Giornale Degli Orologi
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Tag: Master Chronometer

  • De Ville Prestige, l’update di un “classico” di Omega

    De Ville Prestige, l’update di un “classico” di Omega

    Nella seconda metà di ottobre, Omega ha intensificato le attività di comunicazione. Il che, tradotto dal gergo giornalistico, significa che ha diffuso parecchie notizie: molte di marketing e un paio – importanti – di prodotto. Come informare allora voi lettori di tanta carne al fuoco? Qui in redazione ci siamo posti il problema – consapevoli del pubblico numeroso che segue il marchio. E abbiamo deciso di dedicare alle novità “di immagine” una rubrica di News (presto, prestissimo), e di approfondire invece con due articoli monografici i nuovi esemplari. Ma a quale dare la precedenza? L’uno farà botti come fuochi d’artificio, l’altro è più “normale”. Un bel dilemma, che abbiamo risolto solo dopo molte discussioni. Cominciamo dunque dalla collezione più “semplice”: l’Omega De Ville Prestige. E rimandiamo a un prossimo futuro la più complicata Chrono Chime.

    Tanti i motivi che ci hanno spinto a sviluppare il discorso in questo modo. L’Omega De Ville Prestige è una famiglia di orologi più facile in tutti i sensi, non solo dal punto di vista meccanico ma anche commerciale: è quella più raggiungibile, sia perché arriverà prima nei negozi sia perché ha costi più accessibili. Al contrario, il movimento del Chrono Chime va adeguatamente studiato, per poter essere raccontato nel dettaglio, come merita. E va spiegato anche per giustificare i prezzi elevati, che provocheranno infinite polemiche sui social (e già lo immaginiamo, perché così è successo anche con lo Speedmaster 321 Canopus, che costava molto, molto meno). Infine, vista la complessità di produzione, avrà una distribuzione necessariamente contingentata – per non dire con il contagocce.

    La storia del De Ville Prestige

    Non so se condividete le nostre scelte, ma andiamo avanti. L’Omega De Ville Prestige, dicevo, è rimasto immutato da una decina d’anni. Ora però la collezione conosce un generale aggiornamento: il restyling del design e l’upgrade della meccanica, che assume la certificazione di Master Chronometer. E arriva così alla terza generazione. Nel tempo però non ha mai perso la propria identità, basata su uno stile “classico”, elegante ma mai banale. Anzi, con guizzi di originalità – soprattutto negli esemplari di forma degli anni Settanta. Ma a questo punto credo sia opportuno ripercorrerne in breve le vicende storiche.

    La linea De Ville nasce nel 1960, su iniziativa di Norman Morris, all’epoca l’Agente generale di Omega negli Stati Uniti. All’inizio fa parte della linea Seamaster, e si distingue per la cassa monoblocco (apribile solo dalla lunetta, per la manutenzione) e la carrure smussata. Questa costruzione combina la sottile raffinatezza del dress watch con i vantaggi di una sicura impermeabilità. E consente ai progettisti massima libertà espressiva, attraverso l’adozione di forme (cassa tonda, quadrata, ovale, rettangolare), movimenti (calibri manuali o automatici) e funzioni diverse (con o senza secondi centrali, con o senza datario eccetera).

    La collezione ha successo. Nel 1963, sempre su richiesta di Morris, gli esemplari sono identificati con entrambi i nomi – Seamaster De Ville – scritti sul quadrante. Poi, dal ‘67, a ore 6 appare solo il nome De Ville. Da allora la famiglia di orologi si sviluppa in numerosi modelli, e diviene velocemente la linea più importante (anche come quantità) nel catalogo della Maison. Negli anni successivi quindi si presta a interpretare le mode del momento: diventa per esempio un ultrapiatto con cassa coussin e bracciale in maglia milanese; un gioiello con la lunetta incastonata di diamanti e il bracciale in oro lavorato; un tasca Lépine o una lunga baguette da signora… Per non parlare delle collezioni Emerald e Jeux d’Argent, che hanno fatto la storia dell’orologeria femminile.

