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Tag: Guida Michelin

  • Alla Guida Michelin con Blancpain. L’alta orologeria incontra l’alta cucina

    Alla Guida Michelin con Blancpain. L’alta orologeria incontra l’alta cucina

    Il trend topic dei giorni scorsi? L’edizione italiana della Guida Michelin 2026, punto di riferimento indiscusso nel mondo della ristorazione. Che è stata presentata mercoledì 19 novembre, a Parma, con l’apertura delle celebrazioni per i 120 anni di Michelin nel nostro Paese e del 71° anniversario della Guida Michelin Italia. Bene. Alla cerimonia di premiazione delle nuove Stelle, nell’elegante cornice del Teatro Regio, c’eravamo anche noi del Giornale degli Orologi. Ospiti di Blancpain, dal 2020 partner internazionale della “guida rossa”, e in quanto tale titolare di un premio attribuito ogni anno a uno chef mentore. Ma andiamo con ordine.

    Dichiarazione d’intenti

    Ora che si è spento il clamore per le novità introdotte dalla Guida Michelin 2026 è arrivato il momento di raccontarvi com’è andata. Dell’emozione tangibile, in sala, sia prima che durante e dopo la consegna dei premi. Ma non starò qui a parlarvi del nuovo ristorante Tre Stelle, La Rei Natura by Michelangelo Mammoliti di Serralunga d’Alba, che va ad affiancarsi agli altri 14 Tre Stelle già presenti sul territorio nazionale. Né dei 2 nuovi Due Stelle o dei 22 nuovi Una Stella, grazie ai quali si contano in totale ben 394 Stelle distribuite in tutta la Penisola. Il che fa dell’Italia il secondo Paese a livello globale per numero di Stelle Michelin esistenti – dopo la Francia, ovviamente.

    Come molti italiani, amo mangiar bene. Ma non sono una critica gastronomica e non mi permetto di scrivere di un argomento che non è “il mio”. Se non avete letto abbastanza recensioni al riguardo, vi rimando ad altri siti che si occupano di cucina. Qui preferisco farvi un resoconto della manifestazione in ottica orologiera. A partire dal punto di vista di Blancpain. Per la sesta volta accanto alla Guida Michelin, in questo modo ribadisce l’importanza dell’Art de vivre nella propria filosofia. Del resto la Manifattura è anche partner della raffinata catena alberghiera di Relais & Châteaux e del rinomato premio Bocuse D’Or, come spiegava Stefania Cubello qualche anno fa.

    Blancpain Gourmet alla Guida Michelin

    Comincio quindi dai primi momenti della manifestazione. Quando si sono spente le luci nella sontuosa sala del Teatro Regio e sullo schermo dietro il palco è stato proiettato un video. Un suggestivo “corto”, fatto di immagini macro che mettevano in luce il parallelo fra l’alta orologeria e l’alta cucina, realizzato naturalmente da Blancpain. Blancpain Gourmet, come lo definiva Augusto Veroni in un’altra, analoga occasione, in cui lo chef mentore – vale a dire consigliere, maestro e sostegno per i cuochi delle nuove generazioni – era Niko Romito. Ed è proprio questa similitudine fra haute horlogerie e haute cuisine la chiave di lettura della collaborazione con la Guida Michelin e insieme il leitmotiv dell’evento. Lo vedremo fra poco.

    Successivamente, durante l’assegnazione dei premi speciali, è andato in scena il Michelin Chef Mentor Award offerto da Blancpain. Che è stato attribuito ad Heinz Beck del ristorante La Pergola di Roma, con la seguente motivazione: “In oltre vent’anni di Tre Stelle Michelin, Heinz Beck ha trasformato La Pergola in un laboratorio di eccellenza gastronomica, dove generazioni di giovani cuochi hanno potuto formarsi sotto la guida di un maestro capace di trasmettere una visione unica della cucina: quella della leggerezza, dell’equilibrio, del benessere. Il suo approccio, frutto di una costante collaborazione con il mondo accademico e scientifico, ha ridefinito il concetto di alta cucina, coniugando gusto e salute in modo innovativo. Heinz Beck non è solo uno chef di straordinario talento, ma anche un instancabile divulgatore e formatore, che ha contribuito in modo decisivo alla crescita culturale della gastronomia contemporanea”.

