Giornale Degli Orologi
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Tag: dress watches

  • Classics Moneta Moonphase, il bel gioco di Frederique Constant

    Classics Moneta Moonphase, il bel gioco di Frederique Constant

    Dimenticatevi i Coin Watch. Il Classics Moneta Moonphase di Frederique Constant si chiama così in tutte le lingue. E non perché è inserito nel denaro metallico di qualche valuta, magari fuori corso, in lega più o meno preziosa. Prende nome invece da un dettaglio speciale, che lo rende davvero originale e unico: una seconda lunetta interna zigrinata, applicata nello spazio del réhaut, fatta proprio come il bordo di una moneta. Se poi ci aggiungete la cassa rotonda e lo spessore sottile, vi sarà chiaro che l’appellativo è quanto di più azzeccato si potesse trovare.

    Storia e valori del Classics Moneta Moonphase

    Il Classics Moneta Moonphase appare sul mercato a settembre dello scorso anno. Frederique Constant lo presenta in tre versioni, con la cassa in acciaio di 37 mm di diametro e il quadrante soleil in colori diversi: argenté, blu oppure nero. Ritorna poi, ai Geneva Watch Days di quest’anno, in altre due variazioni sul tema: di nuovo con il quadrante blu ma interamente in acciaio, con il bracciale in maglia milanese, a riecheggiare un certo gusto d’antan; e con la cassa Pvd oro giallo, più luminosa, che evoca una preziosità materica. Infine eccolo di nuovo alla Dubai Watch Week appena conclusa, sempre con la cassa nella tonalità più calda dell’oro ma con il quadrante nero, a creare un efficace e distintivo contrasto.

    In ogni referenza – sei in tutto -, il Classics Moneta Moonphase ha dalla sua una serie di attributi che colpiscono gli appassionati e i collezionisti dai gusti più sobri. Prende ispirazione dagli ultrapiatti del passato: ha uno spessore limitato a 7,65 mm, quindi una silhouette dalle proporzioni “leggere” e di grande eleganza. Poi, è dotato di una complicazione utile: le fasi di luna che occhieggiano a ore 6, come vuole la tradizione. Ancora, è assolutamente unisex, può essere indossato con la stessa disinvoltura sia dai polsi maschili sia da quelli femminili. E infine ha un prezzo del tutto inaspettato, abbordabile per i più: le varianti in acciaio costano 1.095 euro, mentre quelle color oro raggiungono i 1.195 euro.

    Un movimento dibattuto

    Tutte queste caratteristiche lasciano il pubblico basito, senza parole. Com’è possibile? Va bene che Frederique Constant ha fatto del lusso accessibile la propria bandiera, ma l’orologeria democratica difficilmente raggiunge simili livelli di bienfacture, come direbbero i francesi. Qual è il segreto? Dove sta il trucco? Basta chiedersi cosa c’è dietro il fondello, e l’arcano è svelato. Il Classics Moneta Moonphase monta un movimento al quarzo Swiss made. Certo, la cosa fa arricciare il naso ai puristi dell’orologeria meccanica, che si fanno venire un attacco di allergia anche solo al sentir nominare la parola “quarzo”. Eppure è proprio questa la chiave di tutte le peculiarità dell’orologio.

    Pensateci. Grazie al calibro FC206, realizzato su base Ronda 706, la Manifattura ginevrina riesce a soddisfare al contempo l’esigenza della sottigliezza da extra-piatto, la presenza delle fasi di luna e la volontà di mantenere un prezzo ridotto. L’unica alternativa possibile sarebbe un movimento meccanico a carica manuale, ma il prezzo aumenterebbe parecchio – e comunque ci dovremmo scordare la complicazione, il cui modulo apporterebbe millimetri preziosi. Per avere anche quest’ultima, si dovrebbe sviluppare ex novo un calibro in-house con la complicazione integrata – e allora addio al prezzo popolare, si arriverebbe alle solite cifre dell’alta orologeria. Non ce n’è, che piaccia o meno: il movimento al quarzo è l’unica soluzione per salvare, come si suol dire, “capra e cavoli”.

