Giornale Degli Orologi
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Tag: Watches and Wonders Geneva

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 23/09/2024

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 23/09/2024

    Tornano le Cronache dell’orologeria. Per informarvi, come al solito, sulle novità del momento: le manifestazioni, i testimonial, le campagne, oltre alle notizie più propriamente “aziendali”… Ma questa settimana le Cronache dell’orologeria badano meno ai fatti locali per avere una prospettiva più ampia, a livello internazionale. Com’è giusto che sia, in questo Villaggio Globale. Buona lettura!

    Con passione

    Cosa unisce Damian Lillard, Enea Bastianini, Primož Roglič e Jolanda Neff? Sono tutti grandi nomi dello sport, certo. Ma non solo: il cestista dell’NBA (nella foto), il rider Ducati della MotoGP, il ciclista che ha vinto ovunque, la mounter biker oro olimpico sono tutti ambasciatori di Tissot. Che ha cucito su di loro una nuova campagna, in cui raccontano come sono arrivati ai vertici delle rispettive discipline. E sottilineano l’importanza dell’impegno, nel tempo. Come dice il saggio: «Roma non fu costruita in un giorno»…

    Tic e beat

    G-Shock ha un nuovo Brand Ambassador per l’Europa: Central Cee. Il rapper britannico – in vetta alle classifiche internazionali, 2 miliardi di stream su Spotify nel 2023, 4 nomination agli ultimi Brit Awards… – sarà quindi protagonista della prossima campagna, che valorizza le storie delle persone e dei prodotti Built Different. E d’ora in poi potrà indossare anche l’intera collezione di orologi del Marchio, dai pezzi più famosi ai nuovi, coloratissimi GM-2110. Del resto, lui stesso racconta di essere un fan di G-Shock fin da bambino…

    Nella fiera delle meraviglie

    Lo avrete letto sicuramente, qui o da qualche altra parte. Dopo anni di attesa, Bulgari entra finalmente nella rosa degli espositori di Watches and Wonders 2025 e completa il novero dei brand di LVMH presenti (il Gruppo, secondo i soliti ben informati, al Palexpo avrà uno spazio tutto suo). Sembrerà di essere tornati nella vecchia Baselworld? Non proprio. Fra i “grandi” mancano ancora i marchi alto di gamma di Swatch Group. E poi Breitling e gli ex del Sihh: Audemars Piguet, Richard Mille, Girard-Perregaux… Ma la strada è giusta.

    A proposito di lusso

    Al Four Season Hôtel des Bergues di Ginevra, il 1° e 2 ottobre, si terrà la 6a edizione annuale del Luxury Innovation Summit. Ovvero l’ormai celebre piattaforma, organizzata dalla Maison LVG, che fa il punto sulle attuali sfide affrontate dal mondo del lusso: dall’innovazione tecnologica (Ai, Nft, Blockchain…) alla sostenibilità, dalle tendenze del mercato alle iniziative imprenditoriali. Oltre alle numerose tavole rotonde, da citare anche la premiazione dei Luxury Innovation Awards. E i nomi di qualche sponsor: Bulgari, Breitling, Cyrus…

    Cronache dell’orologeria… corporate

    Al centro. Massimo Carraro, Presidente di Morellato Group, durante la premiazione

    In Italia è poco noto, ma in Germania il Premio Mercurio è una vera istituzione. Assegnato ogni anno dall’Associazione economica italo-tedesca alle aziende che si sono distinte nei rapporti economico-culturali fra i due Paesi, nell’edizione 2024 ha visto Morellato Group ricevere il riconoscimento Italian Luxury Excellence. Un successo che il Gruppo italiano ha conseguito soprattutto grazie all’acquisizione di Christ, storico brand di gioielleria evoluto in un provider omnichannel (come dicono gli esperti di marketing…).

