orarie. Sul quadrante riporta la data a finestrella, che potrebbe dividere il pubblico fra favorevoli e detrattori. E, allineata ad essa, la corona a vite posta a ore 4:30, che piace parecchio agli appassionati, soprattutto ai nostalgici del design d’epoca.

    La valvola di decompressione

    Per ottenere prestazioni da subacquei professionali, gli orologi devono integrare anche una valvola di decompressione che permette di effettuare immersioni in saturazione, ossia prolungate e a notevoli profondità. Necessaria perché i sub, a profondità superiori a quelle amatoriali (sotto i 30 metri), respirano una miscela di ossigeno ed elio (heliox o trimix) per evitare la cosiddetta narcosi da azoto.

    A ogni espirazione, il boccaglio emette molecole di anidride carbonica e altre di elio: le quali, più piccole delle prime, possono penetrare nella cassa dell’orologio superando le guarnizioni e la corona a vite che lo rendono impermeabile. In fase di risalita e decompressione subaerea, le particelle di elio, al pari di quelle di ossigeno contenute nel sangue, tendono a ingrandirsi e generano così pressioni anomale nella cassa. In casi estremi arrivano addirittura a far “saltare” il vetro sopra il quadrante come un tappo di champagne.

    Per scongiurare questo pericolo è quindi necessario ristabilire lentamente l’equilibrio tra la pressione interna e quella esterna della cassa. La valvola è un semplice dispositivo meccanico che permette automaticamente all’elio di defluire all’esterno senza provocare danni. I due Defy Extreme Diver e Revival ne sono necessariamente dotati – come tutti gli esemplari subacquei professionali, predisposti per immersioni estreme.

    Considerazioni e prezzi

    La presenza nei due modelli del calibro di manifattura, della cassa in titanio microsabbiato (che giustifica il rincaro rispetto alle versioni in acciaio) e le elevate prestazioni sono elementi da tenere in giusta considerazione. Perché giustificano i prezzi non proprio alla portata di tutti. Sono infatti necessari 13.200 euro per portarsi a casa il Defy Extreme Diver e 8.800 per il Defy Revival Diver. Entrambi devono piacere, sia chiaro, ma chi acquista l’uno o l’altro si regala un orologio di indiscutibile pregio. E prestigio.

  • Diving Heritage Collection, i quadranti “virati” di Unimatic

    Diving Heritage Collection, i quadranti “virati” di Unimatic

    Sono tutti uguali: ecco la critica rivolta più di frequente agli orologi subacquei. Vera almeno in parte, perché tante marche, per adeguarsi alle norme ISO 6425/NIHS 92-11, scelgono le stesse soluzioni tecniche, senza preoccuparsi di personalizzare dettagli o componenti. Un discorso che sicuramente non vale per gli esemplari da immersione di Unimatic, in generale. E in particolare per i nuovi Diving Heritage, che mantengono inalterata l’identità del Brand, forte e chiara: la cui filosofia di design si focalizza sì sulla funzionalità, ma con cifre stilistiche uniche e ben riconoscibili.

    La collezione Diving Heritage

    Unimatic definisce la collezione Diving Heritage “un moderno omaggio alla tradizione intramontabile degli orologi subacquei classici”, dato che non si discosta dai canoni estetici codificati negli ultimi 70 anni, ma li interpreta appunto a modo proprio. E intende anche “catturare la patina unica creata dal tempo e dall’esposizione” all’acqua salata, alla luce e agli agenti atmosferici. Ogni modello quindi riprende “il carattere dei quadranti scuri vintage, naturalmente invecchiati da sole, sale e umidità”. O forse sarebbe meglio dire che si distingue per il quadrante virato nelle cromie del nero, del blu e del marrone, definite dal Marchio matte black, vintage navy e tropical brown.

    Tre le versioni in collezione: automatico solo tempo, automatico con funzione Gmt e cronografo con movimento meca-quartz. Ciascuna appunto è declinata nelle diverse tonalità, con il quadrante coordinato al cinturino, a creare un’armoniosa monocromia. Quindi nove referenze in totale, ciascuna realizzata in edizione limitata di 300 esemplari. Partiamo quindi dall’allestimento “di base”, solo tempo: dal subacqueo “in purezza” – concedetemi una metafora enologica – più in linea con il momento dell’anno. Per saperne di più sugli altri modelli, vi invitiamo a visitare il sito ufficiale di Unimatic.

    Il Diving Heritage Modello Uno

    La cassa di 41,5 mm di diametro in acciaio 316L rispecchia la forma tonneau tipicamente Unimatic, tosta e massiccia per resistere fino a una pressione di 30 bar. Le finiture sono spartane, come ci si aspetta da un tool watch, anche se tutte le superfici sono spazzolate per evitare fastidiosi riflessi. La lunetta girevole unidirezionale è uno dei segni distintivi del Brand, con l’inserto in alluminio nero sottolineato da due evidenti profili in acciaio (quello esterno è zigrinato, per permetterne un uso agevole anche con le mani bagnate o i guanti della muta). La corona è circondata da spallette di protezione prominenti, per scongiurare qualsiasi manomissione accidentale. La corona e il fondello sono ovviamente a vite, e quest’ultimo è decorato da un’incisione che ritrae oggetti d’uso comune in mare: una maschera e una pinna da sub, un remo e un fucile con fiocina.

    L’elemento più emblematico è comunque il quadrante, opaco in tutte le versioni. Essenziale e minimal, offre un’ottima leggibilità, tra gli indici (a bicchierino, a bastone orizzontale e a triangolo al 12) e le lancette a matita, mentre quella centrale dei secondi è di tipo lollipop ribaltato (cioè con il “lecca-lecca” sul contrappeso e non in punta). Il tutto reso ancora più evidente da un’abbondante quantità di Super-LumiNova color crema: che accentua l’aspetto vintage, ma al buio si trasforma in verde brillante per garantire massima visibilità. Infine il cinturino in Tpu (poliuretano termoplastico): morbido e flessibile, ma resistente ai graffi e alla corrosione. Devo sottolineare che le caratteristiche elencate fin qui si ritrovano anche negli omologhi Gmt e Cronografo. Quindi eviterò di ripeterle, quando descriverò gli altri due modelli.

    Specifica e non riscontrabile altrove in collezione è invece la meccanica. Il Diving Heritage Modello Uno “solo tempo” monta “un classico” di produzione giapponese, il celeberrimo calibro automatico NH35A. Il pezzo forte di Seiko noto per la robustezza, l’affidabilità e la facilità di manutenzione. Per rendere l’idea, qualcuno lo ha definito un “cavallo di battaglia” del produttore nipponico, altri un “muletto”: il concetto credo sia chiaro. Ma non mitizziamolo, si tratta di un movimento economico e dalle prestazioni basic: l’autonomia, per esempio, è limitata a 41 ore. Un po’ pochine, oggi, ma da un entry level non ci si può aspettare chissà che, sebbene non sia di vecchia concezione. È stato lanciato infatti nel non lontano 2011-2012.

    Il Modello Uno Gmt e il Modello Tre

    Passiamo quindi agli altri due esemplari. Il Diving Heritage Modello Uno Gmt è chiaramente dedicato ai grandi viaggiatori che amano fare immersioni nei mari lontani. O a quanti hanno a che fare di frequente con i fusi orari: per esempio chi lavora abitualmente con l’estero o si vuole tenere in contatto con un proprio caro che vive magari agli antipodi. Come di consueto l’orologio visualizza un secondo fuso orario tramite l’apposita lancetta centrale a freccia che rileva le 24 ore poste sulla lunetta. In questo caso il movimento automatico è un Seiko NH34A, basato sempre sull’NH35A cui però è stato aggiunto il modulo della complicazione. Quindi presenta le stesse caratteristiche tecniche del precedente, come la carica automatica e l’autonomia di 41 ore.

    Infine c’è Diving Heritage Modello Tre, un cronografo che per coerenza con l’essenzialità Unimatic riporta un unico totalizzatore – quello dei 60 minuti – a ore 9. Quindi è utile esclusivamente per la misurazione di tempi brevi, fino a un’ora. Geniale, a mio parere, la soluzione di adottare un movimento elettro-meccanico, sempre un Seiko ma calibro VK64A. Meca-quartz – come lo chiama il Brand – significa che utilizza un movimento al quarzo come base e un modulo cronografico meccanico. In questo modo supplisce innanzitutto alla perdita di costanza di marcia che possono avere i cronografi meccanici tout-court, soprattutto quando li si attiva. E contemporaneamente permette alla lancetta dei centrale dei secondi crono di muoversi al ritmo del 5° di secondo, che agli occhi dell’osservatore appare come un moto fluido e continuo.

    Epilogo

    E siamo alla fine del discorso. Mancano ancora i prezzi, accessibili pressoché a tutte le tasche come vuole la filosofia del Marchio. Il Diving Heritage “solo tempo” costa 650 euro (più Iva). Stessa cifra per il cronografo, mentre il Gmt costa qualcosa in più: 750 euro (sempre tasse escluse). Il che è una bella sorpresa per quegli appassionati che hanno una certa disponibilità di spesa e si possono permettere l’acquisto di tutte le versioni. La collezione Diving Heritage diventa allora un’occasione imperdibile per arricchire la propria collezione con tre subacquei sui generis, dalla spiccata personalità.

  • Seastar 38 mm: il crono diver di Tissot si fa compatto

    Seastar 38 mm: il crono diver di Tissot si fa compatto

    La storia e l’assortimento di Tissot parlano di un marchio eclettico, capace di coprire con le proprie collezioni tutti gli ambiti dell’orologeria: dal crono sportivo al dress watch, fino al diver. Categoria, quest’ultima, che in estate rifiorisce, come dimostra il nuovo cronografo Seastar 38 mm da poco presentato. Negli orologi subacquei, infatti, Tissot ha un importante passato e un brillante presente con questa collezione, che oggi “battezza” una nuova dimensione di cassa.

    Fin dagli anni ‘30

    Il cronografo Tissot Seastar 38 mm è infatti l’erede di una ricca storia che risale agli anni ’50, ma che ha le proprie radici negli anni ‘30, quando la Manifattura condusse un gran numero di esperimenti in collaborazione con il Laboratorio svizzero di ricerca orologiera di Neuchâtel. Esperimenti che avevano come obiettivo la creazione di orologi impermeabili.

    I frutti di quel lavoro furono i primi modelli resistenti all’acqua, come il Camping (1938) e l’Aquasport (1939). Oltre a essere antimagnetici e impermeabili, erano anche antiurto, ovviamente a tenuta di polvere, dotati di cassa in acciaio inossidabile e di vetro infrangibile.

    Negli anni ’40, Tissot lanciò in Canada la nuova collezione Five Star, che beneficiava anch’essa di quelle innovazioni. Un decennio dopo, quando fu creato un modello migliorato di orologio impermeabile ermeticamente sigillato, si decise di chiamarlo Seastar. Il nome fu registrato nel 1952 e da allora questo orologio è diventato un modello simbolo del Marchio.

    Dal Seastar T12 al Seastar 38 mm

    La collezione di orologi subacquei ha riscosso un grande successo, proponendo modelli sia per uomo sia per donna, di cui il Seastar 38 mm è il più recente esempio. Fin dall’inizio Seastar divenne l’orologio ideale per gli appassionati di sport e di immersioni, e la collezione si allargò progressivamente negli anni. Il Seastar T12 del 1956, garantito fino a 12 atmosfere di profondità, accompagnò l’uscita del film Il mondo silenzioso di Jacques-Yves Cousteau. Fu anche al polso dell’istruttore dell’Himalayan Mountaineering Institute di Darjeeling Nawang Gombu, durante la scalata all’Everest nel 1963.

    Prima e dopo quell’ascensione, altri Seastar T12 continuarono a essere indossati dagli alpinisti che scalavano le vette della Cordigliera delle Ande o le montagne dell’Himalaya per testarne la resistenza alle condizioni estreme. Negli anni successivi, la collezione si arricchì con modelli come il Seastar Seven, con una cassa più sottile grazie a un nuovo sistema monoscocca, il cui brevetto fu depositato nel 1963. O il Seastar Quartz del 1978, con movimento al quarzo “figlio” dei suoi tempi.

    Quarzo ad alte prestazioni

    Anno dopo anno, siamo dunque arrivati al Seastar 38 mm, che completa la collezione per quanto riguarda la misura di cassa dei cronografi. Gli amanti di questo genere di orologi all’interno del catalogo Tissot potevano infatti contare solo su cronografo con cassa da 45,5 mm, che oggettivamente tagliava fuori da un possibile interesse sia gli uomini con il polso piccolo sia, soprattutto, le donne.

    Il nuovo Seastar 38 mm parla soprattutto a questi due tipi di appassionati. E lo fa non solo con il nuovo diametro, ma anche offrendo una scelta tra ben sei referenze. Tutti i nuovi orologi in collezione sono mossi da un calibro al quarzo di fabbricazione svizzera. Si tratta di un ETA Fashionline G10.212 AB PowerDrive, movimento cronografico a due pulsanti con ore, minuti, piccoli secondi a ore 6 e datario.

    Un movimento provvisto di contatori del decimo di secondo e dei 30 minuti, oltre che della funzione cosiddetta EOL, ossia “end of life”. Grazie a essa, quando la batteria sta per esaurirsi, la lancetta dei secondi si muove con scatti più lenti segnalando che ormai la pila va sostituita.

    Seastar 38 mm: colore e performance

    Delle sei referenze del Seastar 38 mm, quattro hanno il quadrante scuro, una chiaro e la sesta di una tonalità nuova e molto estiva. Si tratta di un colore indicato da Tissot come verde petrolio: che, con la cassa in acciaio Pvd oro rosa, lunetta e cinturino in silicone in tinta, crea un abbinamento molto piacevole e decisamente adatto alla bella stagione.

    Un po’ come la versione con quadrante argento, lunetta e cinturino bianchi e cassa in acciaio. Più seriose e “professionali” le referenze con i quadranti scuri, due con cassa trattata Pvd nero e due con cassa e bracciale in acciaio. Di queste ultime, una ha dei dettagli in Pvd oro giallo che aggiungono un tocco prezioso alla sportività. Dei due orologi con cassa in Pvd nero, una ha il bracciale con la stessa finitura, l’altra ha il cinturino in silicone in tinta.

    Il cartellino del prezzo è in linea con quello che ci aspetta da un cronografo al quarzo della collezione Seastar di Tissot. Si va dai 645 euro delle versioni braccialate acciaio/oro e Pvd nero ai 545 della referenza bianca, passando per i 595 euro della verde petrolio e i 575 euro del cronografo Pvd nero con cinturino o del braccialato tutto acciaio. 

    Come dice Tissot, il nuovo Seastar 38 mm è “progettato per chi si muove come l’acqua, con calma in superficie e con forza sotto di essa”. Anche per chi, aggiungo io, cerca un’alternativa affidabile e a un prezzo ragionevole ai tanti diver improvvisati che spuntano in concomitanza con l’estate. Dopotutto, 73 anni di Seastar sono più che una garanzia.

  • Promaster Aqualand 40th Anniversary: torna il “campione” di Citizen  

    Promaster Aqualand 40th Anniversary: torna il “campione” di Citizen  

    Qualche giorno fa, scrivendo di Seiko, avevo ricordato come il 2025 sia un anno di ricorrenze in orologeria, che si celebrano dalla Svizzera al Giappone. Proprio al Giappone torno oggi per parlare dell’Aqualand di Citizen – il quale, guarda caso, festeggia anch’esso un importante anniversario, perché si tratta di una cifra tonda: 40 anni. Il regalo che Citizen si è fatta si chiama Promaster Aqualand 40th Anniversary Limited Edition.

    Sono dunque passate quattro decadi da quando comparve sul mercato l’Aqualand, che si presentò agli appassionati e al mondo come il primo orologio subacqueo dotato di un sensore elettronico di profondità. Una diavoleria tecnica utilissima, che solo un marchio come Citizen e un Paese come il Giappone, che dell’avanguardia tecnologica ha sempre fatto il vessillo, potevano sviluppare. Erano gli anni ’80, con l’elettronica e il quarzo a farla da padroni in orologeria. Ma la storia dell’Aqualand cominciava molto prima.

    Alle origini dell’Aqualand: la linea Parawater

    Esattamente, nel 1959, quando Citizen sviluppò la guarnizione O-Ring. Con una tecnologia presa a prestito dal settore aeronautico, sigillava in maniera impenetrabile la cassa dell’orologio. Da quella guarnizione nacque la linea Parawater, che fu l’inizio di tutto. E fu un inizio spettacolare.

    Per provare l’efficacia della guarnizione, i tecnici di Citizen buttarono letteralmente a mare centinaia di orologi Parawater, sigillati in speciali capsule, e lasciati al flusso della corrente Kuroshio. Cioè una delle principali correnti oceaniche, che origina dalle Filippine, risale fino al nord Pacifico e scende lungo le coste della California. Ciascuna capsula conteneva un messaggio con delle coordinate geografiche e invitava chi l’avesse trovata a rispedirla a Citizen.

    Ebbene, anni dopo questo esperimento che coinvolse il padre dell’Aqualand, una di quelle capsule fu ritrovata proprio in California e rispedita al mittente con una lettera autografa di chi l’aveva rinvenuta. L’orologio all’interno era ancora perfettamente funzionante.

    Dopo la ricerca dell’impermeabilità, il passo successivo fu la messa a punto di tecnologie utili ai subacquei professionisti che avrebbero utilizzato gli orologi. Proprio in questo senso è da intendere il sensore di profondità dell’Aqualand, che nel 1985 avrebbe cambiato il modo di intendere l’orologeria subacquea.

    Sfide (e soluzioni) che portarono alla nascita dell’Aqualand

    Dall’esperienza maturata con il Parawater prima e con l’Aqualand poi, Citizen creò nel 1989 la collezione Promaster, tuttora una pietra di paragone per i diver. Si indirizzava anche ai professionisti dell’aria e della terra, oltre che a quelli del mare, ma l’eredità subacquea della linea era forte alle origini e tale è rimasta, perché ancora oggi porta avanti la rivoluzione del primo Aqualand dell’85. Ossia il fatto che, se prima un orologio da immersione semplicemente resisteva all’azione dell’acqua, ora faceva di più: leggeva, misurava, rispondeva al mare. Grazie al sensore elettronico di profondità e al piccolo display analogico sul quadrante.

    Alla base di quell’orologio, Citizen aveva posto sei sfide da dover affrontare e vincere, ciascuna con una soluzione meccanica. La prima sfida: aggiungere un sensore digitale di profondità. La soluzione: sviluppare un sensore di pressione miniaturizzato, capace di misurarla in tempo reale fino a 80 metri. Seconda sfida: fare in modo che l’acqua non raggiungesse i sensori elettronici. Soluzione: cassa e vetro completamente ridisegnate, sigillate con guarnizioni avanzate.

    Terza sfida: garantire la durata delle batterie, utilizzandole di piccolo formato. Soluzione: impiego di sensori elettronici a basso consumo di energia. Quarta sfida: leggibilità al buio. Soluzione: display Lcd retroilluminato ad alto contrasto. Quinta sfida: aiutare i subacquei a evitare risalite rapide e pericolose. Soluzione: una suoneria ben udibile che scattava in caso di ascesa troppo rapida. Sesta sfida: lettura accurata delle informazioni nonostante i cambi di pressione e temperatura. Soluzione: sensore auto-calibrante, che proteggeva dalla corrosione e dagli sbalzi pressori.

    Il capo sviluppatore dell’Aqualand delle origini, Tatsuo Nitta, provò egli stesso l’orologio in acqua per verificarne la precisione, l’impermeabilità e la leggibilità: «Avevamo bisogno che fosse performante e che fosse creato in modo da essere efficiente», raccontava.

    L’Aqualand 40th Anniversary in edizione limitata

    In sostanza, quindi, nel momento in cui l’orologio debuttò sul mercato fu subito destinato a lasciare un segno nella storia di Citizen, e non solo in quella. Fu infatti lanciato come Promaster Aqualand, prima che Promaster diventasse una vera collezione (come ho scritto sopra, la cosa accadde quattro anni dopo), anzi, forse “LA” collezione per gli appassionati del Brand. Faceva infatti parte della Sporte MS Series, destinata al mondo del mare, ma si capì subito che quell’etichetta gli stava troppo stretta.

    Il Promaster Aqualand 40th Anniversary Limited Edition è stato presentato alla stampa italiana di settore e a un gruppo di selezionati giornalisti esteri la scorsa settimana, in un ambiente in cui l’Aqualand si trova particolarmente a proprio agio. Si trattava della struttura Y-40 The Deep Joy di Montegrotto, in Veneto, che ospita la terza piscina più profonda del mondo, -42,15 metri. Gli ospiti hanno potuto provare l’orologio in immersione con le bombole, seguiti da esperti istruttori. Non era il mare aperto, ma l’esperienza è stata comunque coinvolgente. Noi c’eravamo e lo possiamo testimoniare.

    Come avrete capito, in questo articolo ho privilegiato la parte storica, perché di storia dell’orologeria si tratta. Trovate alcuni dettagli tecnici del nuovo Promaster Aqualand 40th Anniversary Limited Edition nelle didascalie. Qui segnalo solo che il prezzo è di 468 euro e che l’orologio è stato creato in 5.800 pezzi per tutto il mondo, di cui 2.000 per il mercato italiano. Una testimonianza di quanto l’Italia sia importante per Citizen e di quanto la community di appassionati del Brand sia forte dalle nostre parti.

  • Seiko, tre Prospex e 60 anni sotto i mari

    Seiko, tre Prospex e 60 anni sotto i mari

    Il 2025 dell’orologeria è fitto di ricorrenze e festività quasi quanto il calendario giapponese, che a noi occidentali dà l’impressione di essere una sfilza di celebrazioni, intervallata qua e là da giorni lavorativi. A consolidare il trinomio orologi-ricorrenze-Giappone, quest’anno c’è anche Seiko, che nel 2025 ricorda con la linea Prospex i 60 anni dalla creazione del suo primo orologio subacqueo. Correva infatti il 1965 quando il marchio nipponico presentò il Diver 150m, che sarebbe poi passato tra gli appassionati e gli addetti ai lavori con il nomignolo di 62MAS.

    Naturalmente a Tokyo non si sono fatti sfuggire l’occasione di dedicare alla ricorrenza la bellezza di tre nuovi diver. Non si tratta solo di marketing. L’occasione andava commemorata poiché, all’epoca, il 62MAS fu per Seiko un traguardo importante e cercato con ostinazione, specialmente perché i vertici del colosso giapponese sapevano di essere in ritardo rispetto all’Europa nel settore del diver, fiorito già da alcuni anni. Il divario andava colmato per molte ragioni.

    Sicuramente per entrare in un segmento di mercato in rapidissima crescita, per il diffondersi della subacquea sportiva a fianco di quella professionale. Ma anche e soprattutto per dimostrare che il Giappone, in piena rinascita dopo la devastazione del secondo conflitto mondiale, si avviava a diventare una potenza tecnologica con cui l’Europa e gli Stati Uniti avrebbero dovuto presto fare i conti. Anche in orologeria.

    La competizione sui primi diver

    Già da un decennio abbondante, il mercato degli orologi subacquei era stato aperto dalla competizione innescatasi tra Blancpain e Rolex, nel biennio cruciale 1953-’54. Risale infatti al 1953 la nascita del Fifty Fathoms di Blancpain, creato su specifiche militari per la Marina militare francese e destinato ai suoi uomini rana. Un percorso iniziato un anno prima con la fondazione di una compagnia di immersione legata alle forze speciali transalpine, chiamata Nageurs de Combat – ossia sommozzatori da combattimento -, da parte di due ufficiali della Marina francese, Robert Maloubier e Claude Riffaud.

    È invece del 1953 lo sviluppo della referenza 6204 di Rolex, poi conosciuta solo come Submariner. Fu il primo vero diver sviluppato dal Brand dopo che, nel 1926, aveva presentato la celebre cassa Oyster, la prima a essere resistente alla polvere e all’acqua. La referenza 6204 ebbe poi la presentazione ufficiale nel 1954, durante la fiera di Basilea.

    Si inserì dunque in questo scenario il 62MAS di Seiko, che nel 1965 segnò il debutto del Marchio nipponico tra gli abissi. Sessant’anni da festeggiare in grande: come ho scritto poco fa, la ricorrenza merita tre nuovi orologi, tutti in edizione limitata e tutti della collezione Prospex. Naturalmente diversificati, poiché si tratta della linea che ospita i diver di Seiko: da quelli più basici e amatoriali alle referenze professionali di alta gamma. A quest’ultimo gruppo, che il Brand chiama Marinemaster e che rappresenta la serie di punta per gli orologi subacquei, appartiene la referenza più pregiata delle tre, il Prospex Marinemaster Professional Seiko Diver’s Watch 60th Anniversary Limited Edition.

    Un Prospex estremo

    Si tratta del più estremo e tecnico dei tre orologi, progettato per immersioni in saturazione fino a 600 metri. La cassa è imponente, come ci si aspetta da un diver professionale – 45,4 mm di diametro per 16 mm di spessore – ma è progettata per massimizzare il comfort, come potete leggere nelle didascalie. Un subacqueo pensato per mettere in primo piano le prestazioni, ma per il quale Seiko non ha tralasciato di lavorare sull’estetica, come in generale fa all’interno della collezione Prospex.

    Per gli amanti della bellezza, l’orologio ha un interessante quadrante decorato con un motivo a onde e una sfumatura di blu che diventa più intensa mano a mano che, dal centro, si sposta verso il bordo esterno. L’idea, secondo Seiko, è quella di richiamare le tonalità del mare profondo. In linea di massima, il motivo a onde sul quadrante di un diver mi farebbe esclamare «Avanguardia pura!», come Amanda Priestley di fronte al floreale per la primavera, ma in questo caso ammetto che è davvero ben eseguito.

    Ciò che però, a mio avviso, è il plus di questo Seiko Prospex, non si vede. Perché sta nella cassa. È il movimento, il calibro automatico 8L45, evoluzione dell’8L35 sviluppata sulla base del calibro Grand Seiko 9S65. Una scelta che definisce da sola il valore dato dal Brand a questo orologio. È un movimento con tutti i crismi dell’eccellenza che derivano dalla radice comune di Grand Seiko, e che equipaggia anche i nuovi King Seiko VANAC. Accreditato di un’accuratezza di marcia tra -5/+10 secondi al giorno, lavora a 28.800 alternanze/ora, ha un’autonomia di 3 giorni e si avvale del sistema antiurto proprietario Seiko Diashock.

    L’eredità degli anni ‘60

    Detto del Marinemaster, Seiko non ha certo riservato un trattamento meno accurato alle altre due referenze celebrative. Si tratta del Prospex 1968 Heritage Diver’s GMT Watch e del Prospex 1965 Heritage Diver’s Watch, entrambi accomunati dalla dicitura Seiko Diver’s Watch 60th Anniversary Limited Edition, la stessa del Marinemaster di cui sopra. 

    Come si intuisce facilmente dai nomi, si tratta di edizioni ispirate a due modelli degli anni ’60. Il primo lo abbiamo già visto, è il 62MAS del 1965, il secondo è un diver di tre anni dopo. Al 62MAS, Seiko ha già dedicato di recente altre referenze, perché è stato davvero una pietra miliare nella storia del Marchio. Aveva nella cassa un calibro meccanico automatico ed era garantito impermeabile fino a 15 bar, un’ottima prestazione per l’epoca. Un’affidabilità che gli valse la “convocazione” per le missioni che il Giappone condusse in Antartide negli anni ’60, epoca di grande fervore esplorativo. 

    Il diver del 1968 fu invece un salto in avanti rispetto al precedente, per tre motivi. Incassava un calibro automatico ad alta frequenza (era quello il periodo delle grandi sfide tra le manifatture a colpi di 5 Hertz); aveva un’impermeabilità aumentata a 30 bar; aveva la corona al 4. Quest’ultimo dettaglio, pensato per minimizzare il rischio di urti contro scogli o coralli con conseguente rottura o allentamento della corona, divenne poi uno standard di design ampiamente utilizzato nei diver.

    La forza del Prospex e la forza di Seiko

    Lasciando qualche dettaglio in più alle didascalie, segnalo che questi due Prospex hanno anch’essi il quadrante con motivo a onde, uno blu e uno argentato. Entrambi incassano un calibro della famiglia 6R, quello blu con la funzione Gmt a renderlo ulteriormente prezioso sia nella meccanica, sia nell’estetica.

    Come ho scritto poco sopra, tutti questi tre Seiko Prospex sono in edizione limitata: 600 pezzi per il Marinemaster, 6.000 per gli altri due. Con dei prezzi che vanno di conseguenza: la referenza più preziosa costa 4.900 euro, il Gmt 1.900 euro, 1.500 la versione con quadrante argentato. Prezzi perfettamente in linea con i listini del Brand, relativamente al posizionamento di ciascuno degli orologi.

    Ed è un po’ questa, oggi, la forza di Seiko. In un mercato dell’orologeria che vede inesorabilmente spostarsi verso l’alto i cartellini, il Marchio giapponese riesce a presidiare in maniera efficace diverse fasce di prezzo, specialmente quelle del medio di gamma che si stanno spopolando. Quando scrivo “in maniera efficace” mi riferisco principalmente al rapporto qualità-prezzo sempre ottimo che caratterizza i diver del Brand.

    È vero che Seiko può contare su una potenza industriale capace di sfornare volumi inavvicinabili per la maggior parte delle case svizzere, contenendo così i prezzi a listino. Non è neppure banale, però, riempire di referenze il proprio catalogo mantenendo inalterato quello che gli inglesi chiamano “money for value”. Seiko ci riesce perché non sacrifica la qualità alla quantità. Non è solo questione di capacità industriale, qui c’entrano anche visione, programmazione, strategia per affrontare al meglio i marchi concorrenti. Del resto sono giapponesi: 80 anni fa ci sono volute due bombe atomiche per fiaccarli, credete che si spaventino per qualche semestre debole del mercato dell’orologeria?

  • Promaster Eco-Drive Diver 300m: Citizen ricomincia da tre

    Promaster Eco-Drive Diver 300m: Citizen ricomincia da tre

    Provate a contare. Quanti sono i marchi di orologeria che hanno in collezione almeno una linea dedicata ai subacquei? Numerosi. Quanti di questi marchi hanno un diver che è diventato un loro pilastro e un mito per i professionisti delle profondità marine? Una manciata. A questo ristretto circolo appartiene Citizen con il suo Promaster Diver. Un orologio che ha segnato la storia di questi strumenti professionali fin dalla nascita della collezione Promaster, destinata all’utilizzo in mare ma anche in terra e in aria. Fatto sta che, con il tempo, non solo tra i professionisti ma anche tra gli appassionati, gli esemplari destinati al mare sono diventati i più famosi e ricercati della linea. 

    Fu il 1989 l’anno di arrivo del marchio Promaster nel portafoglio di Citizen. In precedenza, il Brand giapponese aveva sviluppato diverse serie di orologi che esprimevano i messaggi delle linee Sporté e Citizen Sporting Life. In questo senso, il logo del Promaster era caratterizzato da un disegno a freccia, a significare i concetti di “andare più in alto” e “andare più in profondità” rispetto ai modelli delle collezioni precedenti. Era accompagnato da un motivo testuale basato sulle lettere SS, che stavano per “Sporting Spirit”. Costruiti per soddisfare le esigenze dei professionisti che operavano in ambienti difficili, i Promaster rappresentarono così il culmine dell’impegno centenario di Citizen nel superare le sfide comportate dallo sviluppo di orologi. 

    Il Promaster Diver e le referenze professionali

    Tra i Promaster dedicati al mare che maggiormente hanno guadagnato fama tra i subacquei ricordo la referenza NY0040-09E del 1993, amata per la funzionalità e convenienza. Il modello originale era dotato di un movimento automatico Cal. 8203 e il design era stato influenzato dai feedback ricevuti da Citizen da parte degli appassionati. Da allora ne sono state realizzate diverse varianti, con nuove dimensioni della cassa e nuovi movimenti, tra cui l’Eco-Drive.

    Con il crescere dell’esperienza da parte di Citizen in questo segmento, nel 2002 il Brand ha lanciato un diver meccanico per le immersioni in saturazione. Presentava una struttura che impediva l’ingresso dell’elio nella cassa e una lunetta girevole e rimovibile. La struttura ermetica dell’orologio proteggeva i componenti interni dal gas utilizzato durante le immersioni in saturazione. La lunetta asportabile facilitava il lavaggio di sostanze come sale e sabbia che vi si potevano infilare sotto.

    Quell’orologio era dunque perfetto per le immersioni in saturazione fino a 100 bar di pressione. Queste e altre caratteristiche lo aiutarono a resistere all’impiego da parte dei professionisti più esigenti. Le parti in titanio erano rifinite con la tecnologia proprietaria di Citizen per l’indurimento delle superfici, chiamata Duratect. Sulla stessa falsariga è il Promaster Eco-Drive Professional Diver 1000m del 2016.

    Un occhio alla sostenibilità

    Oggi, Citizen arricchisce la linea con tre nuove referenze del Promaster Eco-Drive Diver 300m. Due sono modelli della collezione corrente, il terzo è in edizione limitata. I tre modelli condividono buona parte delle caratteristiche tecniche, a partire dalla cassa in acciaio e di dimensioni ragguardevoli, tipiche di un diver professionale: 46 mm di diametro per 16,3 mm di spessore. Ho avuto la possibilità di indossarli ed effettivamente sia le misure sia l’acciaio si fanno sentire, specialmente su un polso smilzo come il mio.

    Non dimentichiamo, però, che sono orologi destinati a essere impiegati sott’acqua, possibilmente sopra una muta. Questo grazie anche all’estensione del cinturino realizzata con un materiale particolare chiamato BeneBiOl, su cui spendo due parole. Creato dalla giapponese Mitsubishi Chemical Group alcuni anni fa, il BeneBiOl è un policarbonato a base di biomassa che può essere utilizzato come materia prima per le resine poliuretaniche. Sostanzialmente, un materiale sostenibile. 

    Se però nella prima versione – chiamiamola così – del BeneBiOl il contenuto biologico oscillava tra il 20 e il 50%, nelle versioni più aggiornate questa percentuale è superiore all’80%. Inoltre, alcuni dei precedenti prodotti derivati dal petrolio sono stati convertiti in biomassa, consentendo all’azienda di offrire gradi bio per tutti i prodotti della gamma BeneBiOl.

    Tre Promaster, due quadranti

    Oltre a quanto scritto fino adesso, i tre orologi condividono il movimento Eco-Drive Cal. E365, oltre al fondello a vite. Questo riporta in rilievo il disegno di un casco da palombaro, a ribadire la natura professionale delle referenze. Ciò che distingue la versione in edizione limitata (4.500 pezzi/mondo di cui 600 per l’Italia) dalle altre due è il quadrante blu, per il quale sono stati impiegati i colori strutturati creati dalla Fujifilm Corporation. Si tratta di una tecnologia che utilizza un inchiostro privo di pigmenti, che però riflette la luce creando sfumature simili ai colori del mare. L’orologio fa infatti parte del progetto Unite with Blue, un’iniziativa di Citizen destinata alla salvaguardia degli oceani.

    Un orologio, dunque, che fa del bene. E lo fa anche al portafogli, perché l’edizione limitata del Promaster Eco-Drive Diver 300m ha un prezzo al pubblico di 549 euro, che scendono a 499 per le altre due referenze. Del resto, il prezzo accessibile a fronte di un’offerta di alto livello in termini di finiture, materiali e tecnologie è da sempre una caratteristica di Citizen. Un plus che è riconosciuto tanto dai semplici appassionati quanto dalla ricca community di fan del marchio, pronti a commentare ogni nuova uscita con competenza. Per come la vedo io, non credo che avranno grosse difficoltà a trovare punti di forza in queste novità…

  • Mil-Ships: Bulova, la storia e il fascino del bronzo

    Mil-Ships: Bulova, la storia e il fascino del bronzo

    Per i nerd delle lancette, uno di filoni più eccitanti è quello degli collezioni nate da orologi creati su specifiche militari per essere assegnati ai soldati e ai reparti d’élite. A questa ristretta e ambitissima cerchia appartiene il Mil-Ships di Bulova. Dopo averlo lanciato nel 2021, il Marchio lo ripropone oggi in due nuove versioni, facendosi un regalo per i propri 150 anni di storia. O meglio, il regalo lo fa a quei nerd cui ho accennato all’inizio, perché trovano una referenza aggiornata, arricchita, in grado di far assaporare il gusto di una storia di quasi 70 anni fa. Una storia che risale a un altro mondo, ma ancora capace di affascinare.

    Tutto iniziò negli anni ’50 (o poco prima)

    È una storia vera, non una delle tante che circondano gli orologi con la loro mitologia esagerata, a volte persino falsa. Ed è vera perché collocabile in un periodo preciso, certificato dalle date e dagli archivi. Correva l’anno 1955 quando il Bureau of Ships della Marina degli Stati Uniti istruì un bando militare per trovare un orologio da destinare ai sommozzatori che lavorassero con gli esplosivi sottomarini. Il Bureau of Ships, nato nel 1940, aveva come compito principale la progettazione, la costruzione e la manutenzione delle navi, compresa la loro stabilità e navigabilità.

    Tra le caratteristiche richieste all’orologio vi erano, oltre all’ovvia impermeabilità, anche gli indici luminosi e la lunetta girevole. Queste specifiche erano identificate con la sigla MIL-W-22176 (SHIPS), dalla quale discende il nostro Mil-Ships. Poiché l’esercito americano era obbligato per legge ad acquistare le proprie forniture da produttori nazionali, le opzioni erano piuttosto limitate. Bulova era una scelta naturale: all’epoca aveva sede a New York ed era un punto fermo dell’orologeria americana da decenni. Inoltre, un MIL-SHIPS-W-2181 Submersible, mai commercializzato, fu sviluppato per la Marina americana. Accadde quando, durante la Seconda guerra mondiale, le due squadre d’élite EOD (Explosive Ordinance Disposal) e l’UDT (Underwater Demolition Teams), necessitavano di attrezzature altamente specializzate per supportare le proprie missioni.

    C’è Mil-Ships e Mil-Ships

    La Marina stabilì che le specifiche del MIL-SHIPS-W-2181 erano adeguate al tipo di missione. Così Bulova, sotto la guida del Generale in pensione Omar Bradley (uno dei più abili durante la Seconda guerra mondiale), creò una serie di prototipi che la Navy Experimental Diving Unit (NEDU) testò rigorosamente nel 1957. Tuttavia, pur registrando performance eccellenti nei test d’immersioni e di profondità, nel 1958 Bulova decise di non procedere con la produzione, lasciando in vita solo una manciata di prototipi, 12 per l’esattezza.

    Un anno prima si era ritirato dal bando l’altro partecipante, un importatore di nome Allen Tornek, che vendeva orologi Blancpain. Sapendo che il Fifty Fathoms era già un diver affidabile, aveva combinato il proprio cognome con un anagramma del nome Villeret, dove aveva sede Blancpain, per creare un marchio chiamato Tornek-Rayville. Al quale aggiunse, sul quadrante degli orologi, la sigla U.S. Obiettivo: far sembrare quei Blancpain rielaborati abbastanza americani.

