Giornale Degli Orologi

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  • Latest. Le novità delle ultime settimane – 30/03/2026

    Latest. Le novità delle ultime settimane – 30/03/2026

    Lo si nota fin dalla prima occhiata. Le novità presentate nelle ultime settimane sono in massima parte accessibili ai portafogli di tanti, se non di tutti. Ma non sperateci, non si tratta di un calo di prezzi generalizzato. Tutt’altro. Il motivo per cui in queste Latest appaiono soprattutto orologi dai costi “umani” dipende dal fatto che i marchi di alta gamma sono quasi del tutto assenti – ad eccezione di un paio, beninteso. Perché molte case blasonate, inclusa la maggioranza di quelle del segmento medio-alto del mercato, tengono i colpi in canna per la Geneva Watch Week.

    In queste Latest, infatti, mancano tutte le anteprime degli espositori di Watches and Wonders, di Time to Watches e dei vari eventi Fuorisalone, già presentate agli addetti ai lavori ma rigorosamente protette da “embargo”. Cioè non si possono pubblicare fino a una data specifica, che coincide in genere con l’inizio delle fiere – anche se c’è qualcuno che anticipa all’inizio di aprile, forse per paura di essere “fagocitato” dai grandi nomi del Salone. Ecco dunque che la nostra pagina di Latest presenta soprattutto marche che non andranno a Ginevra (con qualche eccezione, appunto), ma che qui dimostrano tutta la propria vivacità creativa.

    Solo per pochi

    BREITLING Navitimer B19 Chronograph 43 Perpetual Calendar
    Il celebre orologio da aviatore della Casa di Grenchen torna in chiave complicata come cronografo-calendario perpetuo con fasi di luna (a ribadire il legame con il cielo). Animato dal calibro di manifattura B19, vanta un’autonomia di 3 giorni, ruota a colonne a innesto verticale, un pratico sistema di regolazione tramite la corona ed è certificato cronometro dal COSC. La cassa di 43 mm con l’immancabile regolo calcolatore è disponibile in due versioni: in platino (accanto), in serie limitata di 75 esemplari; oppure in acciaio e platino, in pre-ordine. Rispettivamente 49.000 e 32.000 euro.

    PARMIGIANI FLEURIER Tonda PF Sport Chronograph Silver Verzasca Nuova declinazione cromatica per il cronografo ad alta frequenza della Casa, ispirata alla luce e alla natura della valle nel Canton Ticino, attraversata dal fiume omonimo. La particolare sfumatura di verde – che tinge contatori, réhaut e cinturino in gomma effetto tessuto – ben si abbina al quadrante argenté dal guillochage a Clou Triangulaire. Come di consueto la cassa in acciaio misura 42 mm di diametro e ha la lunetta zigrinata. Il movimento automatico è il calibro PF070-CSND con 36.000 A/h e 65 ore di autonomia. Curatissime le finiture. 28.600 franchi svizzeri.

    Latest a meno di 5mila euro

    BELL & ROSS BR-05 36 mm Blue Diamond Eagle
    Prende nome dalla costellazione dell’Aquila, riprodotta con sette diamanti di diversa caratura che si stagliano sul quadrante in vetro avventurina. La cassa misura di 36 mm di lato ed ha il bracciale integrato e rastremato. L’acciaio presenta ovunque superfici spazzolate, mentre i profili e i link centrali del bracciale sono lucidi. Il movimento automatico è il calibro BR-CAL 329 (base Sellita SW 300), con 54 ore di autonomia. In pre-ordine, 4.900 euro.

    MEISTERSINGER Archao
    Appartiene a una nuova famiglia di orologi, creata per festeggiare il 25° anniversario del Marchio (fondato nel 2001). Una collezione che prende nome dalla parola greca archaios, che significa “originale, primordiale”, e accentua l’identità del marchio nella grafica bold e nell’eccezionale luminescenza al buio. Diametro di 43 mm e movimento automatico, calibro Sellita SW200 opportunamente modificato, dopo il lancio con la cassa Dlc nero, è ora disponibile anche in acciaio “naturale”, sempre con quadrante nero, blu o bordeaux. In vendita da giugno, 2.290 euro.

    LONGINES HydroConquest
    La terza generazione del bestseller della Casa si arricchisce di sei nuovi esemplari, tre dei quali adottano un look più cittadino con un bel bracciale in maglia milanese. Rimane comunque un diver professionale a tutti gli effetti: cassa da 39 o 42 mm, sempre impermeabile fino a 30 atm; lunetta girevole unidirezionale con inserto in ceramica, che ora acquista il sistema di rotazione dell’UltraChron, più “morbido”; bracciale a doppio pulsante di sicurezza e con microregolazione per indossarlo anche sopra la muta. Il calibro L888.5 ha la spirale in silicio e 3 giorni di autonomia. 2.350 euro.

    Latest a meno di 2mila euro

    DOXA Sub 200 II
    Il subacqueo più emblematico del Marchio si evolve e presenta per la prima volta un quadrante sfumato. Per il resto, tutto rimane com’era: la cassa da 44 mm in acciaio, l’impermeabilità fino a 20 atm, il movimento automatico, il vetro zaffiro glassbox, il cinturino in caucciù Dive Flex o in alternativa il bracciale in acciaio Mesh. Declinata in nero, grigio, blu e verde, la nuova collezione include anche una versione Dlc nero con quadrante Redcoral a contrasto. In consegna a fine maggio, da 1.590 euro.

    NOMOS GLASHÜTTE Club Campus Full Rose (oppure All Olive)
    Nuovi colori per il modello più basico della Manifattura sassone: rosa pieno oppure verde oliva, entrambi con la lancetta dei piccoli secondi arancione e un’alternanza di indici, numeri arabi e numeri romani. La cassa in acciaio lucido è declinata in due formati: 36 o 38,5 mm di diametro. Ma è sempre equipaggiata dal celebre calibro DUW 4001, un carica manuale, realizzato in casa, con autonomia di 53 ore. Il fondello si può personalizzare con un’incisione, il cinturino è in Alcantara. Supercompetitivo il prezzo: da 1.380 euro.

    VERSACE Greca Edge
    Nuova collezione “di forma” per la Casa della Medusa. Interamente realizzata in acciaio riciclato, è declinata in quattro referenze, diverse per il colore del metallo (silver, oro o bicolore) e del quadrante soleil (argenté, verde o nero). La cassa lady size, di 30 mm di lato, e il bracciale integrato e rastremato, con maglie ad H, sono decorati con l’iconico fregio della Greca. Il movimento al quarzo è di produzione svizzera. 1.230 euro.

    MIDO Commander Datodate
    Prende ispirazione da un modello prodotto, senza interruzione, fin dal 1959. Che qui è reinterpretato con gusto contemporaneo, evidente nell’abbinamento cromatico fra l’acciaio Pvd oro rosa e il quadrante soleil. Nella cassa da 40 mm di diametro ospita il Calibro 80, a carica automatica, con 80 ore di autonomia, spirale in Nivachron™ (resistente agli urti e ai campi magnetici) e funzione day-date – da cui l’esemplare prende nome. Il vetro zaffiro a box e il bracciale rastremato, lucido e satinato, rivelano l’attenzione ai dettagli del progetto. 1.150 euro.

    MONDIA SWISS Supersuisso
    Da poco acquisito da Diffusione Orologi, lo storico Brand torna alle origini con la produzione Swiss made e nuove collezioni ispirate al proprio passato. Al top si trova questo “solo tempo” in edizione limitata, il cui nome si rifà alla definizione adottata dalla Marca a fine anni ’50 per indicare i valori della tradizione elvetica. Realizzato in acciaio 316L, ha però un’estetica ispirata al modello Aquaflex degli anni ’70. La cassa a cuscino misura 38 mm di lato e ospita un movimento meccanico a carica manuale, calibro Unitas 6325 con piccoli secondi. Il quadrante è degradé e il bracciale integrato e rastremato, a 11 maglie. In 90 esemplari, 990 euro.

  • Latest. Le novità delle ultime settimane – 16/10/2025

    Latest. Le novità delle ultime settimane – 16/10/2025

    Latest inteso come “le ultimissime”, le più recenti. Latest nel senso delle le novità presentate dai marchi di orologeria. Ma anche Latest come le notizie brevi che tornano periodicamente sul Giornale degli Orologi per tenervi informati riguardo ai lanci sul mercato. Come di consueto organizzate, qui di seguito, in ordine di prezzo, per essere più facilmente consultate. E come di consueto via via aggiornate, nelle prossime ore e nei prossimi giorni, man mano che in redazione arriveranno ulteriori nuove uscite. Latest, appunto.

    Solo per pochi

    CZAPEK GENEVE Antartique Plique-à-Jour Polar Blue
    Seconda serie speciale che festeggia i 10 anni dalla rinascita del Marchio, ben rappresenta il dialogo fra métiers d’art e orologeria contemporanea intrapreso dalla piccola Manifattura. Si serve infatti dell’antica tecnica dello smalto plique-à-jour (simile alle vetrate delle chiese, in miniatura) per dar vita a un quadrante vibrante di colori. Realizzato in acciaio, ha la cassa di 40 mm, il bracciale rastremato e superbe finiture. Il movimento è il Calibro SXH7, scheletrato, con microrotore decentrato e 60 ore di autonomia. L’edizione limitata di 10 esemplari è già sold-out, ma la lista d’attesa è aperta. 61.200 franchi svizzeri (tasse escluse).

    Foto di sfondo courtesy Vecteezy.com/Natthawut Punyosaeng

    PARMIGIANI FLEURIER Tonda PF Automatic 36 mm
    Torna l’esemplare più piccolo dell’apprezzatissima collezione. La novità sta nel metallo in cui è forgiato: acciaio e oro rosa. Per il resto, tutto rimane com’era: il colore sofisticato del quadrante, tra il prugna e il bordeaux, dalla lavorazione grain d’orge incisa a mano; i diamanti baguette agli indici; il bracciale rastremato, fluido ed ergonomico; le finiture superlative. Il movimento di manifattura è sempre il Calibro PF770, a carica automatica, con 60 ore di autonomia. Immutata è anche la sensazione di lusso discreto, sobrio, impeccabile. 32.300 franchi svizzeri.

    GLASHÜTTE ORIGINAL Senator Meissen
    Dalla collaborazione con la storica Manifattura di Dresda – appena siglata, ma dalla logica inappuntabile -, si distingue per il quadrante in porcellana rigorosamente realizzato e dipinto a mano. In tre versioni: coolor avorio o verde celadon, con decoro Mystic Maison, in edizione limitata di 150 esemplari; oppure, in 8 esemplari, con motivo floreale che riunisce i soggetti tipici della produzione di Meissen, realizzato a collage. Cassa di 40 mm in oro rosso e movimento di manifattura, Calibro 36, a carica automatica. Da 30.700 euro.

    Latest sotto i 10mila euro

    JAEGER-LECOULTRE Reverso Classic Monoface Small Second
    Bella interpretazione del modello originale datato 1931, presenta un nuovo motivo guilloché sul quadrante, definito Coin stack (letteralmente pila di monete) e circondato da una spazzolatura verticale. La classica cassa reversibile in acciaio misura 40,1 x 24,4 mm ed è sottile 7,56 mm – grazie al Calibro 822 a carica manuale, naturalmente di manifattura. Il fondello può essere personalizzato, il cinturino è firmato Casa Fagliano. 8.150 euro.

    NORQAIN Independence Skeleton Chrono 42mm Orange
    Dopo il nero, il verde e il viola, ecco l’arancione. Il cronografo flyback della (giovane) Marca torna in versione “solare”, con gli elementi del quadrante scheletrato e il cinturino in caucciù (dalla texture tipo maglia milanese) nel vivace colore. La cassa in acciaio ospita come sempre l’esclusivo calibro Norqain 8K, dalla costruzione ispirata alle 14 vette montuose nel mondo superiori agli 8000 metri, e che è fornito di 62 ore di autonomai e di certificato di cronometro (Cosc). Esiste anche con il bracciale in acciaio. Da 5.900 euro.

    BREMONT Terra Nova Jumping Hour
    Dopo il successo della versione in bronzo, l’orologio à guichet del Marchio inglese torna in acciaio 904L, interpretato dal designer di Savile Row Kouadio Amany. Mantiene comunque immutata l’ispirazione militare, la cassa “chiusa” a cuscino da 38 mm, il display con le finestrelle delle ore e dei minuti, e l’indicazione dei piccoli secondi ispirata a una bussola. Il movimento automatico, calibro BC634 sviluppato in collaborazione con Sellita, permette un salto istantaneo delle ore in meno di un decimo di secondo. Con il cinturino in Nabuk marrone costa 5.050 euro, con il bracciale in acciaio 5.350 euro.

    Sotto i 5000 euro

    LONGINES Ultra-Chron Classic
    L’orologio meccanico ad alta freequenza della Casa della Clessidra Alata, torna in una versione direttamente ispirata all’originale, presentato nel 1967. La cassa in acciaio, dal design classico e pulito, è disponibile in due formati: 40 e 37 mm di diametro. Il movimento automatico è il calibro L836.6, realizzato in esclusiva da Eta, con il bilanciere che lavora a 36.000 A/h (5 Hz), spirale in silicio antimagnetica e certificato di cronometro (Timelab). Il quadrante bombato, argenté soleil, riporta lo stesso carattere tipografico di quasi 60 anni fa. Da 3.800 euro.

    MIDO Commander Gradient Catrina Special Edition
    Sesta edizione realizzata dalla Casa per il Dia de los Muertos. Qui l’immagine del celebre teschio si tinge coin 10 cromie e si illumina al buio, grazie all’uso di Super-LumiNova a emissione turchese e verde. Attraverso il quadrante in acrilico sfumato si intravvede il Calibro 80, realizzato in esclusiva: a carica automatica, è dotato di autonomia di 80 ore e spirale in Nivachron, antimagnetica. La cassa di 40 mm in acciaio è corredata di bracciale metallico, facile da sostituire. Il packaging include due cinturini aggiuntivi, in pelle nera o in gomma arancione testurizzata. 1.290 euro.

    UNIMATIC Modello Due Ref. U2-GMT Worldtimer
    Questo tool watch robusto e funzionale è il primo esemplare con doppio fuso orario del Brand italiano. La compatta cassa in acciaio misura 38 mm di diametro ed è impermeabile fino a 30 bar. Il movimento automatico è il calibro NH34A di produzione giapponese (Seiko), accessibile ma affidabile. Il quadrante essenziale riporta la funzione Gmt con la lancetta centrale a freccia. Edizione limitata di 300 esemplari, in vendita da oggi alle 17. Prezzo non ancora dichiarato.

  • Latest. Le novità delle ultime settimane – 07/10/2025

    Latest. Le novità delle ultime settimane – 07/10/2025

    Le ultime settimane sono state un periodo denso di lanci, con contorno di presentazioni (fisiche e online) ed eventi dedicati. E le Latest di oggi, puntualmente, li registrano: da qui il numero di orologi inclusi in questa pagina. Che come sempre, potrebbe aumentare nelle prossime ore (e nei prossimi giorni). Certo, c’è tanta carne al fuoco, e molti esemplari meriterebbero un approfondimento. Per saperne di più, vi rimandiamo come al solito ai relativi siti ufficiali. Ma vi raccomandiamo anche di restare sintonizzati sul nostro Giornale: riparleremo sicuramente di alcuni pezzi, dopo aver fatto la nostra opportuna (indispensabile) selezione.

    Latest, solo per pochi

    HUBLOT Spirit of Big Bang Tourbillon 5 Days Power Reserve
    La celebra collezione con la cassa tonneau beneficia dei progressi del Brand nel campo della ceramica colorata. E si tinge di azzurro, giallo, rosso o nero. Mantiene comunque le consuete (ma eccezionali) caratteristiche: il formato di 42 mm e il calibro HUB6020 a carica manuale, di costruzione scheletrata, con tourbillon a un minuto e autonomia di 5 giorni (quasi: 115 ore, per l’esattezza). Edizione limitata di 20 esemplari per colore, da 103.000 euro.

    A.LANGE & SOHNE Saxonia Thin
    Quintessenza di design puro e chic senza tempo, l’ultrapiatto della Maison sassone torna con il quadrante in onice, scandito da lunghi e sottili indici a bastone. La cassa misura 40 mm di diametro per 6,2 mm di spessore, grazie al calibro L093.1 a carica manuale: sottile solo 2,6 mm, a dispetto dei tre giorni autonomia, è un concentrato di savoir-faire che vanta meticolose finiture. Realizzato in platino o in Honeygold®, l’oro color miele della Manifattura, l’orologio è in edizione limitata di 200 esemplari per tipo di metallo. Prezzi non dichiarati.

    H. MOSER & CIE The Streamliner Tourbillon Pierre Gasly Edition
    Dal 2024 partner di Alpine Motorsport, il Brand affida al pilota del team di F1 la revisione del proprio modello più sportivo. E il risultato è del tutto inatteso. Gasly, grande appassionato di orologi, lo rende elegantissimo, sia per la cassa a cuscino (40 mm) in oro rosso, sia per il quadrante fumé soleil, dal dorato al cioccolato. Il calibro HMC 805, di manifattura, è quello di sempre: a carica automatica, con tourbillon a un minuto, doppia spirale e 3 giorni di autonomia. Due le versioni, entrambe in serie limitata: con cinturino in gomma, in 100 esemplari; o con bracciale in oro e baguette di rubino a ore 10, in 10 esemplari. Da 79.000 franchi svizzeri (tasse escluse).

    LOUIS VUITTON Monterey
    Il nome deriva dalla storpiatura americana della parola francese montre, riferita ai modelli LV I e LV II realizzati dal Marchio alla fine degli anni ’80, in collaborazione con Gae Aulenti (per il design) e IWC (per la produzione). Modelli che oggi ritornano in questa ben più raffinata interpretazione. La cassa a ciottolo, di 39 mm, in oro giallo lucido, presenta la corona al 12 ed è priva di anse come gli originali. Ma ora racchiude un movimento automatico, calibro LFT MA01.02, firmato La Fabrique du Temps, e un quadrante in smalto Grand Feu. Edizione limitata di 188 esemplari, 59mila dollari.

    Sotto i 10mila euro

    CARTIER Santos de Cartier Titanium & Santos de Cartier Black Dial
    Due referenze segnano il ritorno di un cult in chiave sportiva. La prima, con quadrante bianco (foto in alto), è interamente realizzata in titanio grado 5 (una prima assoluta, per la storica collezione). La seconda, con quadrante nero, come sempre è in acciaio ma riveste di materiale luminescente a emissione verde le tradizionali lancette a gladio. In ambedue i casi, la cassa misura 39 mm di lato e ospita il calibro automatico 1847 MC, con spirale in materiali antimagnetici. In vendita da oggi, da 9.050 euro.

    NORQAIN Wild One Skeleton 42mm Purple Limited Edition
    Nuovo colore di tendenza per l’orologio in Norteq®, il carbonio proprietario del Marchio. Che, lo ricordiamo, è un composito di fibra di carbonio e polimero ad alte prestazioni (proveniente in gran parte da fonti bio), leggerissimo (6,5 volte più dell’acciaio, 3,5 più del titanio), antimagnetico e super-resistente (fino a 5000 G), anche alla corrosione. La cassa, composta da 25 parti, misura 42 mm di diametro ed è impermeabile fino a 20 bar, il movimento automatico è un calibro Sellita scheletrato. In 400 esemplari, 6.590 dollari.

    BREITLING Lady Premier
    L’heritage rivisitato al femminile (finalmente). Il risultato è una collezione ricchissima di referenze, diversificate per dimensioni (32 o 36 mm), movimento (Superquartz o Automatico calibro 10, certificato Cosc), e naturalmente per materiali (acciaio, oro, con o senza diamanti) e per habillage (quadrante soleil colorato oppure madreperla, cinturino in pelle di alligatore o bracciale Chevron). Il range di prezzo della collezione va da 4.800 a 16.000 euro. Questo esemplare costa 5.350 euro.

    LONGINES Spirit Pilot & Spirit Pilot Flyback
    La Casa della Clessidra Alata ripropone la collezione da aviatore in versioni più essenziali ed ergonomiche. Solo tempo, con la cassa da 39 mm in acciaio, il calibro automatico L888.4 con 3 giorni di autonomia e spirale in silicio. Oppure con la complicazione del cronografo: cassa da 39,5 mm, sempre in acciaio, e movimentro meccanico a carica manuale, calibro L792, con 68 ore di autonomia, funzione flyback e certificato ufficiale di cronometro (Cosc). I prezzi: da 2.600 a 3.000 euro il primo; da 5.250 a 5.500 il secondo.

    WYLER VETTA x MV AGUSTA
    La collaborazione è stata siglata per celebrare gli 80 anni della factory varesina. Ed è sfociata subito in due inediti esemplari, ricchi di riferimenti alla famosa due ruote: dalla fibra di carbonio al centro del quadrante, al colore “Rosso Verghera” (ispirato all’originale cromia della leggendaria MV98), fino al numero 37 in evidenza nella minuteria, a ricordare le vittorie nel Motomondiale. Entrambi hanno la cassa di 40 mm in acciaio; il solo tempo monta un calibro La Joux-Perret 100, con 68 ore di autonomia, mentre il crono bicompax un Eta 2894. Ed entrambi sono in serie limitata, rispettivamente di 500 o 80 pezzi. Da 1.900 euro.

    MIDO Multifort TV Big Date Titanium
    Inedita versione, interamente realizzata in titanio, del celebre esemplare dalla forma a televisore. Leggerissima e superconfortevole al polso, è giocata tutta sulla monocromia del grigio, con sottili variazioni luminose di lucido-opaco e il quadrante soleil decorato a righe orizzontali. All’interno monta come di consueto il Calibro 80, con autonomia di 80 ore e spirale in Nivachron, antimagnetica. La cassa misura 40 mm di lato. 1.490 euro.

    Latest sotto i 1000 euro

    PHILIP WATCH Caribe Diving
    Ritorna la storica collezione di subacquei. E acquisisce nuovi esemplari in acciaio, con la cassa di 42 mm di diametro, impermeabile fino a 30 bar, la valvola di decompressione, la lunetta girevole bidirezionale. Tre le versioni di quadrante: blu opaco, verde bosco oppure effetto meteorite. In tutti i casi, il movimento è sempre il calibro automatico Sellita SW200. Rigorosamente Swiss made, come vuole la tradizione del Marchio. 999 euro.

    TISSOT SRV
    Estetica d’ispirazione Art Déco per la nuova collezione femminile composata da 9 referenze. La cassa ottagonale, di 21,8 x 30 mm, è realizzata in acciaio anche Pvd oro rosa e racchiude un movimento al quarzo Swiss made. Tante le versioni di quadrante: soleil argenté, dorato, blu, verde, rosso oppure in madreperla bianca o nera, anche con indici di diamanti. Il cinturino in pelle è coordinato e intercambiabile con il bracciale, in maglia milanese o a link rettangolari. Bello il vetro zaffiro sfaccettato, in rilievo, che sembra una gemma taglio smeraldo. Da 375 a 495 euro.

    LUCIEN ROCHAT Iconic 100 Ans
    Il Brand svizzero compie 100 anni. E li festeggia con questo esemplare commemorativo, che appartiene alla collezione più elegante in catalogo e riporta le date dell’anniversario a ore 6. La cassa in acciaio Pvd oro giallo, di 43 mm di diametro, ospita un movimento meccanico a carica automatica scheletrato (Miyota 8N24), mostrato al centro del quadrante opaco e attraverso il fondello trasparente. Edizione limitata di 1.925 pezzi, 449 euro.

    SWATCH Bioceramic MoonSwatch Mission to Earthphase – Moonshine Gold È uscito con la Luna piena del cacciatore il terzo cronografo dedicato appunto al Plenilunio. Cassa di 42 mm in Bioceramic e movimento al quarzo Swiss made, riporta come sempre le fasi di Terra e le fasi di Luna, queste ultime in oro Moonshine decorato con la mano umana dello Zio Sam (quella dei manifesti Usa I Want You) e le zampette di Snoopy. Il quale, in versione astronauta, si trova insieme a Woodstock a ore 9 e lancia un messaggio segreto (visibile alla luce ultravioletta). In vendita solo fino alla prossima Luna Nuova, il 21 ottobre. 385 euro.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 01/09/2025

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 01/09/2025

    Tornano le Cronache dell’orologeria, più composite che mai. Le notizie di oggi spaziano infatti dal cinema all’intrattenimento, dallo sport al corporate, e parlano di testimonial, meeting, collaborazioni. Un po’ come se le case di orologeria non si fossero mai fermate, per tutta l’estate, e avessero continuato a organizzare operazioni di marketing, eventi, appuntamenti… In effetti il settore sembra proprio non dormire mai. Buona lettura!

    Miscellanea

    In particolare, a essere davvero infaticabile è stata Omega, che per tutto agosto ha continuato a informarci sulle attività svolte. Per evitare che queste Cronache dell’orologeria si trasformino in una pagina monografica sulla Maison di Biel, riassumiamo allora le tante notizie in questo paragrafo. A cominciare dalla serie tv 007: Road to a Million (Prime Video), che vede la presenza dei suoi orologi in ogni episodio. Per passare all’attore Colman Domingo, nuovo Friend of the Brand che ha fatto visita alla Manifattura. Per terminare con il golf, tra l’Omega Master di Crans Montana, il gala cui ha partecipato Eddie Redmaine (accanto), e il nuovo ambasciatore Wyndham Clark.

    Charming George

    Foto Earl Gibson III/Deadline via Getty Images courtesy Omega

    Sarà per l’elegantissimo smoking blu. O per l’eterna aria da gigione. Sta di fatto che George Clooney, sul red carpet dell’82a Mostra internazionale d’arte cinematografica, era così impeccabile che qui in redazione lo abbiamo eletto simbolo dell’intero Festival di Venezia – almeno su queste pagine. Del resto l’attore americano – sempre più fascinoso, a dispetto dell’età – ha dato una vera e propria lezione di stile. Merito anche dell’Omega che indossava al polso: un Seamaster 37 mm con cassa in oro Moonshine™ e quadrante in smalto Grand Feu. Tutt’altro che sportivo, sebbene dedicato alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Semplicemente perfetto.

    Stregata dalla Luna

    Jennifer Lawrence è di nuovo protagonista di una campagna Longines. Ambasciatrice d’eleganza dal 2022, la pluripremiata attrice (vincitrice anche di un Oscar) questa volta presta il volto e il polso alla nuova linea PrimaLuna. Le immagini – suggestive, quasi oniriche – la ritraggono in un teatro dell’opera vuoto, che non solo ne mette in luce la personalità sfaccettata ma sottolinea anche la dimensione “privata” – quasi intima – dell’orologio, compagno inseparabile in tutti i momenti della vita quotidiana. Tra l’altro il nuovo adv accompagnerà i diversi lanci che si protrarranno per il prossimo trimestre, a illustrare le tante, tantissime referenze della collezione.

    San Siro time

    Il Presidente di Sector Massimo Carraro e il dirigente dell’Inter Giorgio Ricci

    Sector No Limits ha stretto un partnership pluriennale con FC Internazionale Milano. Quindi, a partire dalla stagione 2025/2026, sarà official timekeeper dell’Inter. Il che significa che scandirà il tempo nelle partite in casa della squadra nerazzurra e personalizzerà tutti gli orologi ufficiali presenti a San Siro. Non solo. La collaborazione già prevede una serie di attività mirate a coinvolgere gli appassionati, per rafforzare la connessione emotiva con il pubblico. E naturalmente sfocerà presto in una collezione di orologi dedicati, ispirati ai colori della squadra e decorati con il logo ufficiale, per far felici i tifosi del club. Confidiamo nelle tirature limitate a sufficienza per tutti…

    Memorabilia

    Ayrton Senna ai tempi della McLaren in un ritratto esposto in via Montenapoleone a Milano.

    In occasione del GP d’Italia di Formula 1 (Monza, 5/7 settembre), TAG Heuer ha organizzato a Milano alcune iniziative per celebrare il proprio ritorno nel ruolo di cronometrista ufficiale in F1. Da oggi e fino al 14 del mese, lungo via Montenapoleone, allestisce una mostra fotografica composta da 20 pannelli in cui ripercorre il proprio legame con il mondo delle corse negli ultimi 50 anni. Sempre lì, nei pressi della boutique monomarca, il TAG Heuer Box sarà uno spazio aperto al pubblico dedicato al gaming. Mentre al TAG Heuer Hub, nel non lontano Spazio San Babila, dal 4 al 7 il Brand esporrà la monoposto dell’attuale partner Red Bull Racing e, al piano superiore, orologi e cimeli della F1. Da non perdere.

    Spazio indie

    Il prossimo 16 ottobre, in occasione della New York Watch Week, si terrà Indies.NYC, una serata speciale organizzata per promuovere 8 brand indipendenti. Non una fiera ma un momento di incontro che vuole mettere in contatto collezionisti, appassionati e addetti ai lavori, per far conoscere la creatività e la maestria dei giovani artigiani e favorire lo sviluppo della prossima generazione di orologiai. Allo Hudson Yards di Manhattan (location ancora da definire), dalle 16 alle 21, si daranno quindi appuntamento nomi già noti (come M.A.D. Editions) o meno noti (Philippe Narbel, Cavasino), più un focus su Rogé Bastide. Andateci, se sarete nella Grande Mela…

    Acquisto mirato

    Audemars Piguet ha annunciato l’acquisizione della quota di maggioranza della Inhotec S.A., un’azienda specializzata nella produzione di ebauches e componenti meccanici per l’alta orologeria. Fondata 10 anni fa da Alexandre Eme, con sede a Le Locle, da tempo è uno dei fornitori della Maison stessa. In futuro manterrà la propria ragione sociale, l’indipendenza operativa e il portafoglio clienti. Del resto l’operazione serve proprio a rafforzarne la posizione nel settore – così si dichiara – e a sostenerne lo sviluppo a lungo termine. “Per dimostrare l’impegno di AP nel preservare da un lato l’industria orologiera svizzera e dall’altro la propria indipendenza”. Bene.

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Latest. Le novità per l’estate – 09/06/2025

    Latest. Le novità per l’estate – 09/06/2025

    L’estate è arrivata, si sa. Non bastassero le temperature, ve lo dimostra l’orologeria. Date un’occhiata alle Latest qui sotto: le novità delle ultime settimane sono tutte all’insegna del colore. Con pochissime eccezioni, compensate in altri esemplari dalla contemporanea presenza di più tonalità… Più o meno vivaci, perfino insolite o azzardate. Una tendenza sfoggiata da tutti i segmenti di mercato, già avvistata al Salone di Ginevra e ora arrivata puntuale anche nei negozi. Che sia la voglia di sperimentare, di catturare l’attenzione o di ostentare una nuova modernità, poco importa. Gli orologi colorati, mostrati sulla pelle nuda, si fanno notare, permettono di esaltare il proprio gusto personale, di valorizzare l’abbronzatura… Ma soprattutto fanno gola: fanno venir voglia di comprare qualcosa di nuovo. A noi la scelta.

    Latest… solo per pochi

    LAURENT FERRIER Sport Auto 79
    1979. Alla 24 Ore di Le Mans, si piazza sul terzo gradino del podio la Porsche 935 Turbo di tre piloti amatoriali: Laurent Ferrier, François Servanin e François Trisconi. Un momento di gloria che porrà le basi per la nascita di un Marchio artigianale e – più tardi – di una collezione dedicata. Che oggi dà vita a un esemplare interamente in oro rosso 5N, creato per festeggiare i 15 anni del Brand. La cassa di 41,5 mm di lato racchiude un movimento di manifattura, il calibro automatico LF270.01, con micro-rotore decentrato in platino e 3 giorni di autonomia. 79mila franchi svizzeri (tasse escluse).

    BREITLING Navitimer B02 Chronograph Cosmonaute Scott Carpenter Centenary Come indica il nome, l’occasione è il centenario dalla nascita dell’astronauta che portò la Casa di Grenchen nello spazio. E il cronografo rende omaggio all’esemplare che il 24 maggio 1962 partecipò alla missione Mercury-Atlas 7 della Nasa. Come quello ha il regolo calcolatore e l’indicazione delle 24 ore, ma la cassa (41 mm) oggi è in platino e monta un movimento di moderna concezione. A carica manuale, il calibro B02 di manifattura dispone di ruota a colonne a innesto verticale e 70 ore di autonomia, ed è certificato cronometro dal Cosc. Edizione limitata di 50 pezzi, 42mila euro.

    FREDERIQUE CONSTANT Classic Manufacture Tourbillon
    Il grande “classico” della Casa ginevrina – in catalogo dal 2009 – si veste con una nuova livrea. E per la prima volta adotta un quadrante in madreperla, che ben si sposa alla cassa (39 mm) in oro bianco interamente lucidata a specchio. Impeccabili le finiture, fuori e dentro. Il movimento è sempre il calibro FC-980, di manifattura, con scappamento in silicio. Edizione limitata di 36 esemplari, 34.995 euro.

    HUBLOT Big Bang Unico Summer 2025
    Ormai è una tradizione: dal 2017, il lancio del B.B. dell’estate porta la Casa di Nyon nelle località di punta del Mediterraneo. Quest’anno la festa è stata a Mykonos, dove gli amici della Marca (come Usain Bolt e Mattia Vitale dei Meduza) si sono dati appuntamento per celebrare l’estate, l’amicizia, la Marca, l’orologio… La cassa (42 mm) in ceramica bicolore microbillé ospita un movimento automatico, calibro Unico costruito in house, con 3 giorni di autonomia. Tre anche i cinturini intercambiabili (sistema brevettato One Click). Edizione limitata di 100 esemplari, 32.600 euro.

    Fra 10mila e 1.000 euro

    IWC Pilot’s Watch Automatic 41 Top Gun Mojave Desert
    La collezione, creata nel 2019, si chiama Colors of Top Gun e celebra le basi militari della US Navy. Mentre la sfumatura è quella della sabbia del deserto del Mojave, nella California Occidentale, e delle tute di volo degli aviatori di stanza nella Naval Air Weapons Station di China Lake. La cassa (41 mm) in ceramica mat, impermeabile fino a 10 atm, ha il fondello in titanio. Il movimento automatico, calibro 32112 di manifattura, è provvisto di 5 giorni di autonomia. 9.200 euro.

    NORQAIN Freedom 60 Chrono 40 mm “Enjoy Life” Special Edition
    Il look sportivo, in acciaio, è quello tipico della collezione. Inedito è invece il mood giocoso, che si manifesta in primis nell’accostamento di colori sul quadrante, ispirato alle fresche tonalità dei gelati. E poi c’è il movimento automatico – calibro N19, base Sellita SW510A, con autonomia di 62 ore -, che in alcuni giorni del mese visualizza nel datario un cono a tre gusti. La stessa immagine ritorna anche sul vetro del fondello. La cassa misura 40 mm di diametro ed è impermeabile fino a 10 atm. 4.750 euro con bracciale (100 euro in meno con il cinturino in caucciù).

    LONGINES Legend Diver
    Dal 1959, testimonia l’heritage della Casa nel mondo delle immersioni. Oggi lo storico subacqueo torna con nuove cromie: al top la versione con quadrante bianco opaco e bracciale in acciaio a chicchi di riso, ma esiste anche laccato blu o nero con cinturino in caucciù coordinato. Immutata rimane la cassa di 39 mm di diametro, impermeabile fino a 30 atm, con la doppia corona e il réhaut girevole, utile contro urti accidentali e manipolazioni involontarie. Il movimento automatico è il calibro L888.6, con spirale in silicio e 3 giorni di autonomia. In più è certificato cronometro dal Cosc. 3.800 euro.

    Latest a meno di 1.000 euro

    BLANCPAIN x SWATCH Bioceramic Scuba Fifty Fathoms Green Abyss L’ultimo omaggio al celebre subacqueo della Manifattura di Le Brassus – datato 1953 – si veste di verde e nero, ma mantiene l’anima ecosostenibile di sempre. La cassa (42,3 mm) in Bioceramic è impermeabile fino a 50 fathoms (circa 9 bar), il movimento automatico è il celebre System51, il cinturino Nato è realizzato con reti da pesca riciclate, perfino il vetro è in materiale biosourced. In vendita solo in negozi selezionati, 400 euro.

    BREIL Stylize
    Piccolo, femminile, decisamente rétro. L’ispirazione Art Déco è però attualizzata dal colore del quadrante, verde smeraldo, e dalla lavorazione del bracciale, rastremato nelle prime maglie. Interamente in acciaio lucido Ip gold, ha la cassa di 24 x 21,4 mm e il movimento al quarzo. In tre versioni. 149 euro.

  • Spirit Zulu Time 1925, i 100 anni di Longines tra i fusi orari

    Spirit Zulu Time 1925, i 100 anni di Longines tra i fusi orari

    Agli inizi del secolo scorso, conoscere l’ora in due diversi fusi orari era un’esigenza esclusiva (o quasi) di piloti e aviatori. Oggi, la domanda “che ore sono a…?” ce la poniamo in tanti e sempre più di frequente. Perché, se è vero che non tutti siamo piloti di professione o per spirito di avventura, siamo però viaggiatori. E, una volta saliti su un aereo, passare da un fuso orario all’altro è facile. Per cui, giunti a destinazione dopo un lungo volo, ci si proietta in un’ora diversa da quella del luogo di partenza. Se poi sbarchiamo ai Caraibi, le ore di differenza sono tante e un orologio GMT può davvero risultare utile. Come il nuovo Longines Spirit Zulu Time 1925, oggetto di questo articolo.

    La collezione Longines Spirit Zulu Time esiste dal 2022, ma la referenza L3.803.5.53.6 appena introdotta, che risponde appunto al nome commerciale Spirit Zulu Time 1925, vuole celebrare il primo orologio da polso con doppio fuso orario della storia. Che, guarda caso, proprio Longines ha sviluppato e prodotto un secolo fa. Correva infatti l’anno 1925 quando, per soddisfare le richieste dei primi piloti, la Casa della Clessidra Alata creava lo Zulu Time, un orologio dallo stile spiccatamente Art Déco, quindi con cassa di forma e seconda lancetta delle ore indipendente da quella principale.

    Perché “Zulu”? Il legame di Longines con il mondo dell’aviazione

    Se vi siete appena imbattuti negli Spirit Zulu Time di Longines, potreste attribuire l’uso del termine Zulu all’omonima, leggendaria tribù. Che esiste davvero, e risponde a un gruppo etnico oggi stanziato nella provincia KwaZulu-Natal del Sudafrica. Vista la distanza che ci separa (per ironia della sorte ci troviamo nello stesso fuso), l’associazione di idee non sarebbe neanche così sbagliata. In realtà, l’uso del termine “Zulu” da parte di Longines ha tutt’altra spiegazione.

    In ambito militare, aeronautico e marittimo, ai nostri giorni Zulu sta per UTC, il Tempo Coordinato Universale istituito nel 1972 e basato sul tempo medio di rotazione della Terra. Mentre in passato si riferiva al Greenwich Mean Time, che fa riferimento al Sole, il cui utilizzo si affermò proprio con l’adozione dei fusi orari, nel 1884. La pronuncia inequivocabile della lettera Z è sinonimo di zero, zero gradi di longitudine, e indica proprio l’orario fissato al meridiano fondamentale (GMT+0) di Greenwich, in Inghilterra. Ecco perché la rappresentazione grafica della lettera Z, sotto forma di bandiera del Codice Nautico Internazionale, è stata adottata già nel 1925, sul quadrante del primo esemplare da polso con secondo fuso orario di cui vi ho parlato poco fa.

    Insomma, anche gli orologi della serie Spirit Zulu Time sottolineano e ricordano il legame consolidato in oltre un secolo fra Longines e l’aviazione. Se vi piacciono gli orologi da pilota e volete conoscere alcune tappe di questo importante legame, potete per esempio leggere l’articolo che abbiamo dedicato al Pilot Majetek Pioneer Edition, sempre di Longines. O andare avanti a scorrere le righe qui di seguito.

    Dal 1925 a oggi fra i cieli del mondo

    Dopo quel 1925, l’evoluzione GMT di Longines passa per il Longines Weems del 1930, che prende nome dall’ufficiale della Marina degli Stati Uniti Philip van Horn Weems. Istruttore e inventore, mise a punto nuovi metodi di navigazione astronomica per determinare la posizione geografica con l’ausilio di un orologio da osservazione, un sestante e le stelle – il celebre Weems Angolo Orario. Con doppie lancette delle ore e minuti e cassa da 47,5 mm, fu progettato per consentire ai piloti in volo di calcolare con precisione la longitudine in tempo reale.

    Continuando a seguire i fili della storia, devo sicuramente citare l’orologio del 1931, da 90,5 mm di diametro, disegnato per il quadro di comando del velivolo che avrebbe consentito a Clyde Pangborn e Hugh Herndon di volare senza scali dal Giappone agli Stati Uniti. Un volo effettuato in buona parte con temperature così basse da far ghiacciare l’acqua nelle borracce, senza però compromettere il corretto funzionamento dell’esemplare di bordo.

    O, ancora, l’orologio da pilota ref. 3775 che per la prima volta integrava nel réhaut una seconda scala graduata delle ore girevole, quindi protetta dal vetro. Una soluzione nuova e innovativa per l’epoca, a firma Longines, che sarebbe stata sviluppata e utilizzata negli anni successivi, oltre che nel Longines Legend Diver, anche da altre case orologiere. Fino a un secondo orologio per cabina di pilotaggio, il Longines Cockpit Clock, da 82,5 mm di diametro, doppie lancette per ore e minuti, lunetta interna girevole e indicatore fluorescente.

    L’essenza del Longines Spirit Zulu Time 1925

    La serie Longines Spirit Zulu Time del 2022, di cui il Longines Spirit Zulu Time 1925 fa parte, è invece dedicata alla britannica Amy Johnson. Allieva di Weems – come il più celebre Charles Lindbergh, del resto -, fu la prima donna ad aver effettuato in solitaria e su 12 tappe, nel 1930, la rotta transcontinentale Croydon-Darwin, dall’Inghilterra all’Australia.

    Per approfondire le caratteristiche tecniche dell’orologio e del movimento – il collaudato Longines L844.4 – vi rimando alle didascalie a corredo della galleria di immagini che trovate sopra. Qui voglio però fornirvi una descrizione sommaria che ne evidenzi le particolarità. Certro, l’estetica è quella dell’ormai nota collezione, con il secondo fuso orario indicato dalla lancetta a punta sulla lunetta bidirezionale girevole. Ma alcuni dettagli mettono in evidenza l’intento celebrativo di questo esemplare del centenario. Prima di tutto i dettagli in oro rosa: la coiffe della lunetta, il profilo delle lancette e dei numeri arabi, e la massa oscillante rivestita in Pvd del movimento.

    A proposito del calibro L844.4, devo sottolineare i 3 giorni di autonomia e la presenza della spirale in silicio, resistente ai campi magnetici. Ma soprattutto il fatto che lo si possa vedere: il fondello infatti è eccezionalmente in vetro zaffiro, fissato alla cassa con sei viti. Eccezionalmente, perché lo Spirit Zulu Time 1925 è l’unico esemplare della collezione a distinguersi per questa soluzione. Tutte le altre referenze sono caratterizzate da un fondello “chiuso” in acciaio opaco, sempre serrato con sei viti, personalizzato dall’incisione della Clessidra Alata sovrapposta al Globo terrestre. Devo menzionare inoltre la certificazione Cosc (Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres) che accompagna il calibro Longines, a garanzia della costanza di marcia e dell’affidabilità.

    “Che ore sono a…?”

    Ho introdotto l’argomento con la stessa domanda che fa da titolo a questo paragrafo: “Che ore sono a…?”. Oltre a essere forse la più scontata dopo aver perso la concezione del tempo del luogo di partenza, fa anche da claim al nuovo Longines Spirit Zulu Time 1925, il cui lancio è stato affidato a un testimonial di eccezione, nonché Ambasciatore di eleganza della Casa: l’attore britannico Henry Cavill. Noto ai più per aver vestito i panni di Clark Kent nel film del 2013 L’uomo d’acciaio, al secolo Superman, Cavill sostiene l’importanza dell’orologio chiamato a rappresentare non solo per una questione tecnico-costruttiva, ma anche per la capacità intrinseca di connettere.

    «Per me», recita la sua dichiarazione ufficiale, «il Longines Spirit Zulu Time 1925 non significa solo precisione, ma anche connessione». Il concetto, se ci pensate, ha un suo perché ed è riscontrabile nell’esperienza di ogni giorno. «Capita spesso che i nostri cari o i nostri colleghi», continua Cavill, «si trovino dall’altra parte del mondo. Con il mio Spirit Zulu Time 1925, mi basta un’occhiata per ristabilire la connessione con loro». È una questione mentale, lo ribadisco. Sapere infatti che ore sono, là dove vivono i nostri cari, a migliaia di chilometri di distanza, significa immedesimarsi in loro per qualche attimo e immaginarli intenti a svolgere le loro azioni quotidiane. È un modo per sentirsi più vicini. Connessi, appunto.

    Il prezzo del Longines Spirit Zulu Time 1925

    Se volete vestire il vostro polso con il pezzo di storia orologiera e aeronautica di cui vi ho appena parlato, sono necessari 4.550 euro. C’era da aspettarsi un prezzo superiore a quello medio della collezione, vuoi per il significato di cui lo Spirit Zulu Time 1925 si fa carico, vuoi per l’integrazione della coiffe in oro rosa nella lunetta. Ma dovete considerare anche il valore aggiunto dell’oblò in vetro zaffiro sul fondello: il quale, ogni volta che ne avrete voglia, vi permetterà di ammirare come è fatto “dentro” l’orologio. Vi piacerà il contrasto fra il colore argentato di ponti e platina e la tonalità oro rosa della massa oscillante. Che reca inciso, oltre alla scritta “Longines Zulu Time”, un suggestivo planisfero con l’indicazione del meridiano di Greenwich.

  • Latest. Le novità nei negozi… e a Watches of Jesolo – 12/05/2025

    Latest. Le novità nei negozi… e a Watches of Jesolo – 12/05/2025

    Ed eccoci di nuovo con le Latest, la rubrica che presenta – in sintesi – le novità appena consegnate nei negozi (o acquistabili online). Giusto per darvi un’idea di cosa hanno proposto le marche di orologi nelle ultime settimane: a titolo informativo, senza alcuna pretesa di approfondimento (impossibile in poche righe). Se poi qualche pezzo in particolare vi rapisce il cuore, vi rimandiamo direttamente al concessionario più vicino a voi – che saprà non solo mostrarvelo ma soprattutto raccontarvelo nel dettaglio. Da notare, però, che cominciano ad arrivare i primi subacquei, in vista della stagione estiva.

    Ma in realtà questa vetrina di Latest offre qualcosa in più: alcune novità presentate a Watches of Jesolo. Vale a dire lo spin off di Watches of Italy, il salone dedicato ai micro-brand italiani (e al “sistema orologeria” made in Italy), che lo scorso weekend per la prima volta si è trasferito in Veneto e ha dato vita a un’edizione primaverile di carattere internazionale. Anche in questo caso, pretendere di coprire gli oltre 50 marchi espositori sarebbe stato irrealizzabile. Sta a voi individuare la nostra selezione, fra gli orologi esposti qui sotto in ordine di prezzo….

    Latest… solo per pochi

    HUBLOT MP10 Tourbillon
    L’orologio più innovativo della Manifattura di Nyon torna in due nuove referenze: All Black, con la cassa XL in ceramica (nella foto) oppure Sapphire, trasparente. Entrambe in edizione (molto) limitata, rispettivamente di 50 e di 30 esemplari, sembrano valorizzare la straordinaria meccanica del calibro HUB9013: con il tourbillon inclinato di 35°, la carica automatica tramite masse lineari, l’indicazione circolare dell’autonomia e il display a rulli. Da 344mila euro.

    H. MOSER & CIE Streamliner Tourbillon Skeleton Rainbow
    Inedito esemplare gioiello dell’omonima collezione, è impreziosito dalla lunetta tempestata di baguette di zaffiri multicolore, tagliate su misura e montate in dégradé con un’incastonatura invisibile. Realizzato in acciaio oppure in oro rosso 5N, mantiene inalterati la cassa a cuscino di 40 mm di lato e il bracciale a segmenti orizzontali. Il movimento automatico interamente scheletrato è il calibro HMC 814, di manifattura, con 3 giorni di autonomia e tourbillon volante con doppia spirale (brevettato). Da 125mila euro.

    Da 50 a 10mila euro

    BLANCPAIN Ladybird Colors Violet Purple
    La Manifattura di Le Sentier arricchisce la linea femminile con un nuovo colore: il viola reale. Per il resto, tutto rimane immutato – e di alto livello: la cassa di 34,9 mm di diametro in oro rosso oppure bianco, il quadrante in madreperla di estrema qualità, la lunetta, le anse e la fibbia incastonate con 2 carati di diamanti. Al top ovviamente anche il movimento automatico, il calibro 1163L di manifattura, con 100 ore di autonomia e fasi di luna. 38.400 euro.

    ULYSSE NARDIN Diver (Hammerhead Shark)
    Dopo lo Squalo bianco, lo Squalo limone e lo Squalo blu, la Maison di le Locle crea un nuovo subacqueo in edizione limitata per raccogliere fondi a favore dello Squalo martello. Parte del ricavato della vendita sarà infatti devoluto all’associazione britannica Shark Trust. Il lancio invece è supportato da Mike Coots, surfista, ambientalista e testimonial della Casa. La cassa di 44 mm in titanio Pvd blu è impermeabile fino a 30 atm, il movimento di manifattura è il calibro UN-118 con scappamento in DiamondSil, spirale in silicio e autonomia di 60 ore. 12.400 euro.

    Sotto i 10mila euro

    MASSENA LAB E RAÚL PAGÈS Noctograph
    Terza collaborazione fra lo Studio di design e il Maestro orologiaio, è una perfetta sintesi fra lo stile “classico” di uno e l’estetica minimal dell’altro. Prende nome dal colore “notturno” del quadrante, spazzolato in verticale, racchiuso nella cassa in acciaio da 38,5 mm di diametro. Ed è alimentato da un movimento meccanico a carica manuale, il calibro M660, progettato da Massena e realizzato da Pagès, con 60 ore di autonomia e finiture realizzate a mano. Made in Italy invece il cinturino. Edizione limitata di 99 esemplari, 8.875 dollari.

    TUDOR Black Bay Chrono “Carbon 25”
    Un cronografo dedicato alla partnership con Visa Cash App Racing Bulls Formula One Team. La livrea riprende i colori della scuderia, la cassa di 42 mm in carbonio include anche le maglie d’attacco del cinturino, sempre in carbonio i contatori sul quadrante. Il movimento automatico è il calibro MT5813, di manifattura, con spirale in silicio, 70 ore di autonomia e ruota a colonne, certificato cronometro dal Cosc. Edizione limitata di 2025 esemplari, 7.510 euro.

    TUDOR Pelagos FXD Chrono “Pink”
    Un’edizione limitata di 300 esemplari, presentata in occasione del Giro d’Italia – dove il Marchio è “orologio ufficiale”. Dedicata esplicitamente al ciclismo: per esempio, la cassa di 43 mm è in composito di carbonio come certe biciclette, mentre la scala tachimetrica, posta sul perimetro del quadrante, è modulata sulle velocità delle due ruote. Monta sempre il calibro automatico MT5813, di manifattura (vedi sopra). 5.600 euro.

    Sotto i 5mila euro

    ALP Alp-1
    Assoluto debutto per un Marchio italiano, il cui nome ricorda le Alpi ma è anche un acronimo: Audacia Levior quam Pluma. In effetti l’orologio in questione pesa solo 27 g (cinturino compreso) perché è realizzato in carbonio (Tsc e Tfc). La cassa di 38,8 mm di lato racchiude un movimento automatico scheletrato, il calibro AM1S (sviluppato da Soprod). 4.970 euro. In prevendita i primi 100 esemplari, con consegna a settembre, 3.970 euro.

    MIDO Multifort Skeleton Chronograph
    Riflettori puntati sul Calibro 60. Il movimento meccanico a carica automatica, realizzato da Eta per il Brand, vanta non solo 60 ore di autonomia e la spirale in Nivachron™, ma anche una costruzione parzialmente scheletrata. A metterla ancor più in evidenza, il quadrante ajouré con i ponti a X e i profili dei contatori cronografici in blu. La cassa in acciaio misura 43 mm di diametro. Esiste anche in tonalità antracite, con il bracciale in acciaio al posto del cinturino in caucciù. Da 2.380 euro.

    LONGINES Conquest
    La storica collezione – la prima ad avere un marchio protetto, fin dal 1954 – si amplia di nuove versioni. Declinate in 4 formati di diversi materiali: con la cassa da 30, 34, 38 e 41 mm di diametro, in acciaio o acciaio e oro, il quadrante in nuovi colori, il cinturino in pelle coordinato o il bracciale in acciaio. Tutte alimentate da un movimento meccanico a carica automatica, con spirale in silicio e componenti amagnetici che permettono agli esemplari di superare di 10 volte la norma Iso 764. Da 2.200 euro.

    UNIMATIC Modello Uno ref. U1S-MD
    Un’assoluta novità il subacqueo professionale con la cassa di 40 mm impermeabile fino a 30 atm, abbinata per la prima volta a un bracciale in acciaio Dlc nero. Altri segni particolari: la lunetta in ceramica e il movimento meccanico a carica automatica, calibro Sellita Sw200-1. Edizione limitata di 99 esemplari (in vendita da oggi alle 11), 1.350 euro.

    Latest sotto i 1.000 euro

    FATHERS Always Nexus
    Primo esemplare della nuova collezione del Brand (napoletano ma con produzione Swiss made), colpisce per lo stile classico, con tanto di piccoli secondi a ore 6. Nella cassa in acciaio di 38 mm di diametro ospita un movimento automatico, calibro F100 Fathers (base Landeron L24F6 personalizzato). E vuole essere testimone di un legame intergenerazionale: un oggetto da tramandare, dotato perfino di certificato di eredità. 929 euro. In preordine i primi 100 esemplari, con consegna entro fine maggio, 650 euro.

    MAYER WATCHES 804M
    Un altro debutto per un Brand italiano, a dispetto del nome di origine tedesca. L’orologio si distingue per l’indicazione delle ore sull’ampio réhaut, scandite da un’alternanza di indici a bastone, cifre arabe e il 10 in numero romano. La cassa in acciaio 316L misura 36 mm di diametro, il movimento meccanico a carica manuale è un Peseux 7076 con piccoli secondi. Edizione limitata di 100 esemplari, i primi 50 già in consegna, 599 euro.

    OOO Out of Order Shaker “Angelo Azzurro” Automatic GMT
    Il Marchio veneto continua a celebrare l’arte della mixology. E questa volta tocca al cocktail di culto negli anni ’90, dal colore turchese ripreso nell’inserto in vetro zaffiro bombato della lunetta girevole bidirezionale. Sempre in vetro zaffiro ma dégradé il quadrante, che rievoca i vari ingredienti: gin, triple sec, Blue Curaçao. Realizzato in acciaio 316L, con la cassa di 40 mm di diametro, monta un calibro Seiko NH34 a carica automatica con secondo fuso orario. In 130 esemplari, 595 euro.

    SWATCH Scubaqua Collection
    Basta uno sguardo e la memoria vola indietro agli esemplari di culto del passato. Ma la nuova collezione è decisamente più evoluta, nel design come nei materiali. Ha la cassa di 44 mm di diametro realizzata in Bioceramic e in materiale biosourced ricavato dall’olio di ricino. Impermeabile fino a 10 atm, presenta la corona al 10, la lunetta unidirezionale girevole e il cinturino effetto seta. In 5 colori – bianco, giallo, rosso, turchese e nero -, prende i nomi delle meduse più spettacolari al mondo. Il movimento è al quarzo Swiss made. 155 euro.

  • LuxeConsult, Morgan Stanley e l’orologeria svizzera nel 2024

    LuxeConsult, Morgan Stanley e l’orologeria svizzera nel 2024

    I numeri ufficiali dei grandi marchi orologieri svizzeri sono da sempre meglio custoditi dei tre segreti di Fatima. Potreste torturare manager e amministratori delegati, ma non scucireste loro nemmeno una virgola su vendite, ricavi e fatturati. Per fortuna, però, in questo caso non serve scomodare il Papa per avere qualche idea. Anche quest’anno, come nei precedenti sette, ci hanno pensato la società di consulenza LuxeConsult e l’istituto finanziario Morgan Stanley a provare a fotografare le performance dei 50 brand principali sul mercato nel 2024.

    Lo hanno fatto elaborando stime relative a fatturato, numero di pezzi venduti, quote di mercato e prezzo medio, per limitarmi ai dati più significativi. Uno studio che, insieme al Deloitte Swiss Watch Industry Study, è lo strumento più chiaro e attendibile per avere un’idea della direzione presa dall’industria orologiera svizzera.

    La top 50 del report relativo al 2023 (fonte: LuxeConsult, Morgan Stanley Research estimates)

    Se, da un lato, il rapporto relativo al 2023 aveva mostrato un record nell’andamento del mercato, dall’altro indicava un potenziale rallentamento delle vendite per il 2024. Una frenata dovuta a un contesto macroeconomico e geopolitico incerti, che avrebbero potuto influire sulla domanda negli Stati Uniti, in Europa e soprattutto in Cina. Non che fosse necessario essere il Divino Otelma per prevederlo, ma i dati di export del 2024 hanno confermato in pieno le previsioni di LuxeConsult e Morgan Stanley e il loro nuovo rapporto annuale ci mette sopra il suo bel timbro.

    L’industria e le conferme di LuxeConsult e Morgan Stanley

    Come ho scritto poco più di un mese fa, secondo la Federazione svizzera dell’industria orologiera (FHS), esportazioni e fatturato globale nel 2024 sono calati. Chi lo ha visto come una normalizzazione, chi come l’inizio di una recessione. In ogni caso, gli attori dell’industria hanno lavorato all’insegna della prudenza. Se, da un lato, la FHS fornisce un’immagine generale del settore, il rapporto di LuxeConsult e Morgan Stanley ha il pregio di fare “nomi e cognomi”. Fuor di metafora, di analizzare le performance dei marchi affiancandovi numeri e percentuali. Stimati, sottolineo ancora.

    Ciò che colpisce nel rapporto annuale riferito al 2024 è la certificazione di una polarizzazione del mercato. Da una parte i grandi brand che non hanno quasi sofferto o hanno continuato a crescere; dall’altra, il medio e basso di gamma che ha registrato un calo delle vendite. È una dinamica comune a quasi tutte le categorie merceologiche che fanno parte dei beni di lusso, ma nell’orologeria la tendenza è ancora più evidente. Lo scorso anno, gli orologi con un prezzo superiore ai 50mila franchi hanno rappresentato il 33,5% del valore totale delle esportazioni svizzere.

    Inoltre, va sottolineato che nel 2024 non si è contratto solo il fatturato complessivo stimato dei primi 50 marchi, passato dai 36,127 miliardi di franchi del 2023 a 35,258 miliardi, ma anche il numero di pezzi venduti, passati da quasi 16 milioni a poco più di 13 milioni. Prima ho scomodato il Divino Otelma, ora scomodo Einstein: non serve essere un genio per capire che questa dinamica indica un aumento significativo del prezzo medio degli orologi nel corso di un anno. Certo, ci potranno anche essere marchi che hanno venduto meglio le referenze più costose, ma il trend generale parla di un innalzamento di buona parte delle soglie di prezzo.

    La top 10 di LuxeConsult e Morgan Stanley

    Entrando nel dettaglio dei marchi, la classifica dei primi dieci per fatturato non è cambiata dal 2023: Rolex, Cartier, Omega, Audemars Piguet, Patek Philippe, Richard Mille, Longines, Vacheron Constantin, Breitling, Tissot. Di questi, la metà è cresciuta rispetto all’anno prima, altri cinque sono calati. E dei cinque cresciuti, quattro sono brand indipendenti: Rolex (10,5 miliardi di franchi circa), Audemars Piguet (2,4 miliardi), Patek Philippe (2,3) e Richard Mille (1,6). Il quinto cresciuto è Cartier (a oltre 3 miliardi).

    La top 50 relativa al 2024. A fianco dei brand, una freccina indica chi è salito e chi è sceso: (fonte: LuxeConsult, Morgan Stanley Research estimates)

    Uno sguardo dettagliato alle prime posizioni evidenzia quella polarizzazione cui ho accennato all’inizio. Se i quattro indipendenti di cui sopra continuano a crescere pur in una situazione generale non facile, i gruppi quotati in Borsa hanno perso quote di mercato complessive. Giù LVMH – pur con le eccezioni di Bulgari e TAG Heuer, passato dal 15° all’11° posto -, Richemont e Swatch Group, che ha registrato un calo delle vendite del 14,6%. Stesso destino per altri indipendenti meno strutturati. Nello specifico, il dato aggregato di Rolex, Patek Philippe, Audemars Piguet e Richard Mille parla di una quota di mercato del 47%. Nel 2019, ultimo anno “sano” prima dello tsunami del Covid, questa percentuale si fermava al 36,8.

    Clamoroso il caso di Rolex che, pur essendo cresciuto meno nel 2024 rispetto al 2023, è arrivato ad avere una quota di mercato del 32%, dal 30% dell’anno prima. Solo Rolex, senza Tudor, che anzi è passato dalla 17a alla 21a posizione (da 545 a 360 milioni di franchi). Per quanto ne so, nessun altro marchio nel mondo del lusso ha una posizione così dominante nel proprio settore merceologico. A suffragare un aumento medio dei prezzi o la predilezione per referenze preziose, c’è la dinamica proprio di Rolex. Meno pezzi venduti (da 1 milione e 240.000 a 1 milione e 176.000) ma fatturato in crescita.

    I gioiellieri e gli indipendenti

    Un discorso a parte merita Cartier, secondo dietro a Rolex pur con uno scarto abissale (poco più di 3 miliardi di fatturato, 680.000 pezzi venduti e una quota di mercato dell’8%). È infatti, insieme a Van Cleef & Arpels, l’unico marchio del Gruppo Richemont in crescita. E non è un caso che entrambi siano gioiellieri e orologiai: l’altro brand con questa natura, Bulgari, è cresciuto anch’esso guadagnando quote di mercato (da 1% a 2%) e fatturato (da 445 milioni di franchi a quasi 500). L’altro gioielliere, Harry Winston, secondo LuxeConsult e Morgan Stanley, è finito nella spirale negativa di Swatch Group dimezzando il fatturato stimato, da 111 a 55 milioni.

    Il report evidenzia infine una tendenza interessante, soprattutto per i collezionisti. La crescita costante e continua dei piccoli marchi artigianali e indipendenti come H. Moser & Cie. e F.P. Journe. Manifatture da poche centinaia se non decine di pezzi all’anno, con prezzi medi di decine di migliaia di euro, stando alle analisi dello studio sono destinate a non conoscere crisi, almeno nel breve termine. Merito di una crescente attenzione verso l’altissima orologeria artigianale e della loro capacità di offrire prodotti con una forte identità distintiva. Non a caso, al 50° posto della classifica è entrato per la prima volta MB&F.

    Una tendenza, quest’ultima, che a suo modo è anch’essa polarizzazione. Anche se quella vera, su cui LuxeConsult e Morgan Stanley ci danno materia per pensare, si trova al vertice della piramide. Con i loro marchi, Rolex, Swatch Group, Richemont e Patek Philippe insieme hanno il 77% delle quote di mercato, che diventano l’82% se ci aggiungiamo LVMH. Too big to fail, insomma, tanto i gruppi quanto l’intera orologeria svizzera? Meditate gente, meditate…

  • Gli orologi con quadrante bordeaux. Non burgundy, please

    Gli orologi con quadrante bordeaux. Non burgundy, please

    Oggi parliamo degli orologi con il quadrante bordeaux. Una tendenza che si è andata affermando negli ultimi anni, in modo lento e inesorabile: dapprima con pochi, sporadici pezzi, poi via via sempre più diffusa in tutti i segmenti di mercato. E fin qui tutto bene. Il bordeaux è un bel colore pieno, un rosso scuro che cattura l’attenzione e sta bene sia con i metalli algidi sia con quelli dalla tonalità più calda. Ma… c’è un ma. Nelle comunicazioni ufficiali delle marche, vale a dire le cartelle stampa, sta diventando un’abitudine comune parlare di orologi con quadrante burgundy. Anche nelle traduzioni per i diversi Paesi. Per cui quanti le usano senza discernimento, poi le riporteranno pari pari. E la Rete si riempirà di orridi quadranti burgundy…

    Per favore, no. Non chiamatelo burgundy, non c’è motivo. A meno che non siate madrelingua inglese, e allora ci sta: per voi potrebbe essere normale infarcire il discorso di termini anglosassoni, e poi lo pronuncerete di sicuro in modo corretto (bɜː.ɡən.di, se conoscete i simboli dell’alfabeto fonetico internazionale). Ma non vi rendete conto che letto così com’è scritto, alla maniera italiana (b-u-r-g-ù-n-d-i), non vuol dir niente, anzi risulta brutto e perfino ridicolo? Oltretutto, per essere pignoli, con quel nome è esistita un’antica popolazione germanica che migrò dalla Scandinavia all’Europa Continentale, secoli prima di Cristo. Ma nessuno la conosce e comunque non avrebbe senso riferirsi a quella tribù, nel nostro contesto.

    Qualcuno ce lo spieghi: perché, perché si deve usare la parola burgundy per indicare un colore che abbiamo sempre chiamato bordeaux? Davvero dire burgundy ci rende (o ci fa sentire) tanto più fighi? Cosa c’è che non va nel bordeaux? A noi ricorda l’ottimo vino prodotto nell’omonima regione della Francia. E del resto il termine deriva proprio da lì. Da quel mix di viola e marrone che ricorda le tonalità dell’uva matura. Tant’è che esistono diverse sfumature del colore bordeaux, che possono virare di volta in volta verso il porpora, lo scarlatto, il rubino o il granata. Proprio come il nobile “rosso”.

    Lo si può vedere anche negli orologi con quadrante bordeaux riportati qui sotto. Che, per inciso, appartengono a tutti i generi – dai solo tempo ai complicati, dagli esemplari-gioiello agli sportivi – e di conseguenza a tutte le fasce di prezzo, alcuni più datati, altri appena usciti. Poi, se proprio non vi piace il francese bordeaux, potete sempre tradurlo in italiano. Se Dio vuole la nostra lingua è ricchissima di vocaboli per indicare le tante, particolari varietà di vino rosso con le relative cromie: borgogna, barolo, merlot fino al più generico vinaccia. E non per questo sembreremmo degli avvinazzati… Sarebbe divertente parlare di orologi con quadrante bordeaux quasi avessimo i calici alzati in un brindisi virtuale. Prosit!

    12 orologi con quadrante bordeaux. In ordine di prezzo

    PIAGET Limelight Gala
    Cassa (32 mm) in oro rosa. Movimento al quarzo Swiss made (fabbricato “in casa”). Quadrante in smalto Grand Feu, lunetta con diamanti, zaffiri rosa e rubini in dégradé (5.4 carati in totale), vetro zaffiro, bracciale in oro rosa décor Palace. 115mila euro.

    H.MOSER & CIE. Pioneer Tourbillon Burgundy
    Cassa (40 mm) in oro rosso 5N, impermeabile fino a 12 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro HMC 805 di manifattura, con autonomia di 3 giorni, tourbillon volante a doppia spirale. Quadrante sfumato, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in gomma, traforata. 59.900 franchi svizzeri.

    CARTIER Tank Louis Cartier
    Cassa (25,5 x 33,7 mm, 6,6 mm di spessore) in oro giallo. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 1917 MC di manifattura. Quadrante laccato, lancette a gladio, corona perlata con zaffiro cabochon, vetro zaffiro, fondello “chiuso” e inciso, cinturino in pelle di alligatore. 14.300 euro.

    OMEGA Constellation
    Cassa (36 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CoAxial Master Chronometer 8880 di manifattura, con autonomia di 55 ore e certificazione Metas. Quadrante soleil, indici e lunetta con diamanti taglio brillante (0.76 ct in totale), vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore e vitello. 13.500 euro.

    JAEGER-LECOULTRE Reverso Tribute Monoface Small Seconds
    Cassa reversibile (27,4 x 45,6 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro JLC 822 di manifattura, di forma, con piccoli secondi. Quadrante soleil, indici applicati, vetro zaffiro, fondello in acciaio, personalizzabile, cinturino in pelle di vitello, intercambiabile. 11.600 euro.

    BREITLING Chronomat Automatic Gmt 40 Six Nations Wales
    Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 20 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Breitling 32, con secondo fuso orario, datario e con certificato ufficiale di cronometro (Cosc). Quadrante a righe con finitura opaca o spazzolata, lancette e indici applicati luminescenti, lunetta girevole unidriezionale, vetro zaffiro, bracciale Rouleaux in acciaio. Edizione limitata di 250 esemplari dedicati alla squadra di rugby del Galles, 5.950 euro.

