Giornale Degli Orologi
Menu
Menu

Tag: platino

  • I calendari Parmigiani Fleurier #2. Uno specchio delle civiltà

    I calendari Parmigiani Fleurier #2. Uno specchio delle civiltà

    Ci siamo lasciati ieri parlando nel dettaglio del primo dei tre calendari Parmigiani Fleurier in platino che il brand ha presentato a Watches and Wonders 2023, in edizione limitata di tre cofanetti. Si trattava del Tonda PF Calendario Gregoriano, che noi occidentali comunemente utilizziamo, qui nella forma del calendario annuale con fasi di luna astronomiche. Come avevo anticipato, dopo il calendario annuale abbiamo un calendario completo e un calendario perpetuo.

    Il Tonda PF Xiali Calendario Cinese Completo è dedicato alla cultura del Dragone, che misura il tempo combinando un calendario solare e uno lunare. Il Tonda PF Hijri Calendario perpetuo islamico guarda invece alla cultura musulmana, che basa lo scorrere degli anni su una serie di cicli lunari.

    Le finiture del bracciale, del quadrante e della cassa sono per entrambi gli orologi le medesime del Tonda PF Calendario Gregoriano. Il diametro della cassa rimane di 42 mm mentre cambia lo spessore: 12,2 mm per lo Xiali, 11,2 per l’Hijri. Comunque incredibilmente sottili. Conviene dunque, per ciascuno dei due pezzi, concentrarsi sulle indicazioni del quadrante e sui movimenti e lasciare ulteriori descrizioni nelle didascalie. Parto dal Tonda PF Hijri.

    I calendari Parmigiani Fleurier guardano al Medio Oriente

    A differenza del calendario gregoriano, il calendario Hijri è puramente lunare. Fu introdotto dal profeta Maometto al tempo dell’Egira (o Hijra, da cui il nome), il momento in cui si traferì dalla Mecca a Medina nel 622 d.C. Segnò una rottura rispetto ai precedenti sistemi utilizzati dalle tribù arabe, alcune delle quali utilizzavano calendari lunari, altre calendari lunisolari.

    Secondo tra i calendari Parmigiani Fleurier, ecco dunque che il Tonda PF Hijri riflette gli aspetti storici delle tradizioni nomadi musulmane e delle pratiche religiose. Basato sul ciclo lunare, è organizzato in 12 mesi, ciascuno denominato in caratteri arabi in base a precetti o compiti dettati dalle stagioni o dal Corano.

    Il secondo mese, per esempio, è Safar, che si traduce più o meno come “vuoto”: in quel periodo dell’anno le case erano vuote perché i loro abitanti erano fuori, a raccogliere cibo. L’ottavo mese, Sha’ban, significa “sparso”, perché segnava il periodo dell’anno in cui le persone si disperdevano per raccogliere l’acqua. 

    Un quadrante ricchissimo

    Tutto questo è ben presente sul quadrante dell’orologio che, lo ricordo, è un calendario perpetuo e quindi tiene automaticamente conto della differente durata dei mesi anche negli anni bisestili. E non potrebbe essere diversamente, visto che il calendario islamico conta diverse eccezioni. Il ciclo lunare Hijri è di 30 anni e consiste in 19 anni comuni con 354 giorni e 11 anni abbondanti con 355 giorni. Questo perché dei 12 mesi che compongono l’anno, 6 hanno 30 giorni, 5 ne hanno 29 e uno è variabile a 29 o 30. Per cui c’è una differenza annuale da -10 a -12 giorni.

    Oltre alle ore e ai minuti, quindi, il complesso Tonda PF Hijri indica le varie informazioni su diversi contatori. Quello a ore 3 riporta i 12 mesi dell’anno in numeri: il 9° mese, il Ramadan, sacro per i musulmani, è in verde, il colore dell’Islam. Il contatore a ore 9 indica la data fino al 30. La piccola apertura all’interno segnala la differenza tra mesi di 30 e 29 giorni: se è verde, il mese è da 30. Infine il contatore a ore 12 segnala il ciclo lunare di 30 anni.

