





C’è ancora quasi una settimana di tempo per visitare la Watch Art Grand Exhibition di Patek Philippe, allestita al CityOval di Milano fino al 18 ottobre. Un’occasione da non perdere: non solo per gli appassionati, ma anche per chi sa poco o nulla di orologeria e di Alto Artigianato. Così, dopo avervi raccontato le creazioni esclusive per il mercato italiano, torniamo all’interno della mostra per scoprire i mestieri d’arte Patek Philippe, in un’esclusiva selezione di orologi.
Pendolette Dôme, esemplari da tasca e da polso, realizzati in esemplari unici o in edizione limitata, con il ricorso ad antiche tecniche artigianali. Creazioni che ancora una volta rendono omaggio all’Italia, attraverso soggetti e paesaggi interpretati con specifici savoir-faire fatti di precisione, esperienza e soprattutto una sensibilità artistica che nessuna macchina potrà mai sostituire.
Cartoline sì, ma senza stereotipi
Potremmo definirle, per farla breve, “cartoline dall’Italia“. Ma non aspettatevi le solite vedute da souvenir, i monumenti più fotografati o le immagini che affollano le guide turistiche. Patek Philippe ha scelto di raccontare il nostro Paese attraverso scorci meno convenzionali, atmosfere particolari, prospettive che spesso sorprendono. E lo ha fatto con un gusto artistico che trova nelle antiche tecniche uno straordinario strumento espressivo.
Alla WAGE Milano 2026, la collezione dedicata ai mestieri d’arte Patek Philippe comprende 25 creazioni: sei pendolette Dôme, una pendoletta da tavolo, quattro orologi da tasca e quattordici da polso. Non soltanto smalti, a dire il vero. Accanto al cloisonné, al flinqué e alla pittura miniata troviamo anche l’incisione, il guillochage e il microintarsio in legno. Tecniche diverse, talvolta riunite nella stessa opera, che testimoniano la volontà della Manifattura di conservare e tramandare rari saperi.
Nella presentazione della WAGE Milano 2026 avevamo già mostrato due esempi di questa produzione: l’orologio da tasca Burano e la pendoletta Dôme Arance di Sicilia. Oggi ne abbiamo scelti altri sei, per compiere un piccolo viaggio attraverso l’Italia. E per scoprire quanta pazienza, abilità e precisione siano necessarie per trasformare una superficie di pochi centimetri in un’autentica opera d’arte.
Roma di notte, tra il Tevere e Castel Sant’Angelo
Cominciamo dalla pendoletta Dôme Roma di notte, Ref. 20184M-001. Per celebrare la Città Eterna, Patek Philippe ha rinunciato alle vedute più scontate e ha scelto un panorama notturno, dominato dal ponte che conduce a Castel Sant’Angelo. Sullo sfondo si distingue anche la cupola di San Pietro, mentre il Tevere riflette le luci della città. Il cielo è scuro, attraversato da nuvole leggere e punteggiato da minuscole stelle d’oro.

L’effetto è quasi tridimensionale. La superficie curva della pendoletta contribuisce alla percezione della profondità, ma il vero segreto sta nella tecnica decorativa: lo smalto grisaglia al blanc de Limoges. L’artigiano parte da una base di smalto traslucido bruno scuro, sulla quale stende uno smalto chiaro a base di olio, con un pennello sottilissimo e perfino con un ago. Attraverso “mani” successive di colore ottiene le diverse gradazioni del chiaroscuro, dalle ombre più profonde ai dettagli luminosi delle architetture.
Le stelle, i riflessi e alcuni particolari della vegetazione sono dipinti in oro, giallo o bianco. Ogni placca ha richiesto dieci passaggi in forno a circa 780 °C. Anche il resto della pendoletta merita attenzione: i pilastri ricordano le colonne romane, mentre il giro delle ore laccato bianco è affiancato da due colombe applicate e incise a mano. Al centro, un motivo soleil en vagues guilloché a mano traspare sotto lo smalto grigio.
Un esemplare unico, animato dal calibro meccanico 17”’ PEND, ricaricato ogni otto giorni da un motore elettrico alimentato a batteria.
Venezia, un motoscafo sul Canal Grande
Dalla Roma notturna alla luce del mattino veneziano. L’orologio da tasca Crociera a Venezia, Ref. 995/147G-001, ritrae un elegante motoscafo in mogano che entra nel Canal Grande. Non una gondola, dunque, ma un’imbarcazione da diporto in stile runabout, di quelle che evocano le atmosfere della villeggiatura di un tempo. Tipo i Riva, per intenderci.