    Il Premio secondo Blancpain

    A consegnare il Michelin Chef Mentor Award è stato Roberto Castagna. Oltre al simbolico macaron, il Brand Manager di Blancpain ha donato al cuoco tedesco un orologio da parete, un Fifthy Fathoms dal formato macro. (Per quanto ne so, l’unico esemplare di Blancpain animato da un movimento al quarzo…). Che con assoluta precisione e puntualità scandirà dunque tutte le operazioni della cucina nel ristorante romano. Ed è proprio il tempo uno degli elementi comuni al mondo delle lancette e del food. Non un’unità di misura ma un ingrediente, come ha sottolineato lo stesso Castagna, con tolleranze minime di errore. Come in orologeria è inaccettabile che un esemplare acceleri o rallenti, allo stesso modo in cucina il “troppo presto” o “troppo tardi” può rovinare del tutto un piatto.

    Poi c’è il fattore umano. Al di là degli strumenti meccanici o elettronici, in orologeria l’intervento dell’artigiano è fondamentale. È l’orecchio del maestro orologiaio a regolare il bilanciere o a mettere a punto la nota di un gong, sono la bravura e l’esperienza di un bravo finisseur a definire un anglage perfetto… Lo stesso succede nella preparazione di una ricetta. È l’istinto dello chef a indicare l’esatta cottura, è la sua creatività a inserire il pizzico di un ingrediente segreto capace di trasformare i sapori. E infine c’è la capacità di lavorare in team. Come gli ingranaggi di un orologio devono funzionare all’unisono, i membri di una brigata devono essere perfettamente sincronizzati. Solo così, in orologeria come in cucina, si possono ottenere risultati che suscitano emozioni.

    Credo che sia proprio questa la lezione che ho imparato alla presentazione della Guida Michelin. Certo, non dimenticherò mai neppure i numerosi, squisiti assaggini preparati al Palazzo della Pilotta dagli chef stellati, che hanno letteralmente lasciato gli ospiti a bocca aperta, insieme ai deliziosi calici di vini bianchi e rossi versati con liberalità. Ma questa è un’altra storia, per la quale ringrazio di cuore Blancpain.

  • La Guida Michelin 2023, Blancpain e l’alta cucina

    La Guida Michelin 2023, Blancpain e l’alta cucina

    38 nuove stelle brillano nel firmamento delle tavole italiane: lo ha decretato la Guida Michelin 2023. La prestigiosa pubblicazione gastronomica, giunta alla 68a edizione nazionale, martedì scorso ha svelato infatti i ristoranti più eccelsi del nostro Paese durante l’ormai tradizionale cerimonia, intitolata proprio Michelin Star Revelation. L’evento, organizzato al Relais Franciacorta di Corte Franca (Bs), anche quest’anno ha avuto il sostegno di Blancpain, che ha assegnato il proprio Premio speciale… Ma andiamo con ordine.

    Gli chef premiati dalla Guida Michelin 2023

    Un posto d’onore merita Antonino Cannavacciuolo, che fa conquistare 3 stelle Michelin al suo ristorante Villa Crespi di Orta San Giulio (No). E intanto fa salire a 12 gli indirizzi che secondo la Guida Michelin 2023 “valgono un viaggio” (confermati quindi tutti quelli della scorsa edizione).

    4 invece le new entry della categoria 2 stelle. Ovvero Daniele Lippi dell’Acquolina, all’interno dell’hotel The First Roma. Domenico Stile dell’Enoteca la Torre, sempre a Roma. Salvatore Iuliano del St. George by Heinz Beck a Taormina. E Gabriele Boffa della Locanda Sant’Uffizio Enrico Bartolini di Penango (At). In totale salgono così a 38 i ristoranti che in Italia “valgono una deviazione”. Da notare che tutti i nuovi chef 2 stelle hanno un’età inferiore ai 35 anni: le nuove generazioni promettono bene, c’è da andarne fieri.