    BAUME & MERCIER Classima 10691
    Cassa (34 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, con datario. Quadrante satinato soleil, numeri e indici applicati, vetro zaffiro anche sul fondello, bracciale in acciaio, intercambiabile. 3.050 euro.

    LONGINES Legend Diver
    Cassa (36 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L592 realizzato in esclusiva da Eta, con spirale in silicio e datario. Quadrante sfumato, lancette e indici luminescenti, réhaut girevole, vetro zaffiro bombato, fondello inciso, cinturino in nylon. 2.800 euro.

    HAMILTON Jazzmaster Open Heart Auto
    Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro H10, con spirale in Nivachron e autonomia di 80 ore. Quadrante traforato e sfumato, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro, fondello trasparente, cinturino in pelle. 1.145 euro.

    SEIKO Prospex Speedtimer Solar Chronograph SSC953P1
    Cassa (39 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento al quarzo, calibro V192, a carica solare, con autonomia fino a 6 mesi, cronografo con secondi continui. Quadrante mat, lancette e indici luminescenti, lunetta con scala tachimetrica, vetro zaffiro, bracciale in acciaio. In vendita con un secondo cinturino in pelle incluso nel packaging. Edizione limitata di 2.400 esemplari creati in esclusiva per il mercato europeo. 780 euro.

    BULOVA Jet Star
    Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 bar. Movimento al quarzo, calibro HPQ Precisionist brevettato, ad alta frequenza (262 kHz) con datario. Quadrante sfumato soleil, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro, bracciale in acciaio. 429 euro.

    OOO OUT OF ORDER Red Pilot Chronograph
    Cassa (43 mm) in acciaio 316L con processo di invecchiamento brevettato, impermeabile fino a 10 atm. Movimento al quarzo di fabbricazione giapponese, cronografo con datario. Quadrante sfumato mat, lancette e indici luminescenti, lunetta girevole unidirezionale, fondello inciso, cinturino in silicone. 410 euro.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 17/02/2025

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 17/02/2025

    Tornano le Cronache dell’orologeria. Oggi parliamo di nuovi ambasciatori, scelti nel mondo dello spettacolo come dello sport, con news dell’ultim’ora. Quelle, per intenderci, che riguardano la 78a edizione dei Bafta – i British Academy of Film and Television Arts Awards -, andati in scena proprio ieri sera alla Royal Festival Hall di Londra. (E no, niente Sanremo: la Rai ci ha fatto ‘na capa tanta da prima di Natale, non se ne può più…). E poi fiere, imminenti o annunciate, eventi, negozi e altro ancora. In un consueto “fritto misto” di notizie (selezionate), che toccano un po’ tutti gli interessi dell’industria delle lancette. Buona lettura!

    Il fascino del supereroe

    Longines ha un nuovo Ambasciatore dell’Eleganza: Henry Cavill. Noto per aver vestito i panni di Superman, protagonista del DC Extended Universe per più di un decennio, l’attore inglese in realtà sa mettersi alla prova con i ruoli più disparati. Del resto, chi non se lo ricorda agli esordi, come duca di Suffolk nella serie The Tudors? In attesa di vederlo nel nuovo film di Guy Ritchie In the Gray e nel live-action di Voltron, eccolo nella campagna della Casa di St.Imier: con qualche ruga in più, ma con charme immutato e classe da vendere.

    Cronache dell’orologeria… pettegola – 1

    Edward Berger ai Bafta (foto Kate Green/Getty Images courtesy Omega).

    In prima fila (si fa per dire) alla cerimonia di premiazione dei Bafta di Londra, ieri sera, c’era Omega. O meglio, c’erano i suoi orologi, che spiccavano al polso dei protagonisti della serata. Come il regista del superpremiato “thriller papale” Conclave, Edward Berger, che sfoggiava un De Ville Trésor. Mentre Guy Pearce, in lizza per The Brutalist, indossava uno Speedmaster ’57, Yura Borisov portava un Seamaster Aqua Terra. E ancora Tom Felton, nel ruolo di presentatore, che aveva un De Ville Prestige… tanto per gradire.

    Cronache dell’orologeria… pettegola – 2

    James McAvoy ai Bafta (foto Joe Maher/BAFTA/Getty Images for BAFTA courtesy IWC).

    Sempre in tema di “chi-ha-indossato-cosa” ai Bafta, meritano almeno un cenno anche altrattori con i relativi esemplari. Al polso di James McAvoy è stato avvistato un IWC Portugieser Perpetual Calendar. Jeff Goldblum invece esibiva un femminilissimo (!) Vacheron Constantin Egérie tempestato di diamanti. Sebastian Stan un Cartier Tank e Dev Patel un altro Cartier Tank, però vintage. Ancora, Jeremy Strong un Richard Mille RM-63Automatic Winding Dizzy Hands. Orlando Bloom un Porsche Design Chronograph 1… Ci fermiamo qui, ma l’elenco potrebbe continuare.

    Salone d’arte

    Lee Bae, Brushtrole D1, presentato da Perrotin (foto Claire Dorn courtesy F.P.Journe).

    Ancora una volta F.P.Journe conferma il proprio legame con la scena artistica internazionale. Anche quest’anno ha infatti sostenuto Maze Art Gstaad, che si è tenuta dal 14 al 16 febbraio scorsi. Sotto il tendone del Festival-Zelt, questa seconda edizione ha riunito 35 gallerie internazionali provenienti da 12 Paesi, con l’ambizioso obiettivo di offrire uno sguardo raffinato sull’arte moderna e contemporanea, sul design da collezione e sull’alta gioielleria. Con un’interessante mix di riferimenti classici e sperimentazioni contemporanee.

    Racchette e lancette

    Si sa: da oltre 30 anni, Rado è legato a filo doppio con il tennis professionistico e coltiva talenti della racchetta vecchi e nuovi. Di recente ha ampliato la propria “squadra” con l’ingaggio di Barbora Krejčíková. Un nome che non ha bisogno di presentazioni: ottima doppista, con un palmarès da paura (12 titoli del Grande Slam e un oro olimpico), è la campionessa in carica di Wimbledon femminile. Ora, il Marchio di Legnanu le ha già messo al polso un Anatom Automatic: scommettiamo che la tennista ceca lo sfoggerà anche in campo?

    Sul circuito del Principato

    La Red Bull Racing di Max Verstappen al GP di Monaco 2024 (foto Jakub Porzycki/NurPhoto via Getty Images courtesy TAG Heuer).

    La collaborazione fra TAG Heuer e l’Automobile Club de Monaco non è proprio una novità (è stata siglata nel 2011), ma quest’anno si concretizza in qualcosa in più. Ora che il Marchio elvetico è cronometrista ufficiale in F1, diventa anche title sponsor della tappa monegasca (23/25 maggio prossimi): che assume quindi il nome ufficiale di Formula 1 Tag Heuer Grand Prix de Monaco. Per l’occasione, nei paddock saranno esposti gli orologi dell’omonima collezione. A proposito: è lecito aspettarsi un esemplare dedicato?

    Da un Monaco all’altro

    Dettaglio della locandina della mostra multimediale Watches and Talents sui mestieri d’arte dell’orologeria

    Il weekend prossimo, il centro dell’orologeria (e della gioielleria) si sposta a Monaco di Baviera: dove, dal 21 al 24 febbraio, si tiene l’ormai tradizionale salone di Inhorgenta. Un’occasione per visitare, oltre agli stand dei 112 espositori nel padiglione 1 della Messe Münich, la mostra Watches and Talents della FHH, partecipare a dibattiti e tavole rotonde con i protagonisti del settore – da Mario Peserico a Federico Ziviani, da Andrea Furlan a Manuel Emch fino a Rolf Studer – e perfino cimentarsi con un Unitas. Info: inhorgenta.com

    Piccoli marchi crescono

    Chi l’avrebbe detto? Watches of Italy ha uno spin-off: Watches of Jesolo, che si terrà il 10/ 11 maggio nella cittadina veneta. Non una replica della fiera di Novi Ligure, ma un’inedita vetrina in cui si troveranno anche microbrand internazionali. Già previsti più di 50 marchi espositori, la presenza di noti content creator da Londra o Dubai, la partnership con Swiss Creative Lab e vari eventi che si terranno al Palazzo del Turismo – tipo il live painting a tema orologiero. Il tutto, a ingresso libero. Ne riparleremo…

    La stanza delle meraviglie

    A Roma, in via Condotti, Bulgari ha riaperto il New Curiosity Shop. Qui, Sotirio Bulgari, fondatore della Casa, aveva inaugurato nel 1905 l’Old Curiosity Shop di dickensiana memoria, a metà fra una Wunderkammer e un bazaar di preziosi. Diventato “New” nel 2018, lo spazio esponeva gioielli e accessori accanto a stravaganti oggetti di design. Oggi, dopo mesi di ristrutturazione, è invece dedicato esclusivamente all’orologeria della Maison, dalle collezioni in catalogo ai pezzi in tiratura limitata/issima. Da visitare.

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Longines Conquest Chrono Ski Edition, l’orologio ufficiale dei Mondiali di sci

    Longines Conquest Chrono Ski Edition, l’orologio ufficiale dei Mondiali di sci

    Oggi vi parlo di Conquest, una delle famiglie di orologi più longeve della storia. E dell’azienda che 70 anni fa l’ha lanciata, Longines, antica maison orologiera svizzera. Decenni di evoluzione, quindi, che hanno fatto della serie Conquest una vera e propria icona. Declinata in più collezioni, a seconda dello stile e delle complicazioni chiamata a rappresentare, la serie Conquest negli anni è cresciuta in popolarità grazie anche a sponsorizzazioni e partnership con il mondo dello sport. Come la più recente, che assegna al nuovo Longines Conquest Chrono Ski Edition il ruolo di orologio ufficiale dei Campionati mondiali di sci alpino 2025 – organizzati proprio in questi giorni in quel di Saalbach (Austria). Un cronografo prodotto in 2.025 esemplari, dal valore (anche) collezionistico.

    Longines e lo sci alpino, un legame lungo un secolo

    Correva l’anno 1924 quando la Casa di Saint-Imier forniva l’attrezzatura per il cronometraggio di una gara di sci, in programma nei pressi della stessa Manifattura. Ancora 13 anni e Longines avrebbe testato, in occasione dei Campionati del mondo di sci alpino del 1937 a Chamonix, in Francia, le prime cellule fotoelettriche, per un cronometraggio più preciso sulla linea d’arrivo. Da lì le occasioni di incontro fra Longines e le piste da sci si sarebbero moltiplicate – della tecnologia alla base del sistema Longines Live Alpine Data abbiamo parlato in questo articolo – fino alla consacrazione del 2006.

    Da quell’anno infatti, la Casa della Clessidra Alata è partner e cronometrista ufficiale della FIS (Federazione Internazionale di Sci), l’ente che organizza appunto la Coppa del Mondo di sci alpino e i Campionati mondiali di sci alpino. Casomai ve lo steste chiedendo, fugo subito ogni dubbio: sono due eventi differenti. Quest’anno, per esempio, i Campionati mondiali di sci alpino 2025 (48a edizione, 4/16 febbraio 2025) occupano una finestra temporale all’interno del più vasto evento itinerante della Coppa del Mondo (59a edizione, 26 ottobre 2024/27 marzo 2025).

    Non mi piace andare per le lunghe quando mi accingo a parlare di un orologio, ma questa introduzione credo sia stata necessaria a inquadrare nella giusta prospettiva storica il nuovo Longines Conquest Chrono Ski Edition. Il quale può vantare come ambassador i pluripremiati sciatori Marco Odermatt e Mikaela Shiffrin, al centro delle cronache in questi Mondiali. “Odi”, già oro in SuperG e leader della classifica generale maschile di Coppa del mondo, proprio oggi è il grande favorito nel Gigante uomini. Mentre Mikaela ha rinunciato al Gigante, ma ha appena vinto l’oro con Breezy Johnson nell’inedita Combinata a coppie.

    L’esclusivo calibro del Longines Conquest Chrono Ski Edition

    L’aspetto del Longines Conquest Chrono Ski Edition (Ref. L3.836.4.52.9) è quello classico dei cronografi a tre contatori. Cassa in acciaio di 42 mm di diametro, lunetta con inserto in ceramica nera e indicazioni tachimetriche, pulsante start/stop del cronografo, pulsante di azzeramento e corona a vite. Quest’ultima soluzione consente al Longines Conquest Chrono Ski Edition un’impermeabilità di 10 bar, indispensabile quando si corre sulla neve. Il quadrante satinato color antracite crea un bel contrasto con i contatori neri a sfondo liscio e con i dettagli rossi di indici e lancette. Sotto il quadrante si trova il movimento a carica automatica L898.5, che lavora a una consueta frequenza di 28.800 alternanze/ora.

    Del quale è importante sottolineare due caratteristiche: l’autonomia di 59 ore (due giorni e mezzo), e l’utilizzo di una spirale in silicio nella costruzione del bilanciere. Quest’ultima rende l’orologio resistente, in termini di costanza di marcia, ai campi magnetici e agli sbalzi termici. Longines fa sapere infatti che la resistenza al magnetismo dell’orologio è di 10 volte superiore a quella prevista dallo standard di riferimento ISO 764:2020. Non si tratta di un dettaglio, ma di un valore aggiunto, vista la quantità di campi magnetici indotti dai dispositivi elettronici di cui siamo circondati ogni giorno. In più, il silicio è un materiale resistente alla corrosione e che non ha bisogno di lubrificazione, perciò contribuisce alla durata nel tempo degli orologi che lo utilizzano.    

    A scanso di equivoci, sottolineo che il calibro L888.5 non è un movimento di manifattura, ma una meccanica prodotta da Eta in esclusiva per Longines. È derivata dal rinomato calibro 2892-A2, di comprovata precisione e affidabilità, cui è stato aggiunto il modulo cronografico. Eta, per dovere di informazione, è sotto il controllo del Gruppo Swatch, di cui anche Longines fa parte. 

    Fondello inciso, conclusioni e prezzo

    Dell’intera gamma Chronograph, il nuovo Longines Conquest Chrono Ski Edition è l’unico a non mettere in bella vista il movimento. Sul retro infatti non trova posto il consueto oblò trasparente, ma un fondello a vite in acciaio opaco. Che, come da tradizione Longines, è inciso in modo quasi scenografico.
    Se la parte anteriore dell’orologio non evidenzia alcun particolare che richiami alla mente il ruolo di orologio ufficiale dei Campionati mondiali di sci alpino 2025, quella posteriore comunica in modo chiaro il messaggio. E lo fa utilizzando diverse scritte (date un’occhiata alle immagini sopra) nonché il logo ufficiale dell’evento (lo sciatore in fase di curva).

    Nel complesso, il Longines Conquest Chrono Ski Edition è una conferma di stile e sportività. D’altronde, nasce per sottolineare lo stretto legame della Maison con il mondo dello sport. In più, è un’edizione limitata che con gli anni potrebbe anche rivalutarsi. Questo spiega i 4.750 euro necessari per acquistarlo, un prezzo più alto di quello che di solito caratterizza gli altri cronografi della serie Conquest.

  • L’Eta Delirium e la corsa alla sottigliezza

    L’Eta Delirium e la corsa alla sottigliezza

    Con il nostro racconto stiamo ormai giungendo alla fine degli anni ‘70. La guerra per il mercato di massa sta volgendo male per gli svizzeri, il quarzo sta diventando sempre più economico e sta occupando pressoché tutte le fasce di mercato. In Svizzera si sta facendo largo l’idea che sia impossibile competere sul prezzo, ma che si debba alzare l’asticella della qualità e dell’innovazione. A dire il vero, l’arrivo di lì a qualche anno degli Swatch smentì in parte questo assunto.
    Nel 1978 i giapponesi presentarono un orologio di soli 3 mm di spessore. Questa fu la molla che spinse Maurice Grimm a dedicarsi all’ideazione di un movimento ancora più sottile. Se non si possono battere sulla quantità, che sia perlomeno possibile riprendersi lo scettro dell’innovazione. Ed è così che si arriva all’Eta Delirium.

    Maurice Grimm, progettista geniale

    Grimm non è proprio l’ultimo arrivato. Ha studiato all’École technique di La Chaux-de-Fonds, è progettista di orologi e nel periodo di cui stiamo parlando ha già lavorato in Jaeger-Le Coultre, Audemars Piguet, Omega e Movado. Quando arriva l’epoca del quarzo si specializza anche in elettronica. In quel momento stava lavorando in Eta, che entro pochi anni sarebbe stata assorbita nel Gruppo Swatch.

    Lui stesso racconta così la genesi del progetto: «Nel 1978 ci fu una sorta di click nella fabbricazione di orologi elettronici, perché i giapponesi avevano presentato un orologio inferiore ai 3 mm di spessore. Il mio Direttore tecnico insisté perché se ne facesse uno al di sotto dei 2 millimetri. Ho voluto accettare la sfida. Mi ricordo che una sera ero nel mio ufficio e mi divertivo a disegnare su un blocco a quadretti da 4 millimetri, a grandezza reale lo spessore del mio orologio. Ero preoccupato. “In questi due millimetri”, mi sono detto, “devo mettere un quarzo, un circuito elettronico con più di 800 transistor, un motore, delle ruote e una pila”. Detto questo, dovevo trovare molto velocemente una soluzione; in sei mesi avevamo un orologio che detronizzò i giapponesi. Dovettero ritirare dal mercato il loro orologio».

    La genesi dell’Eta Delirium

    I problemi da risolvere non erano pochi. Prima di tutto reperire i componenti: Grimm voleva che fossero tutti di produzione svizzera. Dopo anni di importazione di circuiti integrati dagli Stati Uniti e di quarzi dal Giappone, gli elvetici si erano resi indipendenti e stavano perfino diventando grossi esportatori. Dopo aver reperito le componenti, il secondo problema era far entrare in uno spessore simile il quarzo. Alla fine degli anni ‘70 il grosso parallelepipedo tagliato a mano che regolava gli orologi da polso dell’inizio del decennio era diventato un ben più piccolo diapason inserito in un tubetto cilindrico. Piccolo, ma pur sempre grossotto rispetto all’idea che aveva Grimm: dovette limare il tubetto per farlo entrare nei prototipi.

    Il problema maggiore, però, era il terzo: far entrare tutti i ruotismi. E qui, Grimm tira fuori il vero colpo di genio: fare a meno dei ponti! Come si sa, fino ad allora i movimenti degli orologi erano tenuti insieme dai ponti superiore e inferiore a formare un unico meccanismo, poi incassato. La sua idea è fare del tutto a meno dei ponti e imperniare le ruote direttamente sulla cassa, rendendola così un elemento strutturale.
    Quest’ idea, mai vista prima di allora, verrà brevettata. E sarà alla base di un prodotto di vastissimo successo: è infatti la modalità costruttiva degli Swatch, i quali hanno tutte le ruote imperniate sul fondo della cassa – in questo caso per questioni di economia e non di spessore, dal momento che anche gli Skin attuali si fermano a 5,5 mm.

    Imperniare i ruotismi direttamente sul fondello della cassa però è alla base anche degli ultrapiatti meccanici dei giorni nostri. Basti pensare a certi Piaget Altiplano di ultima generazione o ai Bulgari Finissimo per ritrovare la stessa costruzione.

    Dal nome Delirium alla produzione

    Last but not least, il nome in codice da dare al progetto. In questo, Grimm non si è rivelato geniale come negli altri aspetti. In francese, il termine ultrasottile si dice très mince, che suona simile al latino tremens. Da lì gli viene in mente delirium tremens. Poi, dal momento che invece in tedesco il gioco di parole non vuol dire nulla, tiene solo la prima parola. E Delirium sia!

    Eta, per statuto, produce solo progetti e movimenti ma non orologi. Quelle rare volte che ha messo in vendita prodotti completi, tipo il curioso Esa 9176, ha fatto ricorso a nomi diversi. Le case che monteranno l’Eta Delirium saranno quattro: Longines, Eterna, Concord e Omega. Nota sempre Grimm con una certa ironia: «Ognuno lo vendeva a nome suo, ognuno diceva che era lui che l’aveva fabbricato. Ne ho ricavato qualcosa: mi hanno pagato 15 giorni di vacanza in America».

    E infatti Longines chiamerà l’orologio Feuille d’or (o Golden Leaf). Eterna, semplicemente Quartz. Concord (con poca originalità) Delirium. Mentre Omega sceglierà l’inspiegabile nome di Dinosaure. Ognuno di loro interpreta l’Eta Delirium in modo personale, portando al movimento ulteriori affinamenti. Ne sarà prodotta persino una strabiliante versione da 0,98 mm, che risulterà rischiosa da indossare perché si incurvava con la semplice azione di stringere il cinturino.

    I pezzi prodotti alla fine saranno oltre 11.000, che non è poco per orologi che andavano dai 4.500 ai 15.000 dollari dell’epoca. Al di là, però, del successo del singolo prodotto, sarà importante la strada aperta, che porterà alla rinascita dell’orologeria svizzera grazie a Swatch. Le idee infatti che renderanno possibile produrre in Europa orologi poco costosi sono già tutte presenti qui.

  • L’anno del Serpente di Legno: 18 orologi per il Capodanno cinese

    L’anno del Serpente di Legno: 18 orologi per il Capodanno cinese

    Quest’anno l’orologeria parla serpentese. Se non conoscete Harry Potter, poco male: ve lo spieghiamo in altro modo. Nella notte fra il 28 e il 29 gennaio si apre il Capodanno cinese. E inizia ufficialmente l’anno del Serpente di Legno – secondo il calendario luni-solare del Celeste Impero, che identifica il segno zodiacale e l’elemento dominante all’interno di un ciclo di 60 anni. Ed ecco quindi, come succede ormai d’abitudine, che tante marche si sono mosse per tempo e hanno creato orologi dedicati. Così hanno trasformato il settore in una specie di rettilario prezioso.

    Sì, perché gli esemplari per l’anno del Serpente sono sempre stati pezzi di alta orologeria, costosi ed esclusivi. Del resto, lo stesso era capitato per l’anno del Drago e per tutti gli animali precedenti: tigri, conigli, bufali eccetera, in una tendenza sempre più diffusa da almeno un decennio a questa parte, se non di più… Cioè da quando il mercato cinese è diventato importante per la Svizzera delle lancette. Ma non pensiamo che il fenomeno sia rivolto solo a un pubblico localizzato: ha ormai contagiato i collezionisti di tutto il mondo. E lo dimostrano proprio gli orologi per questo anno del Serpente, mai così numerosi a dispetto delle percentuali negative delle esportazioni elvetiche verso la Cina e i dintorni.

    Tant’è: l’anno del Serpente ha dato vita a innumerevoli esemplari, più o meno realistici o astratti, in certi casi davvero impressionanti, sempre scenografici. In genere si tratta di creazioni in tiratura limitata, realizzate con i tradizionali mestieri d’arte dell’orologeria – tipo lo smalto o l’incisione, spesso combinati tra loro. Certo, l’approccio dei brand è ogni volta diverso. C’è chi utilizza sempre lo stesso format, con pochissime modifiche ogni anno – tipo il colore del quadrante. Chi relega il soggetto solo al fondello. Chi invece sviluppa ex novo il tema e perfino chi offre la possibilità di personalizzare il proprio orologio per renderlo, di fatto un pezzo unico. Qualcuno coinvolge la meccanica e realizza addirittura la complicazione del calendario cinese.

    Sta di fatto che qui abbiamo riunito una serie di orologi per l’anno del Serpente di vario genere e tipologia. Perché è d’obbligo aggiungere che di recente hanno sposato l’idea anche parecchie marche del segmento medio del mercato, i cui esemplari hanno prezzi più accessibili – se non proprio alla portata di tutti. Segno che la tendenza sta diventando sempre più popolare e mira a un pubblicoo ampio, non solo alla nicchia dei collezionisti più facoltosi. Trovate la nostra selezione, rigorosamente in ordine alfabetico, nella gallery in alto. Fateci sapere cosa ne pensate sui nostri social…

  • Latest. Le novità delle ultime settimane – 09/01/2025

    Latest. Le novità delle ultime settimane – 09/01/2025

    Consueto appuntamento con le novità da polso. Nelle Latest di oggi diamo il benvenuto all’anno nuovo e presentiamo i primi orologi del 2025. Ma non solo: andiamo anche a recuperare alcuni esemplari lanciati prima di Natale. Con qualche eccezione: nelle ultime settimane infatti sono apparsi numerosi modelli dedicati al segno del Serpente dell’Oroscopo cinese o a San Valentino, che qui non prendiamo in considerazione perché li tratteremo a tempo debito. In compenso copriamo come sempre tutti i segmenti di mercato e, per facilitarvi la lettura, dividiamo le Latest in ordine di prezzo. Fateci sapere cosa ne pensate sui nostri social.

    Latest… solo per pochi

    ROGER DUBUIS Excalibur Monotourbillon Blue Hour
    Prende nome da quelle particolari sfumature di blu tipiche del crepuscolo, qui evocate dalla lunetta incastonata di gemme in tonalità dégradé. Mica robetta: 50 zaffiri e 10 diamanti taglio baguette per un totale di 2.94 carati. Cui vanno aggiunti la cassa (42 mm) in oro rosa e soprattutto il movimento di manifattura: il calibro RD512, a carica manuale, scheletrato, con il tipico ponte a stella in oro, tourbillon volante e 3 giorni di autonomia, fregiato del Punzone di Ginevra. In 28 esemplari, reperibili solo nelle boutique monomarca. Prezzo non disponibile.

    BOVET Récital 21
    Nuovo look per il celebre calendario perpetuo della Maison. Nella cassa (44,4 mm) in titanio grado 5 lucido, il quadrante in vetro zaffiro svela integralmente i 464 componenti del movimento di manifattura. A carica manuale, riporta l’indicazione retrograda della data, il giorno della settimana e il mese su dischi, l’anno bisestile a finestrella (a ore 3). Sul lato fondello, invece, si trovano l’indicazione dell’autonomia di 5 giorni e il dispositivo brevettato dei doppi secondi coassiali. Degno di nota il sistema di correzione: una volta regolata la data con l’apposito pulsante, le altre funzioni si sincronizzano in automatico. Edizione limitata di 60 esemplari per colore: blu, verde o marrone. 92.000 franchi svizzeri (tasse escluse).

    HUBLOT Spirit of Big Bang Sang Bleu All Black Pavé
    Il concetto di All Black risale al 2006, la collaborazione con Maxime Plescia-Büchi, fondatore di Sang Bleu, al 2016. L’ultimo modello della collezione tonneau del Brand fonde questi due mondi. E il risultato è un cronografo dalla cassa sfaccettata (42 mm), in ceramica lucida, interamente tempestata di diamanti neri, per un totale di 2,4 carati. Il quadrante in zaffiro, dal motivo “esoterico”, mostra il movimento automatico scheletrato, calibro HUB4700 di manifattura. Edizione limitata di 200 esemplari, 49.100 euro.

    A meno di 20mila euro

    OMEGA Speedmaster Pilot
    Prende ispirazione dal Flightmaster del 1969 realizzato con specifiche militari per i piloti dell’U.S. Air Force. Ma la vocazione aeronautica è evidente in numerosi dettagli, dall’orizzonte artificiale nel contatore dei secondi continui alla lancetta centrale dei secondi crono a forma di aereo. Interamente realizzato in acciaio spazzolato, ha la cassa (40,85 mm) impermeabile fino a 10 atm, e il movimento automatico, calibro Co-Axial Master Chronometer 9900, con autonomia di 60 ore. 10.600 euro.

    LONGINES Ultra-Chrone Carbon
    La Casa della Clessidra Alata adotta per la prima volta il carbonio. E lo fa con la riedizione di un celebre esemplare del 1968, rilanciato nel 2022 in acciaio. La cassa coussin (43 mm) acquista così una straordinaria leggerezza e resistenza. Per il resto, tutto rimane com’era nell’immediato precedente: il quadrante sabbiato con il logo d’epoca, l’impermeabilità fino a 30 atm e soprattutto il movimento automatico ad alta frequenza (5Hz) – l’esclusivo calibro L.836.6, di cui Timelab garantisce la cronometria. 5.500 euro.

    ORIS Pro-Pilot X Miss Piggy Edition
    La collaborazione del Brand con i Muppets continua. Dopo l’orologio dedicato a Kermit, ecco quello per la Maialina più stilosa (e prepotente) dello showbiz. La cassa (34 mm) in acciaio racchiude un quadrante rosa shocking con lunghi indici a bastone ton-sur-ton e un diamante baguette (coltivato in laboratorio) a ore 12. Il movimento automatico (base Sellita) presenta sulla massa oscillante un ritratto di Miss Piggy, che fa capolino durante la carica – ma appare solo ogni tanto. Come una vera diva. 2.800 euro.

    SEIKO Prospex Speedtimer
    Ispirato all’omonimo cronografo prodotto dal Marchio giapponese nel 1972, ne riprende il quadrante Reverse Panda e il design tonneau della cassa dai pulsanti a pompa. Come quello, soprattutto, ha un movimento automatico con ruota a colonne e innesto verticale – che quando esordì, nel 1969, segnò gli standard della cronografia d’alta gamma. In acciaio con rivestimento extraduro, ha un formato non eccessivo (42 mm) ed è animato dal calibro 8R48, ovviamente realizzato “in casa”. 2.700 euro.

    Latest per tutte le tasche

    OOO – OUT OF ORDER Shaker Gin Tonic Automatic Gmt
    La fortunata serie di orologi a tema mixology si amplia di un nuovo cocktail – forse il più rinomato a livello mondiale -, le cui sfumate trasparenze si ritrovano nel quadrante in vetro dégradé. In vetro bombato anche l’inserto della ghiera girevole unidirezionale (l’orologio è come sempre un subacqueo, impermeabile fino a 30 atm). La cassa (40 mm) e il bracciale sono in acciaio, il movimento automatico (calibro Seiko NH34A) fornisce anche un secondo fuso orario. Edizione limitata di 100 esemplari, 595 euro.

    Lanciato il 17 dicembre, lo Shaker Gin Tonic è andato a ruba ed è ormai introvabile. Inseriamo quindi in queste Latest un altro esemplare di OOO – Out of Order, che si possa ancora acquistare…

    OOO – OUT OF ORDER Casanova 38 mm Mother of Pearl
    Sgombriamo subito il campo da un luogo comune: la madreperla non è un materiale “da donna”. Il fatto che sia frequente trovarlo nell’orologeria femminile dipende dalla sua preziosità e fragilità, che ben si adattano ai polsi delle signore. Ma nell’uso che ne fa il Brand veneziano perde qualsiasi connotazione femminea, almeno in questo esemplare che si ricollega alla lavorazione artigianale della Laguna. In acciaio spazzolato, nella cassa (38 mm) impermeabile fino a 10 atm monta un movimento al quarzo Swiss made. Esiste anche con quadrante turchese o rosa. 345 euro.

    TISSOT Désir
    Un bel femminile dal design curatissimo e per niente scontato. La cassa bombata, lady size (28 mm), presenta infatti dettagli inattesi: come la corona al 2, le anse centrali o, in alcuni modelli, il réhaut scintillante. In 6 versioni, in acciaio anche bicolore (in dettagli Pvd oro giallo o rosa), con quadrante in varie fogge e materiali, bracciale in metallo o cinturino in pelle. Ma tutti con un pratico e affidabile movimento al quarzo, rigorosamente Swiss made. Da 295 euro.

    BREIL New One Chrono
    La collezione di cronografi si arricchisce di una nuova cromia: il verde. Colore di tendenza, tinge il quadrante e crea un bel contrasto con i contatori canna di fucile e con l’intero habillage in acciaio lucido-satinato. Mantiene comunque l’urban mood tipico della linea, la cassa importante (43 mm), il bracciale con i link centrali esagonali e il movimento al quarzo con datario. 290 euro.

  • I 10 orologi del 2024 che ricorderemo

    I 10 orologi del 2024 che ricorderemo

    Come sempre, la fine di dicembre è il momento dei bilanci, delle riflessioni. In ambito orologiero, viene spontaneo chiedersi quali esemplari resteranno impressi nella nostra memoria come i più rappresentativi dei 12 mesi appena trascorsi. Ecco allora i 10 orologi del 2024 più memorabili – almeno secondo noi. Quelli che ricorderemo in futuro, che ci verranno in mente quando penseremo all’anno che sta per finire. Qui elencati rigorosamente in ordine alfabetico.

    Per ognuno dei 10 orologi del 2024 vi forniamo i motivi che ci hanno portato a sceglierli, con una breve descrizione dei dati essenziali e il prezzo. Come vedrete, abbiamo voluto prendere in considerazione esemplari trasversali ai diversi segmenti di mercato e realizzati dalle marche più celebri, perché sono di sicuro i più indimenticabili. Se però pensate ce ne siano altri da ricordare, fatecelo sapere sui nostri social: così pubblicheremo anche i 10 orologi del 2024 più votati da voi.

    AUDEMARS PIGUET (Re)Master02
    Attuale interpretazione di un esemplare del 1961, ne accentua non solo le dimensioni, ma anche il carattere. E con quelle forme spigolose ispirate al Brutalismo, non passa certo inosservato. Oltretutto è ancora più d’effetto se si pensa alla “classicità” del (Re)Master01.
    Cassa asimmetrica (41 mm) in Sand Gold (lega d’oro esclusiva della Casa), movimento meccanico a carica automatica, calibro 7129 di manifattura. Edizione limitata di 250 esemplari, 47.800 euro.

    BULGARI Octo Finissimo Ultra Cosc
    Del record in sé, francamente, ce ne infischiamo… Ma è un ultrapiatto sconvolgente per la leggerezza estrema, per l’estetica personalissima, per le interessanti soluzioni tecniche della costruzione. Impossibili da dimenticare.
    Cassa (40 mm x 1,7 di spessore) e bracciale in titanio, movimento meccanico a carica manuale, calibro BVL180 sviluppato con Concepto, e con certificato ufficiale di cronometro (Cosc). Edizione limitata di 20 esemplari, 600mila franchi svizzeri.

    EBERHARD & CO. Chronographe 1887 Edition Limitée
    Sarà per l’estetica vintage, ispirata ai modelli degli anni Trenta conservati nel Museo aziendale. O sarà per il calibro, appositamente realizzato. Sta di fatto che questo cronografo flyback ti si imprime nella mente per non uscirne più.
    Cassa (41,5 mm) in acciaio, movimento meccanico a carica manuale, calibro EB 280, sviluppato in esclusiva con Manufacture Amt. Edizione limitata di 250 esemplari, 6.960 euro.

    IWC Portugieser Eternal Calendar
    È il primo calendario secolare prodotto industrialmente. E ha un valore tecnico innegabile: riconosce le eccezioni degli anni bisestili nel Calendario gregoriano e riporta fasi di luna che devono essere corrette di un giorno ogni 45 milioni di anni. In sintesi è un progresso per l’intero settore.
    Cassa (44,5 mm) in platino, movimento meccanico a carica automatica, calibro con 7 giorni di autonomia. 150mila franchi svizzeri.

    LONGINES Conquest Heritage Central Power Reserve
    Ridar vita a un “classico” con materiali, meccaniche e sensibilità di oggi è sempre meritevole. Ancor di più se il “classico” il questione – datato 1959 – ha una complicazione come l’indicazione centrale dell’autonomia residua. Che era ed è rimasta un unicum.
    Cassa (38 mm) in acciaio, movimento meccanico a carica automatica, calibro L896.5 sviluppato in esclusiva da Eta. In tre versioni, 4.300 euro.

    OMEGA Speedmaster Moonwatch Professional
    Lasciate perdere la storiella delle tute spaziali e le altre amenità da marketing. Questo particolare Moonwatch merita di entrare nei 10 orologi del 2024 proprio per l’insolito (ma ben fatto) quadrante bianco. Dai nobili precedenti.
    Cassa (42 mm) in acciaio, movimento meccanico a carica manuale, calibro Co-Axial 3861 con certificazione Metas. 8.700 euro.

    PARMIGIANI FLEURIER Toric
    Noi che seguiamo fin dall’inizio l’evoluzione della Marca sotto Guido Terreni, non possiamo che apprezzare il lavoro svolto sul primo orologio di Michel Parmigiani. Rivisitato da un completo restyling, è diventato uno dei dress watch più chic e raffinati del momento.
    Cassa (40,6 mm x 8,8 di spessore) in oro rosa, oppure in platino; movimento meccanico a carica manuale, calibro PF780 di manifattura. Da 45mila franchi svizzeri.

    PATEK PHILIPPE Cubitus
    Può piacere o non piacere – cosa del tutto ininfluente. Ma è di sicuro l’orologio (o forse dovremmo dire la collezione) più discusso dello scorso autunno. Quello che ha suscitato un gran polverone, quello che ha diviso il pubblico fra detrattori e sostenitori. Davvero indimenticabile…
    Cassa (45 mm) e bracciale in acciaio, oppure in acciaio e oro; movimento meccanico a carica automatica, calibro 26-330 S C di manifattura. Da 41.580 euro.

    PIAGET Polo 79
    Fedele riedizione dell’esemplare uscito 45 anni fa, rispetto a quello – non ce ne vogliano gli appassionati di vintage – è però una spanna sopra. Perché? Ovvio, per la qualità della meccanica: un tempo montava un movimento al quarzo, oggi un raffinatissimo ultrapiatto.
    Cassa (38 mm x 7,45 di spessore) e bracciale in oro giallo godronato, movimento meccanico a carica automatica, calibro 1200P1 di manifattura. 82mila euro.

    TUDOR Black Bay Chrono Pink
    Che sia un omaggio alla Maglia Rosa del Giro d’Italia, all’Inter Miami o a Jay Chou poco importa. Ciò che conta è aver sdoganato il quadrante rosa su un orologio maschile – alla faccia dei vecchi tromboni più tradizionalisti.
    Cassa (41 mm) e bracciale in acciaio, movimento meccanico a carica automatica, calibro MT5813 di manifattura e con certificato ufficiale di cronometro (Cosc). 5.790 euro.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 19/12/2024

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 19/12/2024

    Ancora qualche aggiornamento, prima delle vacanze natalizie – che bloccheranno per qualche settimana tutte le attività di marketing. E in effetti è proprio il Natale il soggetto primario di queste Cronache dell’orologeria. O, per essere più precisi, le campagne di Natale, che da settimane imperversano ovunque: dai siti internet alle pagine social, fino alle pubblicità sui giornali. A titolo rappresentativo, ci soffermiamo su tre esempi in particolare – scelti in modo arbitrario, certo: del resto è proprio impossibile pubblicarle tutte. E poi altre notizie di vario genere: boutique, visite in manifattura, esperienze esclusive… Buona lettura. E auguri!

    Cronache dell’orologeria… natalizia – 1

    Un carosello di ritratti di un festoso gruppo di amiche che si scambiano i regali, complici, gioiose e sorridenti (caso raro nella moda!). È l’ormai tradizionale clip End of the Year di Chanel Joaillerie, interpretata da Mona Tougaard, Yoon Young Bae e Anna Ewers, ma in cui i veri protagonisti sono proprio gli orologi e i gioielli della Maison. In particolare il J12 Calibre 12.1 e Calibre 12.2, il Boy-Friend e il Première Edtion Original, più i pezzi delle collezioni Coco Crush, Comète, N° 5, Camélia e Ruban, tipici dell’immaginario Chanel.

    Cronache dell’orologeria… natalizia – 2

    S’intitola Fiabe di precisione la campagna di Omega per le imminenti festività. Quattro video (e relativi scatti) dedicati ad altrettanti orologi: lo Speedmaster 38 mm, il Constellation Meteorite, il Seamaster Aqua Terra e il De Ville Prestige, emblematici delle rispettive famiglie in catalogo. Ciascuno è immortalato da riprese ravvicinate, che ne mettono in evidenza ogni minimo dettaglio e finitura. E ciascuno è posto al centro di uno sfondo rosso, non solo tonalità natalizia per eccellenza ma anche colore caratteristico della Maison di Biel.

    Ospiti a casa

    A proposito della sede di Biel, Omega di recente ha ricevuto i fondatori di Privateer, Steve Wozniak e Alex Fielding, che hanno visitato la Manifattura e il Museo del Brand. Un modo per rafforzare la collaborazione con l’azienda americana e insieme riaffermare il proprio interesse nello Spazio. Privateer, lo ricordiamo, si occupa di tecnologia spaziale e infrastruttura dati. Soprattutto, cerca soluzioni per la crescita sostenibile dell’economia spaziale, per le sfide create dai detriti spaziali e dal traffico dei sempre più numerosi satelliti.

    Cronache dell’orologeria… natalizia – 3

    Da citare anche la campagna Longines, che ci trasporta in un mondo ancora più fatato. Il quartier generale dei “Campi lunghi” fa da scenario a un’animazione digitale molto natalizia: la notte ghiacciata, il panorama innevato, gli alberi coperti di luci, un enorme abete le cui sfere di vetro racchiudono gli orologi… Tanti gli esemplari presenti: dal Mini DolceVita al Conquest Heritage, dal Flagship Heritage fino allo Spirit Zulu Time… Qualcuno conservato nell’apposito pacchetto regalo, altri nelle caratteristiche boule de neige.

    Shopping meneghino

    Sempre Longines ha inaugurato la seconda boutique italiana, dopo Roma: un nuovo flagship store a Milano, al civico 15 del centralissimo corso Vittorio Emanuele II. Un grande spazio di 250 metri quadri, distribuiti su tre livelli, con il piano -1 concepito come spazio polifunzionale per ospitare eventi e presentazioni. Gli arredi riflettono lo stile della Casa della Clessidra Alata, semplice ed elegante insieme, tra materiali ispirati al territorio (come la scala in pietra lombarda) e pezzi di design firmati da celebri maestri italiani. Da vedere.

    Salone da Vip

    Foto Keystone/Valentin Flauraud courtesy Watches and Wonders

    Volete visitare il prossimo Salone di Geneva, ma non avete voglia di mischiarvi tra la folla e la marmaglia? Watches and Wonders vi offre un Pacchetto Premium per un’esperienza da Vip. Nei tre giorni di apertura al pubblico (5-7/4/2025), potrete per esempio partecipare a presentazioni esclusive delle novità, ma avrete anche una lounge riservata a disposizione, un accesso prioritario che vi farà saltare le file al guardaroba e alla security, o il parcheggio gratuito. Il costo? 550 franchi. Occhio però che le prenotazioni terminano domani…

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 11/11/2024

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 11/11/2024

    Le Cronache dell’orologeria di questa settimana sono incentrate in particolare sulle nuove fiere internazionali. O, per meglio dire, piattaforme per appassionati, esposizioni organizzate da privati, eventi rivolti alle community di collezionisti. Comunque occasioni di incontro fra i produttori – soprattutto marchi indipendenti, ma non solo – e il loro pubblico, momenti di contatto diretto utili tanto per il business quanto per la passione. Il luogo giusto per vendere gli orologi già in catalogo e lanciare nuovi modelli, certo. Ma anche per conoscersi reciprocamente, scambiarsi opinioni, informarsi, approfondire la propria cultura, visto l’ormai immancabile contorno di lezioni, tavole rotonde, conferenze. Poi, certo, all’interno di queste Cronache dell’orologeria si trova anche altro: notizie sportive, attività corporate, curiosità… Buona lettura.

    Shopping a Taiwan

    Lo scorso 7 novembre, Chanel ha inaugurato una nuova boutique a Taipei. All’interno del Taipei 101, uno dei grattacieli più alti del mondo nonché un punto di riferimento per lo shopping extra-lusso, è il primo flagship store nella regione dell’Asia Pacifico dedicato interamente agli orologi e ai gioielli della Casa. Come sempre progettato dall’architetto Peter Marino, l’ambiente è un tripudio di nero, oro e cristallo di rocca, con pezzi di antiquariato e una collezione di arte contemporanea. E perfino un’identità olfattiva unica.

    A proposito di longevità

    Vacheron Constantin ha annunciato il proprio programma di usato certificato, anche detto CPO (l’acronimo sta per Certified Pre-Owned). Che riguarda gli orologi di secondo polso realizzati dalla Maison: ispezionati accuratamente e sottoposti a manutenzione, sono dotati di passaporto digitale (tecnologia blockchain), documento cartaceo e garanzia minima di due anni. Il servizio, svolto in collaborazione con Watchfinder, sarà presto esteso ad altri partner e, in futuro, anche alle case d’asta. Quando si dice sfidare il tempo…

    Cronache dell’orologeria… indipendente 1: lusso anticonformista

    Il 2 e 3 novembre scorso, allo Space42 Arena di Abu Dhabi, si è svolta la prima edizione di Mavericks of Time. Un evento che ha riunito 15 brand artigianali di alta orologeria: da Bovet ad HYT, da De Bethune a MB&F. Organizzato da Ahmed Seddiqi & Sons, il principale retailer di orologi e gioielli degli Emirati, con l’ente governativo Abu Dhabi Investment Office, ha poi fatto il bis lo scorso weekend al Museum of the Future di Dubai, sotto l’egida dello sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum. Giusto per far le cose in grande…

    Cronache dell’orologeria… indipendente 2: meeting fra amici

    Andiamo indietro di qualche settimana: lo scorso ottobre, a Singapore, si è tenuta IAMWATCH. Una manifestazione di 4 giorni voluta da The Hour Glass e dedicata ai collezionisti “panasiatici”: con una quarantina di ospiti celebri – tipo: Biver, Pruniaux, Chaykin, Sarpaneva, Rexhepi, Bacs, Picciotto, Emchs, Pagés… – , una selezione di orologi, nonché sessioni interattive e didattiche sull’orologeria. Chi c’era ha definito eccelsa l’organizzazione e ottimi gli scambi tra marchi, clienti e stampa. Però col nome si poteva fare meglio.

    Cronache dell’orologeria… di gruppo: nuovi arrivi in settimana

    Annunciati in anteprima, nei giorni scorsi, luogo e date della LVMH Watch Week 2025. Che si terrà a Los Angeles, California, dal 21 al 24 gennaio prossimi. Ma la vera novità sta nel fatto che quest’anno saranno nove le marche del Gruppo a partecipare, tre in più rispetto a Miami 2024. Louis Vuitton, Tiffany & Co. e L’Epée 1839 si sono infatti aggiunti ai soliti Bulgari, Hublot, Tag Heuer e Zenith, e a Gérald Genta e Daniel Roth che erano arrivati l’anno scorso. Come sempre, l’occasione vedrà il lancio di nuovi prodotti. Ne riparleremo.

    Prestazioni da manuale

    Si è conclusa ieri la 126a edizione di Fieracavalli, la storica manifestazione che dal 7 al 10 novembre ha trasformato Verona nella capitalen equestre internazionale. Clou dell’evento, la Longines FEI Jumping World Cup™, unica tappa italiana della Coppa del mondo di salto ostacoli, di cui la Casa della clessidra alata è appunto title sponsor e official timekeeper. Gara vinta per la prima volta da una donna: Sophie Hinners, in sella a Iron Dames my Prins. Premiata anche dal Brand manager Matteo Sovera con un bel Conquest.

    La rotta attorno al mondo

    Foto Vincent Curutchet courtesy Hublot

    A proposito di marche LVMH, Hublot l’aveva detto e ora lo fa. Per la prima volta partecipa alla Vendée Globe, per sostenere il velista Alain Roura, Brand ambassador dal 2022. Così, gli ha messo al polso il Big Bang Unico Sailing Team in fibra di carbonio e ha supersponsorizzato il suo 60 piedi Imoca Hublot. Ricordiamo che la regata, partita proprio ieri dal porto francese di Les Sables d’Olonne, prevede la circumnavigazione del Globo in solitaria, senza attracco né assistenza. Ed è così dura da meritarsi il soprannome di “Everest del mare”…

    Buon vento!

    Partner e cronometrista ufficiale alla Vendée Globe 2024, per la seconda volta, è di nuovo Ulysse Nardin. Che ha sposato questo ruolo anche per i risvolti “eco” della regata, in cui le barche partecipanti raccoglieranno dati sulla salute degli oceani. E l’impegno ambientale, si sa, per la Marca è importante. Tant’è che il Diver NET Vendée Globe, realizzato ad hoc, è l’orologio più sostenibile mai prodotto dalla Maison: fatto con materiali riciclati (acciaio, carbonio, nylon, perfino il silicio dello scappamento..), in 300 esemplari.

    L’arte della scrittura

    L’ultimo nato in casa Locman? No, non è un orologio, è una penna. O meglio, una collezione di stilografiche e roller: si chiama Mia ed è frutto della collaborazione con il designer Cristian Visentin. Con il corpo in alluminio anticorodal (una lega di alluminio, magnesio, manganese e silicio) anodizzato, è disponibile in diversi colori e finiture. E si distingue per la forma: che ricorda le antiche penne, quelle dei set da scrittura del passato, con tanto di calamai. Così particolare da essere stata scelta per concorrere al Compasso d’Oro.

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Mini DolceVita in oro, i gioielli “da signora” di Longines

    Mini DolceVita in oro, i gioielli “da signora” di Longines

    Lanciato lo scorso anno e diventato subito un best-seller, l’orologio femminile per eccellenza della Casa della Clessidra Alata torna in versione preziosa. Ecco i Mini DolceVita in oro: quattro modelli con la lunetta lucida o incastonata di diamanti, il bracciale dai link a lingotto oppure il cinturino in pelle. Comunque bcbg

    Tra bien vivre e Art Déco

    Kate Winslet come Anita Ekberg: chioma bionda, abito nero attillato, sullo sfondo Fontana di Trevi. Quel déjà-vu lanciava la versione bicolore di una storica collezione Longines: DolceVita. Una dozzina d’anni dopo, l’autunno scorso, il testimone passava a Jennifer Lawrence. La nuova ambasciatrice della Casa, a New York per il lancio del nuovo Mini DolceVita, dichiarava: «DolceVita mi fa ovviamente pensare a Mastroianni e a tutta l’estetica, anche cinematografica, di quell’epoca irripetibile. Ma mi fa anche pensare a cosa voglia davvero dire vivere bene: ovvero apprezzare il momento, assaporare appieno le cose, godere ogni istante». 

    Di decennio in decennio, da Roma a New York, e ovunque nel nostro mondo, la pellicola di Fellini resta riferimento iconografico di una femminilità ricercata e sofisticata. Proprio come la collezione di orologi con cui Longines da un lato strizza l’occhio all’epoca del bien vivre e dall’altro all’Art Déco. Le geometrie tipiche di quel periodo restano infatti riconoscibili nella cassa “di forma” del DolceVita. L’orologio, d’altronde, nasce nel 1997 su ispirazione di un modello del 1927, conservato negli archivi di Sant-Imier.

    Nel volgere di due giri del Sole attorno alla Terra, il DolceVita diventa un modello di punta della Maison. Che, nel frattempo, ha fatto suo lo slogan Elegance is an attitude. Si può dire che su quel dettato stilistico siano stati plasmati i Mini DolceVita, che affinano in dimensioni ridotte, con un quadrante quasi quadrato (in realtà rettangolare), l’essenza della collezione. Il risultato è un accessorio inequivocabilmente femminile o, come direbbero i colleghi della moda, ladylike. Da signora perbene, elegante e con un deciso gusto rétro.

    I Mini DolceVita in oro

    A un anno da quel lancio, la collezione Mini Dolcevita si arricchisce di altre quattro referenze, tutte in oro giallo o rosa. Il non plus ultra dell’eleganza. Sono veri e propri gioielli le due versioni di punta, realizzate interamente nel metallo prezioso, con il quadrante incorniciato da quasi mezzo carato di diamanti Top Wesselton e il bracciale composto da 106 maglie, dalla forma in 3D simile a un lingotto o a un cioccolatino, sfalsate e finemente assemblate. Avvolgente, flessibile, confortevole, abbraccia in modo consistente anche i polsi più esili. Più sobrie ed essenziali, le due referenze senza diamanti hanno sempre la cassa in oro (giallo o rosa), ma si indossano al polso con un cinturino in pelle di alligatore, nero e mat, dotato di un pratico sistema di intercambiabilità. Il che permette di personalizzare l’orologio seguendo il mood o l’occasione.

    In tutti i nuovi Mini DolceVita in oro, il quadrante argenté riporta una decorazione guilloché flinqué, con delicati motivi lobati, incisi a rilievo. L’ora (regolata da un movimento al quarzo rigorosamente Swiss made) è segnata dalle lancette a gladio in acciaio azzurrato, che si muovono tra i numeri romani dipinti di blu e la classica minuteria a chemin-de-fer nera. I piccoli secondi sono scanditi all’interno di un quadrantino ausiliario a ore 6, anch’esso circondato da una cornice nera ma decorato da un motivo di segmenti paralleli, effetto piramide. Un’estetica, quindi, che rende omaggio alla tradizione, immune dalle mode più effimere ma perennemente attuale.

    In sintesi

    Dimensioni minute, forme geometriche, lusso discreto, gusto senza tempo: i nuovi Mini DolceVita in oro confermano l’essenza dello chic Longines. Che ammicca a una femminilità sofisticata, mai gridata né fuori posto. Proprio come un raffinato gioiello, classico e intramontabile. I Mini DolceVita in oro sembrano infatti fuoriusciti, rinnovati, dal cassettone della nonna. E destinati alle nipoti di oggi.

  • Latest. Le ultime uscite sul mercato – 07/10/2024

    Latest. Le ultime uscite sul mercato – 07/10/2024

    Ed eccoci di nuovo con la rubrica dedicata alle novità presentate nelle ultime settimane. Tornano le nostre Latest, per tenervi informati su ciò che è arrivato (o sta per arrivare) nei negozi. Organizzate come sempre in ordine di prezzo, per orientarvi nella scelta. Con una sola eccezione: un pezzo unico praticamente irraggiungibile, che però merita una segnalazione per come è fatto. Perché – vi piaccia o non vi piaccia, poco importa – è un concentrato di savoir-faire, che dimostra cosa si può fare nei pochi centimetri quadrati (o meglio, cubici) di un orologio da polso.

    Latest… solo per pochi

    JAQUET DROZ The Rolling Stones Automaton – Some Girls
    JD rende di nuovo omaggio alla Band inglese e prende ispirazione dalla controversa copertina dell’album di Miss You (1978), fra automi e mestieri d’arte. Sul quadrante dipinto a mano ci sono le miniature degli strumenti scolpite in 3D nell’oro rosa (chitarre, basso, amplificatori, batteria, microfono, perfino l’armonica di Jagger). L’anello esterno (con solchi e puntina) riproduce un vinile che ruota in 30 secondi, mentre la linguaccia a ore 9 si allunga e si ritrae. Pezzo unico, prezzo non disponibile.

    RICHARD MILLE RM 65-01 McLaren W1
    Attiva dal 2016, la collaborazione con la Casa britannica tocca i vertici con questo nuovo cronografo sdoppiante ispirato all’omonima supercar: la W1, appunto. Altrettanto performante il movimento, la cui frequenza è stata aumentata fino a 5 Hz per misurare il 10° di secondo ed è dotato di un sistema di ricarica rapida (oltre che di 2 ruote a colonne). Notevole la cassa, in Carbon Tpt, che riprende l’architettura “aero-cell” dell’auto nella doppia lunetta merlata, autentica sfida realizzativa. Una vera “racing machine on the wrist”… Edizione limitata di 500 esemplari, prezzo non disponibile.

    H.MOSER & CIE Pioneer Retrograde Seconds Midnight Blue
    Lo stile minimale è consueto: cassa 42,8 mm, quadrante sfumato, c’è perfino il logo trasparente. Ma in basso spicca un’insolita indicazione ad andamento retrogrado, in cui la lancetta dei secondi torna istantaneamente a zero due volte al minuto. Un’innovativa complicazione con tanto di camma esibita con orgoglio a ore 6. Quando la meccanica fa spettacolo… 19.900 franchi svizzeri.

    BELL & ROSS BR-X5 Racing
    L’ispirazione motorsport è evidente, nell’estetica come nei materiali. La cassa (41 mm di lato) e il bracciale sono in titanio, la lunetta è in fibra di carbonio, l’indicazione dell’autonomia ricorda quella del livello del carburante. Il movimento automatico, di manifattura, è certificato cronometro dal Cosc. Edizione limitata di 500 esemplari, 11.900 euro.

    OMEGA Speedmaster Serie Anniversario
    First Omega in Space. Ovvero, il primo Omega ad andare nello spazio. Nel 1962, al polso dell’astronauta Walter Schirra, il modello CK-2998 orbitò per sei volte attorno alla Terra durante la missione Mercury Atlas 8 (Sigma 7). E ora ritorna in una fascinosa versione, dall’estetica fedele all’originale (eccetto per lievi ritocchi): cassa di 39,7 mm, Dot over Ninety, vetro zaffiro bombato. Ovviamente è rinnovato però nella meccanica: monta il calibro 3861, con scappamento Co-Axial e certificato Master Chronometer. Ne riparleremo. 8.400 euro.

    Latest… sotto 5000 euro

    LONGINES Flagship Heritage
    La “nave ammiraglia” della Casa della Clessidra Alata, in servizio fin dal 1957 e tornata lo scorso anno in versione complicata, torna in tre nuove varianti di colore: avana, verde, grigio antracite. Come sempre, la cassa in acciaio misura 38,5 mm, l’esclusivo movimento automatico (con componenti in silicio) vanta 3 giorni di autonomia, il quadrante soleil riporta a ore 6 il datario e le fasi lunari. 3.450 euro.

    ORIS Diver Sixty-Five Cotton Candy
    Lo stile rétro è sempre quello del modello datato 1965, ma l’habillage si rinnova completamente per la scelta del materiale: il bronzo, qui adottato per tutti i componenti, corona compresa. Una lega metallica speciale, destinata a mutare nel tempo e, in un certo senso, a personalizzarsi. La cassa di 38 mm di diametro è impermeabile fino a 10 atm, il movimento automatico. 2.850 euro.

    NOMOS GLASHUETTE Tangente 2date
    Assoluta novità presentata al Nomos Forum, un esemplare con doppio datario, riportato in rosso nella finestrella a ore 6 e lungo il perimetro del quadrante, tramite i due segmenti colorati. La cassa in acciaio misura 37,5 mm, il movimento di manifattura è il calibro DUW 4601, a carica manuale – sottile ed elegantemente decorato. 2.580 euro.

    TISSOT PRX Carbon 40 mm
    Il PRX come non l’avete mai visto. Leggerissimo ma estremamente resistente, ha la cassa e il quadrante in carbonio forgiato, che rende ciascun esemplare diverso dagli altri. Il movimento rimane comunque il ben noto Powermatic 80, con spirale in silicio e 80 ore di autonomia, il cinturino in caucciù è intercambiabile, come sempre. 1.075 euro

    … e sotto 1000 euro

    BULOVA Super Seville
    Un tuffo negli anni Settanta, per la cassa di 38 mm a televisore e per il movimento al quarzo – qui rivisitato in versione Precisionist (HPQ, brevettata), che ha una frequenza di 262 kHz, otto volte lo standard, e pochi secondi di scarto all’anno. In più, negli States, la campagna di lancio ha coinvolto Ryan Reynolds e la sua nuova società, MNTN Matched. In acciaio o Ip oro giallo, per un’estetica ancora più vintage, da 499 euro.

    SECTOR NO LIMITS Sector Titanium Millemetri
    Per celebrare la propria storia, fatta di eroi dell’estremo e di imprese indimenticabili, il Marchio ha creato la Legend Collection, ispirata ai più celebri modelli del passato. Come questo subacqueo, “icona degli anni Novanta e del Diving Sector Team”, interamente realizzato in titanio. La cassa di 43 mm, impermeabile fino a 100 bar, appunto, ospita un movimento automatico di produzione giapponese, con funzione day-date. 399 euro.

    SWATCH Break Free – From the Archive
    Era il 20 settembre 1984 quando, al Roxy di New York, si tenne lo Swatch World Breakdance Championship: un evento indimenticabile, con la locandina di Keith Haring (presente anche in giuria). Un esemplare creato per la manifestazione e il poster ora rivivono in versione Bioceramic What If?, mentre dalla collaborazione con il grande street artist l’anno successivo nacquero 4 orologi altrettanto indimenticabili. Proprio per il Modèle avec Personnages, Haring creò un bozzetto che ora vede per la prima volta la luce come New Gent Biosourced da 41 mm (accanto). In vendita dal 17 ottobre, anche in versione SwatchPay! Da 179 euro.

  • Longines Ultra-Quartz: l’incredibile calibro 6512

    Longines Ultra-Quartz: l’incredibile calibro 6512

    Qualcuno si è divertito a calcolare che l’orologio al quarzo sia stato inventato 8 volte in 3 continenti diversi. Una di queste invenzioni porta la firma di Longines e risale al fatidico anno 1970: il calibro 6512, più noto come Longines Ultra-Quartz.
    Longines era tra i membri del consorzio CEH, che abbiamo conosciuto nelle scorse puntate, e il suo Direttore tecnico, Aurèle Mairie, faceva parte del Consiglio di amministrazione. Mentre il Beta 21 era ancora in fase di gestazione, Monsieur Mairie si rese conto che quel movimento sarebbe risultato molto costoso da produrre, principalmente a causa del chip integrato con il divisore di frequenze. All’epoca il mondo della microelettronica era ancora in fase embrionale e le aziende non erano certo rientrate dagli investimenti. Fu così che Longines decise di produrre in casa un proprio movimento, più economico.

    Già dagli anni ’50, la Casa della Clessidra alata collaborava con la Golay. Nel corso del decennio successivo, insieme riuscirono a produrre un prototipo di orologio elettromeccanico a bilanciere con contatto elettrico, il calibro 400, del tutto simile a quelli della concorrenza – ad eccezione dell’Accutron. Nel 1965 la sinergia Longines/Golay realizzò un orologio nautico con un quarzo da 12.000 Hz, 25 transistor e tre pile: il calibro 800, che nello stesso anno stabilì un nuovo record di precisione dell’Osservatorio di Neuchâtel. Per la cronaca, Longines si aggiudicò di nuovo il primo premio nel 1966 e 1968 con degli orologi da tasca.

    L’isola del Diavolo

    Il nuovo progetto prese vita nel 1963 nei laboratori di ricerca Longines chiamati Ile du Diable (Isola del Diavolo): che, a dispetto del nome sinistro, non si trovavano su un’isola e non avevano nulla a che fare con qualsivoglia entità maligna. Golay aveva disegnato un circuito elettronico del tutto originale, che sarebbe rimasto un unicum nella storia dell’orologeria, anche successivamente. Era composto da 14 transistor, 19 resistenze e 7 condensatori, non integrati in un chip ma saldati a mano, singolarmente. Il quarzo, come per tutti all’epoca, era a forma di grossa barra (26x6x3 mm) e aveva una frequenza di 9350 Hz. Non c’era alcun circuito divisore: esistevano invece due circuiti oscillatori separati, il primo dei quali eccitava il quarzo a 9350 Hz e il secondo lavorava sul motore a 170,66 Hz. Il rapporto era quindi di 48/1: in caso di errore generava un segnale di correzione della frequenza del motore.

    Dal punto di vista concettuale, il motore è uguale a quello del Beta 21: un risonatore con bobina mobile e magneti permanenti fissi. La bobina non ha alcun tipo di protezione e i fili corrono liberi sul braccio del risonatore, il che lo rende estremamente delicato (uso il tempo presente perché, mentre scrivo, ho un Longines Ultra-Quartz proprio davanti a me, che mi fa venire i brividi ogni volta che lo apro). Al braccio del risonatore è solidale un cricchetto con rubino, che spinge una ruota a 170 denti da 0,024 mm, in posizione verticale (cioè a 90° rispetto alle altre). Il moto si trasmette al resto del treno per mezzo di una vite senza fine. I tecnici Longines misero a punto un olio speciale, meno viscoso, appositamente per questa ruota – che oltretutto esiste anche nel Bulova 221, un calibro di dimensioni sorprendentemente ridotte destinato agli orologi da donna.

    Il Longines Ultra-Quartz sul mercato

    Il design molto simile al Beta 21 provocò una discussone con il CEH, ma Longines riuscì a dimostrare non si sa come, a dire il vero – che i due movimenti non avevano praticamente nulla in comune. Sta di fatto che nel 1970 il calibro 6512 non era ancora pronto. Per avere qualcosa da mostrare al pubblico, Longines acquistò 600 movimenti Beta 21 e li incassò in un esemplare chiamato Quartz-Chron. Un orologio piuttosto grosso e non proprio aggraziatissimo, perché il movimento rettangolare era stato infilato in una cassa circolare. Solo l’anno dopo Longines riuscì finalmente a presentare il calibro 6512 – il cosiddetto Longines Ultra-Quartz: lo tenne in produzione dal 1971 al ’73 e ne realizzò 2000 esemplari.

    Il Longines Ultra-Quartz ha dato vita a due modelli di cassa, tipicamente anni Settanta: una rettangolare, che ospita il movimento – pure “di forma” – in orizzontale; l’altra tonneau, che dissimula la forma rettangolare del calibro inserito in verticale. L’aspetto, vincolato dalle dimensioni del movimento, è in entrambi i casi elegantemente massiccio. La corona si trova sul fondello e la cassa è composta da due pezzi, serrati da due mollette poste tra le anse. Sollevando e girando la corona si regola l’ora; ruotandola in senso antiorario da abbassata si imposta la data.

    Per concludere

    Dal punto di vista costruttivo, il Longines Ultra-Quartz è rimasto lettera morta: nessuno dei suoi princìpi di funzionamento alla fine avrà un futuro. Ma ha certo lasciato il segno nella storia dell’orologeria. Con la sua estetica sperimentale, radicalmente diversa sia da quello che c’era stato prima sia da ciò che è venuto dopo, rappresenta un’epoca di marcata e continua evoluzione.

    Nelle prossime puntate vedremo come altre maison abbiano cercato la propria strada verso la precisione del quarzo.

  • Longines Legend Diver: essenziali ma con tanta sostanza

    Longines Legend Diver: essenziali ma con tanta sostanza

    Quando si parla dei Longines Legend Diver, si fa riferimento alla serie di orologi subacquei più iconici del Marchio elvetico. Una storia iniziata nel 1959 con il Longines Diver ref. 7042, proseguita negli anni ’60 e ’70 e giunta fino all’anno in corso. Il 2024 celebra infatti i 65 anni di vita della collezione e lo fa con tre nuove referenze.

    I nuovi Longines Legend Diver (L3.764.4.06.6, L3.764.4.96.6 e L3.764.4.99.6) riprendono le caratteristiche estetiche e costruttive delle varianti presentate nel 2023 e introducono tre nuove colorazioni del quadrante laccato e lucido: verde, terracotta e grigio antracite. Tutt’e tre sono dotate di cassa da 39 mm di diametro e bracciale in acciaio a sette file (le cinque centrali a “chicchi di riso”).

    I Longines Legend Diver precedenti

    Delle tappe che hanno scandito la storia del Longines Legend Diver abbiamo parlato in modo diffuso nelle nostre pagine. Trovate infatti aneddoti, curiosità e descrizioni dei modelli lanciati negli ultimi anni qui (per la versione con cassa in bronzo, per esempio) e qui (dove vi abbiamo raccontato il passaggio alla cassa da 39 mm e la scelta da parte di Longines di rinunciare al datario).

    Queste due novità – percepite come una svolta nel momento della loro adozione – devono aver dato buoni frutti, tanto che le nuove varianti le ripropongono tali e quali. Una coerenza che acquista ancora più valore se si pensa che, come ho già accennato, alle tre nuove referenze è assegnato il compito di festeggiare un importante anniversario. Ma vediamo i nuovi Longines Legend Diver più nel dettaglio.

    Dimensioni e utilizzo

    Cassa di diametro pari a 39 mm, indicazione pura dell’ora, due prestigiose certificazioni (ISO 6425 e COSC), doppia corona e lunetta girevole bidirezionale interna, al posto del réhaut, sono le caratteristiche principali dei tre nuovi Longines.
    Lunetta che è meccanicamente collegata alla corona a vite posta a ore 2. La seconda corona, posizionata quasi a ore 4, sempre a vite, serve invece a regolare l’ora e, in caso di estrema necessità, a caricare l’orologio manualmente. A scanso di equivoci, vi anticipo che il calibro Longines L888.6 che trovate dentro la cassa dei nuovi Longines Legend Diver è a carica automatica.

