Da una decina d’anni a questa parte, le collaborazioni fra il mondo delle lancette e quello dell’arte si sono moltiplicate. E hanno dato vita a numerose edizioni limitate, rivolte soprattutto ai collezionisti, che funzionano non solo dal punto di vista commerciale ma anche da quello del marketing, perché fanno notizia e immagine. L’ultimo orologio d’artista, in ordine di tempo (è uscito ieri), mi sembra particolarmente ben riuscito – e non intendo soltanto al punto di vista estetico. Credo che Le Régulateur Louis Erard x Sylvie Fleury – Palette of Shadows sia efficace perché somma in sé una serie di idee e tensioni contrapposte. Per una serie di motivi: basta rifletterci un po’ su…
Un regolatore sui generis
Colpisce, prima di tutto, il contrasto fra il concetto di regolatore e l’aspetto modernissimo, dai colori shock. Ricordo, per quei pochi che non lo sapessero, che il regolatore è un tipo di orologio dalla lunga storia, particolare per l’affissione: pone in primo piano, al centro del quadrante, la grande lancetta dei minuti, mentre relega l’indicazione delle ore e dei secondi in due contatori ausiliari, decentrati. Questo tipo di visualizzazione, inventata nel XVIII secolo, in passato aveva uno scopo pratico. I regolatori erano infatti esemplari di precisione, in genere pendole di grandi dimensioni. Presenti soprattutto nei laboratori di orologeria e negli osservatori astronomici, servivano proprio come riferimento per l’ora esatta, su cui tarare – appunto “regolare” – l’orario di tutti gli altri orologi.
Detto questo, è chiaro che il regolatore oggetto di queste righe è riveduto e corretto in chiave aggiornata. Ma non è l’unico, in casa Louis Erard. Basti pensare per esempio alle versioni “mostruose” di Konstantin Chaykin, a quelle realizzate con Alain Silberstein, Vianney Halter, Olivier Mosset – una più fantasiosa, tecnica ed enigmatica dell’altra -, per capire che la revisione operata dal Marchio è radicale. Date un’occhiata alla pagina del sito ufficiale e ve ne renderete conto, a colpo d’occhio. Tra poco vi spiego perché… Prima però devo aggiungere che Le Régulateur Louis Erard x Sylvie Fleury si inscrive in questa nuova tradizione, ma non mette affatto un punto fermo. Anzi, potrebbe perfino provocare un senso di curiosità bulimica sulle sorti future del regolatore, quasi un’ansia di sapere cosa verrà dopo…
Il nuovo corso di Louis Erard
Il regolatore è sempre stato un po’ il “marchio di fabbrica” della Casa di Le Noirmont, azienda indipendente fondata nel 1929 e da allora sempre rimasta attiva – anche se con alti e bassi. Ma da quando Manuel Emch ne ha preso le redini, ha riportato sotto i riflettori internazionali sia il Brand sia il suo modello di successo. Figlio d’arte (la mamma è Madame Arlette-Elsa Emch, figura potentissima nel Board di Swatch Group degli anni Novanta/Duemila, a un certo punto diventata perfino Global President di Swatch), Manuel Emch vanta una lunga esperienza in orologeria. Giovanissimo, nel 2001 era già al timone di Jaquet Droz, poi è stato tra l’altro Ad di Romain Jérôme.
Creativo ma buon organizzatore (mi verrebbe da definirlo un “uomo-prodotto”, per chi sa cosa intendo), Mr. Emch è entrato nel CdA di Louis Erard nel 2020. E da allora ha completamente ribaltato il Marchio, svecchiato la produzione e reso il regolatore un orologio di tendenza, decisamente cool. L’assurdo è che ha lavorato con i mestieri d’arte tipici dell’orologeria – il guillochage, lo smalto Grand Feu, le pietre dure – per rinnovare del tutto il catalogo e riuscire a dargli un’impronta dalla forte attualità. Senza peraltro alzare troppo i prezzi, mantenuti – e forse anche questo è un ingrediente del raggiunto successo – sempre su una soglia accessibile ai più.
