Giornale Degli Orologi
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Tag: orologi complicati

  • Calatrava Alarm 5322G: la complicazione “semplice” di Patek Philippe

    Calatrava Alarm 5322G: la complicazione “semplice” di Patek Philippe

    Tra i tanti pregi della collezione Calatrava di Patek Philippe ce n’è uno che, forse, non tutti percepiscono: la versatilità. Intesa non tanto come possibilità di indossare l’orologio in diversi contesti, di adattarlo al proprio umore, di scegliere la referenza in base a come ci si sente quando si scende dal letto alla mattina. Lasciamo queste amenità ai maestri del marketing. Per il Calatrava, versatilità è cambiare pelle senza cambiare anima.

    Negli ultimi anni, Patek Philippe ha continuamente ridefinito quello che è sempre stato – e ancora è – il più classico dei dress watch, trasformandolo in qualcosa di più ricco di finiture, più casual e, se vogliamo, più pratico. Oltre a nuove funzioni, la Manifattura ha introdotto un nuovo linguaggio stilistico, fatto di quadranti grené, numeri arabi ben evidenti, carrure con guilloché Clous de Paris.

    Il nuovo Calatrava Alarm 5322G è esattamente figlio di questa trasformazione. Riprende il complesso meccanismo di sveglia presentato per la prima volta nella Ref. 5520 in stile Pilot, ma elimina la funzione di fuso orario. Nessun riferimento al mondo dell’aviazione, nemmeno la presenza delle corone e dei pulsanti che davano al 5520 un aspetto insolito per un Patek Philippe. Qui ci sono solo ora, data e una sveglia con formato 24 ore, presentati in una sobria cassa Calatrava. Basta poco, come vedete, per creare una delle grandi complicazioni più coerenti del catalogo del marchio.

    Il quadrante del Calatrava Alarm 5322G

    Parto dal quadrante. Riprende l’estetica introdotta con le Ref. 5326 e 5226, ma il Calatrava Alarm 5322G aggiunge un tocco di colore. Il verde intenso ha una superficie laccata con texture grené e una sfumatura nera alla periferia. Al variare della luce, il quadrante passa da opaco a quasi lucido, con la sfumatura che conferisce profondità all’insieme.

    Il layout bilancia complessità e essenzialità, in modo che ci troviamo di fronte a un quadrante tecnico che si presenta come se fosse semplice. Nella parte superiore spicca l’indicatore della sveglia a 24 ore. Una doppia finestrella mostra l’ora programmata con incrementi di 15 minuti, mentre una piccola apertura circolare sottostante permette all’indicatore di distinguere tra l’impostazione diurna e notturna.

    In corrispondenza del 12, una finestrella a forma di campana indica se la sveglia è attiva: bianca per accesa, nera per spenta. La metà inferiore del quadrante è occupata dal datario a lancetta a ore 6, con indicazioni in bianco e il numero 1 in rosso.

    La scala dei minuti e dei secondi, bianca, corre lungo il perimetro del quadrante, impreziosito da numeri arabi in oro bianco applicati e da lancette a forma di siringa, rivestite di materiale luminescente. La lancetta dei secondi centrale e quella della data sono entrambe bianche.

    Una cassa riconoscibile

    Il Calatrava Alarm 5322G si presenta molto diverso dalla Ref. 5520, a partire dall’abbigliamento. Questa cassa Calatrava, in oro bianco da 41 mm, ha proporzioni decisamente più classiche ma non convenzionali. Infatti, la decorazione guilloché Clous de Paris ricopre l’intera carrure, anziché limitarsi alla lunetta, come nei modelli precedenti. Le anse sono traforate e fissate al fondello anziché alla carrure: in questo modo, il guilloché Clous de Paris scorre ininterrottamente attorno alla cassa.

    L’orologio ha il vetro zaffiro sia sul quadrante, sia sul fondello e, nonostante questo, la cassa è impermeabile fino a 3 bar. Un valore che per gli standard della Casa, specialmente per una referenza con suoneria, è tutt’altro che disprezzabile: il Calatrava Alarm 5322G è infatti l’unico esemplare impermeabile con suoneria nell’attuale catalogo di Patek Philippe.

