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Tag: America’s Cup

  • Gli orologi dell’America’s Cup, tra novità e pezzi già in catalogo

    Gli orologi dell’America’s Cup, tra novità e pezzi già in catalogo

    Il più antico e celebre trofeo velico, si sa, da sempre vanta legami con l’industria del tempo. E l’edizione di quest’anno vede tre celebri case nel ruolo di sponsor di altrettanti equipaggi. Ecco allora gli orologi dell’America’s Cup, aggiornati all’ultimo modello

    Giovedì 29, a Barcellona, iniziano i Round Robin della Louis Vuitton Cup, le prime selezioni per l’America’s Cup vera e propria. Ma già nella Final Preliminary Regatta dei giorni scorsi, la terza dopo quelle di Vilanova i La Geltrú e Jeddah dell’anno scorso, gli osservatori più attenti possono aver colto alcuni segni rivelatori che preannunciano possibili scenari futuri. Per esempio che due barche in particolare sembrano sovrastare le altre per velocità e preparazione (Taihora e Luna Rossa, c’erano dubbi?). O che gli AC-75 sono difficili e complessi, richiedono tempi di reazione infinitesimali e portano la gara a livelli finora impensabili. Mentre gli appassionati del mondo delle lancette avranno sicuramente notato che sulle vele e sugli scafi spiccano i nomi di tre marchi illustri. Il che fa della Coppa America non solo una competizione velica, ma anche una sfida fra le case di orologeria. Come sempre, del resto.

    Omega & ETNZ

    La Maison di Biel gioca un duplice ruolo nelle ultime edizioni dell’America’s Cup. Da un lato è cronometrista ufficiale dell’intera manifestazione e di tutte le regate che ne fanno parte. In questa veste, proprio di recente, ha presentato l’esemplare “ufficiale” (chiamiamolo così) fra i tanti orologi dell’America’s Cup: il Seamaster Diver 300M America’s Cup. Sul quale però – non me ne vogliano i cultori di Omega – evito di soffermarmi, per non ripetermi. D’altro canto, poi, è anche sponsor di Emirates Team New Zealand, attuale detentore dell’Auld Mug. Con i Kiwi, a dire il vero, Omega intrattiene un rapporto decennale. Che risale a metà degli anni Novanta, quando il sindacato di Sir Peter Blake affidò il timone di Black Magic a un giovane Russell Coutts.

    Rende omaggio proprio al Defender (perfino nei colori) il Seamaster Planet Ocean Deep Black ETNZ Edition: un cronografo automatico uscito lo scorso anno, ma più attuale che mai. Ne riassumo velocemente le caratteristiche. Cassa (45,5 mm di diametro) in ceramica, impermeabile fino a 60 atm. Calibro Co-Axial Master Chronometer 9900, con autonomia di 60 ore e tutti i sacri crismi della certificazione del Metas, che ne attesta fra l’altro la cronometria. Due cinturini intercambiabili, in gomma, nero e turchese. Nel contatore a ore 3, riporta il conto alla rovescia, utile nelle fasi di pre-partenza, per segnalare i fatidici 5 minuti che precedono il colpo di cannone all’inizio del match race. Ne avevo scritto in modo approfondito al momento del lancio: gli interessati possono rileggersi qui la recensione completa…

    Panerai & Luna Rossa

    La Maison fiorentina è entrata invece in America’s Cup come sponsor di Oracle’s Team nel 2017, quando i catamarani veleggiavano alle Bermuda. Ma nel 2019, mentre Larry Ellison e Russell Coutts davano vita al circuito Sail GP, Panerai ha iniziato la partnership con Luna Rossa – i cui risvolti all’insegna del Tricolore nazionale erano stati messi in evidenza illo tempore da Augusto Veroni. Da allora Panerai ha dedicato alla collaborazione numerosi esemplari, in cui ha dato spazio anche alla ricerca di nuovi materiali, tecnologici e super-performanti. Come il nuovo Ti-Ceramitech®, adoperato nella cassa dell’omonimo Submersible QuarantaQuattro (PAM01466)… Senza dimenticare le altre novità a tema presentate in primavera a Watches and Wonders Geneva, fra cui spicca perfino un tourbillon. E che potremmo sempre considerare nel novero degli orologi dell’America’s Cup.