    Anche il materiale dell’orologio ha un significato culturale. Poiché il Corano istruisce gli uomini a non adornarsi con l’oro, non è stato possibile utilizzarlo per la cassa né per il bracciale. Né l’oro giallo, né l’oro rosa. Seguendo i dettami della cultura islamica, si è scelto dunque il platino e sulle fasi lunari dell’Hijri è stato usato l’oro bianco anziché quello giallo utilizzato per gli altri.

    Calibro che vince, non si cambia

    Come alcuni di voi sapranno, l’Hijri non è una novità assoluta tra i calendari Parmigiani Fleurier. È infatti stato introdotto per la prima volta in collezione nel 2019 e nel 2020 ha vinto il premio per l’innovazione nel Grand Prix d’Horlogerie de Genève. A sua volta, quel pezzo si basava sulla tecnologia che Parmigiani Fleurier aveva originariamente sviluppato per un orologio da tavolo del 2011, ispirato da un antico orologio da tasca con calendario arabo restaurato da Michel Parmigiani.

    La nuova edizione in platino armonizza l’orologio del 2019 alla trilogia di calendari perpetui sotto il profilo dell’estetica. Quella referenza era infatti diversa in quanto a colori e visualizzazione delle informazioni, pur mantenendo la medesima impostazione del quadrante. La cassa era anch’essa in platino ma più ampia, 44,5 mm, e più spessa, 14,09 mm.

    Lavorando su quell’orologio, Parmigiani Fleurier ha avuto modo di affidarsi al medesimo calibro di manifattura PF009, un movimento automatico con modulo calendario perpetuo. L’autonomia arriva fino a 48 ore e la frequenza di oscillazione è a 28.800 alternanze/ora. Le dimensioni totali di movimento e modulo insieme sono di 33,8 mm di diametro e 5,7 di spessore. Come nel calibro del calendario gregoriano, la decorazione prevede Côtes de Genève e ponti smussati, massa oscillante in platino scheletrata, lucidata e sabbiata.

    La sfida più dura per i calendari Parmigiani Fleurier

    Così come l’Hijri, anche il Tonda PF Xiali Calendario Cinese Completo non è una prima assoluta tra i calendari Parmigiani Fleurier. Lanciato all’inizio di quest’anno, ne abbiamo già scritto qui. Ragion per cui invito a rileggere almeno la prima parte di quell’articolo per capire come funziona in Cina la misurazione del tempo attraverso i calendari. In questo modo potrete intuire come mai per un orologiaio è un vero rompicapo infilarla in un orologio da polso.

    Come accaduto con il primo Hijri, anche tra questa versione dello Xiali e la precedente c’è un’importante differenza. Là era la dimensione della cassa (44,5 mm contro 42), qui è il materiale: perché dall’acciaio dello Xiali precedente si è passati al platino dell’attuale, per armonizzarlo con la trilogia dei calendari Parmigiani Fleurier. Il diametro da 42 mm è rimasto lo stesso.

    Non è cambiata nemmeno la disposizione dei contatori sul quadrante, mentre tra i due Hijri qualche differenza c’era. A ore 12 ci sono l’indicazione del nome dell’anno/animale e del relativo elemento, oltre all’associazione con il ciclo yīn-yáng. Troviamo a ore 3 l’indicazione del numero del giorno del mese (da 1 a 29 o da 1 a 30, a seconda della lunghezza del mese) e una finestrella che segnala la lunghezza di quello corrente. A ore 6 si trova l’indicazione della fase lunare, sincronizzata con il numero del giorno. A ore 9 l’indicazione del numero del mese da 1 a 12 e una finestrella con l’indicazione del mese extra-lunare, che resta vuota quando questo non c’è.

    Ottimizzare le risorse

    Anche con il Tonda PF Xiali di questa trilogia in platino, Parmigiani Fleurier ha ottimizzato gli sforzi tecnici servendosi dello stesso calibro utilizzato nell’orologio lanciato all’inizio del 2023. Parlo del calibro di manifattura PF008, che lavora a 28.800 alternanze/ora e ha un’autonomia di 54 ore.