    Quindi ci sono le 33 novità a 1 stella. Un elenco troppo lungo per essere citato integralmente, perciò ci scusiamo con i diretti interessati e con i lettori, che rimandiamo al sito ufficiale della Guida. Segnaliamo però qualche nome: da Marco Suriano del Cannavacciuolo Vineyard a Casanova di Terricciola (Pi) – ulteriore motivo di orgoglio per lo chef Antonino -; a Davide Guidara del ristorante “vegetale” Tenerumi, a Vulcano (isole Eolie).

    Sì, perché non vanno dimenticate le 19 nuove stelle verdi, che portano a 48 il totale tricolore dei ristoranti vegetariani, impegnati nella sostenibilità. Né infine i 29 Bib Gourmand (contrassegnati dalla faccina gaudente del Bibendum, l’omino Michelin), dove è possibile mangiar bene a costi più accessibili. A conti fatti, la Guida Michelin 2023 riporta un totale di 385 ristoranti stellati in Italia.

    Il Premio Michelin Mentor Chef 2023 by Blancpain

    La cerimonia per l’annuncio delle 38 nuove stelle Michelin, presentata da Petra Loreggian e trasmessa in streaming, ha visto anche l’assegnazione di 4 premi speciali dedicati a diversi comparti della ristorazione. A noi interessa soprattutto il Premio Michelin Mentor Chef 2023 by Blancpain. Che, dopo essere stato attribuito a Niko Romito nel 2021, quest’anno è andato a Enrico Bartolini, dell’omonimo ristorante al museo Mudec di Milano.

    Ecco la motivazione: “Nonostante la giovane età, Enrico Bartolini ha portato al successo nei suoi ristoranti numerosi talenti. Lungi dall’applicare una formula identica per tutti, lascia che gli chef esprimano la propria personalità, crescano con uno stile proprio, sovente improntato al territorio in cui lavorano. Stella dopo stella, sotto la sua ala forma alcuni dei migliori giovani talenti della cucina italiana. Bartolini è un grande cuoco, ma anche un ottimo maestro”.

    Blancpain e l’Haute Cuisine

    A chi si chiede ancora quale sia il rapporto fra l’alta orologeria di Blancpain e l’alta gastronomia della Guida Michelin, ricordiamo quanto ripete sempre Roberto Castagna, il Brand manager di Blancpain Italia. Che mette in evidenza i molti punti di contatto fra questi due mondi: la ricerca, la sperimentazione, l’innovazione, ma anche la tradizione, il rigore, la creatività… E sottolinea fondamentalmente due elementi in particolare. Il primo è il tempo: tempismo e precisione sono caratteristiche imprescindibili, in orologeria come in cucina. Il secondo è l’attenzione per i materiali, vale a dire i componenti da un lato e le materie prime dall’altro.

    Blancpain del resto è una vera Manifattura che “produce in casa” tutti i pezzi (meccanici e dell’habillage) necessari a realizzare i propri orologi. Si potrebbe definire un’azienda a chilometro zero, per usare una metafora agro-alimentare. E oltretutto vanta rapporti privilegiati con i più grandi chef stellati da oltre 40 anni, tant’è che nella sua brigata – fra passato e presente – si contano oltre 100 stelle Michelin. Ma di questo abbiamo già parlato, a proposito dell’art de vivre secondo Blancpain. Andate a rileggere quello che aveva scritto Stefania Cubello e avrete un’idea ben chiara in mente.

  • Blancpain Gourmet e Niko Romito

    Blancpain Gourmet e Niko Romito

    Si chiama Niko Romito ed è abruzzese. Si definisce “cuoco”, quando gente che non ti dico si riempie la bocca di “chef”. Che poi sarebbe “capo” in un’altra lingua, per far figo. Capo di che? Della cucina? Beh, Blancpain, la versione gourmet di Blancpain, lo premia perché Niko Romito è capo di una filosofia alimentare, capo di una scuola, capo di un’impresa che viene contemporaneamente premiata dalla Guida Michelin (tre-stelle-tre) per le stesse ragioni di Blancpain Gourmet: la capacità di intraprendere e di far scuola. Senza televisione. Il Premio Michelin Chef Mentore 2021 offerto da Blancpain allo Chef Niko Romito, appunto.