    Ed è proprio alla collezione Submersible già in catalogo che si dovranno rivolgere tutti coloro che vorrebbero il nuovissimo Submersible Luna Rossa Carbotech™ (PAM 01563), ma resteranno a bocca asciutta. Lanciato proprio ieri, l’inedito orologio è infatti realizzato solo in 37 esemplari (perché si tratta della 37a America’s Cup), e sarà reperibile esclusivamente online, per 24 ore, sull’e-commerce del Marchio, il 5 settembre. La corsa contro il tempo è già iniziata: i più curiosi trovano tutte le informazioni sul sito ufficiale. Io mi limito, anche in questo caso, a una breve descrizione di quello che è, a tutti gli effetti, il più esclusivo fra gli orologi dell’America’s Cup. Cassa (42 mm) in Carbotech™, impermeabile fino a 50 atmosfere. Movimento automatico, calibro P900, con autonomia di 3 giorni. Cinturino in bi-materiale (tessuto e gomma) personalizzato, in alternativa a un altro in gomma blu, compreso nel packaging.

    Chi non riuscirà ad accaparrarsi nulla, però, non si disperi. Fonti certe e ben informate mi hanno assicurato che, il 7 settembre, Panerai lancerà un ulteriore modello dedicato a Luna Rossa. Negli stessi giorni, fra l’altro, aprirà anche una nuova boutique a Barcellona… Ma non divaghiamo e passiamo ad altro.

    Tudor & Alinghi

    Per la cronaca, Tudor è attivo nella vela anche come cronometrista ufficiale del Bol d’Or Mirabaud, la storica regata di flotta che si tiene sul Lago di Ginevra e riunisce migliaia di velisti (un po’ come la nostra Barcolana, che però si svolge in acqua salata!). In Coppa America è sbarcato nel 2022, quando ha scelto di affiancare il team di Alinghi Red Bull Racing per la conquista della Vecchia Brocca, in una collaborazione tutta rosso-crociata. Per annunciare la partnership, lo scorso anno ha lanciato due nuovi esemplari – un solo tempo e un cronografo -, realizzati negli stessi materiali dei monoscafi con hydrofoil che gareggiano nelle acque della Rosa de Foc…

    Qui mi concentro sul solo tempo del Pelagos FXD “Alinghi Red Bull Racing Edition”, per elencare i dati tecnici essenziali. Cassa (42 mm) in composito di carbonio – una “prima” per il Brand -, impermeabile fino a 20 atm. Movimento automatico, calibro MT5602 di manifattura, con autonomia di (quasi) 3 giorni e certificato ufficiale di cronometro rilasciato dal Cosc. Lunetta girevole unidirezionale in titanio e ceramica, che si può utilizzare anche come conto alla rovescia. Cinturino in tessuto con chiusura a strappo, per il massimo confort al polso. Non così diversa la versione crono, eccetto per il diametro della cassa (43 mm) e ovviamente il movimento, calibro MT5813, sempre di manifattura. A favore degli orologi per l’America’s Cup di Tudor c’è anche il prezzo, più accessibile. Il che non guasta: in fondo la Coppa America è una festa popolare…

  • Seamaster Diver America’s Cup, Omega a Barcellona

    Seamaster Diver America’s Cup, Omega a Barcellona

    È un’estate impegnativa, questa, per Omega. L’eco delle Olimpiadi di Parigi si è appena spenta e già si accendono i riflettori su un altro evento sportivo di rilievo: la Louis Vuitton 37th America’s Cup, che inizierà il 22 agosto. Di nuovo compreso nel proprio ruolo di Official Timekeeper, il Marchio ha così presentato quello che potremmo definire l’orologio ufficiale della celeberrima manifestazione: l’inedito Seamaster Diver 300M America’s Cup.

    Lanciato venerdì scorso – mentre tutt’Italia era ancora in vacanza –, a una settimana esatta dalla cerimonia inaugurale, il Seamaster Diver 300M America’s Cup è il simbolo della precisione cronometrica con cui Omega misurerà ogni virata e ogni giro di boa delle regate che si terranno nelle acque di fronte a Barcellona, con un fitto calendario, fino al 27 ottobre.

    Omega in regata

    A cominciare dalla terza e ultima Final Preliminary Regatta, in cui i team useranno per la prima volta i nuovi AC75, per passare ai Round Robin della Louis Vuitton Cup (le cosiddette Challenger Selection Series), fino ai match race finali fra lo sfidante che ne uscirà vittorioso e il Defender, Emirates Team New Zealand, in quelle che saranno le regate della vera e propria America’s Cup. Senza dimenticare i gironi di gara della Young America’s Cup e della Puig Women’s America’s Cup, in cui saranno protagonisti rispettivamente gli equipaggi più giovani e quelli femminili, a bordo dei monotipi AC40.