    Qui le dimensioni totali di movimento e modulo insieme sono di 32,6 mm di diametro e 6,9 di spessore: oltre un millimetro in più di altezza rispetto all’Hijri, vista la quantità di informazioni che il calibro deve gestire, è comunque un’inezia. Anche qui, stessa attenzione alle decorazioni: massa oscillante in platino scheletrata, lucidata e sabbiata, Côtes de Genève e ponti smussati.

    Come avrete capito, il Tonda PF Xiali nasconde un meccanismo molto sofisticato che serve a visualizzare le informazioni in caratteri cinesi classici. Poiché il calendario cinese non è ciclico, la complicazione è programmata meccanicamente e copre un periodo di 12 anni, utilizzando un sistema a camme. Alla fine di questi 12 anni, l’orologio dev’essere ripristinato per un nuovo periodo equivalente.

    Durante questo periodo, l’orologio fornisce tutte le informazioni senza alcuna necessità di intervento, purché sia sempre tenuto in funzione. Se si ferma, le informazioni si ripristinano correggendo il numero del giorno e del mese con un correttore rapido, se necessario, per facilitare la rimessa in linea su lunghi periodi.

    Un omaggio culturale

    Un’informazione di servizio: il prezzo del cofanetto che comprende la straordinaria trilogia di calendari Parmigiani Fleurier non è disponibile se non su esplicita richiesta del diretto interessato. Detto ciò, penso abbiate capito che con questo sforzo meccanico la Maison abbia prima di tutto voluto compiere una operazione culturale. Lo ha fatto mettendo a disposizione il proprio savoir-faire e la propria perizia tecnica.

    Credo quindi che il modo migliore per chiudere la mia carrellata sia quello di prendere in prestito le parole di Guido Terreni: «La storia dell’orologeria è strettamente intrecciata con la storia della civiltà umana e riflette i progressi della tecnologia e i mutevoli valori culturali delle diverse epoche. Pertanto, l’orologeria è un’espressione culturale, poiché i calendari sono lo specchio delle civiltà, rappresentano per Parmigiani Fleurier un segno di rispetto multiculturale. Vogliamo interpretare le caratteristiche di una società creando un orologio che integri tutte le informazioni permettendoci di comprenderne l’organizzazione e la storia».

  • I calendari Parmigiani Fleurier #1. Un ponte fra culture

    I calendari Parmigiani Fleurier #1. Un ponte fra culture

    «Venite, scendiamo e confondiamo il loro linguaggio, affinché l’uno non capisca il parlare dell’altro». Sono le parole che, secondo la Bibbia, Dio avrebbe pronunciato prima di punire l’uomo, reo di voler toccare il cielo con la Torre di Babele. Sappiamo come è finita. Oltre che per le lingue, però, alcune fette di umanità hanno qualche problemino di comprensione anche sui calendari. Ecco, con i calendari Parmigiani Fleurier prova a gettare un ponte fra tre grandi culture – occidentale, araba e cinese – che misurano il tempo con metodi diversi. E lo fa da par suo.

    I calendari Parmigiani Fleurier e la visione di Michel Parmigiani

    Non è un caso che Michel Parmigiani definisca il calendario «una complicazione orologiera affascinante, in quanto è davvero lo specchio delle civiltà». La Maison da lui fondata è di fatto l’unica a essersi cimentata con i sistemi gregoriano, arabo e cinese, in una trilogia della collezione Tonda che è un omaggio non solo all’orologeria, ma all’intera umanità.

    Sviluppati negli ultimi anni e orgoglio del Ceo Guido Terreni, i calendari Parmigiani Fleurier Tonda hanno trovato nel 2023 la migliore espressione in una speciale edizione limitata di tre cofanetti, ciascuno dei quali li include tutt’e tre. Presentati a Watches and Wonders Geneva la scorsa primavera, sono un incrocio tra cultura, civiltà e storia, una prova di Alta Orologeria cui il Marchio conferisce un significato unico.

