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Dietro le quinte (5): il futuro, scenari possibili

Non serve aver la sfera di cristallo per sapere cosa succederà domani. Basta usare un po’ di logica, saper analizzare con ragionevolezza. Concludiamo così il nostro lungo discorso sul mercato dell’orologeria: guardando avanti


Il futuro? Potrebbe avere tre parole chiave: internet, informazione e iniziativa.

Internet

C’è ben poco da dire. Lo sappiamo tutti che una parte consistente del commercio futuro avverrà su internet. Ricordando però che la credibilità è il punto fondamentale, il fulcro del commercio, anche informatico. I grandi gruppi sono già pronti e posseggono direttamente i propri Negozi Informatici Universali. Il vero problema è fornire ai Niu non solo un corredo di credibilità (che già non è facile), ma anche un adattamento alla realtà locale di ciascuna nazione, adattamento senza il quale il passaggio sarà più lento e doloroso. Internet implica un lavoro complesso sia dal punto di vista tecnico sia da quello umano. Il problema è che tecnici e dirigenti tendono un po’ troppo spesso a dimenticare che i compratori sono esseri umani prima ancora che unità commerciali passive. Anche perché subiscono l’impazienza – negativa, eppur comprensibile – degli “investitori”.

Informazione

Per conquistare credibilità, reputazione, avranno bisogno di informazione. Ma informazione “buona”. Informazione innanzitutto competente e credibile perché verificabile. Informazione sincera. Dopo un’orgia di fake sta diventando sempre più chiaro che la differenza fra imbonitori e informatori sarà sempre più essenziale per consentire al compratore di non farsi turlupinare. Anche nei casi di filiera d’acquisto “pulita”, è chiaro che se entri nella boutique di Caio nessuno ti parlerà male di Caio a meno che non voglia perdere il posto di lavoro.

L’itinerario – prima o poi, ma prima sarebbe meglio – partirà quindi dall’informazione “di fiducia” che sarà possibile (dopo una verifica magari in boutique) usare come base, come trampolino per tuffarsi in scelte sempre e comunque impegnative in relazione al personale potere d’acquisto. In particolar modo perché si tratta di acquisti non di primaria necessità. Poter avere una propria informazione “di fiducia” – che sappia dirci la verità senza timore d’esser verificata – sarà essenziale. E lo sarà in un futuro piuttosto prossimo. La stessa Google ha dichiaratamente iniziato la transizione dagli algoritmi quantitativi a quelli qualitativi. In termini d’una volta equivale a dire che l’indice di gradimento, almeno per l’orologeria, è più importante degli indici d’ascolto.

È una tendenza – ancora non ben consolidata – di alcuni uffici marketing. Chi prende una cartella stampa e la posta col copia/incolla non fa un lavoro giornalistico, ma un’altra cosa. Deve essere chiaro. Chi scrive di orologi e li vende fa una cosa che tradisce i lettori, oltre che la deontologia minima delle Giovani Marmotte del giornalismo. Ci vuole informazione chiara, più che opinioni non richieste. Ci vuole informazione non pilotata per fini personali, fermo restando che ognuno lavora per uno stipendio e non per la gloria. Ma la credibilità e la reputazione sono e saranno sempre più fondamentali perché ciascuno di noi ha sempre meno voglia di sprecare i propri soldi.

Iniziativa

Anche per questa ragione non è affatto vero che i negozi sono destinati all’estinzione, ma dovranno avere iniziativa. Anche in questo l’orologeria ha grandi potenzialità. Nella stragrande maggioranza dei  casi nuove generazioni di negozianti sono state ben educate da genitori e nonni per poter presto prendere in mano le redini del commercio. Giovani che non hanno alcuna intenzione di mollare la presa o di essere considerati come dinosauri prima del Grande Meteorite. Giovani che sono pronti ad assumere nuove iniziative, a mettersi in sintonia con il mondo che cambia, usando in modo nuovo la credibilità e la reputazione conquistate dalle precedenti generazioni.

Magari con qualche eccezione. Alcuni ritengono (con buone ragioni, verrebbe da dire) che una delle soluzioni per il futuro potrebbe essere quella di arroccarsi (usandola come argomento di marketing) sulla moderna versione del tradizionale negoziante dei “bei tempi andati”. Tutti saremmo disposti a pagare di più per un salumaio di fiducia; a maggior ragione per un tipo di negoziante presso il quale far acquisti, per noi sempre e comunque impegnativi.

Il futuro dovrà saper investire su questi giovani, senza i quali non si va da nessuna parte. Lo abbiamo visto in altri settori: quando i produttori non sanno investire sui giovani, sul loro desiderio di innovazione, sul loro entusiasmo, il commercio può comunque cavarsela puntando tutto sulla grande distribuzione, ad esempio. Ma se questa scelta comunque scellerata (chi non punta sui giovani non punta sul futuro) consente la sopravvivenza alle merci di grande distribuzione, con l’alta orologeria sarebbe impossibile. E gli investimenti fatti per creare nuove fabbriche in Svizzera, nuove manifatture si rivelerebbero un boomerang: la scelta giusta, forse, ma fatta nel momento (e nel modo) più tragicamente sbagliato.

Un sincero ringraziamento per quanti sono arrivati al traguardo dell’ultima frase passando per il via della prima: spero che ne sia valsa la pena. Anche se, a dire il vero, mi sento in colpa perché ci sarebbe stato molto più di dire, a voler essere davvero esaustivi.