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  • I cronografi F.P.Journe: una storia al contrario

    I cronografi F.P.Journe: una storia al contrario

    Una lezione di pura meccanica. Ecco come ho sempre considerato le creazioni di François-Paul Journe. Ma non si tratta delle solite banalità del marketing né della trita retorica da cartella stampa. Journe non copia, non si adegua alle convenzioni. Mai, nemmeno quando decide di misurare i tempi brevi. E la storia dei cronografi F.P.Journe lo dimostra perfettamente.

    Perché anche in questo caso il Maestro segue una strada personale, che sovverte perfino la normale successione delle complicazioni. Non parte da un cronografo semplice per arrivare, con il tempo, a costruzioni sempre più sofisticate. Fa esattamente il contrario. Prima il flyback automatico, poi i centesimi di secondo, quindi il rattrapante. Solo oggi, nella collezione classica, compare il cronografo nella forma più tradizionale.

    Basta ripercorrere l’evoluzione dei cronografi F.P.Journe per rendersene conto. Con una precisazione: lasceremo da parte la collezione LineSport, nata secondo logiche diverse, per concentrarci sull’anima classica, intellettuale e “purista” della Maison. Vediamoli.

    Il paradosso d’inizio Millennio: l’Octa Chronographe

    Per capire da dove nasce questa storia bisogna però tornare indietro, a quando la F.P. Journe era ancora molto lontana dal diventare la Marca celebre che conosciamo oggi. Torniamo a un François-Paul Journe degli esordi che Augusto Veroni aveva conosciuto di persona: e ne aveva raccontato carattere, idee e orologi in un Amarcord che vale la pena rileggere.

    Quindi, all’epoca, tutto comincia non con un “normale” tre contatori a carica manuale, dal quale poi derivano versioni più complicate. No, al contrario. La produzione dei cronografi F.P.Journe debutta nel 2001 direttamente con la funzione flyback, all’interno del calibro automatico Octa 1300. Nasce l’Octa Chronographe.

    Anche l’estetica rompe le consuetudini: si basa su un design asimmetrico. Il quadrante presenta le ore e i minuti decentrati, i piccoli secondi a ore 6, la grande data tipica della collezione, la lancetta centrale dei secondi cronografici e il contatore dei minuti crono a ore 9.

    Un millimetro per le complicazioni

    Ma la parte più interessante è quella che non si vede. Journe aveva concepito il calibro 1300 con uno spazio supplementare di circa un millimetro sotto il quadrante, destinato ad accogliere future complicazioni. Del resto per F.P.Journe il rapporto fra il quadrante e il movimento è da sempre strettissimo, come abbiamo raccontato a proposito dell’estetica degli orologi del Maestro.

    Se scelta si lasciare il millimetro vuoto permetteva di aggiungere nuove funzioni senza aumentare le dimensioni di base del movimento, lo spazio a disposizione per il cronografo era però ridottissimo. Journe dovette quindi “appiattire” la tradizionale ruota a colonne fino a trasformarla, di fatto, in una ruota a camme. Una costruzione che rende difficile perfino stabilire dove finisca il movimento di base e dove cominci il modulo cronografico.

    L’autonomia resta quella eccezionale dell’architettura Octa. Nel calibro 1300 originale raggiunge 160 ± 12 ore, quindi oltre sei giorni e mezzo, grazie anche alla particolare costruzione del bariletto. Il movimento lavora a 21.600 alternanze/ora e utilizza un rotore decentrato per la ricarica automatica.

    E qui vale la pena essere precisi anche sui numeri. Dell’Octa Chronographe furono prodotti appena 313 esemplari fra il 2001 e il 2008. Una quantità che spiega almeno in parte l’interesse dei collezionisti e le rare apparizioni del modello nelle aste internazionali.

    Non mi soffermo sulle numerose varianti. Chi volesse approfondire l’argomento può consultare l’esauriente guida di Shawn Metha, fondatore del retailer di Singapore Watch4Moi. Qui mi limito a elencare le diverse generazioni del movimento. Prima il calibro 1300 in ottone. Poi, nel 2004, il 1300.2 in oro rosa. Infine il 1300.3, con rotore unidirezionale al posto di quello bidirezionale. Nel 2008 l’Octa Chronographe esce di scena.