    Oltre al fatto di leggere e misurare il tempo con specifiche differenti, i tre calendari hanno in comune anche un’altra caratteristica: il materiale di cui sono fatti. Gli orologi della trilogia sono in platino. Una scelta non casuale, perché è ormai questo il metallo scelto da Michel Parmigiani per le referenze più prestigiose del catalogo. Un segno identificativo, al pari della lunetta zigrinata e del quadrante guilloché con motivi Grain d’orge.

    Perché il platino?

    E pensare che non sempre il platino ha goduto di grande fortuna: lo si evince anche dal nome, che deriva dallo spagnolo plata e letteralmente significa “piccolo argento”, o “argento di poco valore”. Scoperto dai conquistadores in Sudamerica sul finire del XVI secolo, questo metallo bianchiccio simile all’argento all’inizio era considerato una scocciatura. Spesso era rinvenuto insieme all’oro, del quale alterava la purezza e ostacolava l’estrazione.

    Con il tempo, però, si è cominciato ad apprezzarne le caratteristiche e a utilizzarlo per realizzare monete, gioielli e anche strumenti scientifici. Ma quali sono le proprietà che lo rendono ideale anche per l’impiego nell’alta orologeria?

    Intanto il platino è resistente all’usura, all’ossidazione e alla corrosione. È amagnetico: una manna per i calibri degli orologi. È biocompatibile, non dà reazioni a contatto con il corpo umano. In più, è molto denso, pesante, ideale per chi vuole sentire bene ciò che indossa al polso. Ha un’altissimo punto di fusione ma allo stesso tempo è estremamente malleabile, facile da lavorare: basti pensare che con un grammo di platino si può ricavare un filo lungo due chilometri. Infine è raro, quindi prezioso: per produrre 30 grammi di platino, devono essere estratte circa 10 tonnellate di minerale. Quale alleato migliore per i calendari Parmigiani Fleurier?

    Il Tonda PF Calendario Gregoriano

    Comincio il racconto della trilogia dal calendario gregoriano. Siamo in Occidente, partiamo da qui, con il Tonda PF Gregorian Calendar, che in realtà è un Tonda Calendario Annuale. Un orologio caratterizzato da due complicazioni principali: la data retrograda e la fase lunare di precisione. Insieme orientano nettamente questo pezzo verso l’astronomia, con la riproduzione delle rivoluzioni della Terra intorno al Sole e in relazione alla Luna.

    Il quadrante in platino con finitura sabbiata è un vero pannello di controllo dell’anno in corso. A ore 3 si trova il contatore che indica i mesi, bilanciato a ore 9 da quello con i giorni della settimana. In entrambi, sia la parte centrale sia l’anello con le indicazioni mantengono la finitura sabbiata dell’intero quadrante, dando omogeneità visiva al tutto.

    A ore 6 c’è una delle due complicazioni protagoniste: la fase lunare di precisione. Impostata all’interno di una finestra circolare, mostra il cammino della Luna visto da entrambi gli emisferi della Terra, in modo da corrispondere alla posizione geografica di chi indossa l’orologio. Il cielo stellato in avventurina blu e i dischi della Luna in oro rosa danno un tocco di colore al quadrante, altrimenti monocromatico. 

    Le fasi lunari astronomiche

    Ma perché si chiama “fase lunare di precisione”? Non si tratta di un vezzo di Michel Parmigiani, ma di una caratteristica sostanziale presente in certi esemplari astronomici. Grazie al fatto che necessita di un’unica correzione ogni 122 anni, il sistema compensa la discrepanza tra quello che è il ciclo lunare convenzionale – 29 giorni e 12 ore – e il ciclo lunare reale. Quest’ultimo, detto anche mese sinodico, dura infatti in media 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 2,8 secondi: differenza che si accumula e, a lungo andare (ogni 122 anni, appunto), provoca una lunazione sfasata di un giorno in avanti. 