    Tanto per capire la varietà di soggetti, nel 1984 la cassa assume perfino la forma di una racchetta da tennis, sia per uomo che per donna, entrambi rigorosamente con movimenti al quarzo. Quindi, nell’aprile del 1994, a Basilea, è lanciata la collezione De Ville Prestige, che fa leva appunto sul concetto di “prestigio”. Ovvero, il ritorno di un’estetica sobria e chic – con la cassa bassine (bacinella, catino, in francese) tripartita – e la meccanica dotata delle tecnologie più avanzate. Basti pensare all’introduzione dello scappamento inventato da George Daniels nell’Omega De Ville Co-Axial del 1999, che apre la strada a una ricca progenie di cronometri per tutto il primo decennio del nuovo Millennio. E in quello successivo.

    Il concetto infatti rimane anche nella seconda generazione di esemplari. Realizzata a partire dal 2012, è dotata di piccole complicazioni, dal calendario annuale all’indicazione dell’autonomia, fino ai cronografi… Senza dimenticare naturalmente i Butterfly, i Dewdrops e le edizioni speciali Orbis che tuttora popolano il catalogo della Casa. Ma, in parallelo alla collezione Prestige, meritano un cenno pure i Ladymatic, i Tresor (non solo femminili) e il Tourbillon centrale che attualmente compongono la linea De Ville.

    I Prestige De Ville 2022

    Anche i nuovi Prestige De Ville – che da oggi trovate in pre-vendita online, sull’e-commerce della Casa – rispondono agli stessi principi di mood elegante e movimenti al top. Perché è indubbio che i calibri Master Chronometer siano quanto di meglio esista in circolazione a livello industriale… Per conoscere in modo approfondito tutte le caratteristiche garantite dalla certificazione Metas – rilasciata dall’Istituto federale di metrologia svizzero – vi invito a (ri)leggere questo articolo. Qui mi soffermo invece sulla ricchissima collezione, declinata in esemplari da 41, 40 e 34 mm di diametro – per limitarci solo alle versioni meccaniche. Ma a titolo informativo esistono anche le versioni da 30 e da 27,5 mm al quarzo, per le quali vi rimando al sito ufficiale.

    Acciaio, oro Sedna (in sostituzione al tradizionale oro rosso), oro giallo oppure mix di acciaio e oro sono le leghe prescelte per la collezione. Tutte le referenze conservano la cassa bassine tripartita, con il profilo affusolato e la lunetta sottile, leggermente bombata. Il quadrante aperto, dalla chiara leggibilità, è anch’esso bombato nei formati più grandi e declinato in tantissimi colori. Oltre alla consueta tonalità argenté o rodiata, infatti, esiste anche rosa argentato, rosa sabbia, lino, oro Moonshine™, oro platino, salmone, lavanda, blu cielo, blu, verde matcha, verde pino, verde scuro, bordeaux, vinaccia, grigio, nero… Infine, l’apprezzato bracciale a 7 file in acciaio (anche bicolore), come sempre rastremato ma con l’ampiezza delle maglie ridimensionata. In alternativa, il cinturino in pelle di alligatore, anch’esso in tante cromie.

    Focus sui movimenti

    Ma per non perderci nella vastità delle varianti (che a conti fatti sono quasi un centinaio), focalizzo l’attenzione sui quattro modelli meccanici “di base” che sintetizzano l’intera collezione. A partire dal 41 mm, disponibile con due diverse funzioni: piccoli secondi (e datario) oppure piccoli secondi e indicazione dell’autonomia (sempre con datario). Nel primo caso, il De Ville Prestige monta il calibro 8802, che riporta come vuole la tradizione i piccoli secondi a ore 6 e il datario a ore 3; sul quadrante, i numeri romani sono intervallati da indici puntiformi. L’equilibrio del lay-out è creato – oltre che con il logo al 12 – anche con l’inserimento dell’indicazione Co-Axial Master Chronometer al 9.