    Gli estremi del tempo frazionato: il Centigraphe Souverain

    Nel 2007, intanto, Journe presenta un nuovo capitolo nella storia dei cronografi F.P.Journe: il Centigraphe Souverain. La produzione vera e propria inizierà nel 2008 e proseguirà fino al 2018. L’idea nasce da una conversazione con Jean Todt, allora alla guida della Ferrari, sul cronografo ideale per il mondo delle corse automobilistiche.

    La cassa resta quella classica della Maison, ma il calibro 1506, meccanico a carica manuale, porta il concetto di cronografo su un terreno completamente diverso. Misura intervalli compresi tra un centesimo di secondo e dieci minuti attraverso tre contatori.

    La lancetta del contatore a ore 10 compie un giro in un secondo su una scala graduata al centesimo. Quella a ore 2 completa il giro in 20 secondi, mentre la lancetta a ore 6 misura fino a dieci minuti. Le relative scale tachimetriche trasformano il tempo in velocità: da 6 km/h, il passo di una persona, fino ai 36.000 km/h indicati sul quadrante.

    La meccanica del centesimo di secondo

    Un dato che merita una precisazione. Al momento del lancio F.P. Journe dichiarava una “velocità” teorica di 360.000 km/h, quella che corrisponde a un chilometro percorso in un centesimo di secondo. Il calibro 1506 lavora però a 3 Hz e la lancetta foudroyante non avanza per cento scatti al secondo: compie un giro al secondo e può essere arrestata anche fra due impulsi dello scappamento. La scala tachimetrica effettivamente riportata sul quadrante arriva quindi a 36.000 km/h, valore che corrisponde a un decimo di secondo.

    Del resto è proprio la meccanica a rendere il Centigraphe davvero particolare. Journe elimina i tradizionali pulsanti a pompa e li sostituisce con una leva a bascula sulla carrure, a ore 2. Con un unico comando le funzioni cronografiche si avviano, si arrestano e si azzerano. La soluzione tecnica, insieme all’architettura del cronografo, è protetta da brevetto.

    C’è poi un altro dettaglio, forse ancora più interessante. Il treno del cronografo è separato da quello del tempo ed è alimentato direttamente dalla molla motrice. In questo modo l’attivazione della funzione non altera l’ampiezza del bilanciere.

    L’autonomia è di 80 ± 2 ore a misurazioni ferme, ma scende a 24 ± 2 ore quando il cronografo rimane costantemente in funzione. Una differenza notevole, che si spiega proprio con la quantità di energia richiesta dalla complicazione.

    Del Centigraphe esiste anche una rara versione F, riservata alle boutique e disponibile su richiesta fra il 2008 e il 2017. Si distingue soprattutto per il quadrante rosso cromato, le lancette gialle e i tre contatori in oro annerito. Poi, nel 2018, il Centigraphe Souverain esce dalla collezione classica.

    La storia della complicazione, però, non finisce qui: in seguito il Centigraphe troverà posto nella LineSport, che – come scrivevo sopra – ho volutamente escluso da questa ricostruzione. L’architettura resta fedele ai principi del calibro 1506, compresi il treno cronografico separato e le 80/24 ore di autonomia.

    Lo sdoppiante “isolato” fra i cronografi F.P.Journe

    Nel 2017, tra i cronografi F.P.Journe, compare il Chronographe Monopoussoir Rattrapante Bleu, creato come pezzo unico per l’asta benefica Only Watch.

    La cassa in tantalio ospita il calibro 1517, a carica manuale e realizzato in oro rosa. Il movimento dispone di due ruote a colonne e offre 80 ore di autonomia, sufficienti per utilizzare cronografo e funzione sdoppiante anche dopo due giorni al polso.

    Quel cronografo monopulsante segue i canoni della grande tradizione orologiera, ma rimane un’eccezione nella produzione classica. In seguito Journe riserverà infatti anche la declinazione di serie del rattrapante alla collezione LineSport.

    Bisogna aspettare il 2024 per incontrare un altro episodio nella storia dei cronografi F.P.Journe. È il Chronographe FB, una serie limitata di 200 esemplari nata per celebrare i vent’anni della boutique monomarca di Tokyo.

    Il Maestro torna alla carica manuale con il calibro 1518.2, ma conserva la funzione flyback e la abbina alla grande data. Il movimento in oro rosa lavora a 21.600 alternanze/ora e dispone di 80 ore di autonomia.