    En passant, ricordo che Omega è stata cronometrista ufficiale dell’America’s Cup anche nelle edizioni del 1999 (quella che ha fatto sognare milioni di italiani, dopo la vittoria di Luna Rossa di Francesco de Angelis su American One di Paul Cayard), del 2003 e del 2021. E che la Maison di Biel è legata ai Kiwi fin dal 1995, quando il Team New Zealand di Sir Peter Blake ha strappato a San Diego l’Old Mug a Young America, grazie a un agguerritissimo Roussel Coutts. Tuttavia non è la sola casa di orologeria a partecipare a questa 37a Coppa America… Ma ne riparleremo presto.

    Un’edizione celebrativa

    Intanto concentriamoci sul nuovo Seamaster Diver 300M America’s Cup. Che appartiene a una collezione creata nel 1993 e da allora ricorrente nelle incursioni di Omega nel mondo della vela, come dimostra anche l’esemplare dedicato alla 36a edizione dell’America’s Cup, che avevo recensito tre anni fa. Articolo cui vi rimando per saperne di più sull’andar per mare storicamente vissuto da Omega (così evito di annoiarvi e di ripetermi).

    Come quel precedente, dunque, anche il nuovo Seamaster Diver 300M America’s Cup è ricco di dettagli costruttivi che raccontano il savoir-faire e le competenze a tema della Casa di Biel. Li passeremo in rassegna fra un attimo. Intanto però ci tengo a sottolineare che si tratta di un’edizione ad alto valore collezionistico, sebbene non sia realizzata in tiratura limitata, proprio per quei dettagli commemorativi del trofeo velico più antico e famoso del mondo. Vediamoli.

    Le peculiarità estetiche del Seamaster Diver 300M America’s Cup…

    Fin dalla prima occhiata, si notano le grandi lancette scheletrate: quella delle ore profilate di blu e quella dei minuti profilata di rosso. Quest’ultima riporta il tempo sulla lunetta unidirezionale girevole con inserto in ceramica blu, in cui i primi 15 minuti sono scanditi da tre sezioni (di 5 minuti l’una) per le fasi di pre-partenza. Gli ultimi fatidici 5 sono sottolineati da una bandiera nautica e dalla scritta “start”. Del resto, sono proprio quelli i minuti determinanti nei match race, perché stabiliscono non solo quale barca varcherà per prima la linea di partenza al colpo di cannone, ma a volte le intere sorti della regata.

    A proposito di lancette, da notare che quella dei secondi centrali, sempre blu, ha il contrappeso personalizzato con la silhouette dell’ambitissima “Vecchia Brocca”. Il quadrante in ceramica bianca è decorato da un motivo a onde inciso al laser. Anche il fondello è personalizzato: sull’oblò in vetro zaffiro spicca il logo blu della 37a America’s Cup, il cui nome ritorna sull’acciaio circostante insieme alla scritta “Barcelona 2024”. E sono proprio questi particolari a rendere l’orologio desiderabile, almeno agli occhi dei velisti più appassionati.   

    …e quelle tecniche

    La cassa del Seamaster Diver 300M America’s Cup misura 42 mm di diametro ed è come sempre in acciaio 316L. Un tipo di acciaio non a caso chiamato “marino”, grazie alla presenza di una piccola percentuale di molibdeno, in grado di rendere la lega metallica più resistente alla corrosione e quindi adatta all’uso in ambienti altamente caustici come l’acqua di mare. Come dichiarato nel nome, poi, l’impermeabilità raggiunge le 30 atmosfere: più che sufficienti per resistere alla pressione di spruzzi e ondate perfino durante una bolina “stretta”. Non c’è bisogno di ricordare – vero? – che le barche dell’America’s Cup volano sui foil e hanno le murate alte, ma i normali scafi ancora no…

    Riguardo al movimento, il Seamaster Diver 300M America’s Cup monta il calibro Co-Axial Master Chronometer 8806, del quale riporto come sempre le caratteristiche nelle didascalie. Qui mi limito a sottolineare l’autonomia di 55 ore e la certificazione Master Chronometer, che ne garantisce non solo la costanza di marcia ben oltre i criteri del Cosc, ma anche la resistenza ai campi magnetici (almeno fino alle capacità di misurazione dei nostri strumenti) e le prestazioni di livello. Secondo quanto stabilito dai criteri dell’Istituto Federale Svizzero di Metrologia (Metas).

    I prezzi del Seamaster Diver 300M America’s Cup

    Concludo con le ultime informazioni relative ai prezzi, dettati dalla presenza del cinturino o del bracciale – che comunque, possono essere fra loro intercambiabili in quanto forniti del sistema brevettato Omega Quick-Change. La versione con cinturino in caucciù blu (e fibbia déployante) costa 6.900 euro. Invece quella con il bracciale in acciaio a 5 file (sempre con fibbia déployante ma anche con estensione per la muta) costa 7.300 euro. Al momento, entrambi non si trovano ancora in vendita online, sull’e-commerce del Marchio. Ma, per essere informati sulla disponibilità, è possibile iscriversi alla lista dei desideri o chiedere al proprio rivenditore di fiducia. Oppure – per accorciare i tempi – rivolgersi alle boutique monomarca, che li riceveranno sicuramente per prime.