    In giro per bancarelle

    Appassionati o semplici curiosi, l’appuntamento è per domenica 29, a Gorgonzola: dove si terrà la Fiera di Orologiko.it. Giunta alla 5a edizione, la mostra-mercato riunisce una quarantina di espositori ed è dedicata allo scambio, all’acquisto e alla valutazione di orologi vintage. E in più prevede laboratori didattici, sia per i bambini (anche i più piccoli), sia per gli adulti (storia e curiosità, montaggio e smontaggio di un “tasca”). Il tutto, come sempre, è gratuito. (Palazzo Pirola, piazza della Repubblica 1, dalle 10 alle 18).

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Aquanaut Travel Time Ref. 5164G & Co. Il viaggio sport-chic di Patek

    Aquanaut Travel Time Ref. 5164G & Co. Il viaggio sport-chic di Patek

    Li abbiamo visti a Watches and Wonders Geneva, la scorsa primavera. Tre nuove versioni dell’Aquanaut, tre variazioni sul tema con cui Patek Philippe va ad arricchire la collezione. In primis l’Aquanaut Travel Time Ref. 5164G in oro bianco, poi l’Aquanaut Travel Time Ref. 5269R al quarzo, infine un esemplare di alta gioielleria, l’Aquanaut Luce Ref. 5268. Ma prima di entrare nel dettaglio, concedetemi una breve parentesi.

    Amarcord…

    Il Giornale degli Orologi si è già occupato più volte dell’Aquanaut. Lo scorso anno vi abbiamo raccontato del Calendario Annuale, e prima ancora delle estensioni di linea al femminile e crono. Perché qui in redazione ci teniamo a tenervi informati sulle novità – certo. E perché Patek rappresenta l’emblema dell’industria orologiera elvetica, da cui non si può prescindere – vero. Ma è anche una collezione cui mi sento personalmente legata, dato che l’ho vista nascere.

    Sono passati quasi 30 anni, ma ricordo bene il lancio dell’Aquanaut. Era il 1997: molti di voi non erano ancora nati o erano solo bambini, mentre io ero già a Baselworld – una delle mie prime fiere, a essere sincera. Da Patek Philippe vidi questo nuovo orologio, la Ref. 5060A (35,6 mm di diametro), che mi colpì subito. Ma non era lo stile sport-chic che lo caratterizzava, così nitido e definito, c’era qualcos’altro. Era la prima volta che lo vedevo, eppure era così familiare…

    Capii poi che quella sensazione di déjà vu proveniva dalla forma della lunetta ottagonale, a oblò, ripresa dal Nautilus, da cui l’orologio prendeva chiaramente ispirazione. Però l’Aquanaut era molto meno “classico”, più lineare, più contemporaneo: in una parola, più giovane. Forse per il cinturino Tropical, in materiale composito, la prima gomma nel catalogo della Manifattura, in perfetto accordo con l’esclusivo pattern del quadrante. E poi costava nettamente meno del Nautilus, ma aveva la stessa allure Patek.

    Fin da subito, nel ‘98, l’Aquanaut conobbe i primi sviluppi: due versioni più piccole (29,5 e 34 mm) e una più grande (38,8 mm), poi l’adozione del bracciale e, nel ‘99, dell’oro giallo. Tranquilli, non ho intenzione di ripercorrere l’intera storia della collezione. Cito solo qualche data, giusto per darvi un’idea di come si è evoluta. Avanti veloce: 2004, Aquanaut Luce, con diamanti. 2007, restyling. 2011, Travel Time. 2017, versione Jumbo (42,2 mm) e Advanced Research. 2018, cronografo. 2023, calendario annuale.

    Il sistema Travel Time di Patek Philippe

    Alt, un passo indietro. 2011, Travel Time, dicevo: ovvero la Ref. 5164A, con cassa in acciaio (40,8 mm) e un total look nero. Seguito, nel 2016, dalla Ref. 5164R, con cassa in oro rosa e una monocromia cioccolato. Ecco, sono questi i precedenti del nuovo Aquanaut Travel Time Ref. 5164G, che per la prima volta presenta la cassa in oro bianco, mentre il quadrante e il cinturino sono grigio-blu – colore ricorrente in collezione, negli ultimi tempi. Ad accomunarli, oltre al consueto stile sport-chic che ormai è un marchio di fabbrica, la meccanica.