    In definitiva…

    Il mio giudizio – personale, soggettivo e quindi non insindacabile – non può che essere positivo. Chi ama gli orologi classici, dalle proporzioni sottili e misurate, troverà nel Classics Moneta Moonphase l’esemplare ideale. Idem chi apprezza le fasi di luna – una complicazione ricca di poesia e di fascino, quasi romantica. O anche chi non ha voglia di spendere un occhio della testa per arricchire la propria collezione. E se proprio la questione del quarzo non vi va giù, non siate così seriosi: prendetelo come un gioco. Un bel gioco, particolare e divertente, che oltretutto costa poco e non impegna – anche se offre un percepito alto, per immagine e qualità elevate. Cosa volete di più?

  • Glashütte Original Sixties Small Second: non chiamatelo vintage

    Glashütte Original Sixties Small Second: non chiamatelo vintage

    Quando ho ricevuto il materiale stampa del nuovo Sixties Small Second di Glashütte Original ho fatto un esperimento. So che non si dovrebbe scrivere, ma… lo scrivo lo stesso. Ho fatto una ricerca su una delle tante piattaforme online certificate che vendono orologi di secondo polso, inserendo come chiave “GUB Glashütte”. Fatelo anche voi e capirete il perché mi è venuto quello sghiribizzo. Se non volete farlo, ve lo spiego io.

    Un po’ di storia

    Come dice il nome stesso dell’orologio, il nuovo modello di Glashütte Original si ispira agli anni ’60, un periodo nel quale la marca come la conosciamo oggi non esisteva. C’era però la sua antenata, quella VEB Glashütter Uhrenbetriebe (GUB), costituita nel 1951 dallo Stato e dallo Stato gestita. Non dimentichiamo che il borgo di Glashütte si trova in quella che fu la Germania Est: GUB nacque infatti come collettivizzazione forzata, unendo tutte e sette le aziende di orologeria della città, tra cui UROFA, UFAG (oggi Tutima) e A. Lange & Söhne.

    Dopo la riunificazione della Germania e il ritorno dell’economia di mercato nell’ex DDR, ciò che restava della Glashütter Uhrenbetrieb fu registrato come società privata nel 1990. Nel 1994 Heinz W. Pfeifer acquistò l’azienda, che all’epoca contava una settantina di dipendenti, e la chiamò Glashütte Original. Riportò in vita il tradizionale lavoro orologiero artigianale di Glashütte così bene, che nel 2000 Swatch Group acquistò il Marchio.

    Prima del Sixties Small Second, lo Spezimatic

    Ebbene, tornando alla ricerca online, se la fate vi accorgerete dai risultati di come il Sixties Small Second abbia in sé tanto, ma tanto, della lezione stilistica di quegli anni. Un’estetica che negli orologi del collettivo GUB era ben presente e diffusa, anche se tecnicamente a prevalere era la soluzione con i secondi centrali e non con i piccoli secondi.

    Specialmente la linea Spezimatic ha dato “il la” a Glashütte Original per liberare la propria ispirazione creativa e pensare al Sixties Small Second. Il marchio produce orologi che richiamano gli anni ’60 da tempo, ma è una storia che vale la pena rivisitare, soprattutto alla luce di questo pezzo che trovo particolarmente interessante nella sua versione modernizzata.

    Interessante è anche il fatto che, allora come ora, la Manifattura puntava molto sulla qualità. Un aspetto non banale, perché il dettato dell’economia socialista passato a GUB all’epoca della Cortina di Ferro fu quello di produrre orologi “popolari”, a basso costo, affidabili e resistenti. Qualcosa che il tedesco orientale medio potesse permettersi, nonostante il proprio salario contenuto, e che fosse poco vistoso e omologato.

    Così erano quegli orologi, al di fuori. In alcuni di essi, però, la qualità stava all’interno. Unico indizio esteriore, una Q con il numero 1 sul quadrante, a ore 6, dove la Q stava per Qualität ed era spesso associata a una certificazione di cronometro del movimento. Un’attenzione alla qualità che è ancora oggi un vanto di Glashütte Original.

