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Le cronache di PDV: al cinema, a vedere “First Man”

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Paolo De Vecchi racconta “First Man”, fra rievocazione cinematografica e ricordi di vita reale. Con un’attenzione speciale agli orologi di Omega: presenti sul grande schermo, ma con discrezione. Perché la Storia, quella vera, non ha bisogno di enfasi

Le cronache di PVD – Percorsi di Viaggio VI

È arrivato in programmazione, nelle principali sale cinematografiche d’Italia, il nuovo film di Damien Chazelle: “First Man”, adattamento cinematografico della biografia ufficiale di Neil Armstrong, il “primo uomo”, appunto, a mettere piede sulla Luna. Chi scrive ha avuto il piacere di vedere la pellicola già due volte: ad agosto, in occasione della serata inaugurale della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (ospite Jaeger-LeCoultre), e a metà ottobre, all’anteprima per la stampa all’Anteo di Milano (su invito Omega). Una vera e gioiosa fortuna per chi è da sempre appassionato di fantascienza e della reale, ma non meno immaginificaepopea spaziale. E che sedicenne, in villeggiatura con la famiglia, era stato sveglio tutta la notte del 20 luglio 1969 per seguire, dal televisore in bianco e nero dei vicini di casa, la diretta dello sbarco sul nostro satellite degli astronauti a stelle e strisce della missione Apollo 11.

“Un piccolo passo per un uomo, ma un salto gigantesco per tutta l’umanità”. È la frase che Neil Armstrong, scomparso nel 2012, pronunciò appena sbarcato – dopo interminabili istanti in cui aveva cercato di rendersi conto, dalla scaletta della capsula spaziale, dell’effettiva tenuta del suolo polveroso – sulla Luna. E che echeggia in sala anche per lo spettatore, con pacata e suggestiva solennità, nel silenzio assoluto in cui sono immerse le ultime sequenze del film, quelle che riguardano appunto lo sgancio del modulo lunare dal velivolo rimasto in orbita e l’allunaggio. Il regista ha pensato bene di evitare ogni retorica tipicamente americana della serie “arrivano i nostri” e ancor più gli “effetti speciali” possibili oggi con le nuove tecnologie, per renderci invece in tutta la sua realistica intensità la concentrazione, l’emozione e la preparazione militare di quel primo uomo in avvicinamento e poi con gli stivali sulla Luna.

Assenza di rumori e oscurità squarciata da rare visioni fantascientifiche, con il comandante dell’Apollo 11, magnificamente interpretato da un magnetico e impassibile Ryan Goslin, taciturno e sempre pervaso da ironico disincanto. Attore e allo stesso tempo spettatore di questo universo perennemente immaginato, ma mai visto prima di quel momento, inquadrato sempre e solo da un

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