    Anche l’estetica dell’orologio merita qualche parola. La cassa da 40 mm è in titanio lucidato, mentre corona e pulsanti sono in oro 6N. Il quadrante guilloché in argento riceve un rivestimento in rutenio; i contatori sono in zaffiro e i numeri arabi arancioni introducono una nota decisamente più sportiva.

    La tiratura si ferma a 200 esemplari. Ma non si tratta soltanto un’edizione celebrativa: il Chronographe FB chiude il ciclo delle Limited Series nate per gli anniversari della boutique di Tokyo.

    Finalmente il cronografo “puro”

    Ed eccoci ai giorni nostri. Dopo il flyback automatico, il Centigraphe e il monopulsante rattrapante, Journe arriva finalmente al cronografo nella forma più classica: carica manuale, due contatori e nessuna funzione cronografica aggiuntiva.

    All’inizio di settembre 2026, infatti, la Maison annuncia il Chronographe Fondation Prince Albert II de Monaco, un altro pezzo unico destinato a fini benefici. Ed è la stessa Casa a sottolineare la particolarità dell’operazione: è il primo cronografo “puro” mai realizzato da François-Paul Journe.

    Per l’occasione il Maestro elimina la funzione flyback dal movimento a carica manuale. Nasce così il calibro 1518.3, sempre in oro rosa, con ruota a colonne e 80 ore di autonomia.

    Il quadrante riprende l’impostazione tradizionale del cronografo: scala tachimetrica esterna, contatore dei 30 minuti a ore 3 e piccoli secondi a ore 9. A ore 6 compare la grande data, ormai una presenza familiare nelle creazioni della Maison.

    La cassa misura 42 mm e combina platino e oro 6N, utilizzato per carrure, corona e pulsanti. Il quadrante laccato bordeaux ospita contatori in zaffiro grigio e una scala tachimetrica argenté. Al posto dei consueti numeri compaiono le “ossa oracolari”, la più antica forma conosciuta di scrittura cinese.

    L’orologio sarà battuto da Phillips il 25 novembre 2026 a Singapore e il ricavato sarà interamente devoluto alla Fondation Prince Albert II de Monaco.

    Per concludere

    Resta una domanda. Il Chronographe Fondation Prince Albert II de Monaco rimarrà davvero un caso isolato oppure anticipa qualcosa che vedremo in futuro nella produzione dei cronografi F.P.Journe?

    Difficile dirlo. Ma forse è proprio questo il punto. Journe ha impiegato venticinque anni per arrivare al cronografo più semplice della storia della Marca, e per farlo è partito dal più complicato. Può sempre stupirci.

  • Patek Philippe 5924G: il cronografo Calatrava per grandi viaggiatori

    Patek Philippe 5924G: il cronografo Calatrava per grandi viaggiatori

    Ci sono orologi che per tradizione, eleganza e quantità di complicazioni non risentono del tempo che passa. Patek Philippe, per esempio, ne ha diversi in collezione. La referenza di cui vi parlo in questo articolo, grazie alla maestria riposta nella realizzazione del calibro CH 28-520 C FUS a carica automatica, è tanto attuale oggi quanto lo sarà negli anni a venire. È il Patek Philippe 5924G Calatrava Pilot Travel Time Flyback Chronograph. Il nome, di per sé, ne anticipa il fascino: identifica l’orologio come Calatrava e lo colloca quindi in una delle collezioni storiche più apprezzate e riconosciute della Manifattura ginevrina. Ma svela anche di più: il termine Pilot lo riporta ai modelli del 2015 ispirati agli orologi per aviatori che la stessa Patek ha introdotto negli anni Trenta del secolo scorso. Gli ingredienti per fare del Patek Philippe 5924G un complicato senza tempo, quindi, ci sono tutti. Vediamo perché.

    Complicazioni ed estetica in stile Patek

    La Referenza 5924G, che a catalogo identifica il Calatrava Pilot Travel Time Flyback Chronograph – ed è declinata nelle due varianti “-010”, con quadrante blu-grigio soleil, e “-001”, con quadrante laccato verde kaki -, è la prima della collezione a integrare un cronografo. Non un cronografo qualsiasi, ma un cronografo flyback (o, come dicono i francesi, retour en vol). Che, nel caso dell’esemplare in questione, affianca il doppio fuso orario, l’indicazione giorno/notte per le ore di casa e locali, oltre al datario a lancetta a ore 6. Caratteristiche ricercate da chi, orologio al polso, si sposta continuamente da un lato all’altro del mondo.

