Giornale Degli Orologi
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Tag: Percorsi di viaggio

  • Le cronache di PDV: in Giappone con Seiko, la “casa della precisione”

    Le cronache di PDV: in Giappone con Seiko, la “casa della precisione”

    Le cronache di PDV – Percorsi di Viaggio VII

    Sul finire dello scorso anno, un viaggio di lavoro in Giappone proposto da Seiko è stato un’occasione unica per ampliare gli orizzonti non solo geografici e culturali, ma anche strettamente legati all’orologeria. Il che, pur in mezzo a molti altri interessi, è il mio mestiere: quindi ben venga ogni genere di aggiornamento. Oltretutto, proprio in quest’inizio di anno nuovo, appassionati e addetti ai lavori sono appena tornati dal Salone di Ginevra, tripudio dell’orologeria elvetica orientata al lusso. E la cosa mi ha portato a riflettere – con ancora i bagliori del Sol Levante negli occhi e con rispetto parlando – sul fatto che non esiste solo lo Swiss Made e il resto della produzione che passa in secondo piano.

    Anzi, nel caso specifico verificato sul campo, esiste un importante Made in Japan che, sia pur su parametri differenti, niente ha da invidiare ai prodotti della Confederazione. Anche se, in un certo qual modo – complice una forma di consuetudine, la mai tramontata visione eurocentrica e, non ultima, l’intensa propaganda d’Oltralpe a fronte della proverbiale riservatezza dell’arcipelago nipponico – la produzione giapponese viene come sottovalutata e messa in ombra, relegata a pura tecnologia a basso costo. Su questo mi sono dovuto ricredere, piacevolmente e con sorpresa. E qui cercherò di raccontarlo brevemente, senza pretesa di convincere nessuno, ma solo a onore della curiosità.

    Tra l’altro ho anche scoperto, comunque la si voglia vedere, che c’è un’interessante coincidenza di date e percorsi storici tra Giappone e Svizzera. E la cosa potrebbe significare una sorta di comune orientamento dell’arte e nella scienza della misurazione del tempo: una via obbligata – almeno da quando, per conoscere l’ora, si adottano appositi strumenti -, al di là delle differenti posizioni culturali e geografiche. Entrando nel merito della recente e prima “Seiko Media Experience” (una decina di giornalisti invitati, uno per paese, tra Europa, Stati Uniti e Singapore), la storica marca ha aperto le porte della sede di Tokyo, del museo e dei siti produttivi di Morioka (il quartier generale), di Shiojiri (metallurgia e meccanica) e di Shizuku-ishi (assemblaggio e regolazione), svelando grandi tradizioni e competenze.

    Partendo dal nome, si viene a sapere che si tratta della contrazione di “Seiko-Sha”, il cui significato è “casa della precisione”. Un concetto logico parlando d’orologi, ma pensando alla produzione giapponese è opinione comune abbinarla al quarzo, tecnologia che assicura appunto grande esattezza. Venendo in contatto con Seiko ci si rende invece conto di quanto, fin dalle origini, la marca abbia coltivato passione e competenza per la meccanica. Parallelamente a quanto documentato nei tradizionali siti produttivi elvetici e delineando un comune denominatore tra culture così lontane.

    La “casa della precisione” è stata fondata ad opera di Kintaro Hattori – e tuttora governata dal discendente Shinji Hattori – nel 1881, con l’apertura di un negozio a Tokyo che importava e riparava orologi d’arredamento, per poi iniziarne la produzione nel 1892 e ingrandirsi fino a potersi trasferire nella Clock Tower di Ginza, ancora oggi uno dei simboli della città. Risale invece al 1924 la produzione del primo orologio da polso con marchio Seiko, mentre altre pietre miliari sono il Grand Seiko del 1960, ancora in catalogo in versione aggiornata, e l’Astron del 1969, il primo orologio al quarzo del mondo.

    Una supremazia elettronica frutto d’importanti studi e investimenti sulla precisione, oggi trasferiti alla meccanica con risultati che non hanno deluso le aspettative. Come dimostrato – solo a titolo d’esempio – dal Calibro 9S86: il nuovo movimento automatico montato nel Grand Seiko, dallo scarto medio giornaliero di +4/-2 secondi (meglio del Cosc, i cui parametri – per intenderci – si aggirano sui +6/-4 secondi al giorno). Sul versante estetico, dove tutto è declinato con un attento gusto del dettaglio e l’immenso amore per la natura, Seiko sembra attingere a piene mani dal proverbiale senso del bello giapponese, incrociando design tecnologico e minimalismo, concetti trasversalmente presenti in tutte le collezioni. Bisogna dire infine che gli accenni decorativi sono sempre molto sobri, ispirati al ricco patrimonio simbolico e metaforico del Sol Levante, secondo il concetto chiamato “mitate”.

