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Tag: Longines HydroConquest

  • Longines HydroConquest GMT: bello e possibile

    Longines HydroConquest GMT: bello e possibile

    È ufficiale, Longines ci ha preso gusto a parlare al viaggiatore sportivo. La prova? Il nuovo Longines HydroConquest GMT, presentato proprio oggi e degno “fratello” dello Spirit Zulu Time, che per il marchio è stato il protagonista delle collezioni 2022. Una novità importante nel portafoglio della Clessidra Alata, per diversi motivi.

    Intanto, arricchisce un’offerta già piuttosto abbondante e variegata sia in termini di referenze, sia di funzioni, non solo nella collezione HydroConquest. In un momento in cui tanti marchi asciugano e razionalizzano il proprio range, è una strategia audace. Poi torna a battere forte sulla funzione GMT, sulla quale Longines vanta una sorta di copyright del quale va, giustamente, fiera. Non voglio tornare in maniera troppo approfondita su aneddoti storici che molti di voi conosceranno, ma proprio perché forse non sono noti a tutti, mi limiterò ad accennarli. 

    Un passettino indietro

    È assodato che GMT è l’acronimo di Greenwich Mean Time, o Tempo Medio di Greenwich. La sigla, in orologeria, indica il sistema di misurazione del secondo fuso orario utilizzando una lancetta sussidiaria delle ore, che si regola indipendentemente da quella principale. La misurazione dei fusi parte dal meridiano 0, sul quale è posto l’osservatorio astronomico londinese di Greenwich.

    Detto questo, il copyright di cui parlavo riguarda un orologio Longines risalente al 1925, il primo del Marchio a indicare un secondo fuso orario. Considerato il primo GMT della storia, aveva la cassa quadrata e a ore 12 riportava la bandiera che, nel sistema marittimo internazionale, indica la Zeta. Zeta come l’iniziale di Zulu, nel cosiddetto alfabeto Nato. E Zeta come Zero, ossia il meridiano di Greenwich, la cui ora è indicata proprio come Zulu Time.

    In realtà, il Marchio aveva già creato nel 1908 un orologio da tasca per il mercato turco in cui l’ora locale poteva essere convertita nell’ora occidentale grazie a un doppio contatore con relative lancette. Però, da quello all’attuale Longines HydroConquest GMT, di tempo e di spazio ce ne corre.

    Longines HydroConquest GMT: chiarezza al potere

    Arrivo allora al nuovo esemplare, che arricchisce la collezione subacquea per eccellenza del Brand, lanciata nel 2007. Per rendere la complicazione la più leggibile possibile, Longines ha scelto la cassa da 41 mm, già presente nella collezione corrente a fianco della 39, della 43 e della cassa femminile da 32 mm. 

    L’alternanza di superfici lucide e satinate tra carrure, anse e profilo zigrinato della lunetta denota l’attenzione alla preziosità delle finiture, anche in un modello dalla spiccata vocazione sportiva come il Longines HydroConquest GMT. Cassa più grande significa anche maggior apertura del quadrante, che aiuta la chiarezza delle informazioni.

    Per la visualizzazione del secondo fuso orario è stato utilizzato un anello piatto al di fuori del giro della minuteria, dove trovano posto gli indici delle 24 ore. Una scelta che rende la lettura del fuso più comoda rispetto, per esempio, a quella di un réhaut inclinato spesso utilizzata nei GMT. La metà inferiore dell’anello, su cui stanno le ore del giorno, è più chiara rispetto a quella superiore, riservata alle ore della notte. In entrambe, le cifre sono a contrasto.

    Quadrante e finiture

    Restando sul quadrante, bella la diversa lavorazione tra l’anello dei fusi e la parte centrale: soleil quest’ultima, liscia la prima. Un dettaglio che tradisce un’attenzione particolare alla qualità, su cui il Brand batte da tempo. Quattro sono i colori in cui è proposto il quadrante: verde, marrone, blu e nero. A parte il marrone, li troviamo già tutti nella collezione HydroConquest.