    Perché 39 mm di diametro? Perché Longines studia e conosce alla perfezione mode e tendenze. Se fino a qualche anno fa a farla da padrone erano le casse “oversize”, oggi il 39 rappresenta per produttori e appassionati il “numero magico”. È cioè quella misura in millimetri che piace all’uomo dal polso contenuto e, allo stesso tempo, alla donna attratta dai modelli maschili – la quale però non è disposta a indossare un diver da 42 mm.
    Il 39 mette tutti d’accordo. E riesce anche nell’intento di trasformare un orologio tecnico come il Longines Legend Diver, nato per le esplorazioni marine, in un modello per tutti i giorni e per tutte le occasioni.

    Perché, se è vero che la lunetta girevole serve, dopo opportuno posizionamento dell’indice triangolare sulla sfera dei minuti, a misurare i tempi di immersione, è anche vero che può essere usata, nella vita quotidiana, per misurare la durata di qualsiasi evento. Una performance musicale, una presentazione di lavoro, un compito da svolgere nel più breve tempo possibile: insomma, tutto ciò che rientra mediamente nella durata di 60 minuti.

    Dubbi e chiarimenti

    A questo punto potreste muovere un’obiezione. La collezione dei Longines Legend Diver comprende anche modelli da 36 mm, ancora più indicati per il pubblico femminile. Vero, ma a differenziare i 39 mm dai 36 mm non è soltanto il diametro. A essere diversi sono anche i movimenti: l’L592 per i 36 mm, l’L888.6 per i 39 mm. Il primo con 45 ore di autonomia, il secondo con 72 ore. Da quasi due a tre giorni. Non è poco.   

    Perché l’assenza del datario? La domanda è lecita. Soprattutto perché, fino al 2023, le varie referenze del Longines Legend Diver (quelle da 36 e 42 mm) ne hanno invece fatto uso, aprendo nel quadrante la classica finestrella a ore 3. La risposta arriva dal desiderio di una grande fetta di pubblico di disporre di un display pulito, non interrotto da un foro, e che non distolga l’attenzione dalla semplice lettura dell’ora. E poi… diciamocelo: nell’era dello smartphone e degli onnipresenti display, in quanti solleviamo il polso per vedere che giorno è? Davvero in pochi.

    Il movimento dei nuovi Longines Legend Diver…

    Ho già fatto riferimento, nelle righe precedenti, al movimento a carica automatica L888.6 che dà vita al Longines Legend Diver nelle referenze qui trattate. È un derivato dell’Eta A31.L11 che, dopo opportune personalizzazioni e migliorie, si eleva a calibro a uso esclusivo Longines. Ha un diametro di 25,6 mm, uno spessore di 3,5 mm ed è montato su 21 rubini.

    La frequenza di 3,5 Hz permette al bilanciere di oscillare 25.200 volte ogni ora. Bilanciere che si affida a una spirale in silicio: la quale, oltre a essere più resistente al tempo e alla corrosione, risulta quasi insensibile agli scarti di temperatura e ai campi magnetici, a tutto vantaggio della costanza di marcia. Che, con la molla motrice completamente avvolta, assicura appunto un’autonomia di ben 3 giorni (72 ore).

    La capacità di resistere agli urti è invece garantita dal sistema Nivachoc presentato per la prima volta nel 2006 da Breguet e oggi adottato da diversi brand di Swatch Group. Di cui Longines, Eta e la stessa Breguet fanno parte. 

    …e gli attestati

    Quanto alle certificazioni, le ho già annoverate fra le caratteristiche base dei nuovi Longines Legend Diver, ma credo valgano qualche riga di spiegazione. In breve, la norma ISO 6425 garantisce sulla perfetta tenuta stagna e sul carattere realmente subacqueo dell’orologio.Il certificato del COSC sulla precisione di marcia del movimento L888.6.

    Le specifiche ISO 6425 che un orologio deve possedere per fregiarsi della designazione “Diver’s Watch 300 m” (come accade con il Longines Legend Diver) sono tante. E includono, oltre a una serie di indicazioni visibili alla distanza minima di 25 cm, anche un fondello e una corona a vite, un vetro minerale o in zaffiro sintetico, indici e lancette con rivestimento fosforescente (come il qui presente Super-LumiNova) e via dicendo.

    I test che invece permettono all’ente elevetico indipendente COSC (Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres) di assegnare il Certificato ufficiale di cronometro (Chronometer Officially Certified) a un movimento finito e funzionante, durano 15 giorni. E si svolgono con il calibro orientato in diverse posizioni e sottoposto a più temperature. Il nostro Longines Legend Diver ha superato tutto questo. 

    Voglio far notare infine come l’azienda di Saint-Imier non ostenti sul quadrante alcuna scritta che richiami queste caratteristiche qualificanti. Si limita solo a citare entrambe sul fondello. Vuoi per il discorso della pulizia grafica, assai gradita agli appassionati, vuoi perché un Marchio dal blasone simile a quello di Longines non ha bisogno di ostentare meriti e capacità. Diceva il grande William Shakespeare: «Abbi più di quanto mostri, parla meno di quanto sai…».      

  • Longines Spirit Flyback e Zulu Time: la tradizione rinnovata

    Longines Spirit Flyback e Zulu Time: la tradizione rinnovata

    Da quando è stata lanciata la collezione Longines Spirit, a metà del 2020, Il Giornale degli Orologi se n’è occupato in tante occasioni. Perché è sicuramente una famiglia di orologi interessante, da tenere d’occhio: un giusto mix di ispirazione vintage, versatilità d’uso e contenuti tecnici, il tutto con un buon rapporto qualità/prezzo. Di conseguenza, ogni volta che negli anni è uscito un nuovo modello, su questo sito arrivava puntuale la relativa recensione. Oggi torno di nuovo sull’argomento perché la Casa della Clessidra Alata ha annunciato l’aggiunta di ulteriori referenze: due nuovi Longines Spirit Flyback bicolori e un nuovo Longines Spirit Zulu Time. Estensioni di gamma che rendono l’offerta ancora più ampia e la scelta più accattivante.

    Longines Spirit Flyback: un po’ di storia

    Longines ha presentato per la prima volta la linea Spirit Flyback nel marzo 2023, sulla scia della ricca storia aeronautica che la contraddistingue (qui è sufficiente fare i nomi di Charles Lindbergh e Amelia Earhart per alludere al suo lungo passato del Brand nel volo aereo). Colgo l’occasione per ricordare che “flyback” si riferisce a una funzione cronografica specifica: grazie alla quale l’utente può azzerare il cronometro e riavviarlo immediatamente con un’unica pressione del pulsante, senza prima fermarlo per poi farlo ripartire.

    La Maison di St. Imier ha introdotto questa complicazione nel 1936, rendendola una parte significativa delle proprie innovazioni orologiere. Così, combinando elementi storici con la tecnologia moderna, la collezione Spirit Flyback crea un ponte tra il passato e il presente. Si rivolge quindi ai collezionisti e agli appassionati di orologi che apprezzano in egual misura l’heritage e l’innovazione.

    Gli esemplari in catalogo

    In sintesi, ecco allora le caratteristiche dei cronografi attualmente in produzione: cassa di proporzioni generose, impermeabilità fino a 10 bar, movimento meccanico a carica automatica, antimagnetico (grazie alla spirale in silicio), con ruota a colonne, frequenza di 28.800 alternanze l’ora, autonomia di 68 ore, funzione flyback, appunto, certificato ufficiale di cronometro rilasciato dal Cosc. Il Longines Spirit Flyback comprende cinque modelli in acciaio e due in titanio – con variazioni di colore per il quadrante e per l’inserto in ceramica della lunetta -, caratterizzate nel complesso da buone proporzioni e leggibilità.

    I Longines Spirit Flyback presentano un forte carattere sportivo: con la cassa da 42 mm di diametro per 17 mm di spessore, una distanza fra le anse da 49,5 mm e un peso di circa 178 grammi, costituiscono una presenza importante quando indossati al polso. Tuttavia, sono versatili dal punto di vista estetico e tecnicamente validi. Attraenti per il gioco cromatico, fondono in modo efficace la sobria eleganza del cronografo con una meccanica affidabile.

    I nuovi Longines Spirit Flyback

    Le nuove referenze del Longines Spirit Flyback presentano un’estetica a doppia tonalità. L’esemplare in acciaio e oro giallo si distingue per il total look verde della lunetta in ceramica, del quadrante sfumato e del cinturino in pelle. Il modello in acciaio e oro rosa abbina invece la lunetta in ceramica marrone con il quadrante sfumato e il cinturino in pelle nello stesso colore. Entrambi i cinturini sono dotati di chiusura pieghevole con doppio sistema di sicurezza, apertura a pulsante, sistema di microregolazione e di intercambiabilità.

    I contatori del cronografo, per i 30 minuti e i secondi continui, sono circoscritti da un gradino con il profilo dorato e decorati a cerchi concentrici, coordinati con il quadrante. Insieme ai numeri arabi e alle lancette dorate rivestite di Super-LumiNova Old Radium, garantiscono una leggibilità ottimale. La lancetta centrale dei secondi misura come di consueto i secondi cronografici.

    Se guardiamo il fondello, l’oblò in vetro zaffiro mostra il movimento mecanico a carica automatica, calibro L791.4. Preciso e affidabile, come dicevo, è prodotto in esclusiva dai “cugini” della Eta: si basa sul calibro A08.L11, ma è personalizzato secondo le specifiche Longines. Le viti azzurrate, i ponti con decorazione a perlage e il rotore in oro (giallo o rosa, a seconda del modello) ne arricchiscono l’aspetto e infondono una percezione di robustezza e funzionalità. Conservo le mie opinioni personali per le conclusioni e passo invece all’altra novità: una nuova versione in titanio grado 5 della linea Longines Spirit Zulu Time, lanciata nell’aprile del 2022.

    I precedenti Spirit Zulu Time

    Il nome fa riferimento al “Tempo Zulu“, un termine ampiamente utilizzato in aviazione e in ambito militare per indicare il Tempo Universale Coordinato (UTC), che corrisponde al Tempo Medio di Greenwich (GMT). Anch’esso sottolinea l’eredità di Longines nel campo dell’aviazione e il ruolo della Marca nello sviluppo di orologi da pilota. Ricorda anche una delle pietre miliari della produzione Longines: il primo orologio da polso con doppio fuso orario, datato 1925, e con la bandiera “Zulu” sul quadrante. Questo sviluppo pionieristico dell’orologeria ha creato un precedente per i futuri orologi a tema.

    Anche qui riassumo le caratteristiche principali della collezione: cassa in acciaio da 42 mm, impermeabilità fino a 10 bar, movimento meccanico a carica automatica con funzione Gmt, appunto, e la certificazione Cosc, frequenza di 25.200 alternanze orarie, resistenza ai campi magnetici (grazie alla spirale in silicio), e un’autonomia di 3 giorni. La collezione comprende sei referenze con quadrante di vari colori, coordinato all’inserto in ceramica della lunetta.

    Nel giugno 2023, Longines ha arricchito la gamma degli Spirit Zulu Time con una versione da 39 mm, più compatta ed ergonomica – sebbene mantenga le caratteristiche principali e l’estetica degli esemplari originali. Il formato ridotto è declinato in nove referenze: tre in acciaio bicolore, con coiffe e corona in oro giallo, e sei in acciaio “naturale”, con quadrante e lunetta di diverse cromie.

    Il nuovo Spirit Zulu Time

    La novità annunciata oggi va ad ampliare proprio la linea da 39 mm. Con la cassa e il bracciale in titanio grado 5, il nuovo modello presenta la consueta lunetta girevole bidirezionale con l’inserto in ceramica che riporta la scala delle 24 ore, suddivisa in due colori tono su tono, nero opaco e nero lucido, per indicare le ore del giorno e della notte. Il quadrante antracite ha un aspetto sportivo e un’efficace organizzazione delle informazioni, con i numeri arabi applicati rivestiti di Super-LumiNova® e le lancette dorate. La sfera nero opaco del Gmt termina con una freccia rossa dalla punta luminescente abbinata alla scritta “Zulu Time” a ore 6. Sempre a ore 6 si trova anche il disco della data, ben integrato nell’estetica perché dai colori uniformi a quelli del quadrante.

    Se si tiene il Longines Spirit Zulu Time nel palmo della mano, si prova una piacevole sensazione di leggerezza. Il titanio risulta inoltre fresco al tatto e, una volta indossato, non rischia di provocare alcuna allergia neppure nei soggetti più sensibili, perché – si sa – è un materiale del tutto biocompatibile. Facendo scorrere il bracciale a tre maglie tra indice e pollice, poi, si percepisce la levigatezza dei bordi e dei link dalla finitura lucida e satinata. Quando infine si guarda il retro dell’orologio, si nota che il fondello è “chiuso”: cioè è privo dell’oblò in vetro zaffiro ricorrente ai nostri giorni in quasi tutti gli esemplari di fascia medio-alta, erroneamente dato per scontato dagli appassionati meno esperti. Il fondello pieno infatti riprende la tradizione degli esemplari da aviatore e serve a sottolineare l’uso professionale dell’orologio.

    Conclusioni

    Se volete sapere cosa ne penso del nuovo Longines Spirit Zulu Time, credo che ridefinisce il significato di viaggiare con stile, perché coniuga la sobrietà senza tempo del patrimonio aeronautico con la moderna richiesta di leggerezza e resistenza. Come i precedenti esemplari della collezione, del resto. Lo stesso dicasi riguardo alle ultime versioni del Longines Spirit Flyback, che riaffermano i fondamenti tecnici ed estetici della collezione e insieme la portano a nuovi livelli, apprezzabili soprattutto da chi predilige l’originalità cromatica. La scelta del metallo bicolore e l’accostamento con il verde o il marrone reinterpretano la tradizione senza stravolgerla, e donano agli orologi un aspetto giovane e attuale. Infine bisogna considerare il buon rapporto qualità/prezzo che contraddistingue le referenze appena uscite: il Longines Spirit Flyback costa 6.900 euro, mentre lo Zulu Time 4.550 euro.

  • 10 orologi subacquei sotto i 2.500 euro. Professionali, non estremi

    10 orologi subacquei sotto i 2.500 euro. Professionali, non estremi

    Focus su 10 orologi subacquei per chi sta per andare al mare. Dieci suggerimenti per chi non vuole spendere un capitale. Che poi 2.500 euro sono già una bella cifra per noi comuni mortali, anche se siamo consapevoli dei prezzi raggiunti dal mondo delle lancette negli ultimi tempi. Per questo abbiamo scelto 10 orologi subacquei di prezzo diverso – dai 795 ai 2.400 euro, per essere precisi – e con caratteristiche diverse, così da permettere a tutti di farsi un’idea di cosa c’è sul mercato.

    Chiariamo subito i nostri criteri di scelta. Fin dall’inizio ci siamo orientati solo sugli esemplari a carica automatica: senza nulla togliere al quarzo, vogliamo restare fedeli alla tradizione dei movimenti meccanici. Quindi abbiamo privilegiato le marche più note, che vantano un passato nelle immersioni. Evitate quindi di cercare qui gli orologi subacquei dei microbrand, non li troverete. Ma se siete appassionati del genere, un po’ di pazienza e arriverà presto una vetrina anche per voi.

    Soprattutto ci siamo concentrati su modelli tosti, affidabili, con una costruzione codificata dalle norme internazionali, a cominciare dall’impermeabilità elevata. Niente roba da fighetti, per intenderci, messa al polso più per far scena che per un uso effettivo. Ma nemmeno troppo estrema, non dobbiamo lavorare su una piattaforma petrolifera. I 10 orologi subacquei riuniti qui sotto sono modelli professionali, sì – a volte adatti perfino alle grandi profondità -, ma sempre molto portabili. Studiati per la muta, perfetti con maschera e pinne, ma a proprio agio anche in abiti “civili”, con i look sportivi o informali.

    Anche a livello cromatico, come si può vedere, sono tutti molto “classici”. Ma spesso esistono anche in altri colori: per saperne di più, vale la pena sempre visitare il sito del produttore. Troverete così altri esemplari, che magari rispecchiano di più gusti (tasche) ed esigenze personali. In fondo i “nostri” 10 orologi subacquei vogliono essere solo delle indicazioni di massima, semplici idee da cui ciascuno può prendere spunto per acquistare il pezzo “giusto” per il proprio polso. Un consiglio: non basatevi solo sulle assolute novità, ma prendete in considerazione anche modelli noti, in catalogo da più tempo… A volte, meritano.

    ORIS Aquis Date
    Cassa (41,5 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 733 (base Sellita Sw200-01), con datario. Quadrante soleil, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezione con inserto in ceramica, vetro zaffiro bombato, fondello con oblò trasparente, bracciale in acciaio. 2.400 euro.

    ALPINA Seastrong Diver Extreme Automatic
    Cassa (39 mm) in acciaio 316L, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro AL-525 (base Sellita Sw200), con datario. Quadrante stampato con pattern triangolare, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in ceramica opaca, vetro zaffiro, fondello inciso, bracciale in acciaio. 2.295 euro.

    LONGINES HydroConquest
    Cassa (41 mm) in acciaio 316L, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L888 realizzato in esclusiva, con autonomia di 3 giorni e datario. Quadrante opaco, lancette, indici e numeri applicati luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in ceramica, vetro zaffiro, bracciale in acciaio 316L. 2.000 euro.

    MIDO Ocean Star 600 Chronometer
    Cassa (43,5 mm) in acciaio, impermeabile fino a 60 atm e con valvola di decompressione. Movimento meccanico a carica automatica, Calibro 80 realizzato in esclusiva, con autonomia di 80 ore, spirale in silicio, datario e certificato ufficiale di cronometro (Cosc). Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in ceramica, vetro zaffiro, fondello inciso, bracciale in acciaio con sistema di regolazione. 1.670 euro.

    LOCMAN Montecristo 500 Metri
    Cassa (43 mm) in acciaio 316L Pvd blu, impermeabile fino a 50 atm e con valvola di decompressione. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Sellita Sw200, con datario. Quadrante soleil, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro, fondello inciso in titanio, cinturino in silicone. 1.590 euro.
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    SQUALE 1521 Marina Militare
    Cassa (42 mm) in acciaio 316L, impermeabile fino a 50 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Sellita Sw 200-1 elaboré, con datario. Quadrante soleil, lancette e indici applicati luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in alluminio, vetro zaffiro, cinturino in microfibra. Edizione limitata di 500 esemplari, 1.590 euro.

    SEIKO Prospex 1965 Heritage Diver’s
    Cassa (40 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 6R55 di manifattura, con autonomia di 3 giorni e datario. Quadrante opaco, lancette e indici applicati luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in alluminio, vetro zaffiro bombato, bracciale in acciaio. 1.400 euro.

    DOXA Sub 600T Sharkhunter
    Cassa (40 mm) in acciaio 316L, impermeabile fino a 60 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Eta 2824/Sellita Sw200 personalizzato, con datario. Quadrante opaco, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale (brevettata) con inserti in acciaio sabbiato, vetro zaffiro, corona a ore 4, fondello inciso, cinturino Nato. Da 1.350 euro.

    HAMILTON Khaki Navy Scuba
    Cassa (43 mm) in acciaio 316L, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica uatomatica, calibro H-10 realizzato in esclusiva, con spirale in Nivachron e autonomia di 80 ore. Quadrante sfumato con indicazione dell’ora militare, lancette e indici applicati luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in ceramica, vetro zaffiro, fondello inciso, bracciale in acciaio. 1.145 euro.

    TISSOT Seastar 1000 Powermatic 80
    Cassa (40 mm) in acciaio 316L, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Powermatic 80 realizzato in esclusiva, spirale in Nivachron, autonomia di 80 ore e datario. Quadrante spazzolato, lancette e indici luminescenti, lunetta girevole unidirezionale con inserto in vetro, cetro zaffiro, fondello trasparente, bracciale in acciaio, intercambiabile a sgancio rapido. 795 euro.
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  • Longines Pilot Majetek Pioneer Edition, dall’acciaio al titanio

    Longines Pilot Majetek Pioneer Edition, dall’acciaio al titanio

    Ci sono oggetti che regalano emozioni. Altri, come gli orologi, che alle emozioni aggiungono storie. Storie talvolta importanti, che tutti dovremmo conoscere e che, in casi come questo, affondano le proprie radici agli inizi del secolo scorso. La storia che Longines riporta ai giorni nostri, con una nuova versione di uno dei suoi orologi da pilota più iconici, il Longines Pilot Majetek Pioneer Edition, è strettamente legata a quella dell’aviazione civile e militare.

    Indossare infatti la nuova referenza Longines (L2.838.1.53.2), che amplia la collezione dei Longines Pilot Majetek dello scorso anno con una variante in titanio grado 5, significa riflettere sull’importanza che le tecniche di misurazione del tempo hanno avuto nella evoluzione della nostra società.

    Non so voi, ma io, ogni volta che mi trovo di fronte a un orologio militare con origini nel passato, provo una curiosità indomabile. Longines, la cui fondazione risale al lontano 1832, ha infatti legato – negli anni ’20 del secolo scorso – i suoi primi orologi da polso proprio alle più importanti imprese ed esplorazioni dei cieli. Come quella (rinomata) dell’aviatore statunitense Charles Augustus Lindbergh che nel 1927 attraversò in solitaria l’Oceano Atlantico, volando da New York a Parigi, senza effettuare alcuno scalo, in “appena” 33 ore e 32 minuti. Lindbergh portò a compimento l’impresa con al polso un orologio progettato proprio da Longines, il famoso e complesso “Hour Angle” (in italiano “Angolo Orario”).

    Dall’aviazione cecoslovacca ai nostri giorni

    Ancora pochi anni e sarebbe nato il Longines Pilot Majetek, predecessore dell’orologio di cui vi sto parlando in questo articolo, il Longines Pilot Majetek Pioneer Edition per l’appunto. Fu progettato nel 1935 per i piloti dell’aviazione cecoslovacca. Oggi, di sicuro, le forze armate ceche non rappresentano nell’immaginario collettivo un simbolo indiscusso di potenza militare. Ma, in quegli anni, erano fra le meglio equipaggiate, sia in termini di armi, sia di tecnologia.

    Il nome “Majetek” traeva infatti origine dall’espressione in lingua incisa sul fondello: Majetek Vojenské Správy, ossia “di Proprietà dell’Esercito Cecoslovacco”. Era la referenza 3582, il cui design la casa di Saint-Imier registrò, nello stesso anno, presso l’International Bureaux for the Protection of Intellectual Property di Berna.

    Starting Time Indicator, prerogativa del Longines Pilot Majetek

    Esteticamente quel Longines Pilot Majetek non era molto diverso da quello attuale. Aveva infatti la stessa cassa a cuscino (coussin), ma un diametro inferiore: 40 mm di allora contro i 43 mm attuali. Le lancette differivano per forma: squelettes nel 1935, a bastone oggi.

    Presente anche il contatore dei piccoli secondi a ore 6 e l’indice a freccia con punta rovesciata in abbinamento alla lunetta zigrinata girevole in entrambe le direzioni. Un modo immediato per fissare, anche con i guanti da aviatore, un punto temporale di partenza (Starting Time Indicator). Nel Longines Pilot Majetek del 1935 il triangolo rovesciato ruotava insieme al vetro. Oggi il vetro resta invece fisso, contribuendo all’impermeabilità dell’orologio che si attesta sui 10 bar.

    Materiali e movimenti, sì, quelli erano diversi. Il radio come riempimento luminescente delle lancette, della punta di freccia e dei numeri arabi nel 1935; il Super-LumiNova grigio ma con emissione di luce blu oggi. Un vetro definito “infrangibile” nel 1935; una più robusta e performante lamina in zaffiro sintetico con trattamento interno ed esterno antiriflesso oggi.

    Una rivisitazione moderna e in edizione limitata

    Spiegata la discendenza del Longines Pilot Majetek Pioneer Edition, conviene fare una sintesi delle sue specifiche tecniche. A iniziare dal calibro L893.6 realizzato su base Eta A31.501, che la Casa della clessidra alata incassa anche in altre referenze. Un calibro a carica automatica, montato su 26 rubini, il cui bilanciere (con spirale in silicio anti-magnetica) oscilla alla frequenza di 25.200 alternanze orarie (3,5 Hz) e la cui autonomia tocca le 72 ore (3 giorni).

    In più, è certificato Cosc (Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres) come l’incisione “Chronometer Officially Certified” sul fondello ricorda non appena si ruota l’orologio per osservarlo sul retro. Sempre dal fondello si apprende un’altra importantissima informazione. Il Longines Pilot Majestic Pioneer Edition è un’edizione limitata a 1.935 esemplari. Non si tratta di appena 100 o 200 esemplari, ma – vista l’importanza storica dell’orologio – la produzione limitata ne accresce senza dubbio il valore collezionistico. Ciò giustifica anche il prezzo di 5.400 euro.

    Un Longines Pilot Majetek in titanio

    Come dicevo, il nuovo Longines Pilot Majetek Pioneer Edition si distingue dalle referenze introdotte lo scorso anno (ne abbiamo parlato qui in modo diffuso) per la cassa, la corona a vite e la fibbia con chiusura ad ardiglione in titanio grado 5. Trattasi di una lega più raffinata e dalle caratteristiche fisiche ben superiori a quelle dell’acciaio inossidabile. Contiene, oltre al titanio, il 6% di alluminio, il 4% di vanadio e piccole parti di ferro e ossigeno. Una combinazione di elementi chimici che dà vita a un materiale leggero, resistente dal punto di vista meccanico (alla trazione in particolare), termico e alla corrosione (pensate all’acqua di mare).

    Per intenderci, le sue proprietà sono talmente nobili da farne la lega metallica di elezione nel settore aeronautico, biomedico e automobilistico di alto livello. Per capirci meglio, una cassa in titanio grado 5, a parità di forma e grandezza, pesa quasi la metà di una forgiata in acciaio 316L, ma vanta una resistenza alla trazione quasi doppia. 1.000 MPa del titanio contro i 570 MPa dell’acciaio. Il simbolo MPa indica il megapascal, ossia la forza per unità di superficie necessaria per deformare o strappare un materiale. Va da sé che ogni lega metallica tende a graffiarsi se trattata senza la giusta cautela, e il titanio non fa eccezione. Per cui, se tenete all’estetica del vostro orologio, usate la giusta accortezza affinché resti impeccabile nel tempo.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 20/06/2024

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 20/06/2024

    Le Cronache dell’orologeria di questa settimana fanno tappa a Parigi, Roma, Milano, e poi in giro per la Germania e sulle strade dell’Appennino, e ancora a Roma, a Londra… Tra eventi sportivi e mondanità varie, queste Cronache dell’orologeria sono però dominate dall’apertura (o riapertura) di nuove boutique, che sembra diventata l’occupazione preferita soprattutto dai marchi di alta orologeria. Su, non siate cattivi: non è solo un modo per controllare il sell in senza fare sell out. Dietro può esserci anche la volontà di recuperare un rapporto diretto con il cliente, superato a volte dalle nuove tecnologie delle vendite online. Ma poi, funzionano davvero o si trasformano in grandi flop? Voi cosa ne pensate? Credete anche voi che avesse ragione Andreotti quando diceva che a “pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina”?

    Pioggia di premi

    Questo weekend torna la Vernasca Silver Flag (21/23 giugno). Che vedrà sfilare sui tornanti dell’Appennino piacentino, fra Castell’Arquato e Vernasca, appunto, più di 200 vetture storiche “da competizione” provenienti da tutta Europa. Main sponsor e Official timekeeper, ancora una volta, Eberhard & Co. che vanta una lunga tradizione con i motorsport. Tanti i titoli in lizza: Best of Show vetture anteguerra, Best of Show vetture dopoguerra, Premio Maserati… A tutti i vincitori la Maison de l’Aigle consegnerà un bel cronografo Champion V.

    Tra cappelli e champagne

    Da martedì 18 a sabato 22 giugno, va in scena il Royal Ascot. Non solo l’evento ippico più importante del mondo, ma anche un ambitissimo appuntamento mondano, vuoi per la presenza della famiglia reale, vuoi per il mix so British di tradizione e stile. Ancora una volta, nel ruolo di partner e cronometrista ufficiale, la Maison Longines ha premiato i vincitori con i propri orologi. A rappresentarla sugli spalti l’Ambasciatore di eleganza Régé-Jean Page, con al polso un cronografo Conquest panda. Perfetto con il tight d’ordinanza.

    Un mese in Germania

    Chi passa le serate incollato alla tv, a vedere gli Europei di calcio, se ne sarà accorto. Anche nel 2024, Hublot è di nuovo partner di Uefa Euro, per la quinta volta: con il tabellone di bordo campo (usato dal quarto uomo per indicare tempi di recupero e sostituzioni), e con lo smartwatch dedicato: il Big Bang e-Gen3, indossato dagli arbitri durante le partite. Per l’occasione ha anche organizzato un party a Monaco (fra gli ospiti, Ferdinand e Khedira) e ha realizzato una campagna con Kylian Mbappé. Personaggio come sempre sotto i riflettori.

    British brand in mostra

    Se vi trovate in Inghilterra, questo weekend, fate un salto ad Upton nel Nottinghamshire. Dove il Museum of Timekeeping organizza il Festival of British Making, che vuole essere una grande celebrazione dell’orologeria britannica. In mostra i pezzi di grandi orologiai quali Daniels e Frodsham, le creazioni di microbrand come Studio Underd0g o di artigiani come David Walter. Oltre ai workshop di maestri orologiai, c’è spazio anche per i disegni di David Penney e di Lee Yuen-Rapati. Quando faremo qualcosa di simile anche in Italia?

    Splendori nella Ville Lumière

    Si sa: in questo 2024, Piaget spegne 150 candeline. E per l’occasione ha creato una collezione di alta gioielleria intitolata Essence of Extraeleganza, composta da un centinaio di pezzi super-esclusivi. Che è stata festeggiata con un gala dinner all’Hôtel de Maison di Parigi, cui hanno partecipato numerose celebrità – tra cui Rosamund Pinke, Ella Richards, Ellie Bumber… La nostra attenzione però era tutta per i polsi dell’attore coreano Lee Jun-ho, che non solo ha sfoggiato un paio di esemplari preziosissimi, ma in visita alla mostra aveva un superbo Andy Warhol con quadrante in malachite. Invidia!

    Cronache dell’orologeria… romana

    Prima boutique Cartier in un aeroporto italiano. Aperta a Roma Fiumicino (Terminal 3, Gate E, per l’esattezza), in collaborazione con Rocca 1794, fa da cornice per l’intera produzione della Maison. Gli interni riprendono i colori Cartier negli arredi e nel décor, ma fanno anche riferimento alla Città Eterna: dalle colonne ai motivi sul pavimento, fino al murale che mostra le Pantere (animale feticcio della Casa) con il Colosseo sullo sfondo. Da sottolineare il privé ispirato ai giardini all’italiana. Per uno shopping rilassante…

    … e milanese

    A Milano, riapre lo storico Swatch store in corso Vittorio Emanuele II. Rinnovato da un completo restyling, prende ispirazione dal mondo del design meneghino, fra citazioni cromatiche stile Memphis e geometrie in 3D che richiamano Gio Ponti. Il tutto condito dal consueto sense-of-humour del Marchio (vedi le colonne irregolari che si specchiano sul soffitto) Del resto, chi se non Swatch – che in passato ha collaborato con Alessandro Mendini, Mimmo Paladino o Bruno Munari, tanto per citarne alcuni – è legittimato a farlo?

    London calling

    Nuovo Salon di A. Lange & Söhne a Londra. All’interno di Bourdon House, un edificio settecentesco in Davies Street 2, nel cuore di Mayfair, è un piccolo (26 metri quadri) ma raffinatissimo spazio arredato con uno stile lounge moderno. Dove gli ospiti possono toccare con mano le creazioni della Manifattura sassone, in un’atmosfera elegante e rilassata, quasi “intima”. Del resto, allo stesso indirizzo c’è anche la sede di uno dei più esclusivi club privati della capitale inglese. La prenotazione non è obbligatoria, ma vivamente consigliata.

    Avviso ai collezionisti

    All’asta di oggi, lotto 38, Rolex Daytona in acciaio,1994.

    Se volete arricchire la vostra collezione, due buoni motivi vi portano a Roma. Oggi, nello storico Palazzo di via Monte di Pietà, Affide (gruppo Dorotheum), mette all’asta 115 esemplari rari. Tra gli highlight, un Rolex Milgauss, un Omega Speedmaster Moonwatch e un Rolex Prince Elegant. Ma non finisce qui. Per chi preferisce il pop all’aristocrazia, domani c’è un’altra asta, stavolta dedicata a Swatch: oltre 100 orologi funky per un tuffo negli anni ’80. Vip, collezionisti e fashionisti, tenete pronti gli assegni… Che vinca il migliore! Fabio Parri

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Longines Conquest, versatilità a tutto colore

    Longines Conquest, versatilità a tutto colore

    L’occasione per il lancio dei nuovi Longines Conquest è una di quelle che ogni casa orologiera vorrebbe vantare: 70 anni dalla nascita di una collezione. Certo, le maison di grande rilievo hanno storie antiche, alcune delle quali iniziate addirittura nel Settecento, ma 70 anni di vita ininterrotta, per una linea di orologi, non sono pochi. Longines, la cui storia affonda le radici nel lontano 1832 (quasi due secoli fa), lo sa bene e vuole festeggiare il traguardo in grande. Lo fa ampliando la collezione Conquest con 30 nuove referenze, distribuite su diametri, colori, materiali e movimenti diversi.

    L’intento è quello di raggiungere sia il pubblico maschile, sia quello femminile. D’altronde è ormai assodata la consapevolezza che quest’ultimo da un po’ abbia riscoperto il piacere di indossare orologi meccanici, come dimostrazione di cultura e di buon gusto. Tanto che la casa di Saint-Imier ha affidato l’immagine dei nuovi Longines Conquest a tre Ambasciatrici d’eleganza: l’attrice e cantante cinese Zhao Liying, la supermodella ungherese Barbara Palvin e la cantante e attrice sudcoreana Suzy. Sono loro le protagoniste di A life in a day: una campagna di respiro internazionale, girata fra Shanghai, Seoul e Budapest, che mette al centro dell’attenzione alcuni nuovi Longines Conquest da 34 mm di diametro.

    Nuovi Longines Conquest: diametri di 30, 34, 38 e 42 mm

    Le dimensioni, i materiali utilizzati e i movimenti meccanici a carica automatica (dal “solo tempo” con data al cronografo) dei nuovi Longines Conquest parlano chiaro. Chiunque voglia un Longines troverà nella collezione Conquest l’orologio per la vita quotidiana più adatto al proprio stile. L’acciaio e il caucciù, i diamanti (per alcuni modelli femminili) e i movimenti automatici fanno da sfondo a uno spettro di colori – per il quadrante, la lunetta e il cinturino – davvero ampio. Vista nell’insieme, la collezione è improntata alla versatilità, intesa come possibilità di indossare i singoli esemplari in ogni occasione, con qualsiasi look e a qualsiasi ora del giorno o della notte. Ma anche – almeno in certi casi – come capacità di adattarsi ai diversi generi in modo trasversale.

    Versatili, quindi, nel senso di eclettici, poliedrici, in una parola modernissimi. In particolare, due formati inediti – da 30 e 38 mm – entrano a far parte della collezione. Nel dettaglio comunque, se considerati nei valori assoluti, i diametri da 30 mm e 34 mm si rivolgono alle donne. Molti degli abbinamenti cromatici, come quelli scelti per le tre ambasciatrici (azzurro, verde e rosa su acciaio), lo confermano. Mentre i 38 mm risultano in ugual modo adatti sia ai polsi femminili sia a quelli maschili, tant’è che si basano su scelte cromatiche più sobrie e affatto modaiole. Espressamente dedicati agli uomini, invece, sono i Longines Conquest da 42 mm in versione cronografo.  

    I cronografi Longines Conquest

    E cominciamo proprio da questi ultimi: tricompax, sono sviluppati in cinque nuove referenze. Due con quadrante argenté e contatori blu (una con cinturino in caucciù dal colore coordinato, l’altra con bracciale in acciaio). Due con quadrante argenté e contatori verdi (idem). E infine una con quadrante color champagne e contatori neri, abbinati al cinturino in caucciù nello stesso colore (modello che va ad affiancare la variante con bracciale lanciata lo scorso anno).

    Per tutti, la lunetta in ceramica lucida è caratterizzata dalla scala tachimetrica, che consente di misurare la velocità media mantenuta fra il momento in cui si attiva la lancetta centrale dei secondi cronografici e quello in cui la si arresta. A ore 3, si trova il contatore dei secondi continui. A ore 9 e 6, rispettivamente, il contatore dei minuti crono e quello delle ore crono, entrambi con sfere di colore rosso. L’impermeabilità fino a 10 bar, garantita dalla corona e dal fondello a vite, si ritrova non solo nelle versioni cronografo ma in tutte le referenze della collezione.

    Le caratteristiche del movimento

    Qui il movimento meccanico a carica automatica è il calibro L898.5, realizzato in esclusiva da Eta sulla base del calibro A31.L01, che a sua volta è una rielaborazione del celebre 2892-A2 con applicato un modulo della cronografia (probabilmente prodotto sempre da Eta). Di conseguenza attraverso il fondello in vetro zaffiro si vede solo un “semplice” automatico. La scelta di preferire questo movimento ad altri presenti in catalogo – di costruzione integrata e magari dotati del dispositivo più raffinato per lo smistamento delle funzioni crono, la ruota a colonne – deriva forse dalla disponibilità di produzione o, più probabilmente, dalla volontà di non aumentare i prezzi. Che, per la cronaca, sono compresi fra 4.150 euro per i modelli con cinturino in caucciù, e 4.300 euro per quelli con bracciale in acciaio.

    Tra le caratteristiche qualificanti del calibro, comunque, ci sono l’autonomia di 59 ore e la spirale in silicio con altri componenti amagnetici. Ecco, la resistenza al magnetismo è una delle prerogative di tutti i nuovi Longines Conquest. Il che non è poco, visto che la Casa elvetica dichiara una resistenza ai campi magnetici più di 10 volte superiore a quella fissata dallo standard ISO 764:2020. Quali conseguenze comporta la cosa nella vita di ogni giorno? Poter, per esempio, aprire e chiudere il proprio forno a microonde con il Longines Conquest al polso senza temere che la precisione di marcia venga in qualche modo compromessa.   

    Il Longines Conquest da 38…

    Nei nuovi Longines Conquest da 38 mm compaiono tre abbinamenti classici e intramontabili: cassa e bracciale in acciaio con quadrante blu; cassa e bracciale in acciaio con quadrante nero; cassa e bracciale in acciaio con quadrante bianco. Per i più attenti alle tendenze di oggi c’è invece un modello con quadrante verde, mentre gli amanti del vintage si ritroveranno nel quadrante color champagne. Le cinque referenze da 38 mm costano tutte 2.350 euro.  

    Il movimento incassato nei nuovi Longines Conquest da 38 mm risponde alla sigla L888.5, anch’esso realizzato da Eta. Sviluppato sulla base dell’A31.L11, vanta una notevole autonomia di 3 giorni – 72 ore, quanto basta per vivere il weekend in libertà: se si toglie l’orologio il venerdì sera, lo si ritrova il lunedì mattina perfettamente funzionante. Senza dimenticare che una lunga autonomia influisce pure sulla costanza di marcia… Anche in questo caso la spirale del bilanciere è in silicio, quindi il movimento è resistente ai campi magnetici. Ed è visibile attraverso il fondello trasparente, che permette di apprezzare la massa oscillante personalizzata.

    …e da 34 mm

    Sempre il calibro L888.5 è montato anche all’interno delle nuovi Longines Conquest da 34 mm, la cui gamma è una delle più ampie nel portafoglio della Casa della Clessidra Alata. Le 15 referenze disponibili presentano combinazioni di colori e materiali in grado di forgiare realmente l’orologio perfetto per chiunque. Quadranti blu, rosa, verdi, argenté e porpora sono accostati all’acciaio lucido e/o satinato del bracciale e della lunetta, declinata anche in oro rosa grazie a un rivestimento da 200 µm (micrometri, chiamati micron in passato). I cinturini in caucciù sono perfettamente coordinati al quadrante: rosa, verde acqua, rosso corallo, verde oliva e porpora. Variegati i prezzi: dai 2.200 euro degli esemplari “basic” ai 3.400 delle versioni con trattamento oro rosa.

    Esiste anche una versione dal total look candido, con cinturino in caucciù e lunetta tempestata di diamanti taglio brillante. Longines non si limita a fornirne il numero e la caratura complessiva, 48 gemme per un totale di 0.403 carati, ma ci dice qualcosa in più sulla loro qualità: Top Wesselton per quanto riguarda il colore; IF-VVS per quanto attiene invece la purezza. Il che significa essere al top, almeno per quanto riguarda gli usi delle pietre preziose in orologeria. Sul quadrante in madreperla bianca sono incastonati altri 15 diamanti più piccoli (per un totale di 0.037 carati; colore Top Wesselton; purezza fra VS e S). Questa referenza costa 4.450 euro.    

    I Longines Conquest da 30 mm

    Concludo con gli esemplari di taglia più piccola, i Longines Conquest da 30 mm. Anche qui si contano cinque referenze, tutte dotate di bracciale in acciaio. Due hanno il quadrante argenté, una ha il quadrante blu e un’altra verde. C’è anche una versione che esibisce la lunetta impreziosita di diamanti. Il quantitativo di pietre è lo stesso del precedente, ma la caratura ovviamente è minore, visto che la circonferenza è più piccola. Le gemme quindi sono sempre 48, ma hanno un peso complessivo di 0.326 carati, mentre colore e purezza restano invariati, Top Wesselton e IF-VVS. Anche in questo caso, il quadrante in madreperla bianca è impreziosito da diamanti agli indici: 14 in tutto, di colore Top Wesselton e purezza compresa fra la VS e S (per un totale di 0.035 carati).

    Riguardo alla meccanica, invece, i Longines Conquest da 30 mm montano il movimento automatico L592.5. Anch’esso è derivato da un calibro Eta, l’A20.L11, con l’aggiunta della spirale in silicio e vari miglioramenti, tra cui un rotore di carica personalizzato Longines. Il fondello con oblò trasparente permette alle signore che apprezzano la micromeccanica di vederne i componenti. Infine, i prezzi: che per i nuovi Longines Conquest da 30 mm oscillano fra i 2.350 euro e i 2.900 euro. Quella in acciaio con diamanti raggiuge però i 4.600 euro.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 06/05/2024

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 06/05/2024

    Tornano, come di consueto, le Cronache dell’orologeria. Che questa settimana si muovono tra il mondo dello spettacolo e quello dello sport, con una puntata nel circuito dell’arte. Come sempre, presentiamo le notizie in modo sintetico, per non annoiarvi. Ma per saperne di più e approfondire le diverse news, vi rimandiamo ai vari social e siti ufficiali delle diverse marche qui citate. Buona lettura!

    So chic!

    Lo scorso 27 aprile, a Los Angeles, Nicole Kidman ha ricevuto l’Afi Life Achievement Award, il premio alla carriera istituito dall’American Film Institute per quanti contribuiscono ad arricchire la cultura negli States. Ambasciatrice Omega fin dal 2005, l’attrice australiana in quell’occasione ha sfoggiato anche un orologio creato ad hoc dalla Maison di Biel: un meritatissimo De Ville Mini Trésor da 26 mm in Moonshine™ Gold. Che oltretutto si abbinava alla perfezione con l’abito Balenciaga fatto interamente di paillettes d’oro.

    Stravaganza in vetta

    Sempre a Los Angeles, Montblanc ha organizzato un megaparty per presentare la nuova campagna video dedicata ai 100 anni della penna Meisterstück (ma, tra gli accessori, ci sono anche i nuovi Iced Sea Automatic Date). Tante le celebrities presenti: Adrien Brody, Bianca Balti, Callum Turner, e ancora Rupert Friend, Jason Schwartzman, Wes Anderson… Proprio questi ultimi sono i protagonisti del divertente “corto” (diretto dallo stesso Anderson), ambientato in un’ipotetica sede della Maison sul Monte Bianco. Da vedere, qui.

    Il tempo secondo Kate

    Da una prima donna a un’altra. Kate Winslet ha fatto da madrina per il lancio del nuovo Longines Mini DolceVita con cinturino a triplo giro. Ambasciatrice d’eleganza dal 2010, l’attrice britannica è protagonista della nuova campagna, firmata dal fotografo/regista Greg Williams con un suggestivo bianco e nero. Girata in una giornata brumosa, fra casali di campagna e solitarie scogliere, mette in evidenza il suo rapporto con gli elementi naturali, il vento, il mare. «Time to think, time to just… be», recita – più intensa che mai.

    Cronache dell’orologeria… artistica

    Partner di Frieze Art Fair anche per il 2024, Breguet ha iniziato una nuova collaborazione con Jenn Ellis, curatrice artistica indipendente svizzero-colombiana. Con cui ha avviato, nell’edizione newyorkese della Fiera appena conclusa, un progetto annuale sul tema dell’evoluzione. La mostra inaugurale, intitolata An Atlas of US, ha esposto le opere dell’artista di Singapore Dawn Ng: grandi blocchi di ghiaccio composti da strati di pigmenti colorati, che nel tempo si sciolgono. E si prestano a vari livelli di lettura. Fate vobis…

    Eleganza in mare

    Dal 2 al 15 giugno prossimi, si terrà la 2a edizione della Richard Mille Cup. Organizzata sotto il guidone di quattro prestigiosi yacht club, vedrà sfidarsi fra regate e passage races (anche notturne) una dozzina di scafi d’epoca, da Falmouth a Le Havre, nel canale della Manica. Aperta a schooner e cutter costruiti tra la fine dell’Ottocento e la fine degli anni Trenta, in lizza per il trofeo in argento firmato dal gioielliere della Corona, Garrand, conta anche la presenza di celebri signore del mare come le Moonbeam III e IV dei cantieri Fife. Magnifiche…

    Grand Tour

    Nuovo friend of the Brand per Seiko Italia: Ivan Basso. Leggenda vivente del ciclismo, negli anni Duemila ha vinto due edizioni del Giro d’Italia ed è salito due volte sul podio al Tour de France. Anche se non corre più, non ha certo appeso la bici al chiodo: oggi ha una sua squadra, il Team Polti Kometa, fondata con Alberto Contador. Entrato nella nutrita community del marchio giapponese, Ivan il Terribile ha scelto di mettere al polso un Prospex Speedtimer e uno speciale Astron Gps Solar realizzato per Medici senza Frontiere. Bene!

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Longines Mini DolceVita, per moderne amazzoni

    Longines Mini DolceVita, per moderne amazzoni

    Oggi, 25 aprile, esce il nuovo Longines Mini DolceVita. Un orologio che ho provato personalmente lo scorso 18 marzo, quando la Casa di St. Imier ha organizzato in grande stile una presentazione per la stampa italiana (e non solo), con il Ceo Matthias Breschan a far da anfitrione. In quell’evento milanese, oltre a visionare in anteprima gran parte delle novità dell’anno, noi giornalisti abbiamo potuto anche assistere a un’interessante lezione di Daniel Hug, responsabile del Museo e degli Archivi Longines, sul secolare rapporto fra la Maison e il nostro Paese. Ma non divaghiamo.

    Come si intuisce dal nome, il Longines Mini DolceVita è un’estensione di linea dell’esemplare femminile uscito nell’autunno 2023, che ora cambia completamente look grazie a un cinturino a triplo giro. Un cinturino dalla costruzione particolare, come racconterò poi, ispirata a quello spirito sellier che rimanda ai finimenti e agli accessori per montare a cavallo. Realizzato in sei colori e in diverse misure per adattarsi alle differenti misure del polso, è indubbiamente espressione del legame che da sempre esiste fra Longines e il mondo dell’equitazione.

    La passione per i cavalli

    Torniamo allora agli esordi della Casa della Clessidra Alata: nel 1869, appena due anni dopo la fondazione, la neonata fabbrica dei “prati lunghi” realizzò un orologio dal motivo equestre. Del resto St. Imier è la patria di una particolare razza equina tipica del Giura, l’unica autoctona della Svizzera a essere sopravvissuta: il cavallo Franches-Montagnes, anche noto come Freiberger. Un animale dal mantello rosso-bruno, rustico e docile, apprezzato tanto per il carattere dolce e paziente quanto per l’affidabilità e l’efficienza. E per questo utilizzato sia per il lavoro in agricoltura, sia in un reparto speciale dell’Esercito della Confederazione elvetica.

    Anche il primo cronografo della Manifattura, datato 1879, era decorato con l’incisione di un fantino che teneva le redini di un purosangue. Proprio quel cronografo da tasca, calibro L20H, già nel 1880/’81 si ritrova sulle piste americane, particolarmente apprezzato dagli appassionati delle corse di cavalli e adottato proprio dai cavallerizzi. A proposito, risale al 1912 la prima gara di salto a ostacoli sponsorizzata da Longines, a Lisbona, che inaugurò la serie di innumerevoli competizioni equestri cronometrate dalla Maison.

    Una tradizione viva e vivace ancora oggi. Partner di diverse federazioni internazionali di equitazione, prima fra tutte la Fei (Fédération équestre International), Longines collabora con i maggiori ippodromi, accademie o istituzioni varie, e partecipa ai principali campionati di corse di piano, salto a ostacoli, dressage, guida… Dal Royal Ascot al Prix de Diane, dalla Saudi Cup alla Dubai World Cup fino alla Breeder’s Cup – tanto per citare alcune celebri manifestazioni –, la Maison interpreta e promuove i valori legati all’ippica, dall’eleganza al savoir-faire.

    Il nuovo cinturino del Mini DolceVita

    Ma chiudo questa lunga premessa, indispensabile per collocare il nuovo Mini DolceVita nel giusto contesto, e arrivo finalmente all’orologio. La cassa di forma, in acciaio, con i lunghi brancard lucidi o incastonati di diamanti, è rimasta la stessa dei precedenti, così come il movimento al quarzo, rigorosamente Swiss made. La novità sta proprio nel cinturino, che Longines definisce a doppio giro, ma che in effetti – una volta avvolto attorno al polso – risulta a triplo tour.

    Si tratta di una lunga striscia di morbida nappa dallo strano design (mai visto niente del genere, finora), sagomata al centro con una forma speculare a doppia U, in grado di creare un gioco di incastri fra la cassa e i listelli che la compongono. Più difficile da spiegare che da indossare: vi sarà d’aiuto la foto nella gallery qui sopra. Oltretutto la fibbia ad ardiglione si aggancia a fori numerati, dall’1 al 6, proprio come le cinghie che uniscono le staffe alla sella. Per questo, come scrivevo prima, il cinturino evoca le creazioni fatte dai sellai per chi va a cavallo.

    Non solo. Si ricollega idealmente anche al Longines DolceVita x Yvy, di cui Il Giornale degli Orologi si è già occupato e che potete ritrovare qui. Nel caso del nuovo Longines Mini DolceVita, la Maison non dichiara alcuna collaborazione con la fashion designer svizzera. Ma se non c’è il suo zampino, c’è di certo la sua influenza. Chi ha ideato quell’inedito cinturino – che sia un singolo designer o l’intero team – ha fatto propria la lezione di stile di Yvy e ha realizzato un autentico pezzo artigianale di pelletteria.   

    Le varianti del Mini DolceVita

    Come accennavo sopra, la nuova versione del Mini DolceVita è declinata in sei referenze. Le si può distinguere fra loro per il colore del cinturino, la presenza o meno dei diamanti, la grafica del quadrante. Partiamo da quest’ultimo, solo per comodità nella logica dell’esposizione. Come nel caso dei precedenti già in catalogo, esistono due tipi di quadrante, entrambi con i piccoli secondi a ore 6, le lancette a gladio in acciaio azzurrato e la minuteria a chemin-de-fer.

    Il primo, chiamato Romain, ha lo sfondo flinqué su cui spiccano i numeri romani dipinti. Dà vita a tre esemplari, associati a un cinturino a triplo giro nero, color cuoio o rosa fucsia. Gli ultimi due modelli sono impreziositi da una fila di diamanti sui brancard, per un totale di quasi mezzo carato (0.465 punti per l’esattezza). L’incastonatura delle gemme ovviamente incide sul prezzo dell’orologio: che raggiunge 4.050 euro nelle versioni più preziose, mentre scende a 1.800 euro per quelle prive di pietre.

    Il secondo quadrante, detto Cosmo, è invece sabbiato, e riporta i numeri romani inscritti in una doppia circonferenza e alternati agli indici. Anch’esso s’indossa al polso con tre diversi cinturini a triplo giro declinati nelle cromie del rosso, dell’arancione e del verde ottanio. Devo aggiungere comunque che il cinturino a triplo giro è intercambiabile, grazie a un pratico sistema a pulsantino. Quindi si può sostituire facilmente sia con un altro di diverso colore, sia con un classico cinturino “singolo”, in pelle di alligatore, disponibile in numerose tonalità.

    Un’ultima cosa: lanciato ufficialmente proprio oggi, il Longines Mini DolceVita è già in vendita, anche sull’e-commerce ufficiale. Andate a vederlo: meglio di persona da un rivenditore, ma nel frattempo almeno online. Il colpo d’occhio delle sei referenze serve per farsi un’idea…

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 22/04/2024

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 22/04/2024

    Dopo qualche settimana di sospensione, ritornano le nostre Cronache dell’orologeria. Che hanno proprio come primo intento quello di raccontarvi le notizie “in arretrato”, per poi fornirvi qualche anticipazione. Spazio dunque alle attività di marketing dispiegate fra l’Italia e la Svizzera. Da un lato ecco il salone di Watches and Wonders e la Young Talent Competition, entrambi a Ginevra, dall’altro la Design Week milanese e la Biennale d’Arte di Venezia. Senza dimenticare però l’apertura di una nuova vetrina a Roma, l’arrivo di un manager inatteso e perfino un’incursione in Nepal, da rivivere in video. E ancora, le anteprime di una regata “istituzionale” e un’imperdibile mostra-mercato. Tutto per non annoiarci mai. Buona lettura!

    Docuserie in alta quota

    Due impavidi “eroi da scrivania”, una montagna da scalare e un Garmin fēnix 7X Pro come unico alleato. Ecco la ricetta della nuova web serie 7 Days Out, targata Garmin e visibile su YouTube. Joel e Wes, i protagonisti di questa folle avventura, si cimentano al limite delle loro capacità, catapultati dalle riunioni aziendali ai sentieri impervi del Langtang, in Nepal. Da nerd del cubicle a Rambo dell’Himalaya, e tutto questo senza mai perdere il segnale… o lo stile! Come dire: 7 giorni da far saltare la cravatta. (Fabio Parri)

    Il ritorno di Stan the Man

    Stan Wawrinka è il nuovo volto di Norqain. Qualche giorno dopo l’annuncio, il tennista svizzero si è subito presentato al “campo base” del Marchio a Watches and Wonders Geneva, ligio come pochi. Del resto, è noto per il fair play – oltre che per il rovescio vigoroso ed elegante… Al suo polso, spiccava il leggerissimo Wild One Skeleton Coral, che indosserà anche ai Roland Garros di maggio, mentre a Wimbledon lo sostituirà con la versione Gecko. Entrambi con la cassa in Norteq®, ma nei colori dell’erba o della terra battuta. Ovvio, no?

    Solo per veri marinai

    Prenderà il via il 24 aprile l’edizione 2024 della Ran 630, la Regata dell’Accademia Navale di Livorno che vedrà per la prima volta Locman nel ruolo di cronometrista ufficiale. Con le sue 630 miglia nautiche, è la regata d’altura più lunga del Mediterraneo: dopo la partenza notturna sotto la Luna piena livornese, i partecipanti doppieranno una prima boa di fronte a Porto Cervo e una seconda ai Faraglioni di Capri, per poi far rotta di nuovo su Livorno. Per chi segue la vela, uno spettacolo assicurato – con un occhio alla sostenibilità.

    Shopping esclusivo

    Prima boutique italiana per Longines. A Roma, nella strategica via del Corso, al civico 152, lo spazio curatissimo è una perfetta proiezione fisica dei valori della Marca. Riunisce tutte le collezioni in catalogo, da quelle più classiche a quelle più sportive e tecnologiche, ed è anche dotato di una lounge riservata dove i clienti possono essere coccolati. Il monomarca ha quindi tutte le carte in regola per diventare il punto di riferimento per i fan della Clessidra Alata – alternativo a quello della Rinascente di Milano. Ben fatto.

    Appuntamento al Castello

    Domenica 5 maggio, nel suggestivo Castello di Padernello (Borgo San Giacomo, Bs), si tiene Orologiko Mania Summer Edition, l’edizione estiva dell’ormai nota mostra-mercato, che riunisce oltre 40 espositori. Dove sarà possibile non solo acquistare pezzi vintage (da polso, da tasca, pendoleria, elettromeccanici), ma anche effettuare permute o scambi, conoscere le novità di alcuni micro-brand… e ascoltare le lezioni di due maestri orologiai. Dalle 10 alle 18, ingresso libero. Merita, anche per il luogo.

    Cronache dell’orologeria… creativa – 1: a Milano

    Durante la Design Week, nella boutique Seiko al 52 di via della Spiga, torna il Power Design Project. L’iniziativa, sviluppata dai designer del Brand e volta a sperimentare nuove forme e nuovi concetti in orologeria, quest’anno è incentrata sul tema Incredibly specialized watches. E ha dato vita a 7 orologi inediti, specializzati in ambiti specifici ma assolutamente fuori dall’ordinario: come il modello Patternmaker’s (nella foto), a forma di fiore/puntaspilli, dedicato ai couturier. Da vedere, e soprattutto provare, fino alla fine di aprile.

    Cronache dell’orologeria… creativa – 2: a Venezia

    Verdy e Carlo Giordanetti ai Giardini della Biennale, davanti all’installazione di Vick

    Partner anche quest’anno della Biennale Arte, Swatch ha presentato a Venezia una nuova collaborazione con Verdy. Per l’occasione, l’artista grafico giapponese, uno dei maggiori della scena street di Tokyo, ha creato una scultura alta 4 metri del suo personaggio più noto, Vick. In parallelo il Marchio elvetico ha realizzato uno Swatch Art Special color bronzo (come l’installazione esposta ai Giardini), che ritrae proprio il coniglio/panda. La cui lingua sul quadrante cambia colore: e da rossa diventa rosa, gialla o arancione. Tipo sberleffo…

    Cronache dell’orologeria… creativa – 3: a Ginevra

    Da sinistra. François-Paul Journe, Thomas Aubert e Henry Tay di The Hour Glass.

    Si chiama Thomas Aubert il vincitore dell’ormai tradizionale concorso di orologeria Young Talent Competition, organizzato da F.P.Journe con il sostegno di The Hour Glass. Francese, 23 anni, diplomato al Lycée Edgar Faure Morteau, ha vinto con la propria montre d’école (ovvero l’esemplare realizzato nell’ultimo anno scolastico) Selène, con tourbillon e carica a chiave. Thomas si è così aggiudicato i 50mila franchi svizzeri del Premio, che potrà utilizzare per finanziare i propri progetti e comprare attrezzature. Che dire? Bravo!

    Triumvirato al potere

    Justin Reis è entrato a far parte del management di De Bethune. Nel ruolo di Presidente esecutivo, va ad affiancare Denis Flageollet, il maestro orologiaio co-fondatore del Marchio, e il Ceo Pierre Jacques. Grazie alle diverse competenze, i tre (che sono anche investitori dell’impresa) lavoreranno di concerto per lo sviluppo del Brand, con una visione a lungo termine. Un’autentica Trimurti, volta a “sostenere l’eccellenza e l’innovazione per cui De Bethune è rinomata”, come recita il comunicato ufficiale…

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  • Latest. Le novità della settimana – 22/03/2024

    Latest. Le novità della settimana – 22/03/2024

    È stata una settimana ricchissima di lanci quella appena trascorsa. A tal punto da dover anticipare queste nostre Latest a oggi, così da inserirne una prima parte, per poi replicarle nei prossimi giorni con la seconda parte. Va bene che la primavera è sempre stata un momento clou nel calendario orologiero, ma la sensazione è che tante marche stiano presentando le loro nuove uscite in questi giorni per evitare di vederle fagocitare poi da quelle di Watches and Wonders Geneva. Dove, lo sanno tutti, esporrà il gotha dell’alta orologeria e, in particolare, due case elvetiche che non è neppure necessario citare… E quando usciranno le loro attesissime novità, beh, non si parlerà d’altro. Ma bando alle ciance, lasciamo lo spazio alle Latest news dei giorni scorsi, elencate qui sotto, come sempre, in ordine di prezzo.

    MB&F Legacy Machine FlyingT Onyx
    Lanciata nel 2019, la collezione femminile della “cooperativa” orologiera ha conosciuto molte versioni con gemme diverse. Cui ora si aggiunge l’onice, che lo rende più elegante che mai. Tra l’altro il disco di pietra dura è stato intagliato, sagomato e ha spessori diversi… La cassa in oro giallo presenta la consueta cupola di vetro zaffiro (38 mm di diametro x 20 di spessore). Il movimento automatico, dallo sviluppo in 3D e con autonomia di 100 ore, si distingue (come sempre) per il tourbillon volante centrale. Spettacolare. 120mila euro (tasse escluse).

    GLASHÜTTE ORIGINAL Serenade Luna
    Altro femminile complicato, colpisce per l’ingegnoso sistema delle fasi di lunari. Il movimento automatico, sviluppato ad hoc con spirale in silicio e 60 ore di autonomia, mostra la Luna in una grande apertura circolare: in realtà si tratta di un disco rotante di madreperla con 4 cerchi di stelle. La cassa misura 32,5 mm di diametro e solo 8,9 di spessore, ed esiste anche in acciaio, con lunetta liscia o incastonata di diamanti, e corredata di bracciale. Ma noi lo preferiamo nella versione più preziosa: in oro rosa con diamanti, dalla particolare monocromia verde. 24.600 euro.

    MAURICE LACROIX Masterpiece Skeleton Label Noir
    Dopo il riuscitissimo esperimento dell’Aikon, la collaborazione con l’atelier ginevrino che utilizza il bianco e il nero per personalizzare gli orologi va a toccare un altro pezzo celebre della Casa di Saignelégier. E il risultato è decisamente efficace. La cassa (43 mm) in acciaio ha subito un trattamento Dlc, mentre il calibro a carica manuale, di manifattura, gioca con diverse tonalità e contrasti per mostrare i componenti. Inutile dire che la scheletratura è fatta con macchine Cnc. In edizione limitata di 288 esemplari, 6.900 franchi svizzeri.

    PERRELET Turbine Poker Royal Flush
    Seguito ideale dell’omonimo orologio uscito lo scorso anno, completa il mazzo di carte con i semi mancanti: fiori e quadri. Sul sottoquadrante riporta sempre due scale reali con una coppia di 7, che risultano ben visibili quando la caratteristica turbina ruota velocemente. La cassa (44 mm) è realizzata in fibra di carbonio, policarbonato e acciaio annerito, il movimento automatico è – come sempre – il calibro P-331-MH di manifattura, certificato Cosc e Chronofiable. Edizione limitata di 99 esemplari, 5.250 euro.

    LONGINES Hydroconquest GMT 43 mm
    Nuove versioni della collezione nata nel 2007, e riaggiornata lo scorso anno con diversi esemplari forniti di doppio (anzi triplo) fuso orario. La novità sostanziale sta nelle dimensioni della cassa, che ora raggiunge i 43 mm di diametro (contro i 41 precedenti). Per il resto tutto rimane immutato: il movimento automatico sviluppato in esclusiva, l’impermeabilità fino a 30 bar, la lunetta in ceramica, il bracciale in acciaio o il cinturino in gomma… Tra le 5 nuove referenze, la nostra preferita è questa: 3.350 euro.

    Latest – Sotto i 1.000 euro

    LUCIEN ROCHAT Iconic
    È uno di quegli orologi “open heart” che non passeranno mai di moda, con il verde pieno del quadrante soleil come unica concessione alle tendenze più attuali. Per il resto, la cassa misura 43 mm di diametro e ospita un movimento automatico di fabbricazione giapponese (Miyota), messo in evidenza dall’apertura a ore 6, sotto il ponte a forma di logo. Il bracciale in acciaio a 5 file è decorato da un’alternanza di superfici lucide e satinate, come vuole la tradizione, e si può sostituire con un cinturino in pelle verde stampa alligatore. Quando si dice “un classico”… 449 euro.

    SWATCH MoonSwatch Mission to MoonPhase
    Di sicuro è l’orologio del momento. Il nuovo MoonSwatch dedicato a Snoopy vede il celeberrimo bracchetto dei Peanuts – portafortuna degli astronauti della Nasa – far capolino dalle fasi di luna, mentre sul fondello la sua zampa è impressa sul suolo lunare. Non solo. Al buio svela un messaggio segreto… Presentato ieri in anteprima, sarà ufficialmente in vendita il 26 marzo, (come il resto della collezione) solo in selezionate boutique nel mondo. Davanti alle quale già si prevedono le solite file chilometriche… 315 euro.

    PLEIN SPORT Tigermaster
    Con quel total look nero screziato di verde fluo e l’effigie di una tigre sul quadrante risulta bello tosto e visibile. La cassa in acciaio annerito misura 47 mm di diametro e ospita un movimento al quarzo. Il cinturino in silicone presenta a rilievo il logo e tre graffi, che rimandano alla lancetta centrale dei secondi. Esiste anche con la cassa color oro rosa, il quadrante e il cinturino nero; oppure con il bracciale, sempre in oro rosa. Astenersi se si è timidi e si vuole passare inosservati. Da 199 euro.

    TIMEX Waterbury Traditional Flyback Chronograph
    La tradizionale ispirazione aeronautica del cronografo flyback si sposa con una nuova visualizzazione. I contatori cronografici sono sostituiti infatti da due settori: quello dei minuti posto tra il 9 e il 12, quello delle ore fra il 3 e il 6. Due le versioni: tutto acciaio con bracciale, oppure acciaio annerito con cinturino in pelle vegana. La cassa ha un diametro di 43 mm, il movimento è al quarzo, il quadrante nero offre una buona visibilità nonostante le numerose informazioni. La scala tachimetrica sul réhaut è personalizzata dal nome della collezione. Da 179 euro.

    L’appuntamento con le Latest news torna la prossima settimana. Restate sintonizzati…

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 04/03/2024

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 04/03/2024

    Tornano le Cronache dell’orologeria per il consueto aggiornamento sulle attività di marketing che animano l’industria delle lancette. Quanto mai variegate, le notizie di questa settimana spaziano dagli ambasciatori ai nuovi indirizzi, dalle partnership alle iniziative speciali fino alle opere di mecenatismo e altro ancora. Tanto per rendere l’idea di come le marche di orologi sanno muoversi negli ambiti (e negli ambienti) più diversi… Buona lettura.

    Nouvelle égerie

    Il Première ha un nuovo volto: Jeannie. La cantante (rapper, ballerina, performer) sudcoreana, nota per essere una delle Blackpink – la girl band di k pop -, raggiunge così Lily-Rose Depp nel prestare il polso all’orologio di Chanel. A dire il vero la ragazza è già di casa in rue Cambon: ambasciatrice dal 2021, è stata protagonista della campagna Coco Neige, della borsa Chanel 22 e dei gioielli Coco Crush. Ora invece interpreta il Première Édition Original per Inez & Vinoodh in quelli che sono video (e scatti) d’autore. Da vedere qui.

    So chic

    Barbara Palvin è la nuova Ambasciatrice d’Eleganza Longines. Come non condividere la scelta? Nata a Budapest ma newyorkese d’adozione, Barbara solca le passerelle da quando era adolescente con stile innato. A dispetto dell’età, ha una lunga carriera: è stata Angelo di Victoria Secret, ha interpretato innumerevoli campagne ed è apparsa sulle copertine dei principali magazine di moda. Ma non è solo una modella: sa anche recitare. E poi è una filantropa… Perché l’eleganza, come la intende Longines, è fatta anche di valori.

    Sul green e non solo

    Altro salto Oltreoceano per Unimatic, che stavolta è atterrato a Tinley Park, Chicago – Illinois, per siglare una partnership con Bettinardi, uno dei marchi più rinomati nella produzione di putter e attrezzature varie per il golf. Dall’accordo sono scaturiti due orologi: il Modello Uno U1-BF e il Modello U1-BFN, entrambi con il quadrante personalizzato dal pattern e dal doppio logo, ed entrambi in edizione limitata di 50 esemplari. In vendita solo su l sito The Hive, sono andati sold out in pochissimo tempo. Quando si dice “andare in buca”…

    Cronache dell’orologeria… artigianale

    La Chronométrie Ferdinand Berthoud sbarca in Italia. E approda da Pisa 1940, che nel flagship store di via Verri 7, a Milano, avrà l’esclusiva per il nostro Paese. Il marchio storico di grande prestigio – incentrato sulla figura del maître-horologer vissuto nel XVIII secolo, autore di trattati di orologeria e creatore di esemplari da marina – è stato riportato in vita una decina d’anni fa da Karl Friedrich Scheufele (co-Presidente di Chopard). E ora vanta un esiguo catalogo di referenze complicate, di estrema qualità. Solo per pochi, in tutti i sensi…

    Da visitare

    Sempre a Milano, pochi giorni fa, Audemars Piguet ha inaugurato una nuova AP House, la 20a nel mondo. In via Bagutta, in pieno centro, all’interno dell’ex Garage Traversi recentemente restaurato, occupa una superficie di oltre 1600 metri quadri suddivisi su 5 piani. Il progetto, firmato Lissoni & Partner, vede gli ampi spazi organizzati fra sale espositive, in cui i pezzi storici convivono con quelli di produzione attuale, il tradizionale AP lounge, un intero piano dedicato agli orologiai e perfino un tetto panoramico sulla città.