    Lo spessore di 12,22 mm rende l’orologio piuttosto compatto per essere una referenza con suoneria. Per esempio, la Ref. 5520 aveva uno spessore di 11,6 mm ma un diametro maggiore, con i pulsanti che la rendevano meno confortevole. Qui, oltre alla corona a ore 4, c’è un unico pulsante rettangolare di attivazione della sveglia a ore 2, la cui parte superiore riprende la decorazione a Clous de Paris della carrure. 

    Il cuore meccanico del Calatrava Alarm 5322G

    Nella cassa del Patek Philippe Calatrava Alarm 5322G lavora il nuovo calibro automatico AL 30-660 S C, un’evoluzione del calibro AL 30-660 S C FUS introdotto nella Ref. 5520. Dei suoi 524 componenti, quasi la metà è destinata al meccanismo di sveglia, preciso entro 10 secondi dall’ora programmata, meglio rispetto ai 30 secondi della Ref. 5220. Ottime anche le prestazioni cronometriche: 28.800 alternanze/ora, autonomia compresa tra 42 e 52 ore (in base all’impiego o meno della suoneria), precisione di -1/+2 secondi al giorno certificata dal Sigillo Patek Philippe.

    A differenza della maggior parte delle sveglie meccaniche, che generano una vibrazione ronzante, quella del Calatrava Alarm 5322G utilizza un martello che colpisce un gong a spirale, come se fosse una ripetizione minuti. Il risultato è un suono chiaro e raffinato. La sequenza di rintocchi dura circa 35 secondi e i rintocchi stessi sono emessi a un ritmo costante, controllato da un regolatore inerziale posto all’estremità del treno di ruote della sveglia.

    Nello sviluppare calibro e orologio, la manifattura ha puntato molto sulla facilità d’uso, creando un sistema dall’impiego intuitivo. Tutto viene controllato tramite la corona e l’unico pulsante. Con la corona premuta, si carica il movimento ruotando in senso antiorario, o la sveglia ruotando in senso orario. Tirando la corona in posizione 1 si imposta l’ora della sveglia, da attivare premendo il pulsante a ore 2. Tirando la corona nella posizione successiva si imposta l’ora. La data si regola tramite un correttore posto sulla carrure tra le anse inferiori. La sveglia non può essere attivata se l’orologio non è completamente caricato e si disattiva automaticamente una volta esaurita l’energia, mentre il suono può essere interrotto in qualsiasi momento.

    Conclusioni

    In sostanza, il Calatrava Alarm 5322G è una grande complicazione – lo dimostra anche il prezzo di 263.000 euro circa – che però si atteggia a orologio da portare tutti i giorni, complice anche il doppio cinturino, in pelle di alligatore coordinato al quadrante o in pelle di vitello con finitura nabuk. E quella di indossare i complicati nella quotidianità è una tendenza che si sta affermando sempre di più tra le grandi maison. In questo caso l’orologio è leggibile, comodo, intuitivo ma anche discreto. 

    Per come la vedo io, è un bel passo avanti verso complicazioni che non sono solo impressionanti per la loro tecnicità, ma anche pratiche e utilizzabili nella vita di tutti i giorni. Se posso permettermi una critica, per piccola che sia, mi accodo a quanti ritengono sconveniente che la campanella dell’attivazione sveglia tagli l’indice a ore 12. Di sicuro, però, ripulendo in un certo senso lo schema estetico della Ref. 5220 e arrivando a un risultato tecnico più raffinato, Patek Philippe ha dimostrato ancora una volta di saper ascoltare mercato e appassionati, in barba ai rigidi legami che può imporre la tradizione. Questo, oggi, può fare la differenza tra un ottimo orologio e un successo commerciale: averlo capito, non è banale.

  • Cubitus 5822P, un riassunto sul controverso Patek Philippe

    Cubitus 5822P, un riassunto sul controverso Patek Philippe

    Watches and Wonders Geneva si avvicina. In attesa di vedere finalmente svelate le novità dei brand espositori, si fanno ipotesi e supposizioni al riguardo – plausibili o meno, spesso più proiezioni del desiderio che concrete possibilità. Ma l’aspettativa è alta soprattutto nei confronti di certi nomi. A cominciare da un marchio simbolo dell’intera industria orologiera elvetica: Patek Philippe. Che oltretutto quest’anno festeggia il centenario dall’introduzione del primo calendario perpetuo da polso prodotto in casa. Un anniversario importante, secondo gli “esperti delle Totonews”, anche se nessuno ha la certezza che sarà effettivamente celebrato. Più sicuri sono invece gli sviluppi del Cubitus, già preannunciati dal Presidente Thierry Stern. Andiamo allora a recuperare la collezione là dove l’avevamo lasciata, nelle tre referenze presentate lo scorso ottobre: il Cubitus 5821/1A e 1AR, solo tempo, e il Cubitus 5822P complicato.