    Trattandosi di un subacqueo, la leggibilità non è solo riservata alla funzione GMT ma anche e soprattutto alle ore. Troviamo infatti le classiche lancette sfaccettate dell’HydroConquest, dorate lucide nelle referenze marrone e verde, rodiate lucide nelle versioni nera e blu. In queste ultime due, l’outline della punta della lancetta GMT è arancione o azzurro, come gli indici GMT nella parte superiore dei rispettivi quadranti. Anche questo un bel dettaglio di stile.

    Gli indici, applicati e belli grandi, sono generosamente ricoperti di Super-LumiNova. Lo troviamo anche sulle lancette di ore e minuti e sulla punta delle lancette GMT e dei secondi centrali, quest’ultima a “lollipop”. La lunetta girevole unidirezionale è in ceramica, ormai lo standard per la collezione, alla quale non poteva certo sfuggire il Longines HydroConquest GMT.

    Un calibro di cui fidarsi

    Per il movimento, il Marchio è andato sul sicuro. Il calibro automatico L844.5 che anima l’orologio è il fratello gemello dell’L844.4 incassato nello Spirit Zulu Time da 42 e 39 mm. Deriva dall’Eta A31.L01 – a sua volta sviluppato su base Eta 2892-A2 – al quale è stato aggiunto il modulo per l’indicazione del secondo fuso orario.

    Come tutti i movimenti Eta gode di un’affidabilità comprovata. Non stupisce dunque che Longines, come gli altri marchi di Swatch Group di cui Eta fa parte, utilizzi a piene mani calibri sviluppati sulla base di quelli della consociata. Il movimento che dà vita al Longines HydroConquest GMT, come l’Eta A31.L01, lavora a 25.200 alternanze/ora, con un’autonomia a piena carica di circa 72 ore.

    Una scelta di affidabilità dettata anche dalla natura di orologio sportivo professionale che caratterizza l’HydroConquest. Per un pezzo così, è necessario un movimento che non tradisce, la cui solidità costruttiva è in linea con quella complessiva dell’orologio, dalla cassa al bracciale.

    Cinturino o bracciale?

    A proposito di bracciale, per le nuove referenze Longines ha scelto la doppia opzione. Tutti gli orologi sono disponibili con un bracciale in acciaio inossidabile con maglie a forma di H interamente ridisegnate e chiusura con microregolazione, una novità per Longines. Soluzione ideale per adattare l’orologio, eventualmente, al di sopra di una muta da sub o nel caso il polso si dilati per il caldo.

    L’altra opzione è quella di un cinturino in caucciù nero o blu, in tinta con il quadrante delle due referenze; per quelle marrone e verde, invece, il cinturino è un Nato beige o verde. Anche per i due in caucciù è prevista una fibbia pieghevole con microregolazione.

    Come spesso accade, la scelta tra cinturino o bracciale influisce sul prezzo finale dell’orologio. Le referenze con bracciale acciaio e quelle con cinturino in caucciù costano 3.150 euro, più economiche quelle con il cinturino Nato in tessuto: 3.050 euro.

    Il Longines HydroConquest GMT, un potenziale fuoriclasse

    Che dire, quindi, per concludere? Magari vale la pena fare una riflessione di posizionamento sul mercato, al di là di generiche affermazione di marketing che ricordano come l’orologio sia destinato ad “accompagnare in ogni circostanza gli avventurieri moderni e gli sportivi più esigenti”. E la riflessione è che il Longines HydroConquest GMT può dare fastidio alla concorrenza. Per un motivo, principalmente: il rapporto qualità/prezzo.

    Un subacqueo da 30 bar, con queste finiture e questi dettagli a poco più di 3.000 euro non è facilissimo da trovare. Grazie anche al fatto che la scelta di un calibro “proprietario” ma non di manifattura aiuta molto a contenere il prezzo finale. Quando poi, auspicabilmente e come già accaduto per lo Zulu Time, arriverà la versione da 39 mm, l’orologio potrà diventare un fuoriclasse.

    Anche perché tra le complicazioni meno utilizzate, la funzione GMT rimane la più utile ed è molto amata. Ha meno senso su un subacqueo come l’HydroConquest anziché su un orologio da aviatore come lo Zulu Time, ma penso che gli appassionati chiuderanno un occhio e guarderanno più all’ottima fattura complessiva dell’orologio. Che hanno anche i modelli di altri marchi, ma in generale per qualche centinaio (se non migliaio) di euro in più. Una motivazione d’acquisto che, in questi tempi di rialzi generalizzati dei listini, pesa più che nel passato.