    Prima il calibro 324 S C Fus, poi il diretto discendente, il più evoluto calibro 26-330 S C Fus, entrambi ovviamente costruiti “in casa” ed entrambi a carica automatica. Basati su un brevetto Patek Philippe del 1959, presentano la medesima funzione: l’indicazione simultanea di due fusi orari. Che è riportata per mezzo di due lancette centrali dal diverso design: lancetta piena per l’ora locale, traforata per l’ora “di casa”. Quando si viaggia, basta azionare uno dei due pulsanti correttori posti sulla carrure per far avanzare o indietreggiare con scatti di un’ora la lancetta dell’ora locale.

    In più, le due lancette sono collegate a una doppia funzione giorno/notte, visualizzata in finestrelle separate che mostrano se l’ora cui ci si riferisce è antimeridiana o pomeridiana. E poi c’è il datario a lancetta, settato sull’ora locale. Ah, dimenticavo. Durante le operazioni di settaggio, la lancetta dell’ora locale è disinnescata dal movimento, che mantiene l’indicazione precisa di minuti e secondi. Mentre, quando non si è in viaggio, le due lancette dell’ora sono sovrapposte e hanno un moto perfettamente sincronizzato, quindi quella “di casa” rimane del tutto invisibile.

    L’Aquanaut Travel Time Ref. 5164G

    Detto questo, è chiaro che dal punto di vista meccanico l’Aquanaut Travel Time (quale che sia) risponde a una notevole complessità costruttiva. Eppure, nel rispetto della filosofia Patek, risulta estremamente semplice da usare. Alla tecnologia user-friendly poi corrisponde un’estetica equilibrata: sia dal punto di vista delle informazioni sul quadrante, sia nell’aspetto complessivo dell’orologio. Lo si riscontra anche nell’ultima versione, la Ref. 5164G, che ha appunto la cassa in oro bianco di 40,8 mm di diametro e appena 10,2 mm di spessore. Davvero limitato, vista la presenza del modulo della complicazione.

    Sontuose le finiture, com’è tipico da Patek, con le superfici della lunetta e della carrure spazzolate, i profili, gli smussi e i pulsanti lucidi. Ottima la leggibilità del quadrante, con le lancette e i numeri arabi in oro bianco, applicati e luminescenti, e la luminescenza in rilievo agli indici. Lo sfondo è decorato con le caratteristiche incisioni della collezione, che riprendono il motivo del cinturino in materiale composito – come da copione. Un cenno infine riguardo al colore, quell’inconfondibile grigio-blu che sta diventando un segno distintivo di Patek Philippe. Insolito quanto basta per distinguersi nel panorama cromatico dell’orologeria, ma allo stesso tempo non eccessivo, anzi discreto. E trasversale ai generi, adatto tanto ai polsi maschili che a quelli delle signore.

    L’Aquanaut Travel Time Ref. 5269R

    Tant’è: lo si ritrova anche nell’altro nuovo Aquanaut Travel Time di quest’anno, la Ref. 5269R, dichiaratamente femminile. Che il nome però non tragga in inganno: in questo caso, come scrivevo prima, il doppio fuso orario è una funzione del movimento al quarzo, e si regola semplicemente per mezzo della corona. Non liquidatelo troppo in fretta con scarso interesse, perché c’è quarzo e quarzo: questo è il calibro E 23‑250 S FUS 24H, prodotto in casa con la stessa cura e le stesse attenzioni che la Manifattura dedica ai calibri meccanici.