    Ma Blancpain non era la marca del mare, quella coinvolta (prima fra tutte le marche d’orologi) nella tutela e nel salvataggio degli oceani? Cosa c’entra, Blancpain, con le tavole imbandite, quelle d’eccellenza?

    Blancpain Gourmet, a tavola e in cucina

    In realtà, pur utilizzandolo molto poco come argomento di marketing, il rapporto di Blancpain con la grande cucina stellata dura da oltre trent’anni. E ha avuto ulteriore slancio affiancando il lavoro della Guida Michelin.

    Tanto per la cronaca: i fratelli Michelin, produttori francesi di pneumatici, pensarono ad un certo punto di offrire – gratis – una guida che invogliasse gli automobilisti a viaggiare, indicando loro dove pernottare e mangiare bene. La guida forniva anche indicazioni (utilissime, specialmente allora) come mappe, stazioni di servizio e dove cambiare uno pneumatico nel caso non troppo infrequente di una foratura. Eravamo all’inizio del secolo scorso.

    Ma quando André Michelin trovò il suo prezioso volume usato da un gommista come tassello per non far ciondolare un banco da lavoro, allora decise che una guida a pagamento sarebbe apparsa degna di maggior rispetto. Nel 1920 usci la prima Guida Michelin concepita più o meno come oggi. Costava 7 franchi ed è diventata oggetto, come le seguenti, di un accanito collezionismo.

    Da più di trent’anni, come dicevo, Blancpain tesse relazioni speciali nel mondo dell’alta gastronomia. La sua brigata nel tempo si è ingrandita, conquistando un totale di oltre 100 stelle. Blancpain Gourmet, appunto. E dallo scorso anno affianca anche la famosa Guida Michelin, diventata nel tempo un vero e proprio editore, un riferimento assoluto. A dirla tutta, è più un’operazione di mecenatismo che di marketing, come dicevo. Sempre per la cronaca, il prossimo 23 novembre, in Franciacorta, Blancpain parteciperà anche alla presentazione della “Michelin Star Revelation 2022” per l’Italia.

    Niko Romito

    È abruzzese, ma non un abruzzese in trasferta. Lui l’Abruzzo non lo molla. Saldamente ancorato ai 1.300 metri d’altezza di Rivisondoli, dal 2000 gestisce con la sorella Cristiana un vero e proprio complesso che comprende, oltre al ristorante, una scuola di cucina. L’Accademia Niko Romito, appunto. Apprezzatissima per il principio guida della semplicità, sì, che però non è mai banale scorciatoia. Al contrario, è un percorso di ricerca per esaltare i piatti della cucina italiana, senza però stravolgerla con stravaganze inutili.

    Il ristorante Reale di Romito a Castel di Sangro conquista la prima stella Michelin nel 2007, seguita dalla seconda nel 2009 e dalla terza – il massimo – nel 2013. E poi il “sistema” Romito si è aperto al mondo. Vale la pena di segnalare il suo duplice Spazio (Ristorante in piazza Duomo a Milano, Bar e Cucina in piazza Verdi a Roma), il ristorante dell’Hotel Bulgari sempre a Milano e la prossima apertura a Parigi.

    Uomo di poche parole, di qualche sorriso e molta concretezza, Niko Romito ha ricordato, nel ricevere il premio, che “fare scuola” non è solo insegnamento e poi chi s’è visto s’è visto. Fare scuola è un vero arricchimento perché non ci si perde di vista e ciò consente agli allievi di elaborare gli insegnamenti ricevuti per poi restituirli in forme nuove a chi ha insegnato. Un intercambio nel tempo che, a ben vedere, è uno dei segreti dell’orologeria artistica. Come del resto per ogni bottega d’arte, da secoli.

  • L’art de vivre secondo Blancpain, fra grandi cuochi e hotel stellati

    L’art de vivre secondo Blancpain, fra grandi cuochi e hotel stellati

    Chi conosce Blancpain ne apprezza la capacità di perpetuare l’alta orologeria nelle sue forme migliori. Ma i connoisseurs più appassionati sanno che la manifattura di Le Brassus si lascia ispirare da un ideale edonistico più ampio e profondo, allargato ad altri aspetti dell’esistenza. Un’art de vivre che coinvolge anche l’alta cucina e l’ospitalità de luxe. Questione di cultura, di forma mentis, di legami ormai storici che continuano anche ai nostri giorni. Ecco cos’hanno in comune questi mondi così diversi.