  • HydroConquest XXII Commonwealth Games: la serie limitata di Longines

    HydroConquest XXII Commonwealth Games: la serie limitata di Longines

    Chi, come me, ama La Settimana Enigmistica conosce bene la rubrica di curiosità “Forse non tutti sanno che…”. Ebbene, forse non tutti sanno che esiste un evento multisportivo che si tiene ogni quattro anni e che è secondo solo alle Olimpiadi come numero di atleti e di Paesi partecipanti: i Giochi del Commonwealth. Di cui Longines è Partner e Cronometrista Ufficiale, e in quanto tale ha realizzato l’HydroConquest XXII Commonwealth Games.

    Giochi del Commonwealth: what?

    Aspettate, forse sono partito in tromba, meglio andare per gradi. E ricordare che, come recita Wikipedia, il Commonwealth delle nazioni o Commonwealth è “un’organizzazione intergovernativa di 54 Stati indipendenti, tutti accomunati (eccetto il Mozambico e il Ruanda) dalla passata appartenenza all’Impero britannico, del quale il Commonwealth è una sorta di sviluppo su base volontaria”.

    I Giochi del Commonwealth riuniscono ogni quattro anni gli atleti appartenenti ai Paesi di questa entità post-coloniale. L’edizione numero 22 si svolgerà a Birmingham, in Inghilterra, dal 27 luglio al 7 agosto prossimi. Poter tenere il tempo delle diverse discipline è per Longines un bel colpo, ma non una novità: la Clessidra Alata ha già incrociato i destini degli sportivi di Sua Maestà Elisabetta II (Dio la conservi, ça va sans dire), nelle edizioni del 1962, 2014 e 2018.

    E siccome l’appetito vien mangiando, nel 2020 il marchio ha sottoscritto un accordo con l’organizzazione dei Giochi per essere partner della manifestazione anche nelle edizioni 2022, 2026 e 2030. Insomma, con Omega alle Olimpiadi e Longines ai Giochi del Commonwealth Swatch Group ha fatto scopa, confermandosi leader mondiale nel cronometraggio sportivo.

    Longines Hydroconquest, la scelta naturale

    Una bella spinta alla visibilità del brand, che però da sola non basta. Perché se è vero che il logo e il nome di Longines saranno ovunque a Birmingham e in sovrimpressione sulle televisioni del mondo, la missione del marchio – oltre a cronometrare – è quella di vendere orologi. E così, un po’ come fa Omega con i Cinque Cerchi, Longines ha preparato un esemplare in versione celebrativa: l’HydroConquest XXII Commonwealth Games.

    Perché proprio un HydroConquest? Risposta semplice: perché è la linea più sportiva del marchio, quella che per design e materiali meglio si adatta a uno stile di vita dinamico e attivo. Una collezione non ancora maggiorenne, perché nel 2022 celebra i 15 anni di vita. Quindici anni non particolarmente movimentati a dire il vero, perché Longines ha mantenuto una certa coerenza estetica rispetto al primo modello presentato nel 2007.

    Fino al 2013 l’HydroConquest rimase quasi uguale a se stesso. In quell’anno Longines introdusse i dodici i numeri arabi sul quadrante al posto dei 6, 9 e 12, ripristinati poi nel 2015. Nel 2018 arrivò la ghiera in ceramica e gli indici a bastone furono soppiantati dai “pallettoni”. Negli anni anche le dimensioni della cassa mutarono, passando da 44 mm a 43, 41, 39, così come all’acciaio si affiancò la ceramica.

    Anche sui movimenti dell’HydroConquest c’è stato parecchio… movimento. La serie originaria incassava il calibro Longines L633, derivato dall’ETA 2824 in versione elaboré; nel tempo si è passati al Longines L619 di derivazione ETA 2892-A2. Si è arrivati poi a grandi passi fino al calibro attuale, L888, di gran lunga uno dei movimenti più utilizzati dal marchio per gli automatici a tre lancette (l’HydroConquest è disponibile anche al quarzo). I cronografi incassano il calibro L688, la stessa famiglia di quello montato nel Longines Spirit.