    Per passare all’habillage, la cassa dell’Aquanaut Travel Time Ref. 5269R è in oro rosa – con un abbinamento ben riuscito, già apprezzato anche nel Calendario annuale cui accennavo prima. Misura 38,8 mm di diametro e non è propriamente mignon (il che sarà apprezzato da più uomini di quanto pensiate). Sul quadrante, accanto alle cifre in oro rosa, spicca a ore 6 la scritta “home”, che fa riferimento alla funzione giorno/notte visualizzata a ore 6 ma ben mimetizzata fra le applique dai profili dorati. Quando si dice attenzione al dettaglio…

    L’Aquanaut Luce Ref. 5268

    Concludo la rassegna sulle novità della collezione 2024 con due parole sull’Aquanaut Luce Ref. 5268. Uno chic-chissimo orologio-gioiello di quelli che sempre più spesso appaiono nel catalogo Patek, da quando la Manifattura è diventata azionista di Salanitro. Anche questo giocato nei toni del bianco e del blu, ha la cassa di 38,8 mm in oro bianco che racchiude un movimento automatico, il calibro 26-330 con secondi centrali. E soprattutto una spettacolare incastonatura di gemme tagliate su misura, che fanno pendant con il motivo del cinturino in materiale composito.

    Il quadrante infatti è completamente tempestato di grandi diamanti e zaffiri baguette, alternati a creare una specie di scacchiera. Il giro delle ore è impreziosito da un pavé di diamanti taglio brillante in cui spiccano agli indici 12 zaffiri baguette (di forma diversa dai precedenti). La lunetta è anch’essa rivestita di zaffiri baguette (più quadrati), sfumati dai toni più chiari a quelli più scuri con una successione ripetuta. Perfino le anse sono incastonate di gemme, diamanti baguette (dalla forma irregolare). In totale l’orologio assomma una caratura impressionante, il che lo rende irraggiungibile per noi comuni mortali. Un sogno, ancor più dei due precedenti Aquanaut Travel Time. A proposito, se volete conoscere i prezzi, li trovate in didascalia.

  • Orologi sautoir, una tendenza dal lungo passato

    Orologi sautoir, una tendenza dal lungo passato

    Come spesso accade, quello che ci sembra nuovo ha radici antiche. È questo anche il caso degli orologi sautoir, preziosi ed elegantissimi, esposti alla scorsa edizione di Watches and Wonders Geneva – ma presenti anche nelle più recenti collezioni di marchi moda, in versioni meno lussuose ma altrettanto deliziose. Eppure, quello che sembra un nuovo modo di indossare l’orologio, in effetti è stato il primo modo con cui l’orologio fu indossato, quando la tecnologia e i materiali ne permisero la miniaturizzazione.

    Il problema delle dimensioni

    Se l’orologio meccanico nacque verso la fine del XIII secolo, è dal XV che la disponibilità di molle affidabili trasforma l’orologio a pesi in un oggetto che può essere facilmente trasportato. Gli acciai delle molle si erano sviluppati, soprattutto in Germania e in Italia, in principio per utilizzi differenti: le serrature e le balestre. Lo stesso Leonardo da Vinci iniziò a occuparsi di orologeria dopo l’inizio della sua collaborazione con Giulio Tedesco, un serraturaio che lavorò con lui per un certo periodo.

    Leggiamo ancora spesso la leggenda dell’uovo di Norimberga: Peter Henlein, un personaggio realmente esistito e certamente abilissimo orologiaio, sarebbe stato il primo a ridurre le dimensioni di un orologio a quelle di una sfera di pochi centimetri di diametro. Inserito in una cassa in argento – secondo la tradizione, un portaessenze traforato che veniva usato per emanare un aroma piacevole, in un’epoca in cui l’igiene personale non era quella dei nostri tempi -, sarebbe stato portato al collo dal ricco e fortunato proprietario grazie a una catena o a una fettuccia di cuoio.

    Questo primato tecnologico tedesco fu grande motivo di orgoglio per la nazione germanica ai tempi del regime nazista. E fece sì che a Henlein venisse dedicato un monumento nella sua città natale, Norimberga, e addirittura un francobollo. L’esemplare conservato nel museo locale, oggetto di venerazione per lungo tempo, si è però rivelato un falso storico, realizzato nel XIX secolo assemblando elementi meccanici precedenti. Le ricerche di Enrico Morpurgo negli antichi archivi porterebbero però l’invenzione di questi orologini personali in Italia, presso le ricchissime ed esigenti corti, come Mantova o Milano.