    Per non oscurare la precisione e la poeticità della prima complicazione, i designer di Parmigiani Fleurier hanno ideato per la seconda – la data retrograda – una soluzione ottimale. Indicato da una lancetta centrale con la punta a forma di mezzaluna, il datario è infatti disposto su un arco di cerchio alla periferia del quadrante, così da occuparne i due terzi superiori. In questo modo, la lancetta (che torna con uno scatto fulmineo all’1 allo scoccare della mezzanotte del 31) non passa mai al di sopra della finestra delle fasi lunari, per non ostacolarne la vista.

    Uno sguardo alla cassa

    La cassa del Tonda PF Calendario Gregoriano, lo avete letto, è in platino, così come la lunetta zigrinata, firma dei calendari Parmigiani Fleurier e non solo. Misura 42 mm di diametro e ha l’impressionante spessore di 11,1 mm. Perché impressionante? Provate a pensare alla quantità di componenti presenti nel calibro e a quello che significa farli stare in uno spazio così minuscolo…

    La lavorazione alterna, come spesso accade, finiture lucide (parte superiore e inferiore delle anse e lunetta) e satinate (lato cassa e lati delle anse). Gli stessi effetti sono riservati al bracciale a tre file – anch’esso in platino – ma qui sono ancora più ricercati. La satinatura è riservata alle maglie centrali mentre quelle laterali sono lucide. La finitura opaca torna sul profilo laterale del bracciale e ne accompagna la rastrematura fino alla fibbia pieghevole in oro bianco. Basterebbe questo a definire l’attenzione che Parmigiani Fleurier ha riservato al Tonda PF Calendario Gregoriano.

    Un calibro degno dei calendari Parmigiani Fleurier

    Arrivo infine al calibro, che nel caso del Tonda PF Calendario Gregoriano è il PF339, un movimento di manifattura a carica automatica con, appunto, calendario annuale retrogrado e fasi lunari di precisione. Il calibro lavora alle canoniche 28.800 alternanze orarie e ha un’autonomia di 50 ore circa a carica completa. Prestazione interessante, alla luce delle tante indicazioni che la meccanica dell’orologio è chiamata a mostrare.

    Come detto, l’unica correzione delle fasi lunari avviene ogni 122 anni. Il calibro, però, non riconosce la diversa durata del mese di febbraio (proprio perché è un calendario annuale, non perpetuo), per cui è necessaria una regolazione manuale una volta all’anno. Tutte le regolazioni dei contatori e della data retrograda possono essere effettuate utilizzando i pulsanti discretamente incassati nella carrure.

    Parmigiani Fleurier ha sviluppato il calibro PF339 a partire dal calibro automatico PF331, dotandolo di un modulo aggiuntivo per il calendario annuale retrogrado e le fasi lunari di precisione. La caratteristica principale del movimento è il doppio bariletto montato in serie, che stabilizza la distribuzione dell’energia così da trasmetterla all’organo regolatore in modo costante. Naturalmente anche il grado di finitura è ai massimi livelli: Côtes de Genève e ponti smussati, massa oscillante in platino scheletrata, lucidata e sabbiata. Un gran bel pezzo dunque, che costituisce il primo orologio dei tre calendari Parmigiani Fleurier dedicati alle grandi culture del mondo. Per i prossimi due, Hijri (mondo arabo) e Xiali (Cina), vi do appuntamento a domani.

  • L’Alarm Travel Time, il nuovo complicato di Patek Philippe

    L’Alarm Travel Time, il nuovo complicato di Patek Philippe

    Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate in questo articolo. Lasciatela come l’ho lasciata io: la cassa non è in acciaio, non è in oro bianco, ma in maledetto, meraviglioso, costosissimo platino. E l’orologio costa un bel duecentomila e fischia euro. È il Patek Philippe Alarm Travel Time. So che alcuni di voi – indifferenti alle perdute speranze dei comuni mortali – potranno permetterselo e ammetto la mia invidia. Ma non quell’invidia verde dovuta al travaso di bile, no.