    Non credo ci sia bisogno di ricordare lo scalpore provocato al momento del lancio dalla nuova linea, che definire “divisiva” è un eufemismo. Tralascio le sterili polemiche sul design del “Nautilus quadrato” e presto fede alle motivazioni dichiarate dal Presidente in diverse interviste. Si tratta di un linguaggio stilistico, proprio di Patek, smontato e rielaborato. Di un vocabolario personale, decostruito così da poter riutilizzare le stesse parole in altro modo. Quanto alle critiche mosse alla meccanica, l’uso di movimenti rotondi permette di avere una maggiore libertà di dimensioni: la presenza di calibri “di forma” avrebbe condizionato troppo le misure degli esemplari, soprattutto se si vuole avere proporzionalità fra cassa e movimento. Del resto, proprio la speranza di vedere nuovi Cubitus di formato ridotto – o almeno più piccolo rispetto ai modelli attuali – è una delle più sentite per il prossimo Watches and Wonders.

    La cassa del Cubitus 5822P

    Mentre aspettiamo di scoprire le novità 2025, quindi, credo sia opportuno rinfrescarci la memoria su quanto è in catalogo. Cercherò di essere più sintetica possibile, per i dettagli vi rimando alle didascalie. Facciamo il punto in particolare sul Cubitus 5822P, a mio parere il più rappresentativo della collezione. Un esemplare con grande datario, fasi di luna e giorno della settimana “a salto istantaneo” – poi vedremo cosa vuol dire. Per ora concentriamoci sul design, tanto vituperato ma in realtà risultato di 4 anni di studi (e perfino registrato). La cassa ha una forma estremamente complessa, geometrica, dalle linee nette e decise, sviluppata a partire dal quadrato ma dalla struttura ottagonale e con qualche accenno al cerchio. Caratteristica per le alette laterali aggettanti, gli angoli stondati e le anse centrali.

    La cassa, poi, è realizzata in platino, un metallo estremamente duttile, ma con una durezza di 3.5 nella scala di Mohs (quindi un po’ più duro dell’oro e dell’argento, che si attestano sui 2,5/3). Ed è impreziosito da superfici lucide, satinate, spazzolate. Il livello delle finiture è maniacale, come sempre da Patek Philippe e, insieme alla forma, conferma il savoir-faire raggiunto dagli artigiani della Manifattura nella lavorazione dei metalli nobili. Non c’è da stupirsi che il Presidente, in una delle tante interviste, abbia affermato di non voler adottare né ora né in futuro altri materiali, come quelli high-tech. Niente titanio, niente ceramica o carbonio… È comprensibile, viste le capacità raggiunte nei materiali della tradizione: acciaio, oro e platino, appunto.

    Il mistero delle dimensioni

    Passiamo alla questione spinosa delle dimensioni. Da più parti ho letto “Diametro: 45 mm“. A parte il fatto che parlare di diametro in un esemplare “di forma” non mi sembra sensato, semmai sarebbe più importante sapere la misura del “lato”… Comunque, basta consultare la cartella stampa per chiarirsi le idee: i 45 mm si riferiscono alla diagonale, da ore 10 a ore 4. Ma in geometria la diagonale divide il quadrato in due triangoli rettangoli, che hanno come cateti i due lati e come ipotenusa la diagonale. Dai, il Teorema di Pitagora lo abbiamo studiato tutti, alle elementari: ed è ovvio che l’ipotenusa è più lunga di ciascun lato. E se ne ha conferma anche dagli altri dati dichiarati da Patek. La larghezza della cassa è di 44,9 mm, misurata da ore 9 a ore 3, ma con la corona inclusa (oltre che le alette sporgenti). Per avere la misura del lato, dobbiamo perciò togliere i millimetri di sporgenza della corona.

