Giornale Degli Orologi
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Tag: Happy Sport

  • Julia Roberts interpreta la gioia di vivere  di Chopard

    Julia Roberts interpreta la gioia di vivere di Chopard

    Julia Roberts è la nuova ambasciatrice di Chopard. La notizia è diventata ufficiale ieri, con il lancio di un video intitolato Happy Diamonds e dedicato all’Happy Sport. Un corto d’autore, girato dal giovane regista Xavier Dolan e traboccante di energia: girato con brevi sequenze che si susseguono rapide, è fatto solo di primi e primissimi piani sulla spumeggiate attrice americana (e di close-up sul quadrante dell’orologio). Dategli un’occhiata, se volete una botta di positività: lo trovate su YouTube, sul sito ufficiale (insieme ad altri, divertenti contenuti che restituiscono l’atmosfera del set) e anche sul nostro profilo Instagram. Splendida cinquantenne, in camicia bianca dalle maniche a sbuffo e jeans neri, Julia Roberts balla al ritmo di Upside Down di Paloma Faith; gesticola, manda baci e soprattutto sorride, ride di una gioia irrefrenabile.

    Con la sua capacità unica di trasmettere emozioni con la sola mimica del volto, Julia Roberts qui diventa un simbolo di libertà e spensieratezza. Felice e positiva, si lascia andare per esprimere quella joie de vivre che è da sempre il messaggio trasmesso dagli Happy Diamonds. Cioè i diamanti di Chopard, lasciati liberi di muoversi nei gioielli e negli orologi fin dagli anni ’70. Incapsulati in un castone d’oro dalla base leggermente concava, scorrono sul vetro zaffiro e producono un lieve fruscio caratteristico. Del resto, si sa, “quando sono liberi i diamanti sono più felici”: proprio la frase di Karin Scheufele fa da claim a chiusura del video.

    I nuovi Happy Sport

    In tutte le riprese, Julia Roberts indossa gioielli Happy Hearts e l’orologio Happy Sport. Una delle nuove versioni da 33 mm di diametro, con il movimento meccanico a carica automatica, di manifattura, e 5 diamanti mobili sul quadrante guilloché. L’Happy Sport del video ha la cassa in acciaio Lucent Steel A233, la lunetta in oro rosa etico e il cinturino in pelle; ma la collezione è composta da altri esemplari con il bracciale bicolore a tre file, o con la lunetta incastonata di diamanti, o interamente in oro rosa etico (in totale le referenze sono dodici).

    Sì, perché il video con Julia Roberts fa da supporto al lancio di due nuove linee dell’orologio inventato da Caroline Scheufele nel 1993. La prima appunto è l’Happy Sport 33 mm, la seconda è l’Happy Sport The First, fedele all’originale uscito quasi 30 anni fa. Sempre con la cassa da 33 mm di diametro e il movimento automatico di manifattura, ma con il tipico bracciale galet e 7 diamanti mobili sul quadrante, argenté o in madreperla. L’Happy Sport The First è infatti a sua volta declinato in due varianti: entrambe in Lucent Steel A233, ma una con la lunetta lucida e l’altra incastonata di diamanti. Due edizioni limitate, rispettivamente di 1993 e di 788 esemplari.

    Julia Roberts & Caroline Scheufele

    Ma dietro le quinte, a fare da collante fra tutto questo c’è proprio lei, Caroline Scheufele. Co-Presidente di Chopard, in quanto Direttrice creativa ha diretto l’ensemble come avrebbe fatto un maestro concertatore. Sua la scelta di Julia Roberts, diva/antidiva dal glamour hollywoodiano ma in prima fila con l’Unicef e nell’impegno per l’ambiente. Ultima di una serie di celebrities – in ordine di tempo – a incarnare i valori degli Happy Diamonds e degli Happy Sport. E soprattutto a sottolineare il rapporto che lega Chopard al mondo del cinema da più di un ventennio.

    E, ancora, sua la maternità dell’Happy Sport, un orologio diventato un bestseller alla faccia degli iniziali detrattori (c’era stato perfino chi ne aveva pronosticato il fiasco commerciale). Un esemplare capace di armonizzare la preziosità dei diamanti mobili con la robustezza dell’acciaio. Di cogliere le trasformazioni dei costumi, in un’epoca di cambiamenti sociali e di evoluzione del ruolo femminile. Ed essere esattamente ciò che desideravano le donne: come aveva detto la stessa Caroline, «un orologio che posso indossare per tutte e 24 le ore della giornata».