    La storia, a questo punto, si fa piuttosto nebulosa. Sta di fatto che da questa nebbia, oggi, Bulova esce con una interazione del sul Mil-Ships che tanto interesse aveva destato alla sua uscita quattro anni fa. Una iterazione con alcuni aggiornamenti che rendono questo orologio, a parer mio, più interessante di quello del 2021.

    Il Mil-Ships del 2025

    Come sempre lascerò la maggior parte delle informazioni tecniche alle didascalie. Quello che mi preme evidenziare qui riguarda il lavoro fatto sulla cassa, che si esprime sostanzialmente in due dettagli: l’impiego del bronzo e la misura delle anse.

    Del bronzo è presto detto. Se è vero che il Mil-Ships del 2021 si proponeva di essere una riedizione molto fedele dell’orologio di 65 anni prima, è stata naturale la scelta della cassa in acciaio. Il bronzo, però, è materiale marino e nautico per eccellenza, quindi perfetto per una collezione come questa che ha un’eredità subacquea incontrovertibile. Se poi ci aggiungiamo la tendenza del bronzo, che conosciamo, ad assumere una patina originale con il passare del tempo e con l’esposizione all’aria, alla luce, all’acqua, al sudore, ecco un altra goduria per i nerd a caccia dell’unicità in ogni orologio.

    Sulle anse, invece, c’è qualcosa in più da dire. Nella versione precedente avevano una larghezza di 16 mm. Combinati con i 41 mm di diametro e i 15 di spessore della cassa, rendevano quel Mil-Ships un po’ “macrocefalo”, quasi sgraziato. Si trattava di preservare le dimensioni originali dei prototipi degli anni ’50, ma quell’estetica fece storcere un po’ il naso ai nerd più che ai puristi. La nuova versione ha portato la larghezza a 18 mm. Non una grande modifica, ma quei 2 mm in più fanno la differenza. Ho provato l’orologio al polso; sia visivamente (forse c’entra anche il bronzo, boh?), sia come vestibilità, il passaggio da 16 a 18 ha fatto bene al Mil-Ships, decisamente più equilibrato in questa nuova veste. Brava Bulova ad ascoltare i commenti degli appassionati.

    Equilibrato anche nel prezzo

    Vedremo se costoro apprezzeranno il fatto che il Brand, oltre che per l’uso del materiale della cassa, si è discostato dall’originale anche per il colore. Non più il nero ma questa volta un blu, più contemporaneo, affiancato da una versione color verde bosco. Qualcosa di più moderno ma sempre in linea con l’heritage militare dell’orologio. Indossati entrambi, personalmente trovo che quello blu abbia maggior carattere. Poi, de gustibus… In ogni caso, nella scelta del colore non influisce il prezzo: entrambe le referenze costano 890 euro. 

    Bulova festeggia così i 150 anni dalla fondazione con uno dei modelli più caratteristici della propria storia, legato alla ricca tradizione di orologi militari. Un’edizione celebrativa che mescola con equilibrio e intelligenza elementi artigianali e storici del mondo militare di riferimento con la tecnologia moderna. Anche oggi la collezione Mil-Ships, in onore allo scopo per cui Bulova creò l’originale, è sinonimo di precisione, resistenza e innovazione, valori che hanno definito il Marchio per oltre un secolo e mezzo. A una cifra più che abbordabile. Di questi tempi, è un dettaglio che può fare la differenza tra l’entrare in negozio e comprare, oppure passare, dare un’occhiata sconsolata e frustrata in vetrina ai cartellini dei prezzi (quando ci sono…) e tirare dritto.

  • Fifty Fathoms Tech BOC IV: il cuore “blu” di Blancpain

    Fifty Fathoms Tech BOC IV: il cuore “blu” di Blancpain

    Ci sono momenti nei quali Blancpain dà una scossa alla collezione Fifty Fathoms e la mette al servizio dell’ambiente. Sono momenti nei quali fa tremendamente sul serio. Prova ne è il Fifty Fathoms Tech BOC IV da poco presentato. Per chi non lo ricordasse, infatti, il Marchio svizzero è tra quelli che maggiormente credono nella necessità di “dare il buon esempio”. Ossia: produco orologi subacquei sopraffini, destinati ai professionisti delle immersioni? Bene, allora devo fare in modo che l’ambiente nel quale costoro si tuffano, per diletto o per lavoro, sia il più integro possibile. Come? Destinando parte dei proventi delle vendite dei miei orologi subacquei al finanziamento di progetti di salvaguardia degli oceani e degli ambienti marini.

    L’amore per gli oceani

    Una strategia che ha un nome: Blancpain Ocean Commitment. Un omaggio al legame storico di Blancpain con gli oceani, nato nel 1953 con il lancio del primo, vero orologio subacqueo, il Fifty Fathoms. Un momento che segnò l’inizio del sostegno della marca all’esplorazione degli oceani e alle numerose iniziative di collaborazione con le comunità locali, per la conservazione della biodiversità.

    Nello specifico, con il Fifty Fathoms Tech BOC IV il Brand svizzero sostiene il Blancpain x Sulubaaï Marine Research Center, un’estensione del programma Sea Academy, inaugurato il 7 febbraio scorso. Dal 2020, Blancpain aiuta questo programma della Sulubaaï Environmental Foundation, un’iniziativa collaborativa per la gestione sostenibile delle risorse marine. Il programma si concentra sulla creazione di una rete di aree marine protette in collaborazione con le comunità locali intorno all’isola di Pangatalan e nella baia di Shark Fin, Palawan, Filippine. 

    Un’iniziativa che, per sostenersi, ha bisogno di fondi, precisamente di 100mila euro. Ecco perché Blancpain donerà 1.000 euro per ciascuno dei 100 orologi in cui è stata realizzata l’edizione limitata del Fifty Fathoms Tech BOC IV. Che costa, per completezza d’informazione 23.450 euro.

    Due parole sul Fifty Fathoms Tech BOC IV

    Che cos’ha dunque di speciale questo orologio? Intanto, da un punto di vista estetico si rifà al Fifty Fathoms Tech Gombessa presentato nel 2023. Quello aveva però la cassa da 47 mm, contro i 45 mm del Fifty Fathoms Tech BOC IV, e una speciale lunetta graduata con una scala di immersione che arrivava a 3 ore. Qui è sostituita dalla classica ghiera di 60 minuti.

    La cassa dell’orologio è in titanio. Il combinato disposto del metallo con il cinturino in caucciù è un inno alla leggerezza: ho indossato questo Fifty Fathoms durante la presentazione alla stampa italiana di settore e ve lo garantisco. L’assenza di anse e lo speciale aggancio del cinturino al lato cassa completano la vestibilità ottimale del tutto. Il fatto che lo abbia provato sul mio polso smilzo vale più di mille chiacchiere se scrivo qui che è ottimamente indossabile.

    L’estetica complessiva è quella della collezione Fifty Fathoms, con qualche dettaglio cui vale la pena accennare qui per lasciare poi parlare le didascalie. Un’estetica che rigurda la classica lunetta bombata con inserto in ceramica, il quadrante di un nero profondo sul quale gli indici applicati sono dei blocchi pieni di Super-LumiNova, l’ergonomia che rende il Fifty Fathoms Tech BOC IV prima di tutto un orologio professionale. Poi, caso mai, un accessorio.

    La collezione Fifty Fathoms e l’ambiente

    Come ho scritto, l’orologio è in 100 pezzi e per la vendita di ciascuno di essi Blancpain donerà 1.000 euro alla Sulubaaï Environmental Foundation. Come ricorda il nome dell’orologio (BOC è l’acronimo di Blancpain Ocean Commitment), è la quarta edizione destinata allo sviluppo di progetti del programma ambientale attivato dal Brand per creare iniziative a salvaguardia degli ambienti marini.

    Le tre precedenti edizioni limitate furono lanciate nel 2014, 2016 e 2018. Blancpain realizzò 250 pezzi per ciascuna di esse, contribuendo, sempre con 1.000 euro a orologio, alla realizzazione di altrettanti progetti di salvaguardia ambientale. Le operazioni sostenute dalle prime tre edizioni erano più complesse e necessitavano di 250mila euro ciascuna per la loro realizzazione. I Fifty Fathoms dedicati andarono tutti venduti nell’arco di breve tempo.

    Come Blancpain sottolinea, l’azienda non sceglie casualmente i progetti da sostenere. Essi devono rispondere a requisiti ben precisi, che incontrano i propositi e i valori della Maison. Il Presidente e Ceo di Blancpain, Marc Hayek, è coinvolto in prima persona nella scelta delle iniziative meritevoli di successo, in virtù della forte sensibilità ambientale e della passione per le immersioni che gli appartengono. La Manifattura fa il resto, mettendo a disposizione orologi di qualità, il cui prezzo passa in secondo piano (per chi se lo può permettere…) di fronte alla “missione” che ciascuno di essi ha. Un gioco di squadra e “di sponda” tra Manifattura, organizzazioni ambientaliste e appassionati collezionisti che trovo meritevole. 

    Blancpain non è l’unica manifattura a produrre orologi subacquei e a sostenere iniziative ambientali a tutela dei mari. La differenza con le altre manifatture sta nella qualità diver che realizza, ma soprattutto nell’impegno diretto dei vertici aziendali in tutti i processi legati a queste iniziative. Se si muove il capo, siate certi che il risultato sarà eccellente, come prodotto e come progetto globale.

  • Vulcain Nautical Legacy Massena LAB: un tuffo nel passato

    Vulcain Nautical Legacy Massena LAB: un tuffo nel passato

    Il bello di un marchio come Vulcain è che, quando lancia un nuovo orologio, difficilmente passa inosservato. E, soprattutto, spinge me e i colleghi a scriverne. Lo avete visto due anni fa con la collezione Chronographe 1970’s, un neo-vintage storicamente coerente. Lo avete rivisto all’inizio del 2024 con lo Skindiver Lagoon x Ocarat e, un paio di mesi fa, con il Cricket President 36 Pistacchio Green. Il nuovo Vulcain Nautical Legacy Massena LAB ha avuto lo stesso effetto.

    Da Manufacture Ditisheim a Fabrique Vulcain

    Non è solo per una questione di estetica o di meccanica, ma anche per una legittimazione storica che fa della manifattura Vulcain uno dei marchi a mio avviso più interessanti tra quelli meno considerati dal cosiddetto mainstream. Ed è un peccato, perché il Brand – fondato nel 1858 a La Chaux-de-Fonds come Manufacture Ditisheim da Maurice Ditisheim e divenuto Fabrique Vulcain 40 anni dopo – ha una storia con molto da raccontare. Basti dire che è l’inventore della complicazione della sveglia per gli orologi da polso, che ha fatto la fortuna anche di manifatture a oggi ben più quotate.

    Questa innovazione, presentata per la prima volta nel 1947, aveva il pregio di dare forma a un meccanismo di sveglia sufficientemente potente da essere udito senza problemi da chi indossava gli orologi. Il suono, simile al cri-cri di un grillo, ispirò il nome della collezione, Cricket (grillo, in inglese), che ancora oggi è sinonimo di Vulcain.

    Il resto della fortuna di cui hanno goduto e godono gli orologi del Marchio è legato agli Stati Uniti. A partire da Harry S. Truman, furono infatti molti i presidenti americani a indossare un Vulcain, da Eisenhower a Nixon a Lyndon Johnson. Il Brand si guadagnò così il soprannome di Watch of Presidents (a volte in coabitazione con un altro, celebre marchio svizzero), guadagnandosi così una forte reputazione globale. Senza contare che, nel percepito di molti non addetti ai lavori, è ancora oggi considerato americano e non svizzero.

    Vulcain Nautical Legacy Massena LAB e gli anni ‘50

    Vengo finalmente al nuovo Vulcain Nautical Legacy Massena LAB. Che vede appunto lo zampino di Massena LAB, lo studio di design orologiero che ha sede a New York ed è stato fondato da William Massena. Da tempo nel settore orologiero come giornalista, banditore, rivenditore e collezionista, Massena è stato per alcuni anni membro della giuria del GPHG e fiduciario della Horological Society of NY. Il bello di Massena LAB è che, oltre ad avere alcune collezioni proprie, ha come business il disegno, lo sviluppo e la creazione di edizioni limitate in collaborazione con altri marchi, principalmente indipendenti. Il Vulcain Nautical Legacy Massena LAB ne è un esempio.

    Si tratta di un orologio subacqueo ispirato agli anni ’50: con un bel quadrante marrone, lancette ridisegnate di ispirazione vintage e un cinturino in caucciù nero progettato da Massena LAB. L’orologio conserva il know-how tecnico del Vulcain Cricket Nautical cui rimanda, uno dei primissimi orologi subacquei con allarme udibile anche sott’acqua, uscito nel 1961. Per questa creazione, Vulcain e Massena LAB sono partiti da una domanda: come sarebbe oggi il Cricket Nautical se fosse stato creato un decennio prima, negli anni ’50?. 

    Quadrante di fascino

    La prima risposta arriva dal quadrante. In molti orologi di quel decennio, ha un color marrone-bruno, virato dalla tonalità originale a causa dell’azione della luce sui pigmenti del quadrante stesso. Una colorazione che, in gergo orologiero, è chiamata “tropical”. Ecco perché nel Vulcain Nautical Legacy Massena LAB il quadrante è stato ricolorato di un ricco marrone cioccolato, che brilla sottilmente alla luce. Le lancette, completamente ridisegnate e uniche per questa collaborazione con Massena LAB, sono a bastone (ore), a freccia (minuti), a freccia (sveglia) e lollipop (secondi centrali). 

    Ciò che differenzia le lancette principali è il colore. Quelle di ore e minuti sono riempite di lume beige, con trame di lume abbinate sul quadrante, e hanno una luminescenza verde in condizioni di scarsa illuminazione o in acque profonde. Quella della sveglia è di un rosso acceso con lume beige sulla punta. Il colore del lume imita il trizio dell’epoca e richiama l’ispirazione vintage dell’orologio. 

    Geniale ma poco utile

    Come avrete capito, il bello di questo orologio sta tutto o quasi nel quadrante. Poiché si tratta di un diver d’ispirazione vintage, il quadrante presenta una scala di decompressione che troviamo anche nel Cricket Nautical del 2023 e che è un’invenzione del team di Hannes Keller, pioniere svizzero delle immersioni profonde che collaborò alla creazione del primo Cricket Nautical nel 1961. La scala si rivela attraverso un’apertura sul quadrante e, per impostarla correttamente, chi indossa l’orologio deve prima determinare la durata e la profondità dell’immersione utilizzando la corona a ore 4 per ruotare la parte superiore del quadrante. 

    Il funzionamento ricorda un po’ quello della scala del Mido Decompression Timer. Se utilizzata correttamente, questa scala rivelata dall’apertura sul quadrante indica al subacqueo per quanti minuti deve fermarsi a 9, 6 e 3 metri prima di tornare in superficie. Si tratta di una funzione complessa – a ben vedere poco utile al giorno d’oggi, considerando le innumerevoli e precisissime diavolerie elettroniche da polso disponibili per i subacquei -, ma di indubbio fascino. Inoltre, il quadrante rotante fa riferimento a protocolli di immersione stabiliti decenni fa, che non sono necessariamente gli standard di oggi.

    Vulcain Nautical Legacy Massena LAB: vintage sì, “fintage” no

    Parlando della cassa in acciaio, misura 42 mm per 17,5 di spessore. Un’altezza importante, dovuta al fatto che si tratta di un diver e perché la cassa è dotata di un “triplo fondello” chiuso che funge da camera di risonanza. Esso consente al suono della sveglia di avere un volume sufficientemente forte da essere udito sott’acqua, avvisando chi lo indossa che è ora di iniziare la risalita.

    Il Vulcain Nautical Legacy Massena LAB è alimentato dal calibro Cricket Alarm V10 a carica manuale, che lavora a una frequenza di 18.000 alternanze/ora e ha un’autonomia di 52 ore. Il calibro, sviluppato in-house, ha due bariletti: uno è la fonte di energia per la cronometria mentre l’altro alimenta la funzione di allarme. Entrambi i bariletti si caricano ruotando la corona a ore tre: in senso orario per la funzione di tempo e in senso antiorario per il sistema di allarme. Il pulsante a ore 2 inserisce e disinserisce la sveglia.

    Il Vulcain Nautical Legacy Massena LAB è in edizione limitata di 25 esemplari, costa 4.950 dollari e può essere acquistato sia sul sito di Vulcain, sia su quello di Massena LAB. Un prezzo importante, che può essere un ostacolo anche per chi ama orologi dal sapore vintage come questo. Il quale rimane, dal mio punto di vista, un pezzo ben fatto e certamente non “fintage”. Che ha il pregio di mantenere vivo l’interesse su un Marchio e su una collezione capaci di segnare, in orologeria, un’epoca e un gusto ormai perduti.

  • Promaster, 35 anni a tutto Citizen

    Promaster, 35 anni a tutto Citizen

    Lo so, qualcuno di voi alzerà il ditino e penserà che parlare del 35° della collezione Promaster di Citizen alla fine dell’anno in cui si celebra la ricorrenza non sia una genialata. In realtà, la scelta di aspettare l’ultimo minuto, o quasi, è dovuta al fatto che si tratta di una linea talmente centrale nell’offerta di Citizen da meritare una certa dose di “meditazione”. In più, in questo 2024 Citizen ha presentato diverse referenze del Promaster di cui ancora non abbiamo scritto e che vale la pena raccontare sul finire dell’anno. Non senza aver prima rapidamente accennato alle origini della collezione.

    La famiglia dei Promaster, come è facile immaginare se sapete fare di conto, arrivò sul mercato nel 1989 e debuttò con tre modelli: l’Altichron, che era mosso dal calibro C040; il precursore dello Sky, equipaggiato dal calibro C080; e il subacqueo Aqualand, con calibro C020 e certificazione ISO 6425. In realtà, il nome Aqualand vide la luce prima, nel 1985, abbinato al primo orologio da immersione dotato di profondimetro digitale. Proprio questa caratteristica configurò l’arrivo dell’Aqualand come una sorta di rivoluzione tra i diver professionali. L’affidabilità dell’orologio era garantita da 3 batterie al litio chiuse da un fondello sigillato in modo ermetico grazie all’impiego di 6 viti.

    La linea Promaster si è evoluta nei successivi 35 anni mantenendo un forte focus sull’Aqualand (poi Marine) e valorizzando progressivamente le referenze Sky. Citizen ha esteso le prestazioni della collezione a referenze pensate per l’outdoor e identificate dai nomi di Geo Trekker e di Land. In questo modo ha portato Promaster a posizionarsi in tutti i tre classici ambiti destinati agli orologi-strumento, pensati per l’esplorazione: mare (Marine), terra (Land), cielo (Sky).

    Promaster Sky Eco-Drive Radio-Controlled

    Per parlare delle novità del 35° anniversario (sulle quali vi rimando poi alle didascalie per ulteriori dettagli e approfondimenti) parto proprio dal Promaster Sky, per il quale Citizen ha realizzato una referenza in edizione limitata con cassa in acciaio da 46,7 mm di diametro e 13,8 mm di spessore. L’orologio si presenta senza anse e ha il bracciale integrato; l’estetica parla di una finitura di angoli e spigoli che alterna parti lucide a zone spazzolate.

    La maggior parte dei componenti della cassa e del bracciale è dotata di un rivestimento Duratect grigio, mentre la finitura Duratect della corona, della parte interna della lunetta, del regolo calcolatore e dei pulsanti è rosa ambrato, una sfumatura definita Sakura. Nonostante il nuovo Promaster Sky sia pensato per un utilizzo professionale in cielo, è garantito con un’impermeabilità fino a 20 bar, grazie anche all’impiego del vetro zaffiro e del fondello avvitato.

    Promaster L.E. NY 0160 e NY0161 (Fugu)

    La ricorrenza del Promaster, per ciò che riguarda la linea Marine, trova la celebrazione in due edizioni limitate della Serie NY, ispirate al design reso celebre e ricercato dal modello originale NY004 del 1989. Che era dotato di una lunetta seghettata il cui design era pensato per agevolarne l’utilizzo con i guanti da immersione.

    L’impiego di quell’orologio da parte dei subacquei professionisti ha decretato la reale funzionalità della lunetta. E ha dato origine al soprannome con cui è conosciuta la referenza, ossia “Fugu”, pesce palla in giapponese. Un nome diventato così iconico da essere riportato sul fondello delle nuove varianti in edizione limitata e celebrative dei 35 anni di Promaster, una con quadrante blu e una con quadrante nero.

    Le due nuove referenze mantengono caratteristiche ed elementi distintivi della stessa linea: 20 bar di impermeabilità (standard ISO 6425), indici delle ore di nuova concezione introdotti nel 2018, esclusiva lunetta con denti seghettati.

    Eco-Drive combination watch (Land)

    Questo nuovo Promaster dedicato al mondo della terra (Land) è caratterizzato da un nuovo calibro, il movimento Eco-Drive U822, che è il cuore di tre nuovi modelli di orologi combinati. Il movimento di nuova concezione combina indicazioni analogiche con indicazioni digitali visibili nel display tra ore 2 e ore 10.

    Il display digitale è stato aggiornato con uno schermo Lcd a segmenti chiamato Memory-in-Pixel (Mip). Si tratta di una nuova tecnologia in grado di offrire una risoluzione più elevata per una migliore visibilità, sia in ambienti al chiuso, sia soprattutto in ambienti all’aperto. Inoltre, per dimensione e forma, il display offre la visualizzazione di un numero maggiore di informazioni.

    Il quadrante analogico presenta lancette grandi e leggibili combinate con numeri arabi e indici a barra. La finitura opaca riduce i riflessi e garantisce che il display analogico sia sempre chiaramente visibile. Il réhaut può essere ruotato tramite la corona a ore 8 per utilizzare l’orologio come bussola. Il cinturino in poliuretano è stato realizzato con una miscela che contiene Benebiol, materia prima basata sulla biomassa che garantisce una maggiore durata.

    Eco-Drive combination watch Limited Edition (sempre più Land)

    La serie Land ospita anche un altro orologio combinato analogico e digitale, alimentato dal sistema Eco-Drive, realizzato in edizione limitata. La cassa in acciaio è trattata con rivestimento Duratect grigio scuro e misura 43,9 mm di diametro per 14 mm di spessore. È dotata di una corona zigrinata, per una presa facilitata anche con i guanti. Anche i pulsanti sono lavorati per essere utilizzati agevolmente e sono posizionati due sul lato destro e uno a sinistra a ore 8, il cui scopo è quello di azionare la lunetta interna della bussola. 

    L’orologio ha il vetro zaffiro piatto a protezione del quadrante e il fondello decorato con il logo dell’anniversario. Il bracciale di serie è in acciaio con trattamento Duratect come la cassa, ma in occasione dell’anniversario è stato previsto anche un cinturino intercambiabile in tessuto Cordura. Il quadrante ha il display digitale, con lo schermo Lcd in Memory-in-Pixel (Mip) posizionato tra ore 10 e ore 2. La parte analogica è costituita dalle tre lancette centrali e dai due contatori a ore 4 e a ore 8. 

    Il modello è sempre alimentato dal nuovissimo calibro Eco-Drive U822, che offre funzioni di cronografo, sveglia, timer per il conto alla rovescia, world timer, indicatore dell’autonomia residua. L’orologio ha 20 bar d’impermeabilità, in linea con il resto della gamma Promaster.

    Promaster Eco-Drive Radio-Controlled Geo Trekker 

    Il nuovo Promaster Geo Trekker è radiocontrollato con sistema Eco-Drive e offre la funzionalità delle ore del mondo su 26 città, oltre al datario perpetuo. Sul quadrante è possibile visualizzare l’ora approssimativa dell’emisfero settentrionale allineando il disco dell’Universal Time Coordinated (UTC), posizionato nel contatore a ore 6, con l’anello esterno del contatore stesso. Il disco dell’Utc realizza un giro completo al giorno: e poiché in un giorno ci sono 86.400 secondi, ecco che il nuovo movimento prende nome di Calibro H864.

    Il disco Utc è decorato con una mappa molto dettagliata dell’emisfero settentrionale. Il carattere tipografico dei nomi delle città attorno al quadrante e dei numeri sul disco Utc s’ispira a quelli presenti sulle mappe del mondo e sulle carte di navigazione dell’era delle scoperte. La lancetta dei minuti, lunga e ampia, e quella delle ore, oversize come gli indici, garantiscono una perfetta leggibilità anche al buio, grazie al trattamento luminescente.

    Il design aperto della lunetta e del quadrante, insieme alla forma leggermente conica della cassa, aumentano ulteriormente la leggibilità e rendono il peso e lo spessore dell’orologio più leggeri. Il fondello è decorato con l’incisione di una mappa dell’emisfero settentrionale.

    Promaster Eco-Drive Radio-Controlled Geo Trekker Limited Edition

    Nella linea Promaster del 35° esce anche un nuovo con Geo Trekker in edizione limitata a 1.000 esemplari per l’Italia, supportato dal sistema Eco-Drive e dotato del nuovissimo calibro H864. Il quadrante è realizzato in policarbonato riciclato al 100%, stampato con inchiostro a colori strutturali sviluppato da FujiFilm Corporation.

    Questa tecnologia innovativa conferisce al quadrante una brillantezza che crea un effetto di profondità. Il quadrante è sormontato da un vetro zaffiro antiriflesso mentre la cassa e il cinturino sono in acciaio inossidabile con rivestimento Ip grigio. L’orologio è appunto animato dal nuovo calibro H864 e dal sistema Eco-Drive, alimentato dalla luce e brevettato da Citizen.

    Il calibro H864 offre specifiche di precisione di ±15 secondi al mese e la funzione worldtimer su 26 città, insieme al datario perpetuo. L’impermeabilità è garantita fino a 20 bar. Il fondello è decorato con l’incisione di una mappa dell’emisfero settentrionale – ed è serrato a vite, come la corona. Il contatore a ore 6 riporta l’ora nelle principali città dell’emisfero settentrionale. L’immagine del mondo vista dal Polo Nord ruota con il passare del tempo e mostra sull’anello esterno l’ora universale coordinata (Utc), indicata da una freccia.

  • RM 032 Automatic Flyback Chronograph Ultimate Edition: puro Richard Mille

    RM 032 Automatic Flyback Chronograph Ultimate Edition: puro Richard Mille

    Fa sempre una certa impressione quando un marchio mette sul mercato la versione “ultima e definitiva” di un orologio. Ancora di più se si tratta dell’RM 032, per molti il Richard Mille meno Richard Mille di tutti. Un po’ per via della cassa tonda anziché tonneau, quella che ha reso il Marchio unico e riconoscibile; un po’ per via del legame con il mare, all’apparenza distante dal mondo delle corse automobilistiche cui Richard Mille è da sempre legato, nella Formula 1 ma anche tra le ruote classiche. Eppure l’RM 032, oggi nella veste di Automatic Flyback Chronograph Ultimate Edition, rimane uno dei pezzi più distintivi del Brand, perciò sono certo che a qualche appassionato una lacrimuccia sia scappata nel sapere che non sarà più prodotto.

    Tredici anni di RM 032

    Che gli orologi della collezione RM 032 siano particolari e a modo loro straordinari è evidente fin dal primo sguardo. Ho avuto l’opportunità di tenerne tra le mani un paio durante una mia visita alla boutique Ninety di Ginevra, che gestisce il secondo polso certificato del Brand, e lo confermo. Così come confermo che il loro Dna è tremendamente Richard Mille per la ricerca della precisione tecnica e della perfezione formale, in un design che, pur se tondo, trascende la banalità in cui scivolano altri marchi.

    La collezione RM 032 nasce nel 2011 con la prima referenza e, trattandosi del primo subacqueo di Richard Mille, la scelta della forma, per quanto spiazzante, risultò coerente con la funzione per la quale l’orologio era stato progettato. Del resto è meno complesso impermeabilizzare una cassa tonda rispetto a una di forma, perché priva di angoli o spigoli che sono punti di debolezza in balia della pressione dell’acqua. Detto questo, la Manifattura non poteva limitarsi a riprendere pedissequamente i codici dei diver tradizionali ma doveva piegarli alla propria visione.

    Ecco dunque la cassa oversize tipica dei subacquei forgiata in materiali tecnologici e leggerissimi quali il carbonio o il titanio. Ecco la scheletratura del quadrante che, invece di penalizzare la leggibilità delle informazioni – questione di vita o di morte nella progettazione di un diver -, la esaltava grazie all’utilizzo intelligente del materiale luminescente. Il tutto abbinato a dimensioni maschie e vistose, perfettamente in linea con la storia e l’immagine del Marchio.

    Un sistema raffinato

    L’RM 032 Automatic Flyback Chronograph Ultimate Edition si inserisce senza tentennamenti all’interno di questo solco estetico e tecnico. Specialmente da quest’ultimo punto di vista, la maestria degli ingegneri di Richard Mille è più che evidente e mi piace partire da un dettaglio che dà l’idea di quanto pensiero ci sia dietro a un orologio così. Perché da sempre chi progetta diver si concentra sulla tenuta stagna di corona e pulsanti: ma chi pensa alla pressione che l’acqua esercita su questi ultimi? E che, se potente, può azionarli involontariamente?

    Ebbene, per questo RM 032 Richard Mille ha sviluppato e brevettato un sistema che può bloccare i pulsanti e garantire impermeabilità fino a 30 bar. Si aziona ruotando un apposito anello posto all’interno della corona: se sull’anello compare un indice verde, il sistema è sbloccato, se l’indice è rosso è azionato. In questo modo eventuali sovrapressioni o urti sulla corona non danneggiano il movimento e si migliora la resistenza all’acqua grazie a una maggiore pressione sulle guarnizioni.

    Questo sistema è la punta di diamante del lavoro compiuto da Richard Mille sulla cassa dell’orologio, ben presente al polso grazie ai 50 mm di diametro e ai 17,8 di spessore. Come nelle precedenti referenze dalla collezione, la cassa ha un design curvo ed è realizzata in tre parti. Sia la lunetta fissa sia quella girevole unidirezionale sono in titanio grado 5; mentre la prima è satinata con smussi lucidati, la seconda è micropallinata e con trattamento superficiale Dlc. Anche la parte centrale della cassa è in titanio grado 5 con inserti in Carbon Tpt, materiale di cui sono composti anche il fondello e le anse: se non vi ricordate che cosa è, rinfrescatevi la memoria qui.

    Due parole sul cuore dell’RM 032

    Il movimento racchiuso nella cassa è il calibro automatico RMAC2 sul quale si potrebbero scrivere un sacco di cose perché racchiude alcune delle soluzioni tecniche che hanno reso unico il lavoro di Richard Mille. A partire dal rotore a geometria variabile che ottimizza il processo di ricarica del doppio bariletto. Grazie al design esclusivo, l’impostazione delle alette può essere regolata in modo da adattare la velocità di riavvolgimento delle molle dei bariletti al livello di attività di chi indossa l’orologio. A seconda di come sono posizionate le alette, l’inerzia del rotore fa in modo che la ricarica sia accelerata in caso di attività sedentaria o rallentata in caso di attività dinamica.

    Non si tratta di una novità, in quanto il sistema è già presente su diverse referenze. In sostanza, aiuta a migliorare l’uniformità della coppia erogata dalle molle per un periodo più lungo. Un risultato che si ottiene moltiplicando il numero di rotazioni in modo da ridurre la pressione e l’attrito sui denti, sui cuscinetti e sui perni. In questa maniera, si ottiene un consistente miglioramento delle prestazioni a lungo termine del calibro. Per la cronaca, l’autonomia complessiva è di 50 ore.

    Al perfetto funzionamento del movimento nel cuore dell’RM 032 Automatic Flyback Chronograph Ultimate Edition contribuiscono anche altri importanti accorgimenti tecnici. Per esempio, ponti e platina in titanio grado 5, una lega composta da un 90% di titanio, un 6% di alluminio e un 4% da vanadio. Si tratta di un bilanciamento che migliora le proprietà meccaniche del materiale di base e dà all’intero movimento rigidità e superfici perfettamente piane, fondamentali per il funzionamento impeccabile del treno del tempo. Il calibro è un cronografo flyback. La pressione del pulsante a ore 4 a cronografo avviato consente di azzerarlo senza premere il pulsante di stop, posizionato a ore 1.

    Uno sguardo al quadrante

    Prima di lasciarvi alle didascalie con dettagli ulteriori, passo al quadrante. Come ho scritto sopra, la scheletratura estrema non va a danno della leggibilità delle informazioni, che non sono poche. Oltre a essere un cronografo, l’RM 032 Automatic Flyback Chronograph Ultimate Edition è anche un calendario annuale con gran data. Quest’ultima è ben visibile a ore 12 in una finestra ed è composta da una coppia di dischi rotanti. Sia il cambio data sia il cambio mese (indicato con numeri arabi) sono istantanei.

    L’indicazione del mese è forse quella meno evidente, posizionata com’è in una piccola finestrella a ore 4:30. Se non altro, però, la regolazione dei mesi è automatica e tiene conto della lunghezza diversa di 30 o 31 giorni, ad eccezione del passaggio da febbraio a marzo, quando è necessario l’intervento manuale. Poca roba, considerando l’architettura complessiva dell’orologio.

    Anche in questa referenza, come nelle altre della collezione RM 032, è presente a ore 3 un ingegnoso sistema che consente di verificare a colpo d’occhio se l’orologio sta funzionando: l’indicatore di marcia. Poco utile per chi dovesse indossarlo in ambito urbano, decisamente di più per chi in immersione, magari con poca visibilità, dipende dall’orologio per non rischiare la pelle.

    Graficamente si presenta quasi come fosse un’elica ed è costituito da un disco rotante che si muove alla velocità di due giri al minuto al di sotto di un disco fisso finestrato. Sulla superficie del disco mobile si susseguono settori ricoperti di Super-LumiNova e settori neri, visibili alternativamente attraverso le aperture del disco fisso. In questo modo, è facilmente vedere se il disco ruota, sia di giorno sia di notte. E se il disco ruota, il sub può stare tranquillo: l’orologio funziona.

    RM 032: l’“elefante” di Richard Mille?

    Detto che l’RM 032 Automatic Flyback Chronograph Ultimate Edition è disponibile sia con cinturino nero sia con cinturino giallo, che è in edizione limitata di 80 esemplari, che costa 210.000 franchi svizzeri escluse le tasse, per una volta chiudo un articolo con una citazione presa in prestito da altri. Non per pigrizia, ma perché è esattamente il mio punto di vista su questo orologio. Il fatto che provenga da un sito come Hodinkee, per molti una bibbia del settore, è puramente casuale.

    Chiude così il suo pezzo, parlando dell’RM 032 Automatic Flyback Chronograph Ultimate Edition, Malaika Crawford: «Quello che non si può mai mettere in discussione di Richard Mille è l’identità di marchio davvero singolare. Nonostante l’uso di una tradizionale forma circolare (perché si tratta di un orologio subacqueo), rispetto alla più comune forma tonneau, è inconfondibilmente Richard Mille. Il materiale, la tipografia, l’estetica spudoratamente forte. Ma parliamo di un elefante di 50 mm nella stanza! Un Richard Mille rotondo è un Richard Mille? Direi di sì».

  • Longines Legend Diver: essenziali ma con tanta sostanza

    Longines Legend Diver: essenziali ma con tanta sostanza

    Quando si parla dei Longines Legend Diver, si fa riferimento alla serie di orologi subacquei più iconici del Marchio elvetico. Una storia iniziata nel 1959 con il Longines Diver ref. 7042, proseguita negli anni ’60 e ’70 e giunta fino all’anno in corso. Il 2024 celebra infatti i 65 anni di vita della collezione e lo fa con tre nuove referenze.

    I nuovi Longines Legend Diver (L3.764.4.06.6, L3.764.4.96.6 e L3.764.4.99.6) riprendono le caratteristiche estetiche e costruttive delle varianti presentate nel 2023 e introducono tre nuove colorazioni del quadrante laccato e lucido: verde, terracotta e grigio antracite. Tutt’e tre sono dotate di cassa da 39 mm di diametro e bracciale in acciaio a sette file (le cinque centrali a “chicchi di riso”).

    I Longines Legend Diver precedenti

    Delle tappe che hanno scandito la storia del Longines Legend Diver abbiamo parlato in modo diffuso nelle nostre pagine. Trovate infatti aneddoti, curiosità e descrizioni dei modelli lanciati negli ultimi anni qui (per la versione con cassa in bronzo, per esempio) e qui (dove vi abbiamo raccontato il passaggio alla cassa da 39 mm e la scelta da parte di Longines di rinunciare al datario).

    Queste due novità – percepite come una svolta nel momento della loro adozione – devono aver dato buoni frutti, tanto che le nuove varianti le ripropongono tali e quali. Una coerenza che acquista ancora più valore se si pensa che, come ho già accennato, alle tre nuove referenze è assegnato il compito di festeggiare un importante anniversario. Ma vediamo i nuovi Longines Legend Diver più nel dettaglio.

    Dimensioni e utilizzo

    Cassa di diametro pari a 39 mm, indicazione pura dell’ora, due prestigiose certificazioni (ISO 6425 e COSC), doppia corona e lunetta girevole bidirezionale interna, al posto del réhaut, sono le caratteristiche principali dei tre nuovi Longines.
    Lunetta che è meccanicamente collegata alla corona a vite posta a ore 2. La seconda corona, posizionata quasi a ore 4, sempre a vite, serve invece a regolare l’ora e, in caso di estrema necessità, a caricare l’orologio manualmente. A scanso di equivoci, vi anticipo che il calibro Longines L888.6 che trovate dentro la cassa dei nuovi Longines Legend Diver è a carica automatica.

    Perché 39 mm di diametro? Perché Longines studia e conosce alla perfezione mode e tendenze. Se fino a qualche anno fa a farla da padrone erano le casse “oversize”, oggi il 39 rappresenta per produttori e appassionati il “numero magico”. È cioè quella misura in millimetri che piace all’uomo dal polso contenuto e, allo stesso tempo, alla donna attratta dai modelli maschili – la quale però non è disposta a indossare un diver da 42 mm.
    Il 39 mette tutti d’accordo. E riesce anche nell’intento di trasformare un orologio tecnico come il Longines Legend Diver, nato per le esplorazioni marine, in un modello per tutti i giorni e per tutte le occasioni.

    Perché, se è vero che la lunetta girevole serve, dopo opportuno posizionamento dell’indice triangolare sulla sfera dei minuti, a misurare i tempi di immersione, è anche vero che può essere usata, nella vita quotidiana, per misurare la durata di qualsiasi evento. Una performance musicale, una presentazione di lavoro, un compito da svolgere nel più breve tempo possibile: insomma, tutto ciò che rientra mediamente nella durata di 60 minuti.

    Dubbi e chiarimenti

    A questo punto potreste muovere un’obiezione. La collezione dei Longines Legend Diver comprende anche modelli da 36 mm, ancora più indicati per il pubblico femminile. Vero, ma a differenziare i 39 mm dai 36 mm non è soltanto il diametro. A essere diversi sono anche i movimenti: l’L592 per i 36 mm, l’L888.6 per i 39 mm. Il primo con 45 ore di autonomia, il secondo con 72 ore. Da quasi due a tre giorni. Non è poco.   