    Le misure e il calibro

    Ecco dunque da dove arriva il nostro Sixties Small Second. Che dagli antenati si distingue principalmente per la misura della cassa. Se negli anni ’60 orologi simili andavano grosso modo dai 33 ai 37 mm, la nuova referenza di Glashütte Original arriva a 42, con uno spessore di 12,4 mm. Misure importanti – specialmente lo spessore -, considerando che si tratta di un solo tempo, senza data. In questo caso si fanno sentire sia il vetro zaffiro sul quadrante sia quello sul fondello, entrambi bombati, ma anche il fatto che il Brand lavora spesso con misure generose dei calibri.

    In questo caso parliamo del Calibro 39-60 di manifattura, realizzato appositamente per l’orologio a partire dal calibro 39-22. Purtroppo Glashütte Original non ha inserito nel materiale stampa un’immagine del movimento, ma siccome vale la pena di essere visto sono andato a scovarne una che trovate nella gallery. Trovate anche qualche dettaglio tecnico in più. Qui mi limito a ricordare che si tratta di un calibro automatico con circa 40 ore di autonomia. Lascio ai “precisetti” la discussione – che trovo oziosa – sull’opportunità o meno di un calibro manuale, vista la dichiarata ispirazione agli anni ’60.

    Una cassa in stile Glashütte Original

    Torno alla cassa. Impermeabile fino ai soliti 3 bar, è in oro rosa. Purtroppo non ho avuto ancora l’opportunità di vedere l’orologio dal vivo, ma l’impressione che si ha dalle immagini è quella di un oro rosa che tende più al giallo. Probabilmente il colore è dovuto a una percentuale di rame minore nella lega, forse con l’obiettivo di avvicinare la cromia della cassa a quelle degli anni ’60, in cui l’oro giallo era dominante.

    La distanza da ansa ad ansa è di 49,5 mm, che rende il Sixties Small Second un dress watch sui generis, abbondante ma ben proporzionato. L’idea che mi sono fatto è che abbia una buona vestibilità, nonostante le dimensioni. Il fatto che siano lievitate di diversi millimetri rispetto a quelle del periodo cui l’orologio si ispira, è compensato dalle anse decisamente corte.

    Due parole sul quadrante

    La prima impressione che si ha guardando il quadrante dell’orologio è che i designer di Glashütte Original abbiano fatto un lavoro importante per fargli guadagnare ariosità. Vi rimando alle didascalie per dettagli più approfonditi. Quello che voglio farvi notare qui è il bilanciamento tra il quadrante stesso e la lunetta.

    Quest’ultima è molto sottile, con un impercettibile gradino che la fa scivolare ancora di più verso la carrure. Il risultato è quello di alleggerirla il più possibile, senza farla quasi sparire, ma in modo che la sua presenza discreta consenta di ampliare ancora di più l’apertura del quadrante. Che con quella finitura argenté galvanica-opalina è di una luminosità unica.

    Un prezzo strategico

    Come ormai sapete, se siete dei miei lettori assidui, lascio per ultimo il prezzo. L’orologio è disponibile da qualche giorno nelle boutique di Glashütte Original a 18.100 euro. Una cifra sicuramente importante, specialmente perché parliamo di un marchio che non è propriamente mainstream. Però, come spesso accade, i numeri vanno letti in controluce e comparati.

    Nel suo segmento di mercato, orologi di marchi prestigiosi con caratteristiche analoghe (dress watch in oro, con piccoli secondi) costano in media il 50% in più. Si può discutere sui contenuti tecnici di ciascun concorrente, ma di certo quelli del Glashütte Original Sixties Small Second non sono secondi a nessuno. Senza dimenticare che cosa comportano in termini di costi lo sviluppo di un movimento ad hoc e l’impiego di un metallo prezioso per la cassa, solo per citare due voci da mettere a bilancio. Ragion per cui, quella cifra ha senso. Certo, ai papaveri della nomenklatura DDR sarebbe venuto un accidente se l’avessero vista sul cartellino del prezzo di un GUB Glashütte, ma questa è un’altra storia.

