Approfondimenti

Due o tre cose che so di Longines (e del Longines HydroConquest)

{"autoplay":"false","autoplay_speed":"3000","speed":"300","arrows":"true","dots":"true","loop":"true","nav_slide_column":5}
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image
Slider Nav Image

Considerazioni (personali ma anche oggettive) sulla nuova collezione di subacquei della Casa della clessidra. Con alle spalle un patrimonio di credibilità costruito nei secoli. E una produzione attuale all’insegna del “value for money”


Prima di parlare del Longines HydroConquest devo fare una premessa. E partire da lontano: fino al primo quarto del 1800 francesi e inglesi erano i campioni mondiali dell’orologeria. Nessuno era in grado di realizzare macchine “perfette” come le loro. Tanto che uno svizzero di genio come Abraham-Louis Breguet lasciava Neuchâtel, dov’era nato, per trasferirsi a Parigi. E proprio a Parigi, infatti, raggiungerà la fama così attivamente cercata.

E la Svizzera? La Svizzera produceva orologi, e anche tanti e anche qualcuno di buona qualità. Ma era considerata un po’ la Cina di quei tempi: questi svizzeri si impegnavano, certo, ma difficilmente riuscivano a superare la qualifica di “volonterosi imitatori”. Perché, allora, nel giro di una cinquantina d’anni la Svizzera degli orologi sbaraglierà la concorrenza francese e inglese fino a farla praticamente scomparire?

Perché il mercato chiedeva non più tanto minime quantità di orologi eccezionali, sì, ma costosissimi; chiedeva quantità maggiori di orologi della miglior qualità possibile – a prezzi tali da consentirne la diffusione. Il secolo dell’esplosione scientifica, il secolo in cui il tempo diventa una variabile da tener costantemente sotto controllo – e non solo da parte di una sparuta pattuglia di privilegiati – aveva bisogno di orologi con un buon rapporto fra prezzo e qualità. Inglesi e francesi presero sottogamba questa esigenza, quasi disprezzandola, e gli svizzeri ne approfittarono. Vincendo in maniera così determinante che ancor oggi la Svizzera viene considerata, non a torto, come il Paese dei migliori orologi.

Per aumentare la quantità di orologi prodotti, aumentando la qualità e contemporaneamente diminuendone i prezzi, c’era una sola strada possibile: l’industrializzazione. Il passaggio dal tutto fatto a mano al “facciamo a mano solo quel che serve” o “che costa troppo produrre a macchina” fu assolutamente fondamentale perché includeva l’intercambiabilità dei pezzi da un orologio all’altro, una maggior facilità di riparazione e una riduzione degli alti e bassi qualitativi negli orologi non costosi.

Fra i pionieri di questa splendida rivoluzione Longines ha un posto di grande rilievo. Per saperne di più vi consiglio di fare un salto sul loro sito e leggere la loro storia. Quel che conta, qui, è che Longines – ieri, oggi e probabilmente domani – continua a produrre orologi con un fantastico rapporto fra prezzo e qualità, quello che negli USA viene definito “value for money”. E perché continua a farlo?

Perché alla Longines (come del resto in quasi tutte le marche svizzere d’orologi) non sono così scemi da disperdere la propria eredità, ossia il patrimonio di credibilità messo da parte in quasi due secoli di storia. Per cui, con la complicità di gran parte di Swatch Group (prometto di spiegarvi presto cosa sanno architettare per continuare a battere la concorrenza) Longines, che a Swatch Group appartiene, fa orologi davvero convenienti anche in relazione al prezzo.

Ottimi acquisti come – penso all’estate – l’intera collezione di subacquei Longines HydroConquest. Come al solito non mi pronuncio sull’estetica: ognuno di noi ha – fortunatamente – gusti diversi. Mi limito a notare la qualità delle finiture: rarissime spigolosità, superfici ben lavorate, grande attenzione alla qualità del bracciale, ma anche del cinturino. Apprezzo molto anche la chiusura pieghevole, con tanto di pulsanti di sicurezza, ben concepiti per evitare aperture accidentali; ah, devi premerli entrambi, altrimenti non succede niente.

Apprezzo alcune positive astuzie ergonomiche, ben pensate per rendere più amichevole l’uso dell’orologio; penso alla grafica, elegante perché i disegnatori del Longines Hydroconquest hanno saputo evitare la cacofonia di font che spesso rende incongruo il quadrante di orologi anche più famosi; penso all’unghiatura (non una novità, ma comunque un pensiero gentile) per facilitare l’estrazione della corona al momento di regolare il datario; e penso anche alla buona scelta di versioni differenti fra loro per il diametro, il colore e il movimento montato nella cassa.

C’è anche la variazione cronografica: quella da 43 mm di diametro addirittura con un movimento molto raffinato, in relazione al prezzo, per la presenza della ruota a colonne con frizione a innesto verticale. Anche se devo confessare una mia personale perplessità relativa a tutti i cronografi subacquei, qualunque sia la marca. Un “solo tempo” è più leggibile e ha meno fori sulla cassa, fori attraverso i quali umidità o addirittura acqua potrebbero farsi strada ed allagare l’orologio; magari non subito, ma dopo qualche anno di uso.

Ed è proprio per questo che l’impermeabilità garantita da Longines (ben 30 atmosfere) non deve – ripeto: non deve – essere considerata eccessiva e inutile. La garanzia riguarda sempre l’orologio nuovo; ma dopo qualche tempo gli inevitabili urti (Longines HydroConquest ha comunque due solide spallette per proteggere la corona) rischiano di diminuire nemmeno di poco il grado di tenuta stagna. Trenta atmosfere sono una certezza di poter essere al sicuro per qualche anno, anche se un subacqueo esperto preferisce far verificare l’impermeabilità ogni anno, prima della stagione delle immersioni.

Confesso infine qualche micron di preferenza per il modello con la cassa in ceramica, che resterà come nuova anche dopo avventure potenti. Anche se l’acciaio fornisce qualche sicurezza in più. Una caduta da grande altezza su una superficie dura potrebbe effettivamente distruggere la ceramica; ma con l’acciaio una caduta del genere avrebbe effetti quasi altrettanto distruttivi. In compenso la ceramica ha il vantaggio dell’eterna giovinezza, mentre dal punto di vista tecnico protegge meglio il movimento dalle forti escursioni termiche.

Il consiglio, come sempre, è quello di andare da un concessionario Longines e verificare da sé. Poi fare qualche confronto (non dimenticando che gli HydroConquest hanno la lunetta girevole unidirezionale con l’inserto in ceramica, il vetro zaffiro con un trattamento multistrato per ridurre al minimo i riflessi) e infine scegliere secondo i vostri gusti personali. Sempre che riusciate a trovare un orologio subacqueo (fra i 1.370 e i 3.180 euro) che offre di più a minor prezzo…

Alcuni indirizzi utili:

Concessionari Longines

Rocca 1794 – Torino – Padova – Bari

Bartorelli 1882 – Riccione

Palumbo & Gigante – Palermo