A prima vista sembra quasi una fotografia. Eppure il motoscafo non è dipinto: è realizzato con la tecnica del microintarsio in legno. Per riprodurlo, l’artigiano ha assemblato 334 tessere e 15 inserti minuscoli, ricavati da 37 essenze di legno, selezionate in base al colore, alla trama e alle venature. Una vernice lucida restituisce la brillantezza del mogano.
Lo sfondo, invece, è in pittura miniata su smalto. Sono serviti una decina di colori per ricreare le increspature dell’acqua, il cielo e le architetture veneziane. L’intera composizione è stata poi protetta da diversi strati di smalto trasparente, il cosiddetto fondente, secondo la tradizione ginevrina. La lavorazione ha richiesto ben 19 cotture, fra 800 e 830 °C.
Anche il lato quadrante riprende il mondo della nautica, con lo smalto nero opaco, le cifre arabe e le lancette rosse ispirate agli strumenti di bordo. La cassa in oro bianco ospita il calibro manuale 17”’ LEP PS, con piccoli secondi. L’orologio è accompagnato da una catena e da un supporto in oro bianco, con ulteriori dettagli in mogano e onice. Un oggetto che sembra uscito dalla cabina di uno yacht d’epoca.
La Reggia di Venaria in un Golden Ellipse
La terza tappa ci porta alle porte di Torino, nella Grande Galleria della Reggia di Venaria. Un capolavoro dell’architettura barocca, che Patek Philippe ha riprodotto sul quadrante del Golden Ellipse Ref. 5738/50R-027, realizzato in cinque esemplari.

La prospettiva è davvero incredibile. Il pavimento a scacchiera, le colonne, le nicchie con le sculture e la successione delle aperture guidano lo sguardo verso il fondo della galleria, lunga (“dal vivo”) ottanta metri. Una profondità sorprendente, soprattutto se si pensa alle dimensioni ridotte del quadrante.
Per delineare gli elementi architettonici, il maestro smaltatore ha utilizzato circa 1,2 metri di filo d’oro, necessari a creare le sottilissime pareti che delimitano i campi dello smalto cloisonné. La tavolozza comprende venti colori, trasparenti, opachi e opalescenti. I particolari più minuti, comprese le venature del marmo nero del pavimento, sono stati completati con la pittura miniata su smalto.
Ogni quadrante ha richiesto una dozzina di cotture a oltre 800 °C. Il risultato è una piccola architettura in miniatura, racchiusa nella caratteristica cassa ellittica in oro rosa. All’interno lavora il calibro 240 ultrapiatto a carica automatica, mentre il cinturino in alligatore grigio perla riprende le tonalità delicate della composizione.
Un tramonto toscano, riprodotto con il legno
Con il Golden Ellipse Tramonto in Toscana, Ref. 5738/50R-017, cambiano il paesaggio e la tecnica. Qui non c’è smalto: il quadrante è interamente realizzato in microintarsio di legno. Ma l’effetto pittorico è altrettanto suggestivo.

Il sole sta per scomparire dietro le colline, il cielo si accende di rosso e arancio, mentre un piccolo borgo emerge dalla campagna. Una scena che potrebbe sembrare dipinta a olio, con pennellate sovrapposte e sfumature delicate. Invece ogni variazione cromatica nasce dalla scelta di un legno diverso.
Per comporre il paesaggio sono stati necessari 203 tessere e 75 minuscoli inserti, selezionati fra 57 essenze di legno. Non soltanto i colori, ma anche le venature naturali del materiale contribuiscono a definire le ombre, le colline e le sfumature del tramonto.
L’orologio, prodotto in dieci esemplari, ha la cassa in oro rosa e monta il calibro automatico ultrapiatto 240. Il cinturino in pelle di vitello aggiunge un richiamo alla tradizione della pelletteria italiana. Un altro modo di interpretare il paesaggio, che dimostra come i mestieri d’arte Patek Philippe non si esauriscano con lo smalto.
Capri, tra limoni e faraglioni
Ed eccoci finalmente al mare. Il Calatrava Baia di Napoli, Ref. 5077/100J-010, regala un panorama estivo: in primo piano ci sono gli alberi di limone, sullo sfondo i Faraglioni di Capri, che emergono dalle acque azzurre del golfo. Un’immagine luminosa, ricca di piccoli particolari.

