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Fridays for Future: per un’orologeria sostenibile

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Iniziamo qui una nuova serie di articoli dedicati alla sostenibilità ambientale nel mondo delle lancette. Dove si incontrano esempi virtuosi di aziende impegnate e responsabili

Mentre Greta Thunberg gridava a gran voce a New York “How Dare You!”, ragazzi italiani e non la sostenevano da tutto il mondo manifestando ai Fridays for Future. Di cosa si tratta? Scioperi globali per l’emergenza climatica, che uniscono migliaia di giovani per sensibilizzare i governi a compiere azioni concrete, volte a risolvere l’emergenza climatica.

Provocatori e irriverenti gli slogan: “Ci avete rotto i polmoni!”,“Abbiamo l’acqua alla gola” e “Siamo il futuro ma senza un futuro”. Call to action forti, soprattutto se sostenute da coloro che un futuro dovrebbero averlo garantito dagli adulti – mentre oggi, invece, la situazione è al contrario. Fridays for Future indubbiamente rimanda al concetto di tempo: e proprio da qui siamo partiti ad analizzare quale fosse l’impegno del settore orologiero in tema di sostenibilità.

Come tutte le industrie, anche l’orologeria inquina, questo è un dato di fatto. Gli elevati standard qualitativi garantiti dalle case e imposti dall’immagine dei brand richiedono un grande dispendio di energia e materie prime. L’acciaio perlopiù è sempre vergine. Il vetro deve garantire la resistenza alla pressione dell’acqua, perciò non si può utilizzare il vetro riciclato perché potrebbe avere micro-lesioni tali da non garantirne la resistenza. I pellami dei cinturini provengono da allevamenti e subiscono lavorazioni ad alto impatto ambientale. I packaging devono rispecchiare l’immagine lussuosa del brand che rappresentano… E così via.

Quindi, come si sta organizzando questo settore per essere più “green” e “sostenibile”? Le iniziative sono diverse e strutturate: la cosa più immediata e di facile implementazione è l’utilizzo di materie prime riciclate e certificate per la produzione dei packaging; e qui molte aziende – dalle più grandi alle più piccole – si sono attivate in maniera importante. C’è poi chi ha istituito proprie fondazioni o iniziative private che operano in maniera specifica per sostenere cause legate ad un territorio o ad un tema.

Chi sigla partnership con associazioni ambientaliste impegnate in un determinato ambito, come la tutela dell’eco-sistema marino. E ancora chi ristruttura i propri stabilimenti affinché le emissioni di CO2 siano ridotte al minimo o l’energia provenga solo da fonti rinnovabili. Nelle prossime settimane entreremo nel vivo di questi argomenti, illustrandoli con esempi concreti di imprese responsabili o comunque sensibili al problema.

In un caso limite c’è perfino chi ha fatto della sostenibilità il punto cardine della propria strategia. Stiamo parlando di Baume, brand costola del marchio Baume et Mercier, che crea orologi esplicitamente concepiti nel rispetto dell’ambiente, per un futuro migliore. Baume infatti ha dato vita ad un nuovo modello di business che intende ridurre al minimo la produzione di scarti, rifiuti e sostanze inquinanti.

Come? Basando tutto sull’approccio “made-to-order” e strutturando una pipeline produttiva agile e virtuosa. Non solo. Per l’approvvigionamento delle materie prime accede a fonti alternative, ad esempio la plastica degli oceani. Come recita il brand sul proprio sito: gli orologi Baume dimostrano l’impegno verso un design responsabile, confermando che è davvero possibile utilizzare scarti per re-inventare e produrre orologi belli, durevoli e di qualità, rispettando la nostra società e il pianeta.

Iniziative di puro marketing o no, le aziende dell’orologeria si stanno muovendo, sintomo del fatto che il problema esiste e il mercato anche. Ora si tratta di capire quanto il consumatore dell’orologeria di lusso sia pronto ad accogliere prodotti di questo tipo. Noi ci crediamo.

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