    Imprese da record

    Secondo capitolo di Authentic Project, l’iniziativa che celebra le grandi imprese firmate Garmin. Dopo la storica, prima scalata invernale del Nanga Prabat realizzata da Simone Moro, ora è la volta del record (imbattuto) dell’ora su pista di Filippo Ganna, che l’8 ottobre 2022 ha percorso una distanza di 56,792 km nel Velodromo di Grenchen. Il progetto, che coinvolge il circuito di rivenditori Garmin, vedrà l’esposizione itinerante della sua Pinarello. E una strategia di pr e digital dedicata proprio al racconto dell’autenticità del Brand.

    Patriottico restyling

    Foto ThePhotografer CC BY-SA 4.0

    Iniziano proprio oggi i lavori di restauro del Vittoriano, il monumento a Vittorio Emanuele II meglio noto come Altare della Patria. Finanziati interamente da Bulgari, riguardano i gruppi scultorei sulla facciata, per i quali sono previsti interventi di pulizia, consolidamento e protezione dei marmi e dei bronzi (fino al ripristino della doratura originaria di questi ultimi). La Maison romana, non nuova in azioni di mecenatismo nella Capitale, ha messo sul piatto 240mila euro per ridare splendore a un simbolo dell’Italia intera. Grazie..

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Il Calendario Annuale in 6 esemplari. Più uno

    Il Calendario Annuale in 6 esemplari. Più uno

    “Anno bisesto, anno funesto”, recita un vecchio detto popolare. E il 2024 è proprio un anno bisestile, cioè ha febbraio composto da 29 giorni, anziché 28 come di consueto. Ed è proprio perché ci stiamo avvicinando alla fine del mese più corto che abbiamo deciso di dedicare la seguente Vetrina al Calendario Annuale. Il complicato che ogni anno, in questo periodo, catalizza le attenzioni di chi ha la fortuna di possederlo, in quanto richiede l’aggiornamento del datario. Unico intervento di regolazione manuale in 365 giorni, semplice ma necessario.

    Non ce l’aspettavamo: ma la nostra ricerca di quanto offre il mercato, ahinoi, è stata più ardua del previsto. I marchi che realizzano il Calendario Annuale si contano sulle dita di una mano. Un vero peccato, secondo noi. Oltre a raccontarvi cosa potreste comprarvi, allora, questa pagina vuole essere un invito rivolto alle case di orologeria di riconsiderare la produzione del calendario annuale. Una complicazione tecnicamente interessante, per i puristi della meccanica. E, per tutti, più pratica di un calendario completo e meno costosa di un calendario perpetuo – che invece ai nostri giorni sono molto diffusi nei cataloghi delle marche.

    Cos’è il calendario annuale

    Il Calendario annuale è stato presentato nel 1996 come brevetto esclusivo di Patek Philippe. Ed è uno strumento in grado di indicare il giorno della settimana, il mese e la data, e di riconoscere automaticamente le lunghezze variabili dei mesi di 30 e 31 giorni. In un orologio con calendario annuale – a patto che rimanga sempre in funzione, s’intende – la data richiede una correzione manuale una sola volta all’anno, al passaggio dalla fine di febbraio al 1° marzo. Negli anni non bisestili la si deve far avanzare di 3 giorni, di 2 in quelli bisestili.

    Come dichiara la stessa Manifattura ginevrina: “Questo sistema ingegnoso cela una tecnica estremamente sofisticata. Anziché affidarsi ai sistemi a bascula utilizzati nei calendari perpetui, gli ingegneri di Patek Philippe hanno interamente ripensato l’architettura del movimento, che funziona principalmente mediante ruote e pignoni. Risultato: il calibro 324 S QA LU 24H è la somma di 347 componenti, mentre sono circa 280 quelli che compongono un calendario perpetuo tradizionale con fasi lunari”.

    Qualche considerazione

    La paternità della complicazione spiega anche perché, fra tutte le marche che abbiamo passato in rassegna per comporre la nostra rubrica, Patek Philippe sia l’unica a offrire un’ampia scelta di modelli con Calendario Annuale, rinnovata di continuo con un periodico turn-over e sempre nuovi lanci. La Maison oggi ha infatti in produzione ben 17 referenze a tema, compresi gli ultimi esemplari lanciati lo scorso anno: la nuova versione del Calendario Annuale Ref. 5905R e l’inedito Aquanaut 5261R. Fra i tanti, abbiamo scelto il Nautilus 5726A per una questione di prezzo, consapevoli che si tratta di un investimento notevole.

    Del resto abbiamo usato lo stesso criterio – che potremmo definire best prize – anche nella selezione degli orologi elencati qui sotto. Vi rimandiamo ai relativi siti ufficiali per prendere visione delle alternative esistenti. Abbiamo escluso ovviamente quei modelli prodotti in passato, soprattutto all’inizio del nuovo Millennio, ma non più in collezione. Certo, alcuni erano notevoli e potreste ritrovarli sul mercato dell’usato – pardon, del secondo polso, come si dice oggi. Ma noi preferiamo riferirci sempre al “primo polso”, per deformazione professionale…

    Dalla nostra scelta abbiamo scartato anche gli esemplari pluricomplicati, per i quali il calendario annuale è solo una funzione aggiuntiva ad altre principali. Che comunque, di per sé, non sono numerosi: tipo il Torpilleur Annual Chronograph di Ulysse Nardin, lo Sky-Dweller di Rolex o l’Heritage Bicompax Annual di Carl Bucherer, per fare qualche nome. Abbiamo privilegiato cioè modelli con calendario annuale puro e semplice, senza ulteriori complicazioni se non le fasi lunari naturalmente collegate. Si tratta perlopiù di pezzi alto di gamma, rivolti a un’élite ristretta, ma siamo comunque riusciti a individuarne anche un paio dai prezzi più accessibili. Eccoli, dunque, in ordine di prezzo.

    6 (+1) modelli di calendario annuale

    LAURENT FERRIER Ecole Annual Calendar Slate Grey Cassa (40 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro LF126.01 di manifattura, con 80 ore di autonomia, indicazione della giorno della settimana e della data a finestrella, del datario con lancetta centrale, piccoli secondi. Quadrante spazzolato, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 52.500 franchi svizzeri + tasse.

    PATEK PHILIPPE Nautilus 5726A Calendario Annuale Fasi di Luna Cassa (40,5 mm) in acciaio, impermeabile fino a 12 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 324 S QA LU 24H/303 di manifattura, con rotore in oro, indicazione della data, del giorno della settimana e del mese a finestrella, delle fasi di Luna coassiale alle 24 ore. Quadrante in dégradé con righe orizzontali a rilievo, lancette e indici applicati in oro, luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 51.440 euro.

    PARMIGIANI FLEURIER Tonda PF Calendario Annuale Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro PF339 di manifattura, con 50 ore di autonomia, indicazione del giorno della settimana e del mese a lancetta, indicazione retrograda del datario, doppie fasi di Luna. Quadrante guilloché grain d’orge, lancette scheletrate e indici applicati, lunetta zigrinata in platino, vetro zaffiro (anche sul fondello), bracciale in acciaio. 40mila euro.

    GLASHÜTTE ORIGINAL PanoMatic Calendar
    Cassa (42 mm) in oro rosso. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 92-09 di manifattura, con spirale in silicio, 100 ore di autonomia, indicazione retrograda del mese, grande datario, fasi ed età della Luna, piccoli secondi. Quadrante opalino argenté con contatori azuré, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle scamosciata di alligatore della Louisiana. 31mila euro (con fibbia ad ardiglione).

    BLANCPAIN Fifty Fathoms Bathyscaphe Quantième Annuel Cassa (43 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 6054.P di manifattura, con spirale in silicio, 3 giorni di autonomia, indicazione del giorno della settimana, della data e del mese a finestrella. Quadrante soleil, lancette e indici applicati luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in vetro zaffiro, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in tela vela. 28.650 euro.

    OMEGA Constellation Globemaster
    Cassa (41 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Co-Axial Master Chronometer Annual Calendar 8922 di manifattura, con spirale in silicio, 55 ore di autonomia, indicazione del mese a lancetta, datario a finestrella; certificato Master Chronometer. Quadrante “Pie Pan”, lancette e indici applicati luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 10.300 euro.

    LONGINES Master Collection
    Cassa (42 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L897 realizzato in esclusiva da Eta, con 3 giorni di autonomia, indicazione dei mesi e della data a finestrella, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle di alligatore. 2.850 euro.

  • Gli orologi dell’anno del Drago. Talismani o forme d’arte?

    Gli orologi dell’anno del Drago. Talismani o forme d’arte?

    Quest’anno hanno davvero esagerato. Va bene che il mercato cinese va riconquistato, va bene che il soggetto si presta alle interpretazioni più fantasiose, ma le marche elvetiche di orologeria si sono davvero fatte prendere la mano. E hanno sfornato una quantità incredibile di orologi dell’anno del Drago. Di cui vogliamo darvi un assaggio.

    Già: domani, 10 febbraio, è il Capodanno cinese – Festa di primavera o Capodanno lunare che dir si voglia -, che avvia 15 giorni di sentitissimi festeggiamenti in tutta la Great China come nelle comunità espatriate dal Paese di Mezzo, diffuse in tutto il mondo. E l’industria delle lancette si è data da fare per celebrare come si deve l’anno del Drago di legno: il segno di turno in questo 2024, parte del complesso sistema zodiacale in cui non solo si alternano 12 animali con cicli di 12 anni, ma sono anche coinvolti i 12 rami terrestri, i 10 tronchi celesti, i 5 elementi, lo Yin e lo Yan…

    In effetti sono ormai mesi che siti, blog e magazine specializzati pubblicano alla spicciolata gli orologi dell’anno del Drago. Noi abbiamo aspettato proprio l’ultimo giorno per presentarli tutti insieme, così come abbiamo fatto per l’anno del topo, per quello del bue, della tigre, del coniglio… Sì, perché sono ormai 12 anni che assistiamo a questo spettacolo di arte varia puntualmente messo in atto dall’orologeria. Quest’anno il ciclo si chiude, i grandi collezioni posseggono già l’intero Zodiaco, ma poco importa: si ricomincia da capo con un nuovo segno, con un nuovo animale, in una periodicità che sembra infinita – altroché dodecennale…

    Esemplari pregiati… anziché no

    E vederli tutti insieme, gli orologi dell’anno del Drago, dobbiamo ammettere che fa una certa impressione. Con tutte queste ali spiegate, questi artigli letali, queste fauci spalancate, sembra proprio di essere tornati ai tempi di Casa Targaryan, all’antico regno di Raenyra in House of the Dragon. Ma con la naturale differenza che le bestiole raffigurate sugli orologi dell’anno del Drago non hanno le fattezze delle saghe fantasy, ma quelle tramandate dalla tradizione cinese, più viva che mai in quel di Hong Kong. Si tratta del Loong, creatura leggendaria del folklore dell’ex Celeste Impero: che non sputa fuoco e non rappresenta il Male, ma è invece simbolo di prosperità, latore di fortuna e buoni auspici. Addirittura incarnazione dell’imperatore, emblema di potere e saggezza.

    Del resto l’orologeria è sempre stata determinata nel ritrarre i draghi, per arrivare al cuore e al portafoglio degli amanti del genere (soprattutto se con gli occhi a mandorla). Anche in tempi non sospetti: prova ne sia la vetrina fatta da noi qualche anno fa, intitolata proprio Draghi, dragoni & Co. (cui vi rimandiamo per conoscere fattezze e leggende a tema), in un 2021 dedicato a tutt’altro animale. Figuriamoci ora che lo Zodiaco cinese serve l’occasione su un piatto d’argento… Pare proprio che le marche si siano messe d’accordo per invadere il mercato con gli orologi dell’anno del drago. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche, come si può vedere qui sotto. Venghino, signori, venghino

    A dire il vero, sembra quasi che nell’alto di gamma le case abbiano fatto a gara per creare l’orologio più scenografico, più straordinario. Con il ricorso – come sempre – ai mestieri d’arte, alle tecniche ancestrali più rare e mirabili, ma anche agli automi e alla meccanica spettacolo. Nella nostra vetrina troverete infatti diversi pezzi unici, oltre che edizioni limitatissime o comunque millesimate (in cui appare quasi sempre il numero 8, altro simbolo portafortuna). Ma non dimenticate di dare un’occhiata anche alla gallery qui sopra. I draghi sono onnipotenti, si sa: e, non paghi di dominare i polsi, invadono perfino le scrivanie, dove assumono sembianze 3D e diventano ancora più forti, ancora più intriganti, capaci di incantare quanti li guardano. Altro che la mitica Medusa o il Basilisco di Harry Potter: dilettanti, in confronto. Perché, non dimentichiamolo: gli orologi dell’anno del Drago possono essere autentici capolavori. Che ci piaccia o no.

    Gli orologi dell’anno del Drago di legno

    BAUME&MERCIER Riviera Dragon Edition 10743 Cassa (33 mm) in acciaio lucido e satinato, impermeabile fino a 5 bar. Movimento meccanico a carica automatica con datario. Quadrante in madreperla decorata, lancette e indici applicati luminescenti, lunetta con diamanti, vetro zaffiro, fondello con vetro zaffiro decorato da un dragone, bracciale in acciaio. Edizione limitata di 150 esemplari, 3.550 euro.

    BAUME&MERCIER Riviera Baumatic Moonphase Dragon Edition 10744 Cassa (43 mm) in acciaio lucido e satinato, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Baumatic, con autonomia di 5 giorni, fasi di luna con dragone e datario a lancetta. Quadrante soleil, lancette e numeri romani applicati e indici luminescenti, vetro zaffiro, lunetta con viti in acciaio Adlc, fondello con vetro zaffiro decorato da un dragone, bracciale in acciaio. Edizione limitata di 150 esemplari, 5.750 euro.

    BELL & ROSS BR 05 Artline Dragon
    Cassa (40 mm) in acciaio lucido e satinato, inciso al laser, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro BR-CAL 321, con autonomia di 54 ore e datario. Quadrante in ciso, lancette rodiate e dipinte di lacca nera, vetro zaffiro, fondello in vetro zaffiro, bracciale in acciaio inciso al laser. 8.200 euro.

    BLANCPAIN Villeret Calendrier Chinoise Traditionnel
    Cassa (45 mm) in oro rosso. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 3638 di manifattura, con autonomia di 7 giorni, calendario completo gregoriano con fasi di luna, calendario cinese con ora doppia, data, mese, segni zodiacali, 5 elementi, mesi intercalari e tronchi celesti. Quadrante in smalto Grand Feu, vetro zaffiro anche sul fondello, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 50 esemplari, 75.400 euro.

    BOVET Récital 26 Chapter Two Golden Dragon
    Cassa Dimier (45 mm) in oro rosso. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 17DM06-DT di manifattura (3 brevetti), con autonomia di 5 giorni, tourbillon volante double-face, fasi lunari con luna in madreperla, ore del mondo con indicazione delle città su display emisferico. Quadrante convesso in quarzo blu, indicazione decentrata di ore e minuti con lancette luminescenti, drago in oro rosso scolpito a mano, vetro zaffiro, fondello con vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 12 esemplari (4 con quadrante in avventurina e altrettanti con quadrante guilloché blu), prezzo non disponibile.

    BREGUET Classique Dragon 7145
    Cassa (40 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 502.3, con spirale e anse dell’ancora in silicio. Quadrante in smalto Grand Feu, drago in oro rosso inciso a mano con sfera in madreperla, lancette a pomme evidée in oro, vetro zaffiro, fondello in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 8 esemplari, 84mila euro.

    BREGUET Classique Double Tourbillon Dragon 5345PT Cassa (46 mm) in platino. Movimento meccanico a carica manuale, calibro 588N di manifattura, interamente inciso a mano, con ponti del bariletto in oro, due tourbillon indipendenti e rotanti (fissati sulla platina che compie un giro completo in 12 ore). Platina guilloché incisa a mano, giro delle ore su anello in vetro zaffiro, drago in oro rosso inciso a mano con sfera in madreperla, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Prezzo non disponibile.

    CHOPARD L.U.C XP Urushi Year of the Dragon
    Cassa (39,5 mm) in oro rosa etico, sottile solo 6,8 mm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L.U.C 96.17L di manifattura, con due bariletti sovrapposti (tecnologia Chopard Twin), autonomia di 65 ore, micro-rotore decentrato in oro. Quadrante realizzato a mano in Giappone secondo la tecnica della lacca Urushi , vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 88 esemplari, 30.200 euro.

    CORUM Bubble 47 Dragon
    Cassa (47 mm) in acciaio Pdv nero, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CO 082. Quadrante soleil laccato, con drago applicato e luna in madreperla; vetro zaffiro a cupola, fondello in vetro zaffiro, cinturino in caucciù. Edizione limitata di 88 esemplari, 7mila franchi svizzeri.

    CORUM Bubble 47 Dragon Eye
    Cassa (47 mm) in acciaio Pdv nero, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro CO 082. Quadrante laccato e dorato, vetro zaffiro a cupola, fondello in vetro zaffiro, cinturino in caucciù. Edizione limitata di 88 esemplari, 7mila franchi svizzeri.

    GENUS Dragons
    Cassa (43 mm) in oro bianco (ma disponibile anche in oro rosa, in titanio grado 5 o in titanio damascato). Movimento meccanico a carica manuale, calibro 160W-1.2 di manifattura, con platina e ponti in oro 18 kt, autonomia di 50 ore, indicazione satellitare delle ore mediante indice fisso (a ore 9), indicazione dei 10 minuti tramite la testa del drago, il cui corpo in oro inciso a mano e segmentato (11 elementi) striscia fra due contatori, indicazione dei minuti su disco rotante (a ore 9). Indicatori e numeri luminescenti, vetro zaffiro glassbox, fondello in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Esemplare interamente personalizzabile, a partire da 140.650 franchi svizzeri, tasse escluse.

    HAMILTON Ventura Elvis80 Skeleton Dragon
    Cassa (42,5 x 44,6 mm) in acciaio Pvd nero, impermeabile fino a 5 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro H-10-S realizzato in esclusiva, con riserva di carica di 80 ore e spirale in Nivachron. Quadrante traforato a forma di muso di drago, lancette luminescenti, vetro zaffiro, cinturino in caucciù effetto squame. Esiste anche con la cassa color oro. 2.175 euro.

    HARRY WINSTON Chinese New Year Automatic Dragon Cassa (36 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica automatica, calibro HW2010, realizzato in esclusiva. Quadrante in oro con madreperla bianca incisa, drago laccato, indicazione di ore e minuti circoscritta da diamanti, lunetta con diamanti taglio brillante, vetro zaffiro, fondello con vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore (fibbia con diamanti). Diamanti pari a 2 carati in totale. Edizione limitata di 8 esemplari, prezzo non disponibile.

    HUBLOT Spirit of Big Bang Titanium Dragon
    Cassa (42 mm) in titanio lucido e satinato, impermeabile fino a 10 bar. Movimento meccanico a carica automatica, calibro HUB 1710 di manifattura, con autonomia di 50 ore. Quadrante multilivello effetto 3D realizzato con applique, vetro zaffiro, cinturino in caucciù vulcanizzato effetto scaglie. In vendita con un secondo cinturino in tessuto grigio. Edizione limitata di 88 esemplari, 30.800 euro.

    IWC Portugieser Chronograph Year of the Dragon Cassa (41 mm) in acciaio lucido. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 69355 di manifattura, con massa oscillante in oro rosa a forma di drago, cronografo con ruota a colonne e secondi continui. Quadrante su due livelli, contatori azuré, numeri applicati, vetro zaffiro, fondello in vetro zaffiro, cinturino in pelle di vitello. In vendita con un secondo cinturino in caucciù. Edizione limitata di 100 esemplari, 10.200 euro.

    JACOBS & CO. The Mystery Tourbillon Twin Dragons Cassa (50 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica manuale, calibro JCAM32 di manifattura, autonomia di 60 ore, con due tourbillon volanti centrali, collegati da un differenziale, su tre assi (la gabbia di quello sul primo asse ruota in un minuto, le altre due ruotano ciascuna in due minuti). Quadrante con due draghi in oro rosa, scolpiti e dipinti a mano, che ruotano su due anelli per indicare ore e minuti tramite le sfere di diamanti taglio Jacobs (288 faccette, indici di diamanti taglio baguette (1.49 ct), carrure e anse tempestati di diamanti baguette (12.41 ct in totale), vetro zaffiro, fondello in vetro zaffiro, cintueino in pelle di alligatore. Pezzo unico, prezzo non disponibile.

    JAEGER-LECOULTRE Reverso Tribute Enamel “Dragon” Cassa reversibile (27,4 x 45,5 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica manuale, calibro J-LC 822 di manifattura. Quadrante in smalto Grand Feu, lancette e indici applicati in oro rosa, vetro zaffiro, fondello in smalto Grand Feu con drago inciso a mano, cinturino in pelle di alligatore. Disponibile su commissione, circa 100mila euro.

    JAQUET DROZ Imperial Dragon Automaton
    Cassa (43 mm) in oro rosso. Movimento meccanico a carica automatica, calibro JD 6150 realizzato in esclusiva, con spirale e anse dell’ancora in silicio, rotore in oro rosso laccato nero; automa con animazione delle diverse parti del corpo del drago. Quadrante in cuprite dipinto a mano con indicazione decentrata di ore e minuti, lancette in oro. Applique drago in oro giallo, incisa e dipinta a mano, con occhio e lingua in acciaio dipinto a mano, sfera in diaspro rosso decorata a mano con polvere d’oro. Vetro zaffiro, fondello in vetro zaffiro, cinturino in caucciù. Pezzo unico, completamente personalizzabile. Prezzo non disponibile.

    LONGINES Flagship Heritage Year of the Dragon
    Cassa (38,5 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L-899 realizzato in esclusiva, con spirale in silicio, autonomia di 3 giorni, fasi di luna e datario a lancetta. Quadrante bombato e sfumato, lancette luminescenti, vetro zaffiro, fondello personalizzato dal muso del drago, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 888 esemplari, 3.450 euro.

    PIAGET Altiplano Dragon Zodiac High Jewellery Watch Cassa (41 mm) in oro bianco e oro rosa, ultrapiatta (8,3 mm di spessore). Movimento meccanico a carica manuale, calibro 830P di manifattura, ultrapiatto. Quadrante in smalto pailloné realizzato da Anita Porchet, drago in oro inciso a mano, sfera in opale; lunetta e anse con diamanti taglio baguette, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 8 esemplari, parte di una collezione dedicata al Dragone e alla Fenice e composta da orologi e gioielli. Prezzo non disponibile.

    ROGER DUBUIS Excalibur Monotourbillon Dragon
    Cassa (42 mm) in oro rosa. Movimento meccanico a carica manuale, calibro RD512SQ di manifattura, scheletrato, con autonomia di 3 giorni, tourbillon volante (cassa in cromo-cobalto e titanio), drago integrato fra i componenti, realizzato in oro rosa scolpito a mano, e composto da 27 pezzi disposti su 25 livelli. Lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle. Fregiato del Punzone di Ginevra. Edizione limitata di 28 esemplari, prezzo non disponibile.

    SWATCH Collezione Anno Del Drago – Dragon in Wind Pay! Cassa New Gent (41 mm) in materiale di origine biologica. Movimento al quarzo Swiss made con funzione SwatchPay per effettuare pagamenti contactless. Quadrante stampato, vetro in materiale di origine biologica, cinturino in silicone. Fa parte di una collezione composta da 5 modelli (vedi gallery), 110 euro.

    ULYSSE NARDIN Blast Tourbillon Dragon
    Cassa (45 mm) in oro roso 5N satinato. Movimento meccanico a carica automatico, calibro UN-172 di manifattura, scheletrato, con autonomia di 3 giorni, micro-rotore decentrato in platino, bilanciere, spirale, ancora e ruota di scappamento in silicio, tourbillon volante con semisfera in madreperla posta sulla gabbia; drago integrato al ponte ad X superiore, realizzato in oro rosso 5N, inciso e dipinto a mano. Lancette e indici luminescenti, carrure e lunetta in titanio Dlc nero, vetro zaffiro glassbox, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. 102.650 euro.

    VACHERON CONSTANTIN Métiers d’Art La Légende du Zodiacque Chinois – Anno del Drago Cassa (40 mm) in oro rosa (ma esiste anche in platino). Movimento meccanico a carica automatica, calibro 2460 G4 di manifattura, con indicazioni di ore, minuti, datario e giorno della settimana su dischi rotanti. Quadrante in oro con smalto Grand Feu e applique in rilievo di drago in oro rosa (oppure in platino) cesellato a mano; vetro zaffiro, fondello con vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. Edizione limitata di 25 esemplari per tipo di metallo, certificati dal Punzone di Ginevra, in vendita solo nelle boutique monomarca, da 139mila euro.

  • Longines Conquest Heritage e la riserva di carica “poetica”

    Longines Conquest Heritage e la riserva di carica “poetica”

    Secondo la saggista americana Adrienne Rich, «the moment of change is the only poem», ossia «il momento del cambiamento è l’unica poesia». Il fatto che Longines definisca “poetica” la complicazione che caratterizza il nuovo Longines Conquest Heritage Central Power Reserve, sembra dare ragione alla scrittrice.

    Perché questa particolare indicazione della riserva di carica dà continuamente un volto nuovo al quadrante dell’orologio. Come accade, lo ha spiegato in maniera impeccabile durante la presentazione dell’orologio alla stampa Giuseppe Miccio, Head of Product Development di Longines. Ma prima è meglio se facciamo un passo indietro.

    L’importanza del Longines Conquest

    Il Longines Conquest Heritage Central Power Reserve nasce da un obiettivo che il Brand si è dato – semplice, almeno sulla carta: sviluppare i migliori prodotti rimanendo autentico e fedele alla propria storia. Una storia che parla principalmente di tool watch dedicati all’aviazione e alla navigazione, con lunette girevolifunzioni flybackindicazioni Gmt ecc.

    Questo, invece, è un orologio classico, ma con un’accortezza, che Miccio ci ha ricordato: «Longines non crea repliche ma opera reinterpretazioni a livello di design e di qualità dei materiali». Nello specifico, il progetto del Longines Conquest Heritage Central Power Reserve è iniziato nel 2020 con lo sviluppo del movimento, a cui è seguito quello dell’orologio nel suo insieme. Ed è un progetto che viene da lontano, come la collezione Conquest.

    È un nome forte, perché fu il primo dato da Longines a un orologio nel 1954. Prima del Conquest gli orologi erano infatti identificati con i numeri di serie. Dopo soli cinque anni dal lancio della collezione, nel 1959 fu introdotta la complicazione della riserva di carica centrale, indicata sul quadrante tramite l’impiego di due dischi girevoli. Un modello unico che, allora come oggi, nessun altro brand aveva in portafoglio. Con il quale Longines festeggia i 70 anni della collezione.

    Come si legge la riserva di carica

    Il funzionamento della complicazione, mossa da un calibro automatico, è semplice e intuitivo. Il volto dell’orologio presenta un disco centrale che riporta l’indicatore della riserva di carica di forma rettangolare; un disco esterno con le ore di autonomia residua; il resto del quadrante.

    Quando non si indossa l’orologio, il disco centrale ruota in senso orario fino a quando termina la riserva di carica e l’indicatore arriva a 0, mentre il disco esterno rimane fermo. Quando si carica, indossandolo o utilizzando la corona, il disco esterno gira in senso orario e quello interno rimane fisso, fino a che l’indice della massima autonomia – 64 ore – torna a coincidere con l’indicatore rettangolare.

    Se, quando ha raggiunto la massima autonomia, si continua a caricare l’orologio tenendolo al polso, entrambi i dischi girano. Così, come ha sottolineato Miccio, «il quadrante è vivo, in movimento, con un aspetto sempre differente».

    Il lavoro sul design

    Come ho scritto sopra, si tratta della medesima complicazione adottata sul modello del 1959 (da 35 mm), aggiornata però nelle dimensioni e nelle proporzioni. Perché il lavoro fatto sul Longines Conquest Heritage Central Power Reserve è proprio di un bilanciamento tra il diametro della cassa (38 mm) e quello dei dischi. Con una cassa più grande, i dischi sarebbero stati troppo piccoli, con una cassa più piccola, gli elementi sul quadrante sarebbero risultati troppo affollati a scapito della leggibilità. E poi, 38 mm sono adeguati a un orologio che vuole essere classico, un dress watch.

    Un diametro la cui scelta è stata dettata sì dall’estetica, ma prima di tutto dal movimento ospitato dalla cassa. Tutto è partito dal calibro Longines L896.5, sviluppato ex novo sulla base del calibro L.888 (su base ETA) al quale è stata aggiunta la complicazione della riserva di carica. Quella indicata sul quadrante è di 64 ore, ma Longines fa sapere che può arrivare fino a 72 ore, un’autonomia di tutto rispetto e adeguata agli standard qualitativi degli orologi del Brand.

    La qualità costruttiva

    A proposito di qualità, come è ormai comune per i movimenti di Longines, anche il calibro L896.5 è dotato della spirale in silicio che lo rende immune agli effetti nefasti del magnetismo terrestre sulla regolarità di marcia. Ma, come ha detto Miccio durante la presentazione, ci sono molti altri componenti antimagnetici nel calibro (senza però specificarli), i quali gli consentono di soddisfare ampiamente la normativa ISO 764:2020 che impone i parametri minimi di antimagnetismo agli orologi meccanici.

    I due livelli di test di resistenza al magnetismo cui sono sottoposti i calibri si riferiscono ai valori dettati dalla normativa rispettivamente di 4.800 Ampère/metro (circa 60 Gauss) oppure di 16.000 Ampère/metro (circa 200 Gauss). Ebbene, il calibro L896.5 è risultato resistente fino a 800 gauss, un ottimo valore per un orologio classico pur appartenente a una collezione dal Dna sportivo.

    Il posizionamento del Longines Conquest Heritage Central Power Reserve

    Per i dettagli delle finiture di cassa e quadrante vi rimando alle didascalie. Chiudo con qualche informazione di servizio. Intanto, per il Longines Conquest Heritage Central Power Reserve non è previsto un bracciale ma solo un cinturino in pelle nera o grigia. Il colore va in base a quello del quadrante, che è disponibile in tre versioni: opalino, grigio antracite o nero.

    Non contenti di aver messo sul mercato un orologio così importante per la storia del Marchio, a Saint-Imier hanno anche pensato di creare due edizioni limitate, ciascuna di 70 esemplari. Una in oro giallo, l’altra in oro rosa. Dello stesso metallo sono le fibbie dei cinturini e, dettaglio di stile non banale, le masse oscillanti del movimento, che è a vista. Naturalmente i prezzi sono ben diversi a seconda delle referenze: quelle in oro costano entrambe 18.450 euro, quella con cassa in acciaio scende alla cifra più abbordabile di 4.300 euro.

    Un prezzo al top nella collezione Conquest, dove solo l’edizione del cronografo creata insieme allo sciatore Marco Odermatt, ambassador del Brand, costa di più. E che è spostata verso l’alto all’interno del portafoglio di Longines, in cui attualmente la maggior parte delle referenze si trova tra i 1.000 e i 5.000 euro. Un posizionamento, quello del Longines Conquest Heritage Central Power Reserve, dettato sia dal lungo lavoro di ricerca e sviluppo che l’ha portato a vedere la luce, sia dal prestigio della collezione. Per valutare se è corretto o meno, vi invito come sempre a farvi un giro da un concessionario a vederlo da vivo: è già disponibile. Io l’ho toccato con mano, l’ho analizzato, squadrato, indossato: vi assicuro che Longines lo ha messo esattamente dove è giusto che stia.

  • 7 orologi per la neve: cosa scegliere per andare a sciare

    7 orologi per la neve: cosa scegliere per andare a sciare

    Noi li preferiamo candidi e leggeri. Candidi perché si accordano ai paesaggi innevati, leggeri per non sentirli addosso mentre siamo sulle piste. Di cosa parliamo? Ma degli orologi da portare con noi in settimana bianca, naturalmente. Poco importa come ci piace vivere la montagna: affrontare una nera o andare a fare fondo, pennellare delle belle S o scendere a spazzaneve, giocare con lo slittino o usare lo snowskate… Ciò che conta è avere al polso un esemplare adatto. Necessario, perché sappiamo quanto sia bello ed estraniante restare lassù – anche senza avventurarsi in fuoripista per sentirsi davvero lontani dal mondo. Quanto sia facile perdere la cognizione del tempo mentre ci si diverte, anche in mezzo alla folla. Per questo allora abbiamo selezionato appositamente 7 orologi per la neve, riuniti in questa pagina.

    Che poi, va beh, il colore è una questione di gusti ed è assolutamente arbitrario, anzi soggettivo. A noi il bianco piace perché si adatta a qualsiasi look, e spicca sui tipici piumini e accessori dai toni vitaminici. Ma se qualcuno preferisce tonalità fluo va bene lo stesso. Le stesse marche di orologi, del resto, sviluppano modelli ad hoc per le alte quote in cromie diverse – come si può vedere qui sotto.

    Più importante è invece il materiale, possibilmente ad alte prestazioni, o meglio peso piuma: noi abbiamo privilegiato la ceramica, perché regala una sensazione di estremo comfort, anche se influisce sul prezzo finale… Ma è chiaro che non si può prescindere dall’intramontabile acciaio – sebbene sempre con dettagli in ceramica. A proposito: nella scelta di questi 7 orologi per la neve, abbiamo cercato come al solito di essere trasversali ai segmenti di mercato, perché la disponibilità economica non è proprio uguale per tutti. Mentre la passione per la bella orologeria – quella sì – è comune a tutti noi. Ed è indipendente dal reddito.

    Ma la caratteristica principale di questi 7 orologi per la neve, il dato davvero essenziale, è l’impermeabilità. Lo raccomandiamo vivamente: almeno 5 atmosfere (o 5 bar, che dir si voglia), meglio ancora 10. E la cosa non vale solo per i 7 orologi per la neve qui riuniti, ma è una regola aurea da tenere a mente. Soprattutto, qualsiasi esemplare decidiamo di indossare per andare in montagna, portiamolo prima dal nostro orologiaio di fiducia a fare un veloce controllo. Un test della tenuta stagna, un cambio delle guarnizioni – se necessario – costa poco in termini di tempo e di denaro, ma è fondamentale. Perché la neve altro non è che acqua ghiacciata… Chi vuole approfondire il discorso, può rileggersi questo vademecum: scritto da Augusto Veroni qualche anno fa, rimane sempre attuale.

    Un’ultima particolarità dei “nostri” 7 orologi per la neve riguarda infine la funzionalità. Proprio perché siamo competitivi con noi stessi, o semplicemente perché vogliamo misurare le nostre performance quali che siano, ci siamo concentrati solo sui cronografi. Utili, utilissimi in tante circostanze e ancora di più quando si va sciare, ci danno la possibilità di tenere sotto controllo infinite situazioni, sta solo a noi decidere quali. Nulla osta, ovvio, mettersi al polso un “solo tempo”. Ma se perfino le stesse case di orologeria associano quasi sempre dei cronografi ai campioni di sci che sono loro testimonial… ci sarà pur un motivo, no?

    7 orologi per la neve: qualche suggerimento…

    …in ordine di prezzo, dal più costoso al più economico.

    HUBLOT Big Bang Integrated White Ceramic Cassa (42 mm) in ceramica, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Unico Hub1280, con autonomia di 3 giorni, cronografo con ruota a colonne (visibile dal quadrante), funzione flyback e secondi continui. Quadrante aperto, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro (anche sul fondello), bracciale in ceramica. 25.200 euro. Anche Aleksander Kilde indossa al polso un Big Bang Unico, non proprio questo modello ma…

    OMEGA Speedmaster Dark Side of the Moon Cassa (44,5 mm) in ceramica, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Co-Axial 9300, con indicazione di ore e minuti crono in un unico contatore, secondi continui e datario. Quadrante laccato, lancette e indici luminescenti, lunetta con scala tachimetrica, vetro zaffiro (anche sul fondello), cinturino in pelle. 14.300 euro.

    IWC Pilot’s Chronograph Top Gun Edition “Lake Tahoe” Cassa (44,5 mm) in ceramica e acciaio, impermeabile fino a 6 atm e con cassa interna in ferro dolce per schermare il movimento dai campi magnetici. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 69380, cronografo con ruota a colonne, secondi continui e funzione day-date. Quadrante opaco con contatori azuré, lancette, numeri e indici luminescenti, vetro zaffiro, fondello inciso, cinturino in caucciù. 13mila euro. È l’orologio indossato anche da Eileen Gu, sciatrice freestyle ambasciatrice della Casa di Sciaffusa.

    CHANEL Cronografo J12 Cassa (41 mm) in ceramica, impermeabile fino a 20 atm. Movimento meccanico a carica automatica, cronografo con secondi continui, datario e con certificato ufficiale di cronometro rilasciato dal Cosc. Quadrante laccato, lancette luminescenti, indici con diamanti, lunetta girevole unidirezionale, vetro zaffiro, bracciale in ceramica. 12.150 euro.

    MONTBLANC 1858 Automatic Chronograph 0 Oxygen The 8000 Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm e dall’interno totalmente privo di ossigeno. Movimento meccanico a carica automatica, calibro MB 25.13, con secondi continui. Quadrante effetto ghiaccio, lancette e numeri luminescenti, lunetta girevole bidirezionale con inserto in ceramica, vetro zaffiro, fondello inciso, bracciale in acciaio, intercambiabile. 5.100 euro.

    LONGINES Conquest Marco Odermatt Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabiel fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L898, con autonomia di 59 ore e spirale in silicio, cronografo con secondi continui. Quadrante soleil, contatori argenté, lunetta con scala tachimetrica, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro autografato, cinturino in tessuto; corredato da un secondo cinturino Nato. Orologio realizzato in collaborazione con il campione svizzero, ambasciatore del Marchio della Clessidra alata. 4.550 euro.

    DOXA Sub 200 C-Graph 2 Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 20 atm. Movimento meccanico a carica autimatica, cronografo con secondi continui. Quadrante soleil, lancette e indici luminecscenti, lunetta girevole unidirezionale con anello in ceramica, vetro zaffiro, cinturino in caucciù. 2.950 euro.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 15/01/2024

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 15/01/2024

    Cominciamo bene la settimana con le notizie principali dall’industria delle lancette. Le Cronache dell’orologeria registrano infatti una serie di eventi in programma, fra cui spicca la principale fiera di settore, in Italia. E poi ancora news di prodotto, gare di equitazione o di auto d’epoca, più qualche pettegolezzo in tema di celebrità, tanto per non farci mancare niente… Insomma, come sempre le Cronache dell’orologeria rivelano un panorama attivo e multiforme. Buona lettura.

    Appuntamento a Vicenza

    Compie 70 anni il salone di Vicenzaoro, organizzato da Italian Exhibition Group dal 19 al 23 gennaio. Che anche in questa edizione prevede due spazi dedicati al mondo delle lancette: Time, dove esporranno celebri marchi indipendenti come Locman, Maurice Lacroix, Edox o U-Boat, e una selezione di microbrand in collaborazione con WOI – Watches of Italy. Poi VO Vintage (fino al 22/1), dedicato al secondo polso. Dove sono previsti anche incontri e seminari con ospiti illustri, dal maître horloger Giulio Papi al professor Ugo Pancani…

    So chic!

    Less’ential, l’eleganza come forma d’arte è il titolo della mostra organizzata da Vacheron Constantin nella boutique milanese di via Verri 9, dal 17 al 25 gennaio. Che esporrà una decina di pezzi storici, provenienti dalla Heritage Private Collection della Manifattura, scelti secondo criteri di purezza estetica. Gli orologi, che vanno dal 1827 al 1978, riflettono i gusti delle diverse epoche, come il Bauhaus o l’Art Déco. Ma raccontano anche le capacità meccaniche della Casa, espresse per esempio negli intramontabili ultrapiatti. Da vedere.

    Nel mare lunare

    Prosegue la collaborazione Swatch-Blancpain con un nuovo esemplare della collezione Bioceramic Scuba Fifty Fathoms. Qualche giorno fa è uscito infatti l’inedito Ocean of Storms, dedicato all’Oceano delle Tempeste. Non si tratta quindi di una massa d’acqua terrestre, ma di un “mare” sulla Luna: la più grande macchia scura sulla faccia visibile del nostro Satellite, che gli scienziati chiamano Oceanus Procellarum. Come i suoi precedenti, l’orologio non è in edizione limitata e si trova in vendita soltanto in selezionati indirizzi. Occhio…

    Videogame da polso

    Stanchi degli smartwatch troppo seri e sofisticati, che vi dicono solamente quanto siete stressati e quanti passi dovete ancora fare? Forse è tempo di ritornare ai tempi d’oro dei videogiochi. Con Retro Gaming Watch, un gadget dal look rétro-futuristico che ha già conquistato migliaia di sostenitori su Kickstarter, potrete sfidare amici a Tetris, Pac-Man, Snake e altri classici… direttamente dal polso! Per la serie, perché preoccuparsi delle calorie bruciate quando puoi preoccuparti dei punti guadagnati? (Fabio Parri)

    Superare gli ostacoli

    Dall’11 al 14 gennaio, a Basilea, si è tenuto il Longines CHI Classic Basel. La tappa svizzera della Coppa del mondo di salto a ostacoli della Fei ha visto al primo posto il belga Pieter Devos, che montava Mom’s Toupie de la Roque, mentre il Longines Grand Prix è stato vinto da Kevin Staut su Visconti du Telman. Entrambi sono stati premiati (anche) con un esemplare della Casa della Clessidra alata. La quale non ha perso l’occasione per presentare al pubblico il nuovo Mini DolceVita. Particolarmente apprezzato dalle signore.

    Alla “corsa sui chiodi”

    Dal 18 al 21 gennaio, com’è ormai tradizione, Madonna di Campiglio ospita la Winther Marathon. La rinomata gara di regolarità per auto d’epoca quest’anno impegnerà 120 equipaggi per 16 ore di guida, in un percorso lungo 520 km tra 15 passi dolomitici. La novità però è il main sponsor: al posto dello storico Eberhard & Co., ci sarà VeriWatch, marchio pugliese fondato nel 1956. Che premierà con gli esemplari della collezione Octopus i vincitori della classifica assoluta e dell’omonimo trofeo organizzato sabato sul Lago Ghiacciato.

    Cronache dell’orologeria… pettegola – 1

    Si sono svolti ieri – 14 gennaio – a Los Angeles/Santa Monica i Critics Choice Awards, i premi attribuiti dalla critica alle migliori produzioni cinematografiche e programmi tv, da molti considerati un antipasto degli Oscar. Anche questa 29a edizione ha visto sul tappeto rosso la consueta parata di star, che ha scatenato il solito gioco del “chi indossa cosa” tanto amato dal pubblico e dai blogger di ogni età. Noi ci limitiamo a pubblicare solo un paio di foto di celebrities con i loro orologi, e citiamo gli altri nel testo. Così costringiamo i nostri lettori a leggere e non solo a guardare le figure…

    Foto Amy Sussman/WireImage courtesy Jaeger-LeCoultre

    Lui sarà anche un autentico tamarro, ma è considerato un sex symbol ed è oggettivamente un grande artista. Sta di fatto che Lenny Kravitz, in quanto ambasciatore di Jaeger-Le Coultre, ieri sera aveva al polso un Reverso Tribute Duoface Tourbillon in oro rosa, a contrasto con lo smoking cut-out indossato sulla pelle nuda, con contorno di croci, catenazze e gioielli vari in ogni dove. Mentre impeccabile nel suo completo scuro era Robert Downey Jr., che portava un Reverso Tribute Calendar in acciaio. Lo stile, si sa, è sempre personale…

    Foto Frazer Harrison/Getty Images courtesy IWC

    Altro marchio protagonista sullo stesso red carpet: IWC, con il suo fitto seguito di friends of the brand. A cominciare da Sterling K. Brown (accanto), che aveva al polso un Portugieser Chronograph in acciaio. Per passare a Tom Hiddleston, che indossava un altro Portugieser, un Regulateur Tourbillon. Fino a Joseph Lee, con un elegantissimo Portofino Automatic. Da citare – anche se in un altro contesto: a NYC, alla “prima” di Mean Girl – l’idolo delle ragazzine Christopher Briney con un Portugieser Automatic. Giovane, ma con le idee chiare.

    Foto Frazer Harrison/Getty Images courtesy Omega

    Ma la squadra più numerosa ai Critics Choice Awards è stata quella di Omega. C’erano infatti Cillian Murphy con uno chic-chissimo De Ville Prestige in oro Sedna™. Poi Charles Melton con un De Ville Trésor in acciaio, Barry Keoghan con un Seamaster AquaTerra in acciaio e lunetta incastonata di diamanti, James Marsden con un altro Seamaster AquaTerra – Shades – in acciaio. E ancora Colman Domingo con un De Ville Trésor in acciaio e diamanti, e Phil Dunster con un De Ville Prestige bicolore.

    Cronache dell’orologeria… pettegola – 2

    Dopo aver pubblicato queste News, la stessa sera del 15 gennaio, si è tenuta la 75a edizione degli Emmy Awards, i più importanti premi televisivi degli Stati Uniti. Anche in questo caso non vi racconteremo chi è stato premiato e per cosa, ma faremo una selezione di celebrities in base a cosa avevano al polso. I nomi dei marchi si ripetono perché (è evidente) sono quelli che puntano maggiormente sulla formula del vestire i personaggi noti, fra ambasciatori permanenti e occasionali friend of the Brand

    Foto Monica Schipper/WireImage courtesy IWC

    Cominciamo comunque da Kieran Culkin, che è andato a ritirare la meritata statuetta con un appropriatissimo IWC Portugieser Automatic 40 (nella foto). Portavano orologi della Casa di Sciaffusa anche Tom Hiddleston, che sfoggiava un Portugieser Minute Repeater Squelette; Rob McElhenney che aveva un altro Portugieser, un Perpetual Calendar 42 Boutique Edition, mentre Steven Krueger indossava un Pilot’s Watch Chronograph Top Gun Edition “Lake Tahoe”, Charlie Puth e Kumail Nanjiani un Ingenieur Automatic 40.

    Foto Gilbert Flores/Variety via Getty Images courtesy Omega

    Al polso degli attori, premiati e non, ritorna anche il nome di Omega, il cui Constellation Globemaster 41 mm faceva capolino sotto lo smoking di Theo James (nella foto). Ariana DeBose indossava invece un De Ville Trésor 36 mm, che appartiene alla collezione più gettonata in questa occasione. Altri De Ville Trésor da 40 mm spiccavano infatti su James Marsden, Colman Domingo e Bill Hader, mentre due modelli di De Ville Prestige 41 mm sono apparsi su Young Mazino e Phil Dunster. Che dire? Approviamo la scelta dei “solotempo”.

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Longines Master Collection GMT. Dedicato ai collezionisti

    Longines Master Collection GMT. Dedicato ai collezionisti

    Longines ha ufficialmente aperto l’anno orologiero. E lo ha fatto in grande stile, con un primo lancio che alza il tiro rispetto a quanto ha di solito in catalogo. Punta senza dubbio all’esclusività il nuovo Longines Master Collection GMT, realizzato in due referenze con la cassa in oro – giallo o rosa –, ciascuna in edizione limitata di 500 esemplari e in vendita a 16.800 euro. Decisamente un’anomalia, almeno agli occhi di chi conosce la Maison.

    Un lancio mirato

    Se pensiamo alla Longines di oggi, infatti, siamo abituati ai grandi numeri. Tanto per capirci, secondo il report sul mercato degli orologi compilato lo scorso anno da Morgan Stanley, la Casa della clessidra alata nel 2022 ha venduto un milione e settecentomila pezzi e ha raggiunto un fatturato di un miliardo e 208 milioni di franchi svizzeri. Possiede una quota di mercato pari al 3,9% e si attesta al 7° posto nella classifica delle marche elvetiche. Il prezzo medio degli orologi in produzione è di 1.300 euro (qui la fonte è Chrono24 e la stima è sul nuovo).

    Con queste premesse, è evidente che gli ultimi modelli del Longines Master Collection GMT non sono rivolti agli acquirenti abituali. Piuttosto ai collezionisti, disposti a spendere cifre elevate per arricchire la propria raccolta. Sì, magari anche ai fan della Marca, ma solo a quelli che si vogliono distinguere dalla massa e sono alla ricerca di qualcosa di speciale, un Longines riservato a pochi. (Anche se 1000 esemplari in totale non sono proprio pochissimi, li si deve considerare a livello globale). Per averne conferma, basta guardare le caratteristiche dell’orologio.

    The Longines Master Collection

    Prima di tutto, la collezione. Nata nel 2005, fin dall’inizio la Master Collection ha sempre voluto rappresentare la tradizione, la grande tradizione dell’orologeria svizzera, filtrata però attraverso tocchi di modernità. È la linea, per intenderci, in cui trovano posto le complicazioni e gli elementi più tipici dell’habillage (penso per esempio a certi quadranti guilloché del passato, o ai numeri Breguet degli esemplari per il 190° anniversario), ma interpretati con un occhio alle tendenze del momento (magari nella scelta dei colori o di particolari dettagli).

    In pratica un mix di competenza tecnica e sensibilità contemporanea, che si riscontra in pieno anche nei nuovi Longines Master Collection GMT. In questo caso la complicazione è appunto l’utilissimo secondo fuso orario, già presente in altre collezioni della Casa ma attualmente mancante nella Master Collection. E il gusto è quello neo-vintage (o modern rétro, chiamatelo come volete) che va per la maggiore. Qui basato su un quadrante “classicissimo” ed essenziale, su cui spiccano soltanto le lancette a foglia e i grandi numeri romani applicati. Nello stesso colore dell’oro della cassa.

    Le caratteristiche dei Longines Master Collection GMT

    Per entrare nello specifico, la cassa misura 40 mm di diametro ed è appunto realizzata in oro (18 carati, ça va sans dire: è quello usato per consuetudine alle nostre latitudini, scriverlo è pleonastico – se non proprio inutile). Oro giallo 2N oppure oro rosa 5N, sigle che stanno a indicare il colore del metallo prezioso. Nel primo caso un giallo pieno, dovuto alla composizione di 750 parti d’oro, 160 d’argento e 90 di rame su 1000. Nel secondo un rosa deciso, composto indicativamente di 750 parti d’oro, 200 di rame e 50 d’argento. Ovvio che il costo dell’oro (sempre più caro) influisce notevolmente sul prezzo finale…

    Il quadrante argenté, sempre coordinato alla tonalità della cassa, ha una peculiare finitura definita givré: termine con cui in francese si indica un effetto ghiacciato, simile a quello creato in natura dalla brina. Abbastanza insolito, rivela grande attenzione ai dettagli sul piano progettuale. Oltre a indici e lancette di cui sopra, la caratteristica principale sta nell’indicazione del secondo fuso orario, dalla lettura semplice e immediata. Riportato con un’ulteriore lancetta centrale annerita che fa riferimento all’orario sull’ampio réhaut, riportato su una scala delle 24 ore. Quindi il cinturino, in pelle di alligatore grigio, effetto soft touch.   

    Il movimento

    Concludo con la meccanica, non perché non sia importante, quanto perché già nota. Arci-nota: si tratta del consueto calibro L844.5, montato anche all’interno dell’HydroConquest GMT e dello Spirit Zulu Time (per il quale ha ottenuto la certificazione ufficiale di cronometro dal Cosc). Come sempre a carica automatica, per la prima volta è orgogliosamente mostrato attraverso l’oblò in vetro zaffiro (di solito è nascosto sotto il fondello “chiuso”). E rivela finiture molto curate, sebbene di tipo industriale (spero di non sbagliarmi). Immutate le altre caratteristiche, che costituiscono ormai gli elevati standard dei movimenti meccanici della Casa, prodotti in esclusiva dalla Eta.

    Prima fra tutte la spirale in silicio, grazie alla quale l’orologio “vanta una resistenza ai campi magnetici dieci volte superiore alla norma di riferimento ISO 764” – come recita il comunicato della Maison. Ovvero dieci volte superiore ai canonici 4.800 A/m. Poi l’autonomia di 3 giorni, e infine la regolazione indipendente dell’ora locale. Basta infatti agire sulla corona per far compiere alla lancetta salti di un’ora in avanti o indietro, con la data che si muove di conseguenza. Proprio per la facilità d’uso, certi impallinati lo definiscono “vero Gmt” o anche “stile viaggiatore” (come se esistessero i “finti Gmt” o il secondo fuso orario potesse essere usato da chi se ne resta a casa… Meglio lasciar perdere).

    Conclusioni

    Direi che possiamo anche chiudere qui. Lascio a voi i giudizi estetici tipo “mi piace/non mi piace”, consapevole che è la cosa è tutto ininfluente soprattutto se riferita a me. Piuttosto, mi auguro di essere riuscita a farvi capire perché il Longines Master Collection GMT costa tanto di più del solito e che tipo di scelte ha voluto fare Longines in questo progetto, realizzato per piacere a una nicchia di mercato che in genere non le è propria.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews – 12/12/23

    Cronache dell’orologeria. News & previews – 12/12/23

    Consueto appuntamento con le Cronache dell’orologeria. Che vi raccontano cosa c’è di nuovo nell’industria del tempo, fra notizie di gossip, novità di prodotto ed esperienze di shopping. Il che, in vista delle prossime festività, può essere considerato anche come suggerimento in tema di regali da fare, agli altri e a sé stessi. Fate vobis…

    In viaggio

    Dopo il successo di The Longines Heritage Classic Limited Edition, Longines e Hodinkee tornano a collaborare. E realizzano una special edition del Longines Spirit Zulu Time: interamente in titanio grado 5, con la cassa di 39 mm di diametro (47 mm lug-to-lug, dal fondello personalizzato), e il calibro automatico con 3 giorni di autonomia e il consueto doppio, anzi triplo fuso orario. In edizione limitata di 500 esemplari, lo si trova in vendita ovviamente nello shop del sito newyorkese. Conteso, pare, dai globetrotter d’Oltreoceano.

    Cronache dell’orologeria… vinicola

    Le commistioni fra il mondo del vino e quello delle lancette non sono certo una novità. Però è del tutto nuovo che un pezzo di vigna possa letteralmente finire dentro un orologio. Lo ha fatto Girard-Perregaux con un inedito 1966, il cui quadrante è stato realizzato con frammenti di sassi provenienti dai vigneti di Château Latour. L’antichissima e nobilissima tenuta – che gode di un terroir straordinario, nella regione del Bordeaux, o meglio nel cuore del Médoc – è di François Pinault, fondatore del gruppo Kering, cui GP apparteneva… Tutto quadra.

    Shopping a Manhattan

    Se siete a New York, magari per Natale, andate a visitare il nuovo flagship store aperto a Manhattan da Citizen Watch America. Inaugurato lo scorso 8 dicembre, si trova al 605 di Fifth Avenue, non lontano dal Rockefeller Center e da Saks, e riunisce tutti i marchi del colosso giapponese: Citizen, Bulova, Accutron, Frederique Constant e Alpina, di cui mette in scena la storia e le collezioni attuali attraverso display video e tecnologia 3D. Il tutto con la suggestiva installazione artistica Light is Time di Citizen sullo sfondo. Da non perdere.

    Restyling strategico

    Nel mondo delle lancette è un’istituzione. La famiglia Bartorelli, giunta ormai alla terza generazione, oggi gestisce otto punti vendita, da Cortina a Forte dei Marmi, ma è ancora in fase di sviluppo. Ha già in programma altre due aperture e di recente ha anche ampliato la boutique di Riccione, quartier generale dell’azienda, che ora si sviluppa su due livelli per un totale di 600 metri quadri. Concessionario di prestigiose case di orologi e gioielli, nella Diamond Room espone anche la propria linea Bartorelli Rare and Unique. Per far felici le signore.

    On tour

    Foto Shane Anthony Sinclair/Getty Images courtesy Iwc

    Aquaman e il regno perduto è sicuramente uno dei titoli più attesi dai fan dei supereroi. E Aquaman/Jason Momoa lo sta promuovendo a livello globale con un tour che ieri ha toccato Londra e la scorsa settimana San Paolo in Brasile. Appassionato di orologi, grande collezionista nonché Friend of the Brand di Iwc, l’attore hawaiano in queste occasioni ha sfoggiato un bel Portugieser Perpetual Calendar con la cassa in oro rosa. E l’ha indossato sul tatuatissimo polso sinistro mentre in mano teneva il Tridente dorato. Quando si dice nonchalance…

    Ultim’ora

    Chi non conosce Universal Genève? Marchio rinomato per i calibri di manifattura come per i modelli mitici, nel 1989 è passato a Stelux Group, azienda di Hong Kong, ed è caduto un po’ nel dimenticatoio. Ma finalmente è giunto il momento della riscossa: proprio oggi Breitling ne ha dichiarato l’acquisizione. Nulla si sa (per ora) sui termini dell’affare, ma tutti sperano che la Maison di Grenchen lo riporti ai fasti di un tempo – quando le due marche erano concorrenti. Se così fosse ne vedremo delle belle: i collezionisti già esultano. E noi con loro.

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Nuovo Longines Legend Diver, la forma e la coerenza

    Nuovo Longines Legend Diver, la forma e la coerenza

    Se Buddha sosteneva che «l’unica costante della vita è il cambiamento», il Longines Legend Diver ha dato della massima un’interpretazione tutta sua. Perché questo orologio è un esempio di come cambiare senza cambiare. Di come mantenere un’estetica riconoscibile lavorando sulla meccanica. In poche parole, di come essere se stessi senza tradire le proprie origini.

    Oggettivamente non è cosa facile, specialmente se si ha alle spalle una storia ultradecennale. Perché il Longines Legend Diver non è uno di quegli orologi subacquei fatti un tanto al chilo di recente, per accalappiare una fascia di appassionati alla buona. È un pezzo che ha radici profonde nella storia dell’orologeria, che arrivano fino agli anni in cui gli oceani erano la nuova frontiera da esplorare. Con al polso, naturalmente, un orologio affidabile.

    Ora come allora

    Tutto ebbe inizio alla fine degli anni ‘50 con il Longines Nautilus Skin Diver. Il nome dice abbastanza e dimostra che il Marchio stava affrontando il mercato in rapida espansione degli orologi subacquei. All’inizio degli anni ‘60 il Brand svoltò, grazie al lancio di un orologio più grande: la referenza 7042.

    Come il coevo Universal Geneve Polerouter Sub, la referenza 7042 fu costruita secondo il principio del Super Compressor, un brevetto detenuto dal fabbricante di casse Ervin Piquerez. In sostanza, la cassa faceva affidamento sulla maggiore pressione sott’acqua per sigillare ulteriormente il fondello e garantirne l’impermeabilità. In pratica, più l’orologio scendeva, più diventava a tenuta stagna. 

    Diverse aziende si affidarono a questa soluzione intelligente, il che spiega perché è possibile trovare le corone con la testa zigrinata, tipiche delle casse dei Super Compressor, su molti pezzi vintage. Quella cassa in due parti con fondello a vite misurava 42 mm di diametro, vantava 12 bar di impermeabilità e, come quella del Nautilus Skin Diver, ospitava il calibro automatico 19AS.

    La sua caratteristica più evidente, che l’ha resa riconoscibile ora come allora, era la lunetta girevole interna bidirezionale graduata 60 minuti, regolabile attraverso la corona a ore 2. Soluzione a doppia corona che ne caratterizza tuttora l’estetica.

    L’origine del Legend Diver è dunque chiara: la referenza 7042 è essenzialmente la sua ispirazione, ad eccezione delle lancette, che vengono dalla referenza 7594 della fine degli anni ’60. La cassa da 42 mm del Legend Diver, l’incisione sul fondello e le due corone con la testa zigrinata ricordano, più che l’antenato, le referenze 7042, 7150, 7494 e 7594. 

    La nascita del Longines Legend Diver

    Il Longines Legend Diver è entrato stabilmente nelle collezioni del marchio con questo nome dal 2007, con la ref. L3.674.4.56.2. Cassa sempre da 42 mm di diametro ma impermeabilità portata fino a 30 bar. Il calibro automatico era il nuovo L633, con il richiamo del nome al 633.1 del 1971, progettato per i sub della Royal Australian Navy.

    In sedici anni l’orologio non ha subito stravolgimenti pazzeschi ed è uscito con alcune referenze interessanti. Penso in particolar modo ai pezzi con quadrante sabbia o bordeaux e cassa da 36 mm, misura non da diver ma super portabile. O, soprattutto, alla ref. L3.774.1.50.2. del 2017 con la cassa in bronzo, la cui estetica abbinava il quadrante verde (senza datario) con il calore della lega, materiale insolito per Longines.

    Via il superfluo

    Ebbene, nel 2023 il Longines Legend Diver riprende nuovamente l’insegnamento di Buddha e, come ho scritto all’inizio, lo fa a modo suo. Perché il cambiamento questa volta c’è, è visibile ma alla fin fine l’orologio rimane sempre lui. Ed è un cambiamento, anzi due, che per quanto riguarda i miei gusti personali ne farebbero volentieri un regalo di Natale.

    Perché si tratta di due modifiche che, per quello che può valere per voi che leggete, trovano il mio appoggio incondizionato: cassa più piccola (39 mm) e assenza del datario. Vero, la prima delle due può far storcere il naso ai puristi dell’orologeria: «Ma un diver sotto i 42 mm non è un vero diver» è sicuramente un’obiezione facile da muovere all’orologio. Eppure, per chi è attento, questa non è una modifica casuale.

    Quella della riduzione dei diametri, come i più svegli di voi sanno, è una tendenza già in atto da tempo. Un ridimensionamento delle misure che ha come obiettivo quello rendere gli orologi sia portabili tanto su polsi maschili quanto femminili, sia più vestibili in senso generale. Oriente compreso.

    La scelta di non mettere il datario, invece, va probabilmente nella direzione di una maggiore pulizia complessiva del nuovo Longines Legend Diver. Una pulizia che lo avvicina ai suoi antenati, le referenze 7042 e 7594, per le quali la lettura della data sott’acqua era oggettivamente poco utile.

    L’estetica del Longines Legend Diver

    Per il resto, i tratti estetici sono quelli che ben conosciamo. La cassa in acciaio del nuovo orologio è stata ridisegnata per adeguarne le proporzioni alle misure attuali, mantenendo un alto livello di lavorazione nelle finiture. Longines ha conservato anche il vetro box, ossia con quel design risalente agli anni ’60 che favorisce una lettura piena e completa delle informazioni sul quadrante.

    Rimane anche la tipica lunetta girevole interna bidirezionale per misurare i tempi di immersione. La sua posizione all’interno della cassa è da sempre un carattere distintivo. Sebbene sia stata ideata per motivi funzionali – lì è al sicuro da manipolazioni e da urti accidentali che potrebbero modificarne le impostazioni -, è diventata soprattutto un dettaglio di design. Così come la corona a vite a ore 2 che serve per azionarla.

    Il quadrante del Longines Legend Diver torna al classico nero, affiancato questa volta da un blu navy che trovo molto bello. In entrambe le versioni, la laccatura fa risaltare ancora di più il colore, che nella versione nera è molto profondo.

    Un po’ di sigle

    Per chi ama i dettagli tecnici, segnalo che il Legend Diver soddisfa i criteri della certificazione Iso 6425 riferiti agli orologi subacquei. Sono tantissimi, se siete interessati li potete leggere qui.  Quello che è certo è che averne affinato l’estetica e averlo portato più vicino ai gusti contemporanei non ha comportato un calo delle prestazioni.

    Il calibro Longines L888.6, invece, è certificato antimagnetico secondo lo standard Iso 764, che stabilisce parametri e caratteristiche cui un movimento deve sottostare per essere considerato al sicuro dai campi magnetici. Questo grazie alla presenza della spirale in silicio e di altri componenti che Longines non specifica, ma che contribuiscono a mantenere il calibro efficiente e preciso anche in presenza di magnetismo.

    Poteva poi mancare la certificazione di cronometro da parte del Cosc? Naturalmente no. Anche se il Longines Legend Diver non se ne fregia sul quadrante, come alcuni dei suoi colleghi fanno. Understatement o semplicemente volontà di non “sporcare” il design? Forse entrambe le cose. Di certo, come ricorda la Casa madre, questa certificazione l’orologio se l’è sudata: durante la procedura, la sua testa, con il movimento incassato e funzionante, è provata per quindici giorni e quindici notti consecutivamente, in diverse posizioni e a tre livelli di temperatura, per garantire la precisione del calibro.  

    Una collezione coerente

    Bello, infine, il lavoro fatto da Longines sul bracciale dell’orologio. È in acciaio, a sette file (le cinque interne lucide, le due esterne satinate) con fibbia pieghevole ed è disponibile sia per la versione con quadrante nero sia per quella blu. Quest’ultima può essere scelta con un cinturino Nato in tessuto tono su tono, quella nera con un cinturino in pelle. La quale, per inciso, costa come quella con il bracciale: 3.600 euro, contro i 3.350 della versione con cinturino Nato.

    Al di là delle mie preferenze per i diametri contenuti e per i quadranti senza data, puramente personali, il giudizio d’insieme per il nuovo Longines Legend Diver è positivo. Sempre aspettando l’opportunità di metterlo al polso, prova che, come insegna Alessandro Borghese, potrà confermare o ribaltare il giudizio iniziale. 

    Positivo perché l’orologio, come scritto fino allo sfinimento, è rimasto se stesso. Anzi si è migliorato nell’equilibrio estetico senza diventare semplicemente il “fratello minore” del 42 mm. Per quel ruolo ci sono ancora a catalogo le referenze da 36 mm. E questo è il secondo aspetto che influenza il mio giudizio positivo. L’ingresso in collezione di queste referenze meno “homage” e più contemporanee non ha infatti discontinuato la collezione corrente.

    Longines ha mantenuto un assortimento di misure e materiali destinato a diverse tipologie di appassionato, che possono così guardare alla tradizione del Marchio senza perdere di vista la modernità. Il tutto inserendo gli orologi in un segmento di prezzo corretto rispetto all’offerta complessiva del Brand, senza cercare picchi verso l’alto che possono renderne disarmonico il portafoglio. Anche in orologeria, l’equilibrio e la coerenza dovrebbero essere la stella polare di ogni marchio: capirlo e metterlo in pratica, non è da tutti.

  • Spirit Flyback Titanium: prestazioni Longines in leggerezza

    Spirit Flyback Titanium: prestazioni Longines in leggerezza

    Il nome Longines non richiede certo presentazioni: la celebre Maison di St. Imier è stata spesso protagonista su queste pagine, anche recentemente. Abbiamo presentato lo scorso marzo il lancio del modello Spirit Flyback in acciaio. In quell’occasione, abbiamo illustrato sia gli eventi e i personaggi che hanno indissolubilmente legato il Brand della Clessidra alata al mondo dell’aviazione, sia la caratteristica del flyback. Riprendiamo il discorso ora che Longines ha presentato l’orologio in una nuova versione: lo Spirit Flyback Titanium.

    Riassumendo…

    Ai primordi dell’aviazione le condizioni di utilizzo di un orologio al polso dell’aviatore potevano essere ai limiti del proibitivo. Allo stesso tempo, la semplicità d’uso, la maneggevolezza e la leggibilità erano fondamentali.

    Ecco quindi l’importanza di una funzione cronometrica che permettesse, con un solo pulsante e una sola manovra, di avviare la rilevazione temporale, di arrestarla e di riprenderla, senza dover far ripartire da zero il conteggio. Il 13 ZN Longines, brevettato nel 1936 ma posto in produzione nel 1940, fu il primo calibro di serie dotato di funzione flyback. Da subito fu protagonista di imprese gloriose, al polso di un asso dell’aviazione come il leggendario Richard Evelyn Byrd, che lo adottò anche nelle missioni in Antartide.

