Approfondimenti

Longines Spirit. La vittoria dell’orologeria industriale

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La storia è importante solo se ce l’hai. E Longines ce l’ha. La storia è importante solo se la sai usare correttamente. E Longines lo sa fare quasi sempre. La storia, però, è importante solo se io, tu, noi e loro sappiamo cosa voglia dire. Altrimenti l’uscita del Longines Spirit – che ripropone un genere di orologio vecchio come il cucco – è solo un trucco. Di marketing. Sì lo so, il gioco di parole è piuttosto scemo, ma mica posso essere sempre intelligente e pomposo…

Parliamo di quando l’orologeria era solo appannaggio dei produttori francesi e inglesi. Solo loro sapevano fare gli orologi migliori. Solo loro sapevano superare i limiti tecnici, solo loro erano eleganti. E così via, con la puzza sotto il naso e relativa smorfia quando vedevano un orologio svizzero. Quei montanari rozzi e anche un po’ ignoranti cosa ne sapevano, di lusso?

Ed è per questo che persino Abraham-Louis Breguet dovette mollare le coste del proprio bellissimo lago per trasferirsi nella pur bella Parigi; che però, come la Londra di Dickens (1820/1870, quindi parliamo di un periodo di poco successivo), era affetta da quartieri periferici poveri come non potete immaginare se non leggete almeno Oliver Twist (no, non è la vecchia danza degli anni Sessanta) o il Racconto di due città, in cui lo scrittore descrive la Parigi di quella Rivoluzione che costrinse Abraham-Louis Breguet a fuggire.

L’orologeria svizzera, insomma, era – per inglesi e francesi – il corrispettivo di quella plebe che in tanti tanto aborrivano (qualche momento defatigante ci vuole, e qualche sciocchezza pure). Faceva eccezione solo l’orologeria ginevrina, più che altro però per l’uso artistico di smalti e pietre preziose. La prima botta gliela dà Patek Philippe, che nasce anche lei nel periodo di Dickens (1851). E subito afferra il toro anglo-francese per le corna: diventando fornitrice della Regina Vittoria, brevettando il calendario perpetuo (1889) e realizzando soprattutto la corona di carica (1844).

Un’invenzione che mandò in pensione le chiavette precedentemente necessarie per caricare gli orologi da tasca, con annessa necessità di aprire il fondello consentendo all’umidità di rovinare lubrificanti e metalli. E Longines, mi dirai, cosa c’entra? Fra poco ci arrivo, ma bisogna capire in quale contesto nasce. Un attimo, per favore.

Buttar via la chiavetta di carica e gestire bariletto e sincronizzazione tramite una corona di carica non è solo maledettamente comodo. Si traduce in affidabilità e durata nel tempo di un prezioso investimento, perché un Patek è comunque sempre stato un orologio per pochi. Ma si avvicinava il 1900 e la necessità di buoni orologi a buon prezzo era sempre più diffusa. L’orologeria poteva essere un buon affare.

Ancora una raffica di date e poi passiamo al Longines Spirit.

1832 – Auguste Agassiz fonda la futura Longines. 1867 – Viene aperto uno stabilimento in un terreno che si chiama Es Longines (i prati allungati). Sempre nel 1867, nasce Henry Ford che “inventa” la catena di montaggio per costruire automobili, con la quale produrrà in serie l’inarrestabile Ford T (1908). A dire il vero già nel 1901 la Oldsmobile aveva prodotto in serie l’ancora antiquata Curved Dash. Razionalizzare la produzione era insomma un concetto in divenire, un’idea in evoluzione già da un po’ di tempo.

E infatti nel 1876 Jacques David, Direttore tecnico di Longines, va all’esposizione Universale di Filadelfia su incarico della Società Intercantonale delle Industrie del Giura. Torna indietro sconvolto per aver visto metodi totalmente nuovi: i primi abbozzi della produzione in serie e la possibilità di utilizzare macchine instancabili. Condividerà la sua esperienza e molti marchi svizzeri la comprenderanno tanto bene da cominciare a convertirsi alla modernità.

Precedentemente il sistema svizzero di produzione si basava sul lavoro casalingo di operai che realizzavano la maggior quantità possibile di singole parti (ad esempio un ponte), in seguito assemblate in fabbrica. Far coincidere i componenti era piuttosto difficile, quando non improbabile. Ma era pur sempre una razionalizzazione rispetto al precedente “cabinotier”, che nella soffitta cercava di realizzare l’intero movimento di un orologio.

E arriviamo al 1878, quando Longines inizia la produzione in serie del Calibro 20H per orologi da tasca. Qualità buona, ma con l’aiuto delle macchine si può far di meglio. Nel 1888 la produzione in serie raggiunge la qualità cronometrica certificata. E l’anno dopo, nell’89, Longines fornisce orologi al Principe Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, per la sua spedizione al Polo Nord. Nel 1913 arriva il primo cronografo da polso e nel 1919 Longines viene dichiarata fornitore ufficiale della Federazione Aeronautica Internazionale.

Ma ora basta con le date e il passato.

Il Longines Spirit è la perfetta rappresentazione attuale della storia di Longines. C’è, dal punto di vita estetico, la lunga storia d’amore con l’aviazione. Una storia nata negli USA, dove Longines ha sempre avuto grande popolarità, perché gli aerei grandi e piccoli sono stati fin dall’inizio un mezzo per diminuire le grandi distanze del Paese Infinito. E Longines ha saputo fornire agli aviatori, a partire dai pionieri, strumenti sicuri, solidi e affidabili.

Senza tanti fronzoli come nel caso del Longines Spirit, apparentemente semplice. E io amo gli orologi dove lo stile è raggiunto per sottrazione di elementi, riducendo gli orpelli inutili a favore dei dettagli. Se condividete con me questa visione, andare a dare un’occhiata nei negozi in prima persona. Perché – come vedremo nelle didascalie delle foto – è stato fatto davvero un gran lavoro, che nobilita il concetto di orologeria industriale.

A questo proposito bisogna annunciare (sebbene sia arrivata un po’ prima TAG Heuer con l’Autavia, anche lui grande orologio) l’ingresso trionfale della spirale in silicio nell’orologeria industriale. Perché è importante? Perché il silicio è totalmente insensibile ai campi magnetici e alle variazioni di temperatura. Queste ultime sono il bersaglio principali delle prove eseguite dal Cosc per rilasciare il certificato di cronometro. E il Longines Spirit è anche un cronometro certificato.

Industriale vuol dire produzione costante (non può capitarvi l’esemplare “nato male”); industriale vuol dire qualità a prezzi ragionevoli. Ma oggi vuol dire anche caratteristiche tecniche d’eccellenza. Il Longines Spirit è la prova concreta della genialità applicata allo spirito operoso, micidiale combinazione di virtù che ha portato l’orologeria svizzera a battere i più blasonati (una volta) produttori francesi e inglesi. Il Longines Spirit è la prova che ancora oggi quelle virtù vengono pazientemente applicate per offrire al pubblico orologi dal formidabile rapporto fra prezzo e qualità. Da indossare con orgoglio.

Longines Spirit è in vendita sul sito di e-commerce della marca e presso i rivenditori autorizzati