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Tag: Cronografo sdoppiante

  • Patek Philippe 5370R, il cronografo (sdoppiante) rivisitato

    Patek Philippe 5370R, il cronografo (sdoppiante) rivisitato

    È incredibile. Mi occupo di orologi da quasi trent’anni, eppure mi stupisco ancora ogni volta che vedo la trasformazione di qualche esemplare. Come nel caso del Patek Philippe 5370R, presentato a Watches and Wonders Geneva la scorsa primavera. Che non è affatto una novità – è uscito una prima volta nel 2015 e poi ancora nel 2020 – ma lo sembra proprio, tanto importante è il ruolo dell’estetica… Mi spiego meglio.

    Il nuovo habillage del Patek Philippe 5370R

    Il Patek Philippe 5370R ha seguito il percorso codificato dalle consuetudini dell’orologeria elvetica. Quindi è apparso prima con la cassa in platino, in assoluto il metallo più prezioso, e poi in oro, per ora nella tonalità più calda del rosa. In futuro chissà: sarà probabile vederlo in oro giallo, difficile in oro bianco, praticamente impossibile in acciaio. Perché si tratta di una Grande Complicazione, che la Manifattura ginevrina per tradizione non declina mai nel metallo più comune… .

    Le due versioni del passato, dicevo, avevano entrambe la cassa in platino e si differenziavano per il colore del quadrante in smalto Grand Feu: dapprima nero, poi blu. Risultato: un look estremamente sobrio e formale, certo elegantissimo, ma – a guardarlo col senno di poi – forse un po’ freddo, proprio per lo splendore algido del metallo e per il rigore della monocromia. Ora invece non solo ha la cassa in oro rosa – lega dai toni più ricchi e solari – ma ha anche il quadrante bicolore: sempre in smalto Grand Feu, ma giocato nei toni del panna e del cioccolato.

    Sfumature complementari, che trasmettono sensazioni di chic rilassato e insieme di saldo, potente vigore. Sono certa di non aver mai visto prima un cronografo Patek bicolore, almeno non fra i modelli di produzione contemporanea (se l’effetto è questo, mi auguro che non sarà l’unico). Però ciò che mi ha colpito a Ginevra è stata la consapevolezza di trovarmi davanti a qualcosa di assolutamente nuovo, ma allo stesso tempo inconfondibilmente Patek. Non so se rendo l’idea, è difficile da spiegare. Un senso di modernità ma ugualmente rassicurante. Qualcosa di inedito, ma nato già come “grande classico”.

    Lo smalto Grand Feu

    Ora, il fascino sprigionato dal Patek Philippe 5370R deriva proprio dallo smalto Grand feu del quadrante, me ne rendo conto. Un quadrante realizzato a partire da un disco d’oro, naturalmente. Ma dalla realizzazione complessa, perché è suddiviso in quattro parti: l’anello perimetrale in smalto champlevé, lo sfondo del display, i due contatori per i secondi continui e i minuti crono. Il che significa che ciascun elemento è stato dipinto a mano, ha subito le numerose fasi di lavorazione richieste dallo smalto, e poi assemblato. Fino a comporre l’armonia racchiusa all’interno della cassa.

    Non mi stancherò mai di ripetere le difficoltà implicite nella tecnica dello smalto. I tanti passaggi necessari fra preparazione, trattamento, cottura in forno, ciascuno eseguito più volte prima di arrivare alla finitura finale. E le ripetizioni che amplificano i rischi, li sommano in modo esponenziale. Perché non sai mai come lo smalto reagirà alla temperatura, se ne uscirà integro o si gonfierà, si fessurerà, se il colore sarà quello desiderato… Incognite che si ripetono ancora e ancora per ogni singolo componente. Vita dura quella del maestro smaltatore, che a un certo punto può essere costretto a buttar via ore di lavoro e dover ripartire da capo.

    Il cronografo rattrapante. O meglio sdoppiante

    Alle difficoltà insite nell’habillage però vanno aggiunte quelle della meccanica. Il cronografo à rattrapante, per definizione, è un orologio complicato – difficile da progettare e da realizzare. Perché in pratica è un doppio cronografo – non a caso i tedeschi lo chiamano doppelchronograph -, che permette di misurare eventi che iniziano simultanteamente e finiscono in momenti diversi. Per esempio, i tempi intermedi di una gara su circuito o il taglio del traguardo di diversi concorrenti. È dotato infatti di due lancette dei secondi cronografici che funzionano in sincrono ma, su richiesta, si possono separare per compiere misurazioni differenti. La lancetta centrale dei secondi crono cioè “si sdoppia“: ecco perché in italiano lo si definisce più correttamente “cronografo sdoppiante“.