    HydroConquest XXII Commonwealth Games: l’orologio

    Bene, bravo, bis. Ma ci vuoi parlare dell’orologio creato per i Giochi del Commonwealth? Senza perdere altro tempo, dico subito che si tratta di un HydroConquest nella sua espressione più pura. Cassa in acciaio da 41 mm, bracciale anch’esso in acciaio bello massiccio; impermeabilità a 30 bar come si conviene a un subacqueo di razza; quadrante nero con lavorazione soleil e sottigliezze stilistiche per le quali rimando alle didascalie.

    Il riferimento ai Giochi è affidato ai tocchi cromatici (trovate anche qui i dettagli nelle didascalie) e al fondello, che reca il logo Birmingham 2022 inciso con la dicitura “Limited Edition – 1 out of 2022”. Perché, dimenticavo, Longines ha pensato a un’edizione limitata per questo orologio; una scelta non usuale per il marchio, che dimostra quanto orgoglio ha nello sposare questa partnership.

    Giusto per riagganciarmi al discorso sui calibri che ho scritto poco sopra, anche l’HydroConquest XXII Commonwealth Games è mosso dal calibro automatico L888.5 di derivazione ETA, affidabile e infaticabile come un mulo degli Alpini. Affidabile perché la spirale in silicio gli garantisce un’elevata precisione e una maggiore durata nel tempo; infaticabile perché le 72 ore di riserva di carica sono un’ottima performance per uno sportivo con queste caratteristiche.

    E il bello sta nel fatto che Longines è così sicura dell’affidabilità e delle prestazioni dell’orologio, da corredarlo con una garanzia di 5 anni. Che lo porta oltre la data della prossima edizione dei Giochi del Commonwealth, per i quali ci aspettiamo un’altra limited edition dedicata.

    Per concludere

    Insomma, c’è altro da dire su questo HydroConquest XXII Commonwealth Games? Ok, mancano il prezzo (1.810 euro) e la disponibilità (per ora si sa che sarà in vendita da marzo sull’e-commerce del marchio). Ma in più c’è da dire che Longines sta lavorando molto bene ormai da anni, utilizzando al massimo le potenzialità dell’economia di scala che le derivano dall’appartenenza a un colosso come Swatch Group.

    Il tutto riuscendo a restare fedele a una storia ultracentenaria (quest’anno l’azienda compie 190 anni) senza snaturarla, senza svilirsi con costose ma vacue strategie di marketing, senza posizionarsi dove non le compete.

    Sarà un caso se nel 2020, secondo le stime di LuxeConsult e Morgan Stanley, si è posizionata al quinto posto per fatturato tra i marchi di orologeria (1 milione e 145mila franchi) e al terzo per numero di pezzi venduti (circa 1,5 milioni)? Io credo di no. E voi?

  • Longines HydroConquest. Un subacqueo da tenere in considerazione

    Longines HydroConquest. Un subacqueo da tenere in considerazione

    Basta fare un giro in Internet e lo si vede subito. Per molti blogger e youtuber il Longines HydroConquest è uno degli orologi più desiderati degli ultimi anni. Per svariati motivi: perché appartiene a una maison blasonata, che si è costruita un buon nome nel tempo; perché è un diver, categoria fra le più apprezzate dal popolo della Rete; perché è affidabile, sia dal punto di vista delle prestazioni sia dei materiali; ancora, per l’estetica ben riuscita, caratterizzata dalla sequenza di numeri arabi 3-6-9 sovradimensionati; e non ultimo per il prezzo, accessibile a tanti, se non proprio a tutti.

    La collezione Longines HydroConquest

    Ragioni che condivido, ma cui ne aggiungo un’altra: l’ampia varietà di modelli. Il Longines HydroConquest, nato nel 2007 e rivisitato nel 2018, oggi offre una scelta incredibile di referenze: diverse per dimensioni, colori, movimenti… Per avere una panoramica completa, vi rimando al sito della Casa (eccovi il link); intanto vi dico però che gli esemplari in tutto sono quasi una sessantina e riempiono tre schermate. E che, tanto per capirci, il bestseller – automatico, tutto acciaio, con cassa di 41 mm, lunetta e quadrante blu – costa 1.510 euro.   