  • Planet Ocean ETNZ: Omega, i Kiwi e l’America’s Cup

    Planet Ocean ETNZ: Omega, i Kiwi e l’America’s Cup

    Lo show è iniziato. Lo scorso weekend, a Vilanova i la Geltrú – non lontano da Barcellona –, si sono tenute le regate preliminari della 37a America’s Cup, che si svolgerà fra agosto e ottobre 2024. Sono stati tre giorni di gare in condizioni non ottimali, con regate di flotta e match race disputati fra tempeste e venti volubili, vinti alla fine da American Magic a solo un punto di distacco da Emirates Team New Zealand (e con Luna Rossa quarta classificata). Comunque per Omega, sponsor dei Kiwi dal lontano 1995, l’occasione perfetta per lanciare il nuovo Seamaster Planet Ocean Deep Black Emirates Team New Zealand Edition. Un nome lunghissimo: per comodità qui di seguito lo chiamerò semplicemente Planet Ocean ETNZ.

    Omega e l’America’s Cup

    Tranquilli, vi eviterò l’ennesimo pistolotto sull’impegno della Maison di Biel nel mondo della vela. Oltretutto Il Giornale degli Orologi se n’è già occupato altrove, non vale la pena di star qui a ripetere tutta la solfa. Ricorderò solo che è anche cronometrista ufficiale delle competizioni annesse e connesse all’ex Coppa delle Cento Ghinee. Ha assunto questo ruolo a Auckland nel 2000 (quando l’Italia intera faceva le notti in bianco per vedere Luna Rossa alla tele), è rimasta tale nell’edizione successiva del 2003 (che ho avuto la fortuna di seguire dal vivo, insieme a Paolo De Vecchi e ad altri pochi, fortunati giornalisti), per poi tornare a esserlo nel 2021. E di nuovo adesso, per la quarta volta.

    Va da sé che nel tempo Omega ha anche affiancato grandi nomi della vela: da Peter Blake a Russell Coutts, da Dean Barker a Ellen Mac Arthur. E oggi François Gabart, Quentin Delapierre, Peter Burling e Blair Tuke. Con loro e nella lunga esperienza accumulata nell’andar per mare, ha assimilato specifiche conoscenze – puntualmente applicate nella produzione di Seamaster sviluppati ad hoc per le regate. Penso per esempio al Chronostop di fine anni Sessanta, allo Yachting o al Regatta dei Settanta, al Racing 300M o al Chrono NZL-32 dei primi Duemila, fino ai più recenti Planet Ocean ETNZ del 2017, Planet Ocean 600M America’s Cup del 2020, o ancora il Diver 300M realizzato sempre per la Coppa America, ma del 2021. E l’elenco non è certo completo…

    Il Planet Ocean ETNZ

    Tanto basta però per comprendere che il nuovo Planet Ocean ETNZ è solo l’ultimo modello, in ordine di tempo, che il Brand dedica alla vela. Di suo – come recita il titolo sul sito di Omega – è un Planet Ocean 600 Co-Axial Master Chronometer Chronograph 45,5 mm. E a poco a poco, nelle prossime righe, chiariremo questa definizione. Ma è subito identificabile per i colori ufficiali: quell’accostamento di nero e turchese che compone l’attuale livrea dell’equipaggio governato dal Royal New Zealand Yacht Squadron.

    La cassa infatti è in ceramica nera ed è ricca di numerossimi dettagli turchese: la minuteria, il numero 12, il lettering della collezione, la lancetta centrale dei secondi crono (sfumata), il profilo del contatore a ore 3, le guarnizioni sui pulsanti, il decoro sul fondello, le impunture del cinturino… Le dimensioni importanti, 45,5 mm di diametro, sottolineano che si tratta di uno strumento tecnico, così come il dato dell’impermeabilità: 60 atmosfere. Capace di resistere all’impatto delle ondate che colpiscono gli “scafi volanti” a più di 50 nodi.

    Meccanica e particolarità

    Il Planet Ocean ETNZ è un cronografo a carica automatica animato dal calibro 9900, di manifattura. Che in questo caso riporta sul quadrante, nel contatore al 3, appunto, il conto alla rovescia, utile per calcolare il timing (cioè il tempo impiegato per coprire una certa distanza) e arrivare lanciati alla linea di partenza. Durante le concitate fasi che precedono il colpo di cannone d’inizio regata – e in particolare negli ultimi 5 minuti, anche se già mezz’ora/tre quarti d’ora prima la tattica è fondamentale – le barche concorrenti ingaggiano infatti una spettacolare ma spietata “danza”, per decidere su quale lato del campo di regata intendono navigare e varcare per prime l’immaginaria linea dello start.