    Ve la faccio breve. Come in qualsiasi cronografo, premo il pulsante al 2 per far partire la misurazione. Se poi a un certo punto, quando voglio/quando serve, premo il pulsante al 3 coassiale alla corona di carica, una lancetta centrale dei secondi crono si ferma, e ti consente di prendere il tempo. L’altra, invece, continua regolarmente il proprio moto finché non la arresto, come sempre con il pulsante al 2. Infine, una pressione sul pulsante al 4 azzera come al solito tutte le lancette. Ovviamente posso ripetere la sequenza quante volte voglio, e quindi leggere i relativi risultati. Se infatti premo una seconda volta il pulsante sulla corona, la lancetta dei secondi sdoppianti si riallinea a quella che ha continuato a marciare. In francese del resto rattraper significa proprio recuperare, raggiungere, riprendere.

    Va da sé che questa sequenza di operazioni, quando attivata, richiede il consumo di grandi quantità di energia, improvvise e non pianificabili. E la cosa va a influire in un sistema – il cronografo – energivoro (e poco preciso) già di suo. Di conseguenza il dispositivo sdoppiante pone anche problemi di gestione dell’energia, oltre a quelli costruttivi di leve, camme e molle, caratteristici della funzione stessa. Ora, io qui semplifico al massimo il discorso, per questioni di spazio. Ma se andate a rileggere quello che aveva scritto Augusto Veroni a proposito del 5370P con quadrante blu, potrete capire maggiormente la complessità della situazione. E vi chiarirete un po’ le idee.

    Il movimento del Patek Philippe 5370R

    Devo dire che la Maison padroneggia perfettamente la complicazione. Ha firmato il suo primo cronografo à rattrapante da polso nel lontanissimo 1920, quindi ha alle spalle un secolo di esperienza al riguardo. Che ha concentrato proprio nel calibro CHR 29-535 PS montato all’interno del Patek Philippe 5370R, un movimento concepito e fabbricato “in casa”. Presentato nel 2015, è lo sviluppo dell’omonimo calibro cronografico “semplice” lanciato nel 2009, cui appunto è stata aggiunta la funzione sdoppiante dotata di una serie di migliorie. Ed è un movimento cronografico à rattrapante definito “a due tempi”, per distinguerlo dal cronografo monopulsante à rattrapante “a tre tempi”. In quest’ultimo le tre funzioni del cronografo si attivano con il pulsante e integrato nella corona e con l’apposito pulsante per la funzione sdoppiante.

    Per saperne di più sono andata a recuperare i documenti ufficiali divulgati da Patek nel 2015, in cui era descritto come “un connubio di tradizione e innovazione”. Qui sotto vi riporto qualche stralcio, così da farvi conoscere le innovazioni (brevettate) e le ottimizzazioni: “Il collegamento con il passato lo si legge nell’architettura di base con carica manuale, comando con ruote a colonne e innesto orizzontale a ruote, che per numerosi appassionati di meccanica orologiera rimane il nec plus ultra del cronografo”. I meno tecnici dei nostri lettori, cui non interessano i dettagli costruttivi, possono saltare il prossimo paragrafo e passare direttamente all’ultimo. Le righe che seguono sono riprese pari pari dalla cartella stampa.

    Informazioni tecniche

    • Le ruote d’innesto sono dotate di profili brevettati dei denti che aumentano il rendimento nella trasmissione dell’energia e riducono l’usura.
    • La regolazione della penetrazione tra le ruote d’innesto non viene effettuata, come di consueto, mediante un eccentrico posto a fianco della bascula d’innesto, bensì, molto più precisamente e semplicemente, grazie a un grande “cappello eccentrico” posizionato sopra la ruota a colonne all’estremità della bascula d’innesto.
    • I martelli di azzeramento autoregolanti, che ruotano “tra rubini”, riducono il bisogno di manutenzione.
    • La leva di blocco (per arrestare il mobile del cronografo) è direttamente sincronizzata con la bascula d’innesto.
    • La camma del contatore dei minuti è traforata in modo da ammortizzare gli urti durante l’operazione di azzeramento, invece di bloccare bruscamente la lancetta del cronografo e la lancetta sdoppiante.

    Le novità a livello del meccanismo sono accompagnate da innovazioni che riguardano esclusivamente la funzione sdoppiante:

    • Un isolatore innovativo per la leva della rattrapante separa il mobile della rattrapante da quello del cronografo, quando la lancetta sdoppiante viene fermata per indicare un tempo intermedio. E ciò evita inutili frizioni e non incide sull’ampiezza del bilanciere quando la lancetta sdoppiante è ferma.
    • La leva della rattrapante con rullo tra due superfici piane garantisce il posizionamento perfetto delle lancette del cronografo e della rattrapante quando queste si trovano sovrapposte.