    Fedele al suo antico legame con i cieli, Longines ha recentemente creato con Eta il calibro L791.4, cuore pulsante del modello Spirit Flyback e presente anche nello Spirit Flyback Titanium. Parliamo di un cronografo meccanico flyback a carica automatica, con 68 ore di autonomia e l’adozione della spirale del bilanciere in silicio, quindi intrinsecamente insensibile ai campi magnetici e alle escursioni termiche. Grazie a una sapiente progettazione e a un’esecuzione impeccabile, il calibro ha brillantemente superato i test del COSC (Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres) ed è quindi stato certificato ufficialmente come cronometro.

    Caratteristiche dello Spirit Flyback Titanium

    Passando a un esame di tipo estetico, lo Spirit Flyback Titanium mantiene le dimensioni del modello in acciaio, con cassa rotonda da 42 mm, appunto in titanio Grado 5. Come tutti sanno questo materiale è una lega caratterizzata dalla leggerezza, cui si accompagna una resistenza meccanica superiore a quella dell’acciaio. La finitura satinata della cassa risulta qui impreziosita dal gioco dei riflessi sulle diverse superfici, creando giochi di chiaroscuro cangianti che ne aumentano il fascino.

    Il fondello trasparente permette di apprezzare la finitura del movimento, curata benché industriale. Il rotore è personalizzato daln logo e dall’incisione di un globo (o meglio, di un emisfero) come per tutti i modelli Longines Spirit. L’impermeabilità raggiunge i 10 bar.

    La lunetta girevole, in ceramica nera con gli indici luminescenti, è bidirezionale. Il quadrante, color antracite soleil, fa da sfondo ai due contatori posti a ore 3, per il registro dei 30 minuti, e a ore 9, per i secondi continui. Le lancette, gli indici orari e i marker sono ad alta visibilità, grazie all’applicazione del Super-LumiNova; la lancetta centrale dei secondi del cronografo ha la punta di colore rosso. I pulsanti e la corona sono di ispirazione rétro e contribuiscono al fascino complessivo del pezzo.

    Conclusioni

    Il Longines Spirit Flyback Titanium è in vendita in due versioni. Quella con il cinturino Nato nero e grigio, creato per questo specifico modello, e con chiusura ad ardiglione in titanio, costa 5.500 euro. Mentre quella con il bracciale in titanio, dotato di chiusura déployante con pulsante di apertura e doppia sicurezza, costa 5.850 euro. Il bracciale a tre file è fornito anche di un pratico sistema di intercambiabilità.

    Volendo riassumere i tratti salienti dell’orologio, possiamo definirlo sobrio, virile, leggero e resistente, preciso e affidabile. Anche questa volta, Longines riconferma il proprio ruolo nel mondo dell’orologeria, coniugando la qualità meccanica a un accattivante design.

  • Mini DolceVita, “the latest thing” di Longines

    Mini DolceVita, “the latest thing” di Longines

    Una decina di giorni fa, a New York, Longines ha presentato i nuovi Mini DolceVita. Piccoli, femminilissimi orologi di forma, capaci di tradurre l’eleganza classica con un linguaggio estetico attuale. O, meglio, di interpretare uno stile intramontabile con un gusto fresco e curatissimo. Esemplari che risultano quindi eclettici passe-partout, perfetti con qualsiasi outfit e in qualsiasi situazione, ventiquattr’ore al giorno, sette giorni su sette. E in più sono declinati in 11 referenze, così da rispecchiare l’individualità e la personalità di ogni donna. Ma, prima di passarli in rassegna, facciamo un passo indietro per inquadrarli nel giusto contesto.

    Un po’ di storia

    C’è da dire infatti che gli orologi “di forma” non sono proprio un’invenzione contemporanea: vantano invece un’antica tradizione. Nascono ai primi del Novecento, quando i grandi gioiellieri entrano nel mondo delle lancette e studiano le linee geometriche da adattare al polso: l’ovale, il rettangolo, il carré, e dalla loro unione il tonneau, il coussin, fino al galbé che migliora la vestibilità… Fin dall’inizio gli esemplari da polso, quasi sempre di forma, sono un simbolo di modernità, rappresentano l’avanguardia. Tant’è che i benpensanti in un primo momento non ne colgono il valore e li sottovalutano: ci vorranno decenni prima che le loro vendite superino quelle dei modelli da tasca. Ma il tempo darà loro ragione e l’Art Déco ne decreterà il trionfo.

    Da parte sua Longines mette a punto i primi modelli quadrati e rettangolari fin dal primo decennio del secolo scorso, come testimoniano i registri conservati negli Archivi della Casa a Saint-Imier. Negli anni Venti la tendenza si trasforma in un vero e proprio boom e si sviluppa in molteplici variazioni sul tema, dalle quali scaturisce nel 1927 l’antenato della collezione DolceVita. Quest’ultima, che prende nome dall’art-de-vivre del Belpaese ben ritratta nel film di Federico Fellini, è lanciata nel 1997 e collegata due anni dopo al claim: Elegance is an attitude. Da allora rimane in catalogo con numerose referenze, per lui e per lei. E, rinnovata nel 2015, diventa un successo internazionale.

    L’arrivo del Mini DolceVita

    Articolata negli ultimi anni in diverse versioni, spesso con un occhio alla moda (come nel caso della collaborazione con YVY), la collezione DolceVita oggi conosce un totale restyling che ne cambia completamente le dimensioni. Più piccola, meno allungata, la cassa ora misura 21,5 per 29 mm, ed è quindi in grado di vestire anche i polsi più esili. È importante sottolineare però che il trend della taglia small/extrasmall non riguarda solo le signore dalle braccine sottili e delicate. Piuttosto, è un fenomeno estetico affermatosi a partire dal 2010 in poi – un po’ come reazione agli eccessi dell’oversize d’inizio Millennio e un po’ per compiacere e assecondare il mercato orientale.

    Una moda, quella degli orologi mignon, che piace un po’ a tutte e che sta bene a tutte. Perché ribadisce la femminilità di ciascuna, indipendentemente dalla propria conformazione fisica (ma anche dal genere e dall’orientamento, mi verrebbe da dire, per non essere accusata di discriminazione). E perché rimanda a certi esemplari del passato, discreti e graziosi (ma non per questo leziosi): dal gusto perbene, molto ladylike – o ancora meglio dadame, come direbbero i francesi. Il Mini DolceVita insomma è un orologio inclusivo e un po’ rétro, anzi modern-retro. Quindi attualissimo, di tendenza. Hip, scriverebbero sui giornali di moda…

    Un orologio in 11 versioni

    Per entrare nel dettaglio, a dispetto delle mutate proporzioni, la cassa del Mini DolceVita mantiene sempre il segno distintivo dei lunghi brancard, lucidi in alcune referenze e incastonati di diamanti in altre. Ma se si esclude la cornice esterna, si nota che il quadrante sembra quasi quadrato, soprattutto nelle versioni decorate dal motivo Cosmo, in cui il giro delle ore è riportato in una doppia circonferenza concentrica, con i piccoli secondi posti in un contatore anch’esso circolare. In alternativa, i numeri romani si trovano all’esterno della minuteria a chemin-de-fer, mentre i piccoli secondi in un contatore sempre rettangolare. In ogni caso, il gioco di forme geometriche inscritte una nell’altra risulta comunque estremamente piacevole.

    Un’ulteriore distinzione è infine data dalla presenza del bracciale in acciaio o del cinturino in pelle di alligatore. Il mio favorito – per quanto possa valere quest’affermazione – è il primo: originalissimo nella forma delle maglie “a cioccolatino”, ha una struttura flessibile ed estremamente confortevole. Quasi un pezzo di gioielleria, che avvolge il polso come una fascia metallica. Invece, per chi ama il colore, da segnalare le versioni monocromatiche con il cinturino coordinato al quadrante. Dalle definizioni suggestive: rosa fiori di ciliegio, blu sereno, verde mente o bianco avorio. Tutti gli orologi della collezione Mini DolceVita sono animate da un movimento al quarzo. Il prezzo è compreso fra i 4.350 e i 1.800 euro, proprio per accontentare le esigenze di ciascuna…

  • Cronache dell’orologeria. News and previews 29/09/2023

    Cronache dell’orologeria. News and previews 29/09/2023

    Ed eccoci di nuovo con le Cronache dell’orologeria, realizzate per tenervi aggiornati sulle novità di marketing dal mondo delle lancette. Anche questa settimana le notizie selezionate sono tante e varie, fra eventi mondani, sponsorizzazioni sportive, collaborazioni più o meno eccellenti, volti e indirizzi vecchi e nuovi. Come sempre, insomma, le Cronache dell’orologeria ritraggono un ambiente più che vivace. Instancabile. Buona lettura!

    Dolce Vita newyorkese

    Per il lancio del Mini DolceVita, il 22 settembre scorso, Longines ha organizzato un mega-party al City’s Gotham Hall di New York. A far gli onori di casa alla serata dalle atmosfere italiane, il Ceo Matthias Breschan, che si è circondato da un parterre di star internazionali e volti noti dell’intrattenimento e dello sport. Come la cantante sudcoreana Suzy, ma soprattutto Jennifer Lawrence, Ambasciatrice di eleganza Longines. Proprio l’attrice Premio Oscar ha anche interpretato la campagna dedicata alla nuova collezione. Ne riparleremo.

    A ritmo del Primero

    Eletto tra i migliori dj a livello mondiale, Carl Cox firma la seconda collaborazione con Zenith. Dopo il Defy 21, uscito tre anni fa, ora ha realizzato il Defy Extreme Limited Edition in acciaio e oro giallo: un cronografo in 100 esemplari, ispirato al mondo del clubbing. Non solo. In occasione del lancio a Londra, lo scorso 21 settembre, Cox si è esibito al Raffles Chelsea in un esclusivo (ma affollato) dj-set. E ha anche creato ad hoc la playlist Carl Cox x Zenith che include il brano This is our Time. Da ascoltare su Spotify e sul sito ufficiale della Manifattura.

    Dalla Svezia con furore

    Per la nuova campagna Autunno/Inverno, Daniel Wellington ha scelto due protagonisti della scena svedese, amati dal pubblico più giovane: Elsa Hosk e Sam Ezeh. Lei, ex Angelo di Victoria Secret, è un personaggio ad alto tasso di glamour. Lui, musicista di talento in bilico fra pop e hip hop, produce un sound rarefatto che arriva dritto al cuore. Entrambi prestano il volto (e il polso) agli orologi delle collezioni Petite e Quadro, in scatti dalle atmosfere fashion e dall’estetica tagliente che rimandano al decennio scorso. Tutti da vedere.

    Shopping nella Capitale

    Omega ha riaperto la boutique nella via dello shopping di Roma. Lo spazio di via dei Condotti è stato interamente ristrutturato e ora accoglie gli ospiti in un ambiente ancora più lussuoso, fra arredi in legno chiaro, finiture in ottone e una scenografica scala elicoidale in vetro che porta alla lounge del piano superiore (a quello inferiore si trova invece il banco di lavoro dell’orologiaio). Al cocktail di inaugurazione, il 21 settembre scorso, erano presenti molti Friend of the Brand, tra cui Gregorio Paltrinieri e Rossella Fiamingo. Welcome…

    Dai Campioni agli Evocatori

    G-Shock continua a offrire sempre nuovi collaboration model. L’ultimo deriva dalla partnership con Riot Games, produttore e sviluppatore di League of Legends: il gioco multiplayer che non solo riunisce decine di milioni di appassionati, ma è anche diventato uno degli e-sport più seguiti al mondo, con tanto di tornei e leghe professionistiche. Due i modelli in collezione: uno dedicato al carismatico personaggio di Jinx; l’altro al Hextech, quel mix di stregoneria e tecnologia tipico del mondo di LoL. Se avete “una certa”, passate oltre…

    Cronache dell’orologeria “verde”

    Festina è diventata sponsor ufficiale del Trofeo Oceánico Elcano. Ispirato alla circumnavigazione del Globo realizzata nel 1522 dal navigatore spagnolo Juan Sebastián Elcano (1486/1526), il primo europeo a compiere l’impresa, è un giro del mondo in barca a vela – o meglio, aperto a scafi di tutti i tipi purché abbiano una propulsione “pulita”. Il percorso verso ovest, con partenza e arrivo in Andalusia, prevede infatti zero emissioni. Per l’occasione, il Marchio spagnolo ha presentato una nuova collezione di Diver. E cosa se no?

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Il MoSaBa e gli altri ESA al diapason

    Il MoSaBa e gli altri ESA al diapason

    Proseguiamo il racconto dei movimenti al diapason realizzati dalla ESA tra gli anni Sessanta e Settanta, e lasciato in sospeso la scorsa settimana… Protagonista il MoSaBa, uno dei calibri più famosi dell’epoca.

    All’inizio degli anni Sessanta si pensa che il diapason abbia un grande avvenire davanti a sé e che ci sia spazio per molti miglioramenti. Il progetto originale 214 di Max Hetzel si rivela infatti troppo sensibile agli urti e alla posizione, con notevoli scarti dovuti alla gravità terrestre. A un certo momento si troveranno contemporaneamente a lavorare sul diapason, oltre a Bulova con le evoluzioni del 214, anche il Centre Eletronique Horloger (CEH) con i progetti Alpha e Gamma, Hetzel stesso (che faceva un po’ azienda a sé all’interno di CEH) col progetto Swissonic, e la stessa ESA.

    Soluzione diapason: gli esordi del MoSaBa 9160

    Proprio la ESA avvia nel 1961 gli studi su insistenza del Direttore di ETA, Heinrich Stamm. A capo del team c’è André Beyner. La soluzione ai problemi gravitazionali è un diapason completamente ridisegnato, a forma di “H”, e fissato al centro anziché in basso, con i magneti a un estremo e all’altro dei contrappesi. Questa forma riduce grandemente gli errori posizionali e aumenta la resistenza agli urti. Ciò permette di stare nel ±1 secondo al giorno di precisione e ±0,5 secondi di scarto posizionale: un buon miglioramento rispetto all’Accutron originale, che aveva uno scarto di ±2 secondi se immobile ma ben ±4,5 se in posizioni diverse. La frequenza di vibrazione è 300 Hz. Nonostante le molte differenze e migliorìe, il concetto è comunque lo stesso dell’Accutron, tanto che richiedere una licenza Bulova è imprescindibile. Il movimento prende il nome di MoSaBa, dal francese Montre Sans Balancier.

    Il miglioramento tecnico e qualitativo è evidente, stante anche i molti anni trascorsi dal progetto di Hetzel e il prezzo più alto in cui si posizionano questi modelli: i due moduli con le bobine sono facilmente smontabili senza rimuovere il diapason, la parte elettronica è molto miniaturizzata. Il modulo motore è separato dalla platina col resto del treno e il datario. In generale il movimento è molto più facile da disassemblare, revisionare e rimontare. Nel corso degli anni le bobine si sono rivelate sensibili all’umidità e all’acido delle pile (quella lato pila si rovina più facilmente). Inoltre occorre una mano esperta per regolarne la velocità: capita spesso che una regolazione fatta a tentativi comporti il raddoppio della velocità del motore, perché a certe condizioni l’indice fissato al braccio del diapason prende due denti anziché uno a ogni vibrazione.

    Quasi come Orazi e Curiazi

    Nel 1965 il MoSaBa è pronto, ma rimane ancora da chiedere la licenza. Come ai tempi leggendari della Roma dell’età regia, si incontrarono 3 persone per ESA (André Beynier, Léo e François Dupasquier) e 4 per Bulova (Sol Flick, Harry Hensel, Jules Sandoz e Hans Schaller). Dopo 3 anni di discussioni ci si accorda per un milione di dollari una tantum, svariati dollari per ogni movimento e l’incisione di “Licensed by Bulova” sul ponte superiore.

    Appena si trova l’accordo, nel 1968, viene presentato il calibro 9160, senza data. Non si sa se sia stato incassato in qualche orologio: personalmente non ne ho mai visto un esemplare. L’anno successivo arriva il modello a più vasta diffusione, il 9162 col datario, mentre occorrerà attendere il 1972 per la versione day/date, numerata 9164. Il modulo elettronico era prodotto da EEM, la parte meccanica da ETA.

    Il successo del MoSaBa

    Il MoSaBa ha conosciuto un ottimo successo ed è stato incassato, con diversi gradi di finiture, da Omega (per la maggior parte), Longines, Movado, Zenith, IWC, Solvil & Titus, Certina, Baume & Mercier, Tissot, Rado, Eterna e altri ancora. Dopo la fine della produzione, nel 1976, una parte dei fondi di magazzino fu acquistata da Imado per realizzare il modello Tuning Fork. Il MoSaBa è stato prodotto anche ad Hong Kong per il mercato asiatico con i nomi di 536.111 (9162) e 536.121 (9164).

    Siccome al pari del maiale non si butta via nulla, sono sopravvissuti persino i fondi dei fondi. E nel 1990, alla Fiera di Basilea, la Technos di Neuchâtel presenta l’orologio Mosaba, con fondello trasparente, che al giorno d’oggi è reperibile soprattutto in Giappone.
    Tuttora è estremamente facile trovare sia orologi che incassano il MoSaBA, sia i relativi ricambi, addirittura nei loro incarti originali.

    Soluzione diapason + cronografo: 9210

    ESA si preoccupa di avere a listino anche un cronografo, che sarà l’unico mai realizzato a essere mosso da un diapason. Anziché sviluppare un movimento da zero preferisce un approccio modulare. Incarica perciò la Dubois Dépraz di creare un modulo cronografico da infilare a mo’ di panino tra il motore e la platina col datario. Nel 1972 il progetto è pronto e il calibro ESA 9210 viene presentato a Basilea l’11 maggio, insieme alla versione 9164, solotempo con day/date.

    Nei tre anni di produzione complessivamente ESA ne ha realizzato 21mila esemplari, così ripartiti: 12mila Omega 1255, gli unici color rame, in genere incassati nel modello Speedsonic; 3mila Longines Ultronic L749.2; 3mila Certina C-Tronic Chronolympic 749; 3mila Baume & Mercier Tronosonic Chronograph 19210. Questi ultimi sono rifiniti un po’ meglio, color nickel e lavorati a Côtes de Genève. Invece i fondi di magazzino Longines sono stati venduti come Derbysonic Chronograph. E sul loro quadrante, sopra le finestrelle del datario, restano visibili i forellini in cui si applicava la clessidra alata, che peraltro resta visibile incisa nella fibbia.

    La versione cronografo resterà in vendita dal 1972 al 1976.

    Soluzione quarzo: i calibri 9180 e 9240

    Di calibri al quarzo ESA ne ha realizzati un’infinità. Ci limitiamo qui ai primi due, il calibro 9180 e il calibro 9240 realizzati nel 1972, perché rappresentativi del periodo di passaggio.

    Il quarzo infatti è già da 32.768 Hz ma è ancora in forma di barra, abbastanza sensibile agli urti. Il chip è già un integrato Eurosil CMOS ma il motore è ancora un Lip con rotore a 8 magneti di platino-cobalto e bobina fissa a 4 ciambelle, che si era già visto sul Lip R33. Questo tipo di motore aveva un difetto: i rubini del rotore si usuravano velocemente per le forze magnetiche non tangenziali ma perpendicolari al rotore stesso, il che provocava una continua attrazione e repulsione da parte delle bobine. L’istituto di ricerca LSRH di Neuchâtel dovette studiare un olio apposito, il G5.

    Il vantaggio del motore Lip è una totale silenziosità di funzionamento. L’aspetto del calibro 9180 ricorda da vicino il 9158, da cui riprende l’esperienza accumulata.

    Le varianti del calibro 9180 montate in orologi da uomo sono state il 9181 con datario mensile e il 9182 con datario settimanale. Il calibro 9240 montato negli esemplari da donna, delizioso nelle ridotte dimensioni, ha visto le varianti 9241 e 9242. Tratteremo il resto della storia della Svizzera nel mondo elettrico in un prossimo futuro.

  • Cronache dell’orologeria. News and previews 04/09/2023

    Cronache dell’orologeria. News and previews 04/09/2023

    Non c’è che dire: la stagione orologiera è ripartita alla grande, ne abbiamo avuto conferma dai numerosissimi comunicati giunti ultimamente in redazione. Ma se in questi giorni è capitato di tutto, non tutto può essere pubblicato. Così, dopo una sofferta ma opportuna selezione delle notizie arrivate dalle fonti più disparate, fiere e sport sono i temi al centro delle Cronache dell’orologeria di oggi. Ecco cosa c’è da sapere…

    Milano in sella

    Steve Guerdat su Dynamix a Milano (foto Stefano Grasso courtesy Longines)

    Dal 30 agosto al 3 settembre, al Teatro del Cavallo di Milano (Ippodromo San Siro), si è tenuto il Fei Jumping European Championship 2023. Il grande evento dell’Europeo di salto a ostacoli ha visto Longines in qualità di partner e official timekeeper, e come orologio ufficiale il Longines Ultra-Chron. E ha dato grandi soddisfazioni sia al campione svizzero Steve Guerdat che ha vinto l’oro, sia agli organizzatori per la grande affluenza di pubblico. Ma anche alla Casa della Clessidra alata, che si conferma protagonista dell’equitazione, ovvio…

    Padel mon amour

    Richard Mille ha un nuovo ambasciatore. E che ambasciatore: Fernando Belasteguín, il numero uno di padel al mondo. Goat (Greatest of All Time) universalmente riconosciuto per aver vinto – dal 2002 al 2017 – almeno 230 match delle 286 finali giocate. Al polso, il campione argentino ha indossato quindi un RM 35-03 Automatic Rafael Nadal. E ne ha ben donde: perché Rafa è in assoluto “l’eroe” di Bela; e perché i colori dell’orologio – azzurro e bianco – sono quelli della bandiera del suo Paese. Ne sentiremo parlare ancora, è una certezza.

    Dritto in buca

    Si sono conclusi ieri, 3 settembre, gli Omega European Master 2023, che hanno decretato il trionfo di Ludvig Aberg sugli spettacolari green di Crans Montana. Il talentuoso giocatore svedese si è quindi aggiudicato l’ambito trofeo e la nota giacca rossa, ma non solo. Dalle mani di Raynald Aeschlimann, Presidente e Ceo della Maison di Biel, ha ricevuto anche un Seamaster Aqua Terra con cassa in oro Sedna, quadrante effetto teak e calibro Co-Axial Master Chronometer. Proprio perché a golf siamo scarsi, possiamo essere un po’ invidiosi?

    Archivi online

    Nei giorni scorsi, ai GWD, è stata presentata la Watch Library, una piattaforma digitale gratuita che permette al pubblico l’accesso a oltre 320mila documenti d’archivio. Il progetto, gestito dall’omonima Fondazione senza scopo di lucro, è iniziato con la digitalizzazione di Europa Star e ha raccolto subito l’appoggio di importanti istituzioni – dal Mih di La Chaux de Fonds all’Horological Society di New York – e maison come Richard Mille e Audemars Piguet. Un patrimonio di sapere a disposizione di tutti: andate subito a vederlo qui

    Appuntamento a Vicenza…

    Dall’8 al 10 settembre, Vicenzaoro ospiterà VO’Clock Privé, “il salotto” dell’orologeria dedicato agli appassionati e ai collezionisti. Tra i 18 partecipanti, l’Académie Horlogère des Créateurs Indépendants (AHCI), molti marchi indipendenti e alcune marche di LVMH. Tanti gli eventi in calendario, fra corsi di formazione e tavole rotonde (alcune trasmesse anche in streaming): come quella sul futuro dell’orologeria italiana, cui partecipano anche Ugo Pancani (nella foto) e Augusto Veroni, o quella su Speak Marin, con Angela Landone. Imperdibili.

    …e a Shanghai

    Dal 13 al 17 settembre, si terrà Watches and Wonders Shanghai. E per la prima volta, nel weekend, aprirà le porte al pubblico – mentre gli altri 3 giorni saranno come sempre riservati a retailer e stampa. Organizzato su due livelli, il Salone ospiterà a pianterreno gli stand dei 14 espositori, e al piano superiore spazi culturali e didattici. Oltre a scoprire le novità dei marchi presenti, i visitatori potranno così partecipare a workshop e conferenze. In più, il programma dell’Auditorium sarà trasmesso su WeChat. Per la gioia dei giovani cinesi.

    Update: un’altra “bomba”?

    Ieri, in contemporanea sui profili Instagram di Swatch e di Blancpain, è apparso questo post sibillino: “Blancpain X Swatch – 9.9.2023”. Visto che qualcosa di analogo era uscito l’anno scorso per preannunciare il lancio del Moonswatch, ecco che tutti hanno dato per scontato un’operazione simile. Ci aspetta forse un Fifty Fathoms in bioceramica? Ci sta: a fine anno la collaborazione con Omega avrà fine, e i manager di Swatch Group vorranno bissarne il successo. E se fosse vero, la cosa si ripeterà con Breguet o Longines? Lo scopriremo solo vivendo.

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai… E spesso sono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità…

  • Longines HydroConquest GMT: bello e possibile

    Longines HydroConquest GMT: bello e possibile

    È ufficiale, Longines ci ha preso gusto a parlare al viaggiatore sportivo. La prova? Il nuovo Longines HydroConquest GMT, presentato proprio oggi e degno “fratello” dello Spirit Zulu Time, che per il marchio è stato il protagonista delle collezioni 2022. Una novità importante nel portafoglio della Clessidra Alata, per diversi motivi.

    Intanto, arricchisce un’offerta già piuttosto abbondante e variegata sia in termini di referenze, sia di funzioni, non solo nella collezione HydroConquest. In un momento in cui tanti marchi asciugano e razionalizzano il proprio range, è una strategia audace. Poi torna a battere forte sulla funzione GMT, sulla quale Longines vanta una sorta di copyright del quale va, giustamente, fiera. Non voglio tornare in maniera troppo approfondita su aneddoti storici che molti di voi conosceranno, ma proprio perché forse non sono noti a tutti, mi limiterò ad accennarli. 

    Un passettino indietro

    È assodato che GMT è l’acronimo di Greenwich Mean Time, o Tempo Medio di Greenwich. La sigla, in orologeria, indica il sistema di misurazione del secondo fuso orario utilizzando una lancetta sussidiaria delle ore, che si regola indipendentemente da quella principale. La misurazione dei fusi parte dal meridiano 0, sul quale è posto l’osservatorio astronomico londinese di Greenwich.

    Detto questo, il copyright di cui parlavo riguarda un orologio Longines risalente al 1925, il primo del Marchio a indicare un secondo fuso orario. Considerato il primo GMT della storia, aveva la cassa quadrata e a ore 12 riportava la bandiera che, nel sistema marittimo internazionale, indica la Zeta. Zeta come l’iniziale di Zulu, nel cosiddetto alfabeto Nato. E Zeta come Zero, ossia il meridiano di Greenwich, la cui ora è indicata proprio come Zulu Time.

    In realtà, il Marchio aveva già creato nel 1908 un orologio da tasca per il mercato turco in cui l’ora locale poteva essere convertita nell’ora occidentale grazie a un doppio contatore con relative lancette. Però, da quello all’attuale Longines HydroConquest GMT, di tempo e di spazio ce ne corre.

    Longines HydroConquest GMT: chiarezza al potere

    Arrivo allora al nuovo esemplare, che arricchisce la collezione subacquea per eccellenza del Brand, lanciata nel 2007. Per rendere la complicazione la più leggibile possibile, Longines ha scelto la cassa da 41 mm, già presente nella collezione corrente a fianco della 39, della 43 e della cassa femminile da 32 mm. 

    L’alternanza di superfici lucide e satinate tra carrure, anse e profilo zigrinato della lunetta denota l’attenzione alla preziosità delle finiture, anche in un modello dalla spiccata vocazione sportiva come il Longines HydroConquest GMT. Cassa più grande significa anche maggior apertura del quadrante, che aiuta la chiarezza delle informazioni.

    Per la visualizzazione del secondo fuso orario è stato utilizzato un anello piatto al di fuori del giro della minuteria, dove trovano posto gli indici delle 24 ore. Una scelta che rende la lettura del fuso più comoda rispetto, per esempio, a quella di un réhaut inclinato spesso utilizzata nei GMT. La metà inferiore dell’anello, su cui stanno le ore del giorno, è più chiara rispetto a quella superiore, riservata alle ore della notte. In entrambe, le cifre sono a contrasto.

    Quadrante e finiture

    Restando sul quadrante, bella la diversa lavorazione tra l’anello dei fusi e la parte centrale: soleil quest’ultima, liscia la prima. Un dettaglio che tradisce un’attenzione particolare alla qualità, su cui il Brand batte da tempo. Quattro sono i colori in cui è proposto il quadrante: verde, marrone, blu e nero. A parte il marrone, li troviamo già tutti nella collezione HydroConquest.

    Trattandosi di un subacqueo, la leggibilità non è solo riservata alla funzione GMT ma anche e soprattutto alle ore. Troviamo infatti le classiche lancette sfaccettate dell’HydroConquest, dorate lucide nelle referenze marrone e verde, rodiate lucide nelle versioni nera e blu. In queste ultime due, l’outline della punta della lancetta GMT è arancione o azzurro, come gli indici GMT nella parte superiore dei rispettivi quadranti. Anche questo un bel dettaglio di stile.

    Gli indici, applicati e belli grandi, sono generosamente ricoperti di Super-LumiNova. Lo troviamo anche sulle lancette di ore e minuti e sulla punta delle lancette GMT e dei secondi centrali, quest’ultima a “lollipop”. La lunetta girevole unidirezionale è in ceramica, ormai lo standard per la collezione, alla quale non poteva certo sfuggire il Longines HydroConquest GMT.

    Un calibro di cui fidarsi

    Per il movimento, il Marchio è andato sul sicuro. Il calibro automatico L844.5 che anima l’orologio è il fratello gemello dell’L844.4 incassato nello Spirit Zulu Time da 42 e 39 mm. Deriva dall’Eta A31.L01 – a sua volta sviluppato su base Eta 2892-A2 – al quale è stato aggiunto il modulo per l’indicazione del secondo fuso orario.

    Come tutti i movimenti Eta gode di un’affidabilità comprovata. Non stupisce dunque che Longines, come gli altri marchi di Swatch Group di cui Eta fa parte, utilizzi a piene mani calibri sviluppati sulla base di quelli della consociata. Il movimento che dà vita al Longines HydroConquest GMT, come l’Eta A31.L01, lavora a 25.200 alternanze/ora, con un’autonomia a piena carica di circa 72 ore.

    Una scelta di affidabilità dettata anche dalla natura di orologio sportivo professionale che caratterizza l’HydroConquest. Per un pezzo così, è necessario un movimento che non tradisce, la cui solidità costruttiva è in linea con quella complessiva dell’orologio, dalla cassa al bracciale.

    Cinturino o bracciale?

    A proposito di bracciale, per le nuove referenze Longines ha scelto la doppia opzione. Tutti gli orologi sono disponibili con un bracciale in acciaio inossidabile con maglie a forma di H interamente ridisegnate e chiusura con microregolazione, una novità per Longines. Soluzione ideale per adattare l’orologio, eventualmente, al di sopra di una muta da sub o nel caso il polso si dilati per il caldo.

    L’altra opzione è quella di un cinturino in caucciù nero o blu, in tinta con il quadrante delle due referenze; per quelle marrone e verde, invece, il cinturino è un Nato beige o verde. Anche per i due in caucciù è prevista una fibbia pieghevole con microregolazione.

    Come spesso accade, la scelta tra cinturino o bracciale influisce sul prezzo finale dell’orologio. Le referenze con bracciale acciaio e quelle con cinturino in caucciù costano 3.150 euro, più economiche quelle con il cinturino Nato in tessuto: 3.050 euro.

    Il Longines HydroConquest GMT, un potenziale fuoriclasse

    Che dire, quindi, per concludere? Magari vale la pena fare una riflessione di posizionamento sul mercato, al di là di generiche affermazione di marketing che ricordano come l’orologio sia destinato ad “accompagnare in ogni circostanza gli avventurieri moderni e gli sportivi più esigenti”. E la riflessione è che il Longines HydroConquest GMT può dare fastidio alla concorrenza. Per un motivo, principalmente: il rapporto qualità/prezzo.

    Un subacqueo da 30 bar, con queste finiture e questi dettagli a poco più di 3.000 euro non è facilissimo da trovare. Grazie anche al fatto che la scelta di un calibro “proprietario” ma non di manifattura aiuta molto a contenere il prezzo finale. Quando poi, auspicabilmente e come già accaduto per lo Zulu Time, arriverà la versione da 39 mm, l’orologio potrà diventare un fuoriclasse.

    Anche perché tra le complicazioni meno utilizzate, la funzione GMT rimane la più utile ed è molto amata. Ha meno senso su un subacqueo come l’HydroConquest anziché su un orologio da aviatore come lo Zulu Time, ma penso che gli appassionati chiuderanno un occhio e guarderanno più all’ottima fattura complessiva dell’orologio. Che hanno anche i modelli di altri marchi, ma in generale per qualche centinaio (se non migliaio) di euro in più. Una motivazione d’acquisto che, in questi tempi di rialzi generalizzati dei listini, pesa più che nel passato.

  • Longines Flagship Heritage, stregato dalla Luna

    Longines Flagship Heritage, stregato dalla Luna

    Lo scrittore americano John A. Shedd avrebbe potuto cedere una delle sue più celebri frasi come payoff per il Longines Flagship: «A ship in harbor is safe, but that’s not what ships are built for». Vale a dire, «una nave in porto è al sicuro, ma non è per questo che le navi sono costruite».

    Come le grandi navi sfidano le onde, uno dei più celebri orologi prodotti dalla Casa della Clessidra alata sfida il mare del tempo, forte di un fondello e di un nome che lo hanno sempre reso riconoscibile. Ma vado con ordine.

    Il successo negli anni del Boom

    Quando fu presentata, nel 1957, la collezione Longines Flagship voleva essere il segmento alto di gamma degli orologi a carica manuale del Marchio. L’investimento in termini di qualità fu notevole, poiché tutti i primi modelli prodotti erano animati o dal calibro 30L (con il contatore dei piccoli secondi), o dal calibro 30LS (con i secondi centrali). Movimenti robusti, affidabili e soprattutto precisi, poiché derivavano dal cronometro da competizione 30Z.

    Il successo del Longines Flagship fu subito importante, perché si poneva in un segmento di eccellenza come alternativa manuale all’automatico Conquest. In breve, il successo di cui godette indusse il management di Longines a introdurre anche una versione automatica. Si scelse il calibro 34x, che muoveva un altro top seller del marchio: l’Admiral

    Questo modello, prodotto in oro giallo o in acciaio, aveva il proprio segno distintivo sul retro. Il fondello aveva un medaglione ad altorilievo in smalto blu che raffigurava una nave ammiraglia, “flagship” in inglese, e che lo rese celebra tra i collezionisti e gli appassionati.

    Con il crescere del favore del pubblico e il conseguente aumento della produzione, dopo il 1963 Longines cercò di ottimizzare i costi sostituendo i calibri manuali 30L e 30LS con il calibro 490, mentre il calibro 380 automatico prese il posto del 34x. Alle casse in oro e in acciaio si affiancarono quelle in oro laminato o placcato.

    I nuovi Longines Flagship Heritage

    Lungo gli anni il Longines Flagship ha subito diversi aggiornamenti nell’estetica e nei materiali, rimanendo comunque fedele alla sua vocazione di dress watch. Lo testimoniano le più recenti versioni che lo hanno inserito nella collezione Heritage del marchio, quella con i caratteri più spiccatamente legati ai modelli storici. Tra gli aggiornamenti più recenti, quello del 2014 e del 2020 (vestito di nero) sono a mio parere i più riusciti.

    Proprio nel solco di questi ultimi si inseriscono i tre nuovi modelli appena svelati del Longines Flagship Heritage. Le referenze L4.815.4.78.2, L4.815.4.72.2 e L4.815.4.92.2 si distinguono tra loro principalmente per la finitura del quadrante che, a differenza delle ultime uscite del Flagship, ospita la complicazione delle fasi lunari, molto amate dal Brand. Presente nelle linee Master Collection, Primaluna, 1832, la complicazione necessita di un movimento ad hoc. Parto da qui.

    Un calibro prezioso

    I nuovi Longines Flagship Heritage sono animati dal calibro L899.5, che troviamo già in alcune referenze della collezione 1832. Si tratta di un movimento sviluppato su base Eta A31.L91, grazie alle sinergie che il produttore di calibri può garantire ai marchi di Swatch Group. Dal medesimo movimento Eta deriva il calibro Longines L899.2 che dà vita alle fasi lunari nella linea Master.

    Tornando al L899.5, il movimento da 11 linee ½ e 21 rubini ha una frequenza di 25.200 alternanze/ora ed è dichiarato da Longines con un’autonomia di 72 ore, anche se spesso gli è attribuita una riserva di carica di 64 ore.

    Poco importa. Ciò che conta è che il calibro L899.5 adotta alcuni di quelli che sono ormai gli standard tecnici per i movimenti di Swatch Group. Il più importante di essi è la spirale in silicio che, come credo ormai molti di voi sanno, è resistente ai campi magnetici e dà quindi all’orologio una maggiore accuratezza nella misurazione del tempo, con scarti minimi su base giornaliera.

    Guarda che Luna

    Detto questo, le fasi lunari sono appunto le vere protagoniste dei nuovi Longines Flagship Heritage. Si trovano sul quadrante a ore 6, posizione consueta anche per le referenze di altre collezioni, e fanno capolino dalla classica finestra bilobata. Intorno ad essa c’è l’anello del datario, in cui il giorno del mese è indicato da una lancetta.

    Gli indici dei cinque minuti sono sfaccettati e applicati mentre il giro della minuteria è stampato, in modo da rendere il quadrante molto leggero e arioso. Eleganti le lancette di ore e minuti, a daga, trattate con Super-LumiNova. La loro forma richiama quella delle lancette dei Longines anni ’60, una scelta di stile coerente con l’insieme dell’orologio.

    A proposito di coerenza, la misura della cassa in acciaio è la medesima della referenza del Longines Flagship Heritage attualmente in collezione. Il modello senza fasi lunari, con il datario e il contatore dei piccoli secondi a ore 6 misura infatti 38,5 mm di diametro, come le nuove referenze. Una taglia vicina a quelle dei pezzi delle origini, di cui richiama l’eleganza. Il fondello? Una chicca. Scopritelo nelle immagini della gallery.

    Il coraggio della qualità

    Come ho scritto sopra, i tre nuovi orologi si distinguono per la finitura dei quadranti e per i relativi cinturini abbinati. I quadranti sono opalino argentato, argentato soleil o blu soleil, tutti bombati come si conviene a un vero pezzo heritage.

    Il primo dei tre è molto classico e ricorda, in combinazione con gli indici e le lancette dorate, il Flagship Heritage piccoli secondi che è un caposaldo della collezione. Marrone, grigio o blu è il colore del cinturino in tinta.

    Eccoci al prezzo. I nuovi Flagship Heritage costano (l’un per l’altro) 3.300 euro. Una cifra importante per quella che è la scala prezzo di Longines, che dimostra come il Brand stia seguendo una strategia di posizionamento verso l’alto, almeno per quel che riguarda le collezioni principali. Una crescita dei prezzi non fine a sé stessa, ma dettata da un’offerta di contenuti tecnici migliorata rispetto alle referenze del passato.

    Posizionare questi tre orologi a un prezzo così impegnativo è anche un segnale di come Longines si fidi della sua collezione più rappresentativa, soprattutto se consideriamo che il 1832 con fasi lunari, sempre con calibro L899.5 ma con cassa da 40 mm, è proposto al pubblico a 2.550 euro. Introdotto nel 1957, il Longines Flagship del resto ha rappresentato una nuova visione per gli orologi ideati nella coraggiosa era del Boom economico. Orologi unici, progettati per la prima volta con nomi distintivi, che hanno consolidato negli appassionati il nuovo concetto di collezione, diventato la chiave di volta della pubblicità di Longines. Un marchio da percepire forte e sicuro come una nave ammiraglia.

  • Cronache dell’orologeria. News & previews 26/06/2023

    Cronache dell’orologeria. News & previews 26/06/2023

    Preparare le Cronache dell’orologeria, questa volta, è stato più arduo del solito. Tante, troppe le notizie arrivate in redazione: ci siamo dovuti forzare a compiere una sofferta ma necessaria scrematura, per evitare di trasformare le Cronache dell’orologeria in un Vanity Fair delle lancette… Del resto l’estate è il periodo migliore per sponsorizzare eventi, vestire testimonial, invitare Vip (veri o presunti) negli ambiti più diversi: dalla moda al cinema, dal turismo allo sport. E le marche non perdono una sola occasione, anzi: se ne inventano sempre di nuove. Leggere qui sotto per credere…

    Tra zoccoli e fascinator

    La regina delle pouliches ha dominato la corsa più chic d’Europa, il Prix de Diane Longines, disputato il 18 giugno all’ippodromo di Chantilly. Con una volata irresistibile, Blue Rose Cen e il suo jockey Aurélien Lemaitre hanno lasciato sul posto le avversarie, superate con varie lunghezze di vantaggio. Un’impresa da applausi ricompensata dalla Casa della Clessidra alata, main partner e cronometrista ufficiale dell’evento. Che ha premiato anche la più bella della giornata con il Longines DolceVita X YVY. Perfetto con il cappello più stravagante…

    Prestazioni da urlo

    Norqain ha scelto il campione olimpico Filippo Magnini come nuovo ambasciatore. Il nuotatore italiano è diventato così protagonista della campagna per il lancio del Norqain Wild One Skeleton, realizzato con un materiale rivoluzionario: il Norteq, sei volte più leggero dell’acciaio, tre volte e mezzo più leggero del titanio e in grado di assorbire gli urti durante le attività più estreme. E se lo mette lui – con i suoi quattro titoli mondiali, 17 ori europei e un bronzo olimpico ad Atene nella staffetta 4 x 200 m -, va bene anche per noi…

    100 anni di adrenalina

    Dal 29 giugno al 2 luglio, si terrà la Le Mans Classic 2023. Non una semplice gara biennale ma un grande raduno di auto d’epoca, ancora più speciale quest’anno perché festeggia il centenario della celeberrima 24 Ore di Le Mans. Scenderanno in pista circa 800 auto da corsa dal 1923 al 2010, 1.000 piloti in rappresentanza di 30 diversi Paesi, più di 150 espositori e 8.500 modelli esposti, per un pubblico previsto di oltre 200mila visitatori. A fare gli onori di casa, come sempre, Richard Mille, che lancerà per l’occasione un pezzo speciale. Ne riparleremo.

    Le signore delle Dolomiti

    La Dallara di Eberhard & Co. alla Leggenda di Bassano 2022

    Lo scorso weekend Eberhard & Co. è stato ancora una volta cronometrista ufficiale de La Leggenda di Bassano – Trofeo Giannino Marzotto, la gara di regolarità per auto storiche che fa sognare gli appassionati. Tante le meraviglie a quattro ruote che hanno sfilato sulle Dolomiti: una Maserati 250/200 SI del 1957, una Ferrari 250 Testa Rossa del ’59… Ma a vincere è stata la Singer Nine Sport del ’33 di Rossi e Antonelli. Di oggi invece la “madrina” della manifestazione: la Dallara Stradale pilotata dal mitico Miki Biasion, ambasciatore di Eberhard & Co., e dal Ceo Mario Peserico. Un sogno diverso.

    Cinema mon amour

    Anche quest’anno Hamilton si è associato ai Nastri d’Argento, i riconoscimenti che dal 1946 il sindacato dei giornalisti cinematografici italiani riserva ai protagonisti del grande schermo di casa nostra. Il Brand ha premiato con il suo Behind The Camera Award Colapesce e Dimartino, che per il loro primo film La primavera della mia vita hanno composto la colonna sonora e lavorato alla sceneggiatura. Al polso del duo, il Brand manager di Hamilton Italia Andreas Albeck ha messo un orologio dal forte legame con il cinema, il Khaki Field Murph.

    Uscirà nelle sale fra un paio di giorni – esattamente il 28 giugno – Indiana Jones e il quadrante del destino, il capitolo conclusivo (pare) della saga dell’archeologo/avventuriero più amato del grande schermo. Se andrete a vederlo, stateci attenti: Harrison Ford porterà al polso un Hamilton Boulton (mentre il fedele amico Renaldo avrà una versione speciale del Khaki Navy Scuba). Oltretutto, per la gioia dei fan di Indy, lo storico modello Art Déco torna appositamente in produzione. E basterà indossarlo, per riviverne le gesta. O quasi.

    Tanto c’è lo smartphone

    Rihanna non ha bisogno di presentazioni. Ogni suo outfit è un evento, un’ispirazione, una provocazione. E all’ultima sfilata di Louis Vuitton a Parigi, cui ha partecipato per sostenere l’amico Pharrell Williams, Direttore creativo del Brand, ha fatto ancora parlare di sé. La popstar, stilista, miliardaria – nonché fedele cliente di Jacob & Co. – al collo indossava un Brilliant Flying Tourbillon con 30 carati di diamanti baguette. Un modo inedito e originale di indossare l’orologio, certo, forse un nuovo must-have. Ma come diavolo faceva a leggere l’ora?

    Faraglioni e dintorni

    Capri è l’isola del glamour, del sole e del mare. E ora anche degli orologi Panerai. In collaborazione con Astrua, il Brand italo-svizzero ha infatti recentemente inaugurato una nuova boutique in Via Camerelle 5, la strada dello shopping-chic caprese. Un luogo dove è possibile scoprire le meraviglie delle collezioni Panerai, dalle edizioni speciali alle complicazioni. Ad accogliere i visitatori, un ambiente ispirato all’architettura e al design italiano, con materiali e colori che richiamano il mondo marino e le immersioni. Esclusivo anzichenò.

    Contro la sobrietà

    Seiko sarà Official Timekeeper della Como Lake Cocktail Week 2023, una settimana di appuntamenti (dal 28 giugno al 4 luglio prossimi) dedicati all’arte della miscelazione. Cocktail party, degustazioni e sfide tra i migliori bartender – locali e non – animeranno così le rive del Lario. Un evento perfettamente in linea con la collezione Presage Cocktail Time di Seiko, ispirata ai colori e alle sfumature dei drink più famosi. I cui quadranti sono realizzati con tecniche artigianali che creano effetti di luce e profondità. Senza farvi vedere doppio.

    N.B. Le nostre Cronache dell’orologeria non dormono mai, ma vengono riaggiornate durante la settimana. Continuate a seguire il nostro appuntamento per non perdervi nessuna novità.

  • Spirit Zulu Time 39mm, l’aviatore Longines in formato ridotto

    Spirit Zulu Time 39mm, l’aviatore Longines in formato ridotto

    Il triplo fuso orario di Longines cambia formato. A chi si chiede come mai un orologio uscito poco più di un anno fa sia già oggetto di un restyling, rispondo che è inutile farsi tanti film mentali e immaginarsi chissà che. Dare una rinfrescata a una collezione non è mai una cosa negativa, anzi. A volte rivela la capacità di un’azienda di essere agile: di sapersi adattare velocemente ai gusti del mercato, di poter adeguare con tempestività la produzione alle mutate esigenze estetiche. Altre volte ne dimostra le competenze, la lungimiranza di aver progettato fin dall’inizio una collezione completa e diversificata, in grado di soddisfare le richieste di diversi segmenti del mercato con lanci specifici distribuiti nel tempo. Nel caso del nuovo Spirit Zulu Time 39mm entrambe le ipotesi potrebbero essere valide, anche se io propendo per la seconda. Vediamo perché.

    Le dimensioni contano

    Lo Spirit Zulu Time originale ha la cassa di 42 mm di diametro (per saperne di più, qui c’è la recensione). Una dimensione che ben risponde al carattere “tecnico” dell’orologio e alla vocazione aeronautica dell’intera collezione. Però è vero anche che negli ultimi tempi si è affermata sempre più una domanda di esemplari dalla taglia ridotta, che in certi casi raggiunge addirittura i 36 mm di diametro. Esemplari più portabili, più discreti, perfino più comodi, proprio perché meno ingombranti. Riflesso di uno stile tradizionale, concreto e rassicurante, lontano dalla sbornia dell’apparire d’inizio Millennio.

    La nuova versione invece misura appunto 39 mm di diametro. Quei 3 millimetri in meno – poca roba, sembrerebbe –, in realtà fanno la differenza. Perché lo Spirit Zulu Time 39mm può essere indossato da un pubblico più ampio, che comprende gli uomini dal polso più snello. Cosa che, considerati i parametri della fisicità delle diverse popolazioni, in un’ottica di mercato globale non guasta proprio. E certo include anche le signore, alle quali in linea di massima i 42 mm restano preclusi in quanto oggettivamente troppo grandi. Ma i riferimenti alle grandi aviatrici del passato protagoniste delle campagne della collezione, da Amelia Earhart a Amy Johnson a Elinor Smith, fa intendere che Longines da sempre pensa anche alle donne…

    Il top di gamma

    A riprova che lo Spirit Zulu Time 39mm si rivolge a molte più persone, c’è anche l’inedito esemplare bicolore, dall’estetica più formale e preziosa. Realizzato interamente in acciaio come i precedenti, ha la lunetta girevole bidirezionale e la corona in oro giallo. La sfumatura calda del metallo ben si abbina all’inserto in ceramica color cioccolato, su cui si stagliano le indicazioni dorate delle 24 ore. Color oro sono anche i profili delle lancette, dei numeri arabi e della minuteria, rivestititi da Super-LumiNova old radium che accentua il sapore vintage dell’orologio. Una simile configurazione oltretutto ne rende lo stile immune dal susseguirsi delle mode, quasi atemporale.

    Da notare, sul quadrante antracite dalla finitura sabbiata, la presenza a ore 6 della finestrella del datario. Caratteristica imprescindibile per molti, sebbene poco amata dai puristi della bella orologeria, in questo caso mi sembra del tutto indolore (perfino benefica). Lo sfondo nero e i numeri dorati della data non solo si integrano nella successione dei numeri, ma ne alleggeriscono la sequenza – anche in vista delle scritte e delle cinque stellette sovrastanti. Dettagli, è vero, però significativi della cura nella progettazione dell’esemplare. Logico quindi che Longines metta questa referenza al top di gamma.

    La collezione Spirit Zulu Time 39mm

    Per il resto, gli altri modelli ricalcano i precedenti da 42 mm in produzione. Il Longines Spirit Zulu Time 39 mm è declinato sempre in 6 versioni: con il quadrante e la lunetta neri, con il quadrante e la lunetta blu, o con il quadrante antracite e la lunetta verde scuro. Ciascuna variante esiste sia con il bracciale in acciaio, sia con il cinturino in pelle, marrone o blu, sia con il cinturino Nato in tessuto. Un pratico sistema di intercambiabilità comunque ne consente la sostituzione in qualsiasi momento, senza bisogno di particolari attrezzi.

    Riguardo ai prezzi dei nuovi Spirit Zulu Time 39mm, si passa dai 3.350 euro delle referenze con cinturino ai 3.450 di quelle con bracciale. Il modello in acciaio e oro costa invece 4.550 euro con cinturino e 4.700 con bracciale. L’acquisto prevede esemplari in consegna immediata e altri disponibili su ordinazione, quindi è sempre opportuno un controllo sull’e-commerce ufficiale. A titolo informativo, poi, aggiungo che le versioni da 42 mm rimangono comunque in catalogo. Anzi, il lancio dei nuovi Spirit Zulu Time 39mm è anche occasione per ampliare la linea di ulteriori versioni – tra cui spicca un modello “grande” in acciaio e oro allo stesso prezzo del 39 mm. Rimando di nuovo al sito ufficiale per prenderne visione.

    Il calibro L844.4

    Al di là delle dimensioni di cassa e delle varianti cromatiche, tutti gli esemplari montano lo stesso movimento meccanico a carica automatica, su cui vale la pena spendere in conclusione qualche riga. Si tratta sempre del calibro L844.4, fabbricato in esclusiva da Eta per la Casa della Clessidra Alata. La base è il calibro A31.411, a sua volta una variazione del 2892-A2, con l’aggiunta della lancetta centrale a regolazione rapida, tramite la corona, per l’indicazione di un secondo fuso orario. Ricordo che – volendo – la visualizzazione di un terzo fuso orario si può impostare con la lunetta.

    Tra le caratteristiche principali del movimento, è importante citare almeno l’autonomia di 3 giorni e la spirale in silicio. La prima permette per esempio di ritrovare ancora in marcia l’orologio anche se non lo si indossa durante il weekend. La seconda consente una resistenza ai campi magnetici fino a 800 gauss (norma Iso764), quelli più diffusi nella quotidianità, e alle variazioni di temperatura. Entrambe contribuiscono alla costanza di marcia del calibro, che non a caso ha ottenuto il certificato ufficiale di cronometria rilasciato dal Cosc. Per le altre informazioni tecniche vi rimando alle didascalie.

  • Cronache dell’orologeria. Al Met Gala e altrove – 03/05/2023

    Cronache dell’orologeria. Al Met Gala e altrove – 03/05/2023

    Consueto appuntamento con le Cronache dell’orologeria. In gran parte dedicate, in questa puntata, al Met Gala, che si è tenuto come sempre la sera del 1° maggio al Metropolitan Museum of Art di New York. Non una serata qualsiasi, ma l’evento più atteso dell’anno nel mondo della moda e dintorni. Una ambitissima passerella cui hanno partecipato le maison e i personaggi più in vista del momento, fra pop star, divi del cinema, sportivi titolati e modell* (più o meno top) che in questa edizione hanno reso omaggio con i propri look a Karl Lagerfeld, il geniale e coltissimo stilista scomparso nel 2019.

    Ma non è certo per il tema – “Karl Lagerfeld: a Line of Beauty” – che ne parliamo in queste Cronache dell’orologeria. Né per i 50mila dollari a testa sborsati a sostegno del Museo dalle 400 celebrities che hanno risposto all’invito di Anna Wintour. Piuttosto, per gli orologi indossati dagli ospiti, fra quelli dichiarati e quelli paparazzati, così da fare il solito gioco del “chi indossa cosa” che piace tanto ai nostri lettori. Non si sa se per semplice curiosità o puro voyeurismo…

    Anche se le nostre Cronache dell’orologeria non si limitano alla serata del Met. Qui sotto troverete anche gli ultimi arrivi per quanto riguarda campagne e testimonial – per restare sempre in tema di celebrities. Così da comporre una sorta di C’era una volta… a Hollywood e dintorni, o se preferite C’era una volta in America in forma di gossip. Buona lettura.

    Le cronache dell’orologeria… mondana

    Foto Dimitrios Kambouris/Getty Images for The Met Museum/Vogue courtesy Chanel.

    Cominciamo da Chanel, a buon diritto visto che ha collaborato con kaiser Karl per una vita. Tante le celebrities ospiti della Casa: da Penélope Kruz a Dua Lipa, da Margot Robbie a Sofia Coppola, da Naomi Campbell a Gisele Bündchen (e l’elenco potrebbe continuare), tutte vestite, truccate e spesso ingioiellate dalla Maison della doppia C. Ma a noi interessa citare Kristen Stewart perché era l’unica del gruppo a indossare anche un orologio: un Code Coco in acciaio. Nascosto sotto la manica della giacca, nelle foto non si vede, ma giuriamo: c’era…

    Foto Jamie McCarthy/Getty Images courtesy IWC

    Eileen Gu, pluripremiata campionessa di freestyle nonché ambasciatrice IWC, ha partecipato al Met Gala più nel ruolo di modella che in quello di medaglia olimpica. Tant’è: fasciata in un lungo abito con tanto di strascico, sul red carpet si dilettava a giocare con un esemplare da tasca. E che esemplare: un Tribute to Pallweber Edition, uscito in occasione dei 150 anni della Casa di Sciaffusa, non paga del Portofino Automatic Day & Night 34 con cassa in oro rosa portato al polso. Il motivo? Dobbiamo proprio dirlo? “Two is megli’ che one”!

    Foto Christopher Polk/WWD via Getty Images courtesy Chanel

    Anche Omega ha partecipato all’evento newyorkese con uno stuolo di ambasciatori. E ciascuno indossava un esemplare adatto al caso: Eddie Redmayne un Aqua Terra Shades in acciaio con quadrante sabbia, Ke Huy Quan uno Speedmaster 57 in acciaio con quadrante verde, e Jonathan Bailey un Prestige in acciaio dal total look blu (il più elegante). Al top Nicole Kidman, divina in un abito di piume rosa firmato Chanel, con al polso un pezzo vintage: un Omega Sapphette del 1955 in oro bianco con diamanti, dal cristallo sfaccettato. Chic-chissimo.

    Foto @danielmartin

    E chic-chissima – ma non è una novità – era anche Michelle Yeoh, in un abito couture Karl Lagerfeld arricchito da gioielli di diamanti. Al polso portava uno dei suoi innumerevoli Richard Mille, un RM 07 con cassa in oro bianco e quadrante tempestati di brillanti, se la vista non ci inganna. C’è da dire che Mrs. Todt come ambassador è molto ligia: non solo ha disegnato parecchi orologi con il Marchio svizzero, ma non perde occasione per sfoggiare ogni volta un esemplare diverso. Date un’occhiata al suo feed di Ig e resterete senza parole.

    Accanto alla Direttrice di Vogue America, tra gli organizzatori e co-conduttori del Gala c’era anche Roger Federer. Impeccabile in un classicissimo tuxedo Dior, da bravo testimonial della Casa della Corona esibiva un Rolex Perpetual 1908 in oro bianco nuovo di zecca, mostrato in numerosi scatti e soprattutto nel plateale gesto di indossare gli occhiali da sole neri (un vezzo di Karl lagerfeld). No, dai, non arricciate il naso. Va bene l’indole sportiva, va bene il passato da numero 1 del tennis mondiale, ma cos’altro avrebbe dovuto mettere con lo smoking?

    Foto Mike Coppola/Getty Images courtesy Hublot

    Un Hublot invece era esibito con orgoglio da Bella Ramsey. Che qui indossava un Thom Brown custom-made, accompagnato al polso da un Big Bang Steel White Diamonds 38mm, con la lunetta (appunto) incastonata di diamanti. Nulla si sa riguardo alla partnership fra la Casa di Nyon e l’attrice britannica – nota per aver lavorato, giovanissima, nel Trono di Spade, ma ancor più come protagonista nel recente The Last of Us. Continuerà nel futuro oppure resterà one-spot, limitata in questa occasione? Ai posteri l’ardua sentenza.

    Foto @simuliu

    “Quando Donatella ti chiede di andare al Met, vai al f***ing Met”: così scrive Simu Liu nel post del proprio profilo Instagram. Del resto, Oltreoceano, l’attore cino-canadese è già famosissimo – mentre da noi lo diventerà, c’è da scommetterci, dopo l’uscita di Barbie. Comunque l’altra sera, evidentemente vestito Versace, ha completato il look stile K.L. con un bel Vacheron Constantin Overseas in acciaio. Sia chiaro, questo è puro gossip: la Maison ginevrina non ha diffuso alcuna comunicazione ufficiale. Ma noi lo abbiamo visto lo stesso…

    Lezione di stile

    Diventata da poco Ambasciatrice di eleganza Longines, Jennifer Lawrence è già protagonista del primo commercial della Casa della Clessidra Alata. In cui la carismatica attrice – sofisticata ma senza eccessi, molto naturale – incarna con misurato garbo il Longines DolceVita (in acciaio, con diamanti sui brancard), mentre con voce pacata declama un messaggio di fiducia in sé stessi. Il video, girato in studio con una scenografia essenziale, è un’efficace risposta all’irritante sguaiataggine che va per la maggiore. Merita: lo trovate fra i reel di Longines.

    Raise Vibrations

    Lenny Kravitz è il nuovo ambasciatore Jaeger-LeCoultre. Rocker, cantante, produttore, autore, polistrumentista, attore, designer, fotografo, in una parola creativo a 360 gradi, pare sia stato scelto dalla Grande Maison proprio perché rappresenta “l’archetipo dell’uomo moderno del Rinascimento” (qualsiasi cosa voglia dire). Di sicuro lo vedremo presto interpretare una nuova campagna insieme ad Anya Taylor-Joy. Intanto però si è già messo al polso un bel Reverso Tribute Duoface Tourbillon in oro rosa. Non proprio robetta…

    “Corto” d’autore

    S’intitola The Chase of Carrera il video realizzato da Tag Heuer per i 60 anni dell’omonima collezione. Non una semplice pubblicità, ma un vero e proprio “corto”, diretto da David Leitch (il regista di Bullet Train). Protagonista Ryan Goslin, racconta la caccia all’orologio rubato dall’attore sul set di un film (il nuovo Carrera Chronograph con vetro panoramico). Ed è un divertente action-movie in formato ridotto, fra ritmi serrati, inseguimenti, humour e con tanto di sorprese “invisibili” sulla storia dell’esemplare. Da vedere (qui).

  • Oroscopo di maggio. Previsioni e orologi, segno per segno

    Oroscopo di maggio. Previsioni e orologi, segno per segno

    Torniamo a voi con l’appuntamento astrologico. Qui di seguito i transiti planetari del mese (seriamente), più in basso (meno seriamente) le previsioni per ogni segno dello zodiaco con l’orologio più adatto alla situazione. Eccovi dunque il nostro oroscopo di maggio: un oroscopo tutto da leggere, perché nei diversi segni vi presentiamo pezzi davvero meritevoli di attenzione. Sempre con un tocco di ironia…

    I transiti planetari

    Luna piena il 5 Maggio nel segno dello Scorpione, che andrà scemando fino alla Luna Nuova del giorno 19: le energie di Selene, nei suoi quattro volti, accompagneranno questo mese mutando velocemente, come è nella loro natura.
    Il 7 maggio, a ridosso del plenilunio, Venere entrerà in Cancro ancora prossima alla quadratura con il lento Nettuno, evento del giorno 4, che contrappone le energie vitali della dea della Bellezza alla forza profonda del dio dell’Oceano.
    La prima quindicina del mese sarà caratterizzata da un Mercurio retrogrado: novità, cambiamenti, notizie. L’astro della comunicazione ci riserva sorprese.
    Il 16 maggio il poderoso Giove entrerà nel segno del Toro, mentre il giorno 20 sarà Marte ad entrare in Leone: sinergie significative, per chi scruta nel cielo.

    Ariete

    Lasciato alle spalle lo straordinario allineamento planetario dello scorso mese, non per questo meno eventi interessanti vi attendono in cielo. Giove – potentissimo ma anche ingombrante – ha abbandonato il vostro segno. Se lo stesso Sole vi ha lasciati per passare nel Toro, non dobbiamo dimenticare che voi Arieti, focosi come il vostro segno, troverete nel mese di maggio l’influenza taurina. Un’influenza terrigna e concreta che vi darà modo di impegnarvi a tramutare, all’insegna della solidità, le mille idee e intuizioni che vi caratterizzano. Per riuscirci, indossate un esemplare inscalfibile: vi aiuterà.

    CHANEL J12 Calibro 12.1 38 mm
    Cassa (38 mm) in ceramica ad alta resistenza, impermeabile fino a 20 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 12.1 realizzato in esclusiva, con autonomia di 70 ore e datario; antimagnetico, certificato cronometro dal Cosc. Quadrante laccato, numeri applicati in ceramica, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in ceramica ad alta resistenza. Esiste anche nero. 7.850 euro.

    Toro

    Secondo l’oroscopo di maggio, è il vostro momento speciale: la vostra determinazione, la capacità che vi contraddistingue saprà portare a compimento quanto da lungo agognate di veder realizzato. Che sia un’idea di tipo artistico, o una nuova casa, o un nuovo interesse lavorativo, il Sole in Toro irradierà di energie positive tutto quello che vorrete portare a destinazione. I risultati non mancheranno, la vostra tenacia darà i suoi frutti. Urano e Mercurio, così diversi, vi daranno modo di esaminare possibili scelte da punti di vista inattesi. Celebrate gli influssi benefici con un quadrante che ricorda un cielo stellato.

    VENEZIANICO Nereide Avventurina
    Cassa (42 mm) in acciaio, impemeabile fino a 20 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Sellita SW200-1, con datario. Quadrante in avventurina, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in tungsteno, vetro zaffiro, fondello inciso, cinturino in gomma. 950 euro.

    Gemelli

    Mercuriali ed estroversi, come potranno i Gemelli, con Marte in Leone, venir meno alla loro natura? Indocili, a volte insofferenti, ma simpatici e costruttivi, già iniziano a coltivare quelle fiammate di creatività che il loro segno caratterizza tanto bene. L’Ariete alle spalle ha aperto delle opportunità che il Sole in Toro dovrebbe aiutarvi a concretizzare. Talvolta, si tratta di rinunciare a un po’ della fantasia esplosiva che vi contraddistingue, ma a maggio, ogni tanto, forse è meglio lasciare i calzari alati e sentire nei piedi il peso dello zoccolo taurino. La leggerezza? Riservatela al polso.

    UNIMATIC Modello Uno U1S-T-MP
    Cassa (41,5 mm) in titanio grado 2 microsabbiato, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Sellita Sw200-01, con datario. Quadrante mat, lancette e indici luminescenti, ghiera girevole unidirezionale con inserto in alluminio, cinturino in gomma. Il packaging contiene un secondo cinturino Nato in tessuto. Edizione limitata di 500 esemplari, 1.440 euro.

    Cancro

    L’oroscopo di maggio segnala nel vostro segno sia Marte che Venere. Eros e battaglia, ma – ci raccomandiamo – che siano battaglie nel senso migliore del termine. Giove in Toro aiuterà certamente, soprattutto nelle decisioni importanti. Marte poi non è solo il Dio della guerra: ricordiamo come ceda alle lusinghe di Venere. Soprattutto per le lettrici, quindi, a buon intenditor… Saprete mettere a buon frutto le vostre capacità, su tutti i fronti. Ancor meglio con questo orologio al polso, dal nome allusivo.

    LOCMAN Amo Automatic
    Cassa (36 mm) in acciaio, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica rielaborato da S.I.O., con massa oscillante in oro rosa traforato, e datario. Quadrante in madreperla, indici con diamanti, vetro bombato con trattamento zaffiro, corona con cabochon, fondello trasparente, cinturino in pelle facilmente intercambiabile grazie alla particolare forma delle anse, simili ad ami da pescatore. 998 euro.

    Leone

    Fino alla metà del mese gli influssi di Giove si faranno sentire, ma il vigore di Mercurio in Toro andrà a sommarsi all’indomita natura del Re della Foresta. Meglio non farsi travolgere da vampate ed eccessi di energia, farsi forza per trattenersi e scegliere con l’atteggiamento più glaciale (quasi impossibile, lo so) quello che veramente è meglio per voi in questo momento. Opportuno resistere a scatti o a decisioni non meditate. Tergiversate: intanto potete vagliare il modello giusto in questa ricca collezione…

    OMEGA Aqua Terra Shades
    Cassa (38 o 34 mm) in acciaio, impermeabile fino a 15 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 8800 di manifattura, con spirale in silicio, scappamento Co-Axial; antimagnetico fino a 15mila gauss, certificato Master Chronometer dal Metas. Quadrante soleil, lancette e indici luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in acciaio. In 9 colori, 7.200 euro.

    Vergine

    L’oroscopo di maggio prevede un mese di sentimenti alterni, in cui non è del tutto chiaro neppure ai nati nel segno cosa effettivamente desiderino, in una sorta di visione poco chiara della propria strada. Saturno insiste, ma l’equilibrio che vi caratterizza resiste, talvolta fino al limite della stagnazione. Intorno al 17 Giove è stanziale, quasi a simboleggiare questa staticità. La seconda parte del mese scioglierà nodi e dubbi, anche se affronterete ogni decisione con la grazia che vi è connaturata. Nel frattempo fatevi luce con uno strumento luminoso…

    PERRELET Turbine Full Lum
    Cassa (44 mm) in acciaio Pvd nero, impermeabile fino a 5 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro P-331-MH di manifattura, con esclusiva tecnologia Turbine. Sottoquadrante, lancette, pale della Turbine, réhaut e numeri luminescenti, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in caucciù. Edizione limitata di 50 esemplari, 4.750 euro.

    Bilancia

    Liberate le spalle dall’incombenza di Giove, le cose procederanno speditamente anche per i nati nel segno della Bilancia. Mese curioso, all’insegna degli incontri: di persone, di opportunità, di eventi. Un consiglio: mettete da parte i timori, le ritrosie, la timidezza e lasciatevi andare verso nuove conoscenze, umane e spirituali. Sempre con la dovuta cautela, ma apritevi con un sorriso a chi forse non attende altro. Per questo, potrebbe esservi utile un protagonista dei Muppet…

    ORIS ProPilot x Kermit Edition
    Cassa (39 mm) in titanio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 400 di manifattura, antimagnetico, con autonomia di 5 giorni e datario con “Kermit day”. Quadrante opaco, lancette e indici applicati con Super-LumiNova, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, bracciale in titanio. 4.400 euro.