    Perché l’assenza del datario? La domanda è lecita. Soprattutto perché, fino al 2023, le varie referenze del Longines Legend Diver (quelle da 36 e 42 mm) ne hanno invece fatto uso, aprendo nel quadrante la classica finestrella a ore 3. La risposta arriva dal desiderio di una grande fetta di pubblico di disporre di un display pulito, non interrotto da un foro, e che non distolga l’attenzione dalla semplice lettura dell’ora. E poi… diciamocelo: nell’era dello smartphone e degli onnipresenti display, in quanti solleviamo il polso per vedere che giorno è? Davvero in pochi.

    Il movimento dei nuovi Longines Legend Diver…

    Ho già fatto riferimento, nelle righe precedenti, al movimento a carica automatica L888.6 che dà vita al Longines Legend Diver nelle referenze qui trattate. È un derivato dell’Eta A31.L11 che, dopo opportune personalizzazioni e migliorie, si eleva a calibro a uso esclusivo Longines. Ha un diametro di 25,6 mm, uno spessore di 3,5 mm ed è montato su 21 rubini.

    La frequenza di 3,5 Hz permette al bilanciere di oscillare 25.200 volte ogni ora. Bilanciere che si affida a una spirale in silicio: la quale, oltre a essere più resistente al tempo e alla corrosione, risulta quasi insensibile agli scarti di temperatura e ai campi magnetici, a tutto vantaggio della costanza di marcia. Che, con la molla motrice completamente avvolta, assicura appunto un’autonomia di ben 3 giorni (72 ore).

    La capacità di resistere agli urti è invece garantita dal sistema Nivachoc presentato per la prima volta nel 2006 da Breguet e oggi adottato da diversi brand di Swatch Group. Di cui Longines, Eta e la stessa Breguet fanno parte. 

    …e gli attestati

    Quanto alle certificazioni, le ho già annoverate fra le caratteristiche base dei nuovi Longines Legend Diver, ma credo valgano qualche riga di spiegazione. In breve, la norma ISO 6425 garantisce sulla perfetta tenuta stagna e sul carattere realmente subacqueo dell’orologio.Il certificato del COSC sulla precisione di marcia del movimento L888.6.

    Le specifiche ISO 6425 che un orologio deve possedere per fregiarsi della designazione “Diver’s Watch 300 m” (come accade con il Longines Legend Diver) sono tante. E includono, oltre a una serie di indicazioni visibili alla distanza minima di 25 cm, anche un fondello e una corona a vite, un vetro minerale o in zaffiro sintetico, indici e lancette con rivestimento fosforescente (come il qui presente Super-LumiNova) e via dicendo.

    I test che invece permettono all’ente elevetico indipendente COSC (Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres) di assegnare il Certificato ufficiale di cronometro (Chronometer Officially Certified) a un movimento finito e funzionante, durano 15 giorni. E si svolgono con il calibro orientato in diverse posizioni e sottoposto a più temperature. Il nostro Longines Legend Diver ha superato tutto questo. 

    Voglio far notare infine come l’azienda di Saint-Imier non ostenti sul quadrante alcuna scritta che richiami queste caratteristiche qualificanti. Si limita solo a citare entrambe sul fondello. Vuoi per il discorso della pulizia grafica, assai gradita agli appassionati, vuoi perché un Marchio dal blasone simile a quello di Longines non ha bisogno di ostentare meriti e capacità. Diceva il grande William Shakespeare: «Abbi più di quanto mostri, parla meno di quanto sai…».      

  • Seamaster Diver America’s Cup, Omega a Barcellona

    Seamaster Diver America’s Cup, Omega a Barcellona

    È un’estate impegnativa, questa, per Omega. L’eco delle Olimpiadi di Parigi si è appena spenta e già si accendono i riflettori su un altro evento sportivo di rilievo: la Louis Vuitton 37th America’s Cup, che inizierà il 22 agosto. Di nuovo compreso nel proprio ruolo di Official Timekeeper, il Marchio ha così presentato quello che potremmo definire l’orologio ufficiale della celeberrima manifestazione: l’inedito Seamaster Diver 300M America’s Cup.

    Lanciato venerdì scorso – mentre tutt’Italia era ancora in vacanza –, a una settimana esatta dalla cerimonia inaugurale, il Seamaster Diver 300M America’s Cup è il simbolo della precisione cronometrica con cui Omega misurerà ogni virata e ogni giro di boa delle regate che si terranno nelle acque di fronte a Barcellona, con un fitto calendario, fino al 27 ottobre.

    Omega in regata

    A cominciare dalla terza e ultima Final Preliminary Regatta, in cui i team useranno per la prima volta i nuovi AC75, per passare ai Round Robin della Louis Vuitton Cup (le cosiddette Challenger Selection Series), fino ai match race finali fra lo sfidante che ne uscirà vittorioso e il Defender, Emirates Team New Zealand, in quelle che saranno le regate della vera e propria America’s Cup. Senza dimenticare i gironi di gara della Young America’s Cup e della Puig Women’s America’s Cup, in cui saranno protagonisti rispettivamente gli equipaggi più giovani e quelli femminili, a bordo dei monotipi AC40.

    En passant, ricordo che Omega è stata cronometrista ufficiale dell’America’s Cup anche nelle edizioni del 1999 (quella che ha fatto sognare milioni di italiani, dopo la vittoria di Luna Rossa di Francesco de Angelis su American One di Paul Cayard), del 2003 e del 2021. E che la Maison di Biel è legata ai Kiwi fin dal 1995, quando il Team New Zealand di Sir Peter Blake ha strappato a San Diego l’Old Mug a Young America, grazie a un agguerritissimo Roussel Coutts. Tuttavia non è la sola casa di orologeria a partecipare a questa 37a Coppa America… Ma ne riparleremo presto.

    Un’edizione celebrativa

    Intanto concentriamoci sul nuovo Seamaster Diver 300M America’s Cup. Che appartiene a una collezione creata nel 1993 e da allora ricorrente nelle incursioni di Omega nel mondo della vela, come dimostra anche l’esemplare dedicato alla 36a edizione dell’America’s Cup, che avevo recensito tre anni fa. Articolo cui vi rimando per saperne di più sull’andar per mare storicamente vissuto da Omega (così evito di annoiarvi e di ripetermi).

    Come quel precedente, dunque, anche il nuovo Seamaster Diver 300M America’s Cup è ricco di dettagli costruttivi che raccontano il savoir-faire e le competenze a tema della Casa di Biel. Li passeremo in rassegna fra un attimo. Intanto però ci tengo a sottolineare che si tratta di un’edizione ad alto valore collezionistico, sebbene non sia realizzata in tiratura limitata, proprio per quei dettagli commemorativi del trofeo velico più antico e famoso del mondo. Vediamoli.

    Le peculiarità estetiche del Seamaster Diver 300M America’s Cup…

    Fin dalla prima occhiata, si notano le grandi lancette scheletrate: quella delle ore profilate di blu e quella dei minuti profilata di rosso. Quest’ultima riporta il tempo sulla lunetta unidirezionale girevole con inserto in ceramica blu, in cui i primi 15 minuti sono scanditi da tre sezioni (di 5 minuti l’una) per le fasi di pre-partenza. Gli ultimi fatidici 5 sono sottolineati da una bandiera nautica e dalla scritta “start”. Del resto, sono proprio quelli i minuti determinanti nei match race, perché stabiliscono non solo quale barca varcherà per prima la linea di partenza al colpo di cannone, ma a volte le intere sorti della regata.

    A proposito di lancette, da notare che quella dei secondi centrali, sempre blu, ha il contrappeso personalizzato con la silhouette dell’ambitissima “Vecchia Brocca”. Il quadrante in ceramica bianca è decorato da un motivo a onde inciso al laser. Anche il fondello è personalizzato: sull’oblò in vetro zaffiro spicca il logo blu della 37a America’s Cup, il cui nome ritorna sull’acciaio circostante insieme alla scritta “Barcelona 2024”. E sono proprio questi particolari a rendere l’orologio desiderabile, almeno agli occhi dei velisti più appassionati.   

    …e quelle tecniche

    La cassa del Seamaster Diver 300M America’s Cup misura 42 mm di diametro ed è come sempre in acciaio 316L. Un tipo di acciaio non a caso chiamato “marino”, grazie alla presenza di una piccola percentuale di molibdeno, in grado di rendere la lega metallica più resistente alla corrosione e quindi adatta all’uso in ambienti altamente caustici come l’acqua di mare. Come dichiarato nel nome, poi, l’impermeabilità raggiunge le 30 atmosfere: più che sufficienti per resistere alla pressione di spruzzi e ondate perfino durante una bolina “stretta”. Non c’è bisogno di ricordare – vero? – che le barche dell’America’s Cup volano sui foil e hanno le murate alte, ma i normali scafi ancora no…

    Riguardo al movimento, il Seamaster Diver 300M America’s Cup monta il calibro Co-Axial Master Chronometer 8806, del quale riporto come sempre le caratteristiche nelle didascalie. Qui mi limito a sottolineare l’autonomia di 55 ore e la certificazione Master Chronometer, che ne garantisce non solo la costanza di marcia ben oltre i criteri del Cosc, ma anche la resistenza ai campi magnetici (almeno fino alle capacità di misurazione dei nostri strumenti) e le prestazioni di livello. Secondo quanto stabilito dai criteri dell’Istituto Federale Svizzero di Metrologia (Metas).

    I prezzi del Seamaster Diver 300M America’s Cup

    Concludo con le ultime informazioni relative ai prezzi, dettati dalla presenza del cinturino o del bracciale – che comunque, possono essere fra loro intercambiabili in quanto forniti del sistema brevettato Omega Quick-Change. La versione con cinturino in caucciù blu (e fibbia déployante) costa 6.900 euro. Invece quella con il bracciale in acciaio a 5 file (sempre con fibbia déployante ma anche con estensione per la muta) costa 7.300 euro. Al momento, entrambi non si trovano ancora in vendita online, sull’e-commerce del Marchio. Ma, per essere informati sulla disponibilità, è possibile iscriversi alla lista dei desideri o chiedere al proprio rivenditore di fiducia. Oppure – per accorciare i tempi – rivolgersi alle boutique monomarca, che li riceveranno sicuramente per prime.

  • Ocean Star Decompression Timer 1961 Limited Edition: Mido in total black

    Ocean Star Decompression Timer 1961 Limited Edition: Mido in total black

    È inutile negarlo. Se non siete subacquei e non conoscete i termini base del mondo delle immersioni, a colpirvi, del nuovo Mido Ocean Star Decompression Timer 1961 Limited Edition, saranno soprattutto i colori e i numeri interni al quadrante. A partire dal centro fino alla scala dei minuti, si sovrappongono infatti cerchi concentrici di colore nero, giallo, verde, rosa,  azzurro e, per finire, di nuovo nero. 

    Se puntate quindi a un orologio originale dal punto di vista estetico e tecnico – vi preannuncio che quei colori e quei numeri hanno sott’acqua un’importante funzione pratica – il Mido Ocean Star Decompression Timer 1961 Limited Edition è il diver giusto. 

    Diver, certo, grazie alla impermeabilità di 20 bar, ma con una naturale propensione a trasformarsi nell’orologio da indossare tutti i giorni. Non solo al polso maschile: viste le premesse e la misura non esagerata della cassa (40,5 mm), anche a quello femminile. 

    1961 esemplari per gli 80 anni della serie Ocean Star

    Se considerate che sul mercato mondiale, di questa nuova edizione, saranno immessi solo 1961 esemplari, l’attrattività non può che crescere. Non solo, l’Ocean Star Decompression Timer 1961 Limited Edition festeggia l’80° anniversario dalla nascita della serie Ocean Star. A completare un quadrante così ricercato ci pensa la ghiera girevole unidirezionale che, opportunamente regolata sulla sfera dei minuti, vi informa sul tempo trascorso dal momento in cui vi siete immersi. 

    Un orologio pensato quindi per i sub, in edizione limitata e che, come il nome suggerisce, indica come e quando risalire dalle profondità del mare, eseguendo correttamente le soste di decompressione. Per di più, con un valore storico non da poco. Ma andiamo con ordine e vediamo come si presenta questa edizione limitata firmata Mido e a quale modello del passato si ispira. 

    Ocean Star Decompression Timer 1961: la descrizione

    Il Mido Ocean Star Decompression Timer 1961 Limited Edition, così come lo osserviamo oggi, non è una novità assoluta, ma ripropone quasi in tutto la versione del 2020. Che a sua volta, dopo 60 anni, riportava in auge il Mido Ocean Star Skin Diver Watch (referenza 5907) del 1961, capostipite della serie e forte di un successo, all’epoca, di tutto rispetto. 

    Erano gli anni di Jacques Cousteau, tempi in cui i subacquei non potevano affidarsi alla tecnologia di cui disponiamo oggi. Un orologio meccanico di alta qualità, progettato per garantire sicurezza durante le fasi di risalita, era il massimo a cui potevano ambire. E il Mido Ocean Star Skin Diver Watch dava loro tutto quello che serviva per scongiurare ogni patologia da decompressione.

    Rispetto all’edizione del 2020, di cui vi abbiamo parlato in questo articolo spiegandovi come funzionano le scale di quel quadrante a effetto arcobaleno, il Mido Ocean Star Timer 1961 Limited Edition del 2024 introduce un’inedita variante estetica. La cassa, di acciaio inossidabile, è rivestita in Pvd nero dalla finitura lucida. Una lucentezza che conferma la volontà dell’azienda di Le Locle di catturare l’attenzione anche del pubblico femminile.

    Ognuno dei 1961 esemplari a disposizione è inserito in una scatola speciale. Insieme all’orologio, contiene un bracciale in maglia milanese caratterizzato dallo stesso rivestimento nero della cassa, un cinturino in caucciù semi-lucido che riprende l’azzurro del quadrante e un terzo cinturino in pelle di vitello, nero ma con impunture che si rifanno, manco a dirlo, ai colori del quadrante. 

    Dato il sistema di aggancio e sgancio rapido, è facile passare da un cinturino all’altro, in funzione dell’umore e dell’outfit del momento. Come avere, in pratica, tre orologi differenti acquistandone uno solo. Peraltro a un prezzo, 1.620 euro, decisamente interessante. 

    Calibro Mido 80, affidabile e resistente ai campi magnetici

    Chiudo l’articolo fornendovi alcuni dettagli sul movimento del Mido Ocean Star Decompression  Timer 1961 Limited Edition. Più evoluto di quello incassato nell’antesignano di 60 anni fa, risponde alla sigla Mido 80 (21.600 alternanze/ora e 25 rubini). Personalizzato per l’occasione e costruito su base Eta C07.621 (a sua volta derivato dall’Eta 2824-2, il movimento svizzero più conosciuto e utilizzato di sempre), in casa Swatch è un punto di riferimento. Sono infatti diversi i marchi che, nelle rispettive declinazioni, ne fanno uso (Hamilton e Tissot, solo per citare due esempi). 

    Nella versione attuale, è un movimento automatico che può contare su 80 ore di autonomia (più di tre giorni) e su un bilanciere con spirale Nivachron resistente ai campi magnetici. Ovunque si indossi, il nuovo Ocean Star Decompression Timer 1961 Limited Edition garantisce precisione e costanza di marcia. 

    La massa oscillante è decorata a Côtes de Genève anche se non si vede: Mido ha scelto di coprire il movimento, ancora una volta, con il tradizionale fondello in acciaio a vite (come la corona). Su questo è riportata in rilievo la classica stella marina con punte ripiegate, il numero di serie dell’orologio e la scritta “one of 1961”.  Il Mido 80 è un calibro solo tempo con datario. La finestrella che indica il giorno si trova a ore 3 e mostra un carattere numerico bianco su sfondo nero.

    Riprende così il contrasto dei numeri stampati sul quadrante che informano sui tempi di sosta e sulle profondità (espresse in metri e in piedi). Le lancette e gli indici spiccano nel buio grazie al rivestimento in Super-LumiNova, uno dei materiali luminescenti più pregiati e di più lunga persistenza. Lo stesso che “dà luce” all’indice tondo che si ritrova a ore 12 della lunetta in smalto nero.

  • Ferragamo Sport, il subacqueo fuori dal coro

    Ferragamo Sport, il subacqueo fuori dal coro

    Si sa, i subacquei sono gli orologi dell’estate. Perfetti per la vita da spiaggia, ci permettono di dedicarci liberamente a tutti gli sport acquatici senza problemi. Eppure si può attribuire loro almeno una pecca: l’estetica. Nel senso che in genere sono un po’ tutti uguali, o comunque molto (talvolta troppo) simili – codificati come sono dalle norme internazionali che ne condizionano la costruzione ai fini della sicurezza. Meritano un plauso quindi quelle marche che riescono a sviluppare modelli di diver originali, che si distaccano dall’uniformità della massa. Come nel caso nel Ferragamo Sport, una novità presentata dalla Maison nella collezione Fall/Winter e che spicca come un faro nella nebbia nel panorama degli esemplari da immersione.

    Caratteristiche peculiari

    Due caratteristiche funzionali lo rendono diverso dalla maggior parte dei subacquei in circolazione. Connesse l’una all’altra, definiscono l’aspetto del Ferragamo Sport e gli regalano un’identità forte che lo distingue fin dal primo sguardo. Prima di tutto l’assenza della consueta ghiera girevole unidirezionale, sostituita invece da un ampio réhaut girevole. Certo, si tratta di una soluzione tecnica tutt’altro che nuova, visto che è apparsa già negli anni Sessanta del Novecento e contraddistingue esemplari famosi, anche con una lunga storia alle spalle. Ma, tra i dispositivi utili per calcolare i tempi di decompressione durante le fasi di risalita, il réhaut girevole è sicuramente meno inflazionato della solita lunetta.

    Altra peculiarità è poi l’esistenza di una seconda corona, necessaria proprio per regolare il réhaut girevole e per questo presente in tutti i diver con questa configurazione. Nel Ferragamo Sport però, oltre alla doppia corona, si riscontra una lunga, insolita placca: posta in rilievo sopra la carrure, fa da trait-d’union fisico e visivo fra le due corone. A metà fra un ponte di (parziale) protezione e un mero elemento decorativo, riporta anche l’indicazione delle relative funzioni: la corona al 4 serve per la rimessa all’ora delle lancette, quella a 2 per posizionare il réhaut girevole.

    Infine c’è un terzo dettaglio, che salta subito all’occhio agli esperti di moda. Il cinturino in silicone rosso è decorato con alcuni elementi tubolari nella parte esposta sui profili del polso. Gli appassionati di orologi subacquei potrebbero vederli come un curioso sistema per incanalare ed espellere l’acqua. In realtà i fan di Ferragamo riconosceranno subito il riferimento alla suola delle Nima Running, le celebri sneaker da uomo diventate ormai un pezzo da collezione. In cui gli elementi tubolari hanno la forma dei Gancini e costituiscono un efficare sistema per ammortizzare l’impatto al suolo durante la corsa.

    Ferragamo Sport in sintesi

    A questo punto non resta che descrivere i tratti essenziali del Ferragamo Sport. A cominciare dall’impermeabilità, garantita fino a 20 atmosfere. Per passare alla cassa: di dimensioni XL, è realizzata in acciaio Ip color canna di fucile e ha la lunetta scandita da ampie scanalature che creano piacevoli effetti di pieno e vuoto, e alleggeriscono l’intera architettura dal punto di vista visivo. Infine il movimento: l’orologio è equipaggiato da un calibro Ronda 763, quindi al quarzo Swiss made. Nelle didascalie in alto potete leggere altre informazioni utili al riguardo.

    Qui invece è importante sottolineare che il Ferragamo Sport è declinato in tre versioni. Oltre a quella con quadrante grigio e cinturino rosso, esiste anche in una monocromia blu, quindi con il cinturino e il quadrante nella stessa tonalità, mentre il réhaut girevole gioca con diverse sfumature in dégradé, dall’azzurro ghiaccio al blu notte. C’è poi un’ulteriore referenza in cui l’acciaio della cassa è annerito da un trattamento di superficie, il quadrante è nero come il réhaut girevole, che evidenzia con uno sfondo rosso i primi, fatidici 15 minuti. Infine il prezzo, uguale per tutt’e tre le varianti: 800 euro. Non eccessivo, considerato che si tratta di un orologio firmato Ferragamo.

  • Alpina Seastrong Diver Extreme Gmt, il subacqueo per chi viaggia

    Alpina Seastrong Diver Extreme Gmt, il subacqueo per chi viaggia

    Se siete appassionati di orologi ma conoscete poco o per niente la marca Alpina, non è detto che apparteniate a una sparuta minoranza. Ci sono brand, in tutti i settori del mercato, conosciuti all’estero, dove la loro presenza è forte da decenni, ma molto meno in Italia. Potrei citarvi come esempio alcune case automobilistiche d’Oriente, divenute familiari da noi solo dopo aver presentato auto elettriche, eppure considerate veri e propri colossi nei rispettivi paesi di origine. Con Alpina succede qualcosa di simile. La Casa è nota in Svizzera, per la sua storia e per i suoi esemplari, ma non in Italia: dove, per trovare informazioni e appassionati interessati alla sua produzione, occorre cercare nei forum di settore.

    La situazione però è destinata a cambiare rapidamente, visto che il Marchio elvetico sta per sbarcare anche nel nostro Paese. La distribuzione ufficiale inizierà il prossimo settembre e sarà dislocata attraverso una fitta rete di rivenditori lungo tutta la Penisola. Per cominciare a prendere confidenza con gli orologi del Marchio, allora, puntiamo l’attenzione su un modello di grande attualità: l’Alpina Seastrong Diver Extreme Automatic. Un subacqueo che esiste in due versioni: “solo tempo” e Gmt. Di particolare interesse non solo perché adatto alla stagione, ma anche per il rapporto qualità/prezzo.

    Un Brand unico

    Gli orologi Alpina si collocano infatti fra i prodotti premium in una fascia di mercato che ai giorni nostri è tutt’altro che affollata. Con un range di prezzo compreso indicativamente fra i 1.000 e i 2.500 euro, in pratica hanno ben pochi concorrenti. Almeno per quanto riguarda le marche cosiddette “istituzionali”, cioè dalla lunga storia e dalla fama riconosciuta (il contrario dei microbrand, per intenderci), e soprattutto il segmento sportivo, che è quello in cui Alpina è storicamente affermata. Ma c’è di più e non posso fare a meno di farvelo notare.

    Alpina non solo è un marchio svizzero la cui fondazione da parte di Gottlieb Hauser risale al lontano 1883, ma ha avuto un ruolo fondamentale nel dar vita all’attuale orologeria svizzera. Almeno, così dicono i suoi sostenitori: tanto che senza le strategie imprenditoriali di Alpina, l’industria elvetica delle lancette oggi sarebbe completamente diversa. In questo articolo vi abbiamo spiegato questo punto di vista: leggetelo e la vostra percezione di Alpina cambierà immediatamente.

    Alpina Seastrong Diver Extreme Automatic Gmt, in nomen omen

    Fatta questa importante premessa, passo a raccontarvi dell’Alpina Seastrong Diver Extreme Automatic Gmt. Presentato lo scorso aprile a Watches & Wonders Geneva, è la versione di punta di una collezione che comprende anche un “normale” subacqueo, privo di complicazioni (eccetto per il datario). Qui in redazione abbiamo deciso di privilegiare l’analisi dell’esemplare dedicato ai grandi viaggiatori. Proprio perché include, come vedremo, le stesse caratteristiche presenti nel “solo tempo” (eccetto per la funzionalità della lunetta, ovvio), ma con maggiori prestazioni.

    Come lo stesso nome suggerisce, si tratta appunto di un Gmt con lancetta secondaria delle ore e lunetta a rotazione bidirezionale, realizzata in ceramica nera e con numeri in rilievo. Come tutti i Gmt con questa costruzione, permette di leggere tre fusi orari differenti. L’Alpina Seastrong Diver Extreme Automatic Gmt quindi è l’orologio perfetto per il viaggiatore che attraversa in lungo e in largo il mondo e vuole tener d’occhio simultaneamente l’ora del luogo di partenza e quella di altre due destinazioni.

    Non solo. L’Alpina Seastrong Diver Extreme Automatic Gmt presenta altri vantaggi. È appunto un subacqueo, come il suo parallelo in collezione, con una resistenza all’acqua fino a 30 atmosfere garantita dal fondello in acciaio fissato con sei viti e dalla corona a vite. La corona logata ha un inserto in caucciù, a garanzia di un grip eccellente anche quando le regolazioni sono effettuate con i guanti da sub. Vi ricordo a tal proposito che l’estrazione della corona, dopo averla svitata, va fatta sempre e comunque in superficie e mai sott’acqua.

    Le caratteristiche…

    Assodata l’ottima impermeabilità, a mio avviso a catturare lo sguardo di chi incrocia l’Alpina Seastrong Diver Extreme Automatic Gmt è la cassa in acciaio 316L che misura 39×40,5 mm. Valori praticamente perfetti per ogni polso maschile (o quasi). Non una “semplice” cassa rotonda, ma una più elaborata e resistente cassa coussin (a forma di cuscino) con i componenti montati su tre livelli sovrapposti (fondello-carrure-lunetta, come vuole la tradizione). La cassa, va detto, si avvale di superfici lisce e satinate per creare riflessi e giochi di luce in grado di fondersi perfettamente con le linee spigolose. Alpina, per sottolinearne la resistenza strutturale, la definisce “Extreme”. E la utilizza anche in altri esemplari in catalogo, come quelli della collezione Alpiner.

    Due le referenze dell’Alpina Seastrong Diver Extreme Automatic Gmt (AL-560B3VE6 e AL-560LG3VE6): una con il quadrante nero, cromaticamente coerente con la lunetta in ceramica e il cinturino in caucciù; l’altra con il quadrante panna, che risalta per contrasto nell’intero abbigliamento. In entrambi i casi, il quadrante è decorato con un motivo a triangolo, la figura geometrica cara alla Marca in quanto diretto rimando al logo. Le sfere delle ore e dei minuti sono a spada e per metà traforate (la parte piena è rivestita di materiale luminescente). La lancetta del secondo fuso orario termina con un generoso triangolo dai bordi rossi e dall’interno luminescente, e il triangolo ritorna anche nel contrappeso della lancette dei secondi. A ore 6 si trova la finestrella della data, che spicca soprattutto nella referenza con quadrante nero.

    … e il prezzo dell’Alpina Seastrong Diver Extreme Gmt

    Non mi soffermo sul movimento, a cui Alpina assegna, dopo opportuna personalizzazione, la sigla AL-560 e che è realizzato sulla base del calibro Sellita SW330: potete trovare le specifiche tecniche nelle didascalie. Concludo invece con il prezzo al pubblico: l’Alpina Seastrong Diver Extreme Automatic Gmt costa 2.495 euro. Come dicevo prima, un prezzo concorrenziale, considerate le prestazioni offerte dall’orologio. Non troverete in giro molti equivalenti…

  • Citizen Serie 8-890: il subacqueo da usare ogni giorno

    Citizen Serie 8-890: il subacqueo da usare ogni giorno

    Non sono certo orologi artigianali. Eppure, da un po’ di anni, i Citizen riescono ad attrarre l’attenzione di chi non rinuncia alla qualità dei dettagli. Vi sto parlando di un colosso dell’orologeria giapponese – è bene sottolinearlo – che da solo vende mediamente, in un anno, più di 10 volte quello che vendono tutti i marchi svizzeri del lusso messi insieme. E non solo perché gli orologi Citizen sono più economici degli elvetici più blasonati, ma perché nel tempo hanno saputo fare del rapporto qualità/prezzo un indiscusso punto di forza. I Citizen Serie 8 – nati nel 2008 e oggi rappresentati da 14 referenze, tutte rigorosamente meccaniche a carica automatica – sintetizzano in pieno questa mia introduzione. E si spingono oltre. Con prezzi alla portata di tutti, svelano una qualità costruttiva, un livello estetico e una realizzazione dei movimenti all’apice delle capacità industriali. Emblematico il Citizen Serie 8-890… Ma andiamo con ordine.

    Delle attuali varianti a catalogo, ben 8 sono state introdotte nell’ultimo mese. Tutte vantano un bracciale integrato in acciaio, un doppio vetro in zaffiro sintetico e una buona resistenza ai campi magnetici. I nuovi Citizen Serie 8 si affiancano ai Citizen 880 GMT della stessa serie, di cui vi abbiamo parlato, meno di un anno fa, in questo articolo.     

    Più nel dettaglio, la collezione si è arricchita dei Citizen Serie 8–831 Calibro 9051 (tre nuove referenze), dei Citizen Serie 8-870 Calibro 0950 (due nuove referenze) e dei Citizen Serie 8-890 Calibro 9051 (tre nuove referenze, di cui una in edizione limitata). Ed è proprio di questi ultimi Citizen Serie 8-890 Calibro 9051 che voglio appunto parlarvi in modo approfondito, lasciando agli altri, oltre alle dettagliate didascalie che leggete sopra, una descrizione più sintetica.  

    L’uso quotidiano del Citizen Serie 8-890

    A un primo sguardo sembra il classico orologio sportivo con bracciale integrato in acciaio. Uno dei tanti che hanno fatto la fortuna di diverse case orologiere. Il Citizen Serie 8-890 Calibro 9051 però è un diver, vista l’impermeabilità dichiarata fino a 20 bar, con soluzioni estetiche e costruttive originali.

    Partiamo dalla ghiera girevole numerata (da 0 a 60 minuti). Diversa – sia nell’aspetto, sia nella costruzione – dalle tradizionali ghiere integrate nella lunetta della gran parte dei diver oggi in circolazione. Il Citizen Serie 8-890 esibisce infatti la tipica ghiera interna posizionata sul réhaut, che ruota in entrambe le direzioni e si aziona mediante una corona dedicata posta a ore 2. Niente bordo zigrinato, niente sound a ogni scatto, ma solo una perfetta sincronia fra la rotazione della corona e quella della ghiera.

    Che, va detto, rinuncia stranamente a ogni traccia di luminescenza. Neanche l’indice a triangolo con punta rovesciata presenta il rivestimento luminescente in natulite di solito adottato da Citizen per rendere gli esemplari visibili buio. Una scelta opinabile, direte voi, per un orologio che voglia definirsi subacqueo. Già a qualche metro sottacqua – chi si immerge lo sa – la poca luce solare a disposizione rende difficoltosa la lettura del tempo trascorso in immersione. Perché allora realizzare una cassa impermeabile fino a 20 bar, quando tutti gli altri esemplari della Serie 8 si fermano a 10 bar?

    Le risposte, per come la vedo io, risiedono nella volontà della Casa madre di proporre un orologio sportivo di elevata qualità, a proprio agio in tutte le situazioni e adatto agli sport acquatici in senso lato. Un orologio che permetta comunque di misurare, posizionando lo zero della ghiera numerata sulla lancetta dei minuti, intervalli di tempo a partire da un momento prestabilito. Che questi trascorrano in immersione non ha molta importanza. Possono invece rappresentare la durata di un percorso in barca, di un’uscita col kite, di una lezione di windsurf. Ma anche di un evento sportivo qualsiasi e altro ancora: una prova d’esame, un discorso, un’esibizione.

    Rivisto nell’ottica dell’orologio da indossare tutti i giorni, comune agli altri nuovi modelli della collezione, il Citizen Serie 8 – 890 si veste di carattere e si ammanta di un fascino tutto suo. A me, lo ammetto, piace moltissimo l’idea. E credo che, considerate tutte le caratteristiche, questo esemplare abbia le carte in regola per colpire l’attenzione di molti appassionati.    

    Estetica peculiare

    Non vi descrivo in dettaglio le forme spigolose dei vari elementi che compongono la cassa e il bracciale dei Citizen Serie 8-890. Vi rimando alle didascalie. Quello che posso dirvi è che si incastrano in totale armonia, trasmettendo a chi le osserva (anche distrattamente) una sensazione di solidità e ricercatezza. Merito del gioco di riflessi creato dall’alternanza di superfici in acciaio liscio e spazzolato. E, nel caso della referenza NB6069-53H, dalla presenza di elementi in acciaio grigio che ben si abbinano a tutti gli altri placcati in oro. Un motivo in più per credere che Citizen abbia voluto creare un diver eclettico, non solo nelle parole, ma anche nei fatti.

    I quadranti – blu per il modello NB6060-58L, marrone per il NB6069-53H – sono decorati da un motivo geometrico fatto di elementi rettangolati scavati e in rilievo, alcuni lisci e altri solcati da righe verticali. Un pattern che era già presente negli esemplari dello scorso anno e che si ritrova anche nelle altre novità di quest’anno. Qui però risulta funzionale all’elevata leggibilità delle informazioni. Gli indici applicati di forma rotonda, a eccezione di quelli a ore 12 e 6 (che sono rettangolari), e le sfere a matita di dimensioni generose consentono un’agevole lettura dell’ora in tutte le posizioni e situazioni di luce.

    Vorrei inoltre far notare come la ghiera interna riduca le dimensioni del quadrante e lo spessore della cassa, migliorando la vestibilità di un orologio il cui diametro misura quasi 43 millimetri. Sul retro poi l’estetica si esalta. Il fondello a vista mostra il movimento 9051 di fabbricazione Miyota ma riservato agli orologi Citizen Serie 8. Ciò significa che quel calibro, pur essendo di fornitura (Miyota è il produttore di movimenti meccanici e al quarzo controllato al 100% da Citizen), non potreste trovarlo su nessun altro orologio.       

    Il Citizen Serie 8-890 in edizione limitata

    L’ho detto in principio. Fra le nuove referenze di orologi Citizen Serie 8 ve n’è una in edizione limitata a 1.700 esemplari, di cui 200 riservati al mercato italiano. Pur proponendo la stessa cassa e lo stesso bracciale del modello NB6060-58L, si distingue per la lavorazione completamente diversa del quadrante. Al di là della tonalità, un color rame molto particolare, è composto da elementi geometrici triangolari che creano forme irregolari. Fidatevi: certo non si tratta di un guilloché inciso a mano, ma qui la lavorazione industriale in serie fa davvero miracoli.

    Riflessi e giochi di luce, dovuti alle differenti inclinazioni delle tante sfaccettature che si susseguono sull’intera superficie, sono tutt’altro che scontati. E creano effetti davvero sorprendenti, che ci aspetteremmo di trovare in orologi dal prezzo più elevato. Visto che la Limited Edition è proposta a 1.090 euro, solo 100 euro in più della NB6060-58L e a pari prezzo della NB6069-53H, vi consiglio di acquistarla. Può essere esibita perfino nelle occasioni speciali. Il valore collezionistico d’altronde è garantito.

    La meccanica dei nuovi Citizen Serie 8

    Il calibro incassato nei Citizen Serie 8-890 e negli 831 è il 9051, mentre ad animare gli 870 si trova lo 0950. Pur se realizzati in serie, entrambi contribuiscono a inquadrare la produzione di movimenti meccanici a carica automatica Citizen. Ciascuno a modo proprio, visto che tra i due esiste qualche differenza: 42 ore di autonomia per il calibro 9051, 50 ore per il calibro 0950; -10/+20 secondi al giorno di scarto per il 9051, -5/+10 secondi al giorno per lo 0950.

    Entrambi sono montati su 24 rubini, hanno uno spessore di 4,1 mm e una frequenza di funzionamento di 28.800 alternanze/ora (4 Hz). La lancetta dei secondi, centrale in ambedue i movimenti, avanza infatti con la massima fluidità, accontentando anche l’occhio dei puristi. Ottima la resistenza ai campi magnetici, sempre più intensi e frequenti ai giorni nostri: 16.000 ampère su metro (circa 200 Gauss), grazie ai materiali impiegati e alle caratteristiche tecniche. A dimostrazione di quanto i nuovi Citizen Serie 8 siano fatti per essere indossati tutti i giorni.

  • 10 orologi subacquei sotto i 2.500 euro. Professionali, non estremi

    10 orologi subacquei sotto i 2.500 euro. Professionali, non estremi

    Focus su 10 orologi subacquei per chi sta per andare al mare. Dieci suggerimenti per chi non vuole spendere un capitale. Che poi 2.500 euro sono già una bella cifra per noi comuni mortali, anche se siamo consapevoli dei prezzi raggiunti dal mondo delle lancette negli ultimi tempi. Per questo abbiamo scelto 10 orologi subacquei di prezzo diverso – dai 795 ai 2.400 euro, per essere precisi – e con caratteristiche diverse, così da permettere a tutti di farsi un’idea di cosa c’è sul mercato.

    Chiariamo subito i nostri criteri di scelta. Fin dall’inizio ci siamo orientati solo sugli esemplari a carica automatica: senza nulla togliere al quarzo, vogliamo restare fedeli alla tradizione dei movimenti meccanici. Quindi abbiamo privilegiato le marche più note, che vantano un passato nelle immersioni. Evitate quindi di cercare qui gli orologi subacquei dei microbrand, non li troverete. Ma se siete appassionati del genere, un po’ di pazienza e arriverà presto una vetrina anche per voi.

    Soprattutto ci siamo concentrati su modelli tosti, affidabili, con una costruzione codificata dalle norme internazionali, a cominciare dall’impermeabilità elevata. Niente roba da fighetti, per intenderci, messa al polso più per far scena che per un uso effettivo. Ma nemmeno troppo estrema, non dobbiamo lavorare su una piattaforma petrolifera. I 10 orologi subacquei riuniti qui sotto sono modelli professionali, sì – a volte adatti perfino alle grandi profondità -, ma sempre molto portabili. Studiati per la muta, perfetti con maschera e pinne, ma a proprio agio anche in abiti “civili”, con i look sportivi o informali.

    Anche a livello cromatico, come si può vedere, sono tutti molto “classici”. Ma spesso esistono anche in altri colori: per saperne di più, vale la pena sempre visitare il sito del produttore. Troverete così altri esemplari, che magari rispecchiano di più gusti (tasche) ed esigenze personali. In fondo i “nostri” 10 orologi subacquei vogliono essere solo delle indicazioni di massima, semplici idee da cui ciascuno può prendere spunto per acquistare il pezzo “giusto” per il proprio polso. Un consiglio: non basatevi solo sulle assolute novità, ma prendete in considerazione anche modelli noti, in catalogo da più tempo… A volte, meritano.

    ORIS Aquis Date
    Cassa (41,5 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 733 (base Sellita Sw200-01), con datario. Quadrante soleil, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezione con inserto in ceramica, vetro zaffiro bombato, fondello con oblò trasparente, bracciale in acciaio. 2.400 euro.

    ALPINA Seastrong Diver Extreme Automatic
    Cassa (39 mm) in acciaio 316L, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro AL-525 (base Sellita Sw200), con datario. Quadrante stampato con pattern triangolare, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in ceramica opaca, vetro zaffiro, fondello inciso, bracciale in acciaio. 2.295 euro.

    LONGINES HydroConquest
    Cassa (41 mm) in acciaio 316L, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L888 realizzato in esclusiva, con autonomia di 3 giorni e datario. Quadrante opaco, lancette, indici e numeri applicati luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in ceramica, vetro zaffiro, bracciale in acciaio 316L. 2.000 euro.