  • Happy Moon, le fasi di luna al femminile di Chopard

    Happy Moon, le fasi di luna al femminile di Chopard

    Che il legame fra donne e luna fosse qualcosa di ancestrale, è cosa nota. Una sorta di simbiosi le lega da sempre e ne sancisce i tempi. Non è un caso quindi che anche l’Alta Orologeria abbia scelto proprio le fasi di luna come complicazione soprattutto femminile. Tantissime creazioni “da signora” l’hanno scelta: l’Happy Moon di Chopard è l’ultima in ordine di tempo. Ad averla e celebrarla attraverso un inno al cielo, ai suoi protagonisti e alla femminilità.

    Ma andiamo con ordine e partiamo proprio dal cuore pulsante di questo orologio: la complicazione, appunto, per capirla prima e descriverla poi.
    Le fasi lunari, lo dice il nome stesso, indicano la posizione della Luna rispetto alla Terra così come ci appare in cielo. Luna crescente, piena, calante, nuova. Poca cosa, direte voi, se paragonata a un tourbillon. E invece no, perché questa complicazione nasconde dettagli importanti e in certi casi arriva a raggiungere una precisione impressionante.

    Concettualmente il funzionamento è abbastanza semplice, nella sua costituzione di base. L’indicazione è data da un disco (su cui sono rappresentate due lune diametralmente opposte), che ruota su se stesso e avanza di uno scatto (un dente) ogni giorno. Poiché il mese lunare dura in media 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi, un disco con 59 denti (per tener conto dei giorni e delle ore) coprirà due cicli lunari. Lo scarto mensile di 44 minuti e 3 secondi porta il sistema ad accumulare un giorno di ritardo ogni due anni e mezzo circa. Per emendare l’errore, si dovrà quindi effettuare un intervento di correzione manuale.

    Proprio per ritardare gli errori e migliorare l’accuratezza, quindi, l’orologeria ha messo a punto le cosiddette “fasi di luna astronomiche“, che riescono a prendere in considerazione non solo i 29 giorni e le 12 ore ma anche i 44 minuti del ciclo lunare. In questo caso il disco, anziché 59 denti, ne possiede 135, e il sistema sbaglierà di un solo giorno ogni 122 anni. Ci sono però casi in cui si è riusciti a raggiungere un errore di un giorno ogni 500, 1000, oltre 3mila, 14mila e persino 2 milioni di anni. 

    Comunque, al di là dei numeri da Guinness dei primati, ciò che è importante sottolineare è l’aspirazione all’eternità rivelata da cifre simili. Del resto, a pensarci bene, 122 anni non sono affatto pochi: dimostrano la volontà di tramandare l’orologio alle generazioni future. Nel caso dell’Happy Moon di Chopard trasmetterlo alle proprie figlie, nipoti e pronipoti. Anche perché questo orologio è qualcosa di più di una complicazione da donna: è un inno al firmamento, alle costellazioni e ai corpi celesti. Sempiterni per definizione.

    Il movimento prima di tutto. Volto nascosto e speculare di un quadrante volutamente ridondante nella sua bellezza, il movimento dell’Happy Moon è invece di un’eleganza sobriamente curata. Realizzato interamente in house, il calibro 96.25-C a carica automatica ha un micro-rotore in oro 22 kt in grado di assicurare un’autonomia di 65 ore; un’energia sufficiente per alimentare sia le funzioni orarie di base sia la complicazione. Il certificato ufficiale di cronometro rilasciato dal Cosc ne testimonia la precisione. Infine lo spessore limitato rende la cassa sottile e ne facilita la portabilità al polso di una donna.

    Da qui, in un gioco di corrispondenze, passiamo all’estetica. Rosa l’oro scelto per la cassa dell’orologio, impreziosita dalla lunetta incastonata di diamanti “a neve”. Altre pietre preziose costituiscono la firma distintiva della collezione: sono i 7 diamanti mobili lasciati liberi di scorrere su tutta la superficie del quadrante. Ogni più piccolo gesti fa da abbrivio; ed è sufficiente non solo a dar loro il moto ma anche a suscitare il tipico fruscio proprio della famiglia degli Happy Sport, cui l’Happy Moon appartiene. 

    Ma veniamo ora al quadrante, in avventurina blu: non un blu qualunque insomma, ma caratteristico di quel vetro misto a inclusioni metalliche inventato proprio in Italia, per caso. Un cielo stellato arricchito “naturalmente” da costellazioni in oro, che riprendono la mappa celeste dell’emisfero boreale. Sempre in oro le lancette di ore e minuti, mentre i piccoli secondi (posti come di consueto a ore 6) sono scanditi dalla Stella Polare quasi speculare alla Luna, racchiusa in una finestrella tonda (situata sotto le ore 12). Dettagli studiati alla perfezione, per ricordare, ancora una volta, che l’Alta Orologeria si esprime proprio nel particolare.