    Scorpione

    L’attentissimo Scorpione questo mese vedrà cambiamenti. Situazioni date per consolidate potranno evolvere, certezze potrebbero venir minate e un desiderio di tranquillità non trovare riscontro nei fatti. Attenzione alle vostre reazioni: non reagite d’impulso, per evitare di ferire chi magari si trovi nei vostri paraggi ma non abbia colpe. Giocate d’astuzia, analizzate con metodo tutti gli elementi e solo dopo, se sarà il caso, agite. Troverete sostegno e sicurezza in un esemplare dalla lunga autonomia.

    EBERHARD & CO. 8 Jours Grande Taille
    Cassa (41 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, con indicazione dell’autonomia di 8 giorni (dispositivo motore brevettato) e piccoli secondi. Quadrante soleil e argenté, vetro zaffiro bombato, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in pelle di alligatore. 4.280 euro.

    Sagittario

    Le posizioni planetarie di questo mese facilitano i nati sotto il segno del Sagittario, per i quali situazioni che si trascinavano apparentemente per sempre troveranno finalmente positiva evoluzione. L’ingresso di Marte in Leone darà energie vivificanti e farà da sprone verso nuove iniziative o decisioni alle quali guardare con fiducia. Sul fronte sentimentale, potrebbero esserci inattesi – ma favorevoli – cambiamenti. Siate ottimisti: volerete alto. Attrezzatevi già con un bel pilot’s.

    LONGINES Pilot Majetek
    Cassa a cuscino (43 mm) in acciaio, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L893.6 realizzato in esclusiva, con spirale in silicio, autonomia di 3 giorni e piccoli secondi; antimagnetico e con certificato di cronometro del Cosc. Quadrante opaco, lancette e indici applicati luminescenti, ghiera girevole bidirezionale, vetro zaffiro, fondello inciso, cinturino Nato in tessuto (prodotto con materiali riciclati). 4.000 euro.

    Capricorno

    Pianeti in sintonia per i nati sotto il segno del Capricorno. Ottima occasione, quindi, per avere fiducia e non lasciarsi sopraffare dall’impazienza o dal nervosismo. Le cose accadono a tempo debito, certamente con il nostro fondamentale aiuto. La tensione, anche se trattenuta, è comunque sempre percepibile e non predispone al meglio il vostro interlocutore. Un po’ più di serenità e di apertura ad accogliere quanto la vita vi propone. Avventura? Perché no… Con questo al polso sarete pronti a tutto.

    ROLEX Oyster Perpetual Explorer 40
    Cassa (40 mm) in Oystersteel, impermeabile fino a 10 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 3230 di manifattura, con autonomia di 70 ore; antimagnetico e con certificato di Cronometro Superlativo. Quadrante opaco, lancette, numeri e indici applicati con Chromalight, vetro zaffiro, bracciale in Oystersteel con sistema di estensione Easylink. 7.700 euro.

    Acquario

    Mese di alternanza, proprio per l’influsso di Giove nella prima metà e di Marte in Leone nella seconda metà. Pur tenendo tutto sotto controllo, i nati sotto il segno dell’Acquario sapranno anche fluidamente adattarsi al volere dell’universo, traendo dalle diverse situazioni il meglio per loro. Particolarmente positivo l’influsso delle stelle verso l’ultima parte del mese: una ragione di più per sopportare con un poco di stoicismo qualche contrattempo delle prime settimane. Che importa se per un po’ dovrete stare in apnea? Armatevi di uno strumento subacqueo.

    BAUME & MERCIER Riviera Azur 300 Mt
    Cassa (42 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Baumatic realizzato in esclusiva, con spirale in silicio, autonomia di 5 giorni e datario; antimagnetico. Quadrante in vetro zaffiro blu fumé, lancette e indici applicati luminescenti, ghiera girevole unidirezionale, vetro zaffiro, fondello con oblò in vetro zaffiro, cinturino in caucciù. 4.150 euro.

    Pesci

    L’oroscopo di maggio indica un inizio del mese segnato da Venere in Gemelli. Il che potrebbe portare un certo scompiglio, soprattutto nelle relazioni sentimentali e interpersonali. Dalla seconda decade in poi, però, una crescente serenità e un piacevole senso di sicurezza, ben percepibili, renderanno le giornate successive gradevoli e appaganti. L’estate ormai alle porte riscalderà i cuori e una notevole positività sembrerà caratterizzare gli incontri e le occasioni. Think pink: festeggiate la vita con un quadrante rosa!

    NOMOS GLASHÜTTE Tetra “Die Wildentschlossene”
    Cassa (29,5 mm x 6,5 mm di spessore) in acciaio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro Alfa di manifattura, con piccoli secondi. Quadrante opaco, contatore azuré, vetro zaffiro, fondello personalizzabile, cinturino in pelle vegan scamosciata. 1.860 euro.

  • Longines Spirit Flyback e i tempi di volo

    Longines Spirit Flyback e i tempi di volo

    Del Longines Spirit abbiamo già scritto in lungo e in largo. Quando è stata presentata la prima versione, quando è uscito il cronografo, e poi il “solo tempo” in titanio, il Gmt, e le tante variazioni sul tema… Non possiamo quindi ignorare il nuovo Longines Spirit Flyback, un tassello importante all’interno della collezione, lanciato proprio oggi. Un esemplare non solo in linea con il retaggio aeronautico di Longines, ma soprattutto dotato di una complicazione che appartiene al patrimonio storico della Maison di St-Imier. Per capirci meglio, dobbiamo fare un salto nel tempo e tornare a un secolo fa.

    Un po’ di storia

    Sin dalla fine dell’Ottocento, la Casa della Clessidra alata aveva fornito i propri cronometri da tasca alle pionieristiche missioni per l’esplorazione polare (come quelli in dotazione sulla nave di Luigi Amedeo di Savoia). Poi, nel 1919, diventa cronometrista ufficiale della Federazione Aeronautica Internazionale e inizia quindi la produzione di orologi appositamente studiati per la navigazione aerea. Precisi e robusti, certo, ma anche pratici e facili da maneggiare con i pesanti guanti da aviatore, in quelle fredde e scomode cabine di pilotaggio dell’epoca. Così, nel 1925, Longines sviluppa i primi cronografi da polso con funzione flyback.

    Nel 1935 deposita il brevetto di questa complicazione utile, concesso l’anno successivo. Allora la Manifattura crea il primo movimento di serie con funzione flyback: il glorioso calibro 13 ZN, poi industrailizzato nel ’40. Del resto, in quel decennio a cavallo degli anni Venti/Trenta, Longines mette a punto una serie di modelli da polso per piloti, alcuni veramente innovativi, quali lo Zulu Time, il Weems Second Setting o ancora il Lindbergh Angolo Orario. Strumenti utilizzati anche durante le grandi trasvolate che hanno fatto la storia dell’aviazione. Come le avventure dell’Ammiraglio Byrd, la cui figura leggendaria non a caso è associata al nuovo Longines Spirit Flyback.

    Entrato a far parte della squadra aerea della Marina statunitense nel 1918, Richard Evelyn Byrd (1888/1957) è stato fra i primi a sorvolare l’Artico, con il co-pilota Floyd Bennet nel 1926. (Anche se non toccò esattamente la verticale del Polo Nord, impresa riuscita pochi giorni dopo dal dirigibile Norge di Amundsen, Nobile ed Ellsworth). Comunque Byrd è ricordato soprattutto per le quattro spedizioni in Antartide realizzate fra il 1928 e il 1947, dove utilizzò cronometri e cronografi Longines. Se ne ha diretta testimonianza anche nei carteggi conservati negli archivi di St. Imier, in cui l’esploratore esprime apprezzamento per la strumentazione della Casa. In particolare, nella missione del 1939, porta con sé proprio un cronografo 13 ZN con funzione flyback.  

    Utilità meccaniche

    A proposito della funzione flyback, è opportuno ricordare di cosa si tratta. Chiamata anche “retour en vol”, è quella complicazione che permette di effettuare in modo immediato una sequenza di misurazioni rapide e consecutive. In pratica, basta premere il pulsante a ore 4 per riportare a zero la lancetta dei secondi crono, e rilasciarlo per farla ripartire, con un istantaneo riavvio del conteggio. Attraverso un’unica pressione dello stesso pulsante, quindi, si eseguono tre azioni: arresto, azzeramento e avvio di una nuova misurazione, praticamente in simultanea. Una bella comodità per i piloti d’antan, che per seguire il piano di volo dovevano invece fermare una rilevazione e riavviarne subito un’altra…

    Ovviamente implementare un movimento con la funzione flyback significa modificarlo, almeno in parte. In genere nei cronografi tradizionali non si può effettuare l’azzeramento durante il cronometraggio perché una leva di freno va a bloccare la lancetta dei secondi crono nella posizione in cui è stata fermata, per permettere la lettura della misurazione sul quadrante. Quando invece si azzera la lancetta dei secondi, la leva di freno si scosta e un’ulteriore leva porta, tramite una camma a cuore, la lancetta crono in una posizione obbligata di riposo. La funzione flyback prevede invece l’eliminazione del dispositivo che impedisce due avvii successivi, e la modifica del sistema di azzeramento, con una leva dedicata che permette di “disinnescare” il cronografo.

    Per il nuovo Longines Spirit Flyback, è stato progettato uno specifico movimento a carica automatica, del tutto nuovo: il calibro L791.4. Oltre alla funzione flyback, vanta la presenza di una ruota a colonne per lo smistamento delle funzioni crono e di un’autonomia di 68 ore. Com’è ormai consuetudine per Longines, il bilanciere monta una spirale in silicio, che rendere il movimento insensibile ai campi magnetici e agli sbalzi di temperatura. Caratteristiche che hanno consentito al calibro L791.4 di superare i test del Cosc e di ottenere il certificato ufficiale di cronometro. Tra l’altro, per la prima volta all’interno della collezione Longines Spirit, è mostrato attraverso il fondello trasparente. Si possono quindi apprezzare le finiture accurate, benché industriali, e la massa oscillante personalizzata dal globo e dalla scritta Longines Flyback.

    L’estetica del Longines Spirit Flyback

    Indispensabile, a questo punto, descriverne l’aspetto. La cassa del nuovo Longines Spirit Flyback, realizzata in acciaio lucido-satinato, misura 42 mm di diametro, come il precedente cronografo “semplice”. A differenza di quest’ultimo, però, riporta solo due contatori, per i minuti crono a ore 3 e per i secondi continui a ore 9. Il quadrante soleil è declinato in due colori: nero oppure blu, entrambi con lavorazione soleil sullo sfondo e contatori azuré. Lancette e numeri sono sottolineati da un profilo bronzo che accentua il sapore vintage. Ben equilibrato il lay-out, giocato sulla simmetria: al 12 si trovano il logo, la Clessidra alata e la scritta Automatic, mentre al 6 le cinque stelle applicate, in riferimento all’alta qualità dell’esemplare, circondate dalle scritte Flyback e Chronometer.

    La lunetta girevole bidirezionale ha un inserto in ceramica nello stesso colore del quadrante. I pulsanti a pompa sono un ulteriore elemento di gusto rétro, mentre la corona sovradimensionata è una chiara allusione al mondo dei pilot’s. Diverse le possibilità per indossarlo: un cinturino in pelle marrone o in tessuto blu, un altro Nato oppure un bracciale in acciaio a tre file. Tutti con fibbia déployante dotata di microregolazione per assicurare massimo comfort. Il sistema rapido di intercambiabilità permette comunque di adottare qualsiasi altro modello di cinturino o bracciale. Infine il prezzo al pubblico: 4.850 euro le versioni con cinturino, 5.000 quelle con bracciale. Sicuramente ben spesi.

  • Pilot Majetek, l’eroe dei cieli di Longines

    Pilot Majetek, l’eroe dei cieli di Longines

    Se di mestiere disegnassi orologi, probabilmente per me sarebbe una pacchia lavorare per Longines. L’epopea del Marchio è fatta di pezzi memorabili: basta scartabellare nei suoi archivi sterminati per trovare, anche con poca fatica, modelli cui ispirarsi e ai quali dare una nuova vita. Come nel caso del Pilot Majetek, un orologio da aviatore che ha una storia molto interessante e che Longines ha appena fatto atterrare nel Terzo millennio.

    Longines Pilot Majetek: le origini

    Dal 1935 al 1948 Longines produsse per i piloti cechi questo modello, sul cui fondello era incisa la scritta “Majetek Vojenské Spravy”, ossia “Proprietà dell’Esercito Cecoslovacco”. Da qui il nome con cui è diventato celebre e con cui scrisse alcune pagine eroiche durante gli anni difficili della Seconda Guerra Mondiale.

    Dopo l’occupazione tedesca nel 1938, molti piloti cechi fuggirono in Francia e da lì in Inghilterra, dove circa 90 di loro si unirono alla Royal Air Force. Ancora equipaggiati con i loro Longines, aiutarono la Gran Bretagna a combattere contro la Germania nazista ed ebbero un ruolo importante durante la Battaglia d’Inghilterra. Furono 29 gli aviatori cechi a diventare Flying Aces ufficiali – e uno di loro, Josef Frantisek, abbatté da solo 17 aerei tedeschi nel settembre 1940.

    Il Longines Pilot Majetek che lui, come i suoi commilitoni, portava al polso era dotato di una lunetta zigrinata girevole per indicare il tempo trascorso. Il quadrante nero con i numeri arabi, l’indicatore a forma di triangolo e le lancette a cattedrale ricoperti di radio erano facilmente leggibili al buio.

    Longines produsse questo modello con tre diversi movimenti (calibro 15.94, 15.26 o 15.68Z), sia per l’aviazione cecoslovacca sia per il mercato civile. Il calibro dell’orologio era alloggiato in una cassa a cuscino, in acciaio, da 40 mm, antimagnetica e resistente agli urti. Il quadrante era sormontato da un vetro infrangibile. Questo particolare design fu registrato il 1° aprile 1935 all’Ufficio Internazionale della Proprietà Industriale di Berna.

    Un secolo in volo

    Il cosiddetto Majetek è un esempio della storia che lega Longines al mondo dell’aviazione. Da Amelia Earhart a Elinor Smith, da Charles Lindbergh a Howard Hughes, sono innumerevoli i pionieri del volo che hanno legato il proprio nome a quello della Casa della Clessidra alata. Collaborazioni che hanno consentito al Marchio di Saint Imier di sviluppare competenze specifiche che, dopo 100 anni, mettono Longines ancora tra gli specialisti degli orologi da pilota.

    Proprio queste competenze hanno portato, per esempio, alla realizzazione nel 1925 del primo orologio da polso capace di indicare due fusi orari, lo Zulu Time, progenitore del modello presentato lo scorso anno. Una complicazione utile per i primi aviatori, che sarebbe poi diventata protagonista nelle collezioni di numerosi marchi.

    Pilota nell’anima

    Eccoci allora alla versione moderna del Pilot Majetek, che Longines ha appena paracadutato a noi direttamente dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Anche se, a dirla tutta, a Baselworld 2014 il Marchio aveva portato il modello Heritage 1935 che già era ispirato al Majetek, con alcune differenze importanti sia rispetto all’originale, sia al modello presentato ora. Di cui, immagino, vorrete sapere di più, quindi arrivo finalmente al sodo.

    L’aspetto dell’orologio è caratterizzato, come quello dei pilot storici, principalmente da un particolare: la ghiera fortemente zigrinata, adatta a essere maneggiata con i guanti da aviatore. È bidirezionale e abbinata a un triangolo di riferimento interno mobile luminescente, il cosiddetto Starting time indicator. Ruotando la lunetta, può essere posizionato sull’ora dalla quale si desidera far partire la misurazione della durata di un evento, tipicamente un decollo.

    Il triangolo si trova al di sopra del quadrante e sotto al vetro zaffiro, trattato antiriflesso all’interno e all’esterno, dal quale è indipendente. Nel modello del 1935, la lunetta e il vetro con lo Starting time indicator ruotavano insieme – mentre oggi il vetro è fisso, a beneficio dell’impermeabilità della cassa che arriva a 10 bar.

    Una cassa importante

    Già, la cassa… Sono 43 mm di solido acciaio, la cui forma coussin richiama quella dell’originale del secolo scorso, con l’aggiunta delle spallette proteggi-corona: una concessione al gusto moderno che bilancia l’estetica dell’orologio. Lo spessore è importante, 13,30 mm, e le anse molto corte provano a dare una migliore vestibilità a un esemplare che al polso si vede e si sente.

    È vero che gli orologi da aviatore hanno storicamente diametri importanti per favorire la leggibilità del quadrante, ma personalmente mi lascia un po’ perplesso il passaggio ai 43 mm. Il modello che ha ispirato il Longines Pilot Majetek misurava 40 mm (già l’Heritage 1935 di Baselworld 2014 era salito a 42) ed era un campione di pulizia e chiarezza. Ma immagino che la scelta sia dettata dalla volontà di inserire l’orologio nel perimetro estetico dei pilot contemporanei…

    Del resto le dimensioni del movimento non rinfluiscono minimamente su questa scelta. Nel Majetek c’è infatti il calibro L893.6, con certificazione di cronometro da parte del Cosc. Un movimento di derivazione Eta A31.L91 – al pari dell’L893.5 montato, per esempio, nell’Heritage Classic che però ha una cassa da 38,5 mm. D’accordo, quello è un dress watch, questo un tool watch (perdonatemi l’eccesso di anglicismi) e come tali chiamano misure differenti. Ma a mio parere, per quello che vale, i designer di Longines avrebbero potuto fare un lavoro altrettanto egregio con qualche millimetro in meno.

    Pilot Majetek: chiaro, essenziale, Longines

    Detto questo, la bontà complessiva del risultato non è in discussione. Lo si vede, per esempio, dal quadrante, di una sobrietà francescana. Nero opaco, accentua la visibilità dei numeri arabi bianchi, incisi e trattati con Super-LumiNova dalla tonalità old radium, effetto vintage. Le ore sono evidenziate dalla minuteria a chemin-de-fer che si ritrova nel contatore dei piccoli secondi a ore 6, posto a un livello leggermente inferiore rispetto a quello del quadrante.

    Per le lancette di ore e minuti, i designer di Longines si sono staccati dall’originale scegliendo la forma a bastone: erano a cattedrale sia nel pezzo degli anni ’30, sia nell’Heritage 1935 del 2014. Altra differenza è il font del logo, a ore 12. Nel nuovo Pilot Majetek è d’epoca ma in stampatello, mentre l’avo lo aveva in corsivo, con l’ulteriore scritta Anti-Magnetique sopra la secondina a ore 6.

    Niente datario, fortunatamente, a conservare l’allure dei primi modelli. Nell’edizione di Baselworld 2014 era invece presente a ore 6 e spezzava il contatore dei piccoli secondi in maniera piuttosto violenta e antiestetica.

    Tre cinturini, un solo prezzo

    Il Pilot Majetek è disponibile con tre diversi cinturini: pelle marrone o pelle verde, con impunture di fermo beige; oppure Nato, in tessuto color khaki, prodotto a partire da materiali riciclati. Le tre referenze costano tutte 4.000 euro. C’è poi un cofanetto speciale, con doppio cinturino, in pelle e Nato, che ha un prezzo suggerito al pubblico di 4.150 euro.

    Cifre tutto sommato competitive per un oggetto indubbiamente fuori dal coro, la cui estetica contribuisce a perpetuare il nomignolo con il quale divenne famoso il suo predecessore: big turtle, ossia tartarugona. Animale saggio, così come saggia si è dimostrata Longines nel produrre questa riedizione, perché la voglia di heritage non muore mai, specialmente se un orologio ha una storia da raccontare. E questo ce l’ha, eccome.

  • I 10 orologi del 2022 che ricorderemo

    I 10 orologi del 2022 che ricorderemo

    Il 2022 sta per finire (finalmente, diciamo noi, e siamo certi che molti di voi saranno d’accordo…). È lecito quindi chiedersi per cosa sarà ricordato in orologeria. Cioè, quali sono stati gli orologi più rappresentativi dell’anno. Quelli che hanno segnato i costumi, e in certi casi sono diventati essi stessi un fenomeno di costume. Perfino al centro delle cronache giornalistiche, nazionali e internazionali. Quelli che hanno suscitato scalpore, e hanno fatto parlare di più, nel bene e nel male. O semplicemente quelli che ci hanno colpito, che sono rimasti più impressi nei nostri ricordi. Ecco allora i 10 orologi del 2022, secondo noi.

    Perché 10? Beh, ovviamente, il numero è arbitrario. Però 15, o 20, o magari anche 30 o 50, non sarebbero ugualmente incisivi: più la cifra è maggiore e minore è la capacità di scelta. Mentre 7, o 5, o 3… no, sarebbero troppo pochi, troppo riduttivi. Ecco perché abbiamo deciso di scegliere i 10 orologi del 2022, non uno di meno né uno di più: un numero pieno, significativo, capace di cogliere come un’istantanea gli esemplari topici – decisivi, fondamentali – di questo momento storico.

    Con un’accortezza: come sempre, la nostra non vuole essere una top ten in ordine di importanza. Ma un semplice elenco – rigorosamente in ordine alfabetico – dei 10 orologi del 2022. Fateci sapere se siete d’accordo… I social sono lì per questo.

    BULGARI Octo Finissimo Ultra 10th Anniversary Cassa (40 mm di lato x 1,8 mm di spessore) in titanio. Movimento meccanico a carica manuale, calibro BVL 180 di manifattura, con platina/fondello in carburo di tungsteno. Display regolatore, cricchetto del bariletto con QR code che rimanda aun’esclusiva grafica Nft, bracciale in titanio sabbiato. Edizione limitata di 10 esemplari, 427mila franchi svizzeri.

    Un orologio da record (anche se poi superato dal Richard Mille qui sotto), super-elogiato dagli addetti ai lavori e praticamente scevro di critiche. Sicuramente una pietra miliare nella ricerca dell’ultrapiatto della Casa romana.

    HERMÈS Arceau Le Temp Voyageur Cassa (38 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro H1837, con ore del mondo, indicazione vagante di ore e minuti dell’ora locale, ora di casa a finestrella. Quadrante “Planisphère d’un monde équestre” disegnato da par Jérôme Colliard, cinturino in pelle di vitello Swift. 18mila euro.

    Un modo inedito di indicare le ore del mondo. Che non solo conferma il modo poetico della Maison di concepire il tempo, ma anche la genialità di Jean-François Mojon (sì, quello di Chronode e Cyrus), progettista del modulo della complicazione. Indimenticabile.

    LONGINES Ultra-Chron Cassa (43 mm) in acciaio, impermeabile fino a 30 atm. Movimento meccanico a carica automatica, calibro L836 ad alta frequenza, con spirale in silicio, certificato cronometro da Timelab. Quadrante effetto martellato, lunetta girevole unidirezionale con inserto in vetro zaffiro, cinturino Nato (oppure in pelle). 3.390 euro.

    Reboot di un esemplare del 1966, è piaciuto tanto agli estimatori del marchio (e non solo). Facile capire il perché: dall’estetica vintage all’alta frequenza, dalla costanza di marcia fino al prezzo, dalla sua ha tanti pregi…

    MAD EDITION M.A.D 1 Red Cassa (42 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro Miyota 821A ribaltato e modificato, con autonomia di 60 ore, rotore di carica (a tripla lama, in titanio e tungsteno) sul lato quadrante e indicazioni sulla carrure. Dettagli luminescenti, cinturino in pelle di vitello. 2.900 franchi svizzeri (tasse escluse).

    È vero: è uscito nel 2012, ma la prima edizione era fuori commercio. A grande richiesta, l’orologio creato da Max Busser & Friends ha raggiunto un pubblico più ampio solo quest’anno: ma, esaudite le prenotazioni, i pochi pezzi rimasti sono andati a ruba. Tramite lotteria. Anche i 100 esemplari realizzati per Corvo sono spariti in un amen. Ora si replica – sempre con lotteria – all’inizio del 2023.

    OMEGA Speedmaster Chrono Chime Cassa (45 mm) in oro Sedna. Movimento meccanico a carica manuale, calibro Co-Axial Master Chronometer 1932 di manifattura, con autonomia di 60 ore, cronografo con funzione sdoppiante e ripetizione minuti. Quadrante in avventurina blu, lunetta con scala tachimetrica, bracciale in oro Sedna. 549mila euro.

    È l’Omega più complicato di sempre. E per questo resterà per sempre nella memoria collettiva…

    OMEGA x SWATCH MoonSwatch Cassa (42 mm) in Bioceramic. Movimento al quarzo Swiss made, cronografo con secondi continui. Quadrante mat, lunetta con scala tachimetrica (con tanto di Dot over 90), cinturino in Velcro. 260 euro.

    Non ce ne vogliano gli altri marchi, ma in un’ipotetica classifica dei 10 orologi del 2022 sarebbe probabilmente in pole position. Per il clamore che ha suscitato, anzi, la follia collettiva: l’odio/amore incondizionato, le file interminabili davanti ai negozi, le speculazioni che lo hanno spinto a prezzi assurdi… Noi abbiamo scelto il Mission to the Moon, ma andrebbe bene uno qualsiasi degli 11 esemplari della collezione.

    PARMIGIANI FLEURIER Tonda Gmt Rattrapante Cassa (40 mm) in acciaio. Movimento meccanico a carica automatica, calibro PF051 di manifattura, con micro-rotore decentrato e doppio fuso orario con funzione sdoppiante. Quadrante guilloché Grain d’Orge, lunetta zigrinata in platino, bracciale in acciaio. 26mila euro.

    Una “vera” prima mondiale: applicare la funzione sdoppiante alla lancetta del Gmt è stato davvero geniale. Talmente naturale da sembrare la scoperta dell’acqua calda. Eppure prima non c’era…

    PATEK PHILIPPE Nautilus Ref. 5811 Cassa (41 mm) in oro bianco, impermeabile fino a 12 atm. Movimento meccanico a caric automatica, calibro 26-330 S C di manifattura, con datario. Quadrante soleil sfumato con rilievo orizzontale inciso, bracciale in oro bianco. 70.350 euro.

    Lo scorso anno, l’uscita di scena del 5711 aveva creato sconforto e lanciato in orbita i costi dell’usato. Il nuovo 5811 ha un millimetro in più, è più prezioso e ha un altro prezzo. Ma che importa? Il cult di Patek è tornato…

    RICHARD MILLE RM-UP 01 Ferrari Cassa (51 x 39 x 1,75 mm) in titanio grado 5. Movimento meccanico a carica manuale, calibro RMUp-01 di manifattura, e di forma (2,82 g di peso), con selettore di funzione. Vetri zaffiri (0,2 mm di spessore), cinurino in pelle. 1,7 milioni di franchi svizzeri (tasse escluse).

    Un altro orologio che ha fatto discutere (per l’estetica, la costruzione, il prezzo…): odiatissimo o amatissimo, senza vie di mezzo. Ma è un dato di fatto che mai s’era visto qualcosa del genere. Una vera bomba!

    ROLEX Deepsea Challenge Cassa (50 mm) in titanio Rlx, impermeabile fino a 1100 atm, con valvola di decompressione e sistema Ringlock. Movimento meccanico a carica automatica, calibro 3230 di manifattura, con autonomia di 70 ore. Quadrante mat, lunetta girevole unidirezionale in Cerachrom, vetro zaffiro di 9,5 mm, bracciale in titanio Rlx. 26.100 euro.

    Il primo Rolex in titanio, il primo con una simile e impressionante tenuta stagna, eppure apprezzato da pochi e incompreso da troppi.

  • Brevi di cronaca dell’orologeria. News & previews – 17/11/2022

    Brevi di cronaca dell’orologeria. News & previews – 17/11/2022

    Rieccoci, finalmente, con le brevi di cronaca dell’orologeria. Una pagina che mancava ormai da tempo e che torniamo a realizzare per tenervi aggiornati, e raccontarvi le ultime novità di intrattenimento. Fra le molteplici notizie delle scorse settimane, ecco quindi la nostra selezione. Brevi di cronaca in arrivo da Milano, Ginevra, Hollywood… e da Hogwarts. Sì, perché tra gli eventi di cinema, aste, fiere e anniversari, c’è stata perfino un’escursione nel mondo della magia, appunto. Per far sognare sempre più gli appassionati. Buona lettura.

    Che chic!

    Longines annovera una nuova Ambasciatrice d’eleganza: Jennifer Lawrence. L’attrice americana, premio Oscar e indimenticabile interprete dell’eroina del franchise distopico The Hunger Games, raggiunge così le altre star già parte della famiglia: Kate Winslet, Simon Baker o Regé-Jean Page… “È una fonte d’ispirazione per le donne di ogni età”, ha dichiarato, orgoglioso del nuovo arrivo, il Ceo Matthias Breschan. Come dargli torto? Lo charme naturale di Jennifer era evidente perfino nei panni di Katniss Everdeen…

    Dietro la macchina da presa

    Foto Alberto E. Rodriguez / Getty Images for Los Angeles Confidential / Hamilton Behind the Camera.

    Hamilton ama Hollywood, e viceversa. Il marchio americano apparso in oltre 500 film, tra grande e piccolo schermo, anche quest’anno ha celebrato i professionisti che lavorano dietro le quinte. E che con il loro silenzioso supporto svolgono un ruolo chiave nella realizzazione di una pellicola. A loro è dedicata la cerimonia della XII edizione degli Hamilton Behind the Camera Awards, andata in scena a Los Angeles il 5 novembre per premiare le maestranze del cinema. Tra cui Luca Guadagnino, miglior regia per Bones and all (nelle sale dal 23/11).

    Prezzo record

    Proprio così. Il 1815 Chronograph “Hampton Court Edition” è stato battuto da Phillips Ginevra, il 6 novembre, per oltre un milione di euro. Si tratta del risultato d’asta più alto mai raggiunto da un orologio da polso di A. Lange & Söhne. Cifra più che meritata. Si tratta infatti di un pezzo unico, presentato al Concours of Elegance a inizio settembre, dove aveva destato immediato scalpore. L’intero ricavato sarà devoluto al Prince’s Trust, associazione fondata da Re Carlo III nel 1976 per supportare l’autorealizzazione delle giovani generazioni.

    Festeggiamenti

    È tempo di anniversari a Milano per Luigi Verga Orologi. La storica orologeria celebra i 75 anni della famiglia nel settore, attraverso quattro generazioni, e i 25 anni di attività in corso Vercelli. Infatti, se risale al 1947 l’inaugurazione della prima vetrina in via Mazzini, all’ombra del Duomo, è del ’97 l’apertura del “salotto del tempo” sotto la guida di Valeria Verga. Per festeggiare la ricorrenza, il negozio si è regalato l’ingresso di un nuovo marchio: Longines. Così famoso da non aver bisogno di presentazioni…

    Passione due ruote

    I piloti lo sanno: a volte la vittoria è una questione di nanosecondi. In linea con la tradizione di Cronometrista ufficiale in MotoGP e Superbike, Tissot ha rinnovato, per il 15° anno consecutivo, la collaborazione con Eicma. La 79a edizione del Salone internazionale del ciclo e motociclo si è svolta dal 9 al 13 novembre nei padiglioni di Rho Fiera Milano. Come di consueto, nell’arena esterna del MotoLive, ha ospitato show adrenalinici con gare nazionali e internazionali di super enduro, motocross femminile, supercross e quad cross.

    Fatto il misfatto!

    Per chi è a corto di idee per i regali di Natale, eccone una che farà la gioia degli aficionados die hard di Harry Potter. La collezione di Fossil dedicata al maghetto comprende quattro orologi con i simboli e i colori delle Case di Hogwarts: Grifondoro, Serpeverde, Tassorosso e Corvonero (con tanto di mascotte raffigurate sotto le lancette). Più un automatico in edizione limitata con il quadrante ispirato al Wizarding World. Non solo. C’è anche una serie di bijoux a tema, tipo gli orecchini a forma di Boccino d’oro, occhiali di Harry o di saetta. 

  • Longines Record Heritage: linee rétro, performance attuali

    Longines Record Heritage: linee rétro, performance attuali

    La grande nuotatrice americana Ethelda Bleibtrey è celebre, oltre che per le sue medaglie d’oro ai Giochi di Anversa del 1920, anche per una frase emblematica: «I record sono come le bolle. Scompaiono velocemente». Non credo che Longines la pensi così, almeno per quanto riguarda le sue collezioni: la linea Record è infatti viva e vegeta. E, nonostante i suoi soli cinque anni di vita, ha la stoffa di una veterana. Lo conferma il nuovo cronografo Longines Record Heritage.

    La collezione Longines Record

    Lanciata nel 2017 e sviluppatasi in quattro misure di cassa (26, 30, 38,5 e 40 mm), la linea Longines Record guarda indifferentemente all’uomo e alla donna. Il punto di forza sta nei calibri: tutti i movimenti della collezione Record, nessuno escluso, sono certificati dal Cosc, l’Istituto ufficiale svizzero di controllo dei cronometri.

    Una scelta che non è una scommessa, ma il frutto della visione che Matthias Breschan, il Ceo di Longines, ha del marchio, della sua storia e soprattutto del suo presente. Non a caso ha concentrato molto la propria strategia di brand sui movimenti e sugli aspetti tecnici, oltre che sullo stile. Il suo obiettivo è quello di offrire il meglio dell’orologeria, abbinando design vintage e tecnologia contemporanea. In questo senso, la collezione Record è il prodotto perfetto.

    Eleganza vintage

    Non nego che vedere per la prima volta un cronografo all’interno della collezione Record mi abbia stupito. Non perché non me lo aspettassi, anzi, ha molto senso per quello che questa linea è. Ciò che a mio avviso colpisce positivamente è l’estetica, che avvicina l’orologio ad altre collezioni del marchio, come per esempio la Heritage, pur restando perfettamente coerente al dettato tecnico e alla filosofia della Record.

    Intanto, il cronografo Longines Record Heritage rimane all’interno del range di dimensioni della collezione. La cassa in acciaio misura infatti 40 mm di diametro per 13,8 di spessore e ha una bella lavorazione satinata sulla carrure che si alterna alla finitura lucida della lunetta e delle anse. Queste ultime sono piuttosto pronunciate e danno l’idea di rendere l’orologio più adatto a polsi importanti. Purtroppo non ho ancora avuto modo di indossarlo, mi riservo di tornare da voi su questo aspetto dopo una prova.

    Sono lucidi anche i pulsanti del cronografo, di forma rettangolare come nei pezzi degli anni ‘50, che avevano spesso la cassa al di sotto dei 40 mm. Penso che con il Record Heritage, Longines abbia scelto questa misura più per rendere l’orologio coerente con l’insieme della collezione che per preservarne lo spirito vintage. Ben dimensionata la corona, che troviamo molto simile sugli altri orologi della linea Record, con una zigrinatura pronunciata e fatta apposta per agevolare la presa e l’utilizzo.

    Fedele alla tradizione di Longines

    Come ho scritto sopra, questo è il primo cronografo della collezione Record. Ma è una prima assoluta anche per un altro motivo: nonostante le numerose varianti a catalogo nella linea, non c’erano ancora referenze che presentassero un quadrante nero con indici dorati. Nel caso del Record Heritage, questo ha dato vita a un orologio accattivante, preservando un abbinamento cromatico molto in linea con l’epoca a cui il cronografo si ispira.

    Pulito e leggibile, il quadrante ha gli indici applicati, cifre arabe dorate per le ore pari e indici sottili per quelle dispari. Vi sono riportate due scale: una interna per i secondi e una scala tachimetrica esterna, con base 1000. Tutte le informazioni dorate spiccano decisamente sul colore nero opaco del fondo e l’intera estetica attinge fortemente all’eredità vintage del Record, dalle lancette a forma di foglia al carattere tipografico tradizionale.

    Curata la lavorazione dei due contatori, quello dei secondi continui posto a ore 3 e quello dei 30 minuti a ore 9: entrambi sono rifiniti con un elegante motivo a cerchi concentrici. Nel Longines Record Heritage non c’è il datario, per forza di cose. Anche se spesso richiesta dai clienti (meno dagli appassionati puristi…), quella finestrella sarebbe stata un anacronismo su un orologio ispirato ai pezzi della metà del ‘900.

    Record Heritage Chronograph: il calibro

    Sotto al cofano del Record Heritage Chronograph, Longines ha messo uno dei suoi motori più affidabili. Il calibro L895.4 è una derivazione dell’L895.2, a sua volta sviluppato su base ETA A31.L01. Il calibro L895.2 è utilizzato nei cronografi bicompax Longines come l’Heritage Classic Chronograph e l’Heritage Chronograph Tuxedo.

    È interessante però notare che il movimento di base L895 incassato nel Longines Record Heritage è stato notevolmente ottimizzato. Intanto, come detto, la nuova versione è certificata Cosc; la spirale è in silicio, come ormai nello standard delle referenze più pregiate di Longines e di altri marchi di Swatch Group, anche se a tendere dovrebbe diventare lo standard. La riserva di carica è stata estesa da 54 a 59 ore, mantenendo la frequenza di 28.800 alternanze/ora.

    Unico dettaglio fuori posto, a mio avviso, è il fondello trasparente. Oltre a non essere “heritage”, mette in evidenza l’anello d’incassaggio piuttosto spesso, il quale crea un “effetto ciambella” che personalmente trovo poco gradevole. Parere del tutto personale e come tale prendetelo.

    L’importanza del dettaglio

    Trasparenza per trasparenza, è invece spia di attenzione alla qualità la lavorazione del vetro zaffiro con trattamento antiriflesso multistrato, sia all’interno sia all’esterno. Un dettaglio che spesso fa la differenza nel far lievitare non poco il prezzo dell’orologio, ma non qui. Ci torno tra poco.

    Non prima di aver parlato del cinturino in pelle marrone con impunture écru, forse troppo moderno per un orologio così classico; un po’ più di patina, come per esempio su quello dell’Heritage Military, non avrebbe guastato. Bello, invece, il bracciale in acciaio a sette file, lavorate lucide e satinate, con chiusura déployante a pulsante.

    Qualità e prezzo: una riflessione

    Il fatto che parli del bracciale e del cinturino verso la fine non deve far dimenticare che, spesso, la qualità di un orologio si giudica dal grado di attenzione che il marchio dedica alla loro lavorazione. Il rischio di creare qualcosa di cheap, pensando che ciò che conta siano solo il quadrante e la cassa, è infatti dietro l’angolo.

    In questo caso, inoltre, l’aver lasciato il discorso in fondo è funzionale anche per parlare del prezzo del Record Heritage di Longines: 3.190 euro, sia nella versione con cinturino sia in quella con bracciale. Non è una banalità: spesso quest’ultimo sposta di qualche centinaio di euro in su il prezzo rispetto al primo.

    Un prezzo comunque niente male per un orologio che ha contenuti tecnici importanti e un’estetica ricercata. Giusto per restare in famiglia, l’Heritage Chronograph Tuxedo, che non è un Cosc, costa 3.360 euro. È la prova del fatto che Longines persegue ormai una filosofia coerente di prodotto in rapporto al costo che la sta posizionando in modo sempre più forte, sia sul mercato sia nel portafoglio di Swatch Group. Una filosofia che non sparirà velocemente come una bolla, credo.

  • Purché sia sport. News & previews – 12/10/2022

    Purché sia sport. News & previews – 12/10/2022

    Festa di compleanno

    Mezzo secolo fa nasceva la Porsche Carrera 911 Rs 2.7. Per celebrarla, Tag Heuer – dallo scorso anno partner della Casa di Stoccarda – ha realizzato una doppia edizione limitata (in oro e in acciaio) dell’omonimo cronografo. Lo scorso 5 ottobre, poi, l’orologio e la vettura sono stati festeggiati a Parigi con un party in place Vendôme. Affollato di celebrità: oltre a Frédéric e Bernard Arnault, Detlev von Platen e molti volti noti del mondo dello spettacolo, da Alexandra Daddario a Jaden Smith (nella foto), fino a Guy Berryman dei Coldplay…

    Art de vivre à la française

    40 club, 700 auto, 20mila visitatori. Sono i numeri dell’ultimo Chantilly Arts et Élégance Richard Mille, che si è svolto dal 23 al 25 settembre. Tornato alla grande dopo tre anni (per ovvi motivi), non è stato però un semplice concorso per amanti di auto d’epoca. Ma un sontuoso garden party nell’intero Domain de Chantilly – dal castello alle grandi scuderie al parco di Le Nôtre. Tra gli ospiti, molti ambassador RM – come Diana Luna, Thomas Roussel, Benjamin Millepied – e soprattutto… i bambini, protagonisti dell’evento. Con tanto di risvolti charity.

    Ricordando la Dakar

    Tutti conoscono la Parigi-Dakar. Non tutti però sanno che nel 1983 Cartier creò appositamente un orologio, con la cassa in oro a forma di copricapo tuareg, per chi avesse vinto due volte consecutive il mitico rally (nel percorso originario). Impresa riuscita nell’84 e ’85 al motociclista belga Gaston Rahier. A fine settembre, quel Cartier Cheich è riapparso in asta da Sotheby’s, ed è stato battuto per 1 milione e 3mila euro. Il fortunato acquirente si è così aggiudicato un’autentica rarità: gli altri due esemplari esistenti non usciranno mai dai forzieri Cartier…

    Precisione in volo

    Nuova partnership “aerea” per Hamilton, che lo scorso settembre ha stretto un accordo con Air-Glaciers, la squadra di elisoccorso alpino considerata una delle migliori del mondo. Forte di una secolare esperienza nel campo dell’aeronautica – iniziata nel 1918 -, il Marchio mette così a disposizione dei piloti della compagnia svizzera di elicotteri il supporto di cronografi specializzati, come il Khaki Aviation Converter o l’XWind. Perché nei salvataggi estremi, a volte, pochi secondi possono davvero fare la differenza…

    Cavalli, che passione #1

    Dal 29 settembre al 2 ottobre, nella splendida cornice del Real Club de Polo di Barcellona, si è svolta la finale della Longines Fei Jumping Nation Cup 2022. La vittoria è andata al team dei Paesi Bassi, l’Irlanda e il Belgio si sono invece piazzati rispettivamente al secondo e al terzo posto. Title partner dell’evento ippico al top del salto a ostacoli, la Casa della Clessidra alata ha presentato come orologio ufficiale il Moonphase della Master Collection. Mentre il Ceo Matthias Breschan ha premiato con altri esemplari i fantini olandesi.

    Cavalli, che passione #2

    Ma i recenti impegni di Longines nelle gare di ippica non si limitano qui. Sempre il 2 ottobre scorso, al prestigioso Ippodromo di ParisLongchamp, la Maison di St. Imier ha cronometrato anche i tempi di quella che per molti è la migliore corsa di cavalli del mondo: il Qatar Prix de l’Arc de Triomphe. Che ha visto tagliare per primo il traguardo l’Alpinista con in sella Morris Duke. Un’occasione ideale anche per presentare la nuova collezione Longines DolceVita X YVY, sviluppata con la designer svizzera Yvonne Reichmuth. Dal tema equestre.

    Pedalare…

    Il 1° e il 2 ottobre si è svolta la 25a edizione dell’Eroica. Non una semplice gara, ma un evento di ciclismo epico: che quest’anno ha riunito più di 9.500 bici storiche (costruite prima del 1987), su e giù per le strade bianche del Chianti e della Val d’Orcia, con percorsi differenti per lunghezza e difficoltà. In omaggio alla manifestazione, Unimatic ha creato un orologio dedicato: un Modello Uno ref. U1-ER con cassa in acciaio e quadrante degradé “rosso e nero L’Eroica”. Realizzato in 300 esemplari, si può trovare solo su Timeunique.

  • Longines Master Collection 190th Anniversary. Eleganza amarcord

    Longines Master Collection 190th Anniversary. Eleganza amarcord

    Quasi due secoli di storia: 190 anni per essere precisi. Fondata a Saint-Imier nel 1832, la Casa della Clessidra Alata festeggia la ricorrenza con The Longines Master Collection 190th Anniversary. Una trilogia orologiera che rende omaggio al passato della Maison attraverso la trasmissione dei suoi valori fondanti: il rispetto della tradizione e la capacità di innovare. Capisaldi – o, se preferite un termine caro al marketing, pillar – della stessa Master Collection. Una collezione che fin dagli esordi, nel 2005, è stata capace non solo di coniugare stile sobrio e impeccabile con contenuti tecnici attualissimi. Ma anche di tramandare l’essenza stessa dell’orologeria: un savoir-faire codificato ma continuamente rinnovato dalla ricerca di materiali, componenti, tecnologie. In linea appunto con il lungo retaggio dell’azienda.

    Un ricco patrimonio

    La fabbrica dei “prati allungati” – il nome deriva dai lotti di terreno lungo il fiume Suze che solca la valle, chiamati appunto Les Longines – nel tempo ha contribuito infatti al processo di modernizzazione dell’intera orologeria. È stata una delle prime a riunire sotto lo stesso tetto le diverse competenze orologiere, prima disperse nelle case degli artigiani secondo i metodi dell’établissage. Una delle prime a servirsi delle macchine, ad automatizzare la produzione dei propri esemplari. A utilizzare le turbine idroelettriche per migliorare la qualità dei componenti, con l’obiettivo di migliorare sempre più la precisione dei propri orologi.

    Da questo approccio deriva una serie di traguardi e di riconoscimenti. Per citarli tutti dovremmo scrivere un libro, qui è sufficiente ricordarne solo alcuni. Come il primo cronografo da tasca, quel Calibro 20H del 1878 con cui Longines ha iniziato a dare un significativo contributo all’evoluzione del cronometraggio sportivo; tant’è che via via ha sviluppato dispositivi in grado di misurare il 5°, il 10°, il 100° e perfino il milionesimo di secondo, sempre più specializzati per le varie discipline.

    Almeno da ricordare sono poi il Wheems Second Setting e il Lindbergh Hour Angle, due pietre miliari per la navigazione aerea, rispettivamente del 1927 e ’31. Il brevetto della cassa “Compressor“, per garantire la tenuta stagna durante le immersioni subacquee, di fine anni Cinquanta. E ancora i tanti premi ottenuti nelle esposizioni internazionali o universali e nei concorsi di cronometria. Tipo quelli dell’Osservatorio di Neuchâtel, conquistati con il primo cronometro da polso ad alta frequenza (36mila alternanze orarie). Datato 1961.

    La rassicurante Longines Master Collection 190th Anniversary

    Un eccezionale backround che oggi è celebrato proprio dalla Longines Master Collection 190th Anniversary. Le tre inedite referenze – una in acciaio e due in oro (rosa o giallo), queste ultime in edizione limitata di 190 esemplari – costituiscono appunto un mix riuscito di tradizione e modernità. Basate su forme note e pulite, sono in un certo senso rassicuranti: una certezza destinata a rimanere tale, intangibile dal trascorrere del tempo e dal succedersi delle mode. L’aspetto classico, così come le dimensioni della cassa rotonda (40 mm x 9,35 mm), lo consacra come un elegante dress watch. Unica nota “sportiva”: gli indici sul réhaut, che potrebbero richiamare alla mente più un cronografo che un solo tempo.

    Anche i colori del quadrante riflettono un’eleganza immutabile: l’argento sabbiato, il grigio satinato verticale e l’antracite grené, nelle diverse versioni, prendono chiaramente ispirazione da certi modelli del passato. E contribuiscono all’estetica rétro anche gli altri dettagli: le lancette Dauphine (dorate o in acciaio azzurrato), il marchio Longines a ore 12 e la dicitura Automatic a ore 6, in un carattere corsivo e aggraziato che deriva dal restyling del logo effettuato nel 1925. Lo stesso utilizzato anche per i numeri arabi, che però sono stati incisi al laser: tecnica che attribuisce loro una definizione e una nitidezza ineguagliabili, oltre a un “non so che” decisamente contemporaneo.

    La modernità meccanica

    Per far battere il cuore meccanico della Longines Master Collection 190th Anniversary, la Maison ha scelto la comprovata affidabilità del calibro L888.5. Un movimento sviluppato in esclusiva da Eta, basato sul calibro A31.L11 (a sua volta messo a punto dal 2892-A2). La Eta è un’azienda che, come la stessa Longines, fa parte di Swatch Group: il che comporta per la casa della Clessidra Alata diversi vantaggi, sia per quanto riguarda la condivisione delle nuove tecnologie, sia per le economie di scala che consentono di ottimizzare i costi. Il tutto a beneficio del pubblico finale. Come dimostrano appunto il calibro L888.5 e l’intera Longines Master Collection 190th Anniversary.

    A carica automatica, con funzioni di ore, minuti e secondi al centro, questo movimento vanta infatti alcune caratteristiche che meritano di essere menzionate. Per esempio la spirale in silicio, un materiale – come tutti sanno – dalle molteplici proprietà: è antimagnetico, resistente alle escursioni termiche, non ha bisogno di lubrificazione ed è funzionale all’isocronia. Oppure l’autonomia di tre giorni (circa 72 ore), elargita da un singolo bariletto. Particolarità che consentono al movimento di mantenere un’ottimale costanza di marcia e influiscono quindi sulla precisione. L’oblò in vetro zaffiro sul fondello permette di apprezzare la decorazione – industriale ma ben fatta – dei diversi componenti, che rimandano di nuovo all’orologeria di tradizione.

    Conclusioni

    Infine, tutt’e tre i modelli sono abbinati a un cinturino in pelle di alligatore soft touch, grigio antracite, chiuso da una fibbia déployante nello stesso materiale della cassa. Per valutare nel complesso la fascinosa eleganza amarcord della Longines Master Collection 190th Anniversary però è indispensabile considerare anche quanto costa. Sono necessari 2.310 euro per la versione in acciaio, mentre ne servono 11.630 per le tirature limitate in oro. Certamente le peculiarità tecnico-estetiche di questi tre orologi – unitamente all’ottimo rapporto qualità/prezzo – li fanno spiccare tra le molteplici proposte di dress watch attualmente sul mercato. August Agassiz ed Ernest Francillon, padri fondatori di Longines, ne sarebbero fieri.

  • Ultime notizie sportive. News & previews – 6/9/2022

    Ultime notizie sportive. News & previews – 6/9/2022

    Consueto aggiornamento con l’informazione. A tener banco ancora una volta è lo sport-marketing, che rivela quanto la strategia delle case orologiere continui a essere focalizzata in questo settore, forse per la forte componente emozionale in grado di coivolgere pubblico e media. Tra le ultime notizie sportive, infatti, ci sono le nuove collaborazioni con talenti emergenti, ma anche manifestazioni sponsorizzate da lungo tempo, eventi ormai collaudati con il loro seguito di appassionati. Ma le ultime notizie sportive arrivate in redazione sono così numerose da costringerci a fare una scelta, una selezione temporale limitata solo alle settimane appena trascorse. Lo spazio è tiranno: ci scusiamo con gli interessati e con i lettori…

    So chic!

    Dal 25 al 28 agosto, il mondo del golf si è dato appuntamento – come sempre – a Crans Montana, per gli Omega European Masters. Il torneo più importante in Svizzera (non a caso chiamato un tempo Swiss Open), nonché il più antico d’Europa (cent’anni nel 2023), si è tenuto per la 75a volta al Crans-Sur-Sierre Golf Club. Title sponsor fin dal 2001, la Casa ha celebrato il lungo impegno in questo sport e riunito sul green parecchi dei propri ambasciatori: dai gemelli Rasmus e Nicolai Højgaard a Sean Crocker, fino al “nostro” Guido Migliozzi…

    What else?

    Raynald Aeschlimann, Presidente e Ceo Omega, con George Clooney

    Oltre ad attirare i migliori giocatori professionisti, gli Omega Masters sono anche un evento mondano irrinunciabile per molte celebrità, appassionate di golf e non. La Maison poi ci mette del suo e ogni anno organizza serate speciali. Come il party di sabato 27, al Cry D’Er di Crans-Montana, che ha avuto come ospite d’onore George Clooney – protagonista anche della nuova campagna presentata in anteprima. Tra gli invitati, gli attori Paul Wesley, Glenn Powell, Anthony Anderson e il campione di snowboard Shaun White con l’attrice Nina Dobrev.

    Tra F1 e F2

    Enzo Fittipaldi è entrato a far parte della “famiglia” di Cyrus Watches. E gioca in casa. Perché il giovane pilota di F2, che gareggia con il team Charouz Racing System, oltre a essere nipote del famoso Emerson Fittipaldi, è anche fratello di Pietro Fittipaldi, pilota di riserva della Haas F1 sponsorizzata dal Marchio. Classe 2001, doppia nazionalità brasiliana e statunitense, grazie ai suoi cinque podi ottenuti nella stagione 2022, Enzo è sotto tutti i riflettori. E con lui il Cyrus Klepcys Gmt Retrograde, che indossa sia in pista sia in privato.

    British taste

    Foto Ben Gierig courtesy A. Lange & Söhne

    Dal 2 al 4 settembre, nel parco di Hampton Court Palace, alla periferia di Londra, si è svolto il Concours of Elegance 2022. L’ormai tradizionale manifestazione di auto d’epoca dal 2012 riunisce ogni anno una selezione di 60 vetture fra le più rare al mondo, poi votate dagli stessi partecipanti. Sponsor dal 2018, A. Lange & Söhne ha creato ad hoc una versione speciale del 1815 Chronograph, che sarà battuto il 6 novembre da Phillips, all’asta benefica a favore del Prince’s Trust. Un pezzo unico, esclusivo come la Delage D8-120 “de Villars” del 1938 vincitrice.

    Tutto in famiglia

    Sebastian Korda è diventato ambasciatore di Richard Mille. E ha raggiunto così la sorella Nelly Korda, campionessa mondiale di golf, all’interno dell’ampio entourage del Marchio. Nato in Florida 22 anni fa, l’astro nascente del tennis ha ricevuto le lodi perfino da Rafa Nadal, altro partner storico della Casa. Che non ha perso tempo e gli ha messo subito al polso un bell’RM 67-02, automatico extrapiatto e iperleggero (solo 32 g). E, con questo ingaggio, ha indubbiamente servito un altro ace… Che dire? Complimenti a entrambi!

    Jump off d’eccellenza

    Dal 2 al 4 settembre, al Circo Massimo di Roma, si è tenuta la 13a tappa del Longines Global Champions Tour, il campionato di salto a ostacoli cui partecipano i migliori cavalieri a livello mondiale. Nel Gran Prix capitolino, la Casa della Clessidra alata (in quanto Title Partner e Cronometrista ufficiale) ha registrato la vittoria del tedesco Christian Kukuk, in sella all’imponente Mumbai (nella foto). E ha esposto la nuova collezione Longines DolceVita x YVY, creata con la fashion designer Yvonne Reichmuth e ispirata al mondo equestre.

  • The Longines Master Collection 34 mm. Reinterpretare la tradizione

    The Longines Master Collection 34 mm. Reinterpretare la tradizione

    La sintesi di due secoli di storia. E, insieme, la capacità di rileggerli in chiave attuale. Fin dal lancio, nel 2005, The Longines Master Collection ha rappresentato la volontà di restare fedele ai canoni della tradizione orologiera, ma anche di saperli esprimere con la sensibilità del momento. Era l’epoca in cui il mercato, dopo la sbronza del quarzo dei decenni precedenti, tornava a preferire i movimenti meccanici. E la Casa della Clessidra Alata – forte di un lungo passato e di un ferrato savoir-faire – creò una ricca collezione che reinterpretava sì diverse complicazioni, ma le svecchiava con tocchi di modernità. È un po’ quello che i tedeschi definiscono Zeitgeist, lo spirito del tempo. Un concetto rimasto presente negli anni, e che si riscontra anche nei nuovi esemplari della Longines Master Collection 34 mm, ultima declinazione al femminile dell’ormai storica linea.

    Un’estetica sofisticata

    Due orologi dalle forme classiche ma con un twist contemporaneo: il quadrante che Longines chiama “color champagne”. Una tonalità particolare di beige, che sa un po’ di caffellatte un po’ di grigio sabbia, cui la lavorazione soleil dona riflessi ora più cupi ora più luminosi. Una sfumatura sofisticata e chic, inconsueta e scevra da qualsiasi implicazione modaiola, che si impreziosisce ulteriormente grazie agli indici di diamanti (doppi a ore 12). E che si abbina con identica armonia sia al cinturino in pelle color talpa nacré, sia al bel bracciale in acciaio. Il modo in cui si allaccia al polso l’orologio è del resto l’unica differenza tra i due modelli, che oltretutto hanno anche lo stesso prezzo: 2.430 euro.

    Per il resto, le novità della Longines Master Collection 34 mm rispecchiano le caratteristiche dei precedenti da donna già in catalogo. In collezione esistono infatti altri sei esemplari: con quadrante in madreperla bianca, argenté a grain d’orge o blu soleil, corredati di cinturini in pelle rossa oppure blu, o del tipico bracciale a tre file. Tutti hanno la cassa rotonda in acciaio lucido, priva di spigoli vivi, con la lunetta leggermente bombata e le anse ben proporzionate. E tutti esprimono una sicura femminilità, salda nei propri principi e valori, naturalmente incline allo stile più classico e attenta ai contenuti tecnici dell’orologeria tradizionale.

    Il movimento della Longines Master Collection 34 mm

    Il “cuore pulsante” della Longines Master Collection 34 mm è infatti un movimento rigorosamente meccanico: il Calibro L888.5. A onor di cronaca, devo sottolineare che il Calibro L888.5 è stato progettato “in casa” sulla base dell’Eta 2892/A2, uno dei movimenti automatici “solo tempo” più celebri e diffusi, apprezzato per l’affidabilità, la resistenza e anche lo spessore contenuto (che non guasta). Ed è realizzato in esclusiva dalla Eta – che, come la stessa Longines, fa parte di Swatch Group. Ancora una volta, dunque, si tratta di uno di quei risultati positivi prodotti dalla sinergia fra le marche del gruppo, di cui Il Giornale degli Orologi si è già occupato più volte.

    A carica automatica, anche il Calibro L888.5 è un mix di tradizione e contemporaneità: funzionale e di buona fattura, ha un’autonomia di 3 giorni. Particolarmente apprezzabile perché permette di non indossare l’orologio per tutto il weekend e di ritrovarlo al lunedì mattina ancora funzionante. E poi monta una spirale in silicio, materiale immune dalle variazioni di temperatura e dai campi magnetici. La lunga autonomia e la presenza del silicio sono peculiarità che contribuiscono alla costanza di marcia del movimento, e quindi alla precisione nel tempo. Tant’è che il Calibro L888.5, se sottoposto ai test del Cosc, potrebbe superarli senza problemi e ottenere il certificato ufficiale di cronometro. Un ulteriore dato da tener presente quando si valuta un orologio.

  • Eventi sportivi, di tutto un po’. News & previews 04/08/22

    Eventi sportivi, di tutto un po’. News & previews 04/08/22

    Non è una novità che il marketing orologiero sia molto attivo nello sport. In tutti gli sport, a dire il vero, per raggiungere una platea più vasta possibile cui far conoscere il proprio nome e i propri prodotti. Noi, del resto, ve ne abbiamo già parlato in abbondanza, ma ora vi aggiorniamo sugli eventi sportivi dell’ultimo mese. Non quelli più famosi, che hanno avuto risonanza internazionale: chiunque segua la Formula 1 vede campeggiare ovunque il nome di Rolex (apparso anche al Torneo di Wimbledon), così come quello di Tissot in MotoGP. Siamo andati invece alla ricerca di eventi sportivi più “di nicchia”, frequentati soprattutto dagli appassionati, un po’ come avevamo fatto all’inizio di luglio. Perché le case di orologeria si muovono a tutti i livelli, e accanto alle grandi manifestazioni sponsorizzano anche eventi sportivi – diciamo così – alternativi. Ecco quindi la nostra selezione, che spazia fra le discipline e riguarda diversi appuntamenti internazionali meno noti. Ad eccezione del Tour de France (ed ecco Tissot che ritorna): ma il ciclismo è una “fissa” del nostro Direttore, chiediamo venia. Che volete farci? Ubi maior…

    Nazioni in gioco

    Avevamo anticipato la notizia nella recensione del Longines HydroConquest XXII Commonwealth Games. E ora ci siamo: dal 27 luglio e fino al 7 agosto, Birmingham ospita la 22a edizione dei Giochi dell’ex Impero britannico, inaugurati dal Principe Carlo. Ma oltre che nel ruolo di partner e cronometrista ufficiale, Longines partecipa anche con un proprio team di atleti. Di cui fanno parte tra gli altri il mezzofondista scozzese Josh Kerr, l’australiano Peter Bol e la ginnasta Alice Kinsella, che ha già vinto l’oro con il Team England. Applausi.

    Tu chiamale se vuoi emozioni…

    Dal 22 al 24 luglio, sul circuito Marco Simoncelli di Misano e sulle spiagge della riviera romagnola, appuntamento con la World Ducati Week: il raduno che da 11 anni richiama decine di migliaia di ducatisti da ogni dove. A scandire gli eventi di questa “tre giorni” adrenalinica c’era Locman, che ha in catalogo una collezione dedicata fin dal 2017. E qui ha anche cronometrato la Lenovo Race of Champions: la sfida fra tutti i piloti Ducati (dei diversi campionati) in sella alle Panigale V4S e Panigale V2 preparate ad hoc. Gara vinta, per inciso, da Pecco Bagnaia.

    Dalle Alpi ai Pirenei

    Lo sanno tutti: dal 1° al 24 luglio si è svolto il Tour de France, con Tissot nel ruolo di cronometrista ufficiale. La Casa di Le Locle, del resto, ha quasi il monopolio del cronometraggio nelle corse in bici: è timekeeper non solo dei tre più grandi eventi sulle due ruote (oltre al Tour, anche il Giro d’Italia e la Vuelta in Spagna), ma anche di tutti i campionati mondiali di ciclismo su strada, su pista, di mountain bike e BMX (in quanto partner dell’Uci). Da segnalare che per la Grande Boucle è uscito anche uno speciale Tissot T-Race Cycling a tema…

    Vecchie signore in pista

    Foto courtesy @richardmille/IG

    Dal 30 giugno al 3 luglio scorso è andata in scena la X edizione della Le Mans Classic. L’evento, dedicato alle auto da corsa storiche, quest’anno ha permesso al pubblico di ammirare 8.500 vetture, fra quelle iscritte alla gara (suddivise per categorie) o alle competizioni speciali (Jaguar, Porsche…), e quelle in mostra nei raduni o nelle esibizioni. Organizzata dal 2002 da Peter Auto, fin dall’inizio ha sempre visto Richard Mille nel ruolo di Main sponsor e Official timekeeper. A ribadire l’amore per le quattro ruote, se mai ce ne fosse stato bisogno.

    Parco auto de luxe

    Un garden party automobilistico nel cuore della City di Londra. Ecco il London Concours, che si è tenuto dal 28 al 30 giugno nei suggestivi giardini della Honourable Artillery Company (HAC). E ha riunito un’ottantina di vetture eccezionali sotto l’egida di Breguet. Se vi chiedete che ci azzecca la Maison con il mondo delle quattro ruote più esclusive, beh, sappiate che già nel 1932 Ettore Bugatti acquistò un Breguet Tachymètre, che poi fu prodotto in nove esemplari da installare nel cruscotto delle Bugatti Royal, al centro del volante. Fate vobis…

  • Sport, sport e ancora sport. News & previews – 01/07/2022

    Sport, sport e ancora sport. News & previews – 01/07/2022

    D’estate, si sa, si moltiplicano gli eventi sportivi – di tutti i tipi e a tutti i livelli. Anche per le case di orologeria quindi si moltiplicano le occasioni per sponsorizzare gare di ogni genere, atleti o manifestazioni. E rafforzare la propria immagine presso il pubblico di riferimento di quel determinato sport, anche con il lancio di nuovi prodotti. Ecco quindi le nostre “brevi di cronaca” della settimana, per raccontarvi cosa succede nel mondo delle lancette. Una selezione di curiosità, piccole gocce di sapere nel mare magnum dello sport internazionale.

    Noblesse oblige

    Foto courtesy Longines

    Dal 14 al 18 giugno, tradizionale appuntamento all’ippodromo del Berkshire con il torneo equestre più mondano e famoso del mondo: il Royal Ascot. Ormai noto più per gli eccentrici en-tête che per le corse dei cavalli, si è svolto in presenza di S.A.R. il Principe di Galles e consorte (per gli amici Carlo & Camilla), dei Duchi di Cambridge (alias William & Kate) e della nobiltà British al gran completo. Come sempre, Official partner, Official timekeeper e Official watch, Longines. Che ha presentato un esemplare della collezione DolceVita… all’altezza.

    Cavalcare le onde

    A Biarritz, si tiene proprio in questi giorni (fino a domenica 3) Wheels & Waves. Non un semplice raduno ma un festival che mescola moto, surf, skateboard, buon cibo, musica, arte, sogni… Giunto all’XI edizione, anche quest’anno vede Breitling nel ruolo di partner e cronometrista ufficiale. Set ideale quindi per il lancio del nuovo SuperOcean, ispirato all’omonimo “Slow Motion” degli anni ’60/’70. Subito adottato anche dalla Breitling Surfer Squad, ovvero Kelly Slater, Stephanie Gilmore e Sally Fitzgibbons. Ne riparleremo presto.

    Al polso di Filippo

    Da un anno ambasciatore di Breil, Filippo Magnini si spinge oltre il proprio ruolo di rappresentanza. E partecipa alla progettazione di un nuovo subacqueo, chiamato 48” 12 in omaggio al tempo impiegato dal campione di nuoto per vincere la medaglia d’oro nei 100 metri stile libero ai Mondiali di Montreal, nel 2005. Numero evidenziato anche sul quadrante, fra il réhaut e il contatore a ore 12 che misura il 100° di secondo. Nel caso foste interessati, il cronografo al quarzo è realizzato in edizione limitata di 500 esemplari. Occhio…

    In barchetta tra i monti

    Foto Roberto Deias – DR Photo courtesy Eberhard & Co.

    Su e giù dai passi delle Dolomiti per 500 km, percorsi in 3 giorni da oltre 80 vetture, fra cui una settantina di Sport Barchetta costruite fra il 1920 e il 1960. Ecco in sintesi La Leggenda di Bassano – Trofeo Giannino Marzotto, la gara di regolarità di auto d’epoca che si è conclusa domenica 26 giugno. Giunta alla 27a edizione, per la nona volta consecutiva è stata cronometrata da Eberhard & Co. Che ha premiato i vincitori, l’equipaggio Rossi-Antonelli su una Singer Nine Sports del 1933, con due cronografi Champion V 31063. Mica male!

    On the beach

    Conoscete il King of the Court? È una serie di tornei di beach volley che si tengono in diverse città del mondo, di cui Maurice Lacroix è diventato cronometrista ufficiale lo scorso anno. Ora, in occasione della prima tappa che si è tenuta ad Amburgo (23/26 giugno), la Casa svizzera ha creato un’edizione speciale dell’Aikon dedicata proprio alla manifestazione. Un cronografo al quarzo con cassa in titanio, che tutti possono indossare per giocare sulle spiagge di ogni dove. In attesa della prossima tappa, a Utrecht in settembre. Buona estate!

  • Longines DolceVita x YVY. Giovane, inclusivo, sostenibile

    Longines DolceVita x YVY. Giovane, inclusivo, sostenibile

    Sappiamo tutti quanto sia facile cambiare aspetto a un orologio: basta sostituire il cinturino. Ne è una prova anche il nuovo Longines DolceVita x YVY: nuovo non solo perché è appena uscito, ma soprattutto perché appare con un’immagine inedita. Il grande classico della storica Maison conosce infatti una seconda giovinezza grazie al doppio cinturino firmato dalla designer svizzera, che lo rende attualissimo nel look come nella concezione.

    Faccio un passo indietro per chi frequenta poco il mondo fashion, non legge i magazine di moda e non è tanto aggiornato sulle ultime tendenze. YVY è un marchio di accessori in pelle innovativi, gender neutral e sostenibili. Concentra quindi tutte le caratteristiche necessarie per piacere alle giovani generazioni. Non solo. Si basa anche su un’altissima qualità delle materie prime e delle lavorazioni, per cui ogni pezzo è rigorosamente fatto a mano, perfino “su misura”. E parla di lusso nascosto. Credo sia proprio questa coincidenza di design d’avanguardia e artigianato tradizionale il segreto del suo successo.

    Cosa c’è da sapere su YVY…

    YVY prende nome e forma da Yvonne Reichmuth, classe 1986, una laurea alla Scuola di Fashion design di Zurigo e una specializzazione alla Scuola del Cuoio di Firenze. Fondato a Zurigo nel 2013, il marchio si distingue subito per l’indipendenza creativa, lontana dalla produzione di massa e dalla stagionalità del calendario. Certo, realizza borse, cinture e oggetti di piccola pelletteria (portachiavi, portafogli, phone case); ma produce anche gioielli (chocker, bracciali, anelli geometrici) e soprattutto body pieces (corsetti, bustier, obi, top, imbragature da schiena o da spalla), più decorativi che funzionali. Destinati a uomini, donne, queer, senza distinzioni di genere né di taglia.