    Nel secondo caso, l’orologio è equipaggiato invece dal calibro 8810, che sposta l’indicazione dei piccoli secondi al 9, simmetrica rispetto alla scritta Co-Axial Master Chronometer in epigrafe; mentre al 6 pone l’indicatore circolare a 270° dell’autonomia residua, visualizzata tramite una piccola lancetta e il cui centro è allineato con il datario e con la cifra romana. Per passare infine al De Ville Prestige 40 mm e al 34 mm, entrambi ospitano invece il calibro 8800 con i secondi al centro e il datario al 6. Per tutte le altre informazioni più dettagliate, vi rimando alle didascalie della gallery qui sopra. Concludo però con un’indicazione di prezzo degli esemplari maschili più grandi: da 5.200 euro (per la versione Small Seconds con cassa da 41 mm in acciaio e cinturino in pelle). E fino a 14.400 euro (per la versione Power Reserve, con cassa in oro sempre da 41 mm e cinturino in pelle).

  • Lo Speedmaster Moonwatch di Omega diventa Master Chronometer

    Lo Speedmaster Moonwatch di Omega diventa Master Chronometer

    «Lascio agli altri la convinzione di essere i migliori, per me tengo la certezza che nella vita si può sempre migliorare», disse una volta la divina Marilyn Monroe. Una frase che in Omega devono avere preso alla lettera, visto ciò che hanno appena fatto con il loro Moonwatch. Cioè? Hanno provato a migliorare qualcosa di già vicino alla perfezione, lavorando al suo interno. Omega ha infatti diffuso quello che, un po’ pomposamente, ha definito “il più grande annuncio di orologeria del 2021”, ossia l’arrivo della nuova generazione di Speedmaster Moonwatch.

    Il nuovo cuore del Moonwatch

    Una generazione che si differenzia dalle precedenti sostanzialmente per il calibro. Dopo i vari 861, 1861, 321 e i loro fratelli, gli Speedmaster Moonwatch di nuovissima produzione montano il calibro Co-Axial Master Chronometer 3861. In sostanza, con il nuovo movimento l’orologio si può fregiare della certificazione di Master Chronometer rilasciata dall’Istituto federale di metrologia svizzero (Metas).

    Che cosa significhi ciò, è stato spiegato in modo semplice ed esaustivo in questo articolo da chi ne sa infinitamente più di me, ragion per cui vi invito a leggerlo se volete “seguir virtute e canoscenza” (come scrisse Dante Alighieri). A me basta aggiungere che questo calibro è realizzato per resistere a campi magnetici estremi, dichiarati da Omega fino a 15.000 Gauss. Anche in questo caso, potete approfondire qui i danni che quel briccone del magnetismo può causare al meccanismo di un orologio.

    Per il resto, il calibro rimane un carica manuale con scappamento coassiale. Inventato da quel mostro sacro dell’orologeria che è stato George Daniels, questo tipo di scappamento ha come grande vantaggio, rispetto a uno normale ad àncora svizzera, quello di ridurre quasi a zero gli attriti derivanti dalla trasmissione degli impulsi al bilanciere da parte dei denti della ruota e del pignone. In questo modo non c’è necessità di impiegare lubrificanti, il cui deperimento con il tempo influisce negativamente sulla regolarità di marcia dell’orologio.

    In soldoni, quindi, i nuovi Speedmaster danno un’ulteriore garanzia di precisione. E coloro che lo vorranno (ma lo sconsigliamo…) li potranno indossare durante una seduta di magnetoterapia o di risonanza magnetica, restando ragionevolmente sereni. Ma per quanti si innamorano di un orologio per il suo aspetto esteriore, quali sono i valori aggiunti dei nuovi Moonwatch?

    Il diavolo sta nei dettagli

    Partiamo con il dire che in questo caso Omega ha applicato all’orologeria ciò che applicano ormai molti marchi, ossia il postulato fondamentale di Lavoisier: «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma». Perché lo Speedmaster Moonwatch Master Chronometer si ispira nell’estetica a quello che è il suo più illustre antenato: la referenza ST 105.012, che avevano al polso nel 1969 Neil Armstrong e compari, a bordo dell’Apollo 11.