  • I nomi degli orologi Chopard, tra aneddoti e curiosità

    I nomi degli orologi Chopard, tra aneddoti e curiosità

    I nomi degli orologi non sono mai improvvisati. Studiati dagli esperti, a lungo ponderati, rispondono a regole di marketing ormai codificate. Alcuni però nascondono retroscena interessanti, divertenti curiosità che vale la pena di conoscere, perché permettono di approfondire il marchio e la sua storia. Come nel caso di Chopard, che attraverso i nomi degli orologi non solo racconta personaggi ed episodi del passato, ma svela anche i propri valori più profondi.

    Omaggio a Louis-Ulysse Chopard

    Famosa per esempio è la nascita della collezione L.U.C, di cui abbiamo già parlato altrove. La sigla fa riferimento alle iniziali di Louis-Ulysse Chopard (1836/1915): l’orologiaio che nel 1860 fonda a Sonvilier, un paesino nel Giura bernese, una fabbrica specializzata in cronometri ed esemplari da tasca di precisione. Utilizzato come logo già nel 1886, l’acronimo nei decenni successivi diviene celebre in tutta Europa, perfino nei più lontani paesi del Baltico; e in Russia, dove Louis-Ulysse si spinge di persona per arrivare alla corte dello zar, Nicola II. Nel 1913 il logo L.U.C compare anche nella prima campagna pubblicitaria della casa, e da allora viene rielaborato più volte con forme e caratteri diversi.

    Nel 1997, quando Karl-Friederich Scheufele (a quel tempo Vice-presidente di Chopard) apre a Fleurier una manifattura di movimenti meccanici, è stato quindi naturale, quasi ovvio, riutilizzare l’antico logo. Con cui oggi perciò si indicano sia il sito di produzione, sia i calibri lì realizzati, sia la collezione di alta orologeria che li ospita. A pensarci bene, però, in questo modo non si rende omaggio solo al fondatore della maison; si ricorda anche la vocazione per la cronometria presente fin dalle origini. Già nei nomi degli orologi, cioè, Chopard fa riferimento ai propri principi e al proprio savoir-faire.

    I diamanti felici

    Meno nota è invece la genesi dell’Happy Diamonds. La collezione deriva da un’idea di Ronald Kurowski, l’allora designer di Chopard; che, durante un giro nella Foresta Nera, vede i riflessi dell’arcobaleno creati da miriadi di goccioline d’acqua in sospensione attorno a una cascata. E decide di riprodurne l’effetto iridescente con i diamanti, privati però della tradizionale montatura e lasciati liberi di muoversi per poter sprigionare appieno il proprio fuoco. Siamo negli anni Settanta, il periodo più creativo in orologeria, in cui l’audacia, la sperimentazione e perfino l’azzardo erano all’ordine del giorno.

    In un primo tempo Kurowski li chiama Touching Diamonds perché vuole che tocchino la pelle, almeno simbolicamente; li inserisce fra due vetri e li colloca quindi in uno spazio attorno al quadrante, così che possano sembrare a diretto contatto con il polso. Ma il sistema all’inizio non funziona: o le pietre preziose restano immobili, oppure sfregano contro il cristallo e lo graffiano irrimediabilmente. Il problema è risolto con un geniale accorgimento: “incamiciare” le gemme in un castone d’oro dalla base concava, che permetta loro di scorrere liberamente tra due vetri zaffiri. E poiché l’oro è un materiale più “tenero” del vetro zaffiro, si evitano anche graffi indesiderati.

    Collezioni di successo

    La leggenda vuole che a battezzare l’orologio con il nome di Happy Diamonds sia stata Karin Scheufele, la moglie di Karl, il Presidente. Impegnata in azienda, alla vista dei primi prototipi pare abbia esclamato: “Questi diamanti sono più felici perché sono liberi!”. E la nuova denominazione porta fortuna: il modello, uscito nel 1976, ha un successo immediato. In origine declinato al maschile, con la cassa di forma e i diamanti posti su un disco di onice nero, si aggiudica la Rosa d’oro di Baden-Baden, all’epoca considerato una sorta di Oscar della gioielleria, e vince un International Diamond Award. Nel giro di un anno le vendite della collezione raggiungono le 10mila unità.

    Dall’Happy Diamonds deriva poi l’Happy Sport, datato 1993, il primo orologio in acciaio impreziosito di diamanti. Ma il catalogo comprende altre collezioni dai nomi evocativi, di immediata comprensione: come La Strada, omaggio del Co-presidente Caroline Scheufele al film di Fellini (uno dei suoi preferiti); Mille Miglia, dedicata all’omonima corsa di auto d’epoca, di cui la maison è cronometrista ufficiale da più di 30 anni; Red Carpet, creata per celebrare l’altrettanto storica partnership con il Festival del cinema di Cannes… E l’elenco potrebbe continuare, ma non credo serva aggiungere altro.