    Conclusioni

    Concludo come d’abitudine con alcune informazioni pratiche. Il Patek Philippe 5370R è andato a sostituire le precedenti versioni in platino, ormai fuori catalogo. Non è in tiratura limitata, ma in produzione limitata, nel senso che la quantità è naturalmente circoscritta dalle capacità pratiche di produzione. Costa 291.057 euro, più o meno quanto un appartamento di un certo tipo. Un prezzo elevato, siamo tutti d’accordo, che solo pochi fortunati si possono permettere. Ma che andrà a rivalutarsi nel tempo, come tutti i complicati di Patek Philippe, questo è certo. Così come è sicuro che ad acquistarlo saranno quei collezionisti che non solo hanno le capacità economiche, ma soprattutto la cultura orologiera per comprenderlo.

  • Richard Mille RM 65-01 McLaren W1, l’hyperchrono sdoppiante

    Richard Mille RM 65-01 McLaren W1, l’hyperchrono sdoppiante

    Lo abbiamo già detto sulle pagine del nostro giornale: scrivere di Richard Mille non è facile. Gli orologi della casa di Les Breuleux, comune svizzero del Canton Giura di appena 1.500 abitanti, vanno osservati, capiti e digeriti, ammesso e non concesso di riuscirci. Gli stereotipi li vogliono colorati, tecnologici, super-complicati, di forma tonneau – il nuovo Richard Mille RM 65-01 McLaren W1 non fa eccezione – e dal prezzo alto, altissimo. Tant’è che li si vede spesso al polso di calciatori e sportivi ai vertici. Ma pensarli attraverso il filtro dei luoghi comuni è limitante e superficiale, quindi cerchiamo di andare più in profondità. Tutto, in un orologio Richard Mille, è studiato in modo maniacale: è il risultato di tanta, tanta ricerca, lunga e costosa, tesa a migliorare, a progredire, allo spingersi sempre oltre i propri limiti. Verso un senso di perfezione assoluta e quindi irraggiungibile.

    Sinergie e tecnologie

    Piacciano o meno, comunque, gli orologi Richard Mille sanno come far parlare di sé. Le infinite sponsorizzazioni li collocano infatti dai primi anni 2000 in contesti sportivi e tecnologici di ogni tipo: automobilismo (Formula 1 in particolare), automotive, calcio, tennis, motonautica, golf, aeronautica, equitazione e atletica leggera sono i primi che mi vengono in mente. Ambienti da cui il Marchio trae ispirazione cercando di assorbire le migliori tecnologie costruttive per poi implementarle nei propri orologi.

    Non è un caso che soluzioni tecniche e materiali impiegati da Richard Mille siano molto ricercati, con caratteristiche fisiche straordinarie. Il peso, anzi la leggerezza, prima di tutto. L’assioma è: massima resistenza meccanica e minor peso. Vi dico soltanto che l’orologio Richard Mille RM 27-05 Flying Toubillon (con tourbillon volante), l’ultimo in ordine di tempo che l’azienda svizzera ha dedicato al tennista di fama mondiale Rafael Nadal, resiste a un’accelerazione di 14.000 G e pesa, cinturino escluso, appena 11,5 grammi. Dodici, forse tredici volte meno di un subacqueo di alta orologeria.

    La cassa dell’RM 65-01 McLaren W1

    Credo non serva aggiungere altro prima di trattare l’orologio cui questo articolo intende dare spazio: il Richard Mille RM 65-01 McLaren W1. Che, manco a dirlo, si ispira al mondo delle supercar e rappresenta il quarto modello (il primo è del 2017) nato dalla collaborazione fra il Marchio svizzero e la nota Casa britannica di auto sportive. Collaborazione che questa volta celebra l’hypercar McLaren W1 dalla quale il Richard Mille RM 65-01 McLaren W1 eredita più di una scelta stilistica. A partire dal colore dei dettagli, arancio papaya.

    In realtà la cassa prende diretta ispirazione dal profilo della vettura, vista dall’alto. In particolare, la tipica architettura “aero-cell” della carrozzeria sinuosa si ritrova nella doppia lunetta merlata della cassa, realizzata in Carbon Tpt. Un materiale composito di fibra di carbonio assai particolare, che richiede grande maestria per essere lavorato. Leggerissimo, assicura però una resistenza alle microfratture superiore del 200% rispetto agli altri materiali derivati sempre dal carbonio.