  • L.U.C 1860, la bellezza secondo Chopard

    L.U.C 1860, la bellezza secondo Chopard

    Metto subito le cose in chiaro: per come la vedo io, il nuovo L.U.C 1860 di Chopard è, come direbbe Carlo Verdone, un sacco bello. Non pensate però che il racconto che sto per farvi di questo orologio, presentato all’ultimo Watches and Wonders, sia influenzato dalla mia opinione. Proprio perché ho potuto farmela – vedendolo, toccandolo, indossandolo in quel di Ginevra -, credo di essere legittimato a raccontarlo in modo che vi facciate la vostra. Che non per forza dovrà coincidere con la mia, ci mancherebbe: ciascuno ha il diritto di avere la propria opinione, l’importante è che sia informata. Vorrei che questo fosse l’obiettivo delle righe che seguiranno. Ma andiamo con ordine.

    L.U.C: l’orologeria di Chopard al meglio

    Nel portafoglio di Chopard, la collezione L.U.C racchiude il savoir-faire dell’alta orologeria secondo la concezione del Marchio. Introdotta nel 1997, si distingue per caratteristiche come precisione, artigianalità, estetica classica, che la rendono riconoscibile sia tra le collezioni del Brand, sia tra la concorrenza.

    Del resto, già il nome è una dichiarazione d’intenti. Richiamare le iniziali di Louis Ulysse Chopard, colui che diede vita alla Maison e che, intorno al 1860, cominciò a realizzare i propri orologi, significa voler posizionare la collezione nell’altissimo di gamma.

    Un’eredità che il nuovo L.U.C 1860 porta con eleganza e disinvoltura, specialmente se si pensa a cosa ha significato per Chopard l’orologio cui esso si ispira, ossia il L.U.C 1860 originario del 1997: vincere il riconoscimento di “Orologio dell’anno” da parte delle riviste specializzate svizzere Montres Passion e Uhrenwelt.

    La collezione L.U.C, indipendente, composta da pezzi di alta manifattura (già il L.U.C 1860 del ’97 era mosso dal calibro in-house 1.96) e certificata secondo standard elevati, ha segnato l’affermazione di Chopard come brand di settore durante la rinascita dell’orologeria tradizionale, negli anni ’90. Quella intuizione del co-Presidente Karl-Friedrich Scheufele, di creare una collezione dedicata ai métier d’art e alle tradizioni della Haute Horlogerie, ha pagato.

    Lasciandoci alle spalle il passato per arrivare al presente, non ho intenzione di mettere a confronto i due L.U.C 1860 come in “Aguzzate la vista”, il gioco de La Settimana Enigmistica in cui trovare le differenze tra due disegni simili. Anche perché ritengo questo orologio non tanto una riedizione, quanto un’evoluzione del suo predecessore. Mi preme concentrarmi sul moderno, perché il modo in cui Chopard ha modificato l’originale è ciò che ha fatto riscuotere da subito interesse e successo al nuovo L.U.C 1860. A partire dal colore.

    Bello e amico dell’ambiente

    L’abbinamento tra l’acciaio della cassa e il color salmone del quadrante rende questo orologio molto elegante e, credo, incredibilmente collezionabile, visto il sapore vintage che gli dona. Se aggiungiamo le dimensioni della cassa stessa – 36,5 mm di diametro per 8,2 di spessore -, che lo avvicinano più a quelle degli anni ’50 e ’60 che a quelle contemporanee, il gioco è fatto. Chopard ha reso il L.U.C 1860 un po’ più elegante e fresco, mescolando nel look modernità e tradizione.

    La cassa è in Lucent Steel, acciaio prodotto con almeno l’80% di materiale riciclato, che Chopard mira a portare a minimo il 90% entro il 2025. Una scelta sostenibile non solo per la natura dell’acciaio, ma anche per via dei fornitori di acciaio riciclato del Brand. La loro sede in paesi limitrofi, o comunque nel raggio di 1.000 km dal sito produttivo svizzero di Chopard, riduce le emissioni legate al trasporto del materiale.

