Attualità

Sotto il segno dei pesci. E delle “belle arti”

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Come in un acquario tropicale, l’alta orologeria si popola di una grande varietà di pesci dai colori sgargianti. Realizzati esclusivamente con tecniche di alto artigianato. Quindi solo per pochi

Hai presente un acquario tropicale, popolato di pesci multicolore delle specie più rare? Ecco, l’orologeria negli ultimi tempi è un po’ così: con il quadrante al posto della vasca ma con la stessa passione di un entusiasta fishkeeper. E non mi riferisco tanto alla mania per le carpe koi, destinata ad attirare il pubblico orientale (magari ne riparleremo). No, qui si tratta di una grande varietà di pesci, reali o immaginari poco importa, comunque ritratti con forte senso artistico. Vero, il soggetto è insolito, ma è sempre più diffuso. E risponde al desiderio di alcune blasonate maison di distinguersi con modelli sempre nuovi e originali. Tant’è che per creare questa fauna ittica fuori dal comune le case ricorrono a diversi mestieri d’arte. Dai più tradizionali ai più creativi.

Micromosaico

Tra i nuovi arrivi, l’Arceau Grands Fonds di Hermès s’ispira all’omonima serie di foulard dal soggetto “pesci” disegnata da Annie Faivre nel 1992. Non foulard qualsiasi, sia chiaro, ma quei coloratissimi carré di seta per cui qualsiasi donna sarebbe disposta a fare follie… In questo caso, il loro motivo sgargiante è riprodotto con una miriade di microtessere di vetro assemblate a mano, una ad una; con precisione, in modo da rievocare ogni scaglia, ogni riflesso del pesce giallo e azzurro che nuota nel profondo blu. A proposito, dalle macchie potrebbe essere un pesce balestra, ma non ci giurerei… Per tornare al lavoro certosino dei tecnici di Hermès Horloger, ci vuole un mese intero per ogni singolo quadrante. Il che spiega perché l’orologio sia realizzato in una tiratura molto limitata: appena 6 esemplari.

Bassorilievo

Sono invece 25 gli esemplari dell’Happy Fish di Chopard, che sviluppa un tema caro a Caroline Scheufele fin dal 2002. Nell’ultima versione, uscita lo scorso anno, quello che sembrerebbe un pesce disco (almeno dalle striature) è in madreperla scolpita a mano, in 3D come un sottile bassorilievo; ricoperto con un’impalpabile lamina d’oro, è poi rivestito da un trattamento luminescente che lo fa splendere anche al buio; infine, sguazza in un mare di zaffiri serti neige di varie sfumature, attorniato da sette “bollicine” di diamanti mobili e dalla “spuma” della lunetta tempestata con altri diamanti di diverse carature. Riunisce insomma svariati mestieri d’arte che rivelano tutto il savoir-faire artigianale coltivato “in casa”: incisione, incastonatura, lavorazione a foglia d’oro…

Smalto

Più fedeli alla tradizione, ma non per questo meno d’effetto, sono quindi gli esemplari di Patek Philippe. Due pesci mandarino di diversa varietà fanno bella mostra di sé nella nuova collezione Maestrie Artigianali: con le tipiche strisce nella versione femminile, a macchie policrome in quella maschile. Entrambi però sono accomunati dall’antica tecnica dello smalto cloisonné Grand Feu. Che prevede vari passaggi: dapprima il maestro smaltatore tratteggia i contorni delle figure con sottilissimi fili d’oro, che formano delle cellette; poi le riempie con un tipo di smalto diverso, per trasparenza e colore; e ogni volta cuoce il quadrante in forno ad alta temperatura, con tutti i rischi e le incognite che ne derivano. Per questo anche i pesci tropicali della manifattura ginevrina sono rigorosamente in produzione limitata.

 

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