    Se la guardate con attenzione, dunque, noterete che c’è una lunetta superiore sagomata in Carbon Tpt che poggia su una seconda lunetta in titanio grado 5 lucido e satinato. Bene, la parte più sottile della lunetta superiore misura qualcosa come cinque decimi di millimetro, tipo cinque Post-it sovrapposti. Per realizzarla come Dio comanda, anzi come Richard Mille comanda, ci sono voluti nove mesi di lavoro da parte di un’équipe dedicata. Nove mesi e otto prototipi, fate voi.

    Cos’altro ha di speciale il Richard Mille RM 65-01 McLaren W1?

    Lascio la descrizione dettagliata del Richard Mille RM 65-01 McLaren W1 alle didascalie delle immagini in apertura. Qui voglio concentrarmi sulle funzioni principali dell’orologio. Che è un cronografo sdoppiante (o rattrappante, se vi piace di più questo termine) con ruota colonne, a carica automatica. Inoltre ha un’autonomia di 60 ore e una frequenza di 5 Hz, ed è quindi in grado di misurare il decimo di secondo. Ha come precedente l’omonimo esemplare lanciato nel 2020, di cui vi invito a leggere la recensione perché ne riassume i dati tecnici essenziali.

    Oltre al fatto che la platina e i vari ponti sono in lega di titanio grado 5, materiale impiegato nei settori aerospaziale, aeronautico e automobilistico, all’interno del calibro di manifattura RMAC4, scheletrato, si ritrovano tutte le altre consuete diavolerie meccaniche che siamo abituati a vedere nei Richard Mille. Diavolerie che però non sono per niente “normali” nel panorama generale dell’orologeria, sviluppate dal Marchio nel tempo scegliendo i fornitori più affidabili. E che poi ha trasposto anche nei propri movimenti in-house. Ma torniamo alla complicazione del cronografo rattrappante.

    Cos’è un cronografo sdoppiante?

    Con un cronografo tradizionale possiamo misurare la durata di un singolo evento. Lo attiviamo con il pulsante a ore 2, quando l’evento ha inizio, e con lo stesso pulsante lo fermiamo quando l’evento ha fine. Con il pulsante sottostante, di solito a ore 4, azzeriamo il tutto riportando la lancetta centrale dei secondi cronografici sullo zero e ci prepariamo a una nuova misurazione.

    Un cronografo rattrappante fa molto di più perché consente di misurare la durata di più eventi in successione nonché i tempi parziali. La lancetta centrale dei secondi è in realtà composta da due lancette sovrapposte con estrema precisione. Che partono in simultanea, alla pressione del pulsante a ore 2. Premendo un altro pulsante, in questo caso posto a ore 10 (altre volte coassiale alla corona), avviene la magia e la lancetta si sdoppia.

    Nel caso del Richard Mille RM 65-01 McLaren W quella arancione (soprastante) si arresta, mentre quella celeste (sottostante), fino a quel preciso istante nascosta, prosegue la sua corsa. Possiamo così decidere se arrestarle entrambe (premendo di nuovo il pulsante al 2) e leggere le due misure, oppure far tornare con uno scatto fulmineo la prima lancetta sopra la seconda (premendo di nuovo il pulsante al 10) affinché tornino a essere sovrapposte e continuino a marciare insieme.

    La ruota a colonne

    La complicazione del cronografo rattrappante è di assoluto rilievo, difficile da realizzare e di conseguenza molto costosa. Richard Mille ne esalta la precisione grazie all’uso di una ruota a colonne a innesto verticale, anziché delle classiche camme su cui si basa un’infinità di altri cronografi. Si tratta del dispositivo più raffinato per lo smistamento delle funzioni crono, come insegnava Augusto Veroni, ed è tipico dell’Alta orologeria. La differenza sta nella precisione di partenza e arresto delle lancette, nella durata nel tempo della complicazione stessa, nell’annullamento pressoché totale del “salto iniziale” della doppia lancetta dei secondi cronografici.

    Salto che? Ve lo spiego subito. Il salto iniziale della lancetta cronografica è più o meno evidente sulla quasi totalità dei cronografi. Quando si preme il pulsante di avvio al 2, la lancetta dei secondi compie un piccolissimo passo in avanti prima che inizi regolarmente a marciare. Un’inezia per la maggior parte delle persone, ma un difetto che fa venire l’orticaria ai puristi dell’orologeria. Grazie alla ruota a colonne, il problema non si riscontra più in molti orologi. E il Richard Mille RM 65-01 McLaren W1 ne è praticamente immune.