  • Le cronache di PDV: al cinema, a vedere “First Man”

    Le cronache di PDV: al cinema, a vedere “First Man”

    Le cronache di PVD – Percorsi di Viaggio VI

    È arrivato in programmazione, nelle principali sale cinematografiche d’Italia, il nuovo film di Damien Chazelle: “First Man”, adattamento cinematografico della biografia ufficiale di Neil Armstrong, il “primo uomo”, appunto, a mettere piede sulla Luna. Chi scrive ha avuto il piacere di vedere la pellicola già due volte: ad agosto, in occasione della serata inaugurale della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (ospite Jaeger-LeCoultre), e a metà ottobre, all’anteprima per la stampa all’Anteo di Milano (su invito Omega). Una vera e gioiosa fortuna per chi è da sempre appassionato di fantascienza e della reale, ma non meno immaginifica, epopea spaziale. E che sedicenne, in villeggiatura con la famiglia, era stato sveglio tutta la notte del 20 luglio 1969 per seguire, dal televisore in bianco e nero dei vicini di casa, la diretta dello sbarco sul nostro satellite degli astronauti a stelle e strisce della missione Apollo 11.

    “Un piccolo passo per un uomo, ma un salto gigantesco per tutta l’umanità”. È la frase che Neil Armstrong, scomparso nel 2012, pronunciò appena sbarcato – dopo interminabili istanti in cui aveva cercato di rendersi conto, dalla scaletta della capsula spaziale, dell’effettiva tenuta del suolo polveroso – sulla Luna. E che echeggia in sala anche per lo spettatore, con pacata e suggestiva solennità, nel silenzio assoluto in cui sono immerse le ultime sequenze del film, quelle che riguardano appunto lo sgancio del modulo lunare dal velivolo rimasto in orbita e l’allunaggio. Il regista ha pensato bene di evitare ogni retorica tipicamente americana della serie “arrivano i nostri” e ancor più gli “effetti speciali” possibili oggi con le nuove tecnologie, per renderci invece in tutta la sua realistica intensità la concentrazione, l’emozione e la preparazione militare di quel primo uomo in avvicinamento e poi con gli stivali sulla Luna.

    Assenza di rumori e oscurità squarciata da rare visioni fantascientifiche, con il comandante dell’Apollo 11, magnificamente interpretato da un magnetico e impassibile Ryan Goslin, taciturno e sempre pervaso da ironico disincanto. Attore e allo stesso tempo spettatore di questo universo perennemente immaginato, ma mai visto prima di quel momento, inquadrato sempre e solo da un

  • Le cronache di PDV: nella Swinging London di Vacheron Constantin

    Le cronache di PDV: nella Swinging London di Vacheron Constantin

    Le cronache di PDV – Percorsi di viaggio V

    La scelta degli Abbey Road Studios, come inedita ambientazione per il lancio della nuova campagna di una marca d’orologeria d’alta gamma, significa da una parte che quei luoghi sono diventati santuari di classicità, e dall’altra che la maison in questione ha voluto ritagliarsi un nuovo abito sulle note della “Swinging London”. Tanto più che stiamo parlando degli spazi dove sono stati registrati alcuni leggendari brani della musica rock e pop anni ’60/’70: in queste sale hanno inciso molti gruppi, tra cui The Shadows e Pink Floyd, ma soprattutto i Beatles, che hanno loro dedicato l’omonimo album (la cui copertina li ritrae sulle strisce pedonali proprio di fronte agli Studios). E poi si tratta di Vacheron Constantin, storicamente considerata – per la fondazione datata 1755 – la più antica industria del tempo al mondo. E andata in scena per l’occasione con la nuova collezione FiftySix arricchita di un Tourbillon ExtraPiatto.