    Ancora, la lunghezza, da ansa ad ansa, è di 44,4 mm: e come lug-to-lug non mi sembra poi esagerato. Quindi per conoscere il lato in verticale dovremmo sottrarre quei 4/6 mm complessivi delle anse. Con questo non voglio sminuire l’importanza della cassa – fosse anche solo 40 mm di lato, sarebbe comunque una bella bestia – ma dire semplicemente che non è così grande come tutti la descrivono. Non so se questa eccessiva percezione sia solo un’interpretazione sbagliata di chi finora ha fatto “informazione”, o se – come sembrerebbe – Patek abbia volutamente confuso un po’ le acque per suscitare clamore. Di certo mi prendo l’impegno di fornire le misure precise dei lati della cassa appena mi capiterà fisicamente in mano un Cubitus 5822P.

    Il movimento automatico complicato

    E passiamo al movimento, meccanico a carica automatica. Il Cubitus 5822P monta il calibro 240 PS CI J LU, uno sviluppo del celebre 240 ultrapiatto ma che ha richiesto sei anni di elaborazione per la messa a punto del modulo della complicazione. Ovvero: grande datario e fasi di luna coassiali al giorno della settimana. Indicazioni che, a mezzanotte, scattano in avanti velocemente – ecco cosa significa ” a salto istantaneo”. Molto velocemente: in appena 18 millisecondi, a quanto dichiara la Manifattura (e non abbiamo motivo per dubitarne: se raccontasse frottole, sarebbe immediatamente sbugiardata). Si tratta dunque di un sistema che, al momento dello scatto, ha bisogno di una grande quantità di energia, per poter far avanzare non solo la lancetta dei giorni della settimana e il disco delle fasi di luna, ma soprattutto la Grande Date.

    Non sappiamo di cosa sia fatto il grande datario, solo che è formato da due dischi complanari di grandi dimensioni. Se anche fosse di un materiale più leggero del consueto ottone (ma la scheda tecnica lo dichiarerebbe), il dispositivo di scatto resterebbe comunque energivoro, soprattutto quando – nel corso del mese – si cambia la decina. Ecco allora che per la gestione dell’energia i tecnici della Manifattura hanno dovuto trovare una nuova soluzione tecnica, oggetto di brevetto. A dir la verità le domande di brevetto che riguardano le modifiche apportate a questo movimento sono ben cinque, cui si aggiungono altri due brevetti depositati nel 2021. Credo che tutto questo già di per sé risponda a quanti accusavano Patek Philippe di non aver sviluppato un movimento appositamente per la nuova collezione. Di fatto, il calibro 240 PS CI J LU è come se lo fosse, un nuovo movimento…

    Brevetti del Cubitus 5822P e conclusioni

    Queste innovazioni garantiscono in particolare (e cito direttamente il materiale fornito dalla Manifattura) “il perfetto allineamento della grande data all’interno delle due finestrelle in qualsiasi momento, l’assenza del doppio salto delle decine in fase di passaggio della data da 31 allo 01 o in caso di urto, e la possibilità di correggere tutte le indicazioni (comprese l’ora e il giorno della settimana) in qualsiasi momento della giornata, senza correre il rischio di danneggiare il movimento o di sregolare le informazioni”. Per chi volesse approfondire e conoscere esattamente quali componenti del calibro siano coinvolti nei diversi dispositivi, rimando direttamente al sito di Patek Philippe, che esplicita perfino il numero della domanda di brevetto depositata.

    Trovate ulteriori informazioni nelle didascalie. Qui mi limito ad aggiungere il prezzo al pubblico del Cubitus 5822P: 89.100 euro. Un prezzo élitario, come sempre nel caso degli esemplari in platino della Maison, siamo tutti d’accordo. Ma che va rapportato al pubblico di riferimento non solo della collezione, ma dell’alta orologeria in generale. Per quanto mi riguarda, non credo che riuscirò mai a comprarmi la Referenza 5822P né gli altri esemplari a tema (anche se dicono “mai dire mai”, ci credo poco). Ma la cosa non vuol dire che non mi interessi saperne di più, capire cosa è stato fatto, cosa c’è dietro o dentro… Al di là dei gusti personali, penso che chiunque sia un vero appassionato possa condividere questa considerazione.