    Il tutto realizzato con pellami italiani a concia vegetale, tagliati al vivo. Che compongono strisce sottili e frange, cordoncini e stringhe intrecciate, spesso ornati di borchie o rivetti, assemblati col metallo di fibbie, flange, rondelle. Pezzi dall’estetica essenziale ma ricca di riferimenti culturali: un po’ dark, un po’ punk, un po’ sado-maso, ma con un pizzico di gusto sellier e tanto rock… Un mix che piace alla stampa specializzata e appare quindi sulle maggiori riviste patinate di tutt’Europa. Poi le collaborazioni con i grandi marchi (da Swarovski a Piëch Automotive), i premi internazionali e i riconoscimenti dell’imprenditoria; fino alla notorietà raggiunta con le celebrities (Billie Eilish, Taylor Swift, Kristen Stewart, Kylie Jenner, tanto per citarne alcune) che indossano i pezzi di YVY in privato e ai grandi eventi.

    Il bello dei Longines Dolce Vita x YVY

    Suggestioni travasate in toto nei cinturini della collezione Longines DolceVita x YVY, che accentua però l’evocazione equestre tanto cara alla Maison di St. Imier. Con un design ispirato alle briglie dei cavalli, infatti, sviluppa un’idea semplice ma geniale. Si tratta di due listelli di cuoio paralleli, tenuti insieme da passanti doppi e chiusi con una fibbia ad ardiglione. Che si possono portare abbinati, a dare maggior enfasi all’orologio; oppure separati, con il cinturino più sottile indossato come un singolo bracciale aggiuntivo. Declinati in tre colori naturali – beige, marrone e nero con rivetti –, i cinturini oltretutto sono intercambiabili fra loro. «L’idea della modularità», spiega Yvonne Reichmuth, «è nata per creare un orologio da indossare con stile in diverse occasioni».

    A far da contraltare agli esemplari della collezione Longines DolceVita x YVY, il fashion brand ha creato anche dei modernissimi “finimenti da dorso” coordinati ai cinturini, con lo stesso pellame e le stesse cromie. Ma al di là degli outfit con cui si possono indossare gli orologi, i nuovi cinturini “vestono” la tipica cassa rettangolare in acciaio in un modo del tutto speciale. Ed è incredibile come riescano a trasformare il celebre orologio in un esclusivo accessorio da polso avvolto con un doppio giro. A rinnovarlo completamente, a renderlo tanto “fresco” e di tendenza nelle diverse versioni. Sette sono infatti i modelli del Longines DolceVita x YVY, differenti per il formato, per il quadrante e per la lunetta, lucida o incastonata di diamanti. Li potete vedere nelle foto qui sopra, mentre trovate le relative informazioni nelle didascalie.

    Cambiano, di conseguenza, i prezzi: si parte dai 1.540 euro per le referenze più basic e si arriva ai 3.390 euro per quella più preziosa. Costi che – a conferma del look e del concetto di base – a me suggeriscono una sola parola: inclusività. Una premessa indispensabile per arrivare dritti al cuore dei Millennial e della Gen Z…

  • Un po’ di gossip orologiero. News & previews – 24/06/2022

    Un po’ di gossip orologiero. News & previews – 24/06/2022

    Notizie varie dal mondo delle lancette, fra sport, spettacolo e intrattenimento. Un gossip orologiero privo di sarcasmo e cattiverie gratuite, comunque, condito al limite con un pizzico di ironia. Per raccontarvi gli eventi, i personaggi e gli orologi che hanno tenuto banco nelle cronache dell’ultima settimana. Un gossip orologiero, insomma, fatto solo a titolo informativo. Tutto per voi.

    La buona Ventura di Edo

    Non solo il tripudio di gloria per Paolo Sorrentino. In occasione dei Nastri d’Argento 2022, l’edizione italiana degli Hamilton Behind The Camera Awards è stata vinta da Edoardo Leo. Ovvero il regista, interprete e sceneggiatore di Lasciarsi un giorno a Roma, nonché autore del documentario Luigi Proietti detto Gigi. Premiato, sì, con l’ambìto riconoscimento alle eccellenze dietro la macchina da presa; ma anche con un bell’Hamilton Ventura Skeleton XXL, nuova versione di un pezzo di storia dell’orologeria. Grande Edo…

    Alé alé… Ale!

    Lo scorso weekend, la Red Bull Cliff Diving World Series ha fatto tappa a Parigi. Prima di tre nuove location europee del campionato, la Ville Lumière ha offerto uno spettacolo memorabile, con quei tuffi nella Senna da altezze vertiginose, la Tour Eiffel sullo sfondo e i bateaux mouches che passavano poco oltre… Lì, Mido ha lanciato i nuovi Ocean Star (leggi qui) e – mossa strategica – ne ha fatto indossare uno ad Alessandro De Rose. L’ambasciatore Mido si è piazzato al quinto posto, ma ha comunque catturato tutti i nostri sguardi…

    Come vuole la tradizione

    Il 19 giugno, a Chantilly, si è svolto il celebre Prix de Diane Longines. Giunto alla 173a edizione, il concorso ippico più glamorous di Francia dal 2010 vede come Title partner e Official timekeeper la Casa di St. Imier. Che quest’anno ha premiato l’entourage della puledra Nashwa e la sua fantina Hollie Doyle (prima donna a vincere la competizione) con il Longines Spirit. Mentre l’orologio ufficiale dell’evento, La Grand Classique de Longines, è andato alla dama più elegante della giornata. È proprio il caso di dirlo: chapeau!

    F1 style

    Foto Clive Rose / Getty Images courtesy IWC

    Al GP del Canada, il 17 giugno scorso, Lewis Hamilton è stato visto aggirarsi in monopattino nei paddock, poco prima delle prove. Al polso, aveva un IWC Big Pilot’s Watch Perpetual Calendar Top Gun Edition Mojave Desert. Niente di cui stupirsi: siamo ormai abituati a vedere il sette volte campione del mondo di F1 sfoggiare periodicamente un orologio diverso della Casa di Sciaffusa, cui è legato fin dal 2013. E poi lo sanno tutti quanto sia fissato per lo stile: i suoi look, studiati fino all’ultimo dettaglio, sui social ricevono milioni di like…

    Il trionfo di Hubi

    Foto Terra Wortmann Open / Mathias Schulz courtesy Gerald Charles

    Sabato scorso, sull’erba di Halle (in Germania), Hubert Hurkacz ha vinto l’Atp 500. Dove ha dominato alla grande su Daniil Medvedev, con un 6-1/6-4 davvero memorabile. Sì, perché non capita spesso che un Numero 10 batta il Numero 1 della classifica, in un’ora e 3 minuti di gioco, poi… Come avranno sicuramente notato i più accorti fra i (tele)spettatori, in entrambi i set della partita, il giovane polacco portava un Gerald Charles GC Sport in versione verde (speranza). Che sia proprio questo orologio ad avergli portato fortuna?

  • I movimenti industriali sono di scarsa qualità?

    I movimenti industriali sono di scarsa qualità?

    Ovviamente quella del titolo è una domanda retorica. Una provocazione di cui si serve Augusto Veroni per rispondere ai commenti di alcuni lettori circa i movimenti industriali. E per chiarire un po’ le idee a chi sembra avere la testa piena di preconcetti…

    Certe volte è davvero una soddisfazione totale. Leggere i vostri commenti sui social, intendo dire. Ho trovato assolutamente straordinarie, mature, alcune considerazioni, a partire dal rendersi conto che ormai amare l’orologeria meccanica è l’espressione dell’apprezzamento personale per una forma d’arte.

    Uno di voi ricordava che qualche secolo fa, quando si doveva combinare un matrimonio fra regnanti, il primo passo era assumere un (costosissimo) ritrattista che riprendeva le fattezze del candidato o della candidata. Niente foto, ma ritratti. Nella stragrande maggioranza dei casi il protagonista era riveduto e corretto per apparire più gradevole e desiderabile (proprio come si fa oggi con le foto da postare: taroccamenti selvaggi). Una forma d’arte, la ritrattistica, che oggi non ha più alcuna motivazione pratica, ma persiste, talvolta, solo come forma d’arte.

    Proprio come gli orologi meccanici, che di fatto hanno perso gran parte delle proprie motivazioni d’uso, trasformandosi però in forme di arte tecnologica, o meglio meccanica, che molti sono in grado di apprezzare.
    Restano però non poche resistenze sulla qualità dei movimenti industriali, intendendo per tali quelli che devono essere prodotti in grande serie. E, secondo alcuni, con qualità molto discutibile. Ma è davvero così?

    Di cosa ha bisogno l’industria orologiera?

    Beh, un movimento industriale deve innanzitutto abbondare di affidabilità. Se produco un milione di movimenti per orologi e l’1% ha bisogno di interventi in garanzia, allora è un bel problema, perché parliamo di 10mila movimenti da sostituire o peggio ancora riparare gratis. Se ne produco mille, allora il tutto si riduce a 10. Una cosa sostenibile anche se i costi per singolo movimento sono maggiori.

    Per qualche misteriosa ragione, però, molti considerano trascurabile la qualità dei movimenti industriali, tralasciando fra l’altro l’importanza di un buon rapporto fra prezzo e qualità. Ecco allora che la più grande fabbrica di movimenti, la ETA – appartenente a Swatch Group –, viene considerata con estremo disprezzo da parte di “esperti” a scarso contenuto di informazione specifica. Prova ne siano le guerre che negli scorsi anni si sono combattute in ogni sede legale (compresa la Comco, la potentissima Commissione elvetica per la concorrenza) perché ETA non consegnava le quantità di movimenti di cui l’industria svizzera aveva bisogno.

    Spesso si utilizza, a proposito dei movimenti ETA, la parola “trattore”, intesa come entusiastico complimento alle loro qualità. Da notare che, ieri come oggi, i movimenti ETA si suddividono fra l’altro per prezzo, ma anche per tipo di allestimento, grado di finitura e possibilità di elaborazione. Benché alcune fabbriche – come Sellita – riescano a consegnare ottime “imitazioni” (ovviamene quelle con i diritti d’autore scaduti) degli ETA, gli originali restano ancora i più apprezzati.

    I movimenti industriali: il caso Omega

    E poi c’è il “caso Omega”. Il grande orologiaio inglese George Daniels inventa uno nuovo tipo di scappamento, dalle caratteristiche eccezionali. Il problema, però, è che nessuna marca è in grado di produrlo a prezzi sufficientemente contenuti per una produzione in vasta serie. Il progetto è via via abbandonato, fin quando arriva sulla scrivania dei dirigenti di Nivarox, la fabbrica di Swatch Group che produce organi regolatori e altre componenti di superiore precisione. In un primo momento anche la Nivarox dubita di potercela fare; poi rompe gli indugi e ne produce una prima versione montata con ottimi risultati su un movimento ETA. Di questo scappamento verranno realizzate e prodotte in serie altre variazioni, vere e proprie sintesi tecniche di straordinario valore.

    Solo che a quel punto, per non vedere il nuovo scappamento vagare sul ponte dell’organo regolatore, il ponte stesso è cambiato integralmente. E, visto che si libera spazio, si aggiunge un efficacissimo sistema di ricarica automatica con doppio bariletto. Una scelta dettata più dal desiderio di dare costanza nella cessione d’energia che maggiore autonomia. Bene, anzi, benissimo. Ma l’appetito vien mangiando e i tecnici Omega decidono di aggiungere un inedito sistema di sincronizzazione che muove la lancetta della ore a passi di un’ora, come nei GMT.

    E così via. Fin quando Nick Hayek non decide di realizzare una fabbrica Omega in grado di produrre questo movimento, ormai irriconoscibile rispetto a qualunque ETA; e con una qualità tale da superare persino gli implacabili controlli del Metas, l’Istituto federale di metrologia. Ormai dei pur ottimi movimenti ETA non c’è – di fatto – più traccia.

    Un’ultima considerazione: questo approccio tecnico vale ovviamente anche per altre grandi marche industriali. A partire da Rolex per proseguire con nomi illustri (e dalla produzione in grandi numeri) come Longines, Tissot e Hamilton. Gli ultimi tre appartenenti (come ETA) a Swatch Group. Nomi che, negli ultimi anni, si sono fatti creare da ETA e Nivarox movimenti in qualche modo esclusivi, ma comunque con un convenientissimo rapporto fra prezzo e qualità.

    Una modesta proposta

    Questo articolo nasce anche dal desiderio di chiarire le idee ad alcuni lettori nei confronti dei quali sto perdendo la pazienza. (Scusate: è solo una considerazione personale…). Qualunquisti “io so tutto” che invece spesso mancano della cultura di base per parlare con cognizione di causa. È un atteggiamento ben conosciuto (siamo tutti allenatori della nazionale, tutti virologi, tutti Presidenti di tutto) e che non riguarda solo l’Italia. Gli scemi sono ugualmente scemi in tutto il mondo.

    C’è un solo modo per sgonfiare questa prosopopea: con tutto il rispetto per gli studi di terza media oltre cui alcuni non sono mai andati, basterebbe chiedere il perché di quel che affermano. Chiedere di fornire prove, motivazioni serie e condivisibili. Se fai un’affermazione e non hai titoli accademici, allora almeno spiega sulla base di quali informazioni ti sei creato un’opinione che contrasta con la realtà. Realtà ben conosciuta (provabile e provata) da persone che hanno invece l’esperienza indispensabile e l’atteggiamento giusto per spiegare proprio su questa base.

    Alcuni sanno solo protestare, senza mai far proposte o motivare le proprie affermazioni. Un semplice “perché?” vi seppellirà di risate.

  • Longines Elegant Collection. Tradizionale? No, all’avanguardia

    Longines Elegant Collection. Tradizionale? No, all’avanguardia

    Elegance is an Attitude. Così Longines sintetizzava fin dal 1999 la propria predisposizione naturale per lo stile più garbato e chic. Uno slogan valido tuttora, soprattutto per certi esemplari nel catalogo della Maison di Saint-Imier. “Classici” nel mood come nell’aspetto: nel senso di intramontabili, al di là delle mode ma sempre “di classe” – alla stregua di una camicia bianca, un tubino nero, un blazer sartoriale. Come nel caso della nuova Longines Elegant Collection.

    Essenziale e allo stesso tempo raffinata. Fedele alla tradizione eppure capace di rivisitarla con sensibilità attuale. Quintessenza di equilibrio formale e sobrietà estetica, ma non per questo scontata o banale. Al contrario: la Longines Elegant Collection è ricca di contenuti tecnici interessanti, sia riguardo alla meccanica – di moderna concezione –, sia riguardo all’habillage. Ed è proprio il carattere evoluto, al passo coi tempi, il punto di forza della collezione. Con tanto di scelte “green”, che rispondono all’attenzione all’ambiente delle nuove generazioni.

    Un’estetica gender free

    Per spiegarmi meglio, devo entrare nei dettagli. La cassa in acciaio è declinata in tre formati: 34,5 – 39 – 41 mm di diametro. Se il primo è tendenzialmente rivolto al pubblico femminile, e l’ultimo a quello maschile, il secondo è del tutto privo di connotazioni di genere. No gender, gender fluid, agender, gender free… chiamatelo come volete. L’obiettivo è quello di offrire un orologio neutral, cioè accessibile a tutti, che risulti affine alla personalità di ciascuno, alla propria individualità e al proprio stile di vita, piuttosto che aderente agli stereotipi.

    Il quadrante è minimal: bianco mat, con lunghi numeri romani dipinti in nero, decorato a ore 12 con lo storico logo della Clessidra Alata, attorniato dalle scritte Longines e Automatic. Esiste però anche antracite dalla satinatura verticale, oppure argenté effetto tessuto o in madreperla, con gli indici incastonati di diamanti. A ore 3 riporta il datario, a ore 6 invece il contatore dei piccoli secondi – che si ricollega a certi esemplari d’antan dell’epoca d’oro dell’orologeria.

    Una meccanica avanzata

    In tutti i casi, la Longines Elegant Collection racchiude un movimento meccanico a carica automatica. I modelli più grandi montano il Calibro L888 di cui Il Giornale degli Orologi si è già occupato altrove; mentre gli altri sono equipaggiati dal Calibro L891.5 sviluppato in esclusiva da Eta. Ed è proprio su questo che vale la pena spendere qualche parola, perché rivela l’attenzione della Casa per le innovazioni tecnologiche, rese disponibili al pubblico più vasto con una prospettiva democratica e senza costi esagerati.

    Grazie alle economie di scala permesse da Swatch Group, infatti, il Calibro L891.5 vanta una serie di caratteristiche che si ritrovano generalmente in esemplari di fascia di prezzo superiore. A cominciare dai 3 giorni di autonomia, che consentono di non indossare l’orologio per l’intero weekend e di ritrovarlo al lunedì ancora funzionante. Per poi passare alla spirale in silicio, un materiale – come tutti sanno – che non solo non ha bisogno di lubrificazione, è leggero e resistente alla corrosione; ma è anche insensibile ai campi magnetici e agli sbalzi di temperatura.

    Proprietà, queste, che contribuiscono a migliorare la costanza di marcia e la durata nel tempo del movimento. Tant’è che Longines è in grado di corredare gli orologi della collezione di 5 anni di garanzia. A onor di cronaca, comunque, devo dire che la spirale in silicio è ormai presente in tutti i movimenti automatici della Maison.

    Un’ottica sostenibile… e personalizzata

    Ma non finisce qui. Lo spirito contemporaneo che anima la Longines Elegant Collection si esprime anche nel cinturino, in apparenza in pelle color talpa oppure nera. In realtà si tratta di un’ecopelle realizzata con materiali di origine vegetale: la parte esterna è in un composto creato con gli scarti delle mele, l’interno è in una sorta di caucciù recuperato dagli avanzi di lavorazione del mais. E il fatto di utilizzare cinturini ecofriendly può essere visto come una scelta etica, rispettosa del Pianeta – nella produzione come nello smaltimento.

    In alternativa, comunque, al posto del cinturino si può adottare un bracciale in acciaio a sette file, con chiusura déployante e triplo sistema di sicurezza. Un pratico sistema di intercambiabilità permette infatti la sostituzione rapida di uno o dell’altro, sulla base delle esigenze di personalizzare l’orologio. Un ennesimo segno di considerazione dell’utente finale, così come il prezzo. Il 39 mm nella versione “basic” costa infatti 1.900 euro.

  • Longines Legend Diver Watch: io sono leggenda

    Longines Legend Diver Watch: io sono leggenda

    Il grande attore britannico Christopher Lee disse una volta che «per essere una leggenda, devi essere morto o esageratamente vecchio». Beh, nel caso del Longines Legend Diver Watch di cui scrivo oggi, la frase di Sir Lee è fuori luogo. Perché parlo di un orologio tutt’altro che defunto, per nulla vecchio, ma che insegue la leggenda. Non solo per via del suo nome. Ma andiamo per gradi.

    Rilanciato nel 2007, il Longines Legend Diver Watch ha radici lontane. In quegli anni ’50 nei quali gli abissi erano le nuove frontiere della conquista e dell’esplorazione umana, in attesa della corsa allo spazio del decennio successivo. In quel periodo tutti i grandi marchi – da Longines a Blancpain, da Rolex a Tudor a Oris, per tacer degli altri – svilupparono orologi subacquei pensati per l’uso professionale, destinati poi a emergere dai fondali e a finire al polso anche nella vita di tutti i giorni.

    L’illustre antenato

    La proposta di Longines dalla quale discende il nostro Legend Diver Watch si chiamava Super-Compressor Diver ref. 7042, orologio lanciato nel 1959. Era l’evoluzione tecnica del Nautilus Skin Diver ref. 6921, il primo subacqueo per uso civile presentato dal marchio un anno prima.

    La cassa del Nautilus Skin Diver, come quella del Super-Compressor Diver, fu realizzata in collaborazione con E. Piquerez. Questa azienda, specializzata in casse, vi applicò la tecnologia “Compressor” brevettata alcuni anni prima: all’aumentare della profondità di immersione, il conseguente aumento della pressione faceva espandere la guarnizione O-Ring inserita nella cassa, che sigillava ermeticamente un punto di debolezza storico dell’orologio, il fondello. Che, tra l’altro, non era avvitato ma chiuso a baionetta.

    Il Super-Compressor Diver migliorò questa tecnologia, mantenendo la caratteristica di base secondo cui al crescere della pressione aumentava la tenuta stagna dell’orologio. In quel caso il fondello era avvitato e conteneva una molla, per fare in modo che fosse sì stretto alla carrure, ma non del tutto serrato sulla guarnizione O-Ring. Tra la tecnologia “Compressor” e la “Super-Compressor”, Longines aveva utilizzato per un breve periodo la “Compressor 2”, con il fondello serrato da quattro viti. La soluzione sviluppata per la ref. 7042 si rivelò tuttavia migliore.

    Il Super-Compressor Diver aveva una cassa in acciaio da 42 mm, ben grande per gli standard dell’epoca anche su un subacqueo. Era mosso dal calibro automatico 19AS. Impermeabile fino a 12 atmosfere, l’orologio era caratterizzato da un réhaut girevole bidirezionale con scala sessagesimale per l’impostazione dei tempi di immersione. Una soluzione alternativa alla lunetta esterna, che utilizzata in acqua era più soggetta a possibili danni.

    Legend Diver Watch: evolvere fa bene

    Bene, tutto questo excursus non era pensato per farvi sbadigliare, ma per ricordarvi che nell’orologeria del XXI secolo succede come nella fisica: come stabilisce il primo principio della termodinamica, nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma. Spesso in meglio, grazie al progredire della tecnologia. Il nuovo Legend Diver Watch di Longines lo dimostra.

    Con i nuovi ingressi, la collezione si compone ora di ben 16 referenze, che si distinguono principalmente per la dimensione della cassa (36 o 42 mm), per il colore del quadrante e per la tipologia di bracciale e cinturino. Gli orologi appena presentati sono ben 5 e, come si suol dire, ce n’è per tutti i gusti.

    Nella cinquina fresca fresca, Longines ha scelto di prediligere la dimensione di cassa più contenuta. Sono infatti 3 le referenze da 36 mm, con quadranti dalle tonalità interessanti: beige sabbia, bordeaux vivace e blu reale. Il beige sabbia torna sul Legend Diver Watch da 42 mm, misura disponibile anche in color grigio cenere. Il blu (sfumato, non reale) era già disponibile in collezione con cassa da 42 mm, per tutti gli altri si tratta di una prima assoluta.

    Colore a parte, il quadrante ha per tutte le nuove referenze la classica grafica del Longines Legend Diver: numeri arabi al 6, 9, 12, datario al 3, indici ben leggibili in ogni condizione di luce (per i dettagli vi rimando alle didascalie). Il brand ha fatto un ottimo lavoro sul colore, mantenendo la scelta del quadrante sfumato introdotta sulle referenze precedenti a queste, che giocavano sui toni del blu, del marrone e del verde. Quest’ultima con cassa in bronzo.

    Affidabilità firmata Longines

    E veniamo al movimento. Qui, Longines fa come l’allenatore di calcio che deve vincere la finale di Champions League: schiera in campo il bomber affidabile che, ne è sicuro, la metterà in rete. La versione da 42 mm del Legend Diver Watch monta infatti il calibro Longines L888.5, un solo tempo automatico con 3 giorni di autonomia e 25.200 alternanze/ora, che deriva dall’ETA A31.L11.

    Si tratta di un movimento di provata affidabilità, come lo era il calibro 19AS che equipaggiava il suo antenato del ‘59. Del resto, per quanto ormai super-stiloso, il Legend Diver Watch rimane un subacqueo di razza, come dimostra l’impermeabilità fino a 30 atmosfere. Ha quindi bisogno di un movimento che non tradisce.

    Allo stesso modo, il calibro L592.5 che equipaggia le versioni da 36 mm deriva da un ETA (A20.L11), ma è ancora più preciso – 28.800 alternanze/ora -, anche se paga un po’ in autonomia – solo 45 ore. Entrambi i calibri sono garantiti 5 anni e hanno la spirale in silicio, materiale che minimizza gli effetti negativi del magnetismo sulla precisione e sulla marcia dell’orologio.

    Un prezzo, mille polsi per il Legend Diver Watch

    Prima di lasciarvi alle didascalie che meglio illustrano alcune peculiarità del Legend Diver Watch, due parole sul prezzo, uno dei punti sui quali Longines è storicamente forte. La strategia commerciale ha previsto di non differenziare i prezzi di queste ultime referenze, né in base al colore né in base al diametro di cassa: gli orologi costano tutti 2.280 euro, come gran parte di quelli già in catalogo. Potete già trovare i nuovi modelli sull’e-commerce della Casa, nella pagina dedicata all’intera collezione.

    Al di là del rapporto qualità-prezzo, sul quale Longines ha pochi rivali, questo posizionamento consente anche, a mio avviso, di assecondare in modo furbo una tendenza in atto sulle scelte delle dimensioni di cassa. Da un lato, molte donne si orientano su misure più ampie, maschili; dall’altro, gli uomini con i polsi sottili cercano orologi con casse più vestibili, non ingombranti e che evitino di litigare con il polsino della camicia.

    Giocando su queste dinamiche e su colori decisamente genderless, i nuovi Longines Legend Diver Watch accontentano ben quattro tipi di appassionati: la donna che sceglie l’orologio da donna, l’uomo che sceglie quello da uomo, la donna che ama la misura da uomo, l’uomo che ama quella da donna. In un’epoca in cui le desinenze in A e in O, in E e in I sono sostituite da ridicoli asterischi, non è una roba da poco. Specialmente per un orologio che vuole essere leggenda.

  • HydroConquest XXII Commonwealth Games: la serie limitata di Longines

    HydroConquest XXII Commonwealth Games: la serie limitata di Longines

    Chi, come me, ama La Settimana Enigmistica conosce bene la rubrica di curiosità “Forse non tutti sanno che…”. Ebbene, forse non tutti sanno che esiste un evento multisportivo che si tiene ogni quattro anni e che è secondo solo alle Olimpiadi come numero di atleti e di Paesi partecipanti: i Giochi del Commonwealth. Di cui Longines è Partner e Cronometrista Ufficiale, e in quanto tale ha realizzato l’HydroConquest XXII Commonwealth Games.

    Giochi del Commonwealth: what?

    Aspettate, forse sono partito in tromba, meglio andare per gradi. E ricordare che, come recita Wikipedia, il Commonwealth delle nazioni o Commonwealth è “un’organizzazione intergovernativa di 54 Stati indipendenti, tutti accomunati (eccetto il Mozambico e il Ruanda) dalla passata appartenenza all’Impero britannico, del quale il Commonwealth è una sorta di sviluppo su base volontaria”.

    I Giochi del Commonwealth riuniscono ogni quattro anni gli atleti appartenenti ai Paesi di questa entità post-coloniale. L’edizione numero 22 si svolgerà a Birmingham, in Inghilterra, dal 27 luglio al 7 agosto prossimi. Poter tenere il tempo delle diverse discipline è per Longines un bel colpo, ma non una novità: la Clessidra Alata ha già incrociato i destini degli sportivi di Sua Maestà Elisabetta II (Dio la conservi, ça va sans dire), nelle edizioni del 1962, 2014 e 2018.

    E siccome l’appetito vien mangiando, nel 2020 il marchio ha sottoscritto un accordo con l’organizzazione dei Giochi per essere partner della manifestazione anche nelle edizioni 2022, 2026 e 2030. Insomma, con Omega alle Olimpiadi e Longines ai Giochi del Commonwealth Swatch Group ha fatto scopa, confermandosi leader mondiale nel cronometraggio sportivo.

    Longines Hydroconquest, la scelta naturale

    Una bella spinta alla visibilità del brand, che però da sola non basta. Perché se è vero che il logo e il nome di Longines saranno ovunque a Birmingham e in sovrimpressione sulle televisioni del mondo, la missione del marchio – oltre a cronometrare – è quella di vendere orologi. E così, un po’ come fa Omega con i Cinque Cerchi, Longines ha preparato un esemplare in versione celebrativa: l’HydroConquest XXII Commonwealth Games.

    Perché proprio un HydroConquest? Risposta semplice: perché è la linea più sportiva del marchio, quella che per design e materiali meglio si adatta a uno stile di vita dinamico e attivo. Una collezione non ancora maggiorenne, perché nel 2022 celebra i 15 anni di vita. Quindici anni non particolarmente movimentati a dire il vero, perché Longines ha mantenuto una certa coerenza estetica rispetto al primo modello presentato nel 2007.

    Fino al 2013 l’HydroConquest rimase quasi uguale a se stesso. In quell’anno Longines introdusse i dodici i numeri arabi sul quadrante al posto dei 6, 9 e 12, ripristinati poi nel 2015. Nel 2018 arrivò la ghiera in ceramica e gli indici a bastone furono soppiantati dai “pallettoni”. Negli anni anche le dimensioni della cassa mutarono, passando da 44 mm a 43, 41, 39, così come all’acciaio si affiancò la ceramica.

    Anche sui movimenti dell’HydroConquest c’è stato parecchio… movimento. La serie originaria incassava il calibro Longines L633, derivato dall’ETA 2824 in versione elaboré; nel tempo si è passati al Longines L619 di derivazione ETA 2892-A2. Si è arrivati poi a grandi passi fino al calibro attuale, L888, di gran lunga uno dei movimenti più utilizzati dal marchio per gli automatici a tre lancette (l’HydroConquest è disponibile anche al quarzo). I cronografi incassano il calibro L688, la stessa famiglia di quello montato nel Longines Spirit.

    HydroConquest XXII Commonwealth Games: l’orologio

    Bene, bravo, bis. Ma ci vuoi parlare dell’orologio creato per i Giochi del Commonwealth? Senza perdere altro tempo, dico subito che si tratta di un HydroConquest nella sua espressione più pura. Cassa in acciaio da 41 mm, bracciale anch’esso in acciaio bello massiccio; impermeabilità a 30 bar come si conviene a un subacqueo di razza; quadrante nero con lavorazione soleil e sottigliezze stilistiche per le quali rimando alle didascalie.

    Il riferimento ai Giochi è affidato ai tocchi cromatici (trovate anche qui i dettagli nelle didascalie) e al fondello, che reca il logo Birmingham 2022 inciso con la dicitura “Limited Edition – 1 out of 2022”. Perché, dimenticavo, Longines ha pensato a un’edizione limitata per questo orologio; una scelta non usuale per il marchio, che dimostra quanto orgoglio ha nello sposare questa partnership.

    Giusto per riagganciarmi al discorso sui calibri che ho scritto poco sopra, anche l’HydroConquest XXII Commonwealth Games è mosso dal calibro automatico L888.5 di derivazione ETA, affidabile e infaticabile come un mulo degli Alpini. Affidabile perché la spirale in silicio gli garantisce un’elevata precisione e una maggiore durata nel tempo; infaticabile perché le 72 ore di riserva di carica sono un’ottima performance per uno sportivo con queste caratteristiche.

    E il bello sta nel fatto che Longines è così sicura dell’affidabilità e delle prestazioni dell’orologio, da corredarlo con una garanzia di 5 anni. Che lo porta oltre la data della prossima edizione dei Giochi del Commonwealth, per i quali ci aspettiamo un’altra limited edition dedicata.

    Per concludere

    Insomma, c’è altro da dire su questo HydroConquest XXII Commonwealth Games? Ok, mancano il prezzo (1.810 euro) e la disponibilità (per ora si sa che sarà in vendita da marzo sull’e-commerce del marchio). Ma in più c’è da dire che Longines sta lavorando molto bene ormai da anni, utilizzando al massimo le potenzialità dell’economia di scala che le derivano dall’appartenenza a un colosso come Swatch Group.

    Il tutto riuscendo a restare fedele a una storia ultracentenaria (quest’anno l’azienda compie 190 anni) senza snaturarla, senza svilirsi con costose ma vacue strategie di marketing, senza posizionarsi dove non le compete.

    Sarà un caso se nel 2020, secondo le stime di LuxeConsult e Morgan Stanley, si è posizionata al quinto posto per fatturato tra i marchi di orologeria (1 milione e 145mila franchi) e al terzo per numero di pezzi venduti (circa 1,5 milioni)? Io credo di no. E voi?

  • Longines evidenza, le donne e la forma tonneau

    Longines evidenza, le donne e la forma tonneau

    Quattro nuovi esemplari femminili vanno ad arricchire la collezione Longines evidenza. Una collezione nata 18 anni fa, e ormai composta quasi del tutto da orologi da donna. Il che ci fa capire quanto contino “le pari opportunità” nel catalogo del marchio. Ma la collezione Longines evidenza, che si riconosce per la cassa tonneau, è declinata al femminile soprattutto per motivi storici. Perché questa forma è da sempre legata al pubblico delle signore.

    Il debutto al polso

    Tonneau, in francese, significa botte. E in effetti il profilo della cassa tonneau ricorda proprio una botticella. Il design, derivato dall’unione fra un rettangolo e un ovale, si afferma in orologeria negli anni ’10 del Novecento (la stessa Longines realizza il primo tonneau nel 1911). Cioè quando gli esemplari da polso sono prodotti quasi esclusivamente per le donne. Gli uomini li consideravano poco virili: “roba da femmine”, appunto; e continuavano a portare i loro precisissimi esemplari da tasca al sicuro nel panciotto, fieri di quelle meccaniche sopraffine. Anche se durante la Grande Guerra le richieste degli orologi da polso aumentano, perché risultano molto più pratici in trincea, è solo negli anni ‘30 che le loro vendite superano quelle dei “tasca”.

    In effetti, sia per la miniaturizzazione dei movimenti, sia per la posizione più esposta agli urti e all’umidità, la meccanica dei primi orologi da polso lasciava molto a desiderare. Eppure il mercato “tira”. Tra gli anni ’10 e ‘20 le aziende sviluppano una serie di esemplari da polso – femminili – dalle varie impostazioni geometriche: carré, rettangolari, ovali, tonneau (appunto), romboidali, o con altre figure più complesse. Alcuni montavano i soliti movimenti rotondi, ma presto si cerca di adeguare alle linee esterne anche la meccanica. Longines per esempio nel 1916 mette a punto diversi calibri “di forma” di piccole dimensioni (da 7.43 a 8.47’’). In accordo con uno dei principi di base dell’orologeria: che le questioni di stile riflettono anche la competenza tecnica. E viceversa.

    The Roaring Twenties

    Negli anni ’20, l’orologeria conosce una successione di crisi ricorrenti che fanno calare le vendite – fino al crollo di Wall Street del 1929. La minore domanda sul mercato riduce di conseguenza la produzione. Ma la cosa, di per sé negativa, porta anche un vantaggio: permette alle marche di dedicarsi allo studio di varie innovazioni, che includono sia i modelli e i movimenti, sia i metodi di produzione. Longines crea così altri calibri per gli esemplari da signora, sempre più piccoli – come il 5.16’’ – e dalle forme inusuali; processo che culminerà nel 1930 con la creazione del 4.21, un movimento baguette che misurava 9,15 x 21 mm. Qualcosa di simile al calibro 101 di LeCoultre, più o meno degli stessi anni.

    Segno, comunque, che all’epoca le signore avevano una predilezione per orologi di forma dalla taglia ridotta. Del resto a quel tempo si era ormai imposta una nuova estetica dalle geometrie nette e dalle linee simmetriche: l’Art Déco. Che spopolava non solo nel design degli oggetti d’uso comune, ma in tutti i settori – dall’architettura alla pittura, dalla musica alla moda -, come simbolo di modernità. E che (ricordiamolo) prende il nome dall’Expo parigina del 1925, intesa non come momento d’inizio ma come apoteosi del fenomeno nella sua piena maturità. Proprio in quel 1925, oltretutto, Longines crea anche un esemplare tonneau che rispecchia in toto il gusto del momento. E diventa il modello di riferimento dell’attuale collezione Longines evidenza.

    Lo stile di un’epoca, il gusto dell’attualità

    Così s’intitolava un paragrafo di un comunicato stampa realizzato da Longines agli esordi della collezione. Ve lo riporto in parte qui di seguito: “Dal sapiente accostamento di due stili – quello di un’epoca passata (…) e quello d’oggi – nasce un orologio dotato di forte temperamento e personalità, dall’eleganza duratura perché discreta e non vistosa. Sono creazioni che ci ricordano personaggi indimenticabili come Audrey Hepburn o Humphrey Bogart, il quale al culmine della carriera cinematografica portava al polso con elegante disinvoltura un Longines in oro giallo di forma tonneau. Oggi Longines ripropone con la collezione Evidenza la stessa forma tonneau che ha caratterizzato un’epoca e uno stile, attualizzandone però le linee ed il design, in un connubio perfetto tra passato e presente”.

    Al di là del tono enfatico e dei riferimenti hollywoodiani, legati alle campagne di comunicazione di quegli anni, la descrizione rende bene l’idea. Longines reinterpreta lo stile Art Déco con la sensibilità dei nostri giorni e salva il gusto intramontabile del tonneau. Da allora la collezione Longines evidenza è stata più volte rimaneggiata con l’aggiunta di modelli sempre nuovi, diversi per formato e per materiali. Gli ultimi quattro, di cui parlavo all’inizio di questo testo, vanno ad ampliare la serie di medio formato (26 x 30,6 mm) – finora limitata a esemplari super-classici – con un look estremamente attuale. E aggiungono uno spiccato senso di modernità all’intera collezione.

    L’ultima generazione dei Longines evidenza

    In pratica le referenze più recenti perdono le connotazioni più tradizionali – come la decorazione flinqué, le cifre arabe in corsivo, i diamanti sui brancard – per acquistare un mood più essenziale. Si distinguono per i numeri romani allungati e il quadrante dalla doppia finitura. E giocano con pochi elementi di base: il colore, argenté oppure verde petrolio (una particolare sfumatura della cromia più di tendenza); e il cinturino in pelle di alligatore, blu o verde, come alternativa al bracciale in acciaio. Il diverso accostamento di questi componenti crea un’alternanza di stile di volta in volta più contemporaneo o vagamente rétro, ma coerente ed equilibrato nell’insieme.

    La cassa in acciaio, dalle linee arrotondate e armoniose, risulta piacevole anche al tatto; compatta e ben proporzionata, senza fronzoli né eccessi, si adatta bene al polso delle donne. Ha un unico vezzo: un sottile bordino blu in alluminio sulla corona, come un leggero tocco cromatico giovane e originale. Mentre la meccanica – quella sì – è in linea con la tradizione: niente quarzo, sempre e solo un movimento a carica automatica (calibro L592, su base Eta) con secondi al centro e datario a ore 6. Una scelta che aggiunge un’ulteriore caratteristica positiva ai nuovi Longines evidenza. Insieme al prezzo: 1.820 euro le versioni con cinturino, 1.870 euro quelle con bracciale.

  • Longines Master Collection Moonphase. Volere la luna

    Longines Master Collection Moonphase. Volere la luna

    Se pensate ancora che gli orologi siano solo “cose da uomini”, sbagliate. Sono sempre più numerose infatti le donne che li comprano per sé stesse. Che non si accontentano di movimenti al quarzo e si interessano alla meccanica (o meglio, riservano attenzione tanto alla tecnica quanto all’aspetto). Ormai è così, c’è poco da fare – fatevene una ragione. Ma non sono io a dirlo: sono i negozianti, in città come in provincia, che da diversi anni si confrontano anche con un pubblico femminile. E lo confermano pure le case di orologeria, che hanno una parte del catalogo destinata appunto alle signore. Di cui è la dimostrazione pratica la femminilissima Longines Master Collection Moonphase.

    Cosa vogliono le donne

    Certo si tratta di un pubblico ben definito: donne realizzate, con una buona cultura, un buon lavoro e una buona capacità di spesa. Che, proprio come gli appassionati (al maschile) di orologeria, desiderano fare un buon investimento (in relazione al proprio budget) e cercano esemplari ben fatti, affidabili e dal giusto rapporto qualità/prezzo. Contano, anche per loro, i valori tradizionali dell’orologeria: la reputazione della marca e la capacità dell’esemplare di affrontare il trascorrere del tempo. Magari sono un po’ più esigenti degli uomini in fatto di estetica: nel senso che, al di là dei gusti personali, amano avere una maggiore possibilità di scelta. Francamente non mi sembrano pretese esagerate.

    In quest’ottica, penso che la Longines Master Collection sia da prendere in considerazione. Sul buon nome della marca non credo ci sia nulla da ridire. E la collezione è la quintessenza dello stile “classico”, quello che non passerà mai di moda, inscritto nella grande tradizione orologiera elvetica. Quanto al rapporto qualità/prezzo, poi, è una ben nota “fissazione” di Longines fin dai tempi di Ernest Francillon e del suo uomo di fiducia, il Direttore tecnico Jacques David – pionieri della produzione meccanizzata nella seconda metà dell’Ottocento. 

    Il movimento della Longines Master Collection Moonphase

    Per entrare più nel dettaglio della nuova Longines Master Collection Moonphase, si tratta dell’erede dell’omonima linea uscita due anni fa. Non a caso monta lo stesso movimento: il calibro L899 (qui nella variante .5), fornito appunto dell’indicazione delle fasi di luna. Ricordo che la Longines Master Collection è composta esclusivamente da esemplari equipaggiati con movimenti meccanici a carica automatica.

    Questo, in particolare, è sviluppato in esclusiva da Eta sulla base dell’A31-L91 (ricordo anche che Eta è un’importante fabbrica di movimenti di proprietà di Swatch Group, proprio come Longines). Fra le caratteristiche degne di nota, il calibro L899.5 ha la spirale in silicio e 64 ore di autonomia, che offrono una serie di vantaggi. Nessuno meglio del produttore potrebbe spiegarli: qui sotto trovate quindi alcune citazioni direttamente dal sito della Eta.

    “La spirale del bilanciere in silicio è realizzata (…) in una stanza sterile. La sua produzione richiede competenze industriali molto elevate all’interno di Swatch Group. Questo processo di fotolitografia permette di clonare ripetutamente la stessa forma della spirale del bilanciere”. La spirale in silicio è quindi “insensibile ai campi magnetici; insensibile alle variazioni di temperatura; resistente all’ossidazione; resistente all’invecchiamento; resistente agli urti; e ha un’eccellente stabilità di forma”. Mi sembra tutto chiaro, no?

    Riguardo alla lunga autonomia, invece, “lo sviluppo di una nuova esclusiva architettura del bariletto, che ottimizza l’albero e la molla, migliora notevolmente la riserva di carica”, tant’è che alcuni movimenti fabbricati da Eta raggiungono perfino le 80 ore di autonomia. “Questa innovazione brevettata permette di trascorrere il weekend senza ricaricare l’orologio il lunedì”. Un’ultima particolarità riguarda poi le fasi di luna, che devono essere corrette di un giorno ogni 3 anni.

    Esercizi di stile

    Come dicevo, la Casa della clessidra alata aveva già in produzione una collezione simile, con la stessa elegante impostazione estetica e un diametro di 40 (o di 42) millimetri. La nuova Longines Master Collection Moonphase, però, ha un formato più piccolo, studiato esplicitamente per i polsi femminili: 34 millimetri. E offre anche per un’ampia varietà di modelli: sette referenze, diverse per il materiale o la lavorazione del quadrante, e per il colore del cinturino.

    La Longines Master Collection Moonphase esiste infatti con quadrante in madreperla bianca, oppure nel tradizionale guilloché “grain d’orge” tipico della collezione, o ancora blu soleil; riporta gli indici di diamanti o i numeri arabi stampati. Il cinturino in pelle di alligatore è declinato in rosso, blu o in due tonalità di marrone: talpa e cioccolato; in alternativa c’è il bracciale in acciaio, a cinque file, con la maglia centrale spazzolata. I prezzi sono compresi fra i 2.230 e i 2.630 euro, a seconda della versione.

    Se si aggiungono gli esemplari da 40 mm di diametro – anch’essi adatti ai polsi femminili e con lo stesso ventaglio di spesa – la collezione è in grado di dare alle signore una scelta estremamente vasta, proprio in risposta a tutte quelle richieste elencate prima. Che poi, diamine, non è che le donne vogliano la luna… E se anche fosse, nella Longines Master Collection Moonphase c’è pure quella.

  • Regé-Jean Page, nuovo Ambasciatore d’Eleganza Longines

    Regé-Jean Page, nuovo Ambasciatore d’Eleganza Longines

    Un po’ ce lo aspettavamo. È Regé-Jean Page il neo-Ambasciatore d’Eleganza Longines. Secondo la maison svizzera, infatti, Page possiede un’eleganza che trascende i confini e le generazioni, oltre a un innato senso dello stile. Più in generale, la “ola” per l’attore britannico, classe 1990, alla meritata carica di nuova icona di stile globale è iniziata con la sua performance in Bridgerton. Nella serie televisiva prodotta per Netflix da Shonda Rhimes (la stessa di Grey’s Anatomy), la sua interpretazione del duca di Hastings ha conquistato l’universo mondo. Anche perché la serie ambientata nell’Inghilterra del periodo Regency (1811/1820), che intreccia Jane Austen, 50 sfumature di grigio e valori “Black lives matter”, è stata vista da 82 milioni di abbonati. Insomma, è lo show del colosso streaming più visto di sempre.

    Regé-Jean Page e Longines

    Il successo da record ha così eletto Regé-Jean Page come nuovo sex symbol e divo nominato agli Emmy Awards 2021. Con tanto di placet della rivista Time, che lo ha inserito nell’annuale classifica “100 Next” dedicata alle personalità che stanno plasmando il futuro nei loro rispettivi campi. «In una generazione, non sono molti gli attori con il talento, il portamento e la presenza di Regé-Jean. Ha già fatto molto, ma è chiaro che siamo solo all’inizio di quella che sarà una straordinaria carriera. Sa ridefinire l’eleganza e tutti noi di Longines siamo entusiasti di accoglierlo nella nostra famiglia», ha dichiarato Matthias Breschan, Ceo della maison svizzera.

    “Elegance is an Attitude”: da anni, il claim di Longines è molto più di un motto. Sottolinea uno dei valori fondanti del marchio: la ricercatezza estetica che va oltre le mode. Prima di Regé-Jean Page, sono entrati a far parte della famiglia di Ambasciatori d’Eleganza Longines l’attore australiano Simon Baker, interprete della fortunata serie televisiva The Mentalist; l’attrice premio Oscar Kate Winslet; la modella indiana Aishwarya Rai Bachchan. E altri ancora…

    «C’è qualcosa di molto speciale nel poter lavorare con un marchio come Longines, che porta la bellezza nel mondo», ha commentato Regé-Jean Page. Alla domanda se si considera un uomo elegante, risponde: «Penso di saper essere elegante e mi piace attenermi a uno standard di eleganza. Il che significa comportarsi con una certa consapevolezza. In parte, è anche essere generosi e vivere in un modo che sia utile agli altri. Così facendo, si può rendere il mondo un posto più bello» .

    Un attore eclettico

    Se Regé-Jean Page si distingue per lo chic innato, lo esprime anche attraverso i modi gentili e il portamento cool, da simpatica canaglia. Non a caso lo vedremo recitare prossimamente nei panni del famoso ladro gentiluomo Simon Templar, che in passato furono indossati da Roger Moore e Val Kilmer, nel reboot del film Il Santo. Per la stessa casa di produzione, Paramount Pictures, l’attore anglo-zimbabwese nei mesi scorsi ha interpretato il ruolo di paladino nell’adattamento cinematografico del gioco di ruolo Dungeons and Dragons, presto al cinema. Mentre si fanno sempre più insistenti le voci che sarà lui il prossimo interprete della saga di James Bond.

    Una carriera in ascesa, dunque, la sua. Che è iniziata come cantante rock in una teen band a Londra, poi approdata in teatro allo shakespeariano Globe e in tv nella serie nominata agli Emmy Awards Roots, remake di Radici (2016); e nel legal drama di Shonda Rhimes For the People (2018). Sul grande schermo lo abbiamo intravisto nel penultimo capitolo della saga Harry Potter e i doni della morte 1 (2010); e più di recente nel film romantic-jazz Sylvie’s Love degli Amazon Studios, nominato agli Emmy. Ma non è tutto. Perché all’elenco si aggiunge anche The Gray Man, nuovo colossal d’azione targato ancora Netflix, che vede tra gli altri nel cast Ryan Gosling, Chris Evans e Billy Bob Thornton. Di prossima uscita.

  • Longines DolceVita Capri, souvenir dell’estate

    Longines DolceVita Capri, souvenir dell’estate

    Vacanze archiviate, sindrome da rientro al lavoro? Per tirarci un po’ su, niente di meglio di un orologio che ci ricordi l’estate per farci cominciare bene l’autunno. Come il Longines DolceVita Capri, che ambienta la storica collezione della Maison di St. Imier nell’isola più celebre del Mediterraneo. Nessun’altra associazione poteva essere più azzeccata.

    Lifestyle italiano

    Del resto si dice che la Dolce Vita, quel periodo irripetibile di gioia di vivere e vitalità, talvolta incline agli eccessi, sia nato proprio lì, a Capri. Negli anni Cinquanta del secolo scorso, quando il principe “Dado” Ruspoli – l’irresistibile playboy dai modi aristocratici, dall’intelligenza viva e dall’impeccabile eleganza condita con un pizzico di eccentricità – era protagonista della vita mondana nell’Isola delle sirene.

    Un mondo popolato da dive di Hollywood e bellezze da rotocalco, grandi industriali e rampolli di famiglie nobili, politici e intellettuali di grido. Personaggi come Rita Hayworth e Ali Khan, re Farouk, Edda Ciano o Ingrid Bergman, Togliatti e la Jotti, Onassis con la moglie Tina e la divina Callas… Tutti in ferie in quell’isola da sogno. Cantata dalle parole di Curzio Malaparte, Pablo Neruda e Graham Greene, con la musica di Renato Carosone e di Roberto Murolo in sottofondo.

    Ancora, la Piazzetta, la Grotta Azzurra e i Faraglioni. Il cielo turchese che si riflette nel mare, le bouganville fucsia e la vegetazione rigogliosa in cui spiccano ginestre, agavi e fichi d’India. Se i colori dell’isola ispirano a Emilio Pucci le stampe di seta con cui vestirà il jet set internazionale, la moda di Capri – i pantaloni al polpaccio, i sandali intrecciati, i cornetti di corallo e le collane di gemme policrome – verrà esportata in tutto il mondo. E diventerà lo stile vacanziero per eccellenza.

    L’eleganza rilassata del Longines DolceVita Capri

    Ed è proprio questo il background dei Longines DolceVita Capri. Una mini collezione dallo chic leggero e rilassato, che evoca la spensieratezza delle giornate sull’isola. Quattro esemplari con la cassa in acciaio lucido, disponibile in due misure (taglia medium o small) studiate per i polsi femminili; il movimento al quarzo, rigorosamente Swiss made; il quadrante bianco mat, essenziale, decorato solo dai lunghi indici e dal contatore dei piccoli secondi.

    E soprattutto il cinturino in pelle di alligatore, ora declinato in quattro nuove tonalità “capresi”: il verde della macchia mediterranea, il giallo del sole, e poi l’arancione e il malva dei tramonti in Technicolor. Colori che – non a caso – esaltano le tonalità calde dell’abbronzatura, ricordo tangibile delle giornate in spiaggia. Ma se si vuole cambiare look, nessun problema: un pratico sistema di intercambiabilità permette di sostituire facilmente il cinturino.

    Attenzione però: la capsule collection del Longines DolceVita Capri è in vendita esclusivamente online, sul sito ufficiale della Casa della Clessidra alata. E il prezzo, invitante, è di 1.230 euro. Tanto basta per mettersi al polso l’energia dell’estate.

  • Longines DolceVita: Art Déco contemporanea

    Longines DolceVita: Art Déco contemporanea

    Ha radici antiche la collezione Longines DolceVita. Non tanto per la data di nascita, il 1997, che pure recente non è; quanto perché prende ispirazione da un esemplare degli anni Venti, conservato nei ricchi archivi della Casa di Saint-Imier. Un orologio realizzato secondo le regole della corrente artistica allora imperante: l’Art Déco. Il nome deriva dall’Expo di Parigi del 1925 – per esteso, Exposition internationale des arts décoratifs et industriels modernes –, la massima rassegna del fenomeno nella sua piena maturità.

    I Ruggenti anni Venti

    Eclettico, opulento ed energico, l’Art Déco interessò la moda, l’architettura, l’arredamento, le arti visive e decorative in senso lato. Contrapposto alla dolcezza e al naturalismo del precedente stile Liberty, è da molti definito come il gusto dei “figli della Prima guerra mondiale”. Cioè di un mondo che voleva dimenticare gli orrori e le inutili stragi del recente passato in nome di una modernità dinamica, frenetica e mondana, intrisa di gioia di vivere e affamata di oggetti belli e lussuosi.

    Era la società che ascoltava il jazz, ballava il charleston e amava viaggiare – in aereo, in transatlantico, in automobile… Ben ritratta nelle tele di Tamara de Lempicka, o nelle pagine del romanzo Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. All’Art Déco corrispondeva un’estetica basata sulle forme geometriche: linee nette, solidi regolari, pattern a raggiera, rigide simmetrie, senso plastico astratto, mai figurativo. Uno stile estremamente attuale, anche ai nostri giorni.

    L’Art Déco nei Longines DolceVita

    La conferma viene proprio dalla collezione Longines DolceVita. Che lo ripropone in diversi modelli con la tipica cassa “di forma”, giocata sulla figura del rettangolo, la lunetta dai lunghi brancard e il profilo sottolineato da una bella godronatura. La nuova versione maschile si distingue per il quadrante suddiviso a settori – anche questo caratteristico dell’Art Déco. Sullo sfondo dai toni argenté, i numeri romani si alternano ai lunghi indici che convergono al centro, interrotti da un rettangolo scandito da segmenti perpendicolari.

    La cassa in acciaio, dalle proporzioni armoniose, su tutte le superfici ha una finitura lucida che ne sottolinea la vocazione elegante. Le lancette azzurrate alla fiamma, la minuteria chemin-de-fer lungo il perimetro, la corona poco aggettante, il cinturino in pelle di alligatore compongono un insieme di grande compostezza ed equilibrio. All’interno monta un movimento meccanico a carica automatica, calibro L592 (base Eta A20.L01), di 8 linee ¾ e con autonomia di 40 ore. Coerente con il prezzo: 1.540 euro.

    E per le signore…

    Anche al femminile i nuovi esemplari della collezione DolceVita confermano l’impostazione “classica”, improntata a uno chic discreto e formale. Qui la novità sta nell’adozione del sistema di intercambiabilità del cinturino in pelle di alligatore (quick switch), che permette di sostituirlo rapidamente e di personalizzare di conseguenza l’orologio, a seconda dello stato d’animo o dell’occasione. Bianco nacré, blu oppure oro le nuove cromie a disposizione.

    La cassa, sempre in acciaio, è disponibile in due formati (taglia S o M), con la lunetta lucida oppure incastonata di diamanti taglio brillante. In ogni caso il quadrante color argento è decorato da una lavorazione flinqué, i numeri romani sono dipinti (decalcati), la minuteria chemin de fer è spostata al centro, in conformità con le piccole lancette azzurrate. Il movimento al quarzo riporta i piccoli secondi al 6. I prezzi delle versioni gioiello: 2.980 euro per il modello piccolo, impreziosito da 0.33 ct di diamanti; e 3.590 euro per quello medio, in cui le pietre però raggiungono il mezzo carato.

  • Longines HydroConquest. Un subacqueo da tenere in considerazione

    Longines HydroConquest. Un subacqueo da tenere in considerazione

    Basta fare un giro in Internet e lo si vede subito. Per molti blogger e youtuber il Longines HydroConquest è uno degli orologi più desiderati degli ultimi anni. Per svariati motivi: perché appartiene a una maison blasonata, che si è costruita un buon nome nel tempo; perché è un diver, categoria fra le più apprezzate dal popolo della Rete; perché è affidabile, sia dal punto di vista delle prestazioni sia dei materiali; ancora, per l’estetica ben riuscita, caratterizzata dalla sequenza di numeri arabi 3-6-9 sovradimensionati; e non ultimo per il prezzo, accessibile a tanti, se non proprio a tutti.

    La collezione Longines HydroConquest

    Ragioni che condivido, ma cui ne aggiungo un’altra: l’ampia varietà di modelli. Il Longines HydroConquest, nato nel 2007 e rivisitato nel 2018, oggi offre una scelta incredibile di referenze: diverse per dimensioni, colori, movimenti… Per avere una panoramica completa, vi rimando al sito della Casa (eccovi il link); intanto vi dico però che gli esemplari in tutto sono quasi una sessantina e riempiono tre schermate. E che, tanto per capirci, il bestseller automatico, tutto acciaio, con cassa di 41 mm, lunetta e quadrante blu – costa 1.510 euro.   

    Di recente, comunque, Longines ha ampliato la collezione con nuove varianti bicolore, in acciaio e Pvd oro giallo oppure Pvd oro rosa, declinate in grigio, blu, nero o verde. Io ho scelto di scrivere della versione acciaio/Pvd oro rosa con quadrante e lunetta grigi. Perché mi sembra la più versatile: lo stile sport-chic la rende adatta tanto alle immersioni quanto ai look “da città”. È discreta quanto basta, però è originale, non banale: proprio per il colore insolito, che non è un “normale” classicone ma non concede nulla neppure ai trend più modaioli.

    Prima di tutto il prezzo

    Bando alle ciance, arrivo subito al sodo. Parto dal prezzo: 1.710 euro. In genere, nelle mie recensioni, è l’ultima informazione che fornisco, perché prima cerco di motivarlo con la descrizione dell’orologio. In questo caso invece mi sembra opportuno metterlo subito in evidenza, perché è realmente un punto di forza. Soprattutto se confrontato con quello di esemplari simili per tipologia e caratteristiche, di solito ben più cari. Non c’è bisogno di far nomi, ci può arrivare chiunque conosca un minimo il mercato degli orologi.

    Dicevo, 1.710 euro. Sia per la versione con il cinturino in caucciù grigio, sia per la versione con il bracciale in acciaio bicolore. Un prezzo concorrenziale, appunto, tenuto conto della qualità del Longines HydroConquest. E dovuto essenzialmente a due fattori. Uno, la progettazione intelligente, studiata per ottenere un risparmio su alcuni macro-componenti che non solo non inficiano affatto la qualità complessiva, ma diventano peculiarità dell’orologio stesso. Due, il poter contare su economie di scala altrettanto virtuose: far parte di un grande gruppo come Swatch Group porta non pochi vantaggi.

    Le caratteristiche del Longines HydroConquest

    Allora, riporto qui di seguito i dati essenziali, altri li trovate nelle didascalie. La cassa in acciaio misura 41 mm di diametro. Si distingue per l’inserto in ceramica nella lunetta girevole unidirezionale, introdotto con il restyling del 2018 al posto di quello in alluminio. Un dettaglio che fa la differenza, dato che si tratta di un materiale molto resistente agli urti e ai graffi, oltre che bello da vedere e praticamente inalterabile nel tempo. Altro segno distintivo sono poi i due elementi proteggi-corona, geometrici ma non spigolosi, massicci ma non pesanti dal punto di vista estetico.

    Un dato importante è l’impermeabilità elevata, che raggiunge i 30 bar (comune a tutti gli esemplari in collezione). Il che significa non solo soddisfare il primo requisito delle norme Iso sugli orologi subacquei professionali (per saperne di più, vi rinvio a quanto avevo scritto qui). Ma soprattutto poter affrontare il mare in tutta sicurezza anche da parte di chi lo vive “da sportivo” in senso lato; cioè non fa immersioni profonde ma magari pratica attività che richiedono grande resistenza alle pressioni da impatto (come il windsurf, per esempio).

    La meccanica

    Il Longines HydroConquest monta un movimento meccanico a carica automatica, il calibro L888.5. Giunto ormai alla quinta generazione e prodotto in esclusiva, è un’evoluzione dell’Eta A31.L11, a sua volta derivato dal celebre 2892-A2. Un 11 linee ½ (25,6 mm di diametro), forse un po’ sottodimensionato per la cassa da 41 mm, quindi adattato con un anello di contenimento in acciaio. Comunque ben curato: il rotore è a Côte de Genève, i ponti a perlage. In ogni caso rimane nascosto: il fondello è “pieno”, cioè è in acciaio decorato con il logo della clessidra alata. Più rilevanti piuttosto sono altre caratteristiche tecniche.

    In primis la frequenza diversa rispetto ai suoi predecessori, “abbassata” a 25.200 Alternanze/ora. Il che va a vantaggio dell’autonomia, che ora raggiunge le 64 ore complessive. Quindi la spirale in silicio monocristallino, amagnetica e perciò ideale per i modelli subacquei. Per farla breve, queste tre particolarità sommate insieme vanno a influire positivamente sulla regolarità di marcia. Tant’è vero che già la versione precedente dello stesso calibro (L888.4) sia riuscita a superare tranquillamente i test del Cosc e abbia quindi ottenuto il certificato ufficiale di cronometro. Lo stesso potenzialmente potrebbe fare il calibro L888.5: questione solo di scelte aziendali.

    Cinturino o bracciale?

    Come accennavo sopra, il Longines HydroConquest acciaio/Pvd oro rosa dalla livrea grigia è disponibile con il cinturino in caucciù, coordinato alla tonalità del quadrante e dalla trama effetto intrecciato; oppure con il bracciale in acciaio, a tre file, con la maglia centrale color oro rosa, come la corona di carica e la zigrinatura lungo il profilo della lunetta. Al tatto quest’ultimo risulta robusto, compatto e ben articolato (le maglie ovviamente sono piene). In entrambi i casi, il punto di congiunzione con la carrure è aderente e senza spazi vuoti.

    Due parole infine sul sistema di chiusura. Il Longines HydroConquest si allaccia al polso con una fibbia déployante dotata di doppio sistema di sicurezza, per evitare aperture accidentali, e di estensione integrata, così da poter indossare l’orologio sopra la muta da sub. Comodo comunque anche con “abiti civili”, soprattutto d’estate, quando il caldo e l’umidità possono causare un leggero gonfiore all’articolazione pur in assenza di particolari patologie. Soprattutto se non si è più giovincelli.

  • Longines Legend Diver Watch, il bronzo e la doppia corona

    Longines Legend Diver Watch, il bronzo e la doppia corona

    Venne inventata negli anni Sessanta dalla Piquerez, un’azienda specializzata nella realizzazione di casse a tenuta stagna. A quei tempi la lunetta girevole interna era un’innovazione davvero esaltante e Longines non se la lasciò sfuggire. Anche perché andava di pari passo con un altro brevetto della Ervin Piquerez: un sistema, denominato Compressor (e piuttosto macchinoso, benché efficace), utile per aumentare l’affidabilità nel tempo della tenuta stagna. Ho visitato molti anni fa la Nouvelle Piquerez, quando venne acquistata – pensate un po’ – dai coreani della Samsung. Al suo interno c’erano tutte le matrici per realizzare orologi famosi come alcuni Breitling, lo straordinario Ingénieur di IWC e, ovviamente, il Diver di Longines, da cui nasce il Longines Legend Diver Watch di oggi. Tanto di cappello a Longines.

    La doppia corona e la lunetta girevole interna

    Nel tempo il sistema Compressor di Piquerez divenne obsoleto perché troppo costoso. Già in quegli stessi anni Sessanta era possibile realizzare orologi “tecnici”, ossia specializzati, con metodologie diverse, via via sempre più efficaci. Restò allora – e resta – la lunetta girevole interna. Perché? Quali vantaggi e svantaggi comporta?

    Innanzitutto salva camicie e tasche dei pantaloni dalla vera e propria seghetta esterna tipica di quasi tutte le lunette girevoli. Se non vuoi rovinare gli abiti e non puoi comprare più di un orologio, allora la lunetta girevole interna è la soluzione migliore. Complessivamente riduce lo spessore e lascia la superficie esterna priva di asperità. Gestita dalla corona circa al 2, la lunetta è libera d’essere regolata con grande precisione nelle due direzioni. Quando torni a serrare la corona (chiusa a vite, è chiaro) rimarrà fissa. Non potrà spostarsi in alcun modo fino alla fine dell’immersione.

    Il secondo vantaggio sta nel non offrire il minimo appiglio ad alghe o qualunque altra cosa possa incastrarsi intorno ad una lunetta girevole esterna. Né sarà necessario lavare periodicamente la lunetta, come è invece necessario fare con le lunette esterne.

    Il terzo vantaggio sta nel fatto che la posizione delle due corone (quella di carica è circa al 4) è tale da interferire molto poco con il polso. Il che, in orologi con la corona necessariamente sovradimensionata, non è poco. E infatti proprio da questo tipo di orologi nasce l’ottima idea di spostare la corona di alcuni orologi subacquei quanto più in basso sia possibile, compatibilmente con l’attacco delle anse nella cassa. Mi viene in mente lo splendido Sea Hawk di Girard Perregaux, ad esempio.

    Gli svantaggi? Beh, due corone costano più di una e se dimentichi di avvitarne una l’orologio rischia molto. E il fatto che devi regolare la lunetta subito prima dell’immersione, rischiando di non poter usare un minuto o due di bombole. Ma potremmo anche dire che questo “difetto” in realtà è un pregio perché costituisce una “riserva d’aria”, una misura prudenziale sempre positiva, quando si parla di mare.

    Noto, comunque, che Longines, come sempre, adotta soluzioni efficaci, sia pur costose, per garantire la qualità dei propri orologi.

    E ora il Longines Legend Diver in bronzo e titanio

    Presentato nel 2017 con cassa in acciaio, e via via in diverse versioni (con o senza bracciale), quest’anno il Longines Legend Diver Watch si arricchisce della cassa in bronzo. Particolarmente significativa per chiunque abbia il cosiddetto “piede marino”. Esperienza di mare.

    Il bronzo, insieme al cugino ottone (cambia essenzialmente la percentuale di rame, rispetto allo stagno, ma troverete maggiori notizie qui) è sempre stato molto amato da chi va per mare per una semplice ragione: non arrugginisce e quindi non si blocca quando filettato per un montaggio a vite. Basta pensare ai caschi dei palombari. Tende ad ossidarsi ricoprendosi di una patina di verde (dovuta al rame) che però protegge la superficie, facile da far tornare come nuova.

    Nelle moderne leghe ha una notevole stabilità, ma può causare qualche problema alle persone con allergie ai metalli. Per questa ragione Longines ha pensato bene di realizzare in titanio il fondello serrato a vite. Anche questo è un dettaglio importante e la dimostrazione di un progetto molto attento all’ergonomia. Ancora una volta, tanto di cappello a Longines.

    Il movimento del Longines Legend Diver Watch

    Origine Eta, ovviamente, visto che Eta è l’industria che produce movimenti all’interno di Swatch Group, di cui anche Longines fa parte. Meccanico a carica automatica, con la bellezza di 64 ore d’autonomia e della presenza di una spirale in silicio. È una caratteristica di pregio perché il silicio è totalmente insensibile ai campi magnetici. Il movimento è interessante anche perché la frequenza di oscillazione del bilanciere è di 25.200 alternanze/ora, una via di mezzo fra le più consuete 21.600 o 28.800 alternanze/ora.

    Da notare che la presenza della spirale in silicio consente anche di superare a mani basse i test del Cosc, Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres. E oltretutto consente una garanzia di cinque anni, che non è poco. La versione usata da Longines è personalizzata anche nelle finiture, è la più recente e comunque anche le versioni precedenti avevano già acquistato un’ottima fama di affidabilità.

    Dal passato al futuro

    Il Longines Legend Diver Watch è con tutta evidenza la versione attuale di un orologio del passato. Un vintage, come si dice oggi. Nella migliore accezione del termine. Come si può notare nelle foto, la fedeltà estetica all’originale degli anni Sessanta è davvero notevole, visto che si estende persino al medaglione sul fondello. Ma siamo di fronte ad una vera e propria trasposizione in chiave attuale, ad un orologio che riassume in sé quanto di meglio la tecnica di oggi è in grado di esprimere in relazione al prezzo (2.820 euro).

    Compresa una tenuta stagna di tutto rispetto (30 bar, come correttamente riportato sul fondello) e un bel cinturino Nato di color verde (il più consigliato nella stagione dei bagni) che viene fornito nella confezione insieme a quello in pelle. Meno adatto alle immersioni: sarà bene ricordarsi di effettuare la sostituzione con l’attrezzo specifico fornito con la confezione. Da considerare, dopo averlo ben esaminato presso un concessionario: sarà una sorpresa positiva.