    Per il resto, le caratteristiche meccaniche del movimento sono quelle cui Omega ci ha ormai abituati – anche se ciascuna di esse denota estrema qualità e prestazioni di elevato livello. Ovvero scappamento Co-Axial, spirale in silicio, due bariletti che lavorano in serie e garantiscono un’autonomia di 60 ore, resistenza a campi magnetici fino a 15mila gauss, certificato di cronometria rilasciato dal Metas (l’Istituto elvetico di metrologia che ha sottoposto l’orologio a una serie di test specifici). Per ulteriori dettagli tecnici vi rimando alle didascalie in alto.

    Ultime informazioni

    Concludo come di consueto con le informazioni sul prezzo e sulla disponibilità. Il Planet Ocean ETNZ costa 14.900 euro. Che non sono affatto pochi, è vero, ma sono in linea con il segmento più alto della collezione Seamaster, e poi riflettono i rialzi cui l’intera orologeria è andata soggetta negli ultimi tempi. Ma non è questa la sede per capirne i perché, affronteremo il lungo discorso in un altro momento. Aggiungo invece che l’orologio arriverà nei negozi il prossimo ottobre. Non è in tiratura limitata, ma chi fosse interessato all’acquisto farebbe bene a prenotarlo in boutique o dai concessionari. I fan dei New Zealand per primi…

  • Seamaster Diver 300M America’s Cup. Omega e il crono per Auckland

    Seamaster Diver 300M America’s Cup. Omega e il crono per Auckland

    L’evento ha una tale risonanza da non aver bisogno di preamboli. Inizierà il 6 marzo la 36a America’s Cup presentata da Prada. E i fan di Luna Rossa, terminate da poco le notti in bianco per la Prada Cup, sono pronti a rinunciare ancora al sonno per seguire le prossime dirette da Auckland. Dove la sfida fra il Challenger italiano, lanciato da uno strepitoso 7-1 sugli inglesi di Ineos, e il Defender Emirates Team New Zealand si preannuncia appassionante. Le barche volanti rendono la conquista della Vecchia Brocca più spettacolare che mai. Oltretutto quei match-race avranno risvolti orologieri: sarà un confronto indiretto fra Panerai e Omega. Ma ne riparleremo presto. Nel frattempo Omega ha messo in vendita un nuovo cronografo dedicato proprio alla regata del momento: il Seamaster Diver 300M America’s Cup.

    Omega e la vela

    Non un semplice orologio, a dire il vero: il Seamaster Diver 300 M America’s Cup è quasi un simbolo. Un modo per partecipare al sogno del trofeo sportivo più antico del mondo. Per esprimere l’ideale vicinanza alla manifestazione che si tiene dall’altra parte della Terra, anche se siamo impossibilitati a viaggiare fisicamente fino al Golfo di Hauraki. Un modo per portare al polso un pezzo di storia, consapevoli che i nuovi AC75 segnano una rivoluzione tecnologica in grado di cambiare perfino la nautica da diporto. Il Seamaster Diver 300 M America’s Cup può essere visto anche in questo modo, e Omega lo sa bene. Legittimato non solo dal proprio ruolo di cronometrista ufficiale della 36a Coppa America, ma anche dalla lunga esperienza nel mondo della vela.  

    Un esempio? Il Marine Chronometer di Omega è stato l’unico orologio da polso ad aver ottenuto la certificazione di cronometro da marina (era un quarzo). Non a caso lo utilizzò anche Éric Tabarly (1931/1998) – autentica leggenda della vela francese, vincitore della regata transatlantica Ostar nel 1964 e nel 1976 –, come strumento fondamentale durante le traversate oceaniche. E anche se poi, con l’avvento dei satelliti e del GPS, gli orologi da navigazione sono stati superati, Omega ha mantenuto stretti legami con l’arte dell’andar per mare, come sponsor e come official timekeeper di grandi velisti e celebri regate. Potrei citarne a decine, a partire dai primi anni Novanta.

