Attualità

Glashütte Original Sixties Small Second: non chiamatelo vintage

{"autoplay":"false","autoplay_speed":"3000","speed":"300","arrows":"true","dots":"true","loop":"true","nav_slide_column":5}
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image

Quando ho ricevuto il materiale stampa del nuovo Sixties Small Second di Glashütte Original ho fatto un esperimento. So che non si dovrebbe scrivere, ma… lo scrivo lo stesso. Ho fatto una ricerca su una delle tante piattaforme online certificate che vendono orologi di secondo polso, inserendo come chiave “GUB Glashütte”. Fatelo anche voi e capirete il perché mi è venuto quello sghiribizzo. Se non volete farlo, ve lo spiego io.

Un po’ di storia

Come dice il nome stesso dell’orologio, il nuovo modello di Glashütte Original si ispira agli anni ’60, un periodo nel quale la marca come la conosciamo oggi non esisteva. C’era però la sua antenata, quella VEB Glashütter Uhrenbetriebe (GUB), costituita nel 1951 dallo Stato e dallo Stato gestita. Non dimentichiamo che il borgo di Glashütte si trova in quella che fu la Germania Est: GUB nacque infatti come collettivizzazione forzata, unendo tutte e sette le aziende di orologeria della città, tra cui UROFA, UFAG (oggi Tutima) e A. Lange & Söhne.

Dopo la riunificazione della Germania e il ritorno dell’economia di mercato nell’ex DDR, ciò che restava della Glashütter Uhrenbetrieb fu registrato come società privata nel 1990. Nel 1994 Heinz W. Pfeifer acquistò l’azienda, che all’epoca contava una settantina di dipendenti, e la chiamò Glashütte Original. Riportò in vita il tradizionale lavoro orologiero artigianale di Glashütte così bene, che nel 2000 Swatch Group acquistò il Marchio.

Prima del Sixties Small Second, lo Spezimatic

Ebbene, tornando alla ricerca online, se la fate vi accorgerete dai risultati di come il Sixties Small Second abbia in sé tanto, ma tanto, della lezione stilistica di quegli anni. Un’estetica che negli orologi del collettivo GUB era ben presente e diffusa, anche se tecnicamente a prevalere era la soluzione con i secondi centrali e non con i piccoli secondi.

Specialmente la linea Spezimatic ha dato “il la” a Glashütte Original per liberare la propria ispirazione creativa e pensare al Sixties Small Second. Il marchio produce orologi che richiamano gli anni ’60 da tempo, ma è una storia che vale la pena rivisitare, soprattutto alla luce di questo pezzo che trovo particolarmente interessante nella sua versione modernizzata.

Interessante è anche il fatto che, allora come ora, la Manifattura puntava molto sulla qualità. Un aspetto non banale, perché il dettato dell’economia socialista passato a GUB all’epoca della Cortina di Ferro fu quello di produrre orologi “popolari”, a basso costo, affidabili e resistenti. Qualcosa che il tedesco orientale medio potesse permettersi, nonostante il proprio salario contenuto, e che fosse poco vistoso e omologato.

Così erano quegli orologi, al di fuori. In alcuni di essi, però, la qualità stava all’interno. Unico indizio esteriore, una Q con il numero 1 sul quadrante, a ore 6, dove la Q stava per Qualität ed era spesso associata a una certificazione di cronometro del movimento. Un’attenzione alla qualità che è ancora oggi un vanto di Glashütte Original.

Le misure e il calibro

Ecco dunque da dove arriva il nostro Sixties Small Second. Che dagli antenati si distingue principalmente per la misura della cassa. Se negli anni ’60 orologi simili andavano grosso modo dai 33 ai 37 mm, la nuova referenza di Glashütte Original arriva a 42, con uno spessore di 12,4 mm. Misure importanti – specialmente lo spessore -, considerando che si tratta di un solo tempo, senza data. In questo caso si fanno sentire sia il vetro zaffiro sul quadrante sia quello sul fondello, entrambi bombati, ma anche il fatto che il Brand lavora spesso con misure generose dei calibri.

In questo caso parliamo del Calibro 39-60 di manifattura, realizzato appositamente per l’orologio a partire dal calibro 39-22. Purtroppo Glashütte Original non ha inserito nel materiale stampa un’immagine del movimento, ma siccome vale la pena di essere visto sono andato a scovarne una che trovate nella gallery. Trovate anche qualche dettaglio tecnico in più. Qui mi limito a ricordare che si tratta di un calibro automatico con circa 40 ore di autonomia. Lascio ai “precisetti” la discussione – che trovo oziosa – sull’opportunità o meno di un calibro manuale, vista la dichiarata ispirazione agli anni ’60.

Una cassa in stile Glashütte Original

Torno alla cassa. Impermeabile fino ai soliti 3 bar, è in oro rosa. Purtroppo non ho avuto ancora l’opportunità di vedere l’orologio dal vivo, ma l’impressione che si ha dalle immagini è quella di un oro rosa che tende più al giallo. Probabilmente il colore è dovuto a una percentuale di rame minore nella lega, forse con l’obiettivo di avvicinare la cromia della cassa a quelle degli anni ’60, in cui l’oro giallo era dominante.

La distanza da ansa ad ansa è di 49,5 mm, che rende il Sixties Small Second un dress watch sui generis, abbondante ma ben proporzionato. L’idea che mi sono fatto è che abbia una buona vestibilità, nonostante le dimensioni. Il fatto che siano lievitate di diversi millimetri rispetto a quelle del periodo cui l’orologio si ispira, è compensato dalle anse decisamente corte.

Due parole sul quadrante

La prima impressione che si ha guardando il quadrante dell’orologio è che i designer di Glashütte Original abbiano fatto un lavoro importante per fargli guadagnare ariosità. Vi rimando alle didascalie per dettagli più approfonditi. Quello che voglio farvi notare qui è il bilanciamento tra il quadrante stesso e la lunetta.

Quest’ultima è molto sottile, con un impercettibile gradino che la fa scivolare ancora di più verso la carrure. Il risultato è quello di alleggerirla il più possibile, senza farla quasi sparire, ma in modo che la sua presenza discreta consenta di ampliare ancora di più l’apertura del quadrante. Che con quella finitura argenté galvanica-opalina è di una luminosità unica.

Un prezzo strategico

Come ormai sapete, se siete dei miei lettori assidui, lascio per ultimo il prezzo. L’orologio è disponibile da qualche giorno nelle boutique di Glashütte Original a 18.100 euro. Una cifra sicuramente importante, specialmente perché parliamo di un marchio che non è propriamente mainstream. Però, come spesso accade, i numeri vanno letti in controluce e comparati.

Nel suo segmento di mercato, orologi di marchi prestigiosi con caratteristiche analoghe (dress watch in oro, con piccoli secondi) costano in media il 50% in più. Si può discutere sui contenuti tecnici di ciascun concorrente, ma di certo quelli del Glashütte Original Sixties Small Second non sono secondi a nessuno. Senza dimenticare che cosa comportano in termini di costi lo sviluppo di un movimento ad hoc e l’impiego di un metallo prezioso per la cassa, solo per citare due voci da mettere a bilancio. Ragion per cui, quella cifra ha senso. Certo, ai papaveri della nomenklatura DDR sarebbe venuto un accidente se l’avessero vista sul cartellino del prezzo di un GUB Glashütte, ma questa è un’altra storia.