    Di recente, comunque, Longines ha ampliato la collezione con nuove varianti bicolore, in acciaio e Pvd oro giallo oppure Pvd oro rosa, declinate in grigio, blu, nero o verde. Io ho scelto di scrivere della versione acciaio/Pvd oro rosa con quadrante e lunetta grigi. Perché mi sembra la più versatile: lo stile sport-chic la rende adatta tanto alle immersioni quanto ai look “da città”. È discreta quanto basta, però è originale, non banale: proprio per il colore insolito, che non è un “normale” classicone ma non concede nulla neppure ai trend più modaioli.

    Prima di tutto il prezzo

    Bando alle ciance, arrivo subito al sodo. Parto dal prezzo: 1.710 euro. In genere, nelle mie recensioni, è l’ultima informazione che fornisco, perché prima cerco di motivarlo con la descrizione dell’orologio. In questo caso invece mi sembra opportuno metterlo subito in evidenza, perché è realmente un punto di forza. Soprattutto se confrontato con quello di esemplari simili per tipologia e caratteristiche, di solito ben più cari. Non c’è bisogno di far nomi, ci può arrivare chiunque conosca un minimo il mercato degli orologi.

    Dicevo, 1.710 euro. Sia per la versione con il cinturino in caucciù grigio, sia per la versione con il bracciale in acciaio bicolore. Un prezzo concorrenziale, appunto, tenuto conto della qualità del Longines HydroConquest. E dovuto essenzialmente a due fattori. Uno, la progettazione intelligente, studiata per ottenere un risparmio su alcuni macro-componenti che non solo non inficiano affatto la qualità complessiva, ma diventano peculiarità dell’orologio stesso. Due, il poter contare su economie di scala altrettanto virtuose: far parte di un grande gruppo come Swatch Group porta non pochi vantaggi.

    Le caratteristiche del Longines HydroConquest

    Allora, riporto qui di seguito i dati essenziali, altri li trovate nelle didascalie. La cassa in acciaio misura 41 mm di diametro. Si distingue per l’inserto in ceramica nella lunetta girevole unidirezionale, introdotto con il restyling del 2018 al posto di quello in alluminio. Un dettaglio che fa la differenza, dato che si tratta di un materiale molto resistente agli urti e ai graffi, oltre che bello da vedere e praticamente inalterabile nel tempo. Altro segno distintivo sono poi i due elementi proteggi-corona, geometrici ma non spigolosi, massicci ma non pesanti dal punto di vista estetico.

    Un dato importante è l’impermeabilità elevata, che raggiunge i 30 bar (comune a tutti gli esemplari in collezione). Il che significa non solo soddisfare il primo requisito delle norme Iso sugli orologi subacquei professionali (per saperne di più, vi rinvio a quanto avevo scritto qui). Ma soprattutto poter affrontare il mare in tutta sicurezza anche da parte di chi lo vive “da sportivo” in senso lato; cioè non fa immersioni profonde ma magari pratica attività che richiedono grande resistenza alle pressioni da impatto (come il windsurf, per esempio).

    La meccanica

    Il Longines HydroConquest monta un movimento meccanico a carica automatica, il calibro L888.5. Giunto ormai alla quinta generazione e prodotto in esclusiva, è un’evoluzione dell’Eta A31.L11, a sua volta derivato dal celebre 2892-A2. Un 11 linee ½ (25,6 mm di diametro), forse un po’ sottodimensionato per la cassa da 41 mm, quindi adattato con un anello di contenimento in acciaio. Comunque ben curato: il rotore è a Côte de Genève, i ponti a perlage. In ogni caso rimane nascosto: il fondello è “pieno”, cioè è in acciaio decorato con il logo della clessidra alata. Più rilevanti piuttosto sono altre caratteristiche tecniche.