    Noto subito, mettendo a confronto questo modello con quello del 2018 (Ref. 5524R-001), senza cronografo e con cassa in oro rosa, che la Manifattura ha sostituito i due pulsanti di sinistra deputati alla regolazione dell’ora locale con due correttori inseriti nella carrure che scompaiono alla vista. Una soluzione che preserva l’armonia estetica dell’orologio, vista la presenza dei due pulsanti a destra del cronografo flyback.

    Cos’è e a cosa serve il cronografo flyback

    Prima di spiegarvi in cosa consiste un cronografo flyback, riporto quanto Patek Philippe suggerisce nel manuale di istruzioni dell’orologio. E cioè che il cronografo può restare sempre in funzione senza inficiare sull’autonomia, che complessivamente si attesta fra 45 e 55 ore. A patto che l’orologio sia indossato regolarmente e caricato a fondo, mantenendo la molla nel suo range di funzionamento ottimale. Tenere il cronografo sempre attivo significa far sì che la lancetta centrale dei secondi cronografici funga da “normale” lancetta dei secondi. In questo modo Patek accontenta chiunque voglia vedere qualcosa muoversi ogni volta che punta gli occhi sul quadrante dell’orologio.

    Ma torniamo al cronografo flyback e vediamo cosa lo differenzia da un cronografo tradizionale. O, per meglio dire,” semplice”. In genere, il cronografo si attiva e si arresta con il pulsante a ore 2. Dopo che è stato fermato, il pulsante a ore 4 riporta a zero le lancette crono. Premere il pulsante di azzeramento senza che il cronometraggio sia stato arrestato può addirittura danneggiare il calibro. Tutto questo in un cronografo flyback non succede. Mentre il pulsante al 2 avvia e arresta il cronografo, quello al 4 azzera e fa ripartire istantaneamente il cronografo a ogni pressione. Il che permette di misurare intervalli di tempo in sequenza e senza sosta, agendo su un solo pulsante. Anche infinite volte, senza rischiare di danneggiare l’orologio.

    La funzione flyback affonda le origini nei primi decenni del secolo scorso, quando la navigazione aerea dipendeva esclusivamente da mappe cartacee, bussole e orologi da rilevamento. Questa complicazione permetteva gli aviatori di cronometrare singole tratte di volo o virate senza perdere quei secondi necessari ad arrestare e azzerare continuamente le misurazioni. Forse, oggi, un cronografo simile non serve a tutti, ma in termini di capacità realizzative si colloca nell’olimpo dell’alta orologeria.

    Come funziona la funzione Travel Time di Patek Philippe

    Introdotta proprio con la serie Pilot, la funzione Travel Time si traduce nella presenza di due distinte lancette delle ore. La prima, quella traforata, indica l’ora di casa, cioè del luogo di partenza, quello in cui si vive di solito, ed è intesa come punto di riferimento. La seconda lancetta, piena e rivestita di materiale luminescente (come quella dei minuti), indica invece l’ora locale, ossia l’ora del luogo in cui, per piacere o per lavoro, ci si trova. È evidente quanto la funzione Travel Time sia dedicata a chi viaggia.

    Non solo. È anche estremamente facile da regolare, in accordo con la filosofia della Maison che ha fatto della “semplicità d’uso” delle complicazioni un proprio mantra. Se ci si sposta verso ovest, rispetto alla propria residenza, occorre premere il correttore contrassegnato dal simbolo “-” (a ore 10) tante volte quante sono le ore di differenza fra i due fusi. Se si viaggia verso est, si deve agire sul correttore “+” (ore 8) per avanzare in senso orario del numero di ore necessarie. La lancetta delle ore locali è saltante, nel senso che scatta di un’ora esatta alla pressione del correttore. Quando si torna a casa, basta riportare la lancetta dell’ora locale sotto quella dell’ora di casa: la sovrapposizione è perfetta al punto di farla scomparire.

    Ma come sapere, quando si è in viaggio, se ci si riferisce a un orario prima o dopo mezzogiorno? Il dubbio dell’AM (ante meridiem) o PM (post meridiem) è importante soprattutto per stabilire che ore sono “a casa” (perché per l’ora locale basterebbe guardar fuori dalla finestra). Ma per amor di simmetria, Patek fornisce la risposta per entrambi i fusi orari. Sempre in modo semplice, affidata com’è alle due piccole finestrelle rotonde contrassegnate rispettivamente dalle scritte “local” e “home”. Il blu indica la notte, il bianco il dì.