    Un cuore che batte 36.000 volte in un’ora

    Le peculiarità del cronografo sdoppiante a bordo del Richard Mille RM 65-01 McLaren W1 non finiscono qui. Un’altra è legata all’alta frequenza di oscillazione del bilanciere: 5 Hz, 36.000 alternanze orarie. Un valore raggiunto dal bilanciere a inerzia variabile, altra soluzione tecnica emblematica degli esemplari alto di gamma. In pratica sul bilanciere si trovano quattro piccoli pesi che ne modificano il baricentro e permettono quindi regolazioni estemamente precise. Un bilanciere sì fatto, oltretutto, può tollerare maggiori sollecitazioni e urti.

    Il discorso sulla frequenza del bilanciere è lungo ed è alla base degli studi di chi si avvicina all’orologeria per la prima volta. In genere quella più utilizzata dagli esemplari attuali è di 28.800 alternanze/ora, 4 Hz. In questo caso (e non è il solo: basti pensare al celeberrimo El Primero) il bilanciere vibra più velocemente del solito e consente al cronografo di misurare il decimo di secondo (1/10 s). Il calcolo è presto fatto: 36.000 alternanze / 3.600 (secondi che compongono un’ora) = 10. La lancetta dei secondi quindi compie dieci scatti in un secondo. Dopo aver fermato il cronografo, se ne legge il conteggio sulla scala dei secondi con una certa approssimazione – ma più che adeguata agli usi comuni.

    Altri plus

    Come tutti gli orologi a carica automatica, il Richard Mille RM 65-01 McLaren W1, oltre a caricare la molla motrice contenuta nel bariletto con i movimenti del polso, permette di farlo attraverso la rotazione della corona. Ma, udite udite, possiede anche un pulsante speciale: posto a ore 8, di color arancio a ore 8, funge appunto da ricarica rapida. Basta premerlo ripetutamente e il gioco è fatto. Immaginate di riprendere l’orologio dopo averlo lasciato a riposo per qualche settimana. La funzione di ricarica rapida lo porta a marciare in una manciata di secondi.

    E poi ha il “classico” selettore di funzione, ricorrente in molti Richard Mille. Un pulsante coassiale alla corona consente di scegliere tra la funzione di ricarica (W), di regolazione della data (D) o di rimessa all’ora (H), ed evita di dover tirare la corona stessa in diverse posizioni. Il riscontro della scelta effettuata si legge sempre sul quadrante, tra le ore 4 e le ore 5. Interazione e grafica sono fatte apposta per ricordare il cambio automatico di un’automobile. Non a caso lo slogan di Richard Mille è “racing machine on the wrist”.

    Prezzo e disponibilità

    Concludo dicendo che il Richard Mille RM 65-01 McLaren W1 è prodotto in un’edizione limitata a 500 esemplari. L’hypercar McLaren W1 cui si ispira, che costa quasi 2 milioni di euro, è invece in 399 esemplari. A conti fatti, supponendo che chi acquista la vettura compri anche l’orologio, ne restano 101. Non sono pochi, ma neanche tantissimi, visto il prezzo del cronografo. Che non è alla portata di tutti, ma tutto sommato, considerato lo standard del Brand, neanche esagerato: 320mila franchi svizzeri (poco più di 340mila euro). Iva esclusa, s’intende.

  • Tonda PF Chronograph Rattrapante: la lezione di Parmigiani Fleurier

    Tonda PF Chronograph Rattrapante: la lezione di Parmigiani Fleurier

    Un gigante del design come Bruno Munari sosteneva che «tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare». Non so se Michel Parmigiani abbia mai letto questa frase, ma guardando il Tonda PF Chronograph Rattrapante di Parmigiani Fleurier qualche dubbio mi viene. Un orologio che abbiamo conosciuto nel 2021 nella versione in platino e che abbiamo ritrovato lo scorso anno vestito di oro rosa. Stesso approccio minimale nel design, superbo nella meccanica.

    Michel Parmigiani si era già cimentato con il cronografo rattrapante nel 2016, una creazione nata allora per celebrare i 20 anni del Marchio. Si trattava del Tonda Chronor Anniversaire, limitato a 25 pezzi, che ospitava nella cassa in oro bianco o rosa il calibro PF361, un movimento cronografico rattrapante a carica manuale totalmente sviluppato in manifattura. Un assaggio di come Parmigiani Fleurier era in grado di maneggiare la complicazione cronometrica rattrapante.

    Che cosa sia un cronografo rattrapante (o sdoppiante, è lo stesso) non sto a riscriverlo. Quanti di voi lo sanno passeranno oltre, chi non lo conosce o non se lo ricorda darà una lettura a questo pezzo per rinfrescarsi la memoria. Posso dire che si tratta con pochi dubbi di una complicazione eccelsa, non per tutti, e che proprio per questo motivo è ancora più eccellente se resa con la semplicità d’uso e di lettura che troviamo nel Tonda PF Chronograph Rattrapante.