    I primi orologi sautoir

    Ma torniamo agli antichi orologi sautoir, o meglio ai pendenti da collo: detti anche pettorali, proprio perché esibiti sul petto, erano una vera e propria ostentazione delle possibilità economiche del possessore. Se per re e imperatori la legge dei comuni mortali prevedeva eccezioni, per cui i loro esemplari potevano essere in oro, spesso riccamente decorati con smalti e pietre preziose, restava però il fatto che la corporazione degli orefici per lungo tempo negò a quella degli orologiai il permesso di usare l’oro nelle proprie creazioni.

    Si ebbero quindi, nel XVI e nel XVII secolo, gli orologi “da persona” racchiusi in casse semplicemente dorate, o in ottone. Per vedere il quadrante si doveva sollevare il coperchietto anteriore, che negli esemplari più lussuosi era trasparente, in cristallo di rocca, oppure traforato, per evitare di doverlo spostare, rendendo visibile la posizione dell’unica lancetta.

    Ostentazione, ma non solo: nel XVI secolo l’abbigliamento non prevedeva tasche, ma piuttosto saccocce legate alla cintola. Con il mutamento del costume, l’orologio finì per spostarsi nelle tasche, o nel taschino, diventando meno visibile ma al contempo più protetto. Comunque la moda dell’orologio indossato come pendente di una lunga collana colpì anche l’universo femminile: ritratti di dame altolocate lo presentano, ben visibile, indossato come un gioiello già nel XVI secolo e ancora nel XVII.

    Corsi e ricorsi della moda

    La moda è mutevole, l’usanza cessò per ritornare in auge alla fine del XIX secolo, ma solo ed esclusivamente per le signore. Orologini in oro, smalti e gemme tornarono a essere esibiti e, più tardi, portati con vezzo sospesi a una catenina, solitamente in oro e smalti, in pendant con la decorazione della cassa. Oppure appesi a un nastrino, usati come spilla sul bavero o sull’abito.

    L’ulteriore miniaturizzazione meccanica – culminata con il Calibro 101 di Jaeger-LeCoultre – aveva infatti consentito di fornirli di movimenti di dimensioni ridotte. Famosi rimangono gli orologi sautoir di Cartier, realizzati intorno agli anni ’20: splendidi esemplari in oro e smalto indossati con catene dalla medesima preziosa decorazione, lunghe, come voleva la moda dell’epoca del Charleston. A dire il vero, i registri in rue de la Paix rivelano che i pendentif – come li definivano allora – avevano giocato un ruolo di rilievo anche negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale. Allora, però, la fantasia delle forme (l’ovale, il rettangolo, l’esagono, l’ottagono, perfino il triangolo), si sposava al rigore del bianco e nero, interpretati con il platino, l’onice, le perle e i diamanti.

    Dopo gli anni ’20, invece, la nuova generazione di orologi sautoir segue la rivoluzione dell’esotismo e del colore portata dai Ballets Russes di Diaghilev. Appaiono così gli smalti policromi, il corallo nelle sfumature più vivide, le giade e gli smeraldi di grandi dimensioni, incisi con motivi floreali d’ispirazione giapponese o indiana. Gli esemplari sono inseriti in clip o in piccole sculture, assumono la forma di sigilli, di boule, di stalattiti. La bibbia americana della moda, Vogue, li definisce l’accessorio imprescindibile per le signore eleganti e tutte le principali manifatture dell’epoca li mettono in produzione. Negli archivi Cartier i pendentif registrano vendite di gran lunga superiori a quelle dei modelli da polso nel segmento degli orologi femminili.