    L’evento ha rappresentato la parte finale di una tre giorni londinese – avvenuta ormai all’inizio di settembre, ma che a livello dell’effetto di comunicazione comincia a farsi sentire proprio in quest’ultima parte dell’anno -, cui sono stati invitati un centinaio di giornalisti provenienti da ogni parte del mondo. Gli ospiti hanno avuto l’occasione d’immergersi pienamente in un’atmosfera London Style, non solo perché non si è trattato di un viaggio mordi e fuggi, ma anche perché si albergava in pieno centro (all’Hotel Café Royal, nonostante il nome e una storia francese, di gusto decisamente British, non solo per il tipico breakfast). E si è avuto modo di godere di una serie di

  • Le cronache di PDV: a Milano con Patek Philippe. Tra moda, arte e design

    Le cronache di PDV: a Milano con Patek Philippe. Tra moda, arte e design

    Le cronache di PDV – Percorsi di Viaggio IV

    È avvenimento raro il fatto che Patek Philippe, a buon diritto considerata la più aristocratica maison d’orologeria al mondo, scelga per un proprio evento internazionale un’ambientazione distante da Ginevra. Non solo perché nella città elvetica di lingua francese ha il proprio storico quartier generale, ma anche per quella voluta dose di calvinismo che, da sempre, è nelle corde del marchio con la Croce di Calatrava. L’eccezione, come comunemente si dice, sempre conferma la regola e puntualmente si è verificata lo scorso 10 ottobre, in occasione del lancio della nuova collezione Twenty∼4 Automatic – ultima erede della produzione di punta da donna firmata Patek Philippe e questa volta equipaggiata con movimento automatico –, avvenuto a Milano. Celebrato in grande stile e tenuto a battesimo dal presidente Thierry Stern, terza generazione della famiglia proprietaria, accompagnato dalla deliziosa moglie Sandrine. Ne è nata una serata esclusivamente ad inviti e tutta volta al femminile, in modo da comunicare un mondo fatto di grazia, avvenenza, delicatezza e amabilità durante lo svolgimento della serata, senza bisogno di volerlo raccontare ai presenti, ma avvolgendoli in una realistica atmosfera di seduzione.

    Il luogo prescelto per l’evento è uno dei “salotti buoni” del capoluogo lombardo, quel Palazzo Serbelloni che ospita luoghi di lavoro e di ricevimento, dove tra l’altro ha sede anche Patek Philippe Italia, e che si affaccia su Corso Venezia, a suo tempo un elegante “viale delle carrozze”. Un palazzo settecentesco e di gusto neoclassico, cui apparteneva anche un ampio giardino – poi assimilato dalle architetture circostanti – e una corte con colonnato, oggi luogo ideale per allestire eventi d’alto livello. Come effettivamente è stato con Patek Philippe, che ha scelto Milano anche e soprattutto per essere capitale della moda e del design, e che ha intrattenuto gli ospiti – circa duecento giornalisti, di cui la maggior parte proveniente dai più importanti mercati orologieri del mondo – con animazioni di vario genere. Sullo sfondo di vetrine e gigantografie con i nuovi orologi e una selezione di storici modelli della maison, come i pezzi unici appartenuti alla regina Vittoria o alla contessa Koscowicz: il primo, da persona, del 1851/52, il secondo datato 1868 e realizzato con bracciale d’oro su commissione della nobildonna ungherese, considerato il primo orologio da polso di cui si abbia documentazione storica.

    Ecco allora in scena le danzatrici, gli abiti di carta di Valentina Crepax, le illustratrici Sophie Griotto e Alessandra Scandella che eseguivano ritratti dei presenti – bastava un gesto d’assenso e via partiva rapida sulla carta la matita -, l’artista d’origini iraniane Borojeni e il giapponese Ohgushi, che pennellavano in mezzo alla sala rispettivamente bozzetti di moda e dipinti con soggetto la splendida modella della campagna Twenty∼4 Automatic. Il tutto con il sottofondo musicale di famose “cover” interpretate da Alexandra Miller Band, il set fotografico allestito dallo Studio Ummarino e l’ottima cena servita tra gli invitati da Vittorio che, con il suo famoso risotto giallo, ha aggiunto una nota molto milanese a questa elegante serata internazionale.

  • Le cronache di PDV: al Gran Premio Nuvolari, per seguire le auto d’epoca

    Le cronache di PDV: al Gran Premio Nuvolari, per seguire le auto d’epoca

    Le cronache di PDV – Percorsi di Viaggio III

    Oltre mille chilometri, suddivisi in tre giornate (da 14 al 16 settembre) e con un percorso che attraversa le campagne, le colline e le più attraenti città di Emilia Romagna, Marche, Umbria e Toscana. È questo il senso più genuino del Gran Premio Nuvolari, quest’anno giunto alla 28a edizione, uno degli appuntamenti più attesi per gli appassionati d’automobilismo d’epoca. Che, pur nella fatica della guida, provano esaltazione e godimento nello stare letteralmente per ore e ore al volante delle loro vetture storiche – con data di costruzione rigorosamente compresa tra il 1919 e il 1972, l’inizio e la fine dell’era meccanica delle quattro ruote -, in questa competitiva gara di regolarità (nata dalle costole della 1000 Miglia).