    Omega in America’s Cup

    Nel 1992, infatti, diventa partner del Grand Prix of Match Race Sailing, un circuito che all’epoca riunisce gli undici eventi velici più importanti del mondo. Cui partecipano giovani skipper come Russel Coutts, Peter Gilmour, Rod Davis, Bertrand Pacé, che qui si fanno le ossa. Omega fra l’altro è stato anche cronometrista ufficiale della Swedish Match Cup per una decina d’anni; della Whitebread ’93/94, la corsa intorno al mondo in cui è stato anche supplier dello yacht vincitore, NZ Endeavour. Ma soprattutto è coinvolto nell’America’s Cup fin dal 1995. Quando comincia ad affiancare Sir Peter Blake – un mito della vela neozelandese e mondiale, non a caso chiamato l’Edmund Hillary dei mari – per una partnership a lungo termine.

    Grazie a Blake, Omega sostiene lo sfidante Team New Zealand a San Diego. E l’impresa riesce: con Black Magic e i lucky red socks, gli All Blacks strappano il titolo a Young America e portano la coppa in Nuova Zelanda. Omega diventa quindi official timekeeper nell’America’s Cup ad Auckland nel 2000 (nelle regate che vedono Team New Zealand contro Luna Rossa, proprio come quelle attuali); e rimane tale anche nell’edizione del 2003 (quando i Kiwi sono sconfitti dal team svizzero Alinghi, che diventerà poi partner di Omega in tempi più recenti). Ruolo che riveste appunto anche in questo 2021. Ma intanto rimane sempre a bordo di Emirates Team New Zealand, in un legame speciale che continua ormai da 26 anni.  

    Le funzioni speciali del Seamaster Diver 300M America’s Cup

    Per tornare all’orologio – oggetto di questo articolo –, va da sé che la Casa di Biel vi ha riversato le proprie conoscenze accumulate in anni di servizio su barche di tutti i tipi. Il Seamaster Diver 300M America’s Cup è infatti ricco di dettagli costruttivi concepiti per rendere più facile la vita agli uomini del pozzetto. Qui elencherò solo i principali: per le caratteristiche tecniche generali vi rimando alle didascalie. A cominciare dal contaminuti posto nel contatore al 3, una funzione utile per scandire i tempi delle fatidiche fasi di pre-partenza, da cui spesso dipendono le sorti dell’intera regata.

    Si tratta di un anello in alluminio anodizzato rosso, con le indicazioni bianche, che conteggia fino a 10 minuti prima dello start; mentre l’indicazione delle ore crono è riportata su un disco girevole posto a un livello inferiore, e segnalata da un’alternanza di indici puntiformi e numeri arabi. Sempre riguardo alle funzioni cronografiche, un dispositivo studiato ad hoc – detto Chrono Lock – permette di arrestare l’attivazione dei pulsanti per evitarne pressioni accidentali, e quindi di bloccare il tempo misurato. Una piccola levetta si trova infatti sulla carrure: basta spostarne la posizione in senso orizzontale per bloccare o sbloccare i pulsanti.

    Altre peculiarità costruttive

    A proposito dei pulsanti, sono realizzati in gomma morbida: antiscivolo, risultano estremamente pratici anche con le mani bagnate. In più sono definiti dal punto di vista cromatico: quello a ore 2 è rosso come gli altri elementi che riguardano le misurazioni cronografiche; quello a ore 4 è blu, in accordo con l’estetica dell’orologio. Inutile ricordare che il blu e il rosso sono i colori ufficiali della manifestazione e che il Seamaster Diver 300M America’s Cup presenta diversi particolari celebrativi. Come la lancetta centrale dei secondi crono, il cui contrappeso riprende la silhouette del trofeo.

    Da citare anche il pratico sistema di intercambiabilità del cinturino/bracciale, che ne permette la rapida sostituzione con una semplice pressione sull’apposito pulsantino. Merita un cenno infine il movimento, meccanico a carica automatica: il calibro Co-Axial Master Chronometer 9900. Dotato di autonomia di 60 ore e di spirale in silicio, come i suoi omologhi della stessa famiglia è resistente ai campi magnetici fino a 15mila gauss; e ha ottenuto la certificazione del Metas, l’Istituto federale svizzero di metrologia, che ne attesta la precisione cronometrica. Un’ultima informazione: il prezzo. Il Seamaster Diver 300M America’s Cup costa 10.300 euro.

  • Prada Cup: sulla linea di partenza con Panerai

    Prada Cup: sulla linea di partenza con Panerai

    Uno degli eventi sportivi più attesi e seguiti dell’anno appena iniziato sarà senz’altro l’America’s Cup. Comincerà a marzo, ma le fasi preliminari – che possono contare su altrettanti accoliti – sono in programma a partire proprio da questa settimana, il 15 gennaio. L’insieme di sfide prende il nome di Prada Cup. Che alla fine proclamerà un vincitore, il quale a sua volta andrà a sfidare il detentore della scorsa America’s Cup. Il tutto si svolge nell’ampia baia di Auckland, in Nuova Zelanda.