    E la data?

    In un orologio pensato per garantire una perfetta collocazione temporale a ognuna delle nostre azioni, non poteva certo mancare il datario, sempre riferito all’ora locale. Patek Philippe, nella collezione Calatrava Pilot Travel Time, lo ha concepito a lancetta e lo ha collocato in un contatore a ore 12, con lo stesso diametro di quello dei minuti cronografici. Il numero 1 è di colore rosso. Non vi è una ragione particolare: semplicemente, gli orologiai di Patek hanno voluto far risaltare visivamente il primo giorno del mese.

    A parte questo, il datario non è in grado di correggersi autonomamente nel passare da un mese di 30 giorni a uno di 31, tantomeno nel passaggio da febbraio a marzo. Ricordiamoci che non siamo di fronte a un calendario annuale, né a un calendario perpetuo, che aggiungerebbero complicazioni alla complicazione. La correzione quindi deve essere effettuata manualmente, cinque volte l’anno, alla fine dei mesi con meno di 31 giorni, con una piccola pressione sul correttore invisibile posto sulla carrure tra le ore 12 e le ore 1. Importante: come in tutti gli orologi meccanici, la correzione non va fatta in corrispondenza del cambio effettivo di data, quindi tra le ore 22 e le 2 del mattino seguente.

    Il prezzo del Patek Philippe 5924G

    Sarà che quando scrivo di un orologio finisco per innamorarmene, sarà che alla Manifattura svizzera per eccellenza concediamo quasi tutto, ma gli 84.229 euro necessari per comprare il Patek Philippe 5924G Calatrava Pilot Travel Time Flyback Chronograph non mi sembrano poi così tanti, considerata “la sostanza” dell’orologio.

    Il prezzo è lo stesso per entrambe le versioni ed è almeno in parte giustificato dalla notevole quantità di oro utilizzata per costruirlo. Sono infatti realizzati in oro bianco la cassa da 42 mm di diametro per 13,05 mm di spessore, le lancette e gli indici delle ore, i pulsanti crono, la corona e la fibbia ad ardiglione. In più il prezioso metallo si ritrova anche nel rotore di carica, in oro giallo 21 carati (con tanto di Croce di Calatrava).

    Tutto il resto lo fanno le complicazioni a bordo. Il movimento CH 28-520 C FUS, rigorosamente ideato e costruito in-house, integra un cronografo flyback di ultima generazione. Lo si ritrova anche nel Nautilus Ref. 5990, ma non è il caso di parlarne qui. Lascio la descrizione dettagliata alle didascalie delle immagini nella galleria in alto.

    In sintesi

    CaratteristicheSpecifiche del Patek Philippe 5924G
    NomeCalatrava Pilot Travel Time Flyback Chronograph
    Referenza5924G-001 verde kaki / 5924G-010 blu-grigio
    CassaOro bianco, 42 mm di diametro x 13,05 mm di spessore
    CalibroCH 28-520 C FUS a carica automatica
    FunzioniOre, minuti, cronografo flyback, secondo fuso orario con doppia funzione giorno/notte, datario
    Autonomia55 ore
    Prezzo84.229 euro

  • Independence Skeleton Chrono 42mm, il flyback di Norqain

    Independence Skeleton Chrono 42mm, il flyback di Norqain

    La luce danzava sul quadrante traforato dell’Independence Skeleton Chrono 42mm, trasformando l’orologio in una scultura cinetica. A Watches and Wonders 2025, lo spettacolo attirava i visitatori nella booth di Norqain come falene alla fiamma. Lo sguardo veniva prima catturato dai vibranti toni viola o verde, poi si immergeva nel labirinto meccanico del Calibro 8K, seguendo il profilo delle montagne inciso nel movimento. L’occhio percorreva le curve dei ponti scheletrati, le intersezioni dei ruotismi e il battito costante del bilanciere. Questo viaggio visivo dall’estetica alla tecnica manifestava la vera essenza del Brand: l’orologeria rivelata, non celata.

    Norqain e la collezione Independence

    Fondata nel 2018 dalla famiglia Küffer, con sede a Nidau (non lontano da Biel/Bienne), Norqain rappresenta un’anomalia nel panorama orologiero elvetico: una giovane marca indipendente che ha saputo affermarsi in un settore dominato da gruppi industriali e maison centenarie. La presenza al Salone di Ginevra per la seconda volta consecutiva ne testimonia l’ascesa in appena sette anni. L’assenza di rigide strutture corporate le permette di esplorare soluzioni originali, differenziandosi nel mondo conservatore dell’orologeria. Norqain sfida così i giganti del settore, reinterpretando in questo caso l’estetica del cronografo contemporaneo.