    Ma oltre ad avere un ridotto impatto ambientale, il Lucent Steel è anche un bel vedere. Nonostante questa lega sia chiamata così per la particolare brillantezza, la cassa del nuovo L.U.C 1860 è un poco più scura dell’oro bianco o del platino. La lunetta e la parte superiore delle anse sono lucide, mentre la carrure ha una lavorazione satinata. Grazie allo spessore contenuto della cassa e alle anse ricurve, l’orologio avvolge il polso in modo molto comodo; anche il cinturino antracite con cui Chopard lo abbina è una scelta elegante. 

    Semplice? No, Chopard

    Vista la cassa, eccomi al quadrante. Non ce ne vogliano in Chopard ma, a dispetto del gran lavoro fatto sul Lucent Steel a livello di sostenibilità, nel L.U.C 1860 è proprio il quadrante in oro a rubare la scena. E non solo per il color salmone, ancora una volta di tendenza. È la lavorazione guilloché a stupire, per la finezza e l’originalità di esecuzione.

    La finitura non ha origine, come spesso accade, dal centro del quadrante, in corrispondenza del perno delle lancette, ma dal logo Chopard a ore 12, incorniciato da un’elegante targhetta. Come se fosse composta da tante piccole onde, la lavorazione si espande fino a infrangersi sul contatore dei piccoli secondi a ore 6 e sul cerchio della minuteria.

    Il pregio di questo orologio è quello di far sembrare semplice un’architettura che in realtà non lo è. La struttura del quadrante è infatti apparentemente elementare, mentre è costruita su più settori che si amalgamano in un insieme equilibrato. E completato da un’alternanza di lavorazioni per le quali vi rimando alle didascalie. Su tutto campeggiano, in oro bianco, le lancette Dauphine di ore e minuti, quella a bastone dei secondi, e gli indici delle ore, sfaccettati e a losanga. 

    Il quadrante è stato realizzato da Metalem, produttore specializzato acquisito da Chopard alcuni anni fa dopo essere stato a lungo fornitore del Marchio. A testimonianza del livello altissimo della collaborazione, ricordo che anche un maestro come Philippe Dufour si è servito della perizia di Metalem per realizzare i quadranti Simplicity. 

    Il nuovo calibro

    Semplicità che, nel caso di questo L.U.C 1860, è data anche dalla mancanza del datario, presente invece sulla referenza del 1997. Un’assenza dovuta principalmente al nuovo calibro 96.40-L. Migliorato rispetto al calibro 1.96 del ’97 per la mancanza del datario e per l’introduzione dei cosiddetti hacking seconds, ossia lo stop dei secondi nel momento della rimessa all’ora. 

    Il calibro automatico da 3,3 mm di spessore batte alla frequenza di 28.800 alternanze/ora ed è certificato cronometro dal COSC. Reca il punzone di Ginevra, a garanzia della completa realizzazione entro i rigidi canoni di qualità, precisione e artigianalità che questo disciplinare impone. Il micro-rotore in oro etico 22 carati carica le molle dei due bariletti sovrapposti, offrendo all’orologio un’autonomia di 65 ore.

    Con il calibro 96.40-L, l’atelier di Fleurier nel quale Chopard crea i propri movimenti ha sfornato un altro pezzo di altissima manifattura, la cui complessità di sviluppo incide anche sulla disponibilità dell’orologio. Pur non essendo un’edizione limitata, il nuovo L.U.C 1860 avrà una produzione contingentata e sarà esclusiva delle boutique. 

    Da Chopard fanno sapere che per il 2023 la manifattura realizzerà da 10 a 15 pezzi, aumentando i volumi a circa 100 orologi l’anno prossimo. Il calibro 96.40-L richiede infatti diversi mesi per essere prodotto, così come ci vuole molto tempo per creare il complesso guillochage di ciascun quadrante. È un peccato, perché uno dei motivi per cui rinnovare un orologio del passato è quello di rendere più accessibile un modello storico difficile da reperire. Se non altro, però, in questo modo il marchio manterrà ancora più alta la desiderabilità.

    Per concludere

    Come ho scritto all’inizio, spero che queste poche righe e quanto trovate nelle didascalie vi possano aver aiutato a formarvi un’opinione sul L.U.C 1860. Certo, poi la prova al polso potrà fare come Alessandro Borghese: confermare o ribaltare il giudizio iniziale.