    Cos’è la Prada Cup

    Il marchio italiano di moda tiene dunque a battesimo le qualificazioni, prestigioso ruolo che a lungo in passato era stato ricoperto da Louis Vuitton. Il premio sarà il nuovo trofeo disegnato da Marc Newson, una stilizzazione dell’idea di vento, movimento e leggerezza realizzato in argento da artigiani fiorentini. Niente a che vedere con quello imponente e storico dell’America’s Cup: talmente massiccio e carico di più di un secolo e mezzo di ricordi da essere battezzato dallo humor dei velisti anglosassoni “Vecchia brocca” (Auld Mug).

    Nella Prada Cup contemporaneità e tradizione s’incrociano dunque come a un giro di boa. E chi vuole ambire al premio finale (attualmente custodito nello yacht club di Emirates Team New Zealand) deve conquistarsi quello delle eliminatorie. Sfide di vento, velocità, allenamento e tattica che saranno misurate sul campo di regata da quanto di più perfezionato la tecnologia di settore ha oggi a disposizione. E che vede in veste appunto di cronometrista ufficiale – per la prima volta nella storia – il marchio d’orologeria Panerai, pure lui d’origini italiane come Prada.

    L’Italia nel mondo

    Un binomio, quello fra Prada e Panerai, che sarà un eccellente ambasciatore nel mondo della creatività e dell’industria del nostro Paese. Anche perché la manifestazione – fin dal 1983 con Azzurra prima, e poi nel 2001 con Luna Rossa a fianco di Oracle e New Zealand – aggancia da sempre al televisore milioni di spettatori, sparsi tra i cinque continenti. Quest’anno forse ancora di più. Già in tempi non sospetti infatti la gente seguiva le regate internazionali a distanza, dagli schermi tv e computer. A maggior ragione, in epoca di pandemia, la vela della Prada Cup sarà meno penalizzata dalla mancanza di pubblico in presenza rispetto ad altri eventi sportivi.

    Un binomio, ancora, che non passerà inosservato, data la possibilità degli sponsor di rimanere a lungo in vista su vele ed equipaggiamenti, inquadrati in gara senza le forzature che avvengono in altre competizioni. Tant’è vero che l’orologeria partecipa da molto tempo ormai all’America’s Cup. E se quest’anno è la prima volta per Panerai, nell’albo d’oro delle presenze risultano anche Tag Heuer, Omega, Girard-Perregaux, Audemars Piguet e Ulysse Nardin.

    Tecnologia wow

    Tutte le discipline sportive investono molto sull’innovazione degli equipaggiamenti, dei ferri del mestiere e dei mezzi da competizione; ma le regate dell’America’s Cup sembrano avere una marcia in più. Forse perché, con la loro scadenza ogni quattro anni, rendono il divario tra le varie tappe del progresso più vistoso rispetto ad altri ambiti. Sta di fatto che a ogni nuova edizione si rimane meravigliati davanti alle imbarcazioni messe in acqua. Dai velieri eterogenei, tutti tele, cime e legni delle prime edizione dal 1851, si è via via aggiustato il tiro su regole e prestazioni, arrivando oggi all’utilizzo di compositi strutturali che assicurano risultati d’altissimo livello.

    Le imbarcazioni in regata, dopo la scorsa esperienza con i catamarani, si chiamano AC75. Sono monoscafi di oltre 20 metri caratterizzati da due “ali” mobili laterali (foil), che permettono loro di navigare sollevati dalla superficie del mare, fino a raggiungere l’incredibile velocità di 50 nodi. In gara, attesi al varco dal defender Emirates Team New Zealand, ci sono gli equipaggi di Luna Rossa Prada Pirelli, Ineos Team UK e American Magic, con investimenti che si aggirano sui 100 milioni di euro ciascuno.

    In questa situazione, Panerai sale a bordo della Prada Cup e di Luna Rossa con tutte le carte in regola. Non solo per avere una di certo non improvvisata, ma storicamente dimostrabile, consuetudine con il mare. (Iniziata, per inciso, già sul finire dell’800 come officina meccanica specializzata in strumentazione subacquea; e poi approdata, verso il 1930, con la fornitura d’orologi da immersione per gli incursori di marina italiani). Ma anche per aver indirizzato in questi ultimi anni gran parte delle proprie risorse verso lo sviluppo di materiali innovativi, altamente tecnologici, alla stregua degli scafi partecipanti all’America’s Cup.

