Attualità

Monografie sotto l’Albero, letture per collezionisti

{"autoplay":"false","autoplay_speed":"3000","speed":"300","arrows":"true","dots":"true","loop":"true","nav_slide_column":5}
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image

Due monografie su Omega e Audemars Piguet, uscite nei mesi scorsi, sono perfette strenne natalizie. Per tutti gli appassionati di orologeria ma soprattutto per chi ama gli esemplari di queste manifatture

“Audemars Piguet 20th Century Complicates Wristwatch” tratta appunto degli orologi complicati prodotti dalla maison nel corso del secolo scorso. Un lavoro inedito, costato quattro anni di ricerche da parte dei tecnici, dei restauratori, degli storici e degli archivisti del Dipartimento del Patrimonio. Che hanno studiato i singoli esemplari anche attraverso i registri e le carte conservati nella raccolta privata a Le Brassus. Ogni capitolo del libro è dedicato a un tipo di complicazione, a partire dalla prima ripetizione minuti venduta nel 1892, per concludersi con la rinascita della grande tradizione meccanica dopo la crisi del quarzo.

Una storia lunga un secolo, riccamente documentata da fotografie, schede tecniche, dati di produzione, disegni e immagini d’epoca. Si scopre così che dalla fondazione al 1970 la manifattura ha realizzato solo 550 esemplari complicati: 35 ripetizioni, 188 calendari (fra cui 12 perpetui), 307 cronografi e 20 “doppie complicazioni” (calendario più cronografo). La cui produzione è caratteristica di determinati periodi: le ripetizioni per esempio sono tutte precedenti agli anni Trenta, i cronografi concentrati fra i Trenta e i Quaranta.

Un’attenta lettura permette non solo di farsi un’idea generale sul passato produttivo della casa, ma anche di conoscere in modo approfondito alcuni pezzi notevoli. Come il cronografo N° 42875, venduto a St. Moritz nel 1937 per 190 franchi e riacquistato a un’asta da Christie’s New York nel 2015. Interessante per la cassa in Staybright (una lega di acciaio in grado di ridurre  

Condividi l'articolo