    Un’estetica che è fatta principalmente di dettagli, tra i quali cinque sono quelli evidenziati da Omega come tributi all’orologio sbarcato sulla Luna: la cassa asimmetrica; il quadrante cosiddetto “step”; il fondello a doppia smussatura; il punto sul 90; e il punto diagonale al 70 sull’anello della scala tachimetrica. Spieghiamoli.

    Della cassa asimmetrica c’è poco da dire: è ben visibile come il lato con i pulsanti del cronografo e la corona sia più sporgente rispetto a quello opposto, quasi a filo con la lunetta. Il quadrante “step”, a differenza di quello bombato, presenta uno scalino che divide la parte centrale da quella esterna, con il giro dei minuti. Minuti che, per inciso, sono divisi in 3 parti, a differenza delle 5 dei modelli precedenti, in virtù della maggiore precisione data dalle 21.600 alternanze/ora del calibro.

    Il fondello a doppia smussatura è tipico degli Speedmaster cosiddetti “pre-Moon” e, come dice il nome stesso, non è piatto ma caratterizzato da un doppio livello che degrada verso la carrure. Il punto sul 90 (o Don, “dot over ninety”) è il punto della scala tachimetrica posto sopra il numero e non a fianco di esso, che distingue le referenze anteriori al 1970; alle stesse referenze appartiene il punto del 70 in basso a destra, a differenza di quelle posteriori dove il punto stava a fianco della cifra o sotto di essa.

    Speedmaster Moonwatch per tutte le tasche (o quasi)

    Minuzie per i comuni mortali, vere sequenze del Dna dello Speedmaster per gli appassionati e i collezionisti del Moowatch, cui Omega strizza l’occhio con questa nuova generazione di cronografi, provando magari a distoglierli dal mercato del vintage. Anche utilizzando la leva del prezzo.

    Le otto versioni dello Speedmaster Moonwatch 2021 vanno dai 6.000 euro di quella in acciaio con fondello chiuso, logo Omega stampato e cinturino in tessuto rivestito in nylon, fino ai 45.400 di quella preziosissima in Canopus Gold 18 carati (un tipo di oro esclusivo della casa); passando per i 7.200 del Moonwatch in acciaio con fondello a vista, logo Omega applicato e bracciale in acciaio e i 34.900 della versione in oro Sedna 18 carati (idem).

    Insomma, ce n’è abbastanza per rendere ancora più desiderabile un orologio difficilmente perfettibile. E lasciamo rosicare quanti dicono che se non fosse andato sulla Luna, lo Speedmaster Moonwatch sarebbe solo uno dei tanti, anonimi cronografi: a mio modesto avviso, è uno dei più sexy in assoluto. Ma in quanto alle forme… continuo a preferire quelle di Marilyn.

  • Seamaster Diver 300M Chronograph. Il duro watch test di un Omega

    Seamaster Diver 300M Chronograph. Il duro watch test di un Omega

    L’Omega Seamaster Diver 300M Chronograph è uno dei cronografi più sottovalutati. Pur avendo una quantità impressionante di caratteristiche uniche.
    Trovatemene un altro – a qualunque prezzo – con la stessa resistenza ai campi magnetici. Trovatemene un altro con doppio bariletto, ruota a colonne, bilanciere a inerzia variabile in titanio, spirale in silicio; e ancora, funzione di cambio rapido di fuso (serve anche per il cambio rapido della data), ore e minuti crono in un solo totalizzatore. Per giunta con la precisione certificata dal Metas. E con prezzi che partono dai 7.200 euro.
    A proposito, il suo nome completo è: Omega Seamaster Diver 300M Co-Axial Master Chrononometer Chronograph 44 mm. Ma per comodità qui lo chiamerò solo Seamaster Diver 300M Chronograph.