  • Longines Silver Arrow, una freccia dal passato

    Longines Silver Arrow, una freccia dal passato

    Un orologio che si chiama come un’auto ma che ha per emblema un aereo. Che guarda al futuro ma che arriva dal passato… Parlando del nuovo Longines Silver Arrow ce n’è a sufficienza per sentirsi più confusi di un camaleonte in una scatola di Smarties. Basta però mettere gli argomenti in fila, come tanti piccoli indiani, e le cose sembreranno più chiare.

    Intanto abbiamo spoilerato: il protagonista dell’articolo è il Longines Silver Arrow, presentato a fine febbraio insieme ad altre novità del primo semestre 2021, e in arrivo nei negozi nei prossimi giorni. Un orologio che più vintage non si può, come da alcuni anni a questa parte è nelle corde di Longines, forte di un archivio storico ricco quanto una biblioteca benedettina.

    Perché se gallina vecchia fa buon brodo anche in orologeria, c’è però gallina e gallina. Fuor di metafora: se l’orologio ispiratore ha una storia, allora ci sono buone possibilità che anche la riedizione abbia qualcosa da dire. E, a proposito di orologi ispiratori, vediamo da dove arriva questo Silver Arrow 3.0.

    Il Longines Silver Arrow e la 24 Ore di Le Mans

    Per scoprirlo, facciamo un salto indietro di oltre 65 anni. Correva infatti il 1955 quando, nelle stanze della manifattura di Saint-Imier, era tutto un ribollire di cervelli per trovare nome a un nuovo, avanguardistico orologio. Longines organizzò infatti un concorso d’idee interno per battezzarlo. E, alla faccia di chi dice che gli svizzeri sono noiosi e privi di fantasia, arrivarono sul tavolo della direzione circa 450 proposte.

    Si dice che il nome prescelto, Silver Arrow, fosse stato proposto in omaggio alle “Frecce d’Argento”, le Mercedes Benz che nella prima metà degli anni ’50 facevano man bassa di vittorie in Formula 1 e sulle strade del mondo. Certo, dare a un nuovo orologio il nome di un’auto che proprio nel 1955 aveva falciato centinaia di spettatori in un incidente alla 24 Ore di Le Mans, ammazzandone 83, non era proprio di buon auspicio per il successo commerciale.

    Evidentemente, però, in Longines la superstizione non ebbe la meglio sul marketing. E vinse il proposito di legare il nuovo pezzo al concetto di velocità, caro ai marchi di orologeria e affine a un mondo che voleva lasciarsi alle spalle la tragedia del secondo conflitto mondiale prima possibile. Al concetto di velocità, al nome di un’auto, ma utilizzando come emblema… un aereo.

    Auto o aereo?

    Un aereo che, riprodotto sul fondello del Silver Arrow, aveva effettivamente la forma di una freccia, con la configurazione con ala a delta e fusoliera allungata. Un aereo, però, con tutta probabilità frutto della fantasia dei creativi di Longines, visto che l’unico apparecchio con ala a delta di quel periodo dovrebbe essere l’Avro Canada CF-105 Arrow. Che debuttò però dopo, nel 1957, e che aveva una deriva diversa da quella del Silver Arrow dell’orologio.

    Insomma, un aereo che con le sue linee futuristiche era più un simbolo ideale di velocità che un ritratto dal vero. In ogni caso, qualcosa di molto caratterizzante se, dopo 65 anni, Longines lo accosta ancora all’orologio attuale. Al quale finalmente arrivo, dopo questa divagazione da secchione. Non prima però di aver ricordato che il Silver Arrow era già comparso in riedizione una dozzina di anni fa. Ecco perché ho definito l’attuale come 3.0.

    Prodotta in quantità limitate tra il 2009 e il 2010, la referenza L1.647.4.72.3 differisce dall’ultima nata per diversi dettagli. Principalmente per la presenza del datario, le lancette cosiddette dauphine, la lavorazione degli indici e l’incisione sul fondello piuttosto anonima: al posto dell’aereo ci sono una stella e una freccia un po’ striminzita.

    Longines Silver Arrow: trova le differenze

    Molto più filologico è invece l’orologio appena presentato da Longines, che ha scelto di riproporre un esemplare più pulito, senza datario e con lancetta dei secondi centrali. Tra i ’50 e i ’60 non sono infatti mancate versioni del Silver Arrow con la data al 3 e altre con i piccoli secondi al 6.

    Diretti discendenti del modello del ’56 sono gli indici lavorati e le lancette cosiddette a gladio, entrambi rivestiti di Super-LumiNova. Il giro dei minuti, invece, è separato dagli indici da un sottile anello incavato, che non era presente nella referenza originaria.

    Dettagli da precisetti, sì. Che però rendono l’idea di come il marchio abbia cercato una maggiore aderenza al modello originario di quanto non abbia fatto con l’orologio del 2009. Un esempio? L’assenza della scritta Automatic sul quadrante. Presente nella referenza L1.647.4.72.3, per ovvi motivi non c’era 65 anni fa, essendo quell’orologio a carica manuale.

    Il calibro e un dubbio sulla lunetta

    Per equipaggiare il Longines Silver Arrow 2021, i tecnici hanno scelto uno dei cavalli di battaglia della casa della Clessidra alata: il calibro L.888.5 nella variante ND (no data). Un movimento super-collaudato, su base Eta 2892, che nella variante con data equipaggia alcune referenze della collezione HydroConquest; mentre nella configurazione L.888.4 è ampiamente utilizzato nella Conquest e nella Spirit. Segno di un’affidabilità che ha indotto il marchio a garantire l’orologio per cinque anni.

    Tutto molto bello, quindi? Quasi. Perché di fronte ai tanti segni più, il Longines Silver Arrow ha a mio avviso anche un segno meno: le dimensioni della lunetta. Il diametro della cassa da 38,5 mm – lo standard per gli attuali dress watch di Longines – non è un’esagerazione, anzi, veste bene anche i polsi più smilzi come il mio, che dai 42 mm in su possono essere in imbarazzo. Peccato, però, che l’originale fosse di 34 mm e avesse una lunetta sottile che lo rendeva più elegante di quella attuale, secondo me un po’ ingombrante.

    Fermo restando che oggi una cassa da 34 mm non avrebbe mercato, va considerata anche la questione del calibro. Nei 34 mm, che sono oramai tutti al femminile, attualmente Longines incassa movimenti al quarzo, ma utilizzarne uno per il Silver Arrow sarebbe stata una bestemmia. Montare uno dei vecchi movimenti automatici dei Conquest 34 mm fuori catalogo sarebbe stato un impoverimento. Sviluppare un calibro apposta per questo orologio, una strategia senza senso dal punto di vista industriale.

    Con buona pace dei puristi o dei nostalgici che quindi devono farsi andare bene la cassa da 38,5 mm – magari uno sforzo per assottigliare la lunetta si sarebbe potuto fare. Chiudiamo, come sempre, con il vil denaro. Il Silver Arrow costa 1.950 euro. Adeguato alla scala prezzo di Longines, bilanciato con la qualità dell’orologio. Il camaleonte di cui sopra sarà adesso un po’ meno confuso?

  • Cortina 2021. Ai Mondiali di sci alpino con Longines

    Cortina 2021. Ai Mondiali di sci alpino con Longines

    Cortina 2021: i Campionati mondiali di sci alpino tornano a Cortina d’Ampezzo dopo 65 anni. Da lunedì 8 a domenica 21 febbraio. Il Covid ci ha tolto anche il brivido di assistere alle gare a bordo pista. Fortunatamente, le tecnologie ci regalano una visione forse più emozionante della presenza dal vivo. È Longines, partner e cronometrista ufficiale della Federazione Internazionale di Sci (Fis), a permetterci di trasformare i nostri televisori in palcoscenici interattivi. Su cui visualizzare i tempi intermedi, i risultati dei più veloci, le velocità massime e le classifiche durante la gara.

    Dopo la cerimonia inaugurale di domenica 7 (alle ore 18 in diretta su Rai2), a dare avvio ai campionati, lunedì (alle ore 11), sarà la combinata Donne – Super G sulla pista Olympia delle Tofane. Dove è favorita la fuoriclasse Mikaela Shiffrin (2 titoli olimpici e 5 iridati), che a Cortina ha vinto proprio in SuperG, il 20 gennaio 2019. E che a Cortina 2021 presenterà il suo programma più ricco: sulla velocità e nelle discipline tecniche, di cui è specialista.

    La tecnologia Longines

    Mikaela Shiffrin è Ambasciatrice d’Eleganza Longines fin dal 2014. Molto più lontano nel tempo è il legame del marchio della Clessidra alata con gli sport invernali. A partire dal 1878, con la produzione del suo primo movimento cronografico. E ancor più con l’avvento delle competizioni internazionali di sci alpino all’inizio del XX secolo. Dalla gara militare a Saint-Imier nel 1924 a Cortina 2021, Longines ha vinto molte sfide sulla misurazione del tempo sulle piste innevate. Su questo Giornale abbiamo già raccontato (qui) le invenzioni del “contatore olimpico”, della “barriera luminosa a cellule fotoelettriche” e del radio-cronometraggio.

    Esattamente 4 anni fa, il 6 febbraio 2017, durante i Campionati mondiali di sci alpino di St. Moritz, ha presentato il rivoluzionario sistema Longines Live Alpine Data: un chip attaccato allo scarpone dello sciatore dotato di radar e sensore di movimento. Con la misurazione continua e in tempo reale della velocità, dell’accelerazione e della decelerazione dell’atleta, del tempo necessario per raggiungere i 100 km/h e l’analisi dei salti. Una tecnologia che consente di presentare i risultati delle gare sotto forma di grafica televisiva. Particolarmente utile per noi in questi giorni, che dai divani casalinghi a cui la pandemia ci ha inchiodati, potremo sognare di essere sulle piste della regina delle Dolomiti.

    Cortina 2021: il programma

    A Cortina 2021, nei 14 giorni di gare maschili e femminili, più di 600 atleti provenienti da 70 nazioni si contenderanno 13 titoli mondiali e un totale di 39 medaglie. Tutti nel rispetto di un rigoroso protocollo antiCovid. Niente pubblico. Potremo seguire le gare grazie alle 140 telecamere posate per la produzione televisiva dell’intero evento, che trasmetteranno immagini a oltre 500 milioni di telespettatori.
    La Official App Cortina 2021 (disponibile sia per i dispositivi iOS, sia Android) permetterà di coinvolgere a tutto tondo il pubblico che non potrà assistere alle gare iridate. Ogni giorno saranno disponibili moltissimi contenuti: cronaca, live delle gare, contest a premi, live streaming delle conferenze stampa e tanti “dietro le quinte” per vivere l’evento in modo interattivo.

    Domani la cerimonia di apertura: un omaggio alla storia dello sci alpino, alle Dolomiti e all’Italia, con uno spettacolo in cui sono attesi, tra gli altri, Gianna Nannini e Francesco Gabbani. Poi subito tre giorni di emozioni con l’assegnazione dei titoli di combinata alpina femminile, superG femminile e maschile, e combinata alpina maschile. L’11 e il 12 febbraio saranno dedicati alle prove della discesa; nel fine settimana – prima del giorno di riposo – le due discese: sabato 13 le donne, domenica 14 gli uomini. Nella seconda settimana i protagonisti saranno gli specialisti delle tecniche. Lo spettacolo riprenderà con il parallelo, il 16 febbraio, e il parallelo a squadre, il 17 febbraio. Il gran finale da giovedì 18 a domenica 21 febbraio: nell’ordine, gigante femminile, gigante maschile, slalom femminile e slalom maschile. Due settimane di sport, di adrenalina e di spettacolo a Cortina d’Ampezzo.

    L’orologio ufficiale

    Orologio ufficiale di Cortina 2021 è il cronografo blu della collezione Longines Spirit, una reinterpretazione degli esemplari che hanno accompagnato i leggendari pionieri nella conquista dei cieli, dei mari e dei nuovi territori. Come Amelia Earhart, Paul-Emile Victor, Elinor Smith e Howard Hughes, protagonisti della suggestiva campagna di cui abbiamo già scritto altrove su questo sito. La collezione Longines Spirit rievoca le loro imprese con nuovi modelli che ripropongono le caratteristiche degli orologi da pilota abbinate alle linee e ai codici attuali. Sono eredità del passato la corona di grandi dimensioni, il réhaut, la lunetta arretrata rispetto al fianco della carrure, i caratteri tipografici del quadrante, gli indici a losanga e le ampie lancette a bastone luminescenti.

    Tutti elementi rivisitati, per integrarsi al meglio con il design decisamente contemporaneo. Gli esemplari della collezione racchiudono esclusivi movimenti automatici, dotati di spirale in silicio. Estrema garanzia di precisione, comprovata anche dal certificato ufficiale di cronometro del Cosc, e di durata nel tempo.
    Il cronografo blu della collezione Longines Spirit, orologio ufficiale dei Campionati mondiali di sci 2021, ha la cassa in acciaio inossidabile lucida e satinata di 42 mm di diametro. Il vetro zaffiro bombato, presente in tutti i modelli della collezione, protegge il quadrante argenté grené con numeri arabi e lancette nere sabbiate rivestite con Super-LumiNova; il cinturino è in pelle blu. Chissà se riusciremo a vederlo sfrecciare al polso di Mikaela Shiffrin…

  • BigEye e Legend Diver: anteprime Longines per il mercato italiano

    BigEye e Legend Diver: anteprime Longines per il mercato italiano

    Italiani, popolo di santi, poeti, navigatori… E amanti di Longines. L’Italia, cantata da grandissimi del calibro di Petrarca, Dante, Leopardi, Mino Reitano, è infatti un Paese nel quale il marchio della Clessidra alata ha da sempre un nutrito seguito. Che si è consolidato negli ultimi anni grazie a modelli come il BigEye e il Legend Diver.

    Un successo che per Longines ha un’importanza chiave in termini di strategie commerciali, specialmente in un momento complesso per il mercato dell’orologeria come quello attuale. Ecco perché il marchio ha appena lanciato tre nuovi modelli, disponibili quest’anno in anteprima mondiale per il mercato italiano, ideati in materiali e colorazioni inedite per accontentare il gusto nostrano. Gli orologi? Avigation BigEye e Legend Diver, of course.

    Ai signori del marketing di Longines piace vincere facile, come diceva una réclame di qualche tempo fa. Un po’ per la scelta delle collezioni da mettere in focus per l’Italia, un po’ per il colore che caratterizza due modelli su tre, il blu, particolarmente apprezzato dalle nostre parti.

    Longines Avigation BigEye Titanium

    Parto da quello che ritengo sia uno dei pilot’s watch più fighi in circolazione, il Longines Avigation BigEye. Lo so, la mia è una visione di parte, visto che possiedo la versione in acciaio con quadrante nero del 2017. Ma oggettivamente il cronografo è un esempio di accurato lavoro filologico su un modello del passato: in questo caso un orologio da aviatore degli anni ’30, la cui acquisizione da parte del Museo Longines ha ispirato la creazione del BigEye.

    Ora, il quadrante del modello per il mercato italiano abbandona il nero profondo e si veste di un blu petrolio sfumato, lavorato grené. Per il resto, la grafica e i contatori neri rimangono i medesimi (compreso quello enorme dei 30 minuti a ore 3, che dà il nomignolo all’orologio); se non che questi ultimi, lisci nella referenza del 2017, ora hanno un’ipnotica lavorazione a chiocciola. Cambia anche il cinturino, ora più vintage e con le impunture all’ansa, e rimane la fibbia ad ardiglione (evviva evviva!).

    Oltre al colore, le altre due grandi novità rispetto al BigEye precedente sono nei materiali: per la cassa da 41 mm, dove l’acciaio lascia il posto al titanio, e per la spirale in silicio, ormai sempre più presente nelle collezioni di Longines.

    Sorvoliamo sugli evidenti vantaggi che derivano dall’avere una spirale in materiale amagnetico e concentriamoci sulla cassa. Il titanio rende l’orologio estremamente leggero e vestibile, nonostante lo spessore importante di 14 mm, che si vede tutto nei fianchi satinati, dritti come muraglie. Un prezzo da pagare all’architettura del movimento cronografico L688 con ruota a colonna di derivazione ETA A08.L01, unico, vero dettaglio che mi fa dire “bene ma non benissimo”.

    L’operazione filologica sarebbe infatti perfetta se il movimento incassato fosse a carica manuale come nell’originale: oltre a soddisfare la libidine di quanti amano armeggiare con la corona, consentirebbe di limare un paio di millimetri di spessore grazie all’eliminazione del rotore, a vantaggio della vestibilità che rimane comunque ottima.

    Longines Legend Diver in nuovi colori

    Blu è anche una delle due versioni del Legend Diver che Longines lancia in anteprima per il nostro mercato. Ok, diciamolo subito per togliere la curiosità: l’altra è marrone. In entrambi gli orologi, la struttura tecnica ed estetica è quella del Legend Diver “classico”, erede della tradizione subacquea che il marchio si è costruito a partire dagli anni ’60, periodo al quale questo diver strizza l’occhio.

    Lancette ben visibili grazie all’uso del SuperLuminova, che si ritrova nei quadrati all’interno degli indici e nei rettangoli che sottolineano le cifre arabe sul quadrante. Il quadrante, appunto… Sia il blu, sia il marrone sono sfumati, più chiari al centro e più scuri man mano che ci si avvicina al réhaut.

    Il movimento è sempre il collaudato calibro L888 di derivazione ETA A31.L11, che muove ore, minuti, secondi centrali e data. Ecco, il datario… Su questo orologio rimane a mio avviso di troppo, una tassa da pagare al gusto attuale che, in questo senso, mi fa preferire il Longines Skin Diver Watch, per restare sott’acqua…

    De gustibus, naturalmente, che però non tolgono al Legend Diver i suoi innegabili punti di forza: dalla cassa in acciaio da 42 mm all’onnipresente (o quasi) spirale in silicio, dai cinturini in pelle (molto belli!) in tinta con i quadranti, fino al calibro da 64 ore di riserva di carica. Non a caso, l’orologio è uno tra i bestseller di Longines, non solo nella collezione Heritage.

    Tra marketing e coraggio

    Certo, rimane la singolarità di proporre al mercato un orologio subacqueo nel mese di novembre, senza nemmeno poter dire «vabbè, lo si userà alle Maldive durante le vacanze di Natale», visti gli scenari di lockdown che si profilano all’orizzonte. Ma in questo sfigatissimo 2020 sono saltati gli schemi per tutti, figuriamoci chi produce costosi accessori, in quanto tali non indispensabili; ragion per cui apprezzo lo sforzo e il coraggio di Longines nel lanciare ben tre pezzi per un mercato che, lontano dai fasti del passato, zoppica come e più di altri.

    C’è altro da aggiungere per questi cavalli di battaglia rinfrescati nel look? Ah, sì, i prezzi. Anche in questo caso interessanti in rapporto alla qualità, come spesso accade con Longines: 3.290 euro per il Big Eye, 2.280 per i Legend Diver.

    Se spirale, titanio e tutto il resto spiegano gli oltre 700 euro di differenza tra l’Avigation BigEye Titanium e la referenza del 2017, i Legend Diver per il mercato italiano costano quanto le versioni standard in collezione. Un bel segnale di stima nei confronti di una clientela attenta e affezionata come quella italiana, che non smette di amare le belle cose. Alla faccia dell’infame virus.

     

  • Longines Spirit Chronograph, il pilot più tecnico della collezione

    Longines Spirit Chronograph, il pilot più tecnico della collezione

    «Vola solo chi osa farlo». Chi ha pronunciato queste parole che non ammettono repliche? Gabriele D’Annunzio? Italo Balbo? Un comandante della scalcagnata Alitalia? No, più semplicemente il gatto Zorba, protagonista con la gabbianella Fortunata di un celebre romanzo di Luis Sepúlveda. Che con questa frase si sarebbe guadagnato honoris causa l’investitura a primo felino brand ambassador Longines.

    Il marchio della Clessidra alata è infatti profondamente legato alla storia e al mondo del volo, celebrato con il nuovo Longines Spirit Chronograph. Un universo al quale ha affiancato, decennio dopo decennio, quelli del mare (con l’Hydroconquest e i diver) e dell’equitazione (con l’Elegance); senza dimenticare la propria vocazione allo stile espressa in linee come la Master e l’Elegant Collection, la Record, l’Evidenza, la DolceVita.

    Non perdiamo però di vista il tema da cui siamo partiti, il volo, e il motivo per cui, oggi, ho deciso di portarvi a impegnare un po’ del vostro tempo a leggere queste righe. Cioè il nuovo Longines Spirit Chronograph, appunto: la proposta più tecnica della collezione Spirit, che è il focus del marchio in questo disgraziato 2020.

    Ben riuscito

    Del Longines Spirit ha già parlato su queste pagine Augusto Veroni, con abbondanza di riferimenti storici; abbiamo anche scritto del rapporto che lega a doppio filo Longines e la storia dell’aviazione. Ragion per cui, mi rimane il compito di focalizzarmi sul Longines Spirit Chronograph per provare a spiegare come mai, per me, è un orologio particolarmente riuscito. Anzi, figo, pur con un difettuccio.

    Partiamo da fuori, visto che con gli orologi accade come quando ci si innamora di una donna: prima ci conquista il suo aspetto, poi caso mai arriviamo ad apprezzare anche il fatto che è laureata in astrofisica, ama i gatti e nel tempo libero pulisce le spiagge dalla plastica e dai rifiuti. Fuor di metafora, il Longines Spirit Chronograph è bello e per chi ama i pilot, come me, è facile innamorarsene.

    Lo Spirit Chronograph visto da fuori

    La cassa da 42 mm, misura giusta per un orologio da aviatore che vuole essere casual oltre che professionale, è in acciaio; e alterna finiture satinate ad altre lucide, tra le quali spicca la lunetta liscia, fatta apposta per artigliare il vetro zaffiro con trattamento antiriflesso che protegge il quadrante. A proposito di quadrante, qui la Marca ha dato prova di savoir-faire pur affidandosi a una produzione industriale.

    Propone infatti il Longines Spirit Chronograph in tre versioni di colore, per ciascuna delle quali ha scelto una particolare lavorazione che ne esalta la cromia: nera opaca, blu soleil o argento grené. Un’attenzione che dimostra quanto Longines abbia lavorato in profondità sulla collezione per non renderla solo una banale riproposizione di orologi del passato.

    Lo confermano le cinque stelle applicate e non stampate, che fanno bella mostra di sé al centro del quadrante. Per chi non lo sapesse, lungi dall’alludere a qualsiasi formazione politica (gli svizzeri sono gente seria, non comici né bibitari), nella tradizione di Longines le stelle certificano la qualità e l’affidabilità dei movimenti della Maison. E cinque è il massimo cui un orologio può aspirare.

    Cinturini e bracciale

    Il colore del quadrante detta anche l’abbinamento dell’orologio ai cinturini e al bracciale: nero con cinturino in pelle marrone, blu con cinturino in pelle blu, argento con bracciale in acciaio. Quest’ultimo, naturalmente, è chiuso da una fibbia déployante mentre i cinturini, udite udite, hanno un comodo ardiglione. Ho scritto, con questo, solo tre pezzi sul Giornale degli Orologi, ma avrete capito che io e la déplo proprio non ci amiamo: io fatico a regolarla, lei si vendica tirandomi i peli del polso. Ah, dettaglio non da poco e nemmeno scontato: le versioni con bracciale e cinturino hanno il medesimo prezzo, 2.980 euro.

    Nella cassa del Longines Spirit Chronograph

    Veniamo al cuore dello Spirit Chronograph, il calibro automatico L688.4 sviluppato su base ETA (AO8.LOI). Si tratta di un movimento realizzato esclusivamente per questo modello, con ruota a colonne per l’innesto delle funzioni cronografiche. Ricordo che, rispetto a una ruota a camme, la ruota a colonne garantisce una migliore precisione degli azionamenti delle funzioni cronografiche e una maggiore dolcezza nel loro innesto. Inoltre, libidine per gli impallinati di meccanica, la pressione sul pulsante di avvio del cronografo è molto più morbida, oserei dire sensuale.

    Il calibro L688.4 è un’evoluzione del 688.2 che Longines monta su un altro pilot notevole, l’Heritage Avigation Big Eye, il quale però ha una riserva di carica di 54 ore rispetto alle 64 del Longines Spirit Chronograph. Un aspetto che chi ama questa tipologia di orologi non dovrebbe sottovalutare, qualora ne volesse acquistare uno; la maggior parte dei concorrenti, anche di marchi top, costa infatti il doppio se non di più rispetto a questo Longines e dichiara un’autonomia massima inferiore di almeno il 25 per cento.

    Detto del fatto che la dicitura Chronometer sotto al logo sul quadrante testimonia la certificazione Cosc dell’orologio, rimane un punto importante da sottolineare a livello di movimento, legato proprio al Cosc: l’utilizzo della spirale in silicio. Componente non certo nuova né esclusiva, conta proprio sulla caratteristica del materiale di essere del tutto insensibile alle variazioni di temperatura e ai campi magnetici, per garantire la precisione dell’orologio.

    I puntini sulle i

    Sopra ho parlato di un difettuccio, usando un vezzeggiativo non a caso, perché si tratta davvero di poca cosa che solo un rompiscatole come me potrebbe sottolineare. Ovvero, il pulsante a ore 10 per la regolazione della data.

    Molto probabilmente Longines ha scelto di introdurlo per caratterizzare esteticamente lo Spirit Chronograph; inoltre, cambiare la data con un pulsante è senz’altro più comodo che farlo utilizzando uno stilo. La sua presenza, però, fa pensare a prima vista di trovarsi di fronte a un doppio cronografo, o rattrapante, ossia alla nobiltà della cronografia da polso. Non è che, così, la Maison vuol darsi delle arie?

    Un peccato di vanità comunque perdonabile, all’orologio e a chiunque vorrà metterselo al polso. Cui auguriamo, in chiusura, di vivere la propria avventura attraverso altre parole di colui che ha aperto il pezzo, il gatto Zorba: «Ora volerai. Il cielo sarà tuo».

  • Longines Spirit. La vittoria  dell’orologeria industriale

    Longines Spirit. La vittoria dell’orologeria industriale

    La storia è importante solo se ce l’hai. E Longines ce l’ha. La storia è importante solo se la sai usare correttamente. E Longines lo sa fare quasi sempre. La storia, però, è importante solo se io, tu, noi e loro sappiamo cosa voglia dire. Altrimenti l’uscita del Longines Spirit – che ripropone un genere di orologio vecchio come il cucco – è solo un trucco. Di marketing. Sì lo so, il gioco di parole è piuttosto scemo, ma mica posso essere sempre intelligente e pomposo…

    Parliamo di quando l’orologeria era solo appannaggio dei produttori francesi e inglesi. Solo loro sapevano fare gli orologi migliori. Solo loro sapevano superare i limiti tecnici, solo loro erano eleganti. E così via, con la puzza sotto il naso e relativa smorfia quando vedevano un orologio svizzero. Quei montanari rozzi e anche un po’ ignoranti cosa ne sapevano, di lusso?

    Ed è per questo che persino Abraham-Louis Breguet dovette mollare le coste del proprio bellissimo lago per trasferirsi nella pur bella Parigi; che però, come la Londra di Dickens (1820/1870, quindi parliamo di un periodo di poco successivo), era affetta da quartieri periferici poveri come non potete immaginare se non leggete almeno Oliver Twist (no, non è la vecchia danza degli anni Sessanta) o il Racconto di due città, in cui lo scrittore descrive la Parigi di quella Rivoluzione che costrinse Abraham-Louis Breguet a fuggire.

    L’orologeria svizzera, insomma, era – per inglesi e francesi – il corrispettivo di quella plebe che in tanti tanto aborrivano (qualche momento defatigante ci vuole, e qualche sciocchezza pure). Faceva eccezione solo l’orologeria ginevrina, più che altro però per l’uso artistico di smalti e pietre preziose. La prima botta gliela dà Patek Philippe, che nasce anche lei nel periodo di Dickens (1839). E subito afferra il toro anglo-francese per le corna: diventando fornitrice della Regina Vittoria, brevettando il calendario perpetuo (1889) e realizzando soprattutto la corona di carica (1844).

    Un’invenzione che mandò in pensione le chiavette precedentemente necessarie per caricare gli orologi da tasca, con annessa necessità di aprire il fondello consentendo all’umidità di rovinare lubrificanti e metalli. E Longines, mi dirai, cosa c’entra? Fra poco ci arrivo, ma bisogna capire in quale contesto nasce. Un attimo, per favore.

    Buttar via la chiavetta di carica e gestire bariletto e sincronizzazione tramite una corona di carica non è solo maledettamente comodo. Si traduce in affidabilità e durata nel tempo di un prezioso investimento, perché un Patek è comunque sempre stato un orologio per pochi. Ma si avvicinava il 1900 e la necessità di buoni orologi a buon prezzo era sempre più diffusa. L’orologeria poteva essere un buon affare.

    Ancora una raffica di date e poi passiamo al Longines Spirit.

    1832 – Auguste Agassiz fonda la futura Longines. 1867 – Viene aperto uno stabilimento in un terreno che si chiama Es Longines (i prati allungati). Sempre nel 1867, nasce Henry Ford che “inventa” la catena di montaggio per costruire automobili, con la quale produrrà in serie l’inarrestabile Ford T (1908). A dire il vero già nel 1901 la Oldsmobile aveva prodotto in serie l’ancora antiquata Curved Dash. Razionalizzare la produzione era insomma un concetto in divenire, un’idea in evoluzione già da un po’ di tempo.

    E infatti nel 1876 Jacques David, Direttore tecnico di Longines, va all’esposizione Universale di Filadelfia su incarico della Società Intercantonale delle Industrie del Giura. Torna indietro sconvolto per aver visto metodi totalmente nuovi: i primi abbozzi della produzione in serie e la possibilità di utilizzare macchine instancabili. Condividerà la sua esperienza e molti marchi svizzeri la comprenderanno tanto bene da cominciare a convertirsi alla modernità.

    Precedentemente il sistema svizzero di produzione si basava sul lavoro casalingo di operai che realizzavano la maggior quantità possibile di singole parti (ad esempio un ponte), in seguito assemblate in fabbrica. Far coincidere i componenti era piuttosto difficile, quando non improbabile. Ma era pur sempre una razionalizzazione rispetto al precedente “cabinotier”, che nella soffitta cercava di realizzare l’intero movimento di un orologio.

    E arriviamo al 1878, quando Longines inizia la produzione in serie del Calibro 20H per orologi da tasca. Qualità buona, ma con l’aiuto delle macchine si può far di meglio. Nel 1888 la produzione in serie raggiunge la qualità cronometrica certificata. E l’anno dopo, nell’89, Longines fornisce orologi al Principe Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, per la sua spedizione al Polo Nord. Nel 1913 arriva il primo cronografo da polso e nel 1919 Longines viene dichiarata fornitore ufficiale della Federazione Aeronautica Internazionale.

    Ma ora basta con le date e il passato.

    Il Longines Spirit è la perfetta rappresentazione attuale della storia di Longines. C’è, dal punto di vita estetico, la lunga storia d’amore con l’aviazione. Una storia nata negli USA, dove Longines ha sempre avuto grande popolarità, perché gli aerei grandi e piccoli sono stati fin dall’inizio un mezzo per diminuire le grandi distanze del Paese Infinito. E Longines ha saputo fornire agli aviatori, a partire dai pionieri, strumenti sicuri, solidi e affidabili.

    Senza tanti fronzoli come nel caso del Longines Spirit, apparentemente semplice. E io amo gli orologi dove lo stile è raggiunto per sottrazione di elementi, riducendo gli orpelli inutili a favore dei dettagli. Se condividete con me questa visione, andare a dare un’occhiata nei negozi in prima persona. Perché – come vedremo nelle didascalie delle foto – è stato fatto davvero un gran lavoro, che nobilita il concetto di orologeria industriale.

    A questo proposito bisogna annunciare (sebbene sia arrivata un po’ prima TAG Heuer con l’Autavia, anche lui grande orologio) l’ingresso trionfale della spirale in silicio nell’orologeria industriale. Perché è importante? Perché il silicio è totalmente insensibile ai campi magnetici e alle variazioni di temperatura. Queste ultime sono il bersaglio principali delle prove eseguite dal Cosc per rilasciare il certificato di cronometro. E il Longines Spirit è anche un cronometro certificato.

    Industriale vuol dire produzione costante (non può capitarvi l’esemplare “nato male”); industriale vuol dire qualità a prezzi ragionevoli. Ma oggi vuol dire anche caratteristiche tecniche d’eccellenza. Il Longines Spirit è la prova concreta della genialità applicata allo spirito operoso, micidiale combinazione di virtù che ha portato l’orologeria svizzera a battere i più blasonati (una volta) produttori francesi e inglesi. Il Longines Spirit è la prova che ancora oggi quelle virtù vengono pazientemente applicate per offrire al pubblico orologi dal formidabile rapporto fra prezzo e qualità. Da indossare con orgoglio.

    Longines Spirit è in vendita sul sito di e-commerce della marca e presso i rivenditori autorizzati

     

  • La campagna Longines Spirit, le imprese di Amelia & Co.

    La campagna Longines Spirit, le imprese di Amelia & Co.

    L’omonima collezione di orologi è già in vendita, anche se non sarà in consegna prima di settembre. A lanciarla, un paio di mesi fa, la campagna Longines Spirit, ancora visibile sul sito ufficiale. Una campagna che oggi non è più sotto i riflettori, ma continua ad alimentare fantasie e curiosità – anche sulla scia di una serie di notizie degli ultimi giorni che l’hanno resa estremamente attuale. È proprio questo, quindi, il momento adatto per inquadrarla nel giusto contesto. 

    A partire da quel nome, Longines Spirit. Significativo perché riassume l’essenza storica, il carattere più autentico della marca: lo “spirito” legato alle imprese pionieristiche dell’aviazione e delle esplorazioni geografiche. Un passato che copre una lunga, lunghissima fase della storia di Longines: iniziata a fine Ottocento e proseguita fino agli anni ’60 del Novecento – con l’apice raggiunto soprattutto nei decenni ’30 e ’40… Un periodo di successi, in cielo e in terra: molteplici i riconoscimenti ottenuti ai concorsi di cronometria, organizzati a quei tempi da vari osservatori astronomici.

    Le esplorazioni, dicevo. Era il 1899 quando alcuni Longines accompagnarono il Duca degli Abruzzi, Luigi Amedeo di Savoia, alla conquista del Polo Nord; quegli orologi, studiati appositamente per resistere alle basse temperature, furono imbarcati sulla nave Stella Polare e raggiunsero la massima latitudine artica. Un’impresa che ebbe un’eco tale da essere celebrata perfino da due poesie di Giovanni Pascoli… E che diede il via a una lunga stagione di grandi spedizioni nelle zone più fredde del pianeta: da quella del capitano canadese J.E. Bernier nel 1904 a quelle dell’ammiraglio americano Richard E. Byrd negli anni ’20 e ’30 (di recente al centro di parecchi documentari a tema Antartide). Tutte con gli orologi della clessidra alata in dotazione.

    Già, la clessidra alata: simbolo dell’inesorabile scorrere del tempo (“tempus fugit”), quel logo sembra aver segnato il destino della manifattura di St. Imier. Marchio registrato all’Ufficio federale svizzero nel 1889, ma a quel tempo utilizzato ormai da una ventina d’anni, prefigura lo stretto legame della casa con l’aviazione, fin dagli esordi. Tant’è che gli strumenti per la navigazione aerea sviluppati da Longines diventano parte essenziale dell’equipaggiamento di aviatori impegnati in trasvolate da record. Nel 1919, infatti, il marchio è nominato fornitore ufficiale della Federazione Aeronautica Internazionale. Tutti i tempi di volo dei grandi raid di quegli anni sono quindi registrati dai suoi esemplari.

    Ed è proprio ad alcuni di questi ardimentosi eroi che è ispirata la nuova campagna Longines Spirit. Che rievoca quella “età dell’oro” senza inutili nostalgie e sentimentalismi, ma in un’ottica nuova e per niente scontata. Non si serve infatti dei personaggi più famosi, e in un certo senso più ovvi, legati alla storia di Longines. Niente Charles Lindbergh, niente Philip V.H. Weems… Con i quali, oltretutto, la manifattura avrebbe potuto vincere facile, visto che produce (tuttora) “i loro” esemplari.

    No, i protagonisti della campagna Longines Spirit sono invece alcuni aviatori, celebri sì, ma non inflazionati. Amelia Earhart, Howard Hughues, Elinor Smith e Paul-Emile Victor. Quattro pionieri del volo, le cui gesta hanno davvero fatto la storia dell’aviazione e dell’esplorazione. Personaggi talmente leggendari da essere al centro di una rete di libri, film, canzoni. Da The Aviator di Martin Scorsese (2004) ad Amelia di Joni Mitchell (1976), tanto per citare un paio di titoli del passato.

    Spregiudicata, ribelle e anticonformista, Amelia Earhart è stata la prima donna ad attraversare l’Atlantico in solitaria, nel 1932. Da allora è la regina dei cieli, eletta a modello da generazioni di donne americane e simbolo dei movimenti femministi. Da sempre è nel cuore e negli annali di Longines: sia quando era ancora in vita, sia dopo la misteriosa scomparsa tra le nuvole, avvenuta nel ’37, mentre tenta il giro del mondo. Celebrata ancora oggi da articoli di vari magazine (usciti soprattutto in occasione del suo compleanno, il 24 luglio), e nonostante i suoi resti siano stati identificati in uno sperduto atollo dell’Oceano Pacifico.

    E poi Hughues: geniale imprenditore, regista, filantropo, produttore cinematografico oltre che aviatore e progettista di aeroplani, considerato fra gli anni ’30 e ’40 del Novecento l’uomo più ricco e potente degli States. Nonché grande playboy. Proprio nei giorni scorsi è tornato alla ribalta della cronaca per le lettere (inedite) che gli scrisse Katherine Hepburn, una delle sue tante amanti. Un carteggio che è stato battuto all’asta a Los Angeles (insieme all’anello di fidanzamento) per 150mila dollari; acquistato, secondo rumors, da una casa di produzione per ricavarci un altro film.

    Ma nel carnet della campagna Longines Spirti c’è anche Elinor Smith, ai suoi tempi nota come “The Flying Flapper of Freeport”, anche se oggi è poco conosciuta dal grande pubblico. Una vita alla cloche: fu la più giovane pilota del mondo (ottenne il brevetto a 16 anni), ma continuò a volare anche in tarda età (dal simulatore Space Shuttle della Nasa all’aereo sperimentale pilotato quando aveva 89 anni); se la vide brutta in tante situazioni, rischiò perfino la pelle, ma conquistò innumerevoli record.

    Infine un altro personaggio che merita di essere riscoperto: Paul-Emile Victor. Etnologo ed esploratore, organizzò una trentina di spedizioni fra Artide e Antartide, tra cui la prima missione francese al Polo Nord. Del resto la chiave di lettura della campagna Longines Spirit è esplicitamente dichiarata dalla marca in queste parole: “Un tributo ai pionieri leggendari che hanno riposto la loro fiducia in Longines. E una celebrazione dei loro successi, che continuano a ispirarci ancora oggi”.

  • La Coppa del Mondo di sci e la tecnologia Longines

    La Coppa del Mondo di sci e la tecnologia Longines

    Domani, 20 dicembre, arriva finalmente in Italia la Coppa del Mondo di sci alpino. Uno spettacolo che farà tappa prima in Val Gardena (Super G, Discesa libera), per poi passare in Alta Badia (Slalom G, Parallelo Gigante in notturna), a Bormio a fine mese (Discesa, Combinata SuperG più Slalom), a Campiglio in gennaio (Slalom notturno) e concludersi infine a Cortina nel marzo prossimo. Tutte gare al maschile: per il côté femminile del Circo Bianco nel nostro Paese si dovrà attendere gennaio, a Sestriere, e poi ancora marzo a La Thuile e di nuovo Cortina per la finale.

    Perché ne parliamo qui? Perché anche per l’edizione 2019/20 il cronometrista ufficiale della Coppa del Mondo di sci è Longines. Come avranno notato gli spettatori nelle gare che si susseguono da qualche tempo, la presenza massiccia del marchio è evidente – fra l’orologio macro sui cancelletti di partenza, gli striscioni lungo le piste o i tabelloni logati; mentre per gli sportivi da poltrona, che seguono gli eventi in tv, il nome a lettere cubitali appare in sovrimpressione sullo schermo accanto ai risultati. Ma non è proprio una novità: storico partner della Federazione internazionale di sci, la casa della clessidra alata da decenni è official timekeeper sia della Coppa del mondo sia dei campionati mondiali in tutte le specialità.

    Del resto, Longines ha una lunga tradizione con le gare da sci, iniziata quasi un secolo fa, nel 1924, quando cronometra le gare militari che si tengono il 13 gennaio a St-Imier. E gli archivi della manifattura contengono una ricca documentazione al riguardo anche nei decenni successivi. Per esempio nel 1940, in previsione delle Olimpiadi invernali, la maison mette a punto un apposito “contatore olimpico”, che rimane poi negli atelier per la soppressione dei Giochi a causa della guerra. Ma già nel 1945 sviluppa una “barriera luminosa a cellule fotoelettriche”, messa alla prova per la prima volta sulla linea d’arrivo dei Campionati militari d’inverno a Crans-Montana, sulle Alpi Svizzere.

    Da allora gli incarichi ufficiali fioccano come neve. Nel 1947 la maison si occupa del cronometraggio della Coupe Air France, una combinata (discesa libera e slalom) organizzata dalla compagnia aerea a Gstaad. Quindi, nel ’48, segue l’Arlberg Kandahar a Sankt Anton, in Austria. Mentre nel ’49 a Chamonix inaugura il radio-cronometraggio, un sistema di collegamenti a onde corte che permette di azionare le apparecchiature alla partenza e all’arrivo senza linea elettrica fissa. Ancora, nel ’50 è official timekeeper dei Campionati del Mondo della Fis ad Aspen, in Colorado. Dove applica le barriere luminose collegate a un’unità di cronometraggio che aziona automaticamente i cronografi. E l’elenco potrebbe continuare…

    Ai giorni nostri la misurazione dei tempi ha fatto passi da gigante, e l’elettronica domina la scena anche negli sport invernali. Ma ce ne occuperemo in un’altra occasione. Qui è importante citare invece la tecnologia da polso del Conquest V.H.P., l’orologio associato alla Coppa del Mondo di sci. Fornito di un movimento al quarzo “evoluto”, è l’ultimo discendente del primo movimento al quarzo presentato da Longines nel 1954 all’Osservatorio di Neuchâtel, dove conquistò una serie di record di precisione.

    Record che lo portarono a essere anche inserito nel Chronocinégines, uno strumento trasportabile, pionieristico nel cronometraggio. Dotato di una telecamera da 16 mm, forniva ai giudici di gara un filmato composto da una serie di istantanee scattate al centesimo di secondo, decisivo in caso di dubbi sullo svolgimento e sull’arrivo di qualsiasi competizione. Quindi, nel 1969, si arriva all’Ultra-Quartz, il primo modello da polso al quarzo progettato per la produzione industriale. Anche se poi, come sappiamo, furono i giapponesi ad averla vinta…

    Lanciato un paio di anni fa, il Conquest V.H.P. raccoglie quest’eredità ed è sviluppato in esclusiva dalla Eta. La sigla del nome (che sta per Very High Precision) rimanda appunto alla precisione del movimento, il cui scarto si aggira attorno ai + o – 5 secondi all’anno. Non solo. Grazie a un dispositivo di rilevamento della posizione dei ruotismi (sistema Dpr), l’orologio è in grado di resettare le lancette dopo un urto accidentale o l’esposizione a un campo magnetico.

    In più, è fornito di una lunga autonomia (5 anni) e di funzioni Eol ed Eoe, ovvero End of life ed End of energy. Cioè è in grado di indicare la fine della durata della batteria (con lo scatto in avanti ogni 5 secondi dell’apposita lancetta); dopo 6 mesi con questo utilizzo, entra quindi in modalità fine energia (con le lancette che si bloccano a ore 12). È corredato infine di un datario perpetuo, che non va regolato se la sostituzione della batteria avviene in modalità Eol o entro 6 mesi dall’avvio della modalità Eoe.

  • Trovato il Longines più antico d’Italia

    Trovato il Longines più antico d’Italia

    Un orologio da tasca del 1874, con la cassa in argento e il movimento meccanico con carica a chiave, calibro 2074, che riporta inciso il numero di serie 70710. È il vincitore del concorso indetto la scorsa primavera (di cui ci siamo già occupati qui), alla ricerca del Longines più antico nelle mani del pubblico italiano. Un concorso che ha riscosso ampio successo, visto il numero dei partecipanti provenienti da tutte le regioni della Penisola. E che è stato vinto proprio da questo esemplare, di proprietà di Giorgio Barzaghi.

    Giorgio Barzaghi è un giovane collezionista di oggetti vintage in senso lato, ma con una particolare passione per gli orologi ereditata dal padre, a sua volta collezionista. Ed è stato proprio il padre a regalargli, vent’anni fa, questo esemplare, fortuitamente scovato in un mercatino. Come ci sia arrivato, su quella bancarella di brocantage, non si può sapere; né si possono conoscere i passaggi di proprietà che l’orologio ha subito nel corso del tempo.

    L’unica certezza è che, a un certo punto della sua esistenza (forse all’inizio, ma è solo una supposizione), sia appartenuto a tale A.W. Russel, come si può ancora leggere nell’iscrizione incisa sotto la cuvette. Chi fosse costui, però, è un’altra domanda priva di risposta. Ne sapranno sicuramente di più gli archivisti di Longines, in grado di accedere ai registri e alla documentazione storica della Casa della clessidra alata; registri che riportano esattamente i dati di produzione e di vendita di ogni singolo esemplare realizzato negli atelier fin dal 1832.

    Intanto, il vincitore del concorso sul Longines più antico d’Italia viene gratificato da diversi premi. Prima di tutto un orologio della collezione Heritage, consegnato direttamente dal Presidente della Maison, Walter von Känel. E poi da un soggiorno per due persone a St. Imier, dove si trova la sede della Manifattura; e dove si apriranno in esclusiva le porte del Museo aziendale per una visita privata. Un’occasione insomma per conoscere meglio Longines, la sua realtà quotidiana di oggi e il suo lungo passato.

  • La DolceVita a Roma, Longines festeggia Aishwarya

    La DolceVita a Roma, Longines festeggia Aishwarya

    Un cocktail party a Villa Aurelia con vista mozzafiato su Roma. Così Longines ha festeggiato un anniversario importante, i vent’anni di collaborazione diventata nel tempo amicizia con l’attrice indiana Aishwarya Rai Bachchan, dal 1999 ambassador della marca. E il lancio delle novità per la collezione DolceVita, presentata nel 1997 prendendo spunto da un modello con la cassa rettangolare del 1920.

    La star ha fatto un ingresso felliniano, accomodata su una decappottabile d’epoca e avvolta in un abito da gran sera; al polso il tocco di colore di un orologio con cinturino in pelle turchese. Un cambiamento importante per la collezione che, grazie a lei, in India ha superato in modo significativo le vendite dei modelli maschili, come ha spiegato durante la presentazione il presidente di Longines Walter von Känel.

    Per la prima volta la collezione DolceVita presenta un sistema di cinturini intercambiabili, declinati nelle dimensioni S e M e in otto tonalità. Oltre a quella indossata da Aishwarya, sono disponibili le varianti in giallo, verde lime, arancio, corallo, marrone, verde pino e grigio talpa. Tutte studiate in modo da sganciarsi e agganciarsi con facilità, permettono di personalizzare di volta in volta l’orologio, in base al look e a come ci si sente in un determinato momento.

    Anche il quadrante può conquistare un blu intenso, illuminato da iridescenze che ricordano una notte stellata; ma, per chi non desidera la monocromia, questa referenza esiste anche con il bracciale in acciaio. Mentre per il quadrante bianco i cambiamenti riguardano gli indici allungati, oppure abbinati ai numeri arabi a ore 3, 6, 9 e 12. E siccome la dolce vita non è solo prerogativa femminile, Longines ha messo a punto anche una dimensione XL, pensata per un polso da uomo. In questo caso, nella cassa di 28.20 x 47 mm è alloggiato un movimento automatico.  

    Un tripudio di colori è infine il simbolo di Longines DolceVita Elegance Celebration – Limited Edition, il modello realizzato in soli 5 esemplari per festeggiare la partnership di lungo corso con la diva di Bollywood. Il cinturino è turchese, così come il quadrante arricchito da un mandala indiano, cesellato in madreperla bianca, e da indici di diamanti; altri 68 diamanti si trovano sulla lunetta, incastonati ad abbracciare la cassa in oro rosa. L’orologio numero 1 ha già preso posto nel Museo della marca, presso il quartier generale di St-Imier. Il numero 5 invece è andato in dono proprio ad Aishwarya Rai Bachchan.

  • Due o tre cose che so di Longines (e del Longines HydroConquest)

    Due o tre cose che so di Longines (e del Longines HydroConquest)

    Prima di parlare del Longines HydroConquest devo fare una premessa. E partire da lontano: fino al primo quarto del 1800 francesi e inglesi erano i campioni mondiali dell’orologeria. Nessuno era in grado di realizzare macchine “perfette” come le loro. Tanto che uno svizzero di genio come Abraham-Louis Breguet lasciava Neuchâtel, dov’era nato, per trasferirsi a Parigi. E proprio a Parigi, infatti, raggiungerà la fama così attivamente cercata.

    E la Svizzera? La Svizzera produceva orologi, e anche tanti e anche qualcuno di buona qualità. Ma era considerata un po’ la Cina di quei tempi: questi svizzeri si impegnavano, certo, ma difficilmente riuscivano a superare la qualifica di “volonterosi imitatori”. Perché, allora, nel giro di una cinquantina d’anni la Svizzera degli orologi sbaraglierà la concorrenza francese e inglese fino a farla praticamente scomparire?

    Perché il mercato chiedeva non più tanto minime quantità di orologi eccezionali, sì, ma costosissimi; chiedeva quantità maggiori di orologi della miglior qualità possibile – a prezzi tali da consentirne la diffusione. Il secolo dell’esplosione scientifica, il secolo in cui il tempo diventa una variabile da tener costantemente sotto controllo – e non solo da parte di una sparuta pattuglia di privilegiati – aveva bisogno di orologi con un buon rapporto fra prezzo e qualità. Inglesi e francesi presero sottogamba questa esigenza, quasi disprezzandola, e gli svizzeri ne approfittarono. Vincendo in maniera così determinante che ancor oggi la Svizzera viene considerata, non a torto, come il Paese dei migliori orologi.

    Per aumentare la quantità di orologi prodotti, aumentando la qualità e contemporaneamente diminuendone i prezzi, c’era una sola strada possibile: l’industrializzazione. Il passaggio dal tutto fatto a mano al “facciamo a mano solo quel che serve” o “che costa troppo produrre a macchina” fu assolutamente fondamentale perché includeva l’intercambiabilità dei pezzi da un orologio all’altro, una maggior facilità di riparazione e una riduzione degli alti e bassi qualitativi negli orologi non costosi.

    Fra i pionieri di questa splendida rivoluzione Longines ha un posto di grande rilievo. Per saperne di più vi consiglio di fare un salto sul loro sito e leggere la loro storia. Quel che conta, qui, è che Longines – ieri, oggi e probabilmente domani – continua a produrre orologi con un fantastico rapporto fra prezzo e qualità, quello che negli States è definito value for money. E perché continua a farlo?

    Perché alla Longines (come del resto in quasi tutte le marche svizzere d’orologi) non sono così scemi da disperdere la propria eredità, ossia il patrimonio di credibilità messo da parte in quasi due secoli di storia. Per cui, con la complicità di gran parte di Swatch Group (prometto di spiegarvi presto cosa sanno architettare per continuare a battere la concorrenza) cui Longines appartiene, fanno orologi davvero convenienti anche in relazione al prezzo.

    Ottimi acquisti come – penso all’estate – l’intera collezione di subacquei Longines HydroConquest. Come al solito non mi pronuncio sull’estetica: ognuno di noi ha – fortunatamente – gusti diversi. Mi limito a notare la qualità delle finiture: rarissime spigolosità, superfici ben lavorate, grande attenzione alla qualità del bracciale, ma anche del cinturino. Apprezzo molto anche la chiusura pieghevole, con tanto di pulsanti di sicurezza, ben concepiti per evitare aperture accidentali; ah, devi premerli entrambi, altrimenti non succede niente.

    Apprezzo alcune positive astuzie ergonomiche, ben pensate per rendere più amichevole l’uso dell’orologio; penso alla grafica, elegante perché i disegnatori del Longines Hydroconquest hanno saputo evitare la cacofonia di font che spesso rende incongruo il quadrante di orologi anche più famosi; penso all’unghiatura (non una novità, ma comunque un pensiero gentile) per facilitare l’estrazione della corona al momento di regolare il datario; e penso anche alla buona scelta di versioni differenti fra loro per il diametro, il colore e il movimento montato nella cassa.

    C’è anche la variazione cronografica: quella da 43 mm di diametro addirittura con un movimento molto raffinato, in relazione al prezzo, per la presenza della ruota a colonne con frizione a innesto verticale. Anche se devo confessare una mia personale perplessità relativa a tutti i cronografi subacquei, qualunque sia la marca. Un “solo tempo” è più leggibile e ha meno fori sulla cassa, fori attraverso i quali umidità o addirittura acqua potrebbero farsi strada ed allagare l’orologio; magari non subito, ma dopo qualche anno di uso.

    Ed è proprio per questo che l’impermeabilità garantita da Longines (ben 30 atmosfere) non deve – ripeto: non deve – essere considerata eccessiva e inutile. La garanzia riguarda sempre l’orologio nuovo; ma dopo qualche tempo gli inevitabili urti (Longines HydroConquest ha comunque due solide spallette per proteggere la corona) rischiano di diminuire nemmeno di poco il grado di tenuta stagna. Trenta atmosfere sono una certezza di poter essere al sicuro per qualche anno, anche se un subacqueo esperto preferisce far verificare l’impermeabilità ogni anno, prima della stagione delle immersioni.

    Confesso infine qualche micron di preferenza per il modello con la cassa in ceramica, che resterà come nuova anche dopo avventure potenti. Anche se l’acciaio fornisce qualche sicurezza in più. Una caduta da grande altezza su una superficie dura potrebbe effettivamente distruggere la ceramica; ma con l’acciaio una caduta del genere avrebbe effetti quasi altrettanto distruttivi. In compenso la ceramica ha il vantaggio dell’eterna giovinezza, mentre dal punto di vista tecnico protegge meglio il movimento dalle forti escursioni termiche.

    Il consiglio, come sempre, è quello di andare da un concessionario Longines e verificare da sé. Poi fare qualche confronto (non dimenticando che gli HydroConquest hanno la lunetta girevole unidirezionale con l’inserto in ceramica, il vetro zaffiro con un trattamento multistrato per ridurre al minimo i riflessi) e infine scegliere secondo i vostri gusti personali. Sempre che riusciate a trovare un orologio subacqueo (fra i 1.370 e i 3.180 euro) che offre di più a minor prezzo…

    Alcuni indirizzi utili: Concessionari Longines

  • “Trova l’orologio Longines più antico d’Italia”. E ne vinci uno nuovo

    “Trova l’orologio Longines più antico d’Italia”. E ne vinci uno nuovo

    Orologi che hanno accompagnato missioni nelle terre più remote del pianeta affrontando condizioni metereologiche estreme o l’apertura di nuove vie aeree. Orologi che hanno partecipato al conseguimento di record di aviazione e di vittorie sportive. La storia del marchio Longines è segnata da sfide e vittorie. Una storia che non può essere messa da parte. Proprio per questo il marchio, fondato nel 1832 nella cittadina svizzera di Saint-Imier a partire da un laboratorio di assemblaggio, ha deciso di lanciare un concorso che è al tempo stesso un gioco e un’occasione per ricostruire la propria storia anche da questa parte delle Alpi.

    Dedicato a noi: “Trova l’orologio Longines più antico d’Italia”. È invitato a partecipare, fino a domenica 30 giugno, qualunque maggiorenne che possegga un orologio Longines in Italia. In palio c’è un modello Longines Flagship della collezione Heritage, quintessenza del classicismo in orologeria. E un soggiorno per due persone a Saint-Imier per visitare la casa madre e scoprirne la storia nel suo museo (montepremi indicativo di circa 4400 euro). Premi che saranno assegnati a novembre al possessore dell’orologio Longines più antico d’Italia.

    Come si fa a partecipare (e a vincere)? Collegatevi al sito www.longines.it, compilate il form di partecipazione, accettate la normativa sulla privacy e registrate il vostro orologio indicandone il numero di serie. Sin dal 1867, Longines ha infatti sempre registrato con cura i numeri di serie di tutti i propri esemplari: un’accortezza che consente oggi alla maison di offrire servizi di assistenza personalizzati e minuziosi. Cercate dunque il vostro numero di serie, e poi caricate le fotografie del vostro Longines. Tre scatti obbligatori per gli orologi da polso: quadrante, fondo cassa e numero seriale. Facoltative per i modelli da polso e invece obbligatorie per i modelli da tasca altre due foto: interno fondo cassa e movimento. Se volete, potete lasciare anche un contributo di testo sulla storia del vostro candidato.

    Se poi non siete riusciti a individuare il numero di serie del vostro orologio, potete portarlo in uno dei rivenditori autorizzati o in una boutique Longines, o anche direttamente presso il Customer Service Swatch Group Italia di Milano, che provvederà a effettuare le fotografie, registrare il segnatempo e ricontattarvi per il ritiro. Il regolamento del concorso “Trova l’orologio Longines più antico d’Italia” è disponibile online sul sito ufficiale Longines. È inoltre possibile ricevere maggiori informazioni scrivendo all’indirizzo e-mail concorso.longines@it.swatchgroup.com. Oppure tramite la pagina Facebook Longines Italia www.facebook.com/LonginesIT/.

    Divertitevi a fotografare la storia del vostro Longines: contribuirete a costruire, serie per serie, la storia di una maison che continua a prendere ispirazione dal passato. Per non lasciarsi sfuggire nessun tassello tra passato, presente e futuro.

  • Longines “On this day”. Domani avvenne…

    Longines “On this day”. Domani avvenne…

    Sul sito di Longines, “On this day” è una sezione un po’ speciale. Perché racconta cosa è successo in una determinata data, nella storia della marca. Per ogni giorno dell’anno, cioè, descrive un fatto specifico accaduto nel passato, e lo illustra con fotografie, documenti, testimonianze. Una specie di agenda storica, quasi un diario di ricordi, che si snoda attraverso 365 eventi/avvenimenti disseminati lungo i quasi due secoli di vita della casa della Clessidra. Esattamente dal 1832 al 2017 (per quanto in ordine sparso, cioè non organizzati in senso cronologico).

    In effetti “On this day” è stato creato proprio in occasione dei 185 anni di Longines, festeggiati due anni fa, appunto. Anche se finora non ha avuto la risonanza che merita, questo contenuto è un modo insolito per celebrare non solo l’anniversario, ma la marca stessa. Perché permette di mettere il naso tra le carte degli archivi aziendali, di sbirciare nei cassetti e nelle teche del museo privato. E di ricavarne notizie più o meno curiose, divertenti, originali. Merita quindi almeno un “bravo” lo staff che l’ha ideato: i creativi di 60fps, un’agenzia di Nantes specializzata in progetti digitali.

    Per esempio, alla data di oggi, 3 aprile, “On this day” riporta indietro nel tempo fino al 1954. In quel giorno, Longines registrò in Svizzera il nome Conquest: un’elegante collezione con il fondello decorato da un medaglione in smalto e oro. Nel segno della continuità, nel 2014, la marca ha quindi prodotto il Conquest Heritage, una riedizione in tiratura limitata per ricordare i 60 anni dell’omonima linea.

    Il bello è che il contenitore “On this day” (come già detto) riporta un aneddoto per ogni giorno dell’anno. E così consente di scoprire tante piccole storie di vita quotidiana: il periodo e la durata delle vacanze estive, il lancio di un calibro di forma per modelli da signora, il nome di una dipendente che ha lavorato nei laboratori di St. Imier per 43 anni, o ancora la lettera del direttore di fabbrica agli operai sul rispetto della reputazione della marca.

    Episodi sconosciuti, magari anche di relativa importanza, sicuramente lontani dalla grande Storia celebrata ufficialmente. Ma che ci fanno conoscere dall’interno la realtà dell’azienda: un mondo fatto di uomini e donne, di vicende personali, di riconoscimenti e di difficoltà, di brevetti e conquiste tecniche, giorno dopo giorno. E per questo ci fanno amare Longines un po’ di più.

  • Celebri amazzoni. Gossip al Longines Global Champions Tour

    Celebri amazzoni. Gossip al Longines Global Champions Tour

    Si tiene a Roma in questi giorni l’unica tappa italiana del Longines Global Champions Tour (al Foro Italico, fino a domenica 9): il più prestigioso circuito di salto a ostacoli a livello internazionale, considerato una sorta di Formula 1 dell’equitazione, di cui la Casa della clessidra è title sponsor e cronometrista ufficiale. Questa IV edizione nella Capitale, organizzata nella splendida cornice dello Stadio dei Marmi, è un’occasione imperdibile per avvicinarsi al mondo degli sport equestri (l’ingresso in tribuna è gratuito). E imparare ad apprezzare le performance dei migliori cavalli e cavalieri qui riuniti: 240 purosangue e 116 atleti, provenienti da 28 nazioni diverse, in lizza per spartirsi il bottino di oltre 900mila euro del montepremi totale.

    Le ereditiere al Longines Global Champions Tour

    Ma è anche un’occasione per vedere tanti personaggi famosi, presenti sia nell’arena sia tra il pubblico (del resto un po’ di gossip non fa mai male): fra i top rider, va almeno citato il “nostro” Alberto Zorzi, in terza posizione nella classifica generale. E ancora più numerose sono le celebrities che negli ultimi anni si sono sfidate negli eventi del Longines Global Champions Tour.

    Forse perché l’equitazione è da sempre una disciplina élitaria, o forse perché gli imperi economici oggi contano più dei nobili natali, sta di fatto che questo è un concorso ad alto tasso di ereditiere: tante sono le amazzoni dai nomi reboanti e dal ricco patrimonio che si annoverano negli elenchi delle competizioni. Salite in sella fin da bambine, oggi sono donne di carattere che spendono tempo, denaro ed energia per il proprio sport preferito e ne ricavano grandi soddisfazioni, in termini di premi e di sponsor. Eccone alcune.

    Galeotto fu il cavallo

    In prima fila sotto ai riflettori (suo malgrado: ma dev’esserci abituata) c’è sicuramente Athina Onassis, figlia di Christina e nipote di Aristotele: il celebre armatore greco al centro delle cronache rosa negli anni Sessanta per le sue liaison amorose con Maria Callas prima e Jackie Kennedy poi.

    Athina è così appassionata di cavalli da aver dato perfino il nome a un concorso ippico a Saint-Tropez, il Longines Athina Onassis Horse Show. Sposata per 11 anni con un cavallerizzo brasiliano, Alvaro “Doda” de Miranda Neto, dopo la separazione pare abbia trovato un nuovo amore proprio in Alberto Zorzi (ma c’è chi giura che i due siano solo buoni amici).

    Tra biada e rock

    Nell’agone capitolino scende anche Jessica Springsteen: che è nata a Los Angeles ma è cresciuta nel New Yersey, nel maneggio di papà Bruce. Bellissima, fisico perfetto e lunghi capelli rossi, ha un seguito di 163mila followers su instagram, collabora con diverse maison di moda (tipo Gucci e Ralph Lauren) e di recente è apparsa perfino sulla copertina di “Harper’s Bazaar”, insieme al celeberrimo padre.

    Del resto ha dichiarato di essere molto legata ai genitori, così come alla propria trainer Laura Kraut (campionessa olimpionica, anche lei qui in gara). Quindi capita sovente che il Boss, insieme a mamma Patti, la segua nelle peregrinazioni tra i circuiti di mezzo mondo (impegni musicali permettendo): e i fan sperano che si palesi anche questa volta.

    Equità di vita

    In gara al Longines Global Champions Tour, anche se non presente a Roma, c’è anche Georgina Bloomberg: nata a Manhattan, è la secondogenita di Michael Bloomberg – l’ex sindaco di New York, politico di fede repubblicana nonché capo di una multinazionale nel settore dei media (tra i più ricchi del pianeta secondo “Forbes”).

    La ragazza, che ha cominciato a gareggiare a 6 anni, oggi ha un invidiabile palmarès di premi ed è autrice di parecchi romanzi dedicati proprio al mondo delle corse. Animalista convinta, promuove in prima persona molteplici organizzazioni e programmi benefici: tra l’altro ha fondato anche The Rider’s Closet, un’associazione a sostegno dell’ippoterapia.

    Stalle a cinque stelle

    Iscritta al Longines Global Champions Tour è anche Jennifer Gates, figlia maggiore di Bill, il “patron” di Microsoft. Nata a Seattle, uscita da Stanford lo scorso giugno e grande amica di Eve Jobs (la figlia del compianto Steve, di un paio d’anni più piccola), Jenn si distingue per i capelli rossi e le idee chiare (a dispetto della giovane età): da grande vuole fare il medico.

    Nel frattempo però si dedica a tempo pieno alla sua passione: ha una propria scuderia, Evergates Stables, con sedi in Florida e in California (“un posto dove cavalli e cavalieri lavorano e imparano gli uni dagli altri”), ed è fra le più promettenti amazzoni americane under 25.

    Moda equestre

    La chiamano “Lady Zara” perché è la figlia minore di Amancio Ortega, fondatore del Gruppo Inditex, il gigante iberico dell’abbigliamento low-cost. Ma lei, Marta Ortega Pérez (il secondo cognome è quello della mamma Flora), dopo la laurea in economia a La Coruña e un master a Londra, ha cominciato come commessa e ha fatto tutta la gavetta.

    Oggi, businesswoman di successo, è la prima ambasciatrice della moda prodotta nella galassia Zara (che comprende anche marche come Massimo Dutti, Pull&Bear, Bershka, Oysho, Stradivarius…), ma ha sempre meno tempo per montare. Dopo un primo matrimonio col fantino Sergio Alvarez Moya, quest’autunno convolerà in seconde nozze con Carlos Torretta (Charly per gli amici), già model agent per Adriana Lima e Kendall Jenner. Felicidades a los novias.

    Sempre in sella

    Il suo cognome negli States è un’istituzione, un simbolo della “nobiltà finanziaria” a stelle e strisce. Eppure Ariana Rockefeller, nipote di quel David che si è spento nel 2017 a 101 anni e pronipote del John D. fondatore della Standard Oil, è una donna che lavora.

    Newyorkese, dopo gli studi alla Columbia, si è messa a fare la fashion designer (ha lanciato un brand di moda e accessori ispirati all’equitazione) e la giornalista freelance (per Forbes ha firmato parecchi articoli proprio sul Longines Global Champions Tour).

    Ama l’arte (ma è un vizio di famiglia), si occupa di filantropia e ovviamente viaggia molto – anche per partecipare alle gare, sotto la guida di Laura Kraut (sempre lei) e con i suoi amati cavalli. Mica solo uno: tre.

  • Longines Legendary Watches, pagine di storia

    Longines Legendary Watches, pagine di storia

    È fresco di stampa “Longines Legendary Watches”. Un libro dagli intenti ambiziosi: essere la guida più completa e dettagliata sulla produzione della Maison, dalle origini ai nostri giorni. Scritto e realizzato da John Goldberger (già autore di altre apprezzate monografie sul mondo delle lancette), con l’introduzione storica di Giampiero Negretti (giornalista decano dell’orologeria) e la prefazione di Walter von Känel (Presidente di Longines), è un volume di grande formato, composto da 600 pagine e 1500 illustrazioni. In cui sono analizzati 270 orologi, rintracciati da Goldberger in tutto il mondo con una lunga ricerca, il coinvolgimento di altri collezionisti e la collaborazione della stessa Casa (in particolare, del Longines Brand Heritage Department). Ogni esemplare è fotografato a piena pagina e raccontato nelle sue caratteristiche essenziali – anno di produzione e numero di referenza compresi – attraverso 6 immagini, con le relative descrizioni, focalizzate sui dettagli: la cassa, il quadrante e il movimento.

    Si ritrovano così i pezzi più rari, i più famosi e i più complessi dal punto di vista tecnico, prodotti dalla Manifattura di Saint-Imier nei suoi 186 anni di storia: i primi modelli da tasca e i più attuali da polso, quelli destinati agli usi militari o alle esplorazioni, i subacquei professionali e i cronografi di bordo, senza dimenticare ovviamente i celeberrimi Lindbergh e Weems. Disponibile solo in inglese, è un’opera imperdibile per tutti gli appassionati del marchio. E non solo. (Prezzo: 330 euro).