    MIDO Ocean Star 600 Chronometer
    Cassa (43,5 mm) in acciaio, impermeabile fino a 60 atm e con valvola di decompressione. Movimento meccanico a carica automatica, Calibro 80 realizzato in esclusiva, con autonomia di 80 ore, spirale in silicio, datario e certificato ufficiale di cronometro (Cosc). Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in ceramica, vetro zaffiro, fondello inciso, bracciale in acciaio con sistema di regolazione. 1.670 euro.

    LOCMAN Montecristo 500 Metri
    Cassa (43 mm) in acciaio 316L Pvd blu, impermeabile fino a 50 atm e con valvola di decompressione. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Sellita Sw200, con datario. Quadrante soleil, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro, fondello inciso in titanio, cinturino in silicone. 1.590 euro.
    Per leggere la recensione dedicata, clicca qui.

    SQUALE 1521 Marina Militare
    Cassa (42 mm) in acciaio 316L, impermeabile fino a 50 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Sellita Sw 200-1 elaboré, con datario. Quadrante soleil, lancette e indici applicati luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in alluminio, vetro zaffiro, cinturino in microfibra. Edizione limitata di 500 esemplari, 1.590 euro.

    SEIKO Prospex 1965 Heritage Diver’s
    Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 6R55 di manifattura, con autonomia di 3 giorni e datario. Quadrante opaco, lancette e indici applicati luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in alluminio, vetro zaffiro bombato, bracciale in acciaio. 1.400 euro.

    DOXA Sub 600T Sharkhunter
    Cassa (40 mm) in acciaio 316L, impermeabile fino a 60 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Eta 2824/Sellita Sw200 personalizzato, con datario. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale (brevettata) con inserti in acciaio sabbiato, vetro zaffiro, corona a ore 4, fondello inciso, cinturino Nato. Da 1.350 euro.

    HAMILTON Khaki Navy Scuba
    Cassa (43 mm) in acciaio 316L, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica uatomatica, calibro H-10 realizzato in esclusiva, con spirale in Nivachron e autonomia di 80 ore. Quadrante sfumato con indicazione dell’ora militare, lancette e indici applicati luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in ceramica, vetro zaffiro, fondello inciso, bracciale in acciaio. 1.145 euro.

    TISSOT Seastar 1000 Powermatic 80
    Cassa (40 mm) in acciaio 316L, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Powermatic 80 realizzato in esclusiva, spirale in Nivachron, autonomia di 80 ore e datario. Quadrante spazzolato, lancette e indici luminescenti, lunetta girevole unidirezionale con inserto in vetro, cetro zaffiro, fondello trasparente, bracciale in acciaio, intercambiabile a sgancio rapido. 795 euro.
    Per leggere la recensione dedicata, clicca qui.

  • Ocean Star 39: Mido alla… prova costume

    Ocean Star 39: Mido alla… prova costume

    Se esistesse anche per gli orologi l’ossessione della prova costume, direi che il nuovo Mido Ocean Star 39 l’ha superata a pieni voti. Anche il subacqueo principe delle collezioni di Mido si è infatti sottoposto a quella “cura dimagrante” che è tanto di tendenza nell’orologeria da qualche anno a questa parte. Un passaggio dalla taglia L alla S che lo ha reso, se possibile, ancora più sexy.

    Ocean Star 39: il diver 2.0

    Fuor di metafora, specialmente nel segmento degli orologi subacquei – storicamente e funzionalmente caratterizzati da dimensioni piuttosto generose e dei quali fa parte l’Ocean Star 39 – si assiste a una diffusa tendenza alla diminuzione dei diametri, causata da diversi motivi. Da una parte la volontà di rendere gli orologi sportivi più vestibili anche su polsi sottili, tipicamente quelli femminili. Non è un mistero, infatti, che il target donna sia sempre più al centro degli appetiti dei marchi, grazie anche a una generale maturazione della conoscenza e della cultura orologiera da parte del gentil sesso. Maturazione che spinge la cliente in rosa a cercare una maggiore qualità meccanica, estetica, dei materiali.

    Dall’altra parte c’è il fatto che – diciamocelo – le persone che si immergono con un diver meccanico sono sempre meno, vista la proliferazione di strumenti digitali da polso notevolmente più precisi, se non più affidabili. L’orologio subacqueo è sempre più un accessorio urbano, sportivo nell’accezione casual del termine. Qualcosa da indossare più in spiaggia che sott’acqua, più in ufficio a Milano che nei fondali di Pantelleria. Ragion per cui le dimensioni più piccole, come quelle dell’Ocean Star 39, aiutano la vestibilità di tutti i giorni e permettono una lettura agevole del tempo, che non è più questione di vita o di morte come può accadere in immersione.

    Questione di centimetri

    Detto questo, arrivo al nuovo Mido Ocean Star 39, un orologio che ha molto da raccontare, non solo per quanto riguarda le sue dimensioni riviste. Del resto, la collezione Ocean Star è un esempio di come Mido sia in grado di combinare design accattivante, qualità costruttiva e un pedigree subacqueo di prim’ordine. Il tutto mantenendo un rapporto qualità-prezzo difficilmente battibile. Lo fa da parecchio tempo, visto che la collezione Ocean Star festeggia quest’anno il suo 80° anniversario. Quale occasione migliore per regalarsi una silhouette tutta nuova, sottile e atletica?

    L’operazione dimagrimento è ancora più pregevole se si pensa che l’Ocean Star 39 non deriva da un modello esistente come, per esempio, l’Ocean Star 600 Chronometer. È un orologio subacqueo compatto, sottile e classico, con proporzioni bilanciate. Se il diametro di 39 mm è già di per sé una dichiarazione di vestibilità, ciò che fa davvero la differenza è lo spessore: 10,5 mm, compresi il fondello e il vetro. Il tutto con un’impermeabilità di 20 bar e una misura da ansa ad ansa di 46 mm. Ben al di sotto dei fatidici 50 mm, per molti il discrimine tra comodità e scomodità. Numeri che in questa fascia di mercato pochi concorrenti hanno.

    L’estetica dell’Ocean Star 39

    Il design dell’Ocean Star 39 è quello classico degli orologi subacquei non “spinti”, con la cassa simmetrica priva delle spallette proteggi corona. È in acciaio, prevalentemente con finitura spazzolata e qualche superficie lucidata. Ciò che spicca nell’orologio, però, sono la scelta dei colori e la decorazione del quadrante, dalle quali emerge una volta di più la vocazione più stilosa e meno professionale pensata da Mido per questo pezzo.

    Il quadrante ha infatti un motivo ondulato in rilievo che, nella versione messa al centro della campagna di comunicazione dal brand, è ulteriormente impreziosito da un effetto sfumato che passa dal nero a ore 12 al blu marino a ore 6. Lo stesso effetto è presente sulla lunetta e fa sembrare l’Ocean Star 39 quasi un orologio GMT.  

    La decorazione del quadrante è ben evidente, ma nel complesso non disturba la leggibilità delle ore, almeno nella versione blu e nera e in quella più tradizionale nella quale lo sfumato va dal nero al grigio scuro su quadrante e lunetta. Qualche difficoltà in più si potrebbe avere nella referenza con il quadrante color champagne (o sabbia, se preferite, visto che è il colore dell’anno) non sfumato. La leggibilità, qui, è meno favorita dai tocchi in oro Pvd su indici, lunetta e lancette. Decisamente più “cattiva” è la versione con cassa in acciaio con rivestimento Pvd nero.

    Il segreto sta nel calibro

    Buona parte del segreto delle dimensioni contenute dell’Ocean Star 39 sta nel lavoro fatto dai designer di Mido sull’orologio. Un lavoro che non sarebbe stato però possibile senza l’impiego, all’interno della cassa, di un movimento adeguato. Se infatti questo orologio subacqueo è così sottile, è grazie al suo calibro. Mentre la maggior parte degli orologi di Mido incassa il collaudato Calibro 80 – ossia il Powermatic 80, elaborato su base ETA 2824 -, l’Ocean Star 39 è animato da un movimento nuovo per il Marchio in questa collezione, ossia il Calibro 72. 

    Il calibro è nuovo per Mido nella Ocean Star ma è già impiegato in alcune referenze della collezione Baroncelli Heritage. E non è nuovo per Swatch Group, poiché deriva dall’ETA A31.111, a sua volta un’evoluzione del più sottile ETA 2892, utilizzato con alcune differenze da Longines come calibro L888 e da Union Glashütte come calibro UNG-07. Lavora a una frequenza discreta, 25.200 alternanze/ora e, come dice il nome, ha una riserva di carica di tutto rispetto di 72 ore. La spirale Nivachron antimagnetica di cui è dotato è ormai lo standard per i calibri del gruppo.

    Prima scrivevo del rapporto qualità-prezzo che caratterizza gli orologi del Brand, sempre interessante. Ebbene, l’Ocean Star 39 non fa eccezione: 1.190 euro per le tre versioni in acciaio satinato, 1.260 euro per la referenza con trattamento Pvd nero. Pur non dimenticando che per tante persone mille e rotti euro sono un sacco di soldi, è indubbio che l’orologio è “magro” non solo nelle forme ma anche nel prezzo, specialmente se paragonato ad alcuni concorrenti. Un occhio al polso e uno al portafoglio: per Mido, uno strabismo più bello di quello di Venere.

  • Ocean Star 200C Carbon: la categoria superiore di Mido

    Ocean Star 200C Carbon: la categoria superiore di Mido

    Quando ho avuto modo di osservare da vicino il Mido Ocean Star 200C Carbon, l’istinto è stato quello di metterlo a confronto con le altre referenze della serie 200C. Le quali, oltre a esibire un aspetto più in linea con la categoria dei diver, sono proposte a un prezzo inferiore alla metà di quello a cui è venduto il nuovo arrivato. Dovevo capire meglio. E così ho iniziato a osservare il Mido Ocean Star 200C Carbon con più attenzione e a cercarne gli aspetti distintivi. Dopo poco, ne avevo già individuati abbastanza, tanto da assegnare al nuovo diver della Casa svizzera una collocazione di categoria superiore. Vi preannuncio che si tratta di un’edizione limitata a 888 esemplari, quanto basta per conferire alla nuova referenza anche un valore collezionistico. Ma andiamo per gradi. 

    L’estetica e i vantaggi della fibra di carbonio

    Come lascia intuire il nome, la costruzione del Mido Ocean Star 200C Carbon utilizza il carbonio. Più precisamente, sia la cassa, sia il quadrante sono realizzati in materiale composito di fibra di carbonio. Non proprio una scelta economica, visti i costi di produzione decisamente più alti di quelli dell’acciaio. La fibra di carbonio, oltre a esaltare l’estetica e il carattere sportivo dell’orologio, ne aumenta la resistenza fisica riducendone il peso. La nuova referenza (M042.431.77.081.00) pesa soltanto 122 grammi, contro i 187 delle versioni in acciaio e i 129 di quella in titanio.

    Non solo. Il materiale composito, proprio in quanto tale, conferisce una propria unicità all’aspetto dell’orologio. E devo dire che in questo caso crea un contrasto notevole tra le sfumature di grigio/antracite/nero della cassa e del quadrante con il colore arancio tipico del mondo Mido. Che si ritrova sulla sfera dei minuti e sugli indici dei primi 15 minuti incisi nella lunetta in ceramica nera.
    Già, perché anche la lunetta girevole unidirezionale è stata prodotta in un materiale leggero e resistente, degno partner del composito in carbonio. Dimostrazione di quanto i tecnici della Casa abbiano curato ogni aspetto nella progettazione dell’Ocean Star 200C Carbon.

    Il che vale anche dal punto di vista estetico, ovvio. L’effetto lucido della lunetta è ripreso dalla corona a vite in acciaio Pvd nero (con inciso il logo) e dal fondello: il quale, come tradizione Mido vuole, riporta la stella marina che da sempre identifica la serie di orologi Ocean Star. Non solo. La rotazione della lunetta in senso antiorario è scorrevole ma resistente quanto basta, e colpisce anche per il sound. Su questo le marche del Gruppo Swatch, di cui Mido fa parte, devono aver lavorato parecchio negli ultimi tempi. Strano a dirsi ma è un dettaglio non da poco soprattutto per gli appassionati di orologi subacquei.

    Certificazione COSC e calibro 80

    Il secondo aspetto che differenzia il Mido Ocean Star 200C Carbon dagli altri modelli della stessa serie è la certificazione COSC. Se mai aveste qualche dubbio sulla costanza di marcia dell’orologio in questione, la certificazione di “cronometro” rilasciata dall’ente svizzero Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres rappresenta un’ottima garanzia. Ogni orologio meccanico a cui venga assegnato questo riconoscimento è testato per giorni in varie condizioni di temperatura e in più posizioni. Solo i migliori passano il test. Ricordo che per ottenere il certificato ufficiale di cronometro, lo scarto registrato dal movimento deve essere compreso fra -4 e +6 secondi al giorno, secondo le norme Iso 3159/2009.

    Come se non bastasse, il movimento incassato nel Mido Ocean Star 200C Carbon, ossia il Calibro 80 a carica automatica derivato dall’Eta C07.821, si affida a un bilanciere con spirale in silicio. Materiale insensibile ai campi magnetici che, perfino nelle profondità marine, non andranno mai a compromettere la costanza di marcia. Cui contribuiscono anche le 80 ore di carica completa: un’autonomia così lunga infatti, significa infatti che l’amplitudine del bilanciere – la cui frequenza è di 21.600 alternanze/orarie – rimane più a lungo costante nel tempo. Senza dimenticare i vantaggi pratici: poter riporre l’orologio al venerdì sera e ritrovarlo perfettamente in orario al lunedì mattina. Anche se – ci scommetto – sarà difficile privarsi dell’orologio proprio durante il weekend, visto che sembra fatto apposta per le giornate al mare.

    Considerazioni finali sull’Ocean Star 200C Carbon

    Per concludere, mi ricollego a quanto scrivevo all’inizio. L’Ocean Star 200C Carbon costa 2.450 euro, mentre le altre referenze della collezione hanno un prezzo compreso fra 1.110 e i 1.350 euro, a seconda della presenza del cinturino o del bracciale. A proposito, questo nuovo subacqueo è corredato di due cinturini, ma trovate le informazioni al riguardo nelle didascalie… Per tornare al prezzo più elevato, è indubbiamente riconducibile a un insieme di fattori, che spero di essere riuscito a raccontarvi al meglio nelle righe precedenti.

    In sintesi, però, questo orologio vanta elementi distintivi che di solito si riscontrano in segmenti di mercato più elevati. In pratica, comunque, la presenza del diverso materiale high-tech per l’abbigliamento e la certificazione Cosc del movimento costituiscono costi effettivi per il produttore, che si ripercuotono per forza di cose sul prezzo al pubblico. Certo, il cliente finale paga di più, ma deve avere la consapevolezza di avere in mano un prodotto superiore per qualità e prestazioni. E credetemi se vi dico che altre marche, per offrirvi caratteristiche equivalenti, si farebbero pagare molto, ma molto di più…

  • Seastar 1000 Powermatic 80, il subacqueo taglia M di Tissot

    Seastar 1000 Powermatic 80, il subacqueo taglia M di Tissot

    Tissot non si smentisce mai. Nei giorni scorsi ha fatto uscire un’estensione di gamma della linea Seastar, come sempre aperta alle nuove idee e democratica nel prezzo: il Seastar 1000 Powermatic 80. Un orologio che dal punto di vista estetico è chiaramente trasversale ai generi e attento agli ultimi trend, mentre da quello meccanico è un concentrato di tecnologia della Casa. Il tutto, come vedremo, accessibile senza svenarsi.

    La cassa di 40 mm di diametro punta al target femminile e a quello più giovane: lo spot ufficiale Tissot ne è una chiara testimonianza. E già questo non è poco, se si pensa a quanto sia carente sul mercato l’offerta di diver adatti a tutti: uomini con i polsi sottili, donne che non amano gli orologi mignon, chiunque voglia sfoggiare un modello sportivo, ma dall’aspetto non troppo tecnico, perfetto per l’estate.

    E poi c’è il movimento ad alte prestazioni: il Powermatic 80 con più di 3 giorni di autonomia. Celeberrimo, ben noto agli appassionati come ai neofiti, merita comunque un minimo di approfondimento per i pochi che non ne conoscono la storia. Ma, prima di parlarne, è opportuno inquadrarlo all’interno della famiglia di orologi.

    La collezione Seastar

    Il legame fra Tissot e il mare nasce sul finire degli anni ’50. Sono di allora infatti i primi esemplari della serie Seastar che inaugurano la produzione, anche per la Casa di Le Locle, di orologi subacquei. Con modelli proposti in più varianti, da uomo e da donna, la collezione Seastar si è evoluta nei decenni successivi fino a diventare la serie più longeva e conosciuta del Marchio elvetico.

    Oggi, i Tissot Seastar – più di 40 referenze in tutto, in versione “solo tempo” o cronografo – propongono l’iconico design dei diver, con lunette graduate e girevoli, ottimi livelli di impermeabilità, movimenti meccanici o al quarzo, bracciali in acciaio 316L o cinturini in diversi materiali. Orologi di qualità da comprare, come sempre per Tissot, a prezzi non esagerati.

    Le ultime referenze introdotte, cinque in tutto, ampliano la famiglia dei Tissot Seastar da 40 mm di diametro. Più piccolo del Seastar 1000 presentato nel 2019 (43 mm di diametro), il nuovo Seastar 1000 Powermatic 80 punta ad attirare l’attenzione delle generazioni più giovani che sembrano apprezzare maggiormente gli esemplari con la cassa di formato medio, di grande tendenza negli ultimi tempi. E del pubblico femminile: che, si sa, ormai da anni non disdegna affatto le casse oltre i classici 36 mm. Vediamo le novità più da vicino.

    Le caratteristiche dei Seastar 1000 Powermatic 80

    Tutt’e cinque le nuove referenze del Tissot Seastar 1000 Powermatic 80 hanno appunto la cassa da 40 mm di diametro, realizzata in acciaio 316L e impermeabile fino a 30 bar. Il numero 1000 nel nome indica infatti la resistenza all’acqua misurata in piedi, che corrispondono a circa 300 metri – per usare la consueta quanto malsana abitudine di servirsi dell’unità di misura della lunghezza anziché di quella relativa alla pressione.

    Oltre alle tradizionali versioni silver, cioè in acciaio “naturale”, esiste una variante bicolore (in acciaio e oro giallo) e altre due completamente nere. Il processo di colorazione utilizzato da Tissot è sempre il Pvd (Physical Vapor Deposition, deposizione fisica da vapore). Per tutte la lunetta girevole unidirezionale è in acciaio, caratterizzata da un anello in vetro minerale stampato (nella referenza bicolore, i numeri sono in Pvd oro).

    Molto curati i quadranti dalla finitura spazzolata, declinati in blu, turchese o antracite che sfumano in nero verso il perimetro. Il preferito della redazione – per quanto possono valere i nostri gusti – è quello turchese, perché cattura l’attenzione senza essere eccessivo. Seguono le lancette di ore e minuti e gli indici che, come negli altri Seastar, sono rivestiti in Super-LumiNova, uno dei materiali fotoluminescenti di più lunga persistenza. La sfera dei secondi termina in un cerchio (tipo piccolo Lollipop), ed è anch’essa ben visibile al buio.

    Per quanto sia relativo, devo aggiungere che quattro referenze del Seastar 1000 Powermatic 80 dispongono di bracciale in acciaio. La quinta, invece, di un cinturino tropic in gomma, in perfetta sintonia cromatica con la cassa e la lunetta di colore nero. Relativo, dicevo, perché bracciali e cinturini sono intercambiabili grazie al sistema di aggancio e sgancio rapido. Notevole, da questo punto di vista, la collezione di accessori Tissot (in gomma, in tessuto, in materiale sintetico, in pelle anche effetto alligatore), a cui attingere per look ogni giorno diversi.

    Fondello e corona, come in ogni diver che si rispetti, sono rigorosamente a vite. Sul fondello, l’oblò trasparente mette in mostra il movimento meccanico a carica automatica, il cui rotore riporta la serigrafia “Tissot 1853”.  

    Il movimento del Tissot Seastar 1000 Powermatic 80

    Come anticipato, vi racconto qualcosa del movimento incassato nei nuovi Tissot Seastar 1000: il Powermatic 80, appunto. A garanzia di affidabilità vanta la discendenza diretta dal calibro 2824-2 di Eta, il movimento svizzero più utilizzato di sempre, nonché il più conosciuto. Tanto apprezzato e ambito che quando il Gruppo Swatch, di cui Tissot ed Eta fanno parte, annunciò nel 2009 l’interruzione della fornitura di calibri Eta verso brand esterni al Gruppo, altre aziende come la svizzera Sellita e l’asiatica Seagull proposero, forti della scadenza di alcuni brevetti, movimenti del tutto simili. Il Sellita SW200-1 che oggi ritroviamo in numerosissimi esemplari di infinite marche ne è un esempio.

    Nel frattempo, dell’Eta 2824-2 è nata una nuova generazione di calibri. Si tratta di movimenti diversi, comuni a varie marche di Swatch Group, la cui nomenclatura, da Tissot, risponde alla sigla C07.xxx. Commercialmente sono noti proprio come Powermatic 80. Il numero 80, come potete immaginare, indica l’autonomia: 80 ore, circa il doppio di quanto riuscisse a fare il predecessore 2824-2. Prima però di dirvi come sia stato possibile ottenere questo risultato, torniamo alle varianti del Powermatic 80.

    Ponendo infatti al posto delle tre x numeri opportuni, si ottengono declinazioni differenti dello stesso movimento, caratterizzate da componenti di diversa qualità e da particolari complicazioni. Il doppio fuso orario si trova per esempio nel calibro Eta C07.661. Che non è quello incassato nel nostro Seastar 1000 Powermatic 80: il quale offre l’indicazione dell’ora, la lancetta dei secondi centrali e il datario a finestra a ore 6 (su sfondo nero).

    Resistenza ai campi magnetici, frequenza inferiore e autonomia maggiore

    Anche se Tissot non specifica quale delle varianti del Powermatic 80 caratterizzi i nuovi Seastar 1000 da 40 mm, una ricerca approfondita porta al calibro Eta C07.111, referenza base dell’ecosistema C07.xxx. Lo scappamento in polimero, anziché in metallo, ne definisce appunto il posizionamento entry-level. 

    Tissot però rassicura circa la resistenza ai campi magnetici di questi orologi. Lo fa sottolineando l’impiego di una spirale in Nivachron, composta da una lega di titanio in grado di mantenere inalterata la propria resa anche sotto l’azione di onde magnetiche. La trovata non è nuova visto che risale al 2018, ma rivela tuttora la sua efficacia. Per capirci, al suo sviluppo, accanto alla Nivarox, aveva lavorato una maison del calibro di Audemars Piguet. Nivarox, manco a dirlo, è un’azienda dell’universo Swatch.

    Ma torniamo, prima di concludere, alle famose 80 ore di autonomia. Come sia possibile ottenere simili risultati senza stravolgere l’architettura interna di un movimento o l’impiego di uno speciale bariletto? Semplice: lavorando su una serie di dettagli che migliorano l’efficienza e riducono gli attriti, ma soprattutto abbassando la frequenza del bilanciere, quindi il numero di alternanze orarie. Il calibro Powermatic 80 rinuncia infatti ai 4 Hz dell’antesignano Eta 2824-2, ripiegando sulla frequenza ridotta di 3 Hz. Quindi, 28.800 alternanze/ora del movimento ispiratore contro le 21.600 alternanze/ora del Tissot Seaster 1000.

    Infatti, se riduci la frequenza e l’energia necessaria a far oscillare il bilanciere, l’autonomia ne guadagna in modo considerevole. Anche se la marcia della lancetta dei secondi risulta un po’ meno fluida e continua rispetto a quella dei movimenti a 4 Hz. Un compromesso che il pubblico del Seastar 1000 Powermatic 80 accetterà di buon grado, visti anche i prezzi accessibili del listino. Si parla infatti di 795 euro, fatta eccezione per le referenze in acciaio bicolore e in Pvd nero che costano 875 euro.        

  • Marine Star: il diver Bulova preciso e… democratico

    Marine Star: il diver Bulova preciso e… democratico

    Anche se il meteo ce la mette tutta per non farcelo ricordare – almeno al Nord Italia -, l’estate è vicina. E, con l’estate, le giornate al mare. E, con le giornate al mare, i tuffi e le immersioni con un orologio subacqueo al polso. A differenza di alcuni marchi che, inspiegabilmente, lanciano i propri diver a luglio, Bulova si è mossa per tempo e ai primi di aprile ha presentato i nuovi Marine Star. Una bella sorpresa, devo dire.

    Quando li ho visti nelle immagini in cartella stampa, l’impatto non è stato sconvolgente. Mi sembravano anonimi, un po’ troppo omologati a una certa estetica di diver che dava l’impressione del già visto. Per fortuna, pochi giorni fa ho avuto l’opportunità di toccare con mano i Marine Star, di provarli, di indossarli. E, come spesso mi capita, l’idea iniziale è cambiata. Non ho problemi ad ammettere di aver giudicato troppo frettolosamente dalle apparenze. Solo gli stolti restano pervicacemente attaccati alle proprie idee.

    Il segreto è nel movimento

    Che cosa mi abbia indotto a ribaltare la valutazione, è presto detto. I Marine Star di Bulova, edizione 2024, sono una buona combinazione di tecnica e di estetica. Unita a una vestibilità insospettabile. Questo, almeno, per le referenze pensate al maschile, di cui scriverò in questo articolo. Per completezza segnalo infatti che esistono versioni al femminile, sulle quali non mi soffermerò e che mi hanno lasciato un po’ più freddino.

    Ho scritto di tecnica ed estetica. Parto da quest’ultima, perché è come l’essenziale del Piccolo Principe: invisibile agli occhi. Mi riferisco infatti al calibro, celato all’interno della cassa dal fondello chiuso. Per questi Marine Star, Bulova ha scelto il suo affidabile movimento Precisionist che, come molti di voi immagino sapranno, non è un quarzo qualsiasi. È un quarzo ad alta frequenza, che vibra a una frequenza altissima: 262 kHz e rotti.

    Un movimento che il Marchio alloggia già in alcune collezioni come la Curv o come la Lunar Pilot e che debutta quest’anno nella linea diver. Senza entrare troppo nel dettaglio, ricordo che il calibro ha fatto capolino nel 2010 all’interno dell’omonimo orologio Precisionist, con prestazioni impensabili per un movimento al quarzo. Se, infatti, prima di allora la frequenza di oscillazione standard dei calibri al quarzo si attestava sui 32,768 kHz ormai dagli anni ’70, i 262,144 kHz del Precisionist erano una vera bomba. Significava moltiplicare per 8 la frequenza e arrivare a uno scarto di precisione di meno di 10 secondi all’anno.

    Marine Star e il quarzo ad alta precisione

    Prestazioni delle quali beneficia oggi anche la collezione Marine Star e che Bulova ha raggiunto sostanzialmente modificando la forma del quarzo, che è l’anima del movimento. In un classico orologio al quarzo, una corrente elettrica accuratamente calibrata dalla batteria eccita un cristallo di quarzo a forma di diapason, che inizia a vibrare a una particolare frequenza. Questa vibrazione crea impulsi elettrici a una frequenza costante; i circuiti integrati dell’orologio li utilizzano per attivare il “motore”. Che, a sua volta, sposta gli ingranaggi, e quindi le lancette, di una piccola distanza a ogni impulso.

    Se negli orologi meccanici la forza di gravità e i forti campi elettromagnetici possono alterare la regolarità del movimento di alcuni componenti, che perdono così precisione, anche i meccanismi degli orologi al quarzo possono avere problemi. Per esempio, se si modifica la temperatura del diapason o se ne contamina la superficie con un po’ di sporco o di polvere, la frequenza di oscillazione può cambiare, alterando l’intero sistema.

    Il Precisionist utilizza un paio di trucchi tecnologici per superare questi punti deboli. In primo luogo, proprio la forma cui ho accennato sopra. La maggior parte degli orologi al quarzo impiega cristalli a forma di diapason a due punte; il Precisionist impiega una sorta di forchetta a tre rebbi, capace di moltiplicare per 8 la frequenza di oscillazione. Ciò significa che l’orologio può misurare frazioni più piccole di ogni secondo, fornendo dati precisi da tradurre nel movimento delle lancette.

    In secondo luogo, gli ingegneri di Bulova hanno affrontato il problema delle fluttuazioni di temperatura aggiungendo un regolatore ai circuiti del Precisionist. Il circuito dell’orologio rileva così le variazioni di temperatura e si adatta alle corrispondenti variazioni degli impulsi elettrici del cristallo di quarzo. Una piccola regolazione che parrebbe insignificante, ma le minime variazioni nell’intensità degli impulsi all’alta frequenza di oscillazione del cristallo possono sommarsi a deviazioni che altererebbero l’accuratezza del calibro al variare della temperatura.

    L’estetica del Bulova Marine Star

    Detto questo, in soldoni che cosa cambia per chi indossa un orologio con questo calibro, oltre alla precisione? Lo scorrere fluido della lancetta dei secondi, che pare quasi quello di un automatico. Possiedo un Lunar Pilot con movimento Precisionist e quando lo indosso mi imbambolo a guardare quella lancetta. Mi è accaduto anche nella prova del Marine Star e questo la dice lunga sia sul fatto che dovrei farmi vedere da uno bravo, sia sulla qualità percepita di questo orologio.

    Che, per i più, va al di là del calibro non visibile e passa per i dettagli della cassa e del quadrante. Quest’ultimo è disponibile in quattro varianti di colore: nero, blu, grigio e giallo. È decorato in rilievo con un motivo che richiama le onde del mare e, benché sia inciso a macchina, è qualitativamente ben fatto. Chi ha detto che il guillochage e altre decorazioni sono di qualità solo se fatte a mano?

    La lettura dell’ora è facile, grazie alle lancette a daga e agli indici oversize applicati; questi ultimi sono a bastone, tranne quello delle 12 che è il classico diapason, logo di Bulova. Il rivestimento luminescente fa egregiamente la sua parte aiutando nella lettura, così come la punta rossa della lancetta dei secondi. Un po’ sbilanciate la distribuzione delle scritte: brand, nome della collezione e impermeabilità a ore 12, mentre a ore 6 c’è solo il valore della frequenza e il simbolo dell’infinito, a indicare il calibro Precisionist.

    La cassa è in solido acciaio, 43 mm di diametro per 12 di spessore. Molto bella, al tatto e alla vista, la ghiera in ceramica. Unica pecca: è fissa e non girevole, un dettaglio non proprio da diver. Che cosa dire, dunque, di questi nuovi Marine Star? Del fatto che Bulova si sia mossa per tempo, ho già scritto. Arrivare prima, in questo senso, significa togliere opportunità ai competitor. Che nella fascia prezzo di Bulova non sono pochi e in questo senso il tempismo è ancora più importante.

    A questo aggiungo solo che, anche in questo caso, il marchio ha optato per rendere la propria collezione di diver accessibile ai più. Come potete leggere qui, non è la prima volta che accade ed è un segnale: la bella orologeria sa essere anche democratica. Non ci resta che attendere l’estate…

  • Locman Montecristo 500 Metri: signore degli abissi

    Locman Montecristo 500 Metri: signore degli abissi

    Se siete diversamente giovani come lo sono io, vi ricorderete lo spot televisivo in cui quella buonanima di Mike Bongiorno portava una grappa in cima alle vette più alte delle Alpi. Dal Monte Bianco, al Rosa, al Cervino, il payoff era “Sempre più in alto!”. Ecco, per il Locman Montecristo ribaltiamo lo slogan di Mike e diciamo “Sempre più in basso!”. Non perché la qualità sia scaduta, anzi. Ma, letteralmente: perché, con il nuovo Locman Montecristo 500 Metri, l’esemplare simbolo della Marca elbana tocca profondità cui non era mai arrivato prima.

    Gli esordi del Locman Montecristo

    Un risultato raggiunto in coincidenza dei 15 anni dalla rinascita della collezione. Era infatti il 2009 quando Locman rilanciò quello che sarebbe poi diventato il suo bestseller. In tutta onestà, per il successo che ha incontrato in tre lustri di vita, a me sembra che sia sul mercato da molto più tempo. Proprio perché il nuovo Locman Montecristo si fece subito notare e distinguere per alcuni tratti che, all’epoca, si allontanavano dallo stereotipo di orologio del Marchio.

    Intanto, all’interno della cassa alloggiava un movimento meccanico a carica automatica rielaborato dalla Scuola italiana di orologeria (S.I.O.), fondata proprio da Locman tre anni prima. Non era un movimento di manifattura nel senso più puro dell’espressione, ma comunque un ottimo calibro che aveva già in sé un’ambizione: il rilancio dell’orologeria tricolore che è alla base della missione aziendale odierna del Marchio.

    Oltre al calibro, fece il suo debutto la cassa brevettata, in titanio e acciaio. Una spinta decisa sui materiali, già nelle corde di Locman che, nei decenni precedenti, aveva dato una scossa al mercato con i suoi orologi in alluminio. Per non parlare dei pezzi in oro e radica di erica delle origini (il primo Montecristo Automatico, appunto), una fusione di materiali che alcuni marchi contemporanei rivendicano come propria, ma che il Brand faceva sua già a metà degli anni ’80.

    La nuova cassa era leggera anche visivamente, grazie a un’estetica che sarebbe diventata poi caratteristica del Locman Montecristo. Mi riferisco alle anse triple, la cui scheletratura (se possiamo chiamarla così), con la relativa alternanza di pieni e vuoti, toglie peso alla struttura dell’orologio. Specialmente se vi si aggancia un cinturino in caucciù.

    C’è pressione e pressione

    Detto questo, arrivo al nuovo Locman Montecristo 500 Metri. Che, come potete facilmente intuire dal nome e dalla mia introduzione, garantisce per la prima volta nella storia della collezione una impermeabilità fino a 500 metri. Che poi, come ben sapete, quando si parla di impermeabilità è sempre meglio e più corretto parlare di atmosfere o di bar, anziché di metri. Termini tra i quali, vuoto per pieno, c’è un rapporto di 1 a 10: 1 bar, 10 metri. 10 bar, 100 metri. 50 bar, 500 metri.

    Dettaglio non banale, perché se si considera che l’acqua della doccia può uscire a 5 bar o più, lavarsi con al polso un orologio con impermeabilità garantita fino a 3 bar non è proprio salutare per l’orologio in questione… Ne ho incontrati di orologiai che raccontano di clienti arrabbiati perché si sono ritrovati la cassa allagata dopo una doccia o dopo un tuffo da uno scoglio o da una barca. Avete idea della pressione che si esercita sull’orologio impattando con l’acqua da diversi metri d’altezza?

    Un problema che con la nuova referenza non si pone. Intanto perché è in tutto e per tutto un Montecristo e poi perché 50 bar di impermeabilità non sono noccioline. Il Dna della collezione è visibile non solo nella cassa (43 mm di solido acciaio e titanio) ma anche nella vocazione subacquea professionale dell’orologio. Il quadrante è ampio, chiaro, leggibile. Indici e lancette sovradimensionate sono roba da vero diver. La ghiera unidirezionale in ceramica è bella da vedere e utile da consultare, grazie agli indici e al triangolo a ore 12 luminescenti. Dettaglio di stile: nelle diverse referenze, il colore della scala di immersione da 0 a 15 è ripreso dalla punta della lancetta dei secondi.

    La valvola dell’elio

    Ciò che rende questo Locman Montecristo 500 Metri un diver di razza è la presenza della valvola di decompressione, posta a ore 8. Giusto per differenziarsi da altri “colleghi” che la piazzano a ore 10, a ore 2, a ore 4, a ore 9. A beneficio di tutti, ricordo che la funzione di questa valvola è quella di preservare il movimento dai danni che potrebbe provocare la penetrazione di molecole di elio all’interno della cassa, fpermettendo loro di uscire..

    Nelle immersioni in acque profonde, i subacquei devono respirare una miscela di ossigeno e di elio per evitare gli effetti della narcosi da azoto. L’elio sostituisce infatti l’azoto in modo che non si manifesti quella pericolosa condizione che, a profondità elevate, causa malori e disorientamento. Poiché, però, le molecole di elio sono molto piccole, possono penetrare nelle guarnizioni dell’orologio. I fase di risalita, poi, le molecole di elio si espandono e creano una pressione interna tale da far saltare il vetro come un tappo di champagne, danneggiando irrimediabilmente l’orologio. Ecco dunque che la valvola consente al gas intrappolato nella cassa di uscire in modo sicuro.

    Il posizionamento del Locman Montecristo 500 Metri

    Il nuovo orologio è proposto in quattro varianti, che si differenziano per la presenza del cinturino in caucciù o del bracciale in acciaio e per la finitura della cassa. In due referenze, infatti, è presente un trattamento Pvd blu o nero che la rende molto sportiva. I prezzi vanno da 1.498 euro a 1.690 euro: un posizionamento in linea con quello delle altre referenze dei Locman Montecristo automatici professionali.

    Automatici, perché nella cassa di questa nuova referenza non lavora il calibro sviluppato dalla S.I.O., bensì un movimento svizzero Sellita SW200. Uno dei calibri più affidabili in circolazione (io lo definisco “un mulo”) in quanto a robustezza e precisione, il cui impiego qui è una scelta intelligente da parte di Locman. Incassare un movimento ben fatto e collaudato, di derivazione industriale, consente di contenere il costo dell’orologio garantendone comunque la qualità. Non poco e non da tutti, di questi tempi.

  • Mido Ocean Star Gmt Special Edition: la forza è nel dettaglio 

    Mido Ocean Star Gmt Special Edition: la forza è nel dettaglio 

    Mido è un marchio che negli ultimi anni sta lavorando molto bene. Posizionato nel segmento medio dei brand di Swatch Group, può contare su una solida base di appassionati e su una storia ultracentenaria che annovera collezioni di successo. Tra queste, la Mido Ocean Star è la più vocata alla sportività, grazie a un fortissimo legame con il mare. È una collezione che ha un’identità estetica precisa, ma che è anche capace di rinnovarsi in termini di tecnologia, di materiali e di complicazioni. Lo dimostra una delle novità che ho avuto modo di toccare con mano ai primi di marzo, quando sono state presentate alla stampa italiana. Parlo del Mido Ocean Star Gmt in edizione speciale, che ha delle caratteristiche interessanti da raccontare.

    Prima, però, vorrei spendere due parole su un dettaglio che forse non tutti conoscono. Un dettaglio che spiega come mai, nel tempo, Mido è diventata una delle marche più affidabili in termini di impermeabilità, visto che con l’Ocean Star parliamo di una collezione subacquea. Un dettaglio che rende affine il Marchio a una… buona bottiglia di vino.

    La sfida dell’impermeabilità

    Questo dettaglio si chiama Aquadura ed è un sistema che Mido ha iniziato a utilizzare negli anni ’30 per impermeabilizzare i propri orologi, impiegando un materiale semplice e naturale: il sughero. Probabilmente è stato sperimentato per la prima volta da Mido nel 1934, quando Bernard Taubert, della celebre famiglia ginevrina specializzata nella fabbricazione di casse, mostrò in azienda la propria cassa decagonale impermeabile.

    Il sistema con la guarnizione in sughero era stato brevettato da Taubert nel 1929 per sigillare la corona, il punto debole di tutti gli orologi, specialmente dei subacquei. Nel sistema Aquadura, lo stelo della corona passava attraverso una minuscola guarnizione di sughero, compressa in un alloggiamento che garantiva la tenuta anche se la corona non era completamente inserita. Come una bottiglia di vino che rimane sigillata anche se il tappo è tirato a metà.