    Gli orologi sautoir ai nostri giorni

    Cambiano i tempi, cambiano le abitudini: qualche fugace ricomparsa di questi modelli ne segnò l’attualità anche in tempi più vicini a noi. Memorabili restano gli esemplari firmati da Piaget negli anni ’60/’70, con i quadranti ritagliati nella pietra dura e le lancette animate da quei calibri meccanici ultra-piatti che fecero la fortuna della Maison. Ma anche il Nuovo Millennio non resta immune dal fascino degli orologi sautoir, rivolti soprattutto al pubblico orientale più facoltoso.

    Se Cartier periodicamente li ripropone nelle collezioni più esclusive come summa di rari mestieri d’arte, è di nuovo Piaget a realizzare simili pezzi unici di alta gioielleria, con le tradizionali tecniche orafe che le appartengono. All’ultimo salone di Ginevra, infatti, ha presentato tre orologi sautoir accanto ai modelli d’epoca mostrati in vetrina: ispirati alla stessa esuberanza del passato, come quelli sono in oro, diamanti e pietre dure, ma riaggiornati nelle fogge.

    In realtà Watches and Wonders 2023 ha decretato la rinascita di questa tendenza, con cui si sono misurate diverse maison stimolate dalla vocazione gioielliera, ciascuna seguendo il proprio stile e la propria storia. Così, Chanel – che aveva già dedicato a Coco Chanel un esemplare a tema – ha ampliato la collezione Mademoiselle Privé con un inedito sautoir à secret decorato con l’effigie del Leone. Jaeger-LeCoultre ha fatto rivivere i fasti dell’Art Déco con il Reverso Secret Necklace. E Van Cleef & Arpels ha giocato con il pavé colorato delle pietre preziose o con i cabochon di pietre dure per nascondere i quadranti di sei orologi a segreto della linea Perlée.

    Bijoux a tema

    Se gli esemplari più preziosi fanno sognare le donne di tutte le età ed estrazione sociale, ma rimangono irraggiungibili per la maggioranza di loro, il mercato regala una buona notizia. Diverse marche nelle ultime stagioni hanno colto la tendenza estetica e realizzato orologi sautoir dall’inclinazione pop, accessibili ai portafogli di tutte. Ecco dunque Hamilton che recupera la tradizione dell’orologio trasformabile, da indossare al polo o sul décolleté, e ricrea un pezzo vintage recuperato negli archivi: il Lady Hamilton degli anni ’50, a sua volta ispirato agli anni ’30.

    Fossil invece resta su modelli più classici, tondi od ovali, da personalizzare però con un’incisione o un’immagine prediletta. Mentre Swarovski sfrutta il proprio savoir-faire per creare esemplari originali, dai vetri zaffiri taglio smeraldo o dalle linee a piramidi incastonate di scintillanti pavé di cristalli triangolari.

    Ben tornati, quindi, orologi sautoir – per il piacere di chi li indossa e la gioia di chi li ammira.

  • Agenda di eventi. News & previews – 5/1/2023

    Agenda di eventi. News & previews – 5/1/2023

    “E lo sguardo dritto e aperto nel futuro…”, cantava (al tempo dei dinosauri) Pierangelo Bertoli. Ci sta: siamo all’inizio dell’anno, è lecito guardare avanti, per vedere cosa ci prospettano le prossime settimane. Ecco quindi che il nostro consueto reportage con le notizie dal mondo delle lancette si riempie di quei primi appuntamenti programmati da tempo: aste, mostre, saloni – rinomati e non. Un’agenda di eventi, per ora qui solo accennati, ma su cui torneremo con opportuni approfondimenti a ridosso delle date in questione. Più qualche curiosità annunciata attorno a Natale, che forse vi siete persi. Un’agenda di eventi, soprattutto, che sta già dando tanto da fare agli addetti ai lavori. Ma anche un’agenda di eventi per permetterci di organizzare viaggi e spostamenti: c’è tutto il tempo…

    Orologi in fiera

    Dal 20 al 24 gennaio torna Vicenzaoro, con due spazi per l’orologeria. Il nuovo Time, nel padiglione 1, in cui espongono circa 40 marchi, fra indipendenti (come Edox, GaGà Milano, Locman, Maurice Lacroix, Oisa 1937, U-Boat, per citarne alcuni) e micro-brand (selezionati da Watches of Italy). E l’ormai noto VO Vintage, nel foyer al 1° piano, dedicato al secondo polso. Previsti anche tavole rotonde e dibattiti come L’orologeria italiana e i suoi segreti (il 20 alle 16), moderato dal Direttore de L’Orologio, Dody Giussani. Da non perdere.