  • Patek Philippe Ora Universale 5530G e il cambio data nel Pacifico

    Patek Philippe Ora Universale 5530G e il cambio data nel Pacifico

    Quando parliamo di case orologiere di grande prestigio come Patek Philippe, le cui origini risalgono al 1845, siamo portati a pensare che le innovazioni con le quali possano continuare a stupirci siano limitate nel tempo. Niente di più sbagliato. La Casa svizzera sposta l’asticella sempre più in alto, anche e soprattutto per quanto attiene le complicazioni. Non è un caso che le stesse rappresentino da sempre il tratto distintivo di Patek Philippe – Manifattura che, con i suoi esemplari pluri-complicati, ha saputo scrivere pagine di storia dell’orologeria. Così, quando pensi che a Ginevra abbiano già dato tutto con le loro infinite referenze, ti trovi di fronte al nuovo Patek Philippe Ora Universale 5530G e sei costretto a ricrederti. Vi spiego perché. 

    “Ora universale”, i primi orologi da viaggio di Patek Philippe

    Uno dei terreni su cui Patek Philippe ha dimostrato più volte di essere all’avanguardia è quello degli orologi con “ora universale”, detti anche “ore del mondo”. Sono modelli che consentono, in ogni momento e ovunque ci si trovi, di leggere l’ora locale e insieme di sapere che ore sono in ognuno dei 24 fusi orari in cui è idealmente suddivisa la superficie terrestre.

    Benché i primi calibri siano stati inventati allo scopo nei primi anni ’30 dall’orologiaio indipendente Louis Cottier, la prima manifattura ad averli adottati è stata proprio Patek Philippe. Erano anni in cui, vuoi per i costi, vuoi per i pochi mezzi di trasporto aereo e navale a disposizione, a viaggiare erano davvero in pochi. Malgrado ciò, nel 1937 nascono i primi orologi Heure Universelle dell’azienda ginevrina. Poi ne seguono altri, molti dei quali con quadranti in smalto, iper-quotati nelle aste di tutto il mondo. Fino ad arrivare ai nostri giorni. Giorni in cui si viaggia molto più di allora. 

    Cosa rende unico il Patek Philippe Ora Universale Ref 5530G?

    L’ultimo orologio “ore del mondo” di Patek Philippe è l’Ora Universale Ref 5530G. Presentato in edizione limitata all’esposizione Patek Philippe Watch Art di Tokyo del giugno 2023, da poco è entrato a far parte del catalogo “corrente”, nella collezione Complicazioni. Dotato del calibro 240 HU C a carica automatica, si distingue dal già esistente 240 HU per la presenza di un’ulteriore funzione riguardante la data.

    Se ne osserviamo il quadrante, troviamo ciò che quasi tutti gli orologi ore del mondo offrono. Ossia: lancette delle ore e dei minuti, disco delle 24 ore, disco esterno delle città e, quando presente, datario. Quest’ultimo, a seconda delle marche che lo propongono, è declinato in varie forme.

    Ciò che però contraddistingue il Patek Philippe Ora Universale Ref 5530G dai modelli delle altre manifatture è la capacità di modificare, con la sola pressione del pulsante posto a ore 10, ben quattro indicazioni contemporaneamente. Vale a dire: rotazione del disco delle città, rotazione del disco delle 24 ore, rotazione della lancetta delle ore con scatti di un’ora e adeguamento della data. Questo avviene in funzione dell’ora del fuso vigente, indicato dalla città a ore 12 e dalle lancette centrali.

    Il tutto senza compromettere l’avanzamento della lancetta dei minuti che resta indipendente. La Manifattura gnevrina ha infatti voluto che ogni possessore del Patek Philippe Ora Universale 5530G, nel passare da un fuso orario all’altro, si preoccupasse solo di posizionare a ore 12 la città rappresentativa del fuso orario in cui viene a trovarsi.

    Il cambio data… all’indietro  

    A questo punto conviene che mi soffermi un po’ su questa caratteristica. Perché detta così sembra semplice ma non lo è. Dotare il precedente calibro Patek Philippe 240 HU dei meccanismi necessari a regolare in automatico anche la data, trasformandolo nel 240 HU C, non è stata un’impresa facile. Se si considera che la modifica ha richiesto l’aggiunta di 70 componenti per la sola data, a fronte di un aumento di spessore del movimento di appena 0,7 mm, la meraviglia è inevitabile.

    Non solo, il Patek Philippe Ora Universale 5530G è in grado di far avanzare in automatico la data di un giorno, al superamento della mezzanotte, ma anche di farla indietreggiare nel solo caso in cui è possibile. Sì, perché, come i viaggiatori più attenti sanno, nell’oltrepassare da Ovest verso Est la linea internazionale del cambio data in pieno Oceano Pacifico, che sulla ghiera cade fra le città di Auckland (Nuova Zelanda) e l’atollo di Midway (Hawaii), la data deve essere spostata di un giorno, non in avanti ma indietro.