    Master Chronometer

    Una prima deviazione. Tutti gli Omega con la dicitura Master Chronometer devono aver superato i controlli del Metas. E questo fa dire a qualcuno che Omega, in termini di precisione, se la suona e se la canta. È esattamente il contrario. Il Metas è, in Svizzera, l’equivalente del nostro Ufficio Centrale Metrico. Un organo statale, insomma, che garantisce l’uniformità dei pesi e delle misure. Per comodità (evitando di portare centinaia di migliaia d’orologi in giro, con gli inevitabili ritardi sulle consegne) il Metas ha aperto un laboratorio all’interno della fabbrica Omega di Bienne, con il compito di sottoporre ad una lunga serie di controlli tutti gli orologi che possono utilizzare l’appellativo Master Chronometer, appunto.

    Si noti bene che la certificazione Metas può essere effettuata solo dopo che l’orologio ha superato i test del Cosc (Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres), che quindi non sostituisce. In pratica ogni Omega Master Chronometer è Cosc+Metas, tanto per essere chiari. Alla faccia del “se la suona e se la canta”! Per giunta chi possiede un Omega Master Chronometer può verificare i risultati del proprio esemplare sul sito Omega, semplicemente inserendo il numero di serie del proprio orologio.

    Il tantalio

    Ma io sono qui per parlare dell’Omega Seamaster Diver 300M Chronograph (che è anche Master Chronometer) con cassa in titanio, elementi in oro Sedna a 18 carati, lunetta e maglie centrali del bracciale in tantalio. Cos’è il tantalio? Un metallo, ovviamente, ma un metallo straordinario: più duro dell’acciaio, più raro dell’oro; e anche il più resistente agli agenti corrosivi di qualunque tipo, compresa l’acqua regia che scioglie l’oro. Ha un suo colore caratteristico, fra il grigio e il blu, che si sposa perfettamente con il colore del titanio, facendo risaltare lo splendore dell’oro.

    Insomma, fermi restando i gusti personali, il tantalio non è stato utilizzato tanto per poter creare un modello più costoso (19.600 euro); quanto per una coerenza estetica tipica del marchio da quando alla guida c’è Raynald Aeschlimann. Uno che è entrato in Swatch Group (di cui Omega è una delle punte di diamante) nel lontano 1996.

    Prova al polso del Seamaster Diver 300M Chronograph…

    Per qualche giorno ho avuto al polso e fra le dita l’Omega Seamaster Diver 300M Chronograph, del quale mi preme sottolineare una serie di caratteristiche assai poco menzionate, eppure degne della massima attenzione. Partiamo proprio dal tantalio: con me si sfonda una porta aperta. Amo questo metallo da quando l’ho visto usare, all’inizio degli anni Novanta, da Omega stessa e da Audemars Piguet. Poi il vuoto. Perché mai?

    Ho scoperto che al di là della difficoltà di lavorazione, l’industria elettronica s’è accaparrata gran parte delle miniere di tantalio per realizzare condensatori di elevata capacità e dimensioni molto ridotte. Il tantalio è impiegato in quasi tutti i dispositivi elettronici portatili (telefoni cellulari, computer, fotocamere digitali ed elettronica per l’automobile). Il che rende il tantalio metallo d’importanza strategica, per l’industria.

    Una storia poco edificante: nella Repubblica Democratica del Congo ci sono grandi miniere di tantalite la cui gestione ha scatenato guerre spaventose. L’orologeria, che sempre di più tende ad usare solo materiali “solidali”, che non implichino lo sfruttamento schiavistico degli esseri umani, lo ha quindi abbandonato fin quando non hanno iniziato a svilupparsi le prime cooperative per l’estrazione etica della tantalite. Scelta, appunto dall’orologeria.

    …ed esperimenti casalinghi

    Le dimensioni della cassa (in titanio) sono extra large (44 mm di diametro), ma al polso la cosa non sembra poi rilevante anche in relazione al peso, piuttosto contenuto. Noto la grande comodità della lunetta girevole, priva delle classiche (e disastrose per gli abiti) zigrinature periferiche, eppure agevole da usare anche con i guanti della muta. Che io ho sostituito, per un esperimento autunnale casalingo, con guanti da cucina e uno strofinaccio. Il risultato è stato soddisfacente.