    In primis la frequenza diversa rispetto ai suoi predecessori, “abbassata” a 25.200 Alternanze/ora. Il che va a vantaggio dell’autonomia, che ora raggiunge le 64 ore complessive. Quindi la spirale in silicio monocristallino, amagnetica e perciò ideale per i modelli subacquei. Per farla breve, queste tre particolarità sommate insieme vanno a influire positivamente sulla regolarità di marcia. Tant’è vero che già la versione precedente dello stesso calibro (L888.4) sia riuscita a superare tranquillamente i test del Cosc e abbia quindi ottenuto il certificato ufficiale di cronometro. Lo stesso potenzialmente potrebbe fare il calibro L888.5: questione solo di scelte aziendali.

    Cinturino o bracciale?

    Come accennavo sopra, il Longines HydroConquest acciaio/Pvd oro rosa dalla livrea grigia è disponibile con il cinturino in caucciù, coordinato alla tonalità del quadrante e dalla trama effetto intrecciato; oppure con il bracciale in acciaio, a tre file, con la maglia centrale color oro rosa, come la corona di carica e la zigrinatura lungo il profilo della lunetta. Al tatto quest’ultimo risulta robusto, compatto e ben articolato (le maglie ovviamente sono piene). In entrambi i casi, il punto di congiunzione con la carrure è aderente e senza spazi vuoti.

    Due parole infine sul sistema di chiusura. Il Longines HydroConquest si allaccia al polso con una fibbia déployante dotata di doppio sistema di sicurezza, per evitare aperture accidentali, e di estensione integrata, così da poter indossare l’orologio sopra la muta da sub. Comodo comunque anche con “abiti civili”, soprattutto d’estate, quando il caldo e l’umidità possono causare un leggero gonfiore all’articolazione pur in assenza di particolari patologie. Soprattutto se non si è più giovincelli.

  • Due o tre cose che so di Longines (e del Longines HydroConquest)

    Due o tre cose che so di Longines (e del Longines HydroConquest)

    Prima di parlare del Longines HydroConquest devo fare una premessa. E partire da lontano: fino al primo quarto del 1800 francesi e inglesi erano i campioni mondiali dell’orologeria. Nessuno era in grado di realizzare macchine “perfette” come le loro. Tanto che uno svizzero di genio come Abraham-Louis Breguet lasciava Neuchâtel, dov’era nato, per trasferirsi a Parigi. E proprio a Parigi, infatti, raggiungerà la fama così attivamente cercata.

    E la Svizzera? La Svizzera produceva orologi, e anche tanti e anche qualcuno di buona qualità. Ma era considerata un po’ la Cina di quei tempi: questi svizzeri si impegnavano, certo, ma difficilmente riuscivano a superare la qualifica di “volonterosi imitatori”. Perché, allora, nel giro di una cinquantina d’anni la Svizzera degli orologi sbaraglierà la concorrenza francese e inglese fino a farla praticamente scomparire?

    Perché il mercato chiedeva non più tanto minime quantità di orologi eccezionali, sì, ma costosissimi; chiedeva quantità maggiori di orologi della miglior qualità possibile – a prezzi tali da consentirne la diffusione. Il secolo dell’esplosione scientifica, il secolo in cui il tempo diventa una variabile da tener costantemente sotto controllo – e non solo da parte di una sparuta pattuglia di privilegiati – aveva bisogno di orologi con un buon rapporto fra prezzo e qualità. Inglesi e francesi presero sottogamba questa esigenza, quasi disprezzandola, e gli svizzeri ne approfittarono. Vincendo in maniera così determinante che ancor oggi la Svizzera viene considerata, non a torto, come il Paese dei migliori orologi.

    Per aumentare la quantità di orologi prodotti, aumentando la qualità e contemporaneamente diminuendone i prezzi, c’era una sola strada possibile: l’industrializzazione. Il passaggio dal tutto fatto a mano al “facciamo a mano solo quel che serve” o “che costa troppo produrre a macchina” fu assolutamente fondamentale perché includeva l’intercambiabilità dei pezzi da un orologio all’altro, una maggior facilità di riparazione e una riduzione degli alti e bassi qualitativi negli orologi non costosi.