    Poiché le guarnizioni sono minuscole, il sughero utilizzato doveva essere di ottima qualità. Stando all’azienda, due terzi delle guarnizioni furono scartati proprio perché non di qualità. Il sughero naturale era riscaldato e ingrassato, ma la vera difficoltà stava nel taglio di questo materiale fragile. Se un minuscolo pezzo fosse caduto nella cassa, sarebbe stato sufficiente a bloccare il movimento. Ecco perché l’assemblaggio era più difficile e più costoso rispetto a quello delle guarnizioni in plastica. Nel 2008, in occasione del 90° anniversario della fondazione di Mido, il direttore Franz Linder presentò a Baselworld il Mido Jubilee, che utilizzava proprio il sistema Aquadura.

    Il Mido Ocean Star Gmt si fa piccolo (o quasi)

    Fatto l’excursus storico, arrivo alla referenza di oggi, il Mido Ocean Star Gmt Special Edition. L’orologio rappresenta una bella evoluzione all’interno del segmento Gmt della linea, che attualmente conta sei modelli. È una bella evoluzione perché questa novità è l’unica da avere la cassa da 40,5 mm contro i 44 mm delle altre referenze.

    I puristi del subacqueo, quelli che «un diver sotto i 43 mm non è un diver», non vedranno di buon occhio il ridimensionamento. Io che l’ho provato al polso vi assicuro che con questa misura l’orologio guadagna in portabilità e non perde nulla in leggibilità. Perché poi, magari, questi del ditino alzato pensano anche che mentre sei sott’acqua in Polinesia non t’interessa conoscere che ore sono a casa tua, ma si entusiasmano per l’estetica più che gradevole che l’orologio in questione ha, grazie all’aggiunta della funzione Gmt.

    In effetti, il quadrante è chiaro e pulito. L’indicazione delle 24 ore è riportata sia sulla lunetta in alluminio (ore pari), sia sul réhaut interno (ore dispari). Quest’ultimo si stacca bene dal blu intenso del quadrante, grazie alla finitura argentata con satinatura verticale. A fare da ponte tra quadrante e réhaut ci sono gli indici, con il nuovo disegno a dente di squalo. Negli altri Mido Ocean Star Gmt hanno la classica forma a bastone.

    I punti di forza del nuovo Mido Ocean Star Gmt

    Per quanto riguarda il calibro, non c’è molto da dire. Non perché non sia un movimento di valore, ma perché sul Calibro 80 di Mido ci siamo già soffermati in passato. Ricordo solamente che si tratta di un movimento automatico sviluppato su base dell’Eta C07.661: ha la spirale amagnetica Nivachron e lavora a 21.600 alternanze/ora.

    Così come accade per il calibro R808 di Rado e il Powermatic 80 di Tissot, anche questo movimento ha un’autonomia di 80 ore. Una batteria di calibri nati su base Eta che ha potuto beneficiare delle sinergie e delle risorse interne a Swatch Group, cui Eta appartiene. Un esempio di ottimizzazione delle economie di scala del quale beneficiano più marchi.

    Poco sopra ho scritto del design a dente di squalo degli indici. Ebbene, il predatore più temuto dei mari è richiamato anche dal bracciale in acciaio a maglia fitta con il quale è equipaggiato l’orologio. Il design richiama infatti quello dei bracciali cosiddetti “sharkproof”, molto diffusi negli anni ’60 e ’70. Al polso è morbido e vestibile, come ho potuto verificare di persona. In alternativa, il Mido Ocean Star Gmt Special Edition è fornito anche con un cinturino Nato in tessuto.

    Una doppia scelta che conferma l’attenzione di Mido al bilanciamento tra qualità e prezzo. L’orologio costa infatti 1.440 euro, una cifra a mio avviso interessante per i contenuti di questo diver e per il suo posizionamento rispetto ad altre referenze concorrenti. Un prezzo che mi ispira una considerazione con cui chiudo, rimandandovi alle didascalie per ulteriori dettagli. Per chi non lo sapesse, il nome Mido viene dallo spagnolo “yo mido”, io misuro, sottinteso “il tempo”. Pezzi come questo dimostrano che il Marchio misura anche la capacità di spesa di chi ama l’orologeria di qualità, ma non ha a disposizioni le cifre a volte poco giustificate che molti brand richiedono.

  • Citizen Promaster Godzilla: il mostro è tornato

    Citizen Promaster Godzilla: il mostro è tornato

    Se bazzicate siti e forum di orologeria, saprete che Citizen può contare su una comunità di appassionati nutrita e competente, forse una delle più numerose e, come si dice, sul pezzo. Per cui, se volete avere un’idea di com’è la nuova edizione del Citizen Promaster Godzilla, leggete le righe qui sotto. Ma se volete capire come è stata accolta dal pubblico, prima ancora che dal mercato, dopo aver terminato questo articolo fatevi un giro tra quei forum e quei siti: difficilmente troverete qualche opinione negativa.

    Perché l’accoppiata tra due simboli indiscussi del Giappone come Citizen e Godzilla è di per sé una combo perfetta, come direbbero i giovani. Se poi si considerano la qualità e l’estetica della referenza da poco presentata, non si fa fatica a comprendere che anche questo Citizen Promaster Godzilla è destinato ragionevolmente ad avere successo. Non solo tra i fan del Marchio, del mostro e degli orologi subacquei professionali.

    Dall’Autozilla all’Ecozilla

    Perché non dobbiamo dimenticare che in fin dei conti proprio di questo si tratta: di un subacqueo professionale. Un subacqueo professionale che ha le sue origini nel cosiddetto Autozilla prima ed Ecozilla poi, come sono stati familiarmente chiamati dai collezionisti. Due orologi che, un po’ per il design un po’ per le dimensioni (e per la loro origine nipponica), evocavano il feroce lucertolone, ma i cui soprannomi richiamavano le loro principali caratteristiche tecniche. Del primo, il Promaster 1000m Titanium Divers Watch del 2002 con cassa da 55 mm, rimandava al calibro automatico. Del suo successore, uscito sul mercato due anni dopo, il movimento Eco-Drive a energia solare.

    Le più recenti versioni di Ecozilla – o, per meglio dire, del Diver’s Eco-Drive 300M – sono del 2023, una con cassa in acciaio grezzo, l’altra con un rivestimento Dlc grigio scuro. Sempre generose le dimensioni: 48,2 mm, comprese le lunette da immersione unidirezionali. Generose anche le prestazioni del movimento Eco-Drive Calibro B873: 6 mesi di autonomia con una carica completa e precisione di +/- 15 secondi al mese.

    Del 2021 è invece la versione a mio avviso più affascinante del Godzilla, prima dell’attuale. In due edizioni limitate di 500 pezzi l’una, i Citizen Promaster Marine Red Fugu e Grey Fugu avevano, come si intuisce dal nome, due colori diversi. Ciascuno di essi, però, riportava sul quadrante la sagoma delle punte posteriori presenti sul dorso di Godzilla e il profilo del mostro inciso sul fondello. Due modelli di deciso impatto, ai quali però gli attuali non hanno nulla da invidiare.

    L’estetica del Citizen Promaster Godzilla

    Intanto c’è da dire che per lanciare la doppia edizione limitata del nuovo Citizen Promaster Godzilla, il Marchio approfitta di una ricorrenza: il 70° anniversario della serie di film dedicati al rettile fantascientifico. Il nuovo Citizen Promaster Eco-Drive Professional Diver 300M Godzilla (così si chiama per esteso) dà al robusto orologio subacqueo del Brand una direzione visiva più oscura e aggressiva. Grazie ai tocchi ispirati a Godzilla, qui molto sottili, a mio avviso potrebbe essere l’Ecozilla più indossabile visto fino a oggi.

    Questo nonostante le dimensioni non siano proprio contenute. Per essere Godzilla, del resto, un pegno va pagato. Come diametro ha i classici 48,2 mm, bilanciati (al rialzo) da uno spessore monstre di 18,5 mm. La cassa in acciaio senza anse ha un rivestimento grigio antracite sabbiato opaco che ne aumenta visivamente la presenza imponente, cui si accompagna un peso non indifferente. Ricordiamoci però qual è la sua vocazione.

    Come nei predecessori, nel nuovo Citizen Promaster Godzilla il corpo principale della cassa è arrotondato e leggermente svasato, con robusti accenti zigrinati lungo il bordo superiore e spallette proteggi-corona squadrate, e relativamente piccole, a ore 9. La superficie superiore della cassa, all’esterno della lunetta, dà invece una svolta visiva alla collezione. Introduce infatti un motivo vagamente camouflage che “muove” l’estetica dell’orologio, aggiungendovi un tocco stilistico deciso. 

    Secondo Citizen questo pattern, utilizzato anche per i quadranti, dovrebbe contenere immagini nascoste di Godzilla, ma francamente a me viene difficile individuarle. Proverò a capirci di più quando avrò l’orologio tra le mani. Tuttavia, la cosa non è necessariamente negativa poiché sfuma un po’ la presenza del mostro che, altrimenti, rischierebbe di farsi troppo ingombrante.

    Invece sul fondello del nuovo Citizen Promaster Godzilla, il rettile è evidente grazie a un’incisione con la forma dell’impronta della zampa. Incisione che, tutto sommato, risulta superficiale e leggera, non ingombrante. 

    Limitato e professionale

    Sebbene la forma e le proporzioni della cassa rimangano invariate rispetto al resto della famiglia Ecozilla, il nuovo Godzilla dà l’impressione di essere più equilibrato e vestibile dei precedenti. Un risultato che Citizen ha raggiunto, credo, principalmente grazie all’impiego di colori scuri (si sa, il nero sfina) e al design complessivo che privilegia l’ergonomia.
    Totalmente privo di anse, l’orologio sporge davvero poco sui polsi piccoli. In più, il cinturino nero in caucciù ha una tonalità simile a quella della cassa e rende il design più coeso. Senza contare che veste in modo più aderente rispetto a un eventuale bracciale in acciaio. 

    Il Citizen Promaster Godzilla 2024 è proposto in due opzioni di quadrante con motivo camouflage: una sui toni del rosso, dal nero al mattone, e una sui toni del verde. Quest’ultima è in edizione limitata di 2.500 pezzi, quella rossa è tirata in 3.000 esemplari. Grazie al motivo scuro e screziato, i quadranti creano diversi giochi di luce a seconda della direzione da cui proviene la fonte luminosa.

    Ovvio che, trattandosi di uno strumento professionale, l’estetica non può del tutto sbarrare il passo alla funzionalità. Gli indici applicati sul quadrante, gli indici di immersione incisi sulla lunetta e le due grandi lancette a daga per ore e minuti (quest’ultima arancione, nera la prima) rendono il layout ben leggibile a colpo d’occhio sott’acqua. Con un po’ di fantasia, mi pare possano anche evocare la bocca spalancata di Godzilla coronata di denti, specialmente nella versione con quadrante rosso. Ah, a proposito di funzionalità: la cassa è impermeabile fino a 30 bar.

    Altre caratteristiche del Citizen Promaster Godzilla

    Nella cassa del nuovo Citizen Promaster Godzilla lavora il movimento al quarzo Eco-Drive Calibro B873 alimentato dalla luce, sviluppato internamente dal Brand. Una presenza che rende l’orologio decisamente Ecozilla. Il Cal.B873 è lo stesso che equipaggiava gli Ecozilla del 2023 ed è da anni un punto fermo nella gamma Citizen. Pensato per un utilizzo professionale e intensivo, deve offrire di conseguenza prestazioni in generale eccellenti. E lo fa. Come ricordavo più su, il marchio dichiara una precisione di +/-15 secondi al mese, con sei mesi di autonomia a fronte di una carica solare completa.

    Per chiudere il cerchio del design, Citizen equipaggia questi orologi con un cinturino in caucciù nero dotato della classica prolunga a fisarmonica. Come la cassa, anche il cinturino è identico a quello dei precedenti modelli Ecozilla. Però la colorazione generale più scura gli conferisce un aspetto più uniforme rispetto ai precedenti – anche se non riporta nessuna decorazione, ma sia del tutto liscio e piuttosto uniforme.

    La forza sta nel nome

    Chiudo con una riflessione. Nonostante prevalgano nella comunità degli appassionati, i soprannomi dati dai fan ad alcuni modelli di orologi non sono quasi mai riconosciuti formalmente dai marchi. Avete mai sentito Rolex parlare delle proprie referenze chiamandole Kermit, Hulk, Batman? È piuttosto raro, infatti, che l’industria dell’orologeria, formale e un po’ ingessata, utilizzi qualcosa di diverso dai nomi “ufficiali” o, persino, dai numeri di referenza.

    Il fatto che Citizen stessa abbia finito con l’affibbiare il nomignolo di Godzilla ad alcuni dei propri subacquei più celebri la dice lunga sia sulla permeabilità (positiva) del Marchio agli stimoli esterni, sia alla capacità di incidere da parte della community di appassionati. A mio avviso è un bel segnale, quasi un invito a non prendersi troppo sul serio, ogni tanto. In un settore come questo, farebbe bene a molti.

  • Nuovo Longines Legend Diver, la forma e la coerenza

    Nuovo Longines Legend Diver, la forma e la coerenza

    Se Buddha sosteneva che «l’unica costante della vita è il cambiamento», il Longines Legend Diver ha dato della massima un’interpretazione tutta sua. Perché questo orologio è un esempio di come cambiare senza cambiare. Di come mantenere un’estetica riconoscibile lavorando sulla meccanica. In poche parole, di come essere se stessi senza tradire le proprie origini.

    Oggettivamente non è cosa facile, specialmente se si ha alle spalle una storia ultradecennale. Perché il Longines Legend Diver non è uno di quegli orologi subacquei fatti un tanto al chilo di recente, per accalappiare una fascia di appassionati alla buona. È un pezzo che ha radici profonde nella storia dell’orologeria, che arrivano fino agli anni in cui gli oceani erano la nuova frontiera da esplorare. Con al polso, naturalmente, un orologio affidabile.

    Ora come allora

    Tutto ebbe inizio alla fine degli anni ‘50 con il Longines Nautilus Skin Diver. Il nome dice abbastanza e dimostra che il Marchio stava affrontando il mercato in rapida espansione degli orologi subacquei. All’inizio degli anni ‘60 il Brand svoltò, grazie al lancio di un orologio più grande: la referenza 7042.

    Come il coevo Universal Geneve Polerouter Sub, la referenza 7042 fu costruita secondo il principio del Super Compressor, un brevetto detenuto dal fabbricante di casse Ervin Piquerez. In sostanza, la cassa faceva affidamento sulla maggiore pressione sott’acqua per sigillare ulteriormente il fondello e garantirne l’impermeabilità. In pratica, più l’orologio scendeva, più diventava a tenuta stagna. 

    Diverse aziende si affidarono a questa soluzione intelligente, il che spiega perché è possibile trovare le corone con la testa zigrinata, tipiche delle casse dei Super Compressor, su molti pezzi vintage. Quella cassa in due parti con fondello a vite misurava 42 mm di diametro, vantava 12 bar di impermeabilità e, come quella del Nautilus Skin Diver, ospitava il calibro automatico 19AS.

    La sua caratteristica più evidente, che l’ha resa riconoscibile ora come allora, era la lunetta girevole interna bidirezionale graduata 60 minuti, regolabile attraverso la corona a ore 2. Soluzione a doppia corona che ne caratterizza tuttora l’estetica.

    L’origine del Legend Diver è dunque chiara: la referenza 7042 è essenzialmente la sua ispirazione, ad eccezione delle lancette, che vengono dalla referenza 7594 della fine degli anni ’60. La cassa da 42 mm del Legend Diver, l’incisione sul fondello e le due corone con la testa zigrinata ricordano, più che l’antenato, le referenze 7042, 7150, 7494 e 7594. 

    La nascita del Longines Legend Diver

    Il Longines Legend Diver è entrato stabilmente nelle collezioni del marchio con questo nome dal 2007, con la ref. L3.674.4.56.2. Cassa sempre da 42 mm di diametro ma impermeabilità portata fino a 30 bar. Il calibro automatico era il nuovo L633, con il richiamo del nome al 633.1 del 1971, progettato per i sub della Royal Australian Navy.

    In sedici anni l’orologio non ha subito stravolgimenti pazzeschi ed è uscito con alcune referenze interessanti. Penso in particolar modo ai pezzi con quadrante sabbia o bordeaux e cassa da 36 mm, misura non da diver ma super portabile. O, soprattutto, alla ref. L3.774.1.50.2. del 2017 con la cassa in bronzo, la cui estetica abbinava il quadrante verde (senza datario) con il calore della lega, materiale insolito per Longines.

    Via il superfluo

    Ebbene, nel 2023 il Longines Legend Diver riprende nuovamente l’insegnamento di Buddha e, come ho scritto all’inizio, lo fa a modo suo. Perché il cambiamento questa volta c’è, è visibile ma alla fin fine l’orologio rimane sempre lui. Ed è un cambiamento, anzi due, che per quanto riguarda i miei gusti personali ne farebbero volentieri un regalo di Natale.

    Perché si tratta di due modifiche che, per quello che può valere per voi che leggete, trovano il mio appoggio incondizionato: cassa più piccola (39 mm) e assenza del datario. Vero, la prima delle due può far storcere il naso ai puristi dell’orologeria: «Ma un diver sotto i 42 mm non è un vero diver» è sicuramente un’obiezione facile da muovere all’orologio. Eppure, per chi è attento, questa non è una modifica casuale.

    Quella della riduzione dei diametri, come i più svegli di voi sanno, è una tendenza già in atto da tempo. Un ridimensionamento delle misure che ha come obiettivo quello rendere gli orologi sia portabili tanto su polsi maschili quanto femminili, sia più vestibili in senso generale. Oriente compreso.

    La scelta di non mettere il datario, invece, va probabilmente nella direzione di una maggiore pulizia complessiva del nuovo Longines Legend Diver. Una pulizia che lo avvicina ai suoi antenati, le referenze 7042 e 7594, per le quali la lettura della data sott’acqua era oggettivamente poco utile.

    L’estetica del Longines Legend Diver

    Per il resto, i tratti estetici sono quelli che ben conosciamo. La cassa in acciaio del nuovo orologio è stata ridisegnata per adeguarne le proporzioni alle misure attuali, mantenendo un alto livello di lavorazione nelle finiture. Longines ha conservato anche il vetro box, ossia con quel design risalente agli anni ’60 che favorisce una lettura piena e completa delle informazioni sul quadrante.

    Rimane anche la tipica lunetta girevole interna bidirezionale per misurare i tempi di immersione. La sua posizione all’interno della cassa è da sempre un carattere distintivo. Sebbene sia stata ideata per motivi funzionali – lì è al sicuro da manipolazioni e da urti accidentali che potrebbero modificarne le impostazioni -, è diventata soprattutto un dettaglio di design. Così come la corona a vite a ore 2 che serve per azionarla.

    Il quadrante del Longines Legend Diver torna al classico nero, affiancato questa volta da un blu navy che trovo molto bello. In entrambe le versioni, la laccatura fa risaltare ancora di più il colore, che nella versione nera è molto profondo.

    Un po’ di sigle

    Per chi ama i dettagli tecnici, segnalo che il Legend Diver soddisfa i criteri della certificazione Iso 6425 riferiti agli orologi subacquei. Sono tantissimi, se siete interessati li potete leggere qui.  Quello che è certo è che averne affinato l’estetica e averlo portato più vicino ai gusti contemporanei non ha comportato un calo delle prestazioni.

    Il calibro Longines L888.6, invece, è certificato antimagnetico secondo lo standard Iso 764, che stabilisce parametri e caratteristiche cui un movimento deve sottostare per essere considerato al sicuro dai campi magnetici. Questo grazie alla presenza della spirale in silicio e di altri componenti che Longines non specifica, ma che contribuiscono a mantenere il calibro efficiente e preciso anche in presenza di magnetismo.

    Poteva poi mancare la certificazione di cronometro da parte del Cosc? Naturalmente no. Anche se il Longines Legend Diver non se ne fregia sul quadrante, come alcuni dei suoi colleghi fanno. Understatement o semplicemente volontà di non “sporcare” il design? Forse entrambe le cose. Di certo, come ricorda la Casa madre, questa certificazione l’orologio se l’è sudata: durante la procedura, la sua testa, con il movimento incassato e funzionante, è provata per quindici giorni e quindici notti consecutivamente, in diverse posizioni e a tre livelli di temperatura, per garantire la precisione del calibro.  

    Una collezione coerente

    Bello, infine, il lavoro fatto da Longines sul bracciale dell’orologio. È in acciaio, a sette file (le cinque interne lucide, le due esterne satinate) con fibbia pieghevole ed è disponibile sia per la versione con quadrante nero sia per quella blu. Quest’ultima può essere scelta con un cinturino Nato in tessuto tono su tono, quella nera con un cinturino in pelle. La quale, per inciso, costa come quella con il bracciale: 3.600 euro, contro i 3.350 della versione con cinturino Nato.

    Al di là delle mie preferenze per i diametri contenuti e per i quadranti senza data, puramente personali, il giudizio d’insieme per il nuovo Longines Legend Diver è positivo. Sempre aspettando l’opportunità di metterlo al polso, prova che, come insegna Alessandro Borghese, potrà confermare o ribaltare il giudizio iniziale. 

    Positivo perché l’orologio, come scritto fino allo sfinimento, è rimasto se stesso. Anzi si è migliorato nell’equilibrio estetico senza diventare semplicemente il “fratello minore” del 42 mm. Per quel ruolo ci sono ancora a catalogo le referenze da 36 mm. E questo è il secondo aspetto che influenza il mio giudizio positivo. L’ingresso in collezione di queste referenze meno “homage” e più contemporanee non ha infatti discontinuato la collezione corrente.

    Longines ha mantenuto un assortimento di misure e materiali destinato a diverse tipologie di appassionato, che possono così guardare alla tradizione del Marchio senza perdere di vista la modernità. Il tutto inserendo gli orologi in un segmento di prezzo corretto rispetto all’offerta complessiva del Brand, senza cercare picchi verso l’alto che possono renderne disarmonico il portafoglio. Anche in orologeria, l’equilibrio e la coerenza dovrebbero essere la stella polare di ogni marchio: capirlo e metterlo in pratica, non è da tutti.

  • Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3: atto finale

    Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3: atto finale

    Quando Blancpain si muove per organizzare un evento, state pur certi che fa le cose in grande. Ne ho avuto l’ennesima prova lo scorso weekend, quando sono stato invitato a Cannes per la presentazione del terzo orologio che celebra i 70 anni del Blancpain Fifty Fathoms, il Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3.

    C’era chi pensava che…

    Dopo i modelli lanciati a gennaio e a febbraio, c’era curiosità intorno a questo terzo e ultimo pezzo. Oltretutto sul web avevano impazzato ipotesi e previsioni: alcune plausibili, altre bizzarre, talune surreali. Specialmente dopo la recentissima operazione in collaborazione con Swatch, c’è stato persino chi si è lanciato in mirabolanti supposizioni di Blancpain Fifty Fathoms colorati, anche per le referenze Bathyscaphe.

    Ebbene, io non sono il mago Otelma (grazie al cielo) e nemmeno ho un’intelligenza superiore alla norma (peccato), ma l’idea che sarebbe stato qualcosa di filologicamente più vicino alla storia dell’orologio mi è passata per la testa. Dopo che l’Act 1 era stato un omaggio al passato e il Fifty Fathoms Tech Gombessa Act 2 una prova generale di futuro, la sensazione che Blancpain sarebbe tornata alle origini era nell’aria.

    E così è stato. Durante il party del 23 settembre sull’île Sainte-Marguerite, il Ceo di Blancpain Marc Hayek ha tolto il velo all’orologio, o meglio, lo ha tolto dalla scatola. Il Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3 era infatti celato sotto un cubo di legno, che Hayek ha sollevato facendosi aiutare dai due chef stellati che hanno curato il buffet dell’evento, Christopher Coutanceau e Glenn Viel. E da quella mistery box in stile Masterchef non è apparso un carciofo ma lui, la star della serata.

    Io l’ho provato

    La teca con l’orologio è stata oggetto di un immediato assalto degli astanti, a caccia del primo scatto, come fosse George Clooney sulla non lontana Croisette. Così ho optato per un altro banco, sul quale due orologiai avevano a disposizione altri due pezzi da mostrare e far provare. E da qui voglio partire questa volta, dalla prova al polso. Per quanto sia stata rapida, ha comunque offerto le sensazioni che cercavo per cominciare questo articolo.

    Inizio subito in media res, come dicevano i latini, con qualche informazione buttata lì che approfondirò più avanti. Ebbene, per l’ultimo nato della famiglia Blancpain Fifty Fathoms, il Marchio ha fatto uno sforzo in termini di vestibilità. La cassa ha un diametro di 41,3 mm e uno spessore di 13.30 mm e una leggera curvatura; non è pesante al polso nonostante sia fatta di bronzo dorato.

    Le anse molto allungate e abbinate al cinturino Nato (unica scelta, niente caucciù) non rendono questo Fifty Fathoms ideale per i polsi sottili come il mio. L’ho visto indossato da gente più nerboruta del sottoscritto e l’impressione che mi ha lasciato è che quello sia il suo habitat ideale. Poi, come dico sempre, la prova dal concessionario è sempre la cosa migliore per valutare l’indossabilità di un orologio.

    L’eredità del Blancpain Fifty Fathoms

    Ho fatto questa premessa, a mio avviso importante, perché non siamo in tantissimi ad avere avuto l’opportunità d mettere al polso il nuovo Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3. Un parere fresco penso fosse utile. Ora torno a una presentazione più classica e inizio col dire che l’ispirazione per l’orologio è venuta dal modello in dotazione agli uomini rana della Marina Militare americana all’inizio degli anni ’60. Un’ispirazione che si ritrova in diversi dettagli.

    Tanto per cominciare nell’indicatore dell’impermeabilità a ore 6 che abbiamo imparato a conoscere dal contemporaneo Fifty Fathoms Mil-Spec e che è una invenzione di Jean-Jacques Fiechter, padre del Fifty Fathoms e Ceo di Blancpain dal 1950 al 1980. Il funzionamento dell’indicatore è molto semplice: se dell’umidità penetra nella cassa, la parte superiore bianca della “pastiglia” tende ad assumere un colore simile a quello della parte inferiore. In questo modo, mancando l’immediato contrasto visivo, un subacqueo che indossa l’orologio in immersione si accorge al volo che la tenuta stagna è stata compromessa.

    L’indicatore è presente fin dal 1957 sul quadrante del Mil-Spec (Military Specification, ossia costruito per soddisfare le specifiche richieste alle attrezzature militari). E ha fatto sì che la Marina statunitense giudicasse questo modello come l’unico in grado di soddisfare tutti i propri criteri riguardanti gli orologi da utilizzare per le missioni sottomarine. 

    Passato e presente

    I richiami a quell’orologio continuano nel colore nero opaco del quadrante, nel diametro della cassa (un’enormità a quei tempi) e nel logo Blancpain, scritto con i caratteri dell’epoca. Anche il vetro zaffiro, bello protruso, sa di anni ’50. Non potendo utilizzare il radio per gli indici, si è scelto il Super-LumiNova vintage, così come per la scala di immersione sulla lunetta. A proposito, quest’ultima è girevole, unidirezionale e piatta, con il tocco moderno dell’inserto in ceramica nera. 

    Il cinturino Nato bicolore riprende il codice cromatico del modello degli anni ’60, con un cuore sostenibile che lo rende adatto ai nostri giorni: è fatto con reti da pesca abbandonate, rimosse dagli oceani.

    Quello che invece distingue il Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3 dall’orologio del passato è sicuramente la lunghezza delle anse, che là erano più corte e avvolgenti, oltre al materiale della cassa. L’ho anticipato prima, si tratta di bronzo dorato e, come promesso, ora ne parlo un po’ più da vicino.

    Una cassa speciale

    Sappiamo che in Swatch Group hanno il pallino di essere un po’ alchimisti e creano non di rado leghe proprietarie. Ricordo a titolo di esempio l’oro Sedna, Canopus o Moonshine di Omega. E cito Omega non a caso, perché questa lega brevettata chiamata bronzo dorato arriva da lì e chi ha buona memoria la ricorda in una cassa dello Speedmaster Chronoscope.

    È composta per il 37,5% da oro con punzonatura 9 carati e per il 50% da rame; il restante 12,5% se lo dividono argento, palladio e gallio. Quest’ultimo, molto raro, fonde a soli 30 gradi Celsius: pensate alla difficoltà di lavorarlo con altri componenti e ditemi se anche a voi non viene da pensare che nelle fonderie di Swatch Group lavori il Topolino Apprendista stregone di Fantasia.

    Il bronzo dorato fornisce un colore molto specifico, più vicino al bronzo tradizionale (almeno quando è nuovo) e diverso dalle altre leghe d’oro proprietarie di Omega. Allo stesso tempo, si qualifica come oro 9 kt e può quindi essere marchiato con punzoni. I risultati sono un colore e una lucentezza interessanti, diversi da qualsiasi altro bronzo. E – cosa importante – l’assenza di scolorimenti e ossidazioni, che per molti sono il bello di queste casse (più scolorano, più diventano uniche), ma per altri sono una seccatura che li frena nell’acquisto di questo tipo di orologi.

    Il calibro del Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3

    Non torno sulle dimensioni della cassa, che è impermeabile fino a 30 bar – minimo sindacale per un subacqueo professionale. Passo al movimento. Si tratta di un calibro automatico solo tempo e senza indicazione della data, giusto per parlare di aderenza filologica alla tradizione. All’epoca, un movimento a carica manuale avrebbe potuto prestare il fianco a una perdita progressiva di impermeabilità della cassa, dovendo mettere mano quotidianamente alla corona per ricaricarlo.

    Il calibro 1154.P2 è dotato di un doppio bariletto, che garantisce all’orologio un’autonomia di 100 ore. È qualcosa in meno di quanto fornisce il classico 1315 montato sulla collezione corrente, che arriva a 120 ore. Il 1315 è di oltre due millimetri più spesso, anche per la presenza del disco del datario, e lavora a 28.800 alternanze/ora, che sono invece 21.600 nel 1154.P2.

    Come ogni calibro di alta qualità che si rispetti, ha la spirale in silicio che lo rende resistente al magnetismo. A proposito di resistenza, per la prima volta nel Blancpain Fifty Fathoms 70th Anniversary Act 3 la Manifattura inserisce un movimento inattaccabile fino a 1000 gauss. Un risultato ottenuto grazie all’impiego del silicio abbinato, a livello di scappamento, a una serie di leghe esclusive.

    Questo ha consentito di evitare l’inserimento di una gabbia in ferro dolce a protezione del calibro, come si faceva un tempo, e di rendere così il movimento visibile attraverso il fondello in vetro zaffiro. L’anello di incassaggio è anch’esso in bronzo dorato; dettaglio non secondario, perché negli orologi con cassa in bronzo di solito il fondello è in un altro metallo perché la lega può generare reazioni allergiche sulla pelle del polso.

    Blancpain e gli oceani

    Sopra ho parlato del cinturino fatto con reti da pesca riciclate. Scelta coerente, dal momento che l’esplorazione e la preservazione degli oceani mondiali sono essenziali per Blancpain. Un’affinità che si accompagna alla determinazione nel supportare importanti attività e iniziative dedicate agli oceani e dalla quale è nato il Blancpain Ocean Commitment (BOC).

    Grazie a questo programma, Blancpain è partner di diverse organizzazioni leader e personalità stimolanti. E concentra i suoi sforzi attraverso tre assi: sensibilizzare sulla bellezza degli oceani, contribuire alla ricerca scientifica e implementare delle misure efficaci di conservazione.

    Anche a Cannes, il giorno prima della mondanità, è stato dato spazio alla sostenibilità e voce al Blancpain Ocean Commitment con una tavola rotonda all’Hôtel Majestic. Vi hanno partecipato Marc Hayek, il fotografo ed esploratore subacqueo partner del brand Laurent Ballesta, il Ceo di Padi Drew Richardson, quello di Oceana Andrew Sharpless, il Direttore editoriale di The Economist Impact Charles Goddard.

    Prezzo e disponibilità

    Chiudo, come sempre, parlando del prezzo. Al momento la cifra precisa nella valuta comunitaria non è ancora stata comunicata, ma si aggira intorno a 32.000 euro. Aggiornerò appena possibile. Comunque soldi importanti per un orologio con cassa in bronzo dorato e non braccialato.

    E per la prova dal concessionario di cui ho scritto sopra ci vorranno pazienza e tenacia: l’orologio è in edizione limitata di 555 pezzi e al mercato italiano ne sono destinati meno del 5% del totale. Un motivo in più per ritenermi privilegiato a essere stato nel posto giusto al momento giusto. Cannes, 23 settembre 2023.

  • Scafograf 300 MCMLIX, la passione per il mare di Eberhard & Co.

    Scafograf 300 MCMLIX, la passione per il mare di Eberhard & Co.

    Si è aperto il sipario sul 63° Salone Nautico Internazionale. Stamattina alle 11, a Genova, si è svolta l’inaugurazione ufficiale dell’annuale fiera ormai diventata una “piattaforma globale di confronto istituzionale, tecnico e di mercato per tutto il settore”. Al di là delle formule di promozione, si tratta davvero del principale appuntamento in Italia per gli appassionati di barche a vela o a motore, imperdibile per chiunque esca in mare, per lavoro o per diletto. Un evento prestigioso, che vede come official timekeeper per il secondo anno consecutivo un’azienda dal dimostrato piede marino: Eberhard & Co. Che così rinverdisce il proprio legame con la nautica e coglie l’occasione per lanciare un nuovo esemplare subacqueo: lo Scafograf 300 MCMLIX.

    «Siamo orgogliosi di partecipare a un evento che rappresenta un settore che è tra le eccellenze del nostro Paese», conferma Mario Peserico, Amministratore Delegato di Eberhard Italia. «Le connessioni tra la nautica e l’orologeria, le imprese marittime e la misurazione del tempo sono molto strette. E sono particolarmente emblematiche per Eberhard & Co.: il Salone è per noi un’occasione importante di relazione con un pubblico a noi molto caro. Ed è anche lo scenario ideale per presentare collezioni e collaborazioni inedite».

    L’avventura di Azzurra e altre vicende

    In effetti la storia di Eberhard & Co. dimostra lo stretto legame con il mare attraverso numerosi episodi ed esemplari ricorrenti. A partire dagli anni Trenta del ‘900, quando gli ufficiali della Regia Marina ricevevano in dotazione un orologio della Maison de l’Aigle come segno distintivo del proprio ruolo istituzionale. Per poi passare agli anni Cinquanta (stagione d’esordio degli strumenti professionali da immersione), con la messa a punto del primo Scafograf, datato proprio 1959. Un subacqueo che non solo diede vita a una collezione tuttora in catalogo, ma fu anche capostipite di un’intera generazione di modelli studiati per navigare. Per esempio il Chrono Marine e il Mareoscope dei primi anni Ottanta.

    Proprio nel 1983, Eberhard & Co. divenne anche l’orologio ufficiale di Azzurra. Il primo 12 metri Stazza Internazionale della storia del nostro Paese, che sotto il guidone dello Yacht Club Costa Smeralda accettò la sfida dell’America’s Cup – come declamava una pubblicità dell’epoca. La barca non riuscì a conquistare l’Old Mug, ma ingaggiò indimenticabili regate, fece sognare mezza Italia e avvicinò gli Italiani alla vela. Ed Eberhard fu primo attore in quell’avventura: a Cino Ricci, Mauro Pelaschier e agli altri nel pozzetto dedicò un orologio con funzione regata, chiamato proprio Azzurra.

    Ma le vicissitudini a pelo d’acqua di Eberhard & Co. non finiscono qui. Vanno almeno citate le esperienze di motonautica in mare aperto, con l’offshore Cinzano 558 di Renato Della Valle nel 1985. Ma anche le uscite con i più recenti Melges 20, 24 e 32, co-title sponsor insieme ad Audi nel 2012. Quando, per festeggiare il 125° anniversario, la Maison de l’Aigle è stata anche cronometrista ufficiale del Campionato di Classe 32. Mentre il Salone Nautico 2023 la vede dare il proprio nome al Teatro del Mare, che farà da cornice a numerosi incontri e tavole rotonde. E ovviamente installarsi in una spaziosa lounge sotto la tensostruttura principale.

    Lo Scafograf 300 MCMLIX

    Protagonista dello stand Eberhard & Co., sia sui pannelli esterni che nelle vetrine interne, è proprio lo Scafograf 300 MCMLIX. Solo in parte eclissato dall’altra novità, quel Chrono 4 Pards tanto amato dai fan di Tex Willer, il nuovo subacqueo è un esemplare dalla monocromia marrone e dallo stile vintage. «Questo orologio va a completare la trilogia uscita negli anni scorsi», spiega ancora Mario Peserico, «con i modelli blu e verde». I precedenti meritano un cenno. Uscito nel 2016 come evoluzione contemporanea della storica collezione, lo Scafograf 300 segna il nuovo standard della Casa nel segmento degli orologi subacquei professionali. E conquista il premio della categoria Sport al GPHG di quell’anno. Impermeabilità fino a 30 atmosfere, lunetta girevole unidirezionale con inserto in ceramica e valvola di decompressione sono alcune delle caratteristiche che ne definiscono le prestazioni.

    Gli stessi parametri ritornano anche nella versione del 2019: un’edizione celebrativa che prende nome proprio dai numeri romani riportati sul quadrante, chiaro riferimento alla nascita dell’orologio e ai suoi 60 anni di storia. Lo Scafograf 300 MCMLIX in prima battuta esce con un tradizionale total look nero, ma in seguito genera appunto ulteriori varianti: blu nel 2021 e verde nel 2022. Cui si aggiunge ora l’esemplare in una calda tonalità cioccolato. Le differenze cromatiche comunque non modificano i punti di forza estetici dell’orologio: gli indici triangolari sovradimensionati al 12, 6 e 9, intervallati ai tradizionali “bicchierini”, e le lancette a freccia, a bastone, lollipop, con abbondante materiale luminescente color seppia a rivestire le indicazioni. Il tutto a comporre un irresistibile aspetto neo-rétro, che ha riscosso grande apprezzamento.

    Cassa di 43 mm e movimento automatico, come di consueto, il nuovo Scafograf 300 MCMLIX ha dalla sua anche il prezzo di vendita: 2.740 euro con il cinturino in pelle idrorepellente dall’effetto invecchiato e 3.510 con il tipico bracciale Chassis in acciaio. Un successo annunciato, c’è da scommetterci.

  • Longines HydroConquest GMT: bello e possibile

    Longines HydroConquest GMT: bello e possibile

    È ufficiale, Longines ci ha preso gusto a parlare al viaggiatore sportivo. La prova? Il nuovo Longines HydroConquest GMT, presentato proprio oggi e degno “fratello” dello Spirit Zulu Time, che per il marchio è stato il protagonista delle collezioni 2022. Una novità importante nel portafoglio della Clessidra Alata, per diversi motivi.