La decorazione combina tre tecniche. Il quadrante è stato prima inciso a mano con un motivo guilloché a onde, poi ricoperto da uno strato di smalto traslucido che lascia intravedere la lavorazione sottostante: in pratica è in smalto flinqué. I contorni degli alberi, dei frutti e del paesaggio sono invece definiti con lo smalto Grand Feu cloisonné, che ha utilizzato circa 40 centimetri di filo d’oro.
La tavolozza comprende trenta colori di smalto, ai quali si aggiungono nove tonalità utilizzate per la pittura miniata. Quest’ultima permette di perfezionare dettagli quasi impercettibili, come la superficie irregolare della scorza dei limoni o i riflessi del sole sull’acqua.
Per ogni quadrante sono state necessarie da otto a nove cotture, a temperature comprese fra 750 e 820 °C. La cassa in oro giallo è impreziosita da 112 diamanti sulla lunetta e sulle anse (circa 0.87 carati), ai quali se ne aggiungono 29 sulla fibbia (circa 0.24 carati). In totale, 141 diamanti per circa 1.11 carati. Il movimento è ancora il calibro 240, un movimento automatico extrapiatto, visibile attraverso il fondello in vetro zaffiro. La tiratura è limitata a sei esemplari.
La Costiera amalfitana vista da una Cinquecento
Per concludere il nostro Grand Tour, cambiamo mezzo di trasporto. Saliamo a bordo di una Fiat 500 turchese, protagonista del Calatrava Costiera amalfitana, Ref. 5177G-053.
La piccola vettura percorre una strada sospesa fra il mare e la vegetazione mediterranea. Sullo sfondo, il cielo sfuma verso l’orizzonte. La prospettiva è quella di una fotografia d’altri tempi, con un tocco di ironia e di leggerezza che rende immediatamente riconoscibile l’atmosfera italiana.

Il quadrante è realizzato in smalto Grand Feu cloisonné, con campiture di smalti traslucidi, opachi e opalescenti. La pittura miniata aggiunge le sfumature del cielo, della vegetazione e dell’automobile, fino ai dettagli più piccoli. Il risultato è una composizione vivace, che restituisce il fascino della Costiera senza ricorrere alle vedute più consuete.
La cassa in oro bianco presenta la lunetta decorata a Clous de Paris, e ospita sempre un calibro 240 extra-piatto a carica automatica, visibile attraverso l’oblò sul fondello. Anche questa serie è limitata a sei esemplari.
Per la cronaca, la mitica “Cinque” compare anche in altri tre orologi della collezione – chiaro riferimento all’industria automobilistica italiana. Un omaggio non soltanto alla piccola utilitaria, ma anche a quel gusto e a quella cultura del design che hanno contribuito a rendere celebre il Made in Italy nel mondo.
I mestieri d’arte Patek Philippe, dal vivo fino al 18 ottobre
Sia chiaro che questi sei esemplari sono solo un assaggio della collezione di Alto Artigianato dedicata all’Italia. Ma bastano a far capire quanto sia articolato il lavoro degli artigiani della Manifattura.
Per chi volesse vedere da vicino questi piccoli capolavori, la Watch Art Grand Exhibition Milano 2026 rimane aperta al CityOval (l’ex Palazzo delle Scintille), a CityLife, fino a domenica 18 ottobre. L’ingresso è gratuito, però è obbligatoria la prenotazione. La mostra offre anche l’opportunità di assistere alle dimostrazioni degli artigiani Patek Philippe al lavoro.
Vale la pena approfittarne. Perché le fotografie, per quanto belle, difficilmente riescono a restituire la luminosità dello smalto, la profondità delle miniature o le sfumature naturali del legno. E certe cartoline dall’Italia meritano davvero di essere viste dal vivo.