    La collezione Independence è rapidamente diventata il simbolo della filosofia aziendale, bilanciando tradizione manifatturiera e design contemporaneo. Il nome stesso riflette sia lo status indipendente dell’azienda sia l’approccio distintivo all’orologeria. Possiamo considerare questa famiglia di orologi come il laboratorio creativo di Norqain, in cui si fondono tecnica e audacia estetica. L’Independence Skeleton Chrono, che ha debuttato a New York nell’autunno scorso, ha segnato un’importante evoluzione per il Brand, introducendo il primo movimento cronografico flyback scheletrato sviluppato internamente.

    Le due versioni dell’Independence Skeleton Chrono

    Nel cuore del prestigioso Salone ginevrino, Norqain ha rotto i codici dell’alta orologeria con due nuove referenze dell’Independence Skeleton Chrono 42mm. Nelle quali il viola profondo e il verde giada non sono semplici variazioni cromatiche, ma manifesti d’indipendenza creativa. I colori scelti per le nuove edizioni riflettono l’identità del Marchio, costruita attorno al concetto di “libertà di esplorazione”, sia fisica che concettuale. Il verde evoca i paesaggi alpini svizzeri, mentre il viola è piuttosto un elemento urbano e cosmopolita.

    Applicati sugli elementi del quadrante scheletrato, i colori creano un effetto tridimensionale che enfatizza il profilo montano. Prendere ispirazione dalla montagna, anziché dalle automobili o dagli aerei come fanno molti altri cronografi, crea un racconto personale coerente con l’identità svizzera di Norqain, e rimanda silenziosamente a una storia di esplorazione e di avventura. Il contrasto cromatico con il titanio della cassa (soprattutto nel caso del trattamento Dlc nero che caratterizza la versione verde) esalta le tonalità vivaci e le rende protagoniste della composizione.

    Le caratteristiche essenziali…

    La scelta del titanio grado 5 costituisce già di per sé una soluzione tecnica sofisticata. Non a caso utilizzato in particolare nell’industria aerospaziale, è un materiale dall’eccellente rapporto resistenza-peso. In più è dotato di proprietà ipoallergeniche e anticorrosive, che lo rendono perfetto per un orologio sportivo di qualità. Il rivestimento Dlc, là dove presente, ne aumenta ulteriormente la durezza superficiale senza comprometterne la leggerezza.

    Se l’evoluzione si manifesta nell’interpretazione cromatica, i nuovi Independence Skeleton Chrono conservano gli elementi distintivi della collezione, già presenti nei modelli del 2024: la cassa da 42 mm dalle proporzioni equilibrate, l’impermeabilità fino a 10 bar, il quadrante scheletrato, l’esclusivo movimento. Indici e lancette sfaccettati da un taglio diamante conferiscono all’orologio un aspetto più tecnico, mentre l’X1 Super-LumiNova® consente un’ottimale visibilità in tutte le condizioni di luce. Ci tengo a sottolineare quanto l’Independence Skeleton Chrono mantenga un’eccellente leggibilità a dispetto della scheletratura. Il cinturino in caucciù integrato, dall’effetto maglia milanese, unisce estetica, comfort e praticità.

    …e la meccanica dell’Independence Skeleton Chrono

    Attraverso il vetro zaffiro, il Calibro 8K rivela la propria anima: un cronografo flyback scheletrato il cui nome rende omaggio agli “Ottomila”, le 14 montagne più alte del mondo. Sviluppato in collaborazione con Manufacture AMT (il dipartimento interno a Sellita, specializzato in movimenti personalizzati), il calibro a carica automatica dimostra l’approccio pragmatico e innovativo di Norqain: formare partnership strategiche per combinare expertise tecnica e visione creativa. Oltretutto ha partecipato alla creazione Jean-Claude Biver, eminenza grigia del settore nonché membro del Consiglio di Amministrazione di Norqain, che deve aver contribuito all’ideazione delle specificità costruttive identitarie.