Sylvie Fleury
Le Régulateur Louis Erard x Sylvie Fleury colpisce certo anche per il quadrante, che richiama immediatamente alla memoria i prodotti di make-up. In particolare i portacipria, gli astucci con i fard o le palette di ombretti onnipresenti nei beauty-case delle signore/ine di ogni età. Oggetti che, almeno per il pubblico femminile, non hanno bisogno di spiegazioni e didascalie. Ma che qui assumono un significato preciso. Perché sono legati proprio alla poetica della celebre artista svizzera, protagonista delle scene internazionali fin dagli anni Novanta. Per quanti non amino né conoscano l’arte contemporanea, devo dire qualche parola su di lei.
Sylvie Fleury è un’artista visiva multimediale che da sempre esplora le contaminazioni fra arte, moda ed estetica New Age. Lei stessa si definisce “Femminista punk sotto mentite spoglie“, ma in effetti si muove a 360°. Impossibile dare di lei una definizione univoca: crea installazioni, performance, scolpisce, dipinge, scrive libri… Ed è rappresentata nelle maggiori gallerie internazionale, ospite con esposizioni ricorrenti nei principali musei a livello globale. Nelle sue opere si serve di oggetti comuni per riflettere su feticci e valori della società dei consumi: abiti firmati, pezzi di design, luci al neon, rimandi alla Formula 1, alla fantascienza o alle sottoculture pop, con cui pone domande sull’identità e sulla superficialità del mondo occidentale. Celebre la sua frase: “Sì a tutto“.
Le Régulateur Louis Erard x Sylvie Fleury richiama una serie di “quadri” famosi dell’artista, esposti la prima volta a New York nella mostra Eye Shadows nel 2017 e poi a Parigi tra fine 2018/inizio 2019 col titolo Palette of Shadows. Che non a caso è anche il nome dell’orologio. In entrambe le occasioni, il tema era incentrato sui cosmetici, ritratti con estremo realismo ma in dimensioni XL. Grandi, anzi monumentali ciprie compatte e ombretti in polvere, riprodotti con colori acrilici pastosi o luccicanti, e racchiusi in coffret in legno dalle superfici laccate nere. Identici – eccetto per il formato macro – ai set di trucchi prodotti dalle marche più celebri dell’industria beauty. I colori, in certi casi, erano proprio gli stessi dell’orologio.
Le Régulateur Louis Erard x Sylvie Fleury in breve
Già, l’orologio colpisce sicuramente per il contrasto cromatico fra il quadrante principale nero lucido e i quadrantini secondari bombati, nelle sfumature più accese del rosa: corallo opaco quello delle ore e magenta opaco quello dei secondi. Su ciascuno scorre una lancetta laccata in ton-sur-ton, a tal punto che viene spontaneo chiedersi come sia possibile leggere davvero l’orario. In realtà, se si inclina l’orologio in determinate posizioni, si riesce a distinguere la lancetta dei minuti, la più ardua da individuare quando si trova nelle sezioni laterali, attorno al 3 e al 9 per intenderci. Meglio comunque astenersi, se si è presbiti.
Qui riassumo le altre caratteristiche in breve, e rimando alle didascalie per una descrizione più accurata. La cassa misura 39 mm di diametro ed è realizzata in acciaio con trattamento Pvd nero lucido, che evoca appunto la confezione laccata di certi trucchi. Ospita, come di consueto per i regolatori della collezione Excellence di Louis Erard, un movimento meccanico a carica automatica (calibro Sellita SW266-1), che si intravvede attraverso il vetro zaffiro fumé del fondello. L’ultimo tocco chic è poi dato dal cinturino in vernice, che contribuisce alla monocromia nera. A titolo informativo, Le Régulateur Louis Erard x Sylvie Fleury costa 3.900 franchi svizzeri (Iva esclusa). Chi fosse interessato all’acquisto, però, non perda tempo: l’orologio è realizzato in una tiratura limitata di 178 esemplari.