    Usato garantito

    Dal 21 al 23 aprile, al Centro Esposizioni di Lugano, si terrà la prima edizione di SwissReLux, “borsa-mercato dell’orologio da collezione, raro e ricondizionato”. Organizzato da Promax Comunication, intende diventare un riferimento globale per l’usato garantito. Settore che negli ultimi tempi ha conosciuto una crescita esponenziale: solo in Svizzera oggi vale 20 miliardi di franchi (più della metà del nuovo) e secondo gli esperti nel 2030 raggiungerà i 35 miliardi di franchi. Accanto agli orologi, ci saranno hanno accessori di moda e haute couture.

    Sotto il martelletto

    Rolex Submariner 5514, uno dei primi Comex del 1974. All’asta da Antiquorum (lotto 201, da 60/120mila euro).

    «Il 2023 segnerà due importanti anniversari», dice Romain Réa, Ceo di Antiquorum. «I 70 anni del Rolex Submariner, di cui Antiquorum è orgogliosa di detenere tutti i record delle referenze Comex vendute all’asta… E i 60 anni del Rolex Daytona Ref. 6239 con quadrante Paul Newman». Modelli che si ritrovano fra i top lot della vendita organizzata dalla Casa d’aste il prossimo 19 gennaio nel Principato di Monaco. Al di là degli highlight, comunque, andate a dare un’occhiata al catalogo online, anche solo per curiosità. Merita…

    Appuntamento a Basilea… pardon, Ginevra

    Foto courtesy Fondation de la Haute Horlogerie / Keystone / Cyril Zingaro

    Ma la nostra agenda di eventi non potrebbe essere completa senza il promemoria di Watches and Wonders Geneva. Che – ormai dovreste saperlo tutti, ma non si sa mai – quest’anno si tiene dal 27 marzo al 2 aprile. Tra le novità, la presenza di nuovi (e inaspettati) marchi che fanno salire a una cinquantina gli espositori. E ben due-giorni-due di apertura al pubblico. Sarà una nostra impressione, ma sembra proprio che il Salone stia perdendo la connotazione elitaria che aveva come Sihh per diventare sempre più simile a Baselworld. E voi cosa ne pensate?

    Buon lavoro, Patrizia!

    Per chi biazzica nell’orologeria Patrizia Aste è un volto noto: per più di 13 anni è stata alla guida di Breitling Italia, e prima ancora ha rivestito ruoli chiave in Zenith, in Omega, in Blancpain… Di recente invece è stata nominata Managing Director di Norqain Italy: sta a lei quindi dar vita alla filiale italiana del marchio indipendente, con sede a Nidau (Biel/Bien), fondato nel 2018 ma già amato da tanti appassionati. Il che significa: organizzarne le attività, curare la distribuzione, creare una nuova community… Buon lavoro, Patrizia!

    Neo-ambasciatrici

    Due nuove stelle brillano nel firmamento di Omega: Federica Pellegrini e Rossella Fiamingo sono diventate ambasciatrici della Casa. Che dire? C’era da aspettarselo, visto l’instancabile marketing della Maison di Biel, che deve aver trovato irresistibile il palmarès conquistato dalle due campionesse nelle proprie discipline. E se vi state chiedendo quali sono i “loro” orologi, eccovi accontentati: al polso della Divina nuotatrice ora spicca un bel Seamaster Planet Ocean, mentre la pluripremiata schermitrice indossa un Constellation. Niente da eccepire.