    Se si guarda il movimento dal lato fondello, infatti, si nota la particolare silhouette del ponte superiore, a forma di montagna. Il logo Norqain, che a sua volta ricorda un monte creato dall’incontro delle due N maiuscole, è poi intagliato nella massa oscillante. In questo modo, quando quest’ultima è “a riposo”, posta in basso, il ripetersi delle vette crea l’effetto di una catena montuosa meccanica in 3D. E poi ci sono le altre caratteristiche. La funzione flyback aggiunge all’orologio un valore d’uso concreto, con una risposta tattile precisa e soddisfacente dei pulsanti. La ruota a colonne mantiene una precisa funzionalità cronografica durante tutta la misurazione. Le 62 ore di autonomia contribuiscono alla costanza di marcia e ottimizzano le prestazioni, garantite anche dal certificato ufficiale di cronometro ottenuto dal Cosc.

    La mia opinione

    Durante le giornate primaverili di Ginevra, sotto le luci di Watches and Wonders, i due nuovi Independence Skeleton Chrono risplendevano con una vivacità inusuale per l’alta orologeria. I colori freschi e moderni, particolarmente il verde giada, sembravano catturare perfettamente l’energia della stagione estiva alle porte. Nonostante lo spessore di quasi 14 mm, l’orologio si adattava naturalmente alla forma del mio polso e mi è sembrato sorprendentemente comodo da indossare.

    La scelta di diversificare cromaticamente un modello affermato riflette un approccio strategico all’espansione del catalogo, consolidando l’identità del prodotto mentre offre nuove opzioni ai collezionisti. L’edizione verde giada, con una tiratura limitata a soli 500 esemplari, occupa una nicchia particolarmente interessante nel mercato, mentre la variante viola amplia l’offerta della collezione “regolare”. In quest’ottica consideriamo i prezzi al pubblico: 6.600 euro la versione viola, 6.800 la versione verde.

    Questa strategia di prodotto crea un equilibrio tra esclusività e accessibilità che distingue l’Independence Skeleton Chrono dai cronografi scheletrati di altre marche, generalmente più costosi. Proprio questo equilibrio posiziona il Brand come alternativa interessante sia per i collezionisti esperti in cerca di originalità, sia per i neofiti che desiderano un primo orologio alto di gamma significativo. La narrazione dell’azienda familiare indipendente risuona in un mercato sempre più attento all’autenticità. In un’epoca dominata da tendenze rétro, Norqain guarda avanti creando orologi che rispettano la tradizione senza esserne prigionieri.

  • Airain Type 20: torna il pilot dell’aviazione francese

    Airain Type 20: torna il pilot dell’aviazione francese

    Non solo Lebois. C’è un altro marchio, poco noto al pubblico italiano, che merita attenzione: Airain. Basta guardare l’Airain Type 20 per capirne il motivo. Fedele riedizione di un leggendario cronografo flyback degli anni Cinquanta, è un esemplare che mantiene tutto il fascino del vintage, ma è meglio dell’originale. Per materiali, meccanica, finiture – come vedremo fra poco. Prima però è opportuno fare una breve presentazione del Brand.

    Airain: cenni storici

    Oggi il termine airain è caduto in disuso. Ma nel francese antico significava bronzo, ottone o comunque una lega metallica a base di rame. E in senso lato stava anche a indicare tutto ciò che usciva dalle fucine – fossero armi, monete, statue, campane o, appunto, orologi.

    La scelta di attribuire questo nome al Marchio, fondato dalla famiglia Dodane nel 1934, potrebbe quindi essere una sorta di “dichiarazione di intenti”: un modo per sottolineare la vocazione tecnica dell’intera produzione, composta proprio da esemplari-strumento. Un’ipotesi, questa, che è solo mia e non si trova nella storia ufficiale di Airain. Ma mi sembra più che plausibile, vista la corrispondenza logica fra il nome del Brand e la destinazione d’uso degli orologi prodotti.

    Da notare che la famiglia Dodane appena citata è la stessa di Lebois. E in effetti fra le due marche sembra esserci un destino comune. Entrambe conobbero dapprima un certo successo e poi restarono a lungo silenti. Ed entrambe sono state riportate a nuova vita dal manager olandese Tom van Wijlick, che le riacquistò nel 2014 dallo stesso imprenditore francese.

    Come nel caso di Lebois, poi, Airain mantiene ben salde nel passato le radici per gli sviluppi futuri. E non solo riedita i modelli di culto di 60/70 anni fa, come appunto “l’aviatore” Type 20 o “il subacqueo” Sous-Marine, i cui originali ora sono oggetto del desiderio dei collezionisti. Ma li realizza con la formula del CoLab: si confronta cioè con la propria community di fan e appassionati per creare versioni che incontrano fin da subito i gusti del pubblico.