    Armonia di contrasti

    A prima vista, per come pare a me, ciò che salta all’occhio tenendo l’orologio tra le mani è una strana sensazione di contrasto. Tra l’opulenza della cassa e del bracciale integrato in oro rosa e l’essenzialità, quasi la nudità del quadrante. Fateci caso. Non siamo ai livelli dell’oro giallo, ma in un orologio full gold anche l’oro rosa chiama spesso quadranti e lunette ricche, gridate, opulente. Qui no. Il grido dell’oro è soffocato dal silenzio del quadrante.

    Del resto, la collezione Tonda PF incarna quel concetto di “ricco minimalismo” che il Ceo di Parmigiani Fleurier, Guido Terreni, persegue fin dal suo ingresso in azienda tre anni fa. E il quadrante grigio argento del Tonda PF Chronograph Rattrapante è una sintesi di questa visione. La sua finitura sabbiata, con una sottile texture sulla base in platino massiccio, fa in modo che si mantenga una sensazione opaca uniforme anche sulle parti incassate dei contatori, posti su un piano leggermente inferiore.

    Un’omogeneità che si ritrova anche nella periferia del quadrante, dove la scala tachimetrica è affiancata da una scala pulsometrica calibrata su 30 pulsazioni. L’anello periferico è organico all’intero quadrante non solo per la finitura sabbiata, ma anche grazie ai dodici indici in oro rosa applicati a mano che lo collegano al centro del quadrante stesso. La lavorazione sfaccettata di questi indici gioca con la luce, illuminando l’insieme dell’orologio.

    Lancette ipnotiche

    Quello che poi interessa, sul quadrante, è anche il gioco delle lancette. Premendo il pulsante sul lato cassa a ore 2 si disingaggiano le due lancette del cronografo, che partono insieme. Premendo il pulsante a ore 4, si ferma quella superiore mentre quella inferiore continua a correre. Un’altra pressione a ore 4 porta la lancetta superiore a raggiungere l’altra. Il tempo parziale viene misurato al primo stop. 

    È un giro ipnotico, forse più elegante che utile, ma è la bellezza di questa complicazione raffinata. Girando girando, le due lancette cronografiche fanno poi muovere le lancette dei contatori. Il contatore dei 30 minuti a ore 3, dei secondi continui a ore 6 e delle 12 ore a ore 9 hanno i numeri arabi e gli indici stampati in nero.

    Le lancette dei contatori dei 30 minuti e delle 12 ore sono in acciaio come la lancetta cronografica superiore; quella dei secondi e la lancetta cronografica inferiore sono placcate oro. Un modo intuitivo per distinguere le loro funzioni.

    I codici di Parmigiani Fleurier

    Detto del quadrante, la parte soft dell’orologio, diamo anche un’occhiata a quella hard, ossia all’insieme di bracciale e cassa. Quest’ultima misura 42 mm di diametro per 15 di spessore, non pochi ma comunque corretti per consentire una visione pulita delle informazioni e per incassare un movimento dall’architettura complessa. Più che le misure, quello che fa sentire al polso la presenza dell’orologio è il peso dell’oro rosa.

    La lunetta è quella caratteristica zigrinata di Parmigiani Fleurier, che presenta finiture a contrasto spazzolate e lucidate a mano. Altri dettagli di design che inseriscono il Tonda PF Chronograph Rattrapante in pieno nella tradizione del Marchio sono i pulsanti a forma di goccia per l’avvio, l’arresto e l’azzeramento del cronografo, e le anse, sempre a goccia. 

    Le anse sono lucide, una finitura che va in continuità con quella della carrure e della parte esterna del bracciale. Le maglie interne hanno invece una finitura verticale che pare allungare le forme dell’orologio. Lucida è anche la corona, sovradimensionata (ha un diametro di 7,2 mm) e dotata di un pulsante integrato per la funzione rattrapante.

    La difficoltà del Tonda PF Chronograph Rattrapante

    La difficoltà di concepire e realizzare un movimento cronografico rattrapante, torno a sottolinearlo, è pari circa a quella che comporta la creazione di una ripetizione minuti o di un tourbillon. Già farlo non è semplice, farlo anche bello è poi una ulteriore sfida. Vinta da Parmigiani Fleurier, perché il calibro PF361 che muove il Tonda PF Chronograph Rattrapante è anche esteticamente impeccabile.