    Fra i pionieri di questa splendida rivoluzione Longines ha un posto di grande rilievo. Per saperne di più vi consiglio di fare un salto sul loro sito e leggere la loro storia. Quel che conta, qui, è che Longines – ieri, oggi e probabilmente domani – continua a produrre orologi con un fantastico rapporto fra prezzo e qualità, quello che negli States è definito value for money. E perché continua a farlo?

    Perché alla Longines (come del resto in quasi tutte le marche svizzere d’orologi) non sono così scemi da disperdere la propria eredità, ossia il patrimonio di credibilità messo da parte in quasi due secoli di storia. Per cui, con la complicità di gran parte di Swatch Group (prometto di spiegarvi presto cosa sanno architettare per continuare a battere la concorrenza) cui Longines appartiene, fanno orologi davvero convenienti anche in relazione al prezzo.

    Ottimi acquisti come – penso all’estate – l’intera collezione di subacquei Longines HydroConquest. Come al solito non mi pronuncio sull’estetica: ognuno di noi ha – fortunatamente – gusti diversi. Mi limito a notare la qualità delle finiture: rarissime spigolosità, superfici ben lavorate, grande attenzione alla qualità del bracciale, ma anche del cinturino. Apprezzo molto anche la chiusura pieghevole, con tanto di pulsanti di sicurezza, ben concepiti per evitare aperture accidentali; ah, devi premerli entrambi, altrimenti non succede niente.

    Apprezzo alcune positive astuzie ergonomiche, ben pensate per rendere più amichevole l’uso dell’orologio; penso alla grafica, elegante perché i disegnatori del Longines Hydroconquest hanno saputo evitare la cacofonia di font che spesso rende incongruo il quadrante di orologi anche più famosi; penso all’unghiatura (non una novità, ma comunque un pensiero gentile) per facilitare l’estrazione della corona al momento di regolare il datario; e penso anche alla buona scelta di versioni differenti fra loro per il diametro, il colore e il movimento montato nella cassa.

    C’è anche la variazione cronografica: quella da 43 mm di diametro addirittura con un movimento molto raffinato, in relazione al prezzo, per la presenza della ruota a colonne con frizione a innesto verticale. Anche se devo confessare una mia personale perplessità relativa a tutti i cronografi subacquei, qualunque sia la marca. Un “solo tempo” è più leggibile e ha meno fori sulla cassa, fori attraverso i quali umidità o addirittura acqua potrebbero farsi strada ed allagare l’orologio; magari non subito, ma dopo qualche anno di uso.

    Ed è proprio per questo che l’impermeabilità garantita da Longines (ben 30 atmosfere) non deve – ripeto: non deve – essere considerata eccessiva e inutile. La garanzia riguarda sempre l’orologio nuovo; ma dopo qualche tempo gli inevitabili urti (Longines HydroConquest ha comunque due solide spallette per proteggere la corona) rischiano di diminuire nemmeno di poco il grado di tenuta stagna. Trenta atmosfere sono una certezza di poter essere al sicuro per qualche anno, anche se un subacqueo esperto preferisce far verificare l’impermeabilità ogni anno, prima della stagione delle immersioni.

    Confesso infine qualche micron di preferenza per il modello con la cassa in ceramica, che resterà come nuova anche dopo avventure potenti. Anche se l’acciaio fornisce qualche sicurezza in più. Una caduta da grande altezza su una superficie dura potrebbe effettivamente distruggere la ceramica; ma con l’acciaio una caduta del genere avrebbe effetti quasi altrettanto distruttivi. In compenso la ceramica ha il vantaggio dell’eterna giovinezza, mentre dal punto di vista tecnico protegge meglio il movimento dalle forti escursioni termiche.

    Il consiglio, come sempre, è quello di andare da un concessionario Longines e verificare da sé. Poi fare qualche confronto (non dimenticando che gli HydroConquest hanno la lunetta girevole unidirezionale con l’inserto in ceramica, il vetro zaffiro con un trattamento multistrato per ridurre al minimo i riflessi) e infine scegliere secondo i vostri gusti personali. Sempre che riusciate a trovare un orologio subacqueo (fra i 1.370 e i 3.180 euro) che offre di più a minor prezzo…

    Alcuni indirizzi utili: Concessionari Longines