    Non voglio appesantire il testo spiegandovi come la cosa sia tecnicamente possibile, ma vi rimando all’efficace video esplicativo che Patek Philippe ha preparato allo scopo. Questo vi mostra come si comporta il suo nuovo orologio “ore universali” durante un ipotetico viaggio da Tokyo (partenza alle ore 21:55 locali di un giorno qualsiasi) alle Hawaii (arrivo alle ore 9:55 locali del giorno precedente).

    L’armonia del quadrante

    L’altra sfida che il team Patek ha dovuto affrontare, nell’inserire una data con lancetta centrale in un quadrante già abbastanza ricco di informazioni, era quella di trovare una soluzione estetica sobria, che si integrasse nell’insieme con armonia. Patek l’ha vinta con qualcosa di inedito, anche per sé stessa. Il datario come sempre è posto sul réhaut ed è indicato tramite una lancetta trasparente, realizzata in vetro, che termina sui 31 numeri con una paletta di colore rosso. Meglio di così non si poteva fare.

    Per il resto, la configurazione del quadrante opalino dalla tonalità blu/grigio è quella tipica delle Ore Universali. Con il disco perimetrale delle città del mondo, poi quello delle 24 ore con la funzione giorno/notte, quindi i 12 indici dell’ora locale. La zona centrale è decorata con il motivo “carbonio” presentato per la prima volta nel Calatrava Ref 6007A, prodotto per festeggiare l’apertura del nuovo sito produttivo di Plans-les-Ouates, nel 2020. Ed è poi apparso anche sui Calatrava 6007G, caratteristici per i tocchi di colore a contrasto.

    240 HU C, il movimento complicato

    Lo avete intuito: il movimento 240 HU C incassato nel Patek Philippe Ora Universale 5530G non è dei più semplici. La gestione della data dell’ora locale è garantita da un dispositivo brevettato, un differenziale composto da due ruote di innesto a “stella” concentriche. Come spiega Patek Philippe, quella esterna ha di diametro maggiore ed è dotata di 62 denti, quella interna più piccola conta invece 31 denti. Quando la stella esterna ruota in senso orario, la lancetta della data avanza di uno scatto in senso orario. Quando a ruotare in senso orario è invece la stella interna, la lancetta della data arretra di uno scatto in senso antiorario. Ma la funzione è molto più facile da usare che da raccontare.

    L’autonomia, a seconda delle condizioni, d’uso oscilla fra un minimo di 38 ore (un giorno e mezzo) e un massimo di 48 ore (due giorni). Il calibro, ultrapiatto, ha uno spessore limitato a 4,58 mm ed è composto da 306 componenti montati su 37 rubini. La carica automatica legata alla gestualità del polso è assicurata da un mini-rotore decentrato in oro 22 carati a rotazione unidirezionale. Su di esso è inciso il logo della Manifattura, ovvero la Croce di Calatrava, raffigurata anche sulla corona. La lavorazione delle superfici metalliche delle varie parti del calibro – è inutile dirlo – si pone ai vertici della categoria. Patek Philippe per esibirla si avvale di un fondello in vetro zaffiro.         

    Ultime info sul Patek Philippe Ora Universale 5530G

    Vi rimando alle didascalie per osservare l’orologio in ogni minimo dettaglio, esterno e interno. Qui però mi preme, visto che il prezzo a cui il Patek Philippe Ora Universale 5530G non è dei più bassi, invitarvi a osservare il cinturino. Fatelo con attenzione e non fatevi ingannare dalla texture denim. Non si tratta infatti di un cinturino in tessuto o sintetico, bensì realizzato in pelle di vitello. Le cui impunture, manco a dirlo, sono fatte a meno. L’ennesima trovata con cui la casa ginevrina dimostra ancora una volta di saperci fare.

    Veniamo al prezzo: 77.220 euro non sono pochi. Data però la complicazione “ora universale”, arricchita nel calibro 240 HU C dalla innovativa e brevettata funzione del datario, non è da considerarsi neanche esagerato. Chi acquisterà il Patek Philippe Ora Universale 5530G metterà al polso un orologio di gran classe, la cui estrema qualità è garantita dal Sigillo Patek Philippe. Di sicuro utile per quanti si sposteno spesso da un capo all’altro del mondo.