    Certo, sullo sfondo c’è anche la piacevolezza dei magnifici paesaggi italiani, con le macchine che si muovono quasi esclusivamente su strade tanto impervie e suggestive, quanto poco battute e secondarie, in molti casi tracciate proprio negli stessi anni d’immatricolazione delle vetture d’epoca che oggi le percorrono. La partenza e l’arrivo sono su Mantova, la città nella cui provincia è nato il grande e mai dimenticato pilota Tazio Nuvolari (1892-1953), tanto vittorioso e altrettanto temerario, cui il gran premio è appunto dedicato.

    Bisogna dire che quest’anno il Gran Premio Nuvolari si è dimostrato particolarmente seguito, con la partecipazione di circa 300 equipaggi, in gran parte stranieri, provenienti da ogni parte del mondo, e una ventina di Paesi rappresentati. Equipaggi che hanno sfilato tra le vie di città incantevoli, agli occhi dei forestieri, ma anche degli stessi italiani: come Gonzaga, Urbino, Città di Castello, Arezzo… E Siena, con la sosta in piazza del Campo (la stessa in cui si corre il Palio), a forma di conchiglia, che è uno dei momenti più suggestivi e memorabili del Gran Premio Nuvolari. Magnifica anche la serata di gala al Grand Hotel Rimini, con qualche equipaggio che si presenta con la polvere e la fatica della strada ancora addosso, ma che viene ugualmente e ben volentieri ammesso, con gli onori che si merita chi ha lottato tutto il giorno con i molti imprevisti del percorso. Le auto sono ordinatamente parcheggiate all’esterno, per la gioiosa curiosità del pubblico e l’intrattenibile felicità – tra ricordi nostalgici e giochi di fantasia – di anziani e bambini. Un momento da “Amarcord”, uno dei più famosi film del grande Federico Fellini, riminese di nascita, che ha girato alcune scene di quella pellicola proprio tra le sale del Grand Hotel, splendido e storico edificio costruito nel 1908 e oggi monumento nazionale.

  • Le cronache di PDV: tra le stelle del cinema, a Venezia

    Le cronache di PDV: tra le stelle del cinema, a Venezia

    Le cronache di PDV – Percorsi Di Viaggio II

    “Buona la prima” si dice nel mondo dello spettacolo, quando una scena funziona subito dopo aver dato il “ciak si gira”. E a giudicare dagli applausi in sala e dagli articoli degli addetti ai lavori, quest’anno la prima è stata più che buona: stiamo parlando della proiezione che ha aperto la 75a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, organizzata al Lido dalla Biennale di Venezia, dal 29 agosto all’8 settembre. Il film in questione è stato “First Man”, opera del regista Damien Chazelle (già autore di “Whiplash” e “La La Land”), interpretato da Ryan Gosling nei panni dell’astronauta Neil Armstrong (1930-2012) e da Claire Foy in quelli di sua moglie. E narra appunto le vicende del primo uomo che ha messo piede sulla Luna, protetto dalla tuta pressurizzata della Nasa, il 20 luglio del 1969.

    Chi scrive ha avuto il piacere e l’onore di esserci, alla serata di gala della proiezione, in compagnia dei colleghi Augusto Veroni e Matteo Zaccagnino, in rappresentanza del mondo dell’orologeria e di un nutrito numero di autorevoli giornaliste della moda, tra cui Antonella Bussi, Paola Ventimiglia e Nicoletta Ferrari. E con gli attori, il regista e i personaggi più importanti della macchina produttiva di “First Man” presenti in Sala Grande. “Deus ex machina” di una serata molto mondana e con un’importante partecipazione, a livello sia numerico sia qualitativo, è stato Jaeger-LeCoultre, marchio elvetico d’alta orologeria che da ben 14 anni è “main sponsor” della manifestazione lagunare, prima rassegna cinematografica al mondo.

    L’inaugurazione di Venezia 75 – com’è stata concisamente ribattezzata l’attuale edizione dell’evento lagunare – prevede per consuetudine la proiezione in prima mondiale del film d’apertura e una cena sulla spiaggia dell’Excelsior, il magnificente Grand Hotel del Lido la cui darsena interna è storicamente approdo di molti volti noti dello spettacolo, dell’arte, della politica e della cultura. Una serata strettamente a inviti e che ha inizio con il passaggio sul red carpet, quel mitico tappeto rosso steso davanti all’ingresso del Palazzo del Cinema, percorso dalla prima all’ultima giornata della Mostra da attrici, registi e attori. Che sfilano in passerella con abiti e gioielli da sogno, per la schiera ammassata dei fotografi in cerca dello scatto giusto e per i moltissimi fan che si fanno ore d’attesa per un selfie, un autografo o anche solo per poter dire “io c’ero”.