    Intanto, arricchisce un’offerta già piuttosto abbondante e variegata sia in termini di referenze, sia di funzioni, non solo nella collezione HydroConquest. In un momento in cui tanti marchi asciugano e razionalizzano il proprio range, è una strategia audace. Poi torna a battere forte sulla funzione GMT, sulla quale Longines vanta una sorta di copyright del quale va, giustamente, fiera. Non voglio tornare in maniera troppo approfondita su aneddoti storici che molti di voi conosceranno, ma proprio perché forse non sono noti a tutti, mi limiterò ad accennarli. 

    Un passettino indietro

    È assodato che GMT è l’acronimo di Greenwich Mean Time, o Tempo Medio di Greenwich. La sigla, in orologeria, indica il sistema di misurazione del secondo fuso orario utilizzando una lancetta sussidiaria delle ore, che si regola indipendentemente da quella principale. La misurazione dei fusi parte dal meridiano 0, sul quale è posto l’osservatorio astronomico londinese di Greenwich.

    Detto questo, il copyright di cui parlavo riguarda un orologio Longines risalente al 1925, il primo del Marchio a indicare un secondo fuso orario. Considerato il primo GMT della storia, aveva la cassa quadrata e a ore 12 riportava la bandiera che, nel sistema marittimo internazionale, indica la Zeta. Zeta come l’iniziale di Zulu, nel cosiddetto alfabeto Nato. E Zeta come Zero, ossia il meridiano di Greenwich, la cui ora è indicata proprio come Zulu Time.

    In realtà, il Marchio aveva già creato nel 1908 un orologio da tasca per il mercato turco in cui l’ora locale poteva essere convertita nell’ora occidentale grazie a un doppio contatore con relative lancette. Però, da quello all’attuale Longines HydroConquest GMT, di tempo e di spazio ce ne corre.

    Longines HydroConquest GMT: chiarezza al potere

    Arrivo allora al nuovo esemplare, che arricchisce la collezione subacquea per eccellenza del Brand, lanciata nel 2007. Per rendere la complicazione la più leggibile possibile, Longines ha scelto la cassa da 41 mm, già presente nella collezione corrente a fianco della 39, della 43 e della cassa femminile da 32 mm. 

    L’alternanza di superfici lucide e satinate tra carrure, anse e profilo zigrinato della lunetta denota l’attenzione alla preziosità delle finiture, anche in un modello dalla spiccata vocazione sportiva come il Longines HydroConquest GMT. Cassa più grande significa anche maggior apertura del quadrante, che aiuta la chiarezza delle informazioni.

    Per la visualizzazione del secondo fuso orario è stato utilizzato un anello piatto al di fuori del giro della minuteria, dove trovano posto gli indici delle 24 ore. Una scelta che rende la lettura del fuso più comoda rispetto, per esempio, a quella di un réhaut inclinato spesso utilizzata nei GMT. La metà inferiore dell’anello, su cui stanno le ore del giorno, è più chiara rispetto a quella superiore, riservata alle ore della notte. In entrambe, le cifre sono a contrasto.

    Quadrante e finiture

    Restando sul quadrante, bella la diversa lavorazione tra l’anello dei fusi e la parte centrale: soleil quest’ultima, liscia la prima. Un dettaglio che tradisce un’attenzione particolare alla qualità, su cui il Brand batte da tempo. Quattro sono i colori in cui è proposto il quadrante: verde, marrone, blu e nero. A parte il marrone, li troviamo già tutti nella collezione HydroConquest.

    Trattandosi di un subacqueo, la leggibilità non è solo riservata alla funzione GMT ma anche e soprattutto alle ore. Troviamo infatti le classiche lancette sfaccettate dell’HydroConquest, dorate lucide nelle referenze marrone e verde, rodiate lucide nelle versioni nera e blu. In queste ultime due, l’outline della punta della lancetta GMT è arancione o azzurro, come gli indici GMT nella parte superiore dei rispettivi quadranti. Anche questo un bel dettaglio di stile.

    Gli indici, applicati e belli grandi, sono generosamente ricoperti di Super-LumiNova. Lo troviamo anche sulle lancette di ore e minuti e sulla punta delle lancette GMT e dei secondi centrali, quest’ultima a “lollipop”. La lunetta girevole unidirezionale è in ceramica, ormai lo standard per la collezione, alla quale non poteva certo sfuggire il Longines HydroConquest GMT.

    Un calibro di cui fidarsi

    Per il movimento, il Marchio è andato sul sicuro. Il calibro automatico L844.5 che anima l’orologio è il fratello gemello dell’L844.4 incassato nello Spirit Zulu Time da 42 e 39 mm. Deriva dall’Eta A31.L01 – a sua volta sviluppato su base Eta 2892-A2 – al quale è stato aggiunto il modulo per l’indicazione del secondo fuso orario.

    Come tutti i movimenti Eta gode di un’affidabilità comprovata. Non stupisce dunque che Longines, come gli altri marchi di Swatch Group di cui Eta fa parte, utilizzi a piene mani calibri sviluppati sulla base di quelli della consociata. Il movimento che dà vita al Longines HydroConquest GMT, come l’Eta A31.L01, lavora a 25.200 alternanze/ora, con un’autonomia a piena carica di circa 72 ore.

    Una scelta di affidabilità dettata anche dalla natura di orologio sportivo professionale che caratterizza l’HydroConquest. Per un pezzo così, è necessario un movimento che non tradisce, la cui solidità costruttiva è in linea con quella complessiva dell’orologio, dalla cassa al bracciale.

    Cinturino o bracciale?

    A proposito di bracciale, per le nuove referenze Longines ha scelto la doppia opzione. Tutti gli orologi sono disponibili con un bracciale in acciaio inossidabile con maglie a forma di H interamente ridisegnate e chiusura con microregolazione, una novità per Longines. Soluzione ideale per adattare l’orologio, eventualmente, al di sopra di una muta da sub o nel caso il polso si dilati per il caldo.

    L’altra opzione è quella di un cinturino in caucciù nero o blu, in tinta con il quadrante delle due referenze; per quelle marrone e verde, invece, il cinturino è un Nato beige o verde. Anche per i due in caucciù è prevista una fibbia pieghevole con microregolazione.

    Come spesso accade, la scelta tra cinturino o bracciale influisce sul prezzo finale dell’orologio. Le referenze con bracciale acciaio e quelle con cinturino in caucciù costano 3.150 euro, più economiche quelle con il cinturino Nato in tessuto: 3.050 euro.

    Il Longines HydroConquest GMT, un potenziale fuoriclasse

    Che dire, quindi, per concludere? Magari vale la pena fare una riflessione di posizionamento sul mercato, al di là di generiche affermazione di marketing che ricordano come l’orologio sia destinato ad “accompagnare in ogni circostanza gli avventurieri moderni e gli sportivi più esigenti”. E la riflessione è che il Longines HydroConquest GMT può dare fastidio alla concorrenza. Per un motivo, principalmente: il rapporto qualità/prezzo.

    Un subacqueo da 30 bar, con queste finiture e questi dettagli a poco più di 3.000 euro non è facilissimo da trovare. Grazie anche al fatto che la scelta di un calibro “proprietario” ma non di manifattura aiuta molto a contenere il prezzo finale. Quando poi, auspicabilmente e come già accaduto per lo Zulu Time, arriverà la versione da 39 mm, l’orologio potrà diventare un fuoriclasse.

    Anche perché tra le complicazioni meno utilizzate, la funzione GMT rimane la più utile ed è molto amata. Ha meno senso su un subacqueo come l’HydroConquest anziché su un orologio da aviatore come lo Zulu Time, ma penso che gli appassionati chiuderanno un occhio e guarderanno più all’ottima fattura complessiva dell’orologio. Che hanno anche i modelli di altri marchi, ma in generale per qualche centinaio (se non migliaio) di euro in più. Una motivazione d’acquisto che, in questi tempi di rialzi generalizzati dei listini, pesa più che nel passato.

  • Ploprof, storia e attualità dell’inconfondibile Omega

    Ploprof, storia e attualità dell’inconfondibile Omega

    A fine giugno, Omega ha festeggiato a Mykonos il 75° della collezione Seamaster. E per l’anniversario ha lanciato la collezione Seamaster Summer Blue: 7 modelli, declinati in 11 referenze, con il quadrante blu dalle sfumature sempre più intense in diretta proporzione con il dato dell’impermeabilità. Presenti tutte le linee della storica famiglia di orologi: dall’Aqua Terra al Diver 300, dal Planet Ocean all’Ultra Deep. Ma l’esemplare per noi più interessante, quello che più di tutti qui in redazione ci ha fatto battere forte il cuore, è di sicuro il Ploprof. Un autentico simbolo della Maison di Biel, che non ha eguali in alcun segmento di mercato e merita ben più di due parole.

    Mezzo secolo fa…

    Fast rewind. Già dagli anni Sessanta, Omega collaborava con i sommozzatori della Comex, le cui richieste di strumenti sempre più avanzati si facevano via via pressanti con lo sviluppo delle ricerche sottomarine. Così, dopo il Seamaster 300, uscito nel 1957, nel 1971 nasce il Seamaster 600, con caratteristiche costruttive davvero particolari. Un unicum nel panorama internazionale dei diver’s, subito riconoscibile per l’estetica e rivolto proprio ai plongeurs professionels. Deriva da qui il nome PloProf: il nickname con cui il Seamaster 600 diventa famoso ne sottolinea la vocazione di orologio subacqueo destinato agli usi professionali.

    L’imponente cassa monoscocca in acciaio (ma anche in titanio, per alcuni prototipi) presenta dimensioni ragguardevoli. E soprattutto una forma del tutto inedita: ha il vetro minerale monolitico, la corona posta a ore 9 con massicce spallette di protezione e barra di blocco, la ghiera girevole bi-direzionale dotata di un pulsante di sicurezza per evitare pericolosi spostamenti accidentali. Il quadrante blu scuro possiede indici e lancette macro, ben visibili al buio degli abissi grazie a un generoso trattamento luminescente, e la lancetta dei minuti è ulteriormente evidenziata dal profilo arancione.

    Performance degne di nota

    Non solo. Come si evince dal nome, l’orologio ha una tenuta stagna garantita fino a 60 bar, ma in laboratorio è sottoposto a pressioni ben maggiori. Testato fino al limite delle possibilità, ha un cedimento strutturale soltanto a 137 bar: il vetro si deforma e blocca le lancette, ma il movimento, il calibro automatico 1002, continua a funzionare. Le prestazioni reggono bene il confronto con i pochi equivalenti presenti allora sul mercato (leggi Rolex Sea-Dweller). Ma il Proplof si distingue dagli altri per l’assenza della valvola di decompressione: la cassa totalmente ermetica non permette all’elio di penetrare all’interno neppure dopo lunghi soggiorni in atmosfera iperbarica. Problema risolto.

    Utilizzato in numerose esplorazioni subacquee, apprezzato nell’ambiente dei professionisti delle immersioni, l’orologio sale però agli onori delle cronache (mondane) quando appare al polso di Gianni Agnelli. L’Avvocato lo sfoggia nel pozzetto della sua barca e sui pontili di un molo, al solito, sopra il polsino della camicia o la manica del maglione. E lo rende famoso: il Ploprof assurge al ruolo di status symbol. Tuttora è ricercatissimo dai collezionisti, che sferrano duelli serrati, a suon di banconote, per aggiudicarsi i pezzi migliori durante le battute d’asta.

    Il PloProf oggi

    Fast forward. Torniamo alla nostra epoca. Personalmente ricordo, nel 2009, l’uscita del Ploprof Co-Axial 1200Mt, equipaggiato appunto dal calibro Co-Axial 8500 e con una tenuta stagna che raggiunge i 120 bar. E poi ancora, nel 2016, altre versioni con la cassa in titanio, la lunetta in ceramica e la certificazione Metas. Non sto qui a raccontare i dettagli di questi orologi o le differenze rispetto al modello originario. Mi preme solo sottolineare che gli esemplari del Nuovo Millennio presentano tutti la valvola di decompressione, proprio per l’impermeabilità raddoppiata.

    Con la somma delle tante innovazioni acquisite negli ultimi decenni, comunque, il Ploprof diventa più leggero, robusto e affidabile di quanto sia mai stato. Lo si riscontra anche nel nuovo esemplare, il Ploprof Summer Blue. Che richiama l’originale dal punto di vista estetico, ma ne rappresenta l’evoluzione contemporanea: decidamente migliorata, grazie ai numerosi progressi che la tecnologia ha conosciuto nei tempi più recenti. Non me ne vogliano i collezionisti e i cultori del vintage, ma il discorso è valido per qualsiasi orologio, non solo per il Ploprof. I modelli attuali sono indiscutibilmente superiori a quelli del passato. Sempre.

    Un acciaio speciale

    Il Ploprof Summer Blue è realizzato in O-megasteel, l’esclusivo acciaio realizzato dalla Casa di Biel. Come tutti sanno, Omega negli ultimi anni ha dedicato energie e risorse alla ricerca di nuovi materiali: per esempio l’oro Sedna, il Canopus e il Moonshine riguardano le diverse tonalità del metallo prezioso… Allo stesso modo l’O-megasteel è una specifica lega d’acciaio di colore più bianco rispetto alle tradizionali 316L o 904L, e quindi di maggiore lucentezza. A proposito del 904L, pochi sanno che Omega fu la prima marca a utilizzarlo proprio nel programma di sviluppo del Ploprof, con il nome di acciaio Uranus.

    Dicevo, l’O-megasteel è una lega speciale, priva di nichel: il che la rende praticamente anallergica, o almeno ipoallergenica, e più resistente alla corrosione marina rispetto ad altri acciai austenitici. Ed è migliore anche per proprietà meccaniche, in particolare per il carico di rottura (ovvero: “Il limite in termini di forza o sollecitazione esterna applicata, oltre il quale un materiale risulta definitivamente inservibile dal punto di vista della resistenza”, per citare Wikipedia). Per intenderci, l’acciaio 316L ha un indice di 200/250 MegaPascal (dipende dalle leghe), il 904L di 220 MPa, il titanio grado 5 di 800/900 MPa, mentre l’O-Megastell è dichiarato a 560 MPa. Praticamente il doppio delle leghe “classiche”.

    Le caratteristiche principali del Ploprof Summer Blue

    Nella versione del Ploprof 2023, la cassa misura 55 x 45 mm (leggermente più piccola dell’originale, che arrivava a 48 mm) ed è impermeabile fino a 120 bar. Il quadrante spazzolato soleil riporta la lancetta delle ore e gli indici luminescenti a emissione turchese, mentre la lancetta dei minuti e l’indice sulla ghiera al 12 sono a emissione verde. Coerente con il nome della collezione, la cromia dominante è proprio il blu: sfumato sul display, pieno e intenso sulla lunetta in vetro zaffiro e sul pulsante di blocco in ceramica, inscalfibile e resistente all’usura del tempo. Coordinato il cinturino in caucciù.

    Riguardo al movimento, il Ploprof Summer Blu monta il calibro Co-Axial Master Chronometer 8912, a carica automatica. Oltre alle 60 ore di autonomia e allo scappamento co-assiale, segnalo proprio la certificazione rilasciata dal Metas (l’Istituto federale di metrologia, ente indipendente di diritto pubblico della Confederazione elvetica) che riguarda due caratteristiche fondamentali in un orologio subacqueo: la costanza di marcia e la resistenza ai campi magnetici. Quest’ultima è garantita fino a 15mila gauss, il massimo che le strumentazioni attuali riescono a misurare. Altri dati tecnici sono reperibili nelle didascalie.

    Prezzo e disponibilità

    Concludo questo lungo approfondimento sul nuovo Ploprof con qualche informazione pratica. Prima di tutto, il prezzo: 15.600 euro. Immagino già il mugugnare diffuso di quanti “vorrei ma non posso”. A parte il fatto che l’orologeria svizzera ha in senso lato aumentato notevolmente i prezzi, negli ultimi anni (e non è questa la sede in cui spiegarne i motivi), a mio parere in questo caso ogni centesimo è ben speso. Il PloProf va considerato quasi una forma di investimento, che dovrebbe “reggere” anche in futuro.

    Il problema semmai si pone per la disponibilità. Online, sull’e-commerce ufficiale, non è ancora in vendita. Per ora lo si trova di sicuro nel pop-up store a Forte dei Marmi. Per chi non è in zona sarebbe buona cosa rivolgersi nelle boutique monomarca o al proprio concessionario di fiducia, in modo da avere una certezza sui tempi di consegna: presumibilmente l’autunno. Dobbiamo tutti aver pazienza: il Ploprof merita l’attesa…

  • Gucci Dive, il subacqueo con il glamour nel cuore

    Gucci Dive, il subacqueo con il glamour nel cuore

    Faccio subito coming out, dicendo quello che penso: il nuovo Gucci Dive è davvero un bel pezzo. Un’affermazione che a tanti potrà sembrare poco professionale, perché un giornalista con la schiena dritta dovrebbe attenersi ai fatti e lasciare da parte le opinioni personali. Però quell’orologio l’ho avuto tra le mani e mi ha lasciato un’ottima impressione per diversi motivi. Che voglio condividere con voi.

    Qualche cenno sul Gucci Dive

    Intanto, giusto per inquadrarlo correttamente all’interno dell’offerta del Marchio, il Gucci Dive è in collezione da ormai diversi anni. Rappresenta fin dal suo lancio l’anima super-sportiva della Maison fiorentina e si pone come l’alternativa fashion ma funzionale ai tanti diver delle case tradizionali. Ancora oggi alcuni modelli prodotti tra il 2012 e il 2015 sono molto ricercati dai collezionisti. Giusto per citarne una, la referenza YA136202: con la cassa da 45 mm e il movimento automatico prodotto da Sowind, aveva l’indicatore di riserva di carica a ore 5 e i piccoli secondi al 9.

    Negli ultimi anni, il Gucci Dive ha assunto un ruolo sempre più importante nel segmento sportivo del Brand, dando vita a collaborazioni speciali come quella del 2020 con l’azienda londinese di eSport **Fnatic **. Il Fnatic x Gucci Limited Edition Gucci Dive con cassa da 40 mm e movimento al quarzo era ispirato al team League of Legends del Brand britannico.

    Giovane e disinvolto, il Gucci Dive ha anche sposato in pieno la causa ambientalista. Lo scorso anno ha infatti accolto in collezione nuove referenze create con una plastica prodotta da fonti rinnovabili e naturali di origine vegetale. Almeno il 46% del bracciale e il 65% della cassa di quei Gucci Dive erano prodotti con materiali di origine biologica. Altri elementi tra cui la corona, la fibbia e il fondello erano realizzati in acciaio riciclato.

    Razionalizzare il prodotto

    Bene, e oggi? Oggi l’operazione che Gucci ha fatto con il suo nuovo subacqueo è duplice. Da un lato, ha reso la collezione più coerente con la sua vocazione marina puntando su un’estetica riconoscibile sia da chi ama i diver, sia da chi ama il Marchio fiorentino. Dall’altro, ha ripulito il Gucci Dive da tutto ciò che non è strettamente necessario ad assolvere la funzione di segnare l’ora sotto il pelo dell’acqua.

    Mi spiego. Se fate una ricerca online sui modelli passati dell’orologio, troverete più di una referenza con il quadrante decorato dai classici motivi Gucci: dal serpente alla tigre, fino alle api. Ebbene, di questa variegata fauna è rimasta visibile solo l’ape, peraltro presente con discrezione a ore 12 al di sopra del logo. È un’operazione di pulizia che sarà progressivamente estesa anche ad altre collezioni, con l’obiettivo di renderle più discrete e adatte ai gusti di diversi consumatori.

    Per quanto riguarda invece l’estetica da diver, eccoci qua. La lunetta graduata ha finalmente una bella visibilità che ne aiuta la funzione; gli indici sono tosti e molto evidenti; le spallette proteggi corona avvicinano ancora di più l’orologio all’universo dei diver professionali che tanti proseliti ancora oggi fa. Non solo tra gli appassionati. E ai subacquei professionali il Gucci Dive si avvicina anche per le prestazioni della cassa da 40 mm, impermeabile fino a 30 bar. Davvero niente male per un orologio dall’anima fashion.

    La bellezza del quadrante

    La nuova collezione Gucci Dive è composta da sette referenze, che possiamo dividere in due gruppi: uno da quattro e uno da tre. Tutti i sette orologi hanno però dei tratti in comune sul quadrante: grandi indici a forma di prisma riempiti di materiale luminescente; lancette di ore e minuti a daga, scheletrate; assenza della data.

    Il quadrante è su due livelli, con l’anello della minuteria più alto su cui si trovano gli indici che, appoggiandosi sulla sezione centrale ribassata, danno profondità all’insieme. Sia l’anello della minuteria sia la parte centrale hanno una bella finitura satinata circolare.

    Ho scritto sopra della lunetta girevole, la cui estetica è classicamente da diver, con la graduazione dei primi 15 minuti e il triangolo luminescente al 12. Gli indici sono incisi e riempiti di materiale luminescente e fanno decisamente la differenza rispetto alle precedenti referenze. I modelli che appartengono al cosiddetto gruppo da quattro hanno il quadrante argento, arancione o nero. Sono accostatati rispettivamente alla lunetta Pvd oro giallo, in acciaio o in ceramica nera.

    Dettagli di stile

    Da sottolineare la costruzione delle anse, di fatto con una doppia architettura: il cinturino si aggancia infatti a un’ansa satinata che si connette a sua volta alla cassa, con finitura lucida. Un bel dettaglio sia estetico sia funzionale, che esalta a sua volta il cinturino. Perché è proprio quest’ultimo che decreta quella divisione in gruppi da quattro e da tre di cui ho scritto prima.

    Il gruppo dei quattro ha infatti il bracciale a tre file, con la maglia centrale lucida e le laterali satinate, chiuso da una bella fibbia déployante satinata con logo Gucci. Gli altri tre, invece, hanno un cinturino in caucciù rifinito come se fosse un tessuto. L’ho provato al polso e, credetemi, è super-comodo. Un cinturino ha il classico motivo Web rosso e verde di Gucci, uno è blu e marrone, il terzo è arancione e turchese. I quadranti abbinati sono nero, antracite e argento.

    I calibri del nuovo Gucci Dive

    Due parole, infine, sul movimento dei nuovi Gucci Dive. Due davvero, perché Gucci è sempre molto parca di informazioni sui calibri che equipaggiano gli orologi delle sue collezioni continuative. Per quello che posso scrivere, si tratta di un movimento automatico Swiss Made con 38 ore di riserva di carica. Quindi parliamo un calibro sufficientemente affidabile.

    Andando oltre, però, come penso alcuni di voi sappiano, Gucci appartiene a Kering Group. Che possedeva anche due manifatture con una storia non proprio banale: Ulysse Nardin e Girard-Perregaux. E la collaborazione con le Marche orologiere del gruppo francese è continuata anche quando queste ultime sono diventate indipendenti. Come accade per l’Alta orologeria del Brand fiorentino, immagino quindi che anche per i Gucci Dive la sinergia con gli atelier dei due mostri sacri svizzeri sia più che collaudata. Che i calibri Swiss Made dei nuovi diver arrivino da La Chaux-de-Fonds è più che un’ipotesi. E, in questo caso, anche una garanzia.

    L’ultimo dettaglio prima di parlare dei prezzi vi obbliga ad andare a rileggere con maggiore attenzione una mia affermazione precedente. Quando ho parlato della semplificazione del “bestiario” di Gucci, non ho scritto a caso che è rimasta visibile solo l’ape sul quadrante. Perché meno visibile sul fondello c’è l’Ouroborus (uroburo), il serpente che si morde la coda e forma un cerchio perfetto, simbolo di Gucci e di eternità. Un particolare che non ha uguali.

    I prezzi e la campagna a supporto

    I prezzi dicevo. Sono in linea con la tipologia di orologio, anzi, a mio avviso potrebbero dare fastidio ad altri marchi con proposte analoghe. Si va dai 2.200 euro della referenza con lunetta in oro giallo ai 1.800 delle tre con cinturino in caucciù, passando dai 1.900 dei modelli con bracciale in acciaio.

    Un ottimo posizionamento di prezzo, a mio avviso, cui fa da supporto anche la nuova campagna di orologi e gioielli della maison, in cui il Gucci Dive compare nella versione con quadrante nero e lunetta in ceramica nera. Una campagna con foto e video curati dal fotografo e Direttore artistico Ezra Petronio, nella quale l’orologio mostra la sua anima più glamorous. Che non è l’unica, lo avrete capito, perché anche i contenuti tecnici sono tanti.

    In ogni caso, il mio proposito non era quello di convincervi che il nuovo Gucci Dive è un bell’orologio perché piace a me, ma di spiegarvi perché mi ha impressionato positivamente. Il mio consiglio è sempre lo stesso: se vi ho incuriosito, andate in boutique e provatelo. Così vi farete la vostra opinione, perché è giusto che ognuno ce l’abbia: importante e doveroso è che sia informata. Del resto siamo qui proprio per questo.

  • Promaster Orca, il ritorno di un “cult” di Citizen

    Promaster Orca, il ritorno di un “cult” di Citizen

    Mi ha sempre fatto sorridere, fin dalla prima volta che l’ho visto – a una “Basilea” di tanti anni fa. Ed è stata una piacevole sorpresa ritrovarlo di nuovo in collezione, la scorsa primavera: opportunamente rivisitato nel materiale, leggermente ritoccato nell’estetica, ma ancora lui, inconfondibile, subito riconoscibile. Perché il Promaster Orca di Citizen – a mio parere – era e rimane uno dei diver più divertenti e originali in assoluto.

    Poi, può piacere o non piacere, certo. Di solito o lo si ama o lo si odia, difficile che lasci indifferenti. E sui gusti è inutile star lì a perdere tempo… Ma chiunque gli deve riconoscere un’indubbia unicità: e la sua forza sta proprio nell’essere così particolare, un mix ben riuscito di ironia e di performance. È questo che lo ha reso un cult dei primi anni 2000.

    Poi possiamo discutere delle caratteristiche, passare in rassegna qualità e difetti (siamo qui per questo)… Ma nessuno può negare che al polso, in estate sulle braccia nude, lo si vede lontano un miglio. Definirlo “di grande personalità” è quasi un eufemismo. È un orologio che diventa subito oggetto di conversazione.

    In nome omen

    Prima di tutto il nome. Il Promaster Orca, è evidente, si chiama così per quelle “bolle” agli indici che ricordano le macchie sul dorso del cetaceo. Ma anche per le dimensioni XL – la cassa misura 46 mm di diametro ed è massiccia, dalle forme arrotondate – e ovviamente per la possibilità di fare immersioni in profondità. Proprio come l’Orcinus Orca, l’orca assassina.

    Che, a proposito – e apro una parentesi – in genere non attacca l’uomo (le barche speronate nelle ultime settimane attorno allo stretto di Gibilterra sono un’eccezione), ma è comunque un super-predatore in cima alla catena alimentare oceanica. E in gruppo sferra attacchi letali agli altri abitanti dei mari: non solo pesci ma anche otarie, foche, pinguini, delfini, balene e perfino squali, uccisi in modo quasi “chirurgico”. Chiudo la parentesi.

    La cassa possente

    Per tornare alle dimensioni del “nostro” Promaster Orca. È vero: quei 46 mm sono difficili da digerire. E diventano proibitivi per chi come me ha un polso 16. Ma invito chiunque abbia un polso dalla circonferenza “umana” a provarlo fisicamente («di pirsona pirsonalmente», direbbe Catarella). Potrebbe restare stupito.

    Le anse cortissime e arcuate migliorano la vestibilità della cassa molto più di quanto si potrebbe immaginare. E il cinturino integrato, con tanto di “pinna” centrale, segue bene la curvatura e diventa tutt’uno con il polso. Praticamente non “si sente” più: quando lo si indossa quasi lo si dimentica – alla faccia del diametro imponente. La sensazione era tale soprattutto nell’esemplare del passato, che aveva la cassa in titanio. Ma anche con la cassa in acciaio non è che dia fastidio, anzi.

    E poi c’è la chicca del fondello personalizzato, cioè decorato con un’orca smaltata. Un dettaglio nascosto, certo, conosciuto e visibile soltanto al proprietario dell’orologio. Ma proprio per questo amato, amatissimo, e non solo dai collezionisti. Basta guardarlo e fa subito simpatia…

    Il quadrante del Promaster Orca

    Due parole sul quadrante. Fondo scuro, blu o nero, opaco per evitare fastidiosi riflessi (come del resto tutte le superfici della cassa). Lancette macro: quella delle ore larga e tozza a sfidare anche il più presbite fra i presbiti; quella dei minuti più lunga e sottile, sottolineata da un profilo rosso; quella dei secondi centrali con doppio “lollipop” (ammesso si possa dire). Indici giganti, a “bolle”, appunto, intervallati da altri più piccoli triangolari.

    Il rivestimento con materiale luminescente è abbondante ovunque, così da offrire massima visibilità in tutte le condizioni di luce. Due i colori al buio: lancette a emissione verde, indici a emissione blu turchese. In passato ricordo di aver letto che il turchese perdeva luminosità rapidamente: ma lo considero un peccato veniale, perché l’indicazione importante, in fondo, è quella delle lancette.

    Ammetto però di non averlo provato per un’intera giornata sott’acqua (magari!). Quando l’ho avuto tra le mani – sotto una pergola, in una bella giornata d’inizio estate – mi sembrava comunque altamente leggibile. Molto dipende anche dal tempo di esposizione al sole, ovvio: un dettaglio importante per il Promaster Orca, soprattutto “alla luce” del movimento… 😉

    Il calibro Eco-Drive

    Astenersi puristi della meccanica. Come del resto indica il nome completo – Promaster Diver’s Eco Drive 200mt Orca – l’orologio monta un movimento Eco-Drive. Un calibro E168 “a carica luce”, con autonomia di 6 mesi (180 giorni, per essere precisi). Il che vuol dire: precisione del quarzo (dichiarata: + o – 15 secondi al mese), accumulatore alimentato da qualsiasi fonte luminosa, zero manutenzione (almeno in teoria, ma in genere è proprio così).

    Lasciamo perdere i discorsi ecologici del marketing: il Giornale degli Orologi si è già occupato altrove degli orologi “a carica solare” e non vale la pena di ripetere il discorso. Piuttosto, sono proprio quelli che ho appena elencato i punti di forza dell’invenzione di Citizen, che risale agli anni Settanta ed è andata via via a evolversi per restare ancora oggi (a quanto mi risulta) la più efficiente. Sia per quanto riguarda l’accuratezza nella misurazione, sia per il tempo di autonomia raggiunto, sia ancora per la disponibilità di funzioni.

    Anche se qui il movimento è un “solo tempo” (c’è giusto il datario), senza nessuna diavoleria elettronica. Niente profondimetro, sensori, settaggi vari, data logger e chi più ne ha più ne metta. Il Promaster Orca non è un ibrido più o meno smart. È un semplice orologio affidabile e preciso, stop.

    Conclusioni

    La finisco qui con le informazioni sul prezzo: 268 euro per il modello “base”, con cassa in acciaio satinato e cinturino in caucciù (la scelta del metallo influisce notevolmente sui costi: e l’acciaio, si sa, costa molto meno del titanio). Qualcosa di più per le versioni con la cassa Ip grigio antracite o con il bracciale in acciaio. Trovate tutto nelle didascalie, insieme ad altre descrizioni. Mi sembra un prezzo più che ragionevole, democratico, raggiungibile praticamente da tutti. Purché piaccia il Promaster Orca, ovvio.

    Un prezzo ottenuto con un risparmio intelligente in certi dettagli della costruzione e con le economie di scala che il Gruppo giapponese può permettersi. Del resto, Citizen è una potenza nell’orologeria mondiale. Si dice che nel 2021 abbia prodotto 400 milioni di orologi, contro i 16 milioni di pezzi dell’intera orologeria svizzera. Rendo l’idea?   

  • Riviera Azur 300m, il subacqueo professionale di Baume & Mercier

    Riviera Azur 300m, il subacqueo professionale di Baume & Mercier

    Torniamo a parlare di Baume & Mercier e del Riviera, perché questo mese arriva nei negozi il modello più recente dell’intramontabile famiglia di orologi: il Riviera Azur 300m. Inedita versione subacquea, importa all’interno della celebre collezione tutti i requisiti necessari a soddisfare le rigide norme internazionali atte a regolamentare gli esemplari da immersione. Ed è disponibile in due referenze (M0A 10716 e M0A 10717) con cassa in acciaio, che rivisitano con piglio attuale l’originale design di Jean-Claude Gueit: una improntata ai toni naturali della lega metallica e l’altra al blu del mare. Entrambe sono riconoscibili a colpo d’occhio, in quanto sulla lunetta in acciaio pongono in evidenza per l’osservatore il primo intervallo di 15 minuti, così importante per chi ama fare diving. Ed entrambe sembrano avere tutte le carte in regola per diventare un “classico” dell’orologeria, alla pari degli omonimi esemplari precedenti.

    La continuità nel tempo

    Se “classico” è ciò che supera la barriera del tempo, che ci soddisfa oggi come ieri, allora sicuramente in questa definizione può entrare l’intera collezione Riviera di Baume & Mercier. Icona di stile ormai dal lontano 1973, nonché testimone di un gusto sicuro, mai eccessivo, è sempre stata oggetto del desiderio per chi ama distinguersi senza sfiorare l’ostentazione. Collocata in una fascia di prezzo accessibile, la collezione Riviera si è espressa nel passato sia con esemplari maschili sia con modelli destinati al pubblico femminile, in acciaio come in oro. Segno distintivo, comune a tutti: la lunetta dodecagonale, diventata un simbolo facile da identificare e immune al susseguirsi delle mode.

    Alla collezione Riviera Il Giornale degli Orologi ha già dedicato diversi articoli: uno per tutti, l’ultimo, scritto in occasione del 50° anniversario annunciato al salone di Watches and Wonders Geneva. Stesso discorso per il calibro di manifattura Baumatic, già fortemente innovativo quando per la prima volta fu montato sul modello Clifton. Un movimento caratterizzato, sin dall’esordio, da scelte progettuali e qualità nell’implementazione che gli hanno subito attribuito un riconosciuto valore, superando le certificazioni Cosc a pieni voti. Adottato anche nella collezione Riviera, oggi la pone in perfetto equilibrio fra qualità meccaniche e scelte estetiche.

    Il nuovo Riviera Azur 300m

    Soffermiamoci quindi sui nuovi modelli del Riviera Azur 300m, per raccontarne almeno le caratteristiche principali. Significativo il diametro di 42 mm, iconici i quadranti in vetro fumé blu o grigio scuro, resi cangianti dalle raffinate decorazioni che ricordano, nelle forme ondulate, proprio le increspature dell’acqua. Ad alta leggibilità le lancette e gli indici in Super-LumiNova, beige per il modello blu e grigia per l’altro, ma a emissione azzurra, si rivelano particolarmente utili proprio quando, sott’acqua, le condizioni di luce esterna rapidamente si affievoliscono. A proposito, l’impermeabilità fino a 30 atmosfere assicura ai due Riviera Azur 300m la qualifica di subacqueo professionale.

    Dal punto di vista meccanico, l’eccellente calibro Baumatic garantisce alle due new entries della famiglia una precisione su base quotidiana su uno scarto di -4/+6 secondi. Tra le ben note peculiarità, poi, non è superfluo ricordare l’ottima insensibilità ai campi magnetici (fino a 1500 Gauss) e la lunga autonomia di 5 giorni (120 ore), ottenute grazie alla sapiente combinazione di una serie di fattori attuata dai tecnici Valfleurier. Da citare almeno lo scappamento Powerscape (con ancora e ruota di scappamento in silicio) e il bilanciere a inerzia variabile, che lavora a 28.800 alternanze orarie.

    Completano l’habillage il bracciale in acciaio per la prima referenza e il cinturino in caucciù blu – ispirato al mare – per la seconda. Quest’ultima esibisce così un look forse meno impositivo, ma sicuramente sportivo e accattivante. Ad ogni modo, il sistema di intercambiabilità Fast Strap – sviluppato dalla stessa Baume & Mercier – permette di adottare cinturini in gomma anche in altri colori: oltre al nero e blu, grigio, verde, malva, bianco o azzurro.

    Prezzi e opinioni

    Concludiamo la panoramica con i prezzi al pubblico: 4.350 euro per la referenza 10717, che scendono a 4.150 euro per la 10716. Cifre che sembrano un invito ad andare a provare il Riviera Azur 300m da un concessionario Baume & Mercier, per una prova al polso che non può essere sostituita da alcuna recensione.

    Un’ultima considerazione: chi conosce la qualità della propria offerta non ha problemi a mettersi in gioco. La Maison offre ben otto anni di garanzia, due intrinseci al momento dell’acquisto e ulteriori sei attivabili con una semplicissima procedura online.

    Perfetto compagno di avventura, il Riviera Azur 300m si propone come un instant classic. Coniugando qualità meccanica, valore estetico e accessibilità economica, è sicuramente uno degli orologi più interessanti per questa estate 2023.

  • Locman Mare 300Mt Carbon: Dna italiano

    Locman Mare 300Mt Carbon: Dna italiano

    In una delle tante chiacchierate che ho avuto modo di fare con Marco Mantovani, il fondatore e Presidente di Locman mi parlava così della sua azienda: «Penso che il marchio Locman possa aspirare a essere uno stile di vita oltre che un orologio, per via della nostra italianità e creatività. Se di esperienze come quelle vissute da Locman non facciamo un fardello pesante ma una ricchezza, credo che la storia della nostra azienda possa tramutarsi in un successo di lunga durata».

    Un pensiero che è alla base del lavoro fatto dal marchio dell’Isola d’Elba in quasi quarant’anni di lavoro, che hanno segnato in maniera positiva la storia dell’orologeria italiana. E che hanno portato Locman a credere fortemente nella rinascita della filiera dell’orologio tricolore con il progetto Oisa, di cui abbiamo già scritto. Ma questa è un’altra storia.

    Perché l’articolo di oggi vuole parlare di presente e di prodotto. Di un prodotto e di un presente che non ci sarebbero se non ci fosse un’impresa con una storia che è davvero una ricchezza. Il prodotto si chiama Locman Mare 300Mt Carbon e racchiude nel nome, oltre al Brand, almeno altre due parole chiave che spiegano l’avventura umana e imprenditoriale di Marco Mantovani.

    Locman, dammi due parole

    Comincio da Mare. È una delle collezioni più giovani di Locman, che comprende diverse referenze tra cronografi e solo tempo. Ma soprattutto è la collezione che richiama l’elemento fondante della storia del marchio. Quel mare che, insieme alla natura, come mi raccontava il Presidente sempre in quella chiacchierata, «in luoghi ricchi di storia e cultura come i nostri rappresentano valori eterni, fonte di ispirazione e motivazione artistica».

    L’altra parola è Carbon. Un materiale del cui utilizzo Locman è pioniera, almeno in orologeria. Perché non ha mai avuto paura di sperimentare fin dagli albori della sua storia, quando stregò i Vip di mezzo mondo – da Elton John a Puff Daddy, da Jennifer Lopez a David Beckham – con le casse in alluminio anodizzato della linea Sport.

    Prima dell’alluminio, negli anni ’80, Locman si era persino cimentata con una cassa in radica di erica. Non è un caso, perciò, la fondazione nel 2002 di Materie Future, una società specializzata nella ricerca e nell’applicazione del titanio e dei materiali compositi.