    Non solo non vi odio, ma sono felice della vostra esistenza e della vostra ricchezza, altrimenti Patek Philippe non tenterebbe nemmeno di pensarli, orologi di questo genere. Sarei più felice se potessi permettermelo, ma capisco che non se ne parla. E capisco pure per quale ragione da Patek Philippe abbiano deciso di non realizzare – almeno per ora – non dico la versione in acciaio, ma nemmeno quella in oro bianco o rosso. Per diminuire le richieste ed evitare (si spera) le speculazioni.

    Qualche furbo dirà che questa volta è stata Patek a speculare: dai 45mila e rotti del “normale” Travel Time con cassa in oro bianco ai 209.190 (per la precisione) dell’Alarm Travel Time ce ne passano, di euro, per le tasche… In fin dei conti hanno preso il movimento precedente, ci hanno aggiunto una sveglia e il gioco è fatto. Naaaah, vi dico. Patek Philippe non le fa, queste furbate. Patek Philippe è Patek Philippe perché non cerca mai scorciatoie facili.

    Michelangelo non ha mica chiesto a Papa Giulio II di dividere in due quello stanzone di 500 metri quadrati per sbrigarsi a dipingere un affresco che non voleva fare. Né il Papa gli ha detto di non perdersi in dettagli per far prima e costare meno. Tutti e due hanno fatto il meglio che si poteva fare, anche se – giuro! – ho sentito qualcuno lamentarsi che aveva la cervicale e proprio lassù doveva dipingere, Michelangelo? Dopodiché le stesse cose (doppio fuso orario e sveglia) te le fa qualunque cellulare e anche in maniera più precisa, efficiente ed economica. Ma non è una forma d’arte, non è qualcosa di assimilabile, seppure alla lontana, con la Cappella Sistina.

    Ma capisco alcuni detrattori. In effetti è vero che a un occhio sbrigativo il movimento dell’Alarm Travel Time sembra essere un’evoluzione del 324 usato come base per il “vecchio” Travel Time. In realtà la cosa è molto diversa: osservando le foto dell’Alarm Travel Time, si nota come sul lato destro la corona e il pulsante per la sveglia siano sullo stesso asse. Ma se, sulla sinistra, i due pulsanti sono esattamente nello stesso posto del Travel Time, questo vuol dire che: a) la posizione ad ore 4 circa della corona di carica non è ottenuta semplicemente facendo ruotare di qualche grado il movimento base; e b) che la corona della sveglia, sullo stesso piano della corona di carica, non può essere collegata ad un modulo aggiuntivo montato sul movimento di base, ma deve essere integrata al movimento.

    Sono andato ad osservare le foto laterali del Travel Time e la corona di carica è posta su un piano leggermente più basso dei pulsanti + e – sul lato sinistro, mentre nell’Alarm Travel Time i tre pulsanti e la corona sono sullo stesso piano. Tutto questo fa comprendere come già il Travel Time rappresentasse una variante profonda del calibro 324 – una variante denominata 324 S C FUS, montata su tre versioni del Travel Time e due dell’Acquanaut – ma nel caso del calibro Patek Philippe AL 30-660 S C FUS le cose si complicano, e molto.

    Non a caso, sebbene vi sia l’aggiunta della sveglia e il diametro del movimento sia lo stesso per entrambi (31 millimetri), e non ostante il numero dei componenti salga da 294 a 574, lo spessore aumenta di soli 1,7 millimetri. Pochi per un dispositivo come lo svegliarino, che richiede un secondo bariletto e per giunta, in questo caso, suona su un classico gong da ripetizione minuti. Ma non basta: per evitare problemi di settaggi tra loro in contrapposizione, il movimento dell’Alarm Travel Time dispone di una lunga serie di “sicure” (dal datario al doppio fuso, dall’inserimento della sveglia alla rimessa all’ora). Che impediscono ai vari dispositivi  di entrare in conflitto fra di loro, evitando in tal modo guasti sempre in agguato.