  • Le cronache di PDV: amici, orologi e barche d’epoca

    Le cronache di PDV: amici, orologi e barche d’epoca

    Le cronache di PDV – Percorsi Di Viaggio I

    L’estate, tra caldo e vacanze, ferma le lancette della maggior parte degli eventi e degli incontri legati all’orologeria. Riprenderanno poi a muoversi in settembre, ma possiamo fin d’ora citare, tra gli altri, la rinnovata sponsorizzazione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia da parte di Jaeger-LeCoultre, e una serata di gala – al momento di soggetto ancora misterioso – ambientata nella “Swinging London” e tenuta a battesimo da Vacheron Constantin. Altro discorso riguarda invece le regate, molto amate e frequentate dall’industria del tempo, che dispiegano le vele proprio tra giugno e settembre: con i marchi Rolex e Panerai che s’imbarcano rispettivamente sui più prestigiosi scafi moderni e d’epoca, tanto per citare le presenze più seguite e rilevanti. E appunto in questo contesto è avvenuto un episodio che ci piace poter raccontare: non si tratta di un evento, piuttosto di un piccolo momento di grande gioia, slegato da scopi pratici, ma profondamente emozionale, un po’ come lo è quella magia che avvolge e fa amare gli orologi.

    L’occasione è stata la tappa nelle acque dell’Argentario (a Porto Santo Stefano, dal 13 al 17 di giugno) del Panerai Classic Yachts Challenge, considerato il più importante circuito mondiale per barche storiche. E se la data è ormai lontana, poco importa: il racconto non vuole parlare d’attualità, ma di un istante senza tempo, sospeso in un conviviale e sentito rito di passaggio. Una sorta di Amarcord dell’orologeria, dove il capitano di lungo corso che lascia il timone – per sopraggiunti limiti di età – è Angelo Bonati, alla guida di Panerai fin dalla prima ora, e i compagni di viaggio, invitati a cena sul terrazzo della sua casa in Argentario, con vista mozzafiato che scoscende fra terreni coltivati fino al mare, sono Augusto Veroni, Giampiero Negretti, Paolo “Pooh” Maccione e chi scrive, veterani della carta stampata e di svariata competenza nell’industria delle lancette.

    Delizioso momento privato, lontano dall’ufficialità – anche per correttezza nei confronti del successore, Jean-Marc Pontroué – e graditissima sorpresa per tutti noi: con la netta sensazione che quell’invito avesse valore di sincero riconoscimento per qualche merito acquisito sul campo, fosse anche solo quello di essere stati presenti, tra i primi nel 1997, al momento del rilancio di Officine Panerai da parte di Richemont Group. Testimoni di un’avventura tutta italiana, così come lo è stata quella progressiva e felice trasformazione di uno strumento militare e molto nazionale in un orologio prestigioso e di successo mondiale. Un senso di gratitudine che è stato da noi altrettanto sinceramente contraccambiato, visto che le vicende legate a quel marchio – come è ampiamente documentato – hanno offerto molto materiale di studio, scrittura e immaginazione a tutti gli appassionati e i professionisti dell’orologeria, da oltre vent’anni a questa parte.

    “Lo sai, Angelo, già un invito a cena al ristorante, per raccontarcela tra amicizia e professionalità, sarebbe stato di grande piacere e altrettanto onore: ripercorrere tutto questo tempo, il cammino fatto insieme e le cose successe… ma vedi, siamo qui, a casa tua, e questa bella familiarità, per chi si è incontrato sul lavoro, è un fatto davvero raro”. Si è detto anche questo, sottolineando quanta genuinità e italianità ci fosse in quell’incontro, quella stessa genuinità e italianità – dagli incursori di marina alle influenze dell’architettura razionalista, passando per episodi di grande genialità e creatività, o incrociando originalità stilistica ed eccellenza meccanica – che sono i presupposti della nascita e dello sviluppo di Panerai. Una coerenza con le origini e le tradizioni toscane del marchio che è finita fin sulla tavola dei convitati, apparecchiata con magnifica semplicità e imbandita da Gianluca Rende – fautore di una cucina subito riconoscibile alla vista e al gusto – con verdure, pesci, vini e frutta di provenienza strettamente locale.

    Le cronache di PDV – Percorsi Di Viaggio I – (continua…)