    Da lì, nel 2003, la sperimentazione arrivò al carbonio, appunto. Leggerissima, ancora più dell’alluminio, la fibra di carbonio fu utilizzata da Locman per creare la prima cassa integrale al mondo fatta di quel materiale. Un primato che non tutti conoscono e che ne aprì la strada all’utilizzo su larga scala in orologeria.

    Edizioni anniversario

    E arrivo così all’oggetto di queste righe, presentato proprio per celebrare il 20° anniversario della prima cassa in carbonio. Il Locman Mare 300Mt Carbon è declinato in due versioni, solo tempo e cronografo: entrambe – nemmeno a dirlo – in tiratura limitata di 2003 esemplari, ed entrambe caratterizzate dalla cassa integrale in carbonio. La quale le rende non solo leggere, ma anche sportive e adatte all’ambiente evocato dal loro nome: le onde e le profondità.

    Sia il solo tempo sia il crono sono orologi versatili, con tutti i codici estetici e le caratteristiche tecniche che ci aspetta di trovare nei subacquei professionali. La cassa da 44 mm si integra con continuità al cinturino in silicone, chiuso da una fibbia ad ardiglione. Molto bella la ghiera girevole bombata per il calcolo dei tempi di immersione, con i numeri incisi.

    La ghiera è realizzata in Abs (una termoplastica utilizzata per creare materiali leggeri e allo stesso tempo rigidi) e acciaio con trattamento in Pvd nero (ossia Physical Vapor Deposition, tecnologia usata per la deposizione di film metallici sottili su diverse tipologie di substrati).

    Locman Mare 300Mt Carbon: ottimi calibri, ottimi prezzi

    L’altro aspetto caratterizzante degli orologi, va da sé, è la texture del quadrante in fibra di carbonio. Nel solo tempo, quest’ultimo è pulito e leggibile, grazie ai grandi indici a pallettoni luminescenti, alle grandi lancette scheletrate di ore e minuti e a quella dei secondi centrali con la punta arancione. A ore 6 è presente, con orgoglio, il Tricolore. Informazioni ben chiare anche sul quadrante del cronografo.

    Per i movimenti, Locman ha operato due scelte differenti. Sul solo tempo il fondello in vetro, bloccato da un anello di titanio, consente la visione del calibro automatico, un Sellita SW200. Una meccanica onesta e affidabile per un orologio che, pur nella sua eleganza, rimane uno strumento professionale basato su precisione e affidabilità.

    Il cronografo è invece equipaggiato da un calibro al quarzo Swiss Made (Ronda). Anche in questo caso, Locman è andata sul sicuro consegnando la misura del tempo del Mare 300 Metri Carbon crono a uno dei costruttori di movimenti al quarzo più seri e affidabili.

    Locman ha dunque scelto di non utilizzare movimenti creati dalla propria accademia interna di formazione S.I.O., la Scuola Italiana di Orologeria. Questo ha consentito all’azienda di mantenere anche nel caso del Mare 300Mt Carbon l’ottimo rapporto qualità-prezzo che distingue le sue collezioni. Il solo tempo costa 1.798 euro, il cronografo 1.498 euro.

    L’importanza di fare squadra

    Chiudo come ho aperto, con le parole di Marco Mantovani di quel dialogo dell’epoca pre-covid che conservo: «Penso che le imprese funzionino quando c’è la squadra. È la cosa principale e più difficile da allestire, specialmente in un settore come il nostro che necessita di competenze tecniche molto specifiche. In ciascun ambito servono persone capaci, che si prendano delle responsabilità e sappiano dialogare».

    Non solo il Locman Mare 300Mt Carbon, ma l’intera storia dell’azienda e le sue collezioni sono lì a dimostrare che la squadra c’è e che l’impegno profuso nel suo allestimento ha ripagato ampiamente in termini di risultati e prodotti.

  • Impermeabilità, questo mondo sconosciuto (si fa per dire…)

    Impermeabilità, questo mondo sconosciuto (si fa per dire…)

    Sul Giornale degli Orologi ce ne siamo già occupati, più volte, fin dalle prime uscite (per esempio qui e qui). Eppure l’impermeabilità continua a rimanere nella mente di molti un concetto vago, se non incomprensibile. Almeno a quanto risulta dai commenti sui nostri social, che rivelano (in tanti casi) poche idee confuse. Allora cerchiamo di nuovo di spiegare la questione. Con parole chiare, a costo di ripeterci. E ci scusiamo con quei lettori che queste cose le conoscono già. Resistete. Come dice il vecchio adagio: “la pazienza è la virtù dei forti”…

    In effetti la cosa è piuttosto ingarbugliata. L’impermeabilità degli orologi è un argomento sul quale bisogna fare parecchi distinguo. A partire dal concetto di “immersione”, che assume significati diversi a seconda di chi ne parla, ma riserva anche sorprese che solo pochi considerano nella giusta luce.

    Metri o atmosfere?

    Partiamo da un concetto di base. Per regolamento (altrimenti ti sbattono la marca fuori dalla Federazione Svizzera dell’Orologeria), ogni orologio deve essere impermeabile fino alla pressione di 3 atmosfere. Calcolate secondo una normativa internazionale (ISO 228109) che di solito è facoltativa, ma che la Svizzera degli orologi ha reso obbligatoria, appunto, inserendola fra la condizioni per entrare a far parte della Fédération de l’Industrie Horlogère Suisse (FHS).

    Mica male, vien subito da dire. Quasi, dico io, perché c’è una pratica di marketing molto discutibile che confonde metri e atmosfere (o bar). Per cui sul fondello e spesso anche sul quadrante trovate scritte che parlano di impermeabilità a tot metri (generalmente 30). Ora, è vero che 3 atmosfere corrispondono alla pressione che troveremmo a circa 30 metri sott’acqua (il “circa” dipende da alcune caratteristiche dell’acqua stessa), ma è terribilmente fuorviante mescolare le due cose. Ci provo da più di trent’anni, a far chiarezza (atmosfere o bar, ma mai mai mai metri!) senza però cavare (quasi) un ragno dal buco.

    Ma perché su questo dato è importante far chiarezza, se solo pochissime persone scendono a 30 metri di profondità?

    Perché 3 atmosfere sono poche

    Faccio due esempi: il mio contratto con il fornitore d’acqua in casa specifica che la pressione al rubinetto potrebbe spingersi fino a 9 bar. Che sono molte più di 3, e ho appena messo un dito in acqua. Oppure immaginate la situazione in cui restate stesi al sole per un’abbronzatura da invidia selvaggia. Il quadrante nero assorbe i raggi del sole e causa, all’interno dell’orologio, temperature molto elevate. E già l’aria calda si espande. Dopodiché decidete di rinfrescarvi con un tuffo in acqua. L’escursione termica, per il vostro surriscaldato orologio, è da brividi. Da circa 80°C, in certi casi, a zone di maggior conforto per tutti, ma con metalli e guarnizioni che soffrono ad adeguarsi rapidamente.

    Soffrono una volta, due volte, tre volte: soffrono per un’estate intera, chissà quante volte al giorno, senza che voi abbiate fatto nulla che nemmeno somigli ad una “vera” immersione. Tutto questo con buona pace del popolo di Internet. Come quel follower, che dopo aver fatto confusione fra 300 atmosfere e 300 metri, a spiegazione replica – evidentemente soddisfatto della propria ignoranza – che, bravo, ha vinto un cornetto alla crema. La cosa si commenta da sé, chiudiamola qui…

    Dobbiamo poi considerare l’impermeabilità anche in funzione del tempo che l’orologio passa in acqua. Non è un calcolo facile perché questo parametro va messo in relazione con l’impermeabilità “di targa” e, ovviamente, la profondità cui l’orologio deve “scendere”.

    L’impermeabilità dipende dagli O-ring

    Ma non basta. Ormai da molti anni la tenuta stagna degli orologi è affidata a guarnizioni O-ring, che hanno una storia strana e interessante. Cito da Wikipedia: “Il primo brevetto dell’O-ring, datato 12 maggio 1896, fu depositato in Svezia da J. O. Lundberg. Il brevetto statunitense dell’O-ring fu registrato nel 1937 dal settantaduenne danese Niels Christensen, un tornitore giunto in America nel 1891 che registrò anche il brevetto di un freno ad aria per i tram. Nonostante i suoi sforzi legali, la proprietà intellettuale passò da una compagnia all’altra fino alla Westinghouse. Durante la Seconda guerra mondiale il governo statunitense dichiarò l’O-ring fondamentale per la strumentazione, consentendone la produzione ad altre compagnie. Christensen ricevette un pagamento di 75mila dollari e, dopo la sua morte e molte cause legali, un ulteriore risarcimento di 100mila dollari ai suoi discendenti”.

    Come a dire che se finisci fra i “segreti militari” statunitensi non puoi sperare in alcun guadagno, o quasi.

    Questa esclusiva militare è durata molto a lungo. La leggenda (perché non risultano prove insindacabili) dice che ad interromperla sia stata Rolex con l’Explorer mandato in spedizione sull’Everest. Pare che agli ardimentosi scalatori si diedero in dotazione orologi di “normale” produzione accanto ad alcuni impermeabilizzati con “proibiti” O-ring, che dimostrarono così la propria superiorità. Da quel momento in poi Rolex decise di estendere l’uso di queste guarnizioni (per altro realizzate in un materiale quasi eterno come il neoprene) man mano a tutta la produzione. A quel punto altre marche seguirono l’esempio e la storia dell’impermeabilità degli orologi cambiò totalmente.

    Oggi l’uso degli O-ring consente ottimi risultati in quasi tutte le condizioni fino a 30 atmosfere, ossia la pressione che troveremmo a circa 300 metri sott’acqua. Sostanzialmente il prezzo dell’orologio non muta perché la pressione non rende ancora necessario cambiare la struttura della cassa, ma solo le dimensioni degli O-ring e del solco in cui lavorano. Solco che richiede una precisione elevata, certo, ma non tale da influire molto sul prezzo. Le cose cambiano radicalmente quando l’impermeabilità deve essere superiore, rendendo necessario modificare in maniera più o meno sostanziale la costruzione della cassa. Allora i prezzi possono davvero aumentare in modo notevole e perfettamente giustificato. Ma questa degli orologi subacquei “tecnici” è un’altra storia.

  • Manutenzione estiva. Cosa fare (e non fare) con l’orologio al mare

    Manutenzione estiva. Cosa fare (e non fare) con l’orologio al mare

    Vacanze in vista? Semplici fughe al mare per il weekend? Comunque sia, è il momento di pensare alla manutenzione estiva. Non prorogabile, anzi indispensabile se pensate di portare l’orologio in spiaggia – e soprattutto in acqua – con voi. Ma è importante anche tenere a mente qualche accorgimento per il benessere del vostro compagno di polso (e alla fine del vostro portafoglio)…

    Facciamo un ripasso, tanto per chiarirci. E per provare a chiarire alcuni punti che qualcuno tende a dimenticare. Il primo dei quali è: un orologio dichiarato impermeabile a 3 atmosfere non può affrontare immersioni fino a 30 metri, benché talvolta questa dicitura sia perfino incisa sul fondello. Vero è che a 30 metri sott’acqua la pressione è di circa 3 atmosfere (dipende da alcune variabili dell’acqua stessa); ma la sorpresa è che si tratta di un’indicazione obbligatoria per qualunque orologio svizzero. Il limite delle 3 atmosfere è praticamente rispettato da tutti i produttori, ma l’acqua, dai nostri rubinetti, può uscire a pressioni superiori, per contratto.

    Ho chiesto ad un idraulico (uno di quelli bravi e particolarmente costosi, che però mi ha persino fatto una regolare fattura) di misurare la pressione dell’acqua al mio bidet (non ridete: è una cosa seria), che con la miscela fredda/calda arrivava a poco meno di 4,5 atmosfere.  La storia dei 30 metri, quindi, è un mezzo imbroglio, un brutto giochino di marketing che l’orologeria dovrebbe abbandonare per sempre. Anche perché l’equivoco dura da troppo tempo. Sarei curioso di capire cose accadrebbe se si moltiplicassero le richieste di costosi interventi in garanzia in seguito ad incidenti “idraulici” legati a questa pratica.

    Un distinguo fra i subacquei

    Nella scelta dei nostri orologi per l’estate, quindi, è molto più saggio dare la precedenza ai classici 10 atmosfere, che dividerei in tre sezioni. Innanzitutto, quelli che definisco “da yatch club”: ossia orologi apparentemente normali, spesso anche di grande eleganza, ma utilizzabili in barca, in spiaggia e anche per moderate attività subacquee. Ci sono poi i subacquei “di base”, quelli muniti di una lunetta girevole unidirezionale e quindi utilizzabili anche con le bombole. Molti, ormai, dichiarano impermeabilità superiori alle 10 atmosfere ed effettivamente lo sono. Non servono per scendere in abissi che pochi frequentano, è chiaro, ma la superiore impermeabilità di solito non aumenta i prezzi, e costituisce una buona riserva di sicurezza.

    Vanno intesi in questo senso per non confonderli con i “Professionali”. In genere sovradimensionati per aumentarne la resistenza, sono spesso muniti anche della valvola per far uscire l’elio contenuto nell’aria degli ambienti iperbarici asciutti. Questo dispositivo, in sostanza, non è altro se non una molla calibrata che apre una valvola quando la pressione interna all’orologio è superiore di circa 3 atmosfere rispetto alla pressione esterna. Nella maggior parte dei casi la valvola è automatica, ma talvolta è ulteriormente protetta da una corona avvitata, che il subacqueo apre prima della risalita. Effettivamente è utile solo per un ristretto numero di professionisti delle immersioni. Ma, visto che non costa cara e che fa tanto lupo di mare, è montata anche su orologi di costo non eccessivo.

    La manutenzione estiva, in vacanza e prima di partire

    Dopo ogni immersione in acqua salata sarebbe buona cosa che il proprietario dell’orologio lo sciacquasse bene in acqua dolce a temperatura media. E in effetti la classica doccia dopo il bagno qualcosa di positivo porta (anche all’orologio). Ma non abbastanza. La procedura corretta sarebbe quella di servirsi di uno spazzolino da denti usato (e tenuto in serbo proprio per questo), agendo con cura nella zona della lunetta girevole o intorno alla corona. Pochissimi però lo fanno. E questo, nell’arco di un’estate, finisce per accumulare depositi di sporcizia e salmastro che andrebbero rimossi con acqua tiepida e detersivo liquido diluito.

    Ma prima, prima di partire per le vacanze o comunque per poter fare liberamente il bagno in mare con l’orologio al polso, sarebbe indispensabile effettuare un intervento di manutenzione estiva. Ossia portarlo presso un servizio d’assistenza della propria marca, dove i tecnici provvederanno innanzitutto a verificare l’effettiva impermeabilità con un test “asciutto”. Questo test consiste nell’inserire l’orologio in un contenitore ermetico dal quale una pompa estrarrà aria fino a raggiungere la pressione prestabilita. Se dalla cassa dell’orologio non fuoriesce aria, allora l’impermeabilità è assicurata. In caso contrario avremo comunque un dato che starà a noi considerare sufficiente o meno, sotto la nostra responsabilità.

    Altrimenti bisognerà provvedere alla sostituzione delle guarnizioni di tenuta: un’operazione che richiede la manodopera di tecnici esperti, muniti di ricambi originali. Per questa ragione è sempre meglio rivolgersi ai concessionari e ai laboratori ufficiali: l’intervento potrà essere eseguito rapidamente, senza necessità di una manutenzione completa. Ovviamente si tratta di solito di un intervento a pagamento; alcuni laboratori però non fanno pagare né la verifica dell’impermeabilità né la smagnetizzazione, che è sempre bene effettuare ogniqualvolta facciamo manutenzione (estiva o meno). I campi magnetici sono spesso responsabili di notevoli alterazioni nella costanza di marcia. A tutt’oggi gli unici orologi totalmente insensibili ai campi magnetici sono gli Omega verificati dal Metas, ossia l’ente svizzero che sovraintende alla “alla standardizzazione di pesi e misure”.

    Qualche consiglio in più

    Un altro punto non secondario è l’eventuale bracciale metallico. La ricchezza delle articolazioni consiglia di intervenire periodicamente con il solito spazzolino da denti tenuto da parte per questo tipo di compiti. Negli ultimi tempi, però, si sta facendo strada l’uso dei cinturini Nato in tessuto sintetico, che sarebbe opportuno adottare in vista dell’estate (e non solo delle vacanze). Hanno il vantaggio di essere pratici, leggeri, colorati e di poter essere sostituiti rapidamente, variando in continuazione l’aspetto dei nostri orologi. Costano poco e si asciugano a grande velocità. Anche in questo caso, quando si è al mare, una bella sciacquatina in acqua dolce dopo il bagno sarà operazione rapida e salutare. Per un’estate all’insegna della sicurezza in acqua.

    Un’ultima considerazione va fatta sulla temperatura che può raggiungere il movimento dell’orologio. I quadranti neri assorbono molta luce e quindi scaldano l’interno fino a raggiungere temperature intorno agli 80°C quando prendiamo il sole. Il successivo tuffo nell’acqua fresca crea un’escursione termica che può causare non pochi problemi di costanza di marcia. È la ragione per cui anche fra gli strumenti per i professionisti di fanno strada quadranti di colori diversi. Pur sempre ben leggibili, ma meno sensibili alla violenza delle capriole termiche al momento del tuffo.

  • Subacquei sotto i mille euro. Basta avere le idee chiare

    Subacquei sotto i mille euro. Basta avere le idee chiare

    Orologi per il mare, muletti per la spiaggia, esemplari da vacanza… Chiamateli un po’ come volete. Sono i subacquei “democratici”: quelli che hanno un prezzo accessibile, quelli che tutti ci possiamo permettere. I subacquei sotto i mille euro. Che poi mille euro sono una cifra arbitraria, per alcuni forse “giusta”, per altri già eccessiva. Per questo qui sotto troverete anche esemplari che costano meno, molto meno del tetto massimo che ci siamo imposti.

    L’idea ci è venuta quando un lettore, C.C., ci ha scritto sui social a proposito della gallery “Yachting Time. Gli orologi per le sere al mare”. «Costa più l’orologio meno caro che tutta la vacanza…», ironizzava. Al di là della battuta simpatica, come dargli torto? Si trattava, in quel caso, di “orologi da sfoggio” (come li definiva un altro lettore), e in quanto tali dovevano rispondere a determinate caratteristiche. Non poteva essere altrimenti.

    Però l’orologeria non è tutta lì. È un universo complesso, estremamente vario, composto da diversi segmenti di mercato. E allora perché non cambiare prospettiva? Perché non privilegiare, nella scelta degli orologi da proporre, modelli raggiungibili per chiunque? Quelli che non ti devi svenare, non devi accendere un mutuo per averli? Del resto più volte abbiamo scritto di orologi di fascia bassa, in un caso proprio a proposito dei subacquei (leggi qui).

    A patto di chiarire subito le cose. Perché i subacquei sotto i mille euro non rappresentano affatto una categoria uniforme. Bisogna fare delle distinzioni. E soprattutto bisogna sapere cosa si vuole, al di là del budget a disposizione. Quali sono le proprie esigenze, quale utilizzo si intende farne. Anche solo riguardo al dato principale – l’impermeabilità – si incontrano esemplari con diversi gradi di tenuta stagna. In grado di resistere alla pressione di 10, 20, 30 bar. Quale ci serve? Facciamo snorkeling o immersioni “vere”?

    Davvero, tra i vari subacquei sotto i mille euro le differenze sono notevoli. Ci sono gli orologi meccanici e quelli elettronici. Ci sono i movimenti svizzeri e quelli giapponesi. I modelli creati ex novo e le riedizioni di pezzi storici. E, ancora, ci sono gli esemplari di marchi indipendenti e quelli prodotti dai colossi dell’orologeria, e che quindi godono delle sinergie di gruppo. Il che può essere un vantaggio, perché in certi casi possono avere doti particolari o prezzi concorrenziali.

    Una cosa che ci ha stupito, per esempio, è ritrovare in alcuni subacquei sotto i mille euro delle peculiarità una volta impensabili. Caratteristiche che – anche solo fino a pochi anni fa – si riscontravano esclusivamente in orologi di qualità e prezzo superiore. Ci riferiamo agli automatici con più di 3 giorni di autonomia e resistenza ai campi magnetici di una certa entità. Magari non ve ne può fregare di meno, magari vi interessa eccome. L’importante è avere le idee chiare.

    Un’ultima avvertenza. Prima di procedere all’acquisto – perfino dei subacquei sotto i mille euro come quelli qui sotto – informatevi. Fate un giro sui siti delle marche che vi interessano, chiedete al vostro negoziante di fiducia. Perché la scelta oggi è davvero vasta, va ben al di là degli esemplari che vi proponiamo in questa selezione. Ad ogni modo, qualunque sia il motivo che vi spinge, fate shopping e divertitevi!

    BREIL Manta Professionale
    Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, di produzione giapponese (Miyota 8215) con datario. Quadrante satinato, lancette, numeri e indici luminescenti, réhaut girevole unidirezionale, vetro zaffiro, bracciale in acciaio. 290 euro.
    Esiste anche con cassa e bracciale Ip nero, sempre a 290 euro.

    BULOVA Oceanographer 44 mm
    Cassa (44 mm) in acciaio, impermeabile fino a 20 atm. Movimento meccanico a carica automatica, di produzione giapponese (Miyota 821D-21B), con datario. Quadrante mat, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto smaltato, vetro zaffiro, bracciale in acciaio. 599 euro.
    Esiste anche con quadrante verde o nero; oppure con cassa di 41 mm e cinturino in caucciù a 549 euro.

    CITIZEN Promaster Professional Diver’s
    Cassa (44 mm) in acciaio, impermeabile fino a 20 atm. Movimento al quarzo, esclusivo calibro Eco Drive a carica luce, con autonomia di 6 mesi e datario. Quadrante soleil, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in alluminio, vetro minerale, cinturino in poliuretano estensibile. 228 euro.
    Esiste anche con il quadrante rosso, blu o nero e con il bracciale in acciaio a 258 euro.

    HAMILTON Khaky Navy Scuba
    Cassa (43 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro H10 realizzato in esclusiva, con autonomia di 80 ore e spirale in Nivachron (brevettata) in lega di titanio; amagnetico. Quadrante grené con ora militare, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro bombato, bracciale in acciaio. 945 euro.
    Esiste anche con quadrante nero, con bracciale o cinturino in caucciù, allo stesso prezzo.

    LOCMAN Mare 300 metri
    Cassa (44 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, di produzione giapponese (Miyota). Quadrante sfumato, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in alluminio, vetro minerale con trattamento zaffiro, fondello in titanio con oblò trasparente, bracciale in acciaio. 598 euro.
    Esiste anche con quadrante verde, grigio o nero; con cinturino in caucciù costa 498 euro.

    LONGINES HydroConquest
    Cassa (39 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento al quarzo Swiss made con datario e indicazione di esaurimento batteria (Eol). Quadrante soleil, lancette, numeri e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in alluminio anodizzato, vetro zaffiro bombato, bracciale in acciaio. 910 euro.

    MIDO Ocean Star Tribute
    Cassa (40,5 mm) in acciaio, impermeabile fino a 20 atm. Movimento meccanico a carica automatica, esclusivo Calibro 80, con autonomia di 80 ore e funzione day-date. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in alluminio, vetro zaffiro a box, fondello inciso, cinturino in tessuto. 850 euro.

    PHILIP WATCH Amalfi
    Cassa (43 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm e con valvola di decompressione. Movimento meccanico a carica automatica (Stp 1-11) con datario. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale, fondello trasparente, bracciale in acciaio. 920 euro.
    Esiste anche con quadrante blu e ghiera Ip oro rosa a 960 euro.

    SEIKO Prospex “King Samurai” Edizione speciale Padi
    Cassa (43,8 mm) in acciaio, impermeabile fino a 20 atm. Movimento meccanico a carica automatica, di produzione giapponese (Seiko calibro 4R35) con datario. Quadrante decorato con il globo terrestre (simbolo di Padi, Professional Association of Diving Instructors), lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in ceramica, vetro zaffiro, cinturino in silicone. 640 euro.

    TIMEX Navy XL Automatic
    Cassa (41 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, di produzione giapponese, con datario. Quadrante mat con indicazione dell’ora militare, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto Ip nero, cinturino in pelle.
    Esiste in 3 versioni, 259 euro.

    TISSOT Seastar 2000 Professional
    Cassa (46 mm) in acciaio, impermeabile fino a 60 atm e con valvola di decompressione. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Powermatic prodotto in esclusiva, con autonomia di 80 ore e spirale Nivachron (brevettata) in lega di titanio; amagnetico. Quadrante decorato a onde, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in ceramica, vetro zaffiro bombato con trattamento antiriflesso, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in caucciù. 975 euro.
    Esiste anche con quadrante verde o blu e bracciale in acciaio a 1.035 euro.

    VAGARY GMatic
    Cassa (41 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, di produzione giapponese (Miyota), con funzione day-date. Quadrante soleil, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in alluminio, vetro minerale, fondello traforato, bracciale in acciaio. 139 euro.
    Esiste anche con quadrante blu o nero.

  • Longines HydroConquest. Un subacqueo da tenere in considerazione

    Longines HydroConquest. Un subacqueo da tenere in considerazione

    Basta fare un giro in Internet e lo si vede subito. Per molti blogger e youtuber il Longines HydroConquest è uno degli orologi più desiderati degli ultimi anni. Per svariati motivi: perché appartiene a una maison blasonata, che si è costruita un buon nome nel tempo; perché è un diver, categoria fra le più apprezzate dal popolo della Rete; perché è affidabile, sia dal punto di vista delle prestazioni sia dei materiali; ancora, per l’estetica ben riuscita, caratterizzata dalla sequenza di numeri arabi 3-6-9 sovradimensionati; e non ultimo per il prezzo, accessibile a tanti, se non proprio a tutti.

    La collezione Longines HydroConquest

    Ragioni che condivido, ma cui ne aggiungo un’altra: l’ampia varietà di modelli. Il Longines HydroConquest, nato nel 2007 e rivisitato nel 2018, oggi offre una scelta incredibile di referenze: diverse per dimensioni, colori, movimenti… Per avere una panoramica completa, vi rimando al sito della Casa (eccovi il link); intanto vi dico però che gli esemplari in tutto sono quasi una sessantina e riempiono tre schermate. E che, tanto per capirci, il bestseller – automatico, tutto acciaio, con cassa di 41 mm, lunetta e quadrante blu – costa 1.510 euro.   

    Di recente, comunque, Longines ha ampliato la collezione con nuove varianti bicolore, in acciaio e Pvd oro giallo oppure Pvd oro rosa, declinate in grigio, blu, nero o verde. Io ho scelto di scrivere della versione acciaio/Pvd oro rosa con quadrante e lunetta grigi. Perché mi sembra la più versatile: lo stile sport-chic la rende adatta tanto alle immersioni quanto ai look “da città”. È discreta quanto basta, però è originale, non banale: proprio per il colore insolito, che non è un “normale” classicone ma non concede nulla neppure ai trend più modaioli.

    Prima di tutto il prezzo

    Bando alle ciance, arrivo subito al sodo. Parto dal prezzo: 1.710 euro. In genere, nelle mie recensioni, è l’ultima informazione che fornisco, perché prima cerco di motivarlo con la descrizione dell’orologio. In questo caso invece mi sembra opportuno metterlo subito in evidenza, perché è realmente un punto di forza. Soprattutto se confrontato con quello di esemplari simili per tipologia e caratteristiche, di solito ben più cari. Non c’è bisogno di far nomi, ci può arrivare chiunque conosca un minimo il mercato degli orologi.

    Dicevo, 1.710 euro. Sia per la versione con il cinturino in caucciù grigio, sia per la versione con il bracciale in acciaio bicolore. Un prezzo concorrenziale, appunto, tenuto conto della qualità del Longines HydroConquest. E dovuto essenzialmente a due fattori. Uno, la progettazione intelligente, studiata per ottenere un risparmio su alcuni macro-componenti che non solo non inficiano affatto la qualità complessiva, ma diventano peculiarità dell’orologio stesso. Due, il poter contare su economie di scala altrettanto virtuose: far parte di un grande gruppo come Swatch Group porta non pochi vantaggi.

    Le caratteristiche del Longines HydroConquest

    Allora, riporto qui di seguito i dati essenziali, altri li trovate nelle didascalie. La cassa in acciaio misura 41 mm di diametro. Si distingue per l’inserto in ceramica nella lunetta girevole unidirezionale, introdotto con il restyling del 2018 al posto di quello in alluminio. Un dettaglio che fa la differenza, dato che si tratta di un materiale molto resistente agli urti e ai graffi, oltre che bello da vedere e praticamente inalterabile nel tempo. Altro segno distintivo sono poi i due elementi proteggi-corona, geometrici ma non spigolosi, massicci ma non pesanti dal punto di vista estetico.

    Un dato importante è l’impermeabilità elevata, che raggiunge i 30 bar (comune a tutti gli esemplari in collezione). Il che significa non solo soddisfare il primo requisito delle norme Iso sugli orologi subacquei professionali (per saperne di più, vi rinvio a quanto avevo scritto qui). Ma soprattutto poter affrontare il mare in tutta sicurezza anche da parte di chi lo vive “da sportivo” in senso lato; cioè non fa immersioni profonde ma magari pratica attività che richiedono grande resistenza alle pressioni da impatto (come il windsurf, per esempio).

    La meccanica

    Il Longines HydroConquest monta un movimento meccanico a carica automatica, il calibro L888.5. Giunto ormai alla quinta generazione e prodotto in esclusiva, è un’evoluzione dell’Eta A31.L11, a sua volta derivato dal celebre 2892-A2. Un 11 linee ½ (25,6 mm di diametro), forse un po’ sottodimensionato per la cassa da 41 mm, quindi adattato con un anello di contenimento in acciaio. Comunque ben curato: il rotore è a Côte de Genève, i ponti a perlage. In ogni caso rimane nascosto: il fondello è “pieno”, cioè è in acciaio decorato con il logo della clessidra alata. Più rilevanti piuttosto sono altre caratteristiche tecniche.

    In primis la frequenza diversa rispetto ai suoi predecessori, “abbassata” a 25.200 Alternanze/ora. Il che va a vantaggio dell’autonomia, che ora raggiunge le 64 ore complessive. Quindi la spirale in silicio monocristallino, amagnetica e perciò ideale per i modelli subacquei. Per farla breve, queste tre particolarità sommate insieme vanno a influire positivamente sulla regolarità di marcia. Tant’è vero che già la versione precedente dello stesso calibro (L888.4) sia riuscita a superare tranquillamente i test del Cosc e abbia quindi ottenuto il certificato ufficiale di cronometro. Lo stesso potenzialmente potrebbe fare il calibro L888.5: questione solo di scelte aziendali.

    Cinturino o bracciale?

    Come accennavo sopra, il Longines HydroConquest acciaio/Pvd oro rosa dalla livrea grigia è disponibile con il cinturino in caucciù, coordinato alla tonalità del quadrante e dalla trama effetto intrecciato; oppure con il bracciale in acciaio, a tre file, con la maglia centrale color oro rosa, come la corona di carica e la zigrinatura lungo il profilo della lunetta. Al tatto quest’ultimo risulta robusto, compatto e ben articolato (le maglie ovviamente sono piene). In entrambi i casi, il punto di congiunzione con la carrure è aderente e senza spazi vuoti.

    Due parole infine sul sistema di chiusura. Il Longines HydroConquest si allaccia al polso con una fibbia déployante dotata di doppio sistema di sicurezza, per evitare aperture accidentali, e di estensione integrata, così da poter indossare l’orologio sopra la muta da sub. Comodo comunque anche con “abiti civili”, soprattutto d’estate, quando il caldo e l’umidità possono causare un leggero gonfiore all’articolazione pur in assenza di particolari patologie. Soprattutto se non si è più giovincelli.

  • La cassa in bronzo e la vocazione del palombaro. In 10 orologi

    La cassa in bronzo e la vocazione del palombaro. In 10 orologi

    Il bronzo è un materiale che va per la maggiore, oggi, almeno per certi orologi. Lo avevamo già segnalato tre anni fa, sulle pagine di questo sito (in una delle nostre prime Vetrine), ed è ancora così. Del resto le tendenze in orologeria sono lente ad affermarsi e lente nel dissolversi, e si protraggono per cicli lunghi, se non lunghissimi – che possono durare anche decenni. A tal punto che sarebbe più opportuno parlare di orientamenti nel gusto, piuttosto che di estetiche di moda. Comunque, dicevamo: la cassa in bronzo è una di quelle caratteristiche diffuse al giorno d’oggi fra diversi segmenti di mercato. Soprattutto per gli orologi subacquei.

    Ed è comprensibile. Il bronzo è una lega, principalmente a base di rame e stagno (CuSn8), ma con l’aggiunta di altri metalli a seconda della destinazione d’uso. Quando per esempio contiene alluminio come elemento aggiuntivo principale (con tenori diversi: si parla di cuprallumini), diventa particolarmente resistente alla corrosione dell’acqua salata. Il bronzo marino (si chiama proprio così) esiste da tempi immemorabili ed è sempre stato usato in ambito nautico: nelle eliche delle barche o negli elmi dei palombari, nelle guarnizioni degli scafi come negli strumenti tipo bussole e sestanti.  

    In più il bronzo è antimagnetico, e quindi è l’ideale nella costruzione degli orologi subacquei. Che di solito hanno la cassa in bronzo fosforoso, una lega in cui è presente una piccola percentuale di fosforo. Un elemento importante perché rende più difficile l’ossidazione. Il bronzo infatti, a contatto con l’aria e con gli agenti atmosferici, subisce una reazione chimica spontanea che crea in superficie una patina di ossidazione, dalla sfumatura sempre diversa in rapporto agli ambienti in cui è vissuto e ai metalli contenuti. Talvolta tendente al bruno-rossastro, talvolta al verde, al grigio o all’azzurro.

    Va specificato però che questo tipo di ossidazione “nobile”, liscia e uniforme, è in qualche modo protettiva: aiuta a conservare al meglio la lega metallica sottostante, a renderla inalterabile al trascorrere del tempo. E poiché si tratta di una caratteristica propria di ciascun esemplare, la cassa in bronzo è sfruttata dal marketing orologiero come un elemento di personalizzazione. Un carattere univoco in continuo mutamento, che cambia, si evolve e trasforma ogni orologio in un pezzo unico. E c’è perfino chi ha studiato un modo per rallentare il processo di formazione della patina.

    Omega infatti ha messo a punto una propria lega di bronzo contenente il 37,5 per cento di oro 9 carati (il brevetto è in corso di registrazione), cui ha aggiunto anche altri metalli nobili come il palladio e l’argento (per questo ispirata al cosiddetto “bronzo corinzio” sviluppato nell’antichità). L’ha chiamata Bronze Gold e ne ha definito il colore a metà fra le nuance dell’oro Moonshine e dell’oro Sedna (sempre esclusivi della maison di Biel, più che mai impegnata nella ricerca materica). Questa specifica lega non solo invecchia più lentamente di altre, con una patina naturale priva della tipica tonalità del verderame, ma risulta anallergica e quindi può essere indossata direttamente a contatto con la pelle.

    Sì, perché in genere, proprio per evitare fenomeni di intolleranza, gli orologi con la cassa in bronzo hanno il fondello in altri metalli biocompatibili. Lo dimostra anche la nostra selezione, in cui abbiamo scelto alcune novità, tra i modelli usciti negli ultimi mesi e quelli presentati in digitale a Watches and Wonders (tranne un paio di eccezioni, ormai diventati dei “classici”). A dimostrazione di quanto il bronzo sia una moda trasversale agli orologi subacquei, tra il medio e l’alto di gamma.

    BELL & ROSS BR 03-92 Diver Red Bronze
    Cassa in bronzo lucido e satinato (Ø 42 mm), impermeabile fino a 30 atmosfere. Movimento meccanico a carica automatica con datario. Quadrante opaco, indici applicati e lancette luminescenti, lunetta girevole unidirezionale con inserto in alluminio anodizzato, vetro zaffiro, fondello personalizzato in acciaio, cinturino in caucciù (in dotazione un secondo cinturino in pelle). Edizione limitata di 999 esemplari. 4.200 euro

    ETERNA Kontiki Bronze Diver 44 mm
    Cassa in bronzo spazzolato (Ø 44 mm), impermeabile fino a 20 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro EMC 3902A di manifattura, con autonomia di 65 ore. Quadrante grené, indici applicati e lancette luminescenti, lunetta girevole unidirezionale con inserto in ceramica, vetro zaffiro anche sul fondello in acciaio, cinturino in pelle waterproof. 3.200 euro

    LONGINES The Legend Diver
    Cassa in bronzo satinato, (Ø 42 mm), impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica con spirale in silicio e autonomia di 3 giorni; antimagnetico. Quadrante sfumato, lancette e indici luminescenti, réhaut girevole per caloclare i tempi di immersione, vetro zaffiro bombato, fondello personalizzato in titanio, cinturino Nato in tessuto (in dotazione un secondo cinturino in pelle). 2.820 euro

    MAURICE LACROIX Aikon Venturer Bronze Limited Edition Cassa in bronzo lucido e satinato (Ø 43 mm), impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica con datario. Quadrante soleil, indici applicati e lancette luminescenti, lunetta girevole unidirezionale con inserto in ceramica, vetro zaffiro, fondello in acciaio, cinturino in gomma, intercambiabile (in dotazione, un secondo cinturino in pelle). Edizione limitata di 500 esemplari. 2.490 euro

    OMEGA Seamaster 300 Bronze Gold
    Cassa in Bronze Gold (Ø 41 mm), impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 8912 di manifattura, con spirale in silicio, doppio bariletto, autonomia di 60 ore; resistente ai campi magnetici fino a 15.000 gauss e con certificato Master Chronometer rilasciato dal Metas. Quadrante a sandwich in bronzo invecchiato, lancette, numeri e indici luminescenti, lunetta girevole unidirezionale con disco in ceramica, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle. 11.600 euro

    ORIS Carl Brashear Cal. 401 Limited Edition
    Cassa in bronzo satinato (Ø 40 mm), impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 401 di manifattura, con autonomia di 5 giorni; antimagnetico,con certificato ufficiale di cronometro (Cosc) e 10 anni di garanzia. Quadrante opaco, indici applicati e lancette luminescenti, lunetta girevole unidirezionale, vetro zaffiro ricurvo su entrambi i lati, fondello personalizzato in acciaio, cinturino in tessuto elastico di nylon, realizzato in esclusiva da Erika’s Original. Edizione limitata di 2000 esemplari. 3.700 euro

    PANERAI Submersible Bronzo Blu Abisso PAM01074 Cassa in bronzo satinato (Ø 42 mm), impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro P.900 di manifattura, con autonomia di 3 giorni, piccoli secondi e datario. Quadrante opaco, indici applicati e lancette luminescenti, lunetta girevole unidirezionale, ponte proteggi-corona brevettatto, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle scamosciata. In vendita solo nelle boutique monomarca, 15.500 euro

    RADO Captain Cook Automatic Bronze
    Cassa in bronzo satinato (Ø 42 mm), impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica con autonomia di 80 ore e datario. Quadrante soleil, indici applicati e lancette luminescenti, lunetta girevole unidirezionale con inserto in ceramica, vetro zaffiro, fondello in acciaio, cinturino Nato in tessuto, intercambiabile. 2.680 euro

    RESERVOIR Hydrosphere Bronze x Revolution
    Cassa in bronzo spazzolato (Ø 45 mm), impermeabile fino a 25 atm e con valvola di decompressione. Movimento meccanico a carica automatica con modulo della complicazione brevettato, ore saltanti, minuti retrogradi, secondi centrali e indicazione dell’autonomia. Quadrante in bronzo con finitura soleil, lancetta luminescente, ghiera girevole unidirezionale con inserto in ceramica e doppia indicazione per il calcolo dei tempi di immersione (prima e dopo i 45 minuti), vetro zaffiro, fondello in acciaio personalizzato, cinturino in gomma (in dotazione un secondo cinturino Nato). Edizione limitata di 100 esemplari, 4.350 euro

    U-BOAT Sommerso Bronzo Ceramic BZ
    Cassa in bronzo invecchiato naturalmente (Ø 46 mm), impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica modificato con specifiche tecniche personalizzate, indicazione delle 24 ore e datario. Quadrante multilivello, lancette, numeri e indici luminescenti, lunetta girevole unidirezionale con inserto in ceramica, corona a sinistra con dispositivo di protezione brevettato, vetro zaffiro, fondello personalizzato, cinturino in pelle invecchiata, realizzato a mano. 2.550 euro

  • Subacquei d’inverno: sono davvero un controsenso?