    Di certo, a mio parere, in un mondo in cui sono le referenze sportive a essere quasi sempre gli oggetti del desiderio degli appassionati, questo pezzo di Chopard è esattamente il tipo di orologio che serve. Perché fa capire che c’è una vita elegante oltre ai Submariner, ai Royal Oak o ai Nautilus. Anche e soprattutto tra i marchi indipendenti.

  • Blu, il colore dell’anno. Anche per gli orologi (sai che novità!)

    Blu, il colore dell’anno. Anche per gli orologi (sai che novità!)

    Il colore dell’anno? Per questo 2020 sarà il blu, lo ha decretato Pantone. O meglio, per essere più precisi, il Classic Blue 19-4052. “Una sfumatura intramontabile  e senza tempo, elegante nella sua semplicità”, spiega il Pantone Color Institute, che lo associa al cielo all’imbrunire: “Le qualità rassicuranti di questo colore stimolante mettono in evidenza il nostro desiderio di una base stabile da cui partire, mentre ci apprestiamo a varcare la soglia di una nuova era”.

    Al di là delle motivazioni e dei significati, per i quali rimandiamo al sito dell’azienda americana, è importante sottolineare che il Pantone Color of the Year “da oltre 20 anni influenza lo sviluppo dei prodotti e le decisioni in materia di acquisti in svariati settori; tra cui moda, arredamento di interni, design industriale, imballaggio dei prodotti e graphic design”. Orologi compresi.

    Ma per una volta il mondo delle lancette è stato un vero e proprio precursore di tendenza, perché l’ha anticipata con ampio margine di tempo. Da anni infatti l’orologeria ha eletto il blu come colore di punta, trasversale ai generi e ai segmenti di mercato. Anche se non ha preso in considerazione sempre e solo il Classic Blue, anzi. Ha fatto ricorso a infinite sfumature cromatiche: dall’avio al cobalto, dal marina all’indaco, dal notte all’oltremare…   

    Per questo qui sotto trovate tante tonalità diverse nella serie di “solo tempo” che abbiamo riunito per voi. Alcuni sono più recenti, altri più datati ma sempre in collezione, proprio per evidenziare l’importanza del blu nell’ultimo decennio. È vero, si è trattato di una selezione arbitraria, quindi discutibile. Ma è stata dettata dalla necessità di circoscrivere la scelta a una singola tipologia. Perché gli esemplari offerti dalle marche sono molto, molto numerosi.

    Non si creda infatti che il blu sia adatto solo agli esemplari più eleganti, con l’impeccabile abbinamento quadrante soleil e cinturino in pelle. Tutt’altro: veste anche i modelli più sportivi, con il cinturino in caucciù o il bracciale in metallo. A cominciare dai subacquei, forse per l’ovvia attinenza con il Big Blue e le profondità marine. Ma anche gli orologi da aviatore (idem con il cielo), i cronografi e vari tipi di complicati, con le fasi di luna in prima fila.

    Vi invitiamo quindi ad andarli a cercare dal vostro rivenditore di fiducia o nel catalogo delle vostre marche predilette. E poi scriveteci sui social, per dirci qual è il vostro orologio blu preferito. Poco importa se è al di fuori della vostra portata. Del resto non è proprio il blu il colore dei sogni?

  • L’orologio elegante, la scelta giusta per Natale e dintorni

    L’orologio elegante, la scelta giusta per Natale e dintorni

    Che sia un evento di lavoro o il cenone di San Silvestro, poco importa. Nelle feste di fine anno c’è sempre l’occasione in cui è richiesto uno stile formale. Ma se con lo smoking o con l’abito scuro ogni dettaglio deve essere curato, l’orologio in particolare va scelto con la massima attenzione. Dimenticatevi il vostro crono preferito o il subacqueo di cui siete tanto orgogliosi. Meglio rimanere sul “classico” e scegliere un orologio elegante.