    Creatività, savoir-faire. E poi la precisione meccanica dei movimenti, eseguiti in sincrono dalla brigata di cucina, ripetuti sempre uguali e all’infinito, proprio come fossero ingranaggi di un orologio. È la precisione l’ingrediente segreto in un piatto di alta gastronomia. E anche uno dei valori che accomuna il mondo dell’haute horlogerie a quello dell’haute cuisine. Entrambe raggiungono, infatti, vette stellari grazie alla perfetta sincronia di moti e di gesti.

    Non sorprende, dunque, la nuova collaborazione di Blancpain da poco siglata con la Guida Michelin. Anche perché la maison svizzera da oltre trent’anni è cronometrista ufficiale di concorsi internazionali di alta cucina. Uno per tutti, il Bocuse d’Or. E tra i partner del passato e quelli attuali vanta un palmarès di oltre 100 stelle Michelin. In un certo senso è come se il rapporto finora ideale con la famosa guida rossa che premia l’art de vivre si fosse finalmente concretizzato.

    In pratica, la nuova collaborazione avrà una durata di tre anni; e si tradurrà nell’organizzazione di eventi che intendono promuovere l’insieme delle eccellenze della gastronomia sulla scena mondiale. Se ne prevedono almeno un ventina, nel prossimo futuro, e toccheranno le capitali gourmet di tutto il mondo: Parigi, New York, Shanghai, Tokyo… E naturalmente coinvolgeranno i migliori chef internazionali.

    Un po’ di storia. La liaison tra Blancpain e i grandi cuochi risale al 1986, quindi molto prima che l’alta cucina fosse celebrata come fenomeno mediatico. All’epoca, la manifattura orologiera – tra le più antiche del mondo: è stata fondata nel 1735 – realizzò un modello speciale per Frédy Girardet, quando fu premiato come “miglior chef del mondo”.

    Tre anni dopo, di nuovo rese omaggio con altri esemplari-ricordo anche agli “chef del secolo” Paul Bocuse, Joël Robuchon e lo stesso Girardet. Da quel momento, l’orologio Blancpain è diventato il compagno inseparabile, in cucina e al polso, delle più scintillanti stelle Michelin. Grandi chef di ieri e di oggi: dallo spagnolo Martín Berasategui al francese Julien Royer, dal tedesco Holger Bodendorf fino agli svizzeri Marie Robert ed Edgard Bovier.

    Del resto, l’art de vivre della manifattura svizzera si basa su valori fondamentali condivisi con l’alta cucina. Dei “credo” fondanti quali la ricerca dell’eccellenza, la valorizzazione del territorio, il recupero delle tradizioni, l’irrinunciabile attaccamento all’artigianato. Unico è invece il rispetto per l’ambiente, che per Blancpain significa sostenere la salvaguardia degli oceani con il programma Blancpain Ocean Commitment.

    Comunque l’art de vivre secondo Blancpain non si limita solo alla simbiosi con le toques blanches ma si rivolge anche alla migliore hôtellerie. La casa elvetica è infatti partner sia di Relais & Châteaux sia di The Leading Hotels of the World. Ovvero le più prestigiose catene alberghiere a livello mondiale, che offrono soggiorni esclusivi in ambienti lussuosi, tra dimore storiche e safari camp, hotel di charme in città d’arte e resort in alta quota.

    Luoghi unici che includono esperienze culinarie altrettanto uniche. Perché un simile stile di vita sontuoso ha come fulcro proprio le tavole dei ristoranti. E coinvolge – per citare Philippe Gombert, Presidente di Relais & Châteaux – “anche i produttori locali, gli agricoltori, i formaggiai, i pescatori, i viticoltori… E tutti coloro che contribuiscono a fare di un pranzo una festa dei sensi e un momento di gioia condivisa”. Art de vivre, appunto.