    A proposito di esperimenti casalinghi, dal momento che m’era stato giurato che avrei potuto azionare senza problemi i pulsanti anche sott’acqua, ho riempito il lavandino della cucina d’acqua tiepida. L’ho immerso e ho cominciato a torturare i pulsanti. Per non annoiarmi troppo, avevo precedentemente iniziato una conversazione telefonica con una persona particolarmente logorroica.

    Una combinazione, quella tra due conversatori instancabili, che mi ha consentito di giocare con i pulsanti fin quando i polpastrelli erano raggrinziti e l’acqua s’era raffreddata. Il cronografo non ha fatto (lui) una grinza. Ho anche provato a metterlo su una piastra calda (voi non fatelo, mi raccomando) per vedere se si formava un po’ di condensa a causa dell’umidità entrata nella cassa, ma niente. Non darei al mio esperimento il valore di un vero test, anche perché eseguito su un orologio nuovo di pacca, ma le buone premesse ci sono tutte, anche perché i pulsanti sono ben protetti.

    Ho molto apprezzato anche la robustezza generale e la quasi totale assenza di fastidiosi giochi fra le diverse componenti di cassa e bracciale. Ho apprezzato le modalità di regolazione quasi automatica della chiusura pieghevole e la diversa colorazione, al buio, del materiale luminescente. Mi ha lasciato un po’ più freddo la decorazione del quadrante in ceramica, ma è una cosa strettamente personale. Io avrei preferito una superficie meno riflettente. In generale, comunque, resta il fatto che siamo di fronte ad un cronografo che si presta senza paura ad impieghi professionali molto onerosi. Per giunta con un movimento, il Calibro Omega 9900, da applausi a scena aperta.

    Entusiasmo (anche per la Naiad Lock)

    Ma se mi chiedeste cosa mi ha davvero entusiasmato del Seamaster Diver 300M Chronograph (chiedetemelo, per favore) vi risponderei la non ancora ben compresa chiusura Naiad Lock del fondello. Sono riuscito ad ottenere del materiale per uso interno, con la promessa di non pubblicarlo, per motivi di brevetto in corso di approvazione. E mi limiterò quindi a dire che si tratta di una variazione sul tema dell’attacco a baionetta tipico degli obiettivi fotografici. Solo che in questo caso, dovendo mantenere un’elevata tenuta stagna, la faccenda si complica parecchio.

    In pratica, si devono far coincidere due segni di riferimento (somigliano alla stella delle auto Mercedes) e poi far ruotare di 47°, con una specifica chiave, il fondello. Non c’è bisogno di esercitare alcuna pressione durante l’operazione. Il vantaggio estetico sta nel fatto che le scritte sul fondello possono essere orientate con assoluta precisione, cosa impossibile con i fondelli avvitati. Quello tecnico è che la pressione esercitata sulla (grande) guarnizione di tenuta è ben controllata e non si corre il rischio di storcere la guarnizione stessa, con risultati disastrosi per l’impermeabilità. Come talvolta accade con i fondelli a vite.

    Sostanzialmente il Naiad Lock dell’Omega Seamaster Diver 300M Chronograph si comporta come un fondello chiuso tramite viti, con la differenza che si risparmia qualcosa (meno pezzi e meno azioni da compiere); e al tempo stesso si ottiene una chiusura più sicura nel tempo perché non c’è il rischio che una o più viti si allentino. Per evitare comunque questo rischio, fra la cassa e la baionetta del fondello viene interposta una “guarnizione” metallica sagomata che rende più difficile l’apertura del fondello di quanto non sia la sua chiusura. L’ho trovata una soluzione geniale che sarebbe bello trovare anche sulla corona (quando mai sarà possibile realizzarne la miniaturizzazione a prezzi umani). Ma non sarà facile perché proprio la “guarnizione di sicura” ostacolerebbe l’apertura della corona.