    Il nuovo Luminor Luna Rossa

    Proprio per sottolineare il ruolo di Official timekeeper della Prada Cup e di Official sponsor del Team Luna Rossa, Panerai ha lanciato una serie di 250 esemplari del Luminor, in cui concentra il meglio della propria produzione attuale. Subacqueo fino a 10 bar, il Panerai Luminor Luna Rossa Gmt – 42 mm monta un movimento automatico di manifattura con 3 giorni di autonomia e secondo fuso orario. La cassa dal diametro di 42 millimetri in titanio sabbiato ha la lunetta in Carbotech, il fondello personalizzato e il quadrante in Scafotech.

    Si tratta di un composito ad alte prestazioni, realizzato partendo dai residui in fibra di carbonio della lavorazione dello scafo del team italiano. Un materiale sostenibile, interamente riciclato, poi consolidato da un polimero high-tech. Sul quale risalta a chiare lettere anche l’esplicita scritta Luna Rossa Challenger 36th America’s Cup. A sancire l’avvenuto passaggio di Panerai dalla sponsorizzazione del circuito delle barche d’epoca a quello della Formula 1 del mare.

  • Panerai e Luna Rossa, Italia al quadrato

    Panerai e Luna Rossa, Italia al quadrato

    La rincorsa. Come me sapete tutti benissimo cos’è: si marca il punto in cui spiccheremo il salto, il tuffo o qualcosa del genere; poi si fa qualche passo indietro e si corre per avere maggior slancio. A quanto pare si trattava di rincorsa quando Panerai, nel perplesso stupore di molti, mollava quel circuito delle Barche d’Epoca che pure le aveva a dato tante soddisfazioni. Il sospetto era ci fosse dietro una sorta di rivoluzione che mutasse lo spirito stesso del marchio – e questo non avrebbe fatto piacere a molti.

    Il timore, per dirla chiara, era che Jean-Marc Pontroué, il nuovo Ceo arrivato a sostituire lo storico Angelo Bonati (andato in pensione), volesse eccedere in vitalità creativa. Beh, forse lo ha fatto, in un certo senso. Perché la notizia è che Panerai sarà lo sponsor di Luna Rossa, la barca di Prada che cercherà di diventare lo sfidante all’America’s Cup. E qui al SIHH di Ginevra, dove la sponsorizzazione è stata appena confermata, si parlerà molto, moltissimo di questa iniziativa.

    Innanzitutto per il valore simbolico: Italia su Italia, Panerai e Prada. L’America’s Cup è una gara pazzesca, che inchioda mezzo mondo al televisore. Avrà forse perso qualcosa in termini di tradizione della marineria, ma i nuovi catamarani che volano – letteralmente – a un metro e mezzo sulle onde sono l’equivalente della pazzesca tecnologia di Formula Uno.

    Per la 36°edizione, comunque, Emirates Team New Zealand (vincitore della 35° edizione dell’America’s Cup) ha scelto il ritorno al monoscafo e sembra che le novità saranno di altissimo livello, per la felicità di quanti non dimenticano la storia della navigazione. L’accoppiata Panerai/Prada è assolutamente inedita (nel passato Luna Rossa aveva lavorato con IWC) e si rivelerà utile anche per il miglioramento della nostra immagine nel mondo intero.

    E poi ci sono in ballo i valori tecnici. A cominciare dai materiali: il primo modello (potete scommettere tranquillamente pure la pensione della nonna che ce ne saranno altri…) rivelato da Panerai è una versione del Submersible Carbotech, qui rivisitato con il quadrante grigio con il tessuto tecnico delle vele di Luna Rossa e una specifica incisione sul fondello in titanio annerito. Monta il Calibro P.9010/GMT, meccanico a carica automatica con piccoli secondi, datario e lancetta GMT. Notevole l’autonomia (72 ore) ottenuta anche grazie alla presenza di due bariletti. Impermeabilità a tutta prova (30 atmosfere) e robustezza al di sopra d’ogni sospetto.

    Lo indosserà sicuramente l’intero sailing team di Luna Rossa che è capitanato da Massimiliano “Max” Sirena, già due volte vincitore dell’America’s Cup. Credo comunque probabile l’emissione di altri modelli: fra i quali, spero, non mancherà quello con l’esclusivo movimento che consente il conto alla rovescia di durata variabile, una caratteristica che rende unico, utile e semplice da utilizzare il Regatta di Panerai.

    Vanno ricordate, infine, alcune date: Luna Rossa è il primo sfidante di New Zealand (Challenger of Record), ma poco si sa della barca, praticamente ancora in fase di realizzazione. La sfida finale si terrà infatti in Nuova Zelanda nel 2021, preceduta dalle America’s Cup World Series, le eliminatorie la cui prima tappa si svolgerà nell’ottobre dell’anno prossimo in Sardegna, nelle acque di Cagliari.