    Basta girare l’orologio sottosopra e dare un’occhiata al lato B attraverso il fondello trasparente per rendersene conto. L’architettura scheletrata del calibro è a due strati e consente di vedere molte parti tecniche del movimento, una cosa non usuale nei movimenti cronografici integrati. Saltano subito all’occhio la platina e i ponti del movimento in oro rosa, anche questo un fatto non usuale, che rimanda ad altri marchi eccelsi.

    La platina ha una lavorazione satinata opaca, mentre i ponti traforati, al contrario, hanno superfici spazzolate, i bordi smussati e gli spigoli lucidati manualmente. C’è un grandissimo numero di angoli esterni e interni sui ponti, delicatamente rifiniti a mano. Le svasature delle viti e le viti stesse sono lucidate e smussate, le ruote sono rifinite con una lavorazione circolare e le parti in acciaio hanno finiture diritte.

    La bellezza è ovunque

    Parmigiani Fleurier aveva già movimenti cronografici in collezione prima del 2016, ma erano modulari. La cosa eccezionale del PF361 sta nel fatto che il Brand ha scelto di creare da zero un nuovo cronografo rattrapante, per di più integrato. Quindi assai più complesso e delicato di un normale cronografo, non tanto per il numero dei componenti, quanto in termini di precisione e regolazione.

    Il calibro PF361 è dotato di due ruote a colonne: una per attivare la normale funzione cronografica, l’altra per dividere il tempo o recuperare il tempo dell’evento cronometrato attraverso la funzione rattrapante. Le due ruote sono collegate a un innesto verticale, che garantisce il funzionamento regolare della cronografia.

    Il bariletto della spirale è decorato con la firma di Michel Parmigiani e con dei disegni a forma di goccia. Tutti elementi che concorrono al totale di 309 componenti di cui è formato il calibro PF361. Per aggiungere ulteriore eccellenza al tutto, segnalo che il movimento del Tonda PF Chronograph Rattrapante è pure ad alta frequenza, perché lavora a 36.000 alternanze/ora. In quest’ottica le 65 ore di autonomia sono quasi un prodigio. Va da sé che tale velocità aggiunge precisione alla rilevazione cronometrica, perché consente di misurare intervalli di 1/10 di secondo, rispetto a 1/8 di secondo di un classico cronografo a 28.800 alternanze.

    Tonda PF Chronograph Rattrapante: valore nel tempo

    Concludo con due luoghi comuni che si adattano a questo pezzo strepitoso di Parmigiani Fleurier e che, come spesso accade, sono anche pillole di buon senso. Uno: la qualità si paga. Due: come diceva mia nonna, chi più spende, meno spende.

    In effetti 155mila franchi pochi non sono. Perché, come penso abbiate capito, da un lato c’è qualità in abbondanza, dall’altro c’è però la certezza di mettersi al polso un oggetto fatto per durare e, magari, anche per rivalutarsi nel tempo. Di sicuro c’è la firma di un guru che, grazie alla lunga esperienza di restauratore, ha capito che in orologeria la forma vale spesso quanto la sostanza. Il Tonda PF Chronograph Rattrapante ne è la prova.

  • Richard Mille RM 65-01: proviamo a “leggerlo”?

    Richard Mille RM 65-01: proviamo a “leggerlo”?

    Lo sapevo: prima o poi doveva accadere. Dopo la pubblicazione di un pezzo pesantemente tecnico un amico mi ha scritto. “Bello, quel pezzo. L’ho riletto un po’ di volte e non sono nemmeno certo di averlo capito davvero. Ma mi sono convinto che è un grande orologio. Però… Però non potresti ogni tanto alleggerire la faccenda? Non ti chiedo di essere semplice, non ti chiedo nessuna banalità. Ma un pochino di alleggerimento, quello sì. Abbi pietà, ti prego”.

    Eccolo, l’alleggerimento, subito. Complice un’altra di quelle cartelle stampa particolarmente ben fatte, ricca di foto ad altissima risoluzione, ho giocato con Photoshop per far godere gli occhi. Parlo del Richard Mille RM 65-01, cronografo sdoppiante con movimento meccanico a carica automatica. Nessuno più di Richard Mille colpisce gli occhi per la fantasmagoria di dettagli, per i fuochi artificiali di minuscoli particolari che rischiano di sfuggire anche ad un esame sotto la lente d’ingrandimento.

    Facciamo un gioco

    E allora giochiamo che mi limito a poche spiegazioni di base senza addentrarmi in analisi tecniche più o meno complesse, più o meno astruse e scassaballe. Giochiamo che mi limito a riportare la scheda tecnica del Richard Mille RM 65-01. Aggiungendo solo un paio di considerazioni di base. E giochiamo che voi avevate il tempo di guardare con calma ogni singola foto. Che avevate tempo e voglia di far godere la vista con immagini che in un primo momento disorientano, per la ricchezza dei dettagli. Ma poi, dopo un momento di eccheccaspita, questi dettagli vengono messi a fuoco uno dopo l’altro.