    L’Alarm Travel Time insomma ha un vero e proprio movimento integrato e non una sorta di “cipolla” fatta di strati diversi. Un movimento integrato, concepito e realizzato per un solo modello d’orologio, anche se è pensabile che in un futuro – vicino o lontano non è facile da capire – arriveranno modelli con cassa in oro. E forse, come nel caso del Travel Time, anche versioni con cassa Aquanaut, sebbene ad ogni pulsante che si aggiunge l’impermeabilità diventi sempre più problematica. Ma non credo che qualcuno andrebbe mai a fare un bagno tenendo al polso un simile orologio. E se lo fa è un mentecatto che rischia di essere, giustamente, punito.

    Il funzionamento. Partiamo, per semplicità, dal quadrante del Travel Time. Agendo sui pulsanti + e -, sulla sinistra e dotati si sicura per evitare azionamenti involontari, si può far avanzare la lancetta piena dell’ora locale, mentre quella scheletrata dell’ora di casa rimane al suo posto. Se sia giorno o notte (relativamente all’ora locale o a quella di casa) lo si comprende dal colore delle due finestrelle circolari dotate di didascalia a prova di scemo: Local e Home.

    Per intenderci, guardando la foto del Travel Time si capisce che a casa sono le 8 e 8 minuti della notte, mentre noi ci troviamo in una località in cui sono le 10 e 8 minuti della mattina del 24 del mese. A proposito: il datario – che indica sempre la data relativa all’ora locale – viene regolato, di base, da un pulsante fra le anse, in basso rispetto al quadrante. Anche in questo caso intervengono alcune “sicure” per evitare le classiche “ore proibite” e/o interferenze con i pulsanti per aumentare o diminuire di un’ora (ad ogni pressione) l’ora locale.

    Passiamo quindi ad esaminare la foto dell’Alarm Travel Time. Le lancette indicano le 10 e 8 minuti della mattina a casa, mentre là dove ci troviamo sono le 8 e 8 minuti della sera. E siamo in un posto dove è il 18 del mese. Passando alla sveglia, è impostata per le 9 e 30 della sera (l’ora viene indicata con un’approssimazione di 15 minuti) nelle due finestrelle; mentre che si tratti della sera lo si capisce dal colore scuro nella finestrella rotonda posta sotto l’indicazione dell’ora in cui la sveglia dovrebbe suonare. Ma non lo farà perché la finestrella a forma di campanella indica che non abbiamo attivato lo svegliarino tramite la corona posta circa al 2. Con la corona di carica si muta, come sempre, l’indicazione dell’ora, ma in prima posizione si carica in un senso di rotazione il bariletto dello svegliarino e nell’altro il “normale” movimento.

    Una notazione, infine, per comprendere quanto sia stata ingegnosa la progettazione dell’Alarm Travel Time. Le informazioni, nel Travel Time, sono articolate su sette livelli: i dischi giorno/notte per ora locale e di casa; il quadrante; la lancetta del datario; la lancetta delle ore “di casa”; quella delle ore locali; quella dei minuti; e infine quella dei secondi. Nel caso dell’Alarm Travel Time gli spazi sono così ben gestiti che si aggiunge un solo livello sotto il quadrante: quello dei dischi di ore e minuti per l’impostazione della sveglia; quello per il giorno/notte e per l’attivazione o meno della sveglia (che poi non è un disco, ma tant’è) sono invece sullo stesso piano degli indicatori giorno/notte per ora locale e di casa.

    L’Alarm Travel Time di Patek Philippe non viene prodotto in edizione limitata e numerata, ma è come lo fosse: i tempi necessari per la produzione del movimento sono tali che ogni anno la disponibilità sarà indicativamente di pochissime decine d’esemplari. Il che, nel caso di un Patek Philippe complicato, rischia di scatenare fenomeni di speculazione che la Casa non ama. Da questo deriva la scelta di realizzare in platino la cassa: per ridurre la platea dei possibili compratori e scontentare un numero inferiore di clienti. Alcuni dei quali dovranno aspettare non poco per conquistarne – è il caso di dirlo – un pur costosissimo esemplare.