    Mi rendo conto, ovviamente, che il prezzo di quasi 20mila euro non è per tutti (ma il tantalio etico val bene la spesa). Ricordo però che la versione tutta in acciaio, sebbene più pesante, si traduce in un cronografo subacqueo professionale che costa meno, molto meno di tanti solo tempo. Fateci un pensierino, se cercate il miglior rapporto fra prezzo e qualità. Ma non prima di gennaio, quando lo troverete finalmente nei concessionari Omega.

  • In “No time to die” il nuovo Omega Seamaster 007

    In “No time to die” il nuovo Omega Seamaster 007

     

    “La storia non è indulgente con chi gioca a fare Dio”, sentenzia Daniel Craig in uno dei passaggi cruciali del nuovo capitolo della saga 007, il quinto e ultimo (pare) con l’attore nel ruolo protagonista. Il prossimo “No time to die“, il 25° film della serie sull’agente segreto più famoso del cinema, uscirà solo il 9 aprile 2020. Ma si è già scatenata l’ennesima Bond mania, come dimostra anche l’evento che Omega ha tenuto a New York per presentare in anteprima il Seamaster Diver 300M 007 Edition.

    È dunque questo l’esemplare che vedremo al polso del prossimo James Bond, preannunciato negli ultimi mesi da altre serie limitate a tema. Del resto Omega firma gli orologi dell’agente segreto al servizio di sua Maestà fin da “Goldeneye”, avventura del 1995. E da allora il Seamaster fa parte dei must di Bond, insieme alle Aston Martin e al Vesper Martini. Ma in questo caso lo stesso Daniel Craig ha collaborato alla creazione del nuovo modello con gli sviluppatori di Omega, suggerendo colori e tocchi vintage.

    Cassa di 42 mm di diametro e bracciale in maglia milanese, il nuovo Seamaster Diver 300M 007 Edition è interamente realizzato in titanio grado 2. Un metallo leggero ma resistente: come ha raccontato lo stesso  Craig, la leggerezza sembrava essere una caratteristica fondamentale per l’orologio di un militare come 007. Altre specifiche militari, cioè i codici di produzione dettati dai protocolli per le forze armate, si ritrovano poi sul fondello, serrato dall’esclusivo sistema di chiusura Naiad Lock.

    Mentre il movimento è il calibro 8806 Co-Axial Master Chronometer, con scappamento Co-Axial, appunto, spirale in silicio e 55 ore di autonomia. A carica automatica, ha ricevuto l’attestato di cronometria dal Metas, dopo aver superato i rigorosi test imposti dall’Istituto svizzero di metrologia riguardo a precisione, affidabilità e resistenza ai campi magnetici, certificati fino a 15mila gauss. Performance necessarie alle concitate azioni di Daniel Craig/James Bond, le cui acrobazie in “No time to die” portano l’Omega Seamaster Diver 300M 007 Edition in giro per il mondo: dai Sassi di Matera a Londra, dalla Norvegia alla Giamaica.

    Ne offre uno spoiler il primo trailer ufficiale di rilasciato nei giorni scorsi. Le immagini presentano anche il cast completo, diretto dal regista Cary Joji Fukunaga: Rami Malek (già premio Oscar per “Bohemian Rapsody”) nella parte del super cattivo; la nuova Bond Girl Ana De Armas (candidata ai Golden Globe 2020, che recita accanto a Daniel Craig anche nel film di Natale “Cena con delitto”). E alcuni volti già apparsi nei precedenti episodi: Ralph Fiennes nel ruolo di M; Léa Seydoux nei panni della donna di Bond Madeline Swann; Naomie Harris in quelli di Miss Moneypenny…

    Ecco in sintesi la trama di “No time to die”. Bond si è ritirato dal ruolo di agente segreto e si gode la vita in Giamaica. Ma non rimane tranquillo a lungo: il vecchio amico Felix Leiter della Cia lo rintraccia e lo convince ad aiutarlo. Dovrà  recuperare uno scienziato rapito, missione che si rivela molto più complessa del previsto. Bond dovrà così affrontare un misterioso nemico dotato di una nuova arma tecnologica. Vedremo se e quanto il Seamaster Diver 300M 007 Edition gli sarà utile.