    Giochiamo che riuscite a rendervi conto quanto Richard Mille, i suoi disegnatori e i suoi tecnici devono aver lavorato per rendere così scoppiettante questo cronografo sdoppiante che è anche eccellenza tecnica. Ma prima di tutto un vero e proprio piacere per chi avrà la fortuna di metterlo al polso. Non vi dico nemmeno quanto costa il Richard Mille RM 65-01, perché in questa sede è secondario rispetto al puro piacere del voyerismo orologiero. E se lo desiderate, fatemi sapere se la cosa vi è piaciuta, se siete riusciti a surfare felici sull’onda perfetta.

    Cronografo che?

    Cronografo sdoppiante. Avviate il cronografo come al solito, solo che partono due lancette sovrapposte, non una. Premendo un terzo pulsante potete arrestare una delle due lancette sovrapposte, mentre l’altra prosegue la sua corsa. A che serve? Se state misurando una gara lunga, o su più giri, potete cronometrare i tempi parziali pur proseguendo la misura dell’intero evento. Premendo il pulsante che “sdoppia” le lancette dei secondi prendete il tempo parziale. Tornando a premere il terzo pulsante le lancette tornano a sovrapporsi. Si riuniscono.

    Ed è questo il motivo per cui i francesi lo chiamano cronographe à rattrapante: rattraper vuol appunto indicare la riunione delle lancette; mentre gli inglesi lo chiamano split second chronograph, ossia cronografo con la lancetta che si divide. Sdoppiante, insomma.

    Info tecniche del Richard Mille RM 65-01

    Ed ecco la scheda tecnica del Richard Mille RM 65-01, cronografo sdoppiante automatico.
    Cassa disponibile in Carbon TPT® oppure in oro rosso e Carbon TPT®.
    Calibro RMAC4: movimento a carica automatica, scheletrato, con ore, minuti, secondi a ore 6, data, cronografo sdoppiante con contatore di 30 minuti a ore 3, contatore di 12 ore a ore 9, indicatore di funzione, ricarica rapida con rotore a geometria regolabile.
    Dimensioni della cassa: 44,50 x 49,94 x 16,10 mm.
    Autonomia: circa 60 ore (±10%), con cronografo inattivo.
    Platina e ponti in titanio grado 5.

    Avvio e arresto delle funzioni crono avvengono tramite il pulsante situato a ore 2. Le lancette vengono riportate a zero premendo l’altro pulsante, situato a ore 4.
    Premendo il pulsante a ore 10, è possibile fermare la lancetta sdoppiante (punta blu) per leggere un tempo intermedio mentre il cronografo è attivato. Premendo nuovamente il pulsante, la lancetta si riunisce alla lancetta dei secondi crono (punta arancione).
    Contatore dei minuti (30’) sul quadrantino a ore 3.
    Contatore delle ore (12h) a ore 9.
    Il dispositivo di carica rapida permette di riavvolgere rapidamente la molla del bariletto. Premendo 125 volte il pulsante a ore 8, si ottiene il ripristino completo della carica.

    Bilanciere ad alta frequenza, 36.000 alternanze/ora (5Hz), con inerzia variabile.
    Viti con testa scanalata, in titanio grado 5, per i ponti e la cassa.
    Dimensioni del movimento: 31,78 x 29,98 mm; spessore: 8,69 mm. Numero di rubini: 51.
    Corona in titanio grado 5, micropallinato, lucido e satinato con doppia guarnizione O-ring e collare antiscivolo in gomma.

    Lunette interne in fibra di carbonio, con indici campiti di materiale luminescente approvato.
    Quadrante in vetro zaffiro (spessore di 0,35 mm), con trattamento antiriflesso su entrambi i lati, fissato su 8 flange in silicone inserite nelle scanalature, superiore e inferiore, delle lunette interne. Contatori in titanio. Vetro lato lunetta: in zaffiro (1.800 Vickers) con trattamento antiriflesso su entrambi i lati. Spessore: 1,50 mm.
    Vetro lato fondello: in zaffiro con trattamento antiriflesso su entrambi i lati.
    Spessore: 1,20 mm al centro; 2,04 mm in periferia.

    E dopo questa sintesi delle caratteristiche passiamo alle immagini. Con una raccomandazione: soffermatevi, gustatele come un vino da meditazione. Solo così scoprirete cosa voglia dire “ricchezza di dettagli qualificanti”. Richard Mille, ad esempio.