    Il passato dell’Airain Type 20

    Riguardo all’Airain Type 20, c’è da dire che è un “classico” degli anni Cinquanta, quando Airain era uno dei fornitori ufficiali – insieme a Breguet e a Dodane – dell’Armée Française. Come si legge sul magazine Horological Herald realizzato dalla Compagnie des Montres Lebois et Cie (Cdmlec), all’epoca, il Ministero della Difesa redasse un capitolato per l’acquisto di cronografi affidabili da fornire ai piloti.

    La caratteristica principale doveva essere la funzione flyback, estremamente utile in volo perché permetteva di iniziare un nuovo conteggio per il calcolo della rotta con un’unica pressione del pulsante. Altri requisiti erano poi il diametro di 38 mm e i 14 circa di spessore; il quadrante nero con indici e lancette luminescenti; il movimento meccanico a carica manuale, con almeno 35 ore di autonomia e uno scarto massimo di 8 secondi al giorno; pulsanti di stop e reset del cronografo garantiti per un uso di almeno 300 volte.

    La costruzione dell’Airain Type 20 rispettava perfettamente queste specifiche tecniche. In particolare, era animato da un Valjoux 222 e usava il radio per rendere visibili al buio indici e lancette. L’orologio fu adottato dai piloti dell’Esercito, in particolare dagli elicotteristi delle unità Alat (Aviation Légère de l’Armée de Terre). Rimase parte dell’equipaggiamento militare fino agli anni Novanta, poi cadde in disuso. E divenne un pezzo raro, ricercatissimo sul mercato antiquario.

    L’Airain Type 20 ai nostri giorni

    Nel 2020 l’Airain Type 20 riappare, nella riedizione contemporanea. Conserva ancora il design originario, con poche modifiche concesse al gusto attuale, e rispecchia le peculiarità costruttive d’antan. La cassa è solo leggermente più grande – ora raggiunge i 39,5 mm di diametro – ma mantiene la stessa estetica rétro. Quindi ha il vetro zaffiro bombato, i pulsanti a pompa, il quadrante nero bicompax con i numeri arabi luminescenti. Trovate tutti i dettagli nelle didascalie.

    Dal punto di vista meccanico, monta sempre un movimento a carica manuale con funzione flyback: all’inizio un La Joux-Perret, poi sostituito dal calibro AM2. Ovviamente di nuova concezione, è stato concepito e sviluppato appositamente insieme alla Manufacture AMT, il dipartimento interno a Sellita specializzato in movimenti d’alta gamma e personalizzazioni. Fornito di ruota a colonne per la gestione delle funzioni cronografiche, ha un’autonomia di 63 ore, a vantaggio sia della praticità d’uso sia della costanza di marcia.

    Un cronografo versatile

    Un’ulteriore particolarità del nuovo Airain Type 20 è che si presta a essere rielaborato in progetti speciali. Accanto alle referenze “di serie”, conosce quindi una serie di versioni messe a punto con specifiche collaborazioni. Come quella con Ace Jewelers, caratterizzata dal quadrante bianco. O la limited edition realizzata con seconde/seconde, che mira a “riportare l’Airain Type 20 al posto giusto e in Francia”, e perciò intitolata Up in the Air.

    Da citare anche l’Airain Type 20 Ehra 3, che trasferisce di nuovo il cronografo al polso dei piloti francesi di elicottero: perché è stato prodotto in partnership con l’Escadrille d’Hélicoptères de Reconnaissance et d’Attaque n°3, la Terza squadriglia di ricognizione e d’attacco dell’Aviazione militare francese, erede dell’Atlas. E merita almeno un cenno il Type 21, la variante aggiornata del Type 20 richiesta dal Ministero della Difesa francese nel 1956. Per vedere questi esemplari, date un’occhiata alla gallery in alto.

    Qui concludo con le immancabili informazioni sul prezzo. L’Airain Type 20 costa 3.250 euro, poco di più le edizioni speciali o le tirature limitate: 3.450 euro. Si può acquistare online, sulla piattaforma del Marchio, oppure fisicamente da Portanuova Gioielli di Bergamo, per ora l’unico rivenditore autorizzato. Confidiamo in una diffusione più ampia in un prossimo futuro.