    Perché, in casi come questi, la caratteristica essenziale è la discrezione. Quello che si mette al polso è un accessorio complementare all’outfit, non il protagonista. Non deve mai attirare l’attenzione. Quindi l’ideale sarebbe un “solo tempo” privo di funzioni aggiuntive (concessi comunque i piccoli secondi e il datario). Ma soprattutto un esemplare di dimensioni contenute e di spessore limitato, in modo che non risulti ingombrante e possa scivolare sotto il polsino della camicia. 

    Ben vengano perciò gli ultrapiatti e i modelli a carica manuale – nessuna riserva comunque sugli automatici, purché sottili. E massima libertà anche  riguardo alla forma: rotonda, carré, rettangolare, non esistono vincoli geometrici. Qualche indicazione più precisa però si può dare per le misure: l’ideale per il diametro o il lato della cassa va dai 37 ai 41 mm; 10 mm invece sono il massimo consentito riguardo allo spessore. Difficilmente troverete un orologio elegante di dimensioni maggiori.

    Nessun obbligo neppure per il metallo della cassa: in linea di massima i più adatti alle serate sono i metalli bianchi (acciaio, oro bianco o grigio, platino per i più fortunati); mentre quelli colorati (oro giallo, rosa, rosso) sono da preferire per gli eventi di giorno. Stesso discorso per il quadrante, considerato che negli ultimi tempi vanno per la maggiore colori come il grigio e il blu, in varie sfumature, accanto ai più tradizionali nero o argenté. Qualche concessione alla moda è ok, ma è sempre meglio evitare il verde: troppo vistoso.

    Mentre qualsiasi tipo di guilloché è ben accetto, così come lo sono i materiali più pregiati, tipo lo smalto Grand Feu e le pietre dure (purché di tonalità sobrie). Un’ultima annotazione circa il cinturino, che deve essere rigorosamente in pelle, di solito di coccodrillo o alligatore. Se si hanno dubbi sul colore, l’importante è che si accordi con il look. In fondo è questa l’unica regola da osservare quando si indossa un orologio elegante.

    A. Lange & Soehne Saxonia Thin Cassa (37 mm, 5,9 mm di spessore) in oro rosa. Calibro a carica manuale, di manifattura, con autonomia di 3 giorni. Quadrante in argento massiccio, argenté. 15.900 euro

    Blancpain Villeret Ultraplat Cassa (40 mm, 7,39 mm di spessore) in acciaio. Calibro a carica manuale, di manifattura. Quadrante argenté. 9.640 euro

    Breguet Classique 7147 Cassa (40 mm, 6,10 mm di spessore) in oro rosa. Calibro a carica automatica, con spirale in silicio e piccoli secondi. Quadrante in smalto Grand Feu. 20.800 euro

    Cartier Tank Louis Cartier Cassa (25,5 x 33,7 mm, 6,6 mm di spessore). Calibro a carica manuale, di manifattura. Quadrante argenté e flinqué. 12.600 euro

    Chopard XPS Cassa (40 mm, 7,9 mm di spessore) in platino. Calibro a carica automatica, di manifattura, con autonomia di 65 ore, piccoli secondi e datario. Quadrante soleil. 25.400 euro

    Girard-Perregaux 1966 38 mm Cassa (38 mm) in oro rosa. Calibro a carica automatica, di manifattura, con datario. Quadrante opalino argenté. 17.500 euro

    Omega De Ville Trésor Co-Axial Master Chronometer Cassa (40 mm) in oro Sedna. Calibro a carica manuale, di manifattura, con scappamento Co-Axial, autonomia di 55 ore, certificato Master Chronometer. Quadrante in smalto Grand Feu. 14.400 euro

    Patek Philippe Calatrava 5227G Cassa (39 mm) in oro bianco. Calibro a carica automatica, di manifattura, con datario. Quadrante laccato. 32.430 euro

    Piaget Altiplano (Cassa (40 mm, 6,36 mm di spessore) in oro rosa. Calibro a carica automatica, di manifattura, con datario. Quadrante in meteorite. In 300 esemplari. 28.100 euro

    Vacheron Constantin Patrimony manuale Cassa (40 mm, 6,79 mm di spessore) in oro rosa. Calibro a carica manuale, di manifattura. Quadrante satinato soleil. 19.300 euro