    Subacquei d’inverno: sono davvero un controsenso?

    “Mare d’inverno / è un concetto che il pensiero non considera…”, cantava Loredana Berté tanti anni fa. Sembrano invece di parere opposto le marche dell’orologeria svizzera, che da sempre lanciano i diver sul mercato italiano quando la stagione delle immersioni è ormai finita (almeno alle nostre latitudini). Subacquei d’inverno, li chiameremo, per fare il verso alla Berté. 

    E non tiriamo in ballo l’emergenza Covid, che quest’anno ha completamente sballato i ritmi di produzione e le date di uscita di molti orologi. Era così ben prima della malefica pandemia: si tratta di un’abitudine assodata da tempo. Baselworld era ancora all’apice del fulgore, e già allora le case presentavano negli stand subacquei interessanti ma dall’uscita posticipata “all’ultimo trimestre”, “prima di Natale” e così via.

    La cosa in sé può apparire curiosa, quantomeno singolare, ma non è certo imputabile alla follia di qualche manager fuori di testa. All’epoca, infatti, in fiera si raccoglievano gli ordini dei negozianti e quindi si organizzava la produzione delle novità nei mesi successivi. Che andava a turni: prima i modelli più richiesti, poi gli altri. A volte, quindi, capitava che di non riuscire a mettere immediatamente in produzione i subacquei, che quindi non risultavano pronti entro l’estate.

    E oggi che le fiere praticamente non ci sono più? Beh, il meccanismo è rimasto più o meno lo stesso. E la scelta di posticipare la consegna dei subacquei d’inverno continua a essere dettata da ragioni organizzative. Cui si aggiunge un altro valido motivo (che ha fatto, come dire, di necessità virtù). Si è dirottata la gamma dei subacquei d’inverno verso quel pubblico che va ai Caraibi, o ai Tropici se preferite, durante le vacanze di Natale.

    Inteso così, ha senso. Per l’alto di gamma, perlomeno, ci sta. Ma che dire di marche che non hanno propriamente un target altolocato? Non sono poi così tante le persone che possono andarsi a scaldare le ossa alle Seychelles, quando qua ci sono nebbia e neve. A prescindere dal lockdown globale, che in questo periodo vieta i viaggi intercontinentali: non pensiamoci. La gente “normale” è già tanto se va a farsi la settimana bianca, non esiste che scappi a visitare la barriera corallina dall’altra parte della Terra.

    Eppure… perché perdere anche solo un ipotetico acquirente? Non è detto che la clientela danarosa, che i collezionisti e gli appassionati comprino solo modelli costosi, super-esclusivi. Piuttosto, bisogna saperli conquistare con un design particolarmente riuscito, con caratteristiche tecniche peculiari; o magari con la riedizione di un pezzo storico, originale, che racconti l’unicità della marca. Soprattutto quando lo si possiede, un lungo passato, sarebbe stupido non metterlo in evidenza.

    Ecco perché ogni anno sono tanti i subacquei d’inverno, presentati in tutti i segmenti di mercato. E questo 2020 non ha fatto eccezione. Qui ne abbiamo riportato alcuni, usciti da settembre in poi nei vari segmenti di mercato, ma le nostre proposte non sono certo complete di tutte le novità del momento. In attesa che riaprano i negozi di orologeria, provate a fare un giro fra i siti ufficiali per chiarirvi le idee. Troverete senz’altro qualcosa di adatto a voi.

    In realtà c’è ancora da considerare un altro aspetto positivo della questione – su cui le stesse case fanno affidamento, perché questo è il momento giusto. Adesso possiamo contare sui regali di Natale (da fare a noi stessi o da farci fare). E cercare di convogliarli proprio su quel determinato modello che ci piace tanto, fra i subacquei d’inverno. Ce lo ritroveremo bell’e pronto per la prossima estate. Tanto gli orologi mica vanno a male…

    BELL & ROSS BR03-92 Diver Orange Boutique Edition Cassa (42 mm) in acciaio satinato, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, con datario. Quadrante mat, lancette e indici applicati luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in alluminio anodizzato, vetro zaffiro, cinturino in tela ultra-resistente. Edizione limitata di 250 esemplari, in vendita nelle boutique monomarca e sul sito ufficiale. 3.500 euro.

    BLANCPAIN Fifty Fathoms Bathyscaphe Day Date Desert Edition Cassa (43 mm) in acciaio satinato, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 1315DD di manifattura, con spirale in silicio, autonomia di 5 giorni e funzione day-date. Quadrante soleil sfumato, lancette e indici applicati luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in ceramica, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in tela vela. Edizione limitata di 500 esemplari. 12.080 euro.

    BREITLING SUPEROCEAN HERITAGE 57 OUTERKNOWN LIMITED EDITION Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, con certificato ufficiale di cronometro (Cosc). Quadrante soleil, lancette e indici applicati luminescenti, lunetta unidirezionale girevole in oro rosso con inserto in ceramica, vetro zaffiro, cinturino Nato Outerknown in filo Econyl. Edizione limitata di 500 esemplari. 4.950 euro.

    DE BETHUNE DB28 Yellow Submarine Cassa (44 mm) in titanio grado 5 spazzolato e ossidato, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica manuale, calibro DB2080 di manifattura, con indicazione dell’autonomia di 5 giorni. Quadrante assente, lancette luminescenti, sistema di illuminazione su richiesta (tramite mini-dinamo che si attiva con il pulsante al 6), réhaut girevole (che si attiva tramite la lunetta), carrure in zirconio nero, anse mobili, cinturino in pelle e canvas. Edizione limitata di 25 esemplari, 90mila franchi svizzeri.

    DOXA Sub 200 C-Graph Orange Professional Cassa (45 mm) in acciaio lucido e satinato, impermeabile fino a 20 atm. Movimento meccanico a carica automatica, cronografo con secondi continui. Quadrante mat, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in vetro zaffiro, vetro zaffiro a box, cinturino in gomma. 2.650 franchi svizzeri.

    JAEGER-LECOULTRE Polaris Mariner Memovox Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro J-LC 956AA di manifattura, con allarme e datario. Quadrante sfumato con finiture soleil, grené e opalina, lancette, numeri e indici applicati luminescenti, réhaut girevole, vetro zaffiro anche sul fondello, bracciale in acciaio. 17.700 euro.

    LONGINES The Legend Diver Watch Cassa (42 mm) in bronzo, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, con spirale in silicio e 64 ore di autonomia. Quadrante laccato e sfumato, lancette e indici luminescenti, réhaut girevole, vetro zaffiro a box, fondello in titanio, cinturino in pelle. In vendita con un secondo cinturino Nato in nylon verde. 2.820 euro.

    MIDO Ocean Star Decompression Timer 1961 Cassa (40,5 mm) in acciaio lucido, impermeabile fino a 20 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 80 realizzato in esclusiva, con 80 ore di autonomia. Quadrante con scale di decompressione, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in alluminio, vetro zaffiro a box, cinturino in pelle con rivestimento sintetico. In vendita con bracciale mesh in acciaio e un secondo cinturino in pelle. Edizione limitata di 1961 esemplari, 1.150 euro.

    OMEGA Seamaster Diver 300M Co‑Axial Master Chronometer 42 mm Nekton Edition Cassa (42 mm) in acciaio satinato, impermeabile fino a 30 atm e con valvola di decompressione. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Master Chronometer 8806, antimagnetico oltre i 15mila gauss. Quadrante in ceramica, lancette e indici applicati luminescenti, ghiera girevole unidirezionale in titanio, vetro zaffiro, bracciale in acciaio. Dedicato alla fondazione no-profit impegnata nella protezione degli oceani. 6.200 euro.

    ORIS Aquis Date Caliber 400 Cassa (43,5 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 400 di manifattura, con ancora e ruota di scappamento in silicio (e altri componenti non ferrosi e antimagnetici), autonomia di 5 giorni e datario; manutenzione consigliata ogni 10 anni. Quadrante sfumato soleil, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in vetro zaffiro, bracciale in acciaio lucido e satinato. 3.000 euro.

  • Mido Ocean Star Decompression Timer 1961: i colori degli abissi

    Mido Ocean Star Decompression Timer 1961: i colori degli abissi

    Quanti di voi, cari lettori, si affiderebbero a un orologio subacqueo meccanico per compiere immersioni professionali a profondità ragionevoli? Eccola lì, qualche timida mano alzata… nemmeno così tante, come immaginavo. Sì, perché nell’epoca dei computer da immersione, dei profondimetri da polso e delle altre fantastiche diavolerie tecnologiche pensate per agevolare e preservare la vita dei sub, utilizzare un meccanico in acqua è una scelta quantomeno naïf. O di stile, se si indossa un pezzo come il Mido Ocean Star Decompression Timer 1961. Ma a dirla tutta può diventare anche una questione di sicurezza – in caso di guasto ai sistemi elettronici -, ammesso che lo si sappia usare.

    L’orologio è infatti un vintage con i controfiocchi. Una di quelle edizioni che scelgono di essere fedeli al predecessore nell’estetica – ovvero, il Mido Ocean Star Skin Diver Watch, ref. 5907, degli anni ’60. Ma possono però contare sullo stato dell’arte in fatto di tecnologia e materiali.

    L’anima vintage dell’Ocean Star Decompression Timer 1961

    Così, ho scelto non a caso di focalizzarmi su questo orologio nella vastissima platea dei diver, che può annoverare pezzi sicuramente ben più celebri e marchi altrettanto blasonati. Pochi dei quali, però, con una storia e un carattere come quelli del Mido di cui mi occupo qui. Nipote di un nonno che, in un’epoca di subacquei generalmente monocromi e noiosetti, con quel quadrante ha avuto l’effetto di un petardo in chiesa al momento della consacrazione.

    Basta mettere una a fianco all’altro questa moderna limited edition (1961 pezzi, ça va sans dire…) e il suo antenato di 60 anni fa, per capire come Mido non abbia dovuto fare uno sforzo di creatività. Il quadrante con le scale di decompressione colorate, che sono valse all’orologio il soprannome di “Rainbow Diver”, è una trovata estetica e funzionale geniale per l’epoca e attualissima oggi. Con la differenza che nel 2020 è una goduria per gli occhi, mentre negli anni ’60 poteva anche decidere della vita o della morte di chi ci armeggiava.

    Poca elettronica ai tempi di Jacques Cousteau: leggibilità, ghiera girevole e tabelle di decompressione erano gli strumenti per immergersi in sicurezza. È vero che il Mido non era certo l’unico orologio dell’epoca con la scala sul quadrante (tra gli altri, ricordo il Vulcain Nautical Cricket, con svegliarino meccanico udibile anche sott’acqua). Ma quella dell’Ocean Star Decompression Timer allora come ora era intuitiva e facile da usare, per evitare quella letale fregatura chiamata embolia.

    Come funziona la scala

    La moderna tecnologia da polso e l’uso di camere di decompressione hanno reso i casi di embolia molto più rari. Eppure per i nostalgici che si immergono per passione, fermarsi a riposare a tre metri sotto la superficie dell’acqua aiuta il sangue a tornare a una pressione regolare. Riposare sì, ma per quanto tempo?

    È qui che entra in gioco la scala dell’Ocean Star Decompression Timer 1961. I numeri bianchi su fondo nero nello spicchio sopra le 12 indicano la profondità in metri (a sinistra) e in piedi (a destra); invece gli altri numeri sparsi sulle quattro scale corrispondono al tempo per cui è necessario fermarsi quando si raggiungono i -3 metri.

    Ad esempio, se ci si immerge a 25 metri, seguendo la scala gialla si vede che il limite di non decompressione è di 34 minuti (in corrispondenza dello 0); e se si rimane a -25 fino a 40 minuti, la sosta a -3 metri sarà di 5 minuti (in corrispondenza dell’8); se si rimane fino a 50 minuti, sarà di 20 (in corrispondenza del 10). Allo stesso modo, se si sta a -35 metri fino a 21 minuti (scala rosa) la sosta sarà di 5 minuti; di 25 per un’immersione di almeno 30 minuti. Il limite di decompressione è a 13 minuti. E così via, scala dopo scala.

    Mido proponeva all’epoca il nonno dell’Ocean Star Decompression Timer 1961, la ref. 5907, con quadrante a fondo bianco oppure nero, come l’attuale. Per quanto le scale di decompressione siano fedeli all’originale nella forma e nei colori, la scala delle profondità nella referenza degli anni ’60 era espressa in metri o in piedi, a seconda dei modelli, e non in abbinata. Segno dello spirito global, o interculturale, dei nostri giorni.

    Di calibro in calibro

    Altra differenza di base: la dimensione della cassa di acciaio, cresciuta agli attuali 40,5 mm dai 38 dell’originale. E nella cassa, of course, era ospitato un movimento differente da quello attuale. Si trattava infatti di un calibro automatico Mido della serie 11xx, sviluppato su base AS 1717. La scritta Powerwind sul quadrante si riferiva all’efficiente sistema di carica automatica sviluppato già nel 1954; il cui assemblaggio richiedeva meno componenti rispetto a un classico calibro e garantiva un’autonomia di circa 43 ore.

    Nulla a che vedere con il Mido Calibro 80 a carica automatica dei giorni nostri, che arriva fino 80 ore di autonomia. Figlio della famiglia di movimenti Powermatic 80, è stato sviluppato su base Eta C07.621; a sua volta derivato dal calibro Eta C07.111, introdotto nel 2011 ma le cui radici vanno molto più in profondità.

    La base originaria era infatti l’Eta 2824-2. Un’evoluzione del classico movimento Eterna 1427 che al momento in cui fu introdotto, nel 1955, era il calibro automatico più sottile al mondo. Eterna, all’epoca, era leader mondiale dei movimenti automatici: il suo primo utilizzo di cuscinetti a sfera nell’Eterna-Matic nel 1948 in un certo senso ha cambiato l’orologeria svizzera. I legami tra Eterna ed Eta sono rimasti forti e uno tra i più grandi cavalli di battaglia nella storia dell’orologeria, l’Eta 2824-2 appunto, è stato nei fatti figlio loro.

    Bel lavoro, Mido!

    Insomma, tirando le fila tra una scala e l’altra e valutando il Mido Ocean Star Decompression Timer 1961, mi sento un po’ come Mara Maionchi alle audizioni di X Factor: «Per me è sì!».

    Sì, perché dimostra che si può creare un vintage senza limitarsi a una brutta scopiazzatura; sì, perché materiali e prestazioni del calibro sono ai massimi livelli tra quelli degli orologi di questa fascia, non solo tra i marchi di Swatch Group; sì, perché il rapporto fra prezzo (1.150 euro!) e qualità è ottimo; sì, perché la precisione non è stata sacrificata sull’altare dell’estetica.

    Ecco perché l’orologio sarebbe piaciuto anche al grande poeta e drammaturgo francese Jean Cocteau. Che sosteneva: «Il mistero non esiste che nelle cose precise».

  • Due o tre cose che so di Longines (e del Longines HydroConquest)

    Due o tre cose che so di Longines (e del Longines HydroConquest)

    Prima di parlare del Longines HydroConquest devo fare una premessa. E partire da lontano: fino al primo quarto del 1800 francesi e inglesi erano i campioni mondiali dell’orologeria. Nessuno era in grado di realizzare macchine “perfette” come le loro. Tanto che uno svizzero di genio come Abraham-Louis Breguet lasciava Neuchâtel, dov’era nato, per trasferirsi a Parigi. E proprio a Parigi, infatti, raggiungerà la fama così attivamente cercata.

    E la Svizzera? La Svizzera produceva orologi, e anche tanti e anche qualcuno di buona qualità. Ma era considerata un po’ la Cina di quei tempi: questi svizzeri si impegnavano, certo, ma difficilmente riuscivano a superare la qualifica di “volonterosi imitatori”. Perché, allora, nel giro di una cinquantina d’anni la Svizzera degli orologi sbaraglierà la concorrenza francese e inglese fino a farla praticamente scomparire?

    Perché il mercato chiedeva non più tanto minime quantità di orologi eccezionali, sì, ma costosissimi; chiedeva quantità maggiori di orologi della miglior qualità possibile – a prezzi tali da consentirne la diffusione. Il secolo dell’esplosione scientifica, il secolo in cui il tempo diventa una variabile da tener costantemente sotto controllo – e non solo da parte di una sparuta pattuglia di privilegiati – aveva bisogno di orologi con un buon rapporto fra prezzo e qualità. Inglesi e francesi presero sottogamba questa esigenza, quasi disprezzandola, e gli svizzeri ne approfittarono. Vincendo in maniera così determinante che ancor oggi la Svizzera viene considerata, non a torto, come il Paese dei migliori orologi.

    Per aumentare la quantità di orologi prodotti, aumentando la qualità e contemporaneamente diminuendone i prezzi, c’era una sola strada possibile: l’industrializzazione. Il passaggio dal tutto fatto a mano al “facciamo a mano solo quel che serve” o “che costa troppo produrre a macchina” fu assolutamente fondamentale perché includeva l’intercambiabilità dei pezzi da un orologio all’altro, una maggior facilità di riparazione e una riduzione degli alti e bassi qualitativi negli orologi non costosi.

    Fra i pionieri di questa splendida rivoluzione Longines ha un posto di grande rilievo. Per saperne di più vi consiglio di fare un salto sul loro sito e leggere la loro storia. Quel che conta, qui, è che Longines – ieri, oggi e probabilmente domani – continua a produrre orologi con un fantastico rapporto fra prezzo e qualità, quello che negli States è definito value for money. E perché continua a farlo?

    Perché alla Longines (come del resto in quasi tutte le marche svizzere d’orologi) non sono così scemi da disperdere la propria eredità, ossia il patrimonio di credibilità messo da parte in quasi due secoli di storia. Per cui, con la complicità di gran parte di Swatch Group (prometto di spiegarvi presto cosa sanno architettare per continuare a battere la concorrenza) cui Longines appartiene, fanno orologi davvero convenienti anche in relazione al prezzo.

    Ottimi acquisti come – penso all’estate – l’intera collezione di subacquei Longines HydroConquest. Come al solito non mi pronuncio sull’estetica: ognuno di noi ha – fortunatamente – gusti diversi. Mi limito a notare la qualità delle finiture: rarissime spigolosità, superfici ben lavorate, grande attenzione alla qualità del bracciale, ma anche del cinturino. Apprezzo molto anche la chiusura pieghevole, con tanto di pulsanti di sicurezza, ben concepiti per evitare aperture accidentali; ah, devi premerli entrambi, altrimenti non succede niente.

    Apprezzo alcune positive astuzie ergonomiche, ben pensate per rendere più amichevole l’uso dell’orologio; penso alla grafica, elegante perché i disegnatori del Longines Hydroconquest hanno saputo evitare la cacofonia di font che spesso rende incongruo il quadrante di orologi anche più famosi; penso all’unghiatura (non una novità, ma comunque un pensiero gentile) per facilitare l’estrazione della corona al momento di regolare il datario; e penso anche alla buona scelta di versioni differenti fra loro per il diametro, il colore e il movimento montato nella cassa.

    C’è anche la variazione cronografica: quella da 43 mm di diametro addirittura con un movimento molto raffinato, in relazione al prezzo, per la presenza della ruota a colonne con frizione a innesto verticale. Anche se devo confessare una mia personale perplessità relativa a tutti i cronografi subacquei, qualunque sia la marca. Un “solo tempo” è più leggibile e ha meno fori sulla cassa, fori attraverso i quali umidità o addirittura acqua potrebbero farsi strada ed allagare l’orologio; magari non subito, ma dopo qualche anno di uso.

    Ed è proprio per questo che l’impermeabilità garantita da Longines (ben 30 atmosfere) non deve – ripeto: non deve – essere considerata eccessiva e inutile. La garanzia riguarda sempre l’orologio nuovo; ma dopo qualche tempo gli inevitabili urti (Longines HydroConquest ha comunque due solide spallette per proteggere la corona) rischiano di diminuire nemmeno di poco il grado di tenuta stagna. Trenta atmosfere sono una certezza di poter essere al sicuro per qualche anno, anche se un subacqueo esperto preferisce far verificare l’impermeabilità ogni anno, prima della stagione delle immersioni.

    Confesso infine qualche micron di preferenza per il modello con la cassa in ceramica, che resterà come nuova anche dopo avventure potenti. Anche se l’acciaio fornisce qualche sicurezza in più. Una caduta da grande altezza su una superficie dura potrebbe effettivamente distruggere la ceramica; ma con l’acciaio una caduta del genere avrebbe effetti quasi altrettanto distruttivi. In compenso la ceramica ha il vantaggio dell’eterna giovinezza, mentre dal punto di vista tecnico protegge meglio il movimento dalle forti escursioni termiche.

    Il consiglio, come sempre, è quello di andare da un concessionario Longines e verificare da sé. Poi fare qualche confronto (non dimenticando che gli HydroConquest hanno la lunetta girevole unidirezionale con l’inserto in ceramica, il vetro zaffiro con un trattamento multistrato per ridurre al minimo i riflessi) e infine scegliere secondo i vostri gusti personali. Sempre che riusciate a trovare un orologio subacqueo (fra i 1.370 e i 3.180 euro) che offre di più a minor prezzo…

    Alcuni indirizzi utili: Concessionari Longines

  • Orologi subacquei professionali: le immersioni estreme

    Orologi subacquei professionali: le immersioni estreme

    Lo abbiamo già visto in questa vetrina: gli orologi subacquei professionali devono rispondere a precise norme internazionali, che ne garantiscono almeno virtualmente sicurezza e affidabilità. Tuttavia, un paio di caratteristiche costruttive meritano un opportuno approfondimento.

    Prima di tutto la resistenza ai campi magnetici di una certa intensità. Necessaria perché sott’acqua ci si può imbattere in fenomeni di magnetismo di diversa origine, naturale o antropica. Rocce, cavi, condotte fanno sì che il materiale ferromagnetico sia sparso sui fondali – anche se, per fortuna, l’intensità di un campo magnetico decresce rapidamente (più precisamente, è inversamente proporzionale al quadrato della distanza). Comunque, secondo le norme ISO 764:2002 e NIHS 90-10, gli orologi subacquei devono essere in grado di affrontare campi magnetici fino a 4800 ampere/metro – pari a circa 60 gauss – e, in caso di esposizione, l’effetto residuale non deve superare i 30 secondi al giorno di errore (45 per i movimenti più piccoli).

    Per rendere un esemplare “antimagnetico”, quindi, l’orologeria si serve principalmente di due diversi sistemi, che a volte convivono per raggiungere un miglior risultato finale. Il primo è una cassa interna in ferro dolce (o in altre leghe metalliche ad alta conduzione) che funziona un po’ come una gabbia di Faraday: avvolge l’intero movimento e lo protegge. Facile da produrre, economica e perciò diffusa, influisce però sul volume della cassa stessa e di conseguenza è applicata in modelli già di per sé massicci. Il secondo sistema invece riguarda l’organo regolatore, o meglio la spirale.

    Negli orologi più antichi, le spirali in acciaio erano estremamente sensibili ai campi magnetici. Nei primi decenni del Novecento, però, il fisico svizzero Charles-Edouard Guillome inventa l’invar, una lega di ferro e nichel con un basso coefficiente di dilatazione e una scarsa propensione al magnetismo (le sue ricerche furono premiate con il Nobel per la fisica nel 1920), da cui nascono le prime spirali con ridotta permeabilità magnetica. Poi, negli anni ’30 ma ancor più nei ’50/60, sono sviluppate ulteriori leghe metalliche per la realizzazione delle cosiddette spirali autocompensatrici (in particolare da parte della Nivarox, che ha avuto a lungo un vero e proprio monopolio nella produzione di questo componente). Non del tutto insensibili al problema, una volta uscite dall’influenza del campo magnetico hanno però il vantaggio di ritrovare le loro qualità di regolazione in tempi brevi. E gli orologi subacquei professionali sono i primi a beneficiarne.

    Oggi la questione è quasi risolta dal silicio, praticamente amagnetico, utilizzato non solo per la spirale ma anche per parti dello scappamento, in modo da ottenere un effetto migliore. Ne è una prova la famiglia di movimenti Co-Axial Master Chronometer di Omega, in grado di resistere a campi magnetici fino a 15.000 gauss, che è il valore massimo misurabile dalla strumentazione esistente. Ma si deve aggiungere che la tecnologia contemporanea permette anche la messa a punto di nuovi materiali paramagnetici: come quelli di Rolex, prodotti per la spirale Parachrom, in niobio, zirconio e ossigeno, o per il bilanciere in nichel-fosforo. E la ricerca continua.

    Un’altra caratteristica importante negli orologi subacquei professionali è poi la valvola di decompressione. Non un obbligo fissato dalla legge, ma un plus indispensabile per gli esemplari di quanti lavorano in condizioni estreme: come i sommozzatori e i tecnici di “alto fondale” – che per esempio costruiscono, ispezionano e riparano piattaforme, impianti e pipeline di petrolio o gas. Costretti a rimanere a grandi profondità anche per lunghi periodi, vivono in ambienti pressurizzati – cassoni pneumatici e habitat in saturazione – in cui respirano una miscela di ossigeno ed elio. Anche gli orologi, inseparabili dai loro polsi, sono immersi nelle stesse atmosfere iperbariche: il problema è che l’elio riesce a superare la barriera delle guarnizioni e a penetrare all’interno della cassa, in fase di decompressione (cioè durante la risalita) si espande, e quindi fa saltare via il vetro come un tappo di champagne.

    Per questo è stata inventata una valvola che ne permette il deflusso con il decrescere della pressione esterna. Brevettata da Rolex nel 1967, epoca in cui la maison ginevrina collaborava con i sub dell’azienda francese Comex (specializzata appunto in lavori subacquei), è costituita da una molla programmata per aprire una “via di fuga” in una sola direzione, dall’interno verso l’esterno, quando la pressione nella cassa supera di circa 3 atmosfere quella esterna. Si tratta dunque di un dispositivo abbastanza elementare, e dall’aspetto quasi banale: una sorta di pulsantino inserito nella carrure. Nel tempo le case produttrici di orologi subacquei professionali ne hanno sviluppate diverse versioni, ad attivazione manuale o automatica, che però sostanzialmente funzionano tutte con lo stesso principio. Semplice ma geniale.

    BLANCPAIN X Fathoms Cassa in titanio (55,65 mm di diametro), impermeabile fino a 30 atmosfere, con valvola di decompressione e profondimetro. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 9918B di manifattura, con spirale in silicio, autonomia di 5 giorni, lancetta dei 5 minuti ad andamento retrogrado. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in vetro zaffiro, vetro zaffiro, cinturino in caucciù articolato, regolabile. 38.550 euro

    CITIZEN Promaster EcoDrive Professional Diver 1000m Cassa (52,5 mm) in SuperTitanium, impermeabile fino a 100 atm e con valvola di decompressione. Movimento EcoDrive, a carica luce, con indicazione dell’autonomia (1 anno e mezzo a piena carica) e datario. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti ad elevata luminosità, ghiera girevole unidirezionale in SuperTitanium annerito e con esclusivo sistema di blocco, vetro zaffiro, cinturino in poliuretano con sistema di estensione. 1.790 euro

    EBERHARD & CO Scafograf 300 Cassa (43 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm e con valvola di decompressione. Movimento meccanico a carica automatica, calibro ETA 2824-2, con datario. Quadrante mat, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in ceramica, vetro zaffiro, bracciale in acciaio.

    GAGÀ MILANO Diving 48 MM Titanio Cassa (48 mm) in titanio, impermeabile fino a 30 atm e con valvola di decompressione. Movimento meccanico a carica automatica. Quadrante in fibra di carbonio, lancette luminescenti, lunetta in kevlar, réhaut girevole, cinturino in caucciù. 1.890 euro

    OMEGA Seamaster Diver 300M Omega Co-Axial Master Chronometer Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm e con valvola di decompressione. Movimento Co-Axial meccanico a carica automatica, di manifattura, con spirale in silicio e datario; resistente ai campi magnetici fino a 15mila gauss. Quadrante decorato, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in ceramica, vetro zaffiro anche sul fondello, bracciale in acciaio. Certificato Master Chronometer (Metas). In vendita da agosto. 4.600 euro

    PHILIP WATCH Sealion Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm e con valvola di decompressione. Movimento meccanico a carica automatica con datario. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con top ring in alluminio, vetro zaffiro, bracciale in acciaio. Edizione limitata a 300 esemplari. 790 euro

    ROLEX Oyster Perpetual Rolex Deepsea D-Blue
    Cassa (44 mm) in acciaio Oystersteel, impermeabile fino a 390 atm e con valvola di decompressione. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 3235 di manifattura, con scappamento Chronergy, spirale Parachrom paramagnetica, autonomia di 70 ore. Quadrante laccato dégradé, lancette e indici luminescenti, in oro bianco, ghiera girevole unidirezionale con inserto in ceramica Cerachrom, vetro zaffiro (5,5 mm di spessore), bracciale in acciaio Oystersteel con doppio sistema di allungamento, Glidelock e Fliplock. Certificato cronometro Superlativo. 11.700 euro

    SEIKO Prospex Recreation Quartz Diver’s 1000 M 1978 Cassa monoblocco (49,4 mm), a doppia parete, in titanio con rivestimento dorato e ceramica all’ossido di zirconio, impermeabile fino a 100 atm e con guarnizione a L per la resistenza all’elio. Movimento al quarzo con funzione day-date. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale, vetro zaffiro, cinturino in silicone, estensibile. Riedizione celebrativa del 40° anniversario del primo orologio Seiko al quarzo per immersioni in saturazione, realizzata in 1978 esemplari, in vendita da settembre. 2.400 euro

    TRITON Subphotique Classic Black Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 50 atm e con valvola di decompressione. Movimento meccanico a carica automatica (base Soprod A10-2) con datario. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in vetro zaffiro, vetro zaffiro, bracciale in acciaio. 4.980 euro

    ULYSSE NARDIN Diver Deep Dive Cassa (46 mm) in titanio, impermeabile fino a 100 atm e con valvola di decompressione. Movimento meccanico a carica automatica, calibro UN-320 di manifattura, con spirale e scappamento in silicio, piccoli secondi e datario (con correzione in entrambe le direzioni). Quadrante decorato, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale parzialmente rivestita di caucciù, ponte proteggi-corona, vetro zaffiro, cinturino in caucciù con sistema di estensione. Edizione limitata a 300 esemplari, 12.000 euro.

  • Orologi subacquei professionali – 3: caratteristiche essenziali

    Orologi subacquei professionali – 3: caratteristiche essenziali

    È vero, il computer da decompressione e le altre diavolerie elettroniche hanno reso immensamente più sicure le immersioni. Eppure, gli orologi subacquei professionali continuano a essere indispensabili all’interno di un buon equipaggiamento. Ancora oggi. Perché – parola dei sommozzatori più esperti – costituiscono validi strumenti di riserva grazie alle loro peculiarità strutturali. Sono infatti realizzati secondo parametri precisi, definiti da una altrettanto precisa normativa internazionale: gli standard ISO 6425 del 1996 (e 22810 del 2010), poi ripresi dalla Fédération de l’Industrie Horlogère Suisse nella regolamentazione NIHS 92/11 (e 92-20), diventata vincolante per i produttori svizzeri di orologi.

    In sintesi, si tratta di caratteristiche studiate per garantire affidabilità e sicurezza. A partire dall’impermeabilità, stabilita a un minimo di 10 atmosfere, ma che di solito raggiunge le 20/30 atmosfere e oltre (ne abbiamo già parlato qui e qui). Per passare alla cassa, che deve avere una costruzione particolarmente robusta; in grado di resistere non solo alla pressione dell’acqua, ma anche agli urti accidentali, agli sbalzi termici, al magnetismo e alla corrosione provocata dal sale. Idem per il vetro, caratterizzato da uno spessore maggiore del consueto.

    Quindi altri dettagli imprescindibili, come la corona e il fondello serrati a vite, per assicurare la tenuta stagna. La ghiera girevole unidirezionale, graduata con scala sessagesimale e dotata di un indice luminescente. Utile per calcolare i tempi di immersione e risalita, funziona un po’ come un timer; ma in caso venga spostata involontariamente, dato che può ruotare solo in senso opposto alle lancette, indicherà un tempo inferiore a quello effettivo, ed eviterà quindi qualsiasi rischio a chi indossa l’orologio.

    Ancora, le lancette di ore e minuti devono essere ricche di materiale luminescente, ognuna di colore diverso per poter essere sempre distinte fra loro. E gli indici ben leggibili, visibili ad almeno 25 cm di distanza anche in condizioni di luce scarsa o del tutto assente. Per questo, fra i costruttori di orologi subacquei, si è andato ormai affermando uno stile “omologato” che predilige un quadrante dai colori scuri (blu o nero i più gettonati), su cui spiccano lancette e indici di dimensioni macro, rivestiti appunto di abbondante SuperLumiNova (o altre sostanze paritetiche). Senza dimenticare il cinturino, che deve essere ben saldo al polso, abbastanza resistente a eventuali strappi ma facile da sganciare nel caso di pericolosi appigli.

    Ci sono poi una serie di elementi qualificanti, non previsti dalla disciplina ufficiale, ma messi a punto per migliorare ulteriormente le prestazioni degli orologi subacquei professionali. Come la valvola di decompressione, di cui parleremo del prossimo post a tema. Oppure le spallette di protezione della corona, che ne impediscono le manomissioni involontarie. La presenza di tacche, rilievi, o al contrario incavi e scanalature, sulla ghiera, per agevolarne l’utilizzo anche con i guanti della muta. Il réhaut girevole interno, alternativo alla lunetta, da azionare con una seconda, apposita corona. La dotazione di un cinturino di ricambio estensibile, in genere realizzato in caucciù, facile da indossare sopra le maniche in neoprene – oppure, con lo stesso scopo, un sistema di allungamento del bracciale in metallo. Accorgimenti tecnici che fanno la differenza.

    AUDEMARS PIGUET Royal Oak Offshore Diver
    Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, Calibro 3120 di manifattura, con autonomia di 60 ore e datario. Quadrante Méga Tapisserie, lancette e indici luminescenti, réhaut girevole, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in caucciù. Esclusiva boutique, 20.600 euro

    BELL & ROSS BR03-92 Diver Blue Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica con datario. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in alluminio anodizzato, vetro zaffiro, cinturino in caucciù e tela ultra-resistente. 3.300 euro

    BLANCPAIN Fifty Fathoms Ocean Commitment III Cassa (40,3 mm) in titanio satinato, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico ultrapiatto a carica automatica, calibro 1151 di manifattura, con spirale in silicio, autonomia di 4 giorni e datario. Quadrante soleil personalizzato dal logo dell’associazione, lancette e indici applicati luminescenti, lunetta unidirezionale girevole con inserto in vetro zaffiro bombato, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino Nato in tessuto. Edizione limitata di 250 esemplari, realizzata a sostegno del Blancpain Ocean Committment per la tutela degli oceani.

    BREMONT Supermarine S500 Cassa (43 mm) in acciaio, impermeabile fino a 50 atm e con cassa interna in ferro dolce. Movimento meccanico a carica automatica, dall’esclusivo montaggio anti-schock, con funzione day-date e certificato ufficiale di cronometro (COSC). Quadrante soleil, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in vetro zaffiro, carrure in acciaio DLC nero, vetro zaffiro, cinturino integrato in gomma. 4.625 euro

    CHOPARD Happy Ocean Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, Calibro 01.01-C di manifattura, con autonomia di 60 ore datario. Quadrante con diamanti mobili, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale in acciaio anodizzato, vetro zaffiro, cinturino Nato in tessuto. Uno dei pochi subacquei professionali da donna presenti sul mercato. 7.700 euro

    IWC Aquatimer Automatic Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica con datario. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole interna-esterna con esclusivo sistema SafeDive, vetro zaffiro, bracciale in acciaio con sistema di sostituzione rapida. 6.250 euro

    LOCMAN Stealth 300 Metri Carbon Cassa (46 mm) in carbonio forgiato, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, rielaborato da SIO (l’accademia della Casa), con datario. Quadrante in fibra di carbonio, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale in ABS, fondello in titanio, cinturino in silicone traforato. 975 euro 

    LONGINES HydroConquest
    Cassa (41 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica con autonomia di 64 ore e datario. Quadrante soleil, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale cin inserto in ceramica, vetro zaffiro, bracciale in acciaio. 1.370 euro

    OFFICINE PANERAI Luminor Submersible 1950 Amagnetic Cassa (47 mm) in titanio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, Calibro P.9010 di manifattura, con due bariletti, autonomia di 3 giorni, piccoli secondi e datario. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in ceramica, ponte proteggi-corona brevettato, vetro zaffiro, cinturino in gomma, estensibile. 10.700 euro

    PAUL PICOT Plongeur C-Type Black Phantom
    Cassa (43 mm) in acciaio PVD nero, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica con datario. Quadrante decorato, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale, vetro zaffiro, cinturino in caucciù. 2.960 euro

    RICHARD MILLE Diver’s Watch RM 028
    Cassa (47 mm) in titanio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, scheletrato, con platina e ponti in titanio, doppio bariletto, autonomia di 55 ore, rotore a geometria variabile e datario. Quadrante in vetro zaffiro, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale, réhaut in fibra di carbonio, vetro zaffiro (3 mm di spessore), fondello con vetro zaffiro, cinturino in caucciù. 105.000 euro

    TISSOT Seastar 1000 Powermatic 80
    Cassa (43 mm) in acciaio 316 L, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, Calibro Powermatic 80, con autonomia di 80 ore e datario. Quadrante spazzolato, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in ceramica, vetro zaffiro, fondello trasparente, bracciale in acciaio con chiusura